La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

PADRE STEFANO MANELLI: MONDANO O MONTANISTA

 “Manelliani” e “manellismo”  sono due neologismi del lessico teologico e sociologico cattolico attribuibili rispettivamente alla compagine degli adepti di P. Stefano Manelli e alla sua ideologia.
Stiamo parlando del casus belli antibergogliano sul controverso personaggio del fondatore dei Francescani dell’Immacolata commissariato nel 2013 dopo ventitré anni di ininterrotto governo assoluto su frati, suore e… laici.
In un’Università Pontificia si sta preparando una tesi di Licenza – che sarà successivamente ampliata come lavoro dottorale – sulle devianze dei fondatori di nuovi istituti religiosi sorti nell’ultimo cinquantennio.
Il Manelli rientra nel case study che dalla cronaca sarà consegnato alla storia, consultabile da studiosi, accademici, storici interessati alla Chiesa, alla religione, alle sette.
Avendone contribuito alla documentazione fontale, dietro invito del Decano di Facoltà, abbiamo il piacere di fornire qualche anticipazione che segue per il bene comune e a monito per le nuove generazioni.
Il manellismo, nella sua pretesa teologica, è la riproduzione di un’antica eresia: il montanismo.
Anche il montanismo non aveva un vero apparato dottrinale, si basava invece sulla dottrina cristiana modificata da una serie di comportamenti e precetti.
I contrasti con la Chiesa cattolica erano sorti perché i montanisti affermavano la superiorità dei loro profeti sul clero istituzionale e permettevano, in aperto contrasto con la Chiesa “ufficiale”, la partecipazione delle donne ai riti, soprattuttola loro centralità nelle rivelazioni e nelle profezie: Massimilla e Priscilla su tutte.
Quanto alle dinamiche del montanismo, il Manelli ha sempre esaltato e coesi i suoi “sudditi” proprio sull’argomento dellapresunta superiorità morale e dottrinale rispetto agli altri chierici e religiosi.
Il termine dispregiativo che racchiudeva la sua acredine verso gli altri consacrati era: “suore/ frati rilassate/i”.

Il Manelli inoltre aveva sviluppato una sorta di “sacro femminineo” assolutizzando e adulterando grossolanamente una ben più felice intuizione mistica di S. Massimiliano Kolbe  nella quale parlava di “transustanziazione” nell’Immacolata con chiara lettura retorica e interpretativa di tipo analogico più che ontologico.
Il Manelli la rivolgeva  alle “sue” suore per autoesaltarle nel loro narcisismo muliebre spingendole materialmente verso un’altra eresia: l’ecclesio-angelismo.
Si tratta della credenza errata che la Chiesa, per essere la vera Chiesa deve per forza essere perfettissima e tutti i suoi membri devono essere dei santi come gli angeli: immacolati.
Nell’instant book autoreferenziale, “La leggenda francescana dell’Immacolata” nella quale il Manelli celebra sé stesso all’indomani della separazione dai Conventuali, dissimula la sua paternità letteraria con lo pseudonimo di Italo Cammi che letto a rovescia significa: immacolati.
Il Manelli, dopo aver citato un sublime insegnamento di S. Chiara,  in una circolare a frati e suore del 29 Novembre 2011 – di cui ci è stata data una copia – si esprimeva così in una sorta di monologo –rimprovero-delirio:
 E allora?… E allora si vede che siamo ben lontani dal vivere ciò che insegna San Bonaventura sulla vita contemplativa nei riguardi di San Francesco e dei figli di San Francesco!
Il Dottore Serafico, infatti, a proposito dei contemplativi  (contemplantium),
 parla dell’Ordine di coloro che attendono a Dio (Ordo vacantium Deo), secondo un modo ‘sursumattivo’, ossia estatico o eccessivo“.

Nel II secolo i vescovi Zotico di Cumana e Giuliano d’Apamea, furono talmente preoccupati dalle finte o ricercate estasi che, dopo la morte di Montano, tentarono senza successo di esorcizzare Massimilla a Pepuza, profetesse montaniste che si spacciavano per vergini ma che in realtà avevano abbandonato i loro mariti.
Ora, se il Manelli (o chi per lui ha scritto il testo) avesse davvero studiato S. Bonaventura con rigore scientifico e non ideologico, saprebbe che il Dottore Serafico dice che 
il rischio più grave è quello di fraintendere una felice intuizione o un momento di consolazione col raggiungimento della meta.

Si cade allora nel pericolo di insuperbirsi per avere semplicemente ricevuto un dono o un invito alla conversione.
Non basta mostrare con tutta la possibile insistenza che la contemplazione è possibile e sensata solo se si accetta di divenire progressivamente degni del dono in virtù di una coerente opera di assimilazione all’oggetto stesso della contemplazione.
Si contempla divenendo diversi; e si diviene diversi non per un attimo di intelligenza, meno ancora per un sentimento devoto, ma per una rigorosa assunzione di responsabilità.
I mezzi impiegati per l’ecclesio-angelismo producevano giocoforza il volontarismo pelagiano e la mondanità spirituale.
Di quest’ultima parleremo più avanti.
Un importante ruolo nella corruzione del Padre Manelli è stato esercitato da Marcella Perillo, già Madre Maria Francesca.
Non è mai stato molto limpido il rapporto tra i due e la reciproca influenza psico-affettiva e delirio-dottrinale.
Questa ragazza, descrittaci come un tempo magrolina e bionda, sensuale e capricciosa, venne imposta poco meno che trentenne al rango di superiora generale dal Manelli.

Nel 2009 ebbe si tolse lo sfizio di inaugurare all’interno delle Suore Francescane dell’Immacolata un ramo esclusivamente claustrale chiamato “Il Colombaio” e diventarne ancora una volta la superiora. Quest’esperienza, allontanandosi dall’ispirazione originaria della vocazione kolbiana delle Suore Francescane dell’Immacolata, scivolò in forme ibride di monachesimo.
Sfocia nel ridicolo la rivalità (gelosia isterica) con le Clarisse dell’Immacolata che la Perillo riteneva concorrenziali alla sua esperienza “ecclesiale”.
Fu un totale fallimento che portò alla sua soppressione da parte della CIVCSVA durante il regime commissariale.
Il Colombaio rivelò, oltre ad abusi di governo contro la dignità umana, pratiche ascetiche che scimmiottavano anacronisticamente l’epoca barocca delle più strutturate, pertinenti e complesse riforme teresiane e clariane come quella di S. Veronica Giuliani.

Si passava dal marchio a fuoco sui petti delle monache del trigramma IHS alle “pungiute” per siglare un patto di sangue col Fondatore. In virtù del memento mori  si esponevano teschi umani in refettorio (trafugati chissà da quale ossario) e si mangiava mettendosi in ginocchio.

Sembra che la Perillo, oltre alla quotidiana autoflagellazione, amasse anche farsi flagellare e infierire colpi sulle suddite.
Un’accurata osservazione psicologica rivela nel Manelli e nella Perillo, il suo alter ego al femminile, il comune denominatore di chiare sintomatologie psicotiche e non semplicemente nevrotiche.
La storia ha registrato più di un caso di suore uscite dal convento per disturbi psichiatrici.
Eclatante il caso della religiosa che pur di fuggire dal monastero-colombaio di St. Magwan in Cornovaglia, scavalcò il muro di cinta fratturandosi una gamba! Ad Alassio un’altra suora (la nipote del Manelli) soffriva talmente la solitudine che di nascosto teneva un gabbiano nella cella.

La “colombina” pochi anni più  tardi uscì dal “Colombaio” e trovò il suo piccione con il quale convolare a nozze deponendo il velo… pietoso.
I montanisti erano inoltre convinti che le profezie dei loro fondatori completassero e riscoprissero la dottrina proclamata dagli apostoli.
Più volte il Manelli veniva da tanti considerato un oracolo, grazie anche alla promozione sconsiderata dei suoi parenti e figlie spirituali che per troppo esaltarlo lo hanno consegnato al ludibrio.

Più di una volta il Manelli ha pubblicamente annunciato scismi, attentati al papa, cataclismi, giorni di buio, carestie, prelatura personale per i lefebvriani…

Peggio ha rivelato date, luoghi e circostanze mai verificatisi malgrado le sue monache e figlie spirituali avessero fatto provvista di ceci, farina e candele benedette dal Padre Manelli per sopravvivere alla “tre giorni di buio”.

