La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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MANELLISMO TRA SECOND LIFE E TROLLISMO

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Una vita virtuale e non virtuosa per uomini e donne da sottosuolo.

Nel 2003 nacque “Second Life”, un mondo virtuale elettronico attraverso una piattaforma informatica nella quale gli utenti attraverso un avatar tridimensionale si teleportavano in determinate regioni, socializzavano partecipando on line a concerti, raduni, corsi e lezioni, mostre e feste, ecc.

In questo mondo virtuale ognuno aveva un “seconda vita” nella quale proiettava attraverso la rete internet tutti i sogni e le ambizioni che nel mondo reale e nella vita di ogni giorno non gli erano raggiungibili.

Si trattava in definitiva di ritagliarsi uno spazio in rete per dissipare le frustrazioni del quotidiano grazie al libero sfogo creativo.

Una delle caratteristiche del manellismo, cioè una forma di vita aggregativa di tipo settario presentata ingannevolmente per alcuni anni come forma di vita consacrata nella Chiesa, era proprio la doppiezza.

Essa ha preceduto di almeno quindici anni ciò che la tecnologia informatica ha permesso a favore di soggetti asociali nel tentativo di speculare sui loro disturbi di personalità.

La ludopatia degli utenti più deboli di Second Life, veniva tradotta nel manellismo da una smisurata dipendenza al Fondatore della setta, Stefano Manelli.

Costui si faceva adorare come un Dio fino ad autonominarsi “Il Padre Comune”.

Collante del gruppo sociale era la presunta santità di Stefano Manelli.

Il mito era stato creato ad arte sulla figura di Padre Pio di cui il “Padre Comune” si reputava “figlio” di elezione proveniente da una famiglia di predilezione.

I suoi familiari – i migliori agenti commerciali del “Padre Comune” Manelli – ripetevano spesso, secondo fonti attendibili: “Padre Stefano ha superato Padre Pio!  Ha fondato frati, suore, clarisse, laici!”

Dopo pochi giorni dal commissariamento l’alta qualità di vita spirituale del Manelli si rivela con dolore, livore, malignità, veleno nelle vene!

Generalizzato, confuso, sbavante di rabbia, tremante nei muscoli, eppure sempre col capo chino, gli occhi a terra; questo è ancora oggi il Manelli, questo è “l’uomo del sottosuolo” da ” Ricordi dal sottosuolo” di Fedor Dostoevskij.

Il protagonista di questo breve romanzo di Dostoevskij vive di invidia, è tormentato da sospetti ossessivi che riguardano tutti gli altri e anche se stesso, un uomo che disprezza la società e gli esseri umani, che si sente continuamente inferiore a tutti, anche al suo servo, anche alla prostituta che illude e che poi umilia con vergognosa crudeltà. “I ricordi del sottosuolo” è un libro amaro e allucinato dove non si salva nessuno, dove l’inconscio del protagonista si agita e si contorce nel tentativo di venire fuori. E’ una confessione brutale e caotica, terribilmente buia, un racconto filosofico contro i facili ottimismi e il positivismo di facciata.

Memorabile la distinzione tra uomini d’azione e di intelletto, come lo sono il presunto dispetto all’umanità fatto da una malattia al fegato non curata, fino al parossismo della vigliaccheria nello sfogo contro una povera, ingenua e inerme prostituta. Perché la rivalsa del verme è solo contro chi sta più in basso di lui, nel sottosuolo.

Second life” ci viene ispirato dalla nuova ambigua quanto risibile operazione di apostolato di stampo manelliano: “Radio Immaculata” in Inghilterra. ()

Secondo le dichiarazioni di Padre Lanzetta, parroco di Gosport ed ex  Francescano dell’Immacolata, il vescovo  Edward Egan avrebbe invitato i Francescani dell’Immacolata nella Diocesi di Portsmouth e incoraggiato e sostenuto il progetto della radio.

Secondo nostra personale verifica, non risulta che nella diocesi di Porsmouth ci sia stata accoglienza canonica dei Francescani dell’Immacolata con richiesta di opere.

Mons. Egan ha dato solo ricovero a un manipolo di Francescani dell’Immacolata dalla posizione canonica traballante all’interno del loro Istituto di vita consacrata, cioè exclaustrati.

Il manellismo aggiunge quindi una nuova deriva all’interno del suo agire: il trollismo.

Agire come troll (folletto delle caverne, del sottosuolo) è un gioco di false identità, compiuto senza il consenso degli altri partecipanti. Il troll cerca di farsi passare per un legittimo utente che condivide gli stessi interessi e argomenti degli altri.

Quando il trollismo è di tipo logorante il troll mai e poi mai si arrende. Non importa quante risposte argomentative e confutazioni scientifiche gli vengano fornite, egli vuole contrattaccare ripetendo sempre le stesse vecchie tesi complottistiche più e più volte. Questo tipo di troll non cambierà mai la sua opinone né si soffermerà mai sulle controdeduzioni che gli vengono fornite.

Una persona allontanata da un gruppo sociale, come il Manelli e il manelliano, può infatti assumere il ruolo di antagonista e cercare di disturbare o far arrabbiare ulteriormente i membri del gruppo.

Al Manelli, la saggesta dostoevskiana direbbe: “La sola, vera gioia sulla terra consiste nell’evadere dalla prigione del nostro falso io e di unirci, mediante l’amore, alla Vita che dimora e canta nell’essenza di ogni creatura e nell’intimo della nostra stessa anima”.

Per me essere santo, caro Manelli,  significa essere me stesso. Quindi il problema della santità e della salvezza è in pratica il problema di trovare chi sono io e di scoprire il mio vero essere.

La nostra scoperta di Dio è, in un certo senso, la scoperta che Dio fa di noi, ma questo non lo può scoprire chi si crede un padreterno, ogni sedicente “Padre Comune” che è sulla terra, ma che vive nelle caverne oscure del suo io, nel sottosuolo… come un troll!

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ATTACCO SURREALE

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Nuove pennellate dalle tinte fosche si sovrappongono ai colori del quadro surreale che immortala il dramma della vicenda di Stefano Manelli,  fondatore dei Francescani dell’Immacolata.

Sembra quasi che la tela si stia strappando dalla nervosa pressione dello strumento da disegno compromettendo un insieme nel quale non c’è più grazia; è uno scarabocchio dove manca pietà e dignità.

In veneranda età gli orizzonti alle volte si restringono, si sa.

Alle cataratte degli occhi si aggiungono – in alcuni – quelle dello spirito.

Quando la visione diventa ristretta non si va più indietro nel bilancio dei successi e dei fallimenti di una lunga esistenza e purtroppo non si va nemmeno più in avanti nella progettualità di una vita da rinnovare.

Gli orizzonti soprannaturali dovrebbero piuttosto amplificarsi al tramonto della propria storia come lo spettacolare calar del sole sul mare in estate.

Se non si è vissuti in maniera autenticamente spirituale, più si matura in età, più si diventa invece egoisti e cinici; più si invecchia e più si diventa… acidi.

Gli altri, allora, vengono odiati non tanto per il nome e cognome che portano, quanto per quello che rappresentano: il richiamo della coscienza.

Il 14 marzo 2015 la versione on line del quotidiano grillino “Il Fatto Quotidiano (senza riproduzione sul cartaceo) pubblica a firma di Thomas Mackinson un interessante pezzo sul quale viene reiterata la versione di padre Manelli: “Sesso, sangue e soldi? Complotto per accaparrarsi 30 milioni di beni (sic)”.

Vengono fatti solo alcuni dei nomi degli undici denunciati  che poi « aumentano” a quindici verso la fine dello stesso articolo:

Bruno

http://fidesetforma.blogspot.it/2016/02/rettifica-e-scuse-padre-alfonso-maria.html,

Calloni

https://www.facebook.com/profile.php?id=100004777485809&fref=nf

Lattanzi, Turturiello, Iovine.

Nulla di nuovo sotto il sole. Si spara nel mucchio per mostrare che si tratta di un fatto grosso, ma ci si concentra su pochi, per rendere più efficace l’intento distruttivo su questioni già trattate e ritrattate, personaggi già noti e soprattutto scomodi.

