La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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I MANELLI: UN CASO CHE FA DISCUTERE (la nuova testimonianza di una ex suora)

La nuova testimonianza di una ex suora

Cerco di metabolizzare la mia uscita dal convento ricostruendo il mio presente sulle ceneri del mio passato.
Non avrei voluto liberare la mia memoria dai lucchetti che avevo chiusi, ma le recenti notizie di cronaca giudiziaria sulla vicenda di P. Stefano Manelli, il Fondatore dell’istituto religioso al quale appartenevo, hanno riaperto delle ferite profonde che come tali difficilmente si cicatrizzeranno.
Come il resto delle mie consorelle ero mantenuta nell’ignoranza.
“La scienza gonfia” ci dicevano, citando esempi della Bibbia e della vita dei santi.
Ho dovuto riprendere i miei studi cercando lavori estivi ed avventizi per mantenermi, ma alla fine mi avvicino intanto alla conclusione della Triennale.
Dopo enorme sofferenza fatta da quei pregiudizi indotti e falsi concetti inculcatimi nel convento, ho scoperto un nuovo orizzonte esistenziale che mi ha fatto sentire più libera e vera nei confronti del prossimo e della società.
Tanto hanno concorso alla mia evoluzione psicologica e sociale dei bravi sacerdoti che il P. Manelli avrebbe indicizzato di “eretici, modernisti e rilassati”.
Solo la verità libera.
Non che prima le cose andassero molto meglio, ma soprattutto dal periodo del commissariamento dei frati in poi è stato per me e per tutte noi un inferno sulla terra.
Ci imponevano preghiere, digiuni e penitenze estenuanti per il “povero” fondatore.


P. Manelli intanto stava dalla mattina alla sera a telefono con la mia superiora Madre Maria Grazia alla quale forniva delle direttive per tutta la Delegazione italiana.
Delle Filippine, del Brasile e dell’Africa, molto meno se ne importava. Le suore straniere per lui erano di categoria o “razza” inferiore.
Ho sentito spesso parole di disprezzo verso le suore straniere, sia da parte del fondatore che delle mie superiore.
La madre generale rimossa, Michela Cozzolino ci ha fatto tribolare.
Era un pupazzo nelle mani di P. Manelli. Parlava a “frasi preconfezionate” del fondatore senza nessuna personalità.
L’economa Generale, invece, Madre Consiglia De Luca ci diceva spesso di pregare per lei perché si sarebbe dannata…
“Troppi soldi” le diceva qualche consorella, “troppi soldi…”
Pure lei sempre incollata al telefono e a skype. Dalle suore però esigeva la perfetta osservanza…
Mantengo ancora furtivamente il contatto sia con qualche frate che con qualche consorella che è rimasta dentro.
Ho saputo così che si continua a disprezzare Papa Francesco sino ad arrivare a dire che sia un “massone” con la propria Loggia.
Era questa la “calunnia magica” con la quale sospendere ogni giudizio critico e dissipare ogni dubbio su accuse menzognere e peccaminose del fondatore e delle nostre superiore ai danni del Pontefice e di nostri ignari ed inermi confratelli, colpevoli di seguire il Papa come ogni buon cattolico.
Ricordo ancora quei ragionamenti striscianti e da ignoranti nei quali alla domanda sul discernimento della priorità di obbedienza al Papa o al Fondatore la superiora di turno sentenziava dicendo: “Bisogna prima obbedire al fondatore e poi al Papa!”
Ho chiesto e ottenuto la dispensa dai voti ma mi chiedo se io sia stata sin dall’inizio una vera religiosa. Mi chiedo oggi se i miei voti fossero validi.
Non mi è stato insegnato ad amare Gesù Cristo e la Chiesa, ma ad adorare P. Manelli.
La mattina a meditazione dovevamo meditare il suo “Libro della Santificazione”. A colazione in silenzio e in ginocchio dovevamo ascoltare le predicazioni dei suoi ritiri. Per la lettura spirituale dovevamo ancora sottoporci all’ascolto e alla lettura dei suoi libretti da pop religioso e per la direzione spirituale dovevamo andare o da lui o da P. Gabriele Pellettieri. Dal cofondatore appena citato non ricordo mai un incoraggiamento.
Alla richiesta di aiuto o di consiglio ricevevo solo bastonate o piegate di spalle con un comodo: “… e che ti debbo dire? Cosa vuoi che ti dica?”
La vita in convento era diventata insopportabile. Avevamo l’obbligo di spiarci e denunciarci alla superiorina di turno le une con le altre. Ci venne imposto a un dato momento di rivolgerci fra di noi con il “lei”.
Un vero e proprio attentato alla vita di comunione e di fraternità.
Qual pronome infatti, di per sé innocuo, era il risultato di una nuova dinamica comunitaria fatta di classismo e di ulteriore presa di distanza dalla gente, il vulgus.
Mi rincresce anche il trattamento diverso applicato ad ogni suora e subordinato alla capacità benefattrice della famiglia allargata più tardi all’impegno di militanza col fondatore nella battaglia contro i frati cosiddetti dissidenti o traditori, il commissario, la Congregazione per la vita consacrata.
Prime fra tutte, tra le favorite, figuravano e figurano le nipoti del P. Manelli alle quali tutto era ed è permesso.
Suor Stefania, una brava persona, è stata contenuta dalla stessa famiglia e pur essendosi lasciata andare a confidenze sulla “ragion di Stato” che la spinge ancora a rimanere dentro per non ternire l’immagine dello zio, Suor Costanza, la sorella più piccola, è invece convolata a nozze.
Mentre per le ex suore la strada del matrimonio era un peccato, un fallimento e una maledizione, per la nipote del Manelli si trattava di una benedizione. Si è giustificata la scelta in nome della scoperta della “vera sua vocazione” che meritava il coro delle suore alla cerimonia nuziale officiata dai nostri frati sacerdoti, quelli non traditori e dissidenti.
Compatisco invece Suor Cecilia per una difficile infanzia che ha dovuto vivere visto che aveva il vizio di allungare le mani e le dita sulle altre consorelle.
Aveva bisogno di consolazioni che cercava nel momento del bisogno nella cella della Madre Francesca Perillo.
Non credo che sia stato solo il cattivo esempio dello zio prete ma un orientamento affettivo deviato o da rigidismi o da deliri di onnipotenza che hanno portato alla corruzione.
Naturalmente le povere vittime che non stavano al giochetto saffico o le suore che la scoprivano, dovevano sparire, inghiottite nelle missioni lontane o tacciate per disobbedienti e invitate calorosamente ad uscire dall’Istituto da superiore complici.
Vorrei completare il terzetto di famiglia con le altre due nipotine, quelle più giovani, sulle quali lo zio nutre grandi speranze di mantenimento dell’asset fondazionale, frutto però non dei sacrifici della famiglia Manelli, ma dei risparmi della povera gente.
Due povere illuse, due povere recluse.