Di questo abbiamo raccolto documentate testimonianze.
I montanisti erano anche convinti che i cristiani che uscivano dalla grazia divina non potevano redimersi, in contrasto con l’idea cristiana che il pentimento potesse portare ad una remissione dei peccati da parte della Chiesa.
Il Manelli, specie negli ultimi anni del suo governo, ripeteva spesso la frase: semel malus, sempre malus. Con essa voleva intendere l’incapacità di una suora e di un frate di rialzarsi dopo una caduta qualsiasi.
Secondo la visione montanista, i profeti erano messaggeri di Dio, e parlavano in sua vece ai credenti: “Io sono il Padre, il Figlio ed il Paraclito”, diceva Montano, in modo simile a come facevano i profeti dell’AT.
Il Manelli si era autoproclamato “Il padre comune” per esprimere così il suo imperio su suore, frati e laici.

Uno Zeus dell’Olimpo cattolico benché dotato di tutti i difettucci, vizi e fragilità delle divinità greche.

I montanisti osservavano, inoltre, periodi di digiuno molto severi, erano inflessibili con chi commetteva i peccata graviora(adulterio, omicidio, apostasia) ed arrivavano a condannare coloro che scappavano durante le persecuzioni lodando, anzi, l’autodenuncia.
Le suore francescane dell’Immacolata avevano l’obbedienza, sotto obbligo di coscienza, di denunciarsi in caso di trasgressioni al Galateo (!) cioè un testo manualistico- casistico e… incasinato su una serie di precetti da osservare in contraddizione col Vangelo, il Diritto Canonico, la Legge Civile e la Morale cristiana.

Tuttavia il vero punto focale del movimento montanista era lo spirito millenarista, l’attesa della Parusia, suggerita, forse, dall’influenza sul mondo cristiano dell’epoca che ebbe l’Apocalisse di Giovanni. Tale credenza aveva come conseguenza la totale assenza di interesse per il mondo e per la storia, ritenute cose che presto sarebbero finite. La stessa credenza rendeva i seguaci della dottrina montanista moralmente poco flessibili.

Era esattamente quanto stava accadendo all’interno dei conventi dei frati e delle suore governati dal Manelli.

Il millenarismo – in questo caso – serviva soprattutto ai laici per indurli ai lasciti testamentari.

Fu così che il Manelli in meno di venti anni cumulò immobili per trenta milioni di euro intestati a due Associazioni pubbliche di Diritto privato, dove, dopo aver ingannato il notaio e commendatore Edgardo Pesiri di Avellino, estromise i religiosi dalla compagine associativa e inserì parenti, amici e amici degli amici.

Commise sottrazione e distrazione di beni ecclesiastici per la qual cosa si potrebbe arriva come pena canonica fino alla riduzione allo stato laicale come per il recente caso del deposto cardinale Theodore Edgar McCarrick arcivescovo emerito di Washington D.C.

Il Manelli ormai non potrà ancora contare per molto sulla protezione di cardinali corrotti e sul gioco della ricattabilità politico-ecclesiale.

Come si esercitava nei manelliani la mondanità spirituale neo-montanista?

Attraverso l’autoreferenzialità!

Sotto pretesto di una chiesa eretica e scismatica il Manelli aveva creato un suo seminario con annesso studio “filosofico e teologico”: lo STIM.

Papa Francesco cita spesso Henri de Lubac che nel suo libro «Meditazioni sulla Chiesa», del 1953, definisce la mondanità spirituale come «il pericolo più grande per la Chiesa:  “Per noi, che siamo Chiesa, la tentazione più perfida, quella che sempre rinasce, insidiosamente, allorché tutte le altre sono vinte, alimentata anzi da queste vittorie”».

Fu il benedettino tedesco, naturalizzato inglese, dom Anscar Vonier O.S.B. (1875-1938) a parlare di mondanità spirituale prima ancora del De Lubac.
I suoi libri sono ancora oggi ristampati in inglese e si leggono con grande piacere e profitto – è molto attento all’influenza degli angeli, buoni e cattivi, sulla nostra anima. Il contesto è un capitolo sui doni dello Spirito Santo e su come il peccato contro lo Spirito Santo consista nell’«estinguere lo Spirito», nel sottrarsi consapevolmente alla sua influenza. Questo è stato il peccato di Lucifero. In quanto angeli, spiega Vonier, Lucifero e i suoi seguaci «non potevano peccare a causa delle passioni, il loro unico rischio era quello che si compiacessero di se stessi, dei loro stessi doni, perfino dei loro poteri soprannaturali, senza più affidarsi alla volontà che era al di sopra della loro, al movimento dello Spirito». I poteri soprannaturali di tutti gli angeli, compresi quelli di Lucifero, erano una cosa buona. Quello che non era buono era amarli per se stessi, usarli per se stessi, «rifiutarsi di andare dove lo Spirito conduce».
Questo ha conosciuto il manellismo!

Quando nella storia si conseguono tanti «risultati umani», si conquista anche tanta «gloria temporale»: missioni, opere, vocazioni di cui si vantava un Manelli applaudito come «eccellenza» della Chiesa.
E’ qui che sorse la «mondanità». Spesso intendiamo per mondanità della Chiesa «l’amore della ricchezza e del lusso di certi suoi dignitari»: questo è male, certo, «ma non è il male principale». La Chiesa ha sempre trovato forze per superare abbastanza rapidamente le crisi di mondanità materiale. Ha avuto molte più difficoltà con la mondanità spirituale.
Non senza l’intervento del Demonio, la mondanità spirituale parte da un rifiuto ostentato – talora, peraltro, anche sincero – della mondanità materiale. L’uomo di Chiesa che è vittima della mondanità spirituale non si compiace di lussi e di ricchezze. Può anche vivere in estrema povertà, e convincersi di stare dando l’esempio di una morale particolarmente elevata. In realtà, sta preparando qualcosa che dom Vonier definisce «disastroso» per la Chiesa. Può darsi che la moralità del mondano spirituale sia davvero elevata. Ma i suoi «standard morali sono fondati non sulla gloria di Dio ma sul profitto dell’uomo: uno sguardo completamente antropocentrico sarebbe esattamente quello che intendiamo per mondanità. Anche se gli uomini fossero pieni di ogni perfezione spirituale, ma queste perfezioni non fossero riferite a Dio (supponendo che questa ipotesi sia possibile), si tratterebbe di una mondanità incapace di redenzione». Si tratta, ancora, di mondanità «spirituale» e non solo morale, perché alla fine la stessa spiritualità si corrompe, trasformata dalla «mondanità della mente» in una spiritualità dell’uomo e non più di Dio.
Dom Vonier è molto severo. «Se il Cristianesimo – scrive – dovesse mai abbassarsi al livello di una perfetta società etica il cui solo scopo fosse la promozione della prosperità umana, o perfino la promozione della moralità umana, la Chiesa sarebbe così completamente apostata come lo è Lucifero stesso: avrebbe negato lo Spirito, avrebbe rifiutato di seguirlo dove vuole condurla, avrebbe preferito piacere agli uomini piuttosto che a Cristo e avrebbe fatto dell’applauso umano la sua suprema ricompensa».
La mondanità spirituale è dunque insieme il più grande peccato e la più grande «catastrofe» per la Chiesa. Lo illustra dom Vonier, che è alle origini del concetto e che varrebbe la pena di conoscere meglio, lo ripete de Lubac citando ampi brani di dom Vonier. E oggi lo insegna Papa Francesco, quel Papa che il Manelli dichiara pubblicamente “un massone e impostore che vuole distruggere la Chiesa”.

Léon Bloy diceva: «Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo, la mondanità del demonio».

E’ il peccato del Manelli; è il peccato dei Manelliani.

I.F.S.

Annunci

Faro di Roma: L’abolizione dell’Ecclesia Dei rappresenta una buona notizia (di M. Castellano)

Quando abbiamo saputo che il Papa aveva abrogato la “Ecclesia Dei”, ci è venuto in mente un proverbio della nostra America Latina.
Chi ci ha vissuto sa che ad ogni ospite, a tutte le ore del giorno, è d’obbligo dire “Quedate a comer”, rimani a mangiare insieme a noi: la casa però – si usa affermare – è aperta a tutti, salvo a chi ci entra per distruggerla.

Lo sforzo per riassorbire i cosiddetti “lefebvriani”, per quanto intrapreso da parte della Santa Sede in assoluta buona fede, per di più nella certezza – rivelatasi purtroppo illusoria – di raggiungere il risultato sperato, era destinato in partenza a fallire.

