La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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TUTTI GLI AMICI DI MANELLI ….

Riportiamo la dettagliata analisi di due vaticanisti sull’attuale situazione ecclesiale.
Stefano Manelli sperando in benefici politico-economici e in un accresciuto numero di vocazioni occidentali fornite dagli ambienti estremisti si era offerto appaltatore delle attività lobbiste sui sacrifici e la buona fede dei suoi religiosi.
Ha invece svenduto i Francescani dell’Immacolata (frati, suore e laici) compromettendo definitivamente se stesso, facendo soffrire i suoi « figli e figlie »  e creando un enorme danno alla Chiesa.
Si spera e si prega per l’epilogo di una vicenda che ha tirato fin troppo per le lunghe e che ha scritto una nuova pagina della vita consacrata e del francescanesimo dove l’eroismo di chi ha saputo e voluto rimettersi nelle mani della Chiesa ha unito l’amarezza del calice all’assenza di rimpianti.
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Viaggio nella galassia degli oppositori di Bergoglio. Un fronte che sul web unisce leghisti, nostalgici di Ratzinger, nemici del Concilio: “Chiesa in confusione per colpa del pontefice”
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Nella sua pagina ufficiale su Facebook, Antonio Socci sostiene che Benedetto XVI non si sia voluto davvero dimettere ma si consideri ancora Papa volendo in qualche modo condividere il «ministero petrino» con il successore. Interpretazione che lo stesso Ratzinger ha smentito
GIACOMO GALEAZZI ANDREA TORNIELLI
ROMA – 16/10/21016

A tenerla unita è l’avversione a Francesco. La galassia del dissenso a Bergoglio spazia dai lefebvriani che hanno deciso di «attendere un Pontefice tradizionale» per tornare in comunione con Roma, ai cattolici leghisti che contrappongono Francesco al suo predecessore Ratzinger e lanciano la campagna «Il mio papa è Benedetto».

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Ci sono gli ultraconservatori della Fondazione Lepanto e i siti web vicini a posizioni sedevacantiste, convinti che abbia ragione lo scrittore cattolico Antonio Socci a sostenere l’invalidità dell’elezione di Bergoglio soltanto perché nel conclave del marzo 2013 una votazione era stata annullata senza essere scrutinata. Il motivo? Una scheda in più inserita per errore da un cardinale. La votazione era stata immediatamente ripetuta proprio per evitare qualsiasi dubbio e senza che nessuno dei porporati elettori sollevasse obiezioni. Ancora, prelati e intellettuali tradizionalisti firmano appelli o protestano contro le aperture pastorali del Pontefice argentino sulla comunione ai divorziati risposati e sul dialogo con il governo cinese.

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Il dissenso verso il Papa unisce persone e gruppi tra loro molto diversi e non assimilabili: ci sono le prese di distanza soft del giornale online «La Bussola quotidiana» e del mensile «Il Timone», diretti da Riccardo Cascioli.

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C’è il quasi quotidiano rimprovero al Pontefice argentino messo in rete dal vaticanista emerito dell’«Espresso», Sandro Magister.

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Ci sono i toni apocalittici e irridenti di Maria Guarini, animatrice del blog «Chiesa e Postconcilio», fino ad arrivare alle critiche più dure dei gruppi ultratradizionalisti e sedevacantisti, quelli che ritengono non esserci stato più un Papa valido dopo Pio XII. La Stampa ha visitato i luoghi e incontrato i protagonisti di questa opposizione a Francesco, numericamente contenuta ma molto presente sul web, per descrivere un arcipelago che attraverso Internet ma anche con incontri riservati tra ecclesiastici, mescola attacchi frontali e pubblici a più articolate strategie.

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In prima linea sul web contro il Papa, lo scrittore Alessandro Gnocchi, firma dei siti Riscossa cristiana e Unavox: «Bergoglio attua la programmatica resa al mondo, la mondanizzazione della Chiesa. Il suo pontificato è basato sulla gestione brutale del potere. Uno svilimento della fede così capillare non si è mai visto».

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Cabina di regia

Tra le mura paleocristiane della basilica di Santa Balbina all’Aventino, accanto alle terme di Caracalla, la Fondazione Lepanto è uno dei motori culturali del dissenso a Francesco. Tra libri pubblicati, l’agenzia di informazione «Corrispondenza romana» e gli incontri tenuti nel salone del primo piano qui opera una delle cabine di regia del fronte anti-Bergoglio. «La Chiesa vive uno dei momenti di maggiore confusione della sua storia e il Papa è una delle cause – afferma lo storico Roberto De Mattei che della Fondazione Lepanto è il presidente -. Il caos riguarda soprattutto il magistero pontificio. Francesco non è la soluzione ma fa parte del problema». L’opposizione, aggiunge De Mattei, «non viene solo da quegli ambienti, definiti tradizionalisti, ma si è allargata a vescovi e teologi di formazione ratzingeriana e wojtyliana».

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Più che di dissenso, De Mattei preferisce parlare di «resistenza», la stessa che si è recentemente espressa attraverso la critica all’esortazione apostolica «Amoris Laetitia» di 45 teologi e filosofi cattolici e la dichiarazione di «fedeltà al magistero immutabile della Chiesa» di 80 personalità, divenute poi alcune migliaia, tra cui cardinali, vescovi e teologi cattolici. Tra gli italiani c’è il cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo emerito di Bologna. Uno dei principali centri di resistenza, sottolinea ancora lo storico, «è l’Istituto Giovanni Paolo II per la famiglia, i cui vertici sono stati recentemente decapitati dal Bergoglio». Nel mirino dei tradizionalisti c’è anche il «contributo che la politica migratoria di Francesco fornisce alla destabilizzazione dell’Europa e alla fine della civiltà occidentale».

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Fronda politico-teologica

L’attacco a Bergoglio è globale. «Nella galassia del dissenso a Francesco c’è una forte componente geopolitica – osserva Agostino Giovagnoli, ordinario di Storia contemporanea all’Università Cattolica ed esperto di dialogo con la Cina -. Accusano Bergoglio di non annunciare con sufficiente forza le verità di fede, ma in realtà gli imputano di non difendere il primato dell’Occidente. È una opposizione che ha ragioni politiche mascherate da questioni teologiche ed ecclesiali». La Cina ne è l’esempio. «C’è un’alleanza fra ambienti Hong Kong, settori Usa e destra europea: rimproverano a Francesco di anteporre alla difesa della libertà religiosa l’obiettivo di unire la Chiesa in Cina – continua -. Sono posizioni che trovano spazio spesso nell’agenzia cattolica Asianews. Il Papa, secondo questi critici, dovrebbe affermare la libertà religiosa come argomento politico contro Pechino, invece di cercare il dialogo attraverso la diplomazia».

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A dar voce al dissenso, che ha innegabili sponde interne alla Curia, sono anche ecclesiastici con entrature vaticane, come il liturgista e teologo don Nicola Bux, consultore delle Congregazioni per il Culto divino e per le Cause dei Santi. «Oggi, non pochi laici, sacerdoti e vescovi si chiedono: dove stiamo andando?- spiega alla Stampa -. Nella Chiesa c’è sempre stata la possibilità di esprimere la propria posizione dissenziente verso l’autorità ecclesiastica, anche se si trattasse del Papa.

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Il cardinale Carlo Maria Martini, notoriamente esprimeva spesso, anche per iscritto, il suo dissenso dal pontefice regnante, ma Giovanni Paolo II non l’ha destituito da arcivescovo di Milano o ritenuto un cospiratore». Il compito del Papa, continua Bux, è «tutelare la comunione ecclesiale e non favorire la divisione e la contrapposizione, mettendosi a capo dei progressisti contro i conservatori». E «se un Pontefice sostenesse una dottrina eterodossa, potrebbe essere dichiarato, per esempio dai cardinali presenti a Roma, decaduto dal suo ufficio».

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In un crescendo di bordate, con un’intervista al Giornale nei giorni scorsi è sceso in campo anche il ricercatore Flavio Cuniberto, autore di un libro critico col magistero sociale del Papa, studioso di René Guenon e del tradizionalismo vicino alla destra esoterica. Ha dichiarato che «Bergoglio non ha aggiornato la dottrina, l’ha demolita, si comporta come se fosse cattolico ma non lo: l’idea stravolta di povertà eleva alla sfera dogmatica il vecchio pauperismo». Il Papa elogia la raccolta differenziata e così «le virtù del buon consumatore tardo-moderno diventano le nuove virtù evangeliche».

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Teorie sui due Papi  

Nella sua pagina ufficiale su Facebook, Antonio Socci sostiene che Benedetto XVI non si sia voluto davvero dimettere ma si consideri ancora Papa volendo in qualche modo condividere il «ministero petrino» con il successore. Interpretazione che lo stesso Ratzinger ha smentito seccamente a più riprese a partire dal febbraio 2014 fino al recente libro-intervista «Ultime conversazioni», dichiarando pienamente valida la sua rinuncia e manifestando pubblicamente la sua obbedienza a Francesco. La teoria ha tratto nuova linfa dall’interpretazione da alcune parole pronunciate nel maggio scorso dall’arcivescovo Georg Gänswein, Prefetto della Casa Pontificia e segretario di Benedetto XVI. Don Georg, intervenendo alla presentazione di un libro, aveva affermato: «Non vi sono dunque due papi, ma di fatto un ministero allargato – con un membro attivo e un membro contemplativo». Socci pubblica a fine settembre, una accanto all’altra, le foto di Bergoglio e Ratzinger sotto la scritta «quale dei due?». E scrive: «C’è chi si oppone l’amore alla verità (Bergoglio) e chi le riconosce unite in Dio (Benedetto XVI)». Tra i tanti commenti in bacheca, Paolo Soranno risponde: «Francesco I sembra che sia messo al servizio del Dio Arcobaleno (quello che non impone obblighi religiosi e morali) e non del Dio Cattolico». È nella Rete che il dissenso a Bergoglio assume i toni più accesi, con persone che dietro il paravento del computer si lasciano andare a furiose invettive, come si legge nei commenti sotto gli articoli postati sui social. Sul sito «messainlatino», che si dedica a promuovere la liturgia antica, ma ospita spesso anche commenti al vetriolo sul Papa, si parla di «noiosa monotonia ideologica dell’attuale pontificato». In rete si leggono commenti sulla Chiesa che «sarà spinta a sciogliersi in una sorta di Onu delle religioni con un tocco di Greenpeace e uno di Cgil», dato che «oggi i peccati morali sono derubricati e Bergoglio istituisce i peccati sociali (o socialisti)».

