La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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Faro di Roma: I GIORNI DELLA VERITA’. RISCHIO CARCERE PER MANELLI, IL “BOIA DI FRIGENTO”

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La Procura di Avellino ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di truffa e falso sia per Padre Stefano Manelli da noi chiamato “Boia di Frigento”, sia per Pietro Luongo (padre Pietro Maria), sia per Maurizio Abate (padre Bernardino Maria). Un anno e mezzo fa erano partite le indagini della Procura di Avellino che grazie al lavoro della Guardia di Finanza aveva compiuto sequestri nel marzo 2015 di trenta milioni di euro di proprietà delle due società. Si tratta di 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radio-tv, 5 impianti fotovoltaici dislocati su tutto il territorio nazionale, 102 autovetture, più saldi giacenti su numerosi rapporti di natura finanziaria.

Beni poi rimessi, si, in libertà ma sulla cui liceità di acquisizione e gestione è sempre pesato il dubbio degli inquirenti. Il gup ha accolto le richieste del pm Fabio Massimo Del Mauro, ed ora scatta il procedimento penale a carico degli indagati. I tre – come scrive Loredana Zarrella su Il Mattino – che ora diventano imputati, dovranno rispondere dei reati di truffa e falso ideologico. Nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, notificato agli indagati nel luglio scorso, si parlava del “disegno criminoso, con più azioni commesse anche in tempi diversi in violazione di più norme di legge”.

Un disegno che sarebbe stato attuato per sottrarre beni all’Istituto religioso che ha sede a Frigento, in via Piano della Croce, in quel convento intorno a cui si sono concentrate anche altre indagini. Ci sono infatti inchieste su presunti abusi sessuali e maltrattamenti subiti delle suore in diversi conventi dell’Istituto commissariato dalla Santa Sede nel 2013. Reati questi per cui l’83enne Padre Manelli, nato a Fiume, è stato iscritto nel registro degli indagati dal pm Adriano Del Bene. Ad oggi intanto sotto i riflettori sarà l’operato di padre Manelli, individuato dalla Procura come “istigatore e determinatore dell’attività dei correi”, ossia come l’orchestratore della truffa.

Edoardo Izzo

 

I giorni della verità. Rischio carcere per Padre Manelli, il “boia di Frigento”

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LETTERA DOLOROSA

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Scrive una ex suora con nuove rivelazioni su vizi, debolezze e irregolarità presenti all’interno dell’Istituto di Stefano Manelli

Non ho dormito serena per varie notti a causa di quelle che per me sono  bugie e che dice per televisione l’avvocato di padre Manelli.

Sono rimasta nell’Istituto per quasi quindici anni e poi sono uscita perché mi arrabbiai con madre Consiglia.

Mi disse “o fai così o te ne vai a casa”.

Io non la sopportavo più e andai via dal convento.

Dopo cinque anni mi sono sposata per grazia di Dio.

Mio marito mi ha chiesto più volte se il Fondatore delle suore che uscivano per televisione mi apparteneva.

All’inizio l’ho distratto, ma poi ho voluto dirgli la verità.

Lui mi ha detto che devo dare il contributo alla Polizia e ho deciso di farlo.

E’ vero che padre Stefano Manelli faceva cose strane con le suore.

Una volta facemmo una foto di gruppo e mi sentii toccare il sedere. Credevo che fosse lo scherzo brutto di una consorella, ma era la mano di Padre Manelli!

Lo guardai storto e lui ritirò la mano dalle mie natiche come fanno i ragazzi a scuola.

Non chiese scusa e fece finta di niente.

Accanto a me però c’era Madre Francesca Perillo.

Può darsi che il tocco del fondatore fosse per lei che era da sempre la prediletta.

Quando si rinchiuse nel monastero di clausura di Città di Castello vedevamo Padre Manelli abbastanza depresso.

Quando vennero approvate le Clarisse dell’Immacolata la Madre Perillo si arrabbiò molto e la cercammo di calmare.

Non so se è vero che è andata in Inghilterra dove si è spogliata e ha fondato un nuovo ordine non riconosciuto dal Vaticano prendendo il nome di Suor Elia.

Così ho sentito dire.

Oggi sembrano persone strane sia lei che padre Manelli.

Madre Consiglia era per me insopportabile. Ha fatto uscire un sacco di suore.

Parlava male del Papa Francesco e voleva che anche noi seguivamo la sua idea. Se non eravamo d’accordo con lei ci prendeva in giro in refettorio davanti a tutte le altre.

Pensava sempre ai conti e ai soldi ed era nervosa, ci trattava male e dava punizioni severe.

E’ vero o no? Deve avere il coraggio di dirlo oppure deve tacere!

Se mi denuncia sono io che la denuncio per i danni sulla salute che ancora ho per colpa sua.

Cercarono di toglierla dall’incarico di economa generale, ma altre suore che stavano accanto a lei si stufarono perché era insopportabile e lei rimase a gestire da sola il patrimonio.

Non ci abbiamo mai capito nulla e faceva una vita particolare.

Un’altra cosa che mi è dispiaciuta è quando si dice che i voti erano i quattro voti che noi scrivevamo con il sangue e niente più.

Non è vero.

C’era sì questo ma esisteva veramente una formula di fedeltà a padre Stefano e a padre Gabriele il cofondatore con una intenzione speciale di offerta come vittima.

Dovevamo in tutto seguire la formazione dei fondatori ed era un voto di obbedienza assoluta e incondizionata a loro.

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Questo perché il fondatore aveva paura della Chiesa, cioè credeva che l’Abate di Montecassino poteva comandare sulle suore e non farlo lui.

Padre Manelli aveva sempre paura che noi suore parlavamo con altri sacerdoti.

Voleva solo lui fare la direzione spirituale.

Le superiore ci facevano mille domande e dovevamo dire tutto, anche cose della confessione.

Quando non c’era il fondatore che non ce la faceva a seguire tutte, erano le madri che dovevano sapere tutto. Io mi vergognavo, non mi sembrava giusto.

Poi ci fu la fissazione con il Rito Tridentino.
Dovevamo studiare latino. Ci dicevano che la S. Messa che non era in latino valeva di meno. Era la S. Messa studiata dai vescovi della massoneria.

Poi iniziammo anche la Liturgia delle Ore in Tridentino.

Non capivamo nulla e stavamo sempre a fare le prove di canto e su come fare gli inchini.

Era una preghiera lunghissima e la vita spirituale si indeboliva.

Padre Stefano diceva sempre che il Vaticano II era “tutte tenebre”.

Diceva questo come se fosse un segreto che solo pochi sapevano e diceva che lo aveva detto Padre Pio.

Io ho chiesto a due cappuccini e a un vescovo e mi hanno detto tutti e tre che è una calunnia contro Padre Pio!

Alle volte padre Stefano dava anche degli schiaffi nella confessione e confermo che toccasse la medaglia al petto.

Quando sei donna tu ti accorgi se è una cosa innocente o meno.

A me faceva una brutta sensazione.

Andai a confessarmi da don Nello Castello, un sacerdote di Rovigo amico di Padre Stefano perché pure lui era figlio spirituale di padre Pio e mi disse: “Padre Stefano è un santo. Se fa certe cose è perché è ispirato…”-

Quando dopo essere uscita dal convento mi sono fatta seguire da un sacerdote molto serio e bravo, mi ha detto di denunciare queste cose al Vaticano, ma io non me la sentivo, avevo paura e mi dispiaceva tornare ai ricordi passati.

Altre suore, poi, mi dicevano che “padre Stefano aveva bisogno” quando chiedevo certe spiegazioni.

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Io non capivo bene, ma credevo che tutto era normale.

Come un papà o un nonno ci poteva toccare e qualche suora diceva che questo gli ricordava mamma Licia, la sua mamma.

Ero confusa, ma non ci pensavo più di tanto perché quando stava in convento da noi eravamo tutte agitate e ognuna cercava di attirare la sua attenzione, anzi era un privilegio se lui mostrava interesse a qualcuna.

