La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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IL RELATIVISMO STORICO DI ALLCHRISTIAN

2017-01-10_123729

Considerazioni di un “osservatore” sui “frutti” del manellismo ai danni dei poveri “Francescani dell’Immacolata” dopo aver letto un post di un blog minore.

(https://allchristian.it/2017/01/09/questa-e-la-verita-della-nostra-storia/)

C’è modo e modo di trattare una cosa.

Altro è trattare una cosa preziosa, altro trattare una cosa di poco conto. E’ ovvio che trattare una cosa preziosa esige un’attenzione e premura proporzionate alla preziosità della cosa: si potrebbe esigere, cioè, la presenza di uno “stile”, maggiore o superiore, che fa unità con la preziosità della cosa, che comporta di per sé cura, interesse e nobile salvaguardia davvero speciale…

Orbene, a riguardo di una cosa così preziosa e rara come un “carisma nuovo” di vita religiosa, – di Diritto Pontificio, approvato dal Papa San Giovanni Paolo II diciotto anni fa – c’era da augurarsi e da sperare che fosse trattato come una cosa preziosa da “maneggiare” con delicatezza.

Il Fondatore Padre Stefano Manelli, invece, l’ha trattato come se l’Istituto fosse la sua proprietà privata e come se le persone che lo componessero, uomini e donne, consacrati e laici, fossero manichini di cui usare e abusare a proprio capriccio.

Due cose ha saputo invece maneggiare bene: soldi e beni e petti e fondoschiena di suore.

Il Manelli, grande critico e oppositore del Vaticano II che fraudolosamente ha messo in bocca a P. Pio il giudizio delle 4T “tutte tenebre” su quell’importante assise della storia della Chiesa contemporanea, osa scrivere sul sito fondato dal sig. Claudio Circelli “All Christian”, che la sua idea fondazionale è stata ispirata e provocata dal Decreto conciliare “Perfectae Charitatis”.

Ai suoi confratelli Frati Minori Conventuali risulta che nel 1970 volle fare i propri comodi in una località isolata dove nessuno potesse controllarlo per sottrarsi all’obbedienza e inaugurare un percorso filo-tradizionalista con la complicità dell’allora padre Provinciale Antonio Di Monda molto vicino agli ambienti del movimento ultraconservatore TFP (tradizione, famiglia, proprietà).

Mons. Carlo Minchiatti allettato dallo charme e dai soldi della compaesana contessa Margherita degli Oddi – notoriamente invaghita del Manelli che la fece morire come una barbona – accettò l’accoglienza canonica di un Manelli in rottura con i Conventuali in un momento storico di forte indebitamento per la costruzione del nuovo seminario (oggi semivuoto) in cui una nobil dote avrebbe proprio fatto bene.

La spinta corruttrice incoraggiata dalla lobby curiale polacca portò dopo soli pochi anni all’approvazione pontificia sotto Giovanni Paolo II che Manelli ha sempre tacciato di eretico, modernista e … “rimbambito”, specie negli ultimi anni di pontificato e in refettorio davanti a tutti i suoi frati.

Sia il Manelli che il socio prestanome alla fondazione, P. Gabriele Pellettieri, non seppero crescere in umanità e spiritualità malgrado l’accompagnamento spirituale (lo dice il Manelli) di San Pio da Pietrelcina e don Dolindo Ruotolo.

Questo a conferma dell’ipocrisia del Manelli e della debolezza del Pellettieri.

A Napoli si vocifera addirittura che proprio l’ingerenza del Manelli nel processo di canonizzazione di don Dolindo Ruotolo ne stia bloccando la causa.

L’interesse del Manelli infatti è il business editoriale sulle opere del prete napoletano che purtroppo non è ancora servo di Dio (a causa del Manelli).

Bando alle chiacchiere scritte dal manelliano di turno e come sempre corrette dal Manelli stesso, facciamo un rapido excursus e vediamo come sono andate realmente le cose dall’inizio (agosto 2013) fino ad oggi.

  La Povertà “francescana”

 La Povertà francescana si è sempre caratterizzata e qualificata specificamente,

secondo la “Regola” di S. Francesco d’Assisi, “Bollata” dal Papa Onorio III nel 1223,  secondo la “Traccia mariana di vita francescana”, testo spirituale che il Manelli per valorizzarne il suo copyright volle far passare come “Institutum”, secondo lui intangibile come la Regola, ma non secondo i commissari e la Chiesa.

Il manelliano blogghista dichiara il carattere personale e soprattutto comunitario della povertà dei Francescani dell’Immacolata, alla quale tuttavia si era sottratto e si sottrae proprio il Fondatore e il suo clan di “estorsori”.

La difesa strenua di questa caratteristica ipocrita della povertà manelliana ha resistito dal 1970 fra ritornanti lotte e travagli, con la fioritura stupenda, tuttavia, della giustizia grazie al sacrificio di tanti santi fraticelli francescani dell’Immacolata, figli genuini del “Poverello” di Assisi, sparsi nei cinque continenti del pianeta-terra, malgrado l’indegnità del loro fondatore.

Orbene, tale ideale serafico è stato, e non poteva non essere, fin dall’inizio, un punto fermo del novello Istituto religioso dei Francescani dell’Immacolata, ossia è stato tale per i frati, fin dalla prima erezione canonica dell’Istituto religioso di Diritto Diocesano, nel 1990 (con i venti anni di continua preparazione–maturazione dal 1970 al 1990 nellaCasa Mariana” di Frigento-AV).

Peccato che il Fondatore avesse una vita doppia con la quale ha perso ogni credibilità facendo saltare tutto.

