La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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IL SOLITO PUBBLICISTA DE MATTEI

Il solito fogliettino on line di De Mattei, ha pubblicato la solita bufala settimanale sugli FI. Ecco il link per leggere il testo.

COMMENTO
Ma quale liquidazione del diritto! Il diritto l’hanno liquidato quei frati manelliani che se ne vanno in giro dove vogliono e quando vogliono, assentandosi a loro arbitrio, senza chiedere a nessuno e senza dar conto a nessuno e senza farsi autorizzare, come è loro dovere, per le loro fughe dimostrando ancora una volta di seguire un tipo di obbedienza modernista che sceglie di volta in volta a chi obbedire a seconda delle convenienze individuali.
Il Commissario ha solo preso un provvedimento per arginare scorrettezze e disonestà di comportamento dimostrato da certi frati, con i loro allontanamenti selvaggi e fuori ordinanza. Il provvedimento è quindi solo una risposta ad hoc verso questi abusi per impedire che si ripetano. Nessun significato dunque presunto universale come insinuato dall’articolista.
Si vuole un’altra prova della disonestà dei manelliani? Chi ha trasmesso abusivamente questo documento all’articolista? Se questa è una nota solo per le case di ogni Istituto FI e non è ancora stata pubblicata sul sito ufficiale degli FI, chi l’ha inviata clandestinamente a De Mattei o al suo articolista?
L’articolista di De Mattei e De Mattei stesso, si sono presi la briga di informarsi di quali e di che tipo di abusi il provvedimento vuole impedire la reiterazione? Non si prendono forse provvedimenti simili in qualsiasi ambito o realtà dove si manifestano abusi rispetto alle regole condivise quando esse vengono infrante? E allora dov’è il problema? L’articolista di De Mattei e De Mattei stesso, forse sono interessati solo a difendere le scorrettezze e le disonestà di questi manelliani perché le condividono? De Mattei e il suo articolista – in conformità alla natura ideologica dell’attività sediziosa del barone (ben evidenziata da padre Angelo Geiger) hanno lo scopo preciso di aizzare e fomentare la rivolta e la disobbedienza alle legittime autorità, imbastendo una narrazione dei fatti surreale e fittizia. In questo modo, De Mattei e il suo articolista, introducono loro e promuovono quello spirito rivoluzionario che, a parole, ma solo a parole, vorrebbero combattere. Si tratta di un provvedimento di sola disciplina interna che non ha nessun significato estraneo o esterno ad una semplice ricomposizione del normale ordine interno di un Istituto, norma che sta dentro il voto di obbedienza di ogni religioso e in più anche dentro il voto mariano di quest’Istituto. Il solito strumentale polverone di De Mattei, innescato, forse, proprio da quei frati, che di quelle scorrettezze si sono resi protagonisti e che vogliono continuare a praticare quelle disonestà. Il Papa ha nominato il Commissario, obbediscano al Commissario. Il resto sono solo chiacchiere o calunnie.

Riccardo Piccarreta

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RISPOSTA ALLE OBIEZIONI DI CARLO MANETTI

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Carlo Manetti, insieme alla consorte Cristina Siccardi, si occupa della questione del Commissariamento dei Frati Francescani dell’Immacolata, sin dai suoi albori.

Ignari dell’intrigante movente di siffatta e indebita ingerenza, in merito all’articolo pubblicato l’ 8 luglio scorso su “Corrispondenza Romana” a firma di Carlo Manetti, si precisa quanto segue:

 

1) La supposta “degiuridizzazione della Chiesa” asserita dall’Autore avverrebbe se si dessero delle fattispecie concrete non regolate dal suo ordinamento, mentre la norma emanata dal Commissario Apostolico si propone precisamente di evitare un vuoto nella normativa vigente nell’Istituto.

 

2) Tale norma non è stata emanata in contraddizione con il principio della gerarchia delle fonti del Diritto poichè essa dettaglia quelle contenute negli Statuti, e non contraddice assolutamente quanto essi dispongono.

 

3) Il principio per cui, essendo la Chiesa “societas perfecta” , il suo ordinamento non può recepire norme di diversa origine viene rispettato, in quanto la disposizione in oggetto risulta emanata da un’ Autorità Ecclesiastica quale il Commissario Apostolico.

 

4) Carlo Manetti denunzia una supposta concezione leninista del Diritto nell’operato delle nostre Autorità: a tale riguardo ricordiamo come secondo tale concezione esiste  un quarto Potere aggiunto al Legislativo, all’Esecutivo e al Giudiziario, cioè quello attribuito al Partito, incaricato di valutare la legittimità degli atti compiuti dagli altri Poteri in base al proprio criterio; è però precisamente tale criterio che egli invoca per asserire la presunta illegittimità della disposizione in oggetto, qualificandola come “ingiusta” solo in base alla propria valutazione soggettiva.

