La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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LETTERA APERTA DI UN FRATE STUDENTE

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“La regola e la vita dei frati minori è questa, cioè osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità. Frate Francesco promette obbedienza e ossequio al signor papa Onorio e ai suoi successori canonicamente eletti e alla Chiesa romana. E gli altri frati siano tenuti a obbedire a frate Francesco e ai suoi successori”.
In poche parole, questa è la vita di un francescano – vivere secondo il Vangelo e in obbedienza ai suoi superiori e innanzitutto al Papa – ed è questo stesso brano della Regola Bollata che è stato letto davanti al Santo Padre Francesco il 10 giugno scorso, nella Cappella di Santa Marta in Vaticano, come introduzione di un incontro indimenticabile con lui, al quale alcuni di noi Frati Francescani dell’Immacolata hanno avuto il privilegio di partecipare.
La benevolenza, la comprensione circa la nostra situazione, il saggio consiglio e la generosità del Santo Padre verso di noi, hanno risvegliato molta speranza e fiducia nei cuori dei frati che, appunto, vogliono vivere il Santo Vangelo in povertà, castità, ed obbedienza, sotto il manto dell’Immacolata, illimitatamente consacrati a Lei.
In questi mesi di commissariamento abbiamo visto e sperimentato attacchi continui contro il nostro Istituto e, in modo particolare, contro il Commissario Apostolico Padre Volpi e il Segretario Generale Padre Alfonso.
Personalmente come frate, vedo in tutti questi attacchi uno spirito poco religioso e poco cristiano. Nel nostro incontro, Papa Francesco ci ha fatto capire che questo spirito di attacco, di divisione, agitazione e chiasso non provengono da un buono spirito, ma dal Diavolo stesso e tutto ciò a causa del suo odio per la Madonna.
Sinceramente non c’è l’ho con nessuno – siano essi ex-frati, vecchi superiori o laici – ma, nella speranza di essere di aiuto a qualcuno, vorrei fare alcune osservazioni.

Tra i segni dolorosi che ho notato in questi mesi spiccano i seguenti: innanzitutto una profonda sfiducia nell’autorità ecclesiale, seminata purtroppo nei cuori di alcuni nostri ormai ex-seminaristi e manifestata apertamente solo dopo il commissariamento. Quando in una famiglia due fratelli litigano e uno di loro si sente spinto a rivolgersi alla mamma o al papà per risolvere i problemi, non è un dovere per i fratelli accettare le decisioni dei loro genitori sulle questioni da risolvere? Quanto più noi religiosi dobbiamo accettare con fede la decisione del commissariamento voluto dal Papa − una decisione che egli ha preso dopo molta riflessione e dopo aver sentito tutte e due “le campane” − e di questo fatto ci ha assicurato egli stesso.
Se tutti noi frati avessimo avuto fiducia nella guida della Chiesa, non si sarebbero verificati tanti problemi.

Un altro aspetto molto triste e molto diffuso in questa situazione, è uno spirito che vede troppo facilmente il male negli altri e che inoltre vuole manifestare al mondo i “peccati e difetti” − presunti o veri – del prossimo, con rimproveri dai toni aspri, in modo speciale tramite i mass-media. È forse questo il comportamento di Nostro Signore e della Madonna?
“Ma io vi dico: amate i vostri nemici, pregate per loro, fate del bene a loro, porgete l’altra guancia, e così essi riconosceranno che siete figli del Padre mio”.
Ricordiamoci che se il Serafico Padre ci ammonisce di giudicare e disprezzare noi stessi e non gli altri, nostro Signore ci comanda di togliere prima la trave dal nostro occhio per poi poter aiutare il fratello a sbarazzarsi dei suoi peccati e difetti.
Mi domando: noi stiamo mettendo in pratica tutto questo o almeno ci stiamo sforzando di farlo?
Non dico che sono soltanto quelli che si definiscono “fedeli ai fondatori” che hanno questa tendenza, ma per quello che sto vivendo penso che si possa imputare maggiormente a loro, e aggiungo che è proprio questo loro atteggiamento che mi ha convinto di non seguire la loro strada.
Non vedo Gesù e non sento la sua voce nelle loro parole e nelle loro azioni.
Come mi ha detto recentemente una nostra consorella − che come religiosa, anch’essa non riesce a capire tutto questo chiasso e spirito di agitazione − “dobbiamo dare buon esempio e offrire tutto alla Madonna e basta”.
L’uso dei media come strumento di attacco contro la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e in modo particolare contro il Commissario, contro Padre Alfonso e contro il Papa stesso, è una tattica che non fa altro che aumentare lo spirito di rancore e di risentimento dentro l’Istituto e dentro la Chiesa.
È evangelico e cattolico questo modo di operare?
Oppure, per quelli che conoscono la storia della filosofia, è piuttosto hegeliano e, per certi aspetti, infernale?
L’unità della Chiesa si persegue solo nella carità e sempre con filiale sottomissione al Romano Pontefice, altrimenti non siamo più cattolici.

