La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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TUTTI GLI AMICI DI MANELLI ….

Riportiamo la dettagliata analisi di due vaticanisti sull’attuale situazione ecclesiale.
Stefano Manelli sperando in benefici politico-economici e in un accresciuto numero di vocazioni occidentali fornite dagli ambienti estremisti si era offerto appaltatore delle attività lobbiste sui sacrifici e la buona fede dei suoi religiosi.
Ha invece svenduto i Francescani dell’Immacolata (frati, suore e laici) compromettendo definitivamente se stesso, facendo soffrire i suoi « figli e figlie »  e creando un enorme danno alla Chiesa.
Si spera e si prega per l’epilogo di una vicenda che ha tirato fin troppo per le lunghe e che ha scritto una nuova pagina della vita consacrata e del francescanesimo dove l’eroismo di chi ha saputo e voluto rimettersi nelle mani della Chiesa ha unito l’amarezza del calice all’assenza di rimpianti.
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Viaggio nella galassia degli oppositori di Bergoglio. Un fronte che sul web unisce leghisti, nostalgici di Ratzinger, nemici del Concilio: “Chiesa in confusione per colpa del pontefice”
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Nella sua pagina ufficiale su Facebook, Antonio Socci sostiene che Benedetto XVI non si sia voluto davvero dimettere ma si consideri ancora Papa volendo in qualche modo condividere il «ministero petrino» con il successore. Interpretazione che lo stesso Ratzinger ha smentito
GIACOMO GALEAZZI ANDREA TORNIELLI
ROMA – 16/10/21016

A tenerla unita è l’avversione a Francesco. La galassia del dissenso a Bergoglio spazia dai lefebvriani che hanno deciso di «attendere un Pontefice tradizionale» per tornare in comunione con Roma, ai cattolici leghisti che contrappongono Francesco al suo predecessore Ratzinger e lanciano la campagna «Il mio papa è Benedetto».

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Ci sono gli ultraconservatori della Fondazione Lepanto e i siti web vicini a posizioni sedevacantiste, convinti che abbia ragione lo scrittore cattolico Antonio Socci a sostenere l’invalidità dell’elezione di Bergoglio soltanto perché nel conclave del marzo 2013 una votazione era stata annullata senza essere scrutinata. Il motivo? Una scheda in più inserita per errore da un cardinale. La votazione era stata immediatamente ripetuta proprio per evitare qualsiasi dubbio e senza che nessuno dei porporati elettori sollevasse obiezioni. Ancora, prelati e intellettuali tradizionalisti firmano appelli o protestano contro le aperture pastorali del Pontefice argentino sulla comunione ai divorziati risposati e sul dialogo con il governo cinese.

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Il dissenso verso il Papa unisce persone e gruppi tra loro molto diversi e non assimilabili: ci sono le prese di distanza soft del giornale online «La Bussola quotidiana» e del mensile «Il Timone», diretti da Riccardo Cascioli.

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C’è il quasi quotidiano rimprovero al Pontefice argentino messo in rete dal vaticanista emerito dell’«Espresso», Sandro Magister.

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Ci sono i toni apocalittici e irridenti di Maria Guarini, animatrice del blog «Chiesa e Postconcilio», fino ad arrivare alle critiche più dure dei gruppi ultratradizionalisti e sedevacantisti, quelli che ritengono non esserci stato più un Papa valido dopo Pio XII. La Stampa ha visitato i luoghi e incontrato i protagonisti di questa opposizione a Francesco, numericamente contenuta ma molto presente sul web, per descrivere un arcipelago che attraverso Internet ma anche con incontri riservati tra ecclesiastici, mescola attacchi frontali e pubblici a più articolate strategie.

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In prima linea sul web contro il Papa, lo scrittore Alessandro Gnocchi, firma dei siti Riscossa cristiana e Unavox: «Bergoglio attua la programmatica resa al mondo, la mondanizzazione della Chiesa. Il suo pontificato è basato sulla gestione brutale del potere. Uno svilimento della fede così capillare non si è mai visto».

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Cabina di regia

Tra le mura paleocristiane della basilica di Santa Balbina all’Aventino, accanto alle terme di Caracalla, la Fondazione Lepanto è uno dei motori culturali del dissenso a Francesco. Tra libri pubblicati, l’agenzia di informazione «Corrispondenza romana» e gli incontri tenuti nel salone del primo piano qui opera una delle cabine di regia del fronte anti-Bergoglio. «La Chiesa vive uno dei momenti di maggiore confusione della sua storia e il Papa è una delle cause – afferma lo storico Roberto De Mattei che della Fondazione Lepanto è il presidente -. Il caos riguarda soprattutto il magistero pontificio. Francesco non è la soluzione ma fa parte del problema». L’opposizione, aggiunge De Mattei, «non viene solo da quegli ambienti, definiti tradizionalisti, ma si è allargata a vescovi e teologi di formazione ratzingeriana e wojtyliana».

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Più che di dissenso, De Mattei preferisce parlare di «resistenza», la stessa che si è recentemente espressa attraverso la critica all’esortazione apostolica «Amoris Laetitia» di 45 teologi e filosofi cattolici e la dichiarazione di «fedeltà al magistero immutabile della Chiesa» di 80 personalità, divenute poi alcune migliaia, tra cui cardinali, vescovi e teologi cattolici. Tra gli italiani c’è il cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo emerito di Bologna. Uno dei principali centri di resistenza, sottolinea ancora lo storico, «è l’Istituto Giovanni Paolo II per la famiglia, i cui vertici sono stati recentemente decapitati dal Bergoglio». Nel mirino dei tradizionalisti c’è anche il «contributo che la politica migratoria di Francesco fornisce alla destabilizzazione dell’Europa e alla fine della civiltà occidentale».

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Fronda politico-teologica

L’attacco a Bergoglio è globale. «Nella galassia del dissenso a Francesco c’è una forte componente geopolitica – osserva Agostino Giovagnoli, ordinario di Storia contemporanea all’Università Cattolica ed esperto di dialogo con la Cina -. Accusano Bergoglio di non annunciare con sufficiente forza le verità di fede, ma in realtà gli imputano di non difendere il primato dell’Occidente. È una opposizione che ha ragioni politiche mascherate da questioni teologiche ed ecclesiali». La Cina ne è l’esempio. «C’è un’alleanza fra ambienti Hong Kong, settori Usa e destra europea: rimproverano a Francesco di anteporre alla difesa della libertà religiosa l’obiettivo di unire la Chiesa in Cina – continua -. Sono posizioni che trovano spazio spesso nell’agenzia cattolica Asianews. Il Papa, secondo questi critici, dovrebbe affermare la libertà religiosa come argomento politico contro Pechino, invece di cercare il dialogo attraverso la diplomazia».

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A dar voce al dissenso, che ha innegabili sponde interne alla Curia, sono anche ecclesiastici con entrature vaticane, come il liturgista e teologo don Nicola Bux, consultore delle Congregazioni per il Culto divino e per le Cause dei Santi. «Oggi, non pochi laici, sacerdoti e vescovi si chiedono: dove stiamo andando?- spiega alla Stampa -. Nella Chiesa c’è sempre stata la possibilità di esprimere la propria posizione dissenziente verso l’autorità ecclesiastica, anche se si trattasse del Papa.

Cardinal Carlo Maria Martini

Il cardinale Carlo Maria Martini, notoriamente esprimeva spesso, anche per iscritto, il suo dissenso dal pontefice regnante, ma Giovanni Paolo II non l’ha destituito da arcivescovo di Milano o ritenuto un cospiratore». Il compito del Papa, continua Bux, è «tutelare la comunione ecclesiale e non favorire la divisione e la contrapposizione, mettendosi a capo dei progressisti contro i conservatori». E «se un Pontefice sostenesse una dottrina eterodossa, potrebbe essere dichiarato, per esempio dai cardinali presenti a Roma, decaduto dal suo ufficio».

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In un crescendo di bordate, con un’intervista al Giornale nei giorni scorsi è sceso in campo anche il ricercatore Flavio Cuniberto, autore di un libro critico col magistero sociale del Papa, studioso di René Guenon e del tradizionalismo vicino alla destra esoterica. Ha dichiarato che «Bergoglio non ha aggiornato la dottrina, l’ha demolita, si comporta come se fosse cattolico ma non lo: l’idea stravolta di povertà eleva alla sfera dogmatica il vecchio pauperismo». Il Papa elogia la raccolta differenziata e così «le virtù del buon consumatore tardo-moderno diventano le nuove virtù evangeliche».

