La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

Home » Posts tagged 'Pietro Luongo (Padre Pietro Maria)'

Tag Archives: Pietro Luongo (Padre Pietro Maria)

MANELLI A GIUDIZIO IN NOVEMBRE

Lo scandalo del convento di Frigento, Manelli a giudizio a novembre

Scatta il giudizio su padre Manelli. Dopo due anni esatti dall’avvio dell’indagine della Procura di Avellino.

A novembre il giudizio per Padre Stefano Manelli, fondatore dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, per l’ex-economo Padre Bernardino Maria Abate, e per Padre Pietro Maria Luongo, in qualità di rappresentante legale dell’associazione “Missione dell’Immacolata” di Frigento, una delle due associazioni munite di personalità giuridica di diritto privato cui sono intestate le temporalità dell’Istituto.

Nell’inchiesta affidata alla Finanza, scandali a sfondo sessuale e testimonianze di ex-suore sulle devianze di Manelli descritto come un guru. Trenta milioni di euro, fra beni mobili e immobili, sarebbero stati sottratti alla Congregazione e trasferiti a soggetti non legittimati.

Domenica 9 Aprile 2017, 16:51 – Ultimo aggiornamento: 09-04-2017 17:15
http://www.ilmattino.it/avellino/manelli_giudizio_novembre-2370919.html
Frigento

MANELLI, A NOVEMBRE IL PROCESSO
SULLA MISSIONE IMMACOLATA

La gestione degli ingenti fondi e le presunte violenze sessuali in convento in aula ad Avellino

====
Loredana Zarrella

FRIGENTO. Scatta il giudizio su padre Manelli. Dopo due anni esatti dall’avvio dell’indagine della Procura di Avellino.
A novembre il giudizio per Padre Stefano Manelli, fondatore dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, per l’ex economo Padre Bernardino Maria Abate, e per padre Pietro Maria Luongo, in qualità di rappresentante legale dell’associazione “Missione dell’Immacolata” di Frigento, una delle due associazioni munite di personalità giuridica di diritto privato cui sono intestate le temporalità dell’Istituto.
Nell’inchiesta affidata alla Finanza, scandali a sfondo sessuale e testimonianze di ex suore sulle devianze di Manelli descritto come un guru. Trenta milioni di euro, fra beni mobili e immobili, sarebbero stati sottratti alla Congregazione e trasferiti a soggetti non legittimati.
Il Gup Antonio Sicuranza ha accolto la richiesta avanzata dal Pm Fabio Massimo del Mauro, rinviando a giudizio i tre imputati, accusati di falso ideologico. Il processo dal 2 novembre prossimo, davanti al giudice monocratico del Tribunale di Avellino Francesco Spella. Nelle carte del Tribunale si parla di “disegno criminoso”, di Manelli “istigatore e determinatore dell’attività dei correi”. Il frate fondatore, 83 anni, difeso dall’avvocato Enrico Tuccillo, e due frati avrebbero tratto in inganno notai, e dunque la Prefettura, nel redigere l’atto modificativo dello statuto delle due associazioni, il tutto all’oscuro del Commissario apostolico Padre Fidenzio Volpi e con il fine ultimo, si presume, di sottrarre i beni al controllo dell’Istituto controllato ormai a vista dalla Santa Sede. Altre tre associati non sono stati convocati pur avendone diritto. Pesanti le modifiche agli statuti. Perché consentire l’ingresso di laici?
Il giudizio arriva dopo il rinvio dell’udienza preliminare del 22 dicembre scorso, mancando il difensore di Maurizio Abate, noto come Padre Bernardino Maria, di Atripalda, che è stato tesoriere dell’associazione. Manelli ritiene di aver trasferito le donazioni alle associazioni perché “l’Istituto deve vivere in povertà”- Se è vero che parte del denaro è stata destinata ai poveri e alle missioni, restano 59 fabbricati, 17 terreni, 5 impianti fotovoltaici, 102 autovetture, più numerosi conti bancari: erano il patrimonio delle associazioni di laici e religiosi ostili al Commissariamento.

