La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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FARODIROMA: IL QUINTO VOTO CHE ANNULLAVA LA DIGNITA’ DELLE FRANCESCANE DELL’IMMACOLATA

2016-04-30_092201

Il quinto voto che annullava la dignità
delle Francescane dell’Immacolata

Dal sito “La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell’Immacolata” pubblichiamo una lettera indirizzata alla Congregazione dei religiosi da un’ex suora francescana dell’Immacolata che racconta del “quinto voto” imposto dal fondatore padre Stefano Maria Manelli, che sempre più si conferma “il boia di Frigento” per l’efferatezza dei suoi comportamenti. 

“Mi chiamo ——  —— e sono una ex suora Francescana dell’Immacolata, ho già scritto precedentemente alla vostra congregazione dei vari problemi e difficoltà che avevo con il fondatore, cioè padre Stefano Maria Manelli, e con le suore francescane dell’Immacolata.

In questa nuova vorrei accennare particolarmente al quinto voto privato, anche se nel passato ne avevo già parlato ma poiché in questi giorni ho proprio trovato la formula esatta ho pensato di inviarvela.

Vorrei anche accennare alcune cose che non ho scritto prima, cioè che di questo voto non se n’è parla ne durante il postulandato ne durante il noviziato. Sia postulanti che novizie sono completamente all’oscuro di questo quinto voto, viene detto solo al momento della prima professione semplice ed esattamente qualche settimana prima della professione semplice.  In genere le neoprofesse fanno voto la sera della prima professione semplice, oppure il giorno dopo, ma ovviamente a questa funzione partecipano soltanto le neoprofesse. Ricordo che quando lo feci io, insieme alle altre mie consorelle cioè che avevamo professato insieme, questo voto l’ho fatto solo nelle mani di padre Stefano M. Manelli, perché padre Gabriele Pellettieri non c’era. Comunque tengo a sottolineare che in realtà Padre Gabriele M. Pellettieri non conta molto nell’istituto.
Come potete leggere nella formula che vi ho inviato,  questo voto si fa una sola volta e vale per tutta la vita, ma tuttavia c’è stato un eccezione perché un gruppo  di suore non aveva avuto l’occasione di fare questo voto insieme, ma l’hanno fatto separatamente, hanno chiesto a padre Stefano M. Manelli di rinnovare tutte insieme sia nelle mani di padre Stefano M. Manelli, sia nelle mani di padre Gabriele Pellettieri. Ma poiché era un periodo di tre giorni di studio le suore erano quasi tutte, infatti le suore hanno chiesto di rinnovare il voto  erano le neoprofesse, ma ricordo che alla segretaria giovane dell’Istituto Sr Maria Massimiliana venne in mente di chiedere se tutte le suore potevano rinnovare questo voto e così lo rinnovarono tutte insieme, anche se non è necessario poiché questo voto è per tutta la vita.
Comunque meglio sottolineare che le suore sono convinte che l’Immacolata  parla attraverso padre Stefano M Manelli e qualsiasi cosa dice è sempre la Madonna S.S. che parla attraverso padre Stefano M. Manelli anche se si tratta di qualcosa contraria al Codice di diritto canonico, ecc.
Un altro insegnamento di padre Stefano M. Manelli riguarda l’obbedienza cieca, lui vuole che le suore arrivino a questo punto, cioè senza più riflettere, anche se si tratta di qualcosa di poco chiaro, ricordo in particolare di una suora che mi disse “io tante cose non le capisco ma le faccio per obbedienza, poiché essendo legata da questo quinto voto non posso fare altrimenti”.
Infatti ricordo quando io dissi a padre Stefano M. Manelli che volevo uscire dall’Istituto delle suore francescane dell’Immacolata poiché non avevo più fiducia in lui, e non mi sentivo in realtà di stare in questa famiglia religiosa neanche per le suore, (ricordo che mi sentivo un pesce fuor d’acqua poiché non si vive in realtà in questo istituto la Carità evangelica). Ricordo che lui, cioè padre Stefano M. Manelli, mi disse che io ero disobbediente e che avrei dovuto obbedire e fare tutto ciò che avevo stabilito poiché avevo giurato per tutta la vita obbedienza ai fondatori.
Vi chiedo la carità di aiutare queste suore, poiché sono annebbiate da padre Stefano M. Manelli e fanno tutto ciò che lui vuole e qualsiasi cosa devono fare chiedono sempre a padre Stefano M. Manelli, lo credono un santo e lui fa credere alle suore di essere un santo e che l’Immacolata parla da attraverso lui.

Cordiali saluti”

 

Lettera firmata

 

 Nella foto il testo autografo della lettera e quello del “quinto voto” come fu dettato alla giovane religiosa
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FRANCESCA PERILLO: VOLLE I MARCHI A FUOCO, ORA E’ IN INGHILTERRA

perillo_ilmattino17.01.2016

VOLLE I MARCHI A FUOCO, MISSIONARIA IN INGHILTERRA

Madre Francesca Perillo introdusse la pratica, ora dirige un ordine monastico.

Loredana Zarrella

 

“Dal noviziato tra i conventi di Frigento e Fontanarosa, stretti intorno al Santuario della Madonna del Buon Consiglio, a Città di Castello, in provincia di Perugia, per ricoprire il ruolo di Madre delegata di tutti i Colombai del mondo, lì dove uno statuto rigidissimo avrebbe imposto regole che vanno ben oltre la regola di Santa Chiara osservata dalla monache clarisse.

È la storia di Madre Francesca Perillo, la suora attualmente in Inghilterra per fondare un nuovo Istituto, che diede inizio, verso il 2000, a una nuova esperienza di clausura, sostenuta da Padre Stefano Maria Manelli. A lei si attribuisce l’inaugurazione di pratiche di penitenza estreme come la marchiatura a fuoco con il cristogramma di San Bernardino «IHS».

«Pratiche non imposte», ammettono le suore fuoriuscite, ma in pratica necessarie per non essere messe in minoranza e considerate religiose a metà. «Quelle che non lo facevano erano stimate meno virtuose, oppure si diceva che non amavano Gesù – racconta un’ex suora – . Quando non si faceva, le Superiore dicevano che la suora non era pronta per fare la professione perpetua e non veniva ammessa». Perché poi imitare alla lettera Santa Veronica Giuliani e Beata Florida Cevoli dopo più di trecento anni?

