La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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Corriere Sera: Il Papa manda in pensione Oliveri, il vescovo che accolse i pedofili

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Corriere della Sera

Roma / Cronaca

VATICANO

Il Papa manda in pensione Oliveri,
il vescovo che accolse i pedofili

In un incontro a porte chiuse il Pontefice ha chiesto e ottenuto le dimissioni dei prelato difensore della tradizione liturgica. Al suo posto, ad Albenga arriva Guglielmo Borghetti, coadiutore della diocesi ligure e uomo di fiducia del Santo Padre

di Redazione Roma

Monsignor Mario Oliveri, vescovo di Albenga, va in pensione. Papa Francesco ha chiesto e ottenuto le dimissioni del religioso noto come difensore della tradizione liturgica. Lo sostituisce monsignor Guglielmo Borghetti, uomo di fiducia del Pontefice, che lo scorso maggio aveva già «svuotato» il seminario ligure nel quale erano stati accolti aspiranti al sacerdozio scartati dalle altre diocesi: le norme varate da Ratzinger stabiliscono infatti che non può essere sacerdote chi ha tendenze omosessuali.

I sacerdoti perseguiti dalla giustizia

La diocesi di Albenga seguiva però una policy diversa, perché il 72enne Oliveri era fedele a Benedetto XVI solo nella possibilità di celebrare la messa con il vecchio rito (cosa che amava fare personalmente a differenza del Papa Emerito), ma non nella severità riguardo alla condotta del clero e alla repressione della pedofilia. Tanto che Albenga era diventata una sorta di refugium peccatorum per sacerdoti e religiosi perseguiti dalla giustizia o in fuga dalle inchieste dei loro vescovi.

 I nomi discussi

Ad Albenga si sono ritrovati personaggi come padre Stefano Manelli, il fondatore dei Francescani dell’Immacolata, esautorato dalla Santa Sede e inquisito per reati gravi contro il patrimonio e le persone; don Paolo Piccoli, accusato di omicidio (la vittima: un confratello di 92 anni); don Renato di Pietra Ligure, patteggiamento a tre mesi per pedofilia; don Luciano, condannato a sette anni e otto mesi, riguardo al quale il vescovo si oppose alla riduzione allo stato laicale; don Luigi, ancora a Pietra Ligure, che fino a pochi mesi fa celebrava regolarmente la messa nonostante la condanna per favoreggiamento di un pedofilo che aveva molestato un parrocchiano. Oliveri ha sempre rivendicato la propria buona fede nell’accogliere preti e religiosi in fuga da altre realtà: «Qui – sosteneva – c’è stata solo una condanna, il resto sono ricostruzioni giornalistiche».

Il «commissariamento»

Secondo fonti del Vaticano Papa Francesco, dopo un incontro a porte chiuse, avrebbe suggerito al prelato di lasciare il suo incarico. Al suo posto il Pontefice ha nominato Borghetti, finora coadiutore della diocesi di Albenga: il Santo Padre lo aveva inviato nella cittadina ligure nel marzo 2015 concedendogli i pieni poteri. Per Oliveri – rimasto in carica per 26 anni – era stato una sorta di commissariamento per le polemiche suscitate dalle sue decisioni.

 

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PADRE MANELLI INDAGATO PER TRUFFA – trasferito d’urgenza ad Albenga

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Frigento: Lo scandalo nel convento francescano

PADRE MANELLI INDAGATO PER TRUFFA

Il religioso è stato trasferito d’urgenza ad Albenga dalla Santa Sede
Gian Pietro Fiore

Nuovo capitolo dello scandalo che ha coinvolto padre Stefano Manelli, il fondatore della congregazione dei Frati Francescani dell’Immacolata: la Procura di Avellino lo ha scritto nel registro degli indagati per i reati di truffa e falso.
La notizia è stata anticipata dal settimanale “Giallo”, il periodico di Urbano Cairo che fa riferimento anche ad un provvedimento urgente della Santa Sede con cui è stato trasferito ad horas padre Manelli. Il religioso, ex direttore generale dell’ordine e fondatore, è stato trasferito d’urgenza presso una struttura religiosa ad Albenga, in provincia di Savona, a circa 1000 chilometri di distanza dal convento di Frigento, dove recentemente il frate era tornato a dimorare.
E’ opportuno ricordare che padre Stefano Manelli risulta indagato, sempre nell’ambito di una inchiesta avviata dalla Procura di Avellino, anche per i reati di violenza sessuale e maltrattamenti.
L’inchiesta di natura finanziaria, affidata al pubblico ministero Fabio Del Mauro, che ha coinvolto il frate riguarda l’ingente patrimonio della congrega: 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radiofonico e cinematografico, cinque impianti fotovoltaici e 102 autovetture per un valore di oltre 30 milioni di euro, nonché ingenti disponibilità finanziarie. Risorse affidate a due associazioni i cui vertici sono finiti sotto inchiesta insieme al frate.
L’indagine di natura economica e patrimoniale, avviata dalla procura della repubblica di Avellino, procede di pari passo con quella per i presunti abusi sessuali, coordinata dal pubblico ministero Adriano Del Bene, commessi dal Manelli sulle suore rinchiuse in clausura nei vari conventi sparsi sul territorio e in particolare quello di Frigento (Avellino) dove il frate aveva organizzato la direzione generale della congregazione riconosciuta dal Vaticano.
Guardia di Finanza e Carabinieri stanno sentendo nelle ultime settimane decine di persone prima che le due inchieste vengano chiuse. I guai per il fondatore dei francescani dell’Immacolata, esautorato dalla Congregazione vaticana per i religiosi nel 2013 con un provvedimento approvato prima da Benedetto XVI e poi da Papa Francesco, non finiscono qui. Sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti c’è la morte di fra Matteo, avvenuta in circostanze misteriose il 22 luglio del 2002. Il frate, da appena 10 giorni a Frigento, era precipitato in un pozzo oggi chiuso con un grande masso. Proprio la morte del frate filippino Mattew Lim, originario di Quezon City, di 30 anni è stata indicata da alcuni ex frati e ex suore come un probabile caso di omicidio.

IL LUPO E LE VITTIME

LUPO

Quando Padre Stefano Manelli scelse l’austero convento di Frigento in Irpinia per iniziare un’esperienza di rivalsa sui Conventuali, non poteva immaginare che il suo personaggio sarebbe stato associato un giorno all’animale che da’ il nome a quell’area geografica della Campania: il lupo.

Irpinia infatti deriva da hirpus che nella lingua osca significa lupo.

