La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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I FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA E LA BLOGOSFERA

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Riproduciamo e traduciamo in italiano l’interessante articolo – risposta apparso su www.maryvictrix.com/

Sulle recenti informazioni provenienti dalla Blogosfera sullo stato dei Frati Francescani dell’Immacolata

 

Pubblicato il 18 febbraio 2015 da P. Angelo M. Geiger

 

Il primo punto da fissare è che le fonti di recente “informazione” non sono Agenzie di stampa qualificate, ma i blogger che scrivono tutti, tranne uno, sotto pseudonimo o in anonimo. Essi non hanno fornito alcuna prova, cioè, hanno fatto affermazioni puramente per sentito dire, o comunque hanno affermato di avere “prove” da cui hanno citato estratti senza produrre il documento o il suo contesto. Tutte le fonti di queste “informazioni” sono chiaramente parziali nei confronti del Commissario e la Santa Sede e i blogger e le blogger in questione sono persone che lavorano di concerto (Rorate Caeli e Corrispondenza Romana, ad esempio, regolarmente ripetono e sostengono l’uno le informazioni dell’altro).

Anche in questo caso, nessuna “Fonte” di notizie stimabile ha assunto la responsabilità di tali “segnalazioni”. Per quanto ne sappia – almeno in lingua inglese – non vi è stata alcuna pubblicazione di “notizie responsabili”, ma sono state ripetute queste storie che emergono dalla blogosfera. Si prega di considerare che quando i veri giornalisti pubblicano informazioni provenienti da fonti anonime, l’autore si assume la responsabilità personale con il suo vero nome, e l’organizzazione tenta di confermare in modo probatorio le informazioni per segnalazione da fonti indipendenti. Niente di simile è mai stato tentato da questi blogger. Al contrario, come già accennato, vi è una relazione incestuosa tra i vari blogger e le loro fonti, e c’è stato anche il rifiuto abituale di accettare responsabilità personale per le informazioni dannose che sono state rilasciate.

 

Alcuni esempi

Durante lo scorso Avvento, Rorate Caeli ha pubblicato una di queste “informazioni” riguardante il Commissario che avrebbe vietato una novena di Messe, privando una delle nostre comunità contemplative dell’auto-sostegno finanziario. La denuncia era nata puramente per sentito dire, senza uno straccio di prova – ancora una volta da fonte anonima – postata su Internet da un blogger sotto pseudonimo. Io ho subito fornito i fatti in questione, che hanno mostrato come l’accusa fosse pura calunnia. Ma non è stata fatta alcuna ritrattazione, né il blogger in questione ha fornito un link per le informazioni che ho pubblicato.

Nelle ultime settimane un’altra “informazione”, pubblicata da Rorate Caeli, riguardante un video girato presso la nostra comunità del seminario. Ancora una volta, la fonte delle informazioni e le affermazioni fatte nei suoi confronti sono state tratte da una fonte anonima e pubblicate su Internet dalla stessa blogger sotto pseudonimo, naturalmente senza prove. Nel post, la blogger ha fatto tre false dichiarazioni: 1) che il video è stato girato nel giorno in cui il seminario è stato chiuso; 2) che le informazioni contenute nel video erano state soppresse dal Commissario; 3) che il video rappresenta “ciò che è stato”, e che la comunità “come era” è ora distrutta. Ho fornito prove reali  manifeste e verificabili, che queste accuse erano false. Anche in questo caso, nessuna ritrattazione e nessun link alla mia replica.

 

Nonostante questo, ho ricevuto messaggi e commenti che ignorano completamente i fatti evidenti, così mostrerò, ancora una volta, le prove. La chiusura del Seminario è stata ordinata dal Commissario l’8 dicembre 2013, ma i frati sono stati trasferiti qualche tempo dopo. Tutte le parti riguardanti la liturgia nel video sono di Celebrazioni in forma straordinaria, ma la celebrazione secondo il vetus ordo è cessata durante l’estate del 2013, circa tre o quattro mesi prima che il seminario fosse stato chiuso. Inoltre, ci sono più colori liturgici utilizzati, in modo che le varie celebrazioni liturgiche non avrebbero potuto essere riprese nello stesso giorno. Secondo i seminaristi con cui vivo, uno dei quali è il videografico autore del materiale, il video non è stato nemmeno girato interamente in seminario. Pertanto, sostenere che il video è stato girato nel seminario il giorno della chiusura del Seminario è falso.

In realtà, le varie parti del video sono state girate in molti giorni, e il seminarista che ha girato e prodotto un video da queste riprese, lo ha pubblicato circa tre mesi prima dell’ordine di chiusura del Seminario (si guardi il timestamp sul video di YouTube). Se si guarda il video originale, si può vedere che alcune parti dello stesso materiale compaiono in entrambi i video, e anche che il secondo video copia lo stile di presentazione del primo. Così l’affermazione secondo cui il Commissario ha soppresso l’informazione è una menzogna. Infine, non è stato fornito neppure uno straccio di prova per dimostrare che la nostra vita è notevolmente cambiata da quando il seminario è chiuso, a parte quello che è a tutti già noto fin dall’inizio della Commissione, vale a dire, che ci sono state imposte delle restrizioni riguardo all’uso della Forma straordinaria della liturgia, da Papa Francesco stesso.

Nonostante abbia fornito prove inconfutabili che almeno le prime due accuse sono false, nessuno di coloro che hanno diffuso queste menzogne ha, a mia conoscenza, tentato di confutarle.

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L’occasione per questa risposta

Ora c’è un’altra “informazione” proveniente da Rorate Caeli riguardante un presunto giudizio civile contro padre Volpi, il Commissario Apostolico di FI, che è stata diffusa da un’unica fonte: un blogger italiano sotto pseudonimo, Don Camillo, diffuso in Italia e all’estero attraverso diverse altre fonti sotto pseudonimo (il blog Chiesa e post concilio e Francesca Romana, lo pseudonimo che traduce di Rorate Caeli), e infine da uno pseudonimo blogger su Rorate Caeli. Anche in questo caso, i dati sono pure affermazioni senza prove senza alcuna evidenza e nessuno disposto a mettere il proprio vero nome a supporto delle tesi.

