La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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Francescani dell’Immacolata. Oltre agli abusi di Manelli emergono infiltrazioni di camorra

Si sarebbe dovuta concludere lo scorso settembre la fase di commissariamento dell’Istituto dei Francescani dell’Immacolata (fondato da padre Stefano Maria Manelli che è stato esautorato dalla Santa Sede nel 2013 a causa dei gravissimi abusi dei quali è accusato). Era attesa infatti la celebrazione di un Capitolo Generale e l’elezione delle nuove Autorità. E Don Ardito, Padre Calloni e Padre Ghirlanda i tre commissari nominati nel 2015 (dopo la morte di padre Volpi, il cappuccino che era stato incaricato di guidare l’Istituto) avrebbero dovuto dire al Papa: “Santità, missione compiuta!”, e sarebbero tornati ai loro impegni pastorali ed accademici anteriori. Così non è stato, ed ancora si brancola nel buio, in cerca di una improbabile via di uscita.

Escluso che i tre Commissari Apostolici protraggano di proposito il proprio incarico, essendosi affezionati ad una posizione di potere in cui gli oneri superano ampiamente gli onori, e tenuto conto che ogni giorno trascorso senza assolvere il compito loro affidato si risolve in un aggravamento dello stallo, o per meglio dire della sconfitta, mi sembra che essi siano ormai dediti ad una fatica di Sisifo. Forse, all’inizio, hanno creduto che bastasse ancora un provvedimento amministrativo, ancora una esortazione rivolta ai Frati per far loro accettare il Magistero della Chiesa, ancora un paterno richiamo all’obbedienza, per potere considerare assolto l’incarico di completare l’opera di Padre Volpi.

In realtà, il nemico che essi fronteggiano assomiglia molto ai Vietcong, i quali avevano eretto davanti agli Americani un muro di gomma, tale da mantenere impantanato il più potente esercito del mondo nelle paludi dll’Indocina. Non sono mancati, è vero i successi tattici, quali le ricollocazioni dei Frati dall’una all’altra sede, o le dichiarazioni formali di obbedienza agli stessi Commissari ed al Papa. E’ invece mancata, e non potrà arrivare – andando avanti di questo passo – la vittoria strategica, che consisterebbe nella adesione piena ed incondizionata dei Religiosi alla Chiesa del Concilio, alla Chiesa degli ultimi Pontefici; e soprattutto allo spirito ed al disegno riformatore proprio dell’attuale Papa.

Il quale viene anzi percepito con malcelato fastidio come un “modernista”: termine con cui si designa nell’Istituto, o meglio si pretende di liquidare, tutto quanto non corrisponde con il cosiddetto “spirito di Padre Manelli”: espressione, quest’ultima, che figura financo negli Statuti delle Associazioni intestatarie delle temporalità riferite ai Frati Francescani dell’Immacolata, ma della quale non siamo mai riusciti a farci dare una interpretazione autentica, o quanto meno attendibile.

Se non quella che lo fa coincidere con la volontà e con l’autorità indiscussa del Fondatore: siccome però costui ha fondato il suo potere spirituale sulla base dell’apporto economico della camorra, ecco come questo “spirito” finisce per materializzarsi molto volgarmente in interessi malavitosi.

I Commissari Apostolici potrebbero dunque assolvere al loro compito se riuscissero a convertire i camorristi: opera che riuscì a San Francesco d’Assisi con il Lupo di Gubbio, il quale simboleggiava dietro le sembianze ferine un noto peccatore, cioè un grassatore, un camorrista, dei suoi tempi. Il Poverello riuscì però nel suo compito non solo in quanto dotato di Santità, ma anche perché non ebbe timore di affrontare personalmente il peccatore, come fece anche – ne è testimone il Manzoni – il Cardinale Federigo Borromeo con l’Innominato (che era in realtà Bernardino Visconti).

I Commissari Apostolici rifuggono sistematicamente da simili incontri ravvicinati, e temono perfino di affrontare la situazione loro affidata nella sua cruda quotidianità. Così avviene che mentre i Frati si proclamano devoti ed obbedienti al Papa, essi continuano a ricevere un sostegno materiale tratto dai beni intestati alla famose Associazioni munite di personalità giuridica di Diritto Privato, controllate dalla camorra.