Un’altra persona che a me dava fastidio era il nipote P. Settimio.
Mi hanno detto che continua a scorrazzare nei nostri conventi e in quelli delle Clarisse dell’Immacolata pontificando e incoraggiando le fedelissime alla resistenza a oltranza.
Cammina con petizioni in tasca raccogliendo firme e consensi contro Papa Francesco e l’attuale Commissario Ardito Sabino.
E’ stato così vile da mettere il cognome della mamma (Sancioni) su una lettera congiunta antibergogliana resa pubblica dai soliti strumenti internet finanziati da gruppi ultratradizionalisti e denominata “Correzione filiale”, dove il corretto è il Papa!
Un religioso esemplare, tutto di un pezzo, non so di che materia…, come il nonno di cui porta il nome.
Una signora amica di Frigento mi ha detto che in paese i giovani scherzano sulla presunta santità dei genitori di Stefano Manelli dovuta alla numerosa prole dicendo: “se la loro santità era stare uno sopra all’altro allora a me dovrebbero farmi santo, altro che beato!”
Il P. Manelli voleva in realtà fare di Frigento una seconda San Giovanni Rotondo glorificando la propria famiglia.
Peccato per lui che a Frigento ci mancava sia P. Pio che il santo o i santi.
Ho saputo di testimonianze gonfiate fornite al processo di canonizzazione persino da persone che poco avevano avuto a che fare con i coniugi Settimio e Licia Manelli.
Come disse la Barbara d’Urso in una delle trasmissioni seriali sul P. Manelli, saranno state pure delle brave persone i coniugi Manelli, ma volerle santificare è eccessivo e per me un insulto alla serietà e alla santità della Chiesa.
Se l’albero si riconosce dai frutti, pensare al fondatore p. Stefano Manelli, ai suoi nipoti e agli antipaticoni invadenti della sua famiglia, non depone affatto a favore della loro qualità di vita cristiana.
Un frate mi ha detto che ad ogni festa il fratello Pio, marito di Annamaria, si trincava almeno tre bottiglie di vino.
Si tratta naturalmente di quelle feste organizzate per permettere ai genitori di vedere le figlie che non andavano mai a casa.
Mi rileggo e mi chiedo il perché di questo mio scritto così forte e così critico.
E’ il grido di una gioventù che non tornerà più, di anni di vita che mi sono stati rubati insieme ad ideali che non saranno più realizzati.


So di un P. Stefano Manelli che dalla sua Albenga dove dimora insieme all’arrogante e affaccendato nipote Settimio continua a dare degli ordini in un governo ombra o parallelo presente negli istituti di frati e suore francescane dell’Immacolata.
Se io sono uscita di mia volontà dal convento, attualmente è il P. Manelli ad incoraggiare l’uscita di convento e la richiesta di dispensa dai Voti alle mie ex consorelle.
Il motivo è duplice: Il fondatore vagheggia anche per le donne la ricomposizione di un nuovo Istituto partendo dalla pia associazione filippina eretta da Mons. Arguelles.
In seconda battuta il P. Manelli non riesce a non avere contatti con le donne della sua corte.
Poiché gli è stato fatto veto d’incontrare le Suore Francescane dell’Immacolata, deve assolutamente ridurle a laiche per ovviare al veto e raggirare l’ostacolo. Un vizioso.
Una cosa del genere è semplicemente mostruosa, ma non è stato forse chiamato il P. Manelli “il mostro di Frigento?”
Non so se troverò pace, ma riconciliarmi col passato significava anche denunciare questi misfatti non ancora terminati.
Francamente non ho molta fiducia negli uomini di Chiesa ingessati in un sistema di compromessi e di clientelismo.
Ne ho incontrati diversi a Roma e nella mia Diocesi, ma poi ho lasciato perdere. Qualcuno mi ha anche confidato degli appoggi politici di P. Manelli con la estrema Destra romana.
Non mi faccio molte illusioni sul giudizio dei tribunali penali, civili ed ecclesiastici, ma credo in Dio che con i fatti ha già condannato su questa terra un santone di cartone.
Donne ed uomini distrutti con le loro famiglie mentre P. Manelli che ne è la causa crede ancora di poter giocare sulle vite degli altri?
La storia non glielo ha concesso. Dio nella sua Misericordia ha messo tutto alla luce del sole.

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Il Gip respinge la riapertura delle indagini sulla morte di padre Volpi. Ingiustizia è fatta (di Mario Castellano)

Ieri, 2 novembre, il defunto Padre Fidenzio Volpi non è stato certamente commemorato come avrebbe meritato per la sua santa vita di religioso, morto nel servizio alla Chiesa ed alla Persona del Santo Padre: il Giudice per le indagini Preliminari, Dottor Fabrizio Gentili, ha infatti respinto l’impugnazione da parte della Signora Loredana Volpi, nipote del Religioso, dell’istanza di archiviazione proposta dal Sostituto Procuratore, Dottor Attilio Pisani, riguardante le possibili responsabilità penali.
Questa decisione, su cui ci permettiamo, pur nel rispetto delle prerogative dell’Autorità Giudiziaria, di esprimere alcune valutazioni critiche, non chiude le vicende giudiziarie legate alla situazione in cui versa l’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata: nei procedimenti ancora in corso potrebbero infatti emergere elementi tali da determinare una riapertura delle indagini sulla morte del Commissario Apostolico.
In primo luogo, è in corso il processo per lesioni a carico dell’uomo che ai primi di quest’anno, dopo essere penetrato nella Basilica di santa Maria Maggiore, luogo tutelato dalla condizione di extraterritorialità in base al Trattato del 1929 tra l’Italia e la Santa Sede, ha tentato di sgozzare – per fortuna senza riuscirvi, ma riducendolo comunque quasi in fin di vita – Padre Angelo Maria Gaeta. Sulla personalità dell’attentatore occorrerà che i Giudici facciano piena luce, così come sui moventi del suo gesto criminale e sacrilego.

