La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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I MANELLI: UN CASO CHE FA DISCUTERE (la nuova testimonianza di una ex suora)

La nuova testimonianza di una ex suora

Cerco di metabolizzare la mia uscita dal convento ricostruendo il mio presente sulle ceneri del mio passato.
Non avrei voluto liberare la mia memoria dai lucchetti che avevo chiusi, ma le recenti notizie di cronaca giudiziaria sulla vicenda di P. Stefano Manelli, il Fondatore dell’istituto religioso al quale appartenevo, hanno riaperto delle ferite profonde che come tali difficilmente si cicatrizzeranno.
Come il resto delle mie consorelle ero mantenuta nell’ignoranza.
“La scienza gonfia” ci dicevano, citando esempi della Bibbia e della vita dei santi.
Ho dovuto riprendere i miei studi cercando lavori estivi ed avventizi per mantenermi, ma alla fine mi avvicino intanto alla conclusione della Triennale.
Dopo enorme sofferenza fatta da quei pregiudizi indotti e falsi concetti inculcatimi nel convento, ho scoperto un nuovo orizzonte esistenziale che mi ha fatto sentire più libera e vera nei confronti del prossimo e della società.
Tanto hanno concorso alla mia evoluzione psicologica e sociale dei bravi sacerdoti che il P. Manelli avrebbe indicizzato di “eretici, modernisti e rilassati”.
Solo la verità libera.
Non che prima le cose andassero molto meglio, ma soprattutto dal periodo del commissariamento dei frati in poi è stato per me e per tutte noi un inferno sulla terra.
Ci imponevano preghiere, digiuni e penitenze estenuanti per il “povero” fondatore.