Subito dopo quell’erezione di Diritto diocesano, infatti, il fondatore ha fatto ultimamente credere ai più ingenui che si portò appunto a Roma presso la sede della Sacra Congregazione dei Religiosi (oggi CIVCSVA) per chiedere di poter affidare in proprietà alla Santa Sede, – secondo la prassi stabilita già dal Papa Innocenzo IV nel 1245 – tutti i beni che pervengono ai frati.

Il problema è che il fondatore avesse già la sua dote e il suo gruzzoletto.

Il Manelli ha fatto credere che un non identificato o già morto officiale della Congregazione dei Religiosi rispose subito che la Santa Sede non accettava più di diventare “intestataria-proprietaria” dei beni dei frati, dal momento che anche gli altri frati francescani (Minori e Cappuccini) nel 1967 avevano ripreso tutti i loro beni intestandoseli direttamente come proprietari, contentandosi soltanto della povertà personale e spirituale.

Dietro l’insistenza del Manelli di far credere che lui era davvero povero con tutto il suo Istituto, nacque l’idea  di erigere una incivile Associazione pubblica di diritto privato, che fosse la reale proprietaria dei beni.

Strana cosa essa era e poteva essere gestita solo da religiosi così come il suo statuto predicava fino al falso ideologico di fine agosto 2013, quando dopo il commissariamento e la defenestrazione del Manelli dalla sua reggia, si procedette alla reale depauperizzazione dell’Istituto.

Ingannando i notai, infatti, i beni passarono brutalmente ai laici e quali laici!

Noti figli spirituali del Manelli e suoi … familiari!

Il blogghiasta di Allchristian, mentendo, scrive che “all’inizio, per mancanza di soggetti laici adatti, erano alcuni frati e suore gli associati. Quando si sono trovati dei laici completamente affidabili e in grado di gestire l’Associazione, i frati e le suore sono stati gradualmente sostituiti da persone laiche, secondo il progetto iniziale del Fondatore”.

Falso!

I laici erano persone o imparentate al Manelli o che lo stesso conosceva e frequentava da quasi cinquant’anni!

Si è presto scoperto che questo passaggio ai laici dell’amministrazione dell’Associazione era la sottrazione alla disponibilità del legittimo governo commissariale dei beni dell’Istituto. Per questo il commissario P. Volpi pensò di risolvere la questione con una denuncia alla finanza ottenendo il sequestro cautelativo dei beni, con l’accusa di manovra fraudolenta e di truffa.

Si scoprì presto, infatti, che il Manelli facendosi raccomandare dal cardinale Francis Rodè, voleva fondare un nuovo Istituto sotto Ecclesia Dei e con i nipoti Settimio e Giovanni che fecero il giro d’Italia anche nel noviziato senza conquistare neppure la maglia rosa, raccolse con l’inganno le firme dei nuovi azionisti.

Vicenda dolorosa e amara che se non ci fosse stata, avrebbe potuto almeno salvare qualcosa di … più umano.

Si è trattato non solo di tradire la povertà francescana, rinnegando il Padre san Francesco d’Assisi e la sua “Regola”, ma di arrivare persino al crimine pur di garantirsi quel denaro corruttore capace di comprare  tutti, anche in ambito ecclesiale.

Con Papa Francesco i manelliano sbatterono contro il muro.

Seppure in curia c’era ancora qualche carrierista sempre morto di fame, alle più alte sfere c’era chi aveva le idee chiare e sapeva bene che il Manelli stava calpestando in tal modo il voto di povertà “f r a n c e s c a n a”.

Lo scandalo aumenta ancora se si riflette che il Manelli gettò nella mischia anche i cosiddetti laici “amici spirituali” (come li chiama san Francesco) che spudoratamente accettarono subito di gestire le “Associazioni”.

Si spera che vengano per onestà e giustizia denunciati al Tribunale penale, partecipi quindi del delitto manelliano e passibili, perciò, anche di eventuali condanne… Eppure si tratta di fedeli laici, sedicenti  “terziari francescani dell’Immacolata”, praticanti fedelmente la vita sacramentale, professionisti di valore (avvocati, ingegneri, insegnanti, …), da molti anni benefattori, cooperatori in tutte le opere missionarie.

Che vergogna e che fine che hanno fatto!

Nel corso dell’indagine portata avanti dalla Procura di Avellino, si è già proceduto al dissequestro dei beni in quanto non si è ravvisato il rischio di alienazione del patrimonio.

Peccato che nel frattempo i sedicenti benefattori come Alfonso Saviano abbiano voluto sfrattare i frati dai loro conventi.

Questo è stato molto importante per il recente discernimento della Magistratura.

Nonostante tutto, nonostante la Chiesa abbia chiesto al Manelli di devolvere tutto alla Santa Sede, così come ha fatto credere lui volesse fare all’inizio, nessuna speranza in vista.

Al contrario il Manelli e con lui i laici, si sono ancora di più attaccati ai beni.

Quando il futuro è incerto, serve mettere da parte per la pensione…

 Meno male che i tre nuovi Commissari stiano smascherando l’inganno affinché i beni ecclesiastici non siano sottratti alla Chiesa a cui appartengono.

E’ una bufala la povertà comunitaria come la intendeva il milionario proprietario di fatto Manelli.