Ormai ci si venderebbe anche al Diavolo pur di galleggiare nella rete fognaria.

Solo nei grandi processi di Mafia l’indagato principe ha osato la mossa di denunciare in blocco tutti i suoi accusatori, a pochi mesi dall’inizio del Processo. Una mossa già conosciuta e registrata nella storia della Magistratura.

L’illecito nell’illecito: la tentata vendetta personale, il dossieraggio finalizzato ad inquinare le testimonianze reali delle vittime.

Sembra l’ultimo atto di una prolungata saga dove, in filigrana, il posizionamento disciplinare nei confronti della Chiesa potrebbe portare il Manelli a nefaste conseguenze sul piano canonico, oltre che civile – penale.

L’articolista, citando il legale di padre Manelli, l’avv. Enrico Tuccillo, parla di una denuncia depositata il 2 marzo 2016.

E’ possibile che il ricorso alla stampa sia l’espediente per fare pressione sulla Procura.

In essa “ipotizza un complotto di alcuni frati ai danni del Manelli e dell’ordine al fine di ‘impossessarsi dei beni dell’istituto’: sarebbero gli istigatori delle ricostruzioni ‘fantasiose’ che hanno demolito l’immagine del religioso, adoperandosi nel confezionare e diffondere il citatissimo ‘dossier’ che ha contribuito ad allargare le indagini dalla truffa alle violenze, sempre presunte”.

Su un comunicato ufficiale dell’Istituto religioso del 26 marzo 2015 così si leggeva: La quantità e l’identità dei beni sequestrati ci era in gran parte sconosciuta, il che conferma i dubbi sulla trasparenza della loro gestione”.

I frati quindi non sapevano nulla o quasi prima del commissariamento.

Lo stesso articolista riporta in riferimento al Manelli:gestione ‘arbitraria e personale’ di beni e risorse provenienti da lasciti e donazioni”.

A chi o a cosa credere?

Qualora dei frati avessero montato il caso per impossessarsi dei beni, cosa ne avrebbero fatto di quei trenta milioni di immobili?

Rimosso il Manelli dal governo, avrebbero i frati complottisti avuto la certezza di governare?

Non ci sono forse negli Istituti religiosi elezioni democratiche?

Come si svolgevano tali elezioni durante il governo Manelli?

Quanti erano gli elettori sui quattrocento frati ostentati sulla stampa?

Se pur avessero governato, il potere dei “complottisti” sarebbe stato permanente nel tempo e monocratico nella forma come quello del Manelli?

Viceversa, come ha potuto oziosamente e furtivamente  immobilizzare un tale patrimonio Stefano Manelli?

Sembra che alcuni autorevoli Frati Minori Conventuali testimonino oggi in varie ed opportune sedi di un rapporto poco trasparente con il denaro da parte del Manelli già durante il periodo nel quale militava nel loro Ordine. Si parla di oltre il miliardo delle vecchie lire.

Manelli fu Ministro Provinciale a Napoli dal 1982 al 1988.

Cosa spinse davvero il Manelli a separarsi dal suo Ordine di appartenenza?

Dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, intanto, informano che agli inizi degli Anni Novanta fu bocciata la proposta del Manelli del suo generalato a vita una volta fondato il nuovo Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata.

Come ha potuto allora quest’uomo rimanere al potere per quasi venticinque anni ininterrotti?

Oltre al portafoglio ci sono zone d’ombra anche sullo scettro e cioè sulla legittimità canonica della sua lunga e prolungata autorità.

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Le virgolette sull’espressione “false accuse” dice tutto sulla lettura del Mackinson all’intera vicenda.

Troppe le incongruenze nella denuncia firmata – si legge – da dieci persone che rischiano a questo punto la querela della controquerela.

Tutto è tanto buffo quanto strano.

Emerge poi la volontà di “arginare” il Commissario Pontificio.

“Per i ‘manelliani’ – scrive il Mackinson – il 28 luglio 2013, si presentano al notaio i consiglieri delle associazioni francescane, modificano lo statuto facendo entrare nella compagine sociale due laici (solo due? ndr) che, non essendo soggetti al voto di obbedienza, potevano disporre dei beni allo scopo di tutelarli, impedendone il trasferimento dalla Congregazione dei religiosi alla Santa Sede” (sic).

In questo si capirebbe che i beni questionati, non sono della Chiesa, ma a uso e consumo del Manelli.

Il Fatto Quotidiano rivela inoltre che “non sono mancate proposte di transazione avanzate dai commissari della Santa Sede (e naufragate) per ottenere la dimissione degli amministratori laici delle associazioni e la devoluzione dei beni alla Chiesa stessa, con impegno a restituirli poi all’Istituto”.

Questo vuol dire che si è cercato di evitare al Manelli un’eventuale condanna, di “lavare i panni sporchi in famiglia…”.

Infatti, completa l’articolista, il Manelli e gli altri indagati avrebbero beneficiato della “rinuncia ad ogni azione giudiziale”.

E’ come dire: “restituisci il malloppo e facciamo finta che non è successo niente”.

“L’accordo sarebbe poi saltato per la professata ‘indifferenza alla patrimonialitàda parte del Manelli”.

Insomma: ci tiene o non ci tiene il Manelli ai beni?

E’ lui o non è lui che ha voluto le modifiche statutarie per il cambio della compagine associativa dai religiosi (frati e suore) ai laici suoi figli spirituali, familiari, amici e amici degli amici?

Come mai inoltre negli statuti “rivisti e corretti” delle Associazioni la finalità non è più propriamente l’aiuto ai poveri e alle missioni quanto piuttosto: “lo spirito di Padre Manelli?”

Nella Prefettura di Avellino sono consultabili gli atti.

Dulcis in fundo il giorno dopo la pubblicazione del post su’ “Il Fatto Quotidiano online”  a fagiuolo c’è una nuova puntata sul “Convento degli Orrori” su “La Vita in Diretta” di RAIUNO.

Forse Manelli dopo aver rovesciato il tavolo di ogni trattativa è convinto che il modo migliore per difendersi è attaccare?

Lo avrà innervosito il silenzio della Magistratura?

Ha bisogno di ritornare ai vecchi schemi del passato?

Deve cercare disperatamente di rifarsi l’immagine o creare un contraddittorio con gli stessi titoloni delle accuse infamanti rispedite a presunti mittenti?

Quanti soldoni in questa vicenda che girano!

L’avvocato brandisce in TV un foglio con i nomi dei querelati.

C’è nervosismo e poca lucidità.

Il caso Manelli, comunque, non è la stessa cosa del caso Michele Giordano e Giuseppe Rassello, lex arcivescovo cardinale di Napoli e il parroco della Sanità difesi entrambi dal Tuccillo.

Il 2016 non è il 1990; i Frati Minori Conventuali non sono le stesse vittime di oggi; quello che ha funzionato nel passato, non può valere sempre…

Alla fine dell’intervento su RAI UNO, l’invitata Barbara Alberti fa capire che non è giusto trincerarsi per il Manelli dietro Padre Pio o San Francesco.

I due santi sono stati “sfruttati” dal Manelli per crearsi lui, nell’immaginario collettivo, un aureola di santità che in realtà è solo un alone e niente più.

Untuosità e non unzione direbbe Papa Francesco.

I santi alla Chiesa obbediscono e avendo sofferto persecuzione e tribolazioni hanno sempre cantato la “Perfetta Letizia”.

Questa è la prova della santità, se cè.

Manelli ha preferito la strada degli avvocati. Padre Pio ironizzava a tal proposito con la battuta sul “diavolo protettore”.

Manelli, “scherza con i fanti, ma lascia stare i santi”!

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La tentazione di Sant’Antonio, quadro di Salvador Dalì

L’AUTORIDICOLIZZAZIONE DI PADRE STEFANO MANELLI

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L’11 novembre 2015 Padre Stefano Manelli reitera il suo appello a Papa Francesco:  “Mi riceva subito, immediatamente!