PADRE MANELLI A PROCESSO. FINALMENTE (di Mario Castellano)

Il prossimo 2 novembre il trio di Frati Francescani dell’Immacolata composto dal Fondatore ed ex Superiore Generale, Padre Stefano Maria Manelli, dall’ex Economo, Padre Bernardino Maria Abate, e dall’ex Legale Rappresentante di una delle due Associazioni munite di personalità giuridica di Diritto Privato cui sono intestate le temporalità dell’Istituto, Padre Pietro Maria Luongo, dovranno rispondere come imputati davanti al Giudice Monocratico del Tribunale di Avellino per il reato di falso ideologico.

Così ha deciso il GUP del capoluogo irpino, Dottor Antonio Sicuranza, accogliendo la richiesta avanzata dal Pubblico Ministero, Dottor Fabio Del Mauro.

L’imputazione di truffa è stata stralciata dallo stesso Pubblico Ministero.

Era probabilmente dai tempi delle “Legge Pica”, durante la repressione del cosiddetto “brigantaggio”, che nelle Aule di Giustizia avellinesi non si svolgeva un processo paragonabile a questo, non certo per la rilevanza dei reati di cui si discute, bensì per il significato di una vicenda criminale, il quale trascende la specifica questione di Diritto Penale.

Nel anni immediatamente successivi all’Unità Nazionale veniva infatti messa in discussione la stessa legittimità del nuovo Regno d’Italia, mentre oggi gli imputati hanno messo in atto i comportamenti rimessi all’imminente giudizio nell’ambito di una azione volta a contestare la suprema Autorità della Chiesa.

Non fosse per il nostro disappunto, in qualità di credenti, destato dal vedere dei religiosi protagonisti di una vicenda criminale, verrebbe spontaneo constatare con legittima soddisfazione che oggi lo Stato Italiano, costituito dai nostri antenati con forti venature anticlericali, viene in soccorso alla Chiesa.

I solerti ufficiali e militi della Guardia di Finanza, insieme con gli inflessibili Magistrati irpini, tentano infatti di riuscire dove hanno fallito i non altrettanto solerti ed inflessibili Commissari Apostolici dell’Istituto, nel tentativo di riportare sotto il controllo ecclesiastico quelle temporalità che – subito dopo la nomina del loro Predecessore, il compianto Padre Fidenzio Volpi – erano state in buona sostanza ad esso maliziosamente sottratte.

“Sans vouloir nous flatter”, come si dice nella lingua di Molière, la ricostruzione dei fatti prospettata nelle conclusioni cui è pervenuta la Magistratura Inquirente coincide con quella esposta nel nostro modesto saggio intitolato “Verità e giustizia per Padre Fidenzio Volpi”.

Quando il malcapitato cappuccino bergamasco, poco aduso alle oscure trame malavitose intessute tra le montagne dell’Irpinia e le pianure della “Terra dei Fuochi”, assunse la carica di Commissario Apostolico, si provvide a modificare in fretta e furia gli Statuti delle Associazioni intestatarie delle ingenti temporalità riferite ai Francescani dell’Immacolata.

Se la mancata convocazione dei religiosi presuntamente fedeli alla nuova Autorità si spiega con l’intento malizioso di evitare che qualcuno potesse farsi testimone del “pactum sceleris” e mettere a verbale il proprio voto contrario alla nuova norma statutaria, in base alla quale anche i laici (immuni dal Voto di Obbedienza) potevano divenire Associati (e dunque anche Legali Rappresentanti delle Associazioni), il “Cervello” inventore dell’operazione cadde in una grossolana ingenuità non acquisendo e non includendo nel verbale (redatto tra l’altro con Atto Notarile) il necessario preventivo assenso all’operazione espresso dal Superiore Generale: la classica “buccia di banana” per gli attuali imputati, che conferma la saggezza popolare, secondo cui “la gatta frettolosa fece i gattini ciechi”.

Ora attendiamo che i Legali degli imputati, gli Avvocati Enrico Tuccillo e Gian Franco Antonelli, tuonino contro il complotto “modernista”, presumibilmente ordito nell’Ospizio di Santa Marta con l’adesione di Finanzieri, Magistrati e giornalisti, tutti immancabilmente rei di “progressismo”, che ha fatto incorrere i loro clienti in questa brutta disavventura giudiziaria.