Una deriva tradizionalista che, insieme ad altri elementi, ha fatto scattare mesi fa il commissariamento dell’Istituto delle Suore Francescane dell’Immacolata da parte della Santa Sede. Sotto i riflettori i Colombai in Italia e all’estero, ossia quelli di Alassio e Città di Castello, quelli di Lanherne in Cornovaglia e di Carmen nelle Filippine. Da uno degli Statuti dei Colombai, stampato nel 2006, si legge: «Ogni volta che s’incontra la Madre, le si faccia un inchino di testa…quando si passa davanti alla cella della Madre, si faccia un inchino. Quando però ci sono la Madre Comune o i Padri Fondatori ci si inchini solo davanti a loro e alle loro celle». E ancora: «Le suore che servono a tavola, prima di svolgere il loro servizio, bacino per terra, davanti al tavolo della Madre».

E in altre pagine: «Durante la visita dei familiari alle suore in parlatorio, vi sia sempre “l’angelo”, cioè la suora ascoltatrice (non vista) designata dalla Madre. È evidente che gli esterni (i visitatori, familiari, ecc) non devono sapere della presenza dell’angelo in parlatorio. L’ufficio dell’angelo (l’ascoltatrice) si usi anche per il telefono». Poi ancora: «Le lettere, come è di prassi, si consegneranno alla Madre aperte e si riceveranno aperte (eccetto quelle al oppure dal Padre spirituale, alla oppure dalla Madre Generale o alla oppure dalla Delegata per i Colombai)».

Sono forse questi una sorta di abusi codificati nei Colombai? O una nuova esperienza positiva di clausura, di gran lunga però più restrittiva della vita delle Clarisse dell’Immacolata? Sta di fatto che diversi genitori si sono appellati alla Santa Sede per avere risposte su questo controllo maniacale delle vite delle loro figlie”. .

 Il Mattino, edizione di Avellino – 17 gennaio 2016

BLONDET TRA DISINFORMAZIONE E NEURODELIRIO

blondet

Sul blog dell’opinionista Maurizio Blondet, appare un articolo di attacco al Papa, alla Congregazione dei Religiosi, ai Commissari dei Francescani dell’Immacolata: dalla malversazione alla malattia mentale, fino alla richiesta di esorcismo.

Ai lettori ogni commento:

 woodstock

Sul palco della Woodstock virtuale allestito in occasione del commissariamento dei francescani dell’Immacolata, non manca l’esibizione di Maurizio Blondet.

Lo ricordiamo per le sue figuracce nelle rare uscite in televisione, le denunce di antisemitismo e la paranoia complottista.

Ci ricorda da vicino quel frate  che vedemmo tempo fa su “Vade Retro”, trasmissione di TV2000 condotta da Davide Murgia, nipote di Padre Stefano Maria Manelli che lo presentò come “uno dei massimi esperti mondiali della massoneria”.

Il novello Nostradamus Blondet identificò addirittura in papa Wojtyla il distruttore della Chiesa a causa di sue presunte origini ebraiche.

Non poteva mancare la bacchettatura anche al Papa italo-argentino, semita in Adamo ed Eva e membro del club del complotto plutogiudaicobolscevicomassonico.

Scrisse sulle teorie sconcertanti e allettanti come quella dell’auto-attentato statunitense alle Twin Towers newyorkesi ad opera della CIA.

Peccato che i suoi libri-romanzo non si trovavano neanche in libreria.

Se ci fosse il Premio Nobel alla fantasia, il Blondet, anzi Blondett (per errore di trascrizione anagrafica) lo meriterebbe sin dall’età della ragione.

Ci riconfortano le sue imprecisioni sul dossier dei frati e suore dell’Immacolata poiché se per questioni di cabotaggio è così disinformato ed errante, immaginiamoci per i grandi sistemi!

Blondet parla di arresti al fondatore, sospensioni a divinis

Allo stato attuale, chiedere per credere, nessun sacerdote dei frati dell’Immacolata è sospeso a divinis, non solo, ma il fondatore, per sua scelta,  è da un anno e mezzo, forse senza permesso, nella casa delle suore turchine di San Giovanni Rotondo quasi gallus inter gallinas.

Pontifica poi sul diniego della Santa Sede di lasciare i frati dissidenti farsi preti diocesani, soluzione che invece (ritengono in molti) sarebbe ottima per la pace nell’Istituto maschile.

Il problema è che la Chiesa non vuole rovinare le comunità parrocchiali; bastano i disastri negli Ordini.

Tesse poi l’elogio del vescovo di Albenga, che, scrive il Blondett, “in questo deserto di vocazioni sacerdotali, di seminari vuoti o dove avvengono feste omosessuali ne aveva accolti tre”.

Il Nostradamus è poco informato poiché sembra che nella diocesi ligure ci sia il 40% di preti gay, di quelli xxx che si fanno fotografare le natiche al vento e le postano sul loro profilo facebook.

Il seminario di Albenga, soprannominato La Sodoma Ligure”, è stato invece chiuso grazie al nuovo vescovo plenipotenziario che ha preso in mano le redini del governo della diocesi, visto che Mariolino non ha voluto dare le dimissioni realizzandosi nei pontificali fatti con vesti di bisso, pizzo e merletti.

Il Blondet poi si dimostra disinformato persino sull’età di Padre Stefano Manelli.

Forse fa la finta per suscitare nel lettore distratto (tanto chi se lo legge il Blondet?) un certo compatimento.

 “E’ possibile che un novantenne abbia un tesoretto?”… “E’ possibile che un novantenne palpasse le sue suorine?” …

Rispondiamo noi: “è possibile che un ottantaduenne (non novantenne) venti, trenta anni fa abbia palpeggiato suore e affini”?

E’ possibile quindi che un cinquantenne, un sessantenne palpeggi una donna e possa avere ancora figli?

E’ possibile per un ottantenne o un novantenne accarezzare un gatto, prendere un pezzo di pane, schiacciare un telecomando?

Quanti vecchi milionari vanno ancora a spasso con le escort?

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Mica è un disabile il padre Manelli !

Quanto al tesoretto, più anziani si è, più esso servirà per godersi la pensione!

Molti vecchietti, si sa, sono avari e attaccati ai soldi, diventano egoisti, come tanti giornalisti che, andati in pensione, si vendono al miglior (cardinale) offerente.

Blondet poi afferma che la Magistratura obbedisce a certi ordini e che ha ordinato alla Finanza di sequestrare i beni dei religiosi.

Non sappiamo a chi obbedisca la Magistratura, intanto la Finanza (Guardia di Finanza ndr) non obbedisce di sicuro al Padre Manelli, non avendo per lui stipulato voti col sangue come per le povere suorine.

Di cosa si lamenta il Blondet, se poi afferma lui stesso che i beni non sono dell’Istituto?

Insomma, questi milioni di euro di patrimonio, di chi sono?

Sembra di capire – lo dice Maurizio (Blondett) –  che i beni siano di familiari e benefattori che spontaneamente mantengono i frati e le suore.

Sembra di capire anche che non è chiaro se quei beni mantengano i frati e le suore o se i frati e le suore con le loro offerte mantengano familiari e sbenefattori…

Mah!