Lo fa attraverso le telecamere di RAI UNO durante la trasmissione “La Vita in Diretta”, la stessa che pochi giorni prima aveva aperto sulla televisione nazionale la saga dell’autoridicolizzazione.

Voglio parlare con l’uomo più importante della terra, (…) chiarire tutto, (…) presentare il bene che vogliamo fare alla Chiesa e all’umanità…”

Questa volta è un messaggio che legge sul tavolino, accigliato, accanto al suo avvocato, alle suore, davanti a una troupe televisiva indignata e nella ressa esterna di curiosi abitanti del paese, sempre più scandalizzati e infastiditi da quella presenza forestiera.

Dichiara – il Manelli – che chi lo avrebbe dovuto aiutare, cioè la serie di cardinali e monsignori che finora lo hanno sponsorizzato, si è tirato indietro sul fargli incontrare il Papa.

P. Manelli, oramai, è fuori controllo, è troppo compromesso e compromettente.

Un appello al Papa davanti alle telecamere non è una difesa, ma un gesto popolano, indice di debolezza, la stessa dei superiori dei frati e delle suore che permettono simili show.

L’apparato difensivo del Manelli scricchiola visibilmente, diventa sempre meno convincente poiché non riesce a dare nessuna esauriente risposta alle accuse mossegli.

La gravità del momento è tale che P. Manelli rompe la consuetudine di agire dietro le quinte,  mandando avanti gli altri.

Ma non siamo alla resa. Vorrà morire sul campo. Le ha fatte talmente grosse che non ha più nulla da perdere. Non c’è decenza, non c’è dignità che freni.

Preferisce vedere gli Istituti morti piuttosto che vitali senza lui e le sue donne e i suoi uomini al governo.

Era prevedibile che il commissariamento delle sue suore avrebbe aperto un nuovo scenario.
Per i frati fu la fuga di documenti, gli insulti a Padre Volpi « il kommissario », le petizioni in rete…
 
La coreografia di quella casa è ben architettata. 
 
Madonne e statuine dappertutto, foto di rarissimi incontri con papa Giovanni Paolo II e la miracolosa e nuova apparizione del ritratto di Papa Francesco, colui che “era (precedentemente) bandito da conventi e sacrestie” così come ci ha confidato un anno fa una suora turchina ancora in attività.

P. Manelli stavolta scende nelle acque melmose e in un disperato tentativo di salvataggio della barca che sta affondando, chiama a farsi difendere dagli altri.

 Non entra nel merito delle vittime e dei casi specifici presentatigli.

Rincara la dose di insulti dicendo: “Le fuoriuscite escono con l’animo avvelenato perché non possono condividere la vita serafica”.

Cosa significano queste espressioni?

P. Manelli campiona delle suore più affidabili, svuota la comunità di San Giovanni Rotondo e vi inserisce a posticcio altre suore di diverse comunità per dare testimonianze a lui favorevoli.

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I filmati della RAI incastrano il Manelli; in giardino al gioco della palla, appare anche la seconda nipote, Suor Maria Cecilia Manelli. Un clan a difesa dello zio.

Le commissarie lo sanno?

Si contano sulle dita di una mano le suore turchine che “sanno leggere e scrivere” più delle altre.

Le laureate lo erano prima che entrassero, ma la stragrande maggioranza sono entrate adolescenti senza finire gli studi, come i figli dei romche devono andare a mendicare ai semafori.

Prima il Manelli si faceva difendere sui blog da mamme di suore, poi da nonne; adesso espone le suore stesse, consapevoli di mentire sapendo di mentire.

Ci spiegavano la restrizione mentale” ci ha confidato una suora tre mesi fa, una di quelle che sono ancora dentro ma che non è apparsa nel confronto televisivo costruito ad arte.

Chissà perché non lei e chi come lei…

Credono che sia moralmente lecito non dire la verità ridendo in faccia alla verità e negando gli striscialingua imposti dall’economa a qualche suora solo perché non è toccato a loro.

Rispondono: « noi non lo abbiamo mai fatto”

Certamente! Ma sanno che ad altre è stato imposto!

Ne abbiamo certezza testimoniale.

L’autoflagellazione, la disciplina, è pratica quotidiana, ma le suore negano tutto.

Falso? Ci querelino pure!

Al processo saremo una legione a testimoniare.

Poche fuoriuscite si sono inventato tutto?

Ma se in vent’anni l’Istituto ha perso più di cento membri!

Le suore sono convinte di quello che fanno? Sono convinte di quello che dicono?

Suor Myriam sembra recitare una pappardella a memoria con voce asettica e tono piatto; suor Stefania è più focosa e brandisce la sua laurea in Economia e Commercio conseguita prima di entrare in convento.

Si vanta del papà carabiniere.

Anni fa, quando i frati furono cacciati da mons. Serafino Sprovieri dal complesso “La Pace” di Benevento, ci fu un gruppetto di fans del Manelli che strombazzava sotto il vescovado e suonava rumorosamente pentole e coperchi per protestare.

Manelli ne ha fatti sempre di casini e ogni tanto qualche vescovo lo mandava via.

E’ facile verificare.

 Intervenne la forza pubblica e chi scoprì tra i manifestanti pro Manelli debitamente in borghese?

Il collega maresciallo dei carabinieri!

Tutti plagiati dai santoni!

L’avvocato Tuccillo afferma che un paese che “lui conosce bene” (sic) come San Giovanni Rotondo si sarebbe rivoltato contro p. Manelli se dalle suore o contro le suore fossero emersi degli abusi.

Eppure sono gli stessi abitanti di San Giovanni Rotondo che denunciano il sospetto movimento di religiose alla vigilia della trasmissione; sono sempre gli abitanti di san Giovanni Rotondo che segnalano qualche passeggiata di p. Manelli, sempre accompagnato dalle suore, di cui non riesce più a fare a meno, a descriverlo marciante a testa bassa, avaro nel saluto.

Uno psicoterapeuta che segue il caso ci dice che è l’atteggiamento tipico della superbia, quella che potrebbe essere alimentata da unnarcisismo patologico, lo stesso che lo avrebbe indotto  p. Manelli  ad accettare i voti privati nei suoi confronti ma anche la raccolta di peli e capelli dal letto, a modo di reliquia, nei frequenti pernottamenti nei conventi delle suore, fino a farne la propria dimora fissa.

Una ex suora dichiara persino di averli mangiati, quei capelli! (sic)

Il fondatore afferma di non ricordare nulla, ma si tradisce dicendo che i fatti risalgono a ventitrè anni fa.

Una precisione sorprendente, segno di chi invece sa bene, di chi ha studiato le carte e cerca di barcamenarsi per evitare risposte compromettenti.

E’ meglio, come gli imputati al processo, dichiarare: “non ricordo”.

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Ricorda bene, invece, di una cenetta con Adriana Pallotti, oggi novantasettenne, figlia spirituale di Padre Pio, alla quale, secondo la dichiarazione della vittima,  ha fatto sottrarre tutti i beni.

La vecchietta dice che lo perdona e commuove l’Italia.

P. Stefano invece sputa veleno contro le sue stesse vittime che oggi lo accusano.

Si ascolta in diretta la telefonata sofferta della mamma di due suore: « Sono plagiate, controllano le telefonate e le lettere; devono quindi dire che tutto va bene… non ho visto una figlia per dodici anni, l’altra è stata malata e mi hanno nascosto la diagnosi, poi l’hanno mandata in Africa… »

Padre Manelli nega, non si ricorda…

Subito dopo il servizio sul p. Manelli viene presentato il dossier sulla mamma presunta assassina del piccolo Loris.

Dopo mesi e mesi nei quali ha detto di aver accompagnato il figlio a scuola, cambia versione.

Per padre Manelli sarà necessariamente lo stesso.

La « farfallina che vola » ci ha detto che cambierà avvocato.

Affidiamo il Manelli alla Misericordia di Dio, ma alla giustizia degli uomini.

La vicenda non finirà qui e non finirà presto.

Siamo pronte ad andare non solo in TV, ma al Tribunale: civile ed ecclesiastico.

Ci siamo stancate e con noi la Chiesa, l’Italia, il Papa e i suoi Frati e Suore schifati.

