La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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PADRE MANELLI INDAGATO PER TRUFFA – trasferito d’urgenza ad Albenga

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Frigento: Lo scandalo nel convento francescano

PADRE MANELLI INDAGATO PER TRUFFA

Il religioso è stato trasferito d’urgenza ad Albenga dalla Santa Sede
Gian Pietro Fiore

Nuovo capitolo dello scandalo che ha coinvolto padre Stefano Manelli, il fondatore della congregazione dei Frati Francescani dell’Immacolata: la Procura di Avellino lo ha scritto nel registro degli indagati per i reati di truffa e falso.
La notizia è stata anticipata dal settimanale “Giallo”, il periodico di Urbano Cairo che fa riferimento anche ad un provvedimento urgente della Santa Sede con cui è stato trasferito ad horas padre Manelli. Il religioso, ex direttore generale dell’ordine e fondatore, è stato trasferito d’urgenza presso una struttura religiosa ad Albenga, in provincia di Savona, a circa 1000 chilometri di distanza dal convento di Frigento, dove recentemente il frate era tornato a dimorare.
E’ opportuno ricordare che padre Stefano Manelli risulta indagato, sempre nell’ambito di una inchiesta avviata dalla Procura di Avellino, anche per i reati di violenza sessuale e maltrattamenti.
L’inchiesta di natura finanziaria, affidata al pubblico ministero Fabio Del Mauro, che ha coinvolto il frate riguarda l’ingente patrimonio della congrega: 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radiofonico e cinematografico, cinque impianti fotovoltaici e 102 autovetture per un valore di oltre 30 milioni di euro, nonché ingenti disponibilità finanziarie. Risorse affidate a due associazioni i cui vertici sono finiti sotto inchiesta insieme al frate.
L’indagine di natura economica e patrimoniale, avviata dalla procura della repubblica di Avellino, procede di pari passo con quella per i presunti abusi sessuali, coordinata dal pubblico ministero Adriano Del Bene, commessi dal Manelli sulle suore rinchiuse in clausura nei vari conventi sparsi sul territorio e in particolare quello di Frigento (Avellino) dove il frate aveva organizzato la direzione generale della congregazione riconosciuta dal Vaticano.
Guardia di Finanza e Carabinieri stanno sentendo nelle ultime settimane decine di persone prima che le due inchieste vengano chiuse. I guai per il fondatore dei francescani dell’Immacolata, esautorato dalla Congregazione vaticana per i religiosi nel 2013 con un provvedimento approvato prima da Benedetto XVI e poi da Papa Francesco, non finiscono qui. Sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti c’è la morte di fra Matteo, avvenuta in circostanze misteriose il 22 luglio del 2002. Il frate, da appena 10 giorni a Frigento, era precipitato in un pozzo oggi chiuso con un grande masso. Proprio la morte del frate filippino Mattew Lim, originario di Quezon City, di 30 anni è stata indicata da alcuni ex frati e ex suore come un probabile caso di omicidio.

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CORRIERE TV: VITA DA SUORA, ANNI DI VESSAZIONI IN FORZA DI QUEL PATTO DI OBBEDIENZA SCRITTO COL SANGUE

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Vita da suora, anni di vessazioni in forza di quel patto di obbedienza scritto col sangue

Due documenti inediti: una lettera scritta col sangue e un marchio a fuoco. Violenza e sottomissione nell’inchiesta della procura di Avellino sull’istituto religioso dei frati dell’Immacolata: in un dossier storie di presunte vessazioni, abusi, strani giri di denaro e perfino istigazione alla prostituzione. – Amalia De Simone /Corriere TV

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Le macchie di sangue sono così intense che le frasi che tracciano sembrano ferite ancora aperte. Eppure sono passati ormai 22 anni. Ventidue anni da quella notte in cui alcune suore giurarono obbedienza in una cappella con un rito simile alla «pungiuta», usata dalla ‘ndrangheta per affiliare i membri del clan. È il racconto di una donna che è stata per 12 anni una suora e che insieme ad altre sue consorelle con quel rito dice di aver promesso devozione e fedeltà a padre Stefano Manelli, cofondatore dell’istituto religioso dei frati dell’Immacolata, istituto di diritto pontificio con sede principale a Frigento (Avellino) e con una costellazione di conventi in tutto il mondo. Un documento citato in un dossier sulle cui testimonianze indagano i pm della procura di Avellino e in cui si raccontano storie di presunte vessazioni, abusi, violenze, strani giri di denaro e perfino istigazione alla prostituzione.

