La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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Cercasi bussola disperatamente

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Il mondo dei cattolici fondamentalisti sembra “aver perso la bussola”.

Continua la saga degli attacchi insensati rivolti ora al Segretario CEI, ora al Commissario Apostolico FI Padre Volpi e a tutti coloro che “sono colpevoli” di seguire il Papa.

L’intervento a corrente alternata (A.C. come le iniziali dell’Anti-Cristo) di alcuni blog e portali ultra tradizionalisti rivela, oltre a una certa disperazione in un ambiente ormai agonizzante e privo di idee, l’esistenza di una rete lobbista senz’altro gnostica e politicizzata.

Essa, pur essendosi presentata nell’ultimo decennio quale garante dei valori non negoziabili, della sana tradizione, della stessa Chiesa, alla resa dei conti ha ceduto alla “mentalità dello scarto” facendo della Sposa di Cristo un oggetto a proprio abuso e consumo.

Al fine di stendere un velo pietoso su fatti e misfatti, si può intanto sdrammatizzare ridendo su chi si è coperto di ridicolo.

La Chiesa Cattolica, una santa e apostolica e romana, insieme con la Vittoria di Lepanto e di Vienna, dal 2013 in poi celebrerà oramai la sconfitta dei tradi-protestanti ogni 13 marzo. Il sogno di Don Bosco e il trionfo del Cuore Immacolato si realizzano. W il Papa!

La bussola è fondamentale per orientarsi, ma quando c’è la tempesta – come nel caso dei Francescani dell’Immacolata – è più sicuro utilizzare il GPS, come il Tom Tom.

Questo vale anche quando nel pelago mediatico ci si affida a nuove bussole quotidiane in formato informatico che sembrano i tam-tam dei Pigmei.

Che “La Nuova Bussola Quotidiana” non navigasse in buone acque è un fatto noto.

Solo due anni fa molti furono i mayday che trovarono nel transatlantico di qualche vescovo imbarcato sulla lobby di Dio”, il soccorritore dei naufraghi.

Come suggerisce il Vangelo: “Può forse un cieco guidare un altro cieco?” (cf. Lc 6,39)

Un salvagente salvaportale da almeno centomila euro annui non poteva che calamitare l’ago dell’impostazione editoriale verso il magnete dei magnati!

Non è la prima volta che “La Nuova Bussola Quotidiana” entra a gamba tesa sulla questione dei Francescani dell’Immacolata profittando ora anche dell’aspirante arbitro milanista.

Il portale ha la capacità di trasformare le rettifiche in nuove accuse.

Ogni azienda ha la sua cultura e si qualifica per la sua onestà deontologica e professionale.

Rientrando nel campo da gioco, l’aspirante direttore di gara, distratto a prendere appunti sul taccuino di giornalista-arbitro, si è dovuto fidare di un guardalinee.

Tra fischiettate, stop and go, misurazione di distanza dalla barriera, il nostro aspirante arbitro si gode – come noi – anche il gioco pimpante del tiki-taka con le sue triangolazioni.

E’ la tecnica del Nuovo Millennio!

Quanto alle squadre impegnate nel tiki-taka annoveriamo oltre alla “Bussola”, le serie cadette “Bastabugie”, “Sanpietro” nei pressi di Piacenza e “Messainlatino” che nell’amichevole con il Malta ha collezionato tanti cartellini gialli da riempire un paginone!

Chi vincerà la coppa del leone rampante ocra-crociato del trofeo “secundum cor tuum”?

“Poiché il calcio del futuro è da ricercare nel passato”, dice il buon Angel Cappa – magna, rimane però ancora efficace la “tecnica del catenaccio” dell’Atletico Argentino.

Visto il gioco sporco e falloso degli avversari, il Commissario Tecnico Volpi conta di far segnare gol ai suoi con i calci di punizione.

Qui ci vorrebbe Maradona, ma l’allenatore si concede nel frattempo un caffè Lavezzi in un bar di Galantina – di Puglia.

Con simili campioni, in caso di convocazione in (chiesa) Nazionale, come sempre ci penserà il corriere “corrispondenza romana”.

Se il fattorino dovesse perdersi malgrado la nuova bussola, gli consigliamo di andare più sul tradizionale.

Guardi la Stella, invochi Maria!

E’ meglio!

Un “ghost buster” di eccezione: Marco Tosatti

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Il noto vaticanista sulle tracce degli ectoplasmi ecclesiastici.

Nelle librerie italiane si possono trovare molti titoli dedicati ai fantasmi che popolano il Bel Paese, che in fatto di ectoplasmi e presenze arcane non ha davvero nulla da invidiare alla Scozia.