Ma rendendosi conto di dover fornire almeno l’apparenza di dati di conferma, Corrispondenza Romana, guidato da Roberto de Mattei, che collabora regolarmente con Rorate Caeli, ha pubblicato un articolo in cui si sostiene che il sito è in possesso di un documento del Tribunale dove si dimostra che padre Volpi ha ammesso:

 

il crimine [the felony] di diffamazione e la bugia [falsehood, anche: la menzogna] il 12 Febbraio 2015

e

come un equo indennizzo, [egli] dovrà pagare 20.000 euro alla famiglia Manelli, oltre a tutte le spese legali, la pubblicazione di pubbliche scuse su siti internet gestiti da lui, così come le lettere circolari a tutti i frati e le suore.

Ecco i fatti, tra i quali io ho incluso articoli, che ho parafrasato da una lettera di risposta di padre Volpi, pubblicata sul nostro sito ufficiale:

Nel momento in cui l’Istituto è stato commissariato dalla Santa Sede, i beni che l’Istituto possedeva sono stati sottratti dalla disponibilità dei Frati non essendo essi più inseriti tra gli associati. Ciò è stato fatto in favore degli ex superiori, al fine di privare la legittima autorità ecclesiastica all’interno dell’Istituto dell’utilizzo di questi mezzi per provvedere ai bisogni dei frati. In buona fede, padre Volpi ha informato di tutto questo i frati dell’Istituto con una lettera circolare, perché non aveva alcuna intenzione di farne una questione di dominio pubblico. Frati fedeli al Fondatore poi hanno subito fatto trapelare la lettera tramite i blog tradizionalisti, quindi padre Volpi è stato accusato dalla famiglia Manelli di diffamazione perché ha citato la famiglia del Fondatore tra i gestori dei beni alienati.

Si noti che la responsabilità di tutto il pubblico spettacolo e il danno alla reputazione, da tutti i punti di vista, appartiene agli attivisti tradizionalisti all’interno e all’esterno dell’Istituto, che hanno fatto  trapelare e hanno trasmesso le informazioni e hanno poi accusato padre Volpi di diffamare pubblicamente persone innocenti. C’è stato un tentativo, orchestrato fin dall’inizio del Commissariamento da parte di queste persone e delle loro organizzazioni, di travisare la volontà del Santo Padre nei riguardi dell’Istituto. Roberto de Mattei ha messo in evidenza che se l’Istituto non rimane come egli pensa dovrebbe essere, allora non dovrebbe più continuare ad esistere. Lui e tutti i suoi collaboratori anonimi si sono vincolati in questo progetto, e il loro ultimo sforzo è di tal fatta.

Secondo le attuali norme processuali civili italiane, qualsiasi azione giudiziaria che possa dar luogo ad una sentenza può avvenire solo dopo una tentata mediazione tra le parti. Pertanto, in tale mediazione con la famiglia Manelli – quindi non in un procedimento in Tribunale – pro bono pacis e nello spirito fraterno di San Francesco -, padre Volpi ha concordato una transazione, che non comporta un’ammissione di colpa o di un giudizio legale di colpa. Ha fatto questo accordo, al fine di evitare ulteriori procedimenti civili davanti al Tribunale di Roma e ulteriori costi per l’Istituto. Con l’accordo, ha acconsentito a chiarire la faccenda in questione sul sito ufficiale dell’Istituto.

Ma il blogger Don Camillo, che ha iniziato l’ultima ondata di propaganda, scrive:

Padre Volpi, dopo avere ammesso il suo reato di calunnie e menzogne, il 12 febbraio è stato condannato. (in italiano nel testo)

cioè:

Padre Volpi, dopo aver ammesso il suo reato di calunnia e menzogna, è stato condannato il 12 febbraio.

Fr. Volpi non è, infatti, stato condannato per alcun reato, né sottoposto a procedimenti penali; né ha mai – in tribunale o al di fuori –, ammesso di aver commesso un crimine, o pronunciato calunnie o bugie. Ma, dal momento che l’accordo pacifico, raggiunto in buona fede da padre Volpi, non è stato rispettato dalla controparte – al contrario, il procedimento di mediaconciliazione è stato da loro utilizzato come strumento per ulteriori tentativi di propaganda contro gli intenti di Papa Francesco per l’Istituto – padre Volpi considera l’accordo nullo e non ha alcuna intenzione di adempierlo.

Per favore, vi prego, si consideri il fatto – non una congettura, ma i fatti evidenti –, che non è stata fornita alcuna prova manifesta contro la presunta affermazione di padre Volpi su riportata. Tutto è per sentito dire, anche il “documento” di cui Corrispondenza Romana ha affermato di essere in possesso. Nulla è dimostrato, come invece sostiene Rorate Caeli. Onestamente mi chiedo se sappiano cosa significhi dimostrare qualcosa.

 

Il lebbroso Cattolico in Internet

Fratelli e sorelle, questo è lo stato dell’Internet cattolica. È una vergogna e uno scandalo per il mondo.

Imploro tutti quelli di buona volontà, non importa quanto si pieghino in reazione a quello che considerano ingiuste restrizioni sull’uso di Forma straordinaria, a guardare i fatti, che sono verificabili. Poi dare il beneficio del dubbio sulla base delle prove fornite da coloro che sono disposti a mettere in gioco la loro reputazione personale e il buon nome su quello che dicono in pubblico.

Come ho già sottolineato altrove, c’è qualcosa di terribilmente sbagliato in una gran parte dell’Internet cattolica e si insinua attraverso la blogosfera e oltre.