L’emanazione della “Ecclesia Dei” non era stato soltanto un gesto di buona volontà, destinato a propiziare l’esito positivo del negoziato, bensì qualcosa di più sostanziale: un anticipo pagato alla controparte dando per scontato – non sappiamo assolutamente in base a che cosa – il raggiungimento di un accordo.

Tale accordo però – allo stato dei fatti – risulta impossibile.
I cedimenti alle pressioni della parte avversa, in mancanza della necessaria buona volontà reciproca, ricordano sempre la famosa frase di Chirchill: “Avete voluto evitare la guerra al prezzo del disonore; avrete la guerra e il disonore”.
Ci si domanderà – da parte degli Avvocati d’ufficio della Curia Romana – dove è il disonore.
Esso consiste nell’avere lasciato la piena libertà, goduta da quei soggetti che sono rientrati alla spicciolata nella Chiesa Cattolica, di agire – se non tutti, certamente in buona parte – come il classico Cavallo di Troia.
Per rendersene conto, basta udire i loro discorsi.

C’è chi afferma che il Papa ha dato ragione a Lefèbvre, e c’è chi preconizza la piena accettazione – da parte del Vaticano – delle sue tesi.
Si tratta in entrambi i casi di asserzioni assolutamente non veritiere, alle quali però si è evitato di opporre una chiara, netta e solenne smentita.
La linea prevalente consiste nel “lasciarli parlare”, dato che prima o poi – questa era la speranza, rivelatasi infondata – i “lefebvriani” sarebbero tornati tutti all’ovile.

Essi invece possono ora giocare su due tavoli: quello interno alla Chiesa mediante gli infiltrati, e quello esterno, che potendoli manovrare come dei burattini.
La vicenda dei Francescani dell’Immacolata risulta esemplare a questo riguardo.

Padre Stefano Maria Manelli, dopo la chiusura del suo Seminario da parte del Commissario Apostolico Padre Fidenzio Volpi (un gesto pagato con la vita da questo esemplare servitore della Chiesa), è riuscito a mantenere coeso il nucleo dei suoi fedelissimi, malgrado dal punto di vista del Diritto Canonico essi non si possano più considerare né studenti, né novizi: il noviziato, infatti, può essere svolto soltanto nell’ambito di un Ordine religioso riconosciuto dalla Santa Sede.
Questo gruppo di fanatici ha proseguito la propria convivenza spostandosi da un convento all’altro: tutti presi in affitto da Vescovi compiacenti.

Ci domandiamo però quali argomento – a parte quelli economici, sempre molto eloquenti – fossero stati usati da Padre Manelli per ottenere che certi Ordinari chiudessero tutti e due gli occhi sul suo comportamento illegale, giungendo al punto di sostenerlo.
Uno di questi Vescovi è lo stesso che insulta pubblicamente il collega di Bologna, e per giunta rilascia interviste in cui critica il Papa.

La frottola propalata dal Manelli consisteva nell’asserire che il suo fantasmatico nuovo Istituto sarebbe stato accolto nella Chiesa in base alle norme della “Ecclesia Dei”.
Dal punto di vista giuridico, si trattava di uno strafalcione, dato che questa norma può soltanto essere applicata a soggetti già in possesso della personalità giuridica di Diritto Canonico.

I “nuovi” Francescani dell’Immacolata dovevano dunque previamente essere riconosciuti come Istituto dalla Congregazione competente, cioè quella già dei Religiosi.
Il cui Prefetto ed il cui Segretario – almeno in questo – si erano dimostrati solidali con il Commissario Apostolico, avvisando che non l’avrebbero mai concessa.
Pare d’altronde che nemmeno sia stata presentata una istanza formale.

I “Manelliani” continuavano però ad apparire in giro per l’Italia come il mitico “Olandese Volante” sui Sette Mari, invocando come usbergo la “Ecclesia Dei”.
Basterebbe questa vicenda per dimostrare come non si deve essere troppo buoni, quanto meno se si ha a che fare con dei malintenzionati.
Ora le porte non non sono del tutto chiuse, ma il Papa ha stabilito che le nuove richieste di accesso ai benefici previsti dalla “Ecclesia Dei” dovranno passare al vaglio dell’ex Santo Offizio, guidato da un gesuita catalano astuto ed energico, per giunta bergogliano di ferro.

Il terrore dei “Progressisti” si è trasformato – per una sorta di nemesi storica – in terrore dei tradizionalisti.
Sui quali incomberà l’onere di provare che non vogliono rientrare in casa nostra per comportarsi come il classico elefante nel negozio di cristalli.

E’ un vero peccato che i giornalisti non siano ammessi alle “Congregazioni Generali” dell’ex Santo Offizio: sarebbe molto divertente assistere alle acrobazie giuridiche dell’avvocato Artiglieri.

Mario Castellano

 

http://www.farodiroma.it/labolizione-dellecclesia-dei-rappresenta-una-buona-notizia-di-m-castellano/

Faro di Roma: Nella Chiesa ci sono ancora stupri ai danni delle suore. Papa Francesco: Benedetto XVI li ha combattuti con coraggio

“Papa Benedetto ha avuto il coraggio di sciogliere una congregazione femminile che aveva un certo livello, perché c’era entrata questa schiavitù, anche persino sessuale, da parte dei chierici o da parte del fondatore. A volte il fondatore toglie la libertà alle suore, può arrivare a questo. Vorrei sottolineare che Benedetto XVI ha avuto il coraggio di fare tante cose su questo tema”. Lo ha ricordato Papa Francesco rispondendo ai giornalisti sui casi di stupro subiti da religiose.

“C’è un aneddoto: il cardinale Ratzinger – ha raccontato Bergoglio rendendo omaggio al predecessore – aveva tutte le carte su una organizzazione religiosa che aveva dentro corruzione sessuale ed economica. Lui provava a parlarne e c’erano dei filtri, non poteva arrivare. Alla fine il Papa, con la voglia di vedere la verità, ha fatto una riunione e Joseph Ratzinger se né andato lì con la cartella e tutte le sue carte. Quando è tornato, ha detto al suo segretario: mettila nell’archivio, ha vinto l’altro partito. Non dobbiamo scandalizzarci per questo, sono passi di un processo. Ma appena diventato Papa, la prima cosa che ha detto è stata: portami dall’archivio questo. Il folklore lo fa vedere come debole, ma di debole non ha niente. È un uomo buono, un pezzo di pane è più cattivo di lui, ma è un uomo forte”.

“Su questo problema (delle violenze sessuali subite da religiose da ecclesiastici): preghi che possiamo andare avanti. Io voglio andare avanti. Ci sono dei casi. Stiamo lavorando”, ha continuato Francesco rispondendo a una giornalista che gli chiedeva su un articolo dell’Osservatore che denuncia l’abuso sessuale delle donne consacrate nella Chiesa da parte del clero. E qualche mese fa anche l’Unione delle Superiore generali ha fatto una denuncia pubblica. “Il maltrattamento delle donne – ha ammesso Bergoglio ai giornalisti che volavano con lui – è un problema. Io oserei dire che l’umanità ancora non ha maturato: la donna è considerata di “seconda classe”. Cominciamo da qui: è un problema culturale. Poi si arriva fino ai femminicidi. Ci sono dei Paesi in cui il maltrattamento delle donne arriva al femminicidio. È vero, dentro la Chiesa ci sono stati dei chierici che hanno fatto questo. In alcune civilizzazioni in modo più forte che in altri. Ci sono stati sacerdoti e anche vescovi che hanno fatto quello”.

Il Papa ha anche confidato: “io credo che si faccia ancora: non è che dal momento in cui tu te ne accorgi, finisce. La cosa va avanti così. E da tempo stiamo lavorando in questo. Abbiamo sospeso qualche chierico, mandato via, e anche, non so se è finito il processo, dovuto sciogliere qualche congregazione religiosa femminile che era molto legata a questo fenomeno, una corruzione. Si deve fare qualcosa di più? Sì. Abbiamo la volontà? Sì. Ma è – ha concluso Francesco – un cammino che viene da lontano”.