Marco Tosatti ci avverte però di una differenza fondamentale tra l’Italia e la Caledonia: mentre nelle brume del Nord i fantasmi popolano i castelli, da noi è più facile trovarli in ambiente ecclesiastico.
Se Marx avvisava, nel suo “Manifesto dei Comunisti” che un fantasma si aggirava per l’Europa, Tosatti ammonisce che un suo collega si aggira nel più ristretto ambito dei corridoi della Conferenza Episcopale Italiana: tale presenza spiritica avrebbe le sembianze di Padre Fidenzio Volpi, Commissario dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata.
I lettori possono immaginare lo spavento dei Presuli, davanti ai quali il Volpi si materializzava mettendo in guardia ora questo ora quello dall’accogliere nelle loro diocesi i frati che volevano uscire dalla Congregazione affidata al suo governo.
E’ infatti tipico dei fantasmi ripetere ai malcapitati cui appaiono vuoi le colpe commesse durante la loro esistenza (di qui la denominazione di “anime in pena”), vuoi quelle compiute dai viventi.
Il fantasma di Padre Volpi ammonisce i Confratelli insigniti dell’Episcopato che le pene dell’inferno li attendono se cadono nella tentazione di accogliere qualche frate intento a fuggire dalle grinfie del Commissario Apostolico.
Il quale, come scrisse San Pietro “circuit tamen leo rugens, quaerens quem rapeat”.
Tosatti non precisa se le apparizioni di Volpi ad Assisi siano avvenute nottetempo, al fine di incutere maggior terrore ai malcapitati.
Nel racconto del vaticanista non manca nulla, comprese le leggende sulla vita terrena dell’ectoplasma, avvolta naturalmente nel mistero.
“In realtà – annota con un vago riferimento all’arcano – non è mai stato detto per quali motivi concreti la Congregazione per i Religiosi abbia deciso” il commissariamento: qui la pretesa leggenda decade in realtà ad un livello da opuscolo dell’Ente Turismo, dato che questi motivi non sono affatto misteriosi, o forse risultano tali solo ad un appassionato dell’occulto a buon mercato quale è appunto il Tosatti.
“Non ci sembra un bel clima – annota – quello che si respira attualmente.
Le guide turistiche non sarebbero guide turistiche se non ammonissero i visitatori: “Attenti al fantasma!”
Il mistero, comunque, si infittisce: “Il caso non sembra ancora trovare (…) una spiegazione chiara”.
Entrano dunque in scena le apparecchiature usate dai “ghost busters” per spiegare i fenomeni paranormali.
Il fenomeno, però, dilaga, ed i fantasmi divengono una torma, una legione, proprio come i demoni evocati da Dante Alighieri nell’Inferno:, dato che si aggirano per l’Italia, come anime in pena, un gruppo (25+25) di presbiteri ed ex studenti dei Frati Francescani dell’Immacolata”.
La misteriosa sigla “25+25”, che rievoca i 4+4 di Nora Orlandi al Festival di Sanremo, da un tocco di formula alchemica alla rappresentazione evocata da Tosatti.
Ci domandiamo come possano passere inosservati cinquanta (dicansi cinquanta!) fantasmi che trasmigrano in gruppo da una plaga all’altra dell’italico suolo, equamente divisi tra presbiteri e novizi.
Supponiamo che davanti a una simile apparizione dovrebbe mobilitarsi l’intero Congresso degli Esorcisti Italiani, dal Presidente Padre Amorth fino a quello dell’ultima Diocesi.
Immaginiamo un conflitto apocalittico, ed attendiamo una cronaca “horror” redatta da Tosatti.
Quale succulenta anticipazione, il vaticanista ci getta in pasto che i cinquanta fantasmi non cercano un castello, bensì una “piattaforma di lancio”, preferibilmente “off shore”, collocata nelle Filippine oppure in Inghilterra (in Scozia c’è troppa concorrenza).
Siamo dunque ai fantasmi in formato esportazione: dopo la “fuga dei cervelli”, mancava soltanto la “fuga delle anime”.
Per fortuna, ci ha pensato Padre Fidenzio Volpi.

LA SAGRA DEL “VIN-TAG”

Goldene Himbeere

“A San Martino ogni mosto è vino” recita il popolare adagio che accompagna nel mese di novembre l’assaggio del vino nuovo dopo la cessata fermentazione del mosto.

L’alzata di gomito fa sicuramente perdere di lucidità e non risparmia nessuna categoria sociale, giornalisti compresi; meglio ancora se “à la retraite”!

In vino veritas, nel vino è la verità, diceva Plino il Vecchio.

Che cosa non rivela l’ebbrezza?

Come scrive Orazio, “essa mostra le cose nascoste” e altrove scrive che i re “torturano con il vino colui che essi non sanno se sia degno di amicizia”.

Come lo rivelerebbe “il test del palloncino” c’è da supporre che sia questa la prova alla quale vengono sottoposti dai “farisei contemporanei” gli “scriba contemporanei” da assoldare per attaccare il Papa e la sua azione di governo.

Più che saga FFI sarebbe allora meglio parlare di sagra del vino!

Marco Tosatti aiuta a capire molto bene questo “spirito” e rivela come nella vicenda dei Francescani dell’Immacolata qualche giornalista caduto in disgrazia sia stato inserito su un libro paga.

Dopo la sottrazione dei beni ai Francescani dell’Immacolata per volontà del Fondatore molto generoso la scorsa estate verso i suoi figli e soprattutto le sue figlie spirituali, il montepremi da offrire agli scribacchini non scarseggia affatto.

E’ difficile infatti giustificare un costante interesse sullo stesso tema divenuto “vintage”.

La sindrome dei vent’anni sicuramente affliggeva il Padre Manelli se circa ogni due decenni doveva necessariamente affondare e poi fondare una nuova “corte dei miracoli”.

Ai cultori del disco vintage sarà sicuramente capitato il fenomeno del “disco incantato” visto che il Tosatti ripete sia il 16 che il 20 novembre 2014 le stesse cose: un copia e incolla!

–     “Come già notato sia su questo spazio che da altri, il Commissariamento dei Francescani dell’Immacolata si contraddistingue sia per la vaghezza delle motivazioni – in realtà non è mai stato detto per quali motivi concreti la Congregazione per i Religiosi abbia deciso il provvedimento, salvo un’accusa di deriva “criptolefebvrista” – sia per il grado di conflittualità interna che ha provocato, e la severità della reazione, di cui questo ultimo episodio è un’ulteriore conferma”.  

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       “Come già notato sia su questo spazio che da altri, il Commissariamento dei Francescani dell’Immacolata si contraddistingue sia per la vaghezza delle motivazioni – in realtà non è mai stato detto per quali motivi concreti la Congregazione per i Religiosi abbia deciso il provvedimento, salvo un’accusa di deriva “criptolefebvrista” – sia per il grado di conflittualità interna che ha provocato, e la severità della reazione, di cui questo ultimo episodio è un’ulteriore conferma”.

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e ancora:

–        “Da profano, mi chiedo perché un religioso che non si sente più di continuare all’interno di una congregazione debba essere quasi costretto a rimanere, invece di portare il suo contributo di sacerdote in una diocesi, in un momento in cui le vocazioni non è che abbondino. Celiando, si potrebbe dire che sono rifugiati anche loro…E perché il Commissario Pontificio si rechi ad Assisi per dire “Attento…” a questo o quel vescovo”.     (16 novembre)

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       “Osservando la questione da un punto di vista laico e civile, non è facile capire perché un religioso che non si sente più di continuare all’interno di una congregazione debba essere quasi costretto a rimanere, o ad abbandonare totalmente il suo cammino spirituale, invece di rimodellare in una diocesi la sua vita, in un momento in cui le vocazioni, fra l’altro, sono scarse”.  (20 novembre)

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Ci viene subito in mente un’idea!

