La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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PADRE STEFANO MANELLI E I MANIFESTI ANTI PAPA A ROMA – Lettera Aperta

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LETTERA APERTA

Reverendo padre Stefano Manelli,

è da tempo che si è spento in me ogni sentimento di stima nei suoi confronti.

La credevo insieme ad altre consorelle un riformatore della Chiesa e della vita religiosa con un progetto di vita chiaro e sostenibile sull’esempio di San Massimiliano Maria Kolbe.

Dopo l’affissione abusiva di manifesti anti Papa Francesco a Roma, mi chiedo se sia possibile cadere più in basso dei committenti del vile gesto.

Lei ci ha voluto proporre l’eroismo, l’imitazione dell’Immacolata e di San Francesco, eppure nella sua condotta non c’è nulla che richiami ai santi ai quali ha voluto ispirarsi.

Non è stato capace di obbedire al Papa ed amarlo soprannaturalmente; non le è stato possibile vivere un’autentica povertà; non le è stato possibile testimoniare un’angelica castità da consacrato.

Purtroppo tutto riconduce alla sua persona come responsabilità ai dileggi in romanesco ai danni del Santo Padre.

Si vergogni!

Non è difficile intuire il nesso tra i Cavalieri di Malta e i Francescani dell’Immacolata quando è risaputo del profondo legame ideologico cha la unisce all’indegno porporato americano.

Cosa avrebbe fatto S. Francesco se il pontefice avesse orientato il suo apostolato o la sua azione di governo – che presto rimise nelle mani di altri frati – in una direzione diversa al suo primordiale e personale intento?

Manelli come può da religioso e da uomo sentirsi “decapitato” dopo venticinque anni di ininterrotto governo sui frati e sulle suore (!) rinnovati nella forma con elezioni fraudolente dal 2002?

Ha diviso i suoi figli creando mostri e inventando intrighi di corte per evitare di assumersi ogni responsabilità sul commissariamento.

Ha indossato la maschera della vittima per commuovere le sue figlie; ha fatto sentire importanti dei laici mediocri perché fossero loro a difendere quel patrimonio che è la risorsa dei corrotti.

Ha inventato la storiella delle Associazioni proprietarie dei beni e benefattrici di frati e suore quando poco prima – oltre che nelle Costituzioni di Frati e Suore – aveva scritto e commentato che i gestori e gli associati sono rispettivamente ed esclusivamente gli Economi generali e i religiosi Frati e Suore degli istituti da lei fondati.

Adesso che la Chiesa, dopo aver esercitato per lungo tempo misericordia e pazienza nei confronti suoi e dei suoi sodali le ha dato un ultimatum, sta nuovamente scatenando l’inferno sulla terra nella maniera più rozza: l’agitazione popolare a mezzo stampa elettronica e manifesti.

Ma che demonio è lei?

Altro che Immacolata!

Fa scrivere su uno dei tanti blog dei tradiprotestanti  che non può esserci pena senza colpa.

Il signor Giovanni Turco che ne è l’autore, non si vergogna delle sue asserzioni nei confronti di noi vittime?

Si parla di condanna senza processo…

L’opinione pubblica sa che lei, Stefano Manelli, si è già sottratto ad un incontro presso il promotore di giustizia ecclesiastico e il giudice del Tribunale civile di Avellino lo scorso 22 dicembre?

Se lei è innocente, di cosa ha paura?

Vuole che il procedimento vada in prescrizione per decorsi termini e poi far credere all’opinione pubblica che “il caso è chiuso”, che lei è innocente, che è stato “scagionato” come scrivono i suoi nipotini?

Crede che siamo tutte delle ingenue, tutte delle ignoranti, come quando ci ha tenute segregate in convento?

E’ vero Stefano Manelli che ci portava nella sua camera (all’interno della nostra clausura conventuale)  e ci tratteneva fino a notte fonda per motivi tutt’altro che religiosi?

E’ vero che ci palpeggiava il seno e le natiche, ci stringeva la vite e ci abbracciava, avvicinava le sue labbra alle nostre, metteva la nostra testa sulle sue ginocchia durante la confessione…

Vero o falso?

Ammetto che eravamo tutte contente di questo, estasiate di essere oggetto delle sue attenzioni, giustificate in nome della sua santità che si manifestava misticamente attraverso espressioni erotiche di cui nemmeno la Bibbia è esente…

Queste le sue spiegazioni, vero?

Le marchiature a fuoco sul petto, i patti di sangue dei quali andavamo fiere, le punture sulle dita per vergare col sangue la nostra offerta di obbedienza assoluta ai fondatori, è vero o falso?

La preferenza sul tipo di morte da martire di cui lei ci esaltava a modo di gioco: sbranata da leoni, bruciata viva, fatta a pezzi…

Vero o falso?

Oggi vederla così ostinato e incapace di accettare un minimo di disciplina dopo aver preteso da noi persino la morte di una giovane vita, mi disgusta.

Che le suore non fossero curate adeguatamente, che venissero isolate dal mondo, allontanate dai familiari, “i nemici della vocazione”, è vero o falso?

Mi chiedo se oggi le suore lontane dall’Italia Centrale sanno o meno che c’è stato il terremoto.

Come può la Chiesa nostra madre continuare a coprirla e a perpetuare impunemente questi abusi su delle consacrate?

Manelli, ha sempre mangiato cibi speciali, cucinati con cura, adottato un regime di vita personalizzato, fruito delle migliori cure e dei migliori specialisti medici, ha sempre viaggiato come, quando e dove voleva con una grossa berlina che cambiava ogni due anni e un autista personale.

E’ questa la povertà?

Noi soffrivamo la fame o dovevamo mangiare smisuratamente per sformarci, apparire più brutte; lei nel frattempo faceva quello che voleva…

Vero o falso?

E’ poi iniziata la favola degli extraterrestri, degli asteroidi che dovevano cadere sulla terra, della Terza Guerra Mondiale termonucleare imminente, del grande buio, della grande carestia e ne forniva persino le date!

Non ne ha azzeccata una, peggio dei Testimoni di Geova!

Mi dispiace che tante persone in buona fede continuano ad andarle dietro, pendere dalle sue labbra, considerarla un oracolo e obbedirle più che al Papa…

Cosa racconterà a San Pietro quando si ritroverà al Giudizio di Dio?

Ha trascinato tante persone dietro le sue follie e si è lasciato trascinare a sua volta da chi era più esaltato di lei.

Oggi sta invitando ad uscire dall’Istituto le mie consorelle per sottrarle all’obbedienza delle commissarie, sognare di creare una nuova corte in una chiesa dei sogni, delle fantasie, delle eresie.

Crede davvero che tutte seguiranno la Francesca Perillo o, come adesso si chiama, Suor Eliana?

Cos’è diventata questa donna? Una carmelitana, una benedettina, una domenicana, una francescana, una cattolica, una protestante, una lefebvriana, una teista?

Cos’è?

Credo che troppe persone hanno già troppo sofferto per questa storia, Stefano Manelli!

Si rende conto del dispiacere che sta dando al Santo Padre, insultato per causa sua pubblicamente e non solo dai manifesti di pochi giorni fa?

Si rende conto dello sbandamento di tante suore e di tanti frati e della vergogna che lei sta ingiustamente infliggendo loro per la sua aperta ribellione alla Chiesa e i suoi atti criminali?

Si rende conto di quante famiglie ha rovinato?

Si rende conto di quanto sia vile mandando sempre avanti gli altri, le suore, i frati plagiati, come ha sempre fatto?

