La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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DANNI ALLA CHIESA

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Il commissariamento delle Suore Francescane dell’Immacolata rappresenta un secondo pesante giudizio da parte della Chiesa sulla figura e l’operato del Fondatore, il Frate Stefano Manelli.

Immaginiamo che le motivazioni siano le stesse del ramo maschile con il quale condividono una legislazione zoppicante da un punto di vista canonico e parzialmente anche da un punto di vista teologico.

Un ideale alto e riformato di vita religiosa francescana proposto dal Manelli che cozza con l’ortoprassi della sua vita personale e non solo…

L’immaturità che alcuni frati hanno rivelato durante il commissariamento con fughe dal convento, richiesta di dispense dai voti, azioni amministrative truffaldine, false testimonianze, infangamenti mediatici, minimizzazione delle responsabilità e difesa a oltranza dell’indifendibile, la dicono lunga su una delle più gravi azioni di plagio di un gruppo religioso cattolico dal dopoguerra in poi.

Il problema è che la parte lesa da questa compagine di pii uomini e donne è proprio la Chiesa Cattolica.

Il Manelli dovrà rispondere anche per il danno all’immagine della Chiesa e degli Istituti, uno maschile e l’altro femminile,  da lui stesso fondati.

A causa sua si sono scatenati tutti i blog tradizionalisti per convergere in una sorta di Jihad antibergogliana.

Da mesi la Santa Sede sta esaminando inquietanti dossier e non è da escludere anche l’intervento della Rota Romana per la conduzione dei venticinque anni di ininterrotto governo del Manelli, mantenuto – a quanto sembra – da rielezioni discutibili sulla forma della votazione.

Sembra inoltre che Frate Manelli  avesse creato anche un gruppo di laici, una sorta di “Terz’Ordine senza nessuna omologazione della Santa Sede.

Molti degli attivisti legati al Fondatore provengono da quella compagine.

E’ verosimile che bisognerà procedere ad una riqualificazione e sanatoria del gruppo laicale per risollevare di persone di buona volontà che hanno creduto nella spiritualità kolbiana e si sono ritrovate, come i religiosi, a fare i conti con un padre discutibile.

Per il ramo maschile dei frati il Manelli ha cercato disperatamente di fondare un nuovo istituto dotandolo dei beni oggi sotto controversia giudiziaria.

Operazione fallita!

Non gli resta che studiare “la rimessa in sella” con un suo uomo quale superiore generale prestanome.

Si intuisce che esiste infatti un’area di finti moderati e negoziatori sotto l’ombra magari del cofondatore Frate Gabriele Pellettieri che in realtà, quale prima vittima del Manelli, ne rimane  sempre il fedele eco.

Anche lui si assumerà le sue responsabilità davanti a Dio e davanti alla storia.

Per le suore, prima che il loro commissariamento avvenisse, con la presunta complicità di porporati all’interno dei Sacri Palazzi, gli stessi che oggi cercano di sabotare papa Bergoglio, c’è stata una corsa all’uscita dall’Istituto per fondare l’ennesima associazione di voti privati come quella di Lipa: sede nelle Filippine, membri in Italia.

Cosa resta al Fondatore dopo l’ennesimo scandalo pubblicistico che lo riguarda?

Dopo la morte di Padre Volpi, all’annuncio del nuovo commissario c’è stato su di lui un arrembaggio studiato ad arte di sodali del Manelli legati al mondo salesiano e al Vicariato di Roma dove l’illustre commissario canonista Mons. Sabino Ardito lavorava. Il solito mantra sofistico: Manelli è un “santo”, i genitori sono santi, quindi i cattivi sono gli altri…

In almeno due Dicasteri Romani stanno circolando queste chiacchiere…

Non è da escludere anche il coinvolgimento di una cordata di pugliesi, conterranei del Commissario, a difesa del Manelli.

I giorni che seguono riveleranno la fondatezza o meno di tali accuse che gettano ombre sull’attuale conduzione di governo formata da una troika dove i Padri Ghirlanda e Calloni coadiuvano Mons. Ardito e si controllano a vicenda.

Chissà a quali e a quante pressioni la troika è sottoposta  da chi lavora dalla mattina alla sera per ottenere la riabilitazione del Manelli: morale e materiale.

Dove l’autorevolezza del fondatore Manelli è più debole è comunque nelle periferie dell’Istituto, nelle missioni.

Molti osservatori stanno a guardare i soggetti di future nomine e riorganizzazioni specie nelle terre lontane per carpire e denunciare eventuali parzialità dopo i malumori seguiti alla recente clamorosa vicenda della nomina di quattro religiosi rappresentanti della base, ma di chiara scelta manelliana.

Ad Oltretevere sono giunte diverse proteste in merito, così come ci è stato confidato da un prelato della Curia.

Sembra che il nuovo Commissario abbia fatto fare ai frati una votazione farsa, cioè  senza spoglio pubblico delle schede di votazione.
Frate Manelli intanto dal settembre 2014 permane in un convento femminile, quello di San Giovanni Rotondo, da dove può manovrare tutti i burattini e le burattine della sua giostra.

L’unica flebile sua speranza è il “controgolpe” al Capitolo Generale, dove spera di candidare ancora uno dei suoi colonnelli.

Tutto è fin troppo prevedibile, ma per il Manelli “tutti sono dei fessi”…

“Solo lui si salva…”

Dopotutto, tale formula,  è il paradigma della sua visione ecclesiale.

Non era forse anche questo il suo motto?

Extra Manelli nulla salus.

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IN UNA GUERRA LA PRIMA VITTIMA E’ LA VERITA’

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Fallisce il tentativo di umiliazione e delegittimazione del Commissario Apostolico

Giulio Cesare nel suo “De bello gallico” inaugurò in illo tempore la propaganda del regime riprodotta lo scorso secolo dai governi totalitaristi e oggi dai fondamentalisti dell’Islamic State.

Questa tecnica è stata purtroppo adottata in tempi recenti anche all’interno della Chiesa attraverso il Vatileaks tendente al ricatto e alla delegittimazione di Benedetto XVI da parte di quei potentati curiali eversivi ammantati di tradizionalismo e in odore di sodomia e simonia.

L’opera purificatrice di Papa Francesco, edotto scrupolosamente dal suo predecessore sui mali dei Sacri Palazzi, ha però ricordato agli stessi sabotatori ecclesiali il famoso adagio: “stavamo meglio quando stavamo peggio”.

Sembra che sin dai tempi della Guerra di Troia esista una sorta di maledizione contro chi non rispetta il nemico, chi non esercita il fair play inaugurato dai Cavalieri medievali.

Il Pelide Achille che anziché interessarsi dei Mirmidoni è preso dall’ira funesta contro Ettore è ucciso dalla freccia di Paride che guidata da Apollo si conficcherà nel suo tallone.

Queste leggende dalla morale universale applicate al Fratileaks ci ricordano come l’empietà e la perfidia nei confronti del Commissario Apostolico dei Frati Francescani dell’Immacolata sia diventata un offensivo boomerang che colpisce letalmente chiunque gli faccia del male.

E’ significativa la nomina di un Frate Cappuccino alla successione coatta del governo di un Istituto il cui Fondatore e Superiore reclamava di avere familiarità con Padre Pio.