Calunnie secondo Manelli, assistito dall’avvocato Enrico Tuccillo. Il dossier fu assemblato dal commissario apostolico del Vaticano, padre Fidenzio Volpi, nominato nel 2013 dopo la sospensione del superiore Padre Stefano Manelli. L’esposto che conteneva il documento, fu presentato all’autorità giudiziaria dal legale Giuseppe Sarno dopo l’improvvisa morte di monsignor Volpi, avvenuta lo scorso giugno. Nel documento ci sono numerose dichiarazioni di frati, suore e familiari di religiosi che tracciano un quadro cupissimo della gestione dell’istituto dedicato all’Immacolata. La promessa di obbedienza vergata col sangue che mostriamo insieme ad alcune testimonianze non è l’unico documento inedito: c’è anche la fotografia di una suora marchiata a fuoco. E questa volta a parlare non sono solo parole sulla carta: «Ho già testimoniato in Vaticano e sono disposta a far esaminare la lettera scritta col sangue e poi controfirmata da padre Stefano Manelli, dai periti della procura. Lo faccio perché ho il dovere di far emergere cosa accadeva in quei conventi lager, dove ci sono ancora nostre sorelle che soffrono».

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«Ti devi fare santa» era questa la parola d’ordine utilizzata secondo quei racconti, per convincere suore e frati a sopportare la sofferenza di malattie senza potersi curare, mangiare cibi scaduti e frustarsi: «Mangiavamo la cenere nei pasti e spesso lo facevamo in ginocchio – racconta un’altra ex suora che ora vive in sud America – La sera ci frustavamo con la disciplina, uno strumento con delle punte di ferro. Mentre lo facevamo dovevamo pregare e gli schizzi di sangue imbrattavano i muri. Portavamo anche un cuore fatto con dei chiodini. Lo mettevamo a contatto con la pelle. Io mi sono anche marchiata a fuoco due volte». Dichiarazioni su cui la pm Adriana Del Bene della procura di Avellino ha disposto indagini. Ma in procura non c’è un solo fascicolo: c’è infatti anche un’indagine per truffa aggravata e falso ideologico che ha portato al sequestro di 30 milioni di euro a due associazioni legate all’istituto. Il tribunale del riesame ha poi dissequestrato i beni ma la procura ha proposto ricorso in Cassazione e l’avvocato Sarno ha interpellato sul caso anche il tribunale civile.

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Le indagini del procuratore Rosario Cantelmo e del pm Fabio Del Mauro sono focalizzate su una serie di condotte fraudolente che sarebbero state attuate per poter mantenere il controllo sui cospicui patrimoni dell’istituto, così da impedire al commissario apostolico (nominato dalla Santa Sede) di governare l’ordine religioso. Pochi giorni fa la Santa Sede ha commissariato anche l’istituto religioso delle suore. I soldi sono un capitolo molto importante anche nel secondo fascicolo, quello sugli abusi. A parlare è ancora una volta la principale testimone della vicenda che lancia accuse gravissime di presunti casi di induzione alla prostituzione: «Ci mandavano da alcuni “benefattori” molto ricchi e ci chiedevano di essere accondiscendenti. Io mi sono tirata indietro. Anche Manelli aveva modi ambigui». Un atteggiamento raccontato anche nel dossier: «Stavo male quando facevo direzione spirituale con padre Manelli perché facendolo sembrare un fatto naturale spingeva la mia mano verso le sue parti intime».

Nelle pagine raccolte da monsignor Volpi ci sono anche altre descrizioni del genere. Enrico Tuccillo, avvocato di padre Manelli, parla del suo assistito come di un perseguitato e paragona la sua vicenda a quella di figure di Santi come quella di San Pio o San Francesco: «Padre Stefano Manelli desidera vivere in povertà, vuole vivere secondo l’ispirazione tradizionale della chiesa, tutto il resto sono delle strumentalizzazioni e sono delle non verità. Per quanto concerne la truffa credo che il tribunale del riesame abbia già chiarito con il rigetto che non esiste né truffatore né truffato. Poi c’è l’altro filone quello dei dossier delle suore costrette a leccare i pavimenti. È ridicolo e triste. Noi abbiamo già presentato tre denunce per calunnia alla Procura della Repubblica di Avellino».