Fedeli al principio costituzionale della presunzione di innocenza, non avanziamo previsioni sull’esito del processo, limitandoci però a ricordare la divina, ammonitrice parola: “Ottavo, non dire falsa testimonianza” e a sottolineare la coincidenza che il processo inizierà  nel “Giorno dei Morti” risulta in questo caso molto significativa, sia in quanto richiama i tre imputati al “Sic transit gloria mundi”, sia perché viene spontaneo il paragone con una defunzione morale.

http://www.farodiroma.it/2017/04/07/padre-manelli-processo-finalmente-mario-castellano/

PROMEMORIA SUL BOIA DI FRIGENTO E I SUOI AMICI: Leggerlo prima di fare le spallucce davanti a certi manifesti

burke_manelli

 

http://www.farodiroma.it/2017/02/06/promemoria-sul-boia-frigento-suoi-amici-leggerlo-spallucce-davanti-certi-manifesti/

FarodiRoma: Rinviato a giudizio Manelli. Ma le accuse per gli abusi sessuali restano prescritte.

2016-11-24_154333

Una campagna orchestrata dai suoi difensori (ma alla quale hanno dato credito solo pochi media) ha creato una certa confusione riguardo al destino processuale di padre Stefano Manelli, da noi chiamato “Boia di Frigento” per l’efferatezza dei suoi comportamenti ai danni dei più indifesi tra i religiosi e le religiose che lo seguivano. Per lui la Procura di Avellino ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di truffa e falso insieme a Pietro Luongo (padre Pietro Maria), e Maurizio Abate (padre Bernardino Maria). Mentre continuano le indagini su presunti omicidi avvenuti nel convento di Frigento e per la morte del delegato pontificio padre Fidenzio Volpi, sul cui corpo sono state trovate tracce di arsenico.

Risultano invece prescritte (perché riguardano fatti avvenuti prima del 2009 e che prevedono pene non superiori ai  6 anni di detenzione) le accuse per gli abusi sessuali e maltrattamenti subiti da alcune suore in diversi conventi dell’Istituto commissariato dalla Santa Sede nel 2013, reati per i quali l’83enne padre Manelli, nato a Fiume, era stato iscritto nel registro degli indagati dal pm Adriano Del Bene. “L’archiviazione è una grande vittoria della giustizia e della Chiesa di Dio”, ha commentato l’avvocato difensore Enrico Tuccillo. Un’opinione francamente sconcertante, che merita una risposta molto semplice: se non ha compiuto molestie e stupri, padre Manelli rinunci alla prescrizione (tutti gli imputati hanno questa facoltà) e si faccia processare per dimostrare la sua innocenza.

Un anno e mezzo fa erano partite le indagini della Procura di Avellino che grazie al lavoro della Guardia di Finanza aveva compiuto sequestri nel marzo 2015 di trenta milioni di euro di proprietà delle due società. Si tratta di 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radio-tv, 5 impianti fotovoltaici dislocati su tutto il territorio nazionale, 102 autovetture, più saldi giacenti su numerosi rapporti di natura finanziaria.

Beni poi rimessi, si, in libertà ma sulla cui liceità di acquisizione e gestione è sempre pesato il dubbio degli inquirenti. Il gup ha accolto le richieste del pm Fabio Massimo Del Mauro, ed ora scatta il procedimento penale a carico degli indagati. I tre – come scrive Loredana Zarrella su Il Mattino – che ora sono imputati, dovranno rispondere dei reati di truffa e falso ideologico. Nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, notificato agli indagati nel luglio scorso, si parlava del “disegno criminoso, con più azioni commesse anche in tempi diversi in violazione di più norme di legge”.

Un disegno che sarebbe stato attuato per sottrarre beni all’Istituto religioso che ha sede a Frigento, in via Piano della Croce, in quel convento intorno a cui si sono concentrate anche altre indagini.. Ad oggi intanto sotto i riflettori sarà l’operato di padre Manelli  individuato dalla Procura come “istigatore e determinatore dell’attività dei correi”, ossia come l’orchestratore della truffa.

 

E. I.

Nella foto padre Stefano Manelli con il cardinale tradizionalista Raymond Leo Burke, uno dei 4 firmatari della lettera con i “dubia” sull’Amoris laetitia.