Il Blondet poi, ricordandosi di Pol Pot,  passa all’attacco sul commissario, “colpevole” di essere stipendiato.

Purtroppo non tutti possono permettersi di lavorare “gratis” come Blondet.

Irresistibile per il nostro prolifico scrittore cadere nella tentazione di accusare Carballo e Braz de Aviz con i soliti insulti: “la speculazione sull’albergo romano Il Cantico, il convegno di Brasilia, la Teologia della Liberazione…”.

Questo lo sapevamo già. Cè dell’altro?

Sono storie cotte, stracotte e mangiate che non tolgono nulla alla legittimità e pertinenza del provvedimento di commissariamento del fondatore di due istituti religiosi.

Poiché “la curiosità è femmina” ho fatto la mia inchiesta incontrando qualche fraticello che ha rettificato i cinque punti che il Blondet elenca sull’incontro dei commissari con i frati a Roma il 28 settembre 2015.

Ecco come stanno i FATTI:

1) FALSO che i frati dissidenti potranno uscire dall’Ordine solo con la riduzione allo stato laicale o sposandosi.

La VERITA’ è che occorre aspettare la fine del commissariamento e disporre dell’incardinazione non solo ad experimentum  se davvero i vescovi e il loro clero ci tengono a tenersi degli ex frati santi come il fondatore;

2) FALSO che dovranno strapparsi la medaglia cucita sul saio. (La medaglia non è di stoffa, ma metallica…);

3) FALSO che i frati non potranno dormire con il ruvido saio della penitenza; rimane facoltativo, come da sempre;

4) FALSO che dovranno cancellare dai loro Statuti il Voto Mariano; esso è la caratteristica dellIstituto;

5) FALSO che è stato intimato di non parlare più e fare riferimento a S. Massimiliano Kolbe; oramai sarà lui ad essere riconosciuto con S. Francesco il « vero » fondatore al quale il Padre Manelli si è semplicemente ispirato.

 Aggiungiamo noi:

 6) VERO che la Santa Sede scioglie frati, suore e sodali da ogni voto e vincolo privato al fondatore e cofondatore.

 Blondet poi parla di Papa Francesco che vuole la soppressione dell’Istituto…

Balla colossale se proprio Francesco si prese la briga di sospendere tutte le udienze, quel 10 giugno 2014 e ricevere per una mattinata intera i frati fedeli alla Chiesa attraverso il suo Commissario.

L’incontro che si può seguire su youtube, rivela invece l’alta considerazione di Francesco verso questa famiglia religiosa che è consacrata all’Immacolata, ragion per cui osteggiata dal diavolo.

Non è nel linguaggio e nello stile di Braz de Aviz – ci siamo informati – chiedere sanzioni. Qualora ci dovessero pur essere, riguardano piuttosto il Fondatore, solo alcuni, o tutto lIstituto?

Blondet mescola le carte titolando il suo pezzo:

Involontaria ammissione di El Papa a quelli che perseguita

E perché?

Solo per il fatto che il Papa abbia “disciplinato” la Messa tridentina imposta dal general Manelli e i suoi colonnelli ai fedeli delle parrocchie del mondo e detto di aver voluto lui la chiusura del seminario?

Non era quel luogo la protesi genealogica del fondatore, attraverso “Er Derfino”, Manelli II come qualcuno dei suoi ex studenti lo motteggiava?

 Blondet, alla fine, non sapendo come concludere l’infelice e noioso pezzo, per riempire la pagina e darle di santa ragione al Papa, inserisce la bufala della diagnosi del dottor Fukushima, critica la richiesta di preghiera al raduno di Buenos Aires, invoca l’esorcismo…

E pensare che parli spesso dell’antipapa!

Che lo sia lui, visto come critica lattuale vero successore di San Pietro che è Papa Francesco?

Bhé, se proprio non è un posseduto, consigliamo al Blondet di prenotare con i suoi “Friends” una visita dal dottor Fukushima, specialista del cervello.

Tra gli amici di Bergoglio, dopo quello di Maurizio Blondet, aspettiamo adesso il solito “pezzo capolavoro” di Antonio Socci.

Non vale la pena citare altri apprendisti stregoni. 

Scopriremo presto, però, chi le spara più grosse.

P.S.: Ultima ora! Ci è stato riferito che sulla foto di frati e suore postata dal Blondet e risalente agli anni Novanta, nemmeno il 20% dei presenti è rimasto nell’Istituto. Tutto un fuoco di paglia il metodo del Manelli.

LA PERFIDA ALBIONE

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Tentativo di fuga e di rifondazione in Inghilterra del gruppo di potere delle Suore Francescane dell’Immacolata

                                                                                                      

Dopo il sempre più acclarato e acclamato insuccesso del gruppetto dissidente dei Frati Francescani dell’Immacolata di costituire una nuova indefinita realtà canonica per sottrarsi dall’autorità del Commissario Apostolico,  nel ramo femminile si esplorano le possibilità per preparare una via di fuga in caso di esautorazione delle attuali Superiore.

Sono in molti a credere che il Fondatore Padre Stefano Maria Manelli stia orchestrando il terzo tentativo con il quale beffeggiare ulteriormente la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata di cui mai ha nascosto il suo disprezzo e questo dopo essersi rifugiato nel convento del ramo femminile a San Giovanni Rotondo (FG), grazie all’alibi delle cure presso l’Ospedale “Casa sollievo della Sofferenza”, oramai dallo scorso settembre.

Nell’autunno del 2013, infatti, con la complicità di nipoti, religiose ed ex formatori dei Francescani dell’Immacolata aveva fatto fraudolentemente raccogliere firme dei Frati per una petizione al Santo Padre. Con esse voleva  suscitare l’erezione di un nuovo Istituto o di un nuovo ramo dei Frati Francescani dell’Immacolata che potesse, sotto la disciplina di Ecclesia Dei, privilegiare, anche se poi praticamente esclusivizzare, il Vetus Ordo.

Smascherato e fallito miseramente questo primo tentativo dalla dialettica  tradiprotestante che sostituisce ai valori della Vita Religiosa l’idolatria esoterica verso un Rito, ad inizio estate 2014 Padre Stefano prese contatti con l’Arcivescovo filippino di Lipa, Monsignor Ramon Arguellas, riuscendo ad ottenere con non poche promesse sostenute anche dall’Ambasciatrice, la nascita di un’Associazione pubblica di fedeli.

Doveva essere questo il primo passo per mettere la Congregazione per la Vita Consacrata nella condizione di approvare un Istituto dalle fila artificiosamente ingrossate da ex studenti e fuoriusciti dei Frati irrimediabilmente plagiati dal Padre Manelli.