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CASA DELL’IMMACOLATA – DECRETO VATICANO – ARRIVA IL COMMISSARIO

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Frigento. L’indagine sull’Istituto francescano

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Alla superiora Maria Cozzolino subentra suor Noris Calzavara, verificherà la gestione finanziaria.

 

Loredana Zarrella
FRIGENTO. Un nuovo scossone ha investito la famiglia religiosa dei Francescani dell’Immacolata, il cui istituto di diritto pontificio ha la sua casa madre a Frigento, nella frazione Pagliara.
E’ il commissariamento del ramo femminile, provvedimento messo in atto dalla Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita Apostolica a seguito delle perplessità relative alla conduzione della vita interna delle Suore che osservano la regola di San Francesco d’Assisi e gli insegnamenti di San Massimiliano Maria Kolbe.
Il decreto, di cui si ha notizia certa ma che non è ancora stato diffuso pubblicamente, porta la firma del Prefetto João Braz Cardinale de Aviz e la controfirma dell’Arcivescovo Segretario José Rodrìguez Carballo.
Da fonti certe si conoscono anche i nomi delle suore che ricopriranno il ruolo di commissari dell’Istituto femminile, finora diretto da Suor Maria Michela Pia Cozzolino dalla casa generalizia a Frattocchie, vicino Roma. Alla Superiora generale, braccio destro del fondatore Padre Maria Stefano Manelli, pure destituito da tempo, subentreranno Suor Noris Calzavara delle Suore del Rosario coadiuvata, per quanto riguarda gli aspetti specifici della formazione e delle finanze, da Suor Paola Teresita Filippi delle Figlie della Misericordia e Suor Viviana Ballarin delle Suore Domenicane.
Una terna di religiose scelta dalla Santa Sede per fare chiarezza e dissipare i dubbi sorti in concomitanza del primo commissariamento, quello che ha investito nel 2013, la Congregazione dei Frati, e a cui ha fatto seguito l’inchiesta avviata congiuntamente dalla Procura e della Guardia di Finanza di Avellino per incongruenze relative alla gestione delle finanze.
Inchiesta che a fine giugno ha visto tuttavia il dissequestro di quei 30 milioni di beni mobili e immobili, oggetto di custodia cautelare pochi mesi prima, quando la magistratura ritenne di bloccarli per valutare i reati di falso ideologico e truffa di compagini associative laiche vicine all’Istituto, ossia delle associazioni “Missione dell’Immacolata” e “Missione del Cuore Immacolato”.
La questione, che ha avuto uno stop con lo sblocco dei beni, potrebbe tuttavia riavviarsi anche alla luce delle nuove richieste avanzate in sede civile dall’avvocato Giuseppe Sarno, il legale della gestione commissariale dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, pure questi ora vigilati da una terna di nomina vaticana – il salesiano don Sabino Ardito, il gesuita padre Gianfranco Ghirlanda e il cappuccino padre Carlo Calloni -, subentrati al commissario Padre Fidenzio Volpi, deceduto il 7 giugno scorso.
Il nuovo scossone, che parte direttamente dagli ambienti vaticani, destabilizza pure la comunità delle religiose, le cui Superiori erano già state protagoniste, insieme a Padre Manelli, del dossier reso noto da Il Mattino nel giugno scorso, e in cui novizie ed ex suore avevano raccontato di essere state oggetto di atti di prevaricazioni.
Il provvedimento non è un fulmine a ciel sereno dal momento che non ha destato stupore tra le fila dei sostenitori di Manelli, che lo temevano, sia tra chi appoggia da tempo le verifiche vaticane per i dissidi interni ma pure per i sospetti sulla gestione del patrimonio.