 

L’inganno Cripto-Lefebvriano: un Francescano dell’Immacolata risponde a De Mattei

on 8 LUGLIO 2014

Pubblichiamo una replica di padre Angelo Geiger F.I (qui l’originale )ad un recente articolo di Roberto de Mattei su Corrispondenza Romana. Come richiesto dall’autore e dai suoi superiori, pubblichiamo questo intervento senza ulteriori commenti da parte nostra. Vorremmo solo ringraziare Padre Angelo e Padre Alfonso Bruno per averci concesso la possibilità di tradurre e far conoscere ai lettori italiani questo interessantissimo contributo.

Ribadiamo che ciò che conta sono e saranno solo ed esclusivamente le conclusioni, espresse in documenti ufficiali, che la Santa Sede indicherà al termine del Commissariamento apostolico e quindi, sin da ora siamo pronti ad accettarle in pieno. Fino a quando la Chiesa non si pronuncerà ufficialmente come è lecito che i discepoli di Manelli ne parlino sempre e solo in termini di esaltazione e di elogio, in questo momento e fino alla conclusione delle indagini è altrettanto lecito, per chi ne ha esperienza o conoscenza, produrre testimonianze, riflessioni, documentazioni e opinioni personali  sui punti negativi dell’Istituto e sostenere con vigore la necessità, la giustezza e la piena legittimità del  commissariamento, opponendosi anche ad una illecita canonizzazione in vita che non rientra nella Tradizione della Chiesa.   Inoltre affermiamo che noi distinguiamo nettamente il De Mattei professore di storia dal De Mattei  pubblicista, per cui le nostre osservazioni riguardano solo la produzione giornalistica del De Mattei pubblicista.

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Ciò che segue è la mia risposta al Professor De Mattei, che ha recentemente difeso il sito Rorate Caeli. Vorrei far notare che né de Mattei né Rorate Caeli hanno rimandato i loro lettori alle mie critiche iniziali (1 &2).

Il Professor Roberto de Mattei, cosi come New Catholic di Rorate Caeli, ritiene che il mio uso del termine ‘cripto-lefebvrismo’ non abbia alcun significato. Entrambi affermano che non sia nient’altro che un insulto verso tutti i fedeli cattolici. In particolare, De Mattei sostiene che io intenda demonizzare chi ha l’unico desiderio di farsi guidare dalla Tradizione e dal Magistero, e che sotto queste due guide voglia decidere da se quando il Papa regnante sia da seguire e quando non lo sia.

Sostengo da parecchio tempo che il Vescovo Fellay, superiore della Fraternità Sacerdotale San Pio X, abbia conseguito un enorme successo nel realizzare il suo piano durante lo svolgersi del suo dialogo, ormai fallito, con Roma. Secondo questo piano, che ha espresso in svariate occasioni, il lavoro della Fraternità avrebbe dovuto indebolire l’influenza del Vaticano II. Roberto de Mattei ha collaborato attivamente con la FSSPX.

Oscurare l’ermeneutica

Nessuno all’interno di questa discussione mette seriamente in dubbio che la Tradizione e il Magistero debbano essere i criteri per l’interpretazione del Concilio Vaticano II. Il problema è che de Mattei ed altri, tra cui la Fraternità Sacerdotale di San Pio X, affermano che l’ermeneutica della continuità proposta da Papa Benedetto, ( Dicembre 2005 )sia un invito a dibattere i meriti del Concilio; il che è semplicemente falso. Perché’ chi tra noi accetta l’ermeneutica della continuità, fa del suo meglio per trovare la continuità tra il Concilio e la Tradizione, invece di insistere semplicemente sul fatto che il Magistero moderno, papa Benedetto incluso, debba provare l’esistenza di tale continuità.

De Mattei giunge ad affermare che se il mio uso del termine ‘cripto-lefebvrismo ‘ha qualche giustificazione, lo stesso Benedetto XVI sarebbe un ‘cripto-lefebvriano’, in quanto è stato lui a proporre l’ermeneutica’ della continuità. Non riesco ad immaginare un’interpretazione più contorta dell’insegnamento di Papa Benedetto. In realtà, proprio l’ultimo discorso dedicato dal Pontefice al Concilio Vaticano II smentisce questa interpretazione.

Alcuni giorni prima della sua abdicazione, Benedetto XVI parlò di Concilio virtuale e di vero Concilio, e del fatto che la distruzione portata dal Concilio virtuale avesse oscurato il vero Concilio. Ma ora il Concilio virtuale è stato sconfitto, ed il vero Concilio si rivela come la ‘vera forza’ per un vero rinnovamento della Chiesa’. Benedetto XVI affermò inoltre che adesso il nostro compito è ‘lavorare affinché’ il vero Concilio, con il potere datogli dallo Spirito Santo, si compia e la Chiesa sia davvero rinnovata’.

