La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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PADRE MANELLI INDAGATO PER TRUFFA – trasferito d’urgenza ad Albenga

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Frigento: Lo scandalo nel convento francescano

PADRE MANELLI INDAGATO PER TRUFFA

Il religioso è stato trasferito d’urgenza ad Albenga dalla Santa Sede
Gian Pietro Fiore

Nuovo capitolo dello scandalo che ha coinvolto padre Stefano Manelli, il fondatore della congregazione dei Frati Francescani dell’Immacolata: la Procura di Avellino lo ha scritto nel registro degli indagati per i reati di truffa e falso.
La notizia è stata anticipata dal settimanale “Giallo”, il periodico di Urbano Cairo che fa riferimento anche ad un provvedimento urgente della Santa Sede con cui è stato trasferito ad horas padre Manelli. Il religioso, ex direttore generale dell’ordine e fondatore, è stato trasferito d’urgenza presso una struttura religiosa ad Albenga, in provincia di Savona, a circa 1000 chilometri di distanza dal convento di Frigento, dove recentemente il frate era tornato a dimorare.
E’ opportuno ricordare che padre Stefano Manelli risulta indagato, sempre nell’ambito di una inchiesta avviata dalla Procura di Avellino, anche per i reati di violenza sessuale e maltrattamenti.
L’inchiesta di natura finanziaria, affidata al pubblico ministero Fabio Del Mauro, che ha coinvolto il frate riguarda l’ingente patrimonio della congrega: 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radiofonico e cinematografico, cinque impianti fotovoltaici e 102 autovetture per un valore di oltre 30 milioni di euro, nonché ingenti disponibilità finanziarie. Risorse affidate a due associazioni i cui vertici sono finiti sotto inchiesta insieme al frate.
L’indagine di natura economica e patrimoniale, avviata dalla procura della repubblica di Avellino, procede di pari passo con quella per i presunti abusi sessuali, coordinata dal pubblico ministero Adriano Del Bene, commessi dal Manelli sulle suore rinchiuse in clausura nei vari conventi sparsi sul territorio e in particolare quello di Frigento (Avellino) dove il frate aveva organizzato la direzione generale della congregazione riconosciuta dal Vaticano.
Guardia di Finanza e Carabinieri stanno sentendo nelle ultime settimane decine di persone prima che le due inchieste vengano chiuse. I guai per il fondatore dei francescani dell’Immacolata, esautorato dalla Congregazione vaticana per i religiosi nel 2013 con un provvedimento approvato prima da Benedetto XVI e poi da Papa Francesco, non finiscono qui. Sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti c’è la morte di fra Matteo, avvenuta in circostanze misteriose il 22 luglio del 2002. Il frate, da appena 10 giorni a Frigento, era precipitato in un pozzo oggi chiuso con un grande masso. Proprio la morte del frate filippino Mattew Lim, originario di Quezon City, di 30 anni è stata indicata da alcuni ex frati e ex suore come un probabile caso di omicidio.

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GIALLO: IL CONVENTO DEGLI ORRORI: TRACCE DI ARSENICO NEL CORPO DEL FRATE CHE INDAGAVA

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GIALLO ESCLUSIVO

C’è il sospetto che padre Volpi, il Commissario Apostolico che accertò gli abusi dei Francescani dell’Immacolata di Frigento (Avellino), sia stato ammazzato.

IL CONVENTO DEGLI ORRORI: TRACCE DI ARSENICO NEL CORPO DEL FRATE CHE INDAGAVA

I suoi Nipoti: “Nostro zio è stato ucciso: nei suoi capelli e nella sua barba sono state trovate tracce di questo potente veleno”. Ufficialmente il frate morì per un ictus causato dallo stress.

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Frigento (Avellino)

“Nostro zio è stato ucciso, sui capelli e sulla barba sono state riscontrate tracce di arsenico”. E’ questa in sintesi l’inquietante denuncia che i parenti di padre Fidenzio Volpi hanno presentato alla Procura della Repubblica di Roma.
Come molti di voi ricorderanno, il Commissario Apostolico fu nominato da papa Benedetto XVI nel giugno del 2013 per scoprire cosa accadeva all’interno del convento dei Frati Francescani dell’Immacolata di Frigento, ormai tristemente noto come “il convento degli orrori”. Padre Fidenzio Volpi, 75 anni, morì il 7 giugno 2015, ufficialmente a causa di un ictus causato dallo stress eccessivo. Padre Fidenzio, però, godeva di ottima salute: il suo improvviso decesso non convinse nessuno, a partire dai suoi parenti e dai suoi collaboratori. Ecco, come Giallo via ha svelato qualche mese fa, cosa aveva detto un collaboratore di padre Fidenzio Volpi: “Pochi giorni prima di morire misteriosamente, padre Fidenzio Volpi era molto nervoso. Mi aveva detto: “Se mi succede qualcosa, sai cosa fare del dossier scritto sull’Ordine dei Frati Francescani dell’Immacolata”.

