La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

Home » Posts tagged 'Trenta Milioni di Euro'

Tag Archives: Trenta Milioni di Euro

“LA VITA (DI SUORE) IN DIRETTA”

1c

Rattrista il clamore popolare che sta accompagnando la vicenda dei Francescani dell’Immacolata.

Giovani vite di donne e di uomini che hanno creduto e credono in un ideale di vita consacrata, che cercano il Signore con cuore sincero, che si dedicano al servizio del prossimo e che amano la Chiesa, sono crocifisse per la messa alla gogna mediatica.

E’ un qualcosa che si sarebbe potuto evitare se p. Stefano Manelli, il loro fondatore ancora in vita, avesse accettato con umiltà e obbedienza soprannaturale le disposizioni della Santa Sede che gli contestava problematiche serie nello stile di governo, nei rapporti con le suore, nella liturgia, nella formazione, nell’amministrazione.

2c

Nella sua ostinazione, invece, si è servito di quelle correnti ecclesiali e politiche che attaccano l’attuale pontificato, le riforme del Vaticano II e che hanno invano e disperatamente cercato di trasmettere il messaggio di un “papa cattivo” che “perseguita dei bravi fraticelli”.

Questa “via crucis” ha un percorso e delle stazioni, forse più di quattordici, molto simili al recente ed omonimo libro di Gianluigi Nuzzi.

Non sappiamo se la finalità è la stessa, ma il risultato rimane l’attacco alla Chiesa.

Nell’immaginario collettivo è la vita religiosa nella sua bellezza, nella sua purezza che viene depauperata del suo valore e del suo splendore.

La gente comune non riesce quasi mai a distinguere il generale dal particolare e situare le responsabilità nei singoli.

Come per lo scandalo della pedofilia nel clero – a causa di qualche prete malato(ne) – come per le malversazioni finanziarie all’interno delle mura leonine – a causa di qualche prelato ambizioso – è la Chiesa una, santa, cattolica, apostolica e romana che viene gettata nel ghetto delle meretrici.

4c

Dopo il primo dossier-rivelazione del Corriere della Sera del 4 novembre 2015, il giorno dopo ne è seguito un altro riguardante la testimonianza di una  mamma, visibilmente disperata, che conferma le confessioni di due ex religiose appartenenti all’ordine fondato da p. Stefano Manelli.

Sono tra i video più gettonati di un’Italia indignata e che ancora il 5 novembre pomeriggio si è fermata al portone della casa generalizia delle Suore Francescane dell’Immacolata a Frattocchie di Roma, dietro le telecamere di RAI UNO per “La vita in diretta”.

La verità sull’intera vicenda sembra progressivamente aprirsi alla luce del giorno, contrariamente a quel portone conventuale che nelle ombre del crepuscolo romano rimaneva sbarrato, anzi “chiuso in faccia”, a chi faceva semplicemente il proprio lavoro al servizio della verità.

5c

Impacciato l’intervento in TV del legale di padre Manelli, l’avv. Enrico Tuccillo che non è entrato nel merito della questione scivolando piuttosto sulla controversia patrimoniale, quella dei trenta milioni di euro di beni che, per volontà del Fondatore, sono stati trasferiti a laici di sua fiducia.

Un anno dopo, con l’intervento della Magistratura, il patrimonio è stato sequestrato, più tardi dissequestrato e poi ancora rimesso al giudizio della Cassazione come l’andirivieni di un valzer.

L’avv. Tuccilo a difesa di p. Manelli dice che il suo cliente ha effettuato “l’operazione” per essere  “povero come S. Francesco”, spogliandosi di tutto.

Il problema è che lui ha disposto dello spogliamento unilateralmente per un Istituto religioso di Diritto Pontifico e che si è ricordato di S. Francesco solo dopo venticinque lunghi anni di ininterrotto governo, guarda caso appena un mese dopo il commissariamento, cioè quando ormai non era più il superiore – per la rimozione coatta dalla carica – e quindi non poteva più disporre dei beni come prima.

I fatti non depongono a suo favore.

Se proprio vuole imitare S. Francesco, perché p. Manelli non devolve ora quei beni alla Santa Sede? Perché non li destina ai poveri, alle missioni, alle opere dell’Istituto da lui stesso fondato?

Come mai i suoi amici e familiari laici si accaniscono nella detenzione di un cospicuo patrimonio frutto di devoluzioni decennali da parte di chi, in buona fede, voleva in questo modo fare un’ “opera di bene”?

Non è possibile da persone oneste inaugurare una pacifica trattativa e un’equa distribuzione di quei beni tra i frati e le suore affinché ne dispongano da uomini e donne di Dio, per il bene comune?

Con quale coscienza tre laici se ne assumono la titolarità?

Sono interrogativi intriganti e pressanti.

Ritorniamo ora alla vicenda degli abusi sulle suore.

Sembra che certe pratiche penitenziali estreme siano state inaugurate dalla comunità delle prime italiane appartenenti all’Istituto, quelle che sono state particolarmente attenzionate dal fondatore che trascorreva gaudente nei loro monasteri lunghi soggiorni, abitudine che si è ulteriormente protratta, fino a cristallizzarsi, con la sua presenza a San Giovanni Rotondo, sempre nel monastero delle suore, dal settembre del 2014.

E’ proprio laggiù che tre giorni fa si è notato un movimento di religiose, abbastanza sconvolte, che in massa, su di un pulmino, hanno lasciato frettolosamente quel monastero del Gargano.

In un paesino come San Giovanni Rotondo, cose del genere non passano inosservate.

Ieri e l’altro ieri una troupe delle RAI sostava in via del Nunzio.

Evidentemente non si voleva far scoprire quante fossero le suore che vanno a trovare, probabilmente a turno, magari a comunità intere, il fondatore.

Illuminante l’intervento della psicologa in studio che ha spiegato con rigore scientifico come il meccanismo educativo e formativo di p. Manelli crei dipendenza nei suoi confronti, desiderio di imitazione fino a farne un modello di vita e un riferimento esclusivo di disciplina e di norma.

Immaginiamo che sia stata almeno tentata un’intervista al Manelli assistito probabilmente dall’avvocato che ancora ieri in diretta si tradiva dicendo di essere stato in un convento di suore.

“Ridono, stanno bene, giocano a pallone… io stesso ho mangiato da loro, stanno in carne…”.

Chiede che frati e suore vengano interrogati sul fondatore.

L’idea non è male: potrebbero infatti confermarsi da un lato elementi probanti sulle sue esagerazioni e dall’altro conferme sul plagio grazie a chi lo difenderebbe a oltranza.