 

Di crescita in crescita

Incredibile sapere che fino al 2013, ossia fino al Commissariamento, è stato fatto credere che l’Istituto, nelle sue comunità, vivesse in pienezza il suo carisma francescano-mariano ricco di una fecondità straordinaria di grazia, in armonia con le esigenze non comuni di una forma di vita serafica che ambiva e ambisce a rivivere secondo quelle fonti francescane che si chiamano Santa Maria degli Angeli, San Damiano, Rivotorto, Fontecolombo, Greccio, Monte della Verna …

Negli anni dal 1990 al 2013 si è avuta:

*   l’apertura di altre 30 Case Mariane e di nuove missioni con la chiusura però di molte altre: Pompei, Castelpetroso, Boneggio, Benevento – La Pace, Marino (Roma), Mistretta, Tivoli, Londra, Kazakistan, India…

*   l’istituzione discutibile a livello di riconoscimento canonico dello studio interno STIM con più di cinquanta giovani frati alla fine e con  docenti sempre frati che insegnavano anche al primo anno di Licenza!

*   l’apertura di una Casa di contemplazione in Italia (“Ritiro Mariano”) dove si mandavano – fatta qualche eccezione – frati con turbe psichiatriche e già giudicati anche dall’autorità governativa negli USA e nelle Filippine,

*   lo sviluppo dell’apostolato mass-mediale, con una stazione televisiva in Italia per promuovere il santone P. Emanuele D’Aulerio e 4 stazioni Radio: in Italia data dal Manelli alle suore, in Brasile comprata per un miliardo delle vecchie lire e in Africa e Brasile grazie al sacrificio dei missionari e dei filippini, le uniche tra l’altro qualitativamente più significative perché fuori dal controllo del Manelli, *   l’apostolato-stampa con una Casa Editrice Mariana (cha ha stampato e diffuso migliaia di copie di libri anche tradotti in più lingue, con diverse Riviste) che serviva per promuovere il Manelli e produrre materiale in vista di una agognata canonizzazione dopo la sua morte e un’indefessa lotta alla “Chiesa in uscita”,

*   l’apostolato culturale con volumi Teologia, Riviste di teologia, di spiritualità, di mariologia e francescanesimo, criticatissime dagli ambienti accademici per la loro povertà scientifica,

* l’apostolato degli annuali Simposi Internazionali di Teologia Mariana (in Italia, in Inghilterra, Scozia, America, Portogallo-Fatima, Frigento) dai quali non si è cavato un ragno dal buco,

* la pubblicazione di due grandi collane di studi teologici sulla Corredenzione Mariana (in Italia: 18 volumi; negli Stati Uniti: dieci volumi) che erano la raccolta di articoli redatti anche da suore con il terzo superiore.

La Missione dell’Immacolata Mediatrice (MIM)

             Non meno ricco e fecondo, poi, è stato, in questi venti anni, l’apostolato per i laici con l’erezione dell’Associazione pubblica dei fedeli chiamata “Missione dell’Immacolata Mediatrice” (in sigla: M.I.M.).

            Per imbrogliare le carte il Manelli fece inserire nel decreto di erezione pontificia dell’Istituto maschile la seguente espressione: “(i frati ) si propongono di realizzare la propria santificazione e la salvezza dei fratelli per mezzo dell’Immacolata, cercando in modo particolare di organizzare, guidare e diffondere il movimento “Missione dell’Immacolata Mediatrice”.

Questa NON è una omologazione canonica che compete al Pontificio Consiglio dei laici.

Lo scopo era evitare che un laico avesse piena autorità sul raggruppamento dei laici stessi e che soprattutto ci fosse un controllo diretto da parte della Chiesa istituzionale.

I commissari metteranno al posto giusto anche i laici dotandoli finalmente di uno statuto proprio con un riconoscimento canonico formale degno di questo nome e non il solito farfugliamento azzeccagarbugli manelliano.

La situazione attuale…

 Andiamo ad analizzare la situazione dopo tre anni di Commissariamento durante i quali sembra essersi abbattuto sull’Istituto un terremoto che ha fatto crollare i palazzi pericolanti, conservando i buoni per permettere ora l’opera di ricostruzione secondo i dettami della santa madre Chiesa:

– Istituto senza più studio interno risibile; oggi i seminaristi, i futuri sacerdoti, si formano in qualificate Università Pontificie con i professori più qualificati dell’Urbe e dell’Orbe;

Missioni che conoscono finalmente autonomia giuridico patrimoniale senza più chiedere dopo tanti anni ancora l’elemosina al governo centrale, vecchio metodo per tenerle sotto controllo, anche se Manelli, con tutti i suoi beni, cerca di corrompere le periferie;

apostolato della MIM completamente sbloccato dall’idolatria al Fondatore, con la creazione di Cenacoli rinnovati e incontri di formazione più qualificati;

riordino nella vita liturgica dopo la scimmiottatura della tridentinizzazione in esclusiva;

fine di frati trasferiti da una casa all’altra dopo poco tempo o in giro di qua e di là per sopperire al numero esiguo di sacerdoti che il Manelli collocava per ogni casa;

perdita di false vocazioni e abbandono dell’Istituto da parte di molti manelliani,

crisi amare anche di sacerdoti che avevano riposto tutto in Manelli e non in Gesù Cristo;

– atmosfera di armonia e serenità della vita comunitaria;

–punto di riferimento ecclesiale per i frati;

– soddisfazione e speranza in molti frati,

In più sono state chiuse già sotto il governo Manelli:

16 Case Mariane in Italia (su 27 con uno, due religiosi per parte);

5 Case Mariane all’estero;

– 4 Missioni: Tchad, Kazachistan, India, Australia;

Confermata sotto il governo comissariale

1 Casa di Noviziato internazionale (!) a Tarquinia (Italia);

– 1 Nuova Casa di postulandato in Sicilia (Italia).