Per quanto riguarda questo punto, io sono d’accordo con l’Arcivescovo Agostino Marchetto, che Papa Francesco ha chiamato in svariate occasioni ‘il miglior interprete del Vaticano II’. Una di queste occasioni fu la sua risposta alla nostra (dei Francescani dell’Immacolata) domanda sul Concilio. In un’intervista l’arcivescovo ha dichiarato che De Mattei

“ignora l’interpretazione che papa Ratzinger ha dato del Concilio nel celebre discorso del 22 dicembre 2005 alla Curia romana: il Concilio ha rappresentato la continuità e non la discontinuità con la tradizione cattolica. De Mattei sposa la causa della discontinuità e della rottura; in questo senso non accetta quella che è la dimensione ermeneutica del Papa. E’ vero che poi si rifugia in calcio d’angolo, rilevando che scrive da storico e non da teologo; e quindi dice di non occuparsi della questione ermeneutica. Però non si accorge che il ragionamento di Benedetto XVI si fonda necessariamente anche sulla storia.”

In realtà, De Mattei sposa la causa della discontinuità e della frattura rappresentata dal Concilio, ignorando e contraddicendo l’insegnamento di Papa Benedetto invece di difenderlo.

Controrivoluzionario

Infatti, de Mattei considera il Concilio ‘la Rivoluzione (con la R maiuscola)- non la sua disastrosa applicazione postconciliare ma il Concilio in se. Rifacendosi al pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira, propone una Controrivoluzione (con la C maiuscola). Questa è la sua posizione a priori rispetto a qualsiasi questione riguardante il Concilio Vaticano II.

Perciò, non nega la validità degli atti del Concilio, ma non nega neppure che il Concilio possa essere separato dalla ‘Rivoluzione’. Semplicemente, questa non è la tesi di Benedetto XVI. Né si tratta della pura ipotesi accademica di uno storico, ma piuttosto dell’agenda di un uomo d’azione che usa i media e la manovra politica per conseguire il suo fine. Parla anche di questi temi sotto la protezione della Fraternità Sacerdotale San Pio X, con cui coopera la stessa Rorate Caeli.

Non ho ovviamente alcuna obiezione- ne dovrei averne- sul dibattito tra accademici riguardo i meriti del Concilio o dei cambiamenti liturgici postconciliari, fin quando tale dibattito venga condotto in maniera ecclesiale. E spero che De Mattei e Padre Lanzetta imparino qualcosa dall’Arcivescovo Marchetto, con cui sono in dialogo. Credo che questa sia davvero un’ottima cosa.

Ma mi domando quanto questo dialogo rappresenti davvero un’occasione di studio, e quanto non si tratti invece solo dell’occasione per portare avanti un programma determinato; un programma che non è accademico ma controrivoluzionario. D’altra parte, sono quasi certo del fatto che De Mattei vorrebbe veder diventare il nostro Istituto un ingranaggio perfettamente integrato nella sua macchina controrivoluzionaria, mentre giustifica tale operazione presentandola come una ‘costruttiva’ e ‘profonda’ ricerca storico-teologica.

Propagandista

Quando Roberto De Mattei pubblica su Corrispondenza Romana è il propagandista e il politico per eccellenza. Ad esempio, ha dichiarato che i nostri frati sarebbero giustificati qualora disubbidissero alle restrizioni sull’uso della Forma Straordinaria della Messa, ed ha incoraggiato frati e suore a lasciare l’Istituto qualora la Santa Sede non avesse ceduto alle sue (le loro) richieste. Ha inoltre concesso un’intervista ad una tra le più rabbiose agenzie stampa anti-conciliari , affermando che a suo parere la canonizzazione di Giovanni XXIII fosse invalida. Su tutti questi temi, non sta agendo in qualità di accademico al servizio della Chiesa, ma come un controrivoluzionario. E ciò è quanto avviene quando attacca me.

Infatti Roberto de Mattei, per quanto ritenga che il termine ‘cripto-lefebvrismo’ non abbia significato, non si conforma al Modus operandi richiesto dall’Arcivescovo di Noia alla Fraternità Sacerdotale San Pio X. Proprio quando il dialogo tra la Fraternità e Roma si stava disintegrando, l’Arcivescovo di Noia, all’epoca Vice presidente della Commissione Pontificia Ecclesia Dei, scrisse alla Società:

“E’ stato un errore fare di ogni aspetto complesso nell’interpretazione teologica del Vaticano II un argomento di controversia pubblica, cercando di spingere persone non preparate teologicamente ad adottare il proprio punto di vista su complesse questioni teologiche.”