Non si deve dimenticare che Padre Gaeta aveva reso testimonianza, poco prima di essere aggredito, nel processo in corso presso il Tribunale Penale di Avellino a carico di Padre Stefano Maria Manelli, già Superiore Generale dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata e dei suoi ex Economi Padre Pietro Maria Luongo e Padre Bernardino Maria Abate, tutti e tre accusati di truffa aggravata (reato in seguito derubricato) e di falso ideologico per una vicenda connessa con la morte di Padre Fidenzio Volpi.
Poco dopo la nomina di quest’ultimo Religioso alla carica di Commissario Apostolico dell’Istituto, decisa dall’attuale Pontefice in considerazione delle risultanze acquisite dal Visitatore Apostolico inviato dall’anteriore Pontefice Benedetto XVI, gli Statuti delle due persone giuridiche di Diritto Privato cui era ed è tuttora attribuita la proprietà dei beni riferiti all’Istituto venero emendati per trasferire la loro Legale Rappresentanza dai Religiosi – soggetti al Voto di Obbedienza – ai laici.
Nel procedere frettolosamente a tale modifica, non vennero rispettate le norme stabilite a tal fine dagli stessi Statuti: di qui trae origine il procedimento penale tuttora in corso, così come un procedimento civile volto a fare dichiarare la nullità di quanto deliberato.
La Procura di Avellino ha anche disposto indagini in merito ad alcune morti sospette di Religiosi e di benefattrici laiche dell’Istituto, sepolti nella cripta del Convento di Frigento.
E’ comunque fondato il sospetto che il movente dell’aggressore di Padre Gaeta consista in una vendetta per la testimonianza resa in giudizio da questo Religioso a carico degli imputati.
Il commissariamento dell’Istituto si protrae comunque senza che i nuovi Commissari Apostolici siano riusciti a reintegrare l’Autorità dell’Istituto nella disponibilità dei beni ad esso riferiti, malgrado un intervento diretto del Santo Padre in questo senso.
La resistenza dei laici chiamati ad assumere la Legale Rappresentanza delle persone giuridiche titolari delle temporalità alle richieste provenienti dall’Autorità Ecclesiastica si spiega tanto con l’enorme valore dei beni in questione – tra cui figurano diversi parchi eolici e moltissimi immobili – quanto con l’origine delle donazioni, che potrebbero fare risultare l’Istituto quale prestanome della camorra.

Padre Volpi, come è noto, durante il suo mandato fu colpito da una campagna sistematica di diffamazioni, minacce ed insulti orchestrata da innumerevoli pubblicazioni elettroniche facenti capo al tradizionalismo più estremo, questo per impedirgli di accertare la verità sull’effettiva origine dei beni riferiti ai Francescani dell’Immacolata e sull’impiego delle rendite da essi originate. Certamente il Religioso è stato vittima delle pressioni subite, sulle quali esiste una documentazione imponente.

La malattia che lo portò alla morte si manifestò subito dopo che Commissario Apostolico si era impegnato in un durissimo confronto con una ditta inglese, la “Baronius Press”, che pretendeva dall’Istituto un pagamento indebito, riferito ad una fornitura di libri non ordinati.
Se il decesso di Padre Volpi non risultasse dovuto a cause naturali, il movente degli uccisori consisterebbe nella necessità di fermarlo prima che giungesse a chiarire l’effettiva situazione economica dei Francescani dell’Immacolata e la relativa connessione con la malavita organizzata.

E’ naturale che i suoi esponenti esultino per la decisione adottata dal Giudice per le Indagini Preliminari di Roma, in quanto si allontana la possibilità di una indagine approfondita sui moventi di un omicidio la cui eventualità viene esclusa; l’Autorità Giudiziaria si è comunque preclusa la possibilità di indagare sul suo movente che potrebbe averlo determinato.
In merito all’atteggiamento tenuto dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata, ci limitiamo ad osservare che essa non solo evitò di sostenere Padre Volpi nel suo confronto con la “Baronius Press”, ma giunse a schierarsi apertamente con la sua controparte, intimando al Commissario Apostolico di effettuare un pagamento risultato assolutamente indebito.

Essendosi preclusa la possibilità di ulteriori accertamenti giudiziali sulla morte del Religioso, è anche escluso che la Magistratura possa acquisire la documentazione relativa alle divergenze insorte tra le Autorità della Congregazione e Padre Volpi: questo materiale probatorio avrebbe potuto aiutare la Giustizia a far luce sulle cause della morte del Religioso, ma anche sulle possibili pressioni esercitate su questo organo della Santa Sede da chi si opponeva all’opera da lui svolta.

Nel celebrare la Messa Esequiale in San Lorenzo in Verano, il Segretario della Congregazione fece espresso riferimento ad alcuni “errori” compiuti dal Commissario Apostolico: richiesto di un chiarimento sugli atti di governo dell’Istituto cui si era riferito, Monsignor José Rodriguez Carballo reiterò la sua valutazione, ma non chiarì a quali comportamenti di Padre Volpi si fosse riferito; tutto ciò è documentato nel libro che abbiamo dedicato alla vicenda.
Sul merito della decisione assunta dal Giudice per le Indagini Preliminari, va rilevato che l’istanza della Signora Loredana Volpi si basava sulla totale assenza di atti istruttori da parte del Sostituto Procuratore incaricato delle indagini, il quale non ha acquisito agli atti le cartelle cliniche relative al ricovero di Padre Volpi in tre diversi ospedali, il San Giovanni il Don Gnocchi ed il Policlinico Gemelli, né ha escusso alcun testimone – in particolare i Medici curanti – né soprattutto ha disposto l’esame necroscopico del corpo.
Solo eseguendo l’autopsia sarebbe stato possibile accertare od escludere l’avvelenamento da arsenico, che invece risulta possibile in base all’esame compiuto sui peli della barba prelevati a Padre Volpi da parte del Direttore dell’Istituto Tossicologico “Maugeri” dell’Università di Pavia, cioè dalla massima Autorità scientifica e dalla più prestigiosa Istituzione dedita alla ricerca in questo campo.

Il Giudice ha rifiutato di prendere in considerazione tali risultanze adducendo il motivo che il prelievo del referto ed il relativo esame sarebbe avvenuto in modo irrituale: il modo in cui sono state condotte le indagini rivela però che qualora il referto fosse stato consegnato all’Autorità Giudiziaria, l’esame non si sarebbe svolto.
Esso inoltre comportava la distruzione del reperto, per cui non risulta possibile una sua ripetizione.
Solo l’esame degli organi interni del corpo di Padre Volpi potrebbe dissipare ogni dubbio sulla “causa mortis”, ma è quanto precisamente l’Autorità Giudiziaria ha rifiutata di disporre.
Desta però soprattutto meraviglia che nel testo del provvedimento adottato dal Giudice per le Indagini Preliminari non sia fatto alcun riferimento ad una circostanza non esposta né dal denunziante, né dalla parte lesa, bensì dai Medici dell’Ospedale Don Gnocchi e riferita dai Sanitari nella cartella clinica.
L’episodio, se fosse stato valutato adeguatamente e fatto oggetto delle indagini dovute, avrebbe potuto portare al chiarimento di alcune circostanze che qui ricordiamo
In primo luogo, si sarebbe scoperto chi si fosse introdotto nell’Ospedale Don Gnocchi e per quale motivo avesse agito.