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Sul blog ipertradizionalista di Maria Guarini, «Chiesa e Postconcilio», si leggono titoli tipo questo: «Se il prossimo papa sarà bergogliano, il Vaticano diventerà una succursale cattomassonica». Il dissenso viene dall’area più conservatrice, ma trova sponde anche in qualche ultraprogressista deluso.

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È il caso del prete ambrosiano don Giorgio De Capitani, che attacca senza tregua Francesco da sinistra, e dunque non è assimilabile ai gruppi finora descritti. Sul suo sito web non salva nulla del pontificato. «Quante parole inutili e scontate – inveisce -. Pace, giustizia e bontà. Il Papa ci sta rompendo le palle con parole e gesti strappalacrime. Francesco è vittima del proprio consenso e sta suscitando solo illusioni, butta tanto fumo negli occhi, stuzzica qualche applauso manda in visibilio i giornalisti ignorantotti sulla fede».

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Giuseppe Rusconi, il giornalista ticinese curatore del sito «Rossoporpora», si chiede: «il nostro Pastore è veramente in primo luogo “nostro” o non mostra di privilegiare l’indistinto gregge mondiale, essendo così percepito dall’opinione pubblica non cattolica come un leader gradito ai desideri espressi dalla società contemporanea? Lo farà per strategia gesuitica o per scelta personale? E quando il Pastore tornerà all’ovile, quante pecorelle smarrite porterà con sé? E quante ne ritroverà di quelle lasciate». Questa composita galassia del dissenso ha eletto come suoi punti di riferimento alcuni vescovi e cardinali. Magister sul suo blog ha lanciato la candidatura papale del cardinale guineano Robert Sarah, attuale ministro per la liturgia di Francesco, amato da conservatori e tradizionalisti e molto citato nei loro siti e nelle loro pubblicazioni.

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Rischio scisma?

Tra coloro che vengono considerati stelle polari da parte di questo mondo ci sono soprattutto il porporato statunitense Raymond Leo Burke, patrono dei Cavalieri di Malta,

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e il vescovo ausiliare di Astana, Athanasius Schneider. Ma al di là dell’amplificazione mediatica offerta dalla rete, non sembra proprio che vi siano all’orizzonte nuovi scismi, dopo quello compiuto dal vescovo Marcel Lefebvre nel 1988. Ne è convinto il sociologo Massimo Introvigne, direttore del Cesnur: «I vescovi cattolici nel mondo sono più di cinquemila, il dissenso riesce a mobilitarne una decina, molti dei quali in pensione, il che mostra appunto la sua scarsa consistenza».

 

Introvigne sostiene che questo dissenso «è presente più sul web che nella vita reale ed è sopravvalutato: ci sono infatti dissidenti che scrivono commenti sui social sotto quattro o cinque pseudonimi, per dare l’impressione di essere più numerosi». Per il sociologo è un movimento che «non ha successo perché non è unitario. Ci sono almeno tre dissensi diversi: quello politico delle fondazioni americane, di Marine Le Pen e di Matteo Salvini che non sono molto interessati ai temi liturgici o morali – spesso non vanno neppure in chiesa – ma solo all’immigrazione e alle critiche del Papa al turbo-capitalismo. Quello nostalgico di Benedetto XVI, che però non contesta il Vaticano II. E quello radicale della Fraternità San Pio X o di de Mattei e Gnocchi, che invece rifiuta il concilio e quanto è venuto dopo. Nonostante vi sia qualche ecclesiastico che fa da sponda, le contraddizioni fra le tre posizioni sono destinate a esplodere, e un fronte comune non ha possibilità di perdurare». Introvigne fa notare una sorprendente caratteristica comune a molti di questi ambienti: «È l’idealizzazione mitica del presidente russo Vladimir Putin, presentato come il leader “buono” da contrapporre al Papa leader “cattivo”, per le sue posizioni in materia di omosessuali, musulmani e immigrati. Con il dissenso anti-Francesco collaborano fondazioni russe legatissime a Putin».

http://www.lastampa.it/2016/10/16/italia/cronache/quei-cattolici-controfrancesco-che-adorano-putin-IZpbcqI1ile1ZDnUxx1ePO/pagina.html

PADRE SERAFINO LANZETTA: “TEOLOGO” DELLA DISSIDENZA?

 

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E’ con piacere che rispondo all’invito di fornire una riflessione sulla polemica clerico-faziosa sorta in seguito alla pubblicazione  dell’Esortazione Apostolica “Amoris Laetitia di Papa Francesco.

Ho accettato di intervenire sullo spazio di un blog critico al Fondatore dei Francescani dell’Immacolata perché come teologo e figlio della Chiesa sento il dovere di difendere colei che ritengo mia madre, mia maestra, sposa di Cristo riscattata con il Sangue dell’Agnello.

I danni di padre Stefano Manelli alle anime e alla Chiesa sono infatti incalcolabili.

Osservo quest’uomo da diversi decenni e ritengo che con la sua superbia e testardaggine sia il  dominus del dissenso al governo commissariale dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata e quindi il responsabile intanto morale della morte di Padre Fidenzio Volpi, in attesa di ulteriori risultati d’indagine su un presunto omicidio.

Le sue frustrazioni e la sua rabbia bilosa vengono purtroppo amplificate dall’attivismo di suoi giovani religiosi, sedicenti teologi, vittime di un sistema illusorio e risibile, autoconfinato ai margini della Chiesa.

E’ il caso di Padre Serafino Lanzetta, anche lui da tempo attenzionato, non per la sua rappresentatività, ma per la strumentalizzazione di cui è oggetto in una pericolosa miscela ideologica da farlo sembrare un sovok.

In essa il sacrificio di un giovane fratacchione, da parte di fondamentalisti cattolici più anziani ed astuti, rientra nel cinico machiavellismo delle cordate di potere metaecclesiale.

Da una semplice indagine open source, il padre Lanzetta sarebbe poco meno che quarantenne. E’ originario della campagna di Salerno, di una zona celebre per il pomodoro. Qualche dittatore comunista come Pol Pot avrebbe potuto rimpiangere su di lui l’opportunità di incrementare le risorse umane nella categoria dei braccianti agricoli, ma per la collettività è comunque meno rischioso lo studio spericolato della teologia che la messa a frutto del suo diploma di geometra in una zona sismica come la Campania.

Dallo scorso anno Padre Lanzetta si è trasferito in Inghilterra, sembra dietro richiesta di esclaustrazione,  per assumere la cura pastorale del villaggio di Gosport.

Una mossa strategica per sottrarsi all’obbedienza e agire con autonomia in attesa dei tempi messianici profetizzati dal Padre Manelli.

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La stampa locale ne ha dato notizia manifestando la problematicità del prete italiano che celebra in latino forse per mascherare le sue lacune nella lingua anglosassone

Il 14 maggio 2016 Padre Serafino Lanzetta ha preso parte a un convegno su “matrimonio e famiglia” organizzato dai tradizionalisti inglesi per avversare in realtà il summenzionato documento magisteriale.

La compagine dei sedicenti esperti conferenzieri ci hanno però ricordato il celebre adagio che recita: “in un mondo di ciechi, il guercio diventa re”.

Il convegno è stato ininfluente come incidenza sull’opinione pubblica; un vero flop.

Anche le rare pubblicazioni di Padre Lanzetta rimangono ininfluenti nell’ambito della diffusione libraria e della libera circolazione ed incidenza del pensiero,  assoggettandosi piuttosto alla critica giusta delle riviste specializzate di teologia, punto di riferimento della ricerca accademica ed attento osservatorio contro l’eterodossia o i manifesti ideologici sull’impianto teologico. (Articolo recensione dalla rivista internazionale LATERANUM a cura della Facoltà Teologica della Pontificia Università Lateranense)

Last but not least,  come direbbero gli inglesi, all’inizio del mese di luglio circolava la notizia di un documento di critica ad “Amoris laetitia” rivolto ai cardinali e consegnato al Cardinale Angelo Sodano, Decano del Sacro Collegio. Sottoscritto da 45 tra teologi, filosofi, storici e pastori di anime, il testo chiedeva ai cardinali di rivolgersi al Papa per fare chiarezza e di «ripudiare gli errori presenti nel documento in modo definitivo e finale, e di dichiarare autorevolmente che non è necessario che i credenti credano a quanto affermato dall’Amoris laetitia» (sic).

Tra i 45 firmatari pubblicati dal National Catholic Reporter e poi rilanciati da altri blog del mondo “tradiprotestante”, risulta anche Padre Serafino Lanzetta addirittura con il millantato titolo di Dottore in Filosofia (PhD) e Professore di Dogmatica a Lugano.

Ci chiediamo come mai il Preside o il Decano di quella Facoltà “cattolica” non abbiano “solidarizzato” pubblicamente con lui…

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Solo viltà?

Nel considerare la delicata situazione dei Francescani dell’Immacolata e il loro attuale governo commissariale c’è da chiedersi se era il caso di esporsi in modo così spudorato.

Il modus facendi di Padre Lanzetta ci conferma che la classe e il buon senso non sono qualità universali…

Papa Francesco chinandosi con compassione sulle persone ferite dalla vita familiare si è riallacciato di fatto, con “Amoris Laetitia” a una vecchia tradizione romana di misericordia ecclesiale verso i peccatori. La Chiesa di Roma che fin dal II secolo aveva inaugurato la pratica della penitenza per i peccati commessi dopo il battesimo, nel III secolo fu lì per lì per provocare uno scisma da parte della Chiesa dell’Africa del Nord guidata da San Cipriano, perché questa non accettava la riconciliazione con i lapsi, cioè gli apostati durante le persecuzioni, purtroppo molto più numerosi dei martiri. Di fronte alla rigidità dei donatisti nel IV e V secolo, come più tardi di fronte a quella dei giansenisti, essa ha sempre rifiutato una “Chiesa di puri” a vantaggio del reticulum mixtum, cioè della “nassa composita” di giusti e di peccatori di cui parla sant’Agostino in Psalmus contra partem Donati.

Questo il Lanzetta sembra non averlo preso in considerazione per un limite non solo ideologico, ma anche culturale e pastorale: non è uno specialista in Patrologia e tampoco in Storia della Chiesa, non avendo gli strumenti personali di comprensione adeguata del greco e del latino. Come pastore, inoltre, apprendiamo che si è limitato alla cura della chiesa di Ognissanti a Firenze da lui trasformata in vetrina  per la presentazione dei libri di Brunero Gherardini e di Roberto De Mattei, sconosciuti al grande pubblico, ma ben noti nel mondo dell’estremismo tradizionalista cattolico filolefebvriano.

Padre Lanzetta non curava le pecorelle ferite, ma prediligeva probabilmente i signorotti pingui e opulenti che lo adulavano con il “fumo negli occhi e la polvere di stelle” presente non solo negli istrioni d’avanspettacolo, ma anche nei giovani chierici ambiziosi.

