La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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IL VATICANO: PADRE MANELLI NON PUO’ RESTARE

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Frigento: La vicenda dell’istituto francescano

IL VATICANO: PADRE MANELLI NON PUO’ RESTARE

Il cardinale De Aviz interviene sul caso del frate accusato di gravi molestie

di Loredana Zarrella
Il Mattino – Irpinia – sab. 6 feb 2016, pag. 33

«Stefano Manelli non potrà più restare». E’ l’esternazione chiara, forte e inequivocabile, a cui si è lasciato andare il cardinale Joao Braz de Aviz, in occasione di un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa cattolica «Servizio Informazione Religiosa», conosciuta con l’acronimo «SIR» e vicina alla Conferenza episcopale italiana presieduta dal cardinal Angelo Bagnasco.

In quanto prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, il cardinale Braz de Aviz ha firmato diversi provvedimenti relativi all’Istituto dei Francescani dell’Immacolata fondato da Padre Stefano Manelli, controfirmati dall’Arcivescovo José Rodriguez Carballo.

L’11 luglio 2013 firma il decreto di commissariamento della Congregazione dei Frati Francescani dell’Immacolata, il 12 ottobre del 2015 il decreto di commissariamento dell’Istituto delle Suore Francescane dell’Immacolata, il 19 ottobre 2015 il decreto con cui si dispensano tutti i membri religiosi dei frati francescani dell’Immacolata e delle suore francescane dell’Immacolata, ed eventuali associati di questo istituto, dal voto privato (o promessa) di speciale obbedienza alla persona del fondatore.

«Stiamo lavorando con tenacia, perché i disguidi sono seri – ha dichiarato il Cardinale Joao Braz de Aviz – Il terribile voto nel sangue è stato sciolto da Papa Francesco. Stefano Manelli è stato allontanato. La questione economica è in mano alla magistratura italiana. La formazione è stata affidata alle Università Pontificie e ai centri riconosciuti. Ci sono tre commissari che stanno guidando l’Istituto in un percorso di normalizzazione. Ciò avverrà soltanto se ci sarà un cambiamento: non tutti, però, sono d’accordo. Abbiamo fiducia che qualcosa si muova. Quel che è sicuro, è che Stefano Manelli non potrà più restare».

Dichiarazioni che lasciano presagire seri provvedimenti da parte della Chiesa. Il prefetto della Congregazione dei religiosi omette, per ben due volte, l’appellativo di «Padre» a Stefano Manelli. Come mai? E’ nell’aria una sospensione a divinis o addirittura una riduzione a stato laicale?

Destituito intanto dalla Santa Sede dal suo ruolo di guida spirituale dell’Istituto da lui fondato, Padre Stefano Maria Manelli, 83 anni il prossimo 1 maggio, si trova attualmente a San Giovanni Rotondo, dove è tornato dopo una breve permanenza a Frigento, dal 21 novembre al 29 dicembre scorsi. Il trasferimento dal convento di Frigento alla cittadella della carità, dove si trova la «Casa Sollievo della Sofferenza», gli sarebbe stato momentaneamente accordato, da parte dei commissari apostolici, per motivi di salute.

Da tempo la formazione dei seminaristi è stata affidata alle università riconosciute dalla Santa Sede

Dalle parole del cardinale Joao Braz de Aviz è facile immaginare ora altri decreti in arrivo dal Vaticano. Atti a favore della Chiesa di Papa Francesco e contro le eventuali derive pericolose maturate nel governo dell’Istituto religioso fondato a Frigento da Padre Manelli. Si parla di derive lefebvriane, di fanatismo, esaltazione e plagio.

Gli inquirenti della Finanza e della Procura, da parte loro, dovranno accertare i reati di truffa aggravata e falso ideologico, oltre agli abusi e alle molestie che Padre Stefano avrebbe compiuto ai danni delle suore.

FINE DELLE VIOLAZIONI ALLA REGOLA DI SAN FRANCESCO

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Il MATTINO DI AVELLINO Pagina 34 del 24 novembre 2015

Frigento. L’indagine sui Frati francescani

Loredana Zarrella

Frigento. Un ritorno quasi in sordina nella casa madre dei Frati Francescani dell’Immacolata, dopo la lunga permanenza nel convento di suore a San Giovanni Rotondo.È stato questo il rientro di Padre Stefano Maria Manelli a Frigento, nella frazione Pagliara, dove il Santuario della Madonna del Buon Consiglio è un tutt’uno con il convento dove abitano i Frati dall’abito grigio-celeste.

Nessuno fino a ieri si era accorto della sua presenza. Solo voci che si rincorrevano di casa in casa e che hanno portato pure il furgone della Rai davanti il piazzale del complesso religioso, per una trasmissione durante il programma «La vita in diretta». Dopotutto, avendo celebrato finora la messa soltanto in privato, solo qualcuno aveva potuto sapere, per averlo magari intravisto.

Padre Stefano è tornato lo scorso sabato mattina accompagnato da uno dei nuovi commissari dell’Ordine, che è poi andato via già in serata, lasciando il Fondatore dell’Ordine dei Francescani dell’Immacolata alla sua nuova dimora.

Era da tempo che i suoi Superiori richiedevano l’allontanamento da S.Giovanni Rotondo, dove non avrebbe potuto dimorare perché in aperta violazione della Regola di San Francesco secondo cui «i frati non devono entrare nel convento delle monache».

Così, dopo l’ennesimo rifiuto ad abbandonare il convento femminile per motivi di salute, Padre Manelli ha dovuto obbedire e tornare a Frigento, di certo più distante dalla «Casa Sollievo della Sofferenza» di Padre Pio, dove si recherebbe abitualmente per curarsi.

Frigento è un luogo troppo freddo per lui, che ha 82 anni, e che aveva chiesto di restare a San Giovanni Rotondo perché aveva l’ospedale vicino» ha detto ieri pomeriggio, a “La vita in diretta”, il programma di RaiUno, l’avvocato Enrico Tuccillo, che continua con forza a difendere, attraverso le vie legali e i media, il fondatore dell’Ordine commissariato dalla Santa Sede.

