La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

PADRE MANELLI E LA PROTESTA DEI SANDALI ROSSI

Il 25 Novembre  è la data che identifica una lotta che si deve fare giornalmente ovvero la Lotta contro la Violenza sulle Donne.

Da quando l’artista messicana Elina Chauvet nel 2009 espose 33 scarpe rosse a Ciudad Juárez, nota per l’elevato tasso di femminicidio, queste calzature sono diventate simbolo di  violenze, morti e maltrattamenti che le donne hanno subito nella loro vita.

Il 25 novembre scorso in tante piazze del mondo le scarpe vuote hanno urlato tutto lo strazio, la vergogna, le paure e la condanna di chi ha deciso finalmente di DIRE BASTA.

E’ un problema culturale che riguarda la società ed è un problema che non risparmia nemmeno le istituzioni ecclesiastiche.

Ho dovuto e voluto dire “BASTA” anche io arrivata alla soglia degli “anta” con un velo, non solo in testa, ma mantenuto davanti agli occhi per troppi anni, sin dalla post adolescenza, l’età dei sogni, l’età degli ideali, l’età degli amori, l’età della vocazione, l’età della fragilità.

A troppi ormai è noto il caso del fondatore delle Suore Francescane dell’Immacolata, Padre Stefano Manelli che la Santa Sede ha rimosso dal governo del “suo” Istituto nel 2013 e che la Magistratura italiana ha sottoposto a indagine giudiziaria per abusi sulle religiose finiti in prescrizione per decorsi termini di procedibilità e a procedimenti giudiziari civili e penali con rinvio a giudizio per malversazioni sul patrimonio ecclesiastico.

Forse non è un caso se quest’anno la Giornata di Lotta contro la Violenza sulle Donne coincidendo con la solennità di Cristo Re, ricordava anche l’anniversario di ordinazione sacerdotale di p. Stefano Manelli.

In quest’occasione ogni anno numerose religiose gli tributavano omaggi presso l’Abbazia Hotel di Frigento, una struttura alberghiera che il Manelli rilevò in contanti sonanti di milioni di euro per radunare le sue “devote” diffuse sul territorio nazionale.

L’operazione fu quantificata per difetto al fisco con la compiacenza della mia ex superiora Carmela De Luca (Madre Consiglia di Calore Irpino).

Nei miei ricordi di ex adepta ricordo come i nostri genitori profittavano degli anniversari del fondatore: Cristo Re, 1 Maggio e 26 Dicembre, per celebrare padre Stefano Manelli con adulazioni e doni, spesso buste consistenti per ottenere un trattamento più benevolente da parte delle superiore in quei conventi lager dove vivevamo.

Ai familiari anche più stretti era fatto veto bilaterale di contatti e frequentazioni spontanee e regolari, in forma telefonica o personale, mentre la posta era controllata dalla superiora e l’uso di internet e di una casella e-mail privata era vietato.

Tutto era centellinato in una gara all’autodenuncia e alla disumanizzazione quale traguardo finale che vedeva nel muro alla libertà quel punto d’arrivo contro il quale tante volte ci abbiamo sbattuto la testa.

Con compiacenza ho appreso della recente discesa in campo dell‘Unione internazionale delle superiore generali che invita chi ha subito abusi a non restare in silenzio.

Si chiede, in considerazione anche di storie recenti di suore vittime di stupro da parte di prelati (eloquente il caso del vescovo indiano Franco Mulakkal, arrestato e processato dalle autorità locali dopo la denuncia di una suora, rimosso dal Papa dal suo incarico) che ogni religiosa che abbia subito un abuso non resti in silenzio.

Purtroppo con le nostre superiore non ci era dato di parlare poiché qualunque atteggiamento ambiguo del padre Manelli era interpretato come “slancio mistico” mentre gli approcci libidinosi più palesi venivano giustificati dal “bisogno represso” di un’infanzia vissuta lontano dalla mamma.

L’abuso di ogni sorta – sessuale, verbale, emotivo, o un uso improprio del potere all’interno di una relazione – lede la dignità e il sano sviluppo della persona che ne è vittima.

Le superiore generali si pongono “accanto alle donne e agli uomini che hanno dimostrato coraggio, denunciando i casi di abuso alle autorità…”.

“Condanniamo i fautori della cultura del silenzio e dell’omertà, che si servono spesso del pretesto di ‘tutelare’ la reputazione di un’istituzione o che definiscono tale atteggiamento ‘parte della propria cultura’ – dichiara l’Unione delle Superiori Maggiori -. Sosteniamo una trasparente denuncia di abuso alle autorità civili e penali, sia all’interno delle congregazioni religiose che nelle parrocchie o diocesi, o in qualsiasi spazio pubblico”.
“Ci impegniamo – continua la UISG in un testo – a collaborare con la Chiesa e le autorità civili per aiutare le vittime di ogni forma di abuso a sanare le ferite del passato attraverso un processo di accompagnamento e di richiesta di giustizia e a investire nella prevenzione dell’abuso attraverso una formazione collaborativa e programmi educativi per bambini, donne e uomini, desiderando costruire reti di solidarietà per contrastare queste situazioni disumanizzanti e contribuire a una nuova creazione nel mondo”.

In verità sto seguendo con amarezza il modus procedendi dell’attuale commissaria delle Suore Francescane dell’Immacolata, suor Noris Adriana Calzavara e non c’è nulla di buono da sperare.

Io ho fatto ormai la mia scelta, è vero, sono uscita dall’Istituto, ma quali e quante sono le ferite non ancora cicatrizzate.

Quali e quante sono le responsabilità delle mie superiori di ieri e della Madre Commissaria di oggi?

La Suor Noris ha lasciato inalterati gli assetti di governo interno, non è riuscita a frenare l’adorazione al fondatore Manelli permettendogli sotto il suo naso di continuare a venire nelle nostre case e a farci pressioni – come a Fontanarosa – per togliere ad esempio il mandato all’avvocato Sarno che sta cercando di recuperare le nostre temporalità dirottate ai nuovi associati laici, amici parenti e amici degli amici del fondatore.

Ha fatto chiudere case religiose storiche a Frigento per assecondare quelle consorelle che le avevano detto di non poterle più abitare per motivi di salute e che hanno poi rioccupato sotto la veste della nuova pseudo-congrega femminile patrocinata dal padre Manelli.

Non è in grado di tenere testa su ogni atto di governo ai ricorsi dell’avvocato rotale Emilio Artiglieri, un protetto del “clan dei prelati genovesi” legato esplicitamente al tradizionalismo militante e a quell’estrema destra cattolica ostile al pontificato attuale. https://www.riscossacristiana.it/le-radici-culturali-della-destra-di-emilio-artiglieri/

Non si capisce inoltre come sia possibile che l’Artiglieri lavori per quello stesso Dicastero, la CIVCSVA, che ci ha messo sotto inchiesta: è giudice e imputato allo stesso tempo. Fantastico!

La Madre Commissaria è stata incapace di tenere coese le periferie missionarie e di mettere a contributo le poche suore disposte a collaborare con lei avallando piuttosto la loro emarginazione come in Argentina.

  “Chiediamo che ogni donna religiosa vittima denunci quanto accaduto alla superiora della propria congregazione e alle autorità ecclesiali e civili”, afferma l’Uisg, promettendo sostegno a chi abbia “il coraggio” di parlare.

Sembra una presa in giro, un insulto alle vittime di fronte all’atteggiamento del Dicastero per la Vita Consacrata e della Commissaria Apostolica.

Dove sono finite le denunce al padre Manelli a Dottrina della Fede?

Quale è stato il loro seguito?

In che modo sta conducendo la sua vita il mio ex Fondatore?

Come ha celebrato il suo anniversario anche quest’anno a dispetto delle direttive della Santa Sede?

Con quante suore e laici ha condiviso, fuori dal suo convento di Albenga, una delle diverse torte preparate per lui?

Di cosa si fa garante l’Unione Internazionale delle Superiore Maggiori se non riesce a gestire da quasi cinque anni un caso tanto pietoso quanto eclatante che ci riguarda?

“Il profondo dolore e l’indignazione per la serie di abusi perpetrati nella Chiesa e nella società odierna” delle duemila superiore generali delle Congregazioni femminili di tutto il mondo, che rappresentano oltre cinquecentomila religiose” è chiacchiera se non si passa ai fatti.

Come si continua a permettere che un fondatore messo sotto inchiesta per licenze su giovani donne che gli pendevano dalle labbra, che si sentivano fiere di essere palpeggiate, che erano completamente isolate dal resto del mondo per essere controllate e condizionate con facilità,  continui ad incontrare delle consacrate, a fare loro la “direzione spirituale” e la confessione?