Da quando, in base agli standard cattolici, giudichiamo buono e giusto rovinare la reputazione degli uomini con i pettegolezzi mediante i mass media con fonti anonime e notizie non confermate? Da quando i soldati di Cristo hanno troppa paura di parlare alla luce del giorno di ciò che presumono  essere vero, troppo insensibili nel credere alla correttezza, e troppo razionalisti per aderire ai principi di giustizia di base.

Ho visto un numero di blog cattolici ripetere la stessa storia, da una fonte anonima, pubblicata da un blogger anonimo, distruttiva di reputazione, con la dichiarazione di non responsabilità con la dicitura “informazione non confermata”. Che suona così simile a quello che fanno nelle redazioni vere, ma in realtà è la cassa di risonanza virtuale di ciò che si desidera.

Il tragico difetto di molti, ma non tutti, i tradizionalisti è che credono alla giustezza della propria causa, alla pietà delle proprie intenzioni, alla propria reverenza di fronte a Dio, al proprio status di auto-applicata classe di perseguitati, all’urgenza della propria crisi santifica atti che nessun cristiano sano di mente, libero dalla costrizione, potrebbe mai giustificare, senza mai tentare di razionalizzare tutto ciò che fanno.

Ma il danno è fatto e quelli che soffrono di più sono i piccoli, legittimamente anonimi all’interno dell’Istituto, che vogliono solo vivere quanto promesso ed essere lasciati in pace.

Alcuni mi hanno criticato per il tono acuto e la modalità di seminare le mie argomentazioni. Ma il novantanove per cento di coloro che hanno di moltiplicare e pubblicizzare con così tanta urgenza le loro riflessioni sulla questione del nostro Istituto, non hanno alcuna – ossia zero – informazione diretta su di noi e non hanno neanche un bit – ossia uno iota – di investimento personale nella nostra comunità. Tutto quello che sanno è che hanno paura delle restrizioni imposte su di noi riguardo all’uso della liturgia, possano in futuro riguardarli, e a loro non piace e non hanno fiducia in Papa Francesco. Questi timori sono diventati il filtro attraverso il quale essi vedono tutto.

Dimenticate ciò che pensate del mio tono per un minuto. Mettete da parte i vostri pregiudizi per seguire le prove. La Chiesa è intervenuta nel nostro caso, perché l’Istituto e molti di coloro che ci sostengono avevano un problema reale.

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LA SAGRA DEL “VIN-TAG”

Goldene Himbeere

“A San Martino ogni mosto è vino” recita il popolare adagio che accompagna nel mese di novembre l’assaggio del vino nuovo dopo la cessata fermentazione del mosto.

L’alzata di gomito fa sicuramente perdere di lucidità e non risparmia nessuna categoria sociale, giornalisti compresi; meglio ancora se “à la retraite”!

In vino veritas, nel vino è la verità, diceva Plino il Vecchio.

Che cosa non rivela l’ebbrezza?

Come scrive Orazio, “essa mostra le cose nascoste” e altrove scrive che i re “torturano con il vino colui che essi non sanno se sia degno di amicizia”.

Come lo rivelerebbe “il test del palloncino” c’è da supporre che sia questa la prova alla quale vengono sottoposti dai “farisei contemporanei” gli “scriba contemporanei” da assoldare per attaccare il Papa e la sua azione di governo.

Più che saga FFI sarebbe allora meglio parlare di sagra del vino!

Marco Tosatti aiuta a capire molto bene questo “spirito” e rivela come nella vicenda dei Francescani dell’Immacolata qualche giornalista caduto in disgrazia sia stato inserito su un libro paga.

Dopo la sottrazione dei beni ai Francescani dell’Immacolata per volontà del Fondatore molto generoso la scorsa estate verso i suoi figli e soprattutto le sue figlie spirituali, il montepremi da offrire agli scribacchini non scarseggia affatto.

E’ difficile infatti giustificare un costante interesse sullo stesso tema divenuto “vintage”.

La sindrome dei vent’anni sicuramente affliggeva il Padre Manelli se circa ogni due decenni doveva necessariamente affondare e poi fondare una nuova “corte dei miracoli”.

Ai cultori del disco vintage sarà sicuramente capitato il fenomeno del “disco incantato” visto che il Tosatti ripete sia il 16 che il 20 novembre 2014 le stesse cose: un copia e incolla!

–     “Come già notato sia su questo spazio che da altri, il Commissariamento dei Francescani dell’Immacolata si contraddistingue sia per la vaghezza delle motivazioni – in realtà non è mai stato detto per quali motivi concreti la Congregazione per i Religiosi abbia deciso il provvedimento, salvo un’accusa di deriva “criptolefebvrista” – sia per il grado di conflittualità interna che ha provocato, e la severità della reazione, di cui questo ultimo episodio è un’ulteriore conferma”.  

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       “Come già notato sia su questo spazio che da altri, il Commissariamento dei Francescani dell’Immacolata si contraddistingue sia per la vaghezza delle motivazioni – in realtà non è mai stato detto per quali motivi concreti la Congregazione per i Religiosi abbia deciso il provvedimento, salvo un’accusa di deriva “criptolefebvrista” – sia per il grado di conflittualità interna che ha provocato, e la severità della reazione, di cui questo ultimo episodio è un’ulteriore conferma”.

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e ancora:

–        “Da profano, mi chiedo perché un religioso che non si sente più di continuare all’interno di una congregazione debba essere quasi costretto a rimanere, invece di portare il suo contributo di sacerdote in una diocesi, in un momento in cui le vocazioni non è che abbondino. Celiando, si potrebbe dire che sono rifugiati anche loro…E perché il Commissario Pontificio si rechi ad Assisi per dire “Attento…” a questo o quel vescovo”.     (16 novembre)

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       “Osservando la questione da un punto di vista laico e civile, non è facile capire perché un religioso che non si sente più di continuare all’interno di una congregazione debba essere quasi costretto a rimanere, o ad abbandonare totalmente il suo cammino spirituale, invece di rimodellare in una diocesi la sua vita, in un momento in cui le vocazioni, fra l’altro, sono scarse”.  (20 novembre)

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Ci viene subito in mente un’idea!