Intanto, a Frigento, Padre Manelli verrà ora accudito dai frati. I commissari – il salesiano don Sabino Ardito, il gesuita padre Gianfranco Ghirlanda e il cappuccino padre Carlo Calloni – gli avrebbero pure imposto il divieto di ricevere visite all’interno del convento, se non quelle dei suoi familiari. Non a caso, i festeggiamenti per il suo 60esimo sacerdozio sono stati ridimensionati drasticamente. Gli amici avevano organizzato per domenica scorsa, a mezzogiorno, una messa di accoglienza e benvenuto, e un pranzo, con tanto di persone che sarebbero dovute accorrere da fuori provincia con dei pullman. Festosi e grandiosi preparativi bloccati, però, dal commissario che ha consentito solo una messa a porte chiuse, e solo per amici e parenti.

L’AUTORIDICOLIZZAZIONE DI PADRE STEFANO MANELLI

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L’11 novembre 2015 Padre Stefano Manelli reitera il suo appello a Papa Francesco:  “Mi riceva subito, immediatamente!

Lo fa attraverso le telecamere di RAI UNO durante la trasmissione “La Vita in Diretta”, la stessa che pochi giorni prima aveva aperto sulla televisione nazionale la saga dell’autoridicolizzazione.

Voglio parlare con l’uomo più importante della terra, (…) chiarire tutto, (…) presentare il bene che vogliamo fare alla Chiesa e all’umanità…”

Questa volta è un messaggio che legge sul tavolino, accigliato, accanto al suo avvocato, alle suore, davanti a una troupe televisiva indignata e nella ressa esterna di curiosi abitanti del paese, sempre più scandalizzati e infastiditi da quella presenza forestiera.

Dichiara – il Manelli – che chi lo avrebbe dovuto aiutare, cioè la serie di cardinali e monsignori che finora lo hanno sponsorizzato, si è tirato indietro sul fargli incontrare il Papa.

P. Manelli, oramai, è fuori controllo, è troppo compromesso e compromettente.

Un appello al Papa davanti alle telecamere non è una difesa, ma un gesto popolano, indice di debolezza, la stessa dei superiori dei frati e delle suore che permettono simili show.

L’apparato difensivo del Manelli scricchiola visibilmente, diventa sempre meno convincente poiché non riesce a dare nessuna esauriente risposta alle accuse mossegli.

La gravità del momento è tale che P. Manelli rompe la consuetudine di agire dietro le quinte,  mandando avanti gli altri.

Ma non siamo alla resa. Vorrà morire sul campo. Le ha fatte talmente grosse che non ha più nulla da perdere. Non c’è decenza, non c’è dignità che freni.

Preferisce vedere gli Istituti morti piuttosto che vitali senza lui e le sue donne e i suoi uomini al governo.

Era prevedibile che il commissariamento delle sue suore avrebbe aperto un nuovo scenario.
Per i frati fu la fuga di documenti, gli insulti a Padre Volpi « il kommissario », le petizioni in rete…
 
La coreografia di quella casa è ben architettata. 
 
Madonne e statuine dappertutto, foto di rarissimi incontri con papa Giovanni Paolo II e la miracolosa e nuova apparizione del ritratto di Papa Francesco, colui che “era (precedentemente) bandito da conventi e sacrestie” così come ci ha confidato un anno fa una suora turchina ancora in attività.

P. Manelli stavolta scende nelle acque melmose e in un disperato tentativo di salvataggio della barca che sta affondando, chiama a farsi difendere dagli altri.

 Non entra nel merito delle vittime e dei casi specifici presentatigli.

Rincara la dose di insulti dicendo: “Le fuoriuscite escono con l’animo avvelenato perché non possono condividere la vita serafica”.

Cosa significano queste espressioni?

P. Manelli campiona delle suore più affidabili, svuota la comunità di San Giovanni Rotondo e vi inserisce a posticcio altre suore di diverse comunità per dare testimonianze a lui favorevoli.

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I filmati della RAI incastrano il Manelli; in giardino al gioco della palla, appare anche la seconda nipote, Suor Maria Cecilia Manelli. Un clan a difesa dello zio.

Le commissarie lo sanno?

Si contano sulle dita di una mano le suore turchine che “sanno leggere e scrivere” più delle altre.

Le laureate lo erano prima che entrassero, ma la stragrande maggioranza sono entrate adolescenti senza finire gli studi, come i figli dei romche devono andare a mendicare ai semafori.

Prima il Manelli si faceva difendere sui blog da mamme di suore, poi da nonne; adesso espone le suore stesse, consapevoli di mentire sapendo di mentire.

Ci spiegavano la restrizione mentale” ci ha confidato una suora tre mesi fa, una di quelle che sono ancora dentro ma che non è apparsa nel confronto televisivo costruito ad arte.

Chissà perché non lei e chi come lei…

Credono che sia moralmente lecito non dire la verità ridendo in faccia alla verità e negando gli striscialingua imposti dall’economa a qualche suora solo perché non è toccato a loro.

Rispondono: « noi non lo abbiamo mai fatto”

Certamente! Ma sanno che ad altre è stato imposto!

Ne abbiamo certezza testimoniale.

L’autoflagellazione, la disciplina, è pratica quotidiana, ma le suore negano tutto.

Falso? Ci querelino pure!

Al processo saremo una legione a testimoniare.

Poche fuoriuscite si sono inventato tutto?

Ma se in vent’anni l’Istituto ha perso più di cento membri!

Le suore sono convinte di quello che fanno? Sono convinte di quello che dicono?

Suor Myriam sembra recitare una pappardella a memoria con voce asettica e tono piatto; suor Stefania è più focosa e brandisce la sua laurea in Economia e Commercio conseguita prima di entrare in convento.

Si vanta del papà carabiniere.

Anni fa, quando i frati furono cacciati da mons. Serafino Sprovieri dal complesso “La Pace” di Benevento, ci fu un gruppetto di fans del Manelli che strombazzava sotto il vescovado e suonava rumorosamente pentole e coperchi per protestare.

Manelli ne ha fatti sempre di casini e ogni tanto qualche vescovo lo mandava via.

E’ facile verificare.

 Intervenne la forza pubblica e chi scoprì tra i manifestanti pro Manelli debitamente in borghese?

Il collega maresciallo dei carabinieri!

Tutti plagiati dai santoni!

L’avvocato Tuccillo afferma che un paese che “lui conosce bene” (sic) come San Giovanni Rotondo si sarebbe rivoltato contro p. Manelli se dalle suore o contro le suore fossero emersi degli abusi.

Eppure sono gli stessi abitanti di San Giovanni Rotondo che denunciano il sospetto movimento di religiose alla vigilia della trasmissione; sono sempre gli abitanti di san Giovanni Rotondo che segnalano qualche passeggiata di p. Manelli, sempre accompagnato dalle suore, di cui non riesce più a fare a meno, a descriverlo marciante a testa bassa, avaro nel saluto.