“CONVENTO DEGLI ORRORI”: ALTRI DUE FRATI SONO STATI INDAGATI

2016-08-28_093801

 

GIALLO ESCLUSIVO

Si allarga l’inchiesta sull’ordine religioso di Avellino al centro di una torbida vicenda: oltre a padre Manelli ci sono altri religiosi finiti sotto accusa

“CONVENTO DEGLI ORRORI”: ALTRI DUE FRATI SONO STATI INDAGATI

I frati Maurizio Abate e Pietro Luongo sono accusati di aver aiutato padre Stefano Manelli a impossessarsi in maniera illecita di un ingente patrimonio, quantificato in 30 milioni di euro
Frigento (Avellino) “Le indagini sull’impero patrimoniale riconducibile ai Frati Francescani dell’Immacolata di Frigento sono chiuse. Risultano indagati padre Stefano Manelli e altri due frati: Maurizio Abate e Pietro Luongo. I tre religiosi rischiano il processo per il reato di falso ideologico commesso in concorso tra loro, con una serie di aggravanti”.

E’ questo, in estrema sintesi, il contenuto dell’avviso di chiusura delle indagini recapitato nei giorni scorsi a padre Stefano Manelli e ai frati Maurizio Abate e Pietro Luongo. L’inchiesta, condotta dal pubblico ministero Fabio Massimo Del Mauro, della procura di Avellino, riguarda l’ingente patrimonio riconducibile alla congrega fondata da padre Manelli, il frate già indagato per maltrattamenti e violenza sessuale.

Si parla di un vero tesoro, del valore comprensivo di 30 milioni di euro, che, secondo gli inquirenti, padre Manelli avrebbe provato a sottrarre per poi affidarlo attraverso due associazioni travolte dall’inchiesta, a laici di sua conoscenza.

Questo tesoro, per cui padre Manelli rischia il processo, è costituito da 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radiofonico e cinematografico, cinque impianti fotovoltaici e 102 autovetture, nonché da ingenti disponibilità finanziarie.

Le ricchezze sarebbero state affidate a due Associazioni, i cui vertici sono riconducibili agli altri due sacerdoti coinvolti nella scandalosa inchiesta.

E’ opportuno ricordare che parallelamente a questa inchiesta, la Procura ha avviato un’altra indagine, che vede Stefano Manelli indagato, ma per reati diversi: maltrattamento e violenza sessuale perpetrati ai danni di suore e frati che operavano nel famigerato “convento degli orrori” di Frigento (Avellino). Una inchiesta molto delicata che riguarda anche alcune morti sospette. Ma di questo parleremo più avanti. Torniamo ora all’inchiesta sull’impero patrimoniale dei tre preti.

Scrive il giudice: “Stefano Manelli, Maurizio Abate e Pietro Luongo sono indagati in concorso tra loro poiché in esecuzione del medesimo disegno criminoso… Hanno commesso violazioni a più norme di legge, anche non impedendo un evento che avevano l’obbligo giuridico di impedire”. Padre Manelli, nel frattempo trasferito in un convento di Albenga, in provincia di Savona, e gli altri due indagati “dichiaravano falsamente” (lo scrive il magistrato) una serie di circostanze pur di accaparrarsi l’ingente patrimonio .

E’ in questo scenario che si inserisce la misteriosa morte di padre Fidenzio Volpi, nominato dall’allora Papa Benedetto xvi commissario Apostolico, affinché potesse mettere ordine nell’Istituto fondato da Manelli e fare chiarezza sull’ingente patrimonio di cui parlavamo.

TROVATO DEL VELENO SU BARBA E CAPELLI

Sulla morte del frate la Procura di Roma ha aperto una inchiesta dopo che i familiari del religioso scomparso hanno presentato una denuncia a seguito del rinvenimento, da parte del medico legale incaricato, di alcune particelle di Arsenico sulla barba e tra i capelli.

Questo lascerebbe pensare che padre Volpi sia stato ucciso e che non sia morto per cause naturali.

Ma questa non è l’unica morte sospetta avvenuta nel periodo in cui padre Manelli era a capo della congrega che aveva la sua direzione generale presso il convento di Frigento.

Un episodio misterioso su cui si stanno concentrando gli inquirenti riguarderebbe la morte di un altro sacerdote: il frate filippino Mattew Lim, 30 anni, originario di Quezon City. Sulla morte del frate aleggia l’ipotesi dell’omicidio. Lo dicono ex frati ed ex suore.