Perché non istituire un Razzie Awards per il giornalismo?

Marco Tosatti, anche se non ama seguire Papa Francesco,  potrebbe almeno imitarlo mettendo all’asta di beneficenza i “lamponi dorati” del trofeo senz’altro assegnatogli annualmente.

La tecnica di Tosatti ci ricorda tanto i dischi e i loro “incantatori” che hanno accompagnato le lotte operaie, le contestazioni del ’68, le feste degli anni ’70 … Poi quasi in contemporanea con il crollo del  Muro di Berlino è iniziato l’inesorabile declino di quell’epoca  ed il caro, vecchio 45 giri ne è stato la prima vittima.

Il Papa che abbatte i muri e costruisce i ponti, deve evidentemente dare fastidio ai venditori dei “dischi incantati” e una delle prime vittime deve essere stato qualche cultore del vintage, incappucciato grigio o con cappellina rossa che sia…

Addolora il plagio perpetrato ai danni di tanti ragazzi e ragazze che con la ripetitività del mantra e l’isolamento settario che fa vedere persino nella Chiesa “il nemico alle porte”, sono caduti nella rete del Padre Manelli.

Perché il Tosatti non intervista le vittime del Padre Manelli, visto che si chiede tanto quali siano i motivi del commissariamento?

Perché non intervista donne e uomini entrati poco più che minorenni nella vita religiosa e poi usciti quasi quarantenni, distrutti a causa del Padre Manelli?

Perché non intervista i loro anziani familiari?

Perché non verifica lo stile di vita tenuto fino ad oggi dal Padre Manelli e dai suoi accoliti?

Altro che fedele osservanza della vita religiosa!

Quella è tutta in quello che Tosatti chiama “nuovo corso FFI”!

Perché l’illustre vaticanista non fa un’inchiesta sulla destinazione dei beni dell’Istituto e il loro uso attuale?

Perché non interroga gli ex Superiori e confratelli Conventuali del Padre Manelli?

Perché non intervista vescovi e preti che hanno avuto a che fare in passato con il Padre Manelli?

Se non lo fa lui, altri professionisti seri di sicuro lo faranno…

Per essi si prepara piuttosto il Premio Pulitzer!

Il Razzie Awards sappiamo già a chi potrà essere assegnato…

L’atteggiamento a-professionale, fazioso, ripetitivo del Tosatti & Company si sta rivelando oramai la Waterloo del novello “Napoleone francescano”.

Il Padre Manelli ha sempre cinicamente ricattato i vescovi profittando delle loro poche forze di clero.

Come scritto sul blogghino San Pietro e dintorni, secondo lui in “un momento in cui le vocazioni sono scarse” i vescovi dovrebbero accogliere nelle loro diocesi chiunque.

Questo vale anche per coloro che sono ladri, eretici, donnaioli, arroganti, ignoranti,  pedofili e omosessuali, proprio come era successo nella Diocesi dell’amico vescovo di Albenga?

Bene ha fatto allora Monsignor Nunzio Galantino – se è vero – ad inviare una lettera circolare all’episcopato italiano.

Come Segretario CEI era suo dovere.

Monsignor Galantino non era nelle liste dei potentati curiali e Papa Francesco lo ha fatto eleggere proprio per questo.

E’ la stessa sorte che è toccata a chi oggi, nel nuovo corso FFI “impersonato  – sono le parole del Tosatti – dal segretario e portavoce, padre Alfonso Bruno” si trova ad essere diventato un eroe, suo malgrado.

Diversamente, l’importanza attribuitagli e gli attacchi infertigli, non si giustificano.

Poiché qualche prelato potrebbe lasciarsi commuovere dalla solita versione dei “frati perseguitati” e lasciarsi altrettanto commuovere dall’obolo di qualche “anima generosa” e amante del “vintage”, una di quelle che bussano con la punta di piedi e non con le nocche delle dita alla porte dei sacri palazzi, avendo le “mani occupate a tener fagotti e capponi”, era doveroso non piagare ulteriormente la Chiesa, anche nella sua dimensione locale e diocesana, con dei nuovi farisei.

Dopotutto, non sono essi che duemila anni fa hanno fatto condannare a morte Gesù Cristo?

Historia repetit…

“Peccatori sì, ma non corrotti” ci dice papa Francesco.

E sui blog continui pure la sagra del vintag!

Sulla giostra c’è posto per tutti!

TOSATTI STA INVECCHIANDO!

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In merito al nuovo articolo di Marco Tosatti sulla Stampa non è possibile non rilevare alcune sue evidenti contraddizioni.

STRANE  PRETESE

Tosatti quando era giovane si limitava a fornire informazioni e ad approfondire e ragguagliare i lettori su fatti e avvenimenti della Chiesa, senza pretendere di fare entrate a gamba tesa. Adesso che è vecchio sembrerebbe invece quasi pretendere che la Santa Sede chiedesse prima il suo parere per poi agire! O comunque che l’azione della Santa sede – non si sa per quale assurdo motivo – dovrebbe prima passare al vaglio del suo presunto discernimento addirittura anche per il normale esercizio della sua legittima autorità e nell’espletamento della sue ordinarie funzioni e compirti. Siano alla fantascienza!!

PRASSI  ORDINARIA

Inoltre la vecchiaia gli fa dimenticare lo stesso diritto canonico della Chiesa.