E’ facile oggi per il fondatore, profittando della sua canizie, presentarsi come un vecchio ammalato e perseguitato.

I fatti a lui contestati, tuttavia, sono pregressi, risalgono a trenta, venti anni fa e la sua capacità d’intendere e di volere, le sue resistenze, le sue manovre, le sue innumerevoli telefonate, i suoi incontri, i suoi messaggi, le false promesse ai commissari, la dicono lunga sulla sua continua regia, oramai distruttiva, nella gestione della situazione degli Istituti dei frati e delle suore.

Si compara P. Stefano Manelli a Padre Pio solo perché da bambino si sarà confessato qualche volta dal santo cappuccino come per centinaia di migliaia di altri fedeli dell’epoca.

6c

Ridicola, poi, l’intrusione di un ospite – inviato dalle suore – nel viale del monastero di Frattocchie.

Quel signore che appartiene a un gruppo di preghiera attesta che P. Stefano lo conosce bene e che “è un santo”.

Questa dichiarazione la dice lunga, non solo sul fanatismo che si è creato dietro il personaggio, ma anche sul profilo sociale, culturale e psicologico di chi, come nella trasmissione del 5 novembre, continuava ad affermare che “la colpa è degli altri” , dei “modernisti” nella Chiesa e che la vera Chiesa è quella di San Pio X (sic).

E’ la conferma in diretta di chi il Fondatore si era circondato e di chi oramai faceva parte dell’ambiente di frequentazione dei frati e delle suore.

Un’altra perla di pensiero è stata la teorizzazione in diretta, sempre di quel signore, del corpo inteso come “principale nemico” dell’anima e quindi “degno” di fustigazioni masochistiche, le stesse indotte alle povere vittime del Manelli che portano ancora le ferite di quel passato sul corpo e … nell’anima.

Come il solito prezzemolo è poi venuta fuori la storia dei genitori di p. Manelli servi di Dio con un processo di canonizzazione in corso.

Non ci si rende conto che tali affermazioni complicano la vita al p. Manelli e il giudizio sull’eternità dei suoi genitori.

Con il beneficio d’inventario, ricordiamo che nel dossier del libro di Nuzzi si parla anche di cause di canonizzazione “forzate” attraverso tangenti…

Molto probabilmente si indagherà o si sta già indagando anche su questo e sull’attendibilità dei documenti e delle testimonianze relative alla postulazione.

3c

L’avvocato Tuccillo giustificava infine la chiusura di quel portone del monastero-villetta di Frattocchie dicendo che “le suore stavano in ritiro e che la portinaia era una straniera e che non aveva capito”.

E’ il segno inequivocabile di come lo stesso loro difensore si fosse reso conto di quanto maldestro sia stato quel comportamento.

Cosa costava a quella portinaia straniera interpellare una suora italiana responsabile?

D’altra parte quelle religiose, da come è apparsa la portinaia, difficilmente potrebbero reggere un confronto o trovare argomenti per spiegare certe pratiche delle quali immaginiamo anche che non siano pienamente convinte lasciandosi semplicemente trascinare da ciò che fanno tutte.

Pericoloso scivolone finale il puntamento del dito di accusa sulla Chiesa indicandola come incauta e ingiusta per la  maniera in cui “trattò” Padre Pio e di come oggi sta trattando un santo (p. Manelli ndr).

Ciò che dalla storia impariamo è che i santi di fronte alle ingiuste persecuzioni agirono in un modo diverso dal p. Manelli.

Di fronte a uno scandalo che sta assumendo proporzioni nazionali, anche la persona non necessariamente santa, ma saggia, matura, dall’alto dei suoi ottanta anni di età, per la pace e il bene comune avrebbe fatto qualche passo indietro, si sarebbe ritirata in buon ordine e non avrebbe dato adito ad ulteriori attacchi, critiche, insinuazioni o… conferme probanti.

Che dal masochismo fisico si stia passando al masochismo spirituale?

Annunci

Raccontiamo pure delle storie ai bambini, ma senza stravolgere il Diritto!

54ca8886be823fac7245dc21db29ef2a_650x

Una edizione aggiornata dei Fioretti di San Francesco per contrabbandare svarioni giuridici.

La Signora Maddalena Capobianco si ispira alle Scritture, ma rovesciando i ruoli con Marta, cui Gesù disse “Marta, ti preoccupi di molte cose, ma una sola è importante”, alludendo all’adorazione cui per l’appunto si dedicava Maria, da alcuni ritenuta la Maddalena (quella del Vangelo).

La descrizione che della vicenda dei Francescani dell’Immacolata ci fornisce la Capobianco è veramente degna dei Fioretti. Si inizia mendicando il pane, per proseguire con il proliferare delle vocazioni.

La situazione sfugge ben presto al controllo dei Fondatori, dato che l’Immacolata esagera, con le vocazioni, con la Grazia, ma soprattutto con i beni.

Qui si registra una prima caduta di stile, dalla più eccelsa spiritualità a qualcosa di più materiale.

Fino al punto che anche la dieta ne risente: dapprima ci si accontentava di “un pezzo di pane”, poi si passa alle pastiere, ai casatielli ed agli strufoli, in un crescendo rossiniano verso le raffinatezze gastronomiche; fedeli al principio “nolite judicare”, non insinuiamo un peccato di gola, ma l’appetito – si sa – viene mangiando.

La situazione immobiliare segue pedissequamente l’evoluzione della situazione gastronomica: come si è passati dal pane alle pastiere, così “una piccola casetta” diviene “altre case, immobili, terreni, attrezzature all’avanguardia per la stampa, per la radio, per la televisione, che poi è diventata satellitare”.

Se per i cibi c’è l’alka seltzer, per i beni occorre escogitare soluzioni giuridiche.

Queste soluzioni hanno un nome: “regolari Associazioni senza scopo di lucro”.

Qui però i concetti cominciano ad annebbiarsi: le Associazioni – annota la Capobianco – “hanno da sempre sostenuto il possesso dei beni, concedendo ai FFI di usufruirne”.

Se fossimo ad un esame di Diritto Civile, il Professore – a questo punto – inviterebbe la candidata a ripresentarsi alla sessione successiva.

In primo luogo, basta dare un’occhiata ai documenti catastali per scoprire che le Associazioni erano titolari della PROPRIETA’ dei beni, e non si limitavano certamente al loro POSSESSO: l’Autrice nemmeno conosce la differenza tra un diritto reale, quale è la proprietà, ed una situazione di fatto, quale è il possesso.
Nulla di male, “ne sutor ultra crepidam”, verrebbe voglia di dire, ma la Capobianco ci risparmi almeno le sue lezioni di Diritto.

