La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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FarodiRoma: Rinviato a giudizio Manelli. Ma le accuse per gli abusi sessuali restano prescritte.

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Una campagna orchestrata dai suoi difensori (ma alla quale hanno dato credito solo pochi media) ha creato una certa confusione riguardo al destino processuale di padre Stefano Manelli, da noi chiamato “Boia di Frigento” per l’efferatezza dei suoi comportamenti ai danni dei più indifesi tra i religiosi e le religiose che lo seguivano. Per lui la Procura di Avellino ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di truffa e falso insieme a Pietro Luongo (padre Pietro Maria), e Maurizio Abate (padre Bernardino Maria). Mentre continuano le indagini su presunti omicidi avvenuti nel convento di Frigento e per la morte del delegato pontificio padre Fidenzio Volpi, sul cui corpo sono state trovate tracce di arsenico.

Risultano invece prescritte (perché riguardano fatti avvenuti prima del 2009 e che prevedono pene non superiori ai  6 anni di detenzione) le accuse per gli abusi sessuali e maltrattamenti subiti da alcune suore in diversi conventi dell’Istituto commissariato dalla Santa Sede nel 2013, reati per i quali l’83enne padre Manelli, nato a Fiume, era stato iscritto nel registro degli indagati dal pm Adriano Del Bene. “L’archiviazione è una grande vittoria della giustizia e della Chiesa di Dio”, ha commentato l’avvocato difensore Enrico Tuccillo. Un’opinione francamente sconcertante, che merita una risposta molto semplice: se non ha compiuto molestie e stupri, padre Manelli rinunci alla prescrizione (tutti gli imputati hanno questa facoltà) e si faccia processare per dimostrare la sua innocenza.

Un anno e mezzo fa erano partite le indagini della Procura di Avellino che grazie al lavoro della Guardia di Finanza aveva compiuto sequestri nel marzo 2015 di trenta milioni di euro di proprietà delle due società. Si tratta di 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radio-tv, 5 impianti fotovoltaici dislocati su tutto il territorio nazionale, 102 autovetture, più saldi giacenti su numerosi rapporti di natura finanziaria.

Beni poi rimessi, si, in libertà ma sulla cui liceità di acquisizione e gestione è sempre pesato il dubbio degli inquirenti. Il gup ha accolto le richieste del pm Fabio Massimo Del Mauro, ed ora scatta il procedimento penale a carico degli indagati. I tre – come scrive Loredana Zarrella su Il Mattino – che ora sono imputati, dovranno rispondere dei reati di truffa e falso ideologico. Nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, notificato agli indagati nel luglio scorso, si parlava del “disegno criminoso, con più azioni commesse anche in tempi diversi in violazione di più norme di legge”.

Un disegno che sarebbe stato attuato per sottrarre beni all’Istituto religioso che ha sede a Frigento, in via Piano della Croce, in quel convento intorno a cui si sono concentrate anche altre indagini.. Ad oggi intanto sotto i riflettori sarà l’operato di padre Manelli  individuato dalla Procura come “istigatore e determinatore dell’attività dei correi”, ossia come l’orchestratore della truffa.

 

E. I.

Nella foto padre Stefano Manelli con il cardinale tradizionalista Raymond Leo Burke, uno dei 4 firmatari della lettera con i “dubia” sull’Amoris laetitia.
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«MANELLI SALE LE SCALE DEL TRIBUNALE. SLÀLOM GIGANTE: “È TUTTO UN COMPLOTTO CONTRO DI ME.”»

8-10-2016

I MISTERI DI FRIGENTO.

LA DIFESA DI PADRE MANELLI: “CONTRO DI ME UN COMPLOTTO”.

«Irrisor est, non poenitens.» Sant’Agostino

“E’ un complotto. Non so chi e perché abbia potuto ordirlo contro di me.”

«Nolite errare, Deus non irridetur.» Gal 6,7

“Così Padre Stefano Manelli si è difeso ieri, presso la Procura di Avellino, durante un interrogatorio fiume durato circa tre ore e mezza davanti al pm Adriano del Bene.
Assistito dall’avvocato Enrico Tuccillo, il frate frondatore dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, che ha la sua casa madre a Frigento, è indagato dalla Procura per i reati di violenza sessuale e maltrattamenti.