Inoltre, citando l’Istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede, Donum Veritatis, che si occupa specificatamente delle responsabilità dei teologi, l’Arcivescovo di Noia consiglia anche riguardo al fatto che mentre uno studioso ha il dovere di far presente al Magistero i suoi problemi di coscienza per quanto riguarda insegnamenti non- infallibili che appaiono problematici, il teologo

“eviterà di ricorrere ai «mass-media» invece di rivolgersi all’autorità responsabile, perché non è esercitando in tal modo una pressione sull’opinione pubblica che si può contribuire alla chiarificazione dei problemi dottrinali e servire la verità.”

Così come notato dall’Arcivescovo Marchetto, De Mattei si salva in calcio d’angolo, negando di star facendo affermazioni teologiche. Ma così come l’ermeneutica della continuità di Papa Benedetto si basa sulla storia, così anche il rifiuto di tale ermeneutica ha conseguenze teologiche immediate.

Amare ciò che la Chiesa ama.

Ma il mio problema non è fondamentalmente col Professor de Mattei qua storico accademico, ma con il Roberto de Mattei propagandista e politico, specialmente considerando il modo in cui-citando i miei superiori- ha strumentalizzato il nostro Istituto. Non essendo né un teologo di professione né un consacrato, non è sottoposto allo stesso controllo gerarchico a cui sono legati teologi e consacrati. Ma è proprio questo il punto. In questo segue l’esempio di Plinio Corrêa de Oliveira, che usò la sua posizione di storico laico e propagandista per operare al di fuori del controllo dei vescovi. In tal modo, De Mattei continua ad essere la forza principale della resistenza contro i tentativi di rinnovamento dei Francescani dell’Immacolata portati avanti dalla Santa Sede.

Anche adesso, De Mattei e Rorate Caeli definiscono ‘dissidenti’ coloro che supportano gli sforzi di Padre Volpi, Commissario Apostolico dei FI per volontà del Santo Padre. Tutto mentre ci sono frati che, seguendo l’incoraggiamento di De Mattei, incitano alla rivolta contro le decisioni del Commissario apostolico- e del Santo Padre- e spargono voci infondate secondo cui i rappresentanti della Santa Sede che hanno istituito il Commissariamento e gli stessi commissari sono nemici della Chiesa.

Ma grazie a Dio papa Francesco, tutt’altro che uno stupido, nutre un interesse personale nei confronti del nostro benessere, anche muovendosi per darci una casa a Roma, in quanto stiamo per essere sfrattati dai nostri precedenti benefattori. Inoltre, il Papa supporta pienamente l’operato del Commissario Apostolico Padre Fidenzio Volpi. Scrive Roberto de Mattei:

“Il supremo criterio di giudizio per un cattolico dovrebbe essere quello della Chiesa: amare e odiare ciò che la Chiesa ama e odia. Amare la verità, in tutta la sua unicità e integrità, odiare l’errore in tutte le sue molteplici espressioni. Ortodossia ed eterodossia restano il metro ultimo di giudizio a cui la ragione di un cristiano deve sottomettersi.”

Certo, e questo significa pensare cum Ecclesia ed essere fedeli ed obbedienti al Vicario di Cristo. L’entità del danno causato da Roberto de Mattei al nostro Istituto dovrebbe essere ormai più che evidente, anche a quei frati che sono stati incoraggiati dal suo supporto. Da ciò non verrà niente di buono.

Questa non è un’opposizione contro ‘alcuni dissidenti’, o contro la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e il Commissario Apostolico. E’ un’opposizione contro Papa Francesco. E chi tocca il Papa non finisce bene. Questo è stato verificato reiteratamente. Io prego che i tradizionalisti che sono stati radicalizzati imparino finalmente la lezione e spero sinceramente che Roberto de Mattei, ed anche New Catholic e Francesca Romana di Rorate Caeli, amino veramente ciò che la Chiesa ama e odino ciò che la Chiesa odia.

E’ tempo che la smettano di opporsi a Papa Francesco e alla sua opera di rinnovamento del nostro Istituto.

http://pellegrininellaverita.wordpress.com/2014/07/08/linganno-cripto-lefebvriano-un-francescano-dellimmacolata-risponde-a-de-mattei/

AD ANTONIO SOCCI: ASCOLTA ANCHE L’ALTRA CAMPANA

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Caro Antonio Socci

Ti abbiamo sempre seguito con attenzione e interesse (siamo un gruppo di catechisti). Abbiamo stimato, apprezzato e divulgato il tuoi ottimo libro sul Quarto segreto di Fatima. Seguiamo la tua lodevole difesa della cultura e della civiltà cristiana (La guerra contro Gesù. Il genocidio censurato. La dittatura anticattolica. I nuovi perseguitati, ecc.) . Abbiamo pregato per tua figlia.