P. Manelli intanto stava dalla mattina alla sera a telefono con la mia superiora Madre Maria Grazia alla quale forniva delle direttive per tutta la Delegazione italiana.
Delle Filippine, del Brasile e dell’Africa, molto meno se ne importava. Le suore straniere per lui erano di categoria o “razza” inferiore.
Ho sentito spesso parole di disprezzo verso le suore straniere, sia da parte del fondatore che delle mie superiore.
La madre generale rimossa, Michela Cozzolino ci ha fatto tribolare.
Era un pupazzo nelle mani di P. Manelli. Parlava a “frasi preconfezionate” del fondatore senza nessuna personalità.
L’economa Generale, invece, Madre Consiglia De Luca ci diceva spesso di pregare per lei perché si sarebbe dannata…
“Troppi soldi” le diceva qualche consorella, “troppi soldi…”
Pure lei sempre incollata al telefono e a skype. Dalle suore però esigeva la perfetta osservanza…
Mantengo ancora furtivamente il contatto sia con qualche frate che con qualche consorella che è rimasta dentro.
Ho saputo così che si continua a disprezzare Papa Francesco sino ad arrivare a dire che sia un “massone” con la propria Loggia.
Era questa la “calunnia magica” con la quale sospendere ogni giudizio critico e dissipare ogni dubbio su accuse menzognere e peccaminose del fondatore e delle nostre superiore ai danni del Pontefice e di nostri ignari ed inermi confratelli, colpevoli di seguire il Papa come ogni buon cattolico.
Ricordo ancora quei ragionamenti striscianti e da ignoranti nei quali alla domanda sul discernimento della priorità di obbedienza al Papa o al Fondatore la superiora di turno sentenziava dicendo: “Bisogna prima obbedire al fondatore e poi al Papa!”
Ho chiesto e ottenuto la dispensa dai voti ma mi chiedo se io sia stata sin dall’inizio una vera religiosa. Mi chiedo oggi se i miei voti fossero validi.
Non mi è stato insegnato ad amare Gesù Cristo e la Chiesa, ma ad adorare P. Manelli.
La mattina a meditazione dovevamo meditare il suo “Libro della Santificazione”. A colazione in silenzio e in ginocchio dovevamo ascoltare le predicazioni dei suoi ritiri. Per la lettura spirituale dovevamo ancora sottoporci all’ascolto e alla lettura dei suoi libretti da pop religioso e per la direzione spirituale dovevamo andare o da lui o da P. Gabriele Pellettieri. Dal cofondatore appena citato non ricordo mai un incoraggiamento.
Alla richiesta di aiuto o di consiglio ricevevo solo bastonate o piegate di spalle con un comodo: “… e che ti debbo dire? Cosa vuoi che ti dica?”
La vita in convento era diventata insopportabile. Avevamo l’obbligo di spiarci e denunciarci alla superiorina di turno le une con le altre. Ci venne imposto a un dato momento di rivolgerci fra di noi con il “lei”.
Un vero e proprio attentato alla vita di comunione e di fraternità.
Qual pronome infatti, di per sé innocuo, era il risultato di una nuova dinamica comunitaria fatta di classismo e di ulteriore presa di distanza dalla gente, il vulgus.
Mi rincresce anche il trattamento diverso applicato ad ogni suora e subordinato alla capacità benefattrice della famiglia allargata più tardi all’impegno di militanza col fondatore nella battaglia contro i frati cosiddetti dissidenti o traditori, il commissario, la Congregazione per la vita consacrata.
Prime fra tutte, tra le favorite, figuravano e figurano le nipoti del P. Manelli alle quali tutto era ed è permesso.
Suor Stefania, una brava persona, è stata contenuta dalla stessa famiglia e pur essendosi lasciata andare a confidenze sulla “ragion di Stato” che la spinge ancora a rimanere dentro per non ternire l’immagine dello zio, Suor Costanza, la sorella più piccola, è invece convolata a nozze.
Mentre per le ex suore la strada del matrimonio era un peccato, un fallimento e una maledizione, per la nipote del Manelli si trattava di una benedizione. Si è giustificata la scelta in nome della scoperta della “vera sua vocazione” che meritava il coro delle suore alla cerimonia nuziale officiata dai nostri frati sacerdoti, quelli non traditori e dissidenti.
Compatisco invece Suor Cecilia per una difficile infanzia che ha dovuto vivere visto che aveva il vizio di allungare le mani e le dita sulle altre consorelle.
Aveva bisogno di consolazioni che cercava nel momento del bisogno nella cella della Madre Francesca Perillo.
Non credo che sia stato solo il cattivo esempio dello zio prete ma un orientamento affettivo deviato o da rigidismi o da deliri di onnipotenza che hanno portato alla corruzione.
Naturalmente le povere vittime che non stavano al giochetto saffico o le suore che la scoprivano, dovevano sparire, inghiottite nelle missioni lontane o tacciate per disobbedienti e invitate calorosamente ad uscire dall’Istituto da superiore complici.
Vorrei completare il terzetto di famiglia con le altre due nipotine, quelle più giovani, sulle quali lo zio nutre grandi speranze di mantenimento dell’asset fondazionale, frutto però non dei sacrifici della famiglia Manelli, ma dei risparmi della povera gente.
Due povere illuse, due povere recluse.


Un’altra persona che a me dava fastidio era il nipote P. Settimio.
Mi hanno detto che continua a scorrazzare nei nostri conventi e in quelli delle Clarisse dell’Immacolata pontificando e incoraggiando le fedelissime alla resistenza a oltranza.
Cammina con petizioni in tasca raccogliendo firme e consensi contro Papa Francesco e l’attuale Commissario Ardito Sabino.
E’ stato così vile da mettere il cognome della mamma (Sancioni) su una lettera congiunta antibergogliana resa pubblica dai soliti strumenti internet finanziati da gruppi ultratradizionalisti e denominata “Correzione filiale”, dove il corretto è il Papa!
Un religioso esemplare, tutto di un pezzo, non so di che materia…, come il nonno di cui porta il nome.
Una signora amica di Frigento mi ha detto che in paese i giovani scherzano sulla presunta santità dei genitori di Stefano Manelli dovuta alla numerosa prole dicendo: “se la loro santità era stare uno sopra all’altro allora a me dovrebbero farmi santo, altro che beato!”
Il P. Manelli voleva in realtà fare di Frigento una seconda San Giovanni Rotondo glorificando la propria famiglia.
Peccato per lui che a Frigento ci mancava sia P. Pio che il santo o i santi.
Ho saputo di testimonianze gonfiate fornite al processo di canonizzazione persino da persone che poco avevano avuto a che fare con i coniugi Settimio e Licia Manelli.
Come disse la Barbara d’Urso in una delle trasmissioni seriali sul P. Manelli, saranno state pure delle brave persone i coniugi Manelli, ma volerle santificare è eccessivo e per me un insulto alla serietà e alla santità della Chiesa.
Se l’albero si riconosce dai frutti, pensare al fondatore p. Stefano Manelli, ai suoi nipoti e agli antipaticoni invadenti della sua famiglia, non depone affatto a favore della loro qualità di vita cristiana.
Un frate mi ha detto che ad ogni festa il fratello Pio, marito di Annamaria, si trincava almeno tre bottiglie di vino.
Si tratta naturalmente di quelle feste organizzate per permettere ai genitori di vedere le figlie che non andavano mai a casa.
Mi rileggo e mi chiedo il perché di questo mio scritto così forte e così critico.
E’ il grido di una gioventù che non tornerà più, di anni di vita che mi sono stati rubati insieme ad ideali che non saranno più realizzati.


