La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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IL DOTTO DEOTTO E L’INDOTTO DELLE BANANE

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Paolo Deotto non è un dirigente sportivo, ma un ammiratore di Carlo Tavecchio aspirante alla presidenza della Federcalcio.

Lo ha difeso strenuamente dalle critiche mossegli da tutti gli ambienti politici, sportivi e pubblicistici per esternazioni razziste su calciatori extracomunitari da lui definiti, “mangiabanane”.

Non sappiamo se la stitichezza, il diabete, l’ulcera gastroduodenale o la tendenza all’obesità impediscano al Nostro di gustare il frutto tropicale di cui si nutrono specialmente quei primati il cui comportamento è spesso emulato da chi presume di conciliare l’animalità con la razionalità.
Forse per dispetto qualche scimmietta o qualche… sportivo extracomunitario deve aver lanciato una buccia di banana sul marciapiede di casa del Deotto, vista la rovinosa scivolata “a gamba tesa” sulla questione dei Francescani dell’Immacolata.

Tutti ricordiamo la storiella de’ “La volpe e l’uva” il cui significato è la forza distruttiva dell’invidia attraverso l’arma della detrazione.

Paolo Deotto non si limita a sentenziare su fatti che non conosce, ma mette in discussione quanto altri – più onesti e professionali di lui – dicano su una vicenda che oramai conosce risvolti giudiziari e cronachistici non più rappresentati da blogghini di nicchia come per l’appunto, “Riscossa Cristiana”.

Non è da escludere che qualora Paolo Deotto  fosse davvero ben informato sui fatti,  il magistrato non esiterà ad interrogarlo come « persona informata sui fatti ». Saremo allora curiosi di conoscere la fonte delle sue dichiarazioni. Il resto è solo millanteria.

Ai benpensanti rincuora sapere che a difendere un decaduto Fondatore siano rimasti solo i blog di nicchia, quelli dalla monocampana stonata, quelli del killeraggio mediatico fatto per simpatia e ideologia,  quelli che si vendono per… un casco di banane?

Essi rappresentano un modello da utilizzare nei laboratori delle Scuole Medie per far capire ai ragazzi il principio fluidodinamico dei vasi comunicanti.

Nel post intitolato La strana vicenda del sequestro dei beni…“, Paolo Deotto afferma che:

“La Congregazione dei Frati Francescani dell’Immacolata non possiede e non ha mai posseduto beni”.

A noi risulta che i Frati non avessero piuttosto proprietà, rilevando finalmente la confusione del Deotto tra uso (o possesso) e proprietà di beni.

Inutile ricordare che su qualche spazio mediatico emerge anche che il Fondatore avesse un conto corrente personale.

Ne era per l’uso o per la proprietà?

Chiederemo ai Frati se nelle Costituzioni FI è permesso a un loro Religioso avere un conto corrente personale…

Padre Volpi è accusato dal Deotto di ricevere 5000 euro al mese.

Per il lavoro che svolge ne meriterebbe il doppio, ma è un vero peccato che Deotto, pur ritenendosi così informato e amico dei Frati, non abbia saputo dagli stessi quanto tale notizia sia una maliziosa bufala.

Volpi, infatti, non è salariato e non riceve compensi o onorari per i suoi servizi.

Crediamo che sia una scelta secondo il suo stile. 

Dovrebbe essere un fatto risaputo almeno ai gentiluomini o gentildonne che lo giudicano quotidianamente e fanno credere di saperla lunga sui Frati.

Peccato per il Deotto e per i calunniatori in attesa di “lettera dalla busta verde”, che lo scoop sia diabolicamente apparso la prima volta sul profilo facebook di un « familiare » (?) al Fondatore molto esposto al grande pubblico. 

Verrebbe da dirgli: “Vade retro!”

Un’autentica perla informativa è poi la seguente affermazione:

“Le donazioni, cospicue, che nei decenni sono state fatte da tanti benefattori, sono sempre state a favore di associazioni di fedeli, formate da laici, non da religiosi. Queste associazioni, da prima del commissariamento, sono presiedute da laici, non da religiosi”.

Il Deotto ne è proprio sicuro?