In secondo luogo, sarebbe stata valutata la possibile connessione tra la somministrazione di un caffelatte, accertata dai Medici curanti e riferita nella cartella clinica, ed il successivo improvviso peggioramento delle condizioni di salute del paziente.
In terzo luogo, sarebbe risultata la connessione, se non la coincidenza, tra la persona del responsabile e quanti prima della sua malattia si trovavano quotidianamente a contatto con Padre Volpi, oltre alla loro eventuale connessione con ambienti dichiaratamente e violentemente ostili al Commissario Apostolico.
Purtroppo, la circostanza più rilevante ai fini delle indagini è stata trascurata dalle Autorità Giudiziarie che successivamente ne sono state incaricate, al punto di non essere neppure citata nelle loro conclusioni.

Ciò basta per motivare il nostro rispettoso ma fermo e convinto dissenso rispetto alle conclusioni cui sono pervenuti, almeno allo stato attuale, i Magistrati incaricati del caso.

Mario Castellano

http://www.farodiroma.it/gip-respinge-la-riapertura-delle-indagini-sulla-morte-padre-volpi-ingiustizia-fatta-mario-castellano/

PROCESSO A MANELLI, PRIME TESTIMONIANZE A MAGGIO

di Loredana Zarrella

Il Mattino, pagina Avellino, ed. 3/11/2017

Primo atto in Tribunale del processo a padre Manelli. Incardinato in aula, ieri mattina, il procedimento per falso ideologico a carico di Stefano Manelli, fondatore dell’Ordine dei frati dal saio grigio-celeste, ma anche di padre Pietro Maria (Pietro Luongo) e padre Bernardino Maria (Maurizio Abate), rappresentanti legali delle due associazioni, «Missione dell’Immacolata» e «Missione del Cuore Immacolato», cui sono intestati i beni dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, e finite sotto inchiesta per presunte irregolarità nella gestione.
Assenti gli imputati, il giudice Francesca Spella ha ammesso, e rinviato all’8 maggio, la prova orale dei testi proposta dagli avvocati Gianfranco Antonelli e Domenico Ducci, rispettivamente difensori di Maurizio Abate e Stefano Manelli. Presente all’udienza, ma solo come uditore, l’avvocato Enrico Tuccillo che, per «divergenze interpretative» (come dichiarato a Il Mattino), ha rinunciato alla difesa di Padre Manelli.
Il noto legale partenopeo, che è già riuscito a far scagionare Manelli dalle accuse di abusi e molestie verso le suore, facendole archiviare, resta il difensore di Pietro Luongo. All’udienza a cui era presente come uditore, si è fatto però rappresentare dall’avvocato Francesco Gala Trinchera.
Nessuna proposta di testimoni per la difesa di Padre Pietro Maria. «Dimostrerò la totale estraneità di Pietro Luongo senza chiamare in causa testi ma basandomi solo sugli atti», afferma Tuccillo che, a margine dell’udienza, cita un altro fascicolo ancora aperto tra i filoni di inchiesta che pendono, da tre anni ormai, sull’intero Istituto dei frati fondato a Frigento. Il riferimento del legale è a quella decina di «complottisti, tra religiosi e laici» che avrebbero ordito un piano contro Padre Manelli.
Il nodo da sciogliere, presso il Tribunale di Avellino, resta intanto quello che lega i tre frati imputati a carte che sarebbero state manipolate subdolamente, con l’inganno di notai e Prefettura. «Nell’imputazione si assume che i soci originari siano stati destituiti in maniera formalmente non corretta, secondo la normativa dello statuto all’epoca vigente – dice l’avvocato Antonelli – Vi sono in realtà ragioni specifiche per le quali sono stati destituiti. L’ipotesi ruota intorno alle dichiarazioni rese al notaio circa la completezza o meno della compagine societaria. È chiaro che sia importante sentire se questi soci siano stati destituiti o meno in maniera consapevole e quali fossero le ragioni della loro destituzione. A nostro giudizio è fondamentale che la lista testi venga mantenuta intatta. Sono tutti oggetti della prova particolarmente significativi. Valuterà il giudice poi. Sarà una battaglia simpatica sotto questo aspetto».
La lista dei testi è particolarmente corposa. Al momento, il giudice ha ammesso i primi due. L’8 maggio si ascolteranno gli ufficiali della Guardia di Finanza (Palumbo e Carpenito) che hanno redatto l’informativa e che, quindi, hanno assunto le testimonianze. Agli atti sarà acquisita, come è doveroso che sia dal punto di vista processuale, anche l’originaria querela di Padre Fidenzio Volpi, il commissario apostolico dell’Istituto, morto nel 2015. Al tempo delle modifiche statutarie non venne interpellato. I frati, anzi, dichiararono ai notai, falsamente, di aver avuto il suo assenso.

Tentato esproprio della casa di Adriana Pallotti

«A STEFANO MANELLI → IN NOME DI DIO, ANDATEVENE!»

18 LUG 2017 — Lettera aperta

Come molti sanno della notizia, la nostra cara e dolcissima Adriana, più che felice sole, è salita al Cielo il 22 dicembre scorso, tra la totale indifferenza di molti e la particolare incuria degli arcivescovi della Chiesa locale che l’hanno completamente abbandonata a sé stessa, Castoro e Pichierri, nonostante abbia subito pure la più acerba persecuzione da parte della sua stessa Amm. di Sostegno: Rosa Merla. Inadempiente sino alla fine [Vedi → Lettera al Giudice Tutelare], quest’ultima viene tuttora coordinata insieme al maresciallo Vincenzo Pugliese dal sig. Stefano Manelli, per i gravi motivi che già conoscete. Quest’anno avrebbe compiuto cent’anni. Cionondimeno, però, sta facendo più rumore da “morta” che da viva, proprio come il suo direttore spirituale: Padre Pio. Per continuare da lassù insieme a tutti gli Angeli e Santi la santa battaglia contro gli spiriti del male e le loro immonde nefandezze della terra.

Non è lecito possedere dei beni altrui con l’usurpazione, ossia senza alcun “genuinus” e “regalis” diritto di proprietà.