Il riferimento di Papa Francesco è all’istituto dei Francescani dell’Immacolata, già commissariato nel 2013 dalla Santa Sede e osservato speciale della Guardia di Finanza per presunta truffa aggravata e falso ideologico: un giro di abusi, fisici e psicologici, in particolare presunti abusi, atti di libidine e prevaricazioni attuate dal fondatore Padre Stefano Maria Manelli, che rendono ancora più sordido quel mondo sommerso di ingenti movimenti di denaro, e di beni mobili e immobili che padre Stefano Maria Manelli aveva affidato illecitamente a laici, su cui sono puntati i riflettori degli inquirenti.
Ma ha turbare è proprio la figura del fondatore dell’Istituto, accusato da decine di suore ed ex-religiose, alcune delle quali avrebbe costretto a prostituirsi ai “benefattori”. “Si parla – ha scritto l’Huffington Post – di fanatismo, culto idolatrico verso il fondatore della Comunità e dei suoi presunti atteggiamenti autoritari, possessivi e narcisisti, volti al controllo assoluto e incondizionato di frati e suore, molti di cui stranieri, nel convento di Frigento e negli altri sparsi in tutta la Penisola. Padre Manelli avrebbe, secondo l’accusa, colpito le suore con vessazioni costanti, ricatti e mortificazioni. Tutto per ottenere la fedeltà assoluta delle religiose. Un patto di fedeltà che sarebbe stato siglato con il sangue: alle suore, ritengono infatti gli inquirenti, sarebbero stati punti i polpastrelli con l’ago”

 

http://www.farodiroma.it/nella-chiesa-ci-sono-ancora-stupri-ai-danni-delle-suore-papa-francesco-benedetto-xvi-li-ha-combattuti-con-coraggio/

PADRE MANELLI E LA PROTESTA DEI SANDALI ROSSI

Il 25 Novembre  è la data che identifica una lotta che si deve fare giornalmente ovvero la Lotta contro la Violenza sulle Donne.

Da quando l’artista messicana Elina Chauvet nel 2009 espose 33 scarpe rosse a Ciudad Juárez, nota per l’elevato tasso di femminicidio, queste calzature sono diventate simbolo di  violenze, morti e maltrattamenti che le donne hanno subito nella loro vita.

Il 25 novembre scorso in tante piazze del mondo le scarpe vuote hanno urlato tutto lo strazio, la vergogna, le paure e la condanna di chi ha deciso finalmente di DIRE BASTA.

E’ un problema culturale che riguarda la società ed è un problema che non risparmia nemmeno le istituzioni ecclesiastiche.

Ho dovuto e voluto dire “BASTA” anche io arrivata alla soglia degli “anta” con un velo, non solo in testa, ma mantenuto davanti agli occhi per troppi anni, sin dalla post adolescenza, l’età dei sogni, l’età degli ideali, l’età degli amori, l’età della vocazione, l’età della fragilità.

A troppi ormai è noto il caso del fondatore delle Suore Francescane dell’Immacolata, Padre Stefano Manelli che la Santa Sede ha rimosso dal governo del “suo” Istituto nel 2013 e che la Magistratura italiana ha sottoposto a indagine giudiziaria per abusi sulle religiose finiti in prescrizione per decorsi termini di procedibilità e a procedimenti giudiziari civili e penali con rinvio a giudizio per malversazioni sul patrimonio ecclesiastico.

Forse non è un caso se quest’anno la Giornata di Lotta contro la Violenza sulle Donne coincidendo con la solennità di Cristo Re, ricordava anche l’anniversario di ordinazione sacerdotale di p. Stefano Manelli.

In quest’occasione ogni anno numerose religiose gli tributavano omaggi presso l’Abbazia Hotel di Frigento, una struttura alberghiera che il Manelli rilevò in contanti sonanti di milioni di euro per radunare le sue “devote” diffuse sul territorio nazionale.

L’operazione fu quantificata per difetto al fisco con la compiacenza della mia ex superiora Carmela De Luca (Madre Consiglia di Calore Irpino).

Nei miei ricordi di ex adepta ricordo come i nostri genitori profittavano degli anniversari del fondatore: Cristo Re, 1 Maggio e 26 Dicembre, per celebrare padre Stefano Manelli con adulazioni e doni, spesso buste consistenti per ottenere un trattamento più benevolente da parte delle superiore in quei conventi lager dove vivevamo.

Ai familiari anche più stretti era fatto veto bilaterale di contatti e frequentazioni spontanee e regolari, in forma telefonica o personale, mentre la posta era controllata dalla superiora e l’uso di internet e di una casella e-mail privata era vietato.

Tutto era centellinato in una gara all’autodenuncia e alla disumanizzazione quale traguardo finale che vedeva nel muro alla libertà quel punto d’arrivo contro il quale tante volte ci abbiamo sbattuto la testa.

Con compiacenza ho appreso della recente discesa in campo dell‘Unione internazionale delle superiore generali che invita chi ha subito abusi a non restare in silenzio.

Si chiede, in considerazione anche di storie recenti di suore vittime di stupro da parte di prelati (eloquente il caso del vescovo indiano Franco Mulakkal, arrestato e processato dalle autorità locali dopo la denuncia di una suora, rimosso dal Papa dal suo incarico) che ogni religiosa che abbia subito un abuso non resti in silenzio.

Purtroppo con le nostre superiore non ci era dato di parlare poiché qualunque atteggiamento ambiguo del padre Manelli era interpretato come “slancio mistico” mentre gli approcci libidinosi più palesi venivano giustificati dal “bisogno represso” di un’infanzia vissuta lontano dalla mamma.

L’abuso di ogni sorta – sessuale, verbale, emotivo, o un uso improprio del potere all’interno di una relazione – lede la dignità e il sano sviluppo della persona che ne è vittima.

Le superiore generali si pongono “accanto alle donne e agli uomini che hanno dimostrato coraggio, denunciando i casi di abuso alle autorità…”.

“Condanniamo i fautori della cultura del silenzio e dell’omertà, che si servono spesso del pretesto di ‘tutelare’ la reputazione di un’istituzione o che definiscono tale atteggiamento ‘parte della propria cultura’ – dichiara l’Unione delle Superiori Maggiori -. Sosteniamo una trasparente denuncia di abuso alle autorità civili e penali, sia all’interno delle congregazioni religiose che nelle parrocchie o diocesi, o in qualsiasi spazio pubblico”.
“Ci impegniamo – continua la UISG in un testo – a collaborare con la Chiesa e le autorità civili per aiutare le vittime di ogni forma di abuso a sanare le ferite del passato attraverso un processo di accompagnamento e di richiesta di giustizia e a investire nella prevenzione dell’abuso attraverso una formazione collaborativa e programmi educativi per bambini, donne e uomini, desiderando costruire reti di solidarietà per contrastare queste situazioni disumanizzanti e contribuire a una nuova creazione nel mondo”.

In verità sto seguendo con amarezza il modus procedendi dell’attuale commissaria delle Suore Francescane dell’Immacolata, suor Noris Adriana Calzavara e non c’è nulla di buono da sperare.

Io ho fatto ormai la mia scelta, è vero, sono uscita dall’Istituto, ma quali e quante sono le ferite non ancora cicatrizzate.

Quali e quante sono le responsabilità delle mie superiori di ieri e della Madre Commissaria di oggi?

La Suor Noris ha lasciato inalterati gli assetti di governo interno, non è riuscita a frenare l’adorazione al fondatore Manelli permettendogli sotto il suo naso di continuare a venire nelle nostre case e a farci pressioni – come a Fontanarosa – per togliere ad esempio il mandato all’avvocato Sarno che sta cercando di recuperare le nostre temporalità dirottate ai nuovi associati laici, amici parenti e amici degli amici del fondatore.

Ha fatto chiudere case religiose storiche a Frigento per assecondare quelle consorelle che le avevano detto di non poterle più abitare per motivi di salute e che hanno poi rioccupato sotto la veste della nuova pseudo-congrega femminile patrocinata dal padre Manelli.

Non è in grado di tenere testa su ogni atto di governo ai ricorsi dell’avvocato rotale Emilio Artiglieri, un protetto del “clan dei prelati genovesi” legato esplicitamente al tradizionalismo militante e a quell’estrema destra cattolica ostile al pontificato attuale. https://www.riscossacristiana.it/le-radici-culturali-della-destra-di-emilio-artiglieri/

Non si capisce inoltre come sia possibile che l’Artiglieri lavori per quello stesso Dicastero, la CIVCSVA, che ci ha messo sotto inchiesta: è giudice e imputato allo stesso tempo. Fantastico!

La Madre Commissaria è stata incapace di tenere coese le periferie missionarie e di mettere a contributo le poche suore disposte a collaborare con lei avallando piuttosto la loro emarginazione come in Argentina.

  “Chiediamo che ogni donna religiosa vittima denunci quanto accaduto alla superiora della propria congregazione e alle autorità ecclesiali e civili”, afferma l’Uisg, promettendo sostegno a chi abbia “il coraggio” di parlare.