Altro errore madornale è quello  relativo al presunto usufrutto, concesso sui beni dalle Associazioni ai Frati: l’usufrutto è un diritto reale in base al quale al titolare sono attribuite le utilità prodotte da un bene.

Se dunque i Frati sono usufruttuari dei beni di proprietà delle Associazioni, che fine fa il loro Voto di Povertà collettivo?

Anche uno studente del primo anno capirebbe che tale Voto viene manifestamente trasgredito.

E’ viceversa incontrovertibile che i Religiosi possano fare uso dei beni, ma l’uso e l’usufrutto non sono assolutamente la stessa cosa: la Signora Capobianco si documenti, prima di parlare di Diritto!

Nessuno ha mai sostenuto che l’uso dei beni, da parte dell’Istituto, è iniziato con il commissariamento; altrimenti, non si capirebbe dove andavano a dormire i Frati in precedenza: forse sotto i ponti?

“Padre Pio diceva che la menzogna è la lingua del demonio”, annota l’Autrice, la quale dovrebbe anche sapere che Satana approfitta altresì dell’ignoranza.

Se dunque la cultura generale della Capobianco è simile a quella giuridica, sarebbe opportuno praticarle un esorcismo.

Il ragionamento che costei sviluppa, pur claudicante nelle premesse, giunge tuttavia ad una conclusione folgorante: “L’uso dei beni da parte dei FFI sarebbe potuto continuare solo fino a quando le Associazioni lo avessero consentito”.

Qui si intravede una conclusione veramente “all’italiana” del rapporto tra l’Istituto e le Associazioni: queste ultime sono sorte in verità come “fictio juris” per aggirare il Voto di Povertà collettivo, ma sul più bello fanno come ogni prestanome furbo e sleale, portandosi via quanto loro intestato e “facendo fesso” l’Istituto.

Ciò spiega il marchingegno escogitato con il cambiamento degli Statuti, in seguito al quale – non a caso – i Frati sono stati estromessi dalla conduzione delle Associazioni.

Ai malcapitati religiosi non resta che consolarsi con l’ineffabile argomento della insigne giurista: il loro era “un rischio accettato per amore della povertà”; detto in altre parole,  cornuti e mazziati.

Sarebbe infatti “venuta meno “la comprovata dirittura morale e la condivisione dei principi tra i Religiosi ed i laici preposti alle Associazioni.

Passi per la sopravvenuta discrepanza sui principi (forse qui si allude al misterioso “spirito di Padre Manelli”), ma insinuare che i Frati mancano di “dirittura morale” significa aggiungere al danno le beffe.

L’impietoso giudizio etico pronunziato dalla Capobianco è motivato col fatto che “la frangia faziosa” dell’Istituto” da cui si è originata “”la spaccatura e la divisione” continua “a profanare il voto di povertà e vuole i beni”.

Ciò al fine di “possederli, gestirli, averne il controllo”.

Inutile ripetere le e lezioni di Diritto Civile, cui la Capobianco pare del tutto refrattaria, in quanto una cosa è il possesso, altra cosa è la gestione e altra cosa ancora è il controllo.

La gestione dei beni deve continuare ad essere attribuita alle Associazioni, ma il problema posto in sede processuale è  se quanto avvenuto nel loro ambito risulta lecito oppure illecito.

La Signora ritiene che lo scopo perseguito dai Frati consista nello “evitare di restituire il maltolto” ai benefattori, intendendo con ciò che i beni donati divengono “maltolto” nel momento stesso in cui ci si allontana dal cosiddetto “spirito di Padre Manelli”.

I benefattori, molto prosaicamente vogliono indietro i soldi.

 

Articolo tratto dal socialnetwork facebook

 

 

 

8 Channel : Frigento, truffa aggravata sui beni dei francescani, sequestro da 30 milioni

 

photoPubblicato il 26 mar 2015

Truffa aggravata e falso ideologico sui beni dei francescani, scatta un maxi-sequestro da 30 milioni. I militari della Guardia di Finanza di Avellino, sotto il coordinamento del capo della Procura di Avellino Rosario Cantelmo, questa mattina hanno messo i sigilli a decine di proprietà dell’ordine religioso di Frigento. Tra i beni anche una tv e una radio.

IL MATTINO: CACCIA AL CAPO DELLA RETE CHE HA RAGGIRATO I FRATI

2015-03-28_104427

L’inchiesta sull’Istituto dei Francescani 

Caccia al capo della rete che ha raggirato i frati

Frigento: due religiosi indagati per la truffa milionaria 

Loredana Zarrella

Potrebbe esserci un deus ex-machina alla base della truffa milionaria ai danni dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata a Frigento. È l’interrogativo a cui dovranno rispondere gli inquirenti in seguito al sequestro preventivo dei beni mobili e immobili, per un valore di 30 milioni di euro, intestati alle associazioni «Missione dell’Immacolata» e «Missione del Cuore Immacolato», riconducibili alla Congregazione fondata da Padre Stefano Maria Manelli, poi commissariata nel 2013 dalla Santa Sede per disordini interni alla vita religiosa. Dopo aver apposto i sigilli all’importante tesoretto dei due Enti per evitare ulteriori atti di dubbie disposizioni patrimoniali, scatta ora la caccia ai responsabili dell’ingegnoso piano ricostruito dalla Procura. Due per ora gli indagati: Maurizio Abate (in religione Padre Bernardino Maria) e Pietro Luongo (in religione Padre Pietro Maria), per i quali si ipotizzano i reati di truffa aggravata e di falso ideologico in concorso con persone ancora da identificare, come si legge nel decreto di sequestro preventivo firmato dal gip Fabrizio Ciccone, a cui ha dato esecuzione la Guardia di Finanza di Avellino dopo accurati accertamenti scattati su segnalazione della Procura. Si sospettano altri presunti responsabili, per i quali potrebbe delinearsi l’ipotesi di reato di associazione a delinquere. Diverse ancora le carte da visionare e le persone da sentire per poter illuminare del tutto quel disegno criminoso già emerso in parte. Lunedì verrà notificato il provvedimento del gip, relativo all’affidamento dei beni sequestrati, a Padre Fidenzio Volpi, il Commissario apostolico, di fatto esautorato, a seguito di questi raggiri, del suo ruolo di capo della Congregazione dei Frati Francescani dell’Immacolata. Nel corso dell’indagine si spera pure di trovare le risposte che riguardano alcune emissioni di assegni circolari e bancari in favore di beneficiari sconosciuti e con causali non meglio specificate per un valore di 555.000 euro, e su cui il Commissario non ha mai ricevuto adeguata giustificazione. Si cercherà a questo punto di capire il perché di questi oscuri movimenti bancari e il motivo delle modifiche degli statuti delle due associazioni, attuate nascondendo ai notai, nelle persone di Edgardo Pesiri ed Elena Calice, il cambio di vertice della Congregazione. Come si è potuto stravolgere lo Statuto senza il previo assenso di Padre Fidenzio Volpi? Perché si è premuto sull’ingresso dei laici nelle associazioni? Un’operazione illecita, quella di assegnare loro un ruolo apicale nelle compagini religiose con cui, si legge nel decreto emesso dal gip, «si raggiungeva fraudolentemente il risultato di sottrarre le due associazioni ad ogni forma di controllo da parte dell’Ordine religioso di cui costituiscono da sempre una diretta espressione».

