La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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LE NUOVE PERSECUZIONI

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In solidarietà ai cristiani che soffrono per mano dei fondamentalisti islamici in alcune regioni del mondo, anche nella nostra Italia ci sono cristiani che soffrono per mano di fondamentalisti cristiani.

Il caso di padre Scozzaro.

Era da molto tempo che non si leggevano elucubrazioni e provocazioni sulla vicenda dei Francescani dell’Immacolata nella bolgia dei blog tradizionalisti.

Il silenzio reverenziale e speranzoso di chi credeva nel nuovo governo dell’Istituto di trovare ingenui e collusi alleati viene interrotto dall’ardito Paolo Deotto  che giustifica un attacco gratuito a padre Giulio Maria Scozzaro esprimendosi a modo di disclaimer per evitare – secondo lui – un’azione penale: “(…) mi permetto di chiedere la vostra attenzione, perché quanto vi esporrò riguarda anche argomenti che interessano tutti: la libertà di espressione, la libertà di cronaca, e anche un certo clima che si è ormai instaurato nel mondo cattolico, in cui non si usa più parlare, discutere, ammonire ove necessario. No, si ricorre alla carta bollata. Forse tutto ciò si inquadra perfettamente nella secolarizzazione drammatica che sta vivendo la Chiesa; tuttavia a me, uomo all’antica (anche per ragioni anagrafiche) questo comportamento appare un po’ singolare”.

Non entriamo nel merito della grammatica ma rileviamo quanto il ricorso ad internet per infangare un sacerdote degno e rispettabile sia difforme dall’auspicata sacralizzazione della Chiesa che il Deotto contrappone alla “drammatica secolarizzazione” in corso.

Si biasima la carta bollata ma non il francobollo alle autorità della Chiesa per creare un caso mirato a delegittimare un “collaboratore di giustizia”.

Per dovere di cronaca e servizio alla verità, cercheremo allora di fornire ai nostri stimati lettori degli argomenti che spiegano, senza tanti misteri, il perché dell’accanimento contro padre Scozzaro da parte di persone che non lo hanno mai conosciuto.

Padre Giulio Scozzaro negli anni Novanta, prima di essere ordinato sacerdote, già rivestiva l’incarico di “pro rettore dei postulanti” dei Frati Francescani dell’Immacolata.

Questo, oltre ad evidenziare la fiducia di cui godeva presso il suo superiore, conferma tuttavia il pressapochismo e la precarietà che da sempre ha accompagnato l’azione pedagogica e formativa del padre Stefano Manelli verso i giovani frati e le sue “reclute”.

Fra esse non era raro trovare – secondo le annate – qualcuno dei nipoti facilmente riconoscibile, non solo dai tratti somatici, ma dal piglio autoritario e dalla debolezza voluttuaria che potrebbe confermare le teorie del Lombroso.

Accadde infatti che dal cassetto della stanza di Padre Manelli nel convento di Frigento sparirono delle banconote per un valore di tre milioni delle vecchie lire.

I sospetti caddero immediatamente sulle giovani reclute che popolavano la “Casa Mariana” e venne interpellato il loro “rettore”.

Nel profittare dell’andata a scuola dei puberi, Padre Giulio Scozzaro rinvenne con facilità le banconote proprio nella stanza del giovane nipote.

Si sarà anche trattato della sviolinata di un ragazzone quasi maggiorenne, ma osiamo credere che se l’autore del furto non fosse stato il nipote del Fondatore, difficilmente sarebbe rimasto nell’Istituto e ordinato sacerdote come poi successe con tutti gli annessi e connessi.

Il noto papà venne convocato con sua enorme vergogna nonché imbarazzo, ma l’allora fra Giulio M. Scozzaro, diventato più tardi Padre Giulio, fu un uomo di misericordia che sdrammatizzò la cosa per rispetto verso Padre Stefano, pur ponendosi seri interrogativi…

Come aveva infatti osato il nipote mettere le mani nel cassetto dello zio?

Era stata la prima volta? Ne aveva ricevuto altre volte l’autorizzazione? Aveva lo zio Fondatore dimenticato quella volta una concessione fatta al nipote? Cosa se ne faceva un giovinetto di una cifra da due stipendi mensili?

I dubbi rimasero…

Nel 1998 Padre Giulio Scozzaro si fece coraggio e denunciò padre Manelli per abusi di governo.