“LA VITA (DI SUORE) IN DIRETTA”

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Rattrista il clamore popolare che sta accompagnando la vicenda dei Francescani dell’Immacolata.

Giovani vite di donne e di uomini che hanno creduto e credono in un ideale di vita consacrata, che cercano il Signore con cuore sincero, che si dedicano al servizio del prossimo e che amano la Chiesa, sono crocifisse per la messa alla gogna mediatica.

E’ un qualcosa che si sarebbe potuto evitare se p. Stefano Manelli, il loro fondatore ancora in vita, avesse accettato con umiltà e obbedienza soprannaturale le disposizioni della Santa Sede che gli contestava problematiche serie nello stile di governo, nei rapporti con le suore, nella liturgia, nella formazione, nell’amministrazione.

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Nella sua ostinazione, invece, si è servito di quelle correnti ecclesiali e politiche che attaccano l’attuale pontificato, le riforme del Vaticano II e che hanno invano e disperatamente cercato di trasmettere il messaggio di un “papa cattivo” che “perseguita dei bravi fraticelli”.

Questa “via crucis” ha un percorso e delle stazioni, forse più di quattordici, molto simili al recente ed omonimo libro di Gianluigi Nuzzi.

Non sappiamo se la finalità è la stessa, ma il risultato rimane l’attacco alla Chiesa.

Nell’immaginario collettivo è la vita religiosa nella sua bellezza, nella sua purezza che viene depauperata del suo valore e del suo splendore.

La gente comune non riesce quasi mai a distinguere il generale dal particolare e situare le responsabilità nei singoli.

Come per lo scandalo della pedofilia nel clero – a causa di qualche prete malato(ne) – come per le malversazioni finanziarie all’interno delle mura leonine – a causa di qualche prelato ambizioso – è la Chiesa una, santa, cattolica, apostolica e romana che viene gettata nel ghetto delle meretrici.

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Dopo il primo dossier-rivelazione del Corriere della Sera del 4 novembre 2015, il giorno dopo ne è seguito un altro riguardante la testimonianza di una  mamma, visibilmente disperata, che conferma le confessioni di due ex religiose appartenenti all’ordine fondato da p. Stefano Manelli.

Sono tra i video più gettonati di un’Italia indignata e che ancora il 5 novembre pomeriggio si è fermata al portone della casa generalizia delle Suore Francescane dell’Immacolata a Frattocchie di Roma, dietro le telecamere di RAI UNO per “La vita in diretta”.

La verità sull’intera vicenda sembra progressivamente aprirsi alla luce del giorno, contrariamente a quel portone conventuale che nelle ombre del crepuscolo romano rimaneva sbarrato, anzi “chiuso in faccia”, a chi faceva semplicemente il proprio lavoro al servizio della verità.

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Impacciato l’intervento in TV del legale di padre Manelli, l’avv. Enrico Tuccillo che non è entrato nel merito della questione scivolando piuttosto sulla controversia patrimoniale, quella dei trenta milioni di euro di beni che, per volontà del Fondatore, sono stati trasferiti a laici di sua fiducia.

Un anno dopo, con l’intervento della Magistratura, il patrimonio è stato sequestrato, più tardi dissequestrato e poi ancora rimesso al giudizio della Cassazione come l’andirivieni di un valzer.

L’avv. Tuccilo a difesa di p. Manelli dice che il suo cliente ha effettuato “l’operazione” per essere  “povero come S. Francesco”, spogliandosi di tutto.

Il problema è che lui ha disposto dello spogliamento unilateralmente per un Istituto religioso di Diritto Pontifico e che si è ricordato di S. Francesco solo dopo venticinque lunghi anni di ininterrotto governo, guarda caso appena un mese dopo il commissariamento, cioè quando ormai non era più il superiore – per la rimozione coatta dalla carica – e quindi non poteva più disporre dei beni come prima.

I fatti non depongono a suo favore.

Se proprio vuole imitare S. Francesco, perché p. Manelli non devolve ora quei beni alla Santa Sede? Perché non li destina ai poveri, alle missioni, alle opere dell’Istituto da lui stesso fondato?

Come mai i suoi amici e familiari laici si accaniscono nella detenzione di un cospicuo patrimonio frutto di devoluzioni decennali da parte di chi, in buona fede, voleva in questo modo fare un’ “opera di bene”?

Non è possibile da persone oneste inaugurare una pacifica trattativa e un’equa distribuzione di quei beni tra i frati e le suore affinché ne dispongano da uomini e donne di Dio, per il bene comune?

Con quale coscienza tre laici se ne assumono la titolarità?

Sono interrogativi intriganti e pressanti.

Ritorniamo ora alla vicenda degli abusi sulle suore.

Sembra che certe pratiche penitenziali estreme siano state inaugurate dalla comunità delle prime italiane appartenenti all’Istituto, quelle che sono state particolarmente attenzionate dal fondatore che trascorreva gaudente nei loro monasteri lunghi soggiorni, abitudine che si è ulteriormente protratta, fino a cristallizzarsi, con la sua presenza a San Giovanni Rotondo, sempre nel monastero delle suore, dal settembre del 2014.

E’ proprio laggiù che tre giorni fa si è notato un movimento di religiose, abbastanza sconvolte, che in massa, su di un pulmino, hanno lasciato frettolosamente quel monastero del Gargano.

In un paesino come San Giovanni Rotondo, cose del genere non passano inosservate.

Ieri e l’altro ieri una troupe delle RAI sostava in via del Nunzio.

Evidentemente non si voleva far scoprire quante fossero le suore che vanno a trovare, probabilmente a turno, magari a comunità intere, il fondatore.

Illuminante l’intervento della psicologa in studio che ha spiegato con rigore scientifico come il meccanismo educativo e formativo di p. Manelli crei dipendenza nei suoi confronti, desiderio di imitazione fino a farne un modello di vita e un riferimento esclusivo di disciplina e di norma.

Immaginiamo che sia stata almeno tentata un’intervista al Manelli assistito probabilmente dall’avvocato che ancora ieri in diretta si tradiva dicendo di essere stato in un convento di suore.

“Ridono, stanno bene, giocano a pallone… io stesso ho mangiato da loro, stanno in carne…”.

Chiede che frati e suore vengano interrogati sul fondatore.

L’idea non è male: potrebbero infatti confermarsi da un lato elementi probanti sulle sue esagerazioni e dall’altro conferme sul plagio grazie a chi lo difenderebbe a oltranza.

E’ facile oggi per il fondatore, profittando della sua canizie, presentarsi come un vecchio ammalato e perseguitato.

I fatti a lui contestati, tuttavia, sono pregressi, risalgono a trenta, venti anni fa e la sua capacità d’intendere e di volere, le sue resistenze, le sue manovre, le sue innumerevoli telefonate, i suoi incontri, i suoi messaggi, le false promesse ai commissari, la dicono lunga sulla sua continua regia, oramai distruttiva, nella gestione della situazione degli Istituti dei frati e delle suore.

Si compara P. Stefano Manelli a Padre Pio solo perché da bambino si sarà confessato qualche volta dal santo cappuccino come per centinaia di migliaia di altri fedeli dell’epoca.

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Ridicola, poi, l’intrusione di un ospite – inviato dalle suore – nel viale del monastero di Frattocchie.

Quel signore che appartiene a un gruppo di preghiera attesta che P. Stefano lo conosce bene e che “è un santo”.

Questa dichiarazione la dice lunga, non solo sul fanatismo che si è creato dietro il personaggio, ma anche sul profilo sociale, culturale e psicologico di chi, come nella trasmissione del 5 novembre, continuava ad affermare che “la colpa è degli altri” , dei “modernisti” nella Chiesa e che la vera Chiesa è quella di San Pio X (sic).

E’ la conferma in diretta di chi il Fondatore si era circondato e di chi oramai faceva parte dell’ambiente di frequentazione dei frati e delle suore.

Un’altra perla di pensiero è stata la teorizzazione in diretta, sempre di quel signore, del corpo inteso come “principale nemico” dell’anima e quindi “degno” di fustigazioni masochistiche, le stesse indotte alle povere vittime del Manelli che portano ancora le ferite di quel passato sul corpo e … nell’anima.