Altro illecito riscontrato è l’introduzione negli statuti di una norma che consentiva la devoluzione del patrimonio, in caso di scioglimento dell’associazione, ad enti aventi analogo scopo. Il sospetto è che l’affidamento dei beni dei Francescani dell’Immacolata a persone esterne all’Ordine servisse ad anticipare la nascita di un nuovo Istituto d’impostazione liturgica tridentina, dopo i dissidi interni e le derive lefebvriane che avevano portato inevitabilmente al commissariamento. Nel piano di gestione dell’amministrazione delle associazioni rientrerebbe pure la beffa ai danni delle pre- fetture di Avellino e Benevento, dove la richiesta delle variazioni statutarie è stata compilata omettendo volutamente la modifica dell’articolo che prevedeva l’eliminazione del parere vincolante del Padre Generale. Intricata appare così la tela messa a nudo a partire dalla denuncia sporta dall’avvocato Giuseppe Sarno il 4 settembre scorso presso la Compagnia della Guarda di Finanza di Avellino.

TRAVOLTA DALLO SCANDALO LA BANDA MANELLI!

——-  DOVEROSE  CONSIDERAZIONI. ——–

 

1)     Tutto l’Istituto dei Francescani dell’Immacolata è stato strumentalizzato da manelli e dai suoi manichini (i cosiddetti superiori, sia frati che suore) per essere  utilizzato come un grande e furbesco paravento col quale  (e dietro al quale) rastrellare  molti beni (e non mi riferisco solo a quelli economici che oggi, finalmente, sono stati smascherati).   È evidente che l’odio e la violenza  scatenata  contro Padre Volpi e il Commissariamento (perfino la ridicola raccolta  firma per rimuovere il commissario – fingendo che il commissario voleva colpire la messa  tridentina)  avevano innanzitutto lo scopo di creare UNA CORTINA FUMOGENA, DI OCCULTARE QUANTO OGGI STA EMERGENDO e quindi DI IMPEDIRE E DI BLOCCARE CHE SI SMASCHERASSERO TUTTI  I PANNI SPORCHI  CHE SI NASCONDEVANO DIETRO LA FACCIATA PERBENISTICA, come più volte abbiano indicato.   Vedrete che dietro  al chiasso  mediatico fatto con la falsa scusa di difendere la messa tridentina, ci sono i complici e gli spalleggiatori di manelli in tutte queste operazioni finite nel mirino della Guardia di Finanza.  Ora si aprirà  finalmente l’indagine su come, con quali metodi, con quali complicità e, probabilmente, con quali truffe si è riusciti ad accumulare un “malloppo”  così grosso, ad accumulare tanto denaro, tanti  appartamenti e terreni, oltre alle operazioni bancarie e all’uso dei palazzi per guadagnare altro denaro, (“operazioni finanziarie e immobiliari spregiudicate”) invece di usare tutto solo per l’evangelizzazione e la missione in un regime di vera povertà. Anzi una parte degli stessi frati e suore venivano tenuti in un regime di grande miseria, diversa dalla povertà. Ha perfettamente ragione il Parroco di Frigento (Don Pietro Bonomo) quando afferma: “La comunità è indifferente e sconcertata allo stesso tempo. È sconcertata perché un Istituto che pratica la povertà si è trovato proprietario di tutto questo ben di Dio». Da tempo a Frigento si vociferava infatti di questi acquisti anomali, tra cui due alberghi («Abbazia» e il ristorante «Buonconsiglio», ora «Oasi di Padre Pio») e diverse case, messi in atto dall’Ordine monastico. /…/ : Dove sono andate a finire poi le offerte fatte dai cittadini? All’amarezza suscitata dalla notizia dell’appropriazione indebita di beni SI UNISCE IL DUBBIO DI ESSERE STATI TRUFFATI. Eppure dietro l’angolo ESISTEUN PARADOSSO: «I FRATI HANNO FATTO E FANNO UNA VITA DA CANI – FA NOTARE DON PIETRO – MANGIAVANO COSE SCADUTE E SI AMMALAVANO. È UNA DINAMICA INTERNA CHE COZZA MOLTO CON QUEL CHE POI È VENUTO FUORI DALLE INDAGINI. IN PRATICA, DELLA DONAZIONE DEI BENI SI SONO SERVITI SOLO ALCUNI».

 

2)             Bisognerà anche fare  luce sullo “spirito di manelli” (coma ha giustamente sottolineato Loredana), su questa sua abilità tenebrosa a coinvolgere frati e suore e laici in queste attività truffaldine, sul plagio attraverso il quale ha fatto in modo che tanti diventassero sottomesse marionette di questa FABBRICA DI INGANNO, e anche su tutte le favole, le superstizioni e le falsificazioni della realtà e del carisma francescano inoculate nelle menti dei subalterni per trasformarli in docili esecutori di una mega truffa.   

3) Come abbiamo sempre sostenuto gli abusi, le deviazioni e oggi, (nella misura in cui verranno accertate) anche le truffe di manelli e dei manelliani, esistono da lungo tempo e sono presenti ancor prima ed indipendentemente dell‘adozione della S. Messa tridentina: essi  sono presenti, quasi fin dall’inizio e comunque in un periodo in cui non solo la S. Messa tridentina non c’era, ma anzi Manelli la vietava!Oggi  risulta molto più chiaro che il motivo del commissariamento e della rimozione di manelli non è mai stato la messa tridentina. La S. Messa tridentina è stata solo la maschera dietro la quale il santone ha cercato di mascherare i suoi imbrogli ed è stato lo “specchietto per le allodole” (o meglio per i … polli) con cui manelli ha cercato di manipolare l’esercito sprovveduto dei cosiddetti tradizionalisti, per utilizzarli nella difesa della sua  doppia vita, della sua  doppia  faccia  tosta, della sua molteplice  – non solo doppia – disonestà. Ed i tradizionalisti, soprattutto con grande dabbenaggine e ignoranza, ci sono caduti. 