Come risposte alle nostre perplessità e paure garantiste nei suoi confronti diceva: “Le Commissarie non capiscono niente… questo Papa non mi farà niente… il suo Successore mi darà ragione… Francesco dovrà dare le dimissioni… è una pedina della Massoneria… Elena Aiello lo predisse… la Chiesa non ha più vocazioni… siete rimaste solo voi con le vocazioni… sono tutte femministe, non pregano… salviamo la Chiesa (!)”.

Il peggio è che rideva e beffeggiava l’Autorità della CIVCSVA dicendo: “Vedete.. mi hanno mandato una lettera… e io faccio quello che voglio, è un’obbedienza ingiusta, anche con Padre Pio hanno fatto così, andiamo avanti…”.

Come si può permettere che le famiglie delle suore continuino ad elargire beni in liquidità e immobili pro Manelli e affiliati?

Come si può permettere che delle religiose continuino a lavorare gratis per delle opere sottratte all’Istituto dai prestanome di padre Manelli?

Le Suore Francescane dell’Immacolata continuano ad andare di parrocchia in parrocchia nell’urbe e nell’orbe farfugliando timidamente qualcosa per vendere i messalini da novanta milioni di euro l’anno non tassati per “aiutare le missioni” alle quali arrivano le briciole.

Non dice nulla il fatto che delle ex suore continuino a chiedere “il permesso per andare in bagno” al marito o ai genitori?

Che responsabilità ha la Chiesa e che responsabilità hanno le Commissarie Apostoliche davanti a Dio e alla storia?

Non sono forse “violenza omologata” quell’insieme di coercizioni, pressioni, diseducazioni, adorazioni ai fondatori alle quali tristemente si continua ad assistere nel 2018?

E’ ora di dire BASTA e lo faremo aggiungendo ormai a quella scarpe rosse, segno di una libertà esteriore mai avuta, i nostri sandali da vestali ed odalische di un Padre Stefano Manelli corrotto e corruttore logori con cartelle cliniche e referti medici accompagnati da querele di parte rivolte anche alla troika commissariale e alla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata “albergo” di collusi, fannulloni e incapaci.

Non auguriamo ai “figli”, nipoti, amanti (uomini e donne) degli officiali e prelati di Curia, gli escrementi che coprendo Manelli per non essere ricattati stanno facendo inghiottire a noi, quegli stessi escrementi che alcune mie consorelle vomitavano di fronte a superiore incapaci di distinguere una celeacia da un mal di pancia, una diarrea da un morbo di Crohn.

L’ira degli dèi, come in modo malcelato fa intendere Manelli nella sua “teologia del cinismo”, si placa infatti con il sacrificio della vita delle vittime e con le vite rovinate e sacrificate al suo “io” al posto di Dio.

Annunci

SE QUESTO E’ UN TEOLOGO…

P. Stefano Manelli con alcuni cortigiani

In occasione dell’anniversario delle leggi razziali del 1938 sull’altare del “dio” Stefano Manelli autodefinitosi “Il Padre Comune” viene ancora consumato l’ennesimo olocausto di un suo suddito di corte: Giuseppe Lanzetta, detto Padre Serafino.

Il nuovo sacrificio umano nasce dall’avvenuto esaurimento – intellettuale e nervoso – di P. Paolo Siano che indotto ripetutamente ad attaccare papato e curia dal “Burattinaio” esiliato ad Albenga, ma non isolato, è stato raggiunto da provvedimenti canonici che ne hanno fermato la follia contestatrice.

Estinta una vittima, ne occorre un’altra per un Moloch figlicida e insaziabile come il Manelli.

Il  semisconosciuto Lanzetta ritorna nella blogosfera grazie al sito di Sandro Magister prima di essere definitivamente sepolto nell’oblio della storia.

Questa sarebbe stata una perdita per il mondo tradiprotestante e per chi ancora lo segue!

Anche un teologo fatto in casa deve pubblicare qualcosa “tanto per”, benché raccomandato da un preside di periferia come Manfred Hauke a Lugano, nel paese di Heidi. Roma, infatti è lontana e inaccessibile in tutti i sensi per personaggetti del genere.

 

Nel sedicente saggio “Alla radice della presente crisi della Chiesa” il Lanzetta più che salire al “Settimo Cielo” della propaganda virtuale cade, anzi scade, nell’ennesima elucubrazione.

Il motivo è duplice: in primo luogo, malgrado i suoi sforzi spremi meningi, il Lanzetta ha come base di partenza culturale un diplomino di perito geometra conseguito con 42/60 in una scuola parificata della provincia di Avellino dove tutti sono raccomandati; in secondo luogo le conclusioni teoriche alle quali il Lanzetta perviene gli sono già consegnate preconfezionate dal Manelli. L’abilità si limita allora nel dimostrarle attraverso sproloqui che impressionano l’interlocutore spesso sprovvisto di strumenti epistemologici per il discernimento e la critica specie se nutrito “dottrinalmente” dai blog popcat come “Bastabugie” e “La Nuova Bussola Quotidiana” diretti da quella “brava gente” semi sedevacantista che cerca l’unità e la comunione nella Chiesa in fedele e filiale ossequio al Papa felicemente regnante!

Il Lanzetta esordisce nel suo pezzo da novanta scrivendo: “La Santa Madre Chiesa è dinanzi a una crisi senza precedenti in tutta la sua storia” (sic).

Come nello stile degli Scribi al tempo di Gesù chiama la Chiesa, che proprio lui contesta nel suo attuale pontefice, “santa e madre” e dimentico forse delle diatribe dottrinali della patristica, dell’epoca del clero nicolaita e simoniaco, del papato militarizzato in concorrenza con il potere, del papato dei Borgia,  degli scismi d’Oriente e d’Occidente, ritiene che il 2018 sia l’epoca peggiore.

Il Lanzetta ancora esprime due concetti tanto originali quanto complicati: “per risalire alle cause bisogna raschiare la superficie e scavare più in profondità” e ancora: “La confusione dottrinale genera il disordine morale e viceversa”.

In pratica è come dire: “se non è zuppa è pan bagnato”. Dice tutto e dice nulla, specialmente con quel “viceversa”.

In questo linguaggio il Lanzetta somiglia a quei teologi moderni e contemporanei che contesta.

Per chi come noi ha avuto il coraggio e lo stomaco di sopportare lo scritto, andiamo avanti…

Sin dalle prime battute il Lanzetta cita il vescovo inglese Philip Egan di Portsmouth.

La cosa ci sorprende poiché il prelato è un emerito sconosciuto dallo spessore culturale e dal profilo ecclesiale quasi anonimo, come l’insieme del clero inglese, un tempo più vivace, prestigioso e preparato.

Sempre citando Mons. Egan il Lanzetta dichiara che “questa crisi si dipana su tre livelli: ‘primo, un presunto catalogo di peccati e di crimini commessi contro i giovani da parte di membri del clero; secondo, i circoli omosessuali centrati attorno all’arcivescovo Theodore McCarrick, ma presenti anche in altre aree della Chiesa; quindi, terzo, la cattiva gestione e la copertura di tutto ciò da parte della gerarchia fino ai circoli più alti’”.

Ora vorremmo chiedere a Mons. Egan perché nella crisi della Chiesa non cita vescovi che come lui hanno accolto nelle proprie diocesi britanniche cellule cancerogene per la Chiesa come religiosi ribelli verso i superiori, religiose settarie e psicopatiche come Marcella Perillo, la boia delle marchiature a fuoco sui petti delle monache.

Ci spieghi ancora Mons. Egan perché permette che un prete come Lanzetta ed altri, non più appartenenti a un Istituto religioso, continuino a portarne l’abito.

Don Giuseppe Lanzetta “salamellecca” il card.Walter Brandmuller un firmatario dei “dubia” contro Papa Francesco

Ci spieghi sempre il prelato inglese come sia possibile che un certo padre Morgan passato all’anglicanesimo per convolare a nozze con una donna, torni poi da vecchietto e da vedovo nella Chiesa cattolica permettendosi di fare il moralista disciplinatore degli altri dal monastero di St. Magwan con la benedizione della summenzionata badessa Perillo…

 

        La disobbedienza e le confusioni nella Chiesa portano infatti al disordine dottrinale e morale… e viceversa!

 

Poiché come recita un adagio, “tutte le eresie finiscono in camera da letto”, il buon Lanzetta non può che emulare quei sessuofobi che attribuiscono al de sexto la causa di ogni male dimenticando gli altri nove Comandamenti.

La prima causa della crisi attuale della Chiesa infatti, il Lanzetta la individua nell’opposizione all’interno della Chiesa all’enciclica “Humanae vitae”.

Non è la mentalità individualista ed edonista, non è la cultura secolarista… è la pillola di Pincus!

Dalla separazione dell’aspetto unitivo e procreativo dell’atto coniugale il Lanzetta si paracaduta a chiarelettere sulla pratica omosessuale come se essa fosse determinata, filosoficamente e antropologicamente parlando, dalla contraccezione.