Ma siamo rimasti sorpresi e un pò dispiaciuti per il tuo attacco unilaterale, a testa bassa e con i paraocchi, del commissariamento dei francescani dell’immacolata. Se ci sono stati provvedimenti così seri è perché ci sono “panni sporchi” seri in quell’Istituto, dietro la facciata esterna perbenistica e perfettina.
Ti chiediamo: forse non hai nessuna fiducia nell’azione della Santa Sede? Credi anche tu che il papa sarebbe un massone(quando persino i massoni lo hanno escluso come loro piano)? Che il Card Aviz e il Vescovo Garballo, sarebbero dei corrotti (almeno dottrinalmente)? Che il Commissario Volpi sarebbe un incompetente telecomandato? Che i cosiddetti “traditori” o “ribelli” (come con disprezzo li chiamate) non sono per niente anche portavoci di tanti che avevano paura di parlare, in un Istituto che esercita un controllo oppressivo e capillare su tutto e tutti? Credi anche tu che nella Chiesa odierna ci sarebbero solo eretici ed apostati, tranne coloro che li denunciano? Credi tu che la Chiesa sarebbe finita e si sarebbe rifugiata, in qualche modo, solo nella FSSPX, oppure solo tra i manelliani, o solo nei neocatecumenali, solo in CL, o quanto altro?
Con tutto il rispetto, noi pensiamo che ad un’azione difficile e concreta della Santa Sede, non si risponde criminalizzandola a priori, come se non fosse giustificata in sé, contraddicendo così sia l’autorità e i compiti della Santa Sede, sia il fatto che, non avendo la competenza per giudicare, bisognerebbe astenersi da ogni valutazione almeno fino a indagini concluse.
Rispondere al commissariamento, alzando un polverone mediatico e una fabbrica di delegittimazione e di insulti sul Commissario (e quanti altri lavorano in questa indagine) fa pensare che qualcuno abbia interesse a confondere ed impedire l’indagine stessa, ad inquinare le prove, a convincere la gente che la Santa sede sarebbe gestita da persone incompetenti, stupide, irresponsabili che avrebbero attuato tutto questo senza addirittura avere in mano prove concrete e riscontri oggettivi. Ma ti sembra plausibile?