CHI AVEVA INTERESSE AD UCCIDERLO?

Dunque, come avete appena letto, era lo stesso padre Volpi a temere che qualcuno potesse fargli del male. I suoi parenti e alcuni frati che lo conoscevano molto bene l’hanno sempre ripetuto: Padre Fidenzio potrebbe essere stato ucciso. Noi di Giallo siamo in grado di svelarvi un’esclusiva indiscrezione investigativa che potrebbe ora confermare questi sconvolgenti sospetti. Il timore, fondato su alcun confidenze raccolte da persone vicine al prete defunto, è che padre Volpi sia stato avvelenato lentamente con dosi giornaliere di una sostanza tossica. Tra i capelli e la barba di padre Fidenzio sono state infatti trovate alcune particelle di arsenico.
Se dovesse essere vero che padre Volpi è stato ucciso, chi potrebbe aver avuto questo terribile interesse? Questo, ancora, non è dato saperlo. Ma presto la Procura romana potrebbe fare chiarezza. L’inchiesta potrebbe partire proprio dal suo ultimo incarico, quello che con tanto di bolla papale gli era stato conferito da Papa Benedetto XVI: “In data 11 luglio 2013 con decreto 52741/2012 nomino Padre Fidenzio Volpi Commissario Apostolico dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata. Questo Istituto è retto dal suo fondatore: padre Stefano Manelli, eletto Superiore generale dell’Istituto la prima volta il 18 maggio 2002 e poi il 9 maggio 2008.
Come più volte abbiamo scritto su Giallo, padre Manelli è indagato dalla Procura di Avellino per violenza sessuale e maltrattamenti. In un dossier finito nelle mani del magistrato Adriano Del Bene, vengono descritti episodi di violenze, maltrattamenti e abusi subiti da alcuni religiosi dell’Ordine dei Francescani dell’Immacolata che sono tutt’ora al centro di approfondite indagini. In quelle carte, alcuni testimoni sentiti dai carabinieri parlano anche di morti sospette: almeno sei decessi “strani” sono avvenuti nei vari conventi diretti da padre Manelli.

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LA CRIPTA FU FATTA COSTRUIRE NEL 2002

Sarà presto la magistratura a chiarire ogni aspetto di queste morti anomale, compresa quella del frate filippino Matthew Lim, 30 anni, morto il 22 luglio del 2002 nel convento di Frigento. Tutti lo chiamavano Fra Matteo. La testimonianza ora nelle mani della Procura è di una suora che ha detto: “Fra Matteo era una persona sorridente, solare. Prima che morisse mi rivelò con sgomento: “Ci sono e si fanno cose che non vanno in questo Istituto”. Dopo qualche tempo il frate cadde in un pozzo. Il sospetto, dopo 14 anni, è che qualcuno lo abbia spinto lì dentro e che, nonostante le sue disperate richieste di aiuto, nessuno dei presenti lo abbia strappato dalla morte. Il frate da allora è seppellito nella cripta del convento di Frigento, fatta realizzare proprio nel 2002, nella quale sono sepolte almeno 12 persone: la Procura vuole chiarire le reali cause dei loro decessi. Per questo, la cripta recentemente è stata ispezionata durante un bliz dei carabinieri.
Ma torniamo a padre Volpi e al suo incarico di Commissario Apostolico per conto della Santa Sede. In diverse note giunte proprio in Vaticano si segnala che nel corso del commissariamento affidato a padre Fidenzio è stata fatta contro di lui “una sistematica azione di intimidazione, di diffamazione e di vilipendio, realizzata su una infinità di pubblicazioni, specie elettroniche, mentre i religiosi rimasti fedeli a padre Manelli impugnavano sistematicamente tutti i provvedimenti amministrativi da cui essi erano interessati”.
Inoltre, ecco cosa si legge in alcuni documenti arrivati in Vaticano: “Padre Manelli ha sempre incitato i frati a lui vicino alla disobbedienza e alla dimissione dall’Istituto. Lo stesso padre Manelli si è negato per mesi a un colloquio con il Commissario Volpi, del quale mai ne ha riconosciuto l’autorità, fino a febbraio del 2014 quando si limitò ad insultare e tentare di sabotare e far rimuovere i collaboratori di padre Fidenzio con ogni sorta di sprezzanti calunnie.”