Decine sarebbero le testimonianze che lo inchiodano. Ex suore fuoriuscite dalla Congregazione, in modo particolare, che hanno parlato di vessazioni, palpeggiamenti, di costrizioni e penitenze di medievale memoria. Addirittura, di induzione alla prostituzione con potenti benefattori, per assicurare al convento il denaro necessario a una “vita agiata, anzi agiatissima, per lui solo (Padre Manelli, ndr) e per la sua famiglia” – dicono le religiose che, solo dopo diversi anni, hanno trovato il coraggio di parlare. Racconti, questi, raccolti nel noto dossier depositato lo scorso anno presso la Procura.

Una mole non indifferente di testimonianze che ha fatto scattare l’inchiesta e le relative verifiche intorno al convento di Frigento e a quella presunta vita fatta di abusi, di vocazioni sacramentali usate come mezzo di ricatto, di costrizioni simili a quelle usate nelle organizzazioni mafiose, come quella di pungersi il dito per suggellare la propria assoluta fedeltà a Padre Manelli.”

Altresì Bergoglio era intervenuto, dissolvendo il voto di obbedienza.

“Il frate 83enne, sottoposto a interrogatorio dal pm Del Bene ha ieri rigettato tutte le accuse, ricalcando la stessa linea difensiva adottata in questi mesi, davanti agli organi di stampa, dal suo difensore. “E’ un complotto” aveva già detto l’avvocato Enrico Tuccillo. “Non so perché abbiano ordito questo complotto contro di me”, ha più volte ripetuto Padre Manelli durante le tre ore e mezza di interrogatorio […].”

I “carabinieri del comando di Mirabella Eclano […] dovranno ora verificare la corrispondenza di alcune dichiarazioni esternate da Manelli.

Come quella relativa alla cripta del convento di Frigento, dove riposano dieci corpi, compresi quelli dei genitori di Padre Stefano. Accanto a loro, in uno spazio angusto, anche quelli dei frati e delle suore morti, secondo alcune testimonianze, in circostanze misteriose. Chi e perché ha autorizzato una simile sepoltura? […].

Prosegue spedito intanto il filone d’inchiesta affidato al pm Fabio Massimo Del Mauro […].

Il Gup, che ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio di Padre Stefano e dei rappresentanti legali delle associazioni “Missione dell’Immacolata” e “Missione del Cuore Immacolato”, ha fissato la durata dell’udienza preliminare al 22 dicembre. Truffa e falso ideologico sono i reati di cui dovranno rispondere e che, uniti a quelli di abusi sessuali e maltrattamenti, per cui l’ultraottantenne è indagato e ieri sottoposto a interrogatorio, terranno ancora molto impegnati inquirenti e legali.” L. Zarrella

Il male, addirittura quello adombrato dietro al più insospettabile inganno o «firma» – vedi → P. Stefano Maria Manelli – finisce sempre per esser scoperto ed evidenziato alla fine; alle corde. Ecco il punto: l’uman volere, così orribile. Poiché giammai potrà cavarsela il colpevole che lo ha compiuto e cancellarla, la colpa in «calix», ossia in calce, senza il ricorso alla Divina Volontà che lo liberi dalla propria condanna. L’umiltà, questa in ultima istanza la Verità.

«Tutto è sereno per chi è sereno.» Adriana Pallotti

In fede.
Luciano Mirigliano

https://gloria.tv/article/34d2frmHZfVV3M1MUyxz2k4ds

MANELLI INTERROGATO DAL PM, A DICEMBRE L’UDIENZA PRELIMINARE SUGLI ABUSI SESSUALI

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I misteri di Frigento

LA DIFESA DI PADRE MANELLI: “CONTRO DI ME UN COMPLOTTO”

Il frate respinge le accuse di maltrattamenti e violenza sessuale, fissata per dicembre l’udienza preliminare sul secondo filone

di Loredana Zarrella
Il Mattino, ed Avellino 5 ottobre 2016

“E’ un complotto. Non so chi e perché abbia potuto ordirlo contro di me. Non so, soprattutto, perché questi frati e queste suore mi stanno accusando di maltrattamenti e abusi sessuali”. Così Padre Stefano Manelli si è difeso ieri, presso la Procura di Avellino, durante un interrogatorio fiume durato circa tre ore e mezza davanti al pm Adriano del Bene.
Assistito dall’avvocato Enrico Tuccillo, il frate frondatore dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, che ha la sua casa madre a Frigento, è indagato dalla Procura per i reati di violenza sessuale e maltrattamenti.