Il termine “familiare” è quindi da tutti massicciamente usato e abusato a prova di quanto la sua interpretazione estensiva risponda al suo “familiare” utilizzo nella lingua italiana.

Non sappiamo cosa ne pensi San Pio da Pietrelcina di questa familiarità, abituato com’era anche lui a dire ai suoi più assidui e vicini frequentatori : “tu sei mio figlio”; “voi siete la mia famiglia”.

Fa riflettere tuttavia la tonaca color latte e caffè di Padre Volpi, indizio su come Padre Pio abbia ispirato la scelta del Papa sul sostituto dell’esautorato Padre Manelli.

L’ inserimento di “familiari” nella doverosa e paterna spiegazione sulla destinazione dei beni dell’Istituto da parte di Padre Fidenzio Volpi nella sua lettera circolare dell’8 dicembre 2013, provocava la reazione furibonda dei germani (questo il termine più appropriato) di Padre Stefano Manelli, responsabile della sottrazione della disponibilità delle temporalità dei suoi Frati e figli a favore di laici a lui legati nei quali si annoverano almeno un suo cognato e una sua cognata, che sia mia nonna che mio figlio li avrebbero classificati con il termine di familiari al plurale.

Il Dottor Antonio Allocca, Segretario dell’Associazione “Missione del Cuore Immacolato” ha sposato una delle sorelle di Padre Manelli, mentre un membro del direttivo dell’Associazione “Casa Mariana Editrice” è la signora Anna Maria Sancioni che ha sposato il fratello di Padre Manelli.

Temono forse qualcosa? E’ forse un segreto? E’ forse una violazione della privacy? Nulla affatto!

Questi dati sono accessibili al cittadino: presso i Notai che si sono prestati ai cambi statutari, presso ancora le Prefetture di Benevento ed Avellino e inoltre presso l’Agenzia delle Entrate.

Quanto alla legalità delle modifiche statutarie messe in opera a un mese circa dal Commissariamento e cioè dopo che Padre Manelli non essendo più il Superiore non avrebbe potuto avere il controllo sulle temporalità, il giudizio nel fatto e nel diritto spetta al Giudice e alla Magistratura inquirente.

Sicuramente sgomenta e scandalizza la rapidità e la facilità con la quale il Francescano Padre Stefano Manelli, sedicente discepolo di Padre Pio,  si sia preoccupato innanzitutto dei beni, malgrado il dolore e la crisi che affliggeva i figli del suo Istituto, le loro famiglie, i laici ad essi legati e il popolo di Dio.

Nei nuovi statuti da lui volutamente modificati, il fine delle Associazioni non risulta più il sostegno alle opere di apostolato o all’attività missionaria a favore degli Istituti da lui fondati, ma l’aderenza al suo “spirito”.

Non entriamo nel merito di tale azione che ognuno può facilmente giudicare e commentare secondo la fede e secondo la ragione, in scienza e coscienza, ma vorremmo analizzare più dettagliatamente l’intera vicenda giudiziale.

Una prima cosa interessantissima è che i germani del Padre Manelli non hanno mai sporto querela e cioè non hanno mai dato una rilevanza penale alla lettera di Padre Volpi.

Questo perché si sarebbero potuti esporre a una controquerela essendo il loro apparato accusatorio molto labile.

Hanno quindi giocato la carta meno rischiosa del processo civile, entrando in una controversia di diritto privato e non penale.

Lo scopo era duplice:

            a)    Da un lato si trattava di fare presa sull’opinione pubblica “non familiare” al linguaggio e alle procedure giuridiche;

            b)   dall’altro lato si tentava di saccheggiare ulteriormente le già misere casse dei Frati Francescani dell’Immacolata, per creare una situazione di default.

L’Immacolata poverella, alla quale i Frati sono consacrati, non poteva non intercedere in loro favore di fronte a una così palese ingiustizia, non esaurendo il Diritto necessariamente la Giustizia.

Si era infatti molto speculato su questo procedimento civile fino al clamore sulla citazione giudiziale in sede civile.

Il povero e anziano Cappuccino messo sotto attacco, accettava ad inizio 2014 un chiarimento sul sito ufficiale dell’Istituto sperando in una acquiescenza degli attori.

Si era dato molto eco anche a questo generoso gesto, come se il Commissario fosse un “reo confesso”.

In verità si trattava semplicemente di dichiarare che i fratelli e sorelle del Padre Manelli non c’entravano nulla con la sottrazione dei beni, cosa che Padre Volpi NON aveva MAI affermato riferendosi ai familiari e intendendo con essi uncognato del Fondatore che più tardi si è scoperto essere in compagnia nelle Associazioni detentrici delle opere dell’Istituto (l’Editrice) di una sua “familiare”, cioè un’altra cognata del Padre Manelli.

Il termine tecnico sarebbe “affine”, ma mio cognato è per me un familiare, così come io per lui sono un suo familiare, anche se acquisito e non di sangue.

In Italia il giudizio civile è preceduto da un tentativo obbligatorio di mediazione extragiudiziale presso un Organismo dove non c’è un giudice, non c’è un processo, ma dove le due parti si ritrovano con i loro rispettivi avvocati per un eventuale accordo che è in realtà una transazione.

Padre Volpi, immaginando – così come lascia intendere nella sua lettera circolare del 18 febbraio 2015 – una insostenibile escalation di spese per avvocati e Tribunale, qualora fosse addivenuto alle lungaggini di un processo civile, aveva optato presso l’Organismo di Mediazione il 12 febbraio 2015 per un esborso entro il 3 marzo di 20.000 euro e la pubblicazione sul sito istituzionale di quanto sostanzialmente aveva già espresso a inizio 2014.

Il cosiddetto patteggiamento evocato per ignoranza o dolo su alcuni blog tradizionalisti e relativi commenti, non c’entra nulla, riferendosi al diritto penale e all’ammissione di un reato in vista di una diminuzione della pena.

Discutibile naturalmente resta la congruità dell’accordo per l’avido ammontare della cifra e il dovere di estendere la pubblicazione anche all’Agenzia Giornalistica Italiana (AGI) benché la lettera incriminata fosse stata messa nella rete web da siti tradizionalisti attraverso quei soliti Frati dissidenti e disobbedienti al Commissario che è l’Autorità legittima.

L’avvenuto accordo obbligava le due parti a non ritornare sull’azione pregressa e a non accampare ulteriori diritti.

Ai germani o fratelli e sorelle “carnali” del Padre Stefano Manelli sarebbe quindi bastato aspettare fino al 3 marzo 2015 per sfregarsi le mani e assistere successivamente dalla tribuna d’onore alla prevedibile vomitata delle iene mangiacarogne dei blog tradizionalisti.

La Provvidenza di Dio a questo punto ha permesso qualcosa di misterioso ed inaspettato.

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Domenica 15 febbraio 2015 un prete diocesano di Roma dichiarato vicino alla famiglia Manelli e amministratore del sito “Le Pagine di Don Camillo”, fornisce dettagli e indiscrezioni sulla Mediazione utilizzando termini inappropriati e offensivi, non solo verso il Commissario Apostolico, ma anche verso il Papa e la Chiesa, senza risparmiare Benedetto XVI.

Ai prevedibili provvedimenti canonici disciplinari o penali ci penserà il Vicariato di Roma.