Come il solito prezzemolo è poi venuta fuori la storia dei genitori di p. Manelli servi di Dio con un processo di canonizzazione in corso.

Non ci si rende conto che tali affermazioni complicano la vita al p. Manelli e il giudizio sull’eternità dei suoi genitori.

Con il beneficio d’inventario, ricordiamo che nel dossier del libro di Nuzzi si parla anche di cause di canonizzazione “forzate” attraverso tangenti…

Molto probabilmente si indagherà o si sta già indagando anche su questo e sull’attendibilità dei documenti e delle testimonianze relative alla postulazione.

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L’avvocato Tuccillo giustificava infine la chiusura di quel portone del monastero-villetta di Frattocchie dicendo che “le suore stavano in ritiro e che la portinaia era una straniera e che non aveva capito”.

E’ il segno inequivocabile di come lo stesso loro difensore si fosse reso conto di quanto maldestro sia stato quel comportamento.

Cosa costava a quella portinaia straniera interpellare una suora italiana responsabile?

D’altra parte quelle religiose, da come è apparsa la portinaia, difficilmente potrebbero reggere un confronto o trovare argomenti per spiegare certe pratiche delle quali immaginiamo anche che non siano pienamente convinte lasciandosi semplicemente trascinare da ciò che fanno tutte.

Pericoloso scivolone finale il puntamento del dito di accusa sulla Chiesa indicandola come incauta e ingiusta per la  maniera in cui “trattò” Padre Pio e di come oggi sta trattando un santo (p. Manelli ndr).

Ciò che dalla storia impariamo è che i santi di fronte alle ingiuste persecuzioni agirono in un modo diverso dal p. Manelli.

Di fronte a uno scandalo che sta assumendo proporzioni nazionali, anche la persona non necessariamente santa, ma saggia, matura, dall’alto dei suoi ottanta anni di età, per la pace e il bene comune avrebbe fatto qualche passo indietro, si sarebbe ritirata in buon ordine e non avrebbe dato adito ad ulteriori attacchi, critiche, insinuazioni o… conferme probanti.

Che dal masochismo fisico si stia passando al masochismo spirituale?

TRAVOLTA DALLO SCANDALO LA BANDA MANELLI!

——-  DOVEROSE  CONSIDERAZIONI. ——–

 

1)     Tutto l’Istituto dei Francescani dell’Immacolata è stato strumentalizzato da manelli e dai suoi manichini (i cosiddetti superiori, sia frati che suore) per essere  utilizzato come un grande e furbesco paravento col quale  (e dietro al quale) rastrellare  molti beni (e non mi riferisco solo a quelli economici che oggi, finalmente, sono stati smascherati).   È evidente che l’odio e la violenza  scatenata  contro Padre Volpi e il Commissariamento (perfino la ridicola raccolta  firma per rimuovere il commissario – fingendo che il commissario voleva colpire la messa  tridentina)  avevano innanzitutto lo scopo di creare UNA CORTINA FUMOGENA, DI OCCULTARE QUANTO OGGI STA EMERGENDO e quindi DI IMPEDIRE E DI BLOCCARE CHE SI SMASCHERASSERO TUTTI  I PANNI SPORCHI  CHE SI NASCONDEVANO DIETRO LA FACCIATA PERBENISTICA, come più volte abbiano indicato.   Vedrete che dietro  al chiasso  mediatico fatto con la falsa scusa di difendere la messa tridentina, ci sono i complici e gli spalleggiatori di manelli in tutte queste operazioni finite nel mirino della Guardia di Finanza.  Ora si aprirà  finalmente l’indagine su come, con quali metodi, con quali complicità e, probabilmente, con quali truffe si è riusciti ad accumulare un “malloppo”  così grosso, ad accumulare tanto denaro, tanti  appartamenti e terreni, oltre alle operazioni bancarie e all’uso dei palazzi per guadagnare altro denaro, (“operazioni finanziarie e immobiliari spregiudicate”) invece di usare tutto solo per l’evangelizzazione e la missione in un regime di vera povertà. Anzi una parte degli stessi frati e suore venivano tenuti in un regime di grande miseria, diversa dalla povertà. Ha perfettamente ragione il Parroco di Frigento (Don Pietro Bonomo) quando afferma: “La comunità è indifferente e sconcertata allo stesso tempo. È sconcertata perché un Istituto che pratica la povertà si è trovato proprietario di tutto questo ben di Dio». Da tempo a Frigento si vociferava infatti di questi acquisti anomali, tra cui due alberghi («Abbazia» e il ristorante «Buonconsiglio», ora «Oasi di Padre Pio») e diverse case, messi in atto dall’Ordine monastico. /…/ : Dove sono andate a finire poi le offerte fatte dai cittadini? All’amarezza suscitata dalla notizia dell’appropriazione indebita di beni SI UNISCE IL DUBBIO DI ESSERE STATI TRUFFATI. Eppure dietro l’angolo ESISTEUN PARADOSSO: «I FRATI HANNO FATTO E FANNO UNA VITA DA CANI – FA NOTARE DON PIETRO – MANGIAVANO COSE SCADUTE E SI AMMALAVANO. È UNA DINAMICA INTERNA CHE COZZA MOLTO CON QUEL CHE POI È VENUTO FUORI DALLE INDAGINI. IN PRATICA, DELLA DONAZIONE DEI BENI SI SONO SERVITI SOLO ALCUNI».

 

2)             Bisognerà anche fare  luce sullo “spirito di manelli” (coma ha giustamente sottolineato Loredana), su questa sua abilità tenebrosa a coinvolgere frati e suore e laici in queste attività truffaldine, sul plagio attraverso il quale ha fatto in modo che tanti diventassero sottomesse marionette di questa FABBRICA DI INGANNO, e anche su tutte le favole, le superstizioni e le falsificazioni della realtà e del carisma francescano inoculate nelle menti dei subalterni per trasformarli in docili esecutori di una mega truffa.   

3) Come abbiamo sempre sostenuto gli abusi, le deviazioni e oggi, (nella misura in cui verranno accertate) anche le truffe di manelli e dei manelliani, esistono da lungo tempo e sono presenti ancor prima ed indipendentemente dell‘adozione della S. Messa tridentina: essi  sono presenti, quasi fin dall’inizio e comunque in un periodo in cui non solo la S. Messa tridentina non c’era, ma anzi Manelli la vietava!Oggi  risulta molto più chiaro che il motivo del commissariamento e della rimozione di manelli non è mai stato la messa tridentina. La S. Messa tridentina è stata solo la maschera dietro la quale il santone ha cercato di mascherare i suoi imbrogli ed è stato lo “specchietto per le allodole” (o meglio per i … polli) con cui manelli ha cercato di manipolare l’esercito sprovveduto dei cosiddetti tradizionalisti, per utilizzarli nella difesa della sua  doppia vita, della sua  doppia  faccia  tosta, della sua molteplice  – non solo doppia – disonestà. Ed i tradizionalisti, soprattutto con grande dabbenaggine e ignoranza, ci sono caduti. 

 

4) Una buona parte di frati e suore NON SAPEVA NULLA o quasi nulla  DI QUESTE ATTIVITÀ FRAUDOLENTE, MENTRE GLI ATTUALI NUOVI SUPERIORI, NON SAPEVANO CHE fossero in gioco cifre  così ingenti: “l’operazione ci era in gran parte sconosciuta” .  Comunque la gravissima responsabilità dei BENI ACCUMULATI in modo disonesto RICADE SOLO SUGLI EX SUPERIORI RIMOSSI DALLA SANTA SEDE, e su quanti sono stati loro complici e  fiancheggiatori.  Ha ragione il Sindaco di Frigento (Luigi Famiglietti) quando afferma che: “NON sarebbe tuttavia giusto confondere la buona fede dei frati e delle suore con EVENTUALI RESPONSABILITÀ CHE RIGUARDEREBBERO ESCLUSIVAMENTE I LIVELLI GERARCHICI GIÀ ALLONTANATI DA TEMPO DALLA CHIESA». Questi beni mobili e immobili, sono stati ammassati dall’ex  governo e dalle  persone loro complici – e prestanome – I CUI NOMI VERRANNO PRESTO  RESI  PUBBLICI.  Chiaramente è coinvolto colui che ha mosso tutti i fili ed è stato rimosso dalla Santa Sede l’11 luglio 2013, cioè il santone da noi più volte indicato come la radice dei mali di quell’Istituto.  Non c’è dubbio che molti frati e suore erano solo “manovalanza”, altri erano esclusi dal  circolo e dai traffici della BANDA e tenuti lontani perché  mostravano resistenza a diventare complici. Questa pattuglia di “ingenui” andavano a costituire la facciata rassicurante che era utile per meglio  coprire le attività disoneste.