L’allora Sottosegretario per la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata, dichiarò: “Padre Manelli non si comporta da cristiano”.

Il rapporto di Padre Giulio col Fondatore si era dal momento del furto progressivamente deteriorato perché una testimonianza del genere gettava fango su una famiglia che aveva costruito sull’impeccabilità e l’immacolatezza la sua onorabilità.

“Questa è la mia famiglia” hanno messo in bocca a Padre Pio i Manelli.

Peccato che un tale giudizio non sia mai stato esclusivo ma veniva esteso dal santo cappuccino a tante altre famiglie e soggetti che lo frequentavano, così come appare nelle biografie autorevoli e meno autoreferenziali su padre Pio, dove mai è citato qualche componente della famiglia Manelli quale detentore di attenzioni speciali.

Padre Manelli non accettava inoltre che padre Giulio seguisse l’ispirazione di scrivere agiografie e libretti spirituali perché voleva l’assoluto monopolio sulle pubblicazioni, senza concorrenza.

Come Erode, padre Manelli si sentiva minacciato da un sacerdote in fasce.

Fu così che a padre Giulio, resagli la vita impossibile nei conventi dell’Istituto,  non restava che trovare rifugio nella sua Palermo.

Padre Manelli, secondo uno stile consolidato, ne doveva distruggere l’onore e la buona fama per coprire con la cortina fumogena della calunnia contro il suo accusatore, le malefatte che padre Giulio presentò alla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata in un periodo in cui, ottenuta l’approvazione pontificia, padre Manelli fece cadere i suoi freni inibitori nella guida dei frati e delle suore.

Padre Giulio venne accusato di “disobbedienza ostinata alle legittime disposizioni dei superiori in materia grave”.

Padre Giulio si rifiutava di essere trasferito in una comunità “tritacarne” dove il Fondatore avrebbe consumato la sua vendetta con il solito superiore-vessatore di turno.

Qui viene il bello.

Il Padre Manelli dal settembre del 2014 si trova per sua volontà nel convento delle Suore Francescane dell’Immacolata a San Giovanni Rotondo.

Qualcuno è ancora convinto della bufala degli “arresti domiciliari” alimentati dalle fantasie e dalla disonestà dei bloggers tradiprotestanti.

Dopo i noti fatti di cronaca, in attesa che la Magistratura e la Chiesa si pronuncino, non sarebbe stato più prudente sloggiare da San Giovanni Rotondo?

Padre Manelli sa invece bene che in un convento di frati sarebbe sotto il controllo di tutti e non potrebbe permettersi quella libertà di movimento tra visite e telefonate messe in opera per contrastare l’azione del commissario e dirigere le operazioni con i suoi cinque, sei avvocati.

Perché il Manelli si ostina a disobbedire “alle legittime disposizioni dei superiori in materia grave?”

Le leggi valgono solo per gli altri?

Immaginiamo già che si farà scudo dell’ennesimo certificato medico pur di sottrarsi agli interrogatori del Vaticano e non allontanarsi da una corte consolatrice.

Lo fece con il guaritore di Cassino e lo farà ancora sul Gargano.

Meglio per lui non esporsi all’indignazione dei frati, delle popolazioni non dappertutto favorevoli a lui e dei vescovi che potrebbero dichiararlo persona non grata nelle loro diocesi.

In Campania e nel Lazio non si parla che di lui quando si vuole attaccare la Chiesa.

Uno scandalo!

Padre Manelli non ha più il consenso della base e a seguirlo è oramai un gruppetto di laici da compatire e solo una trentina di sacerdoti, troppo pochi per un ribaltone di governo a favore dei suoi accoliti: dal vice-generale ai colonnelli.

Quanti danni e quante colpe in pensieri, parole, opere ed omissioni!

Il Deotto cerca poi di provocare Il neo Commissario Sabino Ardito con l’aiuto di Maria Guarini di Chiesa e Post Concilio.

In barba alla privacy ne pubblica la risposta e-mail con la sua richiesta del “sangue” di Padre Scozzaro che lui definisce “chiarimenti”.

Che interesse e che titolo ne può avere un semplice e sconosciuto laico come il Deotto se non l’induzione del Manelli e dei manelliani a utilizzarlo per sopprimere un testimone e  gabbare i commissari e la Congregazione per i Religiosi?