La Chiesa della Misericordia guidata da Papa Francesco è quella infatti che da brava madre sa anche correggere i suoi figli e figlie per farli crescere bene.

A dare manforte al devoto prete di “Don Camillo” interviene poco dopo non Peppone, ma l’amministratrice del sito “Chiesa e Post Concilio” che spudoratamente e a imitazione del chierico, definisce la notizia “troppo succulenta” per non essere pubblicata.

Benché fosse domenica di Carnevale, questa golosità merita una querela a chi parla di “condanna”, “sentenza”, “pubblico calunniatore” , “… ammette il suo reato di calunnie e menzogne…” dato al Padre Volpi.

Qualche parte del testo sarà modificata successivamente, ma il reato – penale in questo caso – è consumato e verificabile.

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Il “grande tessitore” di “Corrispondenza Romana” grazie a qualche rudimento in più di Diritto che gli permette di distinguere il penale dal civile, la transazione dalla sentenza, l’avvocato dal giudice, non cade nelle stesse grossolanità, ma commette un errore altrettanto macroscopico fornendo dettagli troppo precisi sulla mediazione che potevano essere a conoscenza solo da una delle parti. Vanta addirittura il possesso del verbale, come se fosse il rinvenimento dei Manoscritti di Qumran!

A questo punto, così come comunica il Commissario Apostolico alla famiglia del Padre Manelli, l’accordo decade per “grave inadempimento della controparte”.

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Poco dopo anche Rorate Coeli offre la traduzione in inglese grazie al Collins di Francesca Romana, religiosa italiana attualmente in Inghilterra, pseudonimo di chi svolge verso Padre Manelli la stessa funzione di  Gianroberto Casaleggio verso Beppe Grillo.

E’ infatti Martedì Grasso e le maschere non mancano.

In questa carnevalata non poteva naturalmente mancare il ripristino della petizione per le dimissioni di Padre Volpi che, promosse dai tradizionalisti, mostrano quanto siano più moderni  dei modernisti nel volere una loro “chiesa-referendum”.

La foga, la precipitazione, la collera, fanno commettere tanti errori agli uomini.

Diamo pure l’onore delle armi a chi già cantava vittoria ed ha perso la guerra.

Purtroppo sin dall’inizio della vicenda del commissariamento si è voluto trasformare un dialogo costruttivo in guerra fratricida.

Preghiamo per i padri di questi Frati.

Qualcuno voleva e poi credeva morto il Commissario, ma il terzo giorno l’uomo di fede chiamato Fidenzio è risorto, perché è un uomo di Dio, perché è un alter Christus.

La sua immagine, con la straordinaria e paterna circolare inviata ai Frati e la sua coraggiosa e determinata reazione, ne esce rafforzata.

Questo conferma tutta l’idoneità al complesso e complicato, delicato e ingrato ruolo che sta svolgendo in obbedienza a Santa Romana Chiesa.

Chi è intellettualmente onesto sa bene che pochi chierici avrebbero potuto assolverlo con la stessa efficacia.

In conclusione, visto che abbiamo citato Benevento a proposito di una delle Associazioni, leForche Caudine” che si volevano imporre al Padre Volpi e con lui a tutto l’Istituto, diventano la “Sconfitta di Pirro” per la quale i vincitori Romani cambiarono il nome dell’attuale capoluogo campano da Maleventum in Beneventum.

Il beneventano Padre Pio ha ancora una volta aiutato il suo confratello mostrando come il “buon vento” dello spirito soffi gagliardo sulla barca di Pietro e non sul canotto di chi dopo aver abbandonato la nave dell’Istituto si sta autoaffondando.

Il primo “punto chiave” della spiritualità

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Affannarsi a giustificare il proprio operato senza che sia richiesto può essere considerato l’indizio del fatto che si abbia qualcosa da nascondere.

E’ quanto sta accadendo alle Suore Francescane dell’Immacolata attraverso  recenti post immessi nel loro sito ufficiale.

E’ naturale che la loro gratuita sovraesposizione sul palcoscenico virtuale susciti spontanee indignazioni da parte di chi si è vista danneggiata dalla loro azione.

Le pseudo-argomentazioni delle Religiose dall’abito turchino decretano ulteriormente la loro  incapacità di fare comunione con il resto delle componenti ecclesiali (sensus ecclesiae) alle quali oramai sembra aggiungersi con ira funesta la compagine del ramo maschile colpevole – secondo loro – di “tradimento” nei confronti del Fondatore.

Ricordiamo che per verificati abusi di governo, formazione e amministrazione, il Padre Stefano Manelli – il Fondatore – è stato esautorato dalla Santa Sede dal governo dei suoi Religiosi, il che gratifica l’azione dell’esposto di cinque coraggiosi e saggi Frati prima ancora che l’ineccepibile inchiesta canonica ne confermasse tutte le ragioni.

La “divinizzazione” di cui era oggetto il Padre Manelli, malgrado un’auto fabbricata immunità a ogni critica non potrà più risparmiarlo dall’impunità del giudizio di Dio, del Tribunale civile ed ecclesiastico e della storia.

Dum excusare credis, accusas (“mentre credi di scusarti, ti accusi”) avvertiva San Girolamo anticipando e spiegando col celebre aforisma i meccanismi psicologici che sottintendono le reazioni avventate, imbarazzate e rivelatrici di problematiche profonde.

Il grande esegeta avrebbe consigliato alle Suore Francescane dell’Immacolata il mariano silenzio insieme ad una più profonda e sincera preghiera accompagnata dallo studio; come nella lettera a San Paolino avrebbe aggiunto: «Cerchiamo di imparare sulla terra quelle verità la cui consistenza persisterà anche nel cielo» (Ep. 53,10).

 

In un ampolloso post intitolato: “Quattro Punti Chiave della spiritualità delle Suore Francescane dell’Immacolata emergono tanti limiti formativi, ecclesiali, organizzativi e caratteriali di una giovane congregazione religiosa femminile che sta confessando spontaneamente la sua immaturità al riconoscimento pontificio attribuitogli con oggettiva e sospetta fretta (1993 – 1998 !) molto probabilmente grazie a conoscenze e prebende che mettono oggi in imbarazzo la stessa Santa Sede per la corruzione passata dei Sacri Palazzi, quella che Papa Francesco sta epurando con il metodo dei Vigili Urbani per il “testarossa” targato SCV in sosta vietata sulla poltrona curiale: la rimozione forzata.

 

Non è un caso se il primo punto chiave della spiritualità esaltato dalle Suore Francescane dell’Immacolata sia la “povertà serafica”.

Tra le “virgolette” troviamo una bella espressione, ma anche un impegno concreto.

Qualora esso non fosse vissuto anche dai vertici dell’Istituto – non dubitando che le suorine della base conducano una vita sobria e morigerata – il primo punto chiave o il primo pilastro delle Francescane dell’Immacolata diventerebbe piuttosto l’architrave debole che fa crollare stipite e soffitto mettendo a nudo solo i muri divisori che esistono tra la realtà e l’idealità.

L’idealizzato non praticato è come quella spiritualità messa sotto la naftalina e chiusa a chiave nel baule della bisnonna. Qualora ci fosse pure il punto chiave, per sbloccare la serratura arrugginita dovremmo adoperare lo Svitol spray.

