La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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LO SPIRITO DI MANELLI( 3 ): Sequestrati 30 milioni di beni dei Francescani dell’Immacolata

2015-03-26_160815

L’operazione della Guardia di Finanza sul patrimonio intestato a persone esterne all’ordine che era stato sottratto al controllo del commissario della Santa Sede

ANDREA TORNIELLI
ROMA

 

La Guardia di Finanza di Avellino, sotto il coordinamento del Procuratore capo Rosario Cantelmo, ha eseguito un decreto di sequestro preventivo di beni immobili e mobili per un valore pari a oltre 30 milioni di euro, attualmente nella disponibilità delle associazioni «Missione dell’Immacolata» e «Missione del Cuore Immacolato», riconducibili ai Francescani dell’Immacolata con sede a Frigento, l’ordine fondato da padre Stefano Manelli e commissariato dalla Santa Sede nel  2013.

L’ipotesi è di truffa aggravata e falso ideologico: nel mirino degli investigatori ci sono alcuni trasferimenti di proprietà dei beni, che appartenevano all’istituto religioso, e che sarebbero passati nelle mani di persone e di associazioni esterne alla struttura religiosa. «Le articolate indagini sviluppate dalle Fiamme Gialle – afferma un comunicato della Procura – hanno permesso di svelare una serie di condotte fraudolente attuate da alcune persone operanti nell’ambito delle associazioni le quali, nonostante il commissariamento della congregazione dei Frati francescani dell’Immacolata, hanno proceduto alle modifiche degli statuti delle due associazioni allo scopo di mantenere il controllo sulle stesse ma anche e soprattutto sui loro cospicui patrimoni, così da impedire al commissario apostolico (nel mentre nominato dalla Santa Sede) di esercitare le prerogative che gli statuti assicurano al governo dell’ordine religioso».

 

«In particolare, consentendo – continua il comunicato – l’ingresso di laici nelle compagini associative (laici non vincolati all’obbedienza verso la gerarchia ecclesiastica, all’epoca e tuttora rappresentata dal commissario apostolico), si è raggiunto in maniera fraudolenta il risultato di sottrarre le due associazioni ad ogni forma di controllo da parte dell’ordine religioso di cui costituiscono da sempre una diretta espressione. Pertanto il Gip del Tribunale di Avellino, accogliendo la tesi investigativa e ritenendo suffragata la condotta fraudolenta accertata, ha emesso il provvedimento cautelare eseguito dalla Guardia di Finanza con il sequestro preventivo di 59 fabbricati, 17 terreni, 1 impianti radiofonico e cinematografico, 5 impianti fotovoltaici dislocati su tutto il territorio nazionale nonché di 102 autovetture per un valore complessivo di oltre 30 milioni di euro».

Sono stati anche sequestrati alcuni conti bancari. I beni sequestrati sono stati affidati in custodia giudiziale al commissario apostolico che agisce per conto della Santa Sede, padre Fidenzio Volpi. Il patrimonio sequestrato sarebbe stato gestito da persone vicine a padre Manelli, che ne avevano ottenuto il controllo al momento del commissariamento, quando il fondatore era stato estromesso dalla guida dell’istituto.

 

I nuovi titolari del patrimonio avevano chiesto la restituzione dei veicoli e di locali nella disponibilità dei frati a Napoli e a Rocca di Papa. E avevano anche intimato lo sfratto ai Francescani dell’Immacolata dalla Curia generalizia di via Boccea, utilizzata anche come studentato. Il 4 ottobre scorso Papa Francesco ha donato un immobile nei pressi della stazione Termini agli studenti Francescani dell’Immacolata che frequentano l’Antonianum per la preparazione filosofica e teologica al sacerdozio.

 

È possibile che l’affidamento in extremis dei beni dei Francescani dell’Immacolata a persone esterne servisse a favorire la nascita di un nuovo istituto d’impostazione liturgica tridentina, dopo i dissidi interni che hanno portato al commissariamento con una procedura iniziata già durante il pontificato di Benedetto XVI.

http://vaticaninsider.lastampa.it/news/dettaglio-articolo/articolo/francescani-del-immacolata-franciscanos-de-la-inmaculada-40038/

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TOSATTI STA INVECCHIANDO!

trasformisti

In merito al nuovo articolo di Marco Tosatti sulla Stampa non è possibile non rilevare alcune sue evidenti contraddizioni.

STRANE  PRETESE

Tosatti quando era giovane si limitava a fornire informazioni e ad approfondire e ragguagliare i lettori su fatti e avvenimenti della Chiesa, senza pretendere di fare entrate a gamba tesa. Adesso che è vecchio sembrerebbe invece quasi pretendere che la Santa Sede chiedesse prima il suo parere per poi agire! O comunque che l’azione della Santa sede – non si sa per quale assurdo motivo – dovrebbe prima passare al vaglio del suo presunto discernimento addirittura anche per il normale esercizio della sua legittima autorità e nell’espletamento della sue ordinarie funzioni e compirti. Siano alla fantascienza!!

PRASSI  ORDINARIA

Inoltre la vecchiaia gli fa dimenticare lo stesso diritto canonico della Chiesa.