La regione fu interessata nel 1980 da un terribile terremoto che provocò distruzioni e migliaia di vittime.

Il “terremoto” Manelli ha prodotto forse distruzioni e rovine sulle anime più di quanto non lo abbia fatto il sisma sulle case.

Il nome di Frigento è oggi associato a storie di sesso, sangue e soldi.

Un comitato civico vorrebbe chiedere i danni materiali e morali al Padre Manelli.

Eppure in paese qualche casa malandata si stava vendendo a qualche napoletano che la comprava per stare “vicino” al suo padre spirituale Stefano Manelli: un vero affare!

Si voleva riqualificare un’area depressa e rurale e padre Manelli, da buon profeta del commercio religioso, pensò di comprare un albergo.

“Qui diventerà una seconda San Giovanni Rotondo” venne detto all’allora sindaco del paesino di montagna che accordò tanti permessi e licenze ai fraticelli, compresa quella della tomba dei coniugi Manelli nella cripta del santuario nella quale si aggiunsero presto i corpi di qualche frate e qualche suora vittime del sistema e soprattutto di qualche gentil signora in cambio di una firmetta sul testamento olografo: “Se mi dai tutto – diceva Padre Manelli –  ti seppelliamo nella cripta del santuario. Vedrai quante preghiere e Messe per la tua anima!”

Oggi il Manelli cerca disperato di farsi scrivere su un disperato blog http://www.allchristian.it/dinamico.asp?idsez=11&idssez=12

alcune testimonianze, temendo la sicura compromissione del suo processo di canonizzazione, al quale ci teneva tanto fino a mettere da parte i soldini per la causa alla Congregazione dei Santi, così come qualche zelante pensionato mette da parte i soldini per il suo funerale e il loculo cimiteriale (per chi non può permettersi un posto esclusivo nella cripta di un santuario).

Da questo stesso blog al quale mi rivolgo, La verità sul commissariamento dei Francescani dell’Immacolata, scopro che la proprietà del blog che fornisce tali testimonianze pro Manelli è di proprietà di un certo Claudio Circelli di Napoli. link

whoisallchristianIT

Ho interrogato qualche frate e qualche suora su questo Claudio Circelli e ho scoperto che è ben conosciuto da essi.

E’ colui al quale il Padre Manelli ha affidato durante il commissariamento la Casa Mariana Editrice confermando come da Fondatore considerasse beni e opere dell’Istituto come sua proprietà personale.

Il danno non è tuttavia molto grave poiché l’editrice è in fallimento: sempre gli stessi libri da decenni, mancanza di nuove idee e di progetti, assenza di vere collane, estemporanei plagi a firma di Stefano Manelli, così come si evince dal catalogo e così come mi è stato fatto rilevare da chi ne sa qualcosa in più.

Durante il governo commissariale, inoltre, sembra che si sia usata l’editrice per un’amministrazione parallela all’Istituto sotto la regia – dicono – di una tale suor Consiglia De Luca. Si parla di novecentomila euro in un anno con una dichiarazione ai fini fiscali di ventiquattromila.

Mi hanno detto che il sig. Circelli ha anche una figlia suora. Nel convento degli orrori?

Questo allora giustifica un certo linguaggio e una certa battaglia… personale a favore del Fondatore.

Le Suore Francescane dell’Immacolata, infatti, hanno un occhio di riguardo sulle figlie dei ricchi e sulle figlie degli attivisti.

In questo caso i loro genitori hanno la possibilità di vederle un po’ più spesso nel “convento degli orrori” e di stemperare una  vita frustrata.

MarcelloEP.Manelli

Arrivano lettere alla Santa Sede che sembrano come scritte da uno stesso pugno e dalle solite stesse persone che generano ilarità (risate) nelle autorità preposte al discernimento:

“Padre Stefano è una brava persona, non mi ha mai palpeggiata, mai guardata negli occhi, mai chiesto soldi, ville, macchine…”.

Solo grazie alla “mediocri-crazia”, cioè alla scelta in posti chiave dei manovrabili mediocri dal burattinaio Manelli, per una prima volta nella loro vita, ormai cinquantenni, delle persone qualunque si sono sentite importanti e hanno creduto di fare almeno un’opera buona nella loro vita: difendere un santo, anzi un santone: Stefano Manelli!

Non tutte le ciambelle però riescono col buco.

Più di qualcuna delle vittime inizia a parlare e a testimoniare con la stessa dinamica raccontata nel recente libro shock, Giulia e il Lupo.

Il libro ha rivelato molte affinità con la vicenda delle suore usate e abusate e spiega qualche perché dei silenzi prodotti fino a poco tempo fa.

Ecco cosa Giulia (nome fittizio) testimonia sulla sua esperienza con una riflessione di padre Hans Zollner, membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori, istituita da Papa Francesco per far luce sugli scandali sessuali e la pedofilia dentro alla chiesa.

La prima volta, lei aveva 14 anni. Lui, trenta di più.

“Mi ha fatto sdraiare sul suo grande letto. Io mi ci perdevo, ero magrissima ed esile. Lui aveva modi gentili e paterni. Mi ha invitato a slacciarmi i pantaloni e poi mi ha aiutato a sfilarli, ha fatto lo stesso con le mutandine. Io mi vergognavo, ero tesa e non sapevo come comportarmi…”

 Il “Lupo” è il nome usato da Papa Bergoglio nei suoi discorsi contro i preti pedofili.
La suora della testimonianza, oggi  quarantenne, vive in convento e non aveva mai rivelato le violenze subite dal sacerdote.

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“Il Lupo … aveva ottenuto quello che voleva, mentre io ero inerme”.
Un racconto feroce che la vittima ha trovato la forza di tirar fuori l’anno scorso, a 15 anni di distanza dai fatti, dopo aver ascoltato in Duomo a Milano, l’invito a denunciare gli abusi fatto dal vescovo di Boston O’Malley, chiamato a Milano dall’arcivescovo Angelo Scola perché raccontasse la sua battaglia contro i preti pedofili.