L’intervento del Santo Padre presso il Nunzio Apostolico delle Filippine sta facendo altrettanto miseramente fallire questo aleatorio tentativo di seconda presa in giro del Dicastero per i Religiosi.

Poiché non c’è due senza tre, la terza cartuccia sparata attraverso – questa volta – le Suore Francescane dell’Immacolata, procede dalla terra che Napoleone spregiativamente definiva la “perfida Albione”.

Con l’inizio del Secondo Conflitto Mondiale, Mussolini riesumò l’ingiuria malgrado prima delle ostilità avesse considerato l’Inghilterra “fascistissima”.

Questa qualità forse si è ibernata ed oggi sciolta in qualche pozzanghera del mondo cattolico se si considera che le Suore Francescane dell’Immacolata sono legate in Inghilterra ad Unavox International disposta a coprirle di oro per sostenerle nella battaglia di opposizione all’attuale papato.

Il terzo stratagemma sarebbe quindi il tentativo di una richiesta di dispensa dai Voti di un gruppetto di Suore Francescane dell’Immacolata le quali, prima che vengano commissariate, una volta ottenuta l’erezione in novello Istituto da parte di un compiacente vescovo inglese, potrebbero eventualmente risucchiare anche i Frati dissidenti quali membri di un loro ramo maschile.

Essi potrebbero essere impiegati nella Corte di Gamelot come  vassalli cappellani, valvassori, valvassini e servi della gleba, secondo la famosa “parabola dei talenti”.

Suscita interrogativi e sospetti l’assenza dalla circolazione di alcuni studenti inglesi dei Frati.

Possiamo immaginare che stiano preparando un’azione di reclutamento vocazionale e di sabotaggio del loro Istituto a partire dal proprio Paese.

Qualcuno avrebbe riferito di un sacerdote italiano vestito come i Frati dell’Immacolata, avvistato nel Sud dell’Inghilterra.

La descrizione sembra coincidere con il Religioso salernitano noto nell’impegno blogghistico e nella pubblicistica tradizionalista quale promettente e fedele discepolo imitatore di Brunero Gherardini.

Sono ancora presenti in rete le presentazioni delle opere del venerando sacerdote toscano sul palcoscenico della chiesa di Ognissanti di Firenze.

Poiché gli italiani hanno la tradizione di allenare la Nazionale e i club inglesi di calcio, è probabile che al francescano connazionale verrà offerta una cattedra in un Seminario vescovile inglese a corto di professori. Hub di queste operazioni è il Monastero di Lanherne, oggetto di non poche critiche per una piega liturgico-dottrinale oramai più vicina agli ambienti lefebvriani che allo stesso tradizionalismo più estremo.

Le leggende celtiche e quelle legate alla Cornovaglia stimolano ancora maggiormente l’immaginario collettivo del popolo bue mosso dai cinici profeti di sventura.

Oltre alla comunità delle Suore, sembra che si affianchino a questa operazione due sacerdoti francescani americani promotori di profezie catastrofiste e sottili eresie materiali, purtroppo diffuse anche attraverso il Giorno con Maria.

Si tratta di una giornata di preghiera e catechesi sul Messaggio di Fatima.

Se lo scopo originario si trasforma in fattore contaminante in Inghilterra dell’eresia manelliana, il Giorno con Maria o A Day with Mary, si è già snaturato.

Come “eresia manelliana” si intende – tra l’altro – un modo di interpretare la vita religiosa pelagiano – volontarista, svuotato quindi dalla perfetta carità e dall’incondizionata fedeltà al Papa e la fiducia nella Madre Chiesa.

La presenza della Santa Sede in Italia, per effetto del meccanismo della prossimità, facilita il discernimento dei Vescovi e rende quasi impossibile l’accoglienza di un Gruppo di religiose od ex religiosi in opposizione all’azione magisteriale e disciplinare del Romano Pontefice.

Oltre la Manica, l’inavvedutezza e la scarsa conoscenza delle problematiche italiane da parte di giovani Vescovi britannici inseriti in un contesto ecclesiale più isolato rispetto al Continente, facilita pretese di riconoscimenti canonici da parte di soggetti non in piena comunione con Roma.

Nel Regno Unito – salvo il caso dell’Irlanda colpita però dallo scandalo delle “maddalene” e dei preti pedofili  –  la Chiesa Cattolica è una realtà di minoranza.

La sua vivacità, a causa anche di una certa impreparazione del clero, è assicurata da gruppi tendenzialmente vicini al mondo tradizionalista propizio al compassato  British style.

Da questo insieme di cose, emerge il grande interesse a ritardare e condizionare le decisioni della Santa Sede sulle Suore.

L’espediente più semplice – ma anche più perverso – è quello ora di inficiare la Visita Canonica così come già tentarono i Frati nel 2013, prima che qualcuno, mosso da retta coscienza, denunciasse in seconda battuta la losca manovra.

Anche a mezzo di avvocati patrocinatori, si aspetta che le Suore sollevino ulteriori mille accuse calunniose contro la Visitatrice, suor Fernanda Barbiero, già oggetto di diffamazione a mezzo stampa.

La distorsione dei fatti, che altra fonte non può avere che nelle Suore stesse, sta per produrre provvedimenti penali non solo in sede canonica, ma anche in sede giudiziale secondo l’ordinamento dello Stato italiano.

Compare sul nostro servizio informatico alla verità sul Commissariamento, la denuncia degli attacchi contro Sr. Fernanda Barbiero, Visitatrice Apostolica, ad opera della Signora Maria Olivera de Gristelli su Infocatolica e Adelanteconlafe.

Gli inquirenti hanno scoperto che sul numero di Luglio –Settembre 2014 della Rivista Missio Immaculatae International, a firma di una Suora Francescana dell’Immacolata, in un articolo sui “Maestri e testimoni del cattolicesimo Argentino” si parla alla pagina 21 della vicinanza alle suore del “Circolo di formazione San Bernardo di Chiaravalle” di cui è responsabile proprio la Olivera de Gristelli ospitata presso le Religiose a San Justo in ottobre 2014 per un “incontro di formazione”.

La ricostruzione spazio-temporale degli indizi sull’appoggio argentino contro la Visitatrice, non depone a favore delle Suore Francescane dell’Immacolata.

Quest’Istituto femminile difficilmente può ancora giocare a sua difesa la carta dell’esagerata indignazione e ricattare la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica al primo starnuto.

Tutto è al vaglio degli analisti ed investigatori che dovranno confrontarsi con l’implicazione delle Suore nella vicenda dei Frati, con le loro coperture e complicità verso gli abusi del Fondatore, il maneggio dei beni.

Altre nubi minacciose sono rappresentate dal costituendo Comitato delle Famiglie, vittime delle vessazioni inflitte alle loro figlie da parte delle Superiore delle Suore Francescane dell’Immacolata e dal loro Fondatore.