Non è giusto fomentare continuamente risentimento verso i responsabili attuali dell’indagine, perché con questa martellante e chilometrica opera di denigrazione si opera, di fatto, un linciaggio mediatico. Bisogna essere giornalisticamente onesti: pubblica, ogni tanto, anche i comunicati ufficiali che sono pubblicati sul sito ufficiale dei francescani dell’immacolata e dai spazio anche ai commenti critici sulle sparate di De Mattei e compagni suoi che sono pubblicati sui soliti siti tradizionalisti (se non lefebvriani o addirittura sedevacantisti); o perlomeno indica alle persone che, su questo tema, ci sono anche altre campane. La Santa Sede non è tenuta a fornire motivazioni a nessuno durante le indagini, (come si fa anche nelle indagini della magistratura) solo a comunicare le decisioni finali al termine dell’istruttoria, anche per evitare inquinamenti di prove in cui Manelli è abilissimo. Tutti dobbiamo avere l’umiltà di aspettare il termine del procedimento.
Non è facile, oggi, all’autorità competente eliminare il fariseismo di frati e suore, ben descritto in un intervento [‘Tutto era perfetto, poi siete arrivati VOI e avete rovinato tutto (dove il Voi, ricordiamolo, sono … incaricati dalla Chiesa cattolica, ovvero la stessa Chiesa a cui l’ex seminarista e i suoi maestri devono obbedienza) questo ‘argomentare’ francamente esagitato e paranoico…/…./ mi sembra di sentire parlare uno a cui sia stata insegnata (inculcata) questa idea base: “extra FFI nulla salus. La vera Chiesa è qui, fuori c’è solo errore modernismo e dannazione. E chi ci è contro di noi, è sicuramente mosso da Satana]. Non è facile, oggi, all’autorità competente, eliminare il culto delirante e fanatico della personalità del fondatore, l’isolamento e la segregazione psicologica di frati e suore dentro l’Istituto, una struttura dotata di controllo assoluto e dispotico sugli adepti, una cappa di segreto rigido per nascondere la vita parallela dell’Istituto, il terrore nevrotico dell’inferno minacciato per niente, il disprezzo e l’esclusione totale di chi va via, la calunnia sistematica e la diffamazione di chi rivolge critiche all’intoccabile Manelli o all’infallibile Istituto.
Bisogna ringraziare P. Alfonso e il Commissario Volpi per il lavoro di pulizia che stanno compiendo in mezzo al veleno mediatico – e non solo mediatico – schizzato, quasi ogni giorno, dagli adepti di Manelli, spalleggiati da siti compiacenti e conniventi contro la Santa Sede. Dove sono le lettere di tanti, di troppi, che dopo essere stati in quest’Istituto, hanno denunciato le sue distorsioni e deviazioni? Grazie a Dio, da quando c’è stato il Commissariamento, tante di queste lettere-verità vengono inviate direttamente alla Santa Sede, l’unica che è titolata a fare indagini, a valutare i fatti e a prendere decisioni competenti e autorevoli. Noi pensiamo che il continuo lavoro di denigrazione del lavoro del Commissario e della Santa Sede, il continuo cercare di farli apparire, di volta in volta, imbecilli, incompetenti, disonesti e intenti a demolire il falso paradiso terrestre Manelli, il continuo e accanito linciaggio mediatico del Commissario, del segretario, della Congregazione dei Religiosi, a chi anche non sapesse nulla della faccenda, col solo rigore del buon senso, farebbe capire che i manelliani, mandanti di questi linciaggi, hanno paura che si scoprano le malefatte interne all’Istituto e fomentano l’infangamento dei commissari solo come ultimo tentativo disperato di depistare le indagini. Una reazione così abnorme, scomposta, esasperata e direi invasata, dovrebbe, già di per sé, far riflettere sulla cedibilità dei loro interventi. Se fossero così immacolati come si dipingono, nessun commissariamento dovrebbe far loro paura perché sarebbero certi di uscire puliti da qualsiasi indagine. Il fatto che cerchino invece di impedirle, puzza moltissimo.
L’unica posizione veramente saggia sarebbe stato il rispettoso silenzio mediatico in attesa che la Santa Sede completasse le indagini e fornisse conclusioni e motivazioni ufficiali (come ha fatto nel caso di Marciel Maciel Degollado e con altri simili). Lasciate che il Commissario faccia il suo lavoro. Invece creare il polverone, attaccare quasi quotidianamente la Santa Sede, in mille modi, espliciti o subdoli, insultare chi indaga, minacciare in mille modi il segretario e il Commissario, ecc. è azione scorretta e disonesta.
I sostenitori di Manelli invocano carità e misericordia per Manelli e i manelliani, mentre invece pubblicano e aizzano quasi ogni giorno insulti e fango nei confronti del Commissario P. Volpi, di P. Bruno, del Card. Aviz, della Visitatrice, ecc. Questo veleno è spruzzato persino su giornali nazionali (Il Foglio, Libero, Corriere della Sera, ecc.). Come mai per loro la carità e la misericordia non valgono?
La Santa Sede è l’unica competente (solo la Santa sede ha le prove e conosce tutte le testimonianze e le denunce) e quella che ha l’autorità gerarchica più alta, dopo il Papa. Non è tenuta a dare alcunché a chiunque, soprattutto all’opinione pubblica perché faccia il processo in piazza o sui giornali. Se proprio ne vuoi parlare, almeno dai spazio anche a chi ritiene che l’azione della Santa Sede sia sacrosanta, giusta e opportuna, forse solo un pò in ritardo perché in quell’Istituto i problemi seri e gravi che riguardano tutta la vita dell’Istituto e non solo la messa tridentina (come vi accanite a pensare) esistono da parecchio tempo.
Abbiamo voluto avere fiducia nel giornalista che conosciamo.
Abbiamo cercato di inviare sul tuo sito una critica all’ultimo intervento di De Mattei, ma tu o qualcuno altro, lo avete cancellato. Lo rispediamo – in allegato – nella speranza che questa volta venga accolto meglio.

con stima Riccardo

LETTERA APERTA DI UN FRATE STUDENTE

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“La regola e la vita dei frati minori è questa, cioè osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità. Frate Francesco promette obbedienza e ossequio al signor papa Onorio e ai suoi successori canonicamente eletti e alla Chiesa romana. E gli altri frati siano tenuti a obbedire a frate Francesco e ai suoi successori”.
In poche parole, questa è la vita di un francescano – vivere secondo il Vangelo e in obbedienza ai suoi superiori e innanzitutto al Papa – ed è questo stesso brano della Regola Bollata che è stato letto davanti al Santo Padre Francesco il 10 giugno scorso, nella Cappella di Santa Marta in Vaticano, come introduzione di un incontro indimenticabile con lui, al quale alcuni di noi Frati Francescani dell’Immacolata hanno avuto il privilegio di partecipare.
La benevolenza, la comprensione circa la nostra situazione, il saggio consiglio e la generosità del Santo Padre verso di noi, hanno risvegliato molta speranza e fiducia nei cuori dei frati che, appunto, vogliono vivere il Santo Vangelo in povertà, castità, ed obbedienza, sotto il manto dell’Immacolata, illimitatamente consacrati a Lei.
In questi mesi di commissariamento abbiamo visto e sperimentato attacchi continui contro il nostro Istituto e, in modo particolare, contro il Commissario Apostolico Padre Volpi e il Segretario Generale Padre Alfonso.
Personalmente come frate, vedo in tutti questi attacchi uno spirito poco religioso e poco cristiano. Nel nostro incontro, Papa Francesco ci ha fatto capire che questo spirito di attacco, di divisione, agitazione e chiasso non provengono da un buono spirito, ma dal Diavolo stesso e tutto ciò a causa del suo odio per la Madonna.
Sinceramente non c’è l’ho con nessuno – siano essi ex-frati, vecchi superiori o laici – ma, nella speranza di essere di aiuto a qualcuno, vorrei fare alcune osservazioni.