«Se vuoi entrare nella vita eterna osserva i Comandamenti». (Mt 19,16-17)
5) Non uccidere.
6) Non commettere atti impuri.
7) Non rubare.
8) Non dire falsa testimonianza.
10) Non desiderare la roba d’altri.

Nel diritto italiano, la truffa è l’ottenimento di un vantaggio a scapito di un altro soggetto indotto in errore attraverso artifici e raggiri. Mentre il falso ideologico è la menzogna contenuta in un documento che annulla la veridicità dell’atto.

“L’Umanità attuale si è abituata a non chiamare le cose con il loro nome o a occultare quello che le risulta sgradevole. Si può dissimulare ciò che risulta sgradevole in due modi: nascondendo la verità o fabbricando menzogne.” (Padre Alfonso Gálvez)

Gli stessi autori del “Sequestro Adriana Pallotti” compiuto nel 2015 per creare un corridoio a quell’infelice signore di Frigento, Stefano Manelli, a colui che l’ha raggirata per permettere di intrufolarsi indegnamente nella Casa della Divina Volontà, sono tornati di nuovo alla carica il 21 giugno u.s. Forzando però l’ingresso principale con violenza allarmante e voce rabbiosa: a “colpi di mazza”. Tentando, invano, di strappare al sottoscritto il possesso della sua abitazione. Violando ancora una volta ogni regola e procedura legale.

Ecco il punto. La Casa di Preghiera per il Regno della Divina Volontà è stata nuovamente presa di mira da un attacco frontale, «violentissimo», da parte di chi brama la roba d’altri, «Stefano Manelli». Per mezzo dei suoi più vili e ostinati strumenti d’azione: Rosa Merla, il maresciallo Pugliese ed il tenente Matteo Gravina. In molti erano tra Forze dell’Ordine e Polizia Municipale. Come belve inferocite, hanno agito e sfondato i cancelli, minacciato l’avente diritto sino all’arresto, con intimidazione anche fisica poi, presso il comando dei carabinieri, perché ritenuto un abusivo, sebbene sia “l’erede universale” di Adriana Pallotti.
Per fortuna in diversi hanno assistito, attoniti, all’indecoroso spettacolo prodotto dalla loro ennesima vergogna. Che schifo! La Casa, tra l’altro, si trova proprio sotto al muro di cinta del convento di San Pio, innanzi alla nuova e svettante croce. Ciononostante però, a San Giovanni Rotondo, nessuna vera voce “cattolica” s’è pronunciata, autorevole. L’unico a prendere le sue strenue difese, della Casa della Divina Volontà, è stato proprio il Cielo, addirittura, che ha tuonato con fulmini e saette scagliati giusto su tal croce, come mai accaduto prima. Vi è rimasto persino il segno, il sigillo di questa vergogna. Un avvertimento!
Dice Gesù a Luisa Piccarreta: “Quando un bene si possiede con diritto di proprietà, nessuna legge, né umana, né divina, può con modi «legittimi» togliere i beni che si posseggono.” L’eredità ricevuta.

Scaltro e “demagogos”. Quell’irpino travestito da frate che riesce ancora, suo malgrado, a darla a bere è infaticabile in tutto ciò. Stolti! Forse che non ci sia nulla di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto? O ciò che avremo detto nelle tenebre all’orecchio, nelle stanze più interne, non sarà udito in piena luce e annunziato sui tetti? (Cfr. Lc 12, 2-3)

Non sappiamo se la giustizia umana riuscirà ad emettere il suo verdetto di condanna. Tuttavia, però, abbiamo la certezza della: condanna di Dio. Essa, che è già in atto, pesa come una macina da asino sulla coscienza di chi, ritenendo di agire impunemente, è in peccato mortale e continua a ‘sfidare’ la Divina Volontà, mettendosi fuori dalla grazia di Dio.
Il “ 2 NOVEMBRE 2017 ”, nel centenario delle apparizioni della Madonna di Fatima, scatta il giudizio su Stefano Manelli. Esattamente dopo due anni dall’avvio dell’indagine della Procura di Avellino, aperta a seguito del lancio della nostra Petizione bomba. Povertà, castità e obbedienza. Si legge sulla stampa ufficiale (qui): “Nell’inchiesta affidata alla Finanza, scandali a sfondo sessuale e testimonianze di ex-suore sulle devianze di Manelli descritto come un guru. Trenta milioni di euro, fra beni mobili e immobili, sarebbero stati sottratti alla Congregazione e trasferiti a soggetti non legittimati.” “Oltre agli abusi emergono infiltrazioni della camorra.” Traffici di droga. Inoltre, viene riportato che alcuni religiosi sono protagonisti di una vicenda criminale:
“Padre Fidenzio Volpi era sul punto di scoprire il meccanismo finanziario costituito dalla camorra intorno all’Istituto, ma dall’altro lato – proprio in quel momento – veniva abbandonato a sé stesso, ed anzi osteggiato, da quella stessa Autorità che lo aveva nominato, e che avrebbe dovuto sostenerlo. Sul presunto, conseguente omicidio di Padre Fidenzio Volpi […] posso affermare che il mandante fu la malavita organizzata, mentre il sicario va ricercato nelle fila dei tradizionalisti fanatici. E qui arriviamo al peccato più grave, ed al più grave dei delitti, l’omicidio.” (qui).

«Il “Cervello” inventore dell’operazione cadde in una grossolana ingenuità non acquisendo e non includendo nel verbale (redatto tra l’altro con Atto Notarile) il necessario preventivo assenso all’operazione espresso dal Superiore Generale: la classica “buccia di banana” per gli attuali imputati, che conferma la saggezza popolare, secondo cui “la gatta frettolosa fece i gattini ciechi”.» (qui).

Egli, tal ripugnante impostore, ammantato di celeste santità, di santo ha solo quel Dio che lo attende in giudizio. Anime senza scrupoli. Figli dell’unico padre di tutte le menzogne: Satana. Sul loro capo pendono i fulmini della Divina Giustizia.
Trovando di fronte una ferma resistenza, cattolica e adeguata, pieni di livore, loro malgrado, non sono affatto riusciti a portare a segno il colpo preparato sin dalla morte di Adriana. Sono alquanto impressionato delle infinite e benefiche “risorse” di questa Casa super protetta da Dio e benedetta anche da Padre Pio. È davvero una fortezza inespugnabile contro i suoi nemici. Benedetti coloro che varcando l’ingresso ne sono stati degni. Maledetti tutti gli altri, operatori d’iniquità.