Come tutte le ragazze abusate da adulti, si sentiva “sporca”, incapace di opporsi al “don” dell’oratorio, il suo confessore: “Era la mia guida spirituale. Dovevo fidarmi. Mi aveva chiesto di più, avevo concesso di più. Di fronte a ogni sua richiesta non sapevo dire di no. Subito dopo, mi pentivo. Il Lupo no. Mi trovavo bloccata da quella confusione mortale. Percepivo che qualcosa di me era come morto, perché riusciva a fare di me e con me tutto quello che voleva”. Dopo anni, finalmente, il prete maniaco si allontana. Ma rimane un dolore sordo nella testa della ragazza, la fatica di vivere, la paura di ogni uomo, l’orrore per il proprio corpo. La decisione di prendere i voti, spiegata in mezzo a pagine che documentano il tormento psicologico, la difficoltà di trovare qualcuno disposto ad ascoltarla e a crederle. “Ora si trattava di pronunciare, una volta per tutte, il nome del mio carnefice, rivelare la sua identità. Non lo avevo mai detto, illudendomi così di proteggere me stessa, invece proteggevo lui. Non lo pronunciavo perché mi vergognavo di me stessa”, spiega la suora che, da adulta, ha avuto modo di incontrare ancora altre volte il suo persecutore. “Mi ha detto: ‘Io non ho mai dimenticato. Spero che tu mi abbia perdonato’.

Ho risposto d’impulso: “Certo, tanti anni fa”. E lui: ‘Questo per me è un grande sollievo'”.
Le conclusioni sono chiare: “Ho scoperto che il perdono non c’era mai stato, perché c’era la consapevolezza che non eravamo stati due amanti, bensì vittima e carnefice.

E la nostra relazione era un abuso e una violenza.

Il dossier Manelli, come il libro “Giulia e il Lupo”, mette alla prova le persone che ne vengono a conoscenza.

Chi potrebbe mai credere che succedano queste cose?

Chi vorrebbe confrontarsi con il fatto che un ministro di sacramenti, un pastore delle anime, un proclamatore della buona novella, possa con tanta insidia e perfezione maligna fare del male per tanti anni?

Se dall’esterno è difficile gestire i sentimenti di ripudio, possiamo immaginare quanta più audacia, resilienza e forza interiore siano state necessarie alle vittime che hanno vissuto, che ha vissuto un abuso così grave sulla propria pelle.

“Tutte fandonie” ha ripetuto più volte l’avvocato Enrico Tuccillo, difensore di Padre Manelli; “hanno fallito nella vita serafica” incalza “il Lupo” contro le sue stesse vittime.

Accompagnare certe rivelazioni è un esercizio quasi fisicamente doloroso, e certamente una sfida psicologica e spirituale enorme.

È però necessario — e infine anche salutare — affrontare questa difficile prova: necessario, perché siamo chiamati ad assumerci la nostra responsabilità, a fare giustizia per coloro che hanno sofferto tanta ingiustizia e che sono stati feriti terribilmente; salutare, perché guardare in faccia i nostri peccati e le nostre mancanze nel commettere abusi e nel non fare tutto il possibile per evitarli è doloroso, ma ci apre anche gli occhi sulla nostra vera condizione umana e spirituale e, paradossalmente, ci prepara a ricevere l’effetto della redenzione gratuita che il Signore offre a coloro che si riconoscono peccatori e chiedono sinceramente il perdono.

Questo cammino, veramente cristiano, ci è stato esposto con autorevolezza unica dai Papi. Benedetto XVI ha incontrato vittime di abusi in molti suoi viaggi e ha enunciato la linea guida victims first: le vittime devono essere ascoltate, credute, protette, aiutate.

Papa Francesco approfondisce e amplia il processo di cambiamento che il suo predecessore aveva avviato. Lo ha fatto con un gesto forte e profetico quando ha invitato alcune vittime di violenza sessuale da parte di chierici; li ha invitati a Casa Santa Marta, dove egli vive, a pochi metri dalla basilica di San Pietro, dentro il Vaticano, cioè nel cuore della Chiesa cattolica. Il Papa, che ha dedicato tutta una mattinata ad ascoltare le vittime, rappresenta così un modello per tutti i vescovi e i responsabili nella Chiesa che incontrino una persona che abbia subito una ferita profonda da parte di un chierico. Il Papa si è voluto confrontare con la rabbia, la delusione, la solitudine, il buio, le ferite di cui le vittime gli hanno raccontato. Egli ha ascoltato queste persone molto più a lungo di quanto fosse previsto e i loro racconti lo hanno molto impressionato. In quei momenti tanto preziosi e densi è emerso anche quanto aggiunge alla gravità dell’abuso sessuale il fatto che esso sia commesso da un sacerdote: ciò mette radicalmente in dubbio nelle vittime la capacità di pregare e di credere in un Dio garante e protettore della vita. Nell’incontro con il Santo Padre, per le vittime è cambiato qualcosa di fondamentale: secondo la loro testimonianza, si è aperta una porta che per lungo tempo era rimasta chiusa. Le ansie, il rancore e il dolore stavano diminuendo; dove c’era la notte, era arrivata una luce di speranza: il processo di guarigione, e forse anche di riconciliazione, è possibile. Le biografie delle persone che sono state vittime di abuso sono uniche. Ci sono coloro che soffrono per tutta la vita per le conseguenze psichiche, relazionali e fisiologiche degli abusi subiti. Alcuni commettono suicidio, altri non si fidano più di nessuno e rimangono isolati, altri ancora diventano molto aspri e arrabbiati, mostrando la propria rabbia anche sui media. Ci sono vittime – non sappiamo realmente quante siano – che per «caso», per «fortuna» oppure per Provvidenza trovano le persone giuste nel momento giusto (terapeuti, mariti-mogli, partner, amici, eccetera) e le circostanze propizie.

Questo permette loro di intraprendere un cammino di comprensione e di lutto per il passato, di riorientamento del presente (liberato da questo macigno) e di possibile riconciliazione per un futuro più sereno.

A volte queste persone diventano testimoni della verità evangelica che le stimmate possono essere trasformate in uno spiraglio dal quale scorre la guarigione, che la morte con tutte le sue conseguenze è la via che conduce a una vita nuova. È impressionante incontrare queste persone che diffondono una umanità molto profonda e posseggono una sensibilità per la vita interiore che ovviamente le avvicina al mistero del Figlio di Dio il quale, assumendo tutto ciò che è umano, lo ha redento.

Una storia come quella di Giulia o delle vittime del Manelli ci ricorda che è solo il contatto immediato con la voce, il tremore, lo sguardo nel raccontare la propria verità di quelle donne offuscate elettronicamente nelle commoventi interviste televisive che ci permette di iniziare a intuire quanto profondamente siano state ferite.

Certo non è per nulla facile lasciarsi interpellare e provocare da tanto male e da tanto buio, soprattutto se uno sente di non essere personalmente responsabile per l’accaduto, però in quanto cristiani se seguiamo l’esempio di Gesù — che si piega verso i più deboli, gli ammalati, gli indifesi — siamo chiamati a imitare questo suo esempio.