Il Mattino di Napoli – Avellino, Irpinia – ediz. del 28/10/2015 – pag. 30

L’inchiesta sul convento, i consacrati: «Bugie» Contestato il dossier. I membri del Movimento Mariano difendono l’operato di padre Manelli

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pagina 34 Il Mattino – Avellino

Loredana Zarrella

Frigento. «Riteniamo pura follia e prive di ogni fondamento le notizie in circolazione e ci riserviamo di agire a tutela degli interessati» ha fatto sapere, attraverso una replica di Enrico Tuccillo, legale del fondatore dell’Ordine dei Francescani dell’Immacolata, Padre Stefano Manelli, e della Superiora dell’Ordine femminile, Suor Michela Cozzolino.

La contestazione del noto avvocato napoletano è scattata a seguito della pubblicazione, da parte de Il Mattino, del contenuto del dossier depositato alla Procura di Avellino, un insieme di testimonianze sui presunti abusi, atti di libidine e prevaricazioni che sarebbero stati commessi da Padre Manelli nei confronti delle suore e delle ex religiose della Congregazione, nel convento di Frigento e in altri.

«Si tratta di calunnie che non ci saremmo aspettati venissero veicolate in questo modo – tiene a precisare l’avvocato Tuccillo. Tutto è privo di qualunque fondamento. Se questo avvocato (ndr. Giuseppe Sarno) ha ritenuto di depositare questo dossier vedremo cosa c’è scritto, chi l’ha fatto e di chi sono le responsabilità.»
E’ scattata anche da parte dei consacrati al Movimento Mariano di padre Manelli un moto di difesa dell’attività del fondatore: «Padre Manelli – dice in una lettera al Mattino uno dei consacrati che chiede di rimanere anonimo – appare come un narcisista assetato di potere: è menzogna. La verità sta proprio nel contrario. Ricordo e faccio notare: siamo in migliaia di persone tutte fedeli a fonfatori, non una minoranza. Questo l’articolista non lo dice e non dice nemmeno fino ad ora i frati hanno rispettato in modo perfetto l’obbedienza, nonostante i perniciosi provvedimenti presi dal commissario. I fondatori hanno subito falsità e calunnie senza dire una parola».

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Nelle carte affidate agli inquirenti dal legale della gestione commissariale dell’Ordine religioso, tanti i dettagli scabrosi sulla vita conventuale di suore e novizie.
Oltre ai voti di obbedienza ai fondatori, padre Manelli e padre Gabriele Pellettieri, che le religiose erano costrette a vergare con il sangue e di cui esiste anche un campione, il dossier è ricco di altri inquietanti riferimenti, come quelli relativi alla costrizione per esse di mangiare alimenti scaduti dismessi dai supermercati e di consumare la pasta anche se celiache perché tutte le malattie erano viste, dicono, come un «fatto di testa, una fisima» anche perché «prendere medicinali è contro la povertà».

I testimoni dichiarano inoltre di essere stati addestrati al culto del fondatore e di essere stati costretti all’isolamento dal mondo. Vietato leggere i giornali e ascoltare la radio, restare in contatto con i genitori o parlare spesso tra consorelle.
Incentivata invece la caccia alle vocazioni e ai benefattori e l’adorazione di Manelli, sull’esempio di alcune suore, probabilmente plagiate, avvezze a raccogliere capelli e incellophanare biancheria intima destinata, secondo loro, a divenire un giorno reliquia del «Santo fondatore».

Gli incartamenti sono inoltre ricchi di riferimenti vari al giro di denaro. Oltre ai dubbi sulla destinazione dei soldi per le missioni, anche i racconti della presunta prassi di padre Manelli di esercitare pressioni sui benefattori per la donazione di ville e contanti, computer e beni vari.

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Gli originali firmati dagli ex membri del Movimento, ora in mano alla Procura, coprono venti anni di vita dell’Istituto. Sono stati raccolti tra il 2012 e il 2013 e consegnati alla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata. Ne erano a conoscenza anche il Visitatore apostolico Don Vito Todisco, la Visitatrice apostolica Suor Fernanda Barbiero e il Commissario dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata Padre Fidenzio Volpi, nominato dalla Santa Sede nel 2013, e morto il 6 giugno scorso.

