La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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L’inganno Cripto-Lefebvriano: un Francescano dell’Immacolata risponde a De Mattei

on 8 LUGLIO 2014

Pubblichiamo una replica di padre Angelo Geiger F.I (qui l’originale )ad un recente articolo di Roberto de Mattei su Corrispondenza Romana. Come richiesto dall’autore e dai suoi superiori, pubblichiamo questo intervento senza ulteriori commenti da parte nostra. Vorremmo solo ringraziare Padre Angelo e Padre Alfonso Bruno per averci concesso la possibilità di tradurre e far conoscere ai lettori italiani questo interessantissimo contributo.

Ribadiamo che ciò che conta sono e saranno solo ed esclusivamente le conclusioni, espresse in documenti ufficiali, che la Santa Sede indicherà al termine del Commissariamento apostolico e quindi, sin da ora siamo pronti ad accettarle in pieno. Fino a quando la Chiesa non si pronuncerà ufficialmente come è lecito che i discepoli di Manelli ne parlino sempre e solo in termini di esaltazione e di elogio, in questo momento e fino alla conclusione delle indagini è altrettanto lecito, per chi ne ha esperienza o conoscenza, produrre testimonianze, riflessioni, documentazioni e opinioni personali  sui punti negativi dell’Istituto e sostenere con vigore la necessità, la giustezza e la piena legittimità del  commissariamento, opponendosi anche ad una illecita canonizzazione in vita che non rientra nella Tradizione della Chiesa.   Inoltre affermiamo che noi distinguiamo nettamente il De Mattei professore di storia dal De Mattei  pubblicista, per cui le nostre osservazioni riguardano solo la produzione giornalistica del De Mattei pubblicista.

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Ciò che segue è la mia risposta al Professor De Mattei, che ha recentemente difeso il sito Rorate Caeli. Vorrei far notare che né de Mattei né Rorate Caeli hanno rimandato i loro lettori alle mie critiche iniziali (1 &2).

Il Professor Roberto de Mattei, cosi come New Catholic di Rorate Caeli, ritiene che il mio uso del termine ‘cripto-lefebvrismo’ non abbia alcun significato. Entrambi affermano che non sia nient’altro che un insulto verso tutti i fedeli cattolici. In particolare, De Mattei sostiene che io intenda demonizzare chi ha l’unico desiderio di farsi guidare dalla Tradizione e dal Magistero, e che sotto queste due guide voglia decidere da se quando il Papa regnante sia da seguire e quando non lo sia.

Sostengo da parecchio tempo che il Vescovo Fellay, superiore della Fraternità Sacerdotale San Pio X, abbia conseguito un enorme successo nel realizzare il suo piano durante lo svolgersi del suo dialogo, ormai fallito, con Roma. Secondo questo piano, che ha espresso in svariate occasioni, il lavoro della Fraternità avrebbe dovuto indebolire l’influenza del Vaticano II. Roberto de Mattei ha collaborato attivamente con la FSSPX.

Oscurare l’ermeneutica

Nessuno all’interno di questa discussione mette seriamente in dubbio che la Tradizione e il Magistero debbano essere i criteri per l’interpretazione del Concilio Vaticano II. Il problema è che de Mattei ed altri, tra cui la Fraternità Sacerdotale di San Pio X, affermano che l’ermeneutica della continuità proposta da Papa Benedetto, ( Dicembre 2005 )sia un invito a dibattere i meriti del Concilio; il che è semplicemente falso. Perché’ chi tra noi accetta l’ermeneutica della continuità, fa del suo meglio per trovare la continuità tra il Concilio e la Tradizione, invece di insistere semplicemente sul fatto che il Magistero moderno, papa Benedetto incluso, debba provare l’esistenza di tale continuità.

De Mattei giunge ad affermare che se il mio uso del termine ‘cripto-lefebvrismo ‘ha qualche giustificazione, lo stesso Benedetto XVI sarebbe un ‘cripto-lefebvriano’, in quanto è stato lui a proporre l’ermeneutica’ della continuità. Non riesco ad immaginare un’interpretazione più contorta dell’insegnamento di Papa Benedetto. In realtà, proprio l’ultimo discorso dedicato dal Pontefice al Concilio Vaticano II smentisce questa interpretazione.

Alcuni giorni prima della sua abdicazione, Benedetto XVI parlò di Concilio virtuale e di vero Concilio, e del fatto che la distruzione portata dal Concilio virtuale avesse oscurato il vero Concilio. Ma ora il Concilio virtuale è stato sconfitto, ed il vero Concilio si rivela come la ‘vera forza’ per un vero rinnovamento della Chiesa’. Benedetto XVI affermò inoltre che adesso il nostro compito è ‘lavorare affinché’ il vero Concilio, con il potere datogli dallo Spirito Santo, si compia e la Chiesa sia davvero rinnovata’.