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UN PATRIMONIO DA 30 MILIONI DI EURO

Il 26 marzo del 2015 il giudice del Tribunale di Avellino “accogliendo la tesi investigativa e ritenendo suffragata la condotta fraudolenta accertata” emetteva un provvedimento di sequestro preventivo di 54 immobili, 17 terreni, un impianto radiofonico e cinque impianti fotovoltaici, nominando nell’occasione come custode proprio padre Volpi.
Il commissario straordinario a cui il giudice affidò i beni sequestrati all’Istituto diretto da padre Manelli solo due mesi più tardi morì in circostanze misteriose. E tutti questi beni, con tanto di sentenza della Cassazione, finirono di nuovo nelle mani di Manelli e delle società costituite per la gestione dell’immenso patrimonio che supera i 30 milioni di euro.

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ARSENICO: PERCHE’ VIENE USATO NEI “DELITTI PERFETTI”

Qui sopra, una bottiglietta di arsenico, l’elemento chimico trovato nei capelli e nella barba di padre Volpi. L’intossicazione da arsenico può avvenire per inalazione, consumo di cibi e bevande contaminati o contatto con la pelle e l’accumulo nell’organismo di questo metallo pesante è tossico. La caratteristica dell’arsenico è quella di non presentare né odore, né sapore. Qualcuno, dunque, potrebbe berlo senza nemmeno accorgersene. Ecco perché, al cinema e in letteratura, viene spesso usato come “arma” nei delitti perfetti.

Foto p. Volpi
FU NOMINATO DAL VATICANO Frigento (Avellino). Padre Fidenzio Volpi, il Commissario Apostolico nominato dal Vaticano per indagare sui Francescani dell’Immacolata, morì il 7 giugno 2015. Come richiesto dalla Procura di Avellino, la sua salma è stata riesumata: tracce di arsenico sono state trovate nella barba e nei capelli.

di Gian Pietro Fiore

QUEL VELENO DATO A PADRE VOLPI E IL RITO ANTICO CHE SI VOLEVA IMPORRE AI FFI

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Il frate filippino Matthew Lim, 30 anni, cadde in un pozzo il 22 luglio del 2002. Il sospetto, dopo 14 anni, è che qualcuno lo abbia spinto lì dentro e che, nonostante le sue disperate richieste di aiuto, nessuno dei presenti lo abbia strappato alla morte. “Ci sono e si fanno cose che non vanno in questo Istituto”, aveva confidato a una suora poco tempo prima che il suo corpo senza vita fosse trovato, nel fondo del deposito d’acqua del convento dei Francescani dell’Immacolata di Frigento, una cittadina in provincia di Avellino che in questi ultimi mesi è citata spesso in tv, sulle pagine dei giornali e sul web a causa degli orrori che si sospetta siano stati compiuti proprio nella “Casa di Maria”, che ancora oggi ospita padre Stefano Manelli, il fondatore della congregazione, esautorato dalla Santa Sede e noto ormai all’opinione pubblica come il “boia di Frigento” per l’efferatzza dei comportamenti che gli sono attribuiti. “Fra Matteo era una persona sorridente, solare. Prima che morisse mi rivelò con sgomento la sua inquietudine”, ha raccontato l’ex religiosa ai pm di Avellino che – grazie alla collaborazione dei carabinieri – indagano anche su altre morti sospette. “Sarà presto la magistratura – scrive il settimanale Giallo – a chiarire ogni aspetto di queste morti anomale”.

Ad attirare l’attenzione degli inquirenti è stata fin da subito la cripta del convento di Frigento, fatta realizzare proprio nel 2002, nella quale sono sepolte almeno 12 persone: la Procura vuole chiarire le reali cause dei loro decessi. Per questo, la cripta recentemente è stata ispezionata durante un blitz dei carabinieri.
A giustificare la perquisizione c’è un dossier nelle mani del pm Adriano Del Bene, nel quale vengono descritti episodi di violenze, maltrattamenti e abusi subiti da alcuni religiosi (frati e suore) dell’Ordine dei Francescani dell’Immacolata che sono tuttora al centro di approfondite indagini. In quelle carte, alcuni testimoni sentiti dai carabinieri parlano anche delle morti sospette: almeno sei decessi “strani” sono avvenuti nei vari conventi fondati da padre Manelli.
Uno degli omicidi – il più clamoroso – si sarebbe però consumato a Roma il 7 giugno 2015, e avrebbe avuto come vittima addirittura il commissario apostolico nominato dalla Santa Sede nel giugno del 2013 per guidare i Francescani dell’Immacolata. “Nostro zio è stato ucciso: sui capelli e sulla barba sono state riscontrate tracce di arsenico”, hanno rivelato i nipoti di padre Fidenzio Volpi, 75 anni, il religioso cappuccino deceduto il 7 giugno 2015. “Padre Fidenzio, però, godeva di ottima salute: il suo improvviso decesso, ufficialmente a causa di un ictus causato dallo stress eccessivo – scrive ancora Giallo – non convinse mai nessuno, a partire dai suoi parenti e dai suoi collaboratori”.