Perché non istituire un Razzie Awards per il giornalismo?

Marco Tosatti, anche se non ama seguire Papa Francesco,  potrebbe almeno imitarlo mettendo all’asta di beneficenza i “lamponi dorati” del trofeo senz’altro assegnatogli annualmente.

La tecnica di Tosatti ci ricorda tanto i dischi e i loro “incantatori” che hanno accompagnato le lotte operaie, le contestazioni del ’68, le feste degli anni ’70 … Poi quasi in contemporanea con il crollo del  Muro di Berlino è iniziato l’inesorabile declino di quell’epoca  ed il caro, vecchio 45 giri ne è stato la prima vittima.

Il Papa che abbatte i muri e costruisce i ponti, deve evidentemente dare fastidio ai venditori dei “dischi incantati” e una delle prime vittime deve essere stato qualche cultore del vintage, incappucciato grigio o con cappellina rossa che sia…

Addolora il plagio perpetrato ai danni di tanti ragazzi e ragazze che con la ripetitività del mantra e l’isolamento settario che fa vedere persino nella Chiesa “il nemico alle porte”, sono caduti nella rete del Padre Manelli.

Perché il Tosatti non intervista le vittime del Padre Manelli, visto che si chiede tanto quali siano i motivi del commissariamento?

Perché non intervista donne e uomini entrati poco più che minorenni nella vita religiosa e poi usciti quasi quarantenni, distrutti a causa del Padre Manelli?

Perché non intervista i loro anziani familiari?

Perché non verifica lo stile di vita tenuto fino ad oggi dal Padre Manelli e dai suoi accoliti?

Altro che fedele osservanza della vita religiosa!

Quella è tutta in quello che Tosatti chiama “nuovo corso FFI”!

Perché l’illustre vaticanista non fa un’inchiesta sulla destinazione dei beni dell’Istituto e il loro uso attuale?

Perché non interroga gli ex Superiori e confratelli Conventuali del Padre Manelli?

Perché non intervista vescovi e preti che hanno avuto a che fare in passato con il Padre Manelli?

Se non lo fa lui, altri professionisti seri di sicuro lo faranno…

Per essi si prepara piuttosto il Premio Pulitzer!

Il Razzie Awards sappiamo già a chi potrà essere assegnato…

L’atteggiamento a-professionale, fazioso, ripetitivo del Tosatti & Company si sta rivelando oramai la Waterloo del novello “Napoleone francescano”.

Il Padre Manelli ha sempre cinicamente ricattato i vescovi profittando delle loro poche forze di clero.

Come scritto sul blogghino San Pietro e dintorni, secondo lui in “un momento in cui le vocazioni sono scarse” i vescovi dovrebbero accogliere nelle loro diocesi chiunque.

Questo vale anche per coloro che sono ladri, eretici, donnaioli, arroganti, ignoranti,  pedofili e omosessuali, proprio come era successo nella Diocesi dell’amico vescovo di Albenga?

Bene ha fatto allora Monsignor Nunzio Galantino – se è vero – ad inviare una lettera circolare all’episcopato italiano.

Come Segretario CEI era suo dovere.

Monsignor Galantino non era nelle liste dei potentati curiali e Papa Francesco lo ha fatto eleggere proprio per questo.

E’ la stessa sorte che è toccata a chi oggi, nel nuovo corso FFI “impersonato  – sono le parole del Tosatti – dal segretario e portavoce, padre Alfonso Bruno” si trova ad essere diventato un eroe, suo malgrado.

Diversamente, l’importanza attribuitagli e gli attacchi infertigli, non si giustificano.

Poiché qualche prelato potrebbe lasciarsi commuovere dalla solita versione dei “frati perseguitati” e lasciarsi altrettanto commuovere dall’obolo di qualche “anima generosa” e amante del “vintage”, una di quelle che bussano con la punta di piedi e non con le nocche delle dita alla porte dei sacri palazzi, avendo le “mani occupate a tener fagotti e capponi”, era doveroso non piagare ulteriormente la Chiesa, anche nella sua dimensione locale e diocesana, con dei nuovi farisei.

Dopotutto, non sono essi che duemila anni fa hanno fatto condannare a morte Gesù Cristo?

Historia repetit…

“Peccatori sì, ma non corrotti” ci dice papa Francesco.

E sui blog continui pure la sagra del vintag!

Sulla giostra c’è posto per tutti!

SENZA ISTITUZIONE NON C’E’ CARISMA

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Dopo la recente Assemblea della Conferenza Italiana dei Superiori Maggiori (CISM) che ha riunito a Tivoli (Roma) i Padri Provinciali e i Custodi dei vari Istituti di Vita Consacrata e delle Società di Vita Apostolica, la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ha celebrato la sua 67° Assemblea Generale ad Assisi dal 10 al 13 novembre 2014.

Il tema centrale dedicato alla vita e alla formazione permanente dei presbiteri ha riunito più di duecento membri tra vescovi, religiosi e laici esperti.

Padre Fidenzio Volpi, Commissario Apostolico dei Frati Francescani dell’Immacolata, in qualità di Segretario Generale della CISM è da vent’anni che prende parte per diritto e per competenze alla commissione mista CEI/CISM.

Anche dopo il suo recentissimo incontro con Papa Francesco, diversi sono i vescovi italiani che lo hanno avvicinato per incoraggiare il suo delicato e difficile compito affidatogli dalla Santa Sede.

Un gruppo (25+25) di presbiteri ed ex studenti dei Frati Francescani dell’Immacolata cerca da mesi accoglienza presso qualche Diocesi.