 

4) Una buona parte di frati e suore NON SAPEVA NULLA o quasi nulla  DI QUESTE ATTIVITÀ FRAUDOLENTE, MENTRE GLI ATTUALI NUOVI SUPERIORI, NON SAPEVANO CHE fossero in gioco cifre  così ingenti: “l’operazione ci era in gran parte sconosciuta” .  Comunque la gravissima responsabilità dei BENI ACCUMULATI in modo disonesto RICADE SOLO SUGLI EX SUPERIORI RIMOSSI DALLA SANTA SEDE, e su quanti sono stati loro complici e  fiancheggiatori.  Ha ragione il Sindaco di Frigento (Luigi Famiglietti) quando afferma che: “NON sarebbe tuttavia giusto confondere la buona fede dei frati e delle suore con EVENTUALI RESPONSABILITÀ CHE RIGUARDEREBBERO ESCLUSIVAMENTE I LIVELLI GERARCHICI GIÀ ALLONTANATI DA TEMPO DALLA CHIESA». Questi beni mobili e immobili, sono stati ammassati dall’ex  governo e dalle  persone loro complici – e prestanome – I CUI NOMI VERRANNO PRESTO  RESI  PUBBLICI.  Chiaramente è coinvolto colui che ha mosso tutti i fili ed è stato rimosso dalla Santa Sede l’11 luglio 2013, cioè il santone da noi più volte indicato come la radice dei mali di quell’Istituto.  Non c’è dubbio che molti frati e suore erano solo “manovalanza”, altri erano esclusi dal  circolo e dai traffici della BANDA e tenuti lontani perché  mostravano resistenza a diventare complici. Questa pattuglia di “ingenui” andavano a costituire la facciata rassicurante che era utile per meglio  coprire le attività disoneste.

 

LO  SCANDALO DELLA BANDA  MANELLI

5) Non c’è dubbio che tutti i fanatici e ottusi manichini di manelli saranno trascinati dal loro santone-fallito in un disastro completo e in un baratro senza fondo che si allargherà sempre di più nella misura in cui continueranno cocciutamente a esserne schiavi (come fino ad ora) e a scambiare per “santo” un grande falsario e a farsi rovinare la vita e la vocazione da  questo tenebroso e disonesto figuro abituato a tramare nell’ombra e a nascondendosi dietro la veste rassicurante della Madre Chiesa,  che ora ha però ha detto “basta!”

 

6) Dove sono FINITE adesso LE DELIRANTI E RIDICOLE ACCUSE CONTRO LA Congregazione, contro il Commissario, contro i visitatori e anche contro il Papa Francesco, “sputate” senza ritegno dai vari De Mattei, dalla papessa Siccardi, dai cosiddetti riscossa cristiana, chiesa e postconcilio, messainlatino, con i loro farneticanti e odiosi proclami fatti solo di fumo e di “gravidanze isteriche”? Essi sono stati solo dei bravi “utili idioti” (forse solo qualcuno in buona fede) manipolati e pilotati dalla BANDA MANELLI per impedire con i loro usuali metodi violenti, che venissero denunciate tutte le malefatte e i traffici illeciti.

Ha aperto la guerra De Mattei cominciando subito  a costruire mostri e fantasmi fomentando, l’immagine di una Chiesa addirittura “sanguisuga” che intenderebbe assimilarsi ai regimi dittatoriali (sic!).. Ha blaterato a lungo chiedendo UNO STRACCIO DI PROVA, mentre ora che ci sono prove gigantesche, PROVE CHE STRACCIANO LORO, tace. De Mattei e i suoi coalizzati (noi abbiamo sempre sostenuto che essi erano aizzati da manelli e dalla banda manelli) per due anni hanno solo sputato veleno e coltelli contro la Santa Sede, pilotando a giorni alterni una  lotta di classe mirata, in qualche modo, a criminalizzarli, inventandosi “mostri, Kommissari, orchesse, aguzzini, ecc.” che esistono solo nella loro fantasia. Trascriviamo una sintesi degli orrori vomitati da questi fiancheggiatori allucinati dal santone-guru-fraudolento: 

De Mattei:  il decreto di commissariamento era un abuso di potere, un allarmante perdita della certezza del diritto. La Chiesa non è un soviet” (Il caso dei Frati FI (de Mattei) (Roberto de Mattei, Corrispondenza Romana, 30.07.2013). “Il provvedimento è una pulizia etnica /…/ un vero mandato con licenza d’uccidere” (messainlatino.it, 6/8/2013 – Trionfo e tragedia. Il Crepuscolo degli Ordini religiosi (PapalePapale) del 31.07.2013 – Il Mastino da PapalePapale del 31.07.2013).  Corrispondenza Romana raccoglie firme contro il decreto della Santa Sede, approvato dal Papa (9/8/2013).

La prima omelia di Padre Volpi ai frati (nella quale subito ben descrisse la  tragica dipendenza dal santone e la sua indebita divinizzazione), secondo la papessa Siccardi, sarebbe stato “una istigazione all’ammutinamento /…/ che proviene da una volontà matrigna” [L’invito di P. Volpi (Commissario) all’ammutinamento (Riscossa Cristiana,  di Cristina Siccardi) (29.08.2013)].

Padre Alfonso sarebbe il traditore o l’accusatore” [La testimonianza di F. Agnoli su p. Alfonso Bruno, nuovo segretario generale dell’Ordine FI, nominato dal Commissario p. Volpi (14.09.2013)] [cfr. anche Le calunnie contro p. Stefano Manelli FI (di Francesco Agnoli, da Libertà e Persona, ottobre 2013)].

De Mattei raccoglie firme per ottenere le dimissioni del Commissario Volpi accusato addirittura di ferocia (14/12/2013) e di regime tirannico [Iniziata la raccolta di firme per chiedere le dimissioni del commissario p. Volpi (Corrispondenza  Romana, Roberto de Mattei, 09.12.2013)]. [Cresce la pressione sulla S. Sede per far cessare la scandolosa persecuzione dei FFI: consegnate 8000 firme a Parolin, e ora è iniziata un’altra iniziativa (Corrispondenza Romana, del 08.02.2014)].  