Ha mai avuto coraggio?

Ha mai avuto fede e fiducia in Dio e nella Chiesa?

Ha mai avuto speranza nell’avvenire e nell’umanità redenta?

Ha mai amato con cuore sincero e oblativo il prossimo anziché amare solo e sempre il suo io?

Queste sono le domande pressanti che pongo a lei e delle quali ho già dato per lei la mia risposta nel segreto e nel dolore del mio cuore.

E’ ora di finire questa commedia che si è trasformata in dramma.

E’ ora di restituire la dignità strappata alle sue figlie e ai suoi figli.

E’ ora che la Chiesa faccia il suo corso e mostri le sue convinzioni sulla sua persona e le sue azioni, Stefano Manelli.

Se il Papa scioglie i voti privati vuol dire che essi esistevano e io stessa lo posso attestare senza remore in qualunque opportuna sede.

Se la Chiesa le proibisce di confessare le suore, riconosce che c’erano abusi e problematicità.

Se la Chiesa le chiede di non fare il giro d’Italia mentre si spaccia per malato, vuol dire che svolgeva un’azione destabilizzante all’interno di conventi e di monasteri.

Se la Chiesa le chiede di restituire i beni è perché li considera ecclesiastici e non la proprietà privata di Manelli dirottata a laici amici e familiari prestanome.

Bando ad Antigone e Creonte, nella tirannia dell’illusorio proposto a donne e a uomini che avevano diritto a una vita reale, a una vita consacrata sana, sono io che le chiedo: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?» (Gv 18,23).

Gesù Cristo tacciò di ipocriti i farisei; bene fa il Papa nell’averla spesso ricordata in una delle sue tanti espressioni che rivolge ad uomini (di Chiesa) come lei.

Le presento la lista che Marco Tosatti ha riportato copiandola da un blogger che rispetto a lui almeno lavora gratis e non al soldo di un cardinale corrotto e corruttore:

“Si dissimulano, si mimetizzano da brave persone: si presentano come nei santini, con gli occhi rivolti al cielo mentre pregano, dopo essersi accertati che siano visti: credono di essere migliori di altri, che disprezzano”.

Si chiamano Cristiani, si chiamano Cattolici, ma il loro comportamento rigido li allontana dalla Chiesa.

Orgogliosi, autoreferenziali, lontani dal popolo, intellettuali aristocratici, che chiudono le loro porte e resistono allo Spirito Santo!

Si credono immortali, immuni da colpa o indispensabili. Una Curia che non critica se stessa, che non si aggiorna, che non cerca di migliorarsi è un corpo malato.

Diventano spiritualmente e mentalmente induriti. E’ pericoloso perdere questa sensibilità umana che permette a ciascuno di piangere con quelli che piangono, e rallegrarsi con coloro che sono felici.

O ancora:

  • Vecchie comari
  • Fomentatori della coprofagia
  • Specialisti del Logos
  • Sgranarosari
  • Funzionari
  • Assorbiti da se stessi
  • Neo pelagiani
  • Prometeici
  • Restaurazionisti
  • Cristiani ideologici
  • Pelagiani
  • Signor e signora Piagnistei
  • Trionfalisti
  • Cristiani inflessibili
  • Moderni gnostici
  • Cristiani liquidi
  • Cristiani superficiali
  • Schiavi della superficialità
  • Mummie da museo
  • Facce da funerale
  • Gnostici
  • Autoritari
  • Elitari
  • Pessimisti queruli e disillusi
  • Cristiani tristi
  • Cristiani con la faccia da sottaceto
  • Infantili, timorosi di danzare, di gridare, paurosi di tutto
  • Che cercano certezza in ogni cosa
  • Cristiani chiusi, tristi, intrappolati, che non sono Cristiani liberi
  • Cristiani pagani
  • Piccoli mostri
  • Cristiani sconfitti
  • Cristiani senza speranza
  • Battitori da Inquisizione
  • Seminaristi che stringono i denti aspettando di finire gli studi, che seguono le regole e sorridono, e rivelano l’ipocrisia del clericalismo, uno dei mali peggiori
  • Ideologi dell’astratto
  • Fondamentalisti
  • Preti untuosi e idolatri
  • Adoratori del dio Narciso
  • Preti vanitosi e farfalloni
  • Preti che vendono gomme
  • Preti magnati
  • Religiosi che hanno il cuore amaro come l’aceto
  • Promotori del veleno dell’immanenza
  • Chiusi nella formalità di una preghiera gelida, avari
  • Sterili nel loro formalismo
  • Gente vecchia e nostalgica di strutture e usi che non vivificano più il mondo di oggi
  • Cristiani ipocriti interessati soli ai loro formalismi
  • Malati di accidia
  • Cristiani accidiosi
  • Persone senza luce, deprimenti
  • Egoisti
  • Autoreferenziali
  • Banderuole
  • Marci nel cuore
  • Deboli fino alla putredine
  • Dal cuore nero
  • Cristiani dal cuore debole
  • Cristiani nemici della Croce di Cristo
  • Cavillatori moralistici
  • Contemplativi distanti

In quale di queste categorie si riconosce, Stefano Manelli?

Noi siamo con il Papa.

PADRE MANELLI SI DICHIARA “SANTO E INNOCENTE”

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Nel rientrare in un convento dell’Istituto, Padre Manelli chiede a un quotidiano on line di pubblicare un articolo in sua propaganda e rilascia un’intervista. (http://www.dentrosalerno.it/web/2016/06/06/325237/)

Padre Stefano Manelli dal 6 giugno 2016 ha fatto rientro a Frigento.

Il religioso indagato per una serie di ipotesi di reato contenute in  almeno due corposi fascicoli delle Procure della Repubblica di Avellino e di Roma, si è finalmente piegato all’obbedienza del Commissario Apostolico.

In realtà durante il periodo estivo, secondo le testimonianze raccolte, Padre Manelli ha sempre soggiornato a Frigento per stemperare la calura stagionale.

Sembra, inoltre, che molti suoi familiari abbiano case in affitto per tutto l’anno a Frigento per poter trascorrere sui monti dell’Irpinia piacevoli vacanze.

L’atteso e doveroso rientro di Padre Manelli in una casa religiosa segue comunque il lungo soggiorno a S. Giovanni Rotondo presso una confortevole e costosa struttura alberghiera.

Il Padre Manelli, infatti, aveva ricevuto da mesi il divieto di risiedere presso il convento delle Suore Francescane dell’Immacolata della città sul Gargano, dove si era trattenuto per più di un anno con il pretesto di cure mediche nel vicino ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza”.

Il clamore mediatico con il relativo scandalo avevano costretto la Santa Sede, sin dallo scorso autunno, a prendere misure precauzionali per la tutela degli Istituti da lui fondati, specie quello femminile.

Non sappiamo se il Padre Manelli si stabilizzerà a lungo a Frigento.

Sembra infatti che non riesca a sopportare nessuna forma di autorità.

Frigento è il luogo dove Padre Manelli nel 1970 inaugurò con Padre Gabriele Pellettieri, sistematicamente da lui eclissato e spersonalizzato, un’esperienza di vita conventuale pressoché autocefala.

Nel 1982 grazie ai voti dei frati del convento di “Casa Mariana” di Frigento, la cui accoglienza venne allargata anche a soggetti non idonei alla vita religiosa, Padre Manelli divenne Ministro Provinciale dei Frati Minori Conventuali di Napoli.