Uno psicoterapeuta che segue il caso ci dice che è l’atteggiamento tipico della superbia, quella che potrebbe essere alimentata da unnarcisismo patologico, lo stesso che lo avrebbe indotto  p. Manelli  ad accettare i voti privati nei suoi confronti ma anche la raccolta di peli e capelli dal letto, a modo di reliquia, nei frequenti pernottamenti nei conventi delle suore, fino a farne la propria dimora fissa.

Una ex suora dichiara persino di averli mangiati, quei capelli! (sic)

Il fondatore afferma di non ricordare nulla, ma si tradisce dicendo che i fatti risalgono a ventitrè anni fa.

Una precisione sorprendente, segno di chi invece sa bene, di chi ha studiato le carte e cerca di barcamenarsi per evitare risposte compromettenti.

E’ meglio, come gli imputati al processo, dichiarare: “non ricordo”.

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Ricorda bene, invece, di una cenetta con Adriana Pallotti, oggi novantasettenne, figlia spirituale di Padre Pio, alla quale, secondo la dichiarazione della vittima,  ha fatto sottrarre tutti i beni.

La vecchietta dice che lo perdona e commuove l’Italia.

P. Stefano invece sputa veleno contro le sue stesse vittime che oggi lo accusano.

Si ascolta in diretta la telefonata sofferta della mamma di due suore: « Sono plagiate, controllano le telefonate e le lettere; devono quindi dire che tutto va bene… non ho visto una figlia per dodici anni, l’altra è stata malata e mi hanno nascosto la diagnosi, poi l’hanno mandata in Africa… »

Padre Manelli nega, non si ricorda…

Subito dopo il servizio sul p. Manelli viene presentato il dossier sulla mamma presunta assassina del piccolo Loris.

Dopo mesi e mesi nei quali ha detto di aver accompagnato il figlio a scuola, cambia versione.

Per padre Manelli sarà necessariamente lo stesso.

La « farfallina che vola » ci ha detto che cambierà avvocato.

Affidiamo il Manelli alla Misericordia di Dio, ma alla giustizia degli uomini.

La vicenda non finirà qui e non finirà presto.

Siamo pronte ad andare non solo in TV, ma al Tribunale: civile ed ecclesiastico.

Ci siamo stancate e con noi la Chiesa, l’Italia, il Papa e i suoi Frati e Suore schifati.

BLONDET TRA DISINFORMAZIONE E NEURODELIRIO

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Sul blog dell’opinionista Maurizio Blondet, appare un articolo di attacco al Papa, alla Congregazione dei Religiosi, ai Commissari dei Francescani dell’Immacolata: dalla malversazione alla malattia mentale, fino alla richiesta di esorcismo.

Ai lettori ogni commento:

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Sul palco della Woodstock virtuale allestito in occasione del commissariamento dei francescani dell’Immacolata, non manca l’esibizione di Maurizio Blondet.

Lo ricordiamo per le sue figuracce nelle rare uscite in televisione, le denunce di antisemitismo e la paranoia complottista.

Ci ricorda da vicino quel frate  che vedemmo tempo fa su “Vade Retro”, trasmissione di TV2000 condotta da Davide Murgia, nipote di Padre Stefano Maria Manelli che lo presentò come “uno dei massimi esperti mondiali della massoneria”.

Il novello Nostradamus Blondet identificò addirittura in papa Wojtyla il distruttore della Chiesa a causa di sue presunte origini ebraiche.

Non poteva mancare la bacchettatura anche al Papa italo-argentino, semita in Adamo ed Eva e membro del club del complotto plutogiudaicobolscevicomassonico.

Scrisse sulle teorie sconcertanti e allettanti come quella dell’auto-attentato statunitense alle Twin Towers newyorkesi ad opera della CIA.

Peccato che i suoi libri-romanzo non si trovavano neanche in libreria.

Se ci fosse il Premio Nobel alla fantasia, il Blondet, anzi Blondett (per errore di trascrizione anagrafica) lo meriterebbe sin dall’età della ragione.

Ci riconfortano le sue imprecisioni sul dossier dei frati e suore dell’Immacolata poiché se per questioni di cabotaggio è così disinformato ed errante, immaginiamoci per i grandi sistemi!

Blondet parla di arresti al fondatore, sospensioni a divinis

Allo stato attuale, chiedere per credere, nessun sacerdote dei frati dell’Immacolata è sospeso a divinis, non solo, ma il fondatore, per sua scelta,  è da un anno e mezzo, forse senza permesso, nella casa delle suore turchine di San Giovanni Rotondo quasi gallus inter gallinas.

Pontifica poi sul diniego della Santa Sede di lasciare i frati dissidenti farsi preti diocesani, soluzione che invece (ritengono in molti) sarebbe ottima per la pace nell’Istituto maschile.

Il problema è che la Chiesa non vuole rovinare le comunità parrocchiali; bastano i disastri negli Ordini.

Tesse poi l’elogio del vescovo di Albenga, che, scrive il Blondett, “in questo deserto di vocazioni sacerdotali, di seminari vuoti o dove avvengono feste omosessuali ne aveva accolti tre”.

Il Nostradamus è poco informato poiché sembra che nella diocesi ligure ci sia il 40% di preti gay, di quelli xxx che si fanno fotografare le natiche al vento e le postano sul loro profilo facebook.

Il seminario di Albenga, soprannominato La Sodoma Ligure”, è stato invece chiuso grazie al nuovo vescovo plenipotenziario che ha preso in mano le redini del governo della diocesi, visto che Mariolino non ha voluto dare le dimissioni realizzandosi nei pontificali fatti con vesti di bisso, pizzo e merletti.

Il Blondet poi si dimostra disinformato persino sull’età di Padre Stefano Manelli.

Forse fa la finta per suscitare nel lettore distratto (tanto chi se lo legge il Blondet?) un certo compatimento.

 “E’ possibile che un novantenne abbia un tesoretto?”… “E’ possibile che un novantenne palpasse le sue suorine?” …

Rispondiamo noi: “è possibile che un ottantaduenne (non novantenne) venti, trenta anni fa abbia palpeggiato suore e affini”?

E’ possibile quindi che un cinquantenne, un sessantenne palpeggi una donna e possa avere ancora figli?