 

LO  SCANDALO DELLA BANDA  MANELLI

5) Non c’è dubbio che tutti i fanatici e ottusi manichini di manelli saranno trascinati dal loro santone-fallito in un disastro completo e in un baratro senza fondo che si allargherà sempre di più nella misura in cui continueranno cocciutamente a esserne schiavi (come fino ad ora) e a scambiare per “santo” un grande falsario e a farsi rovinare la vita e la vocazione da  questo tenebroso e disonesto figuro abituato a tramare nell’ombra e a nascondendosi dietro la veste rassicurante della Madre Chiesa,  che ora ha però ha detto “basta!”

 

6) Dove sono FINITE adesso LE DELIRANTI E RIDICOLE ACCUSE CONTRO LA Congregazione, contro il Commissario, contro i visitatori e anche contro il Papa Francesco, “sputate” senza ritegno dai vari De Mattei, dalla papessa Siccardi, dai cosiddetti riscossa cristiana, chiesa e postconcilio, messainlatino, con i loro farneticanti e odiosi proclami fatti solo di fumo e di “gravidanze isteriche”? Essi sono stati solo dei bravi “utili idioti” (forse solo qualcuno in buona fede) manipolati e pilotati dalla BANDA MANELLI per impedire con i loro usuali metodi violenti, che venissero denunciate tutte le malefatte e i traffici illeciti.

Ha aperto la guerra De Mattei cominciando subito  a costruire mostri e fantasmi fomentando, l’immagine di una Chiesa addirittura “sanguisuga” che intenderebbe assimilarsi ai regimi dittatoriali (sic!).. Ha blaterato a lungo chiedendo UNO STRACCIO DI PROVA, mentre ora che ci sono prove gigantesche, PROVE CHE STRACCIANO LORO, tace. De Mattei e i suoi coalizzati (noi abbiamo sempre sostenuto che essi erano aizzati da manelli e dalla banda manelli) per due anni hanno solo sputato veleno e coltelli contro la Santa Sede, pilotando a giorni alterni una  lotta di classe mirata, in qualche modo, a criminalizzarli, inventandosi “mostri, Kommissari, orchesse, aguzzini, ecc.” che esistono solo nella loro fantasia. Trascriviamo una sintesi degli orrori vomitati da questi fiancheggiatori allucinati dal santone-guru-fraudolento: 

De Mattei:  il decreto di commissariamento era un abuso di potere, un allarmante perdita della certezza del diritto. La Chiesa non è un soviet” (Il caso dei Frati FI (de Mattei) (Roberto de Mattei, Corrispondenza Romana, 30.07.2013). “Il provvedimento è una pulizia etnica /…/ un vero mandato con licenza d’uccidere” (messainlatino.it, 6/8/2013 – Trionfo e tragedia. Il Crepuscolo degli Ordini religiosi (PapalePapale) del 31.07.2013 – Il Mastino da PapalePapale del 31.07.2013).  Corrispondenza Romana raccoglie firme contro il decreto della Santa Sede, approvato dal Papa (9/8/2013).

La prima omelia di Padre Volpi ai frati (nella quale subito ben descrisse la  tragica dipendenza dal santone e la sua indebita divinizzazione), secondo la papessa Siccardi, sarebbe stato “una istigazione all’ammutinamento /…/ che proviene da una volontà matrigna” [L’invito di P. Volpi (Commissario) all’ammutinamento (Riscossa Cristiana,  di Cristina Siccardi) (29.08.2013)].

Padre Alfonso sarebbe il traditore o l’accusatore” [La testimonianza di F. Agnoli su p. Alfonso Bruno, nuovo segretario generale dell’Ordine FI, nominato dal Commissario p. Volpi (14.09.2013)] [cfr. anche Le calunnie contro p. Stefano Manelli FI (di Francesco Agnoli, da Libertà e Persona, ottobre 2013)].

De Mattei raccoglie firme per ottenere le dimissioni del Commissario Volpi accusato addirittura di ferocia (14/12/2013) e di regime tirannico [Iniziata la raccolta di firme per chiedere le dimissioni del commissario p. Volpi (Corrispondenza  Romana, Roberto de Mattei, 09.12.2013)]. [Cresce la pressione sulla S. Sede per far cessare la scandolosa persecuzione dei FFI: consegnate 8000 firme a Parolin, e ora è iniziata un’altra iniziativa (Corrispondenza Romana, del 08.02.2014)].  

Anche Antonio Socci si è messo a denigrare e ad offendere il commissariamento. Nel suo articolo si parla, senza rispetto, di persecuzione e di “inquisitori sinistri”, ma viene citato solo il Card. Aviz (“che ha avuto trascorsi con la T.d.L.”) [In Vaticano c’è una nuova Inquisizione Catto-progressista. Perseguitano i Francescani dell’Immacolata perchè hanno fede e tante vocazioni. E’ una vergogna! Ma il Papa lo sa?   (di A. Socci, Libero, quotidiano nazionale, 05.01.2014)]. Un attacco ad personam veramente agghiacciante viene rivolto a P. Alfonso Bruno in un articolo che è uno dei peggiori e più impregnati di ostilità [Frati F.I: “perdonate se sono troppo autoreferenziale” così parla p. Bruno (da Libertà e Persona, il 1° feb 2014)] . Ci sono poi gli articoli contro Suor Fernanda Barbiero (28-5-2014 –cfr. http://pellegrininellaverita.wordpress.com/2014/06/05/de-mattei-e-il-falso-vento-da-pechino/); 16-6-2014 –http://www.corrispondenzaromana.it/notizie-dalla-rete/unamica-delle-francescane-dellimmacolata-ci-scrive/); (18-6-2014- http://www.corrispondenzaromana.it/la-nuova-teologia-di-suor-fernanda-barbiero/).

Insomma un vero KILLERAGGIO MEDIATICO “un infangamento e uno sputtanamento unico”. (chiesa e post concilio – articolo “Una risposta personale agli attacchi ad personam”, commento 30 luglio 2014 17:52).

Si è parlato del Commissario (con la K), che sarebbe modernista e non cattolico (!) (cfr. Radio Spada – L’ALTRA CAMPANA SUI FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA”., Silente on 25 luglio 2014 at 9:26 pm ) (chiesa e post concilio,  “Alcune chiose al frate FI nuovo corso intervistato da Radiospada”,  Silente, 25 luglio 2014 15:42).

I manelliani puri oltre ad essere  camorristicamente violenti, sono anche almeno scismatici, se non eretici nel fatto che, per loro, il vero papa sarebbe (tenetevi forte!)  nientemeno che …… manelli.

Da ricovero forzato sono infatti certe mafiosità di un personaggio almeno allucinato che afferma, purtroppo senza  vergogna: “Ehi, VDR (vescovo di Roma), tu che vieni dalla fine del mondo sei avvisato!!! Bada bene a quello che dici perché “Fedele Inquieto” ti rimette sull’aereo e ti ri-spedisce nella pampa. Invece di star lì a telefonare a questo e a quello, va di corsa alla clinica dove è ricoverato IL VERO PAPA, quel certo manelli che tu “perseguiti”.… che magari se sei fortunato e ti ritiene Cattolico (i suoi giudizi in materia sono molto selettivi) ti riceve in udienza, e non ti scordare di portargli le arance!” ((cfr. messainlatino.it ––Frati F.I.: lettera aperta al Papa da un lettore inquieto., Anonimo 28 gennaio 2014,  09:35). Qui siamo al delirio puro e se – corrispondesse alla sua vera posizione, saremmo fuori dalla vera fede!