Sembra una presa in giro, un insulto alle vittime di fronte all’atteggiamento del Dicastero per la Vita Consacrata e della Commissaria Apostolica.

Dove sono finite le denunce al padre Manelli a Dottrina della Fede?

Quale è stato il loro seguito?

In che modo sta conducendo la sua vita il mio ex Fondatore?

Come ha celebrato il suo anniversario anche quest’anno a dispetto delle direttive della Santa Sede?

Con quante suore e laici ha condiviso, fuori dal suo convento di Albenga, una delle diverse torte preparate per lui?

Di cosa si fa garante l’Unione Internazionale delle Superiore Maggiori se non riesce a gestire da quasi cinque anni un caso tanto pietoso quanto eclatante che ci riguarda?

“Il profondo dolore e l’indignazione per la serie di abusi perpetrati nella Chiesa e nella società odierna” delle duemila superiore generali delle Congregazioni femminili di tutto il mondo, che rappresentano oltre cinquecentomila religiose” è chiacchiera se non si passa ai fatti.

Come si continua a permettere che un fondatore messo sotto inchiesta per licenze su giovani donne che gli pendevano dalle labbra, che si sentivano fiere di essere palpeggiate, che erano completamente isolate dal resto del mondo per essere controllate e condizionate con facilità,  continui ad incontrare delle consacrate, a fare loro la “direzione spirituale” e la confessione?

Come risposte alle nostre perplessità e paure garantiste nei suoi confronti diceva: “Le Commissarie non capiscono niente… questo Papa non mi farà niente… il suo Successore mi darà ragione… Francesco dovrà dare le dimissioni… è una pedina della Massoneria… Elena Aiello lo predisse… la Chiesa non ha più vocazioni… siete rimaste solo voi con le vocazioni… sono tutte femministe, non pregano… salviamo la Chiesa (!)”.

Il peggio è che rideva e beffeggiava l’Autorità della CIVCSVA dicendo: “Vedete.. mi hanno mandato una lettera… e io faccio quello che voglio, è un’obbedienza ingiusta, anche con Padre Pio hanno fatto così, andiamo avanti…”.

Come si può permettere che le famiglie delle suore continuino ad elargire beni in liquidità e immobili pro Manelli e affiliati?

Come si può permettere che delle religiose continuino a lavorare gratis per delle opere sottratte all’Istituto dai prestanome di padre Manelli?

Le Suore Francescane dell’Immacolata continuano ad andare di parrocchia in parrocchia nell’urbe e nell’orbe farfugliando timidamente qualcosa per vendere i messalini da novanta milioni di euro l’anno non tassati per “aiutare le missioni” alle quali arrivano le briciole.

Non dice nulla il fatto che delle ex suore continuino a chiedere “il permesso per andare in bagno” al marito o ai genitori?

Che responsabilità ha la Chiesa e che responsabilità hanno le Commissarie Apostoliche davanti a Dio e alla storia?

Non sono forse “violenza omologata” quell’insieme di coercizioni, pressioni, diseducazioni, adorazioni ai fondatori alle quali tristemente si continua ad assistere nel 2018?

E’ ora di dire BASTA e lo faremo aggiungendo ormai a quella scarpe rosse, segno di una libertà esteriore mai avuta, i nostri sandali da vestali ed odalische di un Padre Stefano Manelli corrotto e corruttore logori con cartelle cliniche e referti medici accompagnati da querele di parte rivolte anche alla troika commissariale e alla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata “albergo” di collusi, fannulloni e incapaci.

Non auguriamo ai “figli”, nipoti, amanti (uomini e donne) degli officiali e prelati di Curia, gli escrementi che coprendo Manelli per non essere ricattati stanno facendo inghiottire a noi, quegli stessi escrementi che alcune mie consorelle vomitavano di fronte a superiore incapaci di distinguere una celeacia da un mal di pancia, una diarrea da un morbo di Crohn.

L’ira degli dèi, come in modo malcelato fa intendere Manelli nella sua “teologia del cinismo”, si placa infatti con il sacrificio della vita delle vittime e con le vite rovinate e sacrificate al suo “io” al posto di Dio.

SE QUESTO E’ UN TEOLOGO…

P. Stefano Manelli con alcuni cortigiani

In occasione dell’anniversario delle leggi razziali del 1938 sull’altare del “dio” Stefano Manelli autodefinitosi “Il Padre Comune” viene ancora consumato l’ennesimo olocausto di un suo suddito di corte: Giuseppe Lanzetta, detto Padre Serafino.

Il nuovo sacrificio umano nasce dall’avvenuto esaurimento – intellettuale e nervoso – di P. Paolo Siano che indotto ripetutamente ad attaccare papato e curia dal “Burattinaio” esiliato ad Albenga, ma non isolato, è stato raggiunto da provvedimenti canonici che ne hanno fermato la follia contestatrice.

Estinta una vittima, ne occorre un’altra per un Moloch figlicida e insaziabile come il Manelli.

Il  semisconosciuto Lanzetta ritorna nella blogosfera grazie al sito di Sandro Magister prima di essere definitivamente sepolto nell’oblio della storia.

Questa sarebbe stata una perdita per il mondo tradiprotestante e per chi ancora lo segue!

Anche un teologo fatto in casa deve pubblicare qualcosa “tanto per”, benché raccomandato da un preside di periferia come Manfred Hauke a Lugano, nel paese di Heidi. Roma, infatti è lontana e inaccessibile in tutti i sensi per personaggetti del genere.

 

Nel sedicente saggio “Alla radice della presente crisi della Chiesa” il Lanzetta più che salire al “Settimo Cielo” della propaganda virtuale cade, anzi scade, nell’ennesima elucubrazione.

Il motivo è duplice: in primo luogo, malgrado i suoi sforzi spremi meningi, il Lanzetta ha come base di partenza culturale un diplomino di perito geometra conseguito con 42/60 in una scuola parificata della provincia di Avellino dove tutti sono raccomandati; in secondo luogo le conclusioni teoriche alle quali il Lanzetta perviene gli sono già consegnate preconfezionate dal Manelli. L’abilità si limita allora nel dimostrarle attraverso sproloqui che impressionano l’interlocutore spesso sprovvisto di strumenti epistemologici per il discernimento e la critica specie se nutrito “dottrinalmente” dai blog popcat come “Bastabugie” e “La Nuova Bussola Quotidiana” diretti da quella “brava gente” semi sedevacantista che cerca l’unità e la comunione nella Chiesa in fedele e filiale ossequio al Papa felicemente regnante!

Il Lanzetta esordisce nel suo pezzo da novanta scrivendo: “La Santa Madre Chiesa è dinanzi a una crisi senza precedenti in tutta la sua storia” (sic).

Come nello stile degli Scribi al tempo di Gesù chiama la Chiesa, che proprio lui contesta nel suo attuale pontefice, “santa e madre” e dimentico forse delle diatribe dottrinali della patristica, dell’epoca del clero nicolaita e simoniaco, del papato militarizzato in concorrenza con il potere, del papato dei Borgia,  degli scismi d’Oriente e d’Occidente, ritiene che il 2018 sia l’epoca peggiore.

Il Lanzetta ancora esprime due concetti tanto originali quanto complicati: “per risalire alle cause bisogna raschiare la superficie e scavare più in profondità” e ancora: “La confusione dottrinale genera il disordine morale e viceversa”.

In pratica è come dire: “se non è zuppa è pan bagnato”. Dice tutto e dice nulla, specialmente con quel “viceversa”.

In questo linguaggio il Lanzetta somiglia a quei teologi moderni e contemporanei che contesta.

Per chi come noi ha avuto il coraggio e lo stomaco di sopportare lo scritto, andiamo avanti…

Sin dalle prime battute il Lanzetta cita il vescovo inglese Philip Egan di Portsmouth.

La cosa ci sorprende poiché il prelato è un emerito sconosciuto dallo spessore culturale e dal profilo ecclesiale quasi anonimo, come l’insieme del clero inglese, un tempo più vivace, prestigioso e preparato.

Sempre citando Mons. Egan il Lanzetta dichiara che “questa crisi si dipana su tre livelli: ‘primo, un presunto catalogo di peccati e di crimini commessi contro i giovani da parte di membri del clero; secondo, i circoli omosessuali centrati attorno all’arcivescovo Theodore McCarrick, ma presenti anche in altre aree della Chiesa; quindi, terzo, la cattiva gestione e la copertura di tutto ciò da parte della gerarchia fino ai circoli più alti’”.