Tra i segni dolorosi che ho notato in questi mesi spiccano i seguenti: innanzitutto una profonda sfiducia nell’autorità ecclesiale, seminata purtroppo nei cuori di alcuni nostri ormai ex-seminaristi e manifestata apertamente solo dopo il commissariamento. Quando in una famiglia due fratelli litigano e uno di loro si sente spinto a rivolgersi alla mamma o al papà per risolvere i problemi, non è un dovere per i fratelli accettare le decisioni dei loro genitori sulle questioni da risolvere? Quanto più noi religiosi dobbiamo accettare con fede la decisione del commissariamento voluto dal Papa − una decisione che egli ha preso dopo molta riflessione e dopo aver sentito tutte e due “le campane” − e di questo fatto ci ha assicurato egli stesso.
Se tutti noi frati avessimo avuto fiducia nella guida della Chiesa, non si sarebbero verificati tanti problemi.

Un altro aspetto molto triste e molto diffuso in questa situazione, è uno spirito che vede troppo facilmente il male negli altri e che inoltre vuole manifestare al mondo i “peccati e difetti” − presunti o veri – del prossimo, con rimproveri dai toni aspri, in modo speciale tramite i mass-media. È forse questo il comportamento di Nostro Signore e della Madonna?
“Ma io vi dico: amate i vostri nemici, pregate per loro, fate del bene a loro, porgete l’altra guancia, e così essi riconosceranno che siete figli del Padre mio”.
Ricordiamoci che se il Serafico Padre ci ammonisce di giudicare e disprezzare noi stessi e non gli altri, nostro Signore ci comanda di togliere prima la trave dal nostro occhio per poi poter aiutare il fratello a sbarazzarsi dei suoi peccati e difetti.
Mi domando: noi stiamo mettendo in pratica tutto questo o almeno ci stiamo sforzando di farlo?
Non dico che sono soltanto quelli che si definiscono “fedeli ai fondatori” che hanno questa tendenza, ma per quello che sto vivendo penso che si possa imputare maggiormente a loro, e aggiungo che è proprio questo loro atteggiamento che mi ha convinto di non seguire la loro strada.
Non vedo Gesù e non sento la sua voce nelle loro parole e nelle loro azioni.
Come mi ha detto recentemente una nostra consorella − che come religiosa, anch’essa non riesce a capire tutto questo chiasso e spirito di agitazione − “dobbiamo dare buon esempio e offrire tutto alla Madonna e basta”.
L’uso dei media come strumento di attacco contro la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e in modo particolare contro il Commissario, contro Padre Alfonso e contro il Papa stesso, è una tattica che non fa altro che aumentare lo spirito di rancore e di risentimento dentro l’Istituto e dentro la Chiesa.
È evangelico e cattolico questo modo di operare?
Oppure, per quelli che conoscono la storia della filosofia, è piuttosto hegeliano e, per certi aspetti, infernale?
L’unità della Chiesa si persegue solo nella carità e sempre con filiale sottomissione al Romano Pontefice, altrimenti non siamo più cattolici.

Un altro problema connesso a quelli già menzionati, è l’incapacità in alcuni di avere una visione soprannaturale degli avvenimenti che non si sviluppati secondo i loro desideri o le loro preferenze.
Senza la visione soprannaturale, senza lo spirito di obbedienza insegnato da San Massimiliano Kolbe – il quale dice che se il superiore comanda di fare una cosa e quella cosa non è palesemente un peccato, bisogna farlo, perché chi obbedisce non si sbaglia mai – senza questo presupposto, tutto crolla.
Noi che abbiamo professato i voti perpetui dobbiamo sapere questo meglio di tutti gli altri.
Chi non obbedisce – dice esplicitamente San Massimiliano –, è uno strumento del diavolo.
La visione soprannaturale della vita religiosa, e della vita cristiana in genere, ci permette di vivere in pace anche nel dolore e di poter vedere gli avvenimenti della vita − dolorosi o gioiosi che essi siano − con un’ampiezza tale che coloro che hanno una visione puramente umana e orizzontale non possono avere; ci permette di vedere tutto nella luce della speranza, consapevoli che Cristo ha vinto il diavolo, la morte e il peccato.
Il vero cristiano deve fissare lo sguardo verso la luce, non nel buio e nelle tenebre.
Quanto più noi, consacrati illimitatamente alla Madonna con voto pubblico, quanto più noi dobbiamo avere fiducia e speranza!
Se nella vita naturale è la mamma che deve badare al figlio, proteggerlo, nutrirlo, istruirlo – essendo madre e essendo più capace e più matura del bimbo – quanto più la Madonna guiderà e proteggerà i suoi figli … e in modo particolare quelli che sono docili e si sottomettono alla Santa Chiesa.