Un lungo governo fino al 1988 quando la sconfessione da parte dell’Ordine di appartenenza “ispirarono” a padre Manelli la fondazione di un nuovo Istituto: i Frati Francescani dell’Immacolata.

Un governo ininterrotto il suo dal 1990 al 2013, anno del commissariamento apostolico.

Pochi anni dopo fece seguito la fondazione delle suore sulle quali il fondatore aveva quasi un diritto di “vita, morte e… toccamenti” accompagnato da un esercizio diretto di governo sul loro Istituto.

Celebre è l’idillo del Padre Manelli con suor Maria Francesca Perillo che nominò in disprezzo alle più anziane suore filippine, Madre Generale a soli 28 anni.

Questa stessa religiosa poi, deprimendo il Padre Manelli per la lontananza, fondò un monastero a Città di Castello scimmiottando la clausura delle Clarisse e la liturgia delle Benedettine fino a uno scivolone nel lefebvrianesimo.

A fine 2015 Suor Perillo ha ottenuto la dispensa dai voti e si è rifugiata in Inghilterra con un gruppo di consorelle egualmente dispensate dai voti per fondare un monastero filolefebriano. Complimenti!

Sotto il pontificato di Benedetto XVI il provvedimento vaticano fece seguito a una visita apostolica che Padre Manelli cercò d’inficiare senza successo.

Poco dopo la transizione al soglio pontificio, con provvedimento speciale del nuovo pontefice Papa Francesco, il Padre Manelli fu estromesso dal governo dell’istituto da lui fondato.

Come motivi del commissariamento, allo stile di governo autoreferenziale e clanico, alla formazione dei seminaristi incompleta e affrettata, ai rapporti con le suore ambigui, alla gestione delle temporalità poco trasparente, emersero presto altre deficienze anche grazie alle resistenze all’obbedienza di Padre Manelli.

Emerse un mondo di alleati chiamati alle armi dallo stesso Padre Manelli, dall’estrema destra politica al tradizionalismo cattolico filolefebvriano  con il sostegno di qualche porporato come il Raymond Leo Cardinale Burke, grande oppositore e critico dell’attuale pontificato.

Dopo la misteriosa morte del commissario apostolico Padre Fidenzio Volpi, padre Stefano Manelli esultante si stava preparando alla reconquista del suo impero profittando della misconoscenza della realtà dell’Istituto da parte dei nuovi tre commissari.

Il commissariamento del ramo femminile, l’arroganza e le disobbedienze dei suoi accoliti e familiari, l’insincerità truffaldina sulla situazione patrimoniale dell’Istituto e le denunce di alcune ex suore scompaginarono il suo piano.

C’è ormai un disegno di Dio che si delinea con sempre più chiarezza: P. Stefano Manelli non ha saputo vivere ed interpretare ecclesialmente il carisma da lui stesso presentato.

In un Istituto di Vita Consacrata, ha confuso il dono dello Spirito Santo alla Chiesa nella strumentalità degli uomini con un presunto diritto di vita, morte e interpretazione del carisma degli Istituti dei Francescani dell’Immacolata.

Fino ad oggi, infatti, interpellando un suo “figlio spirituale” ci siamo sentiti ripetere sgomenti: “l’Istituto è di Padre Manelli e ne fa quello che vuole”. (sic)

 Lo stesso giorno del rientro di Padre Manelli a Frigento, il piccolo quotidiano on line, “DENTRO SALERNO”, pubblicava un’articolo-intervista al religioso firmata da Rita Occidente Lupo, una “leonessa” classe 1957.

Nel suo contenuto si conferma una forma patologica di narcisismo a causa di riferimenti personali e autoreferenziali con evocazioni di San Pio da Pietrelcina poco pertinenti con la vicenda giudiziaria e canonica che interpella Padre Manelli.

E’ di pubblica conoscenza che il padre Manelli abbia utilizzato la figura dello stigmatizzato del Gargano per accreditarsi verso i suoi devoti, quasi che la santità si trasmettesse per eredità o per il solo fatto di aver fatto la Prima Comunione da un santo e averlo conosciuto.

Se così fosse, il laico presidente Sandro Pertini, amico di San Giovanni Paolo II dovrebbe essere elevato agli onori degli altari!

Il Padre Manelli esordisce la sua intervista propiziata verosimilmente da suoi adepti del salernitano dichiarando: “non so di cosa mi accusino”.

E’ un insulto alle vittime, alla Magistratura e alla verità.

Attraverso gli avvisi di garanzia ricevuti, sa bene su quali capi di accusa è indagato.

Per la cronaca ricordiamo la presunta truffa aggravata, falso ideologico e associazione a delinquere per la questione patrimoniale; atti libidinosi, violenza privata, omissione si soccorso per la questione riguardante i foschi rapporti con le giovani suore.

Quanto al presunto avvelenamento a padre Fidenzio Volpi, gli inquirenti sono discretamente, ma efficacemente all’opera.

Con l’enorme giro di soldi e di beni che Padre Manelli faceva circolare attraverso le donazioni di persone plagiate e disperate che cercavano grazie e consolazioni, è “molto facile” imbastire per i propri genitori un processo di canonizzazione.

Negli anni Quaranta, Cinquanta, tante erano le coppie in un’Italia religiosa e contadina che si aprivano generosamente alla vita offrendo al Signore pene e dolori di un pane quotidiano stentato. Nessuna singolarità nella famiglia Manelli, tampoco per un ostentato rapporto con Padre Pio da Pietrelcina i cui figli spirituali erano centinaia di migliaia.

In nessuna biografia ufficiale si è mai letto finora della famiglia Manelli come “prediletta” di Padre Pio.

Anche se fosse, essa non sta certo onorando un santo al quale pretestuosamente il religioso Stefano si richiama.

Quanto all’apparizione mariana a Settimio Manelli, padre di Stefano, numerose sono le persone che dichiarano in buona fede di aver visto la Madonna o Gesù anche in luoghi non sempre riconosciuti dall’autorità ecclesiastica in merito a manifestazioni soprannaturali: Oliveto Citra, Gallinaro, Medjugorie, etc…

Che tutti o tutte siano canonizzabili?

Ridicola e fuori contesto la poetica immagine del nugolo di uccellini che cinguettavano sul davanzale della finestra della stanza del parto di Padre Manelli.

Ornithocheirus in flight

Ornithocheirus in flight

Questo è successo anche a mio nonno!

Qualora Padre Manelli avesse ricevuto le grazie di diventare un San Francesco redivivo, per il suo attuale comportamento le ha perse tutte.

Speriamo solo in una sincera conversione finché il venerando religioso è in vita.

Sta ancora in tempo.

Mostri obbedienza sincera e duratura, chieda perdono a frati, suore e laici per la divisione che ha provocato e restituisca i beni all’Istituto anziché incantare con le storielle quelle stesse persone semplici che iniziano ormai a porsi più di qualche dubbio sulla sua onestà e sincerità.

Se è davvero umile, la smetta di rilasciare interviste da autoesaltazione.

La gente davvero non se lo merita.

ATTACCO SURREALE

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Nuove pennellate dalle tinte fosche si sovrappongono ai colori del quadro surreale che immortala il dramma della vicenda di Stefano Manelli,  fondatore dei Francescani dell’Immacolata.

Sembra quasi che la tela si stia strappando dalla nervosa pressione dello strumento da disegno compromettendo un insieme nel quale non c’è più grazia; è uno scarabocchio dove manca pietà e dignità.