«La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio». (Eb 4,12) Qualcuno di voi ha mai letto con attenzione il passo del profeta Isaia che tratta del castigo, ovvero della morte improvvisa ed infausta del re d’Assiria, Sennàcherib? Un empio tiranno che assediava e sterminava con la forza del suo potere umano tutti quei popoli che a lui si opponevano, che non si fossero arresi e sottomessi. Poiché il re d’Assiria e i suoi servitori avevano oltraggiato l’Iddio d’Israele, ecco, è caduto per mano dei suoi stessi figli, a fil di spada!

“Pertanto dice il Signore contro il re di Assiria:
Non entrerà in questa città
né vi lancerà una freccia,
non l’affronterà con gli scudi
né innalzerà contro di essa un terrapieno.
Ritornerà per la strada per cui è venuto;
non entrerà in questa città.
Oracolo del Signore:
Io proteggerò questa città e la salverò,
per riguardo a me stesso e al mio servo Davide.

Ora l’angelo del Signore scese e percosse nell’accampamento degli Assiri centottantacinquemila uomini. Quando i superstiti si alzarono al mattino, ecco erano tutti cadaveri.
Sennàcherib re di Assiria levò le tende e partì; tornato a Ninive, rimase colà.
Ora, mentre egli era prostrato in venerazione nel tempio di Nisrok suo dio, i suoi figli AdramMèlech e Zarèzer lo uccisero di spada, mettendosi quindi al sicuro nel paese di Araràt. Assarhàddon suo figlio regnò al suo posto.“ (Isaia 37, 33-38)

Dunque, infine, anziché scegliere la strada della polemica o della contrapposizione, imbocco piuttosto quella del suggerimento propositivo.
Al fondatore dell’Ordine dei F.I. dico, in nome di Dio, per il bene della sua anima e di coloro che sono coinvolti a causa del suo ostinato umano volere, che si fermi e faccia un passo indietro verso la conversione. Il santo timor di Dio. Prima che sia troppo tardi! Ecco! Il coraggio e l’amore alla verità hanno preso il sopravvento sulla paura e la debolezza umana. La sete di giustizia.

FIAT VOLUNTAS TUA
Luciano Mirigliano
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P.S. Davvero siamo giunti all’epilogo di molte ingiustizie ed empietà. Esso riguarda non solo
gli empi di questa triste vicenda. Chi ha orecchi, ascolti.

Scarica l’originale qui e su Gloria tv

https://drive.google.com/file/d/0B5PwCOPisixISDB5NkFYQzBqMUk/view

https://gloria.tv/article/QKHsWA43zVop1vpn9LkTXVY6g

Firmate la Petizione

https://www.change.org/p/papa-francesco-chiedo-a-padre-manelli-la-restituzione-immediata-del-maltolto/u/20846008

Francescani dell’Immacolata: indaga la DNA

08 Lug 2017
by redazione

La Procura Nazionale Antimafia, guidata con energia dal Dottor Roberti, ha deciso di intervenire nella questione dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata.
Attualmente, sono già in corso diversi procedimenti su vicende aventi rilevanza penale connesse con la vicenda di questo Ordine religioso.
In primo luogo, il prossimo 27 settembre è fissata l’udienza dinnanzi al Giudice per le Indagini Preliminari di Roma, Dottor Enzo Gentili, che dovrà decidere se accogliere l’istanza di archiviazione – presentata dal Sostituto Procuratore Dottor Attilio Pisani – del procedimento contro ignoti relativo alla morte, in circostanze mai chiarite, di Padre Fidenzio Volpi.
Il prestigioso prelato lombardo, nominato Commissario Apostolico dell’Istituto da Papa Bergoglio, venne fatto oggetto – durante lo svolgimento delle sue funzioni – di una velenosa campagna di diffamazioni, ingiurie e minacce da parte dei “media” tradizionalisti.
L’Avvocato Emilio Varaldo, del Foro di Imperia, prestigioso esponente del laicato cattolico, si accinge a richiedere al G.I.P. lo svolgimento di quegli atti istruttori – in primo luogo l’autopsia sul corpo di Padre Volpi, la valutazione delle cartelle cliniche elaborate dagli Ospedali in cui egli venne a suo tempo ricoverato, nonché l’escussione dei testimoni indicati dalla parte lesa (rappresentata dai familiari del Religioso) – che la Procura non ha fino ad ora disposto.

Il caso di Padre Volpi è stato anche portato all’attenzione della Santa Sede: la Signora Loredana Volpi, nipote del Religioso, ha consegnato infatti nelle mani del Santo Padre, da cui è stata ricevuta nello scorso novembre in occasione della messa celebrata quotidianamente a Santa Marta, la prima copia del libro dedicato al caso, di cui sono autori la stessa Signora Volpi ed il nostro collaboratore Mario Castellano.
Si spera che la pronunzia del Giudice per le Indagini Preliminari possa aiutare nella ricerca della verità, auspicata anche da un forte movimento di opinione sorto nella zona di Bergamo, di cui Padre Volpi era originario, grazie all’opera di sensibilizzazione intrapresa dal locale periodico di orientamento cattolico “Araberara”.

In secondo luogo, la Procura di Avellino sta indagando su diverse precedenti morti sospette, avvenute nell’ambito dell’Istituto, sia di due ricche signore che avevano lasciato in eredità i loro beni all’Istituto, riservandosene però in vita l’usufrutto, sia di alcuni Religiosi e Religiose, i quali pare avessero espresso ad alta voce i propri sospetti sui presunti legami tra i Francescani dell’Immacolata e la Camorra.
Nell’ambito delle indagini promosse dalla Procura irpina, una colonna di autoveicoli dell’Arma dei Carabinieri, agli ordini del solerte Maresciallo Ivan Molinaro, comandante la Tenenza di Mirabella Eclano e benemerito della lotta contro la delinquenza organizzata, ha raggiunto il Convento di Frigento, nella cui cripta giacciono le persone riguardate dalle indagini, per verificare che nessuno avesse tentato di manomettere le sepolture.
Il fatto è stato pubblicato con molto rilievo dai mezzi di informazione della Campania, dato lo scandalo causato dai sospetti gravanti sulle anteriori Autorità dell’Istituto.

Sempre ad Avellino è in corso un procedimento penale per i reati di truffa aggravata e di falso ideologico a carico di tre di loro, il Fondatore Padre Stefano Maria Manelli ed i Padri Pietro Maria Luongo e Bernardino Maria Abate, già Legali Rappresentanti delle Associazioni denominate “Missione dell’Immacolata” e “Missioni del Cuore Immacolato”, titolari delle ingentissime temporalità riferite all’Ordine Religioso.
I fatti di cui costoro rispondono alla Giustizia riguardano il cambiamento dei rispettivi Statuti, introdotto frettolosamente ed in modo irregolare, non essendosi rispettata la procedura prescritta a tal fine, subito dopo la nomina di Padre Volpi a Commissario Apostolico.