La nebbia londinese si sta mano a mano diradando, mossa dal prossimo sole e tepore primaverile.

Mussolini non faceva forse cantare la seguente filastrocca dedicata ad Albione?

La patata e il pomodoro/hanno tanta vitamina/noi cantiamo lieti in coro/l’ Inghilterra non ci mina“.

CIRCOLARE DEL COMMISSARIO APOSTOLICO SULLA AZIONE CIVILE DEI MANELLI

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Riproduciamo l’interessante circolare pubblicata sul sito ufficiale dei Frati Francescani dell’Immacolata in attesa di nostri commenti e ricostruzioni spazio-temporali sulla vicenda:

 

LETTERA CIRCOLARE DEL COMMISSARIO APOSTOLICO DEI FRATI FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA A TUTTI I RELIGIOSI DELL’ISTITUTO

Oggetto: Chiarimento in merito all’azione civile intrapresa contro il commissario Apostolico ed alcuni commenti pubblicati al riguardo.

 

Carissimi Confratelli,

PACE E BENE!

Mi rivolgo a voi con animo paterno, conscio delle inquietudini che può avere suscitato nel vostro animo di Religiosi la diffusione di notizie riferite alla mia persona con l’evidente scopo di far venir meno lo spirito di fraterna comunione instaurato positivamente nell’Istituto, e che contraddistingue il nostro comune e solidale sforzo, volto a ripristinare tra i Francescani dell’Immacolata il carisma originario che ha contraddistinto il servizio reso alla Chiesa.

Vi prego dunque di seguire attentamente la breve ricostruzione delle vicende che mi hanno coinvolto ed intorno alle quali si cerca maliziosamente di montare uno scandalo.

Il Divino Maestro disse: “Oportet ut eveniant scandala”, e questo principio vale certamente per noi tutti, a condizione che sappiamo discernere la verità dalla menzogna, e sappiamo trarre dai fatti in cui siamo coinvolti il giusto insegnamento.

In occasione della Solennità dell’Immacolata del 2013, celebrando la nostra Celeste Patrona e Protettrice, scrissi una lettera circolare indirizzata a tutti voi, riepilogando le vicende trascorse a partire dalla mia nomina a Commissario Apostolico.

In tale documento non potevo prescindere dal trattare una delle più difficili prove da noi solidalmente affrontate e superate, con spirito francescano ed illuminati dalla celeste protezione di Maria Santissima: mi riferisco alla sottrazione all’Istituto della disposizione delle temporalità ad esso conferite, necessarie per l’espletamento della nostra missione.

Riferendomi alle modifiche apportate agli Statuti delle due Associazioni, munite di personalità giuridica di Diritto Civile, titolari della proprietà dei beni dell’Istituto, affermavo che questi beni erano stati posti nella disponibilità, tra gli altri, di alcuni familiari di Padre Manelli.

Questa affermazione non aveva nessun carattere di mendacità, ed era facilmente verificabile.

Tuttavia, i fratelli e le sorelle carnali del Fondatore, insieme con un suo cognato, ritenendosi offesi da quanto asserito nella mia lettera circolare, promuovevano nei miei confronti una azione civile, volta ad ottenere il risarcimento del danno da costoro presuntamente sofferto.

In base alle vigenti norme processuali civili, ogni azione può dare luogo ad un giudizio soltanto dopo che sia stato esperito un tentativo di mediazione tra le parti.

In tale sede, “pro bono pacis” e nello spirito di fraternità del Serafico, sono addivenuto il 12 febbraio scorso ad un accordo transattivo con la controparte che, senza nulla riconoscere se non un evidente chiarimento, aveva il solo scopo di evitare il prosieguo del giudizio civile dinanzi al Tribunale di Roma, con ulteriori spese a carico dell’istituto.

In base a questo accordo, mi impegnavo tra l’altro a pubblicare sul sito ufficiale dell’Istituto una precisazione, concordata con la controparte.

Mi accingevo a dare esecuzione a quanto concordato, quando, il 15 febbraio scorso, appariva su di una pubblicazione elettronica un articolo, la cui “unica fonte” – a detta del suo redattore – era tale “don Camillo”, qualificato come “vicino alla famiglia Manelli”.

In tale scritto si affermava testualmente quanto segue:
“Padre Volpi, dopo avere ammesso il suo reato di calunnie e menzogne, il 12 febbraio è stato condannato …”

Risultava evidente l’intenzione dell’estensore, dichiaratosi espressamente legato alla famiglia di Padre Stefano Maria Manelli, di menomare presso voi tutti, cari Confratelli, il mio prestigio e l’autorità a me conferita.

Non sono stato infatti condannato per alcun reato, né sottoposto ad alcun procedimento penale, né mai ho ammesso in alcuna sede, giudiziale o extra giudiziale, di aver commesso un reato, né di avere espresso calunnie o menzogne”.
Ho dunque dato mandato ai miei legali di predisporre querela per il reato di diffamazione a mezzo stampa nei confronti dei responsabili, ed ho comunicato ai familiari di Padre Manelli la mia volontà di non adempiere alla transazione sottoscritta il 12 febbraio 2015, considerandola non più valida per grave inadempimento della controparte.

Cari Confratelli,

So di contare sulla vostra “sapientia cordis” ritenendovi partecipi del mio sentimento, che mi induce a considerare la campagna di diffamazioni nuovamente intrapresa nei miei confronti, approfittando dello spirito francescano con cui avevo deciso di porre fine alla controversia con i familiari di Padre Manelli, come un tentativo di minare la concordia da cui fino ad ora siamo stati tutti animati nel promuovere il bene dell’Istituto e della Chiesa.

Vi invito dunque a stringere ulteriormente questo legame di solidarietà che ci unisce con il Santo Padre e con tutta la Chiesa militante, così come ci unisce tra noi, sotto il manto protettore della Vergine, Madre e Patrona dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, cui eleviamo la nostra comune preghiera, propiziatrice di celesti grazie, in un momento tanto difficile della nostra vicenda.

Abbraccio voi tutti, ricordandovi il motto evangelico: “NON PREVALEBUNT!” e vi benedico.

Roma, 18 febbraio 2015

Padre Fidenzio Volpi OFM Capp.
Commissario Apostolico

http://www.immacolata.com/index.php/it/35-apostolato/ffi-news/317-lettera-circolare-del-commissario-apostolico-a-tutti-i-religiosi-dell-istituto-available-also-in-english

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ENGLISH VERSION

Letter of the Apostolic Commissioner of the Franciscan Friars of the Immaculate to All the Religious of the Institute

 

Object: Clarification concerning the civil lawsuit brought against the Apostolic Commissioner and some comments published on the subject

 

Dear Confreres

Pax et Bonum!