E poiché l’Istituto ha ben poche altre possibilità di sostentamento, si assiste alla tessitura di una tela di Penelope: un giorno ci si inchina alla legittima Autorità ecclesiastica, e il giorno dopo, avendo ricevuto la “Provvidenza” elargita da solerti incaricati a nome del Fondatore, si disfa quanto era stato poco prima tessuto, ritornando ad un immutabile “status quo antes”. Basterebbe – tanto per cominciare – dare impulso al procedimento civile che verte sulla legittimità delle modifiche apportate agli Statuti delle Associazioni che, permettendo a laici di divenirne soci, hanno riportato i beni riferiti all’Istituto sotto l’effettivo controllo della criminalità organizzata. Ci furono due momenti in cui l’edificio edificato dai camorristi parve vacillare.

Il primo fu quando il Tribunale Penale di Avellino, nell’ambito del processo per truffa aggravata e falso ideologico a carico del Fondatore e dei due Religiosi già Legali Rappresentanti delle stesse Associazioni, dispose il sequestro giudiziale dei beni attribuiti alla loro proprietà. Questa decisione – in seguito alla quale Padre Volpi venne nominato Custode Giudiziale dei beni – fu revocata dal Tribunale del Riesame, la cui decisione venne confermata in Cassazione.

Grande fu l’esultanza dei seguaci del Fondatore per queste sentenze, che essi giunsero a spacciare per una assoluzione degli imputati nel merito delle imputazioni (mentre – per fortuna – il processo penale continua). Il secondo momento fu quello in cui Padre Volpi rifiutò di pagare alla misteriosa Ditta inglese “Baronius Press” una fornitura non richiesta dall’Istituto.

Fu quello il momento in cui il compianto Commissario Apostolico mise il dito nell’ingranaggio del contubernio tra l’Istituto e la camorra; e fu anche il momento in cui – se i sospetti sulla sua fine venissero confermati dalla Giustizia Penale – venne pronunziata la condanna capitale di Padre Volpi. I nuovi Commissari hanno pagato la “Baronius Press”. Ci sarebbe da chiedersi se essi hanno almeno consultato, prima di deciderlo, la corrispondenza intercorsa con l’Inghilterra, da cui risulta chiaramente che il pagamento non era dovuto. Non lo sappiamo, ma conosciamo bene le pressioni esercitate, con assoluto spregio del Diritto, dall’Autorità della Congregazione su Padre Volpi affinché pagasse.

A questo punto, dato che con il povero Padre Volpi ci accomunava l’interesse per il Manzoni, verrebbe spontaneo paragonarlo a Padre Cristoforo, ed anche – di conseguenza – paragonare i suoi successori a Don Abbondio: nell’Italia del nuovo millennio abbondano d’altronde i Don Rodrigo. E, continuando nel paragone con ” Promessi Sposi”, l’intimazione rivolta dai Commissari Apostolici al Fondatore affinché restituisca all’Istituto quanto gli appartiene ricorda le “gride” dei governanti spagnoli di Milano. Non serve fingere di combattere gli epifenomeni del potere camorristico se ci si rifiuta di andare alla sua radice.

Per fortuna, lo Stato, con il Potere Giudiziario e con le Forze di Polizia, combatte la malavita organizzata. Non si chiede ai Commissari Apostolici di improvvisarsi Pubblici Ministeri, né Ufficiali di Polizia Giudiziaria: basterebbe che nei rapporti interni all’Istituto essi chiamassero la camorra con il suo nome, e si dimostrassero coerenti con il richiamo del Papa a combatterla. Questo, però vorrebbe dire fare la Rivoluzione, sentirsi titolari effettivi – e non formali – del proprio ruolo. Altrimenti si continuerà a girare a vuoto, proprio come quel personaggio di Cecov che continuava, disperato, a ripetere: “Ci deve essere una soluzione, ci deve essere una soluzione!”

 

Mario Castellano

http://www.farodiroma.it/2017/04/04/tempi-ancora-lunghi-la-rinascita-dei-francescani-dellimmacolata-oltre-agli-abusi-manelli-emergono-infiltrazioni-della-camorra-mario-castellano/

PROMEMORIA SUL BOIA DI FRIGENTO E I SUOI AMICI: Leggerlo prima di fare le spallucce davanti a certi manifesti

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http://www.farodiroma.it/2017/02/06/promemoria-sul-boia-frigento-suoi-amici-leggerlo-spallucce-davanti-certi-manifesti/

MANELLI DEVE RESTITUIRE 30 MILIONI ALLA CHIESA

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Loredana Zarrella

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Frigento. Nel convento di Albenga, dove ora risiede, ad oltre 800 chilometri di distanza da Frigento, Padre Manelli stringe tra le mani un nuovo documento, articolato in vari punti, tra cui l’intimazione di restituire tutti i beni alla Santa Sede.