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Teorie sui due Papi  

Nella sua pagina ufficiale su Facebook, Antonio Socci sostiene che Benedetto XVI non si sia voluto davvero dimettere ma si consideri ancora Papa volendo in qualche modo condividere il «ministero petrino» con il successore. Interpretazione che lo stesso Ratzinger ha smentito seccamente a più riprese a partire dal febbraio 2014 fino al recente libro-intervista «Ultime conversazioni», dichiarando pienamente valida la sua rinuncia e manifestando pubblicamente la sua obbedienza a Francesco. La teoria ha tratto nuova linfa dall’interpretazione da alcune parole pronunciate nel maggio scorso dall’arcivescovo Georg Gänswein, Prefetto della Casa Pontificia e segretario di Benedetto XVI. Don Georg, intervenendo alla presentazione di un libro, aveva affermato: «Non vi sono dunque due papi, ma di fatto un ministero allargato – con un membro attivo e un membro contemplativo». Socci pubblica a fine settembre, una accanto all’altra, le foto di Bergoglio e Ratzinger sotto la scritta «quale dei due?». E scrive: «C’è chi si oppone l’amore alla verità (Bergoglio) e chi le riconosce unite in Dio (Benedetto XVI)». Tra i tanti commenti in bacheca, Paolo Soranno risponde: «Francesco I sembra che sia messo al servizio del Dio Arcobaleno (quello che non impone obblighi religiosi e morali) e non del Dio Cattolico». È nella Rete che il dissenso a Bergoglio assume i toni più accesi, con persone che dietro il paravento del computer si lasciano andare a furiose invettive, come si legge nei commenti sotto gli articoli postati sui social. Sul sito «messainlatino», che si dedica a promuovere la liturgia antica, ma ospita spesso anche commenti al vetriolo sul Papa, si parla di «noiosa monotonia ideologica dell’attuale pontificato». In rete si leggono commenti sulla Chiesa che «sarà spinta a sciogliersi in una sorta di Onu delle religioni con un tocco di Greenpeace e uno di Cgil», dato che «oggi i peccati morali sono derubricati e Bergoglio istituisce i peccati sociali (o socialisti)».

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Sul blog ipertradizionalista di Maria Guarini, «Chiesa e Postconcilio», si leggono titoli tipo questo: «Se il prossimo papa sarà bergogliano, il Vaticano diventerà una succursale cattomassonica». Il dissenso viene dall’area più conservatrice, ma trova sponde anche in qualche ultraprogressista deluso.

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È il caso del prete ambrosiano don Giorgio De Capitani, che attacca senza tregua Francesco da sinistra, e dunque non è assimilabile ai gruppi finora descritti. Sul suo sito web non salva nulla del pontificato. «Quante parole inutili e scontate – inveisce -. Pace, giustizia e bontà. Il Papa ci sta rompendo le palle con parole e gesti strappalacrime. Francesco è vittima del proprio consenso e sta suscitando solo illusioni, butta tanto fumo negli occhi, stuzzica qualche applauso manda in visibilio i giornalisti ignorantotti sulla fede».

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Giuseppe Rusconi, il giornalista ticinese curatore del sito «Rossoporpora», si chiede: «il nostro Pastore è veramente in primo luogo “nostro” o non mostra di privilegiare l’indistinto gregge mondiale, essendo così percepito dall’opinione pubblica non cattolica come un leader gradito ai desideri espressi dalla società contemporanea? Lo farà per strategia gesuitica o per scelta personale? E quando il Pastore tornerà all’ovile, quante pecorelle smarrite porterà con sé? E quante ne ritroverà di quelle lasciate». Questa composita galassia del dissenso ha eletto come suoi punti di riferimento alcuni vescovi e cardinali. Magister sul suo blog ha lanciato la candidatura papale del cardinale guineano Robert Sarah, attuale ministro per la liturgia di Francesco, amato da conservatori e tradizionalisti e molto citato nei loro siti e nelle loro pubblicazioni.

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Rischio scisma?

Tra coloro che vengono considerati stelle polari da parte di questo mondo ci sono soprattutto il porporato statunitense Raymond Leo Burke, patrono dei Cavalieri di Malta,

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e il vescovo ausiliare di Astana, Athanasius Schneider. Ma al di là dell’amplificazione mediatica offerta dalla rete, non sembra proprio che vi siano all’orizzonte nuovi scismi, dopo quello compiuto dal vescovo Marcel Lefebvre nel 1988. Ne è convinto il sociologo Massimo Introvigne, direttore del Cesnur: «I vescovi cattolici nel mondo sono più di cinquemila, il dissenso riesce a mobilitarne una decina, molti dei quali in pensione, il che mostra appunto la sua scarsa consistenza».

 

Introvigne sostiene che questo dissenso «è presente più sul web che nella vita reale ed è sopravvalutato: ci sono infatti dissidenti che scrivono commenti sui social sotto quattro o cinque pseudonimi, per dare l’impressione di essere più numerosi». Per il sociologo è un movimento che «non ha successo perché non è unitario. Ci sono almeno tre dissensi diversi: quello politico delle fondazioni americane, di Marine Le Pen e di Matteo Salvini che non sono molto interessati ai temi liturgici o morali – spesso non vanno neppure in chiesa – ma solo all’immigrazione e alle critiche del Papa al turbo-capitalismo. Quello nostalgico di Benedetto XVI, che però non contesta il Vaticano II. E quello radicale della Fraternità San Pio X o di de Mattei e Gnocchi, che invece rifiuta il concilio e quanto è venuto dopo. Nonostante vi sia qualche ecclesiastico che fa da sponda, le contraddizioni fra le tre posizioni sono destinate a esplodere, e un fronte comune non ha possibilità di perdurare». Introvigne fa notare una sorprendente caratteristica comune a molti di questi ambienti: «È l’idealizzazione mitica del presidente russo Vladimir Putin, presentato come il leader “buono” da contrapporre al Papa leader “cattivo”, per le sue posizioni in materia di omosessuali, musulmani e immigrati. Con il dissenso anti-Francesco collaborano fondazioni russe legatissime a Putin».

http://www.lastampa.it/2016/10/16/italia/cronache/quei-cattolici-controfrancesco-che-adorano-putin-IZpbcqI1ile1ZDnUxx1ePO/pagina.html

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LE NUOVE PERSECUZIONI

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In solidarietà ai cristiani che soffrono per mano dei fondamentalisti islamici in alcune regioni del mondo, anche nella nostra Italia ci sono cristiani che soffrono per mano di fondamentalisti cristiani.

Il caso di padre Scozzaro.

Era da molto tempo che non si leggevano elucubrazioni e provocazioni sulla vicenda dei Francescani dell’Immacolata nella bolgia dei blog tradizionalisti.

Il silenzio reverenziale e speranzoso di chi credeva nel nuovo governo dell’Istituto di trovare ingenui e collusi alleati viene interrotto dall’ardito Paolo Deotto  che giustifica un attacco gratuito a padre Giulio Maria Scozzaro esprimendosi a modo di disclaimer per evitare – secondo lui – un’azione penale: “(…) mi permetto di chiedere la vostra attenzione, perché quanto vi esporrò riguarda anche argomenti che interessano tutti: la libertà di espressione, la libertà di cronaca, e anche un certo clima che si è ormai instaurato nel mondo cattolico, in cui non si usa più parlare, discutere, ammonire ove necessario. No, si ricorre alla carta bollata. Forse tutto ciò si inquadra perfettamente nella secolarizzazione drammatica che sta vivendo la Chiesa; tuttavia a me, uomo all’antica (anche per ragioni anagrafiche) questo comportamento appare un po’ singolare”.

Non entriamo nel merito della grammatica ma rileviamo quanto il ricorso ad internet per infangare un sacerdote degno e rispettabile sia difforme dall’auspicata sacralizzazione della Chiesa che il Deotto contrappone alla “drammatica secolarizzazione” in corso.

Si biasima la carta bollata ma non il francobollo alle autorità della Chiesa per creare un caso mirato a delegittimare un “collaboratore di giustizia”.

Per dovere di cronaca e servizio alla verità, cercheremo allora di fornire ai nostri stimati lettori degli argomenti che spiegano, senza tanti misteri, il perché dell’accanimento contro padre Scozzaro da parte di persone che non lo hanno mai conosciuto.