Abbiamo infatti l’impressione che come per Cosa Nostra, anche le Religiose dall’abito turchino si cimentino a cementare tanti testimoni scomodi nei pilastri dell’ipocrisia inveterata.

Leggiamo dal loro sito il capolavoro della loro giustificazione sulla “povertà serafica”.

“I Francescani dell’Immacolata, Frati e Suore, su consiglio della Congregazione per gli Istituti religiosi che ha dichiarato l’impossibilità di intestare beni alla Santa Sede, hanno voluto ricorrere anch’essi ad amici spirituali, appoggiandosi ad Associazioni no profit”.

Che la Santa Sede non debba e non voglia occuparsi dell’amministrazione dei beni di qualsivoglia Istituto religioso, né assumersene la disponibilità finanziaria e patrimoniale è un fatto ovvio.

Il problema sorge sulla bugia di attribuire a un Dicastero tale consiglio, non essendo mai stata pubblicata in rete nessuna documentazione scritta in merito.

Quanto agli “amici spirituali” c’è da chiedersi perché fino al commissariamento essi erano un manipolo degli stessi frati e suore …

Circa il carattere no profit delle Associazioni, si parla – solo in Italia – di una cinquantina di immobili tra appartamenti, ville, terreni, negozi, alberghi e centinaia di autoveicoli oltre ai liquidi spalmati nelle banche dell’urbe e dell’orbe e nelle casse conventuali non di rado visitate da ladri.

I veli fluttuanti delle Suore turchine divenuti così familiari a bancari e impiegati della funzione pubblica, confermano la permanente maternità economica delle Religiose sui beni dell’Istituto: mater (boni Consilii) semper certa est.

La titolarità associativa stornata ai laici è l’ennesima fictio “non iuris”, per estromettere i legittimi e a loro scomodi Frati Francescani dell’Immacolata, sottrarre il tutto da un controllo canonico e assecondare il delirio del vaticinato nuovo Istituto che il Padre Manelli con il “prestanome” dell’ex frate di turno continua a sognare giorno e notte e per la qual cosa occorre la grana.

Per ora c’è solo un placebo nella Pia Associazione filippina denominata  “Fratelli dell’Immacolata e di San Francesco” eretta dal problematico Mons. Ramon Arguellas della Diocesi di Lipa per volontà di Padre Manelli stesso allo scopo di tenere buoni e caldi quei frati e giovani ex studenti che continua ad illudere sul ribaltone nella Chiesa, nell’Istituto e che senza la stimolazione ad extra della loro fantasia sarebbero già tornati a casa.

Viene detto loro, infatti, che sono “la speranza” della Chiesa, del francescanesimo, della vita religiosa.

Senza di essi il Corpo Mistico sarebbe finito e dato in pasto a un covo di serpenti ed impostori massoni, mercenari e rilassati.

Senza la loro fedeltà incondizionata al padre Manelli sarebbero presto “normalizzati” e ridotti come quei Frati Minori che stanno in cella in mutande e con la cannottiera (anche in inverno?), con il sigaro in bocca, donnaioli ed effemminati.

Il modello di fedeltà, ortodossia e moralità nella castità e virilità è naturalmente il clero di Albenga,  la diocesi più amata da Padre Manelli,  dove ha inviato – quando abusivamente non è dai suoi ex studenti ascolani – il deposto Rettore e cioè Manelli II, il Delfino di corte.

Alcuni dei rappresentanti della Pia unione scorrazzano l’Italia, si nascondono tra Ascoli Piceno e Viterbo, ma non indossano la “maglia rosa” del Giro d’Italia bensì vestono solo devozionalmente un proprio abito da postulanti di colore grigio canna di fucile, per chi è avvezzo al linguaggio dei pantoni dei carrozzieri di automobili oppure grigio antracite per chi come loro preferisce il linguaggio dei Carbonari, visto il carattere di “società segreta” della s-pia unione.

Usano infine una corda bianca, da Minori Conventuali, espressione fedele di  “un ritorno alle fonti” del Fondatore che continua ad “amare” i suoi fino alla – loro – fine.

Chi conosce il Padre Stefano Manelli dice di quanto sia capriccioso e come voglia – alla maniera degli adolescenti –  “tutto e subito”.

Meraviglia dunque la novitas del Padre Manelli di aver messo in esecuzione dopo addirittura ventitré anni, “ispirato” solo dal commissariamento e quindi dal fatto di non essere più il Superiore, il “progetto fondazionale originario” di estromettere dalle associazioni i Religiosi ed inserire laici che, ancor più curiosamente, sono esclusivamente suoi figli e figlie spirituali, genitori di suore e suoi familiari.

Se si spulcia in Prefettura o dai Notai lo statuto originario dell’Associazione “no profit” risulta invece che i laici non potevano farne parte … nel “progetto fondazionale originario”!

Non bisogna essere detectives per scoprire gli imbrogli.

Sono atti pubblici di pubblico dominio alla disposizione del cittadino.

Invitiamo ad accedere chiunque negli uffici della Prefettura di Avellino per l’“Associazione Missione dell’Immacolatao di Benevento per l’ “Associazione Missione del Cuore Immacolato”.  

Alla Camera di Commercio c’è poi quanto basta per saperne di più sulla “Casa Mariana Editrice”.  Al resto ci pensa l’Agenzia delle Entrate.

Veni et vidi.

Ci chiediamo poi se questi laici super possidenti dal 2013 siano “amici spirituali” dei veri Francescani dell’Immacolata, quelli riconosciuti tali dalla Santa Sede o dei dipendenti del Padre Manelli aliasFratelli dell’Immacolata e di San Francescoche non sono nemmeno un Istituto religioso con i voti pubblici...

In definitiva tutti i beni sono nella effettiva disponibilità ed elezione del Padre Manelli, il poverello da Frigento trasferitosi nel Gargano per gareggiare con la devozione che fedeli di tutto il mondo tributano a Padre Pio.

Fino al commissariamento del 2013 ci hanno detto che c’era totale confusione e commistione tra i beni dei Frati e delle Suore con l’impossibilità di capire dove iniziassero quelli dei primi e dove terminassero quelli delle seconde.

Un rebus da “La Settimana Enigmistica”!

Secondo indiscrezioni sembra che con la recente chiusura del conto IOR intestato abusivamente proprio all’Associazione privata “Missione dell’Immacolata”, alla quale appunto erano intestate quasi tutte le temporalità FI, lo stesso conto sia stato subito dopo rinominato “Suore Francescane dell’Immacolata” estromettendo i Frati.

Sorprendono oggi maldestri trasferimenti delle Francescane poverelle, assidue frequentatrici dello IOR che forse per la stessa “fiducia” che i Fondatori nutrono verso la Santa Sede, sembra preferiscano sempre più affidare i loro risparmi ai gruppi di potere sionista e massonico delle banche private in Italia e “all’estero”.

La loro versione ufficiale continua così: “sull’esempio di san Massimiliano M. Kolbe, le Suore Francescane dell’Immacolata limitano al minimo le loro esigenze personali…”.

Sappiamo con certezza che alcune religiose sono state così limitate dalle Superiore da tornare a casa ammalate, ma curate a spese della famiglia, anche se non ancora canonicamente dimesse.

