La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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“CONVENTO DEGLI ORRORI”: ALTRI DUE FRATI SONO STATI INDAGATI

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GIALLO ESCLUSIVO

Si allarga l’inchiesta sull’ordine religioso di Avellino al centro di una torbida vicenda: oltre a padre Manelli ci sono altri religiosi finiti sotto accusa

“CONVENTO DEGLI ORRORI”: ALTRI DUE FRATI SONO STATI INDAGATI

I frati Maurizio Abate e Pietro Luongo sono accusati di aver aiutato padre Stefano Manelli a impossessarsi in maniera illecita di un ingente patrimonio, quantificato in 30 milioni di euro
Frigento (Avellino) “Le indagini sull’impero patrimoniale riconducibile ai Frati Francescani dell’Immacolata di Frigento sono chiuse. Risultano indagati padre Stefano Manelli e altri due frati: Maurizio Abate e Pietro Luongo. I tre religiosi rischiano il processo per il reato di falso ideologico commesso in concorso tra loro, con una serie di aggravanti”.

E’ questo, in estrema sintesi, il contenuto dell’avviso di chiusura delle indagini recapitato nei giorni scorsi a padre Stefano Manelli e ai frati Maurizio Abate e Pietro Luongo. L’inchiesta, condotta dal pubblico ministero Fabio Massimo Del Mauro, della procura di Avellino, riguarda l’ingente patrimonio riconducibile alla congrega fondata da padre Manelli, il frate già indagato per maltrattamenti e violenza sessuale.

Si parla di un vero tesoro, del valore comprensivo di 30 milioni di euro, che, secondo gli inquirenti, padre Manelli avrebbe provato a sottrarre per poi affidarlo attraverso due associazioni travolte dall’inchiesta, a laici di sua conoscenza.

Questo tesoro, per cui padre Manelli rischia il processo, è costituito da 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radiofonico e cinematografico, cinque impianti fotovoltaici e 102 autovetture, nonché da ingenti disponibilità finanziarie.

Le ricchezze sarebbero state affidate a due Associazioni, i cui vertici sono riconducibili agli altri due sacerdoti coinvolti nella scandalosa inchiesta.

E’ opportuno ricordare che parallelamente a questa inchiesta, la Procura ha avviato un’altra indagine, che vede Stefano Manelli indagato, ma per reati diversi: maltrattamento e violenza sessuale perpetrati ai danni di suore e frati che operavano nel famigerato “convento degli orrori” di Frigento (Avellino). Una inchiesta molto delicata che riguarda anche alcune morti sospette. Ma di questo parleremo più avanti. Torniamo ora all’inchiesta sull’impero patrimoniale dei tre preti.

Scrive il giudice: “Stefano Manelli, Maurizio Abate e Pietro Luongo sono indagati in concorso tra loro poiché in esecuzione del medesimo disegno criminoso… Hanno commesso violazioni a più norme di legge, anche non impedendo un evento che avevano l’obbligo giuridico di impedire”. Padre Manelli, nel frattempo trasferito in un convento di Albenga, in provincia di Savona, e gli altri due indagati “dichiaravano falsamente” (lo scrive il magistrato) una serie di circostanze pur di accaparrarsi l’ingente patrimonio .

E’ in questo scenario che si inserisce la misteriosa morte di padre Fidenzio Volpi, nominato dall’allora Papa Benedetto xvi commissario Apostolico, affinché potesse mettere ordine nell’Istituto fondato da Manelli e fare chiarezza sull’ingente patrimonio di cui parlavamo.

TROVATO DEL VELENO SU BARBA E CAPELLI

Sulla morte del frate la Procura di Roma ha aperto una inchiesta dopo che i familiari del religioso scomparso hanno presentato una denuncia a seguito del rinvenimento, da parte del medico legale incaricato, di alcune particelle di Arsenico sulla barba e tra i capelli.

Questo lascerebbe pensare che padre Volpi sia stato ucciso e che non sia morto per cause naturali.