Fra Matteo morì la mattina del 22 luglio del 2002. Si trovava nell’orto insieme con altri confratelli, all’interno del convento di Frigento, quando precipitò in un pozzo morendo annegato. Le sue urla disperate le sentirono in molti, ma nessuno intervenne.

In merito a questo atipico incidente, la Procura ha in mano la testimonianza di una ex sorella, I.T., che disse: “Ho conosciuto personalmente Fra Matteo: era una persona sorridente, solare, molto allegra, giocherellona. Gli ho parlato prima che morisse e il frate mi rivelò con sgomento: “In questo Istituto ci sono troppe cose che non vanno e che non andrebbero fatte”.”

di Gian Pietro Fiore

Giallo settimanale – Anno IV – Num 35 – 31 agosto 2016

GIALLO NEL CONVENTO: CHIUSE LE INDAGINI

ConclusioneIndaginiConvento
Loredana Zarrella
 
Avviso conclusione indagine per Padre Stefano Manelli, fondatore dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata. Stessa comunicazione della Procura a Maurizio Abate e Pietro Luongo, rappresentanti legali delle associazioni Missione dell’Immacolata, con sede a Frigento e Missione del Cuore Immacolato che ha invece sede a Benevento.
I due sono titolari insieme di un patrimonio mobile e immobile da 30milioni di euro. La notifica agli indagati dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari da parte del pm , Fabio Massimo Del Mauro, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Avellino, e titolare del filone d’indagine relativo alla ipotesi di truffa ai danni dell’Istituto dei frati che indossano il saio grigio con sfumatura celeste, si ispirano a San Massimiliano Maria Kolbe, e hanno la loro casa madre a Frigento, punto di riferimento di una costellazione di altre case mariane e conventi, in Italia e all’estero.
Nel marzo 2015 l’avvio dell’inchiesta da parte della Procura di Avellino che, con il lavoro congiunto della Guardia di Finanza, aveva svelato una serie di condotte fraudolente messe in atto dai vertici delle due associazioni vicine alla Congregazione dei Frati Francescani dell’Immacolata. Truffa aggravata e falso ideologico i reati contestati.
Sotto la direzione di Manelli, Pietro Luongo, presidente dell’Associazione Missione dell’Immacolata, e Maurizio Abate, tesoriere della compagine, nonché economo dell’Istituto stesso dei frati, avrebbero tratto in inganno il notaio Edgardo Pesiri durante la modifica dello statuto dell’associazione. Modifica condotta con dichiarazioni mendaci e raggiri, tra cui la falsa dichiarazione di assenso da parte di Padre Fidenzio Volpi, commissario dell’Ordine, del tutto all’oscuro invece della manovra, un disegno criminoso volto evidentemente a sottrarre beni all’Istituto per dirottarli in tasche di laici, e mantenere il controllo di un patrimonio da 30milioni di euro, tra beni mobili e immobili. Fabbricati, terreni, autovetture, conti correnti.
Stessa ratio, stesso raggiro nella gestione dell’Associazione Missione del Cuore Immacolato. L’avviso di conclusione delle indagini ricorda il «disegno criminoso, con più azioni commesse anche in tempi diversi in violazione di più norme di legge». Disegno attuato dagli indagati «in concorso tra loro», sottolinea l’avviso che, rispetto al decreto di sequestro preventivo di beni per 30 milioni di euro, emesso lo scorso anno, accosta ai nomi di Abate Maurizio (in religione Padre Bernardino Maria) e Luongo Pietro (in religione Padre Pietro Maria) quello di Manelli Stefano, indicandolo quale «istigatore e determinatore dell’attività dei correi».
L’aggravante, per il frate ottantenne, fondatore dell’Ordine dei religiosi, è quella di avere in pratica orchestrato la truffa, come un deus ex machina. Come previsto dalla legge, a partire dalla notifica dell’avviso, Padre Stefano e gli altri due indagati hanno venti giorni di tempo per presentare memorie, produrre documenti, richiedere nuovi atti di indagine, presentarsi per rilasciare spontanee dichiarazioni o richiedere di essere sottoposti a interrogatorio. È il tempo per loro della preparazione della difesa in caso di rinvio a giudizio e di un processo che si prospetta imminente, a meno che, con la produzione di nuove carte e testimonianze, gli indagati non riescano a far cambiare idea al pm.