Padre Giulio Scozzaro negli anni Novanta, prima di essere ordinato sacerdote, già rivestiva l’incarico di “pro rettore dei postulanti” dei Frati Francescani dell’Immacolata.

Questo, oltre ad evidenziare la fiducia di cui godeva presso il suo superiore, conferma tuttavia il pressapochismo e la precarietà che da sempre ha accompagnato l’azione pedagogica e formativa del padre Stefano Manelli verso i giovani frati e le sue “reclute”.

Fra esse non era raro trovare – secondo le annate – qualcuno dei nipoti facilmente riconoscibile, non solo dai tratti somatici, ma dal piglio autoritario e dalla debolezza voluttuaria che potrebbe confermare le teorie del Lombroso.

Accadde infatti che dal cassetto della stanza di Padre Manelli nel convento di Frigento sparirono delle banconote per un valore di tre milioni delle vecchie lire.

I sospetti caddero immediatamente sulle giovani reclute che popolavano la “Casa Mariana” e venne interpellato il loro “rettore”.

Nel profittare dell’andata a scuola dei puberi, Padre Giulio Scozzaro rinvenne con facilità le banconote proprio nella stanza del giovane nipote.

Si sarà anche trattato della sviolinata di un ragazzone quasi maggiorenne, ma osiamo credere che se l’autore del furto non fosse stato il nipote del Fondatore, difficilmente sarebbe rimasto nell’Istituto e ordinato sacerdote come poi successe con tutti gli annessi e connessi.

Il noto papà venne convocato con sua enorme vergogna nonché imbarazzo, ma l’allora fra Giulio M. Scozzaro, diventato più tardi Padre Giulio, fu un uomo di misericordia che sdrammatizzò la cosa per rispetto verso Padre Stefano, pur ponendosi seri interrogativi…

Come aveva infatti osato il nipote mettere le mani nel cassetto dello zio?

Era stata la prima volta? Ne aveva ricevuto altre volte l’autorizzazione? Aveva lo zio Fondatore dimenticato quella volta una concessione fatta al nipote? Cosa se ne faceva un giovinetto di una cifra da due stipendi mensili?

I dubbi rimasero…

Nel 1998 Padre Giulio Scozzaro si fece coraggio e denunciò padre Manelli per abusi di governo.

L’allora Sottosegretario per la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata, dichiarò: “Padre Manelli non si comporta da cristiano”.

Il rapporto di Padre Giulio col Fondatore si era dal momento del furto progressivamente deteriorato perché una testimonianza del genere gettava fango su una famiglia che aveva costruito sull’impeccabilità e l’immacolatezza la sua onorabilità.

“Questa è la mia famiglia” hanno messo in bocca a Padre Pio i Manelli.

Peccato che un tale giudizio non sia mai stato esclusivo ma veniva esteso dal santo cappuccino a tante altre famiglie e soggetti che lo frequentavano, così come appare nelle biografie autorevoli e meno autoreferenziali su padre Pio, dove mai è citato qualche componente della famiglia Manelli quale detentore di attenzioni speciali.

Padre Manelli non accettava inoltre che padre Giulio seguisse l’ispirazione di scrivere agiografie e libretti spirituali perché voleva l’assoluto monopolio sulle pubblicazioni, senza concorrenza.

Come Erode, padre Manelli si sentiva minacciato da un sacerdote in fasce.

Fu così che a padre Giulio, resagli la vita impossibile nei conventi dell’Istituto,  non restava che trovare rifugio nella sua Palermo.

Padre Manelli, secondo uno stile consolidato, ne doveva distruggere l’onore e la buona fama per coprire con la cortina fumogena della calunnia contro il suo accusatore, le malefatte che padre Giulio presentò alla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata in un periodo in cui, ottenuta l’approvazione pontificia, padre Manelli fece cadere i suoi freni inibitori nella guida dei frati e delle suore.

Padre Giulio venne accusato di “disobbedienza ostinata alle legittime disposizioni dei superiori in materia grave”.

Padre Giulio si rifiutava di essere trasferito in una comunità “tritacarne” dove il Fondatore avrebbe consumato la sua vendetta con il solito superiore-vessatore di turno.

Qui viene il bello.

Il Padre Manelli dal settembre del 2014 si trova per sua volontà nel convento delle Suore Francescane dell’Immacolata a San Giovanni Rotondo.

Qualcuno è ancora convinto della bufala degli “arresti domiciliari” alimentati dalle fantasie e dalla disonestà dei bloggers tradiprotestanti.

Dopo i noti fatti di cronaca, in attesa che la Magistratura e la Chiesa si pronuncino, non sarebbe stato più prudente sloggiare da San Giovanni Rotondo?

Padre Manelli sa invece bene che in un convento di frati sarebbe sotto il controllo di tutti e non potrebbe permettersi quella libertà di movimento tra visite e telefonate messe in opera per contrastare l’azione del commissario e dirigere le operazioni con i suoi cinque, sei avvocati.

Perché il Manelli si ostina a disobbedire “alle legittime disposizioni dei superiori in materia grave?”

Le leggi valgono solo per gli altri?

Immaginiamo già che si farà scudo dell’ennesimo certificato medico pur di sottrarsi agli interrogatori del Vaticano e non allontanarsi da una corte consolatrice.

Lo fece con il guaritore di Cassino e lo farà ancora sul Gargano.

Meglio per lui non esporsi all’indignazione dei frati, delle popolazioni non dappertutto favorevoli a lui e dei vescovi che potrebbero dichiararlo persona non grata nelle loro diocesi.

In Campania e nel Lazio non si parla che di lui quando si vuole attaccare la Chiesa.

Uno scandalo!

Padre Manelli non ha più il consenso della base e a seguirlo è oramai un gruppetto di laici da compatire e solo una trentina di sacerdoti, troppo pochi per un ribaltone di governo a favore dei suoi accoliti: dal vice-generale ai colonnelli.

Quanti danni e quante colpe in pensieri, parole, opere ed omissioni!

Il Deotto cerca poi di provocare Il neo Commissario Sabino Ardito con l’aiuto di Maria Guarini di Chiesa e Post Concilio.

In barba alla privacy ne pubblica la risposta e-mail con la sua richiesta del “sangue” di Padre Scozzaro che lui definisce “chiarimenti”.

Che interesse e che titolo ne può avere un semplice e sconosciuto laico come il Deotto se non l’induzione del Manelli e dei manelliani a utilizzarlo per sopprimere un testimone e  gabbare i commissari e la Congregazione per i Religiosi?

L’ultima porcata è che venne fatto credere a padre Scozzaro all’inizio degli anni Duemila che tutto sarebbe rientrato nell’ordine purché avesse ritirato il ricorso in Segnatura Apostolica.

Nel frattempo, con il noto manovale padre Alessandro Apollonio, si cercarono cardinali e prelati che testimoniassero a favore di Padre Manelli ai giudici degli organismi preposti a giudicarlo sulla base delle denunce, mentre – con l’inganno – si chiedeva a Padre Scozzaro di ritirare le sue denunce.

Il resto della storia lo conosciamo, una storia infinita, una storia che si ripete, una storia che ha fin troppo scandalizzato i piccoli.

… Miserere nobis.

IL DOTTO DEOTTO E L’INDOTTO DELLE BANANE

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Paolo Deotto non è un dirigente sportivo, ma un ammiratore di Carlo Tavecchio aspirante alla presidenza della Federcalcio.

Lo ha difeso strenuamente dalle critiche mossegli da tutti gli ambienti politici, sportivi e pubblicistici per esternazioni razziste su calciatori extracomunitari da lui definiti, “mangiabanane”.

Non sappiamo se la stitichezza, il diabete, l’ulcera gastroduodenale o la tendenza all’obesità impediscano al Nostro di gustare il frutto tropicale di cui si nutrono specialmente quei primati il cui comportamento è spesso emulato da chi presume di conciliare l’animalità con la razionalità.
Forse per dispetto qualche scimmietta o qualche… sportivo extracomunitario deve aver lanciato una buccia di banana sul marciapiede di casa del Deotto, vista la rovinosa scivolata “a gamba tesa” sulla questione dei Francescani dell’Immacolata.

Tutti ricordiamo la storiella de’ “La volpe e l’uva” il cui significato è la forza distruttiva dell’invidia attraverso l’arma della detrazione.

