La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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#COMMISSARIAMENTO : ALCUNE NOTE A MARGINE DI UNA STORIA POCO CHIARA

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#COMMISSARIAMENTO 
ALCUNE NOTE A MARGINE DI UNA STORIA POCO CHIARA

di ADOLFO MARINI

Occorre aggiungere che il ricorso dei cinque frati presso la Congregazione dei religiosi è seguito alla richiesta rivolta al Superiore Generale, con la quale i religiosi avevano portato alla sua attenzione diverse problematiche. Solo dopo essere rimasti senza soddisfazione presso il loro Superiore i cinque frati si sono decisi a ricorrere alla Congregazione, dove hanno denunciato diversi punti problematici nella vita della congregazione, richiedendo il ritorno al carisma originario.

 

I cinque religiosi hanno lamentato:

a) la “svolta tradizionalista” della congregazione, tanto nel seminario quanto nell’apostolato, e la vicinanza a esponenti del dissenso tradizionalista contestatori del Concilio Vaticano II;

b) l’implementazione autoritaria del Summorum Pontificum;

c) lo stile arbitrario nel governo dell’Istituto e la mancanza di meccanismi per affrontare il problema;

d) le ricadute di questi problemi sulla formazione interna dei religiosi;

e) l’influenza esercitata dall’ex-madre generale delle Suore Francescane dell’Immacolata sul Fondatore, nonché la sempre più marcata radicalizzazione delle suore.

 

Va anche detto che molti attribuiscono la fecondità delle vocazioni dei FFI a un proselitismo piuttosto superficiale in materia di discernimento vocazionale (almeno rispetto alla prassi di altri ordini religiosi). E non si può tralasciare, tra le cause della crisi dell’Istituto, la vera e propria guerra intestina scatenatasi al suo interno già all’indomani del commissariamento.

Ha dato impulso alla radicalizzazione del conflitto la mediatizzazione in chiave polemica della vicenda, alla quale hanno dato un massiccio contributo i circoli tradizionalisti vicini all’Istituto dei FFI (schierati dalla parte delle autorità decadute col commissariamento).

Questa ingerenza mediatica ha esasperato gli animi alimentando un clima di veleni e asprezze. Da questa temperie si è così originata una autentica «guerra civile» tra fazioni «pro» e «contro» il commissariamento; una faida che sembra avere eletto il web (siti e blog) e i social network come terreno di scontro.

A onor del vero padre Fidenzio Volpi, il commissario da poco deceduto, nell’esercizio delle sue funzioni ha sempre goduto dell’appoggio da parte della Congregazione dei Religiosi e del Papa.

L’ipotesi che una delle ragioni del commissariamento sia stata il favore con cui padre Manelli avrebbe guardato alla “messa antica” sembra essere stata fugata proprio dal Papa. Nel suo incontro coi giovani seminaristi e i formatori dei Frati Francescani dell’Immacolata (10 giugno 2014) papa Francesco ha motivato la sua decisione di demandare al commissario apostolico la facoltà di concedere il permesso di celebrare secondo il rito antico.

Il provvedimento si è reso necessario, ha detto il Pontefice, affinché nessuno credesse che fosse «obbligatorio fare (il Vetus Ordo)», in modo da «ripristinare la libertà».

Papa Bergoglio ha anche ricordato la funzione di garante dell’ortodossia assolta dal Successore di Pietro, che governa la vita della Chiesa anche attraverso i suoi delegati (non senza aggiungere che il principio dell’«obbedienza» è «il principio della cattolicità»). Infine, dopo aver assicurato di aver preso coscienza della situazione dell’Istituo promettendo di fare tutto il possibile per trovare una soluzione veloce, ha osservato che «quando qualcuno, per difendere il carisma, fa una divisione» non agisce secondo lo «spirito evangelico».

 

Articolo pubblicato: La Croce quotidiano ed. 10 luglio 2015

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Qualcosa di Grosso

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Un grosso tradizionalista parte all’assalto del Vaticano, in cerca di uno “scoop” che non trova.

Nelle fila del tradizionalismo, tutto tende ad ampliare le dimensioni: new entry è tale Maurizio, il quale è Grosso solo di nome.

Il nome “Grosso”, pur non significando nessuna grandezza intellettuale dello sconosciuto tradizionalista che scrive su un blog pressoché sconosciuto al pubblico come “Corrispondenza Romana”, deve avere insufflato nel suo animo una certa tendenza a cercare la visibilità.

In che modo?

La risposta è fin troppo facile: sparandole grosse.

Nei bar di provincia circola ancora qualcuno che dice di avere conosciuto verità imbarazzanti da “un Monsignore del Vaticano”.

Grosso vuole invece essere preso in parola, offrendo sé stesso quale unica garanzia delle sue affermazioni.

Le Suore Americane – a suo dire – vanno “oltre Cristo e la Chiesa”: qui non si capisce se l’accusa consista nel sincretismo o nell’ateismo.

I Frati Minori, invece, “sono coinvolti in un grave scandalo finanziario”, originato “ai tempi in cui era ministro generale Monsignor Carballo”: un malcelato invito a stringere bene il portafoglio quando sia aggirano nei dintorni gli ex Ministri Generali dei Francescani…

In una lettera della  Congregazione per i Religiosi per l’Anno della Vita Consacrata, Grosso ha contato settantotto citazioni del Papa Francesco su di un totale di ottantaquattro: di qui la conclusione, implicita, che i suoi autori sono dei leccapiedi.

Alla presentazione del documento c’era tra gli altri Suor Nicla Spezzati , che l’Autore definisce “suora che a chi non lo sa non sembra”: qui l’insinuazione scatena la “pruderie” dei baciapile, che immaginano una procace ragazza in minigonna.

C’era anche Padre Bruno Secondin, definito “teologo della Congregazione”: questa carica non esiste, ma basta la definizione per suscitare immagini di congiure e di trame di corridoio degne della corte di Bisanzio.

Tutt’altro che tenebroso, il Secondin scioglie un peana ai nuovi tempi, ed invoca – anziché le tenebre – l’aurora.

L’aurora era già sorta, secondo questo reverendo, con il Concilio: basta però nominare l’assise ecumenica per suscitare in Grosso dei bruciori di stomaco.

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Invece di prendere l’Alka Seltzer, l’Autore coglie in fallo Braz de Aviz , altro classico nemico dei tradizionalisti, una specie di cattivo dei film.

A proposito della famigerata intervista del Porporato, Grosso  cerca di far entrare la discordia nel campo di Agramante affermando che la restrizione del “Vetus Ordo” per i Francescani dell’Immacolata  viene palleggiata tra la Congregazione ed il Commissario Apostolico: risposte entrambe sbagliate, dato che la disposizione era contenuta in un chirografo del Papa.

Quindi, compiendo un audace volo pindarico, l’Autore annunzia l’abrogazione del “Summorum Pontificum”: altro preteso “scoop” non azzeccato.

Poi viene il Grosso delirio: “E’ la Chiesa del Concilio Vaticano II che ormai guida il Signore Gesù Cristo, e non invece Il Signore Gesù Cristo che guida la Chiesa”.

A questo punto, un tempo, si usava gridare “Anatema!”

 Continua però Grosso: “Il segno che Gesù Cristo ha accettato e condiviso le decisioni del Concilio sarebbero i famosi “segni dei tempi”, di cui egli diffida dato “che presto diventano quello che “la base” vuole sentire”.

Il che significa: il Magistero deve essere custodito dai tradizionalisti per sottrarlo alla profanazione del popolo dei fedeli.

E – come diceva Nicolò Machiavelli – “non vi è popolo se non vulgo”.

Il disegno ordito dal Cardinale Braz de Aviz, prendendo le mosse dall’esaltazione del Concilio, mira a commissariare le Suore Francescane dell’Immacolata.

E’ tipico dei personaggi afflitti da mania di persecuzione spiegare i grandi fatti storici come altrettante congiure dirette contro la loro persona: dietro la mania di persecuzione, in altre parole, c’è la mania di grandezza.

Ecco “la bestemmia” del porporato brasiliano:

«Il problema non è tanto quello del vecchio rito liturgico, perché quello la Chiesa lo ha accettato in via straordinaria. Il problema è che dietro il rito si nasconde una non accettazione del Concilio, che non si può ridurre a qualcosa di molto relativo. Il Concilio è espressione di una Chiesa che si è messa dinanzi al Signore e ha preso decisioni serie, condivise da Lui».

Santo subito al martire dai tradizionalisti!

Assumendo la difesa dei Francescani e delle Francescane dell’Immacolata, Grosso crede di essere diventato grande, e di assurgere ad una importanza inusitata.

Incomincia a balbettare anche lui la solita solfa sulla Visitatrice Apostolica Suor Fernanda Barbiero attribuendole “poteri di commissaria” che poi l’amico Cardinale Burke ha invalidato.

Un capolavoro di procedura canonica o il gol della bandiera del Parma che gioca a Sassuolo mentre sta perdendo 4 a 0 all’89° minuto?

La conclusione ci fa ripiombare nel mistero, da “tesi farneticanti”: un “blog anonimo che prende le difese del Commissario Apostolico senza essere mai stato ufficialmente smentito”.

E perché mai dovrebbe essere smentito dal Commissario, se – a detta di Grosso – prende le difese pubbliche del Commissario?

Il Grosso vuole che Volpi diventi un masochista?

Chi c’è allora dietro questo “Grosso” complotto?

La Massoneria,  Bilderberg, gli Ebrei?

Ansiosi aspettiamo la prossima puntata del “Grosso”  telenovello.

Può darsi che Padre Bruno bissi quel successo che l’anno scorso lo premiò sulla rivista “Testimoni” in dichiarazioni secondo Grosso oltremodo diffamatorie contro il Grosso dell’Istituto: “Fondatori, ex superiori FI, Suore F.I., laici vicini ai Fondatori, in cui, tra l’altro, auspicava un intervento importante della Santa Sede sulle Suore F.I.”

Santo subito!

Ed ecco, inesorabile, la Visita Apostolica presso le Suore Francescane dell’Immacolata, dovuta allo “interessamento” di Padre Bruno.

Beatus vir potens in terra, più del Papa e dell’Imperatore!

Che stia organizzando la Crociata contro i nemici della Chiesa?

Riusciranno i Grossi tradizionalisti a resistere alle raffiche del “fuoco amico” di chi  (la) spara… Grosso?