Rinfreschiamo la memoria a Tosatti. I vescovi diocesani, di per sé, non avrebbero avuto neanche bisogno che Mons. Galantino, segretario generale della C.E.I., scrivesse quella lettera.  Essi, i vescovi diocesani, sanno che quando un religioso chiede di uscire dal suo Istituto per essere incardinato in diocesi, devono chiedere informazioni sul candidato all’Istituto di provenienza. Mons. Galantimo, quindi, con la sua lettera, HA SOLO RICORDATO AI VESCOVI DIOCESANI LA PRASSI ORDINARIA DELLA CHIESA. Trattandosi di un Istituto commissariato, in cui il superiore è il Commissario apostolico, è ovvio che le informazioni sul religioso che vuole trasferirsi, debbano esser chieste al Commissario!  Qual è il problema?  Perché Tosatti finge di cadere dalle nuvole?  Non era un giornalista corretto? E perché adesso fa da sponda allo spirito di disobbedienza dei manelliani?

SOLITO  TRUCCO?

Non si tratta forse solo di un trucco per riciclare e riproporre la solita tiritera dei soliti manelliani che forse lo hanno abbindolato?  L’Istituto è di diritto pontificio per cui la Santa Sede ha il diritto-dovere, in base alla documentazione e alle testimonianze in suo possesso, di AGIRE CON I MEZZI, I MODI E I TEMPI CHE RITIENE OPPORTUNO.

Inoltre la grande superficialità di base del “vecchio” Tosatti – a differenza del giovane – gli fa dimenticare una cosa importante: conta o non conta la vocazione?  Oppure è “acqua fresca”? Oppure è un elemento insignificante? Questi che vogliono andare nelle diocesi, infatti, fino ad un anno fa giuravano e spergiuravano che essi erano soltanto francescani, solo manelliani, che potevano vivere soltanto in quell’Istituto. All’improvviso la loro vocazione religiosa francescana, non conta più nulla è evaporata e svanita nel nulla:  vorrebbero correre tutti a fare i preti  diocesani! Delle due cose:  o non erano veri religiosi prima (e allora quando parlavano di carisma da difendere erano falsi) o non sono preti diocesani oggi (e allora bisogna impedire una nuova falsità). Tertium non datur!

TRASFORMISTI  E  CAMALEONTI

A mio avviso, allora, ha ragione padre Alfonso Bruno quando afferma che questo improvviso “esodo” verso le diocesi di questi religiosi “snaturati”  – per i quali non conta più niente quel tipico carisma francescano su cui fino a poco fa facevano invece tanto chiasso – è solo uno “STRATAGEMMA PER SOTTRARSI INTANTO ALL’AUTORITÀ DELLA CONGREGAZIONE PER GLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA E DELLO STESSO COMMISSARIO APOSTOLICO IN UNA FASE DI VERIFICA CANONICA, DOTTRINALE, DISCIPLINARE E FINANZIARIA”.

In questo caso si tratterebbe solo di un illusorio “GIOCO DI PRESTIGIO”, di uno SQUALLIDO TRASFORMISMO ECCLESIALE, di un DISONESTO MIMETISMO sul tipo di quello dei camaleonti!.

Riccardo Piccarreta

PER CRUCEM AD LUCEM

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Lo stickiness, nel linguaggio dei media, indica letteralmente l'”appiccicosità” di un sito web, cioè la capacità di tenere “incollati” gli utenti ad esso.

L’esigenza è direttamente proporzionale a quella di attirare inserzionisti per gli introiti pubblicitari o creare lobbismo a basso costo e scarsa manovalanza per  mobilitare le masse verso le cause più svariate.

L’espediente consiste nel creare storie e personaggi cha appassionino l’utente medio suscitando all’occorrenza un coinvolgimento attivo, dalla semplice raccolta di firme agli atti di violenza o alla discesa in piazza.

La vicenda dei Francescani dell’Immacolata ne sta diventando un caso da manuale che ripropone la teoria della parabola ascensionale prima e discendente poi di ogni consumata strategia fallimentare.

Questo risultato è inevitabile quando non si tiene conto né della Provvidenza, né delle persone con la loro sacralità, la loro dignità, la loro libertà.

I pilastri di una vita dedicata al bene sono definiti dal Catechismo Virtù Cardinali: Prudenza, Fortezza, Giustizia e Temperanza.

La vita dei Santi, quelli veri, ci insegna quanto l’eroismo metta in fuga ogni ombra di strumentale vittimismo.

Le incomprensioni con l’Autorità, da generazioni a generazioni, partono dal nucleo familiare e si estendono alla scuola, al mondo del lavoro, alle comunità religiose, ai gruppi parrocchiali, ai governi delle Nazioni, e perfino all’interno del Collegio Cardinalizio!

Non c’è bisogno di essere titolati e navigati analisti della comunicazione per affermare ex post che gli attacchi perpetrati a mezzo blog ai danni del Commissario Apostolico, dei suoi collaboratori e della sua azione di governo, hanno come obiettivo Papa Francesco in persona.

Sul blog “ San Pietro e dintorni” amministrato da Marco Tosatti, si legge “lo scoop” del movente del commissariamento dei Francescani dell’Immacolata: “Al cardinal Bergoglio mai è piaciuta la Messa Antica offerta dai Frati ai fedeli di Villa Celina che si trova a 500 metri dall’Arcidiocesi di Buenos Aires”…

In verità la questione della Messa Tridentina è stata da sempre solo un camouflage usato dagli attuali dissidenti dell’Istituto per nascondere i veri motivi del commissariamento e raccogliere alleanze di un mondo che risponde “al complesso della minoranza” con il classico meccanismo dell’arroganza.

Con l’autorevolezza di chi fino ad oggi celebra quasi sempre in latino in cappella privata conventuale, è paradigmatico riportare un episodio occorsomi due anni fa, proprio nella Parrocchia di Villa Celina.

Mi trovavo in Visita Canonica in Argentina e – nella stagione dell’Istituto in cui si privilegiava la Messa Tridentina – mi fu chiesto una domenica pomeriggio di celebrare l’Eucarestia secondo l’usus antiquior.

Grande fu la sorpresa nel constatare la presenza di sole sette persone, più le nostre cinque Suore.

Ancora più doloroso e sorprendente fu però l’incontro con due sposi che erano venuti a Messa con una figlia disabile.

Con le lacrime agli occhi mi dissero: “Non abbiamo capito niente”.