In veneranda età gli orizzonti alle volte si restringono, si sa.

Alle cataratte degli occhi si aggiungono – in alcuni – quelle dello spirito.

Quando la visione diventa ristretta non si va più indietro nel bilancio dei successi e dei fallimenti di una lunga esistenza e purtroppo non si va nemmeno più in avanti nella progettualità di una vita da rinnovare.

Gli orizzonti soprannaturali dovrebbero piuttosto amplificarsi al tramonto della propria storia come lo spettacolare calar del sole sul mare in estate.

Se non si è vissuti in maniera autenticamente spirituale, più si matura in età, più si diventa invece egoisti e cinici; più si invecchia e più si diventa… acidi.

Gli altri, allora, vengono odiati non tanto per il nome e cognome che portano, quanto per quello che rappresentano: il richiamo della coscienza.

Il 14 marzo 2015 la versione on line del quotidiano grillino “Il Fatto Quotidiano (senza riproduzione sul cartaceo) pubblica a firma di Thomas Mackinson un interessante pezzo sul quale viene reiterata la versione di padre Manelli: “Sesso, sangue e soldi? Complotto per accaparrarsi 30 milioni di beni (sic)”.

Vengono fatti solo alcuni dei nomi degli undici denunciati  che poi « aumentano” a quindici verso la fine dello stesso articolo:

Bruno

http://fidesetforma.blogspot.it/2016/02/rettifica-e-scuse-padre-alfonso-maria.html,

Calloni

https://www.facebook.com/profile.php?id=100004777485809&fref=nf

Lattanzi, Turturiello, Iovine.

Nulla di nuovo sotto il sole. Si spara nel mucchio per mostrare che si tratta di un fatto grosso, ma ci si concentra su pochi, per rendere più efficace l’intento distruttivo su questioni già trattate e ritrattate, personaggi già noti e soprattutto scomodi.

Ormai ci si venderebbe anche al Diavolo pur di galleggiare nella rete fognaria.

Solo nei grandi processi di Mafia l’indagato principe ha osato la mossa di denunciare in blocco tutti i suoi accusatori, a pochi mesi dall’inizio del Processo. Una mossa già conosciuta e registrata nella storia della Magistratura.

L’illecito nell’illecito: la tentata vendetta personale, il dossieraggio finalizzato ad inquinare le testimonianze reali delle vittime.

Sembra l’ultimo atto di una prolungata saga dove, in filigrana, il posizionamento disciplinare nei confronti della Chiesa potrebbe portare il Manelli a nefaste conseguenze sul piano canonico, oltre che civile – penale.

L’articolista, citando il legale di padre Manelli, l’avv. Enrico Tuccillo, parla di una denuncia depositata il 2 marzo 2016.

E’ possibile che il ricorso alla stampa sia l’espediente per fare pressione sulla Procura.

In essa “ipotizza un complotto di alcuni frati ai danni del Manelli e dell’ordine al fine di ‘impossessarsi dei beni dell’istituto’: sarebbero gli istigatori delle ricostruzioni ‘fantasiose’ che hanno demolito l’immagine del religioso, adoperandosi nel confezionare e diffondere il citatissimo ‘dossier’ che ha contribuito ad allargare le indagini dalla truffa alle violenze, sempre presunte”.

Su un comunicato ufficiale dell’Istituto religioso del 26 marzo 2015 così si leggeva: La quantità e l’identità dei beni sequestrati ci era in gran parte sconosciuta, il che conferma i dubbi sulla trasparenza della loro gestione”.

I frati quindi non sapevano nulla o quasi prima del commissariamento.

Lo stesso articolista riporta in riferimento al Manelli:gestione ‘arbitraria e personale’ di beni e risorse provenienti da lasciti e donazioni”.

A chi o a cosa credere?

Qualora dei frati avessero montato il caso per impossessarsi dei beni, cosa ne avrebbero fatto di quei trenta milioni di immobili?

Rimosso il Manelli dal governo, avrebbero i frati complottisti avuto la certezza di governare?

Non ci sono forse negli Istituti religiosi elezioni democratiche?

Come si svolgevano tali elezioni durante il governo Manelli?

Quanti erano gli elettori sui quattrocento frati ostentati sulla stampa?

Se pur avessero governato, il potere dei “complottisti” sarebbe stato permanente nel tempo e monocratico nella forma come quello del Manelli?

Viceversa, come ha potuto oziosamente e furtivamente  immobilizzare un tale patrimonio Stefano Manelli?

Sembra che alcuni autorevoli Frati Minori Conventuali testimonino oggi in varie ed opportune sedi di un rapporto poco trasparente con il denaro da parte del Manelli già durante il periodo nel quale militava nel loro Ordine. Si parla di oltre il miliardo delle vecchie lire.

Manelli fu Ministro Provinciale a Napoli dal 1982 al 1988.

Cosa spinse davvero il Manelli a separarsi dal suo Ordine di appartenenza?

Dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, intanto, informano che agli inizi degli Anni Novanta fu bocciata la proposta del Manelli del suo generalato a vita una volta fondato il nuovo Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata.

Come ha potuto allora quest’uomo rimanere al potere per quasi venticinque anni ininterrotti?

Oltre al portafoglio ci sono zone d’ombra anche sullo scettro e cioè sulla legittimità canonica della sua lunga e prolungata autorità.

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Le virgolette sull’espressione “false accuse” dice tutto sulla lettura del Mackinson all’intera vicenda.

Troppe le incongruenze nella denuncia firmata – si legge – da dieci persone che rischiano a questo punto la querela della controquerela.

Tutto è tanto buffo quanto strano.

Emerge poi la volontà di “arginare” il Commissario Pontificio.

“Per i ‘manelliani’ – scrive il Mackinson – il 28 luglio 2013, si presentano al notaio i consiglieri delle associazioni francescane, modificano lo statuto facendo entrare nella compagine sociale due laici (solo due? ndr) che, non essendo soggetti al voto di obbedienza, potevano disporre dei beni allo scopo di tutelarli, impedendone il trasferimento dalla Congregazione dei religiosi alla Santa Sede” (sic).

In questo si capirebbe che i beni questionati, non sono della Chiesa, ma a uso e consumo del Manelli.

Il Fatto Quotidiano rivela inoltre che “non sono mancate proposte di transazione avanzate dai commissari della Santa Sede (e naufragate) per ottenere la dimissione degli amministratori laici delle associazioni e la devoluzione dei beni alla Chiesa stessa, con impegno a restituirli poi all’Istituto”.

Questo vuol dire che si è cercato di evitare al Manelli un’eventuale condanna, di “lavare i panni sporchi in famiglia…”.

Infatti, completa l’articolista, il Manelli e gli altri indagati avrebbero beneficiato della “rinuncia ad ogni azione giudiziale”.

E’ come dire: “restituisci il malloppo e facciamo finta che non è successo niente”.

“L’accordo sarebbe poi saltato per la professata ‘indifferenza alla patrimonialitàda parte del Manelli”.

Insomma: ci tiene o non ci tiene il Manelli ai beni?

E’ lui o non è lui che ha voluto le modifiche statutarie per il cambio della compagine associativa dai religiosi (frati e suore) ai laici suoi figli spirituali, familiari, amici e amici degli amici?

Come mai inoltre negli statuti “rivisti e corretti” delle Associazioni la finalità non è più propriamente l’aiuto ai poveri e alle missioni quanto piuttosto: “lo spirito di Padre Manelli?”

Nella Prefettura di Avellino sono consultabili gli atti.