Buon Onomastico a Padre Stefano Maria Manelli

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Caro Padre Stefano, nel giorno del tuo onomastico, permettimi di sedere accanto a te, come un invitato inatteso che vuole partecipare alla tua festa e che suscita la sorpresa degli altri commensali e forse la solita stizza dei tuoi familiari. Non so se la mia presenza ti è gradita, ma ho pensato che, assottigliandosi sempre di più le fila di chi ti segue, aumentano quelle sedie vuote di cui ne voglio occupare solo una, proprio accanto a te. Anche se tu mi considerassi un nemico, voglio sussurrarti qualcosa, ricordandoti le gesta del Protomartire che spirò, pregando per i suoi nemici.

“Solo l’amore crea, l’odio distrugge”. Quante volte l’avrai letto e meditato dagli Scritti di san Massimiliano, il quale ti ha ispirato.

E’ Natale quando, con la misericordia attiva, facciamo nascere dai semi del perdono nuovi apostoli: è la storia di Santo Stefano, è la storia di San Paolo, il vecchio Saulo. Forse ti sorprenderà il sentire rivolgerti il “tu”, ma è il modo con il quale mi rivolgo al Padre nostro che è nei Cieli. Riconosco che ti sei fatto “Padre comune che sei sulla terra” ma siamo accumunati dalla stessa figliolanza che ci fa grandi e miseri agli occhi di Dio e della storia. Quando meno ce lo aspettiamo, saremo entrambi nel buio e freddo sepolcro di morte che tutto e tutti riporta sullo stesso piano.

Lasciami scrutare nel passato e raccontare una di quelle storie che avrai sentito nel silenzio oscuro di un confessionale. C’era una volta un padre che aveva molti figli e molte figlie. Amava ciascuno a modo suo ed elargiva le sue ricchezze, più secondo la simpatia che la giustizia. Tutti si sarebbero aspettati che alla sua morte un gran chiasso ci sarebbe stato tra i fratelli e le sorelle. Fu così che questo padre ebbe l’idea, mentre era ancora in vita, di anticipare il caos tra i suoi figli. Facendosi credere minacciato, mise i fratelli contro le sorelle e le sorelle contro i fratelli. I suoi figli e le sue figlie, naturalmente, se le dettero per mesi e per anni di santa ragione, fino a quando, in punto di morte, il confessore impose a quel padre sciagurato di riportare la pace in famiglia. Fu così che, con qualche sua semplice affermazione, la tempesta degli animi si calmò, il sereno ritornò e vissero tutti felici e contenti.

Caro Padre, naturalmente, sei ancora così lucido da capire a chi e a che cosa tale storia faccia riferimento. Il cattivo padre della fiaba me ne ricorda un altro il quale raccontava sempre una storiella alla sua figlioletta. Stanco di dover ogni sera inventare una fiaba, questo padre regalò alla figlioletta un registratore con un’audiocassetta di racconti. Malgrado l’espediente, la bambina non si addormentava e quando il papà le disse: “Ma ti ho regalato un mangiacassette!”, la figlioletta gli rispose: “Ma il mangiacassette non mi può tenere in braccio!”.

Caro Padre Stefano, hai ricevuto da Dio il dono di un carisma; hai avuto uomini e donne, figli e figlie che ti hanno seguito e persino laici: nubili, celibi e coniugati.

Contrariamente al primo Dono e al primo Natale della storia nel quale il Padre ci ha dato il suo Unico Figlio hai voluto tenere per te questo dono. I tuoi scritti sono come un nastro registrato sul quale è inciso il solco che separa “il dire e il fare”. A nessuna e a nessuno hai fatto riposare sonni tranquilli, appoggiando i tuoi figli sulla sicurezza del tuo petto; semmai hai fatto il contrario… Ci sono madri, ci sono padri – quelli veri – angosciati per i loro figli e le loro figlie. Hai detto a dei poveri giovani che la Chiesa è perseguitata ma non hai detto loro che essa è ferita anche da quelle persone che si comportano come te, farisei del Terzo Millennio. Stai infrangendo i sogni e le speranze e stai distruggendo quel futuro che più non ti apparterrà di tanti giovani. Fai credere loro che sono dei martiri, ma in realtà sono solo i testimoni del tuo egoismo. Sì, caro Padre Stefano, sei un uomo che ama, ma ti sei innamorato di te stesso. I fumi dell’incenso dell’adulazione che la tua vanagloria ha sparso a mani larghe t’impedisce di scrutare il volto di ogni figlio di Dio e di capire fino a che punto lo hai sfigurato. I tuoi occhi sempre bassi, timorosi di rivelare i sordidi bassifondi della tua anima non si sono mai incrociati con le lacrime di ieri e di oggi di tanti genitori e con le lacrime di domani di tanti figli e figlie che hai condannato alla latitanza sino a quando il loro destino finale li consegnerà all’ergastolo esistenziale. Non so se Padre Pio si vergognerà di te ma sono sicuro che già nel presente molti figli si vergognano di te. Le loro madri e i loro padri non sanno dove li hai fatti rifugiare, nell’illusione di un fantomatico nuovo Istituto religioso che vorresti ancora inventare. Mi chiedo e ti chiedo se questi stessi giovani sanno da chi o da che cosa si stiano nascondendo. Vorrai fare lo stesso per le Suore?

La vita non è comoda per nessuno fino a quando vuoi gustare fino in fondo tutto il suo profumo. I fiori della giovinezza che avresti dovuto offrire all’Immacolata li stai sniffando, per drogarti nel tuo narcisismo.

Caro Padre Stefano se non l’avessi capito tu, vorrei aiutarti e fartelo capire io: hai perso dopo l’autorità anche la credibilità. Una sola cosa ti rimane ma la stai svendendo: è la tua dignità. L’augurio più bello allora, l’avrai capito, è quello di ricevere “nella Luce che rischiara le tenebre” la capacità di chiedere perdono a Dio e agli uomini. Non essere avido solo di doni e bustarelle che non potrai più destinare a quelle missioni che non ti appartengono. Smettila di illudere e di ingannare tante anime buone che ti hanno consegnato se stesse o ti hanno consegnato i propri figli. Fanno fatica anch’esse a credere che hanno sbagliato tutto, che hanno seguito un falso profeta, che hanno speso i loro risparmi per poter stare in quel luogo ameno di Frigento dove, in realtà, hai vissuto molto poco e che da decenni avevi trasformato in colonia di vacanza estiva per te e la tua famiglia naturale. Il Sole di Cristo può ancora insegnarti a non vivere di luce riflessa e a rubacchiare meriti che appartengono ad altri. Se al posto della leggerezza dell’elio insufflassimo nei palloncini delle feste il nostro alito pesante, anziché volare, prima o poi, scoppierebbero. I grandi si metterebbero a ridere ma i più piccoli piangerebbero di spavento. Meditate gente…

Un’ultima speranza ti resta ed è l’Immacolata. Affidati a Lei, non per piegarla ai tuoi capricci e alle tue utopie, ma per chiederle la forza che distingue i vili dagli eroi, i Santi dai santoni: l’umiltà. Con il tuo peso fisico e morale hai schiacciato il tuo scudiero, Padre Gabriele Maria Pellettieri. Lo hai tenuto sempre ai margini della corte, temendo che potesse essere corteggiato più di te. Quando si trattò di aprire le missioni in estremo Oriente, fu lui che spedisti in quelle terre lontane e quando ancora, con il passare degli anni, si profilava il cambio del Governo, hai voluto mantenere il potere, credendoti indispensabile più dello Spirito Santo.

Accetta allora questo mio scritto come modesto omaggio, anche se purtroppo non ha esattamente lo stesso stile dei tuoi libelli, camuffati di teologismo dove hai messo tutti in riga, al banco degli imputati.

Vedo anche la benedicente mano del Santo Padre, stesa verso di te per ricevere la tua bacchettatura. Non è solo quella di Papa Francesco che da sempre non ti è stato molto simpatico ma è ancora quella di san Giovanni Paolo II, del Beato Paolo VI, di san Giovanni XXIII e forse non avresti risparmiato nemmeno Albino Luciani se il primo vento della morte non lo avesse portato via dopo soli 33 giorni. Anche verso Joseph Ratzinger non sei stato generoso, criticandone la Mariologia e la Morale. Gli hai concesso il condono grazie al Summorum Pontificum che ti è servito a colorare la coda da pavone. Hai avuto il privilegio di correre fortissimo con il tuo Istituto, ma lo hai fatto con la retromarcia innestata. Se sono in grado di perdonarti gli uomini ancora di più lo farà Iddio, sicuri che l’Altissimo non applica a noi poveri uomini e donne di questa valle di lacrime lo stesso metro di giudizio di chi, come te, allergico a un salutare e spirituale esame di coscienza ha immolato sull’altare dell’idolatria narcisista il capro espiatorio di turno. Santo Stefano ha ricevuto le pietre della lapidazione; tu hai lanciato le pietre della lapidazione morale verso gli altri.

Tanti auguri a te, Padre Stefano, per un 2015 – anno della Vita Consacrata – che ti consegni alla Giustizia e alla Misericordia di Dio e degli uomini che odono il lamento e il pianto dei tuoi figli e delle tue figlie: frati, suore, ex frati, ex suore, genitori, nonni, zii, fidanzati, fidanzate insieme allo stupore indignato di Cardinali, Vescovi, preti e consacrate dell’Urbe e dell’Orbe.

Una persona che ti vuole bene

“CASA MARIANA DI VETRO”

St. Chapelle des Paris vetrate istoriate

Con la testimonianza di un Frate Francescano dell’Immacolata inizia il tempo della coerenza, della trasparenza e della pulizia.

Il caso dei Francescani dell’Immacolata è stato montato ad arte da personaggi senza scrupoli ai quali, subito dopo il commissariamento, si sono rivolti coloro che non hanno accettato la loro rimozione dal governo.

A leggere questa testimonianza che merita tutto il nostro rispetto per il coraggio di un Religioso consapevole della sofferenza dei suoi confratelli, si resta agghiacciati e addolorati.

Un’azione particolare è stata svolta dall’ex Procuratore Generale Padre Alessandro Apollonio, attualmente a Fatima, ma molto attivo negli spostamenti e nell’occulatamento o “fuga” di documenti sensibili apparsi miracolosamente sui blog ultratradizionalisti.