La richiesta sta suscitando riserve e perplessità nei pastori delle Chiese locali perché si è rivelata non conforme al naturale disegno di rimodellare la propria vocazione come prete secolare, ma stratagemma per sottrarsi intanto all’autorità della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e dello stesso Commissario Apostolico in una fase di verifica canonica, dottrinale, disciplinare e finanziaria.

Lo scopo finale delle richieste d’incardinazione in Diocesi appare chiaro: è la costituzione di una piattaforma di lancio, magari off shore come quella dell’Arcidiocesi di Lipa nelle Filippine o in diocesi di minoranza cattolica come in Inghilterra,  per raggruppare chierici ordinati in sacris ed ex seminaristi FFI nella speranza di un ribaltone nell’attuale governo della Chiesa universale che può solo contare su miraggi mentali ai quali non si sottraggono polemisti come Antonio Socci nel suo recente e noiosissimo libro “Non è Francesco”.

Nello scorso inverno, alcuni degli ex superiori dei Frati Francescani dell’Immacolata si erano prodigati in una furtiva e pretestuosa raccolta di firme nella quale si voleva far credere a giovani e inesperti religiosi che il loro gesto avrebbe “salvato il Fondatore” ed evitato che la Santa Sede o il nuovo governo dell’Istituto mitigassero il carisma.

Essi contavano sulla complicità del chiacchierato cardinale Franc Rodé che doveva presentare al Papa una fabbricata petizione per passare sotto la disciplina canonica di Ecclesia Dei e quindi sviluppare una scelta quasi esclusivista della liturgia cosiddetta tridentina non solo per la Santa Messa ma anche per il Breviario.

Pertinente e luminosa è la dichiarazione, ripresa oggi dal sito ultratradizionalista “chiesaepostconcilio”  attribuita a mons. Pozzo della pontificia commissione Ecclesia Dei.

Il prelato triestino ha recentemente fatto capire all’Istituto del Buon Pastore, dipendente da Ecclesia Dei,  che la liturgia tradizionale può essere proibita dall’autorità e che il diritto di critica «seria e costruttiva» al Vaticano II deve cedere il posto all’ermeneutica della continuità.

Dal 2009 in realtà alcuni giovani chierici dei Frati Francescani dell’Immacolata, con un recente dottorato acquisito in discipline ecclesiastiche stavano promuovendo un’agenda più ideologica che teologica di un capzioso dibattito critico contro il Vaticano II.

I mesi recenti stanno ora e finalmente dimostrando nella vita dell’istituto commissariato un accresciuto senso di comunione ecclesiale e di fedeltà ai valori della vita religiosa francescana e mariana senza la maschera dell’ipocrisia di un tempo.

Ai Frati Francescani dell’Immacolata, infatti, dopo appena un mese dal commissariamento,  erano stati sottratti tutti i beni per affidarli alla gestione di figli spirituali e familiari del Fondatore.

Questo, molto probabilmente,  serviva per foraggiare l’agognato novello Istituto religioso che la Santa Sede non potrà mai omologare per decenza e coerenza, oltre che giustizia e sensus ecclesiae.

Malgrado una lettura sempre più serena e chiara sulla vicenda, qualche ex giornalista  come Marco Tosatti continua la sua critica all’azione del Commissario Apostolico Padre Fidenzio Volpi attribuendogli nel suo blog addirittura un’azione dissuasiva nei confronti dei vescovi italiani che vorrebbero accogliere i Frati dissidenti e “transfughi”.

Incomincia a sorgere più di qualche dubbio sulla buona fede e sulla loro probità professionale dopo “fughe” di beni mobili ed immobili, collusioni con ambienti curiali in opposizione all’attuale pontificato di Papa Francesco e appoggi politici di lobbies estremiste italiane ed estere che già credevano di aver assoldato un giovane Istituto internazionale operante anche nel campo della comunicazione.

Quanto ai vescovi che stanno mostrando disponibilità di accoglienza a qualche chierico FFI “transfugo”, si annovera il problematico Mons. Ramon Arguelles delle Filippine, del quale hanno molto parlato i blog tradizionalisti.

Egli sta fornendo “asilo politico” a cinque frati che sono stati spinti simultaneamente a scappare dal convento finanziati dagli amici del Fondatore anche nel costoso biglietto aereo dall’Italia.

L’arcivescovo di Lipa non potrà ancora per molto tempo resistere agli ordini formali di restituire i Frati transfughi alla loro Famiglia Religiosa.

La disobbedienza di Mons. Arguelles è sconcertante, ma un eventuale provvedimento disciplinare nei suoi confronti non potrà sorprendere più di tanto.

L’arcivescovo di Lipa, autorizzando a dei chierici sospesi l’esercizio del ministero, sta consumando un abuso canonico e disciplinare che crea ulteriore confusione nelle anime della sua diocesi e illusione di giovani sacerdoti.

In Italia è nota invece la vicinanza di mons. Mario Oliveri a Mons Bernard Fellay, capo dei Lefebvriani e a Padre Stefano Maria Manelli,  il Superiore deposto dei Francescani dell’Immacolata.

Mons. Oliveri è molto probabilmente tra i vescovi che non disdegnerebbero di accogliere dei Frati disobbedienti o “transfughi”.

I recenti avvenimenti scandalosi che hanno interessato la sua Diocesi di Albenga-Imperia hanno però definitivamente messo in discussione la sua credibilità e quella dei religiosi FFI residenti a Pontelungo rendendo problematica la sua azione di governo.

L’intera vicenda dei Francescani dell’Immacolata sembra volgere oramai a una soluzione con la chiara distinzione tra chi vuole seguire la Chiesa e chi vuole seguire una “sua” chiesa.

L’attenzione dei Vescovi al ministero presbiterale e alla vita consacrata nell’Anno che le è dedicato non può permettere ulteriori ferite al Corpo Mistico di Cristo a favore di messianismi e falsi profeti.

L’Anno dei Religiosi voluto da Papa Francesco è stato pensato nel contesto dei cinquant’anni al Concilio Vaticano II e, più in particolare, del Decreto Perfectae caritatis.