Dulcis in fundo il giorno dopo la pubblicazione del post su’ “Il Fatto Quotidiano online”  a fagiuolo c’è una nuova puntata sul “Convento degli Orrori” su “La Vita in Diretta” di RAIUNO.

Forse Manelli dopo aver rovesciato il tavolo di ogni trattativa è convinto che il modo migliore per difendersi è attaccare?

Lo avrà innervosito il silenzio della Magistratura?

Ha bisogno di ritornare ai vecchi schemi del passato?

Deve cercare disperatamente di rifarsi l’immagine o creare un contraddittorio con gli stessi titoloni delle accuse infamanti rispedite a presunti mittenti?

Quanti soldoni in questa vicenda che girano!

L’avvocato brandisce in TV un foglio con i nomi dei querelati.

C’è nervosismo e poca lucidità.

Il caso Manelli, comunque, non è la stessa cosa del caso Michele Giordano e Giuseppe Rassello, lex arcivescovo cardinale di Napoli e il parroco della Sanità difesi entrambi dal Tuccillo.

Il 2016 non è il 1990; i Frati Minori Conventuali non sono le stesse vittime di oggi; quello che ha funzionato nel passato, non può valere sempre…

Alla fine dell’intervento su RAI UNO, l’invitata Barbara Alberti fa capire che non è giusto trincerarsi per il Manelli dietro Padre Pio o San Francesco.

I due santi sono stati “sfruttati” dal Manelli per crearsi lui, nell’immaginario collettivo, un aureola di santità che in realtà è solo un alone e niente più.

Untuosità e non unzione direbbe Papa Francesco.

I santi alla Chiesa obbediscono e avendo sofferto persecuzione e tribolazioni hanno sempre cantato la “Perfetta Letizia”.

Questa è la prova della santità, se cè.

Manelli ha preferito la strada degli avvocati. Padre Pio ironizzava a tal proposito con la battuta sul “diavolo protettore”.

Manelli, “scherza con i fanti, ma lascia stare i santi”!

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La tentazione di Sant’Antonio, quadro di Salvador Dalì

“LA VITA (DI SUORE) IN DIRETTA”

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Rattrista il clamore popolare che sta accompagnando la vicenda dei Francescani dell’Immacolata.

Giovani vite di donne e di uomini che hanno creduto e credono in un ideale di vita consacrata, che cercano il Signore con cuore sincero, che si dedicano al servizio del prossimo e che amano la Chiesa, sono crocifisse per la messa alla gogna mediatica.

E’ un qualcosa che si sarebbe potuto evitare se p. Stefano Manelli, il loro fondatore ancora in vita, avesse accettato con umiltà e obbedienza soprannaturale le disposizioni della Santa Sede che gli contestava problematiche serie nello stile di governo, nei rapporti con le suore, nella liturgia, nella formazione, nell’amministrazione.

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Nella sua ostinazione, invece, si è servito di quelle correnti ecclesiali e politiche che attaccano l’attuale pontificato, le riforme del Vaticano II e che hanno invano e disperatamente cercato di trasmettere il messaggio di un “papa cattivo” che “perseguita dei bravi fraticelli”.

Questa “via crucis” ha un percorso e delle stazioni, forse più di quattordici, molto simili al recente ed omonimo libro di Gianluigi Nuzzi.

Non sappiamo se la finalità è la stessa, ma il risultato rimane l’attacco alla Chiesa.

Nell’immaginario collettivo è la vita religiosa nella sua bellezza, nella sua purezza che viene depauperata del suo valore e del suo splendore.

La gente comune non riesce quasi mai a distinguere il generale dal particolare e situare le responsabilità nei singoli.

Come per lo scandalo della pedofilia nel clero – a causa di qualche prete malato(ne) – come per le malversazioni finanziarie all’interno delle mura leonine – a causa di qualche prelato ambizioso – è la Chiesa una, santa, cattolica, apostolica e romana che viene gettata nel ghetto delle meretrici.

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Dopo il primo dossier-rivelazione del Corriere della Sera del 4 novembre 2015, il giorno dopo ne è seguito un altro riguardante la testimonianza di una  mamma, visibilmente disperata, che conferma le confessioni di due ex religiose appartenenti all’ordine fondato da p. Stefano Manelli.

Sono tra i video più gettonati di un’Italia indignata e che ancora il 5 novembre pomeriggio si è fermata al portone della casa generalizia delle Suore Francescane dell’Immacolata a Frattocchie di Roma, dietro le telecamere di RAI UNO per “La vita in diretta”.

La verità sull’intera vicenda sembra progressivamente aprirsi alla luce del giorno, contrariamente a quel portone conventuale che nelle ombre del crepuscolo romano rimaneva sbarrato, anzi “chiuso in faccia”, a chi faceva semplicemente il proprio lavoro al servizio della verità.

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Impacciato l’intervento in TV del legale di padre Manelli, l’avv. Enrico Tuccillo che non è entrato nel merito della questione scivolando piuttosto sulla controversia patrimoniale, quella dei trenta milioni di euro di beni che, per volontà del Fondatore, sono stati trasferiti a laici di sua fiducia.

Un anno dopo, con l’intervento della Magistratura, il patrimonio è stato sequestrato, più tardi dissequestrato e poi ancora rimesso al giudizio della Cassazione come l’andirivieni di un valzer.

L’avv. Tuccilo a difesa di p. Manelli dice che il suo cliente ha effettuato “l’operazione” per essere  “povero come S. Francesco”, spogliandosi di tutto.

Il problema è che lui ha disposto dello spogliamento unilateralmente per un Istituto religioso di Diritto Pontifico e che si è ricordato di S. Francesco solo dopo venticinque lunghi anni di ininterrotto governo, guarda caso appena un mese dopo il commissariamento, cioè quando ormai non era più il superiore – per la rimozione coatta dalla carica – e quindi non poteva più disporre dei beni come prima.

I fatti non depongono a suo favore.

Se proprio vuole imitare S. Francesco, perché p. Manelli non devolve ora quei beni alla Santa Sede? Perché non li destina ai poveri, alle missioni, alle opere dell’Istituto da lui stesso fondato?

Come mai i suoi amici e familiari laici si accaniscono nella detenzione di un cospicuo patrimonio frutto di devoluzioni decennali da parte di chi, in buona fede, voleva in questo modo fare un’ “opera di bene”?

Non è possibile da persone oneste inaugurare una pacifica trattativa e un’equa distribuzione di quei beni tra i frati e le suore affinché ne dispongano da uomini e donne di Dio, per il bene comune?

Con quale coscienza tre laici se ne assumono la titolarità?

Sono interrogativi intriganti e pressanti.

Ritorniamo ora alla vicenda degli abusi sulle suore.

Sembra che certe pratiche penitenziali estreme siano state inaugurate dalla comunità delle prime italiane appartenenti all’Istituto, quelle che sono state particolarmente attenzionate dal fondatore che trascorreva gaudente nei loro monasteri lunghi soggiorni, abitudine che si è ulteriormente protratta, fino a cristallizzarsi, con la sua presenza a San Giovanni Rotondo, sempre nel monastero delle suore, dal settembre del 2014.

E’ proprio laggiù che tre giorni fa si è notato un movimento di religiose, abbastanza sconvolte, che in massa, su di un pulmino, hanno lasciato frettolosamente quel monastero del Gargano.

In un paesino come San Giovanni Rotondo, cose del genere non passano inosservate.

Ieri e l’altro ieri una troupe delle RAI sostava in via del Nunzio.