Paolo Deotto non si limita a sentenziare su fatti che non conosce, ma mette in discussione quanto altri – più onesti e professionali di lui – dicano su una vicenda che oramai conosce risvolti giudiziari e cronachistici non più rappresentati da blogghini di nicchia come per l’appunto, “Riscossa Cristiana”.

Non è da escludere che qualora Paolo Deotto  fosse davvero ben informato sui fatti,  il magistrato non esiterà ad interrogarlo come « persona informata sui fatti ». Saremo allora curiosi di conoscere la fonte delle sue dichiarazioni. Il resto è solo millanteria.

Ai benpensanti rincuora sapere che a difendere un decaduto Fondatore siano rimasti solo i blog di nicchia, quelli dalla monocampana stonata, quelli del killeraggio mediatico fatto per simpatia e ideologia,  quelli che si vendono per… un casco di banane?

Essi rappresentano un modello da utilizzare nei laboratori delle Scuole Medie per far capire ai ragazzi il principio fluidodinamico dei vasi comunicanti.

Nel post intitolato La strana vicenda del sequestro dei beni…“, Paolo Deotto afferma che:

“La Congregazione dei Frati Francescani dell’Immacolata non possiede e non ha mai posseduto beni”.

A noi risulta che i Frati non avessero piuttosto proprietà, rilevando finalmente la confusione del Deotto tra uso (o possesso) e proprietà di beni.

Inutile ricordare che su qualche spazio mediatico emerge anche che il Fondatore avesse un conto corrente personale.

Ne era per l’uso o per la proprietà?

Chiederemo ai Frati se nelle Costituzioni FI è permesso a un loro Religioso avere un conto corrente personale…

Padre Volpi è accusato dal Deotto di ricevere 5000 euro al mese.

Per il lavoro che svolge ne meriterebbe il doppio, ma è un vero peccato che Deotto, pur ritenendosi così informato e amico dei Frati, non abbia saputo dagli stessi quanto tale notizia sia una maliziosa bufala.

Volpi, infatti, non è salariato e non riceve compensi o onorari per i suoi servizi.

Crediamo che sia una scelta secondo il suo stile. 

Dovrebbe essere un fatto risaputo almeno ai gentiluomini o gentildonne che lo giudicano quotidianamente e fanno credere di saperla lunga sui Frati.

Peccato per il Deotto e per i calunniatori in attesa di “lettera dalla busta verde”, che lo scoop sia diabolicamente apparso la prima volta sul profilo facebook di un « familiare » (?) al Fondatore molto esposto al grande pubblico. 

Verrebbe da dirgli: “Vade retro!”

Un’autentica perla informativa è poi la seguente affermazione:

“Le donazioni, cospicue, che nei decenni sono state fatte da tanti benefattori, sono sempre state a favore di associazioni di fedeli, formate da laici, non da religiosi. Queste associazioni, da prima del commissariamento, sono presiedute da laici, non da religiosi”.

Il Deotto ne è proprio sicuro?

Perché non chiede alla Procura di Avellino gli Atti degli Avvisi di Garanzia e ci spiega su cosa si basa la truffa aggravata e il falso ideologico?

Chi faceva capo alle Associazioni?

Chi ne erano membri effettivi prima del Commissariamento?

Laici – come lui dice – o Religiosi?

Quando sono state fondate le Associazioni?

A partire da quando sono subentrati i laici familiari e amici del Fondatore?
 
Sono atti pubblici di accesso universale.
 
Associazione Missione dell’Immacolata, Associazione Missione del Cuore Immacolato, Associazione Casa Mariana Editrice.

Paolo Deotto non è informato sui fatti o mente sapendo di mentire?

Il Nostro confonde poi la misconoscenza dei Frati sul patrimonio milionario con la conoscenza dei benefattori della loro donazione.

Uno smeraldo di logica!

Tizio dona a Sempronio un appartamento e non è al corrente di quanto ha fatto?

C’è bisogno del Deotto per rilevare qualcosa di ovvio?

Ammesso che i Frati (tranne qualcuno…) non ne sapessero nulla, l’illustre direttore deve dimostrarci se ogni singolo donatore fosse però a conoscenza dell’intero patrimonio …

Abbiamo i nostri dubbi.

Il Deotto incalza:

“I beni, mobili e immobili, amministrati dalle associazioni di laici, sono utilizzati per gli scopi specifici della Congregazione: apostolato, opere caritative, buona stampa, informazione religiosa.”

Concentriamoci sul primo assioma e più precisamente su quel riferimento ai laici: “(…) associazioni di laici…”

Come già detto, non erano esclusivamente Frati e Suore i Soci delle Associazioni fino al Commissariamento?

Cosa è successo dopo e perché?

Chi aveva permesso l’ingresso di quei Religiosi nelle Associazioni se non il Fondatore Padre Manelli?

Chi aveva escogitato l’ipocrita “fictio iuris” per dare parvenza di povertà se non il Padre Manelli?

Chi aveva pensato alla creazione di un’Associazione privata di diritto pubblico, se non Manelli?

Lo scopo?

Sottrarre i beni al controllo della Santa Sede.

Perché?

Semplice!

Il Padre Manelli aveva sempre considerato la Chiesa come covo di eretici e massoni di cui diffidare.

Sognava nel delirio paranoico una monarchia cattolica delle banane; virtuoso com’era una riforma dall’interno, una sorta di restaurazione borbonica a suon di milioni o miliardi delle vecchie lire, quelli il cui utilizzo potrebbe essere già intuibile, immaginando i tanti, ma decaduti protettori al suo soldo.

Chi ha permesso nelle associazioni l’ingresso successivo di laici se non il Manelli?

Chi aveva voluto inserire nello statuto delle Associazioni la clausola originaria per la quale potevano essere soci solo Frati e Suore Francescani dell’Immacolata?

Il Manelli!

Chi ha designato i laici che sono subentrati ai Religiosi?

Il Manelli!

Chi ha fatto cambiare le regole e la finalità dello statuto da

“apostolato, opere caritative, buona stampa, informazione religiosa” 

a “spirito del Padre Manelli”?

Il Padre Manelli!

Di una cosa ha ragione il Deotto, quando scrive:

“Tutto ciò non è certo una novità!”

Di un’altra cosa, invece, ha torto marcio il Deotto:

“Le vere ragioni del commissariamento non sono mai state chiarite”.

Dopo l’obbedienza  (a se stesso) e la povertà (per gli altri) scivolate sulla buccia di banana, cosa resta ancora al Fondatore da nascondere?

Più il chiasso aumenta, più il sole sale allo zenit.

Ne vedremo e sentiremo ancora delle belle nel tormentone degli imbananati e imbananate dal Manelli…

Quale sarà il prossimo scandalo chiarito e schiarito alla luce della verità?

Firmato:

 Optì Pobà,

titolare nella Lazio e testimonial della Chiquita

TRAVOLTA DALLO SCANDALO LA BANDA MANELLI!

——-  DOVEROSE  CONSIDERAZIONI. ——–

 