Chissà cosa gli risponderebbe P. Alessandro Apollonio, uno dei colonnelli manelliani stanziato a Fatima, fiero dell’appoggio della lobby omosessuale al suo “Padre Comune” durante il commissariamento dei Francescani dell’Immacolata.

Il Lanzetta, poi, parla giustamente dei circoli omosessuali del clero, anche se con imprecisione lessicale equipara la pederastia alla mai citata efebofilia.

Peccato che non faccia un distinguo statistico tra i riprovevoli atti omosessuali ai danni di minorenni e gli altrettanto riprovevoli atti efebofili verso persone di sesso femminile perpetrati da parte di chierici che hanno abusato della loro posizione morale, proprio come il suo “Padre Comune” Manelli indagato giudizialmente nel merito fino a beneficiare dei favori tecnici della prescrizione, ma non dell’assoluzione con una vertenza ancora in atto a “Dottrina della Fede” dove i suoi accoliti si stanno adoperando per l’insabbiamento di prove inoppugnabili.

Il Padre Comune profittava della sua posizione di fondatore su delle ventenni col velo prendendosi tutte le licenze del caso sui loro capezzoli e sulle loro natiche.

Questo è il modello di Chiesa per il Lanzetta: due pesi e due misure.

Il Lanzetta poi si accanisce contro le riflessioni sulla Misericordia Divina del card. Kasper, credendo di essere il topolino che fa paura all’elefante.

E’ infatti il rigore punitivo, secondo lui, che converte il cuore dell’uomo, che ri-cristianizza una civiltà, che informa la cultura cristiana.

Fa poi nel suo pezzo l’apologia al clericalismo, un sistema che aveva permesso al “Padre Comune” di avere diritto di vita e di morte sui suoi sudditi in nome – secondo lui – dell’Immacolata e la sua causa.

Il Lanzetta, però, secondo l’esoterica e massonica formula della coincidenza degli opposti, stigmatizza il clericalismo nel momento in cui “perverte” la buona dottrina.

Ancora una volta ripetiamo: “Se non è zuppa è pan bagnato”; elementare come l’acqua minerale: liscia, gassata o Ferrarelle.

Il Lanzetta infine cita “l’inverno demografico” indotto dalla mentalità contraccettiva. Peccato per lui che questo valga soprattutto per l’Italia e non per altre feconde regioni del mondo che hanno portato l’umanità al superamento dei sette miliardi di abitanti.

La chiusura mentale, l’erudizione senza collegamento con la cultura, lo studio non sapienziale e le analisi da tavolino senza riscontro esperienziale e globale non fanno che ridicolizzare i “pontefici del sapere” come Lanzetta.

Don Giuseppe Lanzetta in Terra Santa guida uno di quei “pellegrinaggi bidone” finalizzati alle operazioni di fund raising per il movimento di Manelli.

C’è infine un’ultima chicca che proprio non vorremo perdere nel nostro commento.

Il Lanzetta crede di coniare un neologismo euristico con il termine di post-modernismo attribuito alla nostra epoca.

E’ l’ulteriore prova della sua ignoranza.

Il Lanzetta crede di applicare le categorie della crisi modernista alla nostra epoca che ingenuamente chiama per ovvi ed elementari motivi, postmodernista.

Ora il postmodernismo in quanto tale, oggetto di studio e già da tempo ampiamente riconosciuto nelle sue istanze di pensiero filosofico e non solo, si oppone proprio  alle ideologie moderniste e alle utopie illuministe, dichiarandone la fine.

Il concetto di postmodernismo contiene il senso di una posteriorità nei confronti del moderno, ma non tanto in riferimento cronologico, piuttosto nell’indicare un diverso modo di rapportarsi al moderno, che non è né di opposizione (antimoderno) né di superamento (ultramoderno).

Il postmodernismo in realtà ha condotto anche ad alcune conquiste utili per il genere umano, che avrebbero dato ragione proprio alla convinzione del Lanzetta di una Chiesa assediata da un pensiero dominante.

La ricerca costante di nemici in campo teologico ad esempio è la sfida fondamentale che il postmodernismo ha portato al grande convivio delle idee umane, in quanto ha cambiato il gioco, passando dall’autodeterminazione alla determinazione dell’altro.

Peccato che il suo effetto più immediato in Occidente pare essere stato la nascita di una generazione che è maggiormente interessata al pettegolezzo su internet che alla rivoluzione sociale.

Si conoscono infatti i limiti del tradiprotestantesimo odierno: tanto insulto e poca cultura.

Lo schermo e la tastiera di un computer in effetti risparmiano il confronto diretto e reale con chi la pensa diversamente e ha più argomenti di me.

E’ così che il Lanzetta vuole fare teologia?

Non conosce ormai la pacatezza. In ogni conferenza od omelia gesticola goffamente e sembra avere il sangue agli occhi di chi vuole imporre una sua idea che sa di essere discutibile e perdente. E’ un debole. (foto)

Nell’epilogo del suo diario, Primo Levi parla della decisione dei tedeschi di evacuare il campo di Auschwitz all’arrivo dell’Armata Rossa.  Lo scrittore ha la scarlattina e rimane in infermeria escluso dal trasferimento.

Coloro che intraprendono la “marcia liberatoria” vanno in realtà incontro alla morte come il suo amico Alberto.

Il provocatorio titolo “se questo è un teologo” rivolto al Lanzetta è allora speculare all’opera del Levi  “se questo è un uomo”.

Il Vitello(ne) dorato e adorato del Manelli ha suggerito al francescano dell’Immacolata Padre Serafino Lanzetta l’uscita dall’Ordine e la fuga all’estero come se un uomo fosse equiparabile ai milioni di euro sottratti all’Istituto e occultati nelle Isole Vergini.

E’ “la marcia liberatoria” degli irriducibili manelliani autodichiaratisi “prigionieri politici” della Chiesa proprio come le Brigate Rosse negli Anni di Piombo.

Il fanatico Manelli non poteva permettere come i Nazisti di avere testimoni scomodi in un prevedibile ravvedimento da parte di chi si fosse ritrovato non più sottomesso al suo giogo.

Fra qualche anno il quasi novantenne Manelli non ci sarà più e “il giovane” Lanzetta si ritrova già ad aver perso in nomine eius la vocazione francescana e il legame con la patria.

Il Lanzetta percepirà a ferite contratte e a fatto compiuto l’essere stato solo il pedone di una partita a scacchi.

La vanagloria indotta dai nobili fiorentini, “vignaioli perfidi”, ha fatto il resto nel condizionare e montare la testa ad un ragazzo di campagna che crebbe da pollo credendosi un’aquila.

Inutili e dannosi furono infatti gli anni vissuti dal Lanzetta ad Ognissanti di Firenze durante l’illusorio periodo restaurazionista post Summorum Pontificum.

A noi inoltre lascia sgomenti il fatto che il Manelli imponga “la marcia liberatoria” a persone che alla fine considera di seconda fascia non imponendo viceversa a nipoti frati e suore l’uscita dall’Istituto.

 

L’augurio che rivolgiamo al Lanzetta è di superare l’incantesimo che lo rende yes man(elliano) e a tutti noi di non essere più annoiati e disgustati dai suoi anacronistici e prevedibili manifesti ideologici filolefebvriani.

Se dovesse continuare così nella Chiesa accetti pure la proposta della diafana quarantenne inglesina da consolare e si sposi come “il collega” Lutero… se questo è un teologo.

Renderebbe maggiore servizio all’umanità!

Auguri!

 

«Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.»

UNA ‘VEGGENTE’ SI PRONUNCIA SUL CASO MANELLI

 

Mentre due domeniche fa mi trovavo all’ospedale della Misericordia di Albenga, mi è venuta a trovare una cara signora, un’anima di Dio alla quale attribuiscono doni particolari.

Mi ha fatto molto piacere la sua presenza di cortesia e la sua preghiera di guarigione con l’annuncio della mia uscita avvenuta di fatto dopo pochi giorni.

Conosce bene quella che è la mia sensibilità religiosa ma anche la mia preoccupazione di fronte ai falsi profeti e alle tante anomalie che esistono nella Chiesa.

Il governo di Mons. Oliveri in diocesi è stato a dir poco scandaloso benché qualche fanatico lo tacciasse di santo.

Mi infastidisce inoltre la presenza in città di quei preti con il colletto romano castigato, talare tutto punto e scarpino lindo e pinto con saturno e tricorno al capo impomatato.

Sembrano usciti dalla macchina del tempo o da qualche gay pride.

Marta (nome di fantasia ndr) mi ha rivelato anche di essere rimasta sorpresa del cattivo odore che ha sentito avvicinandosi al santuario di Pontelungo.