A persone malate e non più utili le “Superiore a vita” hanno fatto firmare la richiesta di uscita e stipulato il patto aziendale di confidenzialità.

“Ti facciamo uscire, ma non devi parlare a nessuno dei fatti dell’Istituto! Sappiamo dove abiti e conosciamo la tua famiglia…”.

E’ sufficiente incontrare in un ospedale o in un paese d’Italia o delle Filippine un’ex Francescana dell’Immacolata o qualche suo parente e conoscente per essere confermati dalla verità di quest’affermazione.

Il Fondatore, invece, oltre alle cliniche private a cinque stelle, dove si curano cantanti e qualche volta vengono arrestati anche i camorristi, dispone di un conto corrente bancario personale e di una grande autovettura che cambiava ogni due anni.

Molto probabilmente la scelta era imposta dal risparmio in riparazioni e quindi il soccorso più generoso ai poveri.

I padri di famiglia potranno considerare questa possibilità di cambio auto biennale per il risparmio sul bilancio, optando tra il leasing o l’autonoleggio con la kasco.

Sempre sul sito cuoreimmacolato.com si legge: “(Le Suore) promuovono adozioni a distanza, provvedendo al mantenimento di “oltre un centinaio” (? ndr) di bambini adottati in Nigeria e Benin, dove da anni esistono delle loro stazioni missionarie”.

Qualcuno che abbia verificato, ha mai pensato di indirizzare un esposto alla Procura della Repubblica per truffa?

Non è mai troppo tardi.

I benefattori si sono mai accertati sull’identità delle bambine e sull’esclusività della loro adozione sullo stesso soggetto?

Cosa penserebbero se scoprissero che la stessa bambina è adottata da più persone?

Chi incassa la plusvalenza eventuale e perché?

C’è un distinguo nelle quote di sostentamento tra una bambina in età scolare e una under five?

Appare sempre sul sito ufficiale delle Suore la lettera di una certa Felicia A.

Una testimonianza bella, patetica, che però, oltre all’ennesima operazione d’immagine delle Suore, fa sorgere qualche perplessità.

Se le suore operano “da anni” a favore di “oltre un centinaio” di bisognosi, come maiuna sola persona scrive una lettera di ringraziamento che viene pubblicata solo adesso?

E’ proprio in Nigeria dove maggiormente sono state sfruttate diverse Suore, che hanno abbandonato la vita religiosa.

Era il “viaggio finale” verso le camere a gas del lager di chi si voleva eliminare, di chi ragionava con la sua dignità di persona, di chi faceva rilevare al Fondatore le sue incoerenze, di chi scopriva verità scomode

Molte di queste consacrate erano partite con spirito di fede, ma si erano rese conto di essere vittime di un’operazione pubblicitaria fatta sul loro sudore e sul loro sangue.

Altre Suore andate laggiù con i migliori auspici, hanno scoperto (a quarant’anni…) di avere un’altra vocazione, facendo la gioia dei loro ex fidanzati scapoloni o – in altri casi – dei sensali del meticciato globale.

Per conferma basta verificare e contattare coloro che sono uscite dall’Istituto negli ultimi quindici anni.

Ci vorrà pazienza perché sono davvero tante, ma ne vale la pena, con l’emozione e il dolore di nuove sorprese.

Da testimonianze affidabili risulta che il famoso lebbrosario che le Suore curano è un piccolo ghetto dove ci sono ex lebbrosi non più ammalati.

Dopo quasi quindici anni i poveri abitanti vivono lì ancora in condizioni subumane.

Non dispongono ancora nemmeno di acqua potabile!

Forse le generose Suore offrono solo Coca Cola e Sprite.

E’ accertato poi che le Francescane dell’Immacolata si stiano ricompattando chiudendo case per preparare “la via di fuga” in caso di commissariamento.

Mentre il Fondatore applicava nel passato il principio del divide et impera,  contento come sul gioco del Monopoli di mettere le bandierine sugli Stati e le città dove apriva conventi e alberghi, adesso dopo il cambio di governo fa procedere all’arroccamento.

Meno case, più controllo e influenza del governo centrale delle solite poche e sempreverdi superiore locali.

A questa dinamica della soppressione non è sfuggita la casa da dove le Suore si dedicavano all’apostolato dei lebbrosi, anzi si parla dello scandalo della statua della Madonna che sempre le Suore, chiudendo la casa, volevano portare via dal lebbrosario!

Anche in tempi non sospetti, comunque, le Francescane dell’Immacolata non hanno mai di fatto lavorato più di tanto nel lebbrosario e condiviso effettivamente le giornate con quei sofferenti come invece fanno diariamente le Missionarie della Carità fondate da una semplice beata, Madre Teresa di Calcutta e non da un “già santo sulla terra” come Padre Manelli.

Naturalmente direbbero: “le Suore dal sari bianco azzurro sono rilassate, sono impegnate troppo nel sociale, con infedeli indù puzzolenti e agonizzanti; noi dobbiamo preoccuparci di chi veramente si salverà, di chi ha il Paradiso assicurato, la gente seria che la pensa come noi sul Fondatore, sul Papa, sulla Liturgia, che ci aiuta così tanto… E’ dovere di giustizia! Le Missionarie della Carità fanno solo cinque ore di preghiera comunitaria al giorno, mentre noi rimaniamo sempre in cappella, anche per dormire, specie durante la meditazione. Le altre Suore, poi, pregano purtroppo in inglese, la lingua dei massoni, mica in latino, la lingua degli eletti, degli illuminati, che noi conosciamo così bene da parlarla fluentemente oltre che scriverla correntemente! Le Suore di Madre Teresa, inoltre, si danno fra di loro del ‘tu’… Questa è un’aberrazione, una mancanza di rispetto! Noi oramai abbiamo adottato rivolgerci alle consorelle con il ‘lei’, come si fa a casa con il fratellino e la sorellina. Le Suore di Madre Teresa si salutano scandalosamente stringendosi la mano e non baciano l’anello della Superiora! Si guardano negli occhi  Che mancanza di modestia! Noi invece  facciamo il gioco del battimano, cioè poggiamo le dita nel palmo dell’altra suora se più giovane di noi e facciamo viceversa se l’altra è più anziana di noi. E’ così bello, come lo scambio di pace nella Messa Tridentina che è il nostro fine ultimo. Questo ci aiuta a conoscerci meglio, perché così siamo costrette a chiedere alle Consorelle la data di Professione e persino di nascita, se ha fatto il Noviziato con no!. Questa si che è organizzazione della vita fraterna in comunità!”

Circa la cosiddetta “mensa del povero”, le suore preparavano soprattutto le polpette di aria fritta, cioè le balle!

Questa iniziativa lodevole, ma insostenibile praticamente, risale a quindici anni fa grazie al dinamismo di una brava Suora ex avvocato di Sessa Aurunca (CE),che poi ha lasciato l’Istituto indignata sulle mutuae relationes della compaesana detta “’Eletta del Dragone ». Più tardi ha preso la sua rivincita fondando un Monastero fiorente.

Da anni, sotto l’ammiccante denominazione di “mensa del povero”, si intende un sacchetto di viveri con il minimo indispensabile di riso, offerto settimanalmente.