Rinfreschiamo la memoria a Tosatti. I vescovi diocesani, di per sé, non avrebbero avuto neanche bisogno che Mons. Galantino, segretario generale della C.E.I., scrivesse quella lettera.  Essi, i vescovi diocesani, sanno che quando un religioso chiede di uscire dal suo Istituto per essere incardinato in diocesi, devono chiedere informazioni sul candidato all’Istituto di provenienza. Mons. Galantimo, quindi, con la sua lettera, HA SOLO RICORDATO AI VESCOVI DIOCESANI LA PRASSI ORDINARIA DELLA CHIESA. Trattandosi di un Istituto commissariato, in cui il superiore è il Commissario apostolico, è ovvio che le informazioni sul religioso che vuole trasferirsi, debbano esser chieste al Commissario!  Qual è il problema?  Perché Tosatti finge di cadere dalle nuvole?  Non era un giornalista corretto? E perché adesso fa da sponda allo spirito di disobbedienza dei manelliani?

SOLITO  TRUCCO?

Non si tratta forse solo di un trucco per riciclare e riproporre la solita tiritera dei soliti manelliani che forse lo hanno abbindolato?  L’Istituto è di diritto pontificio per cui la Santa Sede ha il diritto-dovere, in base alla documentazione e alle testimonianze in suo possesso, di AGIRE CON I MEZZI, I MODI E I TEMPI CHE RITIENE OPPORTUNO.

Inoltre la grande superficialità di base del “vecchio” Tosatti – a differenza del giovane – gli fa dimenticare una cosa importante: conta o non conta la vocazione?  Oppure è “acqua fresca”? Oppure è un elemento insignificante? Questi che vogliono andare nelle diocesi, infatti, fino ad un anno fa giuravano e spergiuravano che essi erano soltanto francescani, solo manelliani, che potevano vivere soltanto in quell’Istituto. All’improvviso la loro vocazione religiosa francescana, non conta più nulla è evaporata e svanita nel nulla:  vorrebbero correre tutti a fare i preti  diocesani! Delle due cose:  o non erano veri religiosi prima (e allora quando parlavano di carisma da difendere erano falsi) o non sono preti diocesani oggi (e allora bisogna impedire una nuova falsità). Tertium non datur!

TRASFORMISTI  E  CAMALEONTI

A mio avviso, allora, ha ragione padre Alfonso Bruno quando afferma che questo improvviso “esodo” verso le diocesi di questi religiosi “snaturati”  – per i quali non conta più niente quel tipico carisma francescano su cui fino a poco fa facevano invece tanto chiasso – è solo uno “STRATAGEMMA PER SOTTRARSI INTANTO ALL’AUTORITÀ DELLA CONGREGAZIONE PER GLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA E DELLO STESSO COMMISSARIO APOSTOLICO IN UNA FASE DI VERIFICA CANONICA, DOTTRINALE, DISCIPLINARE E FINANZIARIA”.

In questo caso si tratterebbe solo di un illusorio “GIOCO DI PRESTIGIO”, di uno SQUALLIDO TRASFORMISMO ECCLESIALE, di un DISONESTO MIMETISMO sul tipo di quello dei camaleonti!.

Riccardo Piccarreta

A PROPOSITO DI UN ARTICOLETTO SU ALL CHRISTIAN (25/10/2014)

panebugie

 

1) Innanzitutto non riconosciamo, come indicato dal sito ufficiale dell’Istituto, nessun comitato dell’Immacolata. Si tratta di persone che rifiutano, di fatto, il commissariamento e tutte le azioni poste in atto dal commissariamento.

2) Al problema della situazione repressiva nell’Istituto, abbiamo già risposto col post: “IL DUCE L’AVEVATE PRIMA!”.

3) Al problema che i frati che hanno fatto ricorso, sarebbero stati contrari al Summorum Pontificum, rispondiamo affermando con certezza che nessuno dei frati (non solo quelli del ricorso) ha mai avuto niente contro la Messa tridentina, anzi essa era apprezzata e stimata. Il problema è nato quando si è cercato di imporre il breviario in latino a tutti, senza una adeguata preparazione e senza una opportuna gradualità. Persino il rappresentante della Segreteria di Stato, che partecipò ad un convegno indetto all’Abbazia di Frigento, affermò che con l’uso del breviario antico, l’Istituto aveva chiaramente esagerato.

L’INDIGESTIONE PROGRAMMATA, ha fatto reagire per SOVRADOSAGGIO, non perché si avesse qualcosa contro la messa tridentina!

4) Per “Impostazione pedagogica lacunosa”, si deve intendere lo stile di rapporti interni dell’Istituto, il rapporto col fondatore e con la Papessa Perillo, gli infantilismi legati a forme di obbedienza puerili, il rigido sistema di controllo, la distruzione della personalità, il culto della personalità del santone falsamente carismatico e visionario, l’esaltazione solo del proprio istituto, ecc.; non c’entrano niente i titoli di studio conseguiti!

5) Per la questione del questionario, (veramente ridicolo continuare a riproporla), si rilegga quanto già commentato da noi a suo tempo, ben riassunto in modo essenziale nell’articolo dell’8/8/2013 (cfr. http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/tradizionalisti-traditionalists-tradicionalistas-27056/).