Conosce bene la mia storia e sa quanto disprezzi – anche per vicende personali – il religioso che lo occupa insieme ai suoi fedelissimi.

Si tratta naturalmente di  P. Stefano Maria Manelli, fondatore dei Francescani dell’Immacolata, deposto dal suo governo venticinquennale attraverso un regime commissariale voluto personalmente dal grande Papa Francesco.

Marta è un’anima particolare che il Signore ha dotato di ciò che comunemente definiremmo doni mistici.

Vive un profilo basso e con discrezione affronta il suo combattimento quotidiano con una malattia ultradecennale e incomprensibile.

Marta mi ha detto che non aveva mai avvertito prima di allora il puzzo nauseabondo segno per lei eloquente di presenza e attività diabolica nell’impostura e copertura di un santuario mariano.

L’ho pregata di farmi sapere dippiù e dopo essersi immersa nella preghiera la risposta non si è lasciata attendere dopo tre interminabili giorni.

Mi ha detto che Padre Manelli è un membro malato della Chiesa così orgoglioso da non riconoscere la sua malattia e i danni irreparabili che sta provocando a molte anime.

La giustizia divina è stata solo fermata dalla preghiera e dalla buona fede di alcune persone pie che pregano per lui ma la sua condotta è da Inferno se non ci sarà un ravvedimento.

Ha visto l’anima del Manelli priva di luce fornendomi orribili immagini che non riesco a ripetere. Piangeva durante il suo racconto e mi chiedeva se anche io sentissi un tanfo di terra marcia, di cimitero…

Continuava col dirmi che per colpa del Manelli tante anime stanno soffrendo e che il Papa attuale ha ricevuto e riceverà disprezzi per colpa sua.

La Madonna non è contenta di questo.

Marta mi ha detto che padre Manelli è un uomo pieno di odio che celebra indegnamente l’Eucarestia.

E’ anche pieno di orgoglio e di amor proprio e usa i beni materiali, i soldi, l’adulazione, il ricatto, la menzogna fino alla calunnia per accrescere il suo consenso.

Non riesce infatti a vivere senza poter comandare su qualcuno, senza sentirsi attenzionato ed essere indicato come il migliore.

Vive in un eterno passato ideale e immaginario convinto che sia l’erede di P. Pio, ma in realtà è stato già ripudiato come figlio degenerato e impostore.

Secondo la visione di Marta è come un terribile mostro a sette teste, i sette vizi capitali che possiede tutti, ostaggio del suo ego.

E’ diventato strumento del demonio per la divisione che ha prodotto nella sua famiglia religiosa e per i danni irreparabili ai laici.

Ha distrutto la vita a tanti giovani, uomini e donne e ha rovinato tante famiglie per la brama di piegarli al suo volere capriccioso, sotto le mentite spoglie di una santità oracolare.

Marta con decisione e fermezza ha detto che il Signore lo manterrà in vita per altri (…n…) anni, il tempo della sua conversione e che ci sarà presto una purificazione per lui e per chi lo sostiene.

Terribili sciagure si abbatteranno sulla sua famiglia e sui genitori ci sarà la sconfessione della Chiesa circa la loro presunta santità.

Si scoprirà che fu tutta una montatura in vista di creare prestigio e conseguente indotto finanziario per la posterità dei Manelli.

Di p. Stefano Manelli non resterà traccia su traccia, i suoi fedeli laici lo abbandoneranno, altri si disperderanno ed altri ancora avranno problemi con la giustizia terrena e con quella divina.

Quanto agli Istituti religiosi da lui fondati, le suore non esisteranno più mentre i frati saranno praticamente un nuovo istituto religioso che porterà per quindici anni il marchio della onta del fondatore prima di pacificarsi con la sua storia e produrre al suo interno anche figure di eminente santità.

C’è poi un secondo fondatore – diceva Marta – che vivrà e morirà condannato dal rimorso di non aver collaborato con la Chiesa e aver rinunciato ad assumere una posizione di salvataggio degli Istituti religiosi.

Non avrà il coraggio di dirlo apertamente, ma la coscienza – oltre che la storia –  glielo rimprovererà per sempre.

Le associazioni di fedeli, uomini e donne, che si riconoscono in Manelli, fra cinque anni saranno bandite dalla Chiesa e i loro componenti dispersi addirittura fuori dalla Chiesa Cattolica.

Ci saranno molti scandali nel loro interno e alcune donne diventeranno folli mentre altre saranno esposte per opera del demonio al pubblico ludibrio.

Padre Manelli fino alla morte continuerà ad incitare alla resistenza fornendo date profetiche sulla fine del mondo, la morte di Papa Francesco, interpretazioni personali sul Terzo Segreto di Fatima, dichiarazioni sul controllo della Massoneria sulla Chiesa, elezione divina e salvezza esclusiva per il suo raggruppamento di fedelissimi uomini e donne.

Solo sul letto di morte chiederà perdono per viltà e otterrà la salvezza, ma non la santità.

Prendo questo racconto – che ho cercato di riprodurre il più fedelmente possibile – con beneficio d’inventario, ma dalla fiducia che ho in Marta, dalla sicurezza e dalla maniera disinteressata con la quale parlava, dalla sua vita integra nella sobrietà e nella devozione al Signore, le sue dichiarazioni sono degne di fiducia e se da un lato mi confermano nel negativo giudizio sulla vicenda Manelli, da un altro lato al posto dei protagonisti della vicenda e di chi li sostiene, non dormirei sonni tranquilli.

M.L.C.

L’ENZIMA MANELLI. UN POSTGIUDIZIO SULLA PERSONA E I FATTI

Stefano Manelli è stato sempre un alchimista del politically correct ecclesiale.

Ha cercato di cavalcare tutte le opportunità che gli venivano presentate per ingrossare le fila delle sue risorse umane e finanziarie.

Aveva presentato a suore e frati un ideale di vita religiosa altissimo, che per primo non osservava, affinché avesse uomini e donne alla sua incondizionata sequela e militare obbedienza.

Aveva creato un sistema di chiusura alle diocesi e alle altre istituzioni religiose per evitare il confronto e far credere che la sua idea di convento era la migliore in un mondo e in una Chiesa sotto attacco di massoni, eretici, terroristi…

Quando qualcuna sollevava dubbi, sentenziava delle profezie con tanto di scadenza, magari trimestrale, nella speranza che novanta giorni gli sarebbero bastati per rovesciare gli oppositori con le solite manovre della corruzione presso ecclesiastici e magistrati.

Nel frattempo, secondo lui, era sempre possibile che il Papa decedesse e che, sempre secondo lui, gli avrebbe succeduto uno dei suoi candidati preferiti grazie al potere che il Manelli aveva persino sullo Spirito Santo essendosi fatto autoproclamare e chiamare il “Padre Comune”.

Quando nel 2007 iniziò la spinta restaurazionistica in opposizione al Vaticano II il Manelli se ne fece grande promotore.

Nel 2009 organizzò prima un convegno a un passo dal Vaticano sotto l’egida dottrinale del fu Brunero Gherardini e successivamente montò i carrozzoni del circo dei chierici più menestrelli che ministranti del rito “Tridentino”.

Gli sembrava di volare grazie alle vocazioni tradizionaliste che entravano in convento “a frotte” (quattro o cinque all’anno) ma che erano persone psichiatricamente e psicologicamente disturbate come più tardi i fatti rivelarono.

Si trattava di ragazzi provenienti da famiglie già condizionate e settorializzate da un punto di vista ecclesiale su posizioni lefebvriane di fatto o giovani impegnati politicamente che vedevano in una “certa sensibilità di chiesa” una contiguità con i loro ideologismi secolari.

Manelli era contento soprattutto per il fatto che si trattasse di europei, dei bianchi, avendo sempre disprezzato asiatici e africani eugenista com’era da un punto di vista ecclesiale.

In queste vocazioni non c’era la ricerca di Cristo e “dell’Immacolata”, ma la ricerca di un nemico da abbattere: la Chiesa.

In un’epoca di secolarismo che non stava risparmiando neanche gli uomini di Chiesa, questi giovani credevano di aver trovato una compagine di puri dove mostrare i muscoli in una purità morale e una forza dottrinale che nessuna entità nella Chiesa aveva posseduto fino a quel momento.

In altre occasioni e situazioni il Manelli condizionava i genitori, persone spesso mediocri e frustrate, sicuro che con la loro educazione da lui eterodiretta, avrebbero indotto i loro figli, ancor prima del raggiungimento della maggiore età, ad entrare nei suoi conventi di suore e frati.

Una volta entrati in convento i figli, avrebbe maggiormente legato a sé questi genitori riuscendosi ad accaparrare successivamente con più facilità l’eredità (materiale) loro spettante. Tutto giustificato per “la causa dell’Immacolata”.