Da un ex frate ben informato, si è inoltre scoperto che padre Lanzetta, da reggente della chiesa di Ognissanti, fece smantellare e sparire dalla notte al giorno anche l’altare cattolico che permetteva la celebrazione del Santo Sacrificio secondo la riforma liturgica di Paolo VI. Lo emularono – ci dice stavolta un ex religiosa – le Suore Francescane dell’Immacolata a St. Mawgan in Cornovaglia, ma vennero intimate dalle autorità governative a ripristinare l’architettura della loro chiesetta sotto pena di quelle severe sanzioni che i più accomodanti italiani lasciano correre. Forse all’epoca Padre Serafino era anche legato al sindaco rampante di Firenze, Matteo Renzi, lo stesso che oggi viene criticato dal mondo cattolico per le “unioni civili”.

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Il Padre Lanzetta non percepisce che la Chiesa non è un club selettivo e chiuso, così come al contrario insegnava Padre Stefano Manelli arrogandosi il diritto di insultare tutti gli altri Istituti religiosi e credendosi “il Migliore”.

Lanzetta e gli altri 44 firmatari criticano alcuni punti e alcune espressioni del magistrale documento sulla “letizia dell’amore”. Non capiscono o fingono di non capire che l’obiettivo di Papa Francesco, rafforzato dal Magistero dei suoi due ultimi predecessori, è quello di “aiutare le anime” nella situazione concreta in cui il Signore le chiama.

Perdere la comprensione dei fondamenti della coppia e della famiglia significa voler procedere senza bussola, governati soltanto da una compassione affettiva condannata a cadere in un sentimentalismo irrealista. Per esempio, è una verità insuperabile che tutti i cristiani vivono sotto la legge di Cristo e che a tutti vada applicata l’indissolubilità del matrimonio. Non c’è dunque, così come molti dissidenti tradizionalisti contestano,  “gradualità della legge”, cioè una finalità morale che varierebbe a seconda delle situazioni del soggetto. Tuttavia non significa negare o relativizzare questa verità il fatto di chiedere a coloro che non riescono a seguire questo comandamento del Cristo di non aggiungere al peccato di infedeltà quello d’ingiustizia, per esempio non pagando l’assegno di mantenimento in seguito a un divorzio civile. Il fatto di compiere un peccato mortale non autorizza a farne due. Ecco dove si colloca la “legge della gradualità”, che invita le persone che, di fatto, non sono capaci di rompere di colpo con un peccato e uscire progressivamente dal male cominciando a fare la parte di bene, ancora insufficiente ma reale, di cui sono capaci. C’è una casistica che verte sul cosiddetto “esercizio progressivo del bene”. Essa non contraddice in nulla il principio secondo il quale specificamente la legge naturale e la legge di Cristo si applicano in uguale misura a tutti i cristiani.

Anche nell’interpretazione della vicenda dell’Istituto dei Francescani dell’Immacolata dove il Fondatore ha la pretesa di dire, “o con me o con nessuno”, come se trecento uomini e trecento donne consacrati a Dio fossero la sua proprietà privata, emerge un approccio riduttivo ed egoista: “il tutto o niente”.

Tale pastorale sembra più sicura ai teologi tuzioristi, ma porta inevitabilmente a una “Chiesa di puri”. Valorizzando, prima di tutto la perfezione formale come un fine in sé, si rischia disgraziatamente di coprire di fatto molti comportamenti ipocriti e farisiaci.

Di questo è stato vittima Padre Stefano Manelli con i suoi fedelissimi!

COMMEDIA

Papa Francesco ha saputo mettere il dito nella piaga di questo Fondatore che sembra deviato e deviante.

Il Papa, come un bravo medico, preferisce rischiare di far male piuttosto che lasciare che il male dell’orgoglio spirituale si nasconda sotto un bene formalmente virtuoso.

Padre Lanzetta quale firmatario del documento contestatore precisa: «non accusiamo il Papa di eresia, ma riteniamo che numerose proposizioni in “Amoris lætitia” possano essere interpretate come eretiche sulla base di una semplice lettura del testo. Ulteriori affermazioni ricadrebbero sotto altre censure teologiche precise, quali, fra l’altro, “scandalosa”, “erronea nella fede” e “ambigua”».

Capiamo il dramma personale (ma anche ricercato) di Padre Lanzetta, ma nella vita, anche nei momenti di prova, quelli nei quali si discerne la qualità umana e spirituale dei soggetti, non bisogna perdere lucidità e dignità come stanno facendo – ohibò – sia il Padre Manelli, sia il Padre Lanzetta: il primo con la divertente commedia televisiva a puntate con  il suo avvocato Tuccillo come teatrante principale; il secondo con la sua indecente esposizione al ludibrio di vescovi, studiosi e conoscenti.

Leggendo e studiando teologicamente e non ideologicamente l’Esortazione Apostolica post sinodale “Amoris Laetitia”, si è ben lontani dalle temute derive relativiste di cui parlano i firmatari come il Lanzetta.

Non compare, tuttavia, nessun nome di spicco.

Il discernimento penetrante del Papa sulla dinamica personale dei nostri atti umani non si può confondere banalmente con il relativismo. Sarebbe insensato confondere la “legge della gradualità” – che ha come scopo un esercizio progressivo e sempre finalizzato dell’atto libero verso la virtù – con il relativismo soggettivista di una “gradualità della legge”.

L’enciclica Veritatis splendor di San Giovanni Paolo II (criticato pure lui dall’ingrato Manelli) ha chiuso la porta a questo vicolo cieco. Ma ha lasciato aperto il cantiere dell’esercizio prudenziale dell’atto libero di un uomo peccatore che, salvo una grazia eccezionale, non si moralizza in un solo colpo. Si capisce bene la preoccupazione di San Giovanni Paolo II di fronte alla crescita dell’individualismo e del soggettivismo in materia morale, ambito della teologia nel quale sia il Manelli che il Lanzetta non sono specializzati.

Al numero 52 di Amoris Laetitia leggiamo: “I precetti negativi della legge naturale sono universalmente validi: essi obbligano tutti e ciascuno, sempre e in ogni circostanza. Si tratta infatti di proibizioni che vietano una determinata azione semper et pro semper,  senza eccezioni”. San Tommaso infatti distingue le certezze e i metodi speculativi dalle certezze e dai metodi morali. Nelle cose speculative la verità non subisce nessuna eccezione, né nei casi particolari, né nei principi generali. La ragione pratica, cioè la morale, invece si occupa delle realtà contingenti. I principi generali sono sempre universali, ma più si affrontano le cose particolari, più si trovano eccezioni. Sempre nella Summa, di seguito, Tommaso afferma che ci possono essere modifiche alla legge naturale, in un determinato caso specifico e a titolo di eccezione, a motivo di certe cause speciali.

Chi determina le eccezioni? Quando si tratta di una legge universale e quando si tratta di una conclusione o di una applicazione? Sembra proprio che “non uccidere” sia una legge universale, ma il moralista afferma sempre che ci sono delle eccezioni in tempo di guerra, per legittima difesa, o la pena di morte, per esempio.
Anche se la madre degli ignoranti è sempre incinta, è mai possibile che il Lanzetta non lo sappia?

I principi morali che riguardano fini inerenti all’essere umano non sono scopi che ognuno si sceglie a piacere. Essi esprimono infatti finalità della vita umana che sono intermediarie rispetto al fine ultimo che è Dio stesso. La Chiesa li discerne in modo progressivo e omogeneo nello sviluppo della sua dottrina morale. Ma questa finalità raggiunge ogni uomo, sia in natura, sia in grazia, attirandolo verso Dio nella sua libertà personale. Ora, se tutti rispondessimo come la Vergine Maria – cosa che né il Manelli né il Lanzetta hanno mai fatto malgrado il “Voto Mariano”– la nostra vita non avrebbe nessun sbandamento dal percorso originario voluto da Dio. Avendo deviato dal percorso tracciato da Dio, invece, non si torna al punto di partenza ma si continua il percorso esistenziale a partire dalla situazione in cui ci troviamo. In altri termini, ogni volta che deviamo a causa del nostro peccato, Dio non ci chiede di tornare al nostro punto di partenza, perché la conversione biblica del cuore, la metànoia, non è un ritorno (epistrophé) platonico all’inizio. Dio ci riorienta verso di Lui.

La Provvidenza divina raggiunge l’uomo nel concreto della sua situazione personale, sia interna che esterna. Perdere di vista questo governo misericordioso di Dio nostro Padre significa disincarnare i fini morali in un corpus ideale di tipo platonico. Significa dimenticare che la morale che la Chiesa insegna è una saggezza pratica che fa vivere, non un fariseismo che si autogiustifica giudicando gli altri. Significa infine rischiare di apparire ai non credenti, anche a quelli di buona volontà, come una setta dalle convinzioni fanatiche.

Una delle accuse che sento sul Manelli, infatti, è quella di aver attirato uomini e donne a sé e non a Dio. Soggetti deboli e immaturi credono alle storielle accreditate come profezie attribuite al santo di cui il Manelli si fa da sempre scudo e cioè Padre Pio e sono disposti a mettere in gioco salute, cattolicità, famiglia, avvenire.

Ho saputo che in Inghilterra il Lanzetta ha formato una sorta di conventino dove sono convenuti dei religiosi esclaustrati o con i voti scaduti dell’Istituto. Una sorta di “Corte dei Miracoli” senza arte, né parte, dove dei giovani ingannati dal Manelli credono di poter rendersi utili alla società (quale?) alla Chiesa (quale?) senza rendersi conto che stanno perdendo anni preziosi nei quali alcuni potevano forse già essere sacerdoti da almeno due anni, mi disse all’epoca il Commissario Apostolico.

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Si scimmiotta la vita religiosa con un abito che fa da maschera, si gioca a fare gli uomini pii come le beghine d’antan seminando quella confusione che non viene da Dio nel popolo di Dio.

Dopo un Concilio come il Vaticano II si capisce bene la fase di assestamento – che non è una novità nella storia ecclesiastica – e si comprende l’esperienza forte frigentina voluta dal Manelli. Quello che conta, però, è la sostenibilità nel tempo e il buon esempio da parte degli stessi soggetti che la propongono.  Non ci sembra essere il caso sia di Manelli che di Lanzetta. Il discernimento e il commissariamento hanno fatto emergere dei tratti da correggere nell’esperienza cosiddetta frigentina perché il profetismo della testimonianza, spesso ammirevole e talvolta eroico, non venga surrettiziamente contagiato da motivazioni non evangeliche: interessi clanici, peculato, potere…

La cosa più grave del Lanzetta e del suo Fondatore al quale rimane infantilmente o opportunisticamente sottomesso, è quella di porsi come modello arrogante di vita religiosa per gli altri.