Prima di essere nominato dalla Santa Sede nell’incarico che gli costò la vita, il  religioso era da molti anni segretario della Conferenza Italiana dei  Superiori Maggiori e per questo era stato scelto da Papa Francesco per  guidare pro tempore i Francescani dell’Immacolata dopo la decisione  della Congregazione per i religiosi di azzerarne i vertici, con un iter  iniziato nel Pontificato di Benedetto XVI e finalizzato a recuperare al loro carisma i religiosi fondati da padre Stefano  Manelli, già membro dei frati conventuali, dai quali si era allontanato  per seguire una vocazione connotata da un maggiore rigore di vita e da  una più accentuata pietà mariana, sul modello di San Massimiliano  Kolbe. Ma, negli ultimi anni, cioè nella sua terza età, Manelli aveva messo in atto comportamenti davvero poco ‘ortodossi’,  secondo quanto appurato dalla visita canonica voluta da Papa Ratzinger. In particolare erano emerse imponenti irregolarità amministrative.

A seguito del commissariamento, anzichè obbedire al Papa e perseverare nella vocazione  i “fedelissimi” di padre Manelli hanno lasciato  le fraternità trovando accoglienza in due diocesi (una in Italia, Ferrara, retta dal vescovo ciellino Luigi Negri, e una  nelle Filippine, Lipa dove governa il vescovo Ramon Arguellas). Un vero ginepraio, nel quale padre Volpi si è trovato  coinvolto “per obbedienza al Santo Padre”. E lo stress di questa  situazione difficile ha probabilmente favorito l’ictus che ha colpito il  cappuccino il 29 aprile 2015. Alcuni siti tradizionalisti che nei due anni del suo servizio ai FFI hanno  quasi quotidianamente attaccato padre Volpi e il commissariamento  avevano dato la notizia della morte del frate cappuccino esattamente un  mese prima che avvenisse, come auspicandola.

“Pochi giorni prima di morire misteriosamente, padre Fidenzio Volpi era molto nervoso. Mi aveva detto: ‘Se mi succede qualcosa, sai cosa fare del dossier scritto sull’Ordine dei Frati Francescani dell’Immacolata’”, ha raccontato uno dei familiari del religioso al settimanale diretto da Andrea Biavardi. “Dunque era lo stesso padre Volpi – sostiene Giallo – a temere che qualcuno potesse fargli del male. I suoi parenti e alcuni frati che lo conoscevano molto bene l’hanno sempre ripetuto: padre Fidenzio potrebbe essere stato ucciso. Ed ora un’esclusiva indiscrezione investigativa potrebbe confermare questi sconvolgenti sospetti. Il timore, fondato su alcune confidenze raccolte da persone vicine al prete defunto, è che padre Volpi sia stato avvelenato lentamente con dosi giornaliere di una sostanza tossica. Tra i capelli e la barba di padre Fidenzio sono state infatti trovate alcune particelle di arsenico”.
In diverse testimonianze recapitate in Vaticano si segnala che nel corso del commissariamento affidato a padre Fidenzio è stata fatta contro di lui “una sistematica azione di intimidazione, di diffamazione e di vilipendio, realizzata su una infinità di pubblicazioni, specie elettroniche, mentre i religiosi rimasti fedeli a padre Manelli impugnavano sistematicamente tutti i provvedimenti amministrativi da cui essi erano interessati”. Nei documenti arrivati in Vaticano è affermato che “Padre Manelli ha sempre incitato i frati a lui vicino alla disobbedienza e alla dimissione dall’istituto. Lo stesso padre Manelli si è negato per mesi a un colloquio con il Commissario Volpi, del quale mai ne ha riconosciuto l’autorità, fino a febbraio del 2014 quando si limitò ad insultare e tentare di sabotare e far rimuovere i collaboratori di padre Fidenzio con ogni sorta di sprezzanti calunnie”.