In principio è una cosa molto semplice ascoltare ed essere presente con empatia e genuina comprensione; questo gesto semplice sembra invece essere molto difficile, per varie ragioni anche comprensibili.

La vergogna, l’insicurezza, l’incredulità giocano un ruolo importante in questo, e sono sentimenti che non possono essere negati. Quando tali sentimenti vengono affrontati si può sperimentare come alla fine questo sforzo non superi ciò che è nelle nostre possibilità; anzi, molte volte ci lascia con una ricchezza, perché siamo stati presenti alla sofferenza di una persona per la quale Gesù Cristo ha sofferto.

Narcisismo predatorio, megalomania, ignoranza pedagogica, avidità infantile, sono emersi come fattori del fallimento di un sistema di governo strutturato  sul modello dittatorial-manelliano.

In attesa del pronunciamento della Magistratura e della Chiesa, rimane la consolazione di aver smascherato uno dei più grandi fariseismi del Terzo Millennio.

Prendiamo esempio da Gesù quando dice «Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il Regno dei Cieli».

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GIALLO: IL CONVENTO DEGLI ORRORI: TRACCE DI ARSENICO NEL CORPO DEL FRATE CHE INDAGAVA

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GIALLO ESCLUSIVO

C’è il sospetto che padre Volpi, il Commissario Apostolico che accertò gli abusi dei Francescani dell’Immacolata di Frigento (Avellino), sia stato ammazzato.

IL CONVENTO DEGLI ORRORI: TRACCE DI ARSENICO NEL CORPO DEL FRATE CHE INDAGAVA

I suoi Nipoti: “Nostro zio è stato ucciso: nei suoi capelli e nella sua barba sono state trovate tracce di questo potente veleno”. Ufficialmente il frate morì per un ictus causato dallo stress.

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Frigento (Avellino)

“Nostro zio è stato ucciso, sui capelli e sulla barba sono state riscontrate tracce di arsenico”. E’ questa in sintesi l’inquietante denuncia che i parenti di padre Fidenzio Volpi hanno presentato alla Procura della Repubblica di Roma.
Come molti di voi ricorderanno, il Commissario Apostolico fu nominato da papa Benedetto XVI nel giugno del 2013 per scoprire cosa accadeva all’interno del convento dei Frati Francescani dell’Immacolata di Frigento, ormai tristemente noto come “il convento degli orrori”. Padre Fidenzio Volpi, 75 anni, morì il 7 giugno 2015, ufficialmente a causa di un ictus causato dallo stress eccessivo. Padre Fidenzio, però, godeva di ottima salute: il suo improvviso decesso non convinse nessuno, a partire dai suoi parenti e dai suoi collaboratori. Ecco, come Giallo via ha svelato qualche mese fa, cosa aveva detto un collaboratore di padre Fidenzio Volpi: “Pochi giorni prima di morire misteriosamente, padre Fidenzio Volpi era molto nervoso. Mi aveva detto: “Se mi succede qualcosa, sai cosa fare del dossier scritto sull’Ordine dei Frati Francescani dell’Immacolata”.

CHI AVEVA INTERESSE AD UCCIDERLO?

Dunque, come avete appena letto, era lo stesso padre Volpi a temere che qualcuno potesse fargli del male. I suoi parenti e alcuni frati che lo conoscevano molto bene l’hanno sempre ripetuto: Padre Fidenzio potrebbe essere stato ucciso. Noi di Giallo siamo in grado di svelarvi un’esclusiva indiscrezione investigativa che potrebbe ora confermare questi sconvolgenti sospetti. Il timore, fondato su alcun confidenze raccolte da persone vicine al prete defunto, è che padre Volpi sia stato avvelenato lentamente con dosi giornaliere di una sostanza tossica. Tra i capelli e la barba di padre Fidenzio sono state infatti trovate alcune particelle di arsenico.
Se dovesse essere vero che padre Volpi è stato ucciso, chi potrebbe aver avuto questo terribile interesse? Questo, ancora, non è dato saperlo. Ma presto la Procura romana potrebbe fare chiarezza. L’inchiesta potrebbe partire proprio dal suo ultimo incarico, quello che con tanto di bolla papale gli era stato conferito da Papa Benedetto XVI: “In data 11 luglio 2013 con decreto 52741/2012 nomino Padre Fidenzio Volpi Commissario Apostolico dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata. Questo Istituto è retto dal suo fondatore: padre Stefano Manelli, eletto Superiore generale dell’Istituto la prima volta il 18 maggio 2002 e poi il 9 maggio 2008.
Come più volte abbiamo scritto su Giallo, padre Manelli è indagato dalla Procura di Avellino per violenza sessuale e maltrattamenti. In un dossier finito nelle mani del magistrato Adriano Del Bene, vengono descritti episodi di violenze, maltrattamenti e abusi subiti da alcuni religiosi dell’Ordine dei Francescani dell’Immacolata che sono tutt’ora al centro di approfondite indagini. In quelle carte, alcuni testimoni sentiti dai carabinieri parlano anche di morti sospette: almeno sei decessi “strani” sono avvenuti nei vari conventi diretti da padre Manelli.

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LA CRIPTA FU FATTA COSTRUIRE NEL 2002

Sarà presto la magistratura a chiarire ogni aspetto di queste morti anomale, compresa quella del frate filippino Matthew Lim, 30 anni, morto il 22 luglio del 2002 nel convento di Frigento. Tutti lo chiamavano Fra Matteo. La testimonianza ora nelle mani della Procura è di una suora che ha detto: “Fra Matteo era una persona sorridente, solare. Prima che morisse mi rivelò con sgomento: “Ci sono e si fanno cose che non vanno in questo Istituto”. Dopo qualche tempo il frate cadde in un pozzo. Il sospetto, dopo 14 anni, è che qualcuno lo abbia spinto lì dentro e che, nonostante le sue disperate richieste di aiuto, nessuno dei presenti lo abbia strappato dalla morte. Il frate da allora è seppellito nella cripta del convento di Frigento, fatta realizzare proprio nel 2002, nella quale sono sepolte almeno 12 persone: la Procura vuole chiarire le reali cause dei loro decessi. Per questo, la cripta recentemente è stata ispezionata durante un bliz dei carabinieri.
Ma torniamo a padre Volpi e al suo incarico di Commissario Apostolico per conto della Santa Sede. In diverse note giunte proprio in Vaticano si segnala che nel corso del commissariamento affidato a padre Fidenzio è stata fatta contro di lui “una sistematica azione di intimidazione, di diffamazione e di vilipendio, realizzata su una infinità di pubblicazioni, specie elettroniche, mentre i religiosi rimasti fedeli a padre Manelli impugnavano sistematicamente tutti i provvedimenti amministrativi da cui essi erano interessati”.
Inoltre, ecco cosa si legge in alcuni documenti arrivati in Vaticano: “Padre Manelli ha sempre incitato i frati a lui vicino alla disobbedienza e alla dimissione dall’Istituto. Lo stesso padre Manelli si è negato per mesi a un colloquio con il Commissario Volpi, del quale mai ne ha riconosciuto l’autorità, fino a febbraio del 2014 quando si limitò ad insultare e tentare di sabotare e far rimuovere i collaboratori di padre Fidenzio con ogni sorta di sprezzanti calunnie.”