L’ultima porcata è che venne fatto credere a padre Scozzaro all’inizio degli anni Duemila che tutto sarebbe rientrato nell’ordine purché avesse ritirato il ricorso in Segnatura Apostolica.

Nel frattempo, con il noto manovale padre Alessandro Apollonio, si cercarono cardinali e prelati che testimoniassero a favore di Padre Manelli ai giudici degli organismi preposti a giudicarlo sulla base delle denunce, mentre – con l’inganno – si chiedeva a Padre Scozzaro di ritirare le sue denunce.

Il resto della storia lo conosciamo, una storia infinita, una storia che si ripete, una storia che ha fin troppo scandalizzato i piccoli.

… Miserere nobis.

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IL DOTTO DEOTTO E L’INDOTTO DELLE BANANE

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Paolo Deotto non è un dirigente sportivo, ma un ammiratore di Carlo Tavecchio aspirante alla presidenza della Federcalcio.

Lo ha difeso strenuamente dalle critiche mossegli da tutti gli ambienti politici, sportivi e pubblicistici per esternazioni razziste su calciatori extracomunitari da lui definiti, “mangiabanane”.

Non sappiamo se la stitichezza, il diabete, l’ulcera gastroduodenale o la tendenza all’obesità impediscano al Nostro di gustare il frutto tropicale di cui si nutrono specialmente quei primati il cui comportamento è spesso emulato da chi presume di conciliare l’animalità con la razionalità.
Forse per dispetto qualche scimmietta o qualche… sportivo extracomunitario deve aver lanciato una buccia di banana sul marciapiede di casa del Deotto, vista la rovinosa scivolata “a gamba tesa” sulla questione dei Francescani dell’Immacolata.

Tutti ricordiamo la storiella de’ “La volpe e l’uva” il cui significato è la forza distruttiva dell’invidia attraverso l’arma della detrazione.

Paolo Deotto non si limita a sentenziare su fatti che non conosce, ma mette in discussione quanto altri – più onesti e professionali di lui – dicano su una vicenda che oramai conosce risvolti giudiziari e cronachistici non più rappresentati da blogghini di nicchia come per l’appunto, “Riscossa Cristiana”.

Non è da escludere che qualora Paolo Deotto  fosse davvero ben informato sui fatti,  il magistrato non esiterà ad interrogarlo come « persona informata sui fatti ». Saremo allora curiosi di conoscere la fonte delle sue dichiarazioni. Il resto è solo millanteria.

Ai benpensanti rincuora sapere che a difendere un decaduto Fondatore siano rimasti solo i blog di nicchia, quelli dalla monocampana stonata, quelli del killeraggio mediatico fatto per simpatia e ideologia,  quelli che si vendono per… un casco di banane?

Essi rappresentano un modello da utilizzare nei laboratori delle Scuole Medie per far capire ai ragazzi il principio fluidodinamico dei vasi comunicanti.

Nel post intitolato La strana vicenda del sequestro dei beni…“, Paolo Deotto afferma che:

“La Congregazione dei Frati Francescani dell’Immacolata non possiede e non ha mai posseduto beni”.

A noi risulta che i Frati non avessero piuttosto proprietà, rilevando finalmente la confusione del Deotto tra uso (o possesso) e proprietà di beni.

Inutile ricordare che su qualche spazio mediatico emerge anche che il Fondatore avesse un conto corrente personale.

Ne era per l’uso o per la proprietà?

Chiederemo ai Frati se nelle Costituzioni FI è permesso a un loro Religioso avere un conto corrente personale…

Padre Volpi è accusato dal Deotto di ricevere 5000 euro al mese.

Per il lavoro che svolge ne meriterebbe il doppio, ma è un vero peccato che Deotto, pur ritenendosi così informato e amico dei Frati, non abbia saputo dagli stessi quanto tale notizia sia una maliziosa bufala.

Volpi, infatti, non è salariato e non riceve compensi o onorari per i suoi servizi.

Crediamo che sia una scelta secondo il suo stile. 

Dovrebbe essere un fatto risaputo almeno ai gentiluomini o gentildonne che lo giudicano quotidianamente e fanno credere di saperla lunga sui Frati.

Peccato per il Deotto e per i calunniatori in attesa di “lettera dalla busta verde”, che lo scoop sia diabolicamente apparso la prima volta sul profilo facebook di un « familiare » (?) al Fondatore molto esposto al grande pubblico. 