La ben orchestrata campagna di disinformazione ai danni di padre Volpi tendeva a sostenere che i contrasti tra i frati che riguardassero esclusivamente il tentativo illecito del fondatore di imporre a tutta la sua famiglia religiosa il rito antico di San Pio V, che la Santa Sede (a norma del motu proprio “Summorum pontificum” di Benedetto XVI) può concedere solo alle famiglie religiose che sono nate con questa caratteristica, cioè non si può diventare tradizionalisti in corsa, magari per ragioni di convenienza. In realtà il contenzioso riguarda traffici economici originati dalla incontrollabile voglia di possedere capitali mobiliari. E il 26 marzo del 2015 il giudice del Tribunale di Avellino “accogliendo la tesi investigativa e ritenendo suffragata la condotta fraudolenta accertata” emetteva un provvedimento di sequestro preventivo di 54 immobili, 17 terreni, un impianto radiofonico e cinque impianti fotovoltaici, nominando nell’occasione come custode proprio padre Volpi che solo due mesi più tardi morì in circostanze misteriose. E in quegli stessi giorni tutti quei beni, con tanto di sentenza della Cassazione, finirono di nuovo nelle mani di associazioni vicine a Manelli costituite per la gestione dell’immenso patrimonio che supera i 30 milioni di euro.

http://www.farodiroma.it/2016/05/04/arsenico-sul-corpo-di-padre-volpi-e-vecchi-merletti-che-manelli-voleva-imporre-ai-ffi/

RASSEGNA: IL NOME DELLA ROSA (Il giardino di Hekàte)

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Il nome della rosa…

C’è un ordine religioso, nella provincia di Avellino, che è al centro, ultimamente, di torbide vicende di truffe, di appropriazioni indebite di beni e denaro e forse di omicidi. Le vittime sono quasi tutte religiosi. L’ordine di cui si parla è quello dei Frati Francescani dell’Immacolata. Il luogo è Frigento.
C’è un memoriale, redatto da padre Fidenzio Volpi, un sacerdote incaricato dal Vaticano di indagare su questo misterioso Ordine. Padre Fidenzio è morto anche lui, vittima, forse, degli stessi misteriosi personaggi che hanno seminato terrore e vessazioni in quello che avrebbe dovuto essere un luogo di pace. Padre Fidenzio ha consegnato, poco prima di morire, il suo memoriale all’avvocato Giuseppe Sarno,
I traffici poco chiari di denaro sembra siano stati gestiti, in modo spregiudicato, dal fondatore dell’Ordine dei Frati dell’Immacolata:Stefano Maria Manelli. Si parla di ingenti somme ma anche di vessazioni e soprusi rivolti soprattutto alle suore francescane dell’Immacolata. Il memoriale di padre Fidenzio è stato consegnato al pm della Procura di Avellino, Adriano Del Bene, che dovrà indagare sulla natura patrimoniale di ben 54 immobili, 17 terreni, un impianto radiofonico, 5 impianti fotovoltaici e una casa editrice.
Ma anche le violenze fisiche saranno poste sotto la lente di chi indaga. Una suora ha denunciato, per esempio, di aver firmato un patto di fedeltà a Padre Manelli con il sangue. Il sacerdote avrebbe smentito questo fatto, peccato, però, che una perizia grafologica sulla sua firma abbia accertato l’autenticità della stessa. Padre Manelli che avrebbe indotto un’altra religiosa alla prostituzione. Un’altra suora, di origine filippina, morta nel 2002 in Russia per meningite, ebbe negate le cure con farmaci e medicine. Un’altra religiosa, molto ammalata, non venne dispensata dai digiuni, dall’alzata notturna e da tutto il penitenziale. La madre generale ebbe a dire: “Se non siamo capaci di mantenere la nostra vita religiosa non siamo suore!“. La religiosa passò a miglior vita. Certamente miglior vita, a giudicare da quel che accadeva in quest’Ordine Religioso.


I testimoni interrogati dagli inquirenti hanno affermato che chi arrivava al misterioso convento di Frigento dovevano tagliare i ponti con le proprie famiglie e far credere di essere spariti nel nulla.
A tutto questo si aggiunge un’altra indagine, condotta sulla morte di unasignora anziana di Benevento, un’ex insegnante non sposata, che aveva regalato a Padre Manelli 400.000 euro e un grande appartamento. Soldi che sarebbero affluiti a Roma per “sponsorizzare” la causa di beatificazione dei genitori di Padre Manelli.
Indaga anche la procura di Roma, su questo “strano” frate e sui suoi misteriosi movimenti. Alcuni reati, infatti, sarebbero stati commessi nel convento di Frattocchie, in provincia di Roma. La lista delle morti “misteriose” legate a Padre Manelli e all’Ordine dei Frati Francescani dell’Immacolata va allungandosi sempre più. C’è una contessa perugina, titolare di un ingente patrimonio: palazzi, soldi, ville, una delle quali nel centro storico di Perugia. Anche lei donò tutte le sue proprietà a Padre Manelli, che le vendette una per una. I nipoti della nobildonna si opposero a queste vendite insensate, ma non ne ricavarono nulla. Ora anche i familiari di padre Fidenzio Volpi, l’investigatore del Vaticano, vogliono vederci chiaro sulla sua morte. Potrebbero sporgere denuncia affinché le autorità indaghino. Molte persone vicine al sacerdote, infatti, hanno affermato che nell’immediatezza della morte padre Fidenzio era molto nervoso. I famigliari del sacerdote sospettano che sia stato lentamente avvelenato con una sostanza che, con il tempo, gli ha provocato l’ictus che risulta essere la causa ufficiale del suo decesso.