Facendo un parallelo anche le famiglie cosiddette “esemplari” giudicando “chi non riesce a fare come loro” rimangono incapaci di vedere e di accogliere la parte di bene che pure c’è nella vita di questi ultimi, senza aiutarli a portare il loro fardello come insegna S. Paolo ai Galati.

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Nella dottrina lanzettiana misuriamo come un certo giansenismo rischi di scivolare nei sostenitori di una “Chiesa di puri”, di “immacolati” .

Eppure è proprio il Manelli, indagato per truffa, falso ideologico, abusi sessuali su consacrate (!) che ci insegna come il peccato mortale non guasta totalmente il bene della natura. S. Tommaso afferma che persino l’infedele può fare una buona azione in ciò che non comporta l’infedeltà come un fine.

Questo permette di capire il paradosso dei buoni frutti dei Francescani dell’Immacolata, malgrado un Fondatore con dei problemi morali.

NON è la posizione più rigida e meno misericordiosa ad essere moralmente la più sicura.

Dal momento che gli atti umani per i quali si fanno le leggi consistono in casi singolari e contingenti, variabili all’infinito, è sempre stato impossibile istituire una regola legale che non fosse mai in difetto. Spetta al Sinodo e al Santo Padre dire fino a che punto la Chiesa può spingersi per aiutare casi particolari di naufraghi del matrimonio in una linea in cui l’equità diventa più chiaramente epieikeia nel suo significato neotestamentario di indulgenza e clemenza.

Lanzetta, i firmatari e lo stesso Manelli sembrano avere lo spirito duro con un cuore arido e il cuore tenero con uno spirito morbido. Sono questi i due atteggiamenti che tendono oggi ad affrontarsi in una dialettica sterile.

Il formalismo idealista scollegato dalla vita e dalla sofferenza degli uomini non è il Vangelo di Gesù Cristo.

In conclusione, indignato, ma non preoccupato dall’ennesima menata manelliana di cui il Lanzetta è un illustre rappresentante, bisogna pregare il beato Paolo VI affinché i cattolici escano da dialettiche frutto di opposte paure per andare verso una saggezza integratrice e ordinatrice dove, come dice il salmo, amore e verità si incontrano.

Come direbbe Papa Francesco, la madre Chiesa non chiude la porta in faccia a nessuno, neppure al più peccatore, neppure al Lanzetta, al Manelli, a nessuno! La madre Chiesa spalanca le sue porte a tutti, perché è madre anche se c’è chi non centra lo spazio aperto delle ante e continua a sbattere contro il muro.

IL “FONDATERRORISMO” MANELLIANO

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Affinità e particolarità del Manelli nel confronto con Osama Bin Laden

 

Raul Caruso e Andrea Locatelli, nel gennaio del 2005 scrissero un saggio  intitolato «Pushing the Prize Up. A Few notes on al-Qaeda’s reward Structure and the Choice of Casualties».

L’idea interpretava Bin Laden come l’organizzatore di una specie di gara tra gruppi terroristici diffusi a livello mondiale.

In questo ruolo, si immaginava Bin Laden premiare ex-post il terrorista più bravo ed efficace nel colpire obiettivi occidentali piuttosto che pianificare personalmente l’ondata di violenza e terrore che andava diffondendosi in alcuni Paesi.

Il pericolo sembrava essere quindi che al-Qaeda sostenesse una specie di gara permanente spingendo gruppi auto-organizzati ad attivarsi e a perfezionarsi al fine di vincere questa competizione divenendo quindi sempre più brutali e sanguinosi.

Nell’analizzare da un punto di vista criminologo la dinamica messa in opera da Stefano Manelli, notiamo come le comuni caratteristiche comportamentali abbiano originato la stessa dinamica fondamentalista e terrorista.

Per il principe saudita si trattava di estremizzare il wahabbismo – salafismo islamico affinché si armasse e in nome del Corano lanciasse una fatwa sanguinaria e distruttiva.

Per il religioso tarsatico si trattava di estremizzare il fondamentalismo cattolico e lanciare una crociata contro una presunta Chiesa corrotta.

Nel coniare un neologismo potremmo definire tale fenomeno con il termine di “fondaterrorismo” e cioè la parola composita formata da “fondamentalismo” e “terrorismo”.

Esistono tuttavia anche delle differenze tra i due personaggi:

se Osama Bin Laden intimidiva con le armi e incoraggiava gli adepti con la promessa escatologica della terra dove “scorre latte e miele”, il Manelli terrorizzava con maledizioni e invettive lanciate ai suoi oppositori e alle loro generazioni antecedenti e susseguenti promettendo invece il “paradiso” cristiano ai suoi fedelissimi.

In entrambi c’era sempre bisogno della dicotomia semplificativa premio-pena per la necessaria presa su persone poco inclini alle analisi e sintesi più elaborate, il cosiddetto discernimento.

Nel compound pakistano dove i soldati americani hanno eliminato l’autore ideologico dell’11 Settembre, c’erano le diverse  mogli  e i numerosi figli del fondaterrorista.

Il Manelli è a sua volta attorniato da un gruppo di fedelissimi e fedelissime, paghe di un solo suo sguardo e parola compiacente; meglio se di preferenza rispetto alle altre.

Più il loro odio e le loro azioni sono sadiche e violente contro i presunti oppositori di Padre Manelli, più i “manelliani” (= seguaci del Padre Manelli) dissipano l’insicurezza di non beneficiare di un ruolo di privilegio nell’harem cattolico.

Tale immagine non è solo concettuale, ma è risaputo che da decenni il Manelli ama risiedere in quelli che considera i suoi harem e cioè i conventi femminili delle Suore Francescane dell’Immacolata e delle Clarisse dell’Immacolata.

La sua mistificazione si sviluppa proprio dall’autopersuasione spavalda di stare al di sopra delle regole, cioè di non rispettare la clausura e l’intimità che spetta a delle consacrate.

Padre Manelli ha avuto la costante abilità di creare divisione fra i suoi adepti con l’espediente del macchiavellismo.

Come Bin Laden stimolava a una sorta di gara nel colpire i suoi avversari.

Al vincitore simulava per almeno ventiquattro ore il premio di una maggiore attenzione, di una generosa manciata di poetici elogi o, nei casi più impegnativi, il conferimento di qualche carica tra i religiosi o i laici a lui collegati.

Nel saggio «The Road to Martyrs’ Square» Anne Marie Oliver e Paul F. Steinberg notano che è impossibile capire la «cosmologia dell’intifada» se non si entra nella testa dell’aspirante martire che «si vede non solo come un vendicativo Ninja ma come una star del cinema, un sex simbol».

Osama Bin Laden prediligeva come letture le teorie del complotto e movimenti cospirazionisti di tutti i tempi: sulle mensole del covo in cui rimase dieci anni campeggiavano testi sull’Ordine degli Illuminati – una società segreta del Settecento, che aveva una struttura analoga alla Massoneria e aspirava al dominio del mondo attraverso l’instaurazione di un nuovo ordine – o  “Genealogia dei Cospiratori: Storia del Comitato dei 300″ di John Coleman, che nel 1992 pubblicò i nomi di 209 organizzazioni, 125 banche e 341 membri passati e presenti di questo comitato fondato dalla Nobiltà Nera veneziana nel 1729, tramandatosi nei secoli fino a comprendere l’intero sistema bancario mondiale e i più importanti rappresentanti delle nazioni occidentali.

Non meraviglierebbe se tra le letture del Manelli, così come emerge dalle sue conferenze ancora presenti su youtube o da qualche suoi scritto, ci fossero gli stessi interessi.

Il narcisista che diventa paranoico; Erode che cerca il bambino… e massacra gli innocenti!

Il messaggio di Fatima si trasforma allora in una “caccia alle streghe” , la Chiesa vittima di un complotto degno dei fantaromanzi di Dan Brown; il Concilio Vaticano II il vero Terzo Segreto mai rivelato e il tutto suffragato da penne poco titolate alla teologia come la Siccardi, il De Mattei o ancora il famigerato “fatimista” padre Nicholas Gruner, controverso sacerdote canadese deceduto il 30 aprile 2015.

Che Padre Manelli si fosse lasciato influenzare o avesse sfruttato movimenti e personaggi estremisti nella Chiesa, è un fatto vecchio e risaputo.

Proprio Padre Nicholas Gruner ricevette gli ordini sacri a Frigento (Avellino) nel 1976 protetto da Padre Manelli.

Nel 1978 cioè due anni dopo, a ordinazione ottenuta,  lasciò la Casa Mariana di Frigento  e ricevette dall’allora vescovo di Avellino il permesso di risiedere in Canada, dove iniziò il suo apostolato su Fatima spalleggiato da una lobby miliardaria che gli forniva alloggio nelle suites degli hotels a cinque o sette stelle delle capitali mondiali.

Chi volesse creare all’epoca e ancora oggi destabilizzazione all’interno della Chiesa, in anni nei quali si parlava del caso IOR, di Emanuela Orlandi e di Mons. Marcinkus, lo sanno anche le pietre, le stesse pietre che sanno degli appoggi passati e attuali del Manelli, le stesse pietre che la sanno lunga sul Vatileaks, sugli antibergogliani e sui Cavalieri di Malta il cui cappellano è il cardinale statunitense Raymond Burke, noto protettore del Manelli spalleggiato dall’estrema Destra italiana.

La differenza rispetto al saudita, tuttavia, era che mentre Bin Laden offriva una certa autonomia creativa alle cellule di Al-Qaida, il Manelli ha continuato e continua a tenere tutto sotto controllo come effetto collaterale della tecnica di spersonalizzazione totale che rende i suoi seguaci completamente incapaci di autodeterminazione.

Il fenomeno che da qualche anno la Chiesa sta studiando nei suoi più alti vertici e facendo analizzare anche da specialisti esterni, si confronta con il dovere della Magistratura che dispone di un quadro sempre più chiaro.

In quattro decenni si è prodotto un lento ma inesorabile genocidio morale nei confronti di centinaia e centinaia di giovani vite rovinate e intere famiglie sfruttate sul piano economico.

Esse si sono poi viste abbandonate a se stesse con figli e figlie restituiti una volta resi inservibili come malati psichiatrici.

Nella Provvidenza di Dio, sta per chiudersi una delle pagine più tristi e dolorose della storia della Chiesa del postconcilio che ha prodotto anche mostri dei quali si è corso ai ripari solo dopo evidenti abusi e denunce rimaste ancora in parte ancora inevase dal potere ecclesiastico.

Il Tribunale della storia ha già emesso la sua sentenza.

Il resto lo affidiamo alla Misericordia di Dio.