Ora vorremmo chiedere a Mons. Egan perché nella crisi della Chiesa non cita vescovi che come lui hanno accolto nelle proprie diocesi britanniche cellule cancerogene per la Chiesa come religiosi ribelli verso i superiori, religiose settarie e psicopatiche come Marcella Perillo, la boia delle marchiature a fuoco sui petti delle monache.

Ci spieghi ancora Mons. Egan perché permette che un prete come Lanzetta ed altri, non più appartenenti a un Istituto religioso, continuino a portarne l’abito.

Don Giuseppe Lanzetta “salamellecca” il card.Walter Brandmuller un firmatario dei “dubia” contro Papa Francesco

Ci spieghi sempre il prelato inglese come sia possibile che un certo padre Morgan passato all’anglicanesimo per convolare a nozze con una donna, torni poi da vecchietto e da vedovo nella Chiesa cattolica permettendosi di fare il moralista disciplinatore degli altri dal monastero di St. Magwan con la benedizione della summenzionata badessa Perillo…

 

        La disobbedienza e le confusioni nella Chiesa portano infatti al disordine dottrinale e morale… e viceversa!

 

Poiché come recita un adagio, “tutte le eresie finiscono in camera da letto”, il buon Lanzetta non può che emulare quei sessuofobi che attribuiscono al de sexto la causa di ogni male dimenticando gli altri nove Comandamenti.

La prima causa della crisi attuale della Chiesa infatti, il Lanzetta la individua nell’opposizione all’interno della Chiesa all’enciclica “Humanae vitae”.

Non è la mentalità individualista ed edonista, non è la cultura secolarista… è la pillola di Pincus!

Dalla separazione dell’aspetto unitivo e procreativo dell’atto coniugale il Lanzetta si paracaduta a chiarelettere sulla pratica omosessuale come se essa fosse determinata, filosoficamente e antropologicamente parlando, dalla contraccezione.

Chissà cosa gli risponderebbe P. Alessandro Apollonio, uno dei colonnelli manelliani stanziato a Fatima, fiero dell’appoggio della lobby omosessuale al suo “Padre Comune” durante il commissariamento dei Francescani dell’Immacolata.

Il Lanzetta, poi, parla giustamente dei circoli omosessuali del clero, anche se con imprecisione lessicale equipara la pederastia alla mai citata efebofilia.

Peccato che non faccia un distinguo statistico tra i riprovevoli atti omosessuali ai danni di minorenni e gli altrettanto riprovevoli atti efebofili verso persone di sesso femminile perpetrati da parte di chierici che hanno abusato della loro posizione morale, proprio come il suo “Padre Comune” Manelli indagato giudizialmente nel merito fino a beneficiare dei favori tecnici della prescrizione, ma non dell’assoluzione con una vertenza ancora in atto a “Dottrina della Fede” dove i suoi accoliti si stanno adoperando per l’insabbiamento di prove inoppugnabili.

Il Padre Comune profittava della sua posizione di fondatore su delle ventenni col velo prendendosi tutte le licenze del caso sui loro capezzoli e sulle loro natiche.

Questo è il modello di Chiesa per il Lanzetta: due pesi e due misure.

Il Lanzetta poi si accanisce contro le riflessioni sulla Misericordia Divina del card. Kasper, credendo di essere il topolino che fa paura all’elefante.

E’ infatti il rigore punitivo, secondo lui, che converte il cuore dell’uomo, che ri-cristianizza una civiltà, che informa la cultura cristiana.

Fa poi nel suo pezzo l’apologia al clericalismo, un sistema che aveva permesso al “Padre Comune” di avere diritto di vita e di morte sui suoi sudditi in nome – secondo lui – dell’Immacolata e la sua causa.

Il Lanzetta, però, secondo l’esoterica e massonica formula della coincidenza degli opposti, stigmatizza il clericalismo nel momento in cui “perverte” la buona dottrina.

Ancora una volta ripetiamo: “Se non è zuppa è pan bagnato”; elementare come l’acqua minerale: liscia, gassata o Ferrarelle.

Il Lanzetta infine cita “l’inverno demografico” indotto dalla mentalità contraccettiva. Peccato per lui che questo valga soprattutto per l’Italia e non per altre feconde regioni del mondo che hanno portato l’umanità al superamento dei sette miliardi di abitanti.

La chiusura mentale, l’erudizione senza collegamento con la cultura, lo studio non sapienziale e le analisi da tavolino senza riscontro esperienziale e globale non fanno che ridicolizzare i “pontefici del sapere” come Lanzetta.

Don Giuseppe Lanzetta in Terra Santa guida uno di quei “pellegrinaggi bidone” finalizzati alle operazioni di fund raising per il movimento di Manelli.

C’è infine un’ultima chicca che proprio non vorremo perdere nel nostro commento.

Il Lanzetta crede di coniare un neologismo euristico con il termine di post-modernismo attribuito alla nostra epoca.

E’ l’ulteriore prova della sua ignoranza.

Il Lanzetta crede di applicare le categorie della crisi modernista alla nostra epoca che ingenuamente chiama per ovvi ed elementari motivi, postmodernista.

Ora il postmodernismo in quanto tale, oggetto di studio e già da tempo ampiamente riconosciuto nelle sue istanze di pensiero filosofico e non solo, si oppone proprio  alle ideologie moderniste e alle utopie illuministe, dichiarandone la fine.

Il concetto di postmodernismo contiene il senso di una posteriorità nei confronti del moderno, ma non tanto in riferimento cronologico, piuttosto nell’indicare un diverso modo di rapportarsi al moderno, che non è né di opposizione (antimoderno) né di superamento (ultramoderno).

Il postmodernismo in realtà ha condotto anche ad alcune conquiste utili per il genere umano, che avrebbero dato ragione proprio alla convinzione del Lanzetta di una Chiesa assediata da un pensiero dominante.

La ricerca costante di nemici in campo teologico ad esempio è la sfida fondamentale che il postmodernismo ha portato al grande convivio delle idee umane, in quanto ha cambiato il gioco, passando dall’autodeterminazione alla determinazione dell’altro.

Peccato che il suo effetto più immediato in Occidente pare essere stato la nascita di una generazione che è maggiormente interessata al pettegolezzo su internet che alla rivoluzione sociale.

Si conoscono infatti i limiti del tradiprotestantesimo odierno: tanto insulto e poca cultura.

Lo schermo e la tastiera di un computer in effetti risparmiano il confronto diretto e reale con chi la pensa diversamente e ha più argomenti di me.

E’ così che il Lanzetta vuole fare teologia?

Non conosce ormai la pacatezza. In ogni conferenza od omelia gesticola goffamente e sembra avere il sangue agli occhi di chi vuole imporre una sua idea che sa di essere discutibile e perdente. E’ un debole. (foto)

Nell’epilogo del suo diario, Primo Levi parla della decisione dei tedeschi di evacuare il campo di Auschwitz all’arrivo dell’Armata Rossa.  Lo scrittore ha la scarlattina e rimane in infermeria escluso dal trasferimento.

Coloro che intraprendono la “marcia liberatoria” vanno in realtà incontro alla morte come il suo amico Alberto.

Il provocatorio titolo “se questo è un teologo” rivolto al Lanzetta è allora speculare all’opera del Levi  “se questo è un uomo”.

Il Vitello(ne) dorato e adorato del Manelli ha suggerito al francescano dell’Immacolata Padre Serafino Lanzetta l’uscita dall’Ordine e la fuga all’estero come se un uomo fosse equiparabile ai milioni di euro sottratti all’Istituto e occultati nelle Isole Vergini.

E’ “la marcia liberatoria” degli irriducibili manelliani autodichiaratisi “prigionieri politici” della Chiesa proprio come le Brigate Rosse negli Anni di Piombo.

Il fanatico Manelli non poteva permettere come i Nazisti di avere testimoni scomodi in un prevedibile ravvedimento da parte di chi si fosse ritrovato non più sottomesso al suo giogo.

Fra qualche anno il quasi novantenne Manelli non ci sarà più e “il giovane” Lanzetta si ritrova già ad aver perso in nomine eius la vocazione francescana e il legame con la patria.

Il Lanzetta percepirà a ferite contratte e a fatto compiuto l’essere stato solo il pedone di una partita a scacchi.

La vanagloria indotta dai nobili fiorentini, “vignaioli perfidi”, ha fatto il resto nel condizionare e montare la testa ad un ragazzo di campagna che crebbe da pollo credendosi un’aquila.