Padre Apollonio, che da sempre minacciava il chiasso mediatico in caso d’intervento della Santa Sede, incontrava a Roma personaggi come Roberto De Mattei e Alessandro Gnocchi rivelatisi precursori delle accuse contro il Commissario Apostolico.

Padre Apollonio è molto vicino ai Cardinali Raymond Burke e Mauro Piacenza  e – insieme con il Padre Serafino Lanzetta – al Monsignore Giuseppe Sciacca.

P. Apollonio, oltre ad essere l’agente dei contatti a nome del Fondatore, Padre Stefano Manelli, avvicina molti Sacerdoti e Frati Francescani dell’Immacolata di cui fu per anni ed anni il Rettore, cercando di dissuaderli dal rimanere nell’Istituto.

Si vuole far credere infatti che senza il Fondatore l’Istituto non potrà sopravvivere e che la gestione Volpi-Bruno è fallimentare.

La sudditanza morale nei confronti di padre Apollonio continua ed è stata pompata in gran parte dal Fondatore stesso, benché recentemente, dopo averlo destituito da Rettore del Seminario Filosofico Teologico (STIM) per mandarlo a Roma, avesse affidato al nipote e “Delfino”, Padre Settimio Manelli, il controllo esclusivo e totale del Seminario stesso, fatto poi chiudere a inizio 2014 dal Santo Padre Francesco.

A modo di Polizia Politica l’arma utilizzata fino ad oggi è quella della detrazione di cui parla il Serafico Padre San Francesco in persona.

C’è da chiedersi, tuttavia,  se Padre Apollonio è una vittima, un sicario del Padre Manelli, oppure entrambe le cose.

C’è ancora da chiedersi se lo faccia per dipendenza dal Padre Manelli o per convenienza, in vista di riguadagnare la considerazione di prima …

Queste pagine aiuteranno a fare “un po’ e solo un po” di luce  su una vicenda che è stata volutamente oscurata con un polverone per strumentalizzarla a regola d’arte per attaccare il Papa e utilizzare dei poveri frati come cavie sulla capacità della Chiesa di contenere le disobbedienze, tensioni e ribellioni interne e fronteggiare un’eventuale delegittimazione del Pontefice a partire da raggruppamenti di religiosi.

 

Portae Inferi non praevalebunt!

“Credo che per essere capaci di sviluppare una retta ermeneutica del comportamenteo di alcuni nostri confratelli, non si possa prescindere, dal metodo e dal contenuto usato per contattare un cospicuo numero di frati, chiedendo loro, di lasciare l’Istituto.

I frati venivano avvicinati sia di prima persona che per telefono e il contenuto di base delle conversazioni era il seguente:

 

Inizio citazione –

P. Stefano dice che facciamo bene ad uscire per raggrupparci in piccole comunità[1]. I conventi del post-Concilio sono pieni di omosessuali, alcolizzati, pedofili, conviventi, donnaioli, tossicodipendenti. Questo è il livello medio della vita religiosa in occidente. Visto che vogliono portarci su questa china (chi?), pure a noi, abbiamo il dovere morale di reagire. Quello che abbiamo imparato Padre Volpi farà di tutto per distruggerlo. Padre Volpi è proprio il teorico della distruzione degli ordini religiosi, è il maestro di coro di chi sta conducendo la vita religiosa sui crinali della distruzione completa. Ci hanno mandato lui proprio per questo (chi?). Gli ordini religiosi oggi sono riconducibili a questa metafora: men che raro se fumano il sigaro in mutande e in canottiera davanti alla televisione.

Fine citazione.

 

Questi per il nostro confratello sono I Frati Minori in specie e gli altri ordini religiosi in generale. Quello di uscire dall’Istituto è un obbligo morale impellente.

 

Nuova citazione:

La Congregazione dei Religiosi è nelle mani di un pensiero massonico e relativista ed il primo di tutti è Braz De Aviz. Noi siamo adesso nelle mani dei peggiori prelati della Curia Romana. Braz De Aviz, Carballo, Volpi, sono I peggiori, sono notoriamente conosciuti come i più lassi, i più secolarizzati; sono i meno alti sotto il profilo morale e spirituale. Questa non è la Chiesa con la C maiuscola, questi vi stanno sputando (sopra?) e noi non possiamo collaborare al male.

Fine

 

È chiaro che una volta che poni e accetti delle simili premesse entri in una sorta di delirio mentale che, cronicizzato, ti crea un abito paranoico, che può solo terminare in un cortocircuito dell’intelligenza, che finirà per giustificare ogni mezzo, pur di raggiungere il fine.

In effetti, alcuni dei nostri confratelli, autoinvestendosi di un ruolo messianico (in relazione alla Chiesa), si sono sublimati in una categoria di santità “nuova” , dove i paramatri della virtù sono stati ri-formati e fondati in una teologia spirituale, dove la menzogna, la calunnia, la disubbidienza e le “ruberie” diventano degli ideali nei quali specchiarsi e riconoscersi.

Io stesso ebbi ‘l’onore’ di essere calunniato  addirittura da entrambi i Padri Fondatori.

Fui accusato, infatti, d’aver passato al giornalista Sandro Magister le prime notizie riguardanti il nostro commissariamento, mentre un altro sacerdote dell’ex Consiglio Generale, sulla medesima questione, si preoccupava d’infangare P. Angelo Gaeta.

Il 2 settembre 2013 decisi quindi, di scrivere al Cofondatore ed ex Vicario Generale, P. Gabriele Pellettieri, questo messaggio:

 

“Ho saputo, purtroppo, che anche Lei (P. Stefano già lo fa da molti giorni) mi sta accusando, falsamente, di essere all’origine di documenti passati ai giornalisti. Poichè credo che siamo nella specie morale della calunnia questa mattina ho informato della questione il Padre Commissario.

Vedere i miei due Padri Fondatori scadere in questo genere di gossip di terza categoria è francamente molto deprimente. Spero in un vostro sussulto di dignità e in un comportamento dove il soprannaturale torni ad essere una presenza stabile e l’amore per la verità un valore indisponibile”.

 

Io ho sempre parlato in modo molto chiaro e quando, purtroppo, ebbi ad accusare i miei confratelli non temetti mai di farlo, sia per iscritto, sia dinanzi ad un registratore.

L’11 maggio 2014 scrivevo a P. Alessandro Apollonio:

 

“Lei è da molto tempo che si barcamena tra bugie e restrizioni mentali. Questo non è il modo di fare di un frate. Questo è il comportamento oramai abituale di P. Stefano e dei suoi laici (basta vedere le menzogne dette sulla negazione del permesso ad andare sulla tomba dei genitori il 1 maggio. E’ una vergogna !)….

Posso scrivere un libro delle menzogne di questi mesi….

Le auguro di uscire presto dal suo delirio e di rientrare realmente nella Chiesa Cattolica…..

Auguri da un confratello veramente addolorato”.

 

Ancora…

Alla fine di luglio, dovendo accompagnare nel nostro convento di Casalucense (FR) il nuovo superiore, mi ritrovai ad assistere ad una sequenza di scene, tipo film poliziesco. Trovammo P. Stefano Manelli nel Santuario della Madonna delle Indulgenze che imponeva le mani ad un nostro ex frate[2] inginocchiato ai suoi piedi (un altro era lì accanto), vestiti entrambi (gli ex frati) con  un abito religioso, “abusivo”, che viola le norme della Chiesa cattolica e dello Stato italiano.

Quando ci videro cominciarono a scappare, chi da una parte chi dall’altra. Padre Stefano si chiuse nella sua stanza, i due frati uscirono correndo dalla Chiesa e raggiunsero un terzo, (ex nostro frate), il quale, avendoci visto, cercava di nascondersi dietro un furgone (uno Scudo della FIAT)[3], sul quale stava caricando, (di fatto rubando) dei cartoni di libri e di viveri che appartengono all’Istituto.

 Su ciò che accadde subito dopo, taccio, per pietà e per disgusto.

Questi sono dei piccoli esempi di fatti realmente accaduti, ma che potrebbero essere moltiplicati indefinitamente.

Ciò che sgomenta è che se tu parli con loro, non hanno mai disubbidito, mai mentito, mai calunniato o rubato; loro sono assolutamente puri, immacolati, ma soprattutto… perseguitati!

Il dramma è che nel loro delirio, hanno smarrito la relazione tra la realtà e l’oggettività, ritrovandosi a vivere nella finzione della loro mente dove un’immaginazione “tirannica” gli crea, inesorabilmente dei contenuti che li situano a vivere tra stati o momenti di esaltazione auto celebrativa, contrapposti a paranoie persecutorie.

Loro, in concreto, non vivono più nella Chiesa, ma nella loro idea di Chiesa; non obbediscono più al Papa reale, ma all’idea che ne hanno.

La liturgia?

È quella che vive nella loro mente, sganciata dalle necessità concrete dei frati e dei fedeli.  Tali esempi potrebbero essere moltiplicati a dismisura, poiché, ciò che veramente esiste è unicamente il loro delirio. Queste persone, oramai, si sono sostituite alla Chiesa cattolica e, nello stesso tempo, si credono i salvatori. Loro sono gli unici a sapere quello che si deve fare per “salvare la Chiesa”, in quanto, investiti dall’Immacolata stessa di una vocazione messianica; anzi, di più: loro sono la transustanziazione storica ed attuale dell’Immacolata.

Con queste premesse, che si deducono storicamente ed esperienzialmente, dai loro comportamenti concreti è chiaro che si preclude a priori ogni forma di dialogo o di mediazione.

È chiaro, per esempio, che non è sufficiente dire: io sono il Fondatore, poiché anch’egli, in quanto figlio della Chiesa è fondato e non certamente fondante. Ma questa Chiesa, per loro, che Chiesa è? E questo Papa, chi è realmente?

Quando Papa Francesco fu eletto ci sono stati momenti di panico e di “disperazione”.

Padre Stefano fu il primo a dire che  questo era il Papa gesuita che avrebbe distrutto il francescanesimo; questo Papa era una tragedia: il peggior Papa possibile. Da un altro ex nostro superiore fu chiaramente detto che con l’elezione di questo Papa non ci rimaneva che scappare tutti nel deserto. Non virgoletto queste frasi, perché , chiaramente, non le ricordo, particolareggiatamente, nei loro contenuti letterali, ma la sostanza è certamente questa.