Evidentemente non si voleva far scoprire quante fossero le suore che vanno a trovare, probabilmente a turno, magari a comunità intere, il fondatore.

Illuminante l’intervento della psicologa in studio che ha spiegato con rigore scientifico come il meccanismo educativo e formativo di p. Manelli crei dipendenza nei suoi confronti, desiderio di imitazione fino a farne un modello di vita e un riferimento esclusivo di disciplina e di norma.

Immaginiamo che sia stata almeno tentata un’intervista al Manelli assistito probabilmente dall’avvocato che ancora ieri in diretta si tradiva dicendo di essere stato in un convento di suore.

“Ridono, stanno bene, giocano a pallone… io stesso ho mangiato da loro, stanno in carne…”.

Chiede che frati e suore vengano interrogati sul fondatore.

L’idea non è male: potrebbero infatti confermarsi da un lato elementi probanti sulle sue esagerazioni e dall’altro conferme sul plagio grazie a chi lo difenderebbe a oltranza.

E’ facile oggi per il fondatore, profittando della sua canizie, presentarsi come un vecchio ammalato e perseguitato.

I fatti a lui contestati, tuttavia, sono pregressi, risalgono a trenta, venti anni fa e la sua capacità d’intendere e di volere, le sue resistenze, le sue manovre, le sue innumerevoli telefonate, i suoi incontri, i suoi messaggi, le false promesse ai commissari, la dicono lunga sulla sua continua regia, oramai distruttiva, nella gestione della situazione degli Istituti dei frati e delle suore.

Si compara P. Stefano Manelli a Padre Pio solo perché da bambino si sarà confessato qualche volta dal santo cappuccino come per centinaia di migliaia di altri fedeli dell’epoca.

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Ridicola, poi, l’intrusione di un ospite – inviato dalle suore – nel viale del monastero di Frattocchie.

Quel signore che appartiene a un gruppo di preghiera attesta che P. Stefano lo conosce bene e che “è un santo”.

Questa dichiarazione la dice lunga, non solo sul fanatismo che si è creato dietro il personaggio, ma anche sul profilo sociale, culturale e psicologico di chi, come nella trasmissione del 5 novembre, continuava ad affermare che “la colpa è degli altri” , dei “modernisti” nella Chiesa e che la vera Chiesa è quella di San Pio X (sic).

E’ la conferma in diretta di chi il Fondatore si era circondato e di chi oramai faceva parte dell’ambiente di frequentazione dei frati e delle suore.

Un’altra perla di pensiero è stata la teorizzazione in diretta, sempre di quel signore, del corpo inteso come “principale nemico” dell’anima e quindi “degno” di fustigazioni masochistiche, le stesse indotte alle povere vittime del Manelli che portano ancora le ferite di quel passato sul corpo e … nell’anima.

Come il solito prezzemolo è poi venuta fuori la storia dei genitori di p. Manelli servi di Dio con un processo di canonizzazione in corso.

Non ci si rende conto che tali affermazioni complicano la vita al p. Manelli e il giudizio sull’eternità dei suoi genitori.

Con il beneficio d’inventario, ricordiamo che nel dossier del libro di Nuzzi si parla anche di cause di canonizzazione “forzate” attraverso tangenti…

Molto probabilmente si indagherà o si sta già indagando anche su questo e sull’attendibilità dei documenti e delle testimonianze relative alla postulazione.

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L’avvocato Tuccillo giustificava infine la chiusura di quel portone del monastero-villetta di Frattocchie dicendo che “le suore stavano in ritiro e che la portinaia era una straniera e che non aveva capito”.

E’ il segno inequivocabile di come lo stesso loro difensore si fosse reso conto di quanto maldestro sia stato quel comportamento.

Cosa costava a quella portinaia straniera interpellare una suora italiana responsabile?

D’altra parte quelle religiose, da come è apparsa la portinaia, difficilmente potrebbero reggere un confronto o trovare argomenti per spiegare certe pratiche delle quali immaginiamo anche che non siano pienamente convinte lasciandosi semplicemente trascinare da ciò che fanno tutte.

Pericoloso scivolone finale il puntamento del dito di accusa sulla Chiesa indicandola come incauta e ingiusta per la  maniera in cui “trattò” Padre Pio e di come oggi sta trattando un santo (p. Manelli ndr).

Ciò che dalla storia impariamo è che i santi di fronte alle ingiuste persecuzioni agirono in un modo diverso dal p. Manelli.

Di fronte a uno scandalo che sta assumendo proporzioni nazionali, anche la persona non necessariamente santa, ma saggia, matura, dall’alto dei suoi ottanta anni di età, per la pace e il bene comune avrebbe fatto qualche passo indietro, si sarebbe ritirata in buon ordine e non avrebbe dato adito ad ulteriori attacchi, critiche, insinuazioni o… conferme probanti.

Che dal masochismo fisico si stia passando al masochismo spirituale?

CORRIERE TV: VITA DA SUORA, ANNI DI VESSAZIONI IN FORZA DI QUEL PATTO DI OBBEDIENZA SCRITTO COL SANGUE

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Vita da suora, anni di vessazioni in forza di quel patto di obbedienza scritto col sangue

Due documenti inediti: una lettera scritta col sangue e un marchio a fuoco. Violenza e sottomissione nell’inchiesta della procura di Avellino sull’istituto religioso dei frati dell’Immacolata: in un dossier storie di presunte vessazioni, abusi, strani giri di denaro e perfino istigazione alla prostituzione. – Amalia De Simone /Corriere TV

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Le macchie di sangue sono così intense che le frasi che tracciano sembrano ferite ancora aperte. Eppure sono passati ormai 22 anni. Ventidue anni da quella notte in cui alcune suore giurarono obbedienza in una cappella con un rito simile alla «pungiuta», usata dalla ‘ndrangheta per affiliare i membri del clan. È il racconto di una donna che è stata per 12 anni una suora e che insieme ad altre sue consorelle con quel rito dice di aver promesso devozione e fedeltà a padre Stefano Manelli, cofondatore dell’istituto religioso dei frati dell’Immacolata, istituto di diritto pontificio con sede principale a Frigento (Avellino) e con una costellazione di conventi in tutto il mondo. Un documento citato in un dossier sulle cui testimonianze indagano i pm della procura di Avellino e in cui si raccontano storie di presunte vessazioni, abusi, violenze, strani giri di denaro e perfino istigazione alla prostituzione.

Calunnie secondo Manelli, assistito dall’avvocato Enrico Tuccillo. Il dossier fu assemblato dal commissario apostolico del Vaticano, padre Fidenzio Volpi, nominato nel 2013 dopo la sospensione del superiore Padre Stefano Manelli. L’esposto che conteneva il documento, fu presentato all’autorità giudiziaria dal legale Giuseppe Sarno dopo l’improvvisa morte di monsignor Volpi, avvenuta lo scorso giugno. Nel documento ci sono numerose dichiarazioni di frati, suore e familiari di religiosi che tracciano un quadro cupissimo della gestione dell’istituto dedicato all’Immacolata. La promessa di obbedienza vergata col sangue che mostriamo insieme ad alcune testimonianze non è l’unico documento inedito: c’è anche la fotografia di una suora marchiata a fuoco. E questa volta a parlare non sono solo parole sulla carta: «Ho già testimoniato in Vaticano e sono disposta a far esaminare la lettera scritta col sangue e poi controfirmata da padre Stefano Manelli, dai periti della procura. Lo faccio perché ho il dovere di far emergere cosa accadeva in quei conventi lager, dove ci sono ancora nostre sorelle che soffrono».