Per quanto riguarda questo punto, io sono d’accordo con l’Arcivescovo Agostino Marchetto, che Papa Francesco ha chiamato in svariate occasioni ‘il miglior interprete del Vaticano II’. Una di queste occasioni fu la sua risposta alla nostra (dei Francescani dell’Immacolata) domanda sul Concilio. In un’intervista l’arcivescovo ha dichiarato che De Mattei

“ignora l’interpretazione che papa Ratzinger ha dato del Concilio nel celebre discorso del 22 dicembre 2005 alla Curia romana: il Concilio ha rappresentato la continuità e non la discontinuità con la tradizione cattolica. De Mattei sposa la causa della discontinuità e della rottura; in questo senso non accetta quella che è la dimensione ermeneutica del Papa. E’ vero che poi si rifugia in calcio d’angolo, rilevando che scrive da storico e non da teologo; e quindi dice di non occuparsi della questione ermeneutica. Però non si accorge che il ragionamento di Benedetto XVI si fonda necessariamente anche sulla storia.”

In realtà, De Mattei sposa la causa della discontinuità e della frattura rappresentata dal Concilio, ignorando e contraddicendo l’insegnamento di Papa Benedetto invece di difenderlo.

Controrivoluzionario

Infatti, de Mattei considera il Concilio ‘la Rivoluzione (con la R maiuscola)- non la sua disastrosa applicazione postconciliare ma il Concilio in se. Rifacendosi al pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira, propone una Controrivoluzione (con la C maiuscola). Questa è la sua posizione a priori rispetto a qualsiasi questione riguardante il Concilio Vaticano II.

Perciò, non nega la validità degli atti del Concilio, ma non nega neppure che il Concilio possa essere separato dalla ‘Rivoluzione’. Semplicemente, questa non è la tesi di Benedetto XVI. Né si tratta della pura ipotesi accademica di uno storico, ma piuttosto dell’agenda di un uomo d’azione che usa i media e la manovra politica per conseguire il suo fine. Parla anche di questi temi sotto la protezione della Fraternità Sacerdotale San Pio X, con cui coopera la stessa Rorate Caeli.

Non ho ovviamente alcuna obiezione- ne dovrei averne- sul dibattito tra accademici riguardo i meriti del Concilio o dei cambiamenti liturgici postconciliari, fin quando tale dibattito venga condotto in maniera ecclesiale. E spero che De Mattei e Padre Lanzetta imparino qualcosa dall’Arcivescovo Marchetto, con cui sono in dialogo. Credo che questa sia davvero un’ottima cosa.

Ma mi domando quanto questo dialogo rappresenti davvero un’occasione di studio, e quanto non si tratti invece solo dell’occasione per portare avanti un programma determinato; un programma che non è accademico ma controrivoluzionario. D’altra parte, sono quasi certo del fatto che De Mattei vorrebbe veder diventare il nostro Istituto un ingranaggio perfettamente integrato nella sua macchina controrivoluzionaria, mentre giustifica tale operazione presentandola come una ‘costruttiva’ e ‘profonda’ ricerca storico-teologica.

Propagandista

Quando Roberto De Mattei pubblica su Corrispondenza Romana è il propagandista e il politico per eccellenza. Ad esempio, ha dichiarato che i nostri frati sarebbero giustificati qualora disubbidissero alle restrizioni sull’uso della Forma Straordinaria della Messa, ed ha incoraggiato frati e suore a lasciare l’Istituto qualora la Santa Sede non avesse ceduto alle sue (le loro) richieste. Ha inoltre concesso un’intervista ad una tra le più rabbiose agenzie stampa anti-conciliari , affermando che a suo parere la canonizzazione di Giovanni XXIII fosse invalida. Su tutti questi temi, non sta agendo in qualità di accademico al servizio della Chiesa, ma come un controrivoluzionario. E ciò è quanto avviene quando attacca me.

Infatti Roberto de Mattei, per quanto ritenga che il termine ‘cripto-lefebvrismo’ non abbia significato, non si conforma al Modus operandi richiesto dall’Arcivescovo di Noia alla Fraternità Sacerdotale San Pio X. Proprio quando il dialogo tra la Fraternità e Roma si stava disintegrando, l’Arcivescovo di Noia, all’epoca Vice presidente della Commissione Pontificia Ecclesia Dei, scrisse alla Società:

“E’ stato un errore fare di ogni aspetto complesso nell’interpretazione teologica del Vaticano II un argomento di controversia pubblica, cercando di spingere persone non preparate teologicamente ad adottare il proprio punto di vista su complesse questioni teologiche.”