Altri frati di diversa estrazione, età e nazionalità possono testimoniare lo stesso.

Mi fermo qui perché queste piccole “porzioni” di affermazioni sono più che sufficienti per farne comprendere la valenza e l’importanza. La conseguenza immediata di queste affermazioni portò alla proibizione per i nostri chierici di andare alla prima santa Messa di Papa Francesco il 19 marzo 2013.

Questa proibizione valse per altri frati; e quando alcuni confratelli chiesero spiegazione sulla ragione di questa decisione, fu detto loro: “per motivi logistici”. Semplicemente ridicolo. Ciò  che conta è che non ci furono gli FFI alla Santa Messa d’intronizzazione di Papa Francesco, poi se loro hanno voglia di negare; neghino!

Ma questo non fa che aumentare il senso del ridicolo.

 Posso aggiungere che P. Alessandro Apollonio era favorevole alla partecipazione dei frati ma fu il nipote del Fondatore e Rettore Unico di tutti I nostri seminaristi a impartire l’infelice ordine. Più tardi un Frate degli Stati Uniti, uno studente di filosofia, andò in crisi per questo e più tardi è uscito dall’Istituto.

A riprova di questa verità, dal nostro “Settimanale di Padre Pio”[4], diretto e redatto dalle Suore Francescane dell’Immacolata, per ben due mesi circa sparì la rubrica della catechesi settimanale fatta dal Papa, la quale fu poi reintrodotta solo per le proteste di alcuni lettori.

Accadde anche questo fatto spiacevolissimo, per un Istituto religioso.

Il Papa, fece visita alla basilica di Santa Maria Maggiore in Roma e, una volta in sacrestia, incontrò anche due nostri confratelli, i quali gli dissero che avrebbero pregato per Lui. Il Santo Padre li ghiacciò, dicendo loro: ‘Ma voi pregate per me o contro di me?’

Il Papa evidentemente era già venuto a conoscenza di quello che si diceva di lui nel nostro Istituto.

Saputo di questo I nostri ex superiori cercarono di correre ai ripari organizzando, per una udienza del mercoledì, una presenza massiccia di frati e suore (ridicolo, perché  non hai neanche il “coraggio” della coerenza).

Ricordo che si parlava di una cinquantina di biglietti che già si possedevano (questo attraverso la nostra segreteria), ma si chiedeva ai frati di cercare di essere ancora più numerosi. Peccato che le udienze del mercoledì fossero già state sospese per la pausa estiva.

Negli ultimi anni, purtroppo, la critica al Papa era divenuta, per alcuni dei nostri frati un vissuto quotidiano. Da Giovanni XXIII a Paolo VI, senza farsi mancare Giovanni Paolo II, il santo che era diventato il “piccolo” santo, visto che non potevano più negarlo (c’era chi voleva attaccarlo sulla sua teologia di Dio, l’escatologia e, per qualcuno, la sua teologia del corpo era quasi insopportabile); anche Benedetto XVI veniva considerato, di fatto, un modernista e, se non fosse stato per il Summorum Pontificum, sarebbe rimasto nel novero dei novatores progressisti di Tubinga….

Desidero ora aprire una parentesi sul Papa Paolo VI, perché mi servirà per aprirne un’altra sulla figura di San Pio da Pietrelcina.

Il santo frate cappuccino è uno dei Protettori “speciali” del nostro Istituto.

La sua figura e i suoi insegnamenti sono, per così dire, “formativi” della spiritualità del frate francescano dell’Immacolata.

È da un pò di tempo però che sto riflettendo sempre di più sul fatto che noi FFI abbiamo una conoscenza ben poco aderente alla realtà del santo del Gargano, in quanto idealizzata e personalizzata, secondo le necessità e i gusti del nostro Padre Fondatore.

Mi spiego.

Parlandoci, per esempio, dell’Enciclica Humanae Vitae, P. Stefano Manelli ci ha sempre insegnato che fu il Santo del Gargano il “responsabile” della dottrina dell’intrinseca malizia degli atti contraccetivi, poiché Paolo VI nella sua Enciclica, in realtà, ne aveva condivisa la bontà, permettendone l’uso. Fu per l’intervento di San Pio, al quale il Santo Padre aveva inviato l’Enciclica, scritta di suo pugno che, quando gli fu restituita, la trovò modificata addirittura unicamente in quel punto specifico (l’intrinseca malizia della contraccezione), con la sua stessa calligrafia. Così Paolo VI, grazie ad un intervento divino, comprese il suo errore e riformò il suo giudizio erroneo sulla liceità della contraccezione.

Io ho creduto a questa sciocchezza per anni, raccontandola a molte persone, fino a quando, dovendo leggere l’Enciclica, per motivi di studio, mi resi conto che l’Humanae Vitae, era integralmente strutturata e finalizzata alla negazione della liceità della contraccezione = non sarebbe stato sufficiente modificarne una piccola parte, ma bisognava riscriverla radicalmente.

Inoltre, sin dall’annuncio della beatificazione di Paolo VI si è prodotta una mole enorme di testimonianze, sul nostro argomento, mettendo in evidenza come, per il novello beato, la negazione della contraccezione fosse una verità che il Papa riteneva espressione della sua stessa fede.

L’evidente menzona attribuita a San Pio da Pietrelcina sull’Humanae Vitae, si può estendere ad altre balle del Fondatore attribuite al Santo del Gargano.

Ad esempio, la famosa (per noi) questione delle “4 T” evocate da Padre Pio, cioè “TuTTo è Tenebra”.

Padre Manelli con estrema leggerezza poneva “le tenebre”  in relazione anche con il Concilio Vaticano II; la conseguenza era una disperazione che aumentava con il passare degli anni, creando un cortocircuito esistenziale dove ogni evento sia ecclesiale che “mondano”, veniva vissuto in modo drammatico. Altra balla era la storia “della palla di fuoco” dalla quale avremmo dovuto salvarci. Bisognava andare tutti a San Giovanni Rotondo e dintorni, perché quella zona – entro un raggio di 30 Km – era protetta da San Pio che ci avrebbe salvati.

La balla molto probabilmente serviva per giustificare l’imprudente costruzione di un albergo in zona di Monte Sant’Angelo.

Un modo per evitare il voto contrario di un Consiglio Generale comunque annichilito dai deliri e dall’autorità del Fondatore.

Sembra la “teologia” dei Testimoni di Geova. Scusate! Io sono parroco a Trieste e dovrei abbandonare i miei parrocchiani proprio nel momento del massimo bisogno, nel pericolo di una morte imminente? Siamo sacerdoti della Chiesa cattolica o pavidi conigli?

Vorrei chiedere al mio confratello, “piazzista” telefonico: ma un religioso così – pavido coniglio – come se lo immagina? Con le mutande o senza? Con il sigaro o ….? Faccia lui, poveretto.

Un altro fatto sgradevolissimo, accadde in concomitanza alla pubblicazione del Motu Proprio, Porta Fidei.

Sulla nostra rivista, Fides Catholica, apparve un editoriale dell’ex direttore, P. Serafino Lanzetta, nel quale si cercava di indurre il lettore ad una scorretta ed erronea interpretazione del reale pensiero del Pontefice.

All’inizio della pag. 7 si citano le parole di Benedetto XVI “Ho ritenuto che far iniziare l’Anno della Fede in coincidenza con il cinquantesimo anniversario del Concilio Vaticano II possa essere un’occasione propizia per comprendere che i testi lasciati in eredità dai Padri conciliari, secondo le parole del beato Giovanni Paolo II, “non perdano il loro valore né il loro smalto”. È necessario che vengano conosciuti e assimilate come testi qualificati e normativi del Magistero, all’interno della Tradizione della Chiesa”. Peccato che il nostro “teologo” introduca le parole del Santo Padre in questo modo: “Benedetto XVI ha espresso, inoltre, anche se molto velocemente, un legame tra l’Anno della Fede e il Vaticano II”.

Ma come molto velocemente? Ma ci rendiamo conto, che qui, l’aggettivo e l’avverbio vengono usati unicamente per indurre ad una comprensione erronea del testo? Ma non è finita! Immediatamente dopo venne citato un altro insegnamento del Papa cercando nuovamente di corromperne il retto significato: “Io pure intendo ribadire con forza quanto ebbi ad affermare a proposito del Concilio pochi mesi dopo la mia elezione a Successore di Pietro: “se lo leggiamo e recepiamo guidati da una giusta ermeneutica esso può essere e diventare sempre di più una grande forza per il sempre necessario rinnovamento della Chiesa”. Peccato che il nostro “teologo” introduca il pensiero di Benedetto XVI con un: “E subito dopo, in un modo meno esuberante del suo predecessore”.

Ma come meno esuberante!? Un Pontefice in un suo motu proprio,afferma “io pure intendo ribadire con forza”, e un “teologo” della Chiesa cattolica si permette di ridurre la potenza di una simile espressione con un ridicolo cappello introduttivo “in modo meno esuberante”?

C’è dell’altro: In puro stile tradi-progressista non vengono presentati gli insegnamenti del Motu proprio che sono centrali ai due sopra citati: “Sento più che mai il dovere di additare il Concilio, comela grande grazia di cui la Chiesa ha beneficiate nel secolo XX: in esso ci è offerta una sicura bussola per orientarci nel cammino del secolo che si apre”.

Caspita! Quanto avranno infastidito queste parole del Santo Padre per censurarle radicalmente!

Inoltre, a pag. 6, troviamo un’altra chicca del Nostro: “La Chiesa è chiamata perciò a recuperare la fede, secondo il canone del Simbolo Cristiano”.

Ma cose da pazzi!

La Chiesa che deve recuperare la fede secondo il canone del Simbolo cristiano. Perché? Forse l’aveva persa?

Stendiamo un velo pietoso…

Quanto tempo ed energie andate perdute, per un argomento impostato male ed erroneamente!

Lo stesso P. Alessandro Apollonio, dando per scontato che non ci fossero errori teologici formali negli insegnamenti conciliari, era soddisfattissimo che P. Stefano non avesse chiesto a lui questo genere di studi, proprio perché li riteneva inutili per la Chiesa, per la teologia, per il nostro Istituto, e per la causa francescana stessa. Secondo il suo pensiero, per il taglio  datogli, erano solo un inutile perdita di tempo.