Io stessa ho provato gelosia verso qualche consorella. Oggi mi rendo conto che erano sciocchezze, ma padre Manelli era tutto il nostro universo.

Una volta ci fu come una selezione tra le suore più prosperose e quelle meno.

Qualche superiora era preoccupata perché qualcuna incominciava a lamentarsi e allora cercavano di dividere la direzione spirituale tra padre Stefano e padre Gabriele.

Quando vedeva suore più corpulente il fondatore si comportava in modo strano.

Stava sempre con madre Perillo che era molto magra invece e una volta rimase anche una settimana con lei da solo nell’eremo di Monte Muto dove ci sono i Frati Minori. Si fece accompagnare solo da una postulante che preparava per loro.

Io non ho mai pensato a male, ma ora che sono nella vita normale e sento cose brutte, mi pongo qualche domanda.

Non si cercava il nostro bene.

Tutti erano cattivi per padre Stefano e le superiore, tutti eretici, modernisti e padre Stefano usava la parola rilassati per i religiosi di altri Ordini.

Criticava la povertà dei Conventuali e poi cosa ha fatto?

Cambiava ogni due anni la macchina e riceveva sempre buste.

Una famiglia mi ha detto che si è allontanata da padre Manelli perché i laici facevano a gara a chi dava più soldi.

Anche padre Massimiliano Maffei, un sacerdote paterno che prima era rappresentante di medicine faceva propaganda per dare i soldi.

Non critico a lui perché sono sicuro che era quello che padre Stefano voleva, cioè lui capiva che questo faceva piacere a padre Manelli e tutti volevano fare piacere a lui perché in verità il fondatore non era molto alla mano ma era molto complicato poter parlare con lui specie per i laici anche se aveva delle persone predilette con le quali stava sempre a telefono o a colloquio ore e ore.

Ho voluto dare questa testimonianza perché ho sentito tante cose non vere per televisione e delle testimonianze a favore di padre Stefano che dicono sempre le stesse cose.

A queste persone io direi perché non vanno a vivere loro in convento?

Cosa ne sanno loro di quello che abbiamo sofferto noi?

Fino a oggi mi sembra ancora di dover chiedere a qualcuno e cioè a mio marito il permesso di andare in bagno.

Le superiore, poi, ci seguivano nei bagni, dicevano di non tirare lo scarico per vedere se eravamo andate in bagno davvero per fare i nostri bisogni o meno.

Una violenza folle. Mi sentivo umiliata. Si pensava sempre a male.

Io sono disposta a testimoniare questo davanti a qualunque tribunale e le superiore devono avere il coraggio di dire che non è vero se non sono bugiarde.

Io darò luogo, giorno, ora e particolari come testimonianza insieme ad altre suore anche che stanno ancora dentro.

Hanno paura, ma non ce la fanno più. Una ha il telefonino e qualche altra riesce a mandare messaggi all’esterno con bigliettini e lettere che da ai benefattori.

Quando una suora per fame mangiava anche un biscotto fuori dai pasti, doveva umiliarsi davanti a tutta la comunità e chiedere il perdono pubblico.

Quando si rompeva un bicchiere o un piatto dovevamo metterci i cocci al collo.

Vero o falso? Me lo devono dire le superiore! Abbiano il coraggio delle loro responsabilità!

Era un lager! Loro invece potevano e possono fare quello che vogliono.

Io credevo che fosse questa la vita religiosa e per amore di Gesù sopportavo tutto.

Una volta mi fecero anche ingoiare il vomito perché stavo male e vomitavo spesso, credo per il nervosismo.

Ora non so più cosa stia esattamente succedendo dentro il convento, ma mi risulta che le superiore siano rimaste le stesse. Ci sono tre commissarie e spero e prego che riescano a scoprire e a capire cosa succede.

Le suore sono compatte perché non c’è nessuna comunicazione con l’esterno.

Ma è apparenza. Hanno paura.

Non ci sono giornali, radio, televisione.

Le superiore però dalla mattina alla sera su internet e stampavano gli articoli di siti che difendevano padre Manelli.

Poi ho scoperto il vostro sito e ho inviato il mio e-mail nei commenti per farmi contattare perché per me voglio salvare quelle che stanno ancora dentro.

Mancava l’affetto e se ci tenevano chiuse e isolate per evitare le tentazioni, bastava che vedevamo un uomo e subito eravamo tentate.

Poteva essere un frate o il medico o qualcuno che faceva i lavori da noi.

Se devo essere sincera mio marito è una brava persona ma io sono infelice perché non mi sono liberata dagli scrupoli.

Anche l’uso del sapone è per me uno scrupolo perché ci davano tutto calcolato.

Per due anni dopo l’uscita sono stata come una zombi, poi la mia famiglia mi ha molto aiutato e una amica medico mi ha fatto uscire piano piano dalle ansie e dalle paure.

Ho fino ad oggi problemi di stomaco perché mangiavamo cose scadute e poi per il nervoso verso le superiore la gastrite.

Loro dicono che sono tutte bugie, ma io mi farò pagare i danni e darò tutto ai poveri se insistono.

Scusa è l’aiuto alle missioni perché anche la storia degli orfanotrofi era partita bene, ma poi in Brasile sono rimaste solo sette ragazze quando ho lasciato l’Istituto e in Nigeria se non si facevano suore venivano mandate via appena si facevano grandi.

Se le suore non riescono a badare a se stesse, a crescere come maturità e come santità, come possono educare delle bambine e delle adolescenti?

Non è facile il compito e allora è meglio che non rovinino altre persone perché è meglio essere povere che essere schiave.

Prego l’Immacolata perché aiuti le brave suore che veramente hanno la vocazione e aiuti le commissarie. Che la Chiesa e la Legge facciano qualcosa!

Ave Maria!

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IL DOTTO DEOTTO E L’INDOTTO DELLE BANANE

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Paolo Deotto non è un dirigente sportivo, ma un ammiratore di Carlo Tavecchio aspirante alla presidenza della Federcalcio.

Lo ha difeso strenuamente dalle critiche mossegli da tutti gli ambienti politici, sportivi e pubblicistici per esternazioni razziste su calciatori extracomunitari da lui definiti, “mangiabanane”.

Non sappiamo se la stitichezza, il diabete, l’ulcera gastroduodenale o la tendenza all’obesità impediscano al Nostro di gustare il frutto tropicale di cui si nutrono specialmente quei primati il cui comportamento è spesso emulato da chi presume di conciliare l’animalità con la razionalità.
Forse per dispetto qualche scimmietta o qualche… sportivo extracomunitario deve aver lanciato una buccia di banana sul marciapiede di casa del Deotto, vista la rovinosa scivolata “a gamba tesa” sulla questione dei Francescani dell’Immacolata.

Tutti ricordiamo la storiella de’ “La volpe e l’uva” il cui significato è la forza distruttiva dell’invidia attraverso l’arma della detrazione.

Paolo Deotto non si limita a sentenziare su fatti che non conosce, ma mette in discussione quanto altri – più onesti e professionali di lui – dicano su una vicenda che oramai conosce risvolti giudiziari e cronachistici non più rappresentati da blogghini di nicchia come per l’appunto, “Riscossa Cristiana”.

Non è da escludere che qualora Paolo Deotto  fosse davvero ben informato sui fatti,  il magistrato non esiterà ad interrogarlo come « persona informata sui fatti ». Saremo allora curiosi di conoscere la fonte delle sue dichiarazioni. Il resto è solo millanteria.

Ai benpensanti rincuora sapere che a difendere un decaduto Fondatore siano rimasti solo i blog di nicchia, quelli dalla monocampana stonata, quelli del killeraggio mediatico fatto per simpatia e ideologia,  quelli che si vendono per… un casco di banane?

Essi rappresentano un modello da utilizzare nei laboratori delle Scuole Medie per far capire ai ragazzi il principio fluidodinamico dei vasi comunicanti.

Nel post intitolato La strana vicenda del sequestro dei beni…“, Paolo Deotto afferma che:

“La Congregazione dei Frati Francescani dell’Immacolata non possiede e non ha mai posseduto beni”.