Ma questa non è l’unica morte sospetta avvenuta nel periodo in cui padre Manelli era a capo della congrega che aveva la sua direzione generale presso il convento di Frigento.

Un episodio misterioso su cui si stanno concentrando gli inquirenti riguarderebbe la morte di un altro sacerdote: il frate filippino Mattew Lim, 30 anni, originario di Quezon City. Sulla morte del frate aleggia l’ipotesi dell’omicidio. Lo dicono ex frati ed ex suore.

Fra Matteo morì la mattina del 22 luglio del 2002. Si trovava nell’orto insieme con altri confratelli, all’interno del convento di Frigento, quando precipitò in un pozzo morendo annegato. Le sue urla disperate le sentirono in molti, ma nessuno intervenne.

In merito a questo atipico incidente, la Procura ha in mano la testimonianza di una ex sorella, I.T., che disse: “Ho conosciuto personalmente Fra Matteo: era una persona sorridente, solare, molto allegra, giocherellona. Gli ho parlato prima che morisse e il frate mi rivelò con sgomento: “In questo Istituto ci sono troppe cose che non vanno e che non andrebbero fatte”.”

di Gian Pietro Fiore

Giallo settimanale – Anno IV – Num 35 – 31 agosto 2016

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MANELLI AD ALBENGA: TAGLIATA LA LUCE AL PONTELUNGO CALCIO

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ALBENGA 10 agosto 2016

Tagliata anche la luce al Pontelungo Calcio

Federica Pelosi

Albenga – Non solo sfrattati dalla sede storica ma pure messi nell’impossibilità di utilizzare spogliatoi e campetto a ridosso del santuario. È l’ultimo “schiaffo” che i frati riservano al Pontelungo Calcio, società sportiva albenganese, che ora pensa di passare alle vie legali nel caso in cui vescovo e sindaco – che si sono resi disponibili a interessarsi al caso – non riuscissero a ottenere dai religiosi un dietrofront.

«Sabato il nostro presidente ha provato a entrare nei locali in cui si trova il contatore delle luci di campetto e spogliatoi, contatore che tra l’altro è comunale, e ha trovato la porta blindata dall’interno: è assurdo» tuona il direttore sportivo, Michele Neri.

È l’ultima beffa subita dalla squadra parrocchiale ingauna dopo l’allontanamento deciso dalla congregazione dei frati francescani dell’Immacolata che sembrano poco partecipi di ciò che accade all’esterno dei luoghi di preghiera.

Non sono pochi gli albenganesi che ricordano i frati di un tempo, così ben integrati con i ragazzi, e che storcono il naso davanti ai “nuovi” inquilini della struttura religiosa di Pontelungo. Inquilini che fanno parte di una congregazione piuttosto chiacchierata, almeno in quel di Avellino, dove la Procura ha aperto due indagini contro il fondatore, don Stefano Manelli: il prelato alla fine è stato spedito dritto dritto ad Albenga.

Intanto nelle scorse ore i dirigenti della squadra hanno incontrato il sindaco, Giorgio Cangiano, che ha promesso di dare loro una mano e di contattare il vescovo per decidere il da farsi (anche se, a quanto pare, la congregazione non dipenderebbe direttamente dalla diocesi ingauna). «Speriamo davvero che i frati ci ripensino – dice ancora Neri – altrimenti saremo costretti a passare alle vie legali».

http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2016/08/10/ASRgOtpD-tagliata_calcio_pontelungo.shtml

FRIGENTO. PADRE MANELLI ACCUSATO DI TRUFFA E FALSO (Irpinia News)

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Frigento – Padre Manelli accusato di truffa e falso

 

Frigento – Padre Stefani Manelli, fondatore della congregazione dei Frati Francescani dell’Immacolata, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Avellino. Già indagato per i reati di violenza sessuale e maltrattamenti, questa volta le accuse parlano di truffa e falso.