È un decreto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata, firmato dal prefetto João Braz de Aviz, che gli è stato consegnato a mano direttamente dai commissari dell’Istituto dei Francescani dell’Immacolata, il salesiano don Sabino Ardito, per il ramo maschile, e Suor Noris Adriana Calzavara, per il ramo femminile.

È una carta riservata, non di pubblico dominio, di cui Il Mattino è venuto a conoscenza attraverso fonti attendibili. Indiscrezioni che trapelano tracciando nuovi capitoli nella storia della Congregazione fondata a Frigento da Padre Stefano Maria Manelli.

Sarebbero quindici i giorni di tempo entro cui il frate 83enne dovrebbe far restituire tutto alla Santa Sede.

Si tratta dei beni delle associazioni Missione dell’Immacolata di Frigento e della Missione del Cuore Immacolato di Benevento, per cui si è aperto un contenzioso anche presso il Tribunale di Avellino. Sotto accusa la sottrazione di beni ecclesiastici all’Istituto dei frati e delle suore dal saio grigio-celeste.

Beni mobili e immobili, per 30 milioni, sotto i riflettori delle Fiamme Gialle. In discussione il cambiamento di gestione del patrimonio, in un primo momento amministrato solo da religiosi, secondo la stessa volontà del frate fondatore.

Padre Manelli avrebbe poi fatto entrare laici di sua fiducia e familiari nel governo di questi averi, procurando un danno all’Istituto ormai commissariato. Nel decreto ingiuntivo consegnato a Manelli anche il divieto di confessare le suore e la richiesta di non fare ostruzionismo alle azioni del commissariamento.

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Per tre anni sarebbe stato posto, inoltre, il blocco dell’ammissione di nuove vocazioni alle suore per impreparazione delle formatrici.

L’indiscrezione sul nuovo documento giunto nella città ligure direttamente dal Vaticano viene rafforzata da quanto affermato da Marco Tosatti sul suo blog «Stilum Curiae» circa la volontà della Congregazione di chiudere a breve la questione legata ai Frati Francescani dell’Immacolata.

Dopo il ricorso alla Segnatura Apostolica, da parte di alcune suore contro il commissariamento- ricorso che aveva depotenziato l’autorità della commissaria e delle sue collaboratrici – adesso si profila una riformulazione del decreto di commissariamento a firma del Santo Padre stesso in modo che il provvedimento risulti inappellabile, come fu per i frati nel 2013.

Troppe, evidentemente, le inosservanze delle Superiori durante questo periodo di ricorso.

Le stesse Suore Superiori che molte ex suore hanno accusato di abuso di potere, con cui le sottoponevano ai marchi a fuoco, a penitenze disumane, a umiliazioni, costringendole all’idolatria del padre fondatore fino a un voto segreto di fedeltà, in alcuni casi vergato a sangue, abolito da Papa Francesco solo lo scorso anno.

Il Mattino, ed. Avellino 1/02/2017

FINE DELLE VIOLAZIONI ALLA REGOLA DI SAN FRANCESCO

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Il MATTINO DI AVELLINO Pagina 34 del 24 novembre 2015

Frigento. L’indagine sui Frati francescani

Loredana Zarrella

Frigento. Un ritorno quasi in sordina nella casa madre dei Frati Francescani dell’Immacolata, dopo la lunga permanenza nel convento di suore a San Giovanni Rotondo.È stato questo il rientro di Padre Stefano Maria Manelli a Frigento, nella frazione Pagliara, dove il Santuario della Madonna del Buon Consiglio è un tutt’uno con il convento dove abitano i Frati dall’abito grigio-celeste.

Nessuno fino a ieri si era accorto della sua presenza. Solo voci che si rincorrevano di casa in casa e che hanno portato pure il furgone della Rai davanti il piazzale del complesso religioso, per una trasmissione durante il programma «La vita in diretta». Dopotutto, avendo celebrato finora la messa soltanto in privato, solo qualcuno aveva potuto sapere, per averlo magari intravisto.