So di un P. Stefano Manelli che dalla sua Albenga dove dimora insieme all’arrogante e affaccendato nipote Settimio continua a dare degli ordini in un governo ombra o parallelo presente negli istituti di frati e suore francescane dell’Immacolata.
Se io sono uscita di mia volontà dal convento, attualmente è il P. Manelli ad incoraggiare l’uscita di convento e la richiesta di dispensa dai Voti alle mie ex consorelle.
Il motivo è duplice: Il fondatore vagheggia anche per le donne la ricomposizione di un nuovo Istituto partendo dalla pia associazione filippina eretta da Mons. Arguelles.
In seconda battuta il P. Manelli non riesce a non avere contatti con le donne della sua corte.
Poiché gli è stato fatto veto d’incontrare le Suore Francescane dell’Immacolata, deve assolutamente ridurle a laiche per ovviare al veto e raggirare l’ostacolo. Un vizioso.
Una cosa del genere è semplicemente mostruosa, ma non è stato forse chiamato il P. Manelli “il mostro di Frigento?”
Non so se troverò pace, ma riconciliarmi col passato significava anche denunciare questi misfatti non ancora terminati.
Francamente non ho molta fiducia negli uomini di Chiesa ingessati in un sistema di compromessi e di clientelismo.
Ne ho incontrati diversi a Roma e nella mia Diocesi, ma poi ho lasciato perdere. Qualcuno mi ha anche confidato degli appoggi politici di P. Manelli con la estrema Destra romana.
Non mi faccio molte illusioni sul giudizio dei tribunali penali, civili ed ecclesiastici, ma credo in Dio che con i fatti ha già condannato su questa terra un santone di cartone.
Donne ed uomini distrutti con le loro famiglie mentre P. Manelli che ne è la causa crede ancora di poter giocare sulle vite degli altri?
La storia non glielo ha concesso. Dio nella sua Misericordia ha messo tutto alla luce del sole.

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PADRE MANELLI SI DICHIARA “SANTO E INNOCENTE”

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Nel rientrare in un convento dell’Istituto, Padre Manelli chiede a un quotidiano on line di pubblicare un articolo in sua propaganda e rilascia un’intervista. (http://www.dentrosalerno.it/web/2016/06/06/325237/)

Padre Stefano Manelli dal 6 giugno 2016 ha fatto rientro a Frigento.

Il religioso indagato per una serie di ipotesi di reato contenute in  almeno due corposi fascicoli delle Procure della Repubblica di Avellino e di Roma, si è finalmente piegato all’obbedienza del Commissario Apostolico.

In realtà durante il periodo estivo, secondo le testimonianze raccolte, Padre Manelli ha sempre soggiornato a Frigento per stemperare la calura stagionale.

Sembra, inoltre, che molti suoi familiari abbiano case in affitto per tutto l’anno a Frigento per poter trascorrere sui monti dell’Irpinia piacevoli vacanze.

L’atteso e doveroso rientro di Padre Manelli in una casa religiosa segue comunque il lungo soggiorno a S. Giovanni Rotondo presso una confortevole e costosa struttura alberghiera.