Queste (pseudo) vocazioni avevano capito molto poco del cristianesimo e ancora meno di discernimento combattimento spirituale confondendo la vita religiosa con una sorta di lotta di classe all’interno di fazioni inesistenti nel Corpo Mistico.

Uno dopo l’altro questi giovani uscirono dal seminario convinti dalle parole del Manelli che avrebbero dovuto “salvare il mondo e la Chiesa in preda a un Papa eretico e alla vicina fine del mondo”.

Era l’unico espediente per coalizzare degli sprovveduti ed avere guadagno di causa nel mantenimento di una sorta di corte anacronistica e grottesca senza nessuna incidenza sul piano religioso e sociale fatta di pseudoasceti ipocriti che alla prima occasione, come dimostrarono, si rendevano oggetto di scandali pubblici che andavano dalla debolezza della carne alla concupiscenza degli occhi fino alla superbia della vita.

In occasione del quinto anniversario dell’elezione al soglio pontificale di Papa Francesco, non poteva mancare l’attacco alla sua persona da parte del solito club della mano morta.

“Mano” perché i leader si contano sulle dita di una sola mano, “morta” perché sono delle persone avulse dalla linfa vitale della Comunione dei Santi e della società; “mano morta” perché almeno il Manelli (nomen omen) il vizietto ce l’aveva secondo le numerose testimonianze di religiose ed ex religiose oggetto dell’attenzione dei suoi polpastrelli.

Manelli è stato nella storia della Chiesa come un enzima.

Come un catalizzatore biologico ha accelerato quella scomposizione sociale e politica già in corso di un mondo che con l’attuale pontificato è sconfitto e sta scomparendo: il perennalismo.

Non cessano le pubblicazioni contro Papa Francesco come gli scritti del commentatore americano Philip Lawler che passa dal  saggio “A call to serve” (una chiamata a servire) del 2013 al libello “Lost Shepherd” (pastore perso) del 2018.

Per il cambio di visione su Papa Francesco non sapremmo se definirlo un “mutante” o uno scrittore “in mutande” come i nostrani Tosatti e Socci per citarne solo due; gli altri sono ancor più insignificanti.

In mutande perché succede che tanti giornalisti risentano degli effetti della crisi e non disdegnino, anzi ricerchino le prebende del partito dell’opposizione ecclesiale con la sua potenza finanziaria.

Il Cardinale amerikano  Raymond Burke avrebbe tante cose da raccontarci.

E’ significativo come il mondo tradizionalista stia oggi attaccando il Papa anche sulla pulizia che sta operando nello IOR, panacea di traffici e lavatrice di denaro di cui anche il Manelli e i suoi uomini e soprattutto donne (la fuoriuscita Suor Consiglia al secolo Carmela De Luca) ne hanno abbondantemente fruito.

I reiterati e crescenti attacchi al Papa di padre Paolo Siano stanziato e sedentarizzato a Ferrara, provano la sconfitta ideologica del Manelli e della sua linea.

Ha sbagliato alleati, ha sbagliato forma di governo, ha stravolto un carisma, ha fallito.

Quelli del Siano sono scritti disperati, una sorta di appelli, grida di aiuto nei quali cerca di compattare i superstiti.

Pontifica sul Papa, parla a nome dell’Istituto, bacchetta tutti come un oracolo greco.

Non si rende conto della sofferenza che arreca a chi ama la Chiesa; non si rende conto dell’offesa che arreca alle vittime suore del Manelli e ai frati che hanno obbedito all’autorità.

Accusa coloro che vogliono sdoganarsi dal settarismo manelliano di professare l’infallibilismo bergogliano ma non si rende conto che in realtà sta dichiarando lui per se stesso e per chi la pensa come lui, che Stefano Manelli sia infallibile.

Con il primo lustro del pontificato di Bergoglio si sta chiudendo nella storia della Chiesa un’epoca tumultuosa, fatta del non riconoscimento della Provvidenza di Dio nella storia, in pratica un’eresia professata dai presunti (e presuntosi) “guardiani della fede” come Manelli e i suoi seguaci.

Stefano Manelli vuole farsi riaccreditare nei luoghi di Padre Pio

Il Manelli e chi per lui crede nella sua infallibilità ma anche nella sua ingiudicabilità, dopo aver fatto uscire di convento decine e decine di suore per ovviare al dispositivo vaticano di non avere più contatti con le religiose si sta riorganizzando attraverso un’associazione pubblica di fedeli.

Questo gli permette anche di non assoggettare il gruppo di pie donne all’autorità della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata che ben conoscono la sua persona e la sua personalità.

Per tenere compatte delle donne che sentivano la chiamata alla vita consacrata, surroga la loro nuova condizione (laicale) con la vestizione di un abito religioso giustificandolo con la concessione canonica accordata ai raggruppamenti che aspirano a diventare Istituto Religioso Diocesano.

 Tutti si chiedono come sia possibile commissariare e congelare le vocazioni di un Istituto Religioso di Diritto Pontificio come le Suore Francescane dell’Immacolata per poi vedere queste stesse donne ottenere giorno per giorno la dispensa dai voti, rioccupare i conventi da loro stesse lasciati sotto una nuova denominazione, un nuovo abito, una nuova posizione canonica e un’ulteriore radicalizzazione delle stesse posizioni che le hanno condotte al commissariamento.

E’ un po’, anzi peggio,  come la superata e disastrosa idea del trasferimento dei preti pedofili da una parrocchia a un’altra con il relativo scandalo e danno che il loro delitti hanno prodotto sulle anime e nella Chiesa.

Le Suore Francescane dell’Immacolata che occupavano il convento di Frigento, compreso l’albergo denominato “L’Abbazia” hanno infatti chiesto alla Commissaria Apostolica suor Noris Calzavara di non poter continuare “per motivi” di salute a permanere in quelle strutture dell’Irpinia.

Era un modo per condizionare la chiusura di quelle case e lasciare il via libera a quelle suore francescane dell’Immacolata appena dispensate dai voti d’inserirsi in quelle stesse case senza essere più sotto l’autorità commissariale e quindi della Chiesa.

L’operazione era partita a San Giovanni Rotondo con un primo raggrupamento di ex suore che avevano occupato una faticente struttura alberghiera.

L’Ordinario del luogo, Mons. Michele Castoro, Arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo aveva scritto alla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica (CIVCSVA ) senza ottenere finora una risposta sulla posizione da assumere nei confronti di queste pie donne.

Più tardi le stesse hanno occupato Frigento e quando l’Ordinario del luogo competente, Mons. Pasquale Cascio, arcivescovo di Sant’Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia ha chiesto delucidazioni alla CIVCSVA si è tutto risulto con il solito pasticcio burocratico postale: “Abbiamo risposto, ma la lettera non è arrivata…”

Nel frattempo le pie donne sono presenti al santuario di P. Pio sul Gargano e sul territorio di Frigento continuando ad adorare il dio quattrino e il vitello d’oro Manelli al quale si sono immolate con scarnificazioni e marchi pettorali e “pungiute” al dito in una fedeltà ancora più forte del passato.

Nella vita, infatti, bisogna sempre crescere e quando il clan è attaccato occorre compattarsi ancora dippiù.

Mentre il Papa si prepara a  visitare i luoghi di Padre Pio, l’ordine di scuderia è accreditarsi presso il pontefice.

Papa Francesco insultato e vilipeso attraverso anni di pubblicazioni meschine e manifesti offensivi a Roma, deve essere adesso ammorbidito nei confronti del Manelli attraverso tutti coloro che durante la visita a San Giovanni Rotondo e a Pietrelcina potranno avvicinarlo: prelati, (pseudo) religiose stesse, politici, (pseudo) figli spirituali di Padre Pio…

C’è poi anche l’esigenza di far ripartire la beatificazione dei coniugi Settimio e Licia Manelli, importante indotto per un clan familiare che conta tra nipoti e pronipoti circa duecento persone.

E’ un passaporto diplomatico per un accreditamento morale di Stefano Manelli, una sua disperata riabilitazione poiché la santità, lo abbiamo appreso dalla sua teologia, si trasmette per eredità di sangue e non per grazia e meriti personali.

PAOLO SIANO “IL SIGNOR CENSORE”

In un misto di accuse, sofismi e paranoie, Stefano Manelli delega nuovamente il suo dissenso anti-bergogliano a una delle sue “vittime”.

Fra’ Paolo Siano, salernitano classe ‘70, incardinato a Ferrara,  si sfoga nuovamente su un blog tradipolemista denominato “Corrispondenza Romana”. E’ intanto ripreso da “Chiesa e Postconcilio” e da “Il Giornale” di Berlusconi in un infelice copia e incolla che potrebbe continuare all’interno degli stessi circoli da cinquanta lettori.

Grazie a Dio la facoltà di esprimersi da “libero pensatore” è la novità del regime commissariale.