Padre Stefano è tornato lo scorso sabato mattina accompagnato da uno dei nuovi commissari dell’Ordine, che è poi andato via già in serata, lasciando il Fondatore dell’Ordine dei Francescani dell’Immacolata alla sua nuova dimora.

Era da tempo che i suoi Superiori richiedevano l’allontanamento da S.Giovanni Rotondo, dove non avrebbe potuto dimorare perché in aperta violazione della Regola di San Francesco secondo cui «i frati non devono entrare nel convento delle monache».

Così, dopo l’ennesimo rifiuto ad abbandonare il convento femminile per motivi di salute, Padre Manelli ha dovuto obbedire e tornare a Frigento, di certo più distante dalla «Casa Sollievo della Sofferenza» di Padre Pio, dove si recherebbe abitualmente per curarsi.

Frigento è un luogo troppo freddo per lui, che ha 82 anni, e che aveva chiesto di restare a San Giovanni Rotondo perché aveva l’ospedale vicino» ha detto ieri pomeriggio, a “La vita in diretta”, il programma di RaiUno, l’avvocato Enrico Tuccillo, che continua con forza a difendere, attraverso le vie legali e i media, il fondatore dell’Ordine commissariato dalla Santa Sede.

Intanto, a Frigento, Padre Manelli verrà ora accudito dai frati. I commissari – il salesiano don Sabino Ardito, il gesuita padre Gianfranco Ghirlanda e il cappuccino padre Carlo Calloni – gli avrebbero pure imposto il divieto di ricevere visite all’interno del convento, se non quelle dei suoi familiari. Non a caso, i festeggiamenti per il suo 60esimo sacerdozio sono stati ridimensionati drasticamente. Gli amici avevano organizzato per domenica scorsa, a mezzogiorno, una messa di accoglienza e benvenuto, e un pranzo, con tanto di persone che sarebbero dovute accorrere da fuori provincia con dei pullman. Festosi e grandiosi preparativi bloccati, però, dal commissario che ha consentito solo una messa a porte chiuse, e solo per amici e parenti.

DANNI ALLA CHIESA

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Il commissariamento delle Suore Francescane dell’Immacolata rappresenta un secondo pesante giudizio da parte della Chiesa sulla figura e l’operato del Fondatore, il Frate Stefano Manelli.

Immaginiamo che le motivazioni siano le stesse del ramo maschile con il quale condividono una legislazione zoppicante da un punto di vista canonico e parzialmente anche da un punto di vista teologico.

Un ideale alto e riformato di vita religiosa francescana proposto dal Manelli che cozza con l’ortoprassi della sua vita personale e non solo…

L’immaturità che alcuni frati hanno rivelato durante il commissariamento con fughe dal convento, richiesta di dispense dai voti, azioni amministrative truffaldine, false testimonianze, infangamenti mediatici, minimizzazione delle responsabilità e difesa a oltranza dell’indifendibile, la dicono lunga su una delle più gravi azioni di plagio di un gruppo religioso cattolico dal dopoguerra in poi.

Il problema è che la parte lesa da questa compagine di pii uomini e donne è proprio la Chiesa Cattolica.

Il Manelli dovrà rispondere anche per il danno all’immagine della Chiesa e degli Istituti, uno maschile e l’altro femminile,  da lui stesso fondati.

A causa sua si sono scatenati tutti i blog tradizionalisti per convergere in una sorta di Jihad antibergogliana.

Da mesi la Santa Sede sta esaminando inquietanti dossier e non è da escludere anche l’intervento della Rota Romana per la conduzione dei venticinque anni di ininterrotto governo del Manelli, mantenuto – a quanto sembra – da rielezioni discutibili sulla forma della votazione.

Sembra inoltre che Frate Manelli  avesse creato anche un gruppo di laici, una sorta di “Terz’Ordine senza nessuna omologazione della Santa Sede.

Molti degli attivisti legati al Fondatore provengono da quella compagine.

E’ verosimile che bisognerà procedere ad una riqualificazione e sanatoria del gruppo laicale per risollevare di persone di buona volontà che hanno creduto nella spiritualità kolbiana e si sono ritrovate, come i religiosi, a fare i conti con un padre discutibile.

Per il ramo maschile dei frati il Manelli ha cercato disperatamente di fondare un nuovo istituto dotandolo dei beni oggi sotto controversia giudiziaria.

Operazione fallita!