E’ possibile per un ottantenne o un novantenne accarezzare un gatto, prendere un pezzo di pane, schiacciare un telecomando?

Quanti vecchi milionari vanno ancora a spasso con le escort?

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Mica è un disabile il padre Manelli !

Quanto al tesoretto, più anziani si è, più esso servirà per godersi la pensione!

Molti vecchietti, si sa, sono avari e attaccati ai soldi, diventano egoisti, come tanti giornalisti che, andati in pensione, si vendono al miglior (cardinale) offerente.

Blondet poi afferma che la Magistratura obbedisce a certi ordini e che ha ordinato alla Finanza di sequestrare i beni dei religiosi.

Non sappiamo a chi obbedisca la Magistratura, intanto la Finanza (Guardia di Finanza ndr) non obbedisce di sicuro al Padre Manelli, non avendo per lui stipulato voti col sangue come per le povere suorine.

Di cosa si lamenta il Blondet, se poi afferma lui stesso che i beni non sono dell’Istituto?

Insomma, questi milioni di euro di patrimonio, di chi sono?

Sembra di capire – lo dice Maurizio (Blondett) –  che i beni siano di familiari e benefattori che spontaneamente mantengono i frati e le suore.

Sembra di capire anche che non è chiaro se quei beni mantengano i frati e le suore o se i frati e le suore con le loro offerte mantengano familiari e sbenefattori…

Mah!

Il Blondet poi, ricordandosi di Pol Pot,  passa all’attacco sul commissario, “colpevole” di essere stipendiato.

Purtroppo non tutti possono permettersi di lavorare “gratis” come Blondet.

Irresistibile per il nostro prolifico scrittore cadere nella tentazione di accusare Carballo e Braz de Aviz con i soliti insulti: “la speculazione sull’albergo romano Il Cantico, il convegno di Brasilia, la Teologia della Liberazione…”.

Questo lo sapevamo già. Cè dell’altro?

Sono storie cotte, stracotte e mangiate che non tolgono nulla alla legittimità e pertinenza del provvedimento di commissariamento del fondatore di due istituti religiosi.

Poiché “la curiosità è femmina” ho fatto la mia inchiesta incontrando qualche fraticello che ha rettificato i cinque punti che il Blondet elenca sull’incontro dei commissari con i frati a Roma il 28 settembre 2015.

Ecco come stanno i FATTI:

1) FALSO che i frati dissidenti potranno uscire dall’Ordine solo con la riduzione allo stato laicale o sposandosi.

La VERITA’ è che occorre aspettare la fine del commissariamento e disporre dell’incardinazione non solo ad experimentum  se davvero i vescovi e il loro clero ci tengono a tenersi degli ex frati santi come il fondatore;

2) FALSO che dovranno strapparsi la medaglia cucita sul saio. (La medaglia non è di stoffa, ma metallica…);

3) FALSO che i frati non potranno dormire con il ruvido saio della penitenza; rimane facoltativo, come da sempre;

4) FALSO che dovranno cancellare dai loro Statuti il Voto Mariano; esso è la caratteristica dellIstituto;

5) FALSO che è stato intimato di non parlare più e fare riferimento a S. Massimiliano Kolbe; oramai sarà lui ad essere riconosciuto con S. Francesco il « vero » fondatore al quale il Padre Manelli si è semplicemente ispirato.

 Aggiungiamo noi:

 6) VERO che la Santa Sede scioglie frati, suore e sodali da ogni voto e vincolo privato al fondatore e cofondatore.

 Blondet poi parla di Papa Francesco che vuole la soppressione dell’Istituto…

Balla colossale se proprio Francesco si prese la briga di sospendere tutte le udienze, quel 10 giugno 2014 e ricevere per una mattinata intera i frati fedeli alla Chiesa attraverso il suo Commissario.

L’incontro che si può seguire su youtube, rivela invece l’alta considerazione di Francesco verso questa famiglia religiosa che è consacrata all’Immacolata, ragion per cui osteggiata dal diavolo.

Non è nel linguaggio e nello stile di Braz de Aviz – ci siamo informati – chiedere sanzioni. Qualora ci dovessero pur essere, riguardano piuttosto il Fondatore, solo alcuni, o tutto lIstituto?

Blondet mescola le carte titolando il suo pezzo:

Involontaria ammissione di El Papa a quelli che perseguita

E perché?

Solo per il fatto che il Papa abbia “disciplinato” la Messa tridentina imposta dal general Manelli e i suoi colonnelli ai fedeli delle parrocchie del mondo e detto di aver voluto lui la chiusura del seminario?

Non era quel luogo la protesi genealogica del fondatore, attraverso “Er Derfino”, Manelli II come qualcuno dei suoi ex studenti lo motteggiava?

 Blondet, alla fine, non sapendo come concludere l’infelice e noioso pezzo, per riempire la pagina e darle di santa ragione al Papa, inserisce la bufala della diagnosi del dottor Fukushima, critica la richiesta di preghiera al raduno di Buenos Aires, invoca l’esorcismo…

E pensare che parli spesso dell’antipapa!

Che lo sia lui, visto come critica lattuale vero successore di San Pietro che è Papa Francesco?

Bhé, se proprio non è un posseduto, consigliamo al Blondet di prenotare con i suoi “Friends” una visita dal dottor Fukushima, specialista del cervello.

Tra gli amici di Bergoglio, dopo quello di Maurizio Blondet, aspettiamo adesso il solito “pezzo capolavoro” di Antonio Socci.

Non vale la pena citare altri apprendisti stregoni. 

Scopriremo presto, però, chi le spara più grosse.

P.S.: Ultima ora! Ci è stato riferito che sulla foto di frati e suore postata dal Blondet e risalente agli anni Novanta, nemmeno il 20% dei presenti è rimasto nell’Istituto. Tutto un fuoco di paglia il metodo del Manelli.

DANNI ALLA CHIESA

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Il commissariamento delle Suore Francescane dell’Immacolata rappresenta un secondo pesante giudizio da parte della Chiesa sulla figura e l’operato del Fondatore, il Frate Stefano Manelli.

Immaginiamo che le motivazioni siano le stesse del ramo maschile con il quale condividono una legislazione zoppicante da un punto di vista canonico e parzialmente anche da un punto di vista teologico.