Un inquietante filo rosso lega tra loro le persone gravitanti nel convento e decedute per suicidio: si erano tutti opposti a padre Manelli o avevano scoperto le colpe commesse da lui e dai suoi collaboratori. I religiosi interrogati dalla Procura di Avellino hanno, nel frattempo, confermato che i medicinali erano banditi dal convento.
Non ci permettevano di curarci o di assumere farmaci. Io avevo valori del sangue sballati: avevo bisogno di un ematologo, ma niente. Mi dicevano che ero fuori di testa“, riporta il settimanale “Giallo“. Si tratta della testimonianza di suor Maria Serena, di Torre del Greco (Napoli), che è stata nell’Istituto dei Francescani dal 1992 al 1997. Continua suor Maria Serena: “Le penitenze erano comunitarie, alcune molto dolorose. La sera dovevamo indossare il cilicio: una cintura di corda e di cuoio, ruvida e cosparsa di nodi e o di punte, che dovevamo portare sulla pelle per penitenza. Un altro oggetto di punizione era una frusta con dei chiodi appuntiti: ferendomi mi ero addirittura infettata“.

E, come se non bastasse, dalle testimonianze raccolte emerge un quadro sconcertante: le suore venivano spinte a concedersi ai benefattori dei Francescani dell’Immacolata. Se non accettavano, come è accaduto ad una religiosa, venivano confinate nella clausura.
L’Ordine dei Frati dell’Immacolata, dunque, sembra l’anticamera di quell’inferno dal quale i religiosi dovrebbero stare lontani. Un ordine fondato più per un interesse privato del suo fondatore, uno strumento per rastrellare soldi e per sfogare frustrazioni su chi non poteva ribellarsi, su chi credeva di essere in mani ben diverse.
Le ombre cupe dipinte da Umberto Eco nel suo “Il nome della rosa” si allungano ancora più oscuramente su padre Manelli, sul suo operato, sul suo discutibile modo di intendere la religione, le donazioni, lo stato di povertà al quale i Francescani dovrebbero essere votati. Se tutto quello che sta emergendo verrà ulteriormente provato, c’è da augurarsi che simili avanzi umani possano presto passare ad altre celle: quelle delle patrie galere.
Nulla potrà, però, ripagare quelle anime offese, ingannate e violate che hanno avuto la sventura di incrociare la vita e le opere di un frate molto più simile ad un capo banda mafioso che ad un padre spirituale.