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«Ti devi fare santa» era questa la parola d’ordine utilizzata secondo quei racconti, per convincere suore e frati a sopportare la sofferenza di malattie senza potersi curare, mangiare cibi scaduti e frustarsi: «Mangiavamo la cenere nei pasti e spesso lo facevamo in ginocchio – racconta un’altra ex suora che ora vive in sud America – La sera ci frustavamo con la disciplina, uno strumento con delle punte di ferro. Mentre lo facevamo dovevamo pregare e gli schizzi di sangue imbrattavano i muri. Portavamo anche un cuore fatto con dei chiodini. Lo mettevamo a contatto con la pelle. Io mi sono anche marchiata a fuoco due volte». Dichiarazioni su cui la pm Adriana Del Bene della procura di Avellino ha disposto indagini. Ma in procura non c’è un solo fascicolo: c’è infatti anche un’indagine per truffa aggravata e falso ideologico che ha portato al sequestro di 30 milioni di euro a due associazioni legate all’istituto. Il tribunale del riesame ha poi dissequestrato i beni ma la procura ha proposto ricorso in Cassazione e l’avvocato Sarno ha interpellato sul caso anche il tribunale civile.

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Le indagini del procuratore Rosario Cantelmo e del pm Fabio Del Mauro sono focalizzate su una serie di condotte fraudolente che sarebbero state attuate per poter mantenere il controllo sui cospicui patrimoni dell’istituto, così da impedire al commissario apostolico (nominato dalla Santa Sede) di governare l’ordine religioso. Pochi giorni fa la Santa Sede ha commissariato anche l’istituto religioso delle suore. I soldi sono un capitolo molto importante anche nel secondo fascicolo, quello sugli abusi. A parlare è ancora una volta la principale testimone della vicenda che lancia accuse gravissime di presunti casi di induzione alla prostituzione: «Ci mandavano da alcuni “benefattori” molto ricchi e ci chiedevano di essere accondiscendenti. Io mi sono tirata indietro. Anche Manelli aveva modi ambigui». Un atteggiamento raccontato anche nel dossier: «Stavo male quando facevo direzione spirituale con padre Manelli perché facendolo sembrare un fatto naturale spingeva la mia mano verso le sue parti intime».

Nelle pagine raccolte da monsignor Volpi ci sono anche altre descrizioni del genere. Enrico Tuccillo, avvocato di padre Manelli, parla del suo assistito come di un perseguitato e paragona la sua vicenda a quella di figure di Santi come quella di San Pio o San Francesco: «Padre Stefano Manelli desidera vivere in povertà, vuole vivere secondo l’ispirazione tradizionale della chiesa, tutto il resto sono delle strumentalizzazioni e sono delle non verità. Per quanto concerne la truffa credo che il tribunale del riesame abbia già chiarito con il rigetto che non esiste né truffatore né truffato. Poi c’è l’altro filone quello dei dossier delle suore costrette a leccare i pavimenti. È ridicolo e triste. Noi abbiamo già presentato tre denunce per calunnia alla Procura della Repubblica di Avellino».

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LO STERCO DEL DIAVOLO

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Nota bene: Scrivono ancora “Editrice Cattolica dei Francescani dell’Immacolata”, per far credere che i proventi giungano anche ai frati

 

Una delle caratteristiche della propaganda politica sovietica era la lenta tempistica nelle repliche alle accuse della stampa straniera sulle malefatte del PCUS.

Il motivo era duplice: da un lato si sperava diluire con il passare dei giorni l’attenzione ai dettagli della vicenda; da un altro lato, la centralizzazione di governo dei Comunisti appesantiva oltremodo la macchina decisionale anche nella formulazione di semplici comunicati.

E’ sembrato rivivere quei tempi e quella dinamica nell’imbarazzato post del 2 febbraio 2015 collocato nel blog denominato Allchristian.

Il sempre anonimo autore stenta una difesa a favore delle Suore Francescane dell’Immacolata, senza mai riuscirvi.

Mancano infatti gli argomenti e quindi le prove convincenti.

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La memoria elettronica delle accuse non viene minimamente scalfita da qualche blanda giustificazione suffragata dalla clamorosa dichiarazione sulla Casa Mariana Editrice: “… non è neppure iscritta alla Camera di Commercio…”.

E’ difficile credere alla buona fede del vile autore del post che ci stimola ad approfondire le nostre ricerche e a sbugiardarlo.

Altrettanto difficile è credere all’escamotage della “lettera ricevuta da una persona…

Gli autori di Allchristian infatti, “se la cantano e se la suonano da soli…

Ci bastano appena 24 ore per scoprire che la Casa Mariana Editrice è iscritta eccome, alla Camera di Commercio!

Il 10 settembre 1997 veniva messa a repertorio economico amministrativo (REA) alla Camera di Commercio di Avellino con il Numero AV – 133549.

L’entità era stata costituita il 19 aprile 1996.

Altra particolarità è un passaggio – modificato dopo il commissariamento FI – sull’oggetto sociale: “ … tutte quelle attività che, secondo lo spirito di Padre Stefano Manelli, saranno ritenute opportune per realizzare lo scopo istituzionale…”

E’ questa l’ennesima prova di come il Fondatore si era appropriato delle opere dell’Istituto come se si trattassero della propria pelle.

L’infelice apologia del post rivela inoltre un altro dettaglio molto importante sugli abusi e gli imbrogli legati alle attività delle Suore.

L’anonimo dichiara “gratuitamente” a proposito della Casa Mariana Editrice: “Le sue entrate a volte non bastano neanche a coprire tutte le spese di stampa, ma si va avanti confidando unicamente nella Provvidenza, che mai viene meno”.

Se l’attività editoriale è rimasta prolifica malgrado le difficoltà che ingenuamente confermano “persone che ben conoscono la realtà delle Suore”, è lecito supporre che le offerte per le missioni venivano dirottate verso la stampa.

La carità verso i più poveri nelle missioni era evidentemente il pretesto per smuovere la generosità dei benefattori.

Altro che Provvidenza!

Purtroppo ogni difesa dell’indifendibile ci ricorda l’immagine dello sterco che quanto più viene maneggiato, tanto più emana fetore.

San Francesco non chiamava forse il denaro “lo sterco del Diavolo?”

Di tale fertilizzante la vicenda legata al Manelli sovrabbonda, così come liquidità milionarie e un patrimonio immobiliare da urlo, “secondo lo spirito di Padre Stefano Manelli”, come dichiarato nelle modifiche statutarie post commissariamento. La gestione e la disponibilità effettiva dei beni, naturalmente, è tutta nelle tasche delle Suore Francescane dell’Immacolata poverelle.

La volpe e il pigmeo nella foresta del califfato tradi-protestante

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Riccardo Cascioli è da ormai un anno “in comunione con il commissariamento dei Frati Francescani dell’Immacolata”.

Più importune che opportune se ne è infatti occupato diverse volte.

La levatura dei suoi interventi, accompagnata dal profondo rispetto da lui manifestato verso la dignità delle persone per sua bontà coinvolte, gli ha dato il merito  di trasformare un caso in un casino, cioè in un caso piccolino, da tam tam pigmeo.

L’interessante popolo dell’Africa Equatoriale, noto per la piccola statura, crede tradizionalmente alla metempsicosi.