UNA VERITA’ LIQUIDA O LIQUIDAZIONE DELLA VERITA’ ?

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Un’analisi sulle spregiudicate recenti notizie circa la presunta morte di Padre Volpi

 

Negli anni 30’ del secolo scorso, il Timor di Dio era ancora considerato il primo valore a cui la società intera doveva attenersi. Era l’Italia di Pio XI, ed era più che giusto, ieri come oggi, additare l’errore e non solo, ma anche combatterlo e limitarlo quanto più possibile per impedire che le anime dei “piccoli” ne divenissero preda. Non si tendeva la mano all’eresia, ma si esortava l’eretico a convertirsi e a volgersi alla Verità che sola ha il potere di rendere liberi. Le leggi, anche dello Stato, servivano proprio a questo ossia a limitare quanto più possibile il propagarsi dell’errore, giacché secondo i principi della morale naturale prima, e della Fede Cattolica poi, l’errore e la menzogna non hanno alcun diritto nella società! Non ci credete? Pio XII insegna che l’errore «non ha oggettivamente alcun diritto né all’esistenza, né alla propaganda, né all’azione» (Discorso “Ci riesce” del 6 dicembre 1953).

Roberto De Mattei “dovrebbe” conoscere benissimo il Magistero perenne della Chiesa, quello definito e definitivo, quello infallibile, quello messo nero su bianco, quello posto al sicuro da un bell’anatema. Basti pensare all’enciclica Mirari Vos di Gregorio XVI, alla Quanta Cura e al Sillabo del beato Pio IX, alla Libertas di Leone XIII, alla Pascendi di San Pio X, ecc..

Corrispondenza Romana, invece, offre, a firma di Roberto de Mattei,  una clamorosa controtestimonianza per i valori di cui il Nostro pretendeva farsi alfiere.

Una grande delusione scoprire la sua ossessione.

La sagra della menzogna sulla vicenda recente di padre Volpi era stata inaugurata ancora qualche giorno prima da Antonio Margheriti nel blog “la cuccia del mastino, il mondo visto da un cane…”.

Il latifondista pugliese, poco “fido” alla verità, forse assopito negli ozi di in una precoce afa primaverile nel Tavoliere, per distrarsi un po’ aveva pensato di lanciare un sasso nello stagno annunciando la morte del “Kommissario” Apostolico dei Frati Francescani dell’Immacolata.

Si era anche cimentato nella cabala accostando  date e dati rivelatisi poi infondati come la notizia stessa.

L’ottimo servizio reso alla carità e alla verità cristiana era una nuova occasione troppo ghiotta per non essere ripreso dal creativamente pigro Chiesa e Post Concilio di Maria Guerini.

La morale e la professionalità di cui entrambi i blog si fregiano rifulge dal fatto che la notizia del decesso  non è nemmeno stata rimossa.

E’ forse il caldo che assopisce i sensi.

Padre Volpi sarà contento nel ricordarsi l’adagio popolare che attribuisce un allungamento della vita a colui al quale si annuncia la morte.

Messainlatino.it bacchettava entrambi i blogs dichiarando che Volpi non era morto, ma stava molto, molto, molto male.

Con il passare dei giorni hanno tolto qualche “molto”.

Geloso per la prodezza e la prontezza dei concorrenti tradinternauti, Roberto De Mattei ha voluto singolarizzarsi fornendo sul suo blog “Corrispondenza Romana”, dei dettagli che la Procura della Repubblica e il Garante della privacy hanno già valutato. Auguri!

Imperterrito nell’opera diabolica di voler assolutamente dettare lui la linea di governo della Chiesa, a fronte del comunicato personale di Padre Fidenzio Volpi che ringraziava i medici e rassicurava tutti del suo ristabilimento, il De Mattei sparava a zero su tutti in una nuova nota di domenica 17 maggio 2015.

Un’ossessione! Che sogni ogni notte padre Volpi?

Metteva in causa il Visitatore Apostolico Vito Todisco e accusava Frati e Suore di azione debole a difesa della  persona “transeunte” del Fondatore dichiarando che la coesione non può che essere “un complesso di princìpi teologici, spirituali e liturgici irrinunciabili”.

Prendiamo atto della distanza che lo stesso De Mattei sta ora prendendo nei confronti del Fondatore del quale si era servito finora (e viceversa), ma con la liquidazione della verità alla quale abbiamo assistito e con l’assoluta mancanza di carità cristiana testimoniataci da più di qualche tradiblogghista, molto difficilmente Roberto De Mattei potrà ancora ricevere credito, non solo da religiosi, ma dallo stesso ambiente di chi vuole la tutela dei principi teologici, spirituali e liturgici ai quali sembra lui aver da tempo rinunciato.

Malgrado i suoi salmi imprecatori, capiamo che la ripresa di padre Volpi lo sconvolga, ma vista la sua passione alle diagnosi, legga pure quella che gli fornisce Papa Francesco, che a lui piace tanto:

«La malattia dei circoli chiusi è quella dove l’appartenenza al gruppetto diventa più forte di quella al Corpo e, in alcune situazioni, a Cristo stesso. Anche questa malattia inizia sempre da buone intenzioni ma con il passare del tempo schiavizza i membri diventando “un cancro” che minaccia l’armonia del Corpo e causa tanto male – scandali, anche – specialmente ai nostri fratelli più piccoli. L’autodistruzione è il pericolo più subdolo. È il male che colpisce dal di dentro e come dice Cristo: “ogni regno diviso in se stesso va in rovina».

TRAVOLTA DALLO SCANDALO LA BANDA MANELLI!

——-  DOVEROSE  CONSIDERAZIONI. ——–

 

1)     Tutto l’Istituto dei Francescani dell’Immacolata è stato strumentalizzato da manelli e dai suoi manichini (i cosiddetti superiori, sia frati che suore) per essere  utilizzato come un grande e furbesco paravento col quale  (e dietro al quale) rastrellare  molti beni (e non mi riferisco solo a quelli economici che oggi, finalmente, sono stati smascherati).   È evidente che l’odio e la violenza  scatenata  contro Padre Volpi e il Commissariamento (perfino la ridicola raccolta  firma per rimuovere il commissario – fingendo che il commissario voleva colpire la messa  tridentina)  avevano innanzitutto lo scopo di creare UNA CORTINA FUMOGENA, DI OCCULTARE QUANTO OGGI STA EMERGENDO e quindi DI IMPEDIRE E DI BLOCCARE CHE SI SMASCHERASSERO TUTTI  I PANNI SPORCHI  CHE SI NASCONDEVANO DIETRO LA FACCIATA PERBENISTICA, come più volte abbiano indicato.   Vedrete che dietro  al chiasso  mediatico fatto con la falsa scusa di difendere la messa tridentina, ci sono i complici e gli spalleggiatori di manelli in tutte queste operazioni finite nel mirino della Guardia di Finanza.  Ora si aprirà  finalmente l’indagine su come, con quali metodi, con quali complicità e, probabilmente, con quali truffe si è riusciti ad accumulare un “malloppo”  così grosso, ad accumulare tanto denaro, tanti  appartamenti e terreni, oltre alle operazioni bancarie e all’uso dei palazzi per guadagnare altro denaro, (“operazioni finanziarie e immobiliari spregiudicate”) invece di usare tutto solo per l’evangelizzazione e la missione in un regime di vera povertà. Anzi una parte degli stessi frati e suore venivano tenuti in un regime di grande miseria, diversa dalla povertà. Ha perfettamente ragione il Parroco di Frigento (Don Pietro Bonomo) quando afferma: “La comunità è indifferente e sconcertata allo stesso tempo. È sconcertata perché un Istituto che pratica la povertà si è trovato proprietario di tutto questo ben di Dio». Da tempo a Frigento si vociferava infatti di questi acquisti anomali, tra cui due alberghi («Abbazia» e il ristorante «Buonconsiglio», ora «Oasi di Padre Pio») e diverse case, messi in atto dall’Ordine monastico. /…/ : Dove sono andate a finire poi le offerte fatte dai cittadini? All’amarezza suscitata dalla notizia dell’appropriazione indebita di beni SI UNISCE IL DUBBIO DI ESSERE STATI TRUFFATI. Eppure dietro l’angolo ESISTEUN PARADOSSO: «I FRATI HANNO FATTO E FANNO UNA VITA DA CANI – FA NOTARE DON PIETRO – MANGIAVANO COSE SCADUTE E SI AMMALAVANO. È UNA DINAMICA INTERNA CHE COZZA MOLTO CON QUEL CHE POI È VENUTO FUORI DALLE INDAGINI. IN PRATICA, DELLA DONAZIONE DEI BENI SI SONO SERVITI SOLO ALCUNI».

 

2)             Bisognerà anche fare  luce sullo “spirito di manelli” (coma ha giustamente sottolineato Loredana), su questa sua abilità tenebrosa a coinvolgere frati e suore e laici in queste attività truffaldine, sul plagio attraverso il quale ha fatto in modo che tanti diventassero sottomesse marionette di questa FABBRICA DI INGANNO, e anche su tutte le favole, le superstizioni e le falsificazioni della realtà e del carisma francescano inoculate nelle menti dei subalterni per trasformarli in docili esecutori di una mega truffa.   

3) Come abbiamo sempre sostenuto gli abusi, le deviazioni e oggi, (nella misura in cui verranno accertate) anche le truffe di manelli e dei manelliani, esistono da lungo tempo e sono presenti ancor prima ed indipendentemente dell‘adozione della S. Messa tridentina: essi  sono presenti, quasi fin dall’inizio e comunque in un periodo in cui non solo la S. Messa tridentina non c’era, ma anzi Manelli la vietava!Oggi  risulta molto più chiaro che il motivo del commissariamento e della rimozione di manelli non è mai stato la messa tridentina. La S. Messa tridentina è stata solo la maschera dietro la quale il santone ha cercato di mascherare i suoi imbrogli ed è stato lo “specchietto per le allodole” (o meglio per i … polli) con cui manelli ha cercato di manipolare l’esercito sprovveduto dei cosiddetti tradizionalisti, per utilizzarli nella difesa della sua  doppia vita, della sua  doppia  faccia  tosta, della sua molteplice  – non solo doppia – disonestà. Ed i tradizionalisti, soprattutto con grande dabbenaggine e ignoranza, ci sono caduti. 