Un ideale alto e riformato di vita religiosa francescana proposto dal Manelli che cozza con l’ortoprassi della sua vita personale e non solo…

L’immaturità che alcuni frati hanno rivelato durante il commissariamento con fughe dal convento, richiesta di dispense dai voti, azioni amministrative truffaldine, false testimonianze, infangamenti mediatici, minimizzazione delle responsabilità e difesa a oltranza dell’indifendibile, la dicono lunga su una delle più gravi azioni di plagio di un gruppo religioso cattolico dal dopoguerra in poi.

Il problema è che la parte lesa da questa compagine di pii uomini e donne è proprio la Chiesa Cattolica.

Il Manelli dovrà rispondere anche per il danno all’immagine della Chiesa e degli Istituti, uno maschile e l’altro femminile,  da lui stesso fondati.

A causa sua si sono scatenati tutti i blog tradizionalisti per convergere in una sorta di Jihad antibergogliana.

Da mesi la Santa Sede sta esaminando inquietanti dossier e non è da escludere anche l’intervento della Rota Romana per la conduzione dei venticinque anni di ininterrotto governo del Manelli, mantenuto – a quanto sembra – da rielezioni discutibili sulla forma della votazione.

Sembra inoltre che Frate Manelli  avesse creato anche un gruppo di laici, una sorta di “Terz’Ordine senza nessuna omologazione della Santa Sede.

Molti degli attivisti legati al Fondatore provengono da quella compagine.

E’ verosimile che bisognerà procedere ad una riqualificazione e sanatoria del gruppo laicale per risollevare di persone di buona volontà che hanno creduto nella spiritualità kolbiana e si sono ritrovate, come i religiosi, a fare i conti con un padre discutibile.

Per il ramo maschile dei frati il Manelli ha cercato disperatamente di fondare un nuovo istituto dotandolo dei beni oggi sotto controversia giudiziaria.

Operazione fallita!

Non gli resta che studiare “la rimessa in sella” con un suo uomo quale superiore generale prestanome.

Si intuisce che esiste infatti un’area di finti moderati e negoziatori sotto l’ombra magari del cofondatore Frate Gabriele Pellettieri che in realtà, quale prima vittima del Manelli, ne rimane  sempre il fedele eco.

Anche lui si assumerà le sue responsabilità davanti a Dio e davanti alla storia.

Per le suore, prima che il loro commissariamento avvenisse, con la presunta complicità di porporati all’interno dei Sacri Palazzi, gli stessi che oggi cercano di sabotare papa Bergoglio, c’è stata una corsa all’uscita dall’Istituto per fondare l’ennesima associazione di voti privati come quella di Lipa: sede nelle Filippine, membri in Italia.

Cosa resta al Fondatore dopo l’ennesimo scandalo pubblicistico che lo riguarda?

Dopo la morte di Padre Volpi, all’annuncio del nuovo commissario c’è stato su di lui un arrembaggio studiato ad arte di sodali del Manelli legati al mondo salesiano e al Vicariato di Roma dove l’illustre commissario canonista Mons. Sabino Ardito lavorava. Il solito mantra sofistico: Manelli è un “santo”, i genitori sono santi, quindi i cattivi sono gli altri…

In almeno due Dicasteri Romani stanno circolando queste chiacchiere…

Non è da escludere anche il coinvolgimento di una cordata di pugliesi, conterranei del Commissario, a difesa del Manelli.

I giorni che seguono riveleranno la fondatezza o meno di tali accuse che gettano ombre sull’attuale conduzione di governo formata da una troika dove i Padri Ghirlanda e Calloni coadiuvano Mons. Ardito e si controllano a vicenda.

Chissà a quali e a quante pressioni la troika è sottoposta  da chi lavora dalla mattina alla sera per ottenere la riabilitazione del Manelli: morale e materiale.

Dove l’autorevolezza del fondatore Manelli è più debole è comunque nelle periferie dell’Istituto, nelle missioni.

Molti osservatori stanno a guardare i soggetti di future nomine e riorganizzazioni specie nelle terre lontane per carpire e denunciare eventuali parzialità dopo i malumori seguiti alla recente clamorosa vicenda della nomina di quattro religiosi rappresentanti della base, ma di chiara scelta manelliana.

Ad Oltretevere sono giunte diverse proteste in merito, così come ci è stato confidato da un prelato della Curia.

Sembra che il nuovo Commissario abbia fatto fare ai frati una votazione farsa, cioè  senza spoglio pubblico delle schede di votazione.
Frate Manelli intanto dal settembre 2014 permane in un convento femminile, quello di San Giovanni Rotondo, da dove può manovrare tutti i burattini e le burattine della sua giostra.

L’unica flebile sua speranza è il “controgolpe” al Capitolo Generale, dove spera di candidare ancora uno dei suoi colonnelli.

Tutto è fin troppo prevedibile, ma per il Manelli “tutti sono dei fessi”…

“Solo lui si salva…”

Dopotutto, tale formula,  è il paradigma della sua visione ecclesiale.

Non era forse anche questo il suo motto?

Extra Manelli nulla salus.

LE NUOVE PERSECUZIONI

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In solidarietà ai cristiani che soffrono per mano dei fondamentalisti islamici in alcune regioni del mondo, anche nella nostra Italia ci sono cristiani che soffrono per mano di fondamentalisti cristiani.

Il caso di padre Scozzaro.

Era da molto tempo che non si leggevano elucubrazioni e provocazioni sulla vicenda dei Francescani dell’Immacolata nella bolgia dei blog tradizionalisti.

Il silenzio reverenziale e speranzoso di chi credeva nel nuovo governo dell’Istituto di trovare ingenui e collusi alleati viene interrotto dall’ardito Paolo Deotto  che giustifica un attacco gratuito a padre Giulio Maria Scozzaro esprimendosi a modo di disclaimer per evitare – secondo lui – un’azione penale: “(…) mi permetto di chiedere la vostra attenzione, perché quanto vi esporrò riguarda anche argomenti che interessano tutti: la libertà di espressione, la libertà di cronaca, e anche un certo clima che si è ormai instaurato nel mondo cattolico, in cui non si usa più parlare, discutere, ammonire ove necessario. No, si ricorre alla carta bollata. Forse tutto ciò si inquadra perfettamente nella secolarizzazione drammatica che sta vivendo la Chiesa; tuttavia a me, uomo all’antica (anche per ragioni anagrafiche) questo comportamento appare un po’ singolare”.

Non entriamo nel merito della grammatica ma rileviamo quanto il ricorso ad internet per infangare un sacerdote degno e rispettabile sia difforme dall’auspicata sacralizzazione della Chiesa che il Deotto contrappone alla “drammatica secolarizzazione” in corso.