Perché non chiede alla Procura di Avellino gli Atti degli Avvisi di Garanzia e ci spiega su cosa si basa la truffa aggravata e il falso ideologico?

Chi faceva capo alle Associazioni?

Chi ne erano membri effettivi prima del Commissariamento?

Laici – come lui dice – o Religiosi?

Quando sono state fondate le Associazioni?

A partire da quando sono subentrati i laici familiari e amici del Fondatore?
 
Sono atti pubblici di accesso universale.
 
Associazione Missione dell’Immacolata, Associazione Missione del Cuore Immacolato, Associazione Casa Mariana Editrice.

Paolo Deotto non è informato sui fatti o mente sapendo di mentire?

Il Nostro confonde poi la misconoscenza dei Frati sul patrimonio milionario con la conoscenza dei benefattori della loro donazione.

Uno smeraldo di logica!

Tizio dona a Sempronio un appartamento e non è al corrente di quanto ha fatto?

C’è bisogno del Deotto per rilevare qualcosa di ovvio?

Ammesso che i Frati (tranne qualcuno…) non ne sapessero nulla, l’illustre direttore deve dimostrarci se ogni singolo donatore fosse però a conoscenza dell’intero patrimonio …

Abbiamo i nostri dubbi.

Il Deotto incalza:

“I beni, mobili e immobili, amministrati dalle associazioni di laici, sono utilizzati per gli scopi specifici della Congregazione: apostolato, opere caritative, buona stampa, informazione religiosa.”

Concentriamoci sul primo assioma e più precisamente su quel riferimento ai laici: “(…) associazioni di laici…”

Come già detto, non erano esclusivamente Frati e Suore i Soci delle Associazioni fino al Commissariamento?

Cosa è successo dopo e perché?

Chi aveva permesso l’ingresso di quei Religiosi nelle Associazioni se non il Fondatore Padre Manelli?

Chi aveva escogitato l’ipocrita “fictio iuris” per dare parvenza di povertà se non il Padre Manelli?

Chi aveva pensato alla creazione di un’Associazione privata di diritto pubblico, se non Manelli?

Lo scopo?

Sottrarre i beni al controllo della Santa Sede.

Perché?

Semplice!

Il Padre Manelli aveva sempre considerato la Chiesa come covo di eretici e massoni di cui diffidare.

Sognava nel delirio paranoico una monarchia cattolica delle banane; virtuoso com’era una riforma dall’interno, una sorta di restaurazione borbonica a suon di milioni o miliardi delle vecchie lire, quelli il cui utilizzo potrebbe essere già intuibile, immaginando i tanti, ma decaduti protettori al suo soldo.

Chi ha permesso nelle associazioni l’ingresso successivo di laici se non il Manelli?

Chi aveva voluto inserire nello statuto delle Associazioni la clausola originaria per la quale potevano essere soci solo Frati e Suore Francescani dell’Immacolata?

Il Manelli!

Chi ha designato i laici che sono subentrati ai Religiosi?

Il Manelli!

Chi ha fatto cambiare le regole e la finalità dello statuto da

“apostolato, opere caritative, buona stampa, informazione religiosa” 

a “spirito del Padre Manelli”?

Il Padre Manelli!

Di una cosa ha ragione il Deotto, quando scrive:

“Tutto ciò non è certo una novità!”

Di un’altra cosa, invece, ha torto marcio il Deotto:

“Le vere ragioni del commissariamento non sono mai state chiarite”.

Dopo l’obbedienza  (a se stesso) e la povertà (per gli altri) scivolate sulla buccia di banana, cosa resta ancora al Fondatore da nascondere?

Più il chiasso aumenta, più il sole sale allo zenit.

Ne vedremo e sentiremo ancora delle belle nel tormentone degli imbananati e imbananate dal Manelli…

Quale sarà il prossimo scandalo chiarito e schiarito alla luce della verità?

Firmato:

 Optì Pobà,

titolare nella Lazio e testimonial della Chiquita

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ABERRANTI E GRAVI AFFERMAZIONI DELLA GUARINI

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Articolo originale a questo link.

Le osservazioni che faremo riguardano, in modo particolare due post pubblicati sul blog chiesa e post-concilio..