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UN PATRIMONIO DA 30 MILIONI DI EURO

Il 26 marzo del 2015 il giudice del Tribunale di Avellino “accogliendo la tesi investigativa e ritenendo suffragata la condotta fraudolenta accertata” emetteva un provvedimento di sequestro preventivo di 54 immobili, 17 terreni, un impianto radiofonico e cinque impianti fotovoltaici, nominando nell’occasione come custode proprio padre Volpi.
Il commissario straordinario a cui il giudice affidò i beni sequestrati all’Istituto diretto da padre Manelli solo due mesi più tardi morì in circostanze misteriose. E tutti questi beni, con tanto di sentenza della Cassazione, finirono di nuovo nelle mani di Manelli e delle società costituite per la gestione dell’immenso patrimonio che supera i 30 milioni di euro.

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ARSENICO: PERCHE’ VIENE USATO NEI “DELITTI PERFETTI”

Qui sopra, una bottiglietta di arsenico, l’elemento chimico trovato nei capelli e nella barba di padre Volpi. L’intossicazione da arsenico può avvenire per inalazione, consumo di cibi e bevande contaminati o contatto con la pelle e l’accumulo nell’organismo di questo metallo pesante è tossico. La caratteristica dell’arsenico è quella di non presentare né odore, né sapore. Qualcuno, dunque, potrebbe berlo senza nemmeno accorgersene. Ecco perché, al cinema e in letteratura, viene spesso usato come “arma” nei delitti perfetti.

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FU NOMINATO DAL VATICANO Frigento (Avellino). Padre Fidenzio Volpi, il Commissario Apostolico nominato dal Vaticano per indagare sui Francescani dell’Immacolata, morì il 7 giugno 2015. Come richiesto dalla Procura di Avellino, la sua salma è stata riesumata: tracce di arsenico sono state trovate nella barba e nei capelli.

di Gian Pietro Fiore

I FATTI NOSTRI

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“So soltanto che i fuoriusciti, le fuoriuscite, di solito dicono, dicono, dicono e inventano, inventano inventano…  sono terribili, sono calunnie”.

 

– E’ questa la dichiarazione rilasciata da P. Stefano Manelli, fondatore dei Francescani dell’Immacolata alla giornalista di RAI 2 per la trasmissione “I Fatti Vostri” del 9 novembre 2015.

 

– Abbiamo ricevuto poco dopo questa telefonata:

 

“P. Stefano ci ha uccise due volte!

Ma non hai visto? E’ uscito per televisione!

A noi insegnava l’umiltà e lui attacca?

Ma quando pensa a pregare e a riparare i peccati?

Ha messo nella mer…  tutto l’Istituto.

Che figuraccia sta facendo fare alla Chiesa!

Gli ho anche lavato i piedi a Frattocchie e ci tratta così?!

Ma lo denuncio! Ci parlo io al Papa! A me non mi riceve?

Mi hanno fatto crepare per farmi uscire e dice che vogliamo una rivalsa?

Lo hai sentito? Dice che ci hanno detto di uscire.

Ma se da anni volevo uscire e mi diceva di resistere per salvare i genitori!

Calunnie?!

Ma io lo vado a sputt…. sotto il convento!

A me e a L. con la scusa della medaglia e come spingeva!

  1. lo disse anche al papà.

Ma stiamo a scherzare?

Dice alla giornalista come si fa a ricordare?

Dice che è passato tanto tempo ?!

 

 

Scherziamo?

Madre M. C. mi voleva pure a me fare strisciare la lingua per terra.

Da allora mi prese sull’occhio…

Facevano apposta di farmi lavare i piatti e quando rompevo quelle cose che facevano schifo mi faceva portare i cocci appesi al collo.

Suor M.M mi ha detto che le hanno detto quello che doveva rispondere alla visitatrice e poi l’avvocato vuole fare interrogare le suore?

Ci vado io e so io a chi faccio pure parlare che vuole parlare e sta soffrendo ancora dentro…

Tutta una finzione di suor S…

Hanno messo la nipote per televisione a giocare con la palla. Vuoi vedere che hanno scambiato le suore, fatto andare chi volevano loro nella comunità a San Giovanni Rotondo davanti alle telecamere.

Le solite furbe! Tutto preparato.

Ma se ci tolsero pure la ricreazione!

 

la suora più alta con gli occhiali è la nipote carnale di manelli

la suora più alta è la nipote carnale di manelli

 

–       E’ questa una delle reazioni a caldo sull’ennesimo programma diffuso sulla rete nazionale per ristabilire una verità sepolta e che stava continuando a produrre dolore alle persone.

L’Italia è scandalizzata.

Ho voluto allora fare io una telefonata a una delle molte vittime del p. Manelli la quale mi ha riferito questo:

Mesi e mesi prima di avere un colloquio (p. Stefano Manelli ndr) malgrado un sacco di volte l’ho chiesto. Stavo in crisi e lui diceva che non poteva ricevermi. Non potevo chiamare il mio parroco. Non potevo andare da don G. G.  Ero malata e lui mi diceva che non poteva muoversi.

 

–       Ecco cosa invece P. Stefano ha dichiarato oggi davanti alle telecamere:

“Papa Francesco come santità mi chiami perché io sono disposto a venire anche subito, mi chiami immediatamente proprio per chiarire, far presente tutta la realtà delle cose e tutto il bene che vogliamo cercare di realizzare per il bene della Chiesa e dell’umanità”.

 

Intanto, se la Chiesa non interviene, non darò più il mio 8 per mille e se quello che ha fatto e sta facendo p. Manelli è un bene, lo lasciamo giudicare a chi sta osservando i FATTI “Nostri”.

Sempre la solita presunzione di credere che sta salvando l’umanità.

Chiarisca anche perché ha un conto corrente personale.

 

–       Un frate di Casalucense ci disse:

“Quando dopo il Conclave venne fatto il nome di Jorge Bergoglio, P. Stefano gridò: Noooooo!!!!!”