Sempre nel 2011 sull’altra rivista Immaculata Mediatrix, a pag. 238, compare un articolo in due puntate di suor Maria Cecilia Manelli, nel quale, nella parte II, è talmente saturo di errori filosofici e teologici che non si capisce  come possa essere stato pubblicato da una rivista del nostro Istituto (oppure proprio per questo …).

Ecco alcune “perle” di saggezza filosofico-teologica presenti nell’articolo.

“Concepì poi nel grembo, divenendo Madre di Cristo e del suo Corpo Mistico, la Chiesa. Le due concezioni, se così le vogliamo chiamare, avvennero nello stesso istante, con una differenza: l’essere che diviene, si trasforma in qualcosa di diverso da sè, in un essere divenuto, ossia non più essere originario, pur mantenendo alcune proprie caratteristiche. L’essere di Maria non muta divenendoMadre: Ella è Vergine e al contempo Madre: il suo essere non diviene qualcosa di diverso da sé, ma rimane essere in sè (vergine) e altro da sé (madre)”.

La cosa meravigliosa è che la Nostra ci dà la chiave per interpretare correttamente il suo pensiero, dicendoci, alla nota 47: “Intendo come essere, ciò che costituisce l’essenza di Maria e non l’esserecome creatura”. Provate a leggere e a sostituire, il termine essere con il termine essenza – nello scritto sopra citato – e vedete cosa ne viene fuori. Una pazzia.

Ancora: “Ella dona al Verbo “l’essere e lo fa essere” dando a Lui tutta la sostanza umana”. “Maria santissima è colei che prepara la materia del sacrificio redentivo nel suo grembo verginale, nel quale “il Verbo Incarnato assumendo la natura umana di Maria …”.

Mi fermo qui perché gli errori dottrinali, nell’articolo, sono talmente tanti che…

Un altro “scivolone” letterario appare, nuovamente, sulla rivista Fides Catholica nel 2012. Si tratta di un articolo molto critico nei confronti di una figura, certamente controversa, della nostra Chiesa, il vescovo Tonino Bello che può essere criticato per alcune sue affermazioni teologiche, mariologiche, liturgiche, antropologiche, senza però mai “scadere”al livello dell’infangamento personale, soprattutto nella sua dimensione, chiamiamola “morale”. Bene, quindi, la critica sui contenuti filosofico-teologici del pensiero “belliano”; inqualificabile e ingiustificabile l’attacco alla moralità interiore e personale del presule salentino, del quale è totalmente impregnato l’articolo del nostro confratello, derubricato (l’articolo) a semplice ed immorale espositore di gossip. Non può essere questo il genere letterario proprio e specifico di una rivista teologica.

Un esempio: “Bellissima l’Eucaristia (siamo in Etiopia) e partecipata in modo straordinario. All’offertorio, la sorpresa dei doni e, soprattutto, della danza improvvisata da suor Celinia…Ho posato poi sull’altare un vasetto di profumatissimo unguento orientale (portato dalla Palestina). Ho colto al volo l’occasione per avvicinarmi a tutte le suore e ungerle con l’unguento, dicendo ad ognuna “Sii il buon profumo di Cristo”. Commento del nostro confratello Padre Paolo Siano: “Al vescovo salentino piace vedere e toccare”. E più avanti, verso la fine dell’articolo: “Il Presule salentino denota una fantasia morbosa, segno di una discutibile integrità morale”.

Mi spiace, ma tutto questo è inaccettabile; questa non è né filosofia né teologia, ma solo una vergognosa “macchina del fango”; la stessa che hanno creato quando si è trattato di infangare tutti coloro che hanno obbedito al Papa, alla Congragazione e al Commissario Apostolico. Io stesso chiesi all’articolista la ragione di quelle conclusioni, assolutamente indeducibili dalle premesse del testo e quindi volontariamente forzate; la risposta fu: “mi è stato detto da P. Stefano, P. Alessandro e P. Serafino che va bene così, perché dobbiamo muovere le acque”, (suppongo in opposizione ad una possibile canonizzazione di Don Tonino Bello che per me significa unicamente: il fine giustifica i mezzi).

Questi sono una piccola porzione di episodi, espressione di un clima, di un modo di essere e di porsi che sempre più tendeva a caratterizzare il nostro Istituto, deludendo e scontentando un numero sempre più crescente di frati, molti dei quali, purtroppo, finivano per uscire dall’Istituto. Si pensi che nell’anno 2011 lasciarono l’Istituto una decina di frati solo tra i sacerdoti; era oramai prassi quasi “quotidiana” sentire che qualche confratello avesse “lasciato”, nonostante i tentativi degli ex superiori di “silenziare” il tutto.

Altro che escono per il commissariamento!

Ciò che maggiormente scontentava un numero sempre più crescente di confratelli (si pensi che almeno l’85% dei frati e forse anche un po’ di più, nonostante le menzogne scritte sui blog è rimasto fedele al Papa, alla Chiesa cattolica e alle sue disposizioni), era il taglio sempre più “monastico”, impresso al nostro Istituto con l’introduzione della liturgia antica (del suo tentativo d’imporla, con metodologie differenti, ne parlerò più avanti) che sempre più ne metteva in pericolo l’originalità e la verità del carisma.

Io non ho alcun dubbio nel ritenere che fosse giunto il momento di ricorrere alla guida sapiente della Chiesa cattolica per dirimire una questione che non poteva più essere risolta, isolatamente, all’interno del nostro Istituto, poiché i nostri ex superiori si erano, oramai, talmente “avvitati” su se stessi, da non riuscire più, senza un aiuto esterno, a liberare l’Istituto da quel provincialismo settoriale, che tendeva a ridurre il Voto Mariano ad una grazia di “nicchia”, privandolo di quello “sbocco” universale che gli compete per natura. 

Un primo problema da affrontare urgentemente, sembrava dato dalla perdita, drammatica (da parte del nostro Padre Generale), della consapevolezza che la vocazione francescana fosse la più analogica tra tutte le “chiamate” alla vita religiosa, poiché desidera esprimere la vita di nostro Signore Gesù Cristo in tutta la sua molteplice ricchezza e complessità. Dalla mistica più sublime, all’eroicità missionaria; ai grandi speculativi e dottori di scienza e sapienza, fino all’umilissimo fratello religioso, che ti “scalda” il cuore con la sua semplicità serafica.

Comprese nella ricchezza di queste polarità distinte e omogenee tra loro e mai conflittuali, un grande uomo, veramente di Dio, avrebbe dovuto cercare di rendere coese tra loro le differenti personalità, con le rispettive tendenze, creando quell’humus vitale, fatto di condizioni e circostanze, dove ogni frate potesse esprimere in pienezza quella ricchezza della quale era portatore, per volontà di Dio ed in ragione della sua “chiamata”. Egli invece, ha cercato, artificiosamente (questa è la mia idea di fondo) di renderci tutti delle copie impersonali di una certa suora[5], che ha un nome ben preciso e che tutti conoscono. Una suora che fino a quando ha obbedito, poteva essere realmente utile alla causa francescana, ma che una volta “beatificata” e quasi idolatrata, ha potuto dare libero sfogo alla sua personalità “eccessivistica” che, svincolandosi dai sapienti confini-limiti dell’obbedienza, si è ubriacata di vaneggiamenti fondazionali, figli legittimi di una chiara immaturità psicologica.

Il primo che mi parlò di questo pericolo, fu proprio P. Alessandro Apollonio, il quale, molte volte, mi palesò la sua effettiva preoccupazione, riguardo al comportamento di questa suora e della sua effettiva mancanza di equilibrio. Ricordo chiaramente che di lei si parlava, tra noi frati, come di una cripto femminista mistica (la maggior parte di loro stanno dalla parte di coloro che hanno disobbedito al Papa e alla Chiesa) e una tale preoccupazione si fondava su alcuni suoi scritti o articoli, che i frati erano costretti, costantemente, a correggere, prima che fossero pubblicati sulle nostre riviste. A volte li si voleva correggere anche ulteriormente, ma arrivava il momento che non si poteva più. Il solo parlare di questa suora era tabù assoluto e chi si permetteva di farlo….

Il suo problema di fondo, francescanamente parlando, era dato, di fatto, da una comprensione dualistica e conflittuale tra la contemplazione e l’azione, che veniva problematizzata senza possibilità risolutiva. La vita religiosa per questa suora era riconducibile, in definitiva, alla sola dimensione contemplativa; l’altra dimensione, quella attiva, alla fine, finiva per essere solo sopportata (per analogia, come vedremo in seguito, questa visione conflittuale, fatta di esaltazione e sopportazione, la possiamo serenamente applicare al rapporto tra Vetus e Novus Ordo, così come veniva a configurarsi nel nostro Istituto).

Questo modo di pensare la vita religiosa francescana – di fatto, seppur con meno intensità, la si voleva applicare anche alla vita dei frati – portava alla disgregazione interna dell’essenza stessa della vocazione francescana, dove le due dimensioni (contemplativa e attiva), nella I Regola, costituiscono un binomio inscindibile, che esprime nella contemplazione, considerata in concreto e non in astratto, ossia in un Istituto reale o in un frate reale (in un supposito), un primato sull’azione, non di ordine ontologico, ma cronologico, poiché entrambe, sempre unite e mai separate, sono espressioni necessarie della medesima ed unica dimensione formale della vita francescana fondata sulla I Regola (si pensi a san Massimiliano Kolbe dispensato dal suo Padre Provinciale dal Breviario in ragione della grande attività che impregnava il suo vissuto quotidiano – si pensi a san Pio da Pietrelcina, anche lui dispensato dal Breviario, seppur per motivi diversi”… (continua)

 

Dal profilo facebook di P. Alessandro Maria Calloni

https://www.facebook.com/profile.php?id=100004777485809

PS: Il titolo, l’introduzione e le note  sono del blog « La Verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell’Immacolata ».
 
 
Preghiamo e sosteniamo i Frati Francescani dell’Immacolata in comunione con la Chiesa, fedeli al Papa e obbedienti al Commissario Apostolico!