Frigento, lasciti sospetti al convento, si apre un nuovo filone di inchiesta

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Loredana Zarrella

Tra i nove corpi che riposano nella cripta del Santuario del Buon Consiglio, a Frigento, c’è anche quello della contessa Margherita degli Oddi, originaria di Perugia. Morì a Frigento dopo aver donato all’Istituto tutti i suoi beni. A nulla valse il tentativo dei nipoti della donna di opporsi a tale lascito. Il sospetto è che Padre Stefano, indagato ora dalla Procura, e su cui peserebbero anche severe sanzioni canoniche, abbia esercitato pressioni su altri anziani per accumulare somme di denaro e beni immobili, quali ville e appartamenti. SU IL MATTINO, ed.Avellino.
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Lo Scandalo. Verifiche sulle presunte pressioni esercitate su anziani facoltosi perché donassero tutto all’Istituto.
di Loredana Zarrella
Frigento. Nuovi scenari, sulla già complessa mappa delle indagini, potrebbero prendere forma a seguito del sopralluogo dei militari dell’Arma all’interno del convento dei Frati Francescani dell’Immacolata, in via Piano della Croce, nella frazione Pagliara. Sono scenari che si tingono di giallo, spazi di mistero racchiusi tra le intercapedini della struttura religiosa, ora al vaglio degli inquirenti.
Accanto al giallo sulla morte di fra’ Matteo, ritrovato esanime nel pozzo del convento nel luglio del 2002, sempre più seri sono i dubbi sulla liceità della sepoltura di nove corpi nella cripta del Santuario della Madonna del Buon Consiglio. Pare infatti che i carabinieri, guidati dal capitano della Compagnia di Mirabella Eclano Leonardo Madaro, si siano soffermati in modo particolare in questo spazio angusto, dove riposano i resti mortali di frati, suore e benefattrici. I militari avrebbero avuto da ridire su una simile sepoltura.
L’ispezione di giovedì mattina, fatta scattare dal pm Adriano Del Bene, era volta ad appurare anche questo aspetto, quello cioè relativo alle condizioni igienico sanitarie del luogo in cui, all’epoca della reggenza di Padre Stefano Manelli, si decise di portare i corpi di alcuni defunti vicini all’Istituto religioso. Una sepoltura inusuale agli albori del 2000. Nessun Santo se non i genitori del fondatore dell’Ordine, Settimio Manelli e Licia Gualandris, riconosciuti dalla chiesa come Servi di Dio, e per i quali è in corso il processo di canonizzazione. Sulla loro tomba si recano in pellegrinaggio le coppie sterili, considerato che i due coniugi procrearono ben 21 figli. Sarebbe stato proprio Stefano Manelli a volere lì i loro resti, in vista della creazione di una cittadella della fede intorno al Santuario.
Da qui la richiesta delle autorizzazioni per la realizzazione di una sorta di cimitero privato, dove riposa pure Mattew Lim, l’allora frate filippino, trentenne, su cui pare essersi riaperto il caso, nonostante gli accertamenti del 2002 stabilirono che si trattò di un incidente. Sono le nuove testimonianze a insinuare il dubbio. Cadde davvero nel pozzo durante normali lavori di manutenzione o accadde altro?
Tra i corpi che riposano nella cripta anche quello di Suor Gloria, la religiosa filippina che, racconta una sua ex consorella, non fu esentata dalle penitenze estreme della quaresima nonostante il pessimo stato di salute, per disposizione dell’allora superiora generale Madre Francesca Perillo, ora in Inghilterra. Su un’altra lapide spicca poi il nome della contessa Margherita degli Oddi, originaria di Perugia. Morì a Frigento dopo aver donato all’Istituto tutti i suoi beni. A nulla valse il tentativo dei nipoti della donna di opporsi a tale lascito. Il sospetto è che Padre Stefano, indagato ora dalla Procura, e su cui peserebbero anche severe sanzioni canoniche, abbia esercitato pressioni su altri anziani.

IL MATTINO: Benevento. Blitz in convento, inchiesta sui frati morti e sui presunti abusi alle suore

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di Loredana Zarrella

Frigento. Nuove telecamere sono state puntate sul convento del Buon Consiglio. Sono gli occhi elettronici diretti dai militari dell’arma, non più quelli dislocati, fino a qualche settimana fa, dai registi di Rai e Mediaset. Ieri mattina, verso le 9.30, il sopralluogo dei Carabinieri, con tanto di dispositivi per l’acquisizione di immagini, guidato dal capitano della Compagnia di Mirabella Eclano Leonardo Madaro. Un’ispezione minuziosa su mandato del pm Adriano Del Bene, il magistrato titolare del filone d’inchiesta sui presunti abusi perpetrati da Padre Stefano Manelli, il fondatore dell’Ordine dei Frati Francescani dell’Immacolata destituito dalla Santa Sede dal suo ruolo di guida.

Si cercano tracce e riscontri oggettivi sui fatti che risalgono al governo del frate ultraottantenne indagato dalla Procura della Repubblica di Avellino per i reati di violenza sessuale e di maltrattamento. In modo particolare, i 15 militari dell’Arma che ieri mattina si sono portati presso il convento ed il santuario della Madonna del Buon Consiglio, si sono soffermati sulla cripta, sulla dispensa e sul luogo dove venne trovato cadavere, nel 2002, frate Matteo. Tre locali, tre luoghi cardine dell’inchiesta. Guidati dal padre guardiano del convento e rettore del Santuario Padre Tarcisio Pascale, i militari hanno verificato le condizioni igienico-sanitarie della collocazione di diversi cadaveri nell’angusto spazio della cripta.

Nove i corpi sepolti, a partire dai primi anni del 2000, con l’assenso del Comune e dell’Asl. Ci sono i resti dei genitori di Manelli, per cui è in corso il processo di beatificazione, quelli di alcuni benefattori, di frati e suore, tra i primi il filippino di 30 anni Mattew Lim, originario di Quezon City, che nel luglio del 2002 cadde, come risulta dai registri, nel pozzo del convento. Il nuovo sopralluogo, e le rinnovate verifiche sulla fattibilità accidentale, scattano a seguito delle accuse mosse da alcune religiose in particolare, denunce raccolte anche nell’ormai famoso dossier scandalo a disposizione della Procura.