Verrebbe da dirgli: “Vade retro!”

Un’autentica perla informativa è poi la seguente affermazione:

“Le donazioni, cospicue, che nei decenni sono state fatte da tanti benefattori, sono sempre state a favore di associazioni di fedeli, formate da laici, non da religiosi. Queste associazioni, da prima del commissariamento, sono presiedute da laici, non da religiosi”.

Il Deotto ne è proprio sicuro?

Perché non chiede alla Procura di Avellino gli Atti degli Avvisi di Garanzia e ci spiega su cosa si basa la truffa aggravata e il falso ideologico?

Chi faceva capo alle Associazioni?

Chi ne erano membri effettivi prima del Commissariamento?

Laici – come lui dice – o Religiosi?

Quando sono state fondate le Associazioni?

A partire da quando sono subentrati i laici familiari e amici del Fondatore?
 
Sono atti pubblici di accesso universale.
 
Associazione Missione dell’Immacolata, Associazione Missione del Cuore Immacolato, Associazione Casa Mariana Editrice.

Paolo Deotto non è informato sui fatti o mente sapendo di mentire?

Il Nostro confonde poi la misconoscenza dei Frati sul patrimonio milionario con la conoscenza dei benefattori della loro donazione.

Uno smeraldo di logica!

Tizio dona a Sempronio un appartamento e non è al corrente di quanto ha fatto?

C’è bisogno del Deotto per rilevare qualcosa di ovvio?

Ammesso che i Frati (tranne qualcuno…) non ne sapessero nulla, l’illustre direttore deve dimostrarci se ogni singolo donatore fosse però a conoscenza dell’intero patrimonio …

Abbiamo i nostri dubbi.

Il Deotto incalza:

“I beni, mobili e immobili, amministrati dalle associazioni di laici, sono utilizzati per gli scopi specifici della Congregazione: apostolato, opere caritative, buona stampa, informazione religiosa.”

Concentriamoci sul primo assioma e più precisamente su quel riferimento ai laici: “(…) associazioni di laici…”

Come già detto, non erano esclusivamente Frati e Suore i Soci delle Associazioni fino al Commissariamento?

Cosa è successo dopo e perché?

Chi aveva permesso l’ingresso di quei Religiosi nelle Associazioni se non il Fondatore Padre Manelli?

Chi aveva escogitato l’ipocrita “fictio iuris” per dare parvenza di povertà se non il Padre Manelli?

Chi aveva pensato alla creazione di un’Associazione privata di diritto pubblico, se non Manelli?

Lo scopo?

Sottrarre i beni al controllo della Santa Sede.

Perché?

Semplice!

Il Padre Manelli aveva sempre considerato la Chiesa come covo di eretici e massoni di cui diffidare.

Sognava nel delirio paranoico una monarchia cattolica delle banane; virtuoso com’era una riforma dall’interno, una sorta di restaurazione borbonica a suon di milioni o miliardi delle vecchie lire, quelli il cui utilizzo potrebbe essere già intuibile, immaginando i tanti, ma decaduti protettori al suo soldo.

Chi ha permesso nelle associazioni l’ingresso successivo di laici se non il Manelli?

Chi aveva voluto inserire nello statuto delle Associazioni la clausola originaria per la quale potevano essere soci solo Frati e Suore Francescani dell’Immacolata?

Il Manelli!

Chi ha designato i laici che sono subentrati ai Religiosi?

Il Manelli!

Chi ha fatto cambiare le regole e la finalità dello statuto da

“apostolato, opere caritative, buona stampa, informazione religiosa” 

a “spirito del Padre Manelli”?

Il Padre Manelli!

Di una cosa ha ragione il Deotto, quando scrive:

“Tutto ciò non è certo una novità!”

Di un’altra cosa, invece, ha torto marcio il Deotto:

“Le vere ragioni del commissariamento non sono mai state chiarite”.

Dopo l’obbedienza  (a se stesso) e la povertà (per gli altri) scivolate sulla buccia di banana, cosa resta ancora al Fondatore da nascondere?

Più il chiasso aumenta, più il sole sale allo zenit.

Ne vedremo e sentiremo ancora delle belle nel tormentone degli imbananati e imbananate dal Manelli…

Quale sarà il prossimo scandalo chiarito e schiarito alla luce della verità?

Firmato:

 Optì Pobà,

titolare nella Lazio e testimonial della Chiquita