A noi risulta che i Frati non avessero piuttosto proprietà, rilevando finalmente la confusione del Deotto tra uso (o possesso) e proprietà di beni.

Inutile ricordare che su qualche spazio mediatico emerge anche che il Fondatore avesse un conto corrente personale.

Ne era per l’uso o per la proprietà?

Chiederemo ai Frati se nelle Costituzioni FI è permesso a un loro Religioso avere un conto corrente personale…

Padre Volpi è accusato dal Deotto di ricevere 5000 euro al mese.

Per il lavoro che svolge ne meriterebbe il doppio, ma è un vero peccato che Deotto, pur ritenendosi così informato e amico dei Frati, non abbia saputo dagli stessi quanto tale notizia sia una maliziosa bufala.

Volpi, infatti, non è salariato e non riceve compensi o onorari per i suoi servizi.

Crediamo che sia una scelta secondo il suo stile. 

Dovrebbe essere un fatto risaputo almeno ai gentiluomini o gentildonne che lo giudicano quotidianamente e fanno credere di saperla lunga sui Frati.

Peccato per il Deotto e per i calunniatori in attesa di “lettera dalla busta verde”, che lo scoop sia diabolicamente apparso la prima volta sul profilo facebook di un « familiare » (?) al Fondatore molto esposto al grande pubblico. 

Verrebbe da dirgli: “Vade retro!”

Un’autentica perla informativa è poi la seguente affermazione:

“Le donazioni, cospicue, che nei decenni sono state fatte da tanti benefattori, sono sempre state a favore di associazioni di fedeli, formate da laici, non da religiosi. Queste associazioni, da prima del commissariamento, sono presiedute da laici, non da religiosi”.

Il Deotto ne è proprio sicuro?

Perché non chiede alla Procura di Avellino gli Atti degli Avvisi di Garanzia e ci spiega su cosa si basa la truffa aggravata e il falso ideologico?

Chi faceva capo alle Associazioni?

Chi ne erano membri effettivi prima del Commissariamento?

Laici – come lui dice – o Religiosi?

Quando sono state fondate le Associazioni?

A partire da quando sono subentrati i laici familiari e amici del Fondatore?
 
Sono atti pubblici di accesso universale.
 
Associazione Missione dell’Immacolata, Associazione Missione del Cuore Immacolato, Associazione Casa Mariana Editrice.

Paolo Deotto non è informato sui fatti o mente sapendo di mentire?

Il Nostro confonde poi la misconoscenza dei Frati sul patrimonio milionario con la conoscenza dei benefattori della loro donazione.

Uno smeraldo di logica!

Tizio dona a Sempronio un appartamento e non è al corrente di quanto ha fatto?

C’è bisogno del Deotto per rilevare qualcosa di ovvio?

Ammesso che i Frati (tranne qualcuno…) non ne sapessero nulla, l’illustre direttore deve dimostrarci se ogni singolo donatore fosse però a conoscenza dell’intero patrimonio …

Abbiamo i nostri dubbi.

Il Deotto incalza:

“I beni, mobili e immobili, amministrati dalle associazioni di laici, sono utilizzati per gli scopi specifici della Congregazione: apostolato, opere caritative, buona stampa, informazione religiosa.”

Concentriamoci sul primo assioma e più precisamente su quel riferimento ai laici: “(…) associazioni di laici…”

Come già detto, non erano esclusivamente Frati e Suore i Soci delle Associazioni fino al Commissariamento?

Cosa è successo dopo e perché?

Chi aveva permesso l’ingresso di quei Religiosi nelle Associazioni se non il Fondatore Padre Manelli?

Chi aveva escogitato l’ipocrita “fictio iuris” per dare parvenza di povertà se non il Padre Manelli?

Chi aveva pensato alla creazione di un’Associazione privata di diritto pubblico, se non Manelli?

Lo scopo?

Sottrarre i beni al controllo della Santa Sede.

Perché?

Semplice!

Il Padre Manelli aveva sempre considerato la Chiesa come covo di eretici e massoni di cui diffidare.

Sognava nel delirio paranoico una monarchia cattolica delle banane; virtuoso com’era una riforma dall’interno, una sorta di restaurazione borbonica a suon di milioni o miliardi delle vecchie lire, quelli il cui utilizzo potrebbe essere già intuibile, immaginando i tanti, ma decaduti protettori al suo soldo.

Chi ha permesso nelle associazioni l’ingresso successivo di laici se non il Manelli?

Chi aveva voluto inserire nello statuto delle Associazioni la clausola originaria per la quale potevano essere soci solo Frati e Suore Francescani dell’Immacolata?

Il Manelli!

Chi ha designato i laici che sono subentrati ai Religiosi?

Il Manelli!

Chi ha fatto cambiare le regole e la finalità dello statuto da

“apostolato, opere caritative, buona stampa, informazione religiosa” 

a “spirito del Padre Manelli”?

Il Padre Manelli!

Di una cosa ha ragione il Deotto, quando scrive:

“Tutto ciò non è certo una novità!”

Di un’altra cosa, invece, ha torto marcio il Deotto:

“Le vere ragioni del commissariamento non sono mai state chiarite”.

Dopo l’obbedienza  (a se stesso) e la povertà (per gli altri) scivolate sulla buccia di banana, cosa resta ancora al Fondatore da nascondere?

Più il chiasso aumenta, più il sole sale allo zenit.

Ne vedremo e sentiremo ancora delle belle nel tormentone degli imbananati e imbananate dal Manelli…

Quale sarà il prossimo scandalo chiarito e schiarito alla luce della verità?

Firmato:

 Optì Pobà,

titolare nella Lazio e testimonial della Chiquita

ABERRANTI E GRAVI AFFERMAZIONI DELLA GUARINI

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Articolo originale a questo link.

Le osservazioni che faremo riguardano, in modo particolare due post pubblicati sul blog chiesa e post-concilio..

1) Il primo dal titolo pulcinellesco: “LE PANZANE DEI PERSECUTORI DEI FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA”, dove le uniche panzane si ritrovano negli argomenti  sgangherati (e in un caso gravissimi) snocciolati dalla Guarini. (cfr.http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2015/04/le-panzane-dei-persecutori-dei.html)

2) Il secondo dal titolo più annacquato: “Notazioni sulla vicenda dei Francescani dell’Immacolata alla luce degli ultimi eventi”, forse perché si è resa conto che per le esternazioni non controllate del primo articolo può essere anche perseguita. (cfr. http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2015/04/notazioni-sulla-vicenda-dei-francescani.html)

1) PRIMO  ARTICOLO

A) La signora spaccia per FONTI ATTENDIBILI solo quelle dei ribelli e disobbedienti al commissariamento con evidente disonestà giornalistica. Bisognerebbe catechizzarla sul fatto che SOLO la Santa Sede ha il diritto-dovere di riconoscere i carismi ma anche di fare verifiche sulla loro conformità a quanto da lei riconosciuto. Una volta posto in essere il Commissariamento i frati e le suore, se sono veri francescani, hanno il diritto-dovere (come ha indicato il Papa) di obbedire e rispettare il Commissario. La signora chiama i manelliani succubi di manelli: “i fedeli al carisma originario” disprezzando e infangando l’azione medicinale della Santa Sede.