 Questo è il quadro del travaglio doloroso, ma felice che dal 2013 ha fatto maturare l’intero Istituto e il suo “carisma speciale” che era stato vissuto da tutti i frati, tranne i raccomandati e rilassati manelliani in 25 anni di fioritura stupenda e di fecondità di grazie, che per merito di “alcuni più liberi e maturi, divenuti parecchi” – ora si è ridotto in frantumi il manellismo con il disfacimento e la devastazione di ogni traccia, personale e comunitaria; con la soddisfazione di aver salvaguardato l’ideale serafico vissuto nella “Casa Mariana” di Frigento già dal 1970 e, ancor più, dopo l’erezione canonica di Diritto Diocesano (nel 1990) e l’erezione di Diritto Pontificio (nel 1998), ma progressivamente offeso dalla condotta personale dei frati Fondatori e anche dei frati rimasti fedeli ai Fondatori; con l’offesa alla Chiesa, al Santo Padre e ai loro confratelli.

E in concreto, si sa che ogni idea di “riconciliazione”, in questi quasi quattro anni (2013-2016), è stata sempre voluta con la concessione di guardianati anche ai manelliani, di dialogo, ma Nulla di nulla, malgrado l’impegno dei commissari. Mai un tavolo di studio o di ricerca o di confronto con i Commissari fra le due parti in contrasto. Alle riunioni con i commissari i manelliani erano in collegamento diretto con il fondatore e la sua cricca nepotista a mezzo di auricolari dei cellulari, gli strumenti che il manelli proibiva ai frati !

Nulla. Silenzio e ostilità: ostilità alimentata però, – e per di più – dagli articoli infami dei siti impegnati nel difendere i Fondatori e offendere il Papa, le autorità della CIVCSVA, i frati fedeli e obbedienti alla Chiesa per evitare lo sfacelo dissacratore di un fiorente Istituto religioso di Diritto Pontificio che ora sembra avercela fatta con la condanna intanto morlae del Fondatore: dalle stelle alla stalla!

           

Gli scandali   dei “media”                                                                 

Ci sono state oltre duemila pagine di una campagna vergognosa e scandalosa di calunnie e menzogne diffuse nel mondo intero attraverso i siti mediatici, attraverso televisioni nazionali e riviste di livello scandalistico contro i Padri Fondatori e i molti frati (e suore) con loro d’accordo.

Una montagna di verità riversata su di essi, senza finzione, nella soprannaturale speranza di riuscire a vincere la battaglia contro chi gli spiriti dell’aria,  le potenze infernali e i falsi profeti.

Nessuno è in grado di calcolare gli effetti devastanti di Manelli e dei suoi sodali così scandalosi e senza vergogna di cui non potranno essere riparati i danni se non dopo il doveroso pentimento davanti a Dio e agli uomini!

Ma l’Autorità ecclesiastica dinanzi a questo orribile ”scempio” manelliano e di fronte alle loro menzogne, i loro imbrogli , le loro bugie, le loro finte promesse, è rimasta paziente, ma con il suo surrettizio “silenzio” ha fatto ben capire di essersi schierata direttamente dalla parte dei frati obbedienti e fedeli al Papa, al Magistero, al francescanesimo…

Verso il finale decollo…

E adesso, con il continuum del Commissariamento, nel corso di un incontro tenuto a Roma con i frati del nuovo corso si è avuta la novità delle inaspettate “proposte” che, cercheranno finalmente, di salvare e far continuare il prezioso venticinquennio di grazia e di sviluppo mirabile del novello Istituto (1990-2015), grazie ai nuovi tre Commissari, che non vogliono altro che valorizzare il dono divino del carisma di padre Kolbe (non di Manelli!):

la P o v e r t à “francescana” (c o m u n i t a r i a)

la M a r i a n i t à “illimitata”, come quarto “Voto” come volle S. Massimiliano e lo stesso Manelli nella sua principalis intentiodel 1990;

l’ A s c e t i c a   francescana della penitenza

la M i s s i o n a r i e t à   a tutto campo dell’obbedienza per tutti

la P r e g h i e r a senza “doppi” riti.

Queste sono appunto le proposte per incamminarsi verso il finale decollo… ed è sintomatico e significativo che la Marianità sia stata la più difesa, insieme alla Povertà francescana, per noi frati francescani dell’Immacolata:

Francescani” = Povertà,

dell’Immacolata” = Marianità.

Che cosa resta, dunque, dell’identità più specifica dei Francescani dell’Immacolata, se si fosse lasciato il Manelli continuare a distruggere proprio questi due punti?

A suo tempo, negli anni ’80, il Cardinale Palazzini, eminente canonista della Lateranense, studiando e seguendo la pratica per l’erezione del novello Istituto di Diritto Diocesano, spiegò che senza il carisma della “Marianità” con il “Voto Mariano”, sarebbe stata impossibile la nuova fondazione poiché il nostro Istituto diventava soltanto un “bis in idem” con gli Istituti francescani dei Minori, dei Conventuali e dei Cappuccini. Questo lo capì molto bene il Manelli che parlava di Quaro Voto, Poi come al solito si lasciò sedurre dalle intemperanze teologiche di Suor Maria Francesca Perillo e dalle sporgenze di qualche altra suora e si allontano dalla teologia e dal diritto sulla vita religiosa che si costituisce in quanto tale innanzitutto per la professioen stabile dei consigli evangelici ai quali si aggiunge nella specificità del carisma, un voto specifico, ma che non può essere il primo voto come in seconda battuta fece Manelli.

Il Voto Mariano, infatti, che è il voto specifico dell’Istituto sui dei quattro Voti costitutivi della consacrazione religiosa a Dio.