Mentre in precedenza potevano esercitare la Legale Rappresentanza delle Associazioni soltanto dei Religiosi, sottoposti come tali al Voto di Obbedienza all’Autorità dell’Istituto, in base al successivo emendamento queste funzioni possono essere assunte da laici, come è puntualmente avvenuto.
Vani sono risultati i tentativi, intrapresi prima da Padre Volpi e poi dai nuovi Commissari Apostolici, per acquisire all’Istituto i proventi dei beni ad esso riferiti: Padre Manelli ha infatti risposto in entrambi i casi che non può esercitare alcuna autorità su dei laici; il processo in corso dovrà però stabilire se egli abbia propiziato precisamente il loro avvento alla guida delle Associazioni.
Sugli emendamenti introdotti negli Statuti è in corso anche un procedimento civile, volto a farne dichiarare la nullità.

Infine, la Guardia di Finanza di Avellino indaga sui rapporti con il Fisco delle Associazioni titolari dei beni, per appurare se vi sia stata evasione, o addirittura totale elusione delle imposte da parte dei loro Legali Rappresentanti.
Il motivo dell’intervento nelle indagini da parte della Procura Nazionale Antimafia deve essere messo in rapporto con l’elemento comune a tutti i procedimenti in corso, e cioè da un lato la possibile infiltrazione della Camorra negli ambienti laicali gravitanti intorno all’Istituto, e dall’altro l’eventuale uso illecito degli enormi profitti derivanti dai beni intestati alle Associazioni.

Malgrado tali introiti, in base precisamente ai loro Statuti, fossero destinati al sostegno delle attività pastorali e missionarie dei Francescani dell’Immacolata, a partire dalla nomina del Commissario Apostolico questo finanziamento si è interrotto.
Padre Volpi si ammalò – ed il procedimento penale in corso a Roma dovrà chiarire la possibile origine dolosa dell’infermità che lo condusse alla morte – dopo essersi opposto alle pretese di pagamento indirizzategli da una misteriosa Ditta inglese, la “Baronius Press”, per una fornitura di breviari in latino: una fornitura che non era stata però richiesta, né debitamente fatturata, e risultava inoltre chiaramente sproporzionata rispetto all’entità della merce fornita.

Il sospetto, che la Procura Nazionale Antimafia si accinge a chiarire, riguarda un uso illecito, da parte della delinquenza organizzata, dei proventi de beni riferiti all’Istituto.
A questo punto, si attende di conoscere se l’Ufficio guidato dal Dottor Roberti intenda avocare a sé i procedimenti penali in corso, ovvero promuovere una nuova azione penale.
Esiste inoltre la possibilità di una confisca dei beni, qualora risulti la loro provenienza illecita: si può infatti ipotizzare che l’Istituto venisse usato dalla Camorra come prestanome e/o come “cassaforte”.
In ogni caso, siamo dinnanzi ad una svolta importante, e probabilmente decisiva, delle indagini.

http://www.farodiroma.it/2017/07/08/francescani-dellimmacolata-la-dna-indaga-padre-manelli-le-associazioni-detentrici-dei-beni-della-camorra/

Il processo a Manelli. Gli atti smascherano la sottrazione dei beni dell’Istituto

Scatta il giudizio su padre Manelli. Dopo due anni esatti dall’avvio dell’indagine della Procura di Avellino. A novembre il giudizio per Padre Stefano Manelli, fondatore dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, per l’ex economo Padre Bernardino Maria Abate, e per padre Pietro Maria Luongo, in qualità di rappresentante legale dell’associazione “Missione dell’Immacolata” di Frigento, una delle due associazioni munite di personalità giuridica di diritto privato cui sono intestate le temporalità dell’Istituto.

Nell’inchiesta affidata alla Finanza, scandali a sfondo sessuale e testimonianze di ex suore sulle devianze di Manelli descritto come un guru. Trenta milioni di euro, fra beni mobili e immobili, sarebbero stati sottratti alla Congregazione e trasferiti a soggetti non legittimati. Il Gup Antonio Sicuranza ha accolto la richiesta avanzata dal Pm Fabio Massimo del Mauro, rinviando a giudizio i tre imputati, accusati di falso ideologico. Il processo dal 2 novembre prossimo, davanti al giudice monocratico del Tribunale di Avellino Francesco Spella. Nelle carte del Tribunale si parla di “disegno criminoso”, di Manelli “istigatore e determinatore dell’attività dei correi”. Il frate fondatore, 83 anni, difeso dall’avvocato Enrico Tuccillo, e due frati avrebbero tratto in inganno notai, e dunque la Prefettura, nel redigere l’atto modificativo dello statuto delle due associazioni, il tutto all’oscuro del Commissario apostolico Padre Fidenzio Volpi e con il fine ultimo, si presume, di sottrarre i beni al controllo dell’Istituto controllato ormai a vista dalla Santa Sede. Altre tre associati non sono stati convocati pur avendone diritto. Pesanti le modifiche agli statuti. Perché consentire l’ingresso di laici?

Il giudizio arriva dopo il rinvio dell’udienza preliminare del 22 dicembre scorso, mancando il difensore di Maurizio Abate, noto come Padre Bernardino Maria, di Atripalda, che è stato tesoriere dell’associazione. Manelli ritiene di aver trasferito le donazioni alle associazioni perché “l’Istituto deve vivere in povertà”. Se è vero che parte del denaro è stata destinata ai poveri e alle missioni, restano 59 fabbricati, 17 terreni, 5 impianti fotovoltaici, 102 autovetture, più numerosi conti bancari: erano il patrimonio delle associazioni di laici e religiosi ostili al Commissariamento.

 

Loredana Zarrella per Il Mattino

Padre Manelli restituisca i beni e poi accetti di farsi processare

Mentre si attende il primo processo penale a carico di padre Stefano Maria Manelli, la Santa Sede – rivela il valoroso vaticanista Marco Tosatti sul suo seguitissimo blog – sta nuovamente cercando di convincere il fondatore dei francescani dell’Immacolata (che si trova ad Albenga, in situazione di domicilio coatto per ordine del Papa) ad esercitare pressioni sulle associazioni laicali a lui vicine affinché restituiscano i beni all’Istituto religioso. Garantista contro ogni evidenza, Tosatti ricostruisce: “circa quindici giorni fa padre Manelli ha ricevuto una lettera da parte della Congregazione per i religiosi in cui gli si chiedeva di mettere in disponibilità della Chiesa i beni temporali adesso sotto il controllo delle associazioni di laici. Ingenuamente il fondatore dei FFI ha risposto che non poteva mettere a disposizione nulla, perché i beni erano sotto il controllo delle associazioni di laici. Forse avrebbe fatto meglio a chiedere un incontro con i laici stessi e far loro presenti le richieste vaticane; ovviamente poi i laici, che non sono tenuti all’obbedienza avrebbero potuto agire come meglio avrebbero creduto.
Non ha usato questa astuzia, e adesso il Vaticano può usare la sua risposta come una forma di mancata obbedienza al Papa; e quindi ne possono seguire sanzioni canoniche”.