Quell’esperienza fu molto illuminante, così come quella delle parrocchie affidate ai nostri Religiosi che si svuotavano progressivamente nella proposta-imposizione della Forma Straordinaria.

A Roma – Boccea una signora mi rivelò che era tornata alla fede dopo mesi di crisi spirituale e che si era sentita ispirata a riprendere la sua pratica sacramentale presso dei Francescani. Nell’entrare in chiesa alla Messa domenicale delle ore 8, fu tentata di scapparsene via non appena si confrontò con un rito che non conosceva.

Sono questi degli esempi che non vogliono mettere in discussione la validità di una liturgia che trova tante persone sensibili, ma piuttosto l’onesta constatazione delle forzature e contraddizioni presenti in certe scelte che riguardavano il governo dell’Istituto.

Continuando la disamina della blogghistica, il salto evoluzionista del web 2.0 passa nella nicchia ultratradizionalista dallo stinckiness allo stink (dall’inglese “puzzare”): ab uno disce omnis.

Un esempio è offerto da Riposte catholique che nell’autodefinirsi  la “re-informazione cattolica al quotidiano”, reincarna in realtà la doppia finalità affarista e lobbista in nome di quella che onestamente andrebbe definita “la disinformazione tradi-protestante al quotidiano”, almeno per quanto riguarda il suo recente interessamento al caso dei Francescani dell’Immacolata.

Nessuna firma, nessun contraddittorio, nessuna documentazione a suffragio di giudizi espressi senza autorità deontologica ed epistemologica, eppure sentenziati come se fossero inappellabili ed infallibili rivelazioni.

La comunicazione è un’attività inaugurata da Dio in persona che ha voluto parlare agli uomini attraverso altri uomini fino alla propria automanifestazione, facendosi uomo in Cristo Gesù.

Quando Rorate Coeli riprende un post di Riposte Catholique e lo infarcisce con l’ennesima boutade del giornalista in pensione Marco Tosatti e con sue pretestuose e originali chiose, c’è da domandarsi se la profanazione della persona a mezzo calunnia non sia poi tanto grave quanto la somministrazione delle pillole anticoncettuali offerte a lettori sempre più confusi, ma fortunatamente sempre più prudenti e refrattari verso l’overload informativo.

Il quadro di L. W. Hawkins che ritrae due orfani al cimitero, correda iconograficamente il post di Riposte Catholique del 2 ottobre 2014: “Franciscains de l’Immaculée : vers la paix des cimetières…”

In esso si vuol far credere, attraverso una serie di elementi da dimostrare,  che l’Istituto è in crisi e destinato alla dissoluzione, in quanto “orfano” del Fondatore.

Nel film Der Untergang diretto nel 2004 da Oliver Hirschbiegel è impressionante l’infanticidio praticato da Magda Goebbels nei confronti dei sei figlioletti che non devono sopravvivere alla morte del Führer: “Le cose create – dice la crudele e plagiata mamma – non saranno più belle senza di lui…”

In questo crescendo wagneriano Hitler stesso auspicava in caso di sconfitta, dopo essersi unito in matrimonio con Eva Braun alla quale uccide il fratello che ha osato proporre di negoziare con gli Alleati, il suicidio insieme alla moglie, non prima di avere dato ordine di distruggere le loro spoglie.

La deificazione dell’uomo porta sempre prima o poi al suo annichilimento: “ מיכאל / Mi-ka-El” (chi è come Dio?)

Ogni situazione conflittiva termina quando una delle parti in opposizione inaugura un processo di riconciliazione.

La pace viene invece seppellita al cimitero quando non è accompagnata dalla giustizia.

La giustizia si costruisce nella misericordia e nella carità che si compiacciono della verità.

Nella smentita di rito, si procede da basi fattuali.

All’accusa di stravolgere cifre circa le “defezioni” dei frati, Riposte Catholique non situa la dimensione spazio-temporale delle dichiarazioni ufficiali.

Con il mese di settembre che segnava lo spartiacque della scadenza naturale dei Voti dei Professi temporanei,  il “suicidio assistito” vocazionale di alcuni Frati non potrà più presentare ulteriori sorprese e incrementi.

Chi lo ha scelto, resta nella minoranza demografica di chi non ha voluto seguire il Papa che disse il 10 giugno 2014 a Sessanta Frati Francescani dell’Immacolata a Santa Marta: “Uscire per difendere un vero carisma che si crede che è un vero carisma non è soluzione; questo è dissoluzione. È dissoluzione! E questo è seguire una leadership che non è la leadership di Gesù Cristo. Ma andare via non è soluzione, è quello che vuole Satana: “Vai via, vai via, vai via”…

L’Istituto invece sta riacquistando vita e vitalità perché non è la proprietà degli uomini o delle famiglie umane, ma è una famiglia religiosa che appartiene a Dio, consacrata illimitatamente  all’Immacolata.

Per Crucem ad Lucem?

Si direbbe proprio di sì!

La crisi offre sempre nuove opportunità di crescita.

La ricetta è semplice: basta abbandonarsi soprannaturalmente alla Volontà di Dio, così come il Papa paternamente raccomandava a un gruppetto di Suore lo scorso 27 agosto di vivere più fattualmente e meno nominalmente la “devota obbedienza” dichiarata da tempo.

 

P. Alfonso M. A. Bruno FI

SOSPENSIONI A DIVINIS O SOSPENSIONE DELLA VERITA’?

Cattura_comunicato

False e destituite da ogni fondamento le accuse contro il Commissario Apostolico Padre Fidenzio Volpi di aver comminato la sospensione a divinis a sei sacerdoti dei Frati Francescani dell’Immacolata, per “aver voluto cambiare Istituto”. Violenze e ammutinamenti premeditati contro i superiori e i frati in comunione con il Papa e il Commissario, fughe e prolungate assenze ingiustificate dal convento, il vero movente delle salutari sanzioni disciplinari.