Decine sarebbero le testimonianze che lo inchiodano. Ex suore fuoriuscite dalla Congregazione, in modo particolare, che hanno parlato di vessazioni, palpeggiamenti, di costrizioni e penitenze di medievale memoria. Addirittura, di induzione alla prostituzione con potenti benefattori, per assicurare al convento il denaro necessario a una “vita agiata, anzi agiatissima, per lui solo (Padre Manelli, ndr) e per la sua famiglia” – dicono le religiose che, solo dopo diversi anni, hanno trovato il coraggio di parlare. Racconti, questi, raccolti nel noto dossier depositato lo scorso anno presso la Procura.

Una mole non indifferente di testimonianze che ha fatto scattare l’inchiesta e le relative verifiche intorno al convento di Frigento e a quella presunta vita fatta di abusi, di vocazioni sacramentali usate come mezzo di ricatto, di costrizioni simili a quelle usate nelle organizzazioni mafiose, come quella di pungersi il dito per suggellare la propria assoluta fedeltà a Padre Manelli.

Pure Papa Francesco era intervenuto, sciogliendo il voto di obbedienza.

Il frate 83enne, sottoposto a interrogatorio dal pm Del Bene ha ieri rigettato tutte le accuse, ricalcando la stessa linea difensiva adottata in questi mesi, davanti agli organi di stampa, dal suo difensore. “E’ un complotto” aveva già detto l’avvocato Enrico Tuccillo. “Non so perché abbiano ordito questo complotto contro di me”, ha più volte ripetuto Padre Manelli durante le tre ore e mezza di interrogatorio. Un tempo non esagerato considerando le tantissime accuse mosse al frate. Un tempo utile per fare chiarezza e per passare, ancora una volta il testimone ai carabinieri del comando di Mirabella Eclano che dovranno ora verificare la corrispondenza di alcune dichiarazioni esternate da Manelli.

Come quella relativa alla cripta del convento di Frigento, dove riposano dieci corpi, compresi quelli dei genitori di Padre Stefano. Accanto a loro, in uno spazio angusto, anche quelli dei frati e delle suore morti, secondo alcune testimonianze, in circostanze misteriose. Chi e perché ha autorizzato una simile sepoltura? L’aprile scorso il sopralluogo di quindici militari dell’arma, guidati dal capitano Leonardo Madaro. “Ho inviato tutte le comunicazioni agli organi competenti” si è limitato a dire Padre Manelli davanti al pm Del Bene.

Prosegue spedito intanto il filone d’inchiesta affidato al pm Fabio Massimo Del Mauro, relativo al danno patrimoniale che il frate avrebbe causato all’ Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolat. Il Gup, che ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio di Padre Stefano e dei rappresentanti legali delle associazioni “Missione dell’Immacolata” e “Missione del Cuore Immacolato”, ha fissato la durata dell’udienza preliminare al 22 dicembre. Truffa e falso ideologico sono i reati di cui dovranno rispondere e che, uniti a quelli di abusi sessuali e maltrattamenti, per cui l’ultraottantenne è indagato e ieri sottoposto a interrogatorio, terranno ancora molto impegnati inquirenti e legali.

Faro di Roma: I GIORNI DELLA VERITA’. RISCHIO CARCERE PER MANELLI, IL “BOIA DI FRIGENTO”

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La Procura di Avellino ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di truffa e falso sia per Padre Stefano Manelli da noi chiamato “Boia di Frigento”, sia per Pietro Luongo (padre Pietro Maria), sia per Maurizio Abate (padre Bernardino Maria). Un anno e mezzo fa erano partite le indagini della Procura di Avellino che grazie al lavoro della Guardia di Finanza aveva compiuto sequestri nel marzo 2015 di trenta milioni di euro di proprietà delle due società. Si tratta di 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radio-tv, 5 impianti fotovoltaici dislocati su tutto il territorio nazionale, 102 autovetture, più saldi giacenti su numerosi rapporti di natura finanziaria.