B) Secondo il modo arbitrario e distorto di argomentare della Guarini, il commissariamento, l’azione della Congregazione e l’evidente appoggio del Papa a questa azione di giusta purificazione dalle deviazioni manelliane, sarebbe tutta una manipolazione della Santa Sede (azione “da parte di chi ha voluto tutto questo e persegue e prosegue la sua opera distruttrice”) sarebbe tutta una azione truffaldina, studiata a tavolino, messa in atto con   fredda e  cinica  determinazione, azione premeditata con cattiveria e realizzata con metodi camorristici. La PRIMA CONTRADDIZIONE seria la signora la impatta quando vorrebbe smentire il ricorso dei cinque frati che denunciarono l’imposizione  abusiva della messa e dell’ufficio tridentino, affermando che è impossibile che ci fosse questa imposizione perché l’istituto era bi ritualista. Ora a parte il fatto che Padre Calloni  e Padre Alfonso celebrano la messa tridentina, così come ALTRI che sono fedeli al Commissario, che fosse una imposizione lo riconosce anche la signora stessa quando dice: “chi non si fosse trovato d’accordo col fondatore, doveva uscire dall’ordine piuttosto che esautorarlo”.  Se l’ordine fosse stato veramente bi-ritualista e non ci fosse stata nessuna imposizione, chi non era d’accordo col fondatore  NON AVEVA NESSUNA RAGIONE DI USCIRE, poteva restare tranquillamente dentro e scegliere il rito che preferiva.  Invece dicendo chi non era d’accordo col fondatore doveva uscire” sta dicendo che il fondatore  voleva proprio l’imposizione a tutti del rito tridentino.

C) Le affermazioni della Guarini diventano gravissime e foriere di conseguenze (di vario tipo) quando si lascia andare – è difficile pensare che non se ne sia accorta – a giudizi che implicano accuse infamanti. “Non avendo peraltro trovato, per delegittimare padre manelli, alcun appiglio canonico che di fatto non esiste, hanno dapprima colpito la messa tridentina e qualunque afflato tradizionale, poi hanno tirato in ballo l’autoreferenzialità. successivamente hanno cercato di delegittimare definitivamente il fondatore usando la giustizia civile attraverso la vicenda dei beni=> consegna a pilato”. Si tratta di gravi affermazioni. La Guarini afferma, senza uno straccio di prova, che tutta l’azione della Santa Sede è solo un grande imbroglio, con la complicità ultimamente addirittura anche di un corrispondente imbroglio della magistratura.  Ci chiediamo: su quale pianeta vive? A quale Chiesa appartiene? Come può essere caduta in un tale pensiero settario? [Settario anche quando parla di “laici fedeli al Fondatore” che si oppongono e disobbediscono, facendo la lotta di classe contro il commissariamento]. In pratica la Chiesa Cattolica si sarebbe trasformata in una specie di “setta”  che perseguiterebbe i veri  credenti che sarebbero i manelliani e (se abbiamo compreso il suo pensiero in altri post) i  lefebvriani .  Ma la cosa ultra grave è quando – di fatto – dicendo che SANTA SEDE, MAGISTRATURA E FINANZA sarebbero stati d’accordo e complici nell’aver creato questo imbroglio li trasforma e li accusa di essere UNA SPECIE DI ASSOCIAZIONE A DELINQUERE. Crediamo che  l’affermazione è così grave e sballata che non sarebbe fuori luogo chiedersi se, per caso, a qualcuno, non è andato fuori di volta il cervello.

D) Poi c’è una lunga disamina per dimostrare che l’affidamento dei beni ad associazioni laiche sarebbe tutto regolare e che sarebbe adatto a preservare il voto di povertà. E qui c’è un’altra grossa e assurda  “Questi beni non sono mai stati usati per le spese correnti dei conventi e delle missioni”. “3. I conventi, per le spese e attività correnti, dunque, non sono mai stati finanziati col patrimonio costituito dai beni, ma con le elargizioni benefiche contingenti”.

In pratica le necessità di tutti i giorni dei conventi e delle missioni venivano ottemperate con le elargizioni dei benefattori, mentre questi  super- beni mobili e immobili, non sono stati mai usati per le spese correnti dei conventi e delle missioni. La domanda che sorge  spontanea è: A COSA SERVIVA  ALLORA  CONGELARE TUTTI QUESTI BENI IN QUESTE ASSOCIAZIONI, QUANDO QUESTI BENI NON VENIVANO UTILIZZATI PER LE NECESSITÀ E LE SPESE CORRENTI QUOTIDIANE DEI CONVENTI E DELLE MISSIONI? Qual è lo scopo di metterli in cassaforte? Per chi? Per quale scopo? A cosa servono tutti questi milioni apparentemente congelati? È COMPATIBILE CON LA POVERTÀ ACCUMULARE, ANCHE SE IN CASSAFORTE AD ALTRI, TUTTA QUESTA RISERVA DA PAPERON DEI PAPERONI? È ancora più illecito, a nostro avviso, questo accumulo quando esso non è finalizzato, come dovrebbe, al supporto della vita quotidiana dell’Istituto e delle sue necessità. È questo infatti il caso  abnorme e scandaloso della vecchia  gestione  F.I.!  Il vero povero è colui accoglie solo ciò che è necessario, ogni giorno per se,  per i poveri, per le necessità della vita comunitaria e vive ogni giorno solo di vera  provvidenza  e proprio perché vuole rimanere e vivere veramente da povero, rifiuta non solo accumuli  così scandalosi, ma qualsiasi tipo di capitale.

Ha ragione Vincenzo da Torino quando si domanda se è valido: “VIVERE DI ELEMOSINA SPICCIA PUR DISPONENDO DI CAPITALI ENORMI! /…/ Con tutte le necessità delle Missioni dei F.I ed altre…Come si fa a non vedervi un assurdo ed essere giustamente sospettosi?”. Ed ha ancora ragione quando si chiede: “CHE SENSO HA DARE OFFERTE E PROPRIETÀ A QUESTE CONDIZIONI? I F.I potevano disporre in qualche misura di esse? QUESTE ASSOCIAZIONI A CHI RENDICONTANO? Qui ci sono ben 30 milioni fermi! Ho l’impressione che ne vedremo delle belle! O meglio credo che PRESTO LE PENTOLE VERRANNO SCOPERCHIATE. Gravissima e sanzionabile poi è l’affermazione – dell’amica del cuore della Guerini, Luisa (e di un certo – come lei – improponibile Rr) secondo i quali  “questi beni avrebbero suscitato l’AVIDITÀ dei nuovi responsabili”, accusando falsamente la nuova direzione di agire solo per smodata sete di denaro e per arraffare beni, quando pare – siamo in attesa, come tutti,  dei prossimi interventi della magistratura  –  che invece questa smania di denaro (e di potere) era la caratteristica del vecchio governo.

E) La Guarini si sorprende “per il persistente silenzio, loro e dei frati, che pesa molto anche sui fedeli e sui sostenitori” e si chiede se “dipenda da una specifica scelta di cieca obbedienza o da un clima che – difficile da credere – appare intimidatorio e frutto di autoritarismo sganciato da ogni regola di diritto”.  A parte il fatto che il “duce” (non si muove foglia che manelli non voglia”) e il regime dittatoriale l’Istituto l’aveva prima del commissariamento e per tantissimi anni (cfr. https://veritacommissariamentoffi.wordpress.com/2014/10/23/il-duce-lo-avevate-prima-risposta-alla-sedicente-riscossa-cristiana-fabio-cancelli/) essi fanno finta di stare zitti in prima persona, ma hanno infangato e sputtanato la Santa Sede, il commissario, i visitatori, lo stesso Papa, attraverso un killeraggio mediatico ed una campagna di diffamazione e di calunnia – tipica del DNA dell’Istituto – chiunque non si sia prostrato dinanzi al falsario manelli e non si sia fatto rimbambire da lui. Inoltre stanno zitti perchè ci sono molti panni sporchi e imbrogli da occultare – più di quelli fin ora venuti fuori – e vogliono  solo evitare che un bel po’ di frati e suore spifferino tutte le malefatte che hanno visto o di cui sono stati complici e per evitare il vespaio di affrontare i fatti interni dell’Istituto, hanno scelto furbescamente il silenzio perché è più comodo (non hanno altro!) nascondersi dietro la facciata dei poveri veri cattolici ortodossi e puri, perseguitati per la loro fede tradizionale, strumentalizzando  anche la messa tridentina.