La memoria grata per aiutare i consacrati a vivere il presente con rinnovata disponibilità ad assumere i propri impegni con la gioia che segna una esistenza evangelica, fraterna e missionaria, nella preghiera e nella penitenza, non è forse quanto il Padre Manelli voleva realizzare all’inizio della sua esperienza?

Cos’è andato storto?

C’è sempre tempo per la revisione e la misericordia che distingue i santi dai santoni.

Per lenorme influenza che il Padre Manelli esercita palesemente su parte di “ex” sudditi, laici e suore, basterebbe una sua parola per mettere la pace anziché alimentare odio e divisione.

E’ lecito chiedersi: Perché Padre Manelli non ha mai preso le distanze dalle critiche al Papa, alla Congregazione per i Religiosi, al Commissario, ai suoi figli, in nome di chi credeva di difenderlo con mezzi immorali?
 
Dalla città d’Assisi, il vir catholicus San Francesco, ci ricorda che i doni di Dio non sono da sotterrare nel proprio hortus conclusus, ma essi devono essere donati agli altri con generosità e distacco.

Non a caso il Vangelo di domenica scorsa ci presentava la parabola dei talenti che Papa Francesco ha ripreso nell’Angelus: “Credo che oggi sarebbe un bel gesto che ognuno di voi prendesse il Vangelo a casa, il Vangelo di San Matteo, capitolo 25, versetti dal 14 al 30, Matteo 25, 14-30, e leggere questo, e meditare un po’: “I talenti, le ricchezze, tutto quello che Dio mi ha dato di spirituale, di bontà, la Parola di Dio, come faccio che crescano negli altri? O soltanto li custodisco in cassaforte?”.

IL VESCOVO OLIVIERI E I FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA DAL SECOLO XIX

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IL SECOLO XIX – MERCOLEDÌ 29 OTTOBRE 2014 – p.1 e p.9

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IL VESCOVO DI ALBENGA SI AGGRAPPA AGLI AMICI PER EVITARE DI DARE LE DIMISSIONI

di FRANCESCO PELOSO

Il caso del vescovo di Albenga, monsignor Mario Oliveri, la cui diocesi è da tempo al centro di una serie di scandali e di ipotesi di reato a sfondo sessuale, sta diventando un problema sempre più serio per il Vaticano. Le accuse rimbalzate sui media sono ormai note: si va dagli abusi sessuali sui minori, alle molestie nei confronti di turiste, alla pubblicazione di foto di preti nudi su siti gay. Un quadro che, sotto il profilo giudiziario, potrebbe rivelare particolari non ancora del tutto emersi.
Fino ad ora per altro dalla diocesi è arrivata una sola smentita che risale alla settimana scorsa circa lo scenario inquietante in cui si troverebbe la chiesa della cittadina ligure, ma dal Vaticano confermano invece che i fatti sono veri, «in quella diocesi ci sono problemi seri». Per questo dopo l’ispezione compiuta del nunzio in Italia, monsignor Adriano Bernardini, che ha verificato la gravità della situazione, è iniziato il pressing sul vescovo per indurlo a dimettersi.

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Per evitare infatti l’inasprimento della crisi è necessario che monsignor Oliveri consegni il proprio mandato al papa, in tal modo la nomina di un successore diventerebbe assai più semplice. In caso contrario la Santa Sede dovrà procedere seguendo altre strade e adottando provvedimenti più severi. Tutto può succedere nelle prossime ore e giorni. D’altro canto monsignor Oliveri non è poi così isolato nella Chiesa. Il vescovo di Albenga è infatti uno dei punti di riferimento dei settori ultratradizionalisti in Italia e non solo. Non a caso in questi giorni la galassia dei siti internet vicina ai lefebvriani sta difendendo a spada tratta il monsignore finito nell’ occhio del ciclone. Si consideri che Oliveri fu tra i primi in Italia a celebrare la messa in latino preconciliare dopo la sua liberalizzazione da parte di Benedetto XVI nel 2007. Oliveri, sotto tale profilo, vanta alleati di un certo peso nella Curia vaticana, sia pure oggi caduti in disgrazia con papa Francesco. Di certo non lontano dalle posizioni di Oliveri è per esempio il cardinale Raymond Leo Burke, americano, attualmente prefetto del Supremo tribunale della Segnatura apostolica. Burke è un difensore estremo del tradizionalismo cattolico e probabilmente presto verrà allontanato dai posti che contano in Curia. C’è poi il cardinale Mauro Piacenza, di scuola “siriana”, ora a capo della Penitenzieria apostolica; Bergoglio lo allontanò dall’incarico assai più rilevante di prefetto della Congregazione per il clero, anche lui appartiene al gruppo dei tradizionalisti. Ma Oliveri è anche vicino al super integralista vescovo di San Marino, il ciellino Luigi Negri. Oliveri ha scritto la prefazione per un libro di Negri dedicato a Pio IX – “Pio IX, attualità e profezia”- il testo è stato pubblicato dalle edizioni Ares, vicine all’Opus Dei.

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Ancora il vescovo di Albenga lo ritroviamo celebrante nel 2008 di una messa nell’antico rito in cui sette suore della Congregazione dei francescani dell’Immacolata fanno la professioni dei voti perpetui. Oggi la congregazione in questione è stata commissariata da papa Francesco anche per contrasti e problemi sorti in merito all’amministrazione di alcuni beni.