           

L’ho sentito dire: “Bergoglio Papa è la peggiore disgrazia che potesse accaderci”.

 

Un frate di Roma ci ha riferito: “Il nipote (p. Settimio Manelli ndr) impedì agli studenti di Sassoferrato di andare alla cerimonia del 19 marzo 2013.

 

–       “Telefonò – continua la testimonianza – al superiore di Casalucense per impedire anche ai suoi frati di Sassoferrato che stavano momentaneamente a Casalucense di andare alla cerimonia di intronizzazione del Papa”.

Un frate americano  (che uscì dall’Istituto scandalizzato) disse: “Mi ritrovai con un bigliettino incollato alla porta della stanza. Non potevo andare a San Pietro…”

 

Di fronte a queste evidenze e a questo marciume, c’è chi ancora difende Manelli.

Questa volta deve alzare la posta e accusare direttamente il Papa, “il Vaticano”.

E’ davvero ridicolo difendere un personaggio simile, ma anche questo concorre alla rapida soluzione del caso.

Se la Chiesa si fosse pronunciata, visto che padre Manelli sembra oramai spezzarsi, dopo non essersi piegato da saggio e persona intelligente, lo scandalo non avrebbe assunto un tale clamore.

A chi sta ricattando Padre Manelli?

Chi sono, anzi chi erano i suoi PPR (protettori-porporati-ricattabili)?

Chiesa e Postconcilio della nota tradizionalista Maria Guarini parla di “baggianate di persecutori”?

Come si permette? Pensi alle sue di baggianate!

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Oggi su RAI Due, senza voce camuffata, è intervenuta “Alessia”, una vittima del p. Manelli che ha offerto un nuovo contributo.

“Mi diceva che se mi fossi sposata sarei andata all’Inferno. Ci facevano sempre mangiare quello che stava in un vassoio fino a finirlo, anche se si avariava dopo giorni. Volevo uscire ma mi portarono nella stanza di p. Stefano. Mia sorella è ancora dentro. Vi rimane perché è plagiata. Questo era il metodo.”

Ma ha figlie la Guarini?

Perché non si va a chiudere lei là dentro?

Nuovamente si fissa sulla questione dei beni.

Ma se li tenessero pure sti’ negozi, ste’ ville, ste’ case, sti terreni, sti poeracci!

Non ci racconti però balle, come quelle sulle Associazioni e l’amministrazione dei beni.

Tra poco alla Guarini le risponderà la Magistratura.

Quanto al solito Tosatti, speriamo che le superiore delle suore accolgano il suo invito quando scrive:

“(…) forse le religiose interessate (le cinque superiore ndr)  potrebbero chiedere ragione, per tutelarsi, di fronte alla giustizia religiosa e a quella civile”.

Religiosa oramai ci fa un baffo, civile ci darà ragione e rincarerà la dose a chi ci vuole fare ancora violenza.

Il Papa ha detto domenica scorsa all’Angelus: ( Cari fratelli e sorelle, so che molti di voi sono stati turbati dalle notizie circolate nei giorni scorsi a proposito di documenti riservati della Santa Sede che sono stati sottratti e pubblicati.

Per questo vorrei dirvi anzitutto che rubare quei documenti è un reato. E’ un atto deplorevole che non aiuta.

(…) Perciò voglio assicurarvi che questo triste fatto non mi distoglie certamente dal lavoro di riforma che stiamo portando avanti con i miei collaboratori e con il sostegno di tutti voi.

Sì, con il sostegno di tutta la Chiesa, perché la Chiesa si rinnova con la preghiera e con la santità quotidiana di ogni battezzato.

Quindi vi ringrazio e vi chiedo di continuare a pregare per il Papa e per la Chiesa, senza lasciarvi turbare ma andando avanti con fiducia e speranza”.

Chi ha dato ai blog tradizionalisti il decreto di commissariamento delle suore?

Babbo Natale?

E che non ci dicano (le suore) che è stato un corvo all’interno della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.

Della resistenza delle superiore ad andare a ricevere il decreto di commissariamento, non si tratta di una fuga di documenti, ma della notizia di un fatto.

Anche le pietre ne sono a conoscenza e poi le suore, ci conosciamo, parlano troppo e non si rendono conto con chi parlano…

 

Poiché i movimenti di soldi ci sono stati ed è dimostrabile, non vediamo l’ora di controquerelare e andare in TV con la NOSTRA ulteriore testimonianza; non più su p. Manelli, stavolta, ma su certe superiore delle suore: le ultime superiore, ma anche le vecchie, specie quella(e) rifugiata(e) in Inghilterra.

Vogliono aprire un nuovo scandalo?

L’amore alla Chiesa ci sta trattenendo.

“Donna avvisata, mezza salvata”…

CORRIERE TV: VITA DA SUORA, ANNI DI VESSAZIONI IN FORZA DI QUEL PATTO DI OBBEDIENZA SCRITTO COL SANGUE

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Vita da suora, anni di vessazioni in forza di quel patto di obbedienza scritto col sangue

Due documenti inediti: una lettera scritta col sangue e un marchio a fuoco. Violenza e sottomissione nell’inchiesta della procura di Avellino sull’istituto religioso dei frati dell’Immacolata: in un dossier storie di presunte vessazioni, abusi, strani giri di denaro e perfino istigazione alla prostituzione. – Amalia De Simone /Corriere TV

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Le macchie di sangue sono così intense che le frasi che tracciano sembrano ferite ancora aperte. Eppure sono passati ormai 22 anni. Ventidue anni da quella notte in cui alcune suore giurarono obbedienza in una cappella con un rito simile alla «pungiuta», usata dalla ‘ndrangheta per affiliare i membri del clan. È il racconto di una donna che è stata per 12 anni una suora e che insieme ad altre sue consorelle con quel rito dice di aver promesso devozione e fedeltà a padre Stefano Manelli, cofondatore dell’istituto religioso dei frati dell’Immacolata, istituto di diritto pontificio con sede principale a Frigento (Avellino) e con una costellazione di conventi in tutto il mondo. Un documento citato in un dossier sulle cui testimonianze indagano i pm della procura di Avellino e in cui si raccontano storie di presunte vessazioni, abusi, violenze, strani giri di denaro e perfino istigazione alla prostituzione.