OER MURI IMBRATTATI

2) SECONDO ARTICOLO

Non sanno neanche mettersi d’accordo tra di loro ed entrano in contraddizione tra loro i vari  avvocati difensori di una causa  ormai persa. Infatti il primo articolo insiste fino alla noia che “Questi beni NON SONO MAI STATI USATI PER LE SPESE CORRENTI DEI CONVENTI E DELLE MISSIONI”; il secondo articolo – della fantomatica  Anna – sostiene invece a proposito delle associazioni laiche esattamente il contrario e cioè che esse sono “delle STRUTTURE ASSOCIATIVE che da sempre sono proprietarie dei beni donati dai fedeli E DA SEMPRE LI AMMINISTRANO IN FAVORE DELLE NECESSITÀ MATERIALI E MISSIONARIE DEI FI”. Più ridicoli di così!  Inoltre a proposito della menzogna che gli accertamenti sui beni non rientravano nella procedura canonica ispettiva e che sarebbero stati cooptati solo in un secondo momento per “trasformare delle vittime innocenti in malfattori spregevoli”, Annarella ha avuto una svista ciclopica. Si vada a leggere il Decreto di nomima del Commissario.  Nel Decreto di nomina del Commissario Apostolico Padre Fidenzio Volpi sono aggiunti – alle aree già indicate nel Decreto per Il Visitatore – altre due aree su cui indagare: “l’organizzazione delle attività apostoliche; LA CORRETTA GESTIONE  DEI  BENI  TEMPORALI” (cfr. Decreto, 11 luglio 2013).

CONCLUSIONE

Alla Guarini dico solo:

a) se anche Manelli fosse arrestato per  reati accertati dalla magistratura, se anche fosse condannato in terzo grado di giudizio, la tua fede dipende forse dalla sua storia personale? La tua fede è in ….  lui?  Sei così legata a quella particolare realizzazione personale da riporre fiducia nell’uomo al posto di Dio per entrare nella maledizione?  (Ger 17,5-8).

b) Se anche il tuo “adorato” Lanzetta fosse coinvolto (per il momento lo diciamo solo come domanda ipotetica e retorica) in qualche abuso commesso dal suo “santone e guru” e quindi  complice di qualche disonestà, non esistono forse più preti? Non esistono altri preti santi e dotti?  Credi che la Chiesa si sia – grottescamente – rifugiata solo nei manelliani o solo nei tuoi amici lefebvriani?  È proprio questa la mentalità settaria. Se, per ipotesi, ammettiamo che scomparissero del tutto i discepoli di P. Manelli e i lefebvriani, credi forse tu che scomparirebbe anche la Tradizione? Chi pensa questo, purtroppo per lui, è immerso fino al collo in pieno pensiero eretico. Il mistero della Chiesa è molto più grande non solo di ogni singolo gruppo, ma anche di tutti i gruppi messi insieme (cfr. Nota pastorale CEI . Le aggregazioni laicali nella Chiesa, n. 13).

——- Solo tre esempi eloquenti sulla vostra convinzione infantile che basta impiantare la messa tridentina per risolvere tutti i problemi della Chiesa (la infantile mono-soluzione!). La mia polemica non è contro la messa tridentina che amo, ma contro il fatto che per voi sarebbe la bacchetta magica, l’avete trasformata – abusivamente – in una bacchetta magica.

1) A San padre Pio, in una apparizione del 7 aprile 1913 Gesù gli fa vedere una grande  moltitudine di sacerdoti e tra le lacrime, con una espressione di disgusto,  grida: “Macellai!”   (Epistolario, vol. I, 1992, pp. 350-351). Nel 1913 c’era solo la messa tridentina nella Chiesa eppure Gesù si lamenta di un gran numero di preti che offendono Gesù  “con la loro indifferenza, col loro disprezzo, con la loro incredulità”.

2) La beata Madre Speranza (Collevalenza) il 21 marzo 1940 fa voto di vittima a Gesù in riparazione delle offese che gli sono arrecate dai sacerdoti del mondo intero (Diario, 18, 610). Il voto è rinnovato nel 1942 perché i sacerdoti in peccato che offendono Gesù, sono MOLTI (Diario 18, 794). Una volta Gesù le ha fatto vedere per quanti sacerdoti doveva soffrire per riparare i loro peccati e Madre speranza vide che era  molti, tantissimi. Il 31 marzo del 1952 Madre Speranza offre le sue sofferenze per i tanti troppi sacerdoti che celebrano la Messa in stato di peccato mortale abituale (Ruggero Ramella, Madre Speranza ai sacerdoti, Edizioni Amore Misericordioso, p. 36) .  Nel 1940-1942 e nel 1952 in tutta la Chiesa c’era solo la messa tridentina eppure Gesù fa vedere a Madre Speranza l’enorme numero di sacerdoti che vivono in peccato mortale.

3) Marcial Maciel Degollado – sicuramente dal 1944 al 1969 (quindi per almeno 15 anni) celebrava, come in tutta la Chiesa, SOLO la messa cosiddetta tridentina eppure viveva già da depravato e corrotto come è ormai definitivamente accertato (NEL 1944 L PADRE DI LUIS DE LA ISLA (UN SEMINARISTA MINORE LEGIONARIO) DENUNCIÒ MACIEL AL VESCOVO DI CUERNAVACA, Francisco Gonzales Arias (che era zio di Maciel), per aver abusato del ragazzo numerose volte. Ferreira Correa riporta i nomi di cinque studenti della scuola apostolica vittime dei continui abusi sessuali di Maciel dal 1944, tra cui Luis de la Isla, ma sottolinea che le vittime possono essere più numerose. Prosegue descrivendo lo stato di grave dipendenza dalla morfina in cui versava Maciel, che si applicava frequenti iniezioni e talvolta si procurava le dosi con false ricette e tramite gli stessi studenti della scuola apostolica. Ferreira Correa racconta del ruolo della droga nell’apparente carismaticità di Maciel  (“scrive Ferreira Correa che Maciel, sotto l’influsso della droga, dava conferenze atte a essere considerate «come “soprannaturali”, quando in realtà tutta la lucidità e il fervore con i quali parlava erano dovuti alla droga»).

Guarini, ascolta: prendi le distanze da coloro che credono che tutto si risolve solo con la messa tridentina e mettendo al braccio un manipolo o in testa un tricorno. Senza la vera santità di vita e l’obbedienza alla Chiesa anche la Messa (qualsiasi messa!) viene – ovviamente solo in noi – vanificata.

                                                                    Riccardo  Piccarreta

Originale al link: https://amicidellaverita.wordpress.com/2015/04/13/manelliani-30-aberranti-e-gravi-affermazioni-della-guarini/

Raccontiamo pure delle storie ai bambini, ma senza stravolgere il Diritto!

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Una edizione aggiornata dei Fioretti di San Francesco per contrabbandare svarioni giuridici.

La Signora Maddalena Capobianco si ispira alle Scritture, ma rovesciando i ruoli con Marta, cui Gesù disse “Marta, ti preoccupi di molte cose, ma una sola è importante”, alludendo all’adorazione cui per l’appunto si dedicava Maria, da alcuni ritenuta la Maddalena (quella del Vangelo).

La descrizione che della vicenda dei Francescani dell’Immacolata ci fornisce la Capobianco è veramente degna dei Fioretti. Si inizia mendicando il pane, per proseguire con il proliferare delle vocazioni.

La situazione sfugge ben presto al controllo dei Fondatori, dato che l’Immacolata esagera, con le vocazioni, con la Grazia, ma soprattutto con i beni.

Qui si registra una prima caduta di stile, dalla più eccelsa spiritualità a qualcosa di più materiale.

Fino al punto che anche la dieta ne risente: dapprima ci si accontentava di “un pezzo di pane”, poi si passa alle pastiere, ai casatielli ed agli strufoli, in un crescendo rossiniano verso le raffinatezze gastronomiche; fedeli al principio “nolite judicare”, non insinuiamo un peccato di gola, ma l’appetito – si sa – viene mangiando.

La situazione immobiliare segue pedissequamente l’evoluzione della situazione gastronomica: come si è passati dal pane alle pastiere, così “una piccola casetta” diviene “altre case, immobili, terreni, attrezzature all’avanguardia per la stampa, per la radio, per la televisione, che poi è diventata satellitare”.