 

4) Una buona parte di frati e suore NON SAPEVA NULLA o quasi nulla  DI QUESTE ATTIVITÀ FRAUDOLENTE, MENTRE GLI ATTUALI NUOVI SUPERIORI, NON SAPEVANO CHE fossero in gioco cifre  così ingenti: “l’operazione ci era in gran parte sconosciuta” .  Comunque la gravissima responsabilità dei BENI ACCUMULATI in modo disonesto RICADE SOLO SUGLI EX SUPERIORI RIMOSSI DALLA SANTA SEDE, e su quanti sono stati loro complici e  fiancheggiatori.  Ha ragione il Sindaco di Frigento (Luigi Famiglietti) quando afferma che: “NON sarebbe tuttavia giusto confondere la buona fede dei frati e delle suore con EVENTUALI RESPONSABILITÀ CHE RIGUARDEREBBERO ESCLUSIVAMENTE I LIVELLI GERARCHICI GIÀ ALLONTANATI DA TEMPO DALLA CHIESA». Questi beni mobili e immobili, sono stati ammassati dall’ex  governo e dalle  persone loro complici – e prestanome – I CUI NOMI VERRANNO PRESTO  RESI  PUBBLICI.  Chiaramente è coinvolto colui che ha mosso tutti i fili ed è stato rimosso dalla Santa Sede l’11 luglio 2013, cioè il santone da noi più volte indicato come la radice dei mali di quell’Istituto.  Non c’è dubbio che molti frati e suore erano solo “manovalanza”, altri erano esclusi dal  circolo e dai traffici della BANDA e tenuti lontani perché  mostravano resistenza a diventare complici. Questa pattuglia di “ingenui” andavano a costituire la facciata rassicurante che era utile per meglio  coprire le attività disoneste.

 

LO  SCANDALO DELLA BANDA  MANELLI

5) Non c’è dubbio che tutti i fanatici e ottusi manichini di manelli saranno trascinati dal loro santone-fallito in un disastro completo e in un baratro senza fondo che si allargherà sempre di più nella misura in cui continueranno cocciutamente a esserne schiavi (come fino ad ora) e a scambiare per “santo” un grande falsario e a farsi rovinare la vita e la vocazione da  questo tenebroso e disonesto figuro abituato a tramare nell’ombra e a nascondendosi dietro la veste rassicurante della Madre Chiesa,  che ora ha però ha detto “basta!”

 

6) Dove sono FINITE adesso LE DELIRANTI E RIDICOLE ACCUSE CONTRO LA Congregazione, contro il Commissario, contro i visitatori e anche contro il Papa Francesco, “sputate” senza ritegno dai vari De Mattei, dalla papessa Siccardi, dai cosiddetti riscossa cristiana, chiesa e postconcilio, messainlatino, con i loro farneticanti e odiosi proclami fatti solo di fumo e di “gravidanze isteriche”? Essi sono stati solo dei bravi “utili idioti” (forse solo qualcuno in buona fede) manipolati e pilotati dalla BANDA MANELLI per impedire con i loro usuali metodi violenti, che venissero denunciate tutte le malefatte e i traffici illeciti.

Ha aperto la guerra De Mattei cominciando subito  a costruire mostri e fantasmi fomentando, l’immagine di una Chiesa addirittura “sanguisuga” che intenderebbe assimilarsi ai regimi dittatoriali (sic!).. Ha blaterato a lungo chiedendo UNO STRACCIO DI PROVA, mentre ora che ci sono prove gigantesche, PROVE CHE STRACCIANO LORO, tace. De Mattei e i suoi coalizzati (noi abbiamo sempre sostenuto che essi erano aizzati da manelli e dalla banda manelli) per due anni hanno solo sputato veleno e coltelli contro la Santa Sede, pilotando a giorni alterni una  lotta di classe mirata, in qualche modo, a criminalizzarli, inventandosi “mostri, Kommissari, orchesse, aguzzini, ecc.” che esistono solo nella loro fantasia. Trascriviamo una sintesi degli orrori vomitati da questi fiancheggiatori allucinati dal santone-guru-fraudolento: 

De Mattei:  il decreto di commissariamento era un abuso di potere, un allarmante perdita della certezza del diritto. La Chiesa non è un soviet” (Il caso dei Frati FI (de Mattei) (Roberto de Mattei, Corrispondenza Romana, 30.07.2013). “Il provvedimento è una pulizia etnica /…/ un vero mandato con licenza d’uccidere” (messainlatino.it, 6/8/2013 – Trionfo e tragedia. Il Crepuscolo degli Ordini religiosi (PapalePapale) del 31.07.2013 – Il Mastino da PapalePapale del 31.07.2013).  Corrispondenza Romana raccoglie firme contro il decreto della Santa Sede, approvato dal Papa (9/8/2013).

La prima omelia di Padre Volpi ai frati (nella quale subito ben descrisse la  tragica dipendenza dal santone e la sua indebita divinizzazione), secondo la papessa Siccardi, sarebbe stato “una istigazione all’ammutinamento /…/ che proviene da una volontà matrigna” [L’invito di P. Volpi (Commissario) all’ammutinamento (Riscossa Cristiana,  di Cristina Siccardi) (29.08.2013)].

Padre Alfonso sarebbe il traditore o l’accusatore” [La testimonianza di F. Agnoli su p. Alfonso Bruno, nuovo segretario generale dell’Ordine FI, nominato dal Commissario p. Volpi (14.09.2013)] [cfr. anche Le calunnie contro p. Stefano Manelli FI (di Francesco Agnoli, da Libertà e Persona, ottobre 2013)].

De Mattei raccoglie firme per ottenere le dimissioni del Commissario Volpi accusato addirittura di ferocia (14/12/2013) e di regime tirannico [Iniziata la raccolta di firme per chiedere le dimissioni del commissario p. Volpi (Corrispondenza  Romana, Roberto de Mattei, 09.12.2013)]. [Cresce la pressione sulla S. Sede per far cessare la scandolosa persecuzione dei FFI: consegnate 8000 firme a Parolin, e ora è iniziata un’altra iniziativa (Corrispondenza Romana, del 08.02.2014)].  

Anche Antonio Socci si è messo a denigrare e ad offendere il commissariamento. Nel suo articolo si parla, senza rispetto, di persecuzione e di “inquisitori sinistri”, ma viene citato solo il Card. Aviz (“che ha avuto trascorsi con la T.d.L.”) [In Vaticano c’è una nuova Inquisizione Catto-progressista. Perseguitano i Francescani dell’Immacolata perchè hanno fede e tante vocazioni. E’ una vergogna! Ma il Papa lo sa?   (di A. Socci, Libero, quotidiano nazionale, 05.01.2014)]. Un attacco ad personam veramente agghiacciante viene rivolto a P. Alfonso Bruno in un articolo che è uno dei peggiori e più impregnati di ostilità [Frati F.I: “perdonate se sono troppo autoreferenziale” così parla p. Bruno (da Libertà e Persona, il 1° feb 2014)] . Ci sono poi gli articoli contro Suor Fernanda Barbiero (28-5-2014 –cfr. http://pellegrininellaverita.wordpress.com/2014/06/05/de-mattei-e-il-falso-vento-da-pechino/); 16-6-2014 –http://www.corrispondenzaromana.it/notizie-dalla-rete/unamica-delle-francescane-dellimmacolata-ci-scrive/); (18-6-2014- http://www.corrispondenzaromana.it/la-nuova-teologia-di-suor-fernanda-barbiero/).

Insomma un vero KILLERAGGIO MEDIATICO “un infangamento e uno sputtanamento unico”. (chiesa e post concilio – articolo “Una risposta personale agli attacchi ad personam”, commento 30 luglio 2014 17:52).

Si è parlato del Commissario (con la K), che sarebbe modernista e non cattolico (!) (cfr. Radio Spada – L’ALTRA CAMPANA SUI FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA”., Silente on 25 luglio 2014 at 9:26 pm ) (chiesa e post concilio,  “Alcune chiose al frate FI nuovo corso intervistato da Radiospada”,  Silente, 25 luglio 2014 15:42).

I manelliani puri oltre ad essere  camorristicamente violenti, sono anche almeno scismatici, se non eretici nel fatto che, per loro, il vero papa sarebbe (tenetevi forte!)  nientemeno che …… manelli.

Da ricovero forzato sono infatti certe mafiosità di un personaggio almeno allucinato che afferma, purtroppo senza  vergogna: “Ehi, VDR (vescovo di Roma), tu che vieni dalla fine del mondo sei avvisato!!! Bada bene a quello che dici perché “Fedele Inquieto” ti rimette sull’aereo e ti ri-spedisce nella pampa. Invece di star lì a telefonare a questo e a quello, va di corsa alla clinica dove è ricoverato IL VERO PAPA, quel certo manelli che tu “perseguiti”.… che magari se sei fortunato e ti ritiene Cattolico (i suoi giudizi in materia sono molto selettivi) ti riceve in udienza, e non ti scordare di portargli le arance!” ((cfr. messainlatino.it ––Frati F.I.: lettera aperta al Papa da un lettore inquieto., Anonimo 28 gennaio 2014,  09:35). Qui siamo al delirio puro e se – corrispondesse alla sua vera posizione, saremmo fuori dalla vera fede!

Non parliamo poi addirittura delle incivili, cafonesche e aberranti minacce fisiche: “Sei figlio della codardia, quindi se padre Pio al suo figlio lo prese a schiaffi, a te ti faccio scegliere dove prenderti a calci senza nemmeno rimproverarti e poi sciacquati la bocca sia che parli di san pio che di p.stefano. non sono anonimo come te, sono giuseppe f……” (messainlatino.it, 23 giugno 2014, articolo Il Papa ha incontrato gli FI – A. Tornielli – Vatican Insider – 23-06-2014, – Pino, 24 giugno 2014, 22:37).

Alla luce dei fatti odierni non appaiono fortemente allucinati e deliranti le posizioni mentali e teologiche di questi  difensori del santone-falsario?

(per un resoconto documentato cfr.  Amici della verita, MANELLIANI – 8 – DIFENDERSI DAI LANCIATORI DI COLTELLI, https://amicidellaverita.wordpress.com/2014/08/05/72/).

 

 7) Adesso si può meglio capire “la verita’ su tutta la meschina operazione contro il commissario Volpi(cfr. Amici della Verità, Manelliani 25,https://amicidellaverita.wordpress.com/2015/02/19/manelliani-25-la-verita-sulla-meschina-operazione-contro-il-commissario-volpi/). Pensate che solo per una parolina fuori posto (“i parenti”) i componenti della famiglia manelli hanno fatto un sacco di storie e inscenato contro Padre Volpi un’infame campagna di denigrazione, fino a strombazzare un’azione legale, quando poi la BANDA MANELLI è coinvolta (e vedremo quanto e come) per una mega truffa e un falso che riguardano proprio – guarda caso – il trasferimento di quegli stessi beni che Padre Volpi aveva subito denunciato come un atto immorale. Che farisei ipocriti! Che spudorati mentitori e incalliti costruttori di falsità in libera uscita.