 

La “strategia” degli oppositori al Commissariamento dei Frati Francescani dell’Immacolata, alla luce di recenti post sui soliti blog di nicchia ultra-tradizionalista, oltre a dichiarare la specificità politico-religiosa dei soggetti attori e redattori, conferma la scelta dell’agitazione mediatica come unico e reiterato strumento al quale consegnare l’utopica rimozione del provvedimento attraverso la vile e pretestuosa delegittimazione “emotiva” delle Autorità che lo hanno emanato.

Con l’escamotage della mera traduzione di un post preso dal blog anglosassone Rorate Coeli utilizzato in mera presunzione per  tutelarsi da eventuali ritorsioni penali nell’ambito della giurisdizione statale, Corrispondenza Romana, San Pietro e dintorni e Messainlatino si piegano al ruolo di quello che un tempo si chiamava “lo strillone”, colui cioè che annuncia lo scoop impresso in un’edizione straordinaria.

Esisterebbero nella fauna webbistica altre casse di risonanza, ma la qualità degli amministratori e la quantità degli internauti le rende insignificanti, più di quelle appena citate.

All’ordine del giorno questa volta è la notizia della “sospensione a divinis” di sei Religiosi ordinati in sacris.

Il Commissario Apostolico è comparato al gigante Polifemo, immagine indovinata se si considera l’identità dei suoi oppositori: “Il Signor Nessuno”.

Con la solita tecnica di distrarre l’ignaro lettore dal vero oggetto della questione e suscitare l’indignazione che si prova verso un presunto carnefice di inermi fraticelli, viene avanzato, come movente della censura ecclesiastica, la volontà di “lasciare l’Istituto” da parte dei chierici sanzionati.

Peccato che il “multiforme ingegno ulissiano” del redattore ispiratosi ad Omero non presenti i fatti nella loro verità appellandosi, a ulteriore detrimento della costruenda arringa retorica, ad un presunto difetto procedurale.

Il Commissario Apostolico, nell’esercizio dei suoi poteri, ha dovuto applicare la misura disciplinare della sospensione “a divinis” nei confronti di sei Religiosi dell’Istituto, di cui uno nigeriano e cinque filippini non certo per sanzionare, come affermato nell’articolo, la loro “volontà di lasciare l’Istituto”.

La sospensione a divinis, inoltre, contrariamente a quanto affermato dall’articolista, che oltre a non conoscere i fatti misconosce il Diritto Canonico, non è la sanzione più grave, come lo sarebbe ad esempio la riduzione allo stato laicale. La sospensione, infine, non è necessariamente permanente.

La volontà di lasciare un Istituto religioso, come afferma lo stesso blogghista,  non costituisce nessuna violazione delle norme vigenti.

La richiesta di dispensa dai Voti costituisce infatti un diritto di ogni Religioso, regolato dal Codice di Diritto Canonico. La concessione effettiva, invece, rimane una grazia. I Voti sono una promessa fatta a Dio, e non di un’esperienza stagionale di volontariato nella Caritas.

Se il Commissario considerasse erroneamente la presentazione di tale istanza  come una infrazione al Voto di Obbedienza, egli avrebbe già sanzionato tutti coloro che l’hanno interposta, ed avrebbe adottato tale misura nei confronti di quanti sono stati recentemente sospesi “a divinis” fin dal momento in cui si sono rivolti per questo scopo alla Congregazione competente.

Tuttavia, di fronte al comportamento di quanti, avendo inoltrato domanda di dispensa dai Voti, si ritenevano non più vincolati ai doveri derivanti dall’appartenenza all’Istituto, il Commissario Apostolico ha dovuto richiamarli alla osservanza di tali obblighi, che perdurano fino all’eventuale accoglimento dell’istanza da parte della Congregazione.

Rientra parimenti nella competenza disciplinare della suprema Autorità dell’Istituto, nel caso specifico il Commissario Apostolico, ogni  comportamento tenuto dai Religiosi fino a quando la dispensa dai Voti produca i propri effetti giuridici.

Il comportamento tenuto per una parte da un Religioso nigeriano e per l’altra parte da sei Religiosi filippini configura un gravissimo “vulnus” al Voto di obbedienza.

 

Inizia qui la nostra “Odissea”.

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NIGERIA

 

Il provvedimento riguardante il Religioso nigeriano è stato adottato in relazione con le sue responsabilità nella rivolta scoppiata il 20 e 21 agosto scorsi nella Casa Mariana di Sagamu, durante la quale numerosi seminaristi – essendosi ammutinati – hanno sottoposto a vessazioni il loro Padre Guardiano, preso in ostaggio con la sottrazione delle chiavi della sua autovettura e del telefono cellulare che lo privavano, checché se ne dica, di ogni libertà di movimento e di comunicazione verso l’esterno.

Questo in rappresaglia alla destituzione del precedente Superiore, che aveva permesso numerosi abusi alla disciplina conventuale, omissioni nella formazione pedagogica e complicità verso Frati indisciplinati, non ultimo un Sacerdote del Ghana venuto in Italia malgrado l’interdizione formale e sorpreso poi a chiedere soldi senza nessuna autorizzazione.

E’ chiaro che tali comportamenti si consideravano legittimati dalla campagna di disprezzo e anarchia orchestrata ai danni del Commissario.

Nel corso di questa sommossa ci sono stati tafferugli tra i formandi, si è verificato un intervento della Polizia locale per sedare la sedizione, e l’Ordinario della Diocesi ha dovuto trattenersi per ben otto ore consecutive nel Convento per placare gli animi: intento riuscito solo in parte, dato che il malanimo nei riguardi del Padre Guardiano e di altri tre Religiosi nigeriani inviati dall’Italia a sua protezione e ad inquirendum et referendum, è proseguito ben oltre la presenza del Vescovo nel Convento.

Il Religioso sospeso si è recato a Sagamu e vi si è trattenuto, come egli stesso riconosce nel ricorso in opposizione contro il provvedimento disciplinare, benché non ne fosse autorizzato e nemmeno avesse richiesto ai Superiori il dovuto permesso.

Questo Religioso aveva lasciato con il consenso delle Autorità dell’Istituto, la Casa Mariana di Bembereké, in Benin, cui era assegnato, ma solo al fine di assistere la madre, a suo dire gravemente ammalata e residente a Lagos.