Se per i cibi c’è l’alka seltzer, per i beni occorre escogitare soluzioni giuridiche.

Queste soluzioni hanno un nome: “regolari Associazioni senza scopo di lucro”.

Qui però i concetti cominciano ad annebbiarsi: le Associazioni – annota la Capobianco – “hanno da sempre sostenuto il possesso dei beni, concedendo ai FFI di usufruirne”.

Se fossimo ad un esame di Diritto Civile, il Professore – a questo punto – inviterebbe la candidata a ripresentarsi alla sessione successiva.

In primo luogo, basta dare un’occhiata ai documenti catastali per scoprire che le Associazioni erano titolari della PROPRIETA’ dei beni, e non si limitavano certamente al loro POSSESSO: l’Autrice nemmeno conosce la differenza tra un diritto reale, quale è la proprietà, ed una situazione di fatto, quale è il possesso.
Nulla di male, “ne sutor ultra crepidam”, verrebbe voglia di dire, ma la Capobianco ci risparmi almeno le sue lezioni di Diritto.

Altro errore madornale è quello  relativo al presunto usufrutto, concesso sui beni dalle Associazioni ai Frati: l’usufrutto è un diritto reale in base al quale al titolare sono attribuite le utilità prodotte da un bene.

Se dunque i Frati sono usufruttuari dei beni di proprietà delle Associazioni, che fine fa il loro Voto di Povertà collettivo?

Anche uno studente del primo anno capirebbe che tale Voto viene manifestamente trasgredito.

E’ viceversa incontrovertibile che i Religiosi possano fare uso dei beni, ma l’uso e l’usufrutto non sono assolutamente la stessa cosa: la Signora Capobianco si documenti, prima di parlare di Diritto!

Nessuno ha mai sostenuto che l’uso dei beni, da parte dell’Istituto, è iniziato con il commissariamento; altrimenti, non si capirebbe dove andavano a dormire i Frati in precedenza: forse sotto i ponti?

“Padre Pio diceva che la menzogna è la lingua del demonio”, annota l’Autrice, la quale dovrebbe anche sapere che Satana approfitta altresì dell’ignoranza.

Se dunque la cultura generale della Capobianco è simile a quella giuridica, sarebbe opportuno praticarle un esorcismo.

Il ragionamento che costei sviluppa, pur claudicante nelle premesse, giunge tuttavia ad una conclusione folgorante: “L’uso dei beni da parte dei FFI sarebbe potuto continuare solo fino a quando le Associazioni lo avessero consentito”.

Qui si intravede una conclusione veramente “all’italiana” del rapporto tra l’Istituto e le Associazioni: queste ultime sono sorte in verità come “fictio juris” per aggirare il Voto di Povertà collettivo, ma sul più bello fanno come ogni prestanome furbo e sleale, portandosi via quanto loro intestato e “facendo fesso” l’Istituto.

Ciò spiega il marchingegno escogitato con il cambiamento degli Statuti, in seguito al quale – non a caso – i Frati sono stati estromessi dalla conduzione delle Associazioni.

Ai malcapitati religiosi non resta che consolarsi con l’ineffabile argomento della insigne giurista: il loro era “un rischio accettato per amore della povertà”; detto in altre parole,  cornuti e mazziati.

Sarebbe infatti “venuta meno “la comprovata dirittura morale e la condivisione dei principi tra i Religiosi ed i laici preposti alle Associazioni.

Passi per la sopravvenuta discrepanza sui principi (forse qui si allude al misterioso “spirito di Padre Manelli”), ma insinuare che i Frati mancano di “dirittura morale” significa aggiungere al danno le beffe.

L’impietoso giudizio etico pronunziato dalla Capobianco è motivato col fatto che “la frangia faziosa” dell’Istituto” da cui si è originata “”la spaccatura e la divisione” continua “a profanare il voto di povertà e vuole i beni”.

Ciò al fine di “possederli, gestirli, averne il controllo”.

Inutile ripetere le e lezioni di Diritto Civile, cui la Capobianco pare del tutto refrattaria, in quanto una cosa è il possesso, altra cosa è la gestione e altra cosa ancora è il controllo.

La gestione dei beni deve continuare ad essere attribuita alle Associazioni, ma il problema posto in sede processuale è  se quanto avvenuto nel loro ambito risulta lecito oppure illecito.

La Signora ritiene che lo scopo perseguito dai Frati consista nello “evitare di restituire il maltolto” ai benefattori, intendendo con ciò che i beni donati divengono “maltolto” nel momento stesso in cui ci si allontana dal cosiddetto “spirito di Padre Manelli”.

I benefattori, molto prosaicamente vogliono indietro i soldi.

 

Articolo tratto dal socialnetwork facebook

 

 

 

CONVERSAZIONI ESTEMPORANEE SUL DIRITTO

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Ovvero,  come la confusione giuridica in materia di beni ecclesiastici favorisce – non solo oggettivamente – il condizionamento della Gerarchia.

Il Reverendo Padre Perry, Superiore Generale dei Frati Minori Francescani, ha diramato una circolare a tutti i suoi Confratelli sparsi nell’Orbe per lamentare che alcuni laici, cui incautamente era stata affidata l’amministrazione dei beni dell’Ordine, li hanno sperperati, gettando i poveri Frati nel bisogno: il che avrebbe rallegrato il Serafico, trattandosi di una ripetizione – “mutatis mutandis” – delle situazione descritta nel Fioretto della “Perfetta Letizia”.

Il Successore del Poverello, lungi dal rallegrarsene, leva alti lai, inveendo contro i responsabili.

A rimetterci il posto – e la reputazione, almeno per quanto attiene le capacità amministrative, trattandosi di parte lesa nel colossale imbroglio – è stato il malcapitato Padre Giancarlo Lati, già Economo Generale, ora costretto ad ignominiose dimissioni.

Se questo significhi “far volare gli stracci” per coprire altri Confratelli, titolari di responsabilità ben maggiori del povero Padre Lati, ma ormai assurti ad altro e ben più prestigioso ruolo, non sappiamo; tuttavia questa storia ce ne ricorda una analoga avvenuta tra i Padri Minimi: un bel giorno si scoprì che il cosiddetto “uomo del Convento” di una casa religiosa era in realtà un criminale pluripregiudicato, ricercato da tutte le Questure e finalmente “portato al fresco” nel corso di una “brillante operazione” che portò la Polizia ad agire all’interno delle “Sacre Mura”, non prima però di avere saccheggiato le risorse dei Frati.

Il Superiore Provinciale minacciò sfracelli contro il Priore del Convento, il quale però esibì copia di una sua lettera autografa con cui si raccomandava l’assunzione del laico, definito cristiano esemplare ed uomo piissimo: ragion per cui il Priore evitò ogni sanzione, ed anzi venne destinato a più alto incarico (“Promoveatur ut amoveatur”); ci auguriamo che Padre Lati abbia preso analoghe precauzioni a propria tutela.

 Se i precedenti abbondano, non mancano nemmeno casi analoghi in pieno svolgimento, come quello dei Francescani dell’Immacolata, i quali si sono visti soffiare le temporalità con un tratto di penna nel senso letterale del  termine, essendo mutata la dirigenza delle persone giuridiche cui i beni erano intestati; va da sé che i nuovi responsabili si affrettano a cacciare i Religiosi inducendo il Papa Francesco ad offrire loro un immobile alternativo per gli studenti.

Al danno si aggiunge ora la beffa nel leggere in una recente Tesi di Laurea pubblicata dalle Edizioni di “Casa Mariana”, non sfuggite alla sorte delle altre temporalità dell’Istituto, l’apologia della sciagurata operazione di sottrazione di beni con l’avallo del Fondatore.

A pagina, 659, quando gli esaminatori – sempre che ci arrivino – sono già allo stremo delle forze, si legge: “Quando i benefattori non vogliono mantenere la proprietà dei beni che desiderano donare, si pone il problema dell’intestazione”.