[1] I frati “dissidenti” cercano vescovi per raggrupparsi sotto un’Associazione e poi, ad acque più tranquille e con un eventuale cambio del governo nella Chiesa, costituire un Istituto Religioso. Gli ex studenti si barcamenano come nomadi tra San Ginesio e Cupramuntana nelle Marche e finalmente la Palanzana di Viterbo all’insaputa delle stesse famiglie disperate, ma non delle autorità diocesane e religiose informate da “pentiti” che sono in mezzo a loro o laici che li aiutano per pietà, consapevoli però dei loro sbagli…

[2] Giovani che il Fondatore ha fatto mettere in mezzo alla strada illudendoli sulla nascita di un nuovo Istituto religioso e ponendo su di essi una tonaca grigio canna di fucile che da’ l’impressione che siano dei Religiosi.

[3] Uno dei veicoli sottratto ai Frati Francescani dell’Immacolata dal nuovo rappresentante legale dell’Associazione “Missione dell’Immacolata” dove il Fondatore ha fatto estromettere i Religiosi per inserire suoi amici laici e figli spirituali.

[4] P. Stefano Manelli continua a scrivere sulle riviste di « Casa Mariana Editrice » in disprezzo all’autorità del Commissario Apostolico che ne ha dato un divieto formale a tutti i Frati, Fondatore compreso.

[5] Madre Maria Francesca Perillo promossa Superiora Generale a soli ventisette anni per volontà di Padre Manelli e poi accontentata nel ruolo di “Fondatrice dei Colombai“, un’esperienza  di stretta clausura a Città di Castello (PG), Alassio (SV), Lanherne (Inghilterra) e Carmen – Cebu (Filippine) per Suore Francescane dell’Immacolata che professano la Regola del I Ordine Francescano.  A causa della sua originalità e continui cambi statutari con stravaganze come il « marchio » a fuoco sul petto del trigramma IHS, molte sono depresse, qualcuna è in crisi vocazionale e rimane a casa dei genitori aspettando la fine della Visita Apostolica o di un eventuale Commissariamento per “non dare nell’occhio »  con una richiesta di Dispensa dai Voti al Dicastero; una suora che stava lì dentro (la nipote del Fondatore?) è in attesa e presto si sposerà.

A PROPOSITO DI UN ARTICOLETTO SU ALL CHRISTIAN (25/10/2014)

panebugie

 

1) Innanzitutto non riconosciamo, come indicato dal sito ufficiale dell’Istituto, nessun comitato dell’Immacolata. Si tratta di persone che rifiutano, di fatto, il commissariamento e tutte le azioni poste in atto dal commissariamento.

2) Al problema della situazione repressiva nell’Istituto, abbiamo già risposto col post: “IL DUCE L’AVEVATE PRIMA!”.

3) Al problema che i frati che hanno fatto ricorso, sarebbero stati contrari al Summorum Pontificum, rispondiamo affermando con certezza che nessuno dei frati (non solo quelli del ricorso) ha mai avuto niente contro la Messa tridentina, anzi essa era apprezzata e stimata. Il problema è nato quando si è cercato di imporre il breviario in latino a tutti, senza una adeguata preparazione e senza una opportuna gradualità. Persino il rappresentante della Segreteria di Stato, che partecipò ad un convegno indetto all’Abbazia di Frigento, affermò che con l’uso del breviario antico, l’Istituto aveva chiaramente esagerato.

L’INDIGESTIONE PROGRAMMATA, ha fatto reagire per SOVRADOSAGGIO, non perché si avesse qualcosa contro la messa tridentina!

4) Per “Impostazione pedagogica lacunosa”, si deve intendere lo stile di rapporti interni dell’Istituto, il rapporto col fondatore e con la Papessa Perillo, gli infantilismi legati a forme di obbedienza puerili, il rigido sistema di controllo, la distruzione della personalità, il culto della personalità del santone falsamente carismatico e visionario, l’esaltazione solo del proprio istituto, ecc.; non c’entrano niente i titoli di studio conseguiti!

5) Per la questione del questionario, (veramente ridicolo continuare a riproporla), si rilegga quanto già commentato da noi a suo tempo, ben riassunto in modo essenziale nell’articolo dell’8/8/2013 (cfr. http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/tradizionalisti-traditionalists-tradicionalistas-27056/).

Hanno ucciso l’Uomo Ragno

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In risposta a: All Christian

La tarantola è un ragno tanto brutto, quanto innocuo per l’uomo.
Sui blog e social network capita spesso che ignari internauti vengano avviluppati dalla sua tela il cui morso però non è fatale.
E’ quanto sta succedendo sul famigerato caso dei Francescani dell’Immacolata.
Tanto chiasso, tanta cacofonia, ma poca sostanza per chi sperava in un “controgolpe” a favore di un governo legittimamente e provvidenzialmente rimosso la cui verità sulle malefatte viene a galla quale antidoto a ogni veleno di ragno.
Nel seguire i contenuti presenti nella giungla mediatica, non è difficile imbattersi in una sorta di variegata fauna di animali selvaggi e flora di piante carnivore e velenose.
E’ il caso di “All Christian” che “Tutto” è fuorché “Cristiano”.
In uno dei rari post, datato questa volta 15 ottobre 2014, c’è il lungo “commento alla risposta di Padre Alfonso ad un articolo apparso su Corrispondenza Romana”.
Senza precisare di quale articolo si tratti, segno dell’ozioso dilettantismo di chi scrive senza trame, né ordito, traspare la rabbia offensiva dalle frasi con cui l’anonimo autore bacchetta i Padri Bruno o Volpi di turno, confermando a suo sfavore come l’antipatia nei confronti di una persona non può dare fondamento a una critica rivolta contro tutta l’azione in cui questa persona è impegnata.
Ciò diciamo perché l’attività di governo svolta dal Commissario Apostolico non è soltanto frutto dei suoi orientamenti e delle sue decisioni, ma viene puntualmente concordata, attraverso la Congregazione competente, con la Santa Sede.
Per quanto riguarda le sanzioni, nessuna norma ha vigore se non le prevede e se non vengono applicate quando è necessario.
La sanzione ha naturalmente una funzione di rieducazione, “salutare” , ma la rieducazione richiede una collaborazione da parte dell’interessato e non ci pare che gli estensori dell’articolo siano animati da questo spirito.
Non c’è alcuna situazione repressiva nell’Istituto, e lo prova il fatto che nessuno è stato sanzionato per le sue opinioni, ma solo per casi estremi di indisciplina.
Si commenta da sola la giustificazione delle violenze avvenute in Nigeria: qui non c’entra lo spin doctor, bensì il fatto che l’uso della violenza non è mai accettabile.
L’avere trovato complicità fuori dall’istituto, dimostra che siamo precisamente davanti a un disegno di divisione della Chiesa
E’ un “capolavoro del Diritto” l’affermazione che “i provvedimenti ingiusti non sono validi”.
Chi ne stabilisce la giustizia e chi la validità?
Il Comitato dell’Immacolata?
Chi osa usare e accompagnare al nome della più sublime delle creature una nefanda azione divisoria nei confronti della Chiesa e di una famiglia religiosa?
E’ evidente che, sin dall’inizio del commissariamento, si è confrontati a “una trama ben congetturata” di agitazione mediatica, unico ed estremo ricorso a chi non ha la Ragione e il Diritto dalla sua parte, ma in realtà neanche la Fede, elemento che avrebbe ispirato propositi e azioni ben diverse di quelle che hanno scandalizzato i piccoli e per le quali qualcuno ne risponderà davanti a Dio.
Si parla di “frati contrari al Summorum Pontificum”, ma in realtà NESSUNO dei frati ne era contrario. Si era piuttosto contrari a uno stile di governo, a un’impostazione pedagogica ed ecclesiologica lacunosa, a un’economia (povertà) ipocrita e poco trasparente, problemi tutti emersi durante la Visita Apostolica.
Provvidenziale che nell’articolo si parli ancora della questione dei beni sottratti all’Istituto con l’ennesima apologia nei confronti dei “fratelli e sorelle” di Padre Manelli.
“Cicero pro domo sua”.
Con artificio mediatico, tramite avvocato, si è imposto a padre Volpi una rettifica, o meglio la specificazione del non coinvolgimento dei germani di Padre Stefano Manelli, cosa che il Commissario Apostolico non aveva mai dichiarato, riferendosi evidentemente ai “familiari del Fondatore” che si estendono naturalmente a quelli “acquisiti” come i cognati.
Essendo pubbliche le Associazioni a cui fanno capo i beni dei Francescani dell’Immacolata, si evince dal collegio degli associati che ne fanno parte un cognato e una cognata. E’ forse reato pubblicare un atto pubblico?
Quanto “ai genitori delle suore” è forse reato dichiarare che alcuni di esse sono associati degli Enti a cui fanno riferimento beni ed opere dell’istituto?
E’ chiara la volontà di servirsi di persone di fiducia o ricattabili, quali genitori di religiose che ci tengono al bene delle figlie, per consumare una truffa ai danni di una famiglia religiosa e beneficarne una nuova che si vorrebbe creare.
Quando si parla di frati che scappano dal convento per “l’equilibrio psichico a rischio” si dimentica che quei frati erano in comunità omogenee, formate da persone che condividevano la stessa sensibilità, seppur distorta e non allineata con l’Autorità vigente.