Inoltre, citando l’Istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede, Donum Veritatis, che si occupa specificatamente delle responsabilità dei teologi, l’Arcivescovo di Noia consiglia anche riguardo al fatto che mentre uno studioso ha il dovere di far presente al Magistero i suoi problemi di coscienza per quanto riguarda insegnamenti non- infallibili che appaiono problematici, il teologo

“eviterà di ricorrere ai «mass-media» invece di rivolgersi all’autorità responsabile, perché non è esercitando in tal modo una pressione sull’opinione pubblica che si può contribuire alla chiarificazione dei problemi dottrinali e servire la verità.”

Così come notato dall’Arcivescovo Marchetto, De Mattei si salva in calcio d’angolo, negando di star facendo affermazioni teologiche. Ma così come l’ermeneutica della continuità di Papa Benedetto si basa sulla storia, così anche il rifiuto di tale ermeneutica ha conseguenze teologiche immediate.

Amare ciò che la Chiesa ama.

Ma il mio problema non è fondamentalmente col Professor de Mattei qua storico accademico, ma con il Roberto de Mattei propagandista e politico, specialmente considerando il modo in cui-citando i miei superiori- ha strumentalizzato il nostro Istituto. Non essendo né un teologo di professione né un consacrato, non è sottoposto allo stesso controllo gerarchico a cui sono legati teologi e consacrati. Ma è proprio questo il punto. In questo segue l’esempio di Plinio Corrêa de Oliveira, che usò la sua posizione di storico laico e propagandista per operare al di fuori del controllo dei vescovi. In tal modo, De Mattei continua ad essere la forza principale della resistenza contro i tentativi di rinnovamento dei Francescani dell’Immacolata portati avanti dalla Santa Sede.

Anche adesso, De Mattei e Rorate Caeli definiscono ‘dissidenti’ coloro che supportano gli sforzi di Padre Volpi, Commissario Apostolico dei FI per volontà del Santo Padre. Tutto mentre ci sono frati che, seguendo l’incoraggiamento di De Mattei, incitano alla rivolta contro le decisioni del Commissario apostolico- e del Santo Padre- e spargono voci infondate secondo cui i rappresentanti della Santa Sede che hanno istituito il Commissariamento e gli stessi commissari sono nemici della Chiesa.

Ma grazie a Dio papa Francesco, tutt’altro che uno stupido, nutre un interesse personale nei confronti del nostro benessere, anche muovendosi per darci una casa a Roma, in quanto stiamo per essere sfrattati dai nostri precedenti benefattori. Inoltre, il Papa supporta pienamente l’operato del Commissario Apostolico Padre Fidenzio Volpi. Scrive Roberto de Mattei:

“Il supremo criterio di giudizio per un cattolico dovrebbe essere quello della Chiesa: amare e odiare ciò che la Chiesa ama e odia. Amare la verità, in tutta la sua unicità e integrità, odiare l’errore in tutte le sue molteplici espressioni. Ortodossia ed eterodossia restano il metro ultimo di giudizio a cui la ragione di un cristiano deve sottomettersi.”

Certo, e questo significa pensare cum Ecclesia ed essere fedeli ed obbedienti al Vicario di Cristo. L’entità del danno causato da Roberto de Mattei al nostro Istituto dovrebbe essere ormai più che evidente, anche a quei frati che sono stati incoraggiati dal suo supporto. Da ciò non verrà niente di buono.

Questa non è un’opposizione contro ‘alcuni dissidenti’, o contro la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e il Commissario Apostolico. E’ un’opposizione contro Papa Francesco. E chi tocca il Papa non finisce bene. Questo è stato verificato reiteratamente. Io prego che i tradizionalisti che sono stati radicalizzati imparino finalmente la lezione e spero sinceramente che Roberto de Mattei, ed anche New Catholic e Francesca Romana di Rorate Caeli, amino veramente ciò che la Chiesa ama e odino ciò che la Chiesa odia.

E’ tempo che la smettano di opporsi a Papa Francesco e alla sua opera di rinnovamento del nostro Istituto.

http://pellegrininellaverita.wordpress.com/2014/07/08/linganno-cripto-lefebvriano-un-francescano-dellimmacolata-risponde-a-de-mattei/

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