Mediante la donazione, il donante trasferisce la proprietà di un bene: come può dunque esistere un donatore che mantiene la proprietà del bene costituente l’oggetto dell’atto giuridico?

Tutta questa disquisizione è volta a dimostrare che l’Associazione cui sono intestati i beni dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata ne risulta “proprietaria unica ed effettiva”, né i malcapitati Religiosi possono invocate la “finctio (che sta per “fictio”)  juris”.

Dal punto di vista del Diritto dello Stato, il ragionamento non fa una grinza.

Si da il caso che la questione dovrebbe essere valutata anche dal punto di vista del Diritto Canonico, che considera alla stregua di Beni Ecclesiastici tutti quelli attribuiti alla Chiesa per le sue necessità.

Chiunque – Religioso o laico – li sottragga a tale destinazione, si rende passibile di sanzione canonica, malgrado la previa assoluzione pronunziata da Suor Palma in favore dei suoi amici laici.

La brillante neolaureata con diritto di pubblicazione (a volte si rimpiangono i tempi dello “Index Librorum Prohibitorum”), ha evidentemente omesso di compulsare la Lettera Circolare emanata dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica” dal titolo “Linee Orientative per la gestione dei beni negli Istituti di vita consacrata e nelle Società di vita apostolica”.

La mancata consultazione del testo, assente dalla bibliografia, si spiega forse con il fatto che nel Seminario dei Frati, dove si conferivano i titoli anche per le Suore, era vietato introdurre “L’Osservatore Romano”, trattandosi di una pubblicazione notoriamente “modernista”: figuriamoci le opere di Joao Braz de Aviz!

Per brevità, e per informazione ne riassumiamo il concetto centrale: il regime giuridico dei Beni Ecclesiastici viene equiparato a quello proprio – nel Diritto dello Stato – dei Beni Demaniali, definito di dominio, e non di proprietà.

Mentre la proprietà ha due estensioni, cioè il godimento e la disposizione, il dominio non permette al suo titolare di disporre dei beni che ne sono oggetto.

Se i dirigenti delle Associazioni, che sono dei seguaci di Padre Manelli, avessero agito nell’ambito pubblicistico statale, sarebbero incorsi dunque nel  reato di abuso in atti di ufficio.

Comunque questi problemi non riguardano le Suore dato che i dirigenti delle Associazioni le lasciano permanere nei loro Conventi, ed anzi le Religiose amministrano discrezionalmente le milionarie temporalità dell’Istituto, naturalmente nel nome di “Madonna Povertà”.

La “fictio iuris” consiste precisamente nel non applicare all’Istituto femminile i criteri che sembrano valere per l’Istituto maschile: le Associazioni si comportano da proprietarie o meno a seconda dell’adesione o meno al cosiddetto “spirito di Padre Manelli”.

Alla domanda che cosa sia questo “spirito”, in Teologia si sarebbe risposto: “Mysterium Fidei”.

Quando si deborda  dalla propria competenza specifica, si deve ricordare la saggezza degli antichi: “Ne sutor ultra crepidam”!

VIA LA MASCHERA!

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Ci si domandava da qualche tempo il senso e soprattutto la paternità di un blogghino denominato All Christian.

Se “dai frutti si riconosce l’albero” è altrettanto vero che un determinato albero produce determinati frutti…

Il mistero che si celava sugli anonimi redattori e amministratori di All Christian viene impietosamente svelato con il semplicissimo accorgimento della ricerca WHOIS, il sistema pubblico informatico che rivela i proprietari dei vari domini internet.

All Christian è stato registrato dal sig. Claudio Circelli residente a Napoli.

Aveva da tempo destato sospetto la nascita di un blog nel quale dietro appena quattro tematiche, “La voce del Santo Padre, Famiglia, Attualità e il caso Francescani dell’Immacolata, si volesse in realtà ed esclusivamente attaccare e offendere l’operato e la persona del Commissario Apostolico FFI.

Nella sezione dedicata al Santo Padre ci sono solo cinque post. Il più aggiornato risale al 21 luglio e con un giorno di ritardo riprende l’Angelus di Papa Francesco.

Circa la sezione famiglia le cose vanno peggio con soli quattro post di cui il più aggiornato è del 10 luglio 2014. Gli altri tre post sono dell’anno precedente, ma è solo una finzione informatica poiché il dominio di “All Christian” è stato registrato il 19 giugno 2014.

Lo stesso espediente è adottato per la sezione “Attualità”, in realtà poco aggiornata con i suoi cinque post di cui l’ultimo è una “lettera aperta al sindaco di Perugia” del 21 luglio 2014.

Sull’ultima sezione, “il caso Francescani dell’Immacolata”, ci sono invece quindici post.

Non si tratta di una prolifica produzione in ben cinque mesi di attività, ma appare evidente il disegno di creare uno spazio informatico – tra l’altro poco indicizzato – con una malcelata ed esclusiva mission: insulto e polemica.

Altra peculiarità del blog è l’inserimento di sarcasmi o invettive contro il Segretario Generale dell’Istituto, P. Alfonso Maria Bruno, presente in almeno sei post.

E’ un odio personale contro il malcapitato o si agisce sotto commissione di un mandante che non ha neppure il coraggio di affrontare faccia a faccia le persone?

Forse anche altri post contengono gli stessi parossismi, ma occorrerebbe un’analisi più approfondita che ci risparmiamo soprattutto per la pallosità (in ambo i sensi) delle lettere aperte, rivolte addirittura al Papa!

E poi c’è chi dice(va) che “Francesco non sa(peva) nulla…”

Entriamo ora nel merito dell’ultimo post con calma ma con altrettanta rapidità e lucidità, quella che manca ai tanti blogghisti, polemisti ed ex giornalisti immischiatisi nel montato caso dei Francescani dell’Immacolata senza neppure conoscerli e averli mai visti, come Socci e Tosatti stessi affermano, da professionisti seri qual sono.

Su quanto scriviamo, se riusciremo anche a far divertire i lettori, oltre che interessarli, avremo messo in pratica anche la carità, oltre all’applicazione della verità.

La “carta da visita” del post e cioè il titolo, è un capolavoro di stile: Istituzione & carisma? Sì, ma con verità & carità”. La trappola

C’è la domanda, la risposta invitante e fuori virgolettato la chiave ermeneutica: la trappola.

Poiché le & sono due, l’estensore dell’articolo autoconfessa col simbolo && la valutazione a corto circuito (del suo pensiero), nota nel linguaggio dei programmatori informatici.

L’introito è una sorta di petitio principii che è come dire: “Che io abbia ragione e che dica il vero, lo dico io”.

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Nel penultimo post di All Christian, il redattore definendosi genitore di una suora francescana dell’Immacolata in un “nota bene” scrive: “Sinceramente siamo un po’ stanchi di rispondere alle solite reiterate accuse a molte delle quali già altri hanno più che sufficientemente ribattuto; per il futuro valuteremo l’opportunità di replicare solo ad eventuali nuove accuse. Il mancato possibile riscontro non dovrà essere interpretato come scarsezza di argomenti”.

Siamo sinceramente contenti di ritrovate energie e di nuovi argomenti che ci confermano, con  i lettori,  intanto del nervosismo del blogghista con la goffa animosità di cui è afflitto.

Sarebbe perlomeno più onesto nei confronti dei pochi lettori che ogni tanto lo leggono, sconsacrarlo con il nome di “No Christian”.

Siamo fieri di aiutare i Frati Francescani dell’Immacolata legittimamente governato dal degno confratello di S. Pio da Pietrelcina, il simpatico e preparato Padre Fidenzio Volpi coadiuvato dai 4/5 dell’Istituto a partire dal Segretario Generale, Padre Alfonso Maria Bruno, una persona che conosciamo, amiamo e stimiamo soprattutto per la sua capacità di abbracciare la Croce nell’aver speso una vita, ancora in consumazione,  nel servizio a un Fondatore che – secondo autorevoli testimonianze – parla solo male di lui a frati, suore, laici, autorità di Chiesa, senza però riuscire a scalfire minimamente la sua immagine e dignità di figlio di Dio, sacerdote e consacrato.