Questo perché – dicono le Suore – “i lebbrosi devono lavorare con le proprie mani (senza le dita ndr) per guadagnarsi il cibo quotidiano!”

I poveri, anzi i miseri, al contrario dei fondatori di truffe, sono comunque contenti anche del poco, sono contenti lo stesso, anche se sapessero che sono gli specchietti per le allodole dei benefattori italiani.

Ci chiediamo se è così che si tratta la “carne di Cristo” di cui parla tanto Papa Francesco.

Andare a verificare per credere!

Con la stessa convinzione lo scritto delle suore incalza dichiarando:

“In Benin è ancora in corso di costruzione un’altra Casa di accoglienza-formazione per ragazze”.

E’ l’ennesima polpetta di aria fritta, cioè balla.

Da nostre ricerche risulta che la “casa della carità” venne inaugurata nel dicembre del 2013, che solo quest’anno le bambine l’hanno iniziata ad occupare e che la seconda casa in costruzione è in realtà il nuovo convento delle suore.

Un bravo fundraiser,  sa bene che spacciare un progetto di convento per uno pseudo-orfanotrofio frutta maggiormente.

E come la storia dei pozzi. A quest’ora il terreno dell’Africa dovrebbe essere un colabrodo!

Da tutto questo, quindi si capisce bene come il primo pilastro della “spiritualità” delle Suore Francescane dell’Immacolata sia la “povertà serafica”.

Quanto a tecniche di mendicità organizzata non le battono nemmeno gli zingari!

Alle « poverelle turchine e tridentine » noi preferiamo aiutare chi sta con la Chiesa, chi sente con la Chiesa, garante della vera « povertà serafica ».

UNO SPORT NAZIONALE: LA MINACCIA

lettera

Il Sindaco di Milano afferma che la metà delle centinaia di lettere pervenute ogni settimana prospettano delle violenze.

Anche noi ci iscriviamo alla grande ideale Associazione dei “Minacciati d’Italia”.

Se perfino chi svolge un ruolo molto marginale trova altre persone disposte a formulare prospettive truculente di o quanto meno espressioni malauguranti, possiamo immaginare che cosa succede a chi esercita ruoli di responsabilità.

Il caso del Sindaco di Milano è al riguardo illuminante: metà dei Fratelli Ambrosiani che si rivolgono per lettera al Primo Cittadino, lo fanno per significare che lo odiano e vorrebbero vederlo al più presto sotto terra; anche se per fortuna non tutti sono disposti a far seguire i fatti alle parole.

Perfino il Colonnello Bernacca veniva minacciato da alcuni italiani superstiziosi, convinti che avesse il potere di causare eventi atmosferici negativi.

Né serve – per sottrarsi a tale malevolenza – fare di “pace e bene a tutti!” il proprio motto: anche Padre Mariano contava legioni di detrattori particolarmente agguerriti, pronti a mettere per iscritto il loro risentimento.

L’Italia è il Paese dei Guelfi e dei Ghibellini, la Nazione che vive lo sport come un perenne surrogato della guerra civile, il popolo che si diverte contemplando i politicanti intenti a insultarsi nei “talk shows”.

Né i “leaders” sembrano svolgere alcuna funzione educativa nei confronti delle masse: Togliatti voleva prendere De Gasperi a calci nel sedere, Fanfani considerava pederasti tutti i divorzisti, Berlusconi definiva “coglioni” gli oppositori, ed ora il focoso Landini ritiene disonesti tutti gli elettori di Renzi.

All’insulto si unisce, nel più puro stile mafioso, l’intimidazione: basta scrivere un articolo ed esce fuori chi intima di cancellarlo (miracoli dell’elettronica, al tempo della carta stampata questo non era possibile).

Quale è, però, il denominatore comune di questi milioni di offensori, intimidatori e iettatori sparsi  per l’italico suolo?

La risposta è semplice: l’intolleranza verso le opinioni degli altri, che discende dalla assoluta certezza di essere detentori esclusivi della Verità.

In alcuni casi, questi presuntuosi vengono isolati, ma a volte riescono a circonfondersi di un’aura di perfezione morale (che comporta inevitabilmente infallibilità del pensiero), ed ecco allora stringersi intorno al Capo una falange di cortigiani e di adulatori, pronti a denunziare l’altrui devianza pur di guadagnare la fiducia del “leader”.

A volte questo genere di persone si limita a fare prendere in braccio dal santone i propri bambini, ma a volte la degenerazione giunge al punto di interpretare paranoicamente tutta le realtà in riferimento alla persona del capo.

Secondo i seguaci di Padre Manelli, i Cardinali avrebbero eletto Papa Bergoglio “in odio alla S. Messa Tridentina” o perché coinvolti nel complotto sionistico-massonico che ha voluto mettere nella naftalina  Papa Ratzinger.

A noi risulterebbe vero il contrario, basta analizzare il caso Vatileaks, i mandanti e il perché di quel fenomeno di eversione all’interno delle Mura Leonine.

In quel caso, grande fu Benedetto XVI nel comprendere che, per il bene della Chiesa, avrebbe dovuto affidare a un altro soggetto le “Chiavi di San Pietro” non senza avergli rivelato i cospiratori dei Sacri Palazzi.

Papa Francesco li stimmatizzò sin dalle sue prime omelie tacciandoli di “testardi” e dopo averle tentate tutte, ha dovuto finalmente pervenire a quelle rimozioni alle quali stiamo assistendo e che non sono di certo finite.

Il Manelli – qualcuno dice – è stato deposto data l’invidia che nutrono nei suoi confronti e del suo Istituto, altre Congregazioni.: tra narcisismo e paranoia, si tratta dello stesso delirio di grandezza che induce certi pazzi a credersi Napoleone, o altri grandi personaggi della storia.

Oltre agli uomini, tutto il creato cade nella paranoia manelliana: il sole sarà oscurato, ed una palla di fuoco – dice il Fondatore  – si abbatterà sulla terra, risparmiando però San Giovanni Rotondo e dintorni: non già per rispetto della memoria di Padre Pio, ma per risparmiare il Fondatore, che vi si è rifugiato, e che – in attesa degli eventi apocalittici annunziati – viene nutrito con pesce fresco giunto appositamente dal Gargano.

Nell’imminenza della periodicamente annunziata fine del mondo, chi ci crede mangia, beve e si diverte; nel caso dei seguaci di Padre Manelli, ingannando l’attesa con minacce ed insulti rivolti a Padre Volpi.

LA SAGRA DEL “VIN-TAG”

Goldene Himbeere

“A San Martino ogni mosto è vino” recita il popolare adagio che accompagna nel mese di novembre l’assaggio del vino nuovo dopo la cessata fermentazione del mosto.

L’alzata di gomito fa sicuramente perdere di lucidità e non risparmia nessuna categoria sociale, giornalisti compresi; meglio ancora se “à la retraite”!

In vino veritas, nel vino è la verità, diceva Plino il Vecchio.

Che cosa non rivela l’ebbrezza?

Come scrive Orazio, “essa mostra le cose nascoste” e altrove scrive che i re “torturano con il vino colui che essi non sanno se sia degno di amicizia”.

Come lo rivelerebbe “il test del palloncino” c’è da supporre che sia questa la prova alla quale vengono sottoposti dai “farisei contemporanei” gli “scriba contemporanei” da assoldare per attaccare il Papa e la sua azione di governo.