Beni poi rimessi, si, in libertà ma sulla cui liceità di acquisizione e gestione è sempre pesato il dubbio degli inquirenti. Il gup ha accolto le richieste del pm Fabio Massimo Del Mauro, ed ora scatta il procedimento penale a carico degli indagati. I tre – come scrive Loredana Zarrella su Il Mattino – che ora diventano imputati, dovranno rispondere dei reati di truffa e falso ideologico. Nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, notificato agli indagati nel luglio scorso, si parlava del “disegno criminoso, con più azioni commesse anche in tempi diversi in violazione di più norme di legge”.

Un disegno che sarebbe stato attuato per sottrarre beni all’Istituto religioso che ha sede a Frigento, in via Piano della Croce, in quel convento intorno a cui si sono concentrate anche altre indagini. Ci sono infatti inchieste su presunti abusi sessuali e maltrattamenti subiti delle suore in diversi conventi dell’Istituto commissariato dalla Santa Sede nel 2013. Reati questi per cui l’83enne Padre Manelli, nato a Fiume, è stato iscritto nel registro degli indagati dal pm Adriano Del Bene. Ad oggi intanto sotto i riflettori sarà l’operato di padre Manelli, individuato dalla Procura come “istigatore e determinatore dell’attività dei correi”, ossia come l’orchestratore della truffa.

Edoardo Izzo

 

I giorni della verità. Rischio carcere per Padre Manelli, il “boia di Frigento”

LA PROCURA: PROCESSO A PADRE MANELLI

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RICHIESTO IL PROCESSO PER PADRE MANELLI

Il Mattino, Ed Avellino, pag. 31

di Loredana Zarrella

Tre richieste di rinvio a giudizio per truffa e falso. A circa un anno e mezzo dall’avvio dell’indagine congiunta con la Guardia di Finanza, la Procura di Avellino chiede il rinvio a giudizio per padre Stefano Manelli, fondatore dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, per Pietro Luongo (padre Pietro Maria), presidente del Consiglio di Amministrazione dell’associazione “Missione dell’Immacolata” di Frigento, e componente del Consiglio direttivo dell’associazione “Missione del Cuore Immacolato” con sede a Benevento; rinvio a giudizio anche per Maurizio Abate (padre Bernardino Maria), tesoriere della prima associazione (Missione dell’Immacolata) e presidente del Consiglio direttivo della seconda, nonché economo dell’Istituto dei Francescani dell’Immacolata.

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Trenta i milioni di euro di proprietà delle due società, già sequestrati dalle Fiamme Gialle nel marzo del 2015. Si tratta di 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radio-tv, 5 impianti fotovoltaici dislocati su tutto il territorio nazionale, 102 autovetture, più saldi giacenti su numerosi rapporti di natura finanziaria.

Beni poi rimessi, si, in libertà ma sulla cui liceità di acquisizione e gestione è sempre pesato il dubbio degli inquirenti. Il Gup ha accolto le richieste del pm Fabio Massimo Del Mauro, scatta il procedimento penale a carico degli indagati. I tre, che ora diventano imputati, dovranno rispondere dei reati di truffa e falso ideologico. Nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, notificato agli indagati nel luglio scorso, si parlava del «disegno criminoso, con più azioni commesse anche in tempi diversi in violazione di più norme di legge». Un disegno che sarebbe stato attuato per sottrarre beni all’Istituto religioso che ha sede a Frigento, in via Piano della Croce, in quel convento intorno a cui si sono concentrate anche altre indagini. Ci sono inchieste su presunti abusi sessuali e maltrattamenti subiti delle suore in diversi conventi dell’Istituto commissariato dalla Santa Sede nel 2013. Reati questi per cui l’83enne Padre Manelli, nato a Fiume, è stato iscritto nel registro degli indagati dal pm Adriano Del Bene.

Intanto sotto i riflettori, in particolare, sarà l’operato di padre Manelli, individuato dalla Procura come «istigatore e determinatore dell’attività dei correi», ossia come l’orchestratore della truffa. Perché far entrare laici nelle compagini associative vicine all’Istituto dei frati con la medaglia miracolosa appuntata sul saio grigio-celeste?