Il Padre Manelli, infatti, aveva ricevuto da mesi il divieto di risiedere presso il convento delle Suore Francescane dell’Immacolata della città sul Gargano, dove si era trattenuto per più di un anno con il pretesto di cure mediche nel vicino ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza”.

Il clamore mediatico con il relativo scandalo avevano costretto la Santa Sede, sin dallo scorso autunno, a prendere misure precauzionali per la tutela degli Istituti da lui fondati, specie quello femminile.

Non sappiamo se il Padre Manelli si stabilizzerà a lungo a Frigento.

Sembra infatti che non riesca a sopportare nessuna forma di autorità.

Frigento è il luogo dove Padre Manelli nel 1970 inaugurò con Padre Gabriele Pellettieri, sistematicamente da lui eclissato e spersonalizzato, un’esperienza di vita conventuale pressoché autocefala.

Nel 1982 grazie ai voti dei frati del convento di “Casa Mariana” di Frigento, la cui accoglienza venne allargata anche a soggetti non idonei alla vita religiosa, Padre Manelli divenne Ministro Provinciale dei Frati Minori Conventuali di Napoli.

Un lungo governo fino al 1988 quando la sconfessione da parte dell’Ordine di appartenenza “ispirarono” a padre Manelli la fondazione di un nuovo Istituto: i Frati Francescani dell’Immacolata.

Un governo ininterrotto il suo dal 1990 al 2013, anno del commissariamento apostolico.

Pochi anni dopo fece seguito la fondazione delle suore sulle quali il fondatore aveva quasi un diritto di “vita, morte e… toccamenti” accompagnato da un esercizio diretto di governo sul loro Istituto.

Celebre è l’idillo del Padre Manelli con suor Maria Francesca Perillo che nominò in disprezzo alle più anziane suore filippine, Madre Generale a soli 28 anni.

Questa stessa religiosa poi, deprimendo il Padre Manelli per la lontananza, fondò un monastero a Città di Castello scimmiottando la clausura delle Clarisse e la liturgia delle Benedettine fino a uno scivolone nel lefebvrianesimo.

A fine 2015 Suor Perillo ha ottenuto la dispensa dai voti e si è rifugiata in Inghilterra con un gruppo di consorelle egualmente dispensate dai voti per fondare un monastero filolefebriano. Complimenti!

Sotto il pontificato di Benedetto XVI il provvedimento vaticano fece seguito a una visita apostolica che Padre Manelli cercò d’inficiare senza successo.

Poco dopo la transizione al soglio pontificio, con provvedimento speciale del nuovo pontefice Papa Francesco, il Padre Manelli fu estromesso dal governo dell’istituto da lui fondato.

Come motivi del commissariamento, allo stile di governo autoreferenziale e clanico, alla formazione dei seminaristi incompleta e affrettata, ai rapporti con le suore ambigui, alla gestione delle temporalità poco trasparente, emersero presto altre deficienze anche grazie alle resistenze all’obbedienza di Padre Manelli.

Emerse un mondo di alleati chiamati alle armi dallo stesso Padre Manelli, dall’estrema destra politica al tradizionalismo cattolico filolefebvriano  con il sostegno di qualche porporato come il Raymond Leo Cardinale Burke, grande oppositore e critico dell’attuale pontificato.

Dopo la misteriosa morte del commissario apostolico Padre Fidenzio Volpi, padre Stefano Manelli esultante si stava preparando alla reconquista del suo impero profittando della misconoscenza della realtà dell’Istituto da parte dei nuovi tre commissari.

Il commissariamento del ramo femminile, l’arroganza e le disobbedienze dei suoi accoliti e familiari, l’insincerità truffaldina sulla situazione patrimoniale dell’Istituto e le denunce di alcune ex suore scompaginarono il suo piano.

C’è ormai un disegno di Dio che si delinea con sempre più chiarezza: P. Stefano Manelli non ha saputo vivere ed interpretare ecclesialmente il carisma da lui stesso presentato.