Si biasima la carta bollata ma non il francobollo alle autorità della Chiesa per creare un caso mirato a delegittimare un “collaboratore di giustizia”.

Per dovere di cronaca e servizio alla verità, cercheremo allora di fornire ai nostri stimati lettori degli argomenti che spiegano, senza tanti misteri, il perché dell’accanimento contro padre Scozzaro da parte di persone che non lo hanno mai conosciuto.

Padre Giulio Scozzaro negli anni Novanta, prima di essere ordinato sacerdote, già rivestiva l’incarico di “pro rettore dei postulanti” dei Frati Francescani dell’Immacolata.

Questo, oltre ad evidenziare la fiducia di cui godeva presso il suo superiore, conferma tuttavia il pressapochismo e la precarietà che da sempre ha accompagnato l’azione pedagogica e formativa del padre Stefano Manelli verso i giovani frati e le sue “reclute”.

Fra esse non era raro trovare – secondo le annate – qualcuno dei nipoti facilmente riconoscibile, non solo dai tratti somatici, ma dal piglio autoritario e dalla debolezza voluttuaria che potrebbe confermare le teorie del Lombroso.

Accadde infatti che dal cassetto della stanza di Padre Manelli nel convento di Frigento sparirono delle banconote per un valore di tre milioni delle vecchie lire.

I sospetti caddero immediatamente sulle giovani reclute che popolavano la “Casa Mariana” e venne interpellato il loro “rettore”.

Nel profittare dell’andata a scuola dei puberi, Padre Giulio Scozzaro rinvenne con facilità le banconote proprio nella stanza del giovane nipote.

Si sarà anche trattato della sviolinata di un ragazzone quasi maggiorenne, ma osiamo credere che se l’autore del furto non fosse stato il nipote del Fondatore, difficilmente sarebbe rimasto nell’Istituto e ordinato sacerdote come poi successe con tutti gli annessi e connessi.

Il noto papà venne convocato con sua enorme vergogna nonché imbarazzo, ma l’allora fra Giulio M. Scozzaro, diventato più tardi Padre Giulio, fu un uomo di misericordia che sdrammatizzò la cosa per rispetto verso Padre Stefano, pur ponendosi seri interrogativi…

Come aveva infatti osato il nipote mettere le mani nel cassetto dello zio?

Era stata la prima volta? Ne aveva ricevuto altre volte l’autorizzazione? Aveva lo zio Fondatore dimenticato quella volta una concessione fatta al nipote? Cosa se ne faceva un giovinetto di una cifra da due stipendi mensili?

I dubbi rimasero…

Nel 1998 Padre Giulio Scozzaro si fece coraggio e denunciò padre Manelli per abusi di governo.

L’allora Sottosegretario per la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata, dichiarò: “Padre Manelli non si comporta da cristiano”.

Il rapporto di Padre Giulio col Fondatore si era dal momento del furto progressivamente deteriorato perché una testimonianza del genere gettava fango su una famiglia che aveva costruito sull’impeccabilità e l’immacolatezza la sua onorabilità.

“Questa è la mia famiglia” hanno messo in bocca a Padre Pio i Manelli.

Peccato che un tale giudizio non sia mai stato esclusivo ma veniva esteso dal santo cappuccino a tante altre famiglie e soggetti che lo frequentavano, così come appare nelle biografie autorevoli e meno autoreferenziali su padre Pio, dove mai è citato qualche componente della famiglia Manelli quale detentore di attenzioni speciali.

Padre Manelli non accettava inoltre che padre Giulio seguisse l’ispirazione di scrivere agiografie e libretti spirituali perché voleva l’assoluto monopolio sulle pubblicazioni, senza concorrenza.

Come Erode, padre Manelli si sentiva minacciato da un sacerdote in fasce.

Fu così che a padre Giulio, resagli la vita impossibile nei conventi dell’Istituto,  non restava che trovare rifugio nella sua Palermo.

Padre Manelli, secondo uno stile consolidato, ne doveva distruggere l’onore e la buona fama per coprire con la cortina fumogena della calunnia contro il suo accusatore, le malefatte che padre Giulio presentò alla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata in un periodo in cui, ottenuta l’approvazione pontificia, padre Manelli fece cadere i suoi freni inibitori nella guida dei frati e delle suore.

Padre Giulio venne accusato di “disobbedienza ostinata alle legittime disposizioni dei superiori in materia grave”.

Padre Giulio si rifiutava di essere trasferito in una comunità “tritacarne” dove il Fondatore avrebbe consumato la sua vendetta con il solito superiore-vessatore di turno.

Qui viene il bello.

Il Padre Manelli dal settembre del 2014 si trova per sua volontà nel convento delle Suore Francescane dell’Immacolata a San Giovanni Rotondo.

Qualcuno è ancora convinto della bufala degli “arresti domiciliari” alimentati dalle fantasie e dalla disonestà dei bloggers tradiprotestanti.

Dopo i noti fatti di cronaca, in attesa che la Magistratura e la Chiesa si pronuncino, non sarebbe stato più prudente sloggiare da San Giovanni Rotondo?

Padre Manelli sa invece bene che in un convento di frati sarebbe sotto il controllo di tutti e non potrebbe permettersi quella libertà di movimento tra visite e telefonate messe in opera per contrastare l’azione del commissario e dirigere le operazioni con i suoi cinque, sei avvocati.

Perché il Manelli si ostina a disobbedire “alle legittime disposizioni dei superiori in materia grave?”

Le leggi valgono solo per gli altri?

Immaginiamo già che si farà scudo dell’ennesimo certificato medico pur di sottrarsi agli interrogatori del Vaticano e non allontanarsi da una corte consolatrice.

Lo fece con il guaritore di Cassino e lo farà ancora sul Gargano.

Meglio per lui non esporsi all’indignazione dei frati, delle popolazioni non dappertutto favorevoli a lui e dei vescovi che potrebbero dichiararlo persona non grata nelle loro diocesi.

In Campania e nel Lazio non si parla che di lui quando si vuole attaccare la Chiesa.

Uno scandalo!

Padre Manelli non ha più il consenso della base e a seguirlo è oramai un gruppetto di laici da compatire e solo una trentina di sacerdoti, troppo pochi per un ribaltone di governo a favore dei suoi accoliti: dal vice-generale ai colonnelli.

Quanti danni e quante colpe in pensieri, parole, opere ed omissioni!