In realtà egli si è recato piuttosto a Sagamu.

Tale atto di disobbedienza gli era già valso una ammonizione, contenuta in una lettera obbedienziale del Commissario Apostolico inviatagli in data 8 agosto, cioè ben prima dell’inizio della rivolta.

In tale lettera, gli veniva contestato di essersi dedicato “a svolgere un’opera di divisione tra i nostri Religiosi, e formandi, istigandoli alla disobbedienza e pronunziando forti critiche, tanto inammissibili nel tono quanto immotivate, rivolte alle Autorità dell’Istituto”.

Trovandosi a Sagamu, egli si era inoltre recato “presso l’Ordinario del luogo” facendosi “accompagnare dagli altri tre Sacerdoti africani del Convento, per chiedere l’accoglienza canonica per tutti e quattro”.

Il Commissario Apostolico non metteva in discussione il “diritto di compiere individualmente tale passo, ma esso – se compiuto collettivamente – avrebbe privato la nostra comunità, in caso di esito positivo, di ogni presenza sacerdotale: risulta evidente – concludeva il Commissario Apostolico – l’intenzione di danneggiare l’Istituto”.

Fin qui l’esposizione delle motivazioni nel merito del provvedimento disciplinare, che ampiamente lo giustificano.

Si aggiunga che il relativo Decreto è stato emanato quando ancora perdurava la rivolta, e soprattutto la violenza sulla persona del Padre Guardiano, anziano fondatore della Missione, il che costituisce non solo un delitto canonico, ma anche un reato previsto e sanzionato dalle norme penali di ogni Stato.

Occorreva dunque intervenire con urgenza con tutti gli strumenti posti a disposizione dall’ordinamento canonico per fare cessare una situazione di violenza e di illegalità, ma soprattutto di pericolo per il Padre Guardiano, della cui vita il Commissario Apostolico è il primo responsabile.

Dalle testimonianze raccolte, scritte e registrate dai visitatori da testimoni oculari, è acclarato l’intento divisorio e il proposito di violenza indotto dal Sacerdote sospeso.

Costui, promosso dal vecchio governo dell’Istituto subito dopo la sua Ordinazione sacerdotale di due anni fa alla guida dei postulanti della Nigeria, aveva accolto vocazioni ritenute non idonee dai precedenti formatori.

Si tratta degli stessi giovani che hanno capeggiato la rivolta. Si è scoperto che costoro conducevano una vita dissoluta in Convento, abusando di alcool e agendo con bullismo verso altri Seminaristi. Un mini esercito di balordi alle dipendenze di un Sacerdote problematico, che continua a scorrazzare illecitamente in una berlina a uso personale, mentre presenta ricorsi in opposizione, si minaccia ricorsi gerarchici e richiede sanzioni nei confronti dei testimoni.

Il Religioso sospeso invoca comunque, in Diritto, un asserito “error in procedendo” da parte del Commissario Apostolico, basandosi sulla prescrizione, stabilita dal Canone 1720, di un previo colloquio con il soggetto sottoposto a procedimento amministrativo.

Tale adempimento risultava però materialmente impossibile , come era già risultata impossibile la notifica personale della citata lettera a lui indirizzata l’8 agosto 2014.

Il Religioso, in primo luogo, non si trovava presso la Casa Mariana di appartenenza, da cui era stato autorizzato ad assentarsi.

Né egli ha in alcun momento comunicato il recapito della casa di sua madre, nella quale comunque – per sua stessa ammissione – NON si trovava, essendosi illecitamente trasferito a Sagamu.

Infine, una notifica in tale luogo, costituendo la sua presenza uno dei motivi sia dell’anteriore ammonizione, sia della successiva sanzione, avrebbe potuto essere invocata – benché impropriamente – come una sanatoria o una implicita approvazione dell’illecito commesso dal Religioso.

Per questi motivi, è da escludere la possibilità di invocare un supposto “error in procedendo”.

 

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FILIPPINE

 

Per quanto riguarda il caso dei cinque Religiosi filippini, occorre rilevare in primo luogo che la disobbedienza di cui si sono resi responsabili rivela che il loro comportamento non si configura come determinato da decisioni individuali, bensì inserito in un disegno collettivo e coordinato, non sappiamo se per un comune accordo o in adempimento di indicazioni emanate da altri.

Prescindendo da una esposizione dettagliata dei casi individuali, occorre tenere presente che tutti questi Religiosi, più un sesto che non è Sacerdote, si sono assentati in un breve volgere di tempo ciascuno dalla Casa Mariana di appartenenza (in tre casi sita in Italia), senza richiederne l’autorizzazione alle Autorità dell’Istituto e senza nemmeno darne loro alcun avviso salvo che “a posteriori”, una volta consumata la disobbedienza.

Tutti quanti questi Religiosi si sono concentrati nel territorio dell’Arcidiocesi di Lipa, ove godono dell’ospitalità dell’Ordinario locale.

Il Commissario Apostolico gli si è dunque rivolto, chiedendogli chiarimenti, dal momento che i Religiosi – in attesa dell’esito delle rispettive istanze di dispensa dai Voti – sono tuttora sottoposti all’Autorità dell’Istituto.

L’Arcivescovo ha risposto di averli interrogati, ma il Commissario Apostolico ha rilevato e fatto notare che due domande non erano state poste a costoro: se cioè la loro posizione canonica fosse regolare e se si dichiarassero obbedienti allo stesso Commissario, ma soprattutto a Sua Santità il Sommo Pontefice.

L’omissione di tali domande da parte dell’Ordinario non mette in buona luce il suo operato.

Anche i Religiosi filippini sono stati ammoniti, con due successive lettere, ed infine sanzionati.

Se effettivamente le tre comunicazioni sono giunte loro contestualmente, lo si deve alla difficoltà nel reperirli, cui la Delegazione dell’Istituto nelle Filippine ha potuto fare fronte solo parzialmente.