1) Il primo dal titolo pulcinellesco: “LE PANZANE DEI PERSECUTORI DEI FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA”, dove le uniche panzane si ritrovano negli argomenti  sgangherati (e in un caso gravissimi) snocciolati dalla Guarini. (cfr.http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2015/04/le-panzane-dei-persecutori-dei.html)

2) Il secondo dal titolo più annacquato: “Notazioni sulla vicenda dei Francescani dell’Immacolata alla luce degli ultimi eventi”, forse perché si è resa conto che per le esternazioni non controllate del primo articolo può essere anche perseguita. (cfr. http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2015/04/notazioni-sulla-vicenda-dei-francescani.html)

1) PRIMO  ARTICOLO

A) La signora spaccia per FONTI ATTENDIBILI solo quelle dei ribelli e disobbedienti al commissariamento con evidente disonestà giornalistica. Bisognerebbe catechizzarla sul fatto che SOLO la Santa Sede ha il diritto-dovere di riconoscere i carismi ma anche di fare verifiche sulla loro conformità a quanto da lei riconosciuto. Una volta posto in essere il Commissariamento i frati e le suore, se sono veri francescani, hanno il diritto-dovere (come ha indicato il Papa) di obbedire e rispettare il Commissario. La signora chiama i manelliani succubi di manelli: “i fedeli al carisma originario” disprezzando e infangando l’azione medicinale della Santa Sede.

B) Secondo il modo arbitrario e distorto di argomentare della Guarini, il commissariamento, l’azione della Congregazione e l’evidente appoggio del Papa a questa azione di giusta purificazione dalle deviazioni manelliane, sarebbe tutta una manipolazione della Santa Sede (azione “da parte di chi ha voluto tutto questo e persegue e prosegue la sua opera distruttrice”) sarebbe tutta una azione truffaldina, studiata a tavolino, messa in atto con   fredda e  cinica  determinazione, azione premeditata con cattiveria e realizzata con metodi camorristici. La PRIMA CONTRADDIZIONE seria la signora la impatta quando vorrebbe smentire il ricorso dei cinque frati che denunciarono l’imposizione  abusiva della messa e dell’ufficio tridentino, affermando che è impossibile che ci fosse questa imposizione perché l’istituto era bi ritualista. Ora a parte il fatto che Padre Calloni  e Padre Alfonso celebrano la messa tridentina, così come ALTRI che sono fedeli al Commissario, che fosse una imposizione lo riconosce anche la signora stessa quando dice: “chi non si fosse trovato d’accordo col fondatore, doveva uscire dall’ordine piuttosto che esautorarlo”.  Se l’ordine fosse stato veramente bi-ritualista e non ci fosse stata nessuna imposizione, chi non era d’accordo col fondatore  NON AVEVA NESSUNA RAGIONE DI USCIRE, poteva restare tranquillamente dentro e scegliere il rito che preferiva.  Invece dicendo chi non era d’accordo col fondatore doveva uscire” sta dicendo che il fondatore  voleva proprio l’imposizione a tutti del rito tridentino.

C) Le affermazioni della Guarini diventano gravissime e foriere di conseguenze (di vario tipo) quando si lascia andare – è difficile pensare che non se ne sia accorta – a giudizi che implicano accuse infamanti. “Non avendo peraltro trovato, per delegittimare padre manelli, alcun appiglio canonico che di fatto non esiste, hanno dapprima colpito la messa tridentina e qualunque afflato tradizionale, poi hanno tirato in ballo l’autoreferenzialità. successivamente hanno cercato di delegittimare definitivamente il fondatore usando la giustizia civile attraverso la vicenda dei beni=> consegna a pilato”. Si tratta di gravi affermazioni. La Guarini afferma, senza uno straccio di prova, che tutta l’azione della Santa Sede è solo un grande imbroglio, con la complicità ultimamente addirittura anche di un corrispondente imbroglio della magistratura.  Ci chiediamo: su quale pianeta vive? A quale Chiesa appartiene? Come può essere caduta in un tale pensiero settario? [Settario anche quando parla di “laici fedeli al Fondatore” che si oppongono e disobbediscono, facendo la lotta di classe contro il commissariamento]. In pratica la Chiesa Cattolica si sarebbe trasformata in una specie di “setta”  che perseguiterebbe i veri  credenti che sarebbero i manelliani e (se abbiamo compreso il suo pensiero in altri post) i  lefebvriani .  Ma la cosa ultra grave è quando – di fatto – dicendo che SANTA SEDE, MAGISTRATURA E FINANZA sarebbero stati d’accordo e complici nell’aver creato questo imbroglio li trasforma e li accusa di essere UNA SPECIE DI ASSOCIAZIONE A DELINQUERE. Crediamo che  l’affermazione è così grave e sballata che non sarebbe fuori luogo chiedersi se, per caso, a qualcuno, non è andato fuori di volta il cervello.