Non gli resta che studiare “la rimessa in sella” con un suo uomo quale superiore generale prestanome.

Si intuisce che esiste infatti un’area di finti moderati e negoziatori sotto l’ombra magari del cofondatore Frate Gabriele Pellettieri che in realtà, quale prima vittima del Manelli, ne rimane  sempre il fedele eco.

Anche lui si assumerà le sue responsabilità davanti a Dio e davanti alla storia.

Per le suore, prima che il loro commissariamento avvenisse, con la presunta complicità di porporati all’interno dei Sacri Palazzi, gli stessi che oggi cercano di sabotare papa Bergoglio, c’è stata una corsa all’uscita dall’Istituto per fondare l’ennesima associazione di voti privati come quella di Lipa: sede nelle Filippine, membri in Italia.

Cosa resta al Fondatore dopo l’ennesimo scandalo pubblicistico che lo riguarda?

Dopo la morte di Padre Volpi, all’annuncio del nuovo commissario c’è stato su di lui un arrembaggio studiato ad arte di sodali del Manelli legati al mondo salesiano e al Vicariato di Roma dove l’illustre commissario canonista Mons. Sabino Ardito lavorava. Il solito mantra sofistico: Manelli è un “santo”, i genitori sono santi, quindi i cattivi sono gli altri…

In almeno due Dicasteri Romani stanno circolando queste chiacchiere…

Non è da escludere anche il coinvolgimento di una cordata di pugliesi, conterranei del Commissario, a difesa del Manelli.

I giorni che seguono riveleranno la fondatezza o meno di tali accuse che gettano ombre sull’attuale conduzione di governo formata da una troika dove i Padri Ghirlanda e Calloni coadiuvano Mons. Ardito e si controllano a vicenda.

Chissà a quali e a quante pressioni la troika è sottoposta  da chi lavora dalla mattina alla sera per ottenere la riabilitazione del Manelli: morale e materiale.

Dove l’autorevolezza del fondatore Manelli è più debole è comunque nelle periferie dell’Istituto, nelle missioni.

Molti osservatori stanno a guardare i soggetti di future nomine e riorganizzazioni specie nelle terre lontane per carpire e denunciare eventuali parzialità dopo i malumori seguiti alla recente clamorosa vicenda della nomina di quattro religiosi rappresentanti della base, ma di chiara scelta manelliana.

Ad Oltretevere sono giunte diverse proteste in merito, così come ci è stato confidato da un prelato della Curia.

Sembra che il nuovo Commissario abbia fatto fare ai frati una votazione farsa, cioè  senza spoglio pubblico delle schede di votazione.
Frate Manelli intanto dal settembre 2014 permane in un convento femminile, quello di San Giovanni Rotondo, da dove può manovrare tutti i burattini e le burattine della sua giostra.

L’unica flebile sua speranza è il “controgolpe” al Capitolo Generale, dove spera di candidare ancora uno dei suoi colonnelli.

Tutto è fin troppo prevedibile, ma per il Manelli “tutti sono dei fessi”…

“Solo lui si salva…”

Dopotutto, tale formula,  è il paradigma della sua visione ecclesiale.

Non era forse anche questo il suo motto?

Extra Manelli nulla salus.

CASA DELL’IMMACOLATA – DECRETO VATICANO – ARRIVA IL COMMISSARIO

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Frigento. L’indagine sull’Istituto francescano

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Alla superiora Maria Cozzolino subentra suor Noris Calzavara, verificherà la gestione finanziaria.

 