Anche Antonio Socci si è messo a denigrare e ad offendere il commissariamento. Nel suo articolo si parla, senza rispetto, di persecuzione e di “inquisitori sinistri”, ma viene citato solo il Card. Aviz (“che ha avuto trascorsi con la T.d.L.”) [In Vaticano c’è una nuova Inquisizione Catto-progressista. Perseguitano i Francescani dell’Immacolata perchè hanno fede e tante vocazioni. E’ una vergogna! Ma il Papa lo sa?   (di A. Socci, Libero, quotidiano nazionale, 05.01.2014)]. Un attacco ad personam veramente agghiacciante viene rivolto a P. Alfonso Bruno in un articolo che è uno dei peggiori e più impregnati di ostilità [Frati F.I: “perdonate se sono troppo autoreferenziale” così parla p. Bruno (da Libertà e Persona, il 1° feb 2014)] . Ci sono poi gli articoli contro Suor Fernanda Barbiero (28-5-2014 –cfr. http://pellegrininellaverita.wordpress.com/2014/06/05/de-mattei-e-il-falso-vento-da-pechino/); 16-6-2014 –http://www.corrispondenzaromana.it/notizie-dalla-rete/unamica-delle-francescane-dellimmacolata-ci-scrive/); (18-6-2014- http://www.corrispondenzaromana.it/la-nuova-teologia-di-suor-fernanda-barbiero/).

Insomma un vero KILLERAGGIO MEDIATICO “un infangamento e uno sputtanamento unico”. (chiesa e post concilio – articolo “Una risposta personale agli attacchi ad personam”, commento 30 luglio 2014 17:52).

Si è parlato del Commissario (con la K), che sarebbe modernista e non cattolico (!) (cfr. Radio Spada – L’ALTRA CAMPANA SUI FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA”., Silente on 25 luglio 2014 at 9:26 pm ) (chiesa e post concilio,  “Alcune chiose al frate FI nuovo corso intervistato da Radiospada”,  Silente, 25 luglio 2014 15:42).

I manelliani puri oltre ad essere  camorristicamente violenti, sono anche almeno scismatici, se non eretici nel fatto che, per loro, il vero papa sarebbe (tenetevi forte!)  nientemeno che …… manelli.

Da ricovero forzato sono infatti certe mafiosità di un personaggio almeno allucinato che afferma, purtroppo senza  vergogna: “Ehi, VDR (vescovo di Roma), tu che vieni dalla fine del mondo sei avvisato!!! Bada bene a quello che dici perché “Fedele Inquieto” ti rimette sull’aereo e ti ri-spedisce nella pampa. Invece di star lì a telefonare a questo e a quello, va di corsa alla clinica dove è ricoverato IL VERO PAPA, quel certo manelli che tu “perseguiti”.… che magari se sei fortunato e ti ritiene Cattolico (i suoi giudizi in materia sono molto selettivi) ti riceve in udienza, e non ti scordare di portargli le arance!” ((cfr. messainlatino.it ––Frati F.I.: lettera aperta al Papa da un lettore inquieto., Anonimo 28 gennaio 2014,  09:35). Qui siamo al delirio puro e se – corrispondesse alla sua vera posizione, saremmo fuori dalla vera fede!

Non parliamo poi addirittura delle incivili, cafonesche e aberranti minacce fisiche: “Sei figlio della codardia, quindi se padre Pio al suo figlio lo prese a schiaffi, a te ti faccio scegliere dove prenderti a calci senza nemmeno rimproverarti e poi sciacquati la bocca sia che parli di san pio che di p.stefano. non sono anonimo come te, sono giuseppe f……” (messainlatino.it, 23 giugno 2014, articolo Il Papa ha incontrato gli FI – A. Tornielli – Vatican Insider – 23-06-2014, – Pino, 24 giugno 2014, 22:37).

Alla luce dei fatti odierni non appaiono fortemente allucinati e deliranti le posizioni mentali e teologiche di questi  difensori del santone-falsario?

(per un resoconto documentato cfr.  Amici della verita, MANELLIANI – 8 – DIFENDERSI DAI LANCIATORI DI COLTELLI, https://amicidellaverita.wordpress.com/2014/08/05/72/).

 

 7) Adesso si può meglio capire “la verita’ su tutta la meschina operazione contro il commissario Volpi(cfr. Amici della Verità, Manelliani 25,https://amicidellaverita.wordpress.com/2015/02/19/manelliani-25-la-verita-sulla-meschina-operazione-contro-il-commissario-volpi/). Pensate che solo per una parolina fuori posto (“i parenti”) i componenti della famiglia manelli hanno fatto un sacco di storie e inscenato contro Padre Volpi un’infame campagna di denigrazione, fino a strombazzare un’azione legale, quando poi la BANDA MANELLI è coinvolta (e vedremo quanto e come) per una mega truffa e un falso che riguardano proprio – guarda caso – il trasferimento di quegli stessi beni che Padre Volpi aveva subito denunciato come un atto immorale. Che farisei ipocriti! Che spudorati mentitori e incalliti costruttori di falsità in libera uscita.

 

8) Dov’è finito adesso il tipetto  tradizionalista – che si spaccia per don Camillo – che infangava il Commissario Volpi, sempre sulla azione legale dei familiari manelli –  blaterando contro di lui di una presunta infrazione all’ottavo comandamento? Visto che sembrava avere uno zelo profondo per la pulizia. Adesso, dopo aver saputo della mega truffa scriverà forse un post sul suo blog dichiarandosi indignato e sconvolto per questa colossale disonestà degli amici che prima difendeva?

 

9) Non solo ma quando Padre Volpi, giustamente,  a suo tempo aveva denunciato quello stesso  trasferimento fraudolento PER IL QUALE OGGI  LA BANDA MANELLI è SOTTO INCHIESTA GIUDIZIARIA, i manelliani (compreso i dilettanti allo sbaraglio del blog “in difesa degli abusi di manelli”) avevano ribaltato la frittata insinuando che tutta l’azione  sarebbe stata motivata solo da una presunta sete di guadagno che spingeva la Congregazione a rapinare (!?) quei soldi e quei beni che la Banda manelli – oggi sappiamo dalla GdF – aveva fraudolentemente sequestrato.  Più diabolici di così!

 

10) Un solo invito che sta crescendo in tantri  man mano che la stampa anche nazionale, pubblica sempre di più o particolari di questa rivoltante vicenda: VERGOGNATEVI  E CONVERTITEVI.

 

Riccardo Piccarreta

Originale:  MANELLIANI 29 – TRAVOLTA  DALLO SCANDALO  LA BANDA MANELLI!