 

8) Dov’è finito adesso il tipetto  tradizionalista – che si spaccia per don Camillo – che infangava il Commissario Volpi, sempre sulla azione legale dei familiari manelli –  blaterando contro di lui di una presunta infrazione all’ottavo comandamento? Visto che sembrava avere uno zelo profondo per la pulizia. Adesso, dopo aver saputo della mega truffa scriverà forse un post sul suo blog dichiarandosi indignato e sconvolto per questa colossale disonestà degli amici che prima difendeva?

 

9) Non solo ma quando Padre Volpi, giustamente,  a suo tempo aveva denunciato quello stesso  trasferimento fraudolento PER IL QUALE OGGI  LA BANDA MANELLI è SOTTO INCHIESTA GIUDIZIARIA, i manelliani (compreso i dilettanti allo sbaraglio del blog “in difesa degli abusi di manelli”) avevano ribaltato la frittata insinuando che tutta l’azione  sarebbe stata motivata solo da una presunta sete di guadagno che spingeva la Congregazione a rapinare (!?) quei soldi e quei beni che la Banda manelli – oggi sappiamo dalla GdF – aveva fraudolentemente sequestrato.  Più diabolici di così!

 

10) Un solo invito che sta crescendo in tantri  man mano che la stampa anche nazionale, pubblica sempre di più o particolari di questa rivoltante vicenda: VERGOGNATEVI  E CONVERTITEVI.

 

Riccardo Piccarreta

Originale:  MANELLIANI 29 – TRAVOLTA  DALLO SCANDALO  LA BANDA MANELLI!

Tra serio e faceto, ecco « Striscia la notizia »: Il silenzio dei tradizionalisti

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La pleiade dei siti “ultras” accusa il colpo inferto dalla Guardia di Finanza

 

I commissari della Maturità devono assistere con sempre maggiore frequenza ad un fenomeno che mette in dubbio le loro proverbiali doti di occhiuti controllori: molti studenti consegnano degli scritti che sono l’uno la copia conforme dell’altro, segno evidente che un candidato, verosimilmente più preparato dei colleghi, riesce a passare il compito agli altri, oppure che un misterioso suggeritore, con la complicità di qualche bidello o di qualche venditore di panini e focacce supera ogni barriera.

La conclusione, in ogni caso, non depone in favore della preparazione dei maturandi, ridotti al rango di asini dediti alla più sfacciata copiatura.

Lo stesso fenomeno può verificare chi – per un ingrato dovere professionale – è costretto a leggere gli innumerevoli siti, blog e periodici elettronici compilati dal tradizionalismo, dislocato sul suolo italico con significative appendici al di là della Manica, da cui una fantomatica suora bilingue in odore di veggente, redige scritti nel più puro inglese di Oxford.

La fauna che popola il caravanserraglio dell’oltranzismo cattolico è molto variegata, ma la categoria proporzionalmente più rappresentata è costituita dai coltivatori, cui appartengono uno studioso di Agraria con l’hobby della teologia, un aristocratico fiorentino proprietario di vigne nel Chianti ed un altro vignaiolo radicato nella generosa terra di Puglia.

Tutti costoro – data la coazione a ripetersi che li contraddistingue – potrebbero cantare in coro, pubblicando tutti quanti lo stesso articolo, a mo’ di comunicato stampa: essi preferiscono invece declinarlo nel rispettivo stile personale, come fanno i vari concertisti, che ripetono tutti quanti lo stesso tema in una sinfonia.

L’accertata incapacità di dialettizzarsi con le voci dissidenti fa si che una volta diffuso un errore, lo si ripeta fino all’ultimo blog, proprio come fanno i maturandi bisognosi di un’imbeccata.

Il ritornello più ripetuto, l’equivalente del cosiddetto tormentone estivo radiofonico, è costituito dal famoso questionario diffuso dal Visitatore Apostolico tra i Francescani dell’Immacolata e presentato regolarmente come un referendum: che, essendo stato “vinto” dai tradizionalisti, avrebbe dovuto precludere alla Santa Sede ogni velleità di commissariamento.

Fa da contraltare il tema del referendum quello della carcerazione di Padre Manelli, facilitato dalla popolarità della novellistica di argomento carcerario: la prigione in cui sarebbe rinchiuso il fondatore viene descritta negli stessi termini in cui Silvio Pellico lo fece con lo Spielberg.

Manca purtroppo ai redattori tradizionalisti la cultura cinematografica, essendo i film di Hollywood basati sulla narrazione delle fughe da ogni tipo di penitenziari e campi di concentramento: da questo punto di vista, Padre Manelli potrebbe essere considerato il “re delle evasioni”, data l’irrisoria facilità con cui esce dalla sua prigione (un autentico colabrodo) percorrendo in lungo e in largo la “fatal penisola”; ormai non si contano più le segnalazioni della sua presenza, al punto che si ipotizza il fenomeno della bilocazione, già attribuito a Padre Pio, cui però il discepolo ha ormai fatto mangiare tonnellate di polvere.

Tornando al paragone con gli scritti della Maturità, si può presumere che gli studenti impreparati, qualora fossero privati del suggeritore, consegnerebbero tutti quanti l’elaborato in bianco.

Tale  esito trova conferma in quanto sta avvenendo in queste ore: se un tradizionalista siciliano, oppure uno veneto, rompesse il silenzio affermando che la decisione del Giudice di Avellino, per non parlare delle indagini della Guardia di Finanza, è frutto di una congiura massonica ai danni di Padre Manelli, si può stare certi che l’effetto domino dilagherebbe dal Sud al Nord, o dal Nord al Sud, originando una cacofonia di variazioni sul tema, con l’aggiunta di apporti islamici, comunisti o modernisti al disegno criminale.

Regna, invece, il silenzio più assoluto, per lo sconcerto degli esperti in tradizionalismo.

Su questa repentina incapacità di reazione, su di un simile rallentamento dei riflessi, un tempo fulminei, si sprecano le ipotesi.

Qualcuno ipotizza addirittura che i tradizionalisti siano stati rapiti dagli extraterrestri e trasportati in un’altra dimensione.

Altri propendono per una misteriosa epidemia di afasia.

Noi avanziamo una ipotesi più prosaica: essendo Padre Manelli una specie di Paladino Orlando di questa specie di ciclo carolingio dell’oltranzismo cattolico, la sua oggettiva commistione con una banda composta da poveri provinciali, dediti a manipolare Statuti di Associazioni, in un banale carosello di convocazioni  non diramate, di autorizzazioni spedite fuori tempo massimo, di notai turlupinati ed altre simili miserie degne di una lite di condominio, il tutto messo a nudo non da agenti segreti, bensì da qualche Maresciallo della Finanza assegnato alle montagne dell’Irpinia, ha finito per togliere al personaggio il suo fascino originale.

Come Renato Vallanzasca si è ridotto al taccheggio nei  supermercati, così Stefano Maria Manelli ha chiuso la sua carriera di Silvio Pellico del Duemila in un convento di suore di San Giovanni Rotondo, dove non viene neanche più ricercato dagli 007 del Commissario Apostolico.

A questo punto, l’epopea è finita, e con essa i ditirambi delle Siccardi, dei De Mattei, dei Corsini, dei Colafemmina & associati vari.

 Il protagonista della narrazione ha trascinato con sé, in una fine ingloriosa, i suoi cantori.

Forse, alla fine di questo inusitato silenzio, vedremo pubblicare sui siti tradizionalisti un annunzio così concepito: “Cercasi Frate detenuto, anche usato. Chiamare Centro Lepanto ore pasti”.

Il nemico se non c’è, va inventato.

I FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA E LA BLOGOSFERA

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Riproduciamo e traduciamo in italiano l’interessante articolo – risposta apparso su www.maryvictrix.com/

Sulle recenti informazioni provenienti dalla Blogosfera sullo stato dei Frati Francescani dell’Immacolata

 

Pubblicato il 18 febbraio 2015 da P. Angelo M. Geiger

 

Il primo punto da fissare è che le fonti di recente “informazione” non sono Agenzie di stampa qualificate, ma i blogger che scrivono tutti, tranne uno, sotto pseudonimo o in anonimo. Essi non hanno fornito alcuna prova, cioè, hanno fatto affermazioni puramente per sentito dire, o comunque hanno affermato di avere “prove” da cui hanno citato estratti senza produrre il documento o il suo contesto. Tutte le fonti di queste “informazioni” sono chiaramente parziali nei confronti del Commissario e la Santa Sede e i blogger e le blogger in questione sono persone che lavorano di concerto (Rorate Caeli e Corrispondenza Romana, ad esempio, regolarmente ripetono e sostengono l’uno le informazioni dell’altro).

Anche in questo caso, nessuna “Fonte” di notizie stimabile ha assunto la responsabilità di tali “segnalazioni”. Per quanto ne sappia – almeno in lingua inglese – non vi è stata alcuna pubblicazione di “notizie responsabili”, ma sono state ripetute queste storie che emergono dalla blogosfera. Si prega di considerare che quando i veri giornalisti pubblicano informazioni provenienti da fonti anonime, l’autore si assume la responsabilità personale con il suo vero nome, e l’organizzazione tenta di confermare in modo probatorio le informazioni per segnalazione da fonti indipendenti. Niente di simile è mai stato tentato da questi blogger. Al contrario, come già accennato, vi è una relazione incestuosa tra i vari blogger e le loro fonti, e c’è stato anche il rifiuto abituale di accettare responsabilità personale per le informazioni dannose che sono state rilasciate.

 

Alcuni esempi

Durante lo scorso Avvento, Rorate Caeli ha pubblicato una di queste “informazioni” riguardante il Commissario che avrebbe vietato una novena di Messe, privando una delle nostre comunità contemplative dell’auto-sostegno finanziario. La denuncia era nata puramente per sentito dire, senza uno straccio di prova – ancora una volta da fonte anonima – postata su Internet da un blogger sotto pseudonimo. Io ho subito fornito i fatti in questione, che hanno mostrato come l’accusa fosse pura calunnia. Ma non è stata fatta alcuna ritrattazione, né il blogger in questione ha fornito un link per le informazioni che ho pubblicato.

Nelle ultime settimane un’altra “informazione”, pubblicata da Rorate Caeli, riguardante un video girato presso la nostra comunità del seminario. Ancora una volta, la fonte delle informazioni e le affermazioni fatte nei suoi confronti sono state tratte da una fonte anonima e pubblicate su Internet dalla stessa blogger sotto pseudonimo, naturalmente senza prove. Nel post, la blogger ha fatto tre false dichiarazioni: 1) che il video è stato girato nel giorno in cui il seminario è stato chiuso; 2) che le informazioni contenute nel video erano state soppresse dal Commissario; 3) che il video rappresenta “ciò che è stato”, e che la comunità “come era” è ora distrutta. Ho fornito prove reali  manifeste e verificabili, che queste accuse erano false. Anche in questo caso, nessuna ritrattazione e nessun link alla mia replica.