Sono questi ragionamenti molto semplici che purtroppo non sembrano alla portata di molti laici, questa volta, che si comportano come se fossero i protettori e i correttori del nostro Istituto e della Chiesa stessa.

Chiedo a tutti quanti sono coinvolti nella nostra situazione di fare un serio esame di coscienza per verificare se l’atteggiamento è consono al Vangelo e ad uno spirito di carità cristiana. Nel nome della “giustizia” (che deve essere intesa come il dare ciò che è dovuto a Dio e al prossimo, e non piuttosto come sequela della legge del taglione: “occhio per occhio, dente per dente” ossia di uno spirito di vendetta) – nel nome della “giustizia” si compiono molte ingiustizie contro il proprio fratello.
Invece di replicare “ma quello lì ha fatto questo e quell’altro, e così sono giustificato in ciò che sto facendo io”, sarebbe più opportuno chiedersi:“Mi sto comportando come Cristo si comporterebbe? Sto portando la croce che egli mi ha posto sulle spalle? Cerco di vedere il bene negli altri e scusare i loro difetti e peccati? Parlo male dei sacerdoti, cosa che rattrista molto la Madonna? Ho rancore verso qualcuno che non la pensa come me? Ho fiducia nella giuda soprannaturale della Chiesa? Sto cercando di essere fedele ai miei voti religiosi, come facevo prima del commissariamento?”.

Vorrei anche dire a quelli che sono usciti dall’Istituto, o per convinzione propria o a causa di pressioni da parte di altri – le quali mi risultano, a dir poco, una vera mancanza di rispetto per la libertà della persona – che mi dispiace molto per le loro difficoltà, ma che ormai essi devono accettare la responsabilità delle loro scelte e riconoscere che ogni scelta ha le sue conseguenze, prevedibili e non.
Penso che la convocazione ricevuta dal Santo Padre il 10 giugno 2014 sarebbe stata di grande aiuto per alcuni di loro e avrebbe chiarito molte cose – ci ha parlato per quasi un’ora e mezza! – ma questi confratelli hanno scelto un’altra strada, quella dell’uscita.
Prego con benevolenza per essi e sono riconoscente per la loro compagnia in questi anni di seminario e di vita religiosa insieme.

Da parte degli studenti di teologia, ringrazio anche Padre Gianfranco Berbenni, OFM Cap., per la sua generosità nel venire qui a Firenze e per aver tenuto delle lezioni di introduzione e di metodologia nell’approccio alle Fonti Francescane. È stata una settimana istruttiva e uno stimolo a rileggere la vita di San Francesco come lo descrivono i suoi primi biografi. Spero che lo spirito di minorità, di obbedienza, e di perfetta conformità a Cristo che ha caratterizzato il Serafico Padre sarà una guida sicura per noi Francescani dell’Immacolata oggi e nel futuro, sempre sotto il manto della Madonna, affinché “sempre sudditi e soggetti ai piedi della medesima santa Chiesa, stabili nella fede cattolica, osserviamo la povertà, l’umiltà e il santo Vangelo del Signor nostro Gesù Cristo, che abbiamo fermamente promesso” (Dalla Regola Bollata del 1223).

Fra Terrance Chartier, FI

IL “COMITATO DELL’IMMACOLATA” NON CI RAPPRESENTA

Il  “Comitato dell’Immacolata” che si dichiara costituito e sostenuto da laici appartenenti alla Missione dell’Immacolata Mediatrice, all’Ordine Terziario Francescano dell’Immacolata e familiari di nostri religiosi/e,  NON rappresenta i Frati Francescani dell’Immacolata e NON è da essi riconosciuto.

Ogni sua attività NON si può ascrivere a beneficio del nostro Istituto Religioso o in comunione con esso, ma è solo l’iniziativa spontanea di un gruppo di persone.

Ringraziamo quanti ci hanno chiesto chiarimenti che finalmente pervengono ufficialmente e formalmente nella presente nota al fine di evitare ogni futura confusione e strumentalizzazione.

Chiediamo preghiere per una dolorosa vicenda che sta rivelando – anche per la sospetta agitazione esterna – la saggezza della Chiesa che nella sua benevolenza ha voluto attivare un  provvedimento di Commissariamento.

La pazienza e la preghiera che accompagnano chi in verità crede nella Santa Sede e nel lavoro dei suoi Dicasteri, nonché l’offerta silenziosa e trasfigurata di famiglie in pena per i loro figli, accelereranno l’auspicata soluzione e matureranno grazie più abbondanti.

 

Roma, 6 luglio 2014

 

Padre Lombardi risponde e mette il dito nella piaga del costato di Cristo. L’obbedienza al Papa e alla Santa Chiesa.

Francescani dell_Immacolata risposta padre Lombardi

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