D) Poi c’è una lunga disamina per dimostrare che l’affidamento dei beni ad associazioni laiche sarebbe tutto regolare e che sarebbe adatto a preservare il voto di povertà. E qui c’è un’altra grossa e assurda  “Questi beni non sono mai stati usati per le spese correnti dei conventi e delle missioni”. “3. I conventi, per le spese e attività correnti, dunque, non sono mai stati finanziati col patrimonio costituito dai beni, ma con le elargizioni benefiche contingenti”.

In pratica le necessità di tutti i giorni dei conventi e delle missioni venivano ottemperate con le elargizioni dei benefattori, mentre questi  super- beni mobili e immobili, non sono stati mai usati per le spese correnti dei conventi e delle missioni. La domanda che sorge  spontanea è: A COSA SERVIVA  ALLORA  CONGELARE TUTTI QUESTI BENI IN QUESTE ASSOCIAZIONI, QUANDO QUESTI BENI NON VENIVANO UTILIZZATI PER LE NECESSITÀ E LE SPESE CORRENTI QUOTIDIANE DEI CONVENTI E DELLE MISSIONI? Qual è lo scopo di metterli in cassaforte? Per chi? Per quale scopo? A cosa servono tutti questi milioni apparentemente congelati? È COMPATIBILE CON LA POVERTÀ ACCUMULARE, ANCHE SE IN CASSAFORTE AD ALTRI, TUTTA QUESTA RISERVA DA PAPERON DEI PAPERONI? È ancora più illecito, a nostro avviso, questo accumulo quando esso non è finalizzato, come dovrebbe, al supporto della vita quotidiana dell’Istituto e delle sue necessità. È questo infatti il caso  abnorme e scandaloso della vecchia  gestione  F.I.!  Il vero povero è colui accoglie solo ciò che è necessario, ogni giorno per se,  per i poveri, per le necessità della vita comunitaria e vive ogni giorno solo di vera  provvidenza  e proprio perché vuole rimanere e vivere veramente da povero, rifiuta non solo accumuli  così scandalosi, ma qualsiasi tipo di capitale.

Ha ragione Vincenzo da Torino quando si domanda se è valido: “VIVERE DI ELEMOSINA SPICCIA PUR DISPONENDO DI CAPITALI ENORMI! /…/ Con tutte le necessità delle Missioni dei F.I ed altre…Come si fa a non vedervi un assurdo ed essere giustamente sospettosi?”. Ed ha ancora ragione quando si chiede: “CHE SENSO HA DARE OFFERTE E PROPRIETÀ A QUESTE CONDIZIONI? I F.I potevano disporre in qualche misura di esse? QUESTE ASSOCIAZIONI A CHI RENDICONTANO? Qui ci sono ben 30 milioni fermi! Ho l’impressione che ne vedremo delle belle! O meglio credo che PRESTO LE PENTOLE VERRANNO SCOPERCHIATE. Gravissima e sanzionabile poi è l’affermazione – dell’amica del cuore della Guerini, Luisa (e di un certo – come lei – improponibile Rr) secondo i quali  “questi beni avrebbero suscitato l’AVIDITÀ dei nuovi responsabili”, accusando falsamente la nuova direzione di agire solo per smodata sete di denaro e per arraffare beni, quando pare – siamo in attesa, come tutti,  dei prossimi interventi della magistratura  –  che invece questa smania di denaro (e di potere) era la caratteristica del vecchio governo.