Se questo è il quadro, parziale, dei legami del vescovo con settori importanti della Chiesa, non può essere dimenticato un episodio più recente. Solo nel febbraio scorso fatti è stato nominato vescovo di Sanremo monsignor Antonio Suetta, ex capo di quel seminario vescovile di Albenga al centro di una parte non piccola degli scandali fin qui emersi, nonché economo della diocesi, uomo insomma vicino a Oliveri. Suetta fra l’ altro nel 2009 ha preso il dottorato in teologia presso l’ateneo Regina Apostolorum dei Legionari di Cristo, altra congregazione della destra ecclesiale coinvolta in scandali sessuali e commissariata già da Benedetto XVI.
Fra i primi atti del nuovo vescovo di Sanremo c’è fra l’altro la partecipazione a una messa preconciliare nel luglio scorso. La nomina di Suetta formalmente è del papa ma di regola è il nunzio apostolico in Italia – lo stesso monsignor Bernardini- a fornire una terna di nomi dopo aver consultato la conferenza episcopale regionale, in questo caso per altro presieduta dal presidente della Cei il cardinale Bagnasco la cui voce ha il suo peso nelle nomine.
Quando il primo marzo scorso il cardinale consacrò come vescovo monsignor Suetta appena nominato a Sanremo, nel corso dell’ omelia disse fra l’ altro: «Saluto con particolare affetto il Monsignor Mario Oliveri, che ha donato generosamente un suo sacerdote, monsignor Antonio Suetta, per questo impegnativo servizio». Anche il cardinale Domenico Calcagno, si dice, è amico di Oliveri; Calcagno in Vaticano è ancora a capo – sia pure solo pro forma – dell’ Apsa, l’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica, divenuta la banca centrale del Vaticano. È dunque un mondo in crisi quello in cui si muove Oliveri, eppure vivo, che resiste al cambiamento. Ma per comprendere i legami forti del vescovo di Albenga all’interno della Chiesa bisogna andare indietro nel tempo, quando Oliveri svolse fra gli anni ’70 e ’80, una prima parte della carriera ecclesiale dentro il servizio diplomatico vaticano a diretto contatto con la Segreteria di Stato. Quel percorso però s’interruppe. Dopo incarichi di un certo rilievo nelle nunziature di Francia, Gran Bretagna e Italia, il monsignore non diventò mai nunzio apostolico e il suo cammino virò d’ improvviso verso la diocesi di Albenga di cui divenne vescovo nel 1990.

Hanno ucciso l’Uomo Ragno

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In risposta a: All Christian

La tarantola è un ragno tanto brutto, quanto innocuo per l’uomo.
Sui blog e social network capita spesso che ignari internauti vengano avviluppati dalla sua tela il cui morso però non è fatale.
E’ quanto sta succedendo sul famigerato caso dei Francescani dell’Immacolata.
Tanto chiasso, tanta cacofonia, ma poca sostanza per chi sperava in un “controgolpe” a favore di un governo legittimamente e provvidenzialmente rimosso la cui verità sulle malefatte viene a galla quale antidoto a ogni veleno di ragno.
Nel seguire i contenuti presenti nella giungla mediatica, non è difficile imbattersi in una sorta di variegata fauna di animali selvaggi e flora di piante carnivore e velenose.
E’ il caso di “All Christian” che “Tutto” è fuorché “Cristiano”.
In uno dei rari post, datato questa volta 15 ottobre 2014, c’è il lungo “commento alla risposta di Padre Alfonso ad un articolo apparso su Corrispondenza Romana”.
Senza precisare di quale articolo si tratti, segno dell’ozioso dilettantismo di chi scrive senza trame, né ordito, traspare la rabbia offensiva dalle frasi con cui l’anonimo autore bacchetta i Padri Bruno o Volpi di turno, confermando a suo sfavore come l’antipatia nei confronti di una persona non può dare fondamento a una critica rivolta contro tutta l’azione in cui questa persona è impegnata.
Ciò diciamo perché l’attività di governo svolta dal Commissario Apostolico non è soltanto frutto dei suoi orientamenti e delle sue decisioni, ma viene puntualmente concordata, attraverso la Congregazione competente, con la Santa Sede.
Per quanto riguarda le sanzioni, nessuna norma ha vigore se non le prevede e se non vengono applicate quando è necessario.
La sanzione ha naturalmente una funzione di rieducazione, “salutare” , ma la rieducazione richiede una collaborazione da parte dell’interessato e non ci pare che gli estensori dell’articolo siano animati da questo spirito.
Non c’è alcuna situazione repressiva nell’Istituto, e lo prova il fatto che nessuno è stato sanzionato per le sue opinioni, ma solo per casi estremi di indisciplina.
Si commenta da sola la giustificazione delle violenze avvenute in Nigeria: qui non c’entra lo spin doctor, bensì il fatto che l’uso della violenza non è mai accettabile.
L’avere trovato complicità fuori dall’istituto, dimostra che siamo precisamente davanti a un disegno di divisione della Chiesa
E’ un “capolavoro del Diritto” l’affermazione che “i provvedimenti ingiusti non sono validi”.
Chi ne stabilisce la giustizia e chi la validità?
Il Comitato dell’Immacolata?
Chi osa usare e accompagnare al nome della più sublime delle creature una nefanda azione divisoria nei confronti della Chiesa e di una famiglia religiosa?
E’ evidente che, sin dall’inizio del commissariamento, si è confrontati a “una trama ben congetturata” di agitazione mediatica, unico ed estremo ricorso a chi non ha la Ragione e il Diritto dalla sua parte, ma in realtà neanche la Fede, elemento che avrebbe ispirato propositi e azioni ben diverse di quelle che hanno scandalizzato i piccoli e per le quali qualcuno ne risponderà davanti a Dio.
Si parla di “frati contrari al Summorum Pontificum”, ma in realtà NESSUNO dei frati ne era contrario. Si era piuttosto contrari a uno stile di governo, a un’impostazione pedagogica ed ecclesiologica lacunosa, a un’economia (povertà) ipocrita e poco trasparente, problemi tutti emersi durante la Visita Apostolica.
Provvidenziale che nell’articolo si parli ancora della questione dei beni sottratti all’Istituto con l’ennesima apologia nei confronti dei “fratelli e sorelle” di Padre Manelli.
“Cicero pro domo sua”.
Con artificio mediatico, tramite avvocato, si è imposto a padre Volpi una rettifica, o meglio la specificazione del non coinvolgimento dei germani di Padre Stefano Manelli, cosa che il Commissario Apostolico non aveva mai dichiarato, riferendosi evidentemente ai “familiari del Fondatore” che si estendono naturalmente a quelli “acquisiti” come i cognati.
Essendo pubbliche le Associazioni a cui fanno capo i beni dei Francescani dell’Immacolata, si evince dal collegio degli associati che ne fanno parte un cognato e una cognata. E’ forse reato pubblicare un atto pubblico?
Quanto “ai genitori delle suore” è forse reato dichiarare che alcuni di esse sono associati degli Enti a cui fanno riferimento beni ed opere dell’istituto?
E’ chiara la volontà di servirsi di persone di fiducia o ricattabili, quali genitori di religiose che ci tengono al bene delle figlie, per consumare una truffa ai danni di una famiglia religiosa e beneficarne una nuova che si vorrebbe creare.
Quando si parla di frati che scappano dal convento per “l’equilibrio psichico a rischio” si dimentica che quei frati erano in comunità omogenee, formate da persone che condividevano la stessa sensibilità, seppur distorta e non allineata con l’Autorità vigente.