1)     Tutto l’Istituto dei Francescani dell’Immacolata è stato strumentalizzato da manelli e dai suoi manichini (i cosiddetti superiori, sia frati che suore) per essere  utilizzato come un grande e furbesco paravento col quale  (e dietro al quale) rastrellare  molti beni (e non mi riferisco solo a quelli economici che oggi, finalmente, sono stati smascherati).   È evidente che l’odio e la violenza  scatenata  contro Padre Volpi e il Commissariamento (perfino la ridicola raccolta  firma per rimuovere il commissario – fingendo che il commissario voleva colpire la messa  tridentina)  avevano innanzitutto lo scopo di creare UNA CORTINA FUMOGENA, DI OCCULTARE QUANTO OGGI STA EMERGENDO e quindi DI IMPEDIRE E DI BLOCCARE CHE SI SMASCHERASSERO TUTTI  I PANNI SPORCHI  CHE SI NASCONDEVANO DIETRO LA FACCIATA PERBENISTICA, come più volte abbiano indicato.   Vedrete che dietro  al chiasso  mediatico fatto con la falsa scusa di difendere la messa tridentina, ci sono i complici e gli spalleggiatori di manelli in tutte queste operazioni finite nel mirino della Guardia di Finanza.  Ora si aprirà  finalmente l’indagine su come, con quali metodi, con quali complicità e, probabilmente, con quali truffe si è riusciti ad accumulare un “malloppo”  così grosso, ad accumulare tanto denaro, tanti  appartamenti e terreni, oltre alle operazioni bancarie e all’uso dei palazzi per guadagnare altro denaro, (“operazioni finanziarie e immobiliari spregiudicate”) invece di usare tutto solo per l’evangelizzazione e la missione in un regime di vera povertà. Anzi una parte degli stessi frati e suore venivano tenuti in un regime di grande miseria, diversa dalla povertà. Ha perfettamente ragione il Parroco di Frigento (Don Pietro Bonomo) quando afferma: “La comunità è indifferente e sconcertata allo stesso tempo. È sconcertata perché un Istituto che pratica la povertà si è trovato proprietario di tutto questo ben di Dio». Da tempo a Frigento si vociferava infatti di questi acquisti anomali, tra cui due alberghi («Abbazia» e il ristorante «Buonconsiglio», ora «Oasi di Padre Pio») e diverse case, messi in atto dall’Ordine monastico. /…/ : Dove sono andate a finire poi le offerte fatte dai cittadini? All’amarezza suscitata dalla notizia dell’appropriazione indebita di beni SI UNISCE IL DUBBIO DI ESSERE STATI TRUFFATI. Eppure dietro l’angolo ESISTEUN PARADOSSO: «I FRATI HANNO FATTO E FANNO UNA VITA DA CANI – FA NOTARE DON PIETRO – MANGIAVANO COSE SCADUTE E SI AMMALAVANO. È UNA DINAMICA INTERNA CHE COZZA MOLTO CON QUEL CHE POI È VENUTO FUORI DALLE INDAGINI. IN PRATICA, DELLA DONAZIONE DEI BENI SI SONO SERVITI SOLO ALCUNI».

 

2)             Bisognerà anche fare  luce sullo “spirito di manelli” (coma ha giustamente sottolineato Loredana), su questa sua abilità tenebrosa a coinvolgere frati e suore e laici in queste attività truffaldine, sul plagio attraverso il quale ha fatto in modo che tanti diventassero sottomesse marionette di questa FABBRICA DI INGANNO, e anche su tutte le favole, le superstizioni e le falsificazioni della realtà e del carisma francescano inoculate nelle menti dei subalterni per trasformarli in docili esecutori di una mega truffa.   

3) Come abbiamo sempre sostenuto gli abusi, le deviazioni e oggi, (nella misura in cui verranno accertate) anche le truffe di manelli e dei manelliani, esistono da lungo tempo e sono presenti ancor prima ed indipendentemente dell‘adozione della S. Messa tridentina: essi  sono presenti, quasi fin dall’inizio e comunque in un periodo in cui non solo la S. Messa tridentina non c’era, ma anzi Manelli la vietava!Oggi  risulta molto più chiaro che il motivo del commissariamento e della rimozione di manelli non è mai stato la messa tridentina. La S. Messa tridentina è stata solo la maschera dietro la quale il santone ha cercato di mascherare i suoi imbrogli ed è stato lo “specchietto per le allodole” (o meglio per i … polli) con cui manelli ha cercato di manipolare l’esercito sprovveduto dei cosiddetti tradizionalisti, per utilizzarli nella difesa della sua  doppia vita, della sua  doppia  faccia  tosta, della sua molteplice  – non solo doppia – disonestà. Ed i tradizionalisti, soprattutto con grande dabbenaggine e ignoranza, ci sono caduti. 

 

4) Una buona parte di frati e suore NON SAPEVA NULLA o quasi nulla  DI QUESTE ATTIVITÀ FRAUDOLENTE, MENTRE GLI ATTUALI NUOVI SUPERIORI, NON SAPEVANO CHE fossero in gioco cifre  così ingenti: “l’operazione ci era in gran parte sconosciuta” .  Comunque la gravissima responsabilità dei BENI ACCUMULATI in modo disonesto RICADE SOLO SUGLI EX SUPERIORI RIMOSSI DALLA SANTA SEDE, e su quanti sono stati loro complici e  fiancheggiatori.  Ha ragione il Sindaco di Frigento (Luigi Famiglietti) quando afferma che: “NON sarebbe tuttavia giusto confondere la buona fede dei frati e delle suore con EVENTUALI RESPONSABILITÀ CHE RIGUARDEREBBERO ESCLUSIVAMENTE I LIVELLI GERARCHICI GIÀ ALLONTANATI DA TEMPO DALLA CHIESA». Questi beni mobili e immobili, sono stati ammassati dall’ex  governo e dalle  persone loro complici – e prestanome – I CUI NOMI VERRANNO PRESTO  RESI  PUBBLICI.  Chiaramente è coinvolto colui che ha mosso tutti i fili ed è stato rimosso dalla Santa Sede l’11 luglio 2013, cioè il santone da noi più volte indicato come la radice dei mali di quell’Istituto.  Non c’è dubbio che molti frati e suore erano solo “manovalanza”, altri erano esclusi dal  circolo e dai traffici della BANDA e tenuti lontani perché  mostravano resistenza a diventare complici. Questa pattuglia di “ingenui” andavano a costituire la facciata rassicurante che era utile per meglio  coprire le attività disoneste.

 

LO  SCANDALO DELLA BANDA  MANELLI

5) Non c’è dubbio che tutti i fanatici e ottusi manichini di manelli saranno trascinati dal loro santone-fallito in un disastro completo e in un baratro senza fondo che si allargherà sempre di più nella misura in cui continueranno cocciutamente a esserne schiavi (come fino ad ora) e a scambiare per “santo” un grande falsario e a farsi rovinare la vita e la vocazione da  questo tenebroso e disonesto figuro abituato a tramare nell’ombra e a nascondendosi dietro la veste rassicurante della Madre Chiesa,  che ora ha però ha detto “basta!”

 

6) Dove sono FINITE adesso LE DELIRANTI E RIDICOLE ACCUSE CONTRO LA Congregazione, contro il Commissario, contro i visitatori e anche contro il Papa Francesco, “sputate” senza ritegno dai vari De Mattei, dalla papessa Siccardi, dai cosiddetti riscossa cristiana, chiesa e postconcilio, messainlatino, con i loro farneticanti e odiosi proclami fatti solo di fumo e di “gravidanze isteriche”? Essi sono stati solo dei bravi “utili idioti” (forse solo qualcuno in buona fede) manipolati e pilotati dalla BANDA MANELLI per impedire con i loro usuali metodi violenti, che venissero denunciate tutte le malefatte e i traffici illeciti.

Ha aperto la guerra De Mattei cominciando subito  a costruire mostri e fantasmi fomentando, l’immagine di una Chiesa addirittura “sanguisuga” che intenderebbe assimilarsi ai regimi dittatoriali (sic!).. Ha blaterato a lungo chiedendo UNO STRACCIO DI PROVA, mentre ora che ci sono prove gigantesche, PROVE CHE STRACCIANO LORO, tace. De Mattei e i suoi coalizzati (noi abbiamo sempre sostenuto che essi erano aizzati da manelli e dalla banda manelli) per due anni hanno solo sputato veleno e coltelli contro la Santa Sede, pilotando a giorni alterni una  lotta di classe mirata, in qualche modo, a criminalizzarli, inventandosi “mostri, Kommissari, orchesse, aguzzini, ecc.” che esistono solo nella loro fantasia. Trascriviamo una sintesi degli orrori vomitati da questi fiancheggiatori allucinati dal santone-guru-fraudolento: 

De Mattei:  il decreto di commissariamento era un abuso di potere, un allarmante perdita della certezza del diritto. La Chiesa non è un soviet” (Il caso dei Frati FI (de Mattei) (Roberto de Mattei, Corrispondenza Romana, 30.07.2013). “Il provvedimento è una pulizia etnica /…/ un vero mandato con licenza d’uccidere” (messainlatino.it, 6/8/2013 – Trionfo e tragedia. Il Crepuscolo degli Ordini religiosi (PapalePapale) del 31.07.2013 – Il Mastino da PapalePapale del 31.07.2013).  Corrispondenza Romana raccoglie firme contro il decreto della Santa Sede, approvato dal Papa (9/8/2013).

La prima omelia di Padre Volpi ai frati (nella quale subito ben descrisse la  tragica dipendenza dal santone e la sua indebita divinizzazione), secondo la papessa Siccardi, sarebbe stato “una istigazione all’ammutinamento /…/ che proviene da una volontà matrigna” [L’invito di P. Volpi (Commissario) all’ammutinamento (Riscossa Cristiana,  di Cristina Siccardi) (29.08.2013)].