E) La Guarini si sorprende “per il persistente silenzio, loro e dei frati, che pesa molto anche sui fedeli e sui sostenitori” e si chiede se “dipenda da una specifica scelta di cieca obbedienza o da un clima che – difficile da credere – appare intimidatorio e frutto di autoritarismo sganciato da ogni regola di diritto”.  A parte il fatto che il “duce” (non si muove foglia che manelli non voglia”) e il regime dittatoriale l’Istituto l’aveva prima del commissariamento e per tantissimi anni (cfr. https://veritacommissariamentoffi.wordpress.com/2014/10/23/il-duce-lo-avevate-prima-risposta-alla-sedicente-riscossa-cristiana-fabio-cancelli/) essi fanno finta di stare zitti in prima persona, ma hanno infangato e sputtanato la Santa Sede, il commissario, i visitatori, lo stesso Papa, attraverso un killeraggio mediatico ed una campagna di diffamazione e di calunnia – tipica del DNA dell’Istituto – chiunque non si sia prostrato dinanzi al falsario manelli e non si sia fatto rimbambire da lui. Inoltre stanno zitti perchè ci sono molti panni sporchi e imbrogli da occultare – più di quelli fin ora venuti fuori – e vogliono  solo evitare che un bel po’ di frati e suore spifferino tutte le malefatte che hanno visto o di cui sono stati complici e per evitare il vespaio di affrontare i fatti interni dell’Istituto, hanno scelto furbescamente il silenzio perché è più comodo (non hanno altro!) nascondersi dietro la facciata dei poveri veri cattolici ortodossi e puri, perseguitati per la loro fede tradizionale, strumentalizzando  anche la messa tridentina.

OER MURI IMBRATTATI

2) SECONDO ARTICOLO

Non sanno neanche mettersi d’accordo tra di loro ed entrano in contraddizione tra loro i vari  avvocati difensori di una causa  ormai persa. Infatti il primo articolo insiste fino alla noia che “Questi beni NON SONO MAI STATI USATI PER LE SPESE CORRENTI DEI CONVENTI E DELLE MISSIONI”; il secondo articolo – della fantomatica  Anna – sostiene invece a proposito delle associazioni laiche esattamente il contrario e cioè che esse sono “delle STRUTTURE ASSOCIATIVE che da sempre sono proprietarie dei beni donati dai fedeli E DA SEMPRE LI AMMINISTRANO IN FAVORE DELLE NECESSITÀ MATERIALI E MISSIONARIE DEI FI”. Più ridicoli di così!  Inoltre a proposito della menzogna che gli accertamenti sui beni non rientravano nella procedura canonica ispettiva e che sarebbero stati cooptati solo in un secondo momento per “trasformare delle vittime innocenti in malfattori spregevoli”, Annarella ha avuto una svista ciclopica. Si vada a leggere il Decreto di nomima del Commissario.  Nel Decreto di nomina del Commissario Apostolico Padre Fidenzio Volpi sono aggiunti – alle aree già indicate nel Decreto per Il Visitatore – altre due aree su cui indagare: “l’organizzazione delle attività apostoliche; LA CORRETTA GESTIONE  DEI  BENI  TEMPORALI” (cfr. Decreto, 11 luglio 2013).

CONCLUSIONE

Alla Guarini dico solo:

a) se anche Manelli fosse arrestato per  reati accertati dalla magistratura, se anche fosse condannato in terzo grado di giudizio, la tua fede dipende forse dalla sua storia personale? La tua fede è in ….  lui?  Sei così legata a quella particolare realizzazione personale da riporre fiducia nell’uomo al posto di Dio per entrare nella maledizione?  (Ger 17,5-8).

b) Se anche il tuo “adorato” Lanzetta fosse coinvolto (per il momento lo diciamo solo come domanda ipotetica e retorica) in qualche abuso commesso dal suo “santone e guru” e quindi  complice di qualche disonestà, non esistono forse più preti? Non esistono altri preti santi e dotti?  Credi che la Chiesa si sia – grottescamente – rifugiata solo nei manelliani o solo nei tuoi amici lefebvriani?  È proprio questa la mentalità settaria. Se, per ipotesi, ammettiamo che scomparissero del tutto i discepoli di P. Manelli e i lefebvriani, credi forse tu che scomparirebbe anche la Tradizione? Chi pensa questo, purtroppo per lui, è immerso fino al collo in pieno pensiero eretico. Il mistero della Chiesa è molto più grande non solo di ogni singolo gruppo, ma anche di tutti i gruppi messi insieme (cfr. Nota pastorale CEI . Le aggregazioni laicali nella Chiesa, n. 13).