Questo atteggiamento di ostilità, decisamente lontano dalle virtù cristiane, oltre che dalla vita dei santi, è esteso a tutti i frati che sono obbedienti alla Chiesa, che seguono il Papa piuttosto che il Fondatore.

E’ questa la formazione di Padre Manelli?

Portare a Cristo o a se stesso?

L’Immacolata e San Francesco – a cui si richiama quale transustanziazione e reincarnazione – avrebbero agito così?

Si legge su un social network a firma dello pseudonimo Giusy Quaranta, melliflua ed educata penna, che Padre Stefano attualmente “in cura” a San Giovanni Rotondo, è stato con “estrema crudeltà privato del suo assistente personale ed ora ha addosso un bruniano che lo controlla a vista!”

Abbiamo chiesto informazioni, anziché scrivere e parlare a vanvera, scoprendo invece che:

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1)   Padre Stefano non è alla Casa Sollievo della Sofferenza ma – come d’abitudine – in ottemperanza al Capitolo XI della Regola Bollata di San Francesco, è all’interno del convento delle Suore Francescane dell’Immacolata di San Giovanni Rotondo (FG) dal 15 ottobre 2014 (sic). Ha effettuato visite e controlli in ospedale, ma attualmente non c’è nessuna cura o analisi diagnostica, che non possa effettuarsi in qualunque struttura sanitaria nazionale.

2)   Nessun “assistente personale” gli è stato brutalmente sottratto. Non è forse stato Padre Manelli ad invitare tanti frati a non rinnovare i Voti e uscire dall’Istituto in vista di uno nuovo? Possiamo credere che non abbia fatto lo stesso proprio con il suo ex infermiere, autista, cuoco, barbiere, lavandaio, etc ?

3)   Il Commissario Apostolico si è preoccupato di fornire a Padre Manelli un nuovo domestico full optional con tanto di  laurea ed abilitazione in medicina. Si tratta di un sacerdote degno e rispettabile di cui l’Istituto si priva per metterlo a disposizione del Fondatore a tempo pieno. Poiché il Padre e Dottor Agnello è “bruniano” – neologismo del Circelli per indicare chi come Padre Bruno non è un plagiato del Fondatore e segue “l’istituzione delle Chiesa e il carisma FI” –  Padre Stefano preferisce al medico e sacerdote “bruniano”  le cure delle Suore “all manelliane”, poiché anche nel loro interno ci sono varie gradazioni di fanatismo e idolatria: all, soft, cripto… -manelliane. Attualmente Padre Agnello occupa un appartamento attiguo al convento delle suore, uno dei tanti sparsi in Italia e ceduti in eredità alle suore da vecchiarelle nonuagenarie. Fa una vita da eremita, si mette a disposizione del Fondatore e il risultato è… il disprezzo?

L’autore-detrattore del post scrive poi:

“Una petizione vile e sotterranea è stata condotta contro P. Manelli e il suo governo verso il 2011, poco prima o poco dopo”.

L’indeterminatezza della collocazione spazio-temporale, nonché l’assenza dell’oggetto della petizione fanno scadere nell’insinuazione il blogghista.

In cosa consisteva la petizione?

Perché a gennaio 2012 Padre Manelli fece trattare “a pesci in faccia” i Padri Fehlner, Iorio, Zangheratti, Geiger, Santoro che da lontano erano venuti a Roma per parlargli sulla deriva dell’Istituto?

Come si è permesso Padre Manelli di farli chiamare “dissidenti”, termine che poi si è rivoltato contro i suoi Feldmarescialli e fanti?

La dose è rincarata da:

“ Durante la Visita apostolica e il presente Commissariamento i padri cospiratori hanno continuato a fare propaganda diffamante e calunniosa contro P. Manelli, superiori, seminario”

Ci chiediamo chi siano i “padri cospiratori” e cosa abbiano detto nella loro propaganda.

Seppur fosse vero,  dei Frati davvero convinti della bontà del vecchio governo, li avrebbero forse ascoltati? 

All Christian poi continua il suo cronico piglio accusatorio dichiarando: “Dopo la petizione pro-Ecclesia Dei, P. Alfonso Bruno e seguaci (Chi?) in Filippine e Africa si sono industriati per strappare (sic) ritrattazioni a suon di minacce del tipo: ‘Chi non ritratta è contro il Papa e contro la Chiesa e sarà cacciato dall’istituto o sospeso a divinis’… Eppure la petizione pro Ecclesia Dei era rivolta a Papa Francesco!”

Intanto sappiamo com’è andata a finire la storia sulla petizione e la considerazione di cui è stata oggetto, ma il nostro caro blogghista, che ogni tanto si firma in modo apersonale e comunista sotto il titolo del sedicente “Comitato dell’Immacolata”, da dove tira fuori le sue presunte conoscenze?

La fonte è Padre Manelli I, II o III ?

L’ultima chicca degli attori di Dinasty è la seguente: “Gira voce che qualche seminarista straniero, pur di non essere allontanato dagli studi, abbia accontentato la nuova leadership FFI firmando qualcosa contro qualche ex superiore manelliano… “

Crediamo di essere più onesti basandoci sui FATTI e non sul “gira voce…”

I Frati stranieri, comunque, erano i più insofferenti del regime Manelli e non si capisce cosa debbano aver firmato di fronte a delle evidenti devianze.

L’autore del post, poi, sembra un cultore della teologia apofatica poiché considera discorso su Dio e fedeltà a Cristo la negazione di critica al “neomodernismo” di Rahner, Martini e Kasper.

Sappiamo che il blogghista non è un teologo e che in vita sua non ha mai letto nulla sui tre autori appena citati, almeno per farne una critica scientifica.

Nella sua via negationis , quando cita il neomodernismo, ne conosce il significato?

I manelliani, infatti, non si rendono conto che, alla stregua della “sola scriptura” dei Protestanti, la loro “sola traditio” li pone sullo stesso livello di acattolicità.

Necessario dunque l’intervento – anche sul piano dottrinale – della Santa Sede se questa è la formazione impartita ai laici legati ai Francescani dell’Immacolata.

Contraddittorio poi il contestare il modulo da football americano 25+25 e poi attribuire uscita di dati confidenziali (sic) dalla Curia FFI.

Insomma sono 50 o 500 i membri della “guardia preto-manelliana”?
Quanto al nostro blog, così insieme ad altri veniva definito dalla pagina del sito ufficiale: 
“Oltre a confermare il carattere istituzionale del portale  www.immacolata.com, del FB ufficiale  e del twitter UCFFI, la nostra famiglia religiosa saluta l’iniziativa spontanea di altri luoghi di comunicazione ( 1 ; 2 e 3) che pur avendo un carattere indipendente – essendo amministrati da laici – forniscono informazioni che finora ci risultano veritiere e degne di nostra conferma”.
Speriamo di continuare a meritare questo elogio allora attribuito.
Da ricordare che quella dichiarazione si accompagnava allo « sconfesso »  di  un social network.
Questa azione avrà infastidito gli amici della signorina che lo gestisce.

Esiste tuttavia anche Misericordia e fair play nel mondo dei blog.

Su All Christian l’autore dell’articolo che nel precedente post si considerava “un intellettuale” e che si offendeva dall’essere chiamato “picciotto di Padre Manelli” – cosa che credevamo fosse per lui un onore – merita infatti le nostre scuse.

Nell’Onorata Società “Picciotto” è colui che ricopre solo il grado più basso della struttura.

Dopo la “prova di tirata” che forse è la creazione e manutenzione del blog, il secondo grado della Onorata Società è quello del cosiddetto “Camorrista”.

Last but not least, concordando pienamente col blogghista, Rappresentante legale della “Casa Mariana Editrice”, così come si evince dagli Atti Pubblici della Camera di Commercio ove appare in buona compagnia della cognata del Padre Manelli (Giusy Quaranta?) “la questione patrimoniale la lasciamo volentieri a giudici e avvocati”.

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