Il Sequestro dalla News Letter della Associazione Gesù e Maria

2015-03-27_200029

Dalla newsletter@gesuemaria.it

 

Ave Maria!

Carissimi,

la gravissima notizia apparsa oggi su Il Mattino di Napoli, mi impone di darvi una chiarificazione precisa su quanto è avvenuto contro l’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, di cui faccio parte.

Proprio il nostro Istituto è stato vittima di un raggiro da parte di un ex Superiore che l’11 luglio 2013 è stato rimosso dalla Santa Sede e in questi anni ha esercitato una pressione esagerata contro il commissariamento, quindi contro Padre Volpi, utilizzando laici ignari delle vere motivazioni che hanno spinto la Santa Sede ad intervenire drasticamente proprio con la sua rimozione.

È venuto fuori un grande equivoco che intendo spiegare: tutti i Frati – tranne alcuni Superiori – del nostro Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata non eravamo al corrente dei 30 milioni di euro accumulati sotto la gestione ventennale dell’ex governo dell’Istituto allontanato dalla Santa Sede.

Di questi beni di cui si discute, noi Frati rimasti fedeli alla Chiesa Santa e Madre, non ne conoscevamo l’esistenza e neanche li abbiamo mai immaginato, perché è impensabile la ricerca del denaro quando, professando la Regola di San Francesco abbiamo fatto Voto di vivere in assoluta povertà.

Beni accumulati dagli ex Superiori rimossi dalla Santa Sede, beni che il nostro Istituto non dovrebbe possedere, perché vogliamo vivere esclusivamente con l’aiuto della Divina Provvidenza.

Beni che l’Istituto si ritrova a sua insaputa perché ammassati dall’ex governo, nell’opera pienamente opposta al Vangelo di Gesù Cristo e a San Francesco!

Vediamo subito quali sono le accuse gravissime a carico non dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, ma di altre persone i cui nomi verranno resi pubblici molto presto. Chiaramente è coinvolto colui che ha mosso tutti i fili ed è stato rimosso dalla Santa Sede l’11 luglio 2013.

Più sotto trovate l’articolo completo, leggiamo una parte della nota della Procura di Avellino:

 

“Contestati i reati di truffa aggravata e falso ideologico. L’Istituto, commissariato da tempo è stato preso di mira dalla Guardia di Finanza per presunte incongruenze relative all’affidamento di diverse strutture. Nel mirino della Guardia di Finanza sarebbero quindi finiti alcuni trasferimenti di proprietà dei beni, che appartenevano all’Istituto, nelle mani di persone e Associazioni estranee alla struttura religiosa.

“In particolare, –continua la nota– consentendo l’ingresso di laici nelle compagini associative (laici non vincolati all’obbedienza verso la gerarchia ecclesiastica, all’epoca e tuttora rappresentata dal Commissario Apostolico), si è raggiunto in maniera fraudolenta il risultato di sottrarre le due Associazioni ad ogni forma di controllo da parte dell’Ordine religioso di cui costituiscono da sempre una diretta espressione”. 

 

I Frati Francescani dell’Immacolata che oggi seguono fedelmente la Chiesa Santa e Madre, sono estranei all’accumulo di questi beni, è l’ex Superiore a conoscenza dei trasferimenti di questi beni dall’Istituto ai laici prestanome. Questo è un grave reato penale!

Prossimamente si conosceranno i nomi dei laici prestanome. Troveremo anche quelli che hanno fatto molto chiasso nella difesa dell’autore dell’accumulo di questi 30 milioni di euro? Lo sapremo! Avremo la spiegazione di tutto quel chiasso mediatico a favore della Messa Tridentina, mentre i reati penali covavano sotto la cenere.

Ecco spiegata l’iniziativa di raccogliere firme per rimuovere il Commissario e riportare al comando dell’Istituto proprio quanti pensavano a raccogliere beni materiali invece di vivere secondo la Regola di San Francesco, che comanda l’assoluta povertà.

Questi beni gli ex Superiori semmai li avrebbero dovuto inviare ai Frati missionari dell’Istituto che vivono in condizioni disagiate, in condizioni precarie e senza cibo. Anche per promuovere un vastissimo apostolato missionario ed aiutare tantissimi poveri che vivono in condizioni disumane.

Invece no, tutto il denaro rimaneva depositato in banca all’insaputa dei Frati e tutti gli appartamenti erano non utilizzati o affittati per ricavare altro denaro, ignorando le gravissime necessità dei Frati e dei poveri che muoiono di fame.

Noi Frati che non “adoravamo” l’ex Superiore, eravamo all’oscuro di tutta questa ricchezza, noi vogliamo vivere in povertà e rifiutiamo questi beni, noi abbiamo seguito e seguiamo sempre alla lettera la Regola di San Francesco.

La domanda doverosa è questa: con quali metodi o discorsi si è riusciti ad accumulare 30 milioni di euro?

Come mai si abbandona la Regola di San Francesco e ci si dedica alla raccolta di beni materiali?

Chi è accecato dai beni materiali non è più in grado di praticare la verità e la giustizia, e causa a molti Frati sofferenze inaudite, malattie psichiche e cardiache, isolamenti, diffamazioni continue, dimissioni false e incomprensibili dall’Istituto. Per il denaro e per tanti altri comportamenti opposti al Vangelo!

Bisogna sapere questo per mettere fine alle accuse travisate contro la Santa Sede e il Commissario dopo la rimozione degli ex Superiori avvenuta l’11 luglio 2013. Prima ancora della loro rimozione, a quanto sembra, diversi Frati avevano sentore dell’enorme ricchezza accumulata nei modi più imprevedibili e non evangelici. Anche per questo è intervenuta la Santa Sede.

C’è da riconoscere una grande abilità o predisposizione a falsare la realtà e a proiettare nelle menti degli ascoltatori favole e sogni che avevano la finalità di convincerli a fare quanto veniva chiesto. E così racimolare beni materiali. Mostrandosi tradizionalista si riusciva ad attrarre con un’aurea di santità che però vedevano solo i più esposti emotivamente.

Come si può ben capire, non è mai stata la Messa in latino il motivo della sua rimozione, semmai c’era anche da riequilibrare un fanatismo che andava oltre la Messa Tridentina, che da sé è mistica e bellissima.

Quindi la Messa Tridentina è sempre stata la maschera che nascondeva un giro di 30 milioni di euro, con cui abbagliava e adescava molti cattolici sinceri e in buonafede. Verso questi cattolici si prova molto dispiacere, ma anche essi dovevano vigilare su molte stranezze mascherate da santità…

Di seguito l’articolo pubblicato oggi da Il Mattino di Napoli. Buona lettura.