Balayan_church
Le “fughe in avanti” sono piuttosto strumentali al disegno divisorio e al ricongiungimento della prima testa di ponte nella lontana diocesi di Lipa nelle Filippine, lontano dagli sguardi indiscreti di Roma.
Peccato che nell’era del villaggio globale sappiamo che l’Ordinario del luogo è noto per eventi poco simpatici occorsogli, non ultimo tra i quali la contestazione popolare per un Mc Donald inserito nel comprensorio della storica cattedrale.
Finora si era parlato di 150 Religiosi che chiedevano la dispensa dai voti.
Oggi l’estensore dell’articolo, a nome del “Comitato dell’Immacolata”, parla di 35 sacerdoti.
Cosa è successo?
Chi ha dato i “numeri del Lotto”?
E se i sacerdoti anziché 35 fossero 25?
Si ritorna poi spesso sulla questione della Nigeria, non affrontando mai i delitti commessi dai formandi lì presenti e dai formatori istigatori.
L’articolista è così disinformato che scrive: “Cosa si aspetta a lasciarli liberi”?
Il problema è che i formandi non se ne volevano proprio andare e alla fine sono andati via con l’abito, cosa che non ha risparmiato loro di essere perseguiti dagli abitanti della zona e da una giustizia sommaria in un Paese provato dai continui attentati di Boko Haram.
L’autore dell’articolo deve avere la memoria dell’elefante ed essere soprattutto un tipetto vendicativo quando chiama ancora una volta in causa i dati del questionario del Visitatore Apostolico, attribuendone a Padre Bruno il taroccamento.
Sembra molto strano pubblicare dei dati su un sito ufficiale senza nessuna contestazione da parte delle Autorità competenti.
Peccato che il blogghista di All Christian dimentichi di quando Mons. José Carballo in persona, in qualità di Segretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata, fornì in una conferenza stampa di inizio 2014 una percentuale del 74% dei frati che avrebbero auspicato il commissariamento o il capitolo generale straordinario, segno inequivocabile, in entrambe le soluzioni, di un malessere diffuso e di una ferma volontà di rispedire a casa “gli uomini del potere”.
Il tentativo di formare un altro istituto da parte dei dissidenti FI, oramai chiamati “manelliani” se rientri o meno in una dinamica anti ecclesiale non lo stabilisce padre Bruno, ma la Chiesa stessa che si riserva il se e il quando della concessione della dispensa dai Voti, giudizio che non può spettare al sedicente Comitato dell’Immacolata.
Viene invocato il chirografo del Papa sulla non concessione della dispensa. E’ possibile che il Santo Padre si pronuncerà nel merito attraverso il Dicastero competente.
Se nei conventi “non si vive più come in famiglia e c’è diffidenza”, è perché un padre si è trasformato in Saturno e cerca a tutti i costi di distruggere quanto il Signore gli ha ispirato.
Non la tarantola, ma la “vedova nera” uccide i propri partner e i propri figli.
E’ questa la storia della giungla, non è certo questa la storia dei santi.
Più che scrivere le loro vite, occorre imitarli.
Se per gioco o necessità si dovesse ripartire da zero, in attesa che P. Alfonso risponda o meno all’ennesima provocazione, se io fossi frate o volessi diventarlo, seguirei chi sta col Papa e seguirei chi, non in Italia, ma in Africa è partito da zero suscitando numerose vocazioni.

SOSPENSIONI A DIVINIS O SOSPENSIONE DELLA VERITA’?

Cattura_comunicato

False e destituite da ogni fondamento le accuse contro il Commissario Apostolico Padre Fidenzio Volpi di aver comminato la sospensione a divinis a sei sacerdoti dei Frati Francescani dell’Immacolata, per “aver voluto cambiare Istituto”. Violenze e ammutinamenti premeditati contro i superiori e i frati in comunione con il Papa e il Commissario, fughe e prolungate assenze ingiustificate dal convento, il vero movente delle salutari sanzioni disciplinari.

 

La “strategia” degli oppositori al Commissariamento dei Frati Francescani dell’Immacolata, alla luce di recenti post sui soliti blog di nicchia ultra-tradizionalista, oltre a dichiarare la specificità politico-religiosa dei soggetti attori e redattori, conferma la scelta dell’agitazione mediatica come unico e reiterato strumento al quale consegnare l’utopica rimozione del provvedimento attraverso la vile e pretestuosa delegittimazione “emotiva” delle Autorità che lo hanno emanato.

Con l’escamotage della mera traduzione di un post preso dal blog anglosassone Rorate Coeli utilizzato in mera presunzione per  tutelarsi da eventuali ritorsioni penali nell’ambito della giurisdizione statale, Corrispondenza Romana, San Pietro e dintorni e Messainlatino si piegano al ruolo di quello che un tempo si chiamava “lo strillone”, colui cioè che annuncia lo scoop impresso in un’edizione straordinaria.

Esisterebbero nella fauna webbistica altre casse di risonanza, ma la qualità degli amministratori e la quantità degli internauti le rende insignificanti, più di quelle appena citate.

All’ordine del giorno questa volta è la notizia della “sospensione a divinis” di sei Religiosi ordinati in sacris.

Il Commissario Apostolico è comparato al gigante Polifemo, immagine indovinata se si considera l’identità dei suoi oppositori: “Il Signor Nessuno”.

Con la solita tecnica di distrarre l’ignaro lettore dal vero oggetto della questione e suscitare l’indignazione che si prova verso un presunto carnefice di inermi fraticelli, viene avanzato, come movente della censura ecclesiastica, la volontà di “lasciare l’Istituto” da parte dei chierici sanzionati.

Peccato che il “multiforme ingegno ulissiano” del redattore ispiratosi ad Omero non presenti i fatti nella loro verità appellandosi, a ulteriore detrimento della costruenda arringa retorica, ad un presunto difetto procedurale.

Il Commissario Apostolico, nell’esercizio dei suoi poteri, ha dovuto applicare la misura disciplinare della sospensione “a divinis” nei confronti di sei Religiosi dell’Istituto, di cui uno nigeriano e cinque filippini non certo per sanzionare, come affermato nell’articolo, la loro “volontà di lasciare l’Istituto”.

La sospensione a divinis, inoltre, contrariamente a quanto affermato dall’articolista, che oltre a non conoscere i fatti misconosce il Diritto Canonico, non è la sanzione più grave, come lo sarebbe ad esempio la riduzione allo stato laicale. La sospensione, infine, non è necessariamente permanente.

La volontà di lasciare un Istituto religioso, come afferma lo stesso blogghista,  non costituisce nessuna violazione delle norme vigenti.

La richiesta di dispensa dai Voti costituisce infatti un diritto di ogni Religioso, regolato dal Codice di Diritto Canonico. La concessione effettiva, invece, rimane una grazia. I Voti sono una promessa fatta a Dio, e non di un’esperienza stagionale di volontariato nella Caritas.

Se il Commissario considerasse erroneamente la presentazione di tale istanza  come una infrazione al Voto di Obbedienza, egli avrebbe già sanzionato tutti coloro che l’hanno interposta, ed avrebbe adottato tale misura nei confronti di quanti sono stati recentemente sospesi “a divinis” fin dal momento in cui si sono rivolti per questo scopo alla Congregazione competente.

Tuttavia, di fronte al comportamento di quanti, avendo inoltrato domanda di dispensa dai Voti, si ritenevano non più vincolati ai doveri derivanti dall’appartenenza all’Istituto, il Commissario Apostolico ha dovuto richiamarli alla osservanza di tali obblighi, che perdurano fino all’eventuale accoglimento dell’istanza da parte della Congregazione.

Rientra parimenti nella competenza disciplinare della suprema Autorità dell’Istituto, nel caso specifico il Commissario Apostolico, ogni  comportamento tenuto dai Religiosi fino a quando la dispensa dai Voti produca i propri effetti giuridici.

Il comportamento tenuto per una parte da un Religioso nigeriano e per l’altra parte da sei Religiosi filippini configura un gravissimo “vulnus” al Voto di obbedienza.

 

Inizia qui la nostra “Odissea”.

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NIGERIA

 

Il provvedimento riguardante il Religioso nigeriano è stato adottato in relazione con le sue responsabilità nella rivolta scoppiata il 20 e 21 agosto scorsi nella Casa Mariana di Sagamu, durante la quale numerosi seminaristi – essendosi ammutinati – hanno sottoposto a vessazioni il loro Padre Guardiano, preso in ostaggio con la sottrazione delle chiavi della sua autovettura e del telefono cellulare che lo privavano, checché se ne dica, di ogni libertà di movimento e di comunicazione verso l’esterno.

Questo in rappresaglia alla destituzione del precedente Superiore, che aveva permesso numerosi abusi alla disciplina conventuale, omissioni nella formazione pedagogica e complicità verso Frati indisciplinati, non ultimo un Sacerdote del Ghana venuto in Italia malgrado l’interdizione formale e sorpreso poi a chiedere soldi senza nessuna autorizzazione.

E’ chiaro che tali comportamenti si consideravano legittimati dalla campagna di disprezzo e anarchia orchestrata ai danni del Commissario.

Nel corso di questa sommossa ci sono stati tafferugli tra i formandi, si è verificato un intervento della Polizia locale per sedare la sedizione, e l’Ordinario della Diocesi ha dovuto trattenersi per ben otto ore consecutive nel Convento per placare gli animi: intento riuscito solo in parte, dato che il malanimo nei riguardi del Padre Guardiano e di altri tre Religiosi nigeriani inviati dall’Italia a sua protezione e ad inquirendum et referendum, è proseguito ben oltre la presenza del Vescovo nel Convento.

Il Religioso sospeso si è recato a Sagamu e vi si è trattenuto, come egli stesso riconosce nel ricorso in opposizione contro il provvedimento disciplinare, benché non ne fosse autorizzato e nemmeno avesse richiesto ai Superiori il dovuto permesso.

Questo Religioso aveva lasciato con il consenso delle Autorità dell’Istituto, la Casa Mariana di Bembereké, in Benin, cui era assegnato, ma solo al fine di assistere la madre, a suo dire gravemente ammalata e residente a Lagos.

In realtà egli si è recato piuttosto a Sagamu.

Tale atto di disobbedienza gli era già valso una ammonizione, contenuta in una lettera obbedienziale del Commissario Apostolico inviatagli in data 8 agosto, cioè ben prima dell’inizio della rivolta.

In tale lettera, gli veniva contestato di essersi dedicato “a svolgere un’opera di divisione tra i nostri Religiosi, e formandi, istigandoli alla disobbedienza e pronunziando forti critiche, tanto inammissibili nel tono quanto immotivate, rivolte alle Autorità dell’Istituto”.

Trovandosi a Sagamu, egli si era inoltre recato “presso l’Ordinario del luogo” facendosi “accompagnare dagli altri tre Sacerdoti africani del Convento, per chiedere l’accoglienza canonica per tutti e quattro”.

Il Commissario Apostolico non metteva in discussione il “diritto di compiere individualmente tale passo, ma esso – se compiuto collettivamente – avrebbe privato la nostra comunità, in caso di esito positivo, di ogni presenza sacerdotale: risulta evidente – concludeva il Commissario Apostolico – l’intenzione di danneggiare l’Istituto”.

Fin qui l’esposizione delle motivazioni nel merito del provvedimento disciplinare, che ampiamente lo giustificano.

Si aggiunga che il relativo Decreto è stato emanato quando ancora perdurava la rivolta, e soprattutto la violenza sulla persona del Padre Guardiano, anziano fondatore della Missione, il che costituisce non solo un delitto canonico, ma anche un reato previsto e sanzionato dalle norme penali di ogni Stato.