Calunnie secondo Manelli, assistito dall’avvocato Enrico Tuccillo. Il dossier fu assemblato dal commissario apostolico del Vaticano, padre Fidenzio Volpi, nominato nel 2013 dopo la sospensione del superiore Padre Stefano Manelli. L’esposto che conteneva il documento, fu presentato all’autorità giudiziaria dal legale Giuseppe Sarno dopo l’improvvisa morte di monsignor Volpi, avvenuta lo scorso giugno. Nel documento ci sono numerose dichiarazioni di frati, suore e familiari di religiosi che tracciano un quadro cupissimo della gestione dell’istituto dedicato all’Immacolata. La promessa di obbedienza vergata col sangue che mostriamo insieme ad alcune testimonianze non è l’unico documento inedito: c’è anche la fotografia di una suora marchiata a fuoco. E questa volta a parlare non sono solo parole sulla carta: «Ho già testimoniato in Vaticano e sono disposta a far esaminare la lettera scritta col sangue e poi controfirmata da padre Stefano Manelli, dai periti della procura. Lo faccio perché ho il dovere di far emergere cosa accadeva in quei conventi lager, dove ci sono ancora nostre sorelle che soffrono».

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«Ti devi fare santa» era questa la parola d’ordine utilizzata secondo quei racconti, per convincere suore e frati a sopportare la sofferenza di malattie senza potersi curare, mangiare cibi scaduti e frustarsi: «Mangiavamo la cenere nei pasti e spesso lo facevamo in ginocchio – racconta un’altra ex suora che ora vive in sud America – La sera ci frustavamo con la disciplina, uno strumento con delle punte di ferro. Mentre lo facevamo dovevamo pregare e gli schizzi di sangue imbrattavano i muri. Portavamo anche un cuore fatto con dei chiodini. Lo mettevamo a contatto con la pelle. Io mi sono anche marchiata a fuoco due volte». Dichiarazioni su cui la pm Adriana Del Bene della procura di Avellino ha disposto indagini. Ma in procura non c’è un solo fascicolo: c’è infatti anche un’indagine per truffa aggravata e falso ideologico che ha portato al sequestro di 30 milioni di euro a due associazioni legate all’istituto. Il tribunale del riesame ha poi dissequestrato i beni ma la procura ha proposto ricorso in Cassazione e l’avvocato Sarno ha interpellato sul caso anche il tribunale civile.

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Le indagini del procuratore Rosario Cantelmo e del pm Fabio Del Mauro sono focalizzate su una serie di condotte fraudolente che sarebbero state attuate per poter mantenere il controllo sui cospicui patrimoni dell’istituto, così da impedire al commissario apostolico (nominato dalla Santa Sede) di governare l’ordine religioso. Pochi giorni fa la Santa Sede ha commissariato anche l’istituto religioso delle suore. I soldi sono un capitolo molto importante anche nel secondo fascicolo, quello sugli abusi. A parlare è ancora una volta la principale testimone della vicenda che lancia accuse gravissime di presunti casi di induzione alla prostituzione: «Ci mandavano da alcuni “benefattori” molto ricchi e ci chiedevano di essere accondiscendenti. Io mi sono tirata indietro. Anche Manelli aveva modi ambigui». Un atteggiamento raccontato anche nel dossier: «Stavo male quando facevo direzione spirituale con padre Manelli perché facendolo sembrare un fatto naturale spingeva la mia mano verso le sue parti intime».

Nelle pagine raccolte da monsignor Volpi ci sono anche altre descrizioni del genere. Enrico Tuccillo, avvocato di padre Manelli, parla del suo assistito come di un perseguitato e paragona la sua vicenda a quella di figure di Santi come quella di San Pio o San Francesco: «Padre Stefano Manelli desidera vivere in povertà, vuole vivere secondo l’ispirazione tradizionale della chiesa, tutto il resto sono delle strumentalizzazioni e sono delle non verità. Per quanto concerne la truffa credo che il tribunale del riesame abbia già chiarito con il rigetto che non esiste né truffatore né truffato. Poi c’è l’altro filone quello dei dossier delle suore costrette a leccare i pavimenti. È ridicolo e triste. Noi abbiamo già presentato tre denunce per calunnia alla Procura della Repubblica di Avellino».

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IL FATTO QUOTIDIANO: ORRORE IN CONVENTO: SANGUE, MOLESTIE E SOLDI SPARITI


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IL FATTO QUOTIDIANO del 23 giugno 2015

Cronaca

di » ANTONELLA MASCALI

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Orrore in convento : sangue, molestie e soldi spariti

Accuse Ex suore ed ex frati denunciano padre Stefano Manelli, fondatore della comunità Francescani dell’ Immacolata a Frigento. Indaga la procura irpina.

Per i suoi fedelissimi è più santo di Padre Pio, per alcuni frati e tanti ex frati ed ex suore che sono fuggiti dall’ istituto dei Francescani dell’Immacolata (almeno 100 negli ultimi 10 anni) il fondatore della comunità religiosa, Padre Stefano Manelli è un traditore della Chiesa, artefice di terrorismo psicologico, atti di libidine, vessazioni e minacce ai danni di frati e suore. Ci sono un paio di testimonianze su suore che sarebbero state costrette a stare con uomini che pagavano l’Istituto, altre che parlano del divieto di curarsi, con gravi conseguenze per la salute : «  È contro la povertà prendere i medicinali”. Secondo una ex suora, padre Manelli avrebbe anche costretto delle consorelle a fare un giuramento di fedeltà assoluta con una lettera scritta con il sangue. 2015-06-24_040729

UNA MONTAGNA di soldi destinati alla carità, soprattutto alle missioni in Africa e in Brasile sono tornati in Italia e il sospetto è che avrebbero alimentato il conto corrente personale di Padre Manelli mentre le suore missionarie erano costrette a mangiare cibo avariato. Le denunce sulle presunte devianze nelle varie sedi di questo istituto, nato a Frigento, in Campania, sono cominciate nel ‘ 98 quando sette persone hanno scritto alla Congregazione dei religiosi, l’organismo in Vaticano che si occupa di indagare sul giusto operato delle comunità cattoliche. Hanno puntato il dito contro i vertici, gli unici artefici di presunti abusi a danno dei religiosi comuni. Ma tutto è rimasto nei cassetti fino a quando non è arrivato Papa Benedetto XVI, che ha mandato un visitatore apostolico.

La svolta c’è stata, però, con Papa Francesco che ha commissariato l’Istituto. In mano al Vaticano ci sono decine di testimonianze su quanto sarebbe accaduto nelle sedi dei Francescani dell’ Immacolata. Ora che i dossier, che Il Fatto ha potuto leggere, sono da un paio di settimane anche in mano alla Procura di Avellino che deve vagliare la loro veridicità e rilevanza penale. A consegnare la corposa documentazione, piena di racconti sconvolgenti, tutti da riscontrare, è stato l’ avvocato Giuseppe Sarno, legale dell’ Istituto e del commissario apostolico del Vaticano, padre Fidenzio Volpi, morto improvvisamente il 7 giugno scorso.