Non parliamo poi addirittura delle incivili, cafonesche e aberranti minacce fisiche: “Sei figlio della codardia, quindi se padre Pio al suo figlio lo prese a schiaffi, a te ti faccio scegliere dove prenderti a calci senza nemmeno rimproverarti e poi sciacquati la bocca sia che parli di san pio che di p.stefano. non sono anonimo come te, sono giuseppe f……” (messainlatino.it, 23 giugno 2014, articolo Il Papa ha incontrato gli FI – A. Tornielli – Vatican Insider – 23-06-2014, – Pino, 24 giugno 2014, 22:37).

Alla luce dei fatti odierni non appaiono fortemente allucinati e deliranti le posizioni mentali e teologiche di questi  difensori del santone-falsario?

(per un resoconto documentato cfr.  Amici della verita, MANELLIANI – 8 – DIFENDERSI DAI LANCIATORI DI COLTELLI, https://amicidellaverita.wordpress.com/2014/08/05/72/).

 

 7) Adesso si può meglio capire “la verita’ su tutta la meschina operazione contro il commissario Volpi(cfr. Amici della Verità, Manelliani 25,https://amicidellaverita.wordpress.com/2015/02/19/manelliani-25-la-verita-sulla-meschina-operazione-contro-il-commissario-volpi/). Pensate che solo per una parolina fuori posto (“i parenti”) i componenti della famiglia manelli hanno fatto un sacco di storie e inscenato contro Padre Volpi un’infame campagna di denigrazione, fino a strombazzare un’azione legale, quando poi la BANDA MANELLI è coinvolta (e vedremo quanto e come) per una mega truffa e un falso che riguardano proprio – guarda caso – il trasferimento di quegli stessi beni che Padre Volpi aveva subito denunciato come un atto immorale. Che farisei ipocriti! Che spudorati mentitori e incalliti costruttori di falsità in libera uscita.

 

8) Dov’è finito adesso il tipetto  tradizionalista – che si spaccia per don Camillo – che infangava il Commissario Volpi, sempre sulla azione legale dei familiari manelli –  blaterando contro di lui di una presunta infrazione all’ottavo comandamento? Visto che sembrava avere uno zelo profondo per la pulizia. Adesso, dopo aver saputo della mega truffa scriverà forse un post sul suo blog dichiarandosi indignato e sconvolto per questa colossale disonestà degli amici che prima difendeva?

 

9) Non solo ma quando Padre Volpi, giustamente,  a suo tempo aveva denunciato quello stesso  trasferimento fraudolento PER IL QUALE OGGI  LA BANDA MANELLI è SOTTO INCHIESTA GIUDIZIARIA, i manelliani (compreso i dilettanti allo sbaraglio del blog “in difesa degli abusi di manelli”) avevano ribaltato la frittata insinuando che tutta l’azione  sarebbe stata motivata solo da una presunta sete di guadagno che spingeva la Congregazione a rapinare (!?) quei soldi e quei beni che la Banda manelli – oggi sappiamo dalla GdF – aveva fraudolentemente sequestrato.  Più diabolici di così!

 

10) Un solo invito che sta crescendo in tantri  man mano che la stampa anche nazionale, pubblica sempre di più o particolari di questa rivoltante vicenda: VERGOGNATEVI  E CONVERTITEVI.

 

Riccardo Piccarreta

Originale:  MANELLIANI 29 – TRAVOLTA  DALLO SCANDALO  LA BANDA MANELLI!

Tra serio e faceto, ecco « Striscia la notizia »: Il silenzio dei tradizionalisti

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La pleiade dei siti “ultras” accusa il colpo inferto dalla Guardia di Finanza

 

I commissari della Maturità devono assistere con sempre maggiore frequenza ad un fenomeno che mette in dubbio le loro proverbiali doti di occhiuti controllori: molti studenti consegnano degli scritti che sono l’uno la copia conforme dell’altro, segno evidente che un candidato, verosimilmente più preparato dei colleghi, riesce a passare il compito agli altri, oppure che un misterioso suggeritore, con la complicità di qualche bidello o di qualche venditore di panini e focacce supera ogni barriera.

La conclusione, in ogni caso, non depone in favore della preparazione dei maturandi, ridotti al rango di asini dediti alla più sfacciata copiatura.

Lo stesso fenomeno può verificare chi – per un ingrato dovere professionale – è costretto a leggere gli innumerevoli siti, blog e periodici elettronici compilati dal tradizionalismo, dislocato sul suolo italico con significative appendici al di là della Manica, da cui una fantomatica suora bilingue in odore di veggente, redige scritti nel più puro inglese di Oxford.

La fauna che popola il caravanserraglio dell’oltranzismo cattolico è molto variegata, ma la categoria proporzionalmente più rappresentata è costituita dai coltivatori, cui appartengono uno studioso di Agraria con l’hobby della teologia, un aristocratico fiorentino proprietario di vigne nel Chianti ed un altro vignaiolo radicato nella generosa terra di Puglia.

Tutti costoro – data la coazione a ripetersi che li contraddistingue – potrebbero cantare in coro, pubblicando tutti quanti lo stesso articolo, a mo’ di comunicato stampa: essi preferiscono invece declinarlo nel rispettivo stile personale, come fanno i vari concertisti, che ripetono tutti quanti lo stesso tema in una sinfonia.

L’accertata incapacità di dialettizzarsi con le voci dissidenti fa si che una volta diffuso un errore, lo si ripeta fino all’ultimo blog, proprio come fanno i maturandi bisognosi di un’imbeccata.

Il ritornello più ripetuto, l’equivalente del cosiddetto tormentone estivo radiofonico, è costituito dal famoso questionario diffuso dal Visitatore Apostolico tra i Francescani dell’Immacolata e presentato regolarmente come un referendum: che, essendo stato “vinto” dai tradizionalisti, avrebbe dovuto precludere alla Santa Sede ogni velleità di commissariamento.

Fa da contraltare il tema del referendum quello della carcerazione di Padre Manelli, facilitato dalla popolarità della novellistica di argomento carcerario: la prigione in cui sarebbe rinchiuso il fondatore viene descritta negli stessi termini in cui Silvio Pellico lo fece con lo Spielberg.

Manca purtroppo ai redattori tradizionalisti la cultura cinematografica, essendo i film di Hollywood basati sulla narrazione delle fughe da ogni tipo di penitenziari e campi di concentramento: da questo punto di vista, Padre Manelli potrebbe essere considerato il “re delle evasioni”, data l’irrisoria facilità con cui esce dalla sua prigione (un autentico colabrodo) percorrendo in lungo e in largo la “fatal penisola”; ormai non si contano più le segnalazioni della sua presenza, al punto che si ipotizza il fenomeno della bilocazione, già attribuito a Padre Pio, cui però il discepolo ha ormai fatto mangiare tonnellate di polvere.

Tornando al paragone con gli scritti della Maturità, si può presumere che gli studenti impreparati, qualora fossero privati del suggeritore, consegnerebbero tutti quanti l’elaborato in bianco.

Tale  esito trova conferma in quanto sta avvenendo in queste ore: se un tradizionalista siciliano, oppure uno veneto, rompesse il silenzio affermando che la decisione del Giudice di Avellino, per non parlare delle indagini della Guardia di Finanza, è frutto di una congiura massonica ai danni di Padre Manelli, si può stare certi che l’effetto domino dilagherebbe dal Sud al Nord, o dal Nord al Sud, originando una cacofonia di variazioni sul tema, con l’aggiunta di apporti islamici, comunisti o modernisti al disegno criminale.

Regna, invece, il silenzio più assoluto, per lo sconcerto degli esperti in tradizionalismo.

Su questa repentina incapacità di reazione, su di un simile rallentamento dei riflessi, un tempo fulminei, si sprecano le ipotesi.