Occorreva dunque intervenire con urgenza con tutti gli strumenti posti a disposizione dall’ordinamento canonico per fare cessare una situazione di violenza e di illegalità, ma soprattutto di pericolo per il Padre Guardiano, della cui vita il Commissario Apostolico è il primo responsabile.

Dalle testimonianze raccolte, scritte e registrate dai visitatori da testimoni oculari, è acclarato l’intento divisorio e il proposito di violenza indotto dal Sacerdote sospeso.

Costui, promosso dal vecchio governo dell’Istituto subito dopo la sua Ordinazione sacerdotale di due anni fa alla guida dei postulanti della Nigeria, aveva accolto vocazioni ritenute non idonee dai precedenti formatori.

Si tratta degli stessi giovani che hanno capeggiato la rivolta. Si è scoperto che costoro conducevano una vita dissoluta in Convento, abusando di alcool e agendo con bullismo verso altri Seminaristi. Un mini esercito di balordi alle dipendenze di un Sacerdote problematico, che continua a scorrazzare illecitamente in una berlina a uso personale, mentre presenta ricorsi in opposizione, si minaccia ricorsi gerarchici e richiede sanzioni nei confronti dei testimoni.

Il Religioso sospeso invoca comunque, in Diritto, un asserito “error in procedendo” da parte del Commissario Apostolico, basandosi sulla prescrizione, stabilita dal Canone 1720, di un previo colloquio con il soggetto sottoposto a procedimento amministrativo.

Tale adempimento risultava però materialmente impossibile , come era già risultata impossibile la notifica personale della citata lettera a lui indirizzata l’8 agosto 2014.

Il Religioso, in primo luogo, non si trovava presso la Casa Mariana di appartenenza, da cui era stato autorizzato ad assentarsi.

Né egli ha in alcun momento comunicato il recapito della casa di sua madre, nella quale comunque – per sua stessa ammissione – NON si trovava, essendosi illecitamente trasferito a Sagamu.

Infine, una notifica in tale luogo, costituendo la sua presenza uno dei motivi sia dell’anteriore ammonizione, sia della successiva sanzione, avrebbe potuto essere invocata – benché impropriamente – come una sanatoria o una implicita approvazione dell’illecito commesso dal Religioso.

Per questi motivi, è da escludere la possibilità di invocare un supposto “error in procedendo”.

 

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FILIPPINE

 

Per quanto riguarda il caso dei cinque Religiosi filippini, occorre rilevare in primo luogo che la disobbedienza di cui si sono resi responsabili rivela che il loro comportamento non si configura come determinato da decisioni individuali, bensì inserito in un disegno collettivo e coordinato, non sappiamo se per un comune accordo o in adempimento di indicazioni emanate da altri.

Prescindendo da una esposizione dettagliata dei casi individuali, occorre tenere presente che tutti questi Religiosi, più un sesto che non è Sacerdote, si sono assentati in un breve volgere di tempo ciascuno dalla Casa Mariana di appartenenza (in tre casi sita in Italia), senza richiederne l’autorizzazione alle Autorità dell’Istituto e senza nemmeno darne loro alcun avviso salvo che “a posteriori”, una volta consumata la disobbedienza.

Tutti quanti questi Religiosi si sono concentrati nel territorio dell’Arcidiocesi di Lipa, ove godono dell’ospitalità dell’Ordinario locale.

Il Commissario Apostolico gli si è dunque rivolto, chiedendogli chiarimenti, dal momento che i Religiosi – in attesa dell’esito delle rispettive istanze di dispensa dai Voti – sono tuttora sottoposti all’Autorità dell’Istituto.

L’Arcivescovo ha risposto di averli interrogati, ma il Commissario Apostolico ha rilevato e fatto notare che due domande non erano state poste a costoro: se cioè la loro posizione canonica fosse regolare e se si dichiarassero obbedienti allo stesso Commissario, ma soprattutto a Sua Santità il Sommo Pontefice.

L’omissione di tali domande da parte dell’Ordinario non mette in buona luce il suo operato.

Anche i Religiosi filippini sono stati ammoniti, con due successive lettere, ed infine sanzionati.

Se effettivamente le tre comunicazioni sono giunte loro contestualmente, lo si deve alla difficoltà nel reperirli, cui la Delegazione dell’Istituto nelle Filippine ha potuto fare fronte solo parzialmente.

Quanto alle motivazioni nel merito del provvedimento disciplinare, sia nei ricorsi in opposizione interposti dai Religiosi sospesi, sia nell’articolo apparso su “Corrispondenza Romana” si domanda se la sanzione adottata dal Commissario Apostolico sia dovuta all’abbandono non autorizzato della Casa Mariana cui essi erano assegnati, ovvero ad un tentativo di minare l’unità dell’Istituto e della stessa Chiesa.

A questa domanda si risponde affermando che nel comportamento tenuto collettivamente da questi Religiosi si riscontrano entrambe queste azioni, per giunta inserite nell’ambito di un medesimo disegno delittivo: l’abbandono, manifestamente coordinato, dei Conventi in cui essi risiedevano era in funzione di raggrupparsi – come effettivamente è avvenuto – presso l’Arcidiocesi di Lipa, in cui hanno trovato l’ambito territoriale e le complicità necessarie per portare a compimento precisamente un tentativo di dividere l’Istituto.

C’è da domandarsi infatti chi abbia potuto pagare ai tre Sacerdoti il biglietto aereo per le Filippine.

Dell’esistenza di tale tentativo fornisce d’altronde conferma l’articolo apparso su “Corrispondenza Romana”.

Per quanto attiene all’asserito “error in procedendo”  consistente nell’omissione -– a detta dei ricorrenti e dell’anonimo estensore dell’articolo – dell’adempimento prescritto dal Canone 1720,  vale quanto detto a proposito del caso del Religioso nigeriano.

I cinque Religiosi filippini, infatti, non si trovavano più – come essi stessi hanno ammesso nei rispettivi ricorsi in opposizione – nelle Case Mariane cui erano assegnati, ed una notifica presso il loro domicilio abusivo nel territorio dell’Arcidiocesi di Lipa, costituendo la loro presenza in tale luogo uno dei motivi sia delle anteriori ammonizioni, sia della successiva sanzione, avrebbe potuto essere invocata – sia pure impropriamente – come una sanatoria o una implicita approvazione dell’illecito da loro commesso.

In conclusione, le Autorità dell’Istituto ritengono di avere provveduto in piena aderenza con il Diritto Canonico, agendo per la salvezza dei corpi, per la salute delle anime e per il bene supremo della Chiesa.

Mutatis mutandis, ci si è confrontati con l’atteggiamento di chi crea con arroganza situazioni di fatto, come avviene nell’abusivismo edilizio, scommettendo sul successivo condono dello Stato.

Questo spiega perché la Santa Sede tardi la concessione della grazia – non diritto -– della dispensa dai Voti.

Ca va sans dire, che è falso attribuire al Frate assistente di Padre Volpi un’affermazione circa l’impossibilità della concessione della dispensa per i prossimi tre anni.

Può essere necessario un periodo più lungo, come anche un periodo più breve in base alle reali intenzioni dei richiedenti la dispensa dai Voti.

E’ palese infatti il disegno di creare un nuovo raggruppamento di soggetti che perpetuino le stesse dinamiche determinanti il commissariamento dei Francescani dell’Immacolata, sotto un’altra veste e un nuovo nome.

Questo in contrapposizione all’Istituto d’origine e in opposizione all’attuale Pontificato.

In una landa desolata dell’Estremo Oriente, lontano da Roma, un’operazione del genere passerebbe meno osservata.

Ci è giunta infatti notizia della costituzione di un’Associazione Pubblica di fedeli nata nelle Filippine, ma rappresentata in Italia da uno solo dei circa venti ex seminaristi, che non hanno rinnovato i Voti provocando con la loro defezione una diminuzione del numero complessivo dei Professi temporanei.

La matematica non è un’opinione.

A chi, come il blogghista di Corrispondenza Romana, si domanda perché “tanti” frati vogliano lasciare l’Istituto, la risposta è semplice!

In base alle stese testimonianze di frati che non hanno ceduto a forme di plagio o promesse messianiche di facile studio e rapida Ordinazione presbiterale, è il Fondatore in persona che li invitava a non rinnovare i voti, coadiuvato da ex formatori a lui legati e notoriamente in opposizione al Commissario.

Quanto ai Vescovi che appoggiano la cinquantina di dissidenti di cui il Papa – secondo i blogghisti – sta chiedendo la lista, non ce n’è nessuno in Africa, uno solo nelle Filippine e quanti le dita di UNA mano in Europa dove quasi tutti accetteranno comunque le disposizioni finali della Santa Sede.

Per amore alla verità, nessun Frate è costretto a vivere in “un ambiente che è altamente repressivo”.

Con pazienza e carità si stanno piuttosto creando comunità omogenee o tranquille, in aiuto a quei Frati confusi o problematici che avrebbero chiesto la dispensa dai Voti, molti dei quali senza neanche un Vescovo accogliente.

E’ altrettanto falsa la notizia del numero crescente di Religiosi dell’Istituto che chiedono la dispensa dai Voti.

Oltre a darsi il caso di chi, dopo aver aperto gli occhi o essersi pentito, ritorna indietro e denuncia chi lo ha indotto a chiedere la dispensa dai Voti, con il mese di settembre si è finalmente pervenuti alla stabilizzazione della situazione: chi non era convinto di perseverare nel cammino tracciatogli dalla Provvidenza preferendo seguire – come Ulisse – le sirene umane, si è assunto la responsabilità di lasciare l’aratro nel solco francescano dell’Immacolata e volgersi indietro.

Si contraddice quindi chi compara il Padre Volpi al Faraone d’Egitto che non lasciava partire gli Israeliti.

Chi non vuole seguire la legittima autorità della Chiesa, sua sponte è rimasto nella terra della cattività, quella della falsa promessa, la stessa che viene millantata da finti Mosé di una dolorosa, ma purificatrice vicenda ad maiorem Dei gloriam!

 

Per amore alla verità e ai miei confratelli che testimoniano, come degni figli della Chiesa, fedeltà al Papa e obbedienza ai legittimi superiori.

P. Alfonso Maria Angelo Bruno FI

Portavoce Ufficiale dei Frati Francescani dell’Immacolata