IL MATTINO: CACCIA AL CAPO DELLA RETE CHE HA RAGGIRATO I FRATI

2015-03-28_104427

L’inchiesta sull’Istituto dei Francescani 

Caccia al capo della rete che ha raggirato i frati

Frigento: due religiosi indagati per la truffa milionaria 

Loredana Zarrella

Potrebbe esserci un deus ex-machina alla base della truffa milionaria ai danni dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata a Frigento. È l’interrogativo a cui dovranno rispondere gli inquirenti in seguito al sequestro preventivo dei beni mobili e immobili, per un valore di 30 milioni di euro, intestati alle associazioni «Missione dell’Immacolata» e «Missione del Cuore Immacolato», riconducibili alla Congregazione fondata da Padre Stefano Maria Manelli, poi commissariata nel 2013 dalla Santa Sede per disordini interni alla vita religiosa. Dopo aver apposto i sigilli all’importante tesoretto dei due Enti per evitare ulteriori atti di dubbie disposizioni patrimoniali, scatta ora la caccia ai responsabili dell’ingegnoso piano ricostruito dalla Procura. Due per ora gli indagati: Maurizio Abate (in religione Padre Bernardino Maria) e Pietro Luongo (in religione Padre Pietro Maria), per i quali si ipotizzano i reati di truffa aggravata e di falso ideologico in concorso con persone ancora da identificare, come si legge nel decreto di sequestro preventivo firmato dal gip Fabrizio Ciccone, a cui ha dato esecuzione la Guardia di Finanza di Avellino dopo accurati accertamenti scattati su segnalazione della Procura. Si sospettano altri presunti responsabili, per i quali potrebbe delinearsi l’ipotesi di reato di associazione a delinquere. Diverse ancora le carte da visionare e le persone da sentire per poter illuminare del tutto quel disegno criminoso già emerso in parte. Lunedì verrà notificato il provvedimento del gip, relativo all’affidamento dei beni sequestrati, a Padre Fidenzio Volpi, il Commissario apostolico, di fatto esautorato, a seguito di questi raggiri, del suo ruolo di capo della Congregazione dei Frati Francescani dell’Immacolata. Nel corso dell’indagine si spera pure di trovare le risposte che riguardano alcune emissioni di assegni circolari e bancari in favore di beneficiari sconosciuti e con causali non meglio specificate per un valore di 555.000 euro, e su cui il Commissario non ha mai ricevuto adeguata giustificazione. Si cercherà a questo punto di capire il perché di questi oscuri movimenti bancari e il motivo delle modifiche degli statuti delle due associazioni, attuate nascondendo ai notai, nelle persone di Edgardo Pesiri ed Elena Calice, il cambio di vertice della Congregazione. Come si è potuto stravolgere lo Statuto senza il previo assenso di Padre Fidenzio Volpi? Perché si è premuto sull’ingresso dei laici nelle associazioni? Un’operazione illecita, quella di assegnare loro un ruolo apicale nelle compagini religiose con cui, si legge nel decreto emesso dal gip, «si raggiungeva fraudolentemente il risultato di sottrarre le due associazioni ad ogni forma di controllo da parte dell’Ordine religioso di cui costituiscono da sempre una diretta espressione».

Altro illecito riscontrato è l’introduzione negli statuti di una norma che consentiva la devoluzione del patrimonio, in caso di scioglimento dell’associazione, ad enti aventi analogo scopo. Il sospetto è che l’affidamento dei beni dei Francescani dell’Immacolata a persone esterne all’Ordine servisse ad anticipare la nascita di un nuovo Istituto d’impostazione liturgica tridentina, dopo i dissidi interni e le derive lefebvriane che avevano portato inevitabilmente al commissariamento. Nel piano di gestione dell’amministrazione delle associazioni rientrerebbe pure la beffa ai danni delle pre- fetture di Avellino e Benevento, dove la richiesta delle variazioni statutarie è stata compilata omettendo volutamente la modifica dell’articolo che prevedeva l’eliminazione del parere vincolante del Padre Generale. Intricata appare così la tela messa a nudo a partire dalla denuncia sporta dall’avvocato Giuseppe Sarno il 4 settembre scorso presso la Compagnia della Guarda di Finanza di Avellino.