Più che saga FFI sarebbe allora meglio parlare di sagra del vino!

Marco Tosatti aiuta a capire molto bene questo “spirito” e rivela come nella vicenda dei Francescani dell’Immacolata qualche giornalista caduto in disgrazia sia stato inserito su un libro paga.

Dopo la sottrazione dei beni ai Francescani dell’Immacolata per volontà del Fondatore molto generoso la scorsa estate verso i suoi figli e soprattutto le sue figlie spirituali, il montepremi da offrire agli scribacchini non scarseggia affatto.

E’ difficile infatti giustificare un costante interesse sullo stesso tema divenuto “vintage”.

La sindrome dei vent’anni sicuramente affliggeva il Padre Manelli se circa ogni due decenni doveva necessariamente affondare e poi fondare una nuova “corte dei miracoli”.

Ai cultori del disco vintage sarà sicuramente capitato il fenomeno del “disco incantato” visto che il Tosatti ripete sia il 16 che il 20 novembre 2014 le stesse cose: un copia e incolla!

–     “Come già notato sia su questo spazio che da altri, il Commissariamento dei Francescani dell’Immacolata si contraddistingue sia per la vaghezza delle motivazioni – in realtà non è mai stato detto per quali motivi concreti la Congregazione per i Religiosi abbia deciso il provvedimento, salvo un’accusa di deriva “criptolefebvrista” – sia per il grado di conflittualità interna che ha provocato, e la severità della reazione, di cui questo ultimo episodio è un’ulteriore conferma”.  

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       “Come già notato sia su questo spazio che da altri, il Commissariamento dei Francescani dell’Immacolata si contraddistingue sia per la vaghezza delle motivazioni – in realtà non è mai stato detto per quali motivi concreti la Congregazione per i Religiosi abbia deciso il provvedimento, salvo un’accusa di deriva “criptolefebvrista” – sia per il grado di conflittualità interna che ha provocato, e la severità della reazione, di cui questo ultimo episodio è un’ulteriore conferma”.

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e ancora:

–        “Da profano, mi chiedo perché un religioso che non si sente più di continuare all’interno di una congregazione debba essere quasi costretto a rimanere, invece di portare il suo contributo di sacerdote in una diocesi, in un momento in cui le vocazioni non è che abbondino. Celiando, si potrebbe dire che sono rifugiati anche loro…E perché il Commissario Pontificio si rechi ad Assisi per dire “Attento…” a questo o quel vescovo”.     (16 novembre)

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       “Osservando la questione da un punto di vista laico e civile, non è facile capire perché un religioso che non si sente più di continuare all’interno di una congregazione debba essere quasi costretto a rimanere, o ad abbandonare totalmente il suo cammino spirituale, invece di rimodellare in una diocesi la sua vita, in un momento in cui le vocazioni, fra l’altro, sono scarse”.  (20 novembre)

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Ci viene subito in mente un’idea!

Perché non istituire un Razzie Awards per il giornalismo?

Marco Tosatti, anche se non ama seguire Papa Francesco,  potrebbe almeno imitarlo mettendo all’asta di beneficenza i “lamponi dorati” del trofeo senz’altro assegnatogli annualmente.

La tecnica di Tosatti ci ricorda tanto i dischi e i loro “incantatori” che hanno accompagnato le lotte operaie, le contestazioni del ’68, le feste degli anni ’70 … Poi quasi in contemporanea con il crollo del  Muro di Berlino è iniziato l’inesorabile declino di quell’epoca  ed il caro, vecchio 45 giri ne è stato la prima vittima.

Il Papa che abbatte i muri e costruisce i ponti, deve evidentemente dare fastidio ai venditori dei “dischi incantati” e una delle prime vittime deve essere stato qualche cultore del vintage, incappucciato grigio o con cappellina rossa che sia…

Addolora il plagio perpetrato ai danni di tanti ragazzi e ragazze che con la ripetitività del mantra e l’isolamento settario che fa vedere persino nella Chiesa “il nemico alle porte”, sono caduti nella rete del Padre Manelli.

Perché il Tosatti non intervista le vittime del Padre Manelli, visto che si chiede tanto quali siano i motivi del commissariamento?

Perché non intervista donne e uomini entrati poco più che minorenni nella vita religiosa e poi usciti quasi quarantenni, distrutti a causa del Padre Manelli?

Perché non intervista i loro anziani familiari?

Perché non verifica lo stile di vita tenuto fino ad oggi dal Padre Manelli e dai suoi accoliti?

Altro che fedele osservanza della vita religiosa!

Quella è tutta in quello che Tosatti chiama “nuovo corso FFI”!

Perché l’illustre vaticanista non fa un’inchiesta sulla destinazione dei beni dell’Istituto e il loro uso attuale?

Perché non interroga gli ex Superiori e confratelli Conventuali del Padre Manelli?

Perché non intervista vescovi e preti che hanno avuto a che fare in passato con il Padre Manelli?

Se non lo fa lui, altri professionisti seri di sicuro lo faranno…

Per essi si prepara piuttosto il Premio Pulitzer!

Il Razzie Awards sappiamo già a chi potrà essere assegnato…

L’atteggiamento a-professionale, fazioso, ripetitivo del Tosatti & Company si sta rivelando oramai la Waterloo del novello “Napoleone francescano”.

Il Padre Manelli ha sempre cinicamente ricattato i vescovi profittando delle loro poche forze di clero.

Come scritto sul blogghino San Pietro e dintorni, secondo lui in “un momento in cui le vocazioni sono scarse” i vescovi dovrebbero accogliere nelle loro diocesi chiunque.

Questo vale anche per coloro che sono ladri, eretici, donnaioli, arroganti, ignoranti,  pedofili e omosessuali, proprio come era successo nella Diocesi dell’amico vescovo di Albenga?

Bene ha fatto allora Monsignor Nunzio Galantino – se è vero – ad inviare una lettera circolare all’episcopato italiano.

Come Segretario CEI era suo dovere.

Monsignor Galantino non era nelle liste dei potentati curiali e Papa Francesco lo ha fatto eleggere proprio per questo.

E’ la stessa sorte che è toccata a chi oggi, nel nuovo corso FFI “impersonato  – sono le parole del Tosatti – dal segretario e portavoce, padre Alfonso Bruno” si trova ad essere diventato un eroe, suo malgrado.

Diversamente, l’importanza attribuitagli e gli attacchi infertigli, non si giustificano.

Poiché qualche prelato potrebbe lasciarsi commuovere dalla solita versione dei “frati perseguitati” e lasciarsi altrettanto commuovere dall’obolo di qualche “anima generosa” e amante del “vintage”, una di quelle che bussano con la punta di piedi e non con le nocche delle dita alla porte dei sacri palazzi, avendo le “mani occupate a tener fagotti e capponi”, era doveroso non piagare ulteriormente la Chiesa, anche nella sua dimensione locale e diocesana, con dei nuovi farisei.

Dopotutto, non sono essi che duemila anni fa hanno fatto condannare a morte Gesù Cristo?

Historia repetit…

“Peccatori sì, ma non corrotti” ci dice papa Francesco.

E sui blog continui pure la sagra del vintag!

Sulla giostra c’è posto per tutti!