Dettagliatamente le indagini hanno portato a galla il patrimonio, alquanto sospetto, della congrega: 59 fabbricati, 17 terreni, 102 autovetture oltre a enormi disponibilità finanziarie. Tutti questi beni sono risultati affidati a due associazioni, finite anch’esse sotto inchiesta. Il prete, informa la Santa Sede, è stato trasferito a 1000 km dal convento di Frigento, in una struttura religiosa ad Albenga.

http://www.irpinia24.it/wp/blog/2016/08/10/frigento-padre-manelli-accusato-di-truffa-e-falso/

GIALLO NEL CONVENTO: CHIUSE LE INDAGINI

ConclusioneIndaginiConvento
Loredana Zarrella
 
Avviso conclusione indagine per Padre Stefano Manelli, fondatore dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata. Stessa comunicazione della Procura a Maurizio Abate e Pietro Luongo, rappresentanti legali delle associazioni Missione dell’Immacolata, con sede a Frigento e Missione del Cuore Immacolato che ha invece sede a Benevento.
I due sono titolari insieme di un patrimonio mobile e immobile da 30milioni di euro. La notifica agli indagati dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari da parte del pm , Fabio Massimo Del Mauro, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Avellino, e titolare del filone d’indagine relativo alla ipotesi di truffa ai danni dell’Istituto dei frati che indossano il saio grigio con sfumatura celeste, si ispirano a San Massimiliano Maria Kolbe, e hanno la loro casa madre a Frigento, punto di riferimento di una costellazione di altre case mariane e conventi, in Italia e all’estero.
Nel marzo 2015 l’avvio dell’inchiesta da parte della Procura di Avellino che, con il lavoro congiunto della Guardia di Finanza, aveva svelato una serie di condotte fraudolente messe in atto dai vertici delle due associazioni vicine alla Congregazione dei Frati Francescani dell’Immacolata. Truffa aggravata e falso ideologico i reati contestati.
Sotto la direzione di Manelli, Pietro Luongo, presidente dell’Associazione Missione dell’Immacolata, e Maurizio Abate, tesoriere della compagine, nonché economo dell’Istituto stesso dei frati, avrebbero tratto in inganno il notaio Edgardo Pesiri durante la modifica dello statuto dell’associazione. Modifica condotta con dichiarazioni mendaci e raggiri, tra cui la falsa dichiarazione di assenso da parte di Padre Fidenzio Volpi, commissario dell’Ordine, del tutto all’oscuro invece della manovra, un disegno criminoso volto evidentemente a sottrarre beni all’Istituto per dirottarli in tasche di laici, e mantenere il controllo di un patrimonio da 30milioni di euro, tra beni mobili e immobili. Fabbricati, terreni, autovetture, conti correnti.
Stessa ratio, stesso raggiro nella gestione dell’Associazione Missione del Cuore Immacolato. L’avviso di conclusione delle indagini ricorda il «disegno criminoso, con più azioni commesse anche in tempi diversi in violazione di più norme di legge». Disegno attuato dagli indagati «in concorso tra loro», sottolinea l’avviso che, rispetto al decreto di sequestro preventivo di beni per 30 milioni di euro, emesso lo scorso anno, accosta ai nomi di Abate Maurizio (in religione Padre Bernardino Maria) e Luongo Pietro (in religione Padre Pietro Maria) quello di Manelli Stefano, indicandolo quale «istigatore e determinatore dell’attività dei correi».
L’aggravante, per il frate ottantenne, fondatore dell’Ordine dei religiosi, è quella di avere in pratica orchestrato la truffa, come un deus ex machina. Come previsto dalla legge, a partire dalla notifica dell’avviso, Padre Stefano e gli altri due indagati hanno venti giorni di tempo per presentare memorie, produrre documenti, richiedere nuovi atti di indagine, presentarsi per rilasciare spontanee dichiarazioni o richiedere di essere sottoposti a interrogatorio. È il tempo per loro della preparazione della difesa in caso di rinvio a giudizio e di un processo che si prospetta imminente, a meno che, con la produzione di nuove carte e testimonianze, gli indagati non riescano a far cambiare idea al pm.