 

++++++

 

Truffa sui beni dei francescani, 

sequestri per 30 milioni di euro. 

C’è anche un impianto radiofonico

 

Il Mattino – 26 marzo 2015

 

Truffa aggravata e falso ideologico sui beni dei francescani, scatta un maxi-sequestro da 30 milioni. I militari della Guardia di Finanza di Avellino, sotto il coordinamento del capo della Procura di Avellino Rosario Cantelmo, hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo di beni immobili e mobili, nonché di disponibilità finanziarie per un valore totale di oltre 30 milioni di euro, attualmente nella titolarità delle Associazioni “Missione dell’Immacolata” e “Missione del Cuore Immacolato”, riconducibili all’Istituto Religioso dei Frati Francescani dell’Immacolata con sede a Frigento.

Contestati, dunque i reati di truffa aggravata e falso ideologico. L’Istituto, commissariato da tempo è stato preso di mira dalla Guardia di Finanza per presunte incongruenze relative all’affidamento di diverse strutture. Nel mirino dalla Guardia di Finanza sarebbero quindi finiti alcuni trasferimenti di proprietà dei beni, che appartenevano all’Istituto, nelle mani di persone e associazioni estranee alla struttura religiosa.

“Le articolate indagini sviluppate dalle Fiamme Gialle -si legge nella nota della Procura- hanno permesso di svelare una serie di condotte fraudolente attuate da alcune persone operanti nell’ambito delle associazioni le quali, nonostante il Commissariamento della Congregazione dei Frati francescani dell’Immacolata, hanno proceduto alle modifiche degli Statuti delle due associazioni allo scopo di mantenere il controllo sulle stesse ma anche e soprattutto sui loro cospicui patrimoni, così da impedire al Commissario Apostolico (nel mentre nominato dalla Santa Sede) di esercitare le prerogative che gli Statuti assicurano al Governo dell’Ordine religioso”.

“In particolare, consentendo -continua la nota- l’ingresso di laici nelle compagini associative (laici non vincolati all’obbedienza verso la gerarchia ecclesiastica, all’epoca e tuttora rappresentata dal Commissario Apostolico), si è raggiunto in maniera fraudolenta il risultato di sottrarre le due associazioni ad ogni forma di controllo da parte dell’Ordine religioso di cui costituiscono da sempre una diretta espressione.

Pertanto il Gip del Tribunale di Avellino, accogliendo la tesi investigativa e ritenendo suffragata la condotta fraudolenta accertata, ha emesso il provvedimento cautelare eseguito dalla Guardia di Finanza con il sequestro preventivo di 59 fabbricati, 17 terreni, 1 impianti radiofonico e cinematografico, 5 impianti fotovoltaici dislocati su tutto il territorio nazionale nonché di 102 autovetture per un valore complessivo di oltre 30 milioni di euro”.

In più è stato anche disposto il sequestro dei saldi giacenti su numerosi rapporti di natura finanziaria il cui ammontare sarebbe ancora in corso di quantificazione.

I beni sequestrati sono stati affidati in custodia giudiziale per la conseguente amministrazione al Commissario Apostolico “ad nutum Sanctae Sedis” della Congregazione dei Frati Francescani dell’Immacolata.

IL FATTO QUOTIDIANO: Maxisequestro da 30 milioni di euro ai frati ostili al Papa ACCUSE DI TRUFFA E FALSO A DUE ASSOCIAZIONI FRANCESCANE. LA DENUNCIA DELLA SANTA SEDE

2015-03-27_142555
Il Fatto Quotidiano – Cronaca
di Antonella Mascali
AVELLINO. Maxisequestro da 30 milioni di euro ai frati ostili al Papa
ACCUSE DI TRUFFA E FALSO A DUE ASSOCIAZIONI FRANCESCANE. LA DENUNCIA DELLA SANTA SEDE.
C’ è la volontà di repulisti di due Papi, Benedetto XVI e Francesco, dietro il sequestro di beni per 30 milioni di euro a due associazioni legate ai frati francescani dell’ Immacolata di Avellino, in gran parte vittime di un raggiro interno.

Due gli indagati: padre Bernardino Maria e padre Pietro Maria.

Sono accusati di truffa aggravata e falso ideologico, in concorso con persone ancora da identificare, per essersi procurati “per sé o per altri”, si legge nel decreto di sequestro firmato dal gip Fabrizio Ciccone, “un profitto ingiusto derivato dalla conseguita disponbilità dei beni delle associazioni”. Il sequestro, eseguito dalla Guardia di Finanza, riguarda un canale radio televisivo, svariati immobili e conti correnti ad Avellino e in altre città italiane, tra cui Roma.

L’ INDAGINE della Procura avellinese è stata aperta grazie al commissario apostolico del Vaticano padre Fidenzio Volpi, frate cappuccino, nominato da papa Francesco e rappresentato dall’ avvocato Giuseppe Sarno.

La nomina del commissario apostolico è il seguito di una iniziativa presa da papa Benedetto XVI che aveva mandato ad Avellino un suo emissario per verificare le lamentele giunte in Vaticano da parte di alcuni frati su violazioni delle regole da parte di membri dell’ Ordine.

Contro papa Francesco si stanno muovendo alcuni dei religiosi. Ci risultano contatti tra questi avversari del Papa e il cardinale americano Raymond Leo Burke, noto oppositore. Hanno contatti anche con altri anti-papa Francesco, i lefebvriani, che vogliono così prendere piede a Roma.

Ora, nelle mani di papa Francesco, secondo quanto risulta al Fatto, c’ è una lettera riservatissima inviata dal commissario apostolico datata 25 marzo.

È amareggiato per tutti gli ostacoli che ha subito nella sua opera di trasparenza. Nella lettera al Papa racconta l’ ultimo episodio che l’ ha sconcertato: monsignor Josè Rodriguez Caballo, segretario della Congregazione degli istituti di Vita Consacrati (a cui aveva scritto e per conoscenza anche al cardinal Joao Braz De Aviz, prefetto della Congregazione) gli ha intimato di revocare le sospensioni “a divinis” nei confronti di alcuni monaci. Padre Volpi, però, le ha confermate e ha spiegato al Papa i motivi giuridici ed etici perché ha rimesso nelle mani del Pontefice la decisione finale sui provvedimenti per violazione del cosiddetto “voto di obbedienza”.
2015-03-27_142522