UN FUCILE BERETTA CONTRO LA METAFISICA DELL’IMMANENZA

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in risposta all’articolo a questo Link

A Galtrone Valtrompia di certo non mancano gli Ambrogio, compresi quelli che  portano il cognome della nota azienda di armi che nel XVI secolo ha trovato i natali in quel paesino lombardo.

Gardù lo chiamano in dialetto i bresciani, sicuramente avvezzi al riecheggiar degli spari per la prova di qualità dei fucili Beretta.

Le sparate davvero sono grosse se a premere il grilletto è un prete che si prepara alla “riscossa – cristiana” sul carroccio di Legnano.

All’arciprete don Ambrogio Beretta, nomen omen, viene concesso uno spazio siderale su un blogghino provinciale.

Il don Beretta le conosce tutte le porcellane dell’internet e le mette in fila per un esercizio di tiro al piattello: “Libertà e Persona”, “Riscossa Cristiana”, “All Christian“, “Chiesa e post Concilio”, “Corrispondenza Romana”, “Rorate Coeli”, “Unavox”.

Anche il Don si sente di pontificare sul caso dei Francescani dell’Immacolata diventato la novella Damasco o Baghdad per jihadisti cristiani.

C’è un limite alla sua lectio magistralis quando dichiara che “mancano dati fondamentali quali le dichiarazioni depositate presso la Santa Sede dai primi accusatori del governo di p. Stefano Manelli, fondatore dei FFI e la conoscenza della psiche, della moralità e della buona fede degli accusatori”.

La sua quindi “sarà un’analisi solo induttiva, che a partire dalle esperienze, cerca di desumere i principi generali”.

Peccato per il nostro don Beretta che la Santa Sede proceda invece per deduzione, poiché i dati che lui ignora e che non ha il diritto di sapere, nei Sacri Palazzi li conoscono, eccome!

Inizia quindi una lectio magistralis sulla metafisica dell’immanenza, simile a quelle lezioni autorevoli fornite molto probabilmente nello studio teologico interno degli FI, realtà soppressa come “atto dovuto”.

Don Beretta ne fu studente o professore?

La sua conclusione merita gratitudine e considerazione poiché don Beretta fa riferimento “per induzione” alle probabili cause della destituzione del Generale e dei suoi Feldmarescialli: “violenze, guerre, mancanze di rispetto della dignità della persona (e della sua libertà), diffamazioni, detrazioni, ricatti, a volte la stessa frenesia nell’agire e altro, perpetuati a livello sociale, o personale, dall’autorità competente – per abuso di potere – oppure dai privati” (sic).

Oltre alla “perfetta letizia” questa è “la metafisica dell’immanenza” brevettata berettiana.

Continua poi l’excursus di don Beretta che forse per la stanchezza inverte i ruoli quando dichiara “che coloro i quali sostengono il padre Fondatore dei FFI, P. Stefano Manelli” utilizzano toni pacati, mentre coloro “che sostengono il Commissario, e il suo Segretario, P. Alfonso Bruno, FFI (le virgole sono inserite così)” si distinguono “per le argomentazioni contraddittorie, l’acredine, la verbosità, per  quanto quest’ultima sia attribuita agli “avversari”.

Con il suo fucile, malgrado i grossi “pallini” (le grosse balle),  il don Beretta ha mancato il bersaglio.

Niente paura.

Il tempo di ricaricare il fucile e le grosse sparate possono continuare.

Dall’induzione si passa addirittura alla testimonianza diretta quando don Beretta fa riferimento alla “voce del popolo” alla riscossa… cristiana.

Per il don Beretta, le accuse mosse contro i dissidenti FFI sarebbero:

1  “Le domande di indulto, richieste da alcuni FFI alla Santa Sede, di poter uscire dal proprio Istituto;

2  Presunti provvedimenti disattesi, disposti dal Romano Pontefice (mai sottoscritti)”(sic).

Vabbé che la caccia è aperta, ma cosa spara don Beretta?

C’è poi il riferimento – niente poco di meno che – a Madre Teresa di Calcutta la quale  “ottenne l’indulto di dimissione dall’Istituto delle Suore di Loreto, di cui era membro, per fondare, assieme ad alcune sue ex allieve, le Missionarie della Carità”.

Per “deduzione” il don Beretta vuole affermare:

“Se il Padre Manelli è più ispirato di Madre Teresa di Calcutta, perché impedirgli di uscire dall’Istituto da lui fondato per fondarne o… affondarne un altro?”

Dopotutto il Conventuale Padre Manelli si fece FFI nel 1990!

Da una vita in nero passò al grigio.

Dopo altri nuovi vent’anni, perché non passare al bianco con una nuova tonaca?

E’come Gandalf, lo stregone buono, che da grigio diventa bianco.

Gli ex allievi, per transfert,  dovrebbero essere gli ex studenti randagi FFI?

E’ questa l’eccletticità o l’ecclesialità dei santi?

La dissertazione filosofica del don Beretta procede intanto con il passaggio dall’ontologia alla logica minor e gli esercizi di sillogismo circa l’infallibilità del Papa.

Dalla Pastor Aeternus del Vaticano I il don Beretta continua la sparatoria con un volo a un tiro di schioppo sull’ecclesiologia del Vaticano II collocandosi alla scuola di Severino Dianich, forse compagno di giochi del Padre Manelli essendo nato pure lui a Fiume appena un anno dopo.

Indovinata per i nativi friuliani – che nell’Istituto non mancavano – la citazione di Santa Caterina: “Io, se fussi in voi, temerei che il divino giudicio venisse sopra me”.

Come non ammirare, si chiede il don Beretta, l’appoggio al Fondatore da parte di alcuni frati?

E Santa Caterina che incalza: “Io, se fussi in voi, temerei che il divino giudicio venisse sopra me”!

Dalla “voce del popolo” (e delle loro famiglie angosciate) apprendiamo che diversi giovani sono in mezzo alla strada, contrariamente al Padre Manelli.

“Me lo ha detto Padre Stefano di uscire dall’Istituto, tanto presto ne nascerà uno nuovo. Un giorno papa Francesco non ci sarà più”.

Si chiede ancora il don Beretta: “ma il Papa lo sa”?

Dalla “voce del popolo” il Padre Manelli dagli arresti domiciliari di Casalucense, stanco di fare  per esercizio di virtù il “frate portinaio” che attende al flusso ininterrotto di secondini dissidenti, suore, amici, parenti e conoscenti, che lo sottopongono a continua visita fiscale, ha deciso di riconvertirsi al Vaticano II.

E’ infatti “ritornato alle origini” sistemandosi nella garganica terra della sua infanzia presso il convento delle velate donzelle nel ricordo arcano della “Dea Madre”.

Spera sempre nella “voce del popolo”, alla riscossa.

“Finché c’è guerra – e mi fingo vittima – c’è speranza” diresse e interpretò in una felice pellicola l’Alberto Sordi nel ruolo di trafficante di armi… Beretta!

Per il don Beretta, essi hanno già vinto…

E’ l’ultimo botto, l’ultima sparata.

Scopriremo più tardi che il premio è un viaggio nelle calde acque dello Stige, “il fiume del lamento”…

“Io, se fussi in voi, temerei che il divino giudicio venisse sopra me”!