L’Istituto, ha avuto adesso la sua effettiva “c a n c e l l a z i o n e” dell’eresia nella Professione religiosa sia semplice che solenne dei FFI (8 settembre 2016, a Firenze), e quindi la confusione sul Voto mariano di CONSACRAZIONE ILLIMITATA ALL’IMMACOLATA, così voluto dal Diritto Pontificio (1998), non sussiste più, anzi si chiarifica il dovere di andare in missione, secondo la consacrazione all’Immacolata.

Dove saranno più, ora, i manelliani? Con quale coraggio potranno rimanere nell’Istituto?

Settimio Manelli ha continuato il suo giro d’Italia edizione 2017 per raccogliere in paranoia delle firme, ma non ha ottenuto guadagno di causa.

Si sarà molto contenti di rieducarlo facendolo rimanere nell’istituto e manifestandogli misericordia.

 

Intanto, il 21 novembre 2016, Festa della Presentazione di Maria Bambina al Tempio di Gerusalemme, si è avuto un ulteriore inganno in stile manelliano:

DECRETO DI A R C H I V I A Z I O N E DEL PROCESSO PENALE A CARICO DEL FONDATORE PADRE STEFANO M. MANELLI.

 QUESTA A R C H I V I A Z I O N E  PER DECORSI TERMINI DI PROCEDIMENTO PENALE, LUNGI DALL’ A N N I E N T A R E   LE DUEMILA PAGINE MEDIATICHE DI PUDICHE ACCUSE E PROVE CONTRO STEFANO MANELLI CI INVITANO A CHIEDERGLI SE E’ UOMO E SE E’ CRISTIANO, DI FARSI PROCESSARE PER DIMOSTRARE LA SUA INNOCENZA SE EFFETTIVAMENTE ESSA SUSSISTE.

                                                                           *   *   *                  

  

 C O N C L U S I O N E

La nostra conclusione vuole essere soltanto una “supplica” dell’anima che s’innalza umile e ardente alla Misericordia di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, e alla pietà della Divina Madre sua e Madre nostra, Maria, con l’intercessione dei nostri Santi Patroni, San Francesco e Santa Chiara d’Assisi, San Massimiliano Maria Kolbe e San Pio da Pietrelcina.

La nostra “supplica” si presenta anzitutto con un ringraziamento, che vorrebbe essere interminabile, per tutte le grazie, le misericordie e le benedizioni divine che ci sono state concesse con i doni inestimabili della vita cristiana, della vocazione sacra, della consacrazione mariana, della Professione religiosa nella “forma di vita” consacrata come “Frati Francescani dell’Immacolata” nella Chiesa e per la Chiesa.

E’ vero, noi non possiamo non chiedere anche perdono delle nostre incorrispondenze e infedeltà alle grazie e ai doni dello Spirito Santo lungo l’intero cammino della nostra vita consacrata. Grande è stata la nostra responsabilità per il male fatto, per il bene omesso e per il bene fatto mediocremente, ma grande vuole essere, oggi, anche il nostro pentimento, la nostra penitenza e il nostro impegno senza riserve, nella corrispondenza e fedeltà all’Amore divino, all’Amore consacrato che ci vuole santi nel tempo e per l’eternità.

L’essenziale della nostra “supplica” vuole essere, perciò, soprattutto l’accoglienza della continuità di questo impegno di fedeltà totale al nostro santo carisma, ossia alla nostra “Professione religiosa” di Frati Francescani dell’Immacolata, fatta secondo la “Regola serafica e le Costituzioni riviste direttamente dalla santa madre Chiesa”, dopo l’approvazione della Chiesa con l’erezione di Diritto Pontificio il 1998 e che la totalità dell’Istituto ha avuto la grazia di vivere per 26 anni!

Nel 2013, con il Commissariamento è iniziata una riflessione rapida sulle incoerenze del fondatore.

Mai si è cibato di quello che si cibavano gli altri; mai ha osservato gli orari degli altri.

Sempre malato, ma non per questo rinunciava al giro del mondo, limitando il giro d’Italia al nipote-delfino.

In ogni caso anche con la vergogna per il fondatore su un istituto approvato dal Papa San Giovanni Paolo II con il “Diritto Pontificio, i frati fedeli ai commissari e cioè alla Chiesa, non possono venir meno ad una fedeltà vissuta, in sostanza, per 45 anni (dal 1970), e non possono che volere, perciò, la continuità della loro fedeltà giurata nella “Professione religiosa”.

Accettare la fine dell’impostura significa accettare, di fatto, una “rifondazione” dell’Istituto con il vero carisma di un santo come P. Kolbe, che non è più quello di Manelli.

La “rifondazione” è necessaria per il gruppo che non accetta più Manelli, mentre nessuno può accettare che i manelliani violentino le coscienze dei frati fedeli alla Chiesa, al Papa, ai commissari, costringendoli a rinnegare la fedeltà giurata a Dio nella Professione e vissuta per 26 anni di crescita e fioritura dell’Istituto.

Ciò non vuol significare, però, che i manelliani non accettano le correzioni di natura tecnico-giuridica rilevate nelle Costituzioni: ad ogni scadenza per il Capitolo Generale infatti non si faceva questo lavoro di revisione, ritoccando soltanto alcuni punti marginali.

Ciò significa sforzarsi di migliorare sempre più la fedeltà alla Chiesa per scrivere i propri nomi nel  “Libro della santificazione” , adorando il Dio Uno e Trino e non il “Padre Comune” Manelli, vivendo in pienezza il dono del carisma kolbiano nella Chiesa e per la Chiesa. Ed è proprio per questo che deve essere incessante in noi la supplica alla Divina Madre e Mediatrice di ogni grazia, con la fiducia e il costante ricorso a Colei che è tutta «la ragione della nostra speranza» (San Bernardo) per riuscire a far convivere i frati con i manelliani e a dimostrare come essi vivessero nella poesia e nell’ipocrisia.