In un Istituto di Vita Consacrata, ha confuso il dono dello Spirito Santo alla Chiesa nella strumentalità degli uomini con un presunto diritto di vita, morte e interpretazione del carisma degli Istituti dei Francescani dell’Immacolata.

Fino ad oggi, infatti, interpellando un suo “figlio spirituale” ci siamo sentiti ripetere sgomenti: “l’Istituto è di Padre Manelli e ne fa quello che vuole”. (sic)

 Lo stesso giorno del rientro di Padre Manelli a Frigento, il piccolo quotidiano on line, “DENTRO SALERNO”, pubblicava un’articolo-intervista al religioso firmata da Rita Occidente Lupo, una “leonessa” classe 1957.

Nel suo contenuto si conferma una forma patologica di narcisismo a causa di riferimenti personali e autoreferenziali con evocazioni di San Pio da Pietrelcina poco pertinenti con la vicenda giudiziaria e canonica che interpella Padre Manelli.

E’ di pubblica conoscenza che il padre Manelli abbia utilizzato la figura dello stigmatizzato del Gargano per accreditarsi verso i suoi devoti, quasi che la santità si trasmettesse per eredità o per il solo fatto di aver fatto la Prima Comunione da un santo e averlo conosciuto.

Se così fosse, il laico presidente Sandro Pertini, amico di San Giovanni Paolo II dovrebbe essere elevato agli onori degli altari!

Il Padre Manelli esordisce la sua intervista propiziata verosimilmente da suoi adepti del salernitano dichiarando: “non so di cosa mi accusino”.

E’ un insulto alle vittime, alla Magistratura e alla verità.

Attraverso gli avvisi di garanzia ricevuti, sa bene su quali capi di accusa è indagato.

Per la cronaca ricordiamo la presunta truffa aggravata, falso ideologico e associazione a delinquere per la questione patrimoniale; atti libidinosi, violenza privata, omissione si soccorso per la questione riguardante i foschi rapporti con le giovani suore.

Quanto al presunto avvelenamento a padre Fidenzio Volpi, gli inquirenti sono discretamente, ma efficacemente all’opera.

Con l’enorme giro di soldi e di beni che Padre Manelli faceva circolare attraverso le donazioni di persone plagiate e disperate che cercavano grazie e consolazioni, è “molto facile” imbastire per i propri genitori un processo di canonizzazione.

Negli anni Quaranta, Cinquanta, tante erano le coppie in un’Italia religiosa e contadina che si aprivano generosamente alla vita offrendo al Signore pene e dolori di un pane quotidiano stentato. Nessuna singolarità nella famiglia Manelli, tampoco per un ostentato rapporto con Padre Pio da Pietrelcina i cui figli spirituali erano centinaia di migliaia.

In nessuna biografia ufficiale si è mai letto finora della famiglia Manelli come “prediletta” di Padre Pio.

Anche se fosse, essa non sta certo onorando un santo al quale pretestuosamente il religioso Stefano si richiama.

Quanto all’apparizione mariana a Settimio Manelli, padre di Stefano, numerose sono le persone che dichiarano in buona fede di aver visto la Madonna o Gesù anche in luoghi non sempre riconosciuti dall’autorità ecclesiastica in merito a manifestazioni soprannaturali: Oliveto Citra, Gallinaro, Medjugorie, etc…

Che tutti o tutte siano canonizzabili?

Ridicola e fuori contesto la poetica immagine del nugolo di uccellini che cinguettavano sul davanzale della finestra della stanza del parto di Padre Manelli.

Ornithocheirus in flight

Ornithocheirus in flight

Questo è successo anche a mio nonno!

Qualora Padre Manelli avesse ricevuto le grazie di diventare un San Francesco redivivo, per il suo attuale comportamento le ha perse tutte.

Speriamo solo in una sincera conversione finché il venerando religioso è in vita.

Sta ancora in tempo.

Mostri obbedienza sincera e duratura, chieda perdono a frati, suore e laici per la divisione che ha provocato e restituisca i beni all’Istituto anziché incantare con le storielle quelle stesse persone semplici che iniziano ormai a porsi più di qualche dubbio sulla sua onestà e sincerità.