Loredana Zarrella
FRIGENTO. Un nuovo scossone ha investito la famiglia religiosa dei Francescani dell’Immacolata, il cui istituto di diritto pontificio ha la sua casa madre a Frigento, nella frazione Pagliara.
E’ il commissariamento del ramo femminile, provvedimento messo in atto dalla Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita Apostolica a seguito delle perplessità relative alla conduzione della vita interna delle Suore che osservano la regola di San Francesco d’Assisi e gli insegnamenti di San Massimiliano Maria Kolbe.
Il decreto, di cui si ha notizia certa ma che non è ancora stato diffuso pubblicamente, porta la firma del Prefetto João Braz Cardinale de Aviz e la controfirma dell’Arcivescovo Segretario José Rodrìguez Carballo.
Da fonti certe si conoscono anche i nomi delle suore che ricopriranno il ruolo di commissari dell’Istituto femminile, finora diretto da Suor Maria Michela Pia Cozzolino dalla casa generalizia a Frattocchie, vicino Roma. Alla Superiora generale, braccio destro del fondatore Padre Maria Stefano Manelli, pure destituito da tempo, subentreranno Suor Noris Calzavara delle Suore del Rosario coadiuvata, per quanto riguarda gli aspetti specifici della formazione e delle finanze, da Suor Paola Teresita Filippi delle Figlie della Misericordia e Suor Viviana Ballarin delle Suore Domenicane.
Una terna di religiose scelta dalla Santa Sede per fare chiarezza e dissipare i dubbi sorti in concomitanza del primo commissariamento, quello che ha investito nel 2013, la Congregazione dei Frati, e a cui ha fatto seguito l’inchiesta avviata congiuntamente dalla Procura e della Guardia di Finanza di Avellino per incongruenze relative alla gestione delle finanze.
Inchiesta che a fine giugno ha visto tuttavia il dissequestro di quei 30 milioni di beni mobili e immobili, oggetto di custodia cautelare pochi mesi prima, quando la magistratura ritenne di bloccarli per valutare i reati di falso ideologico e truffa di compagini associative laiche vicine all’Istituto, ossia delle associazioni “Missione dell’Immacolata” e “Missione del Cuore Immacolato”.
La questione, che ha avuto uno stop con lo sblocco dei beni, potrebbe tuttavia riavviarsi anche alla luce delle nuove richieste avanzate in sede civile dall’avvocato Giuseppe Sarno, il legale della gestione commissariale dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, pure questi ora vigilati da una terna di nomina vaticana – il salesiano don Sabino Ardito, il gesuita padre Gianfranco Ghirlanda e il cappuccino padre Carlo Calloni -, subentrati al commissario Padre Fidenzio Volpi, deceduto il 7 giugno scorso.
Il nuovo scossone, che parte direttamente dagli ambienti vaticani, destabilizza pure la comunità delle religiose, le cui Superiori erano già state protagoniste, insieme a Padre Manelli, del dossier reso noto da Il Mattino nel giugno scorso, e in cui novizie ed ex suore avevano raccontato di essere state oggetto di atti di prevaricazioni.
Il provvedimento non è un fulmine a ciel sereno dal momento che non ha destato stupore tra le fila dei sostenitori di Manelli, che lo temevano, sia tra chi appoggia da tempo le verifiche vaticane per i dissidi interni ma pure per i sospetti sulla gestione del patrimonio.

Il Mattino di Napoli – Avellino, Irpinia – ediz. del 28/10/2015 – pag. 30

NUOVI COMMISSARI PER I FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA

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Nominati don Ardito, padre Ghirlanda e padre Calloni. Parenti e collaboratori di padre Fidenzio Volpi, il primo commissario recentemente scomparso, scrivono una lettera ai nuovi responsabili: «È stato calunniato, minacciato e osteggiato perché difendeva il magistero. Nell’Istituto c’è un dissenso dottrinale sulla concezione della messa»

 

ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO
18/07/2015

 

Dopo la morte del cappuccino Fidenzio Volpi, avvenuta lo scorso 7 giugno, la Santa Sede ha nominato tre nuovi commissari per i Francescani dell’Immacolata, l’istituto fondato da padre Stefano Manelli. Sono il salesiano don Sabino Ardito, il gesuita padre Gianfranco Ghirlanda e il cappuccino padre Carlo Calloni. I primi due sono canonisti, il terzo è postulatore generale del suo ordine.

 

 

La decisione di commissariare i Francescani dell’Immacolata era stata presa già alla fine del pontificato di Benedetto XVI, anche se l’atto formale da parte della Congregazione per i religiosi era arrivata quando già si era insediato Papa Francesco: la Santa Sede era stata chiamata in causa per dissidi interni all’istituto, dove una parte dei frati non approvava il cambiamento in senso tradizionalista e l’uso esclusivo del messale antico.

 

 

La vicenda torna alla ribalta in questi giorni a motivo di una lettera che i parenti e i collaboratori di padre Volpi (la nipote Loredana Volpi, Mario Pianesi e Mario Castellano) hanno inviato ai tre nuovi commissari. Ricordando le sofferenze di padre Volpi, i tre firmatari scrivono che egli «non ha purtroppo trovato in questa vita un Cireneo che lo aiutasse a portare la sua croce. Ciò ha contribuito alla sua solitudine, dolorosa e sofferta al punto di concorrere a causarne l’improvvisa e prematura dipartita».