——- Solo tre esempi eloquenti sulla vostra convinzione infantile che basta impiantare la messa tridentina per risolvere tutti i problemi della Chiesa (la infantile mono-soluzione!). La mia polemica non è contro la messa tridentina che amo, ma contro il fatto che per voi sarebbe la bacchetta magica, l’avete trasformata – abusivamente – in una bacchetta magica.

1) A San padre Pio, in una apparizione del 7 aprile 1913 Gesù gli fa vedere una grande  moltitudine di sacerdoti e tra le lacrime, con una espressione di disgusto,  grida: “Macellai!”   (Epistolario, vol. I, 1992, pp. 350-351). Nel 1913 c’era solo la messa tridentina nella Chiesa eppure Gesù si lamenta di un gran numero di preti che offendono Gesù  “con la loro indifferenza, col loro disprezzo, con la loro incredulità”.

2) La beata Madre Speranza (Collevalenza) il 21 marzo 1940 fa voto di vittima a Gesù in riparazione delle offese che gli sono arrecate dai sacerdoti del mondo intero (Diario, 18, 610). Il voto è rinnovato nel 1942 perché i sacerdoti in peccato che offendono Gesù, sono MOLTI (Diario 18, 794). Una volta Gesù le ha fatto vedere per quanti sacerdoti doveva soffrire per riparare i loro peccati e Madre speranza vide che era  molti, tantissimi. Il 31 marzo del 1952 Madre Speranza offre le sue sofferenze per i tanti troppi sacerdoti che celebrano la Messa in stato di peccato mortale abituale (Ruggero Ramella, Madre Speranza ai sacerdoti, Edizioni Amore Misericordioso, p. 36) .  Nel 1940-1942 e nel 1952 in tutta la Chiesa c’era solo la messa tridentina eppure Gesù fa vedere a Madre Speranza l’enorme numero di sacerdoti che vivono in peccato mortale.

3) Marcial Maciel Degollado – sicuramente dal 1944 al 1969 (quindi per almeno 15 anni) celebrava, come in tutta la Chiesa, SOLO la messa cosiddetta tridentina eppure viveva già da depravato e corrotto come è ormai definitivamente accertato (NEL 1944 L PADRE DI LUIS DE LA ISLA (UN SEMINARISTA MINORE LEGIONARIO) DENUNCIÒ MACIEL AL VESCOVO DI CUERNAVACA, Francisco Gonzales Arias (che era zio di Maciel), per aver abusato del ragazzo numerose volte. Ferreira Correa riporta i nomi di cinque studenti della scuola apostolica vittime dei continui abusi sessuali di Maciel dal 1944, tra cui Luis de la Isla, ma sottolinea che le vittime possono essere più numerose. Prosegue descrivendo lo stato di grave dipendenza dalla morfina in cui versava Maciel, che si applicava frequenti iniezioni e talvolta si procurava le dosi con false ricette e tramite gli stessi studenti della scuola apostolica. Ferreira Correa racconta del ruolo della droga nell’apparente carismaticità di Maciel  (“scrive Ferreira Correa che Maciel, sotto l’influsso della droga, dava conferenze atte a essere considerate «come “soprannaturali”, quando in realtà tutta la lucidità e il fervore con i quali parlava erano dovuti alla droga»).

Guarini, ascolta: prendi le distanze da coloro che credono che tutto si risolve solo con la messa tridentina e mettendo al braccio un manipolo o in testa un tricorno. Senza la vera santità di vita e l’obbedienza alla Chiesa anche la Messa (qualsiasi messa!) viene – ovviamente solo in noi – vanificata.