I wish to address you paternally, aware of the concerns that the dissemination of news concerning me may have aroused in your minds. This information has been spread with the clear purpose of harming fraternal communion in the Institute—a communion that distinguishes our common, united effort to restore among the Franciscans of the Immaculate the original charism that has characterised the service the Institute has rendered to the Church.

I ask you, therefore, to give your careful attention to the following account of events in which I have been involved, and in respect of which there is a malicious attempt to generate scandal.

The divine Master said: “Oportet ut eveniant scandala—It must needs be that scandals come”; this principle certainly applies to us all, so long as we are capable of discerning the truth from falsehood, and we know how to draw the correct lesson from the events we encounter.

On the occasion of the solemnity of the Immaculate Conception in 2013, celebrating our Heavenly Patroness, I wrote a circular letter to all of you, summarizing the events that had taken place since my appointment as Apostolic Commissioner.

In that letter I could not fail to address one of the more difficult trials that, together, we have tackled and overcome, in a Franciscan spirit and with the heavenly protection of the Blessed Virgin Mary: I refer to the subtraction from the Institute of the capacity to use the temporal goods conferred upon it that are necessary for the accomplishment of our mission.

Referring to changes made to the Statutes of the two Associations with legal personality under civil law which own the physical assets of the Institute, I stated that these goods had been placed under the control of persons that include some family members of Fr. Manelli.

This statement was no lie, and could easily be verified.

However, the brothers and sisters of the Founder (I mean, brothers and sisters according to flesh and blood), together with a brother-in-law, considering themselves offended by what I asserted in my circular letter, took up a civil action against me to obtain compensation for the damage which they had allegedly suffered.

According to current civil procedural regulations, any action may give rise to a judgement only after mediation between the parties has been attempted.

In these circumstances, on February 12 this year, “pro bono pacis” and in the fraternal spirit of our Seraphic Father, I reached for a settlement agreement with the opposite party which did not involve any acknowledgment on my part except by way of a clarification, and which had the sole purpose of avoiding further civil proceedings before the Court of Rome, with consequent additional costs to the Institute.

On the basis of this agreement, I committed myself, among other things, to publish on the official website of the Institute a clarification, agreed with the counterparty.

I was about to do what had been agreed, when, on 15 February, an article appeared in an electronic publication, whose “sole source”—in the words of its editor—was a certain “don Camillo”, qualified as “close to the Manelli family”.

In this text, it was stated verbatim as follows:

Padre Volpi, dopo avere ammesso il suo reato di calunnie e menzogne, il 12 febbraio è stato condannato…  —  Father Volpi, after having admitted his crime of slander and lies, was sentenced on the 12 February…

The intention of the author, identified expressly as linked to the family of Fr. Stefano Maria Manelli, seems clear enough: to diminish my prestige and the authority conferred upon me in the sight of you all, dear Confreres.

I have not, in fact, been convicted of any offence, nor subjected to any criminal proceedings; nor have I ever—in court or outside—admitted committing a crime, or uttering slander or lies.

I have therefore instructed my lawyers to prepare a lawsuit for the crime of defamation through the press against those responsible, and I have made known to the members of Fr. Manelli’s family my intention to no longer comply with the terms of the agreement signed on February 12, 2015, which I consider no longer valid on account of a severe failure of compliance by the counterparty.

Dear Confreres,

I know I rely on your “sapientia cordis” in considering you partakers of the sentiment that makes me regard the campaign of defamation waged against me once again—taking advantage of the Franciscan spirit with which I had resolved to put an end to the dispute with certain relations of Fr. Manelli—as an attempt to undermine the harmony which, until now, has animated all of us in promoting the good of the Institute and the Church.

I invite you therefore to strengthen further the bond of solidarity that unites us with the Holy Father and with the whole Church militant, just as it unites us among ourselves, under the mantle of the Virgin, Mother and Patroness of the Institute of the Franciscan Friars of the Immaculate. Let us raise to Her our united prayer for heavenly grace in a particularly difficult moment in our history.

I embrace you all, reminding you of the saying in the Gospel: “NON PREVALEBUNT!”—and I bless you.

Rome, February 18, 2015

 

Fr. Fidenzio Volpi, OFM Cap

Apostolic Commissioner

La gentilezza settoriale

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Padre Stefano Maria Manelli contraccambia gli auguri

La gentilezza settoriale permane una delle caratteristiche di padre Manelli.

La sollecitudine nei gesti di cortesia e nei ringraziamenti – per chi lo conosce da almeno un anno – è infatti direttamente proporzionale agli interessi pecuniari che crede ricavare dalla mungitura dei laici  e soprattutto dalle coppie feconde che induce a riprodursi nella speranza di aumentare le fila del suo fallito esercito di futuri fratini e suorine da  allevamento.

Abbiamo della pena per chi si è illuso di essersi affidato a un “Padre Pio” redivivo; Padre Manelli ne infanga solo il preteso titolo di figlio spirituale.

Il ravvedimento, tuttavia, anche se tardivo, è sempre salutare.

Alla gentilezza settoriale del Manelli non è risparmiata la replica agli auguri che il nostro blog gli ha formulati per il suo onomastico, visto il ritardo nella reazione e la miseria del contenuto.

Soldi e figli da continuare a offrirgli non ne abbiamo più, ma per il Nuovo Anno, dedicato alla Vita Consacrata, auguriamo ancora una volta al Padre Manelli conversione e guarigione, poiché di entrambe le cose ha urgente bisogno.

Chi gli vuole bene pregherà per lui, soffrirà per lui e continuerà a dirgli la verità; chi vuole trovare in lui un gancio appeso al cielo che di certo il Padre Manelli non è, continuerà invece ad adularlo col servile encomio e con la goffa e imbarazzata difesa blogghistica che somiglia al saltimbanco del circo.

Ci saremmo aspettati una replica che entrasse nel merito dei vari argomenti avanzati nella lettera augurale del 26 dicembre 2014, l’annus horribilis manelliano.

Si trattava di questioni serie che toccano la profondità delle persone, delle famiglie, della loro vita personale, spirituale, sociale, di quella dignità che esse posseggono e che invece il Padre Manelli sembra trascurare.

Il solito scugnizzo, che ci tiene alla carriera della figlia suora, ha invece trasmesso fedelmente ciò che sta davvero a cuore al Padre Manelli e che costui ha irrimediabilmente perduto: il potere.

E’ difficile capire infatti il nesso tra un’auspicata pace che può essere indotta dalla parola di un padre e il fatto che il Manelli sia oggi un “semplice frate”.

La sua autorevolezza era forse legata all’autorità canonica?

Stentiamo a crederci, ma ne prendiamo atto ancora una volta con riconfermato dolore.