 

 

Parlando della figura dello scomparso commissario apostolico, i firmatari della missiva ai suoi successori affermano che «è comunque improprio dire che egli non è stato capito», e che l’ostilità nei suoi confronti «risultava tanto più accanita quanto più fermo e deciso si dimostrava padre Volpi nel difendere, al punto di impersonarle, le grandi verità della nostra fede, riflesse nel magistero della Chiesa, espresso dai Sommi Pontefici e dai Concili».

 

 

Secondo i parenti e i collaboratori di padre Volpi, lo «scontro» tra il commissario e i i suoi «detrattori» all’interno dei Francescani dell’Immacolata come all’esterno, «risultava inevitabile», perché «esso traeva origine dal motivo stesso per cui la Santa Sede era stata indotta a nominare un commissario apostolico dell’Istituto».

 

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Da sinistra: Padre Carlo Calloni OFM Capp, Padre Gianfranco Ghirlanda SJ, Don Sabino Ardito SDB,

 

«Lo stesso Santo Padre – si legge ancora nella missiva – nel rescritto con cui ha accompagnato il decreto di nomina di Padre Volpi, ha fatto riferimento non tanto alla forma della celebrazione, quanto piuttosto alla stessa concezione della messa, del Sacramento dell’eucarestia posto a fondamento della nostra fede. Ed è precisamente il dissenso sulla concezione della messa, sul fatto cioè che essa debba coincidere o meno “ad substantiam” con la forma in cui viene celebrata, che ha causato le attuali divisioni nella Chiesa: tanto quella già pienamente consumata con i tradizionalisti non più in comunione con la Santa Sede, quanto quella che si è manifestata in modo strisciante, in particolare nell’Istituto cui padre Volpi era preposto».

 

 

«Quando si giunge a mettere in discussione la stessa validità della messa quale viene usualmente celebrata nella Chiesa cattolica, si mette con ciò stesso in discussione il fatto stesso che essa sia la vera Chiesa, l’autentica comunità dei credenti in Gesù Cristo». Dunque, dalla lettera inviata ai nuovi commissari, si evince che nei Francescani dell’Immacolata non ci sarebbe stata soltanto una sempre maggiore adesione alla forma extra-ordinaria del Rito romano, vale a dire la messa secondo il messale preconciliare. Si sarebbe messa anche in discussione la validità della messa nella forma scaturita dalla riforma liturgica post-conciliare.

 

 

I tre firmatari sottolineano che le divergenze erano dunque sul piano dottrinale, e non sul piano meramente giuridico. «Spostando la controversia sul terreno giuridico – scrivono parenti e collaboratori di padre Volpi – si è fatto, sia pure inconsapevolmente, il gioco della controparte, che aveva tutto l’interesse a nascondere – ampliando a dismisura per l’appunto il contenzioso giuridico – la propria eresia dottrinale… Non difendendo adeguatamente la persona e l’opera del commissario apostolico, nel nome della “terzietà” e della “imparzialità” proprie di chi doveva dirimere il contenzioso con i suoi detrattori, si è dunque finito per omettere la doverosa difesa precisamente del Magistero ecclesiale».

 

 

La nipote e i collaboratori del commissario scomparso il mese scorso ritengono che per completare il lavoro di padre Volpi sia necessario «il concorso di tre soggetti». La Congregazione per i religiosi, che «non dovrebbe limitarsi a valutare l’azione di governo cui si accingono i nuovi commissari apostolici soltanto in base alla sua formale aderenza alle norme del Diritto canonico, bensì in base alla adesione sostanziale dell’Istituto al Magistero del Papa e del Concilio».

 

 

Il secondo soggetto sono i vescovi, che talvolta, scrivono i tre firmatari, hanno «preteso di sostituirsi alla Santa Sede, dando torto a Padre Volpi nel contenzioso giuridico che lo opponeva a certi religiosi dell’Istituto» e in qualche altro caso stanno «ancora incoraggiando la disobbedienza, in forma collettiva ed organizzata, di parte dei componenti dell’Istituto». Il terzo soggetto «è rappresentato dal laicato dell’Istituto. Da parte di esso non si è mai espressa una parola di solidarietà, di sostegno o di apprezzamento verso la persona e l’opera di padre Volpi».

 

http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/francescani-immacolata-42425/