Un altro problema connesso a quelli già menzionati, è l’incapacità in alcuni di avere una visione soprannaturale degli avvenimenti che non si sviluppati secondo i loro desideri o le loro preferenze.
Senza la visione soprannaturale, senza lo spirito di obbedienza insegnato da San Massimiliano Kolbe – il quale dice che se il superiore comanda di fare una cosa e quella cosa non è palesemente un peccato, bisogna farlo, perché chi obbedisce non si sbaglia mai – senza questo presupposto, tutto crolla.
Noi che abbiamo professato i voti perpetui dobbiamo sapere questo meglio di tutti gli altri.
Chi non obbedisce – dice esplicitamente San Massimiliano –, è uno strumento del diavolo.
La visione soprannaturale della vita religiosa, e della vita cristiana in genere, ci permette di vivere in pace anche nel dolore e di poter vedere gli avvenimenti della vita − dolorosi o gioiosi che essi siano − con un’ampiezza tale che coloro che hanno una visione puramente umana e orizzontale non possono avere; ci permette di vedere tutto nella luce della speranza, consapevoli che Cristo ha vinto il diavolo, la morte e il peccato.
Il vero cristiano deve fissare lo sguardo verso la luce, non nel buio e nelle tenebre.
Quanto più noi, consacrati illimitatamente alla Madonna con voto pubblico, quanto più noi dobbiamo avere fiducia e speranza!
Se nella vita naturale è la mamma che deve badare al figlio, proteggerlo, nutrirlo, istruirlo – essendo madre e essendo più capace e più matura del bimbo – quanto più la Madonna guiderà e proteggerà i suoi figli … e in modo particolare quelli che sono docili e si sottomettono alla Santa Chiesa.

Sono questi ragionamenti molto semplici che purtroppo non sembrano alla portata di molti laici, questa volta, che si comportano come se fossero i protettori e i correttori del nostro Istituto e della Chiesa stessa.

Chiedo a tutti quanti sono coinvolti nella nostra situazione di fare un serio esame di coscienza per verificare se l’atteggiamento è consono al Vangelo e ad uno spirito di carità cristiana. Nel nome della “giustizia” (che deve essere intesa come il dare ciò che è dovuto a Dio e al prossimo, e non piuttosto come sequela della legge del taglione: “occhio per occhio, dente per dente” ossia di uno spirito di vendetta) – nel nome della “giustizia” si compiono molte ingiustizie contro il proprio fratello.
Invece di replicare “ma quello lì ha fatto questo e quell’altro, e così sono giustificato in ciò che sto facendo io”, sarebbe più opportuno chiedersi:“Mi sto comportando come Cristo si comporterebbe? Sto portando la croce che egli mi ha posto sulle spalle? Cerco di vedere il bene negli altri e scusare i loro difetti e peccati? Parlo male dei sacerdoti, cosa che rattrista molto la Madonna? Ho rancore verso qualcuno che non la pensa come me? Ho fiducia nella giuda soprannaturale della Chiesa? Sto cercando di essere fedele ai miei voti religiosi, come facevo prima del commissariamento?”.

Vorrei anche dire a quelli che sono usciti dall’Istituto, o per convinzione propria o a causa di pressioni da parte di altri – le quali mi risultano, a dir poco, una vera mancanza di rispetto per la libertà della persona – che mi dispiace molto per le loro difficoltà, ma che ormai essi devono accettare la responsabilità delle loro scelte e riconoscere che ogni scelta ha le sue conseguenze, prevedibili e non.
Penso che la convocazione ricevuta dal Santo Padre il 10 giugno 2014 sarebbe stata di grande aiuto per alcuni di loro e avrebbe chiarito molte cose – ci ha parlato per quasi un’ora e mezza! – ma questi confratelli hanno scelto un’altra strada, quella dell’uscita.
Prego con benevolenza per essi e sono riconoscente per la loro compagnia in questi anni di seminario e di vita religiosa insieme.

Da parte degli studenti di teologia, ringrazio anche Padre Gianfranco Berbenni, OFM Cap., per la sua generosità nel venire qui a Firenze e per aver tenuto delle lezioni di introduzione e di metodologia nell’approccio alle Fonti Francescane. È stata una settimana istruttiva e uno stimolo a rileggere la vita di San Francesco come lo descrivono i suoi primi biografi. Spero che lo spirito di minorità, di obbedienza, e di perfetta conformità a Cristo che ha caratterizzato il Serafico Padre sarà una guida sicura per noi Francescani dell’Immacolata oggi e nel futuro, sempre sotto il manto della Madonna, affinché “sempre sudditi e soggetti ai piedi della medesima santa Chiesa, stabili nella fede cattolica, osserviamo la povertà, l’umiltà e il santo Vangelo del Signor nostro Gesù Cristo, che abbiamo fermamente promesso” (Dalla Regola Bollata del 1223).

Fra Terrance Chartier, FI

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