Padre Alfonso sarebbe il traditore o l’accusatore” [La testimonianza di F. Agnoli su p. Alfonso Bruno, nuovo segretario generale dell’Ordine FI, nominato dal Commissario p. Volpi (14.09.2013)] [cfr. anche Le calunnie contro p. Stefano Manelli FI (di Francesco Agnoli, da Libertà e Persona, ottobre 2013)].

De Mattei raccoglie firme per ottenere le dimissioni del Commissario Volpi accusato addirittura di ferocia (14/12/2013) e di regime tirannico [Iniziata la raccolta di firme per chiedere le dimissioni del commissario p. Volpi (Corrispondenza  Romana, Roberto de Mattei, 09.12.2013)]. [Cresce la pressione sulla S. Sede per far cessare la scandolosa persecuzione dei FFI: consegnate 8000 firme a Parolin, e ora è iniziata un’altra iniziativa (Corrispondenza Romana, del 08.02.2014)].  

Anche Antonio Socci si è messo a denigrare e ad offendere il commissariamento. Nel suo articolo si parla, senza rispetto, di persecuzione e di “inquisitori sinistri”, ma viene citato solo il Card. Aviz (“che ha avuto trascorsi con la T.d.L.”) [In Vaticano c’è una nuova Inquisizione Catto-progressista. Perseguitano i Francescani dell’Immacolata perchè hanno fede e tante vocazioni. E’ una vergogna! Ma il Papa lo sa?   (di A. Socci, Libero, quotidiano nazionale, 05.01.2014)]. Un attacco ad personam veramente agghiacciante viene rivolto a P. Alfonso Bruno in un articolo che è uno dei peggiori e più impregnati di ostilità [Frati F.I: “perdonate se sono troppo autoreferenziale” così parla p. Bruno (da Libertà e Persona, il 1° feb 2014)] . Ci sono poi gli articoli contro Suor Fernanda Barbiero (28-5-2014 –cfr. http://pellegrininellaverita.wordpress.com/2014/06/05/de-mattei-e-il-falso-vento-da-pechino/); 16-6-2014 –http://www.corrispondenzaromana.it/notizie-dalla-rete/unamica-delle-francescane-dellimmacolata-ci-scrive/); (18-6-2014- http://www.corrispondenzaromana.it/la-nuova-teologia-di-suor-fernanda-barbiero/).

Insomma un vero KILLERAGGIO MEDIATICO “un infangamento e uno sputtanamento unico”. (chiesa e post concilio – articolo “Una risposta personale agli attacchi ad personam”, commento 30 luglio 2014 17:52).

Si è parlato del Commissario (con la K), che sarebbe modernista e non cattolico (!) (cfr. Radio Spada – L’ALTRA CAMPANA SUI FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA”., Silente on 25 luglio 2014 at 9:26 pm ) (chiesa e post concilio,  “Alcune chiose al frate FI nuovo corso intervistato da Radiospada”,  Silente, 25 luglio 2014 15:42).

I manelliani puri oltre ad essere  camorristicamente violenti, sono anche almeno scismatici, se non eretici nel fatto che, per loro, il vero papa sarebbe (tenetevi forte!)  nientemeno che …… manelli.

Da ricovero forzato sono infatti certe mafiosità di un personaggio almeno allucinato che afferma, purtroppo senza  vergogna: “Ehi, VDR (vescovo di Roma), tu che vieni dalla fine del mondo sei avvisato!!! Bada bene a quello che dici perché “Fedele Inquieto” ti rimette sull’aereo e ti ri-spedisce nella pampa. Invece di star lì a telefonare a questo e a quello, va di corsa alla clinica dove è ricoverato IL VERO PAPA, quel certo manelli che tu “perseguiti”.… che magari se sei fortunato e ti ritiene Cattolico (i suoi giudizi in materia sono molto selettivi) ti riceve in udienza, e non ti scordare di portargli le arance!” ((cfr. messainlatino.it ––Frati F.I.: lettera aperta al Papa da un lettore inquieto., Anonimo 28 gennaio 2014,  09:35). Qui siamo al delirio puro e se – corrispondesse alla sua vera posizione, saremmo fuori dalla vera fede!

Non parliamo poi addirittura delle incivili, cafonesche e aberranti minacce fisiche: “Sei figlio della codardia, quindi se padre Pio al suo figlio lo prese a schiaffi, a te ti faccio scegliere dove prenderti a calci senza nemmeno rimproverarti e poi sciacquati la bocca sia che parli di san pio che di p.stefano. non sono anonimo come te, sono giuseppe f……” (messainlatino.it, 23 giugno 2014, articolo Il Papa ha incontrato gli FI – A. Tornielli – Vatican Insider – 23-06-2014, – Pino, 24 giugno 2014, 22:37).

Alla luce dei fatti odierni non appaiono fortemente allucinati e deliranti le posizioni mentali e teologiche di questi  difensori del santone-falsario?

(per un resoconto documentato cfr.  Amici della verita, MANELLIANI – 8 – DIFENDERSI DAI LANCIATORI DI COLTELLI, https://amicidellaverita.wordpress.com/2014/08/05/72/).

 

 7) Adesso si può meglio capire “la verita’ su tutta la meschina operazione contro il commissario Volpi(cfr. Amici della Verità, Manelliani 25,https://amicidellaverita.wordpress.com/2015/02/19/manelliani-25-la-verita-sulla-meschina-operazione-contro-il-commissario-volpi/). Pensate che solo per una parolina fuori posto (“i parenti”) i componenti della famiglia manelli hanno fatto un sacco di storie e inscenato contro Padre Volpi un’infame campagna di denigrazione, fino a strombazzare un’azione legale, quando poi la BANDA MANELLI è coinvolta (e vedremo quanto e come) per una mega truffa e un falso che riguardano proprio – guarda caso – il trasferimento di quegli stessi beni che Padre Volpi aveva subito denunciato come un atto immorale. Che farisei ipocriti! Che spudorati mentitori e incalliti costruttori di falsità in libera uscita.

 

8) Dov’è finito adesso il tipetto  tradizionalista – che si spaccia per don Camillo – che infangava il Commissario Volpi, sempre sulla azione legale dei familiari manelli –  blaterando contro di lui di una presunta infrazione all’ottavo comandamento? Visto che sembrava avere uno zelo profondo per la pulizia. Adesso, dopo aver saputo della mega truffa scriverà forse un post sul suo blog dichiarandosi indignato e sconvolto per questa colossale disonestà degli amici che prima difendeva?

 

9) Non solo ma quando Padre Volpi, giustamente,  a suo tempo aveva denunciato quello stesso  trasferimento fraudolento PER IL QUALE OGGI  LA BANDA MANELLI è SOTTO INCHIESTA GIUDIZIARIA, i manelliani (compreso i dilettanti allo sbaraglio del blog “in difesa degli abusi di manelli”) avevano ribaltato la frittata insinuando che tutta l’azione  sarebbe stata motivata solo da una presunta sete di guadagno che spingeva la Congregazione a rapinare (!?) quei soldi e quei beni che la Banda manelli – oggi sappiamo dalla GdF – aveva fraudolentemente sequestrato.  Più diabolici di così!

 

10) Un solo invito che sta crescendo in tantri  man mano che la stampa anche nazionale, pubblica sempre di più o particolari di questa rivoltante vicenda: VERGOGNATEVI  E CONVERTITEVI.

 

Riccardo Piccarreta

Originale:  MANELLIANI 29 – TRAVOLTA  DALLO SCANDALO  LA BANDA MANELLI!

FABIO CANCELLI, UN GRAFOMANE IN CERCA DI RECORD

 

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E’ un italiano: il primatista mondiale dello scrivere senza dire niente.

Il quindici è un numero magico per i continuatori del “Duce” in vena di esprimersi senza limiti di spazio e di tempo: parlò infatti per quindici ore filate l’Onorevole Almirante, impegnato a fare ostruzionismo alla Camera, meritandosi il soprannome di “Vescica d’acciaio”, dato che per tutto questo tempo non gli fu possibile andare in bagno.