Ecco che cosa ha scritto un frate su padre Manelli, ascoltato da un parroco che ha raccolto diverse testimonianze all’ esame del Vaticano e ora anche dei magistrati : ” Erano evidenti i metodi di plagio sui ragazzi. Parlava di inferno e di dannazione se non fossero entrati nell’Istituto”. Il frate aveva già denunciato, inascoltato, a metà degli anni 90 i ” soprusi”. ” Oltre alle due lettere che inviai alla Congregazione, incontrai Padre… …mi rivelò con un dispiacere immenso che qualcuno non voleva che si mandasse il visitatore apostolico, anche se per lui era assolutamente urgente. Riporto qui solo alcuni insegnamenti – certamente suggeriti da lui diffusi da alcuni frati e suore: “Padre Manelli ha le stimmate invisibili; Padre Manelli ha ricevuto da Padre Pio tutti i suoi carismi e per questo scomparvero al Santo le stimmate alcuni giorni prima di morire.

Solo chi obbedisce ciecamente a Padre Manelli sta nella verità ”.

Un’ altra testimonianza : “Le suore hanno messo su, in modo arbitrario, un sistema lager. Madre per punizione fa pulire il pavimento strisciando con la lingua, cioè fa leccare la stanza”.

L’ ex suora che ha raccontato di giuramenti con il sangue ha scritto al Vaticano nel 2001 ma non è successo nulla. Il prefetto della Congregazione dei religiosi era il cardinale Eduardo Martinez Somalo.

QUANDO c’ è stato il commissariamento, nel 2013, ha testimoniato nuovamente su Manelli : quando si trovava a Montecassino, secondo la sua versione dei fatti, padre Manelli avrebbe chiesto obbedienza con il sangue a lei e a poche altre consorelle : ” Il Padre Abate di Montecassino era contrario alla presenza del Manelli nella vita delle suore, così ci fu riferito da Padre Stefano. La notte del nostro arrivo a Frattocchie il Manelli ci disse che avremmo dovuto scrivere una formula con il sangue con cui avremmo dovuto affermare la nostra obbedienza ai Padri Fondatori, specie a lui e di offrirci vittime per qualcuno. Io offrii la mia vita per lui. Tutto doveva essere svolto in gran segreto nella cappellina della baracca”.

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E ancora : “Finite le lezioni ci chiamava quasi tutti i giorni nella sua stanza da sole per fare direzione spirituale, così diceva lui. Una mattina, dopo la lezione, fui chiamata io, ma appena entrata si avvicinò a me con un atteggiamento per nulla spirituale e che mi fece ritrarre infastidita e confusa.

Cercò di tranquillizzarmi dicendomi che non dovevo vergognarmi ma che dovevo considerarlo come il mio sposo. A queste parole risposi in modo fermo e nauseato che il mio sposo era Gesù e Lui solo, e andai via sconvolta. A Pietrelcina per un ritiro spirituale, P. Stefano mi metteva la mano in petto e la muoveva in senso rotatorio, alla mia sorpresa a quel gesto insolito disse che poiché ero piena di Gesù e dell’ Immacolata nel mio cuore lui in quel modo li sentiva, era come accarezzare loro”.

Papa Francesco ha fatto chiudere anche il seminario interno dei frati francescani dell’ Immacolata, il cui rettore, Settimio Manelli, nipote del fondatore, ha proibito la partecipazione all’ insediamento del Pontefice il 19 marzo 2013. Nel seminario veniva persino censurata la lettura dell’Osservatore Romano, considerato “troppo di sinistra”.

 

AL PONTEFICE, il 30 agosto 2014, ha scritto il papà di una suora, tra coloro che presentarono denuncia già nel lontano ’98 : « Se queste ultime testimonianze hanno una valenza grave per la Chiesa e forse anche rilevante dal punto di vista penale, Santo Padre, in ginocchio, come un figlio, Le chiedo : perché l’efficace macchina da Lei messa in moto per far piena luce su questi fatti, sembra oggi che si sia in un certo modo quasi fermata?

Perché non si fa piena giustizia a tante persone che hanno sofferto e soffrono e sono (o sono state) vittime dì tanti abusi e soprusi in quell’ Istituto? Solo per questo grido di dolore profondo, mi sono permesso di importunarla, per supplicarla di dare compiuta e rapida soluzione, oltre che risposta adeguata, alla gravità dei fatti, riferita, ormai, da centinaia di testimonianze ».

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LA SCHEDA:

LE TESTIMONIANZE dei presunti soprusi dei vertici dell’istituto dei Francescani dell’Immacolata, fondato da padre Stefano Manelli, in Campania, sono state consegnate alla procura di Avellino perché è lì che c’è un’indagine per truffa aggravata e falso ideologico che ha portato, il 26 marzo scorso, al sequestro di 30 milioni di euro a due associazioni legate all’istituto, Missione dell’Immacolata e Missione del Cuore Immacolato, a quanto pare gestite « allegramente » all’insaputa dei semplici frati e suore. Il provvedimento eseguito dalla Guardia di Finanza, che sta lavorando per verificare tutti i movimenti bancari, riguarda un canale radio televisivo, svariati immobili e conto correnti tra Avellino e altre città italiane, compresa Roma. 

 

L’INDAGINE E’ NATA grazie a un esposto presentato dall’avvocato Giuseppe Sarno, nel 2014, per conto del commissario apostolico del Vaticano, padre Fidenzio Volpi, nominato nel 2013, che ha sospeso il superiore Padre Stefano Manelli.

 

C’E’ SEMPRE STATO UN FEELING tra Manelli e i tradizionalisti anche filo lefebvriani, gli anti Papa Francesco. Dopo il commissariamento, su diversi blog di quell’area si scatenano gli insulti al Pontefice, al prefetto della congregazione dei Religiosi, cardinale Joao Braz de Aviz e al segretario, monsignor José Rodriguez Carballo, al commissario Volpi e a padre Alfonso Bruno, nominato da Volpi segretario generale dell’Istituto. Contro il commissariamento scrive anche “Il Foglio”. Su “Corrispondenza romana”, diretto da Roberto De Mattei, ex consigliere di Gianfranco Fini ed ex vicepresidente del Cnr, viene promossa una petizione elettronica, senza riscontro anagrafico, per rimuovere Volpi: ottiene solo 8 mila firme.

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