Non si comprende perché il Siano contesti quindi i suoi superiori diretti e le autorità vaticane visto che  sotto il ventecinquennale ininterrotto governo di Stefano Manelli venivano violati i diritti fondamentali della persona.

Tranne che per la nomenklatura al resto della truppa di frati e di suore veniva aperta la corrispondenza privata, vietata la posta elettronica, l’uso personale del telefono cellulare.

Un frate mi ha detto che oggi il Manelli dispone di ben cinque diversi telefonini la cui scheda sim è intestata a parenti, amici e benefattori per ovviare, mi dicono, ad attività di spionaggio nei suoi confronti. E’ un fantasy!

Chissà quale segreto vaticano nasconda o quale omicidio (avvelenamento?) stia pianificando…

Per l’uso del cellulare, anzi dei cellulari, Manelli però non deve ringraziare il Commissario poiché da sempre la legge lui non l’ha mai seguita ed eseguita.

Oggi il fuorilegge Manelli incoraggia alla resistenza i suoi partigiani contro il nemico comune: la Chiesa. Da novello Voltaire grida rabbioso: “Ecrasez l’infame”!

Non tutti sanno che durante L’Ancien Regime manelliano era proprio il Siano ad esercitare il ruolo di “signor censore” dei Francescani dell’Immacolata, vigile ad eventuali “eresie” che riusciva a trovare dappertutto da far invidia a Tomas de Torquemada!

Avrebbe mandato tutti al rogo se non l’avesse trattenuto lo scrupolo – malattia spirituale di cui era afflitto – di concorso in omicidio.

Durante il suo insegnamento allo STIM, cioè lo studio interno che il Manelli aveva inventato per far diventare preti anche quelli con la terza media, ridevo a crepapelle per la sua ignoranza. Nemmeno ancora laureato in storia si improvvisava professore di filosofia. Un mito!

Era uno spasso sentirlo commentare il “pensiero debole” senza aver mai letto un rigo su Heidegger, Vattimo e Severino. In realtà la sua era la semplice lettura del libro di Battista Mondin.

Negli anni è maturato alzando la posta e la pretesa. Non più fraticelli da condannare ma il Papa da censurare!

Lui stesso scrive: “… sarebbe interessante sondare la posizione dei frati e vertici dei FI (i Commissari e CIVCSVA ndr)dinanzi al caso della Comunione concessa ai divorziati risposati che vivono “more uxorio”.

E’ fiero inoltre di affermare che “condivide invece i “dubia” dei 4 (ora 2) Cardinali e di tanti altri Pastori e sacerdoti più o meno noti (come lui ndr)”.

Durante le sue lezioni era uno spasso sentirlo parlare di Massoneria, la sua fissa di sempre.

Era così coraggioso e intrepido che anche in estate ci faceva chiudere porte e finestre (nella campagna!) affinché nessuno lo sentisse.

Una voce davvero coraggiosa.

Un cuor di leone o un pezzo di coglione ?

Da buon kapò di un tempo, nell’anniversario delle “Leggi Razziali” di Mussolini e del “Giorno della Memoria” ricorda, oltre alle sue origini ebree (Siano…) il sesto anniversario dell’incontro tra l’allora Consiglio Generale FI da un lato, e dall’altro 5 frati (due americani e tre italiani) contestatori della persona e del governo di padre Stefano Manelli, fondatore e Ministro generale.

Ero già uscito dall’Istituto benché la mia posizione canonica è stata solo più tardi regolarizzata, ma per l’amicizia che ho con tanti bravi ex confratelli, da subito ho saputo dettagli importanti sulla faccenda.

Le cose già alla fine degli anni Novanta, cioè dopo il riconoscimento pontificio, NON andavano bene nell’Istituto.

Diversamente ci sarei rimasto!

Nel 2002 avrebbe dovuto il Manelli cedere lo scettro al Pellettieri, ma dichiarando falsamente alla CIVCSVA di essere stato eletto all’unanimità conservò il potere per altri undici anni.

I cinque frati contestatori di cui parla il Siano, adottando il Lagersprache, erano membri autorevoli dei Frati Minori Conventuali prima e dell’Istituto dei Francescani dell’Immacolata poi: ex Definitori Provinciali, Consiglieri Generali, Segretari Generali, Docenti Universitari, Chierici Episcopabili, Scrittori, Rettori, Parroci, Missionari… grandi lavoratori e figli devoti della Chiesa. Altro che Manelli e Siano messi insieme!

Avevano semplicemente chiesto di parlare con il loro Superiore e con il Consiglio Generale.

Quel giorno, il 21 Gennaio 2012, Stefano Manelli non si presentò, vile come sempre e incapace come sempre di dialettizzare e fornire spiegazioni alle sue follie decisionali.

Oltre al ragionier Siano, la versione fantozziana dell’Istituto, invitò invece dei giovani frati come il geometra Lanzetta e il nerd Gianlorenzo Polis per insultare dei religiosi più anziani, degni e rispettabili.

Anziché un confronto pacato e costruttivo, i cinque frati che avevano servito l’Istituto per venticinque anni e il Manelli dagli anni Settanta, si videro snobbati e disprezzati da rozzi post adolescenti.

Mi hanno raccontato che il trentenne Lanzetta bacchettò addirittura P. Pierdamiano Fehlner più che ottantenne e lo fece leggendo (anche male) un testo preconfezionato forse dal Manelli in persona.

Che uomo e che teologo ha fornito alla Chiesa e alla società la terra dei pomodori San Marzano! Una mutazione genetica!

Il Siano parla di veemenza di accuse velenose contro il fondatore senza però citarne una, forse per timore di rivelare la verità.

Uno dei cinque frati disprezzati dal Siano chiese le dimissioni di Stefano Manelli, cosa che avrebbe salvato l’Istituto da sicura deriva prima e dal commissariamento poi.

Gli oligarchi naturalmente si stracciarono le vesti perché sapevano che in un governo secondo la Chiesa, fatto di meritocrazia, turnazione di responsabilità e considerazione delle competenze, non avrebbero avuto più posto e … poltrona.

Perché il Siano non si chiede cosa sarebbe successo se il Manelli avesse umilmente accolto i suoi fedeli servitori, ascoltato le loro ragioni, seguito i loro consigli?

Avrebbe salvato l’Istituto!

Pochi giorni dopo due dei “contestatori” andarono a Casalucense a trovare il Manelli che non li lasciò nemmeno parlare dicendo a modo di mantra buddista: “Lo vuole il Papa, lo vuole il Papa, lo vuole il Papa, lo vuole il Papa…”.

Voleva il Papa cosa? La sua follia?

Quando i frati gli dissero che se non li avesse nemmeno ascoltati avrebbero fatto ricorso a un’autorità superiore, il Manelli rispose: “Fate, fate”!

Ci fu visita canonica prima e commissariamento poi. Quello sì che lo ha voluto il Papa!

Il Siano dice che contro il Manelli vennero mosse delle accuse inviate al Vaticano.

L’onestà intellettuale e la storia avrebbero dovuto fargli dire che fu lui invece a presentare contro i cinque frati un corposo dossier alla CIVCSVA sotto l’allora segretario Mons. Tobin.

Poiché il prelato della Congregazione per i religiosi non era un simpatizzante del Manelli, con l’aiuto del Card. Raymond Burke che all’epoca era consultore nelle nomine dei vescovi, Mons. Tobin venne rispedito negli USA a fare il vescovo di Bloomington dove il Manelli sperava di fare la “riserva indiana”, nello stato dell’Indiana, dei suoi frati contestatori.

Non è così?

Più tardi con la nomina di Mons. Carballo a successore di Tobin ci fu l’assalto alla baionetta di Manelli, Pellettieri e Apollonio che andarono a trovarlo alla nostra curia Generalizia di via Mediatrice a Roma per poi inviargli a Compostela, durante la sua consacrazione episcopale, un bel Rolex dalle venerate mani di un monsignore amico del Manelli, di Apollonio e del Lanzetta che all’epoca occupava incarichi apicali nel Governatorato Vaticano. Lo dicono gli stessi interessati!

Il Siano attacca Papa Francesco ma dimentica che la visita canonica fu effettuata sotto Papa Benedetto XVI e che solo la sua rinuncia (altro che Manelli!) ritardò il commissariamento al quale peraltro un Carballo novellino si mostrava all’epoca tentennante, specie quando guardava l’orario.

Sorprende che il Siano metta tra virgolette una sua ricostruzione personale. Ecco la perla: “In quell’incontro del 21-1-2012, quei tre frati italiani ci dissero, in sostanza, così (sono testimone): «Se non togliete il latino dal Seminario [di allora, Seminario Teologico dell’Immacolata Mediatrice – STIMvi denunciamo in Congregazione [CIVCSVA] dove sapete che ci sono «modernisti» [o «progressisti»] che vi faranno commissariare»”.