Ora tale Fabio Cancelli dedica ben quindici pagine ad attaccare Padre Fidenzio Volpi e Padre Alfonso Bruno, senza negarsi qualche frecciata a Jorge Bergoglio, ridotto tuttavia nel suo sproloquio al ruolo marginale di comparsa.

Se però il Papa viene citato solo episodicamente nello scritto del Cancelli, egli domina la sua scena iniziale,  o meglio l’incipit della sceneggiatura.

L’ambientazione è misteriosa, “probabilmente in qualche importante sacrestia”, in cui il Papa ascolta “sorridente” Padre Alfonso Bruno.

Privo com’è del filmato del colloquio, Cancelli si trova nell’impossibilità di decifrare il labiale.

Ciò malgrado, il Nostro non si scoraggia, e redige un copione in cui il Papa – che evidentemente deve essere interpretato da una comparsa – rimane in silenzio, mentre parla Padre Alfonso Bruno, con un linguaggio degno di un “cattivo” dei film western: “Non preoccuparti, Francesco, ci sono io che ti difenderò da questo ammasso di blogghisti e dai miei confratelli malvagi e cripto-lefebvriani!”

A questo punto la scena viene tagliata, in modo che gli spettatori ignorino la risposta di Bergoglio, cosicché la “suspence” è assicurata.

Di qui in avanti, non si capisce assolutamente se quanto narrato nel seguito della pellicola sia da attribuire al Papa.

Questa tecnica narrativa è davvero degna di un grande regista: Sergio Leone inizia il racconto di “C’era una volta in America” con la visita del protagonista in una fumeria d’oppio, per cui lo spettatore non sa se il racconto successivo sia reale od onirico.

Qui, però, non c’entra la finzione scenica, quanto piuttosto l’intenzione subdola e maliziosa di insinuare che Padre Bruno sia candidato al Premio Nobel per gli ossimori nella raccolta dell’ampia letteratura epica dedicatagli da novelli scrittori alla Valerio Massimo Manfredi: malvagio/ vittima di un complotto; furbo/ ingenuo; genio/ limitato intellettualmente…

Giulio Cesare, Alessandro Magno e Napoleone, per citarne alcuni, sono solo degli autodidatti nei suoi confronti.

Padre Volpi è invece la reincarnazione di Marco d’Aviano. Tra Cappuccini ci si intende nella lotta contro i catto-talebani!
Il tale Fabio Cancelli alla fine scopre che dietro il Brown si cela un Burattinaio molto altolocato.

Degno da film di “Dan Bruno”: nomen omen!

Fabio Cancelli raccoglie la pistola fumante del gringo dello “spaghetti western”. E’ la prova che ha sparato lui!

Saltando alla conclusione delle quindici interminabili pagine redatte da Cancelli, come fanno i lettori impazienti dei romanzi gialli, non si scopre affatto che l’assassino è il maggiordomo, giacché il mistero permane, ed anzi si infittisce.

“Ma dov’è la logica – si domanda Cancelli – in tutto questo?”; ce lo domandiamo anche noi (n.d.r.).

 E conclude desolato: “Punto”.

Ci viene in mente il racconto di un corso tenuto alla Gregoriana da un insigne Professore di Teologia.

Il cattedratico iniziò la prima lezione con una domanda retorica: “Quid est Trinitas?”

Alla fine dell’ultima, riprese l’interrogativo iniziale: “Quid est Trinitas?”

E concluse dicendo: “Nescimus”.

La mancanza di una risposta plausibile affligge anche i malconsigliati che si avventurano nella lettura dello sproloquio di Cancelli.

L’unico filo logico consiste nella persecuzione cui Volpi e Bruno avrebbero sottoposto il malcapitato Manelli il cui merito è stato di vestire gli ignudi: 400 frati e 400 suore, persino nei parlatori!

Peccato che dal 1970 molti di più siano quelli e quelle già usciti prima del Commissariamento per farsi preti diocesani, entrare in altri Istituti, secolarizzarsi o sposarsi, con la “maledizione” del “Padre Comune” che è sulla terra (e non nei Cieli).

Sembra di udire il racconto delle asserite persecuzioni cui si dedicano i detenuti (tutti quanti – a loro dire – vittime di errori giudiziari).

La nota più illogica di queste narrazioni non consiste tanto nel negare le prove anche più evidenti, bensì nella mancanza di un motivo plausibile per cui poliziotti e magistrati si sarebbero dedicati a far condannare degli innocenti.

Qui si entra in quella forma specifica di paranoia che è il delirio di persecuzione.

Nel caso specifico, il perseguitato è indubbiamente Padre Manelli.

La reale identità del persecutore rimane invece sostanzialmente avvolta nel mistero.

Volpi e Bruno sono naturalmente dipinti come i Fouquier Tynville della situazione, ansiosi – nel loro delirio inquisitorio – di far cadere il maggior numero di teste.

Non si scorge invece l’identità del regista occulto, del Grande Vecchio (altra fissazione nazionale fin dal tempo delle Brigate Rosse) che manovra le “dramatis personae”.

Gli ingenui lettori, nei fumi dello sproloquio di Cancelli, esausti per un testo infarcito di oscure allusioni, di accuse sussunte, di denunzie tanto gravi quanto generiche, a questo punto sono letteralmente stremati, e nel loro sfinimento potrebbero credere addirittura che Volpi e Bruno hanno eliminato “Santokan” e i suoi tigrotti di Mompracem.

Cancelli preferisce però lasciare tutto nell’ombra, e svanirvi egli stesso come fanno teatralmente i presentatori dei programmi televisivi sui grandi misteri.

Il seguito alla prossima puntata.

IL “DUCE”  LO AVEVATE PRIMA!

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RISPOSTA ALLA SEDICENTE RISCOSSA CRISTIANA (Fabio Cancelli link)

Poche volte ho letto un contributo  così modesto e privo di veri contenuti. Chi è Fabio Cancelli da mettersi continuamente a sindacare su quello che fa la Santa sede e soprattutto dalla posizione di Istituto indagato?  Che cosa vuole dire, in effetti con questa lettera?  Gli ricordiamo che più volte e su diversi blog o siti abbiamo già risposto a tutte quelle sue esternazioni che si fondano quasi sempre su impressioni soggettive, che abbandonano il  vigore e il rigore dei fatti concreti. Non si può stare sempre chiusi solo nel proprio orticello mentale. Internet, a ragione, può essere considerato un nuovo aeropago dell’evangelizzazione e quindi è doveroso navigarci dentro ed essere almeno informati..

1) Abbiamo già detto che per i fatti gravi della Nigeria non solo il “capo” che è stato sospeso a divinis, ma anche i suoi complici avrebbero dovuto finire – se ci fosse stata la denuncia –  addirittura in galera (cfr. sequestro di persona), per cui sembra ridicolo affermare che la sola sospensione a divinis sia grave. Vada a rileggere l’articolo “Mestieranti della disinformazione”: in Nigeria c’è stata una rivolta all’arma bianca: seminaristi manelliani ammutinati  (quelli normali non lo avrebbero mai fatto!); preso in ostaggio il superiore sottoposto a vessazioni e sequestrato, in rappresaglia contro la destituzione del precedente superiore (manelliano) che aveva commesso numerosi abusi e orchestrava la campagna di disprezzo e di ribellione contro le legittime autorità. In questa sommossa ci sono stati addirittura tafferugli tra i formandi, si è verificato l’intervento della polizia locale per sedare la rivolta. È dovuto intervenire anche il Vescovo locale, per ben otto ore nel convento, per placare gli animi”. Chi difende tutto questo o lo chiama una cosa da niente, si deve vergognare e non solo non è un vero frate ma neanche vero cattolico.

2) Manelli ha creato una mentalità da caserma in cui tutto era rigidamente controllato e una clima di terrorismo psicologico per cui tutti obbedivano e si dicevano contenti, così come nei vari regimi dittatoriali tutti si dicevano contenti. Nelle varie sètte è la stessa cosa: tutti dicono di essere felici, che c’è unità e il santone che li tiranneggia è visto come un benefattore. Di fronte alla fabbrica di burattini manelli e al  loro fanatismo, se non si affronta e si cura il DNA di base si perde tempo e non c’è una vera sanazione in radice. I manelliani che solo con manelli non vanno neanche a fare pipì se non chiedono permesso, invece con tutti gli altri sono insubordinati, tramano sotto banco, utilizzano l’inganno, fanno quello che vogliono e sparano veleno sul web contro il commissariamento, cosa che di per sé, già li qualifica di settarismo perché le procedure della Chiesa non si possono considerare come operate da nemici.