Il Serafico Padre Francesco scelse la condizione che il Padre Manelli deplora e con la sua umiltà, docile all’azione dello Spirito Santo e fedele alla Chiesa, produsse un vero rinnovamento spirituale in una Chiesa e in un’epoca tormentata non meno dai problemi degli attuali difficili tempi.

Il Padre Manelli crede invece che solo come Generalissimo può rimettere la pace in una famiglia che ha incestuosamente violentato?

Ne siamo atterriti e abbiamo vergogna per lui!

Altro che uomo di studio e di preghiera!

Nella replica continua poi il preoccupante delirio paranoico nella grave affermazione di giudicare i Frati fedeli alla Chiesa e obbedienti al loro legittimo Superiore che è il Commissario Apostolico come “modernisti” e infedeli alla Regola di San Francesco e alla spiritualità kolbiana.

Da quale pulpito viene la predica?

Cristo in persona gli avrebbe apostrofato: “medico, cura te stesso!”

Padre Manelli, nell’indovinato epiteto di “fariseo del terzo Millennio”,  si è fatto credere per mesi “agli arresti domiciliari” a Casalucense, sede da lui prescelta per la vicinanza con la vicina clinica a cinque stelle dove si faceva curare fino a consumato scandalo…

Da quella sua base, abbiamo saputo che con la complicità del giovane e inerme superiore che ha rovinato, Padre Manelli faceva invece quello che voleva ricevendo chiunque e spostandosi ovunque.

Col nuovo e più sperimentato superiore, è facile immaginare che le “scarpe gli andavano più strette” e così si è recato a San Giovanni Rotondo con la scusa della sempiterna malattia che però non gli impediva di farsi riconfermare sempre supersuperiore ogni sessennio usque ad mortem.

Nel Gargano, sotto le buone cure delle suore e risiedendo nel loro convento femminile, contro la Regola da lui professata (o fatta professare solo agli altri) sembra che non voglia più spostarsi, in attesa di nuove sorprese alle quali il Padre Manelli ci ha oramai abituati nella sua sfrontata incoerenza.

Fedeltà, rigore, sono qualità pressoché sconosciute a lui e ai suoi pochi vittimizzati rimastigli fedeli.

A conferma ci viene in aiuto il cofondatore Padre Gabriele.

Un Religioso considerato da sempre fedele che però non esita a disobbedire al richiamo del Padre Manelli.

Qui non si tratta di condividere o meno i giudizi attribuitigli.

Se Dante lo avesse conosciuto, lo avrebbe messo in compagnia di “colui che per viltà fece il gran rifiuto…”.

Grave è il suo peccato di omissione. Quanto alle “meraviglie di Dio”, ognuno che vive coerentemente il Vangelo, prete, consacrata o laico che sia, ne avrebbe tante da raccontare; altro che le poesie manelliane!

Il Padre-padrone Manelli o il “Padre-Comune” si sostituisce al Padreterno e diventa lui Legge, metro di giudizio etico.

Il modernismo è proprio questo.

Adattare l’etica alle situazioni di convenienza, ai propri comodi, ai propri capricci e poi appellarsi alla “coscienza”, è quanto il Padre Manelli ha insegnato e praticato in una ininterrotta dinamica.

E’ stato il Machiavelli il suo ispiratore nel governo, non l’Immacolata, non san Francesco.

Sarebbe questo il Voto Mariano?

La nemesi storica è addolcita dal fatto che di originale il Padre Manelli abbia molto poco, tranne le sue doppiezze.

Il Voto Mariano fu un’intuizione di San Massimiliano Maria Kolbe che la Provvidenza di Dio ha evitato che il Padre Manelli stravolgesse e si attribuisse in modo esclusivo ed originale.

Fino a quando tra i Frati Francescani dell’Immacolata e tra i membri della MIM e del Terz’Ordine ci saranno uomini veri e non “quaquaraquà” e “ominicchi”, il carisma che Padre Stefano ha rubato e non donato alla Chiesa, continuerà a rifulgere nell’annum mirabilis quando nel corpo Mistico di Cristo, ferito dall’eresia manelliana, sarà debellato il virus dei santoni di cui la Chiesa non ha proprio bisogno…

Buon Onomastico a Padre Stefano Maria Manelli

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Caro Padre Stefano, nel giorno del tuo onomastico, permettimi di sedere accanto a te, come un invitato inatteso che vuole partecipare alla tua festa e che suscita la sorpresa degli altri commensali e forse la solita stizza dei tuoi familiari. Non so se la mia presenza ti è gradita, ma ho pensato che, assottigliandosi sempre di più le fila di chi ti segue, aumentano quelle sedie vuote di cui ne voglio occupare solo una, proprio accanto a te. Anche se tu mi considerassi un nemico, voglio sussurrarti qualcosa, ricordandoti le gesta del Protomartire che spirò, pregando per i suoi nemici.

“Solo l’amore crea, l’odio distrugge”. Quante volte l’avrai letto e meditato dagli Scritti di san Massimiliano, il quale ti ha ispirato.

E’ Natale quando, con la misericordia attiva, facciamo nascere dai semi del perdono nuovi apostoli: è la storia di Santo Stefano, è la storia di San Paolo, il vecchio Saulo. Forse ti sorprenderà il sentire rivolgerti il “tu”, ma è il modo con il quale mi rivolgo al Padre nostro che è nei Cieli. Riconosco che ti sei fatto “Padre comune che sei sulla terra” ma siamo accumunati dalla stessa figliolanza che ci fa grandi e miseri agli occhi di Dio e della storia. Quando meno ce lo aspettiamo, saremo entrambi nel buio e freddo sepolcro di morte che tutto e tutti riporta sullo stesso piano.

Lasciami scrutare nel passato e raccontare una di quelle storie che avrai sentito nel silenzio oscuro di un confessionale. C’era una volta un padre che aveva molti figli e molte figlie. Amava ciascuno a modo suo ed elargiva le sue ricchezze, più secondo la simpatia che la giustizia. Tutti si sarebbero aspettati che alla sua morte un gran chiasso ci sarebbe stato tra i fratelli e le sorelle. Fu così che questo padre ebbe l’idea, mentre era ancora in vita, di anticipare il caos tra i suoi figli. Facendosi credere minacciato, mise i fratelli contro le sorelle e le sorelle contro i fratelli. I suoi figli e le sue figlie, naturalmente, se le dettero per mesi e per anni di santa ragione, fino a quando, in punto di morte, il confessore impose a quel padre sciagurato di riportare la pace in famiglia. Fu così che, con qualche sua semplice affermazione, la tempesta degli animi si calmò, il sereno ritornò e vissero tutti felici e contenti.