Se è davvero umile, la smetta di rilasciare interviste da autoesaltazione.

La gente davvero non se lo merita.

GENTE: NEL CONVENTO DEGLI ORRORI SI SPALANCA LA CRIPTA NERA

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GENTE: Avellino. Perquisizione choc all’Istituto Francescano dell’Immacolata

Soldi, abusi. E ora l’indagine per una morte sospetta. Tre inchieste cercano di far luce su Stefano Manelli, padre padrone del monastero

NEL CONVENTO DEGLI ORRORI
SI SPALANCA LA CRIPTA NERA

da Frigento (Avellino) Loredana Zarrella

Una cripta misteriosa, un frate morto in circostanze poco chiare, un giro vertiginoso di soldi destinati ai poveri e invece rimasti lì, in appositi conti correnti. Nel mezzo, il sospetto di plagi e abusi sessuali ai danni di decine di suore. Tutti elementi che hanno costretto i carabinieri a un nuovo sopralluogo a Frigento, cuore della provincia di Avellino. E così l’attenzione sui Frati Francescani dell’Immacolata è di nuovo massima.

E’ una vicenda, a metà tra Il nome della rosa di Umberto Eco e i romanzi fantareligiosi di Dan Brown, che dura addirittura dal 1998 quella che vede protagonista il convento irpino. Con al centro un solo, ambiguo personaggio: padre Stefano Manelli, 83 anni il prossimo 1° maggio. Lui che, attualmente indagato dalla procura di Avellino per violenza sessuale e maltrattamento e destituito dal ruolo di guida dell’ordine dalla Santa Sede, si è ritirato in una comunità religiosa a San Giovanni Rotondo. Il paese di San Pio, il frate dei miracoli al quale padre Manelli per decenni ha detto di rifarsi autoproclamandosi addirittura, secondo alcune testimonianze, depositario delle sue sacre stimmate.

Eppure c’è lo sguardo vigile della Santa Sede, ma anche quello più palpabile della magistratura sulla sua opera ecclesiastica. Su quell’ordine religioso che conta circa 700 religiosi tra frati e suore, sparsi in tutto il mondo, già commissariato nel 2013. Ora un bliz dei carabinieri ha scosso la quiete del convento irpino, lì dove padre Manelli avviò a partire dagli anni 70 una nuova esperienza di vita francescana sulle orme di san Massimiliano Maria Kolbe. Un progetto di fede che, secondo decine di testimonianze, si è infranto a partire dal 1990, dopo cioé che la Chiesa riconobbe il nuovo istituto. A quel punto si sarebbe instaurato progressivamente un vero culto verso il fondatore, un controllo assoluto e dispotico sulla vita dei religiosi e una vigilanza morbosa sui movimenti delle suore.

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Gente num. 17-2016, prima di copertina – vedi in basso a sinistra

FRA’ MATTEO MORI’ CADENDO IN UN POZZO E FU SEPOLTO NELL’IPOGEO

E’ per vederci chiaro che la Procura di Avellino ha dunque predisposto il sopralluogo nel convento e nel vicino santuario della Madonna del Buon Consiglio. Quindici carabinieri hanno ispezionato in particolare la cripta, la dispensa e il luogo dove venne ritrovato cadavere, nel 2002, frate Mattew Lim, rinvenuto in un pozzo cisterna. E hanno verificato tra l’altro le condizioni igieniche dell’ipogeo, uno spazio angusto interrato dove dal 2000 sono stati sepolti nove corpi, tra cui i genitori di Manelli, Settimio e Licia, dichiarati Servi di Dio dalla Chiesa, suore, frati e benefattrici che alla loro morte hanno lasciato i beni all’istituto di padre Stefano. Beni non esigui: si parla di parecchi ettari di terre, di appartamenti, di ville e negozi tra Roma e Perugia. Sarebbe stato proprio il fondatore a volere questa sorta di cimitero privato, in vista della creazione di un movimento religioso intorno al Santuario.
Una decisione che suscita non poche perplessità: perché, ci si chiede ora, far riposare nella cripta i resti di consacrati e laici, senza aver avuto il visto della Diocesi che è l’ente proprietario della struttura? E le autorizzazioni rilasciate a suo tempo dall’Asl e dal Comune, ora in mano ai carabinieri, sono tutte regolari?