Dispiace ancora una volta la disonestà intellettuale del Siano perché avrebbe dovuto specificare che i “frati contestatori” mettevano in discussione l’uso esclusivo del latino in seminario secondo l’usus antiquior: Breviario e S. Messa.

Il nipote Rettore del Manelli voleva inoltre sbattere fuori dall’Istituto un bravo frate dell’Alto Adige che diceva di non poterne più del latino.

Il Cardinale Velasio De Paolis di venerata memoria raccontò a un mio confratello di aver consigliato vivamente al luogotenente del Manelli, il già citato fra Alessandro Apollonio, di soprassedere all’azione persecutoria verso i cinque frati e pro bono pacis mettere da parte la liturgia tridentina fino a un chiarimento interno, magari al nuovo Capitolo Generale osservando nel frattempo la ricezione del Motu Proprio nella Chiesa Universale.

Fu voce nel deserto.

Il Manelli ascoltava solo la voce di Marcella Perillo, all’epoca Suor Maria Francesca Perillo, della quale conosceva ogni centimetro… Pur di tenerla in Istituto assecondò ogni capriccio.

Il Siano accusa la Chiesa (sic) di snaturare il carisma FI ma dimentica come il Manelli, indotto dalla Perillo, stesse trasformando i Francescani dell’Immacolata in monaci pseudobenedettini sotto Ecclesia Dei. Un obbrobrio canonico e pneumatologico.

Raggiunge poi il ridicolo il Siano quando contesta l’assenza di citazioni sui fondatori all’interno del Calendario FI 2018.

Non si rende conto purtroppo che i frati si vergognano dei loro Fondatori, proprio come i Legionari di Cristo.

Manelli e Pellettieri avrebbero potuto risolvere meglio la questione. Sarebbe bastato obbedire alla Chiesa anziché creare una guerra civile. Da fondatori sono diventati sfondatori.

Il Pellettieri ha peccato di ignavia e di omissione, succube come sempre del Manelli, ma anche di se stesso alla fine. Mi hanno riferito che anche lui era sempre schiaffato dalle suore e cenava con loro.

Tutte mancanze affettive di persone entrate in seminario a nove anni…

Il Manelli ha ingaggiato una battaglia da assatanato che porterà se stesso e i suoi seguaci, uomini e donne, all’autodistruzione.

Il Siano si preoccupa della sua sorte.

Se vuole lo faccio entrare dai Frati Minori, che ho trovato più spirituali e francescani di tanti miei “santi” ex confratelli.

Paolo, anche alla luce del suo linguaggio un tempo inconcepibile, non capisce che deve oramai preoccuparsi di rimanere all’interno della Chiesa.

Parla di riprogrammazione dell’Istituto, non si capisce in che cosa e da chi, citando Rahner e Gutierrez di cui non ha mai letto un libro.

Qualcuno ha forse dogmatizzato questi due autori per la formazione dei Francescani dell’Immacolata? Ne ha imposto la linea dottrinale? Davvero non capiamo…

Non si rende conto Paolo che di tutto questo e delle sue rivendicazioni, elucubrazioni, mistificazioni, teorie del complotto… nessuno se ne frega niente?

Fra Paolo Siano accusa infine i commissari di aver riformulato o manipolato a tavolino il carisma, la storia, la formazione, il pensiero e la coscienza dell’Istituto.

Da buon storico, se lo è, ha mai pensato il Siano ai fondatori dei Cappuccini? Come mai non vengono mai citati e benché nati tre secoli dopo S. Francesco si riconducono direttamente a lui?

Non caddero forse anche quei fondatori nell’eresia accusando arrogantemente la Chiesa?

Non ha forse l’Ordine Cappuccino continuato la sua storia e prodotto innumerevoli santi – P. Pio compreso – a dispetto delle infedeltà dei fondatori?

Intanto proprio il Siano è la prova di come ognuno oggi sia libero anche di dissentire.

Prima c’era la dittatura del pensiero unico: quello del Manelli, il clonatore.

Paolo gioca a fare il tuttologo come ogni superbo.

Il Siano non capisce abbastanza di Diritto Canonico e Teologia della Vita Religiosa. La sua specializzazione è solo sulla Storia Ecclesiastica.

Dice che il Voto Mariano era un voto costitutivo?

Un voto specifico non può essere costitutivo poiché ciò che rende il religioso tale è la professione stabile dei tre consigli evangelici.

Quarto Voto è la denominazione che San Massimiliano dette al voto di Consacrazione illimitata all’Immacolata e Quarto Voto è quanto ha sempre affermato lo stesso Stefano Manelli alla nascita dell’Istituto fino a quando una religiosa – che poi lui stesso indusse ad uscire – preparò una tesi sul Voto Mariano per forzare la mano.

Paolo dimentica che anche la Traccia Mariana di Vita Francescana è sparita dalla formulazione dei Voti in quanto è un testo spirituale e non può avere applicabilità giuridica, come bene dicevano i Frati Minori Conventuali, traditi dal transfugo Manelli, dopo che si era però fregato dalla Provincia di Napoli quanto poteva.

La storia si ripete con la differenza che i tre miliardi di lire di allora sono diventati i trenta milioni di euro di oggi, vero fra Paolo Siano?

Il lupo (Manelli) perde il pelo ma non il vizio.

Si parla di settecentomila euro erogati all’avvocato!

Solo di parcella?

Serve per comprare chi? Ecclesiastici, Magistrati…?

Ah! Manelli! Manelli!

Ti dedico caro fra Paolo questa bella canzone nella quale nel soggetto ironizzato da Edoardo Bennato riconoscerai te stesso:

Signor Censore che fai lezioni di morale.
Tu che hai l’appalto per separare il bene e il male,
sei tu che dici quello che si deve e non si deve dire.

Signor Censore nessuno ormai ti fermerà,
e tu cancelli in nome della libertà
la tua crociata per il bene dell’Umanità. Ah!

Signor Censore da chi ricevi le istruzioni (Manelli ndr.)
per compilare gli elenchi dei cattivi e buoni?
Lo so è un segreto, Io so che non me lo puoi dire.

Signor Censore, Signor Censore,
Signor Censore, Signor Censore,
sei tu che dici quello che si deve e non si deve dire. Ah!

 

Ha! Ha ! Ha ! Ha!

Alla fine anche le tue, caro fra Paolo, sono solo canzonette.

S.P.

Un nuovo episodio nella sceneggiata di padre Manelli (di Mario Castellano)

Un nuovo episodio nella sceneggiata di padre Manelli (di Mario Castellano)

Padre Stefano Maria Manelli ha escogitato nuove mosse nella partita di scacchi ingaggiata da tempo con i Commissari Apostolici del suo Istituto e con le Autorità della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata.
Il teatro prescelto per muovere i pezzi sulla scacchiera non poteva essere migliore, naturalmente dal punto di vista del Fondatore: si tratta di Frigento, ridente località della “Verde Irpinia”, assurta ad una sorta di Avignone dei Francescani dell’Immacolata.
Come l’esilio del Papato sulle rive del Rodano venne propiziato dal Re di Francia per sottomettere al proprio diretto controllo i Successori di Pietro, così Frigento è capoluogo di una delle più agguerrite “famiglie” della Camorra, che notoriamente “fanno il tifo” per i manelliani.

Un tempo queste strutture territoriali venivano chiamate “paranze”, dal nome di una barca da pesca tipica dell’Italia Meridionale (vedi “I Malvoglia”): la nuova definizione è però più consona alla geografia fisica, essendo i simpatizzanti di Padre Manelli arroccati sulle pendici del Partenio, ancora infestate dai lupi; non a caso si usa il termine di “Lupi irpini” per designare gli abitanti di quelle contrade, oltre che – in ambito sportivo – i giocatori dell’Avellino.
Una delle caratteristiche precipue della malavita organizzata consiste nelle sue qualità mimetiche, grazie alle quali mafiosi, ‘ndranghetisti e camorristi riescono a dissimulare sotto le apparenze più svariate e più insospettabili le loro efficientissime strutture e le loro attività illegali.

Padre Manelli e due suoi collaboratori sono attualmente processati ad Avellino per falso ideologico per avere modificato irregolarmente gli Statuti delle Associazioni munite di personalità giuridica di Diritto Privato cui sono attribuite le temporalità riferite all’Istituto; i beni si trovano però tuttora nella disponibilità di alcuni laici chiamati – precisamente grazie a tale operazione truffaldina – a sostituire i Religiosi quali Legali Rappresentanti.
Il che significa che tutti i proventi vengono sempre conferiti al settore dei Francescani dell’Immacolata fedele a Padre Manelli.
Ciò spiega anche come vengano finanziate le Suore o ex Suore Francescane dell’Immacolata di Frigento.
Ogni riferimento alla Camorra non è puramente casuale.