Perché modificare gli statuti delle associazioni e trarre in inganno notai e Prefettura con attestazioni mendaci? Perché dichiarare falsamente che padre Fidenzio Volpi, commissario dell’Ordine, aveva dato l’assenso a tali modifiche? Sospetta, tra le tante variazioni fatti, anche la norma introdotta negli statuti delle due associazioni che consentiva la devoluzione del patrimonio, in caso di scioglimento delle compagini, ad enti aventi analogo scopo.

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Nell’Istituto dei frati, diviso tra manelliani e sostenitori delle decisioni della Santa Sede, la volontà di cambiare i principi di regolazione delle associazioni è apparsa da subito sospetta. Troppo ingente il patrimonio accumulato negli anni. Un peccato forse lasciarlo nelle mani della gestione commissariale? Conflitti di amministrazione a parte, restano le parole di tanti frati e suore interpellati da Il Mattino, che hanno raccontato delle vessazioni e dell’allucinante clima che si viveva nella congregazione.

“CONVENTO DEGLI ORRORI”: ALTRI DUE FRATI SONO STATI INDAGATI

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GIALLO ESCLUSIVO

Si allarga l’inchiesta sull’ordine religioso di Avellino al centro di una torbida vicenda: oltre a padre Manelli ci sono altri religiosi finiti sotto accusa

“CONVENTO DEGLI ORRORI”: ALTRI DUE FRATI SONO STATI INDAGATI

I frati Maurizio Abate e Pietro Luongo sono accusati di aver aiutato padre Stefano Manelli a impossessarsi in maniera illecita di un ingente patrimonio, quantificato in 30 milioni di euro
Frigento (Avellino) “Le indagini sull’impero patrimoniale riconducibile ai Frati Francescani dell’Immacolata di Frigento sono chiuse. Risultano indagati padre Stefano Manelli e altri due frati: Maurizio Abate e Pietro Luongo. I tre religiosi rischiano il processo per il reato di falso ideologico commesso in concorso tra loro, con una serie di aggravanti”.

E’ questo, in estrema sintesi, il contenuto dell’avviso di chiusura delle indagini recapitato nei giorni scorsi a padre Stefano Manelli e ai frati Maurizio Abate e Pietro Luongo. L’inchiesta, condotta dal pubblico ministero Fabio Massimo Del Mauro, della procura di Avellino, riguarda l’ingente patrimonio riconducibile alla congrega fondata da padre Manelli, il frate già indagato per maltrattamenti e violenza sessuale.

Si parla di un vero tesoro, del valore comprensivo di 30 milioni di euro, che, secondo gli inquirenti, padre Manelli avrebbe provato a sottrarre per poi affidarlo attraverso due associazioni travolte dall’inchiesta, a laici di sua conoscenza.

Questo tesoro, per cui padre Manelli rischia il processo, è costituito da 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radiofonico e cinematografico, cinque impianti fotovoltaici e 102 autovetture, nonché da ingenti disponibilità finanziarie.

Le ricchezze sarebbero state affidate a due Associazioni, i cui vertici sono riconducibili agli altri due sacerdoti coinvolti nella scandalosa inchiesta.

E’ opportuno ricordare che parallelamente a questa inchiesta, la Procura ha avviato un’altra indagine, che vede Stefano Manelli indagato, ma per reati diversi: maltrattamento e violenza sessuale perpetrati ai danni di suore e frati che operavano nel famigerato “convento degli orrori” di Frigento (Avellino). Una inchiesta molto delicata che riguarda anche alcune morti sospette. Ma di questo parleremo più avanti. Torniamo ora all’inchiesta sull’impero patrimoniale dei tre preti.

Scrive il giudice: “Stefano Manelli, Maurizio Abate e Pietro Luongo sono indagati in concorso tra loro poiché in esecuzione del medesimo disegno criminoso… Hanno commesso violazioni a più norme di legge, anche non impedendo un evento che avevano l’obbligo giuridico di impedire”. Padre Manelli, nel frattempo trasferito in un convento di Albenga, in provincia di Savona, e gli altri due indagati “dichiaravano falsamente” (lo scrive il magistrato) una serie di circostanze pur di accaparrarsi l’ingente patrimonio .