             Questa è la verità della storia, e non le migliaia di pagine disoneste e vergognose scritte anche al presente, come ALLCHRISTIAN dai Fondatori e i frati a lui fedeli.

2. I. 2017

Giacob De Maria     

«STEFANO MANELLI A PROCESSO. RISCHIA IL CARCERE. → EVVIVA L’IMMACOLATA. LA SEMPRE VERGINE MARIA.»

“Chi mi onorerà anch’io l’onorerò, chi mi disprezzerà sarà oggetto di disprezzo.” 1 Sam 2,30

Finalmente richiesto il processo penale per Stefano Manelli. Da noi smascherato. Da Luciano e Adriana: due insignificanti e vilissime creature. Da due meravigliose nullità che sebbene valgan niente vivono però solo per la gloria della SS. Trinità e la sua Divina Volontà. Poiché di Essa, come due infanti insaziabili, si nutrono giorno e notte. Da tempo.

«Disegno criminoso: truffa e falso. In violazione di più norme di legge.»

Sì, carissimi. Le menzogne hanno davvero il naso lungo, ma le gambe assai corte, ahimè. Poiché alla fine non arrivano lontano. Come “palloni gonfiati” precipitano tristemente al suolo, abbattuti dopo essersi librate per un poco nelle arie che si davano. Poveri bugiardi. Giacché è bastato solo un “piccolo” forellino. Anzi: “due”. E tutti giù per terra. Non a ridere, ma bensì a piangere di dolore per il danno incalcolabile provocato alle tante anime coinvolte da tal colossale scandalo, ecclesiastico, di dimensioni memorabili.

È il caso di dirlo. Sotto il vestito, niente?

Altroché: trenta milioni di euro.

E nonostante ciò il re è rimasto nudo stavolta, senza neanche le sottane. Però!

Sì, perché l’abito non faceva “lu frate”.

Piuttosto lo nascondeva ad arte, mentre cercava di calarsi nei panni perfetti, intimi direi del più scaltro benefattore o missionario religioso, camuffato e scovato in circolo; legato però da una cordicella “d’oro” ai voti di povertà, castità e obbedienza, cinta ai fianchi che ben stretta teneva.

Il poverello di Frigento senza più fumogeni.

Una fortuna procuratasi con le più ributtanti metodologie, ignobili. Una figura, infine, tanto ripugnante, quanto diabolica, che ha combattuto, visti i terribili risultati, non a favore, ma piuttosto contro la Chiesa Cattolica. Un anticristo appunto. Ma ciononostante è solo uno dei tanti oppositori di Gesù, il Signore. Un falso profeta.

“Il Gup ha accolto le richieste del pm Fabio Massimo Del Mauro, scatta il procedimento penale a carico degli indagati. I tre, che ora diventano imputati, dovranno rispondere dei reati di truffa e falso ideologico. Nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, notificato agli indagati nel luglio scorso, si parlava del «disegno criminoso, con più azioni commesse anche in tempi diversi in violazione di più norme di legge».” L. Zarrella

“L’83enne Padre Manelli, nato a Fiume, è stato iscritto nel registro degli indagati dal pm Adriano Del Bene […]. Individuato dalla Procura come “istigatore e determinatore dell’attività dei correi”, ossia come l’orchestratore della truffa.”

Dunque, è un terzetto. Stefano Manelli con Pietro Luongo e Maurizio Abate:

dell’Associazione Missione dell’Immacolata.

Ve la ricordate, l’Associazione usata per depredare la nostra piccola indifesa?! Spogliata di tutto e messa nel sacco [v. «SEQUESTRO ADRIANA PALLOTTI»].

È più facile che un cammello, grasso, passi attraverso la cruna dell’ago che vedere il Manelli entrare nel regno dei cieli. Quei poverelli di Frigento. Trastullo del demonio insieme a Gabriele Pellettieri [cfr. Mc 10,17-30].

L’unico miracolo, forse, che possano attendersi coloro i quali ancora lo difendono ad “oltranza” o nutrono vane speranze, è chiedere per esso la grazia di ottenere un suo clamoroso “mea culpa”.

Ma non sperino in altre fantasie costoro perché la verità rimane questa. Sebbene non piaccia affatto o risulti oltremodo difficile la conversione di un simile “ostinato”, tanto per usare un eufemismo.

A dire il vero sono in molti, nella Chiesa mondana degli ultimi tempi, i colpiti da questa antichissima e alacre epidemia, così nefasta, che si è propagata rapidamente ed ha infettato contemporaneamente un gran numero di persone: “l’avaritia”.

“Trenta i milioni di euro di proprietà delle due società, già sequestrati dalle Fiamme Gialle nel marzo del 2015. Si tratta di 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radio-tv, 5 impianti fotovoltaici dislocati su tutto il territorio nazionale, 102 autovetture, più saldi giacenti su numerosi rapporti di natura finanziaria.”

Tutto ciò è stato letteralmente possibile solo grazie al lancio della nostra bomba “intelligente”, che veramente ha travolto “molti”. Vale a dire dell’ormai nota petizione popolare esplosa a sostegno di quelle verità contenute nella scienza della Divina Volontà, le quali sempre più illumineranno il mondo, tutta la terra, a detta di San Pio da Pietrelcina [v. «PADRE PIO E LUISA PICCARRETA: LA GRANDE PROFEZIA.»]. Per l’avvento del Regno di Dio.