                                                                    Riccardo  Piccarreta

Originale al link: https://amicidellaverita.wordpress.com/2015/04/13/manelliani-30-aberranti-e-gravi-affermazioni-della-guarini/

SI SPENGONO LE LUCI SUL PALCO DI PADRE MANELLI

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La vicenda del Fondatore dei Frati Francescani dell’Immacolata ricorda il romanzo pirandelliano dal titolo L’esclusa.

Nel testo una donna è scacciata dal marito perché accusata di tradimento quando lei è, invece, innocente. A questo punto la presunta colpevole resa raminga dal coniuge si fa ospitare in casa dall’uomo sospettato di essere il suo amante. Tra i due nasce davvero una relazione sentimentale. Il marito, riconosciuta, però, l’innocenza precedente della donna, la riaccoglie in casa quando davvero in seconda battuta la moglie si è macchiata della colpa.

Dal buon inizio degli anni Settanta suffragato dalla crescita di vocazioni ed opere nella comunità primitiva di Frigento, il potere illimitato che il “Padre Comune” Stefano Manelli si era autoattribuito negli anni Novanta con la Fondazione del nuovo Istituto, lo ha inesorabilmente e visibilmente corrotto.

Malgrado le inevitabili critiche e accuse degli inizi, quando le buone intenzioni facevano condonare sbavature umane, è oggi che «  ’adulterio” si consuma e cioè nel momento storico in cui il Fondatore si credeva intoccabile perché ritenuto da molti impeccabile grazie alla “fabbrica delle leggende” dell’immaginario popolare.

Nel citato romanzo di Pirandello, mentre per il lettore appare chiara l’oggettività della realtà, sono i personaggi dell’opera che, come marionette sul palco, risultano limitati e incapaci di coglierla.

Nella vicenda dei Francescani dell’Immacolata, mentre a tutti appare chiara la responsabilità morale e materiale del Fondatore, agli attori e alle attrici del dramma simil-kafkiano, rimane difficile l’adeguamento della ragione  ai fatti, condizione indispensabile per l’onestà di pensiero e l’affermazione della verità.

Il motivo si colloca su due livelli di precomprensione: la presunta santità di un religioso e l’interesse personale.

Il primo è più elevato, l’altro è decisamente più basso; esordisce un falso, il secondo è una verità dimostrabile.

Il chiasso mediatico che ha accompagnato un inoppugnabile provvedimento di commissariamento ai danni di un Fondatore prima esautorato e poi dalla Chiesa definitivamente dimesso dal governo del suo Istituto serviva per occultare i motivi che la Santa Sede aveva resi noti all’opinione pubblica in maniera pudicamente sintetica.

L’opportunità di una tale scelta rimanda ai posteri la valutazione.

Come la virtù non può essere nascosta sotto il moggio, anche i vizi presto o tardi si collocano sulla collina della pubblica opinione dove, crocifissa la menzogna, la verità si trasfigura in tutto il suo splendore.

Oggi è questa la riconquista del centro di un pensiero che ha diviso per ventuno mesi, come la data di un nuovo inizio di stagione, persino i  benpensanti imbarazzati tra garantismo e giustizialismo.

Lungi dal suo termine, il tormentone religioso si sposta dal pregiudizio al postgiudizio offrendo la chiave di lettura a coloro che si chiedevano almeno un perché.

Come  lo scandalo della pedofilia esplose in concomitanza con l’Anno della Vita Sacerdotale, così lo scandalo delle finanze esplode nell’Anno della Vita Consacrata e proprio ai danni dei Francescani.

La Provvidenza che agisce nella storia sopperisce alle carenze degli uomini e delle istituzioni riproponendo l’inversione della sussidiarietà: lo Stato che si sostituisce alla Chiesa nelle materie che sono l’oggetto della predicazione evangelica!

Mentre sulla ribalta si spengono le luci sul Fondatore, la Chiesa militante rimane per alcuni nell’arena delle eroiche persecuzioni dei tagliagole e per altri nel circo dei potentati curiali non sempre o per sempre capaci di assicurare protezioni ai corruttori…

Nello sperare che per Padre Manelli si tratti solo di soldi, terreni ed immobili, l’annunciato Anno della Misericordia sarà per qualcuno l’anno della giustizia: le due virtù sono coessenziali e sono il limite al Male.