Il Deotto cerca poi di provocare Il neo Commissario Sabino Ardito con l’aiuto di Maria Guarini di Chiesa e Post Concilio.

In barba alla privacy ne pubblica la risposta e-mail con la sua richiesta del “sangue” di Padre Scozzaro che lui definisce “chiarimenti”.

Che interesse e che titolo ne può avere un semplice e sconosciuto laico come il Deotto se non l’induzione del Manelli e dei manelliani a utilizzarlo per sopprimere un testimone e  gabbare i commissari e la Congregazione per i Religiosi?

L’ultima porcata è che venne fatto credere a padre Scozzaro all’inizio degli anni Duemila che tutto sarebbe rientrato nell’ordine purché avesse ritirato il ricorso in Segnatura Apostolica.

Nel frattempo, con il noto manovale padre Alessandro Apollonio, si cercarono cardinali e prelati che testimoniassero a favore di Padre Manelli ai giudici degli organismi preposti a giudicarlo sulla base delle denunce, mentre – con l’inganno – si chiedeva a Padre Scozzaro di ritirare le sue denunce.

Il resto della storia lo conosciamo, una storia infinita, una storia che si ripete, una storia che ha fin troppo scandalizzato i piccoli.

… Miserere nobis.

LA NEGAZIONE DELL’EVIDENZA

susanna

Fino a quando può durare la difesa a oltranza dell’indifendibile?

Fino a quando si possono coprire decenni di abusi nel chiostro?

Perché illudersi sparando sui cadaveri, demolendo le macerie e non capire che “la guerra”, una volta persa, è ormai finita? 

 

Negli anni ’70 in Indonesia e nelle foreste delle Filippine c’erano dei soldati giapponesi nascosti che credevano che la Seconda Guerra Mondiale non fosse ancora finita.

Può sembrare pura follia, ma questi militari fedeli al rigido codice etico del Bushidō, che considerava profondamente disonorevole la resa al nemico, ritennero impensabile che l’Impero del Sol Levante si fosse arreso, arrivando a considerare come propaganda le varie comunicazioni che annunciavano la fine della guerra; altri, tagliati fuori dalle loro unità dopo le offensive degli Alleati, semplicemente non vennero mai a conoscenza della fine del conflitto, o, se ne vennero a conoscenza, scelsero di non rientrare in patria. Molti di loro continuarono ad attuare azioni di guerriglia contro l’esercito statunitense o contro altre forze locali (in particolare, l’esercito e le forze di polizia delle Filippine), ma altri scelsero di restare nascosti in zone inaccessibili o in appositi rifugi.

Si tratta di dinamiche psicologiche individuali o di gruppo alle quali stiamo assistendo in questi giorni nei quali le lunghe giornate di sole sembrano fare luce sulle tenebre che avvolgevano la vicenda dei Francescani dell’Immacolata.

Un episodio curioso di resistenza a oltranza nella difesa del Padre Manelli è ad esempio un anonimo post del 25 giugno 2015 pubblicato sul blog privato denominato “Libertà e Persona”.

Nell’assoluto rispetto della libertà di espressione e della dignità della persona ci permettiamo di criticarlo, forti del principio di reciprocità quale elemento di giustizia e di pace.

Ognuno ha il diritto di esprimere la propria opinione e non essere offeso dal reato di violenza privata.

L’esordio è davvero infelice poiché attacca indebitamente sia il defunto Padre Fidenzio Volpi, gloriosamente “caduto” nell’adempimento del dovere, sia dei frati qualificati come appartenenti a un “piccolo gruppo di ribelli”.

Non viene specificato il loro presunto esiguo numero, né il soggetto al quale si sarebbero ribellati.

Siamo certi, tuttavia, che sono fedeli al Papa, alla Chiesa e ai loro legittimi superiori; è quanto basta per essere dei religiosi obbedienti.

L’anonimo scrive che “i frati, ormai, sono stati distrutti con incriminazioni vaghe e indefinite, che hanno perso via via consistenza nel corso del tempo”.

In verità le accuse, almeno quelle della vera stampa, riguardano esclusivamente Padre Stefano Manelli.

Non entriamo nel merito del giudizio, ma lasciamo la Magistratura e la Chiesa fare il proprio dovere.

I fatti finora non depongono certo a favore del Fondatore.

Con il dovuto garantismo da parte nostra, Padre Manelli dovrà comunque giustificare ai giudici delle varie sedi: penale, civile, ecclesiastica, alcune sue responsabilità.

Inutile l’uso della vile cortina fumogena contro padre Volpi riesumando la questione dell’infelice mediazione con la famiglia Manelli su una presunta diffamazione ai loro danni.

Su questo inoriginale accadimento, in modo ampio e documentato, già ne parlammo all’epoca dei fatti (qui )

(qui

e rimandiamo i nostri lettori all’approfondimento.

Padre Manelli dovrà invece rispondere di alcune sue azioni quali l’immobilizzo e la gestione di un patrimonio da 30 milioni di euro, un flusso annuo di cospicua quantità di denaro, l’appropriazione e tentato sfratto ai danni di una nonnina nonuagenaria di San Giovanni Rotondo dopo la firma dell’atto di donazione del suo immobile, la diversa finalità e il cambio dei componenti delle Associazioni da lui volute per la gestione dei beni dell’Istituto che oggi sono sotto sequestro cautelativo… Ci fermiamo qui per non dilungarci.

In alcuni casi il venerando sacerdote non appare direttamente, è vero, ma la costante dinamica procedurale e le ingenue testimonianze dei soggetti interessati alle azioni, inducono a pensare che sia la mente organizzativa.

Esistono tuttavia altri fatti – suffragati da decine di testimonianze – nei quali Padre Manelli è direttamente ed esclusivamente coinvolto.

Tutto è da verificare, ma l’arco temporale largo e la diversità anagrafica e di origine topografica dei soggetti che gli hanno puntato il dito d’accusa fornendo dettagli convincenti, gli attribuiscono comportamenti moralmente indecenti.

Le Suore non sono “un nuovo privilegiato bersaglio” della stampa professionale e nazionale, ma le VITTIME di una situazione consumata e abusata.

Oltre agli atti di libidine per alcune, specie negli anni Novanta, le vessazioni di cui sono state oggetto in tempi più recenti non sono forse riconducibili personalmente al padre Manelli, ma sicuramente di sua conoscenza e attribuibili a quel piccolo gruppo di eterne Superiore prive di umanità, maternità e preparazione, promosse a un ruolo sociale che si sono cucito addosso in base alla loro indiscussa “fedeltà al Fondatore”.