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Le “fughe in avanti” sono piuttosto strumentali al disegno divisorio e al ricongiungimento della prima testa di ponte nella lontana diocesi di Lipa nelle Filippine, lontano dagli sguardi indiscreti di Roma.
Peccato che nell’era del villaggio globale sappiamo che l’Ordinario del luogo è noto per eventi poco simpatici occorsogli, non ultimo tra i quali la contestazione popolare per un Mc Donald inserito nel comprensorio della storica cattedrale.
Finora si era parlato di 150 Religiosi che chiedevano la dispensa dai voti.
Oggi l’estensore dell’articolo, a nome del “Comitato dell’Immacolata”, parla di 35 sacerdoti.
Cosa è successo?
Chi ha dato i “numeri del Lotto”?
E se i sacerdoti anziché 35 fossero 25?
Si ritorna poi spesso sulla questione della Nigeria, non affrontando mai i delitti commessi dai formandi lì presenti e dai formatori istigatori.
L’articolista è così disinformato che scrive: “Cosa si aspetta a lasciarli liberi”?
Il problema è che i formandi non se ne volevano proprio andare e alla fine sono andati via con l’abito, cosa che non ha risparmiato loro di essere perseguiti dagli abitanti della zona e da una giustizia sommaria in un Paese provato dai continui attentati di Boko Haram.
L’autore dell’articolo deve avere la memoria dell’elefante ed essere soprattutto un tipetto vendicativo quando chiama ancora una volta in causa i dati del questionario del Visitatore Apostolico, attribuendone a Padre Bruno il taroccamento.
Sembra molto strano pubblicare dei dati su un sito ufficiale senza nessuna contestazione da parte delle Autorità competenti.
Peccato che il blogghista di All Christian dimentichi di quando Mons. José Carballo in persona, in qualità di Segretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata, fornì in una conferenza stampa di inizio 2014 una percentuale del 74% dei frati che avrebbero auspicato il commissariamento o il capitolo generale straordinario, segno inequivocabile, in entrambe le soluzioni, di un malessere diffuso e di una ferma volontà di rispedire a casa “gli uomini del potere”.
Il tentativo di formare un altro istituto da parte dei dissidenti FI, oramai chiamati “manelliani” se rientri o meno in una dinamica anti ecclesiale non lo stabilisce padre Bruno, ma la Chiesa stessa che si riserva il se e il quando della concessione della dispensa dai Voti, giudizio che non può spettare al sedicente Comitato dell’Immacolata.
Viene invocato il chirografo del Papa sulla non concessione della dispensa. E’ possibile che il Santo Padre si pronuncerà nel merito attraverso il Dicastero competente.
Se nei conventi “non si vive più come in famiglia e c’è diffidenza”, è perché un padre si è trasformato in Saturno e cerca a tutti i costi di distruggere quanto il Signore gli ha ispirato.
Non la tarantola, ma la “vedova nera” uccide i propri partner e i propri figli.
E’ questa la storia della giungla, non è certo questa la storia dei santi.
Più che scrivere le loro vite, occorre imitarli.
Se per gioco o necessità si dovesse ripartire da zero, in attesa che P. Alfonso risponda o meno all’ennesima provocazione, se io fossi frate o volessi diventarlo, seguirei chi sta col Papa e seguirei chi, non in Italia, ma in Africa è partito da zero suscitando numerose vocazioni.

Intimidazioni di “Anonimi”

Riposte Catholique

 

Non comprendiamo cosa c’entri il Diritto canonico con la risposta del Commissario, tecnica e rispettosa.

Le commissaire Volpi attaque Riposte Catholique | Riposte-catholique

http://www.riposte-catholique.fr/riposte-catholique-blog/documents/le-commissaire-volpi-attaque-riposte-catholique
www.riposte-catholique.fr

Saremo contenti di sapere finalmente chi si nasconde dietro l’anonimato.

Vi aspettiamo..

Profilo Facebook non riconosciuto

La pagina del social network Facebook denominata “In favore dei Francescani dell’Immacolata” e che appare così come da snapshot in calce, non è riconosciuta dal nostro Istituto Religioso che ne individua al contrario una piattaforma di agitazione e detrazione che non rende servizio nemmeno a coloro che presume difendere.

Oltre a confermare il carattere istituzionale del portale  www.immacolata.com, del FB ufficiale  e del twitter UCFFI, la nostra famiglia religiosa saluta l’iniziativa spontanea di altri luoghi di comunicazione ( 1 ; 2 e 3) che pur avendo un carattere indipendente – essendo amministrati da laici – forniscono informazioni che finora ci risultano veritiere e degne di nostra conferma.

Gruppo Facebook Non Riconosciuto dall’Istituto dei Francescani dell’Immacolata