Fu davvero un incidente quello di fra’ Matteo? Perché e in quali condizioni igieniche sono state conservate le spoglie dei defunti nella cripta? Perché non nel cimitero comunale? Si tratta di tombe a norma? Altri inquietanti interrogativi potrebbero porsi se dovessero essere accertati profili di reato ben più gravi. Tutti i fatti al vaglio degli inquirenti sono accaduti nel tempo in cui Padre Stefano era Ministro Generale dei Frati che hanno appuntato sull’abito grigio-celeste, al lato del cuore, la cosiddetta «medaglia miracolosa».I militari si sono soffermati anche intorno alla dispensa dei frati per verificare se ci fossero o meno alimenti scaduti. Nessuna traccia. Dopotutto le accuse dei religiosi, costretti a mangiare cibi avariati, fanno riferimento al periodo che precede il commissariamento del 2013.Sorpresa e incuriosita intanto, ieri mattina, all’arrivo delle pattuglie, la gente del posto, lungo quella via, Piano della Croce, che ospita il complesso religioso ma anche case, bar e tabaccherie.

I riflettori di nuovo riaccesi sul convento, dove attualmente vivono circa nove frati, riportano alla ribalta mediatica l’inchiesta avviata dalla Procura di Avellino su più filoni, di natura penale e patrimoniale. Esclusa per ora dai controlli e dalla visita delle Forze dell’ordine la casa delle Suore Francescane dell’Immacolata, poco distante dal convento maschile.

Giovedì 14 Aprile 2016, 23:08:06 – Ultimo aggiornamento: 15-04-2016 10:29

http://www.ilmattino.it/avellino/inchiesta_morti_blitz_convento-1670339.html
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Il Mattino: Manelli accusa: un complotto per sottrarre i beni all’Istituto

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Frigento.

Manelli accusa: “un complotto per sottrarre i beni all’Istituto”

Il frate francescano presenta un esposto alle autorità firmato da altre nove persone.

di Loredana Zarrella

Un complotto orchestrato con grande fantasia per mettere le mani sul patrimonio della congregazione dei Francescani dell’Immacolata. Ne è convinto padre Stefano Manelli, indagato dalla Procura di Avellino per i reati di violenza sessuale e maltrattamento. Il frate ultraottantenne, su cui penderebbero anche gravi sanzioni canoniche, si è così difeso presentando il 2 marzo scorso, tramite il suo avvocato Enrico Tuccillo, una contro denuncia per associazione a delinquere, calunnia e diffamazione.

A firmare l’esposto Manelli e altre nove persone. La denuncia è a carico di tre ex suore, di sei sacerdoti e due laici. Persone accusate di aver compiuto un golpe interno e di aver divulgato un “dossier anonimi dai contenuti falsi, testimonianze ripescate a distanza di anni in giro per il mondo allo scopo di destabilizzare tutta la fascia del vecchio ordine che era fedele alla regola di povertà”.  Per Manelli e il suo legale Tuccillo sarebbe stata messa in atto una campagna di diffamazione contro il fondatore dell’Ordine religioso che ha la sua  casa madre a Frigento. Nel mirino dei “manelliani”, così come ormai sono conosciuti i sostenitori del frate, alcune testimonianze di ex religiose in particolare. Come controprova si allega la testimonianza di una suora chiamata in causa da una sua ex consorella perché costretta a prostituirsi con potenti benefattori: “Smentisco di essere mai stata costretta a compiere atti contro la morale e la mia volontà. Nonché di essere stata segregata da qualche parte.”

Tra i frati accusati di aver compiuto il golpe alcuni firmatari della denuncia alla Santa Sede, ossia l’atto che fece scattare nel 2013 il commissariamento. Il complotto, per i manelliani, partirebbe insomma da lontano.

Ma i firmatari dell’accusa che portò al provvedimento della Congregazione dei religiosi si difendono: “Non eravamo nemmeno a conoscenza di quei 30 milioni di euro di proprietà delle due associazioni riconducibili all’Istituto.” Stiamo parlando di 59 fabricati, 17 terreni, un impianto radio-tv, 5 impianti fotovoltaici, 102 autovetture. Beni dell’ “Associazione Missione dell’Immacolata” e dell’ “Associazione Missione del Cuore Immacolato”,  finite sotto inchiesta per truffa e falso ideologico.

Possibile che il dossier, presentato alla Procura di Avellino dall’avvocato Giuseppe Sarno, legale della gestione commissariale, sia tutto frutto di un ingegnoso complotto, confezionato e diffuso da istigatori di ricostruzioni fantasiose, come afferma Padre Stefano?

Le decine di testimonianze, vagliate dal pm  Adriano Del Bene, che hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di Manelli, dicono il contrario.

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