Qualora un pigmeo analizzasse le risposte del Cascioli al Commissario FFI, potrebbe allora già sperare – nomen omen – nella sua futura reincarnazione in un … Volpi-no!

Sorridiamo al pensiero  di una volpe, inseguita da un affamato cacciatore pigmeo, immaginando la sfida tra una portatore quotidiano di bussola e un esperto conoscitore della foresta pluviale.

Chissà chi vincerà!

La preda o il predatore?

A proposito dei misteri dell’Africa possiamo ancora paragonare il blog LNBQ agli zombi: quando risorge, è più aggressivo di prima!

Poiché il dialogo interreligioso è un must dell’ecclesiologia postconciliare, uno spazio informatico che si reclama cattolico non può mancare di fare riferimento alle Religioni Tradizionali Africane!

L’aggiornamento non finisce qui.

La LNBQ è anche un’Araba Fenice, essendo risorta dalle proprie ceneri.

Non vorremmo che con il piglio aggressivo da fondamentalisti che la caratterizza, conduca i lettori anche verso l’Islamic State!

Che il Cascioli, da califfo del giornalismo, trasformi le rettifiche in sempre nuove polemiche è un fatto accertato.

Questo aiuta a capire la psicologia del personaggio e, accanto alla linea editoriale, la linea ideologica.

Chi si avventura nella giungla mediatica, dove davvero è indispensabile una nuova bussola quotidiana che non è però la LNBQ, oltre a preoccuparsi dell’orientamento, deve stare attento anche a dove mette i piedi.

Anche i Pigmei lo sanno!

Cascioli, infatti, cade nelle sabbie mobili di quel fango provocato da chi, come lui, ha osato e abusato troppo parlare sulla dolorosa vicenda di un Istituto religioso.

Questa dinamica impropria presenta la Chiesa, madre e maestra, come una matrigna che ne sa di meno dei tanti “mercenari” dell’ortodossia cattolica, quelli che si paventano naturalmente più cattolici del Papa e dei pastori “che danno la vita per le pecore”.

Se l’IS si finanzia soprattutto grazie ai pozzi petroliferi occupati, il “califfato cattolico” al quale LNBQ da prova di appartenere, si alimenta pur sempre dai pozzi neri, non quelli del petrolio, bensì quelli del materiale da spurgo utilizzabile, una volta essiccato, come biocarburante.

La disonestà intellettuale è evidente nell’interpretazione del seguente passaggio che il Cascioli cita “Cicero pro domo sua”:

Lo scopo finale delle richieste d’incardinazione in Diocesi appare chiaro: è la costituzione di una piattaforma di lancio, magari off shore come quella dell’Arcidiocesi di Lipa nelle Filippine o in diocesi di minoranza cattolica come in Inghilterra, per raggruppare chierici ordinati in sacris ed ex seminaristi FFI nella speranza di un ribaltone nell’attuale governo della Chiesa universale (…)”.

Il testo del post, tuttavia continuava dicendo: “(… ) che può solo contare su miraggi mentali ai quali non si sottraggono polemisti come Antonio Socci nel suo recente e noiosissimo libro ‘Non è Francesco’”.

E’ chiaro che la capacità di ribaltone non può essere resa possibile da una ventina di disperati.

 “Chi di speranza muore” aspetta piuttosto dagli altri un ribaltone, come se al prossimo Conclave i Cardinali eleggessero un Raymond Burke o come se l’attuale Pontefice dovesse essere deposto dopodomani o diventare vittima di un attentato o di una morte improvvisa.

Sembra fantapolitica, ma in alcuni ambienti cosiddetti “manelliani” circola anche questa vergognosa profezia

Questo è il delirio che il Cascioli attribuisce a noi?

Non pubblicava Cascioli un articolo di Massimo Introvigne nel quale parlava di deriva «pelagiana» come di una rigidità fondata sul sogno di un ritorno a un passato che non può tornare, propria di certi ambienti ultra-conservatori?

Sempre il Cascioli, in tempi non sospetti lasciava parlare l’Introvigne dello scivolone dottrinale di alcuni FFI che, con riferimento a noti insegnamenti di Benedetto XVI, affermavano che tra i giovani frati, tra le suore dell’Immacolata e sulle loro riviste “teologiche” si fosse diffusa una «ermeneutica della discontinuità e della rottura» rispetto al Concilio Ecumenico Vaticano II, che ne leggeva alcuni documenti – i testi, non solo le loro interpretazioni postconciliari – come in contrasto radicale con il Magistero precedente. La stessa interpretazione di «discontinuità» era data alla riforma liturgica: non solo si celebrava la Messa antica, ma si considerava in qualche modo «inferiore» – in qualche caso, addirittura «sospetta» – la Messa nel rito ordinario successivo alla riforma, e questo particolarmente presso le suore.

Il sociologo torinese, esperto di sette, spezzava solo alla fine della sua analisi una lancia a favore della presunta fedeltà al Papa di Padre Manelli, cosa però che dopo soli pochi mesi dal Commissariamento si rivelava ormai inesistente.

Alla resa dei fatti anche la dichiarazione di “devota obbedienza” scomparsa alla chetichella dal sito ufficiale FFI è diventata una bufala che rimane solo in qualche espressione poetica di un instant book sul Papa preparato dal Padre Manelli per la visita al santuario mariano di Castelpetroso (IS) del 19 marzo 1995 di Giovanni Paolo II.

Un atto di vassallaggio rivelatosi ipocrita perché – da più testimonianze – risulta che il Padre Manelli abbia pubblicamente criticato Giovanni Paolo II specialmente durante il Giubileo del 2000.

Nel 2005, in  tempi non ancora al 100% sospetti, l’allora vescovo di Campobasso, Mons. Armando Dini, mandò giustamente via sia i frati che le suore Francescani dell’Immacolata da Castelpetroso

All’epoca subito ne prese le difese Unavox: un fidanzamento allora annunciato con gli FI, ma matrimonio rato e consumato col Commissariamento.

Di fronte a questi soli semplici esempi, quale vescovo accoglierebbe dei religiosi problematici e in rottura con il loro stesso Istituto?

Fughe dal convento, distrazioni di beni, disobbedienze formali, lettere aperte, insulti e calunnie, eresie materiali, formazione incompleta, sono solo alcuni dei peccati rilevati nei poveri “transfughi FI perseguitati” (TFIP).

Può bastare come “passaporto ecclesiale” il dichiararsi “fedeli al Fondatore” facendo – tra l’altro – confusione tra il carisma e la persona?

Non è proprio l’asserita fedeltà a un uomo problematico, idolatrato come un dio e seguito da alcuni più del Papa, il motivo di preoccupazione della Chiesa?

Sarebbero delle nostre sdrammatizzazioni sarcastiche i deliri di cui parla Cascioli?

Peccato che una persona che si espone al pubblico come il Direttore di LNBQ sembri incapace di trovare aspetti divertenti in ogni contesto del quotidiano e vivere una vita all’insegna dell’ottimismo e dello stare piacevolmente insieme agli altri.

Chi sa bene quali siano le proprie virtù e le proprie debolezze e le accetta, è anche colui che sa prendersi non troppo sul serio riuscendo a ironizzare su di sé.

Non era forse proprio questo ciò che mancava all’autoreferenziale Padre Manelli e ai suoi seguaci?

Ci dispiace ora per Riccardo Casciòli (o Càscioli?)

Avranno entrambi perso la bussola?

Alle profezie di sventura sinceramente preferiamo l’Evangelii gaudium di San Francesco e di Papa Francesco!