Verità assolutamente: “non negoziabili”.

Pubblicata per il 4 Marzo 2015 in onore della Serva di Dio e in difesa della figlia spirituale del santo profeta: Adriana Pallotti.

La nostra dolcissima piccola figlia del Divino Volere. Innamorata insieme al sottoscritto delle irrinunciabili utopie dell’Evangelo.

Ecco il punto. La fede. Quella praticata però da Padre Pio, per intenderci e i tre pastorelli a Fatima. Essa è il nostro vero baluardo contro tutti i nemici, fondamento e abbandono in Dio. Sicché essa durante la tempesta non è stata affatto un optional, ma piuttosto un salvavita. E continuerà ad esserlo, tuttavia. Pertanto abbiatene anche voi in abbondanza e nulla temere poiché il regno appartiene solo ai giusti del Signore non agli empi che, spavaldi, già vibrano della loro spaventosa sorte.

Davide aveva una fionda per attaccare Golia, l’energumeno. E lo ha sconfitto, ma solo perché ha “creduto”, vincendo così una incredibile lotta, sproporzionata. Ma noi non possediamo alcunché, neppure quell’arma in mano.

Ecco la domanda.

Com’è possibile, pur tuttavia, tutto ciò, riscuotere tali straordinari risultati, però senza alcun mezzo materiale, mondano???

Nella prova “fermi e costanti” diceva il grande profeta del Gargano.

Sì. È cosa buona e giusta mettere a repentaglio la propria esistenza terrena per difendere a spada tratta e conquistare i valori assoluti della vera Vita. L’eternità dei cieli. Così come lo ha fatto anche padre Fidenzio Volpi prima di morire “perseguitato”, esercitando fino in fondo il coraggio alla verità, testimoniandola nella libertà dei figli di Dio.

Stasera, un anziano sacerdote amico di padre Pio ha celebrato la Santa Messa nel santuario della Madonna delle Grazie. Ha detto che quegli diverse volte ha cacciato dal proprio confessionale quei cattolici che si presentavano a lui indifferenti nelle questioni di fede, deboli del carattere di Cristo. Cioè dei rammolliti. E duramente li mortificava mandandoli via.

Ecco. La Verità, innanzitutto. Senza alcun compromesso col fumo di Satana.

Servi inutili.
Luciano Mirigliano e Adriana Pallotti

P.S. Questi “due” balbuzienti e piccolissimi fili d’erba, incapaci di tutto senza Gesù, continuano a reggere una grande prova. Orate pro nobis. Ad majorem Dei gloriam.

https://gloria.tv/article/XTTUzcwXD88N64vKBCa6UUsUA

PADRE MANELLI SI DICHIARA “SANTO E INNOCENTE”

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Nel rientrare in un convento dell’Istituto, Padre Manelli chiede a un quotidiano on line di pubblicare un articolo in sua propaganda e rilascia un’intervista. (http://www.dentrosalerno.it/web/2016/06/06/325237/)

Padre Stefano Manelli dal 6 giugno 2016 ha fatto rientro a Frigento.

Il religioso indagato per una serie di ipotesi di reato contenute in  almeno due corposi fascicoli delle Procure della Repubblica di Avellino e di Roma, si è finalmente piegato all’obbedienza del Commissario Apostolico.

In realtà durante il periodo estivo, secondo le testimonianze raccolte, Padre Manelli ha sempre soggiornato a Frigento per stemperare la calura stagionale.

Sembra, inoltre, che molti suoi familiari abbiano case in affitto per tutto l’anno a Frigento per poter trascorrere sui monti dell’Irpinia piacevoli vacanze.

L’atteso e doveroso rientro di Padre Manelli in una casa religiosa segue comunque il lungo soggiorno a S. Giovanni Rotondo presso una confortevole e costosa struttura alberghiera.

Il Padre Manelli, infatti, aveva ricevuto da mesi il divieto di risiedere presso il convento delle Suore Francescane dell’Immacolata della città sul Gargano, dove si era trattenuto per più di un anno con il pretesto di cure mediche nel vicino ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza”.

Il clamore mediatico con il relativo scandalo avevano costretto la Santa Sede, sin dallo scorso autunno, a prendere misure precauzionali per la tutela degli Istituti da lui fondati, specie quello femminile.

Non sappiamo se il Padre Manelli si stabilizzerà a lungo a Frigento.

Sembra infatti che non riesca a sopportare nessuna forma di autorità.

Frigento è il luogo dove Padre Manelli nel 1970 inaugurò con Padre Gabriele Pellettieri, sistematicamente da lui eclissato e spersonalizzato, un’esperienza di vita conventuale pressoché autocefala.

Nel 1982 grazie ai voti dei frati del convento di “Casa Mariana” di Frigento, la cui accoglienza venne allargata anche a soggetti non idonei alla vita religiosa, Padre Manelli divenne Ministro Provinciale dei Frati Minori Conventuali di Napoli.

Un lungo governo fino al 1988 quando la sconfessione da parte dell’Ordine di appartenenza “ispirarono” a padre Manelli la fondazione di un nuovo Istituto: i Frati Francescani dell’Immacolata.

Un governo ininterrotto il suo dal 1990 al 2013, anno del commissariamento apostolico.

Pochi anni dopo fece seguito la fondazione delle suore sulle quali il fondatore aveva quasi un diritto di “vita, morte e… toccamenti” accompagnato da un esercizio diretto di governo sul loro Istituto.

Celebre è l’idillo del Padre Manelli con suor Maria Francesca Perillo che nominò in disprezzo alle più anziane suore filippine, Madre Generale a soli 28 anni.