 

Nonostante questo, ho ricevuto messaggi e commenti che ignorano completamente i fatti evidenti, così mostrerò, ancora una volta, le prove. La chiusura del Seminario è stata ordinata dal Commissario l’8 dicembre 2013, ma i frati sono stati trasferiti qualche tempo dopo. Tutte le parti riguardanti la liturgia nel video sono di Celebrazioni in forma straordinaria, ma la celebrazione secondo il vetus ordo è cessata durante l’estate del 2013, circa tre o quattro mesi prima che il seminario fosse stato chiuso. Inoltre, ci sono più colori liturgici utilizzati, in modo che le varie celebrazioni liturgiche non avrebbero potuto essere riprese nello stesso giorno. Secondo i seminaristi con cui vivo, uno dei quali è il videografico autore del materiale, il video non è stato nemmeno girato interamente in seminario. Pertanto, sostenere che il video è stato girato nel seminario il giorno della chiusura del Seminario è falso.

In realtà, le varie parti del video sono state girate in molti giorni, e il seminarista che ha girato e prodotto un video da queste riprese, lo ha pubblicato circa tre mesi prima dell’ordine di chiusura del Seminario (si guardi il timestamp sul video di YouTube). Se si guarda il video originale, si può vedere che alcune parti dello stesso materiale compaiono in entrambi i video, e anche che il secondo video copia lo stile di presentazione del primo. Così l’affermazione secondo cui il Commissario ha soppresso l’informazione è una menzogna. Infine, non è stato fornito neppure uno straccio di prova per dimostrare che la nostra vita è notevolmente cambiata da quando il seminario è chiuso, a parte quello che è a tutti già noto fin dall’inizio della Commissione, vale a dire, che ci sono state imposte delle restrizioni riguardo all’uso della Forma straordinaria della liturgia, da Papa Francesco stesso.

Nonostante abbia fornito prove inconfutabili che almeno le prime due accuse sono false, nessuno di coloro che hanno diffuso queste menzogne ha, a mia conoscenza, tentato di confutarle.

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L’occasione per questa risposta

Ora c’è un’altra “informazione” proveniente da Rorate Caeli riguardante un presunto giudizio civile contro padre Volpi, il Commissario Apostolico di FI, che è stata diffusa da un’unica fonte: un blogger italiano sotto pseudonimo, Don Camillo, diffuso in Italia e all’estero attraverso diverse altre fonti sotto pseudonimo (il blog Chiesa e post concilio e Francesca Romana, lo pseudonimo che traduce di Rorate Caeli), e infine da uno pseudonimo blogger su Rorate Caeli. Anche in questo caso, i dati sono pure affermazioni senza prove senza alcuna evidenza e nessuno disposto a mettere il proprio vero nome a supporto delle tesi.

Ma rendendosi conto di dover fornire almeno l’apparenza di dati di conferma, Corrispondenza Romana, guidato da Roberto de Mattei, che collabora regolarmente con Rorate Caeli, ha pubblicato un articolo in cui si sostiene che il sito è in possesso di un documento del Tribunale dove si dimostra che padre Volpi ha ammesso:

 

il crimine [the felony] di diffamazione e la bugia [falsehood, anche: la menzogna] il 12 Febbraio 2015

e

come un equo indennizzo, [egli] dovrà pagare 20.000 euro alla famiglia Manelli, oltre a tutte le spese legali, la pubblicazione di pubbliche scuse su siti internet gestiti da lui, così come le lettere circolari a tutti i frati e le suore.

Ecco i fatti, tra i quali io ho incluso articoli, che ho parafrasato da una lettera di risposta di padre Volpi, pubblicata sul nostro sito ufficiale:

Nel momento in cui l’Istituto è stato commissariato dalla Santa Sede, i beni che l’Istituto possedeva sono stati sottratti dalla disponibilità dei Frati non essendo essi più inseriti tra gli associati. Ciò è stato fatto in favore degli ex superiori, al fine di privare la legittima autorità ecclesiastica all’interno dell’Istituto dell’utilizzo di questi mezzi per provvedere ai bisogni dei frati. In buona fede, padre Volpi ha informato di tutto questo i frati dell’Istituto con una lettera circolare, perché non aveva alcuna intenzione di farne una questione di dominio pubblico. Frati fedeli al Fondatore poi hanno subito fatto trapelare la lettera tramite i blog tradizionalisti, quindi padre Volpi è stato accusato dalla famiglia Manelli di diffamazione perché ha citato la famiglia del Fondatore tra i gestori dei beni alienati.

Si noti che la responsabilità di tutto il pubblico spettacolo e il danno alla reputazione, da tutti i punti di vista, appartiene agli attivisti tradizionalisti all’interno e all’esterno dell’Istituto, che hanno fatto  trapelare e hanno trasmesso le informazioni e hanno poi accusato padre Volpi di diffamare pubblicamente persone innocenti. C’è stato un tentativo, orchestrato fin dall’inizio del Commissariamento da parte di queste persone e delle loro organizzazioni, di travisare la volontà del Santo Padre nei riguardi dell’Istituto. Roberto de Mattei ha messo in evidenza che se l’Istituto non rimane come egli pensa dovrebbe essere, allora non dovrebbe più continuare ad esistere. Lui e tutti i suoi collaboratori anonimi si sono vincolati in questo progetto, e il loro ultimo sforzo è di tal fatta.

Secondo le attuali norme processuali civili italiane, qualsiasi azione giudiziaria che possa dar luogo ad una sentenza può avvenire solo dopo una tentata mediazione tra le parti. Pertanto, in tale mediazione con la famiglia Manelli – quindi non in un procedimento in Tribunale – pro bono pacis e nello spirito fraterno di San Francesco -, padre Volpi ha concordato una transazione, che non comporta un’ammissione di colpa o di un giudizio legale di colpa. Ha fatto questo accordo, al fine di evitare ulteriori procedimenti civili davanti al Tribunale di Roma e ulteriori costi per l’Istituto. Con l’accordo, ha acconsentito a chiarire la faccenda in questione sul sito ufficiale dell’Istituto.

Ma il blogger Don Camillo, che ha iniziato l’ultima ondata di propaganda, scrive:

Padre Volpi, dopo avere ammesso il suo reato di calunnie e menzogne, il 12 febbraio è stato condannato. (in italiano nel testo)

cioè:

Padre Volpi, dopo aver ammesso il suo reato di calunnia e menzogna, è stato condannato il 12 febbraio.

Fr. Volpi non è, infatti, stato condannato per alcun reato, né sottoposto a procedimenti penali; né ha mai – in tribunale o al di fuori –, ammesso di aver commesso un crimine, o pronunciato calunnie o bugie. Ma, dal momento che l’accordo pacifico, raggiunto in buona fede da padre Volpi, non è stato rispettato dalla controparte – al contrario, il procedimento di mediaconciliazione è stato da loro utilizzato come strumento per ulteriori tentativi di propaganda contro gli intenti di Papa Francesco per l’Istituto – padre Volpi considera l’accordo nullo e non ha alcuna intenzione di adempierlo.

Per favore, vi prego, si consideri il fatto – non una congettura, ma i fatti evidenti –, che non è stata fornita alcuna prova manifesta contro la presunta affermazione di padre Volpi su riportata. Tutto è per sentito dire, anche il “documento” di cui Corrispondenza Romana ha affermato di essere in possesso. Nulla è dimostrato, come invece sostiene Rorate Caeli. Onestamente mi chiedo se sappiano cosa significhi dimostrare qualcosa.

 

Il lebbroso Cattolico in Internet

Fratelli e sorelle, questo è lo stato dell’Internet cattolica. È una vergogna e uno scandalo per il mondo.

Imploro tutti quelli di buona volontà, non importa quanto si pieghino in reazione a quello che considerano ingiuste restrizioni sull’uso di Forma straordinaria, a guardare i fatti, che sono verificabili. Poi dare il beneficio del dubbio sulla base delle prove fornite da coloro che sono disposti a mettere in gioco la loro reputazione personale e il buon nome su quello che dicono in pubblico.

Come ho già sottolineato altrove, c’è qualcosa di terribilmente sbagliato in una gran parte dell’Internet cattolica e si insinua attraverso la blogosfera e oltre.

Da quando, in base agli standard cattolici, giudichiamo buono e giusto rovinare la reputazione degli uomini con i pettegolezzi mediante i mass media con fonti anonime e notizie non confermate? Da quando i soldati di Cristo hanno troppa paura di parlare alla luce del giorno di ciò che presumono  essere vero, troppo insensibili nel credere alla correttezza, e troppo razionalisti per aderire ai principi di giustizia di base.

Ho visto un numero di blog cattolici ripetere la stessa storia, da una fonte anonima, pubblicata da un blogger anonimo, distruttiva di reputazione, con la dichiarazione di non responsabilità con la dicitura “informazione non confermata”. Che suona così simile a quello che fanno nelle redazioni vere, ma in realtà è la cassa di risonanza virtuale di ciò che si desidera.

Il tragico difetto di molti, ma non tutti, i tradizionalisti è che credono alla giustezza della propria causa, alla pietà delle proprie intenzioni, alla propria reverenza di fronte a Dio, al proprio status di auto-applicata classe di perseguitati, all’urgenza della propria crisi santifica atti che nessun cristiano sano di mente, libero dalla costrizione, potrebbe mai giustificare, senza mai tentare di razionalizzare tutto ciò che fanno.

Ma il danno è fatto e quelli che soffrono di più sono i piccoli, legittimamente anonimi all’interno dell’Istituto, che vogliono solo vivere quanto promesso ed essere lasciati in pace.

Alcuni mi hanno criticato per il tono acuto e la modalità di seminare le mie argomentazioni. Ma il novantanove per cento di coloro che hanno di moltiplicare e pubblicizzare con così tanta urgenza le loro riflessioni sulla questione del nostro Istituto, non hanno alcuna – ossia zero – informazione diretta su di noi e non hanno neanche un bit – ossia uno iota – di investimento personale nella nostra comunità. Tutto quello che sanno è che hanno paura delle restrizioni imposte su di noi riguardo all’uso della liturgia, possano in futuro riguardarli, e a loro non piace e non hanno fiducia in Papa Francesco. Questi timori sono diventati il filtro attraverso il quale essi vedono tutto.

Dimenticate ciò che pensate del mio tono per un minuto. Mettete da parte i vostri pregiudizi per seguire le prove. La Chiesa è intervenuta nel nostro caso, perché l’Istituto e molti di coloro che ci sostengono avevano un problema reale.