Qualcuno ipotizza addirittura che i tradizionalisti siano stati rapiti dagli extraterrestri e trasportati in un’altra dimensione.

Altri propendono per una misteriosa epidemia di afasia.

Noi avanziamo una ipotesi più prosaica: essendo Padre Manelli una specie di Paladino Orlando di questa specie di ciclo carolingio dell’oltranzismo cattolico, la sua oggettiva commistione con una banda composta da poveri provinciali, dediti a manipolare Statuti di Associazioni, in un banale carosello di convocazioni  non diramate, di autorizzazioni spedite fuori tempo massimo, di notai turlupinati ed altre simili miserie degne di una lite di condominio, il tutto messo a nudo non da agenti segreti, bensì da qualche Maresciallo della Finanza assegnato alle montagne dell’Irpinia, ha finito per togliere al personaggio il suo fascino originale.

Come Renato Vallanzasca si è ridotto al taccheggio nei  supermercati, così Stefano Maria Manelli ha chiuso la sua carriera di Silvio Pellico del Duemila in un convento di suore di San Giovanni Rotondo, dove non viene neanche più ricercato dagli 007 del Commissario Apostolico.

A questo punto, l’epopea è finita, e con essa i ditirambi delle Siccardi, dei De Mattei, dei Corsini, dei Colafemmina & associati vari.

 Il protagonista della narrazione ha trascinato con sé, in una fine ingloriosa, i suoi cantori.

Forse, alla fine di questo inusitato silenzio, vedremo pubblicare sui siti tradizionalisti un annunzio così concepito: “Cercasi Frate detenuto, anche usato. Chiamare Centro Lepanto ore pasti”.

Il nemico se non c’è, va inventato.

UNA ICONA A TERAMO

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Risposta a un non anonimo CCC(P)

I tradizionalisti si costruiscono un eroe, martire, e “leader”: il tutto su misura.

Berchtold Brecht scrisse la famosa frase: “Beato il popolo che non ha bisogno di eroi”, volendo significare che quando le ragioni su cui si basa la sua convivenza sono veramente valide e condivise, non c’è bisogno di far morire nessuno per affermarle.

C’è sempre qualcuno, però, che negli eroi non vede l’incarnazione dei propri ideali e delle proprie virtù, ma piuttosto la prova della malvagità del nemico.

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Una volta spaventato da qualche demone, il popolo bue sarà tenuto compatto dalla paura, e risulterà facile manipolarlo.

Il martire sacrificato per la malvagità degli attuali responsabili dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata è stato reperito – “faute de mieux”, si dice in francese – in un oscuro frate già di stanza a Teramo, ed ora trasferito.

Quello dei trasferimenti, inflitti come sanzione vera o presunta, ovvero negati per la cattiveria dei superiori è un tema su cui si esercita per tradizione l’immaginario popolare italiano: basta entrare in un qualunque ufficio dell’Amministrazione Pubblica per notare qualche personaggio che guarda con cupo rancore il suo superiore, ed è pronto a sciorinare le proprie recriminazioni dinnanzi agli utenti.

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Spesso questo sentimento degenera addirittura in mania di persecuzione, identificando in un “fumus persecutionis” le disgrazie del povero impiegato, discriminato immancabilmente per le sue opinioni politiche.

A volte si assiste ad una sua degenerazione metafisica: conoscemmo un Segretario Provinciale che dichiarava di dubitare dell’esistenza di Dio perché non riusciva ad ottenere il trasferimento a Lecce.

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A volte, però, dando luogo ad un rovesciamento dei ruoli, sono gli utenti a sentirsi perseguitati in quanti privati di un loro punto di riferimento: questo, però, non avviene normalmente quando ad essere trasferito è il Direttore Didattico o il Maresciallo dei Carabinieri, personaggi che recano connaturata con la loro funzione una implicita condanna al nomadismo; succede invece quando sono destinati altrove i Religiosi.

I parrocchiani che si credono defraudati partono in processione per il capoluogo diocesano, oppure  scrivono petizioni corredate da centinaia di firme.

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In un caso si è arrivati a murare la porta della casa canonica affinché il prevosto – ridotto alla condizione del sepolto vivo – non potesse abbandonarla.

Nel Veneto, i fautori di un parroco trasferito si convertirono in massa all’Ortodossia, ed il prete inconforme con gli ordini del Vescovo divenne un pope (non sappiamo se munito o privo di barba), dividendo definitivamente la comunità in due confessioni contrapposte.

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Questa impresa viene ora tentata dai tradizionalisti di Teramo: se è vero che l’Abruzzo è forte e gentile, la minaccia dell’uso della forza smentisce, in questo caso, la tradizionale gentilezza di quelle genti.

Mancando di un eroe o di un martire adeguato, gli anticonciliari o lefebvriani o sedevacantisti di quella tranquilla città si sono improvvisamente accorti – guarda caso dopo la comunicazione del suo trasferimento ad altra sede – che un Francescano dell’Immacolata ivi residente riassumeva in sé tutte le doti del perfetto cristiano, anzi del perfetto pastore d’anime, per cui non ha dovuto attendere di passare a miglior vita – gli auguriamo naturalmente che ciò avvenga tra mille anni – per essere canonizzato a furor di popolo.

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In questi casi, si suole parlare per l’appunto di “odore di santità”.

Ecco la descrizione che ce ne forniscono i suoi “supporters”: grazie evidentemente al suo zelo pastorale, alla sua “sapientia cordis” ed alla sua inarrivabile dottrina, “le presenze (alla Messa domenicale, n.d.r.) aumentavano”): qui già si affaccia il disegno massonico, ebraico, islamico o quant’altro di ridurre la presenza al culto per annichilire il Cattolicesimo.

Andiamo avanti: “un numero sempre più grande di fedeli lo chiedevano (ci si riferisce al frate trasferito): novello Padre Pio, il Nostro attraeva masse di credenti, attratte dalla sua presunta santità.

Quale il motivo di questa affluenza verso Teramo di cotante masse?

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Il fatto che il frate costituisse un “esempio di ortodossia, obbedienza, mitezza e (per l’appunto) santità”.

Qui però iniziano le trame dei nemici della fede.

Poiché – come è noto – “nemo propheta in patria”, ecco scatenarsi la maldicenza, con i tentativi di “farlo passare come un maneggione di soldi, sempre in cerca di un modo per arricchirsi” fino “all’avvicinarlo al sedevacantismo”: se il diavolo è “colui che divide”, ecco il Maligno già all’opera per dividere la straripante comunità di fedeli attratti dal frate, definito dai sostenitori “cattolico, obbediente, rigoroso nella condotta morale, spirituale e liturgica, pastore di anime, insomma un santo uomo di Chiesa”.

Pensate a che punti può arrivare l’invidia e la calunnia!

L’obiettivo travalica però la persona del Religioso, coinvolgendo il destino stesso della Chiesa: si intende infatti abbattere “ciò che è caduco e pericolante, intendendo per tale la Fede bimillenaria”.

La battaglia di Teramo assume dunque le dimensioni  di uno scontro apocalittico, in cui la vittoria della “Fede bimillenaria” sarà garantita dalla renitenza del frate al trasferimento.

Ora, con tutto il rispetto per Teramo, città ospitale e popolata da gente laboriosa, questa trasformazione del centro abruzzese in una Armagheddon assomiglia troppo ad una trovata maldestra di qualche assessore al turismo o presidente della “pro loco” a corto di trovate pubblicitarie.

Immaginiamo già lo slogan: “Visitate Teramo, venite a vedere l’Apocalisse”.

I maligni potrebbero sospettare un patto segreto tra il frate e i titolari di esercizi pubblici.

Quanto al frate, sembra che non sia stato trasferito per effetto della chiusura del convento, essendo stato da tempo destinato altrove.

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Egli, però, è rimasto tenacemente “in loco”, facendo celebrare Messe tridentine per il giubilo dei tradizionalisti.

I quali lo considerano, con giusta ragione, uomo “obbediente”: dato però che non esegue gli ordini  dell’Autorità dell’Istituto, costui è da considerare “obbediente” a loro.