3) Le prove definitive la Santa Sede le dà a chi crede e quando crederà di darle, non certo al primo pinco pallino che le chiede. Ad un vero cattolico basta quanto già indicato in merito ai campi sotto inchiesta:

  1. a) Nel Decreto di nomima del Visitatore apostolico già emergono i problemi interni all’Istituto per i quali si procede all’indagine: “stato della comunità, vita di comunione fraterna, stile di governo del Superiore Generale, formazione dei giovani religiosi e dei candidati al sacerdozio, rapporti con la Congregazione delle Suore Francescane dell’Immacolata (cfr. Decreto, p. 2).
  2. b) Nel Decreto di nomina del Commissario Apostolico Padre Fidenzio Volpi sono aggiunti altre due aree su cui indagare: “l’organizzazione delle attività apostoliche; la corretta gestione dei beni temporali” (cfr. Decreto, 11 luglio 2013).
  3. c) I provvedimenti già presi, l’8 dicembre 2013, dal Commissario Apostolico, in piena sintonia con la Congregazione dei Religiosi e col Santo Padre data la loro gravità e serietà (Lettera, pp. 4-5), indicano con chiarezza la gravità e la serietà dei problemi esistenti in quell’Istituto. La gestione dispotica dell’Istituto, sintetizzata dal frate che ha rilasciato intervista a Radio Spada con la frase “non si muove foglia che manelli non voglia”, esprime bene la prima deviazione dell’Istituto; c’è poi la sua divinizzazione, il culto della personalità, il ritenerlo un “santone” visionario per cui da molti viene messo effettivamente “al di sopra della Chiesa e anche del Vangelo” per cui, anche se non ve ne accorgete nel vostro Istituto SI SEGUE LA PERSONA, NON IL CARISMA, così da avere un grottesco Istituto “ad personam”, come i partiti “ad personam”; ci sono poi gli abusi vari nella vita interna dell’Istituto, con le complicità in questi abusi dei componenti del decaduto – grazie a Dio – Consiglio Generale; e ci sono poi le tante altre contestazioni che in tanti articoli e testimonianze abbiamo già relazionato. “L’ideologizzazione del V.O. (non del V.O. in se stesso che noi stimiamo) ideologizzazione dovuta soprattutto alla Papessa Perillo e a Suor Consiglia; gli abusi e i soprusi compiuti nella vita ordinaria dell’Istituto (che non c’entrano niente con la S. Messa tridentina) e poi tanti altri buchi neri dei manelliani: il settarismo, il fariseismo, l’elitismo, il fondamentalismo, il culto abnorme della personalità del fondatore, il falso carismatismo, il controllo assoluto e nevrotico delle persone, le costrizioni puerili, l’uso dei ricatti, delle minacce, del terrorismo psicologico (si minaccia l’inferno ad ogni occasione), la polverizzazione dell’identità e la distruzione della personalità con la scusa di un’obbedienza spesso isterica e puntiforme, la segregazione dei discepoli, gli abusi col voto mariano strumentalizzato per i capricci e le geometrie individuali dei superiori, ecc.. Sono tanti i buchi neri da cui l’lstituto è minato, lacerato, disgregato e lesionato. Dovete ringraziare la Congregazione se non ha spiattellato in prima pagina a livello nazionale tutte le malefatte di manelli, dei suoi complici e delle sue false colonnelle”.

Ma se lei continua a leggere solo ciò che le fa comodo (come il libro di Carlo Manetti che è super di parte, se non proprio fazioso) ignorando le testimonianze che esprimono i punti negativi dell’Istituto, non vale neanche la pena che io perda tempo a riassumerli di nuovo.

4) In un solo articolo (“Difendersi dai lanciatori di coltelli”) abbiamo riassunto tutti gli stomachevoli attacchi velenosi che voi manelliani, sui vari vostri siti coalizzati, avete sparato contro la Santa Sede, il commissariamento e quindi il Papa che approva in pieno l’operato delle nuove autorità legittimamente nominate, calunniandoli e diffamandoli, mentre fingete di ignorare che il vostro manelli con tutto il consiglio direttivo precedente è stato esautorato e quindi sono tutti insieme ormai decaduti. Cosa di cui non volete ostinatamente farvene una ragione. In quell’articolo si faceva la rassegna stampa delle vostra “violenta guerriglia mediatica e non mediatica – in molti articoli – contro la Congregazione dei religiosi per impedire che faccia chiarezza dentro l’Istituto dei FI, i quali se sono veramente immacolati, non hanno nulla da temere da qualsiasi verifica e da diversi interventi. /…/ La carrellata manelliana che proponiamo assomiglia ad un rassegna degli orrori!”. È la Chiesa che valuta e giudica voi, non voi che potete valutare e giudicare la Chiesa. I comportamenti scorretti e disonesti assunti dai manelliani durante il commissariamento, CONTRO IL COMMISSARIAMENTO, la dicono lunga sul vero volto oscuro di questo Istituto e si aggiungono con autorevolezza alle tante testimonianze sui punti negativi dell’Istituto, giustificando in abbondanza non solo il commissariamento, ma anche eventuali altri provvedimenti forti. Padre Volpi e Padre Alfonso, anche a causa delle numerosissime testimonianze acquisite, sanno tantissime cose sulla vera identità dei manelliani e su quanto avviene effettivamente dietro la facciata perbenistica e perfettina del vostro Istituto. La vostra lettera dimostra che molte cose non le conoscete e parlate per immagini, non in verità.

5) Continuate a ripetere come un mantra che chiedete colloqui personali ma dimenticate due cose: a) i manelliani puri, preparati ad arte da manelli, intervistarti rispondono sempre come macchinette: “va tutto bene, è il migliore istituto che esiste, i superiori sono santi e perfetti, non esistono problemi, le critiche a noi rivolte sono solo calunnie”, ecc. chiusi dentro una muraglia cinese mentale; b) ci sono stati esposti sui punti negativi dell’Istituto fin dal 1998, poi altri nel 2001,2002,2003; già durante la Visita apostolica sono stati acquisite testimonianze significative al di là del questionario (a cui ha collaborato e dato la sua approvazione il vostro Apollonio, il quale è il principale complice e responsabile degli abusi manelliani); dal commissariamento in poi sono state centinaia le testimonianze rese direttamente al commissario o a voce o per iscritto. E ancora oggi continuano a pervenire.

6) Si esige da voi, per l’appartenenza vera alla Chiesa, che quando si parla del Commissario e del Segretario Generale dovete farlo ALMENO con lo stesso rispetto e obbedienza che avevate per il vecchio e decaduto Consiglio Generale. Sapete bene che in passato quando c’erano difficoltà a vivere le obbedienze il vostro manelli diceva sempre: “Obbedisci e basta”. Bene sia lui che voi, oggi dovete fare questo – se siete coerenti – con i nuovi superiori posti dalla Chiesa! Per essi si tratta di nomine ufficiali conferite dalla Santa Sede e approvate dal Papa che, in quanto tali, sono anche superiori ai vostri ex superiori. Se non c’è questo non siete credibili e il vostro parlare non ha alcun valore.

7) Non ascoltate nessuno, avete robusti paraocchi, non avete neanche l’umiltà di pensare: “Fammi leggere con attenzione queste critiche, può darsi che qualcosa di vero ci sia”. Scrivete queste lettere pubblicate dai vostri siti compiacenti solo per sostenere le vostre testarde posizioni e per parlare – in definitiva – a voi stessi di ……voi stessi e quindi ai manelliani come voi, in un circolo chiuso, per dire solo “NON CI DISTRURBATE” (parole già gravi rivolte alla Chiesa) non certo per aprirsi con sincerità alla legittima autorità. Per questo siete regrediti e nuotate nel vuoto.

8) Una cosa che apprezzo nella lettera è che sono state riportate con precisione le critiche che vengono rivolte a manelli e all’Istituto. Per il resto stante la povertà di questa lettera solo un’altra cosa approvo con decisione: l’espressione “il mio è un semplice tentativo d’indagine /…/ che può essere tranquillamente cestinato”. Ecco per il bene di entrambi sarebbe stato bene che una volta scritta, riletta, questa lettera fosse stata accompagnata dalla decisione molto saggia di cestinarla, perché, purtroppo, è priva di un reale spessore contenutistico.