Inutili e dannosi furono infatti gli anni vissuti dal Lanzetta ad Ognissanti di Firenze durante l’illusorio periodo restaurazionista post Summorum Pontificum.

A noi inoltre lascia sgomenti il fatto che il Manelli imponga “la marcia liberatoria” a persone che alla fine considera di seconda fascia non imponendo viceversa a nipoti frati e suore l’uscita dall’Istituto.

 

L’augurio che rivolgiamo al Lanzetta è di superare l’incantesimo che lo rende yes man(elliano) e a tutti noi di non essere più annoiati e disgustati dai suoi anacronistici e prevedibili manifesti ideologici filolefebvriani.

Se dovesse continuare così nella Chiesa accetti pure la proposta della diafana quarantenne inglesina da consolare e si sposi come “il collega” Lutero… se questo è un teologo.

Renderebbe maggiore servizio all’umanità!

Auguri!

 

«Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.»

UNA ‘VEGGENTE’ SI PRONUNCIA SUL CASO MANELLI

 

Mentre due domeniche fa mi trovavo all’ospedale della Misericordia di Albenga, mi è venuta a trovare una cara signora, un’anima di Dio alla quale attribuiscono doni particolari.

Mi ha fatto molto piacere la sua presenza di cortesia e la sua preghiera di guarigione con l’annuncio della mia uscita avvenuta di fatto dopo pochi giorni.

Conosce bene quella che è la mia sensibilità religiosa ma anche la mia preoccupazione di fronte ai falsi profeti e alle tante anomalie che esistono nella Chiesa.

Il governo di Mons. Oliveri in diocesi è stato a dir poco scandaloso benché qualche fanatico lo tacciasse di santo.

Mi infastidisce inoltre la presenza in città di quei preti con il colletto romano castigato, talare tutto punto e scarpino lindo e pinto con saturno e tricorno al capo impomatato.

Sembrano usciti dalla macchina del tempo o da qualche gay pride.

Marta (nome di fantasia ndr) mi ha rivelato anche di essere rimasta sorpresa del cattivo odore che ha sentito avvicinandosi al santuario di Pontelungo.

Conosce bene la mia storia e sa quanto disprezzi – anche per vicende personali – il religioso che lo occupa insieme ai suoi fedelissimi.

Si tratta naturalmente di  P. Stefano Maria Manelli, fondatore dei Francescani dell’Immacolata, deposto dal suo governo venticinquennale attraverso un regime commissariale voluto personalmente dal grande Papa Francesco.

Marta è un’anima particolare che il Signore ha dotato di ciò che comunemente definiremmo doni mistici.

Vive un profilo basso e con discrezione affronta il suo combattimento quotidiano con una malattia ultradecennale e incomprensibile.

Marta mi ha detto che non aveva mai avvertito prima di allora il puzzo nauseabondo segno per lei eloquente di presenza e attività diabolica nell’impostura e copertura di un santuario mariano.

L’ho pregata di farmi sapere dippiù e dopo essersi immersa nella preghiera la risposta non si è lasciata attendere dopo tre interminabili giorni.

Mi ha detto che Padre Manelli è un membro malato della Chiesa così orgoglioso da non riconoscere la sua malattia e i danni irreparabili che sta provocando a molte anime.

La giustizia divina è stata solo fermata dalla preghiera e dalla buona fede di alcune persone pie che pregano per lui ma la sua condotta è da Inferno se non ci sarà un ravvedimento.

Ha visto l’anima del Manelli priva di luce fornendomi orribili immagini che non riesco a ripetere. Piangeva durante il suo racconto e mi chiedeva se anche io sentissi un tanfo di terra marcia, di cimitero…

Continuava col dirmi che per colpa del Manelli tante anime stanno soffrendo e che il Papa attuale ha ricevuto e riceverà disprezzi per colpa sua.

La Madonna non è contenta di questo.

Marta mi ha detto che padre Manelli è un uomo pieno di odio che celebra indegnamente l’Eucarestia.

E’ anche pieno di orgoglio e di amor proprio e usa i beni materiali, i soldi, l’adulazione, il ricatto, la menzogna fino alla calunnia per accrescere il suo consenso.

Non riesce infatti a vivere senza poter comandare su qualcuno, senza sentirsi attenzionato ed essere indicato come il migliore.

Vive in un eterno passato ideale e immaginario convinto che sia l’erede di P. Pio, ma in realtà è stato già ripudiato come figlio degenerato e impostore.

Secondo la visione di Marta è come un terribile mostro a sette teste, i sette vizi capitali che possiede tutti, ostaggio del suo ego.

E’ diventato strumento del demonio per la divisione che ha prodotto nella sua famiglia religiosa e per i danni irreparabili ai laici.

Ha distrutto la vita a tanti giovani, uomini e donne e ha rovinato tante famiglie per la brama di piegarli al suo volere capriccioso, sotto le mentite spoglie di una santità oracolare.

Marta con decisione e fermezza ha detto che il Signore lo manterrà in vita per altri (…n…) anni, il tempo della sua conversione e che ci sarà presto una purificazione per lui e per chi lo sostiene.

Terribili sciagure si abbatteranno sulla sua famiglia e sui genitori ci sarà la sconfessione della Chiesa circa la loro presunta santità.

Si scoprirà che fu tutta una montatura in vista di creare prestigio e conseguente indotto finanziario per la posterità dei Manelli.

Di p. Stefano Manelli non resterà traccia su traccia, i suoi fedeli laici lo abbandoneranno, altri si disperderanno ed altri ancora avranno problemi con la giustizia terrena e con quella divina.

Quanto agli Istituti religiosi da lui fondati, le suore non esisteranno più mentre i frati saranno praticamente un nuovo istituto religioso che porterà per quindici anni il marchio della onta del fondatore prima di pacificarsi con la sua storia e produrre al suo interno anche figure di eminente santità.

C’è poi un secondo fondatore – diceva Marta – che vivrà e morirà condannato dal rimorso di non aver collaborato con la Chiesa e aver rinunciato ad assumere una posizione di salvataggio degli Istituti religiosi.

Non avrà il coraggio di dirlo apertamente, ma la coscienza – oltre che la storia –  glielo rimprovererà per sempre.

Le associazioni di fedeli, uomini e donne, che si riconoscono in Manelli, fra cinque anni saranno bandite dalla Chiesa e i loro componenti dispersi addirittura fuori dalla Chiesa Cattolica.

Ci saranno molti scandali nel loro interno e alcune donne diventeranno folli mentre altre saranno esposte per opera del demonio al pubblico ludibrio.

Padre Manelli fino alla morte continuerà ad incitare alla resistenza fornendo date profetiche sulla fine del mondo, la morte di Papa Francesco, interpretazioni personali sul Terzo Segreto di Fatima, dichiarazioni sul controllo della Massoneria sulla Chiesa, elezione divina e salvezza esclusiva per il suo raggruppamento di fedelissimi uomini e donne.

Solo sul letto di morte chiederà perdono per viltà e otterrà la salvezza, ma non la santità.

Prendo questo racconto – che ho cercato di riprodurre il più fedelmente possibile – con beneficio d’inventario, ma dalla fiducia che ho in Marta, dalla sicurezza e dalla maniera disinteressata con la quale parlava, dalla sua vita integra nella sobrietà e nella devozione al Signore, le sue dichiarazioni sono degne di fiducia e se da un lato mi confermano nel negativo giudizio sulla vicenda Manelli, da un altro lato al posto dei protagonisti della vicenda e di chi li sostiene, non dormirei sonni tranquilli.

M.L.C.

L’ENZIMA MANELLI. UN POSTGIUDIZIO SULLA PERSONA E I FATTI

Stefano Manelli è stato sempre un alchimista del politically correct ecclesiale.

Ha cercato di cavalcare tutte le opportunità che gli venivano presentate per ingrossare le fila delle sue risorse umane e finanziarie.

Aveva presentato a suore e frati un ideale di vita religiosa altissimo, che per primo non osservava, affinché avesse uomini e donne alla sua incondizionata sequela e militare obbedienza.

Aveva creato un sistema di chiusura alle diocesi e alle altre istituzioni religiose per evitare il confronto e far credere che la sua idea di convento era la migliore in un mondo e in una Chiesa sotto attacco di massoni, eretici, terroristi…

Quando qualcuna sollevava dubbi, sentenziava delle profezie con tanto di scadenza, magari trimestrale, nella speranza che novanta giorni gli sarebbero bastati per rovesciare gli oppositori con le solite manovre della corruzione presso ecclesiastici e magistrati.