E’ in questo scenario che si inserisce la misteriosa morte di padre Fidenzio Volpi, nominato dall’allora Papa Benedetto xvi commissario Apostolico, affinché potesse mettere ordine nell’Istituto fondato da Manelli e fare chiarezza sull’ingente patrimonio di cui parlavamo.

TROVATO DEL VELENO SU BARBA E CAPELLI

Sulla morte del frate la Procura di Roma ha aperto una inchiesta dopo che i familiari del religioso scomparso hanno presentato una denuncia a seguito del rinvenimento, da parte del medico legale incaricato, di alcune particelle di Arsenico sulla barba e tra i capelli.

Questo lascerebbe pensare che padre Volpi sia stato ucciso e che non sia morto per cause naturali.

Ma questa non è l’unica morte sospetta avvenuta nel periodo in cui padre Manelli era a capo della congrega che aveva la sua direzione generale presso il convento di Frigento.

Un episodio misterioso su cui si stanno concentrando gli inquirenti riguarderebbe la morte di un altro sacerdote: il frate filippino Mattew Lim, 30 anni, originario di Quezon City. Sulla morte del frate aleggia l’ipotesi dell’omicidio. Lo dicono ex frati ed ex suore.

Fra Matteo morì la mattina del 22 luglio del 2002. Si trovava nell’orto insieme con altri confratelli, all’interno del convento di Frigento, quando precipitò in un pozzo morendo annegato. Le sue urla disperate le sentirono in molti, ma nessuno intervenne.

In merito a questo atipico incidente, la Procura ha in mano la testimonianza di una ex sorella, I.T., che disse: “Ho conosciuto personalmente Fra Matteo: era una persona sorridente, solare, molto allegra, giocherellona. Gli ho parlato prima che morisse e il frate mi rivelò con sgomento: “In questo Istituto ci sono troppe cose che non vanno e che non andrebbero fatte”.”

di Gian Pietro Fiore

Giallo settimanale – Anno IV – Num 35 – 31 agosto 2016

Padre Manelli indagato per truffa, falso, violenza sessuale e maltrattamenti

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14 Lug 2016
by redazione

Padre Stefano Manelli, il fondatore della congregazione dei Frati Francescani dell’Immacolata è stato iscritto nel registro degli indagati della Procura di Avellino per i reati di truffa e falso. La notizia è stata pubblicata dal settimanale Giallo e ripresa dal Mattino, per il quale padre Manelli risulta indagato, sempre nell’ambito di una inchiesta avviata dalla Procura di Avellino, anche per i reati di violenza sessuale e maltrattamenti.
L’inchiesta di natura finanziaria, affidata al pubblico ministero Fabio Del Mauro, che ha coinvolto il frate riguarda l’ingente patrimonio della congregazione: 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radiofonico e cinematografico, cinque impianti fotovoltaici e 102 autovetture per un valore di oltre 30 milioni di euro, nonché ingenti disponibilità finanziarie. Risorse affidate a due associazioni i cui vertici sono finiti sotto inchiesta insieme al frate.

Procede anche l’indagine per i presunti abusi sessuali, coordinata dal pubblico ministero Adriano Del Bene. Vittime di Manelli le suore dei vari conventi sparsi sul territorio e in particolare quello di Frigento dove il frate era recentemente tornato a dimorare (ma gli attuali superiori lo hanno allontanato ed ora si troverebbe in un convento ad Albenga).
Guardia di Finanza e Carabinieri stanno sentendo nelle ultime settimane decine di persone prima che le due inchieste vengano chiuse, ma i guai per il fondatore dei francescani dell’Immacolata, esautorato dalla Santa Sede nel 2013 con un provvedimento approvato prima da Benedetto XVI e poi da Papa Francesco, non finiscono qui: gli inquirenti indagano anche sulla morte di fra Mattew Lim, filippino di appena 30 anni, il cui cadavere fu ritrovato in un pozzo.

Padre Manelli indagato per truffa, falso, violenza sessuale e maltrattamenti