Sepolto laggiù c’è appunto anche il frate filippino Mattew Lim, originario di Quezon City, che a 30 anni, nel luglio 2002, fu trovato esanime nel pozzo del convento. Un incidente, secondo gli inquirenti di allora che non trovarono sul corpo del frate tracce di colluttazione. Qualcuno, timidamente, azzardò l’ipotesi del suicidio. Ma i confratelli lo esclusero perché fra’ Matteo, come veniva chiamato, era gioviale e gran lavoratore. Oggi, alla luce di nuove testimonianze e incongruenze, si fanno largo sospetti ben diversi. E’ per questo che la Procura ha deciso di riaprire il caso per escludere che possa essersi trattato invece di omicidio.

Quanto alla dispensa, i militari sono andati alla ricerca di cibi scaduti. Tra le accuse mosse a padre Stefano da alcuni religiosi, infatti, c’era la costrizione a mangiare alimenti avariati. In questo senso, però, nessuna traccia di anomalia è stata trovata dagli agenti. Del resto, sarebbe stato difficile a tre anni di distanza, dal momento che le accuse risalgono al periodo precedente al 2013, quando un decreto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata, firmato dal prefetto Joào Braz de Aviz e approvato da Papa Francesco, dispose il commissariamento dell’Istituto per disordini interni alla vita religiosa.

Accanto alle indagini della Santa Sede e della Procura di Avellino, c’è poi anche quella avviata dalla Guardia di Finanza. Perché questa è anche una storia di soldi e nel mirino è finita la gestione di un cospicuo patrimonio: 30 milioni tra denaro e beni immobili sequestrati a due associazioni legate all’istituto, con un’ipotesi di reato pesantissima per truffa e falso ideologico. Un filone anche penale, avviato dall’avvocato Giuseppe Sarno, legale della gestione commissariale dell’ordine con un dossier da brivido. Che passa anche da giuramenti dell’orrore.

UN’EX SUORA: “DURANTE UN RITIRO SPIRITUALE MI TOCCO’ IL PETTO, DISSE CHE ERA UN MODO PER ACCAREZZARE GESU’ “

Un’ex suora racconta: “Il Manelli nel convento di Frattocchie, vicino Roma, ci disse che avremmo dovuto scrivere una formula con il sangue con cui ci impegnavamo a obbedire ai Padri Fondatori, specie a lui”. Ci sono poi i presunti vizi del religioso. Un’altra ex suora ha rivelato: “In occasione di un ritiro a Pietralcina, in un casolare di campagna, padre Stefano mi metteva la mano in petto e la muoveva in senso rotatorio. Alla mia sorpresa a quel gesto insolito disse che, poiché ero piena di Gesù e dell’Immacolata nel mio cuore, lui in quel modo li sentiva, era come se li accarezzasse. Ha continuato anche in seguito e ho notato che faceva questa cosa anche ad altre suore”. C’è chi racconta di veri tentativi di approccio da parte del frate: “Non vergognarti, considerami il tuo sposo”. E qualcuno parla anche di induzione alla prostituzione di alcune suore nei confronti di sedicenti benefattori del convento.

Papa Francesco è intervenuto. Con un decreto del 19 ottobre 2015 si sono dispensati tutti i membri religiosi dal voto privato di speciale obbedienza alla persona del fondatore. Il quale si dichiara innocente, anzi vittima di una macchinzione. “E’ tutto un complotto”, sostiene attraverso l’avvocato Enrico Tuccillo, “un golpe ordito da alcuni frati per mettere le mani sui soldi dell’istituto”.

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QUEI PATTI DI SANGUE. Uno dei giuramenti scritti con il sangue dalle suore. Il patto secondo le testimonianze era preteso da padre Manelli. Papa Francesco ha sciolto le religiose da ogni tipo di vincolo.

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LE ALTE SFERE VENIVANO PER LUI DAGLI STATI UNITI. Il cardinale americano Raymond Leo Burke, 88 anni, nel 2010 con padre Manelli e madre Michela Cozzolino, superiora delle suore francescane dell’Immacolata.