Quanto alle motivazioni nel merito del provvedimento disciplinare, sia nei ricorsi in opposizione interposti dai Religiosi sospesi, sia nell’articolo apparso su “Corrispondenza Romana” si domanda se la sanzione adottata dal Commissario Apostolico sia dovuta all’abbandono non autorizzato della Casa Mariana cui essi erano assegnati, ovvero ad un tentativo di minare l’unità dell’Istituto e della stessa Chiesa.

A questa domanda si risponde affermando che nel comportamento tenuto collettivamente da questi Religiosi si riscontrano entrambe queste azioni, per giunta inserite nell’ambito di un medesimo disegno delittivo: l’abbandono, manifestamente coordinato, dei Conventi in cui essi risiedevano era in funzione di raggrupparsi – come effettivamente è avvenuto – presso l’Arcidiocesi di Lipa, in cui hanno trovato l’ambito territoriale e le complicità necessarie per portare a compimento precisamente un tentativo di dividere l’Istituto.

C’è da domandarsi infatti chi abbia potuto pagare ai tre Sacerdoti il biglietto aereo per le Filippine.

Dell’esistenza di tale tentativo fornisce d’altronde conferma l’articolo apparso su “Corrispondenza Romana”.

Per quanto attiene all’asserito “error in procedendo”  consistente nell’omissione -– a detta dei ricorrenti e dell’anonimo estensore dell’articolo – dell’adempimento prescritto dal Canone 1720,  vale quanto detto a proposito del caso del Religioso nigeriano.

I cinque Religiosi filippini, infatti, non si trovavano più – come essi stessi hanno ammesso nei rispettivi ricorsi in opposizione – nelle Case Mariane cui erano assegnati, ed una notifica presso il loro domicilio abusivo nel territorio dell’Arcidiocesi di Lipa, costituendo la loro presenza in tale luogo uno dei motivi sia delle anteriori ammonizioni, sia della successiva sanzione, avrebbe potuto essere invocata – sia pure impropriamente – come una sanatoria o una implicita approvazione dell’illecito da loro commesso.

In conclusione, le Autorità dell’Istituto ritengono di avere provveduto in piena aderenza con il Diritto Canonico, agendo per la salvezza dei corpi, per la salute delle anime e per il bene supremo della Chiesa.

Mutatis mutandis, ci si è confrontati con l’atteggiamento di chi crea con arroganza situazioni di fatto, come avviene nell’abusivismo edilizio, scommettendo sul successivo condono dello Stato.

Questo spiega perché la Santa Sede tardi la concessione della grazia – non diritto -– della dispensa dai Voti.

Ca va sans dire, che è falso attribuire al Frate assistente di Padre Volpi un’affermazione circa l’impossibilità della concessione della dispensa per i prossimi tre anni.

Può essere necessario un periodo più lungo, come anche un periodo più breve in base alle reali intenzioni dei richiedenti la dispensa dai Voti.

E’ palese infatti il disegno di creare un nuovo raggruppamento di soggetti che perpetuino le stesse dinamiche determinanti il commissariamento dei Francescani dell’Immacolata, sotto un’altra veste e un nuovo nome.

Questo in contrapposizione all’Istituto d’origine e in opposizione all’attuale Pontificato.

In una landa desolata dell’Estremo Oriente, lontano da Roma, un’operazione del genere passerebbe meno osservata.

Ci è giunta infatti notizia della costituzione di un’Associazione Pubblica di fedeli nata nelle Filippine, ma rappresentata in Italia da uno solo dei circa venti ex seminaristi, che non hanno rinnovato i Voti provocando con la loro defezione una diminuzione del numero complessivo dei Professi temporanei.

La matematica non è un’opinione.

A chi, come il blogghista di Corrispondenza Romana, si domanda perché “tanti” frati vogliano lasciare l’Istituto, la risposta è semplice!

In base alle stese testimonianze di frati che non hanno ceduto a forme di plagio o promesse messianiche di facile studio e rapida Ordinazione presbiterale, è il Fondatore in persona che li invitava a non rinnovare i voti, coadiuvato da ex formatori a lui legati e notoriamente in opposizione al Commissario.

Quanto ai Vescovi che appoggiano la cinquantina di dissidenti di cui il Papa – secondo i blogghisti – sta chiedendo la lista, non ce n’è nessuno in Africa, uno solo nelle Filippine e quanti le dita di UNA mano in Europa dove quasi tutti accetteranno comunque le disposizioni finali della Santa Sede.

Per amore alla verità, nessun Frate è costretto a vivere in “un ambiente che è altamente repressivo”.

Con pazienza e carità si stanno piuttosto creando comunità omogenee o tranquille, in aiuto a quei Frati confusi o problematici che avrebbero chiesto la dispensa dai Voti, molti dei quali senza neanche un Vescovo accogliente.

E’ altrettanto falsa la notizia del numero crescente di Religiosi dell’Istituto che chiedono la dispensa dai Voti.

Oltre a darsi il caso di chi, dopo aver aperto gli occhi o essersi pentito, ritorna indietro e denuncia chi lo ha indotto a chiedere la dispensa dai Voti, con il mese di settembre si è finalmente pervenuti alla stabilizzazione della situazione: chi non era convinto di perseverare nel cammino tracciatogli dalla Provvidenza preferendo seguire – come Ulisse – le sirene umane, si è assunto la responsabilità di lasciare l’aratro nel solco francescano dell’Immacolata e volgersi indietro.

Si contraddice quindi chi compara il Padre Volpi al Faraone d’Egitto che non lasciava partire gli Israeliti.

Chi non vuole seguire la legittima autorità della Chiesa, sua sponte è rimasto nella terra della cattività, quella della falsa promessa, la stessa che viene millantata da finti Mosé di una dolorosa, ma purificatrice vicenda ad maiorem Dei gloriam!

 

Per amore alla verità e ai miei confratelli che testimoniano, come degni figli della Chiesa, fedeltà al Papa e obbedienza ai legittimi superiori.

P. Alfonso Maria Angelo Bruno FI

Portavoce Ufficiale dei Frati Francescani dell’Immacolata