I Francescani dell’Immacolata, o meglio il loro settore “irriducibile”, refrattario alla disciplina canonica cui invano tentano di ridurlo i “triunviri” designati a sostituire il compianto padre Fidenzio Volpi, pare avere mutuato tale abilità tattica.
Chiuso il Seminario di Sassoferrato per decisione del primo Commissario Apostolico, una parte degli studenti si disperse, per riapparire in seguito in svariate località della Penisola sempre osservando la compattezza e lo spirito di corpo tipico dei seguaci di Padre Manelli: la loro presenza venne segnalata a Ferrara, a Viterbo e ad Ascoli Piceno, mentre altri Religiosi compivano incursioni da “isolati” in altri siti.
La loro tattica ricordava la guerriglia, o meglio l’insegnamento contenuto nel famoso trattato “L’Arte della Guerra” di Sun Tzu: “Il nemico avanza, ci ritiriamo; il nemico arretra, avanziamo; il nemico è stanco, lo stuzzichiamo”.
Delle tre regole enunziate dal leggendario Generale cinese, quest’ultime era evidentemente la preferita dai “manelliani”: anche perché Don Ardito (in questo caso, pare smentita la regola “nomen, omen”), padre Calloni e padre Ghirlanda diedero fin dall’inizio palesi segnali di affaticamento, in contrasto con l’indirizzo belligerante proprio di padre Volpi.
Per mantenere la compattezza degli ex seminaristi sloggiati da Sassoferrato, si fece anche un uso sapiente delle “fake news”, anticipando l’opera di destabilizzazione intrapresa in seguito mediante tale strumento da certi Servizi Segreti: questi ragazzi non erano più studenti, data la chiusura della loro Facoltà Teologica ed il concomitante rifiuto di immatricolarsi presso le Università Pontificie dell’Urbe; né d’altronde potevano considerarsi dei Religiosi, non avendo ricevuto l’Ordinazione.

Come al tempo della spedizione dei Mille Rosolino Pilo girava per la Sicilia animando i “Picciotti” con l’annunzio dell’imminente arrivo del Generale Garibaldi, così Padre Settimio Manelli, nipote del Fondatore, batteva la Penisola annunziando che la Santa Sede avrebbe riconosciuto un fantomatico nuovo Istituto aderente ad “Ecclesia Dei”: il che avrebbe significato per gli “irriducibili” prendere i classici due piccioni con una fava, mantenendo in vita l’Istituto ed in vigenza il “Vetus Ordo”; quanto meno – per così dire – ad uso interno.
Che si trattasse di palese disinformazione risultava evidente, dal momento che in tanto un soggetto di Diritto Canonico può essere ammesso in “Ecclesia Dei” in quanto sia stato previamente espresso il “placet” della Congregazione: sul cui diniego, però, tanto il Prefetto quanto il Segretario erano stati sempre espliciti ed irremovibili.
Gli “irriducibili”, fedeli al motto “quod volimus, libenter credimus”, continuavano però a mantenersi coesi, comi i monarchici russi esiliati dopo la Rivoluzione, i quali “dormivano sulle valige”.
Le valige dovettero invece farle i “manelliani”, dato che la locazione di vari Conventi era esposta alla benevolenza di alcuni Ordinari tradizionalisti, puntualmente sostituiti allo scoccare dei settantacinque anni da Bergoglio.
Il Cardinale Bagnasco, in qualità di Presidente della Conferenza Episcopale, esortava da parte sua i Confratelli a non tutelare situazioni irregolari dal punto di vista canonico.
Pare comunque esista una rete di case private – segnatamente un appartamento situato a Roma, di proprietà di un cognato di Padre Manelli – attrezzate come “santuari” dei ribelli.
Né manca loro l’Intendenza, cui provvede tale “Beppe Ave Maria”, al secolo Giuseppe Carotenuto, un pittoresco personaggio di Portici, degno di una “sceneggiata” di Mario Merola, il quale circola esibendo una strana veste simile al talare: costui si vanta di essere in grado di rifornire contemporaneamente di vettovaglie diversi Conventi.
Nelle Filippine, un gruppo di “irriducibili” locali venne ospitato e riconosciuto quale Associazione Laicale dall’Arcivescovo di Lipa, tale Monsignor Arguelles.
Partì dall’Italia per riportarli all’obbedienza tale padre Lim, fedele al Papa, ma i ribelli – avvertiti del suo arrivo dalla loro “Intelligence” – riuscirono ad inoltrarsi a tempo nella giungla, imitando i Giapponesi ancora intenti a combattere la Seconda Guerra Mondiale.

Ora un altro coniglio è uscito dal cappello di Padre Manelli, e si scorge nell’operazione la fervida mente del suo Consigliere Giuridico, l’Avvocato Artiglieri (qui vale pienamente il principio “nomen omen”, dato il calibro delle sue sparate): le Suore o ex Suore “irriducibili”, sfuggite al controllo – in verità ancora più blando di quello vigente per il ramo maschile dell’Istituto – esercitato dalla Commissaria Apostolica, sono apparse – vestite di tutto punto come ai loro “bei tempi” – nella Chiesa di Frigento: così attesta “Il Mattino” di Napoli.
La “location” non poteva risultare migliore: il Convento è circondato da una fama sulfurea, essendo stato teatro delle misteriose morti di Frati, Suore e benefattrici laiche su cui ha indagato la Procura di Avellino, ed ospita inoltre in un apposito cimitero, allocato nella cripta della Chiesa, tanto le salme di questi malcapitati quanto quelle dei genitori del Fondatore, per i quali a suo tempo venne promosso un processo canonico in vista della Beatificazione.
In un albergo adiacente si celebravano inoltre i ludi del “Terz’Ordine” manelliano, in occasione dei quali – tra abbondanti libagioni di spumante e distribuzione di torte dolci – si manifestava la geografia “politica” dell’Istituto, con delegazioni provenienti da tutto il Meridione: i cui componenti portavano tutti rigorosamente il talare: una donna (che non era suora) si esibiva addirittura rapata e senza velo, mentre anche i bambini erano vestiti con la tonaca.
Sul Partenio operavano d’altronde a suo tempo le “brigantesse”, alle cui gesta si ricollegano le “irriducibili” di cui riferiscono le cronache: il femminismo si coniuga fecondamente con il tradizionalismo.
Le Suore o ex Suore Francescane dell’Immacolata riapparse a Frigento hanno evidentemente ottenuto – non si sa da chi – il riconoscimento quale Associazione Laicale. Il Generale De Gaulle soleva dire: “L’Intendence suivra”, ma nella fattispecie tale servizio addirittura anticipa le azioni della truppa.

http://www.farodiroma.it/un-episodio-nella-sceneggiata-padre-manelli-mario-castellano/

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

Segui assieme ad altri 45 follower

Statistiche del Blog

  • 468.155 hits

Tag

30 milioni di euro Antonio Socci Associazione Missione del Cuore Immacolato Associazione “Missione dell’Immacolata” Avellino Avv. Enrico Tuccillo Benedetto XVI Cardinale João Braz de Aviz Casa Mariana Editrice Chiesa Cattolica Claudio Circelli Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata commissariamento delle Suore Francescane dell’Immacolata Commissario Apostolico Commissario Apostolico Padre Fidenzio Volpi OFM Capp Concilio Vaticano II Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica Corrispondenza Romana Enrico Tuccillo Faro di Roma Filippine Francescani dell'Immacolata Frati Francescani dell'Immacolata Frigento Giovanni Paolo II Gip Tribunale di Avellino Guardia di Finanza Il Faro di Roma Il Mattino Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata Loredana Zarrella Madre Francesca Perillo Magistero manelliani Marco Tosatti Maurizio Abate (Padre Bernardino Maria) Messa Tridentina p. Fidenzio Volpi O.F.M. Padre Adolfo Ralph Padre Alessandro Apollonio Padre Alfonso Bruno Padre Alfonso Maria Bruno Padre Angelo Gaeta Padre Fidenzio Volpi Padre Fidenzio Volpi OFM Cap Padre Gabriele Pellettieri Padre Manelli Padre Pio Padre Serafino Lanzetta Padre Stefano Manelli Padre Stefano Maria Manelli Papa Benedetto XVI Papa Francesco Patrimonio Sequestrato Pietro Luongo (Padre Pietro Maria) pm Adriano Del Bene pm Fabio Massimo Del Mauro Procura di Avellino Riscossa Cristiana Roberto De Mattei Sacri Palazzi salesiano don Sabino Ardito San Francesco San Giovanni Rotondo San Pietro e dintorni Santa Maria Maggiore Santa Sede Santo Padre Francesco Sequestro Giudiziario Cautelativo Summorum Pontificum Suore Francescane dell'Immacolata Trenta Milioni di Euro Vaticano Vetus Ordo