Nel frattempo, secondo lui, era sempre possibile che il Papa decedesse e che, sempre secondo lui, gli avrebbe succeduto uno dei suoi candidati preferiti grazie al potere che il Manelli aveva persino sullo Spirito Santo essendosi fatto autoproclamare e chiamare il “Padre Comune”.

Quando nel 2007 iniziò la spinta restaurazionistica in opposizione al Vaticano II il Manelli se ne fece grande promotore.

Nel 2009 organizzò prima un convegno a un passo dal Vaticano sotto l’egida dottrinale del fu Brunero Gherardini e successivamente montò i carrozzoni del circo dei chierici più menestrelli che ministranti del rito “Tridentino”.

Gli sembrava di volare grazie alle vocazioni tradizionaliste che entravano in convento “a frotte” (quattro o cinque all’anno) ma che erano persone psichiatricamente e psicologicamente disturbate come più tardi i fatti rivelarono.

Si trattava di ragazzi provenienti da famiglie già condizionate e settorializzate da un punto di vista ecclesiale su posizioni lefebvriane di fatto o giovani impegnati politicamente che vedevano in una “certa sensibilità di chiesa” una contiguità con i loro ideologismi secolari.

Manelli era contento soprattutto per il fatto che si trattasse di europei, dei bianchi, avendo sempre disprezzato asiatici e africani eugenista com’era da un punto di vista ecclesiale.

In queste vocazioni non c’era la ricerca di Cristo e “dell’Immacolata”, ma la ricerca di un nemico da abbattere: la Chiesa.

In un’epoca di secolarismo che non stava risparmiando neanche gli uomini di Chiesa, questi giovani credevano di aver trovato una compagine di puri dove mostrare i muscoli in una purità morale e una forza dottrinale che nessuna entità nella Chiesa aveva posseduto fino a quel momento.

In altre occasioni e situazioni il Manelli condizionava i genitori, persone spesso mediocri e frustrate, sicuro che con la loro educazione da lui eterodiretta, avrebbero indotto i loro figli, ancor prima del raggiungimento della maggiore età, ad entrare nei suoi conventi di suore e frati.

Una volta entrati in convento i figli, avrebbe maggiormente legato a sé questi genitori riuscendosi ad accaparrare successivamente con più facilità l’eredità (materiale) loro spettante. Tutto giustificato per “la causa dell’Immacolata”.

Queste (pseudo) vocazioni avevano capito molto poco del cristianesimo e ancora meno di discernimento combattimento spirituale confondendo la vita religiosa con una sorta di lotta di classe all’interno di fazioni inesistenti nel Corpo Mistico.

Uno dopo l’altro questi giovani uscirono dal seminario convinti dalle parole del Manelli che avrebbero dovuto “salvare il mondo e la Chiesa in preda a un Papa eretico e alla vicina fine del mondo”.

Era l’unico espediente per coalizzare degli sprovveduti ed avere guadagno di causa nel mantenimento di una sorta di corte anacronistica e grottesca senza nessuna incidenza sul piano religioso e sociale fatta di pseudoasceti ipocriti che alla prima occasione, come dimostrarono, si rendevano oggetto di scandali pubblici che andavano dalla debolezza della carne alla concupiscenza degli occhi fino alla superbia della vita.

In occasione del quinto anniversario dell’elezione al soglio pontificale di Papa Francesco, non poteva mancare l’attacco alla sua persona da parte del solito club della mano morta.

“Mano” perché i leader si contano sulle dita di una sola mano, “morta” perché sono delle persone avulse dalla linfa vitale della Comunione dei Santi e della società; “mano morta” perché almeno il Manelli (nomen omen) il vizietto ce l’aveva secondo le numerose testimonianze di religiose ed ex religiose oggetto dell’attenzione dei suoi polpastrelli.

Manelli è stato nella storia della Chiesa come un enzima.

Come un catalizzatore biologico ha accelerato quella scomposizione sociale e politica già in corso di un mondo che con l’attuale pontificato è sconfitto e sta scomparendo: il perennalismo.

Non cessano le pubblicazioni contro Papa Francesco come gli scritti del commentatore americano Philip Lawler che passa dal  saggio “A call to serve” (una chiamata a servire) del 2013 al libello “Lost Shepherd” (pastore perso) del 2018.

Per il cambio di visione su Papa Francesco non sapremmo se definirlo un “mutante” o uno scrittore “in mutande” come i nostrani Tosatti e Socci per citarne solo due; gli altri sono ancor più insignificanti.

In mutande perché succede che tanti giornalisti risentano degli effetti della crisi e non disdegnino, anzi ricerchino le prebende del partito dell’opposizione ecclesiale con la sua potenza finanziaria.

Il Cardinale amerikano  Raymond Burke avrebbe tante cose da raccontarci.

E’ significativo come il mondo tradizionalista stia oggi attaccando il Papa anche sulla pulizia che sta operando nello IOR, panacea di traffici e lavatrice di denaro di cui anche il Manelli e i suoi uomini e soprattutto donne (la fuoriuscita Suor Consiglia al secolo Carmela De Luca) ne hanno abbondantemente fruito.

I reiterati e crescenti attacchi al Papa di padre Paolo Siano stanziato e sedentarizzato a Ferrara, provano la sconfitta ideologica del Manelli e della sua linea.

Ha sbagliato alleati, ha sbagliato forma di governo, ha stravolto un carisma, ha fallito.

Quelli del Siano sono scritti disperati, una sorta di appelli, grida di aiuto nei quali cerca di compattare i superstiti.

Pontifica sul Papa, parla a nome dell’Istituto, bacchetta tutti come un oracolo greco.

Non si rende conto della sofferenza che arreca a chi ama la Chiesa; non si rende conto dell’offesa che arreca alle vittime suore del Manelli e ai frati che hanno obbedito all’autorità.

Accusa coloro che vogliono sdoganarsi dal settarismo manelliano di professare l’infallibilismo bergogliano ma non si rende conto che in realtà sta dichiarando lui per se stesso e per chi la pensa come lui, che Stefano Manelli sia infallibile.

Con il primo lustro del pontificato di Bergoglio si sta chiudendo nella storia della Chiesa un’epoca tumultuosa, fatta del non riconoscimento della Provvidenza di Dio nella storia, in pratica un’eresia professata dai presunti (e presuntosi) “guardiani della fede” come Manelli e i suoi seguaci.

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

Segui assieme ad altri 45 follower

Statistiche del Blog

  • 476.171 hits

Tag

30 milioni di euro Antonio Socci Associazione Missione del Cuore Immacolato Associazione “Missione dell’Immacolata” Avellino Avv. Enrico Tuccillo Benedetto XVI Cardinale João Braz de Aviz Casa Mariana Editrice Chiesa Cattolica Clarisse dell’Immacolata Claudio Circelli Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata commissariamento delle Suore Francescane dell’Immacolata Commissario Apostolico Commissario Apostolico Padre Fidenzio Volpi OFM Capp Concilio Vaticano II Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata Corrispondenza Romana Enrico Tuccillo Faro di Roma Filippine Francescani dell'Immacolata Frati Francescani dell'Immacolata Frigento Giovanni Paolo II Gip Tribunale di Avellino Guardia di Finanza Il Faro di Roma Il Mattino Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata lefebvriani Loredana Zarrella Magistero manelliani Marco Tosatti Mario Castellano Maurizio Abate (Padre Bernardino Maria) Messa Tridentina p. Fidenzio Volpi O.F.M. Padre Adolfo Ralph Padre Alessandro Apollonio Padre Alfonso Bruno Padre Alfonso Maria Bruno Padre Angelo Gaeta Padre Fidenzio Volpi Padre Fidenzio Volpi OFM Cap Padre Gabriele Pellettieri Padre Manelli Padre Pio Padre Serafino Lanzetta Padre Stefano Manelli Padre Stefano Maria Manelli Papa Benedetto XVI Papa Francesco Patrimonio Sequestrato Pietro Luongo (Padre Pietro Maria) pm Adriano Del Bene pm Fabio Massimo Del Mauro Procura di Avellino Riscossa Cristiana Roberto De Mattei salesiano don Sabino Ardito San Francesco San Giovanni Rotondo San Pietro e dintorni Santa Maria Maggiore Santa Sede Santo Padre Francesco Sequestro Giudiziario Cautelativo Summorum Pontificum Suore Francescane dell'Immacolata Trenta Milioni di Euro Vaticano Vetus Ordo