Il genitore di una figlia offerta a Dio, dalla quale sa di non poter avere nipotini, piange lacrime amare miste a rabbia sanguigna nello scoprire che una persona reputata “santa” profitti della sua autorevolezza e della sua presunta impunità per toccarle parti intime o indurla a formulare voti di vittima e patti di omertà vergati a sangue.

L’opinione pubblica è indignata e invoca giustizia.

Il Libro 13 di Daniele ci parla di Susanna, sposa affettuosa ed irreprensibile di Joachim, come di Gesù sono spose tutte le consacrate e le Suore Francescane dell’Immacolata.

Due anziani magistrati si erano invaghiti di Susanna e architettarono lo sporco ricatto dell’accusa di adulterio con un fantomatico giovane qualora la casta giovane non avesse accondisceso alle loro pulsioni libidinose.

Si dicevano: « Chi le crederà? Siamo due rispettabili e insospettabili anziani! » 

Susanna preferì essere ingiustamente accusata e condannata alla lapidazione pur di non tradire il bravo marito.

A questo punto però la Bibbia ci racconta dell’irruzione nella scena di un giovinetto chiamato Daniele che significa dall’ebraico: “Dio è  il mio giudice”.

Interrogando separatamente i due libidinosi, Daniele smascherò la loro menzogna e i due vecchioni vennero condannati a morte secondo la legge di Mosè. 

Susanna salvò il suo onore, la sua dignità e la vita.

Vengono le lacrime agli occhi nel pensare alle tante giovani vite « rovinate” da padre Manelli: frati, suore, intere famiglie…

Riesce male la testimonianza dell’Anonimo blogghista che considera “virtù” la richiesta di cibo di un certo Padre Serafino alle cucine degli hotel fiorentini a cinque stelle nei pressi di Ognissanti che lui chiama « bar » .

Che nelle comunità che vivono poveramente si possano consumare cibi appena scaduti  non dovrebbe scandalizzare più di tanto, ma il problema sorge quando ci sono i danni sulla salute di alcune suore, magari celiache, così come quando c’è l’avido approvvigionamento di  sacchi di liofilizzati scaduti da anni o l’accumulo di riserve a quintali di ceci e fagioli in funzione di una profezia su “attacchi nucleari” o “asteroidi in rotta di collisione sulla terra” rivelata da padre Manelli.

Il luogo privilegiato per tali rivelazioni era sempre il refettorio o il ristorante quando partecipava a qualche pellegrinaggio a Fatima o in Terra Santa del quale, per decenni, diceva sempre: “è l’ultimo”.

Si racconta dello stuolo di familiari e figlie spirituali che si commuovevano, disposte ad offrirsi vittime, a tributargli centinaia di « rosari » purché continuasse a viaggiare e… a riempire pullman e aerei per gli organizzatori.

Chiedere per credere.

Quanto ai cibi il problema sussiste a partire dal momento in cui sugli yogurt c’è la muffa, le scatole di pelati esplodono per la saturazione dei gas da putrefazione, mentre per il padre Manelli, il solito benefattore di turno, procura e magari prepara cibi di prima scelta e succulente leccornie.

Unonesta ospite dei conventi di suore sicuramente può testimoniare quanto esposto, così come qualche ospite dei frati può e deve confermare della “dieta speciale” di Padre Manelli, l’unico ammalato che da sempre aveva diritto a un trattamento di riguardo.

L’Anonimo del post continua: “Povertà, obbedienza, rinuncia a tv, beni e comodità varie… non sono facili da sopportare a lungo, senza una intensa vita spirituale”.

Ci chiediamo quale fosse nel passato e quale sia in questo momento la povertà, l’obbedienza, lo spirito di rinuncia (sic) di padre Manelli.

Cosa intende come « intensa vita spirituale? » 

Chi è il confessore e l’accompagnatore spirituale (se esiste) di padre Manelli?

Non era per lui impensabile avere denaro in cassa, conti correnti bancari (indipendentemente dal saldo), fare vacanze…?

Ovvio che le accuse c’erano sempre state e non stupiscono per chi lo conosce sufficientemente bene.

L’impostazione teologica, anzi ideologica di Padre Manelli non c’entra nulla con il dissenso e le accuse nei suoi confronti; sono fatti suoi e di chi lo seguiva dall’interno del convento.

Le famiglie piuttosto sono rimaste per troppo tempo ignare di cosa succedeva alle loro figlie e del perché, una volta rientrate in casa, abbandonato l’Ordine per disperazione, erano traumatizzate, avevano paura di parlare e di confidarsi persino con i genitori, incapaci – a distanza di anni – di stabilire una relazione serena anche col marito o di vivere in pace in un altro Istituto religioso…

Troppi fantasmi continuano ad inseguirle, tristi ricordi, scrupoli, forse ricatti da compromettenti compromessi, in una giovane vita sacrificata al “vitellone d’oro”.

Chi è rimasta dentro, come i « soldati invisibili » giapponesi, è totalmente all’oscuro di quello che succede fuori, privata pretestuosamente da ogni canale d’informazione che non sia la “propaganda politica” della sua superiora e l’induzione al vittimismo contro una Chiesa descritta come matrigna, un mondo cattivo e minaccioso e dei genitori sciagurati per la salvezza dei quali bisogna offrire le sofferenze del convento.

Ha la sensazione che « qualcosa non va », ma non ha il tempo, non ha gli strumenti per un corretto discernimento. Serrati sono i ritmi e gli orari di vita comunitaria. Mai adeguato spazio personale. Si fa di tutto per non lasciare pensare; si è sempre stanche, apatiche, insoddisfatte fino al crollo totale, la dispensa da alcuni atti comunitari, il tentativo di recupero e poi la spedizione a casa, quando incombe per le Superiore lo spettro del ricovero in psichiatria.
 
« Non raccontare nulla fuori se vuoi che ti facciamo uscire; i “modernisti”  ci vogliono distruggere… Solo noi abbiamo le vocazioni! Gli altri Istituti sono rilassati, sono invidiosi di noi… Se parli ne porterai tu la colpa… ».

Qui la durezza della Regola non c’entra nulla.

Il problema è la mollezza personale di chi ha fatto certe regole imponendo l’osservanza agli altri e non a se stesso.

In una sola parola: ipocrisia.

Miserere nobis.