«Proprio mentre si è in attesa della nomina del nuovo Commissario della Congregazione – ha affermato l’avvocato Tuccillo – queste accuse assolutamente slegate da ogni realtà fanno nascere negli interessati il sospetto di un progetto criminoso, strumentale e diffamatorio».
A breve dovrebbe in effetti giungere la nomina vaticana del nuovo Commissario. Nel frattempo i beni sequestrati dalle Fiamme Gialle, per un valore di 30 milioni di euro, sono stati momentaneamente affidati dalla magistratura a Donato Cassese, Vicario generale della Diocesi di Sant’Angelo dei Lombardi, sotto cui ricade Frigento.

UN MASTINO RANDAGIO SI AGGIRA NEL CIMITERO

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Esultanza sui siti di estrema destra tradizionalista per la “morte” di Padre Volpi, in un’atmosfera da mediocre “feuilleton”.

André Gide divenne famoso per il suo romanzo “I sotterranei del Vaticano”, in cui immaginava che Leone XIII fosse detenuto a Castel Sant’Angelo.

Ora i tradizionalisti si cimentano – ad un livello estetico decisamente inferiore – con una storia analoga: Padre Fidenzio Volpi, secondo costoro, sarebbe morto il 5 maggio (inevitabile il parallelo con Napoleone), ma un complotto ordito dal Vaticano e dai Gesuiti (“ça va sans dire”), con la complicità di alcuni Frati Francescani dell’Immacolata (questi ultimi relegati però ad un ruolo marginale e meramente esecutivo, di braccianti della cospirazione) avrebbe occultato il cadavere del Commissario Apostolico per nascondere la prova definitiva del suo decesso.

Nulla trapela sull’ubicazione delle spoglie del Cappuccino, che potrebbero alternativamente essere conservate in qualche cella frigorifera, ovvero imbalsamate oppure – ipotesi decisamente più scontata  – sepolte in luogo segreto.

Suggeriamo, qualora si propenda per quest’ultima versione, una ambientazione nel Camposanto Teutonico, ove Padre Volpi giacerebbe però sotto falso nome.

Quello di uno iato temporale tra il decesso di un dittatore e la diffusione della notizia è un “topos” classico nella storia del Novecento, includendo Lenin, Stalin, Breznev, Andropov, Cernenko, Mao Tse Tung, Ho Chi Minh, Kim Il Sung, Tito, Enver Hoxa, Franco, Salazar e perfino Ranieri di Monaco, il quale non era né comunista, né fascista, ma si qualificava pur sempre come  l’ultimo monarca assoluto d’Europa, nonché  titolare di una immensa fortuna finanziaria.

 Risulta in realtà difficile distinguere i casi di accanimento terapeutico, volti a protrarre l’agonia del Capo, da quelli di autentica congiura del silenzio, ordita per celare trame di potere  e furiose lotte per la successione.

In questa luce si spiegherebbe l’occultamento del decesso del povero Volpi: poiché i Gesuiti vogliono prendere il suo posto, lo scopo dell’operazione consisterebbe nel diffondere in contemporanea   la certificazione del decesso e la designazione del successore: morto il Re, viva il Re!

Nelle more di questa procedura, la mente sconvolta di alcuni seguaci del Commissario Apostolico li ha portati a vedere il suo ectoplasma in diversi luoghi: un camionista che percorreva nottetempo la Statale della Val Brembana afferma di avere scorto il fantasma di un frate intento a fare l’autostop, gridando in bergamasco perché nessuno gli dava un passaggio; qualcuno preso da spavento  ha dovuto chiamare Monsignor Amorth per praticare un esorcismo.

Era al Km 47 della Strada Statale 47: « il morto che parla » secondo la cabala della tombolona natalizia.

Si tratta con ogni probabilità di fenomeni di allucinazione, causati dalla psicosi diffusa dai siti tradizionalisti.

E’ comunque assodato che all’origine della credenza nei fantasmi  c’è la diceria relativa alle “anime in pena” delle persone insepolte.

Di fronte a questo quadro a fosche tinte, pare che i Gesuiti abbiano compiuto  una contromossa sconvolgente, consistente nel diffondere la notizia che Padre Stefano Manelli sarebbe in realtà da tempo deceduto presso il Convento delle Suore Francescane dell’Immacolata di San Giovanni Rotondo, le quali lo avrebbero sostituito con un sosia; poiché però costui non è in grado di imitare la voce del vero Fondatore, viene mostrato ai fedeli solo da lontano, in atteggiamento benedicente.