La questione dei beni

A due anni esatti dall’avvio dell’indagine della Procura di Avellino, a novembre infatti si apre finalmente il processo per padre Stefano Manelli, fondatore dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, per l’ex-economo padre Bernardino Maria Abate, e per padre Pietro Maria Luongo, in qualità di rappresentante legale dell’associazione “Missione dell’Immacolata” di Frigento, una delle due associazioni munite di personalità giuridica di diritto privato cui sono intestate le temporalità dell’Istituto. Ci si augura che padre Manelli non si sottragga alla giustizia con falsi ricoveri e certificati medici compiacenti, come ha fatto in passato per non rispondere dei suoi comportamenti davanti alle autorità ecclesiastiche.

Nell’inchiesta affidata alla Finanza, scandali a sfondo sessuale e testimonianze di ex-suore sulle devianze di Manelli descritto come un guru, reati tuttavia prescritti per decirrenza dei termini. Ma dei trenta milioni di euro, fra beni mobili e immobili, sottratti alla Congregazione e trasferiti a soggetti non legittimati, di quelli dovrà rispondere.

Le molestie e violenze

“Ci palpeggiava il seno e le natiche, ci stringeva la vite e ci abbracciava, avvicinava le sue labbra alle nostre, metteva la nostra testa sulle sue ginocchia durante la confessione… Ammetto che eravamo tutte contente di questo, estasiate di essere oggetto delle sue attenzioni, giustificate in nome della sua santità che si manifestava misticamente attraverso espressioni erotiche di cui nemmeno la Bibbia è esente…”. Questa la testimonianza di una delle religiose vittime di padre Stefano Manelli, il boia di Frigento, pubblicata dal sito “La verità sul commissariamento dei Francescani dell’Immacolata”.

Si tratta di una lettera aperta al religioso attualmente sottoposto per decisione di Papa Francesco ad un regime di rigida clausura. “Oggi – scrive la ex suora che ha trovato il coraggio di denunciare padre Manelli – vederla così ostinato e incapace di accettare un minimo di disciplina dopo aver preteso da noi persino la morte di una giovane vita, mi disgusta”.

“L’opinione pubblica sa che lei, Stefano Manelli, si è già sottratto ad un incontro presso il promotore di giustizia ecclesiastico e il giudice del Tribunale civile di Avellino lo scorso 22 dicembre? Vuole che il procedimento vada in prescrizione per decorsi termini e poi far credere all’opinione pubblica che il caso è chiuso’, che lei è innocente, che è stato ‘scagionato’ come scrivono i suoi nipotini? Crede che siamo tutte delle ingenue, tutte delle ignoranti, come quando ci ha tenute segregate in convento?”.

L’ex francescana dell’Immacolata elenca una serie di fatti, per poi chiedere a padre Manelli se “tutto questo è vero o falso” invitandolo – come ha già fatto questo giornale on line – a rinunciare alla prescrizione e a non sottrarsi alla giustizia.

“E’ vero – domanda la donna – Stefano Manelli che ci portava nella sua camera (all’interno della nostra clausura conventuale) e ci tratteneva fino a notte fonda per motivi tutt’altro che religiosi? Le marchiature a fuoco sul petto, i patti di sangue dei quali andavamo fiere, le punture sulle dita per vergare col sangue la nostra offerta di obbedienza assoluta ai fondatori. La preferenza sul tipo di morte da martire di cui lei ci esaltava a modo di gioco: sbranata da leoni, bruciata viva, fatta a pezzi… Che le suore non fossero curate adeguatamente, che venissero isolate dal mondo, allontanate dai familiari, i nemici della vocazione, è vero o falso? Mi chiedo se oggi le suore lontane dall’Italia Centrale sanno o meno che c’è stato il terremoto. Come può la Chiesa nostra madre continuare a coprirla e a perpetuare impunemente questi abusi su delle consacrate?”.

Gli omicidi

Accanto alle inchieste a carico del fondatore padre Stefano Maria Manelli, e alle accuse di violenza sessuale e maltrattamenti, archiviate per prescrizione e non perchè infondate, la magistratura continua a verificare le ipotesi di almeno due omicidi che potrebbero essere stati compiuti nei conventi dei Francescani dell’Immacolata.

“Sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti – ha ricostruito il settimanale specializzato Giallo, diretto dall’ottimo Andrea Biavardi e edito da Umberto Cairo – c’è la morte del frate filippino Matthew Lim, 20 anni, noto a tutti come fra Matteo, un probabile caso di omicidio. Il frate morì il 22 luglio del 2002 precipitando in un pozzo, che oggi è chiuso con un grande masso. Nonostante il frate avesse invocato aiuto con delle urla che sentirono in molti, morì annegato. La Procura avellinese in merito a questo “’incidente’ ha in mano l’importante testimonianza di una ex sorella, LT, che in una relazione finita in un corposo dossier nelle mani dei giudici afferma: ‘Ho conosciuto personalmente Fra Matteo: era una persona sorridente, solare. Prima che morisse mi rivelò sgomento: ‘Ci sono e si fanno cose che non vanno in questo Istituto’. Con lui nei giorni precedenti al suicidio parlava sempre un frate, uno dei quaranta nipoti di Manelli’. Ma quella del frate filippino non è l’unica morte sospetta avvenuta in quel convento: nel famoso dossier alcuni testimoni indicano altri 5 casi di presunti ‘omicidi o suicidi strani’.
A questi si aggiunge anche la “strana morte” di padre Fidenzio Volpi, il commissario Apostolico inviato da Papa Benedetto XVI per scoprire cosa accadeva nel convento degli orrori di Frigento e in tutto l’istituto. I suoi familiari hanno presentato alla Procura di Roma una dettagliata denuncia per omicidio volontario. Il frate morì il 7 giugno del 2015, ufficialmente a causa di un ictus da stress. Ma la verità potrebbe essere un’altra.

 

Sante Cavalleri

http://www.farodiroma.it/2017/06/01/138689/