Caro Padre, naturalmente, sei ancora così lucido da capire a chi e a che cosa tale storia faccia riferimento. Il cattivo padre della fiaba me ne ricorda un altro il quale raccontava sempre una storiella alla sua figlioletta. Stanco di dover ogni sera inventare una fiaba, questo padre regalò alla figlioletta un registratore con un’audiocassetta di racconti. Malgrado l’espediente, la bambina non si addormentava e quando il papà le disse: “Ma ti ho regalato un mangiacassette!”, la figlioletta gli rispose: “Ma il mangiacassette non mi può tenere in braccio!”.

Caro Padre Stefano, hai ricevuto da Dio il dono di un carisma; hai avuto uomini e donne, figli e figlie che ti hanno seguito e persino laici: nubili, celibi e coniugati.

Contrariamente al primo Dono e al primo Natale della storia nel quale il Padre ci ha dato il suo Unico Figlio hai voluto tenere per te questo dono. I tuoi scritti sono come un nastro registrato sul quale è inciso il solco che separa “il dire e il fare”. A nessuna e a nessuno hai fatto riposare sonni tranquilli, appoggiando i tuoi figli sulla sicurezza del tuo petto; semmai hai fatto il contrario… Ci sono madri, ci sono padri – quelli veri – angosciati per i loro figli e le loro figlie. Hai detto a dei poveri giovani che la Chiesa è perseguitata ma non hai detto loro che essa è ferita anche da quelle persone che si comportano come te, farisei del Terzo Millennio. Stai infrangendo i sogni e le speranze e stai distruggendo quel futuro che più non ti apparterrà di tanti giovani. Fai credere loro che sono dei martiri, ma in realtà sono solo i testimoni del tuo egoismo. Sì, caro Padre Stefano, sei un uomo che ama, ma ti sei innamorato di te stesso. I fumi dell’incenso dell’adulazione che la tua vanagloria ha sparso a mani larghe t’impedisce di scrutare il volto di ogni figlio di Dio e di capire fino a che punto lo hai sfigurato. I tuoi occhi sempre bassi, timorosi di rivelare i sordidi bassifondi della tua anima non si sono mai incrociati con le lacrime di ieri e di oggi di tanti genitori e con le lacrime di domani di tanti figli e figlie che hai condannato alla latitanza sino a quando il loro destino finale li consegnerà all’ergastolo esistenziale. Non so se Padre Pio si vergognerà di te ma sono sicuro che già nel presente molti figli si vergognano di te. Le loro madri e i loro padri non sanno dove li hai fatti rifugiare, nell’illusione di un fantomatico nuovo Istituto religioso che vorresti ancora inventare. Mi chiedo e ti chiedo se questi stessi giovani sanno da chi o da che cosa si stiano nascondendo. Vorrai fare lo stesso per le Suore?

La vita non è comoda per nessuno fino a quando vuoi gustare fino in fondo tutto il suo profumo. I fiori della giovinezza che avresti dovuto offrire all’Immacolata li stai sniffando, per drogarti nel tuo narcisismo.

Caro Padre Stefano se non l’avessi capito tu, vorrei aiutarti e fartelo capire io: hai perso dopo l’autorità anche la credibilità. Una sola cosa ti rimane ma la stai svendendo: è la tua dignità. L’augurio più bello allora, l’avrai capito, è quello di ricevere “nella Luce che rischiara le tenebre” la capacità di chiedere perdono a Dio e agli uomini. Non essere avido solo di doni e bustarelle che non potrai più destinare a quelle missioni che non ti appartengono. Smettila di illudere e di ingannare tante anime buone che ti hanno consegnato se stesse o ti hanno consegnato i propri figli. Fanno fatica anch’esse a credere che hanno sbagliato tutto, che hanno seguito un falso profeta, che hanno speso i loro risparmi per poter stare in quel luogo ameno di Frigento dove, in realtà, hai vissuto molto poco e che da decenni avevi trasformato in colonia di vacanza estiva per te e la tua famiglia naturale. Il Sole di Cristo può ancora insegnarti a non vivere di luce riflessa e a rubacchiare meriti che appartengono ad altri. Se al posto della leggerezza dell’elio insufflassimo nei palloncini delle feste il nostro alito pesante, anziché volare, prima o poi, scoppierebbero. I grandi si metterebbero a ridere ma i più piccoli piangerebbero di spavento. Meditate gente…

Un’ultima speranza ti resta ed è l’Immacolata. Affidati a Lei, non per piegarla ai tuoi capricci e alle tue utopie, ma per chiederle la forza che distingue i vili dagli eroi, i Santi dai santoni: l’umiltà. Con il tuo peso fisico e morale hai schiacciato il tuo scudiero, Padre Gabriele Maria Pellettieri. Lo hai tenuto sempre ai margini della corte, temendo che potesse essere corteggiato più di te. Quando si trattò di aprire le missioni in estremo Oriente, fu lui che spedisti in quelle terre lontane e quando ancora, con il passare degli anni, si profilava il cambio del Governo, hai voluto mantenere il potere, credendoti indispensabile più dello Spirito Santo.

Accetta allora questo mio scritto come modesto omaggio, anche se purtroppo non ha esattamente lo stesso stile dei tuoi libelli, camuffati di teologismo dove hai messo tutti in riga, al banco degli imputati.

Vedo anche la benedicente mano del Santo Padre, stesa verso di te per ricevere la tua bacchettatura. Non è solo quella di Papa Francesco che da sempre non ti è stato molto simpatico ma è ancora quella di san Giovanni Paolo II, del Beato Paolo VI, di san Giovanni XXIII e forse non avresti risparmiato nemmeno Albino Luciani se il primo vento della morte non lo avesse portato via dopo soli 33 giorni. Anche verso Joseph Ratzinger non sei stato generoso, criticandone la Mariologia e la Morale. Gli hai concesso il condono grazie al Summorum Pontificum che ti è servito a colorare la coda da pavone. Hai avuto il privilegio di correre fortissimo con il tuo Istituto, ma lo hai fatto con la retromarcia innestata. Se sono in grado di perdonarti gli uomini ancora di più lo farà Iddio, sicuri che l’Altissimo non applica a noi poveri uomini e donne di questa valle di lacrime lo stesso metro di giudizio di chi, come te, allergico a un salutare e spirituale esame di coscienza ha immolato sull’altare dell’idolatria narcisista il capro espiatorio di turno. Santo Stefano ha ricevuto le pietre della lapidazione; tu hai lanciato le pietre della lapidazione morale verso gli altri.

Tanti auguri a te, Padre Stefano, per un 2015 – anno della Vita Consacrata – che ti consegni alla Giustizia e alla Misericordia di Dio e degli uomini che odono il lamento e il pianto dei tuoi figli e delle tue figlie: frati, suore, ex frati, ex suore, genitori, nonni, zii, fidanzati, fidanzate insieme allo stupore indignato di Cardinali, Vescovi, preti e consacrate dell’Urbe e dell’Orbe.

Una persona che ti vuole bene