A questo punto, i morti nascosti sarebbero ben due, dando luogo ad una indagine per  occultamento di cadavere, promossa dalla Procura della Repubblica di Avellino.

Le celebri dispute teologiche tra i Cappuccini e i Gesuiti risentono di questo clima macabro, per cui i Religiosi, anziché gridare all’anatema, si danno reciprocamente del beccamorto.

E’ comunque scatenata ormai la più grande caccia al cadavere che la storia ricordi.

Il seguito alla prossima puntata.

LA FINANZA NEL CONVENTO FRANCESCANO – da Il Mattino cronaca di Avellino

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Trasferimenti immobiliari nel mirino della Finanza
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Una rete intricata di passaggi di mano di beni immobili al centro dell’indagine avviata dalla Finanza sulla gestione del patrimonio dei frati francescani dell’Immacolata.

La comunità monastica che dimora nel convento della frazione Pagliara, ossia nella struttura attigua al santuario della Beata Vergine del Buon Consiglio. L’Istituto commissariato da tempo per problemi interni all’ordine.

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LA FINANZA NEL CONVENTO FRANCESCANO

Il trasferimento di proprietà di numerosi immobili ha fatto scattare l’inchiesta

Loredana Zarrella
Il Mattino – cronaca di Avellino – pag. 34

FRIGENTO. Una rete intricata di passaggi di mano di beni immobili al centrodell’indagine avviata dalla Finanza sulla gestione del patrimonio dei frati francescani dell’Immacolata.

La comunità monastica che dimorano nel convento della frazione Pagliara, ossia nella struttura attigua al santuario della Beata Vergine del Buon Consiglio.
L’Istituto, commissariato da tempo per problemi interni all’ordine religioso, è stato preso di mira dalle Fiamme Gialle per incongruenze relative all’affidamento di diverse strutture.
Mentre è scattata contemporaneamente anche un’inchiesta della Procura a seguito di alcune denunce per frodi e appropriazione indebita di fondi.
La Finanza dovrà capire il motivo del trasferimento di proprietà dei beni, che appartenevano all’Istituto, nelle mani di persone e associazioni estranee alla struttura religiosa.
Durante il commissariamento si è riscontrato in effetti un’anomalia di gestione.
Lotte interne all’Istituto avrebbero fatto scattare l’operazione di “salvataggio” dei beni. Si dovrà ossia capire se è vero che la fazione dei frati che è con il fondatore e contro il commissario avrebbe intestato a privati i beni acquisiti per evitare di metterli nelle mani del reggente.
L’inchiesta si aggiunge, gravando pesantemente sull’Istituto, a quella più generale operazione di sorveglianza, su più fronti, da parte della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica.
Sta di fatto che ora è emerso che i beni donati nel tempo all’Istituto dei frati francescani dell’Immacolata sono passati in mano ad altri, intestati a diverse associazioni o persone, in qualità, si presume, di prestanome.
La Santa Sede ha permesso il commissariamento anche per questo motivo, per appurare cioè i motivi di queste deviazioni.

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Il campanello di allarme è scattato proprio perché alcuni edifici donati all’Istituto sono stati ceduti a privati.
Come è possibile che una casa donata ai frati figuri poi intestata a parenti e amici del fondatore, padre Stefano?
Per la Chiesa è di certo inammissibile.
E lo è pure per la Finanza che ha appunto avviato un’indagine. Sotto i riflettori la gestione dei frati ma anche quella delle suore francescane dell’Immacolata che pure popolano numerosissime, a centinaia, il convento.
Un caso spicca fra i tanti: l’Abbazia è stata intestata alla società Mim che è un’associazione di fedeli laici, di professionisti, non di frati.
Perché? Già tempo fa, Don Vito Todisco, inviato dalla Curia di Avellino per un’ispezione, aveva denunciato le tante incongruenze riscontrate.
Oltre alle spaccature interne all’Istituto, pendono ora, come una spada di Damocle, pure l’indagine della Finanza, l’inchiesta della Procura e la bancarotta con cui ormai devono fare i conti i fraticelli.
Sulle indagini, complesse e delicate, non figurano ancora riscontri ufficiali,
disponibili solo a conclusione della contabilizzazione e quantificazione delle varie voci del registro dei beni dell’Istituto.