 

Loredana Zarrella
Gente, num. 17 – sett. 3/05/2016, pag. 37.

 

Frigento, lasciti sospetti al convento, si apre un nuovo filone di inchiesta

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Loredana Zarrella

Tra i nove corpi che riposano nella cripta del Santuario del Buon Consiglio, a Frigento, c’è anche quello della contessa Margherita degli Oddi, originaria di Perugia. Morì a Frigento dopo aver donato all’Istituto tutti i suoi beni. A nulla valse il tentativo dei nipoti della donna di opporsi a tale lascito. Il sospetto è che Padre Stefano, indagato ora dalla Procura, e su cui peserebbero anche severe sanzioni canoniche, abbia esercitato pressioni su altri anziani per accumulare somme di denaro e beni immobili, quali ville e appartamenti. SU IL MATTINO, ed.Avellino.
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Lo Scandalo. Verifiche sulle presunte pressioni esercitate su anziani facoltosi perché donassero tutto all’Istituto.
di Loredana Zarrella
Frigento. Nuovi scenari, sulla già complessa mappa delle indagini, potrebbero prendere forma a seguito del sopralluogo dei militari dell’Arma all’interno del convento dei Frati Francescani dell’Immacolata, in via Piano della Croce, nella frazione Pagliara. Sono scenari che si tingono di giallo, spazi di mistero racchiusi tra le intercapedini della struttura religiosa, ora al vaglio degli inquirenti.
Accanto al giallo sulla morte di fra’ Matteo, ritrovato esanime nel pozzo del convento nel luglio del 2002, sempre più seri sono i dubbi sulla liceità della sepoltura di nove corpi nella cripta del Santuario della Madonna del Buon Consiglio. Pare infatti che i carabinieri, guidati dal capitano della Compagnia di Mirabella Eclano Leonardo Madaro, si siano soffermati in modo particolare in questo spazio angusto, dove riposano i resti mortali di frati, suore e benefattrici. I militari avrebbero avuto da ridire su una simile sepoltura.
L’ispezione di giovedì mattina, fatta scattare dal pm Adriano Del Bene, era volta ad appurare anche questo aspetto, quello cioè relativo alle condizioni igienico sanitarie del luogo in cui, all’epoca della reggenza di Padre Stefano Manelli, si decise di portare i corpi di alcuni defunti vicini all’Istituto religioso. Una sepoltura inusuale agli albori del 2000. Nessun Santo se non i genitori del fondatore dell’Ordine, Settimio Manelli e Licia Gualandris, riconosciuti dalla chiesa come Servi di Dio, e per i quali è in corso il processo di canonizzazione. Sulla loro tomba si recano in pellegrinaggio le coppie sterili, considerato che i due coniugi procrearono ben 21 figli. Sarebbe stato proprio Stefano Manelli a volere lì i loro resti, in vista della creazione di una cittadella della fede intorno al Santuario.
Da qui la richiesta delle autorizzazioni per la realizzazione di una sorta di cimitero privato, dove riposa pure Mattew Lim, l’allora frate filippino, trentenne, su cui pare essersi riaperto il caso, nonostante gli accertamenti del 2002 stabilirono che si trattò di un incidente. Sono le nuove testimonianze a insinuare il dubbio. Cadde davvero nel pozzo durante normali lavori di manutenzione o accadde altro?
Tra i corpi che riposano nella cripta anche quello di Suor Gloria, la religiosa filippina che, racconta una sua ex consorella, non fu esentata dalle penitenze estreme della quaresima nonostante il pessimo stato di salute, per disposizione dell’allora superiora generale Madre Francesca Perillo, ora in Inghilterra. Su un’altra lapide spicca poi il nome della contessa Margherita degli Oddi, originaria di Perugia. Morì a Frigento dopo aver donato all’Istituto tutti i suoi beni. A nulla valse il tentativo dei nipoti della donna di opporsi a tale lascito. Il sospetto è che Padre Stefano, indagato ora dalla Procura, e su cui peserebbero anche severe sanzioni canoniche, abbia esercitato pressioni su altri anziani.