Questa stessa religiosa poi, deprimendo il Padre Manelli per la lontananza, fondò un monastero a Città di Castello scimmiottando la clausura delle Clarisse e la liturgia delle Benedettine fino a uno scivolone nel lefebvrianesimo.

A fine 2015 Suor Perillo ha ottenuto la dispensa dai voti e si è rifugiata in Inghilterra con un gruppo di consorelle egualmente dispensate dai voti per fondare un monastero filolefebriano. Complimenti!

Sotto il pontificato di Benedetto XVI il provvedimento vaticano fece seguito a una visita apostolica che Padre Manelli cercò d’inficiare senza successo.

Poco dopo la transizione al soglio pontificio, con provvedimento speciale del nuovo pontefice Papa Francesco, il Padre Manelli fu estromesso dal governo dell’istituto da lui fondato.

Come motivi del commissariamento, allo stile di governo autoreferenziale e clanico, alla formazione dei seminaristi incompleta e affrettata, ai rapporti con le suore ambigui, alla gestione delle temporalità poco trasparente, emersero presto altre deficienze anche grazie alle resistenze all’obbedienza di Padre Manelli.

Emerse un mondo di alleati chiamati alle armi dallo stesso Padre Manelli, dall’estrema destra politica al tradizionalismo cattolico filolefebvriano  con il sostegno di qualche porporato come il Raymond Leo Cardinale Burke, grande oppositore e critico dell’attuale pontificato.

Dopo la misteriosa morte del commissario apostolico Padre Fidenzio Volpi, padre Stefano Manelli esultante si stava preparando alla reconquista del suo impero profittando della misconoscenza della realtà dell’Istituto da parte dei nuovi tre commissari.

Il commissariamento del ramo femminile, l’arroganza e le disobbedienze dei suoi accoliti e familiari, l’insincerità truffaldina sulla situazione patrimoniale dell’Istituto e le denunce di alcune ex suore scompaginarono il suo piano.

C’è ormai un disegno di Dio che si delinea con sempre più chiarezza: P. Stefano Manelli non ha saputo vivere ed interpretare ecclesialmente il carisma da lui stesso presentato.

In un Istituto di Vita Consacrata, ha confuso il dono dello Spirito Santo alla Chiesa nella strumentalità degli uomini con un presunto diritto di vita, morte e interpretazione del carisma degli Istituti dei Francescani dell’Immacolata.

Fino ad oggi, infatti, interpellando un suo “figlio spirituale” ci siamo sentiti ripetere sgomenti: “l’Istituto è di Padre Manelli e ne fa quello che vuole”. (sic)

 Lo stesso giorno del rientro di Padre Manelli a Frigento, il piccolo quotidiano on line, “DENTRO SALERNO”, pubblicava un’articolo-intervista al religioso firmata da Rita Occidente Lupo, una “leonessa” classe 1957.

Nel suo contenuto si conferma una forma patologica di narcisismo a causa di riferimenti personali e autoreferenziali con evocazioni di San Pio da Pietrelcina poco pertinenti con la vicenda giudiziaria e canonica che interpella Padre Manelli.

E’ di pubblica conoscenza che il padre Manelli abbia utilizzato la figura dello stigmatizzato del Gargano per accreditarsi verso i suoi devoti, quasi che la santità si trasmettesse per eredità o per il solo fatto di aver fatto la Prima Comunione da un santo e averlo conosciuto.

Se così fosse, il laico presidente Sandro Pertini, amico di San Giovanni Paolo II dovrebbe essere elevato agli onori degli altari!

Il Padre Manelli esordisce la sua intervista propiziata verosimilmente da suoi adepti del salernitano dichiarando: “non so di cosa mi accusino”.

E’ un insulto alle vittime, alla Magistratura e alla verità.

Attraverso gli avvisi di garanzia ricevuti, sa bene su quali capi di accusa è indagato.

Per la cronaca ricordiamo la presunta truffa aggravata, falso ideologico e associazione a delinquere per la questione patrimoniale; atti libidinosi, violenza privata, omissione si soccorso per la questione riguardante i foschi rapporti con le giovani suore.

Quanto al presunto avvelenamento a padre Fidenzio Volpi, gli inquirenti sono discretamente, ma efficacemente all’opera.

Con l’enorme giro di soldi e di beni che Padre Manelli faceva circolare attraverso le donazioni di persone plagiate e disperate che cercavano grazie e consolazioni, è “molto facile” imbastire per i propri genitori un processo di canonizzazione.

Negli anni Quaranta, Cinquanta, tante erano le coppie in un’Italia religiosa e contadina che si aprivano generosamente alla vita offrendo al Signore pene e dolori di un pane quotidiano stentato. Nessuna singolarità nella famiglia Manelli, tampoco per un ostentato rapporto con Padre Pio da Pietrelcina i cui figli spirituali erano centinaia di migliaia.

In nessuna biografia ufficiale si è mai letto finora della famiglia Manelli come “prediletta” di Padre Pio.

Anche se fosse, essa non sta certo onorando un santo al quale pretestuosamente il religioso Stefano si richiama.

Quanto all’apparizione mariana a Settimio Manelli, padre di Stefano, numerose sono le persone che dichiarano in buona fede di aver visto la Madonna o Gesù anche in luoghi non sempre riconosciuti dall’autorità ecclesiastica in merito a manifestazioni soprannaturali: Oliveto Citra, Gallinaro, Medjugorie, etc…

Che tutti o tutte siano canonizzabili?

Ridicola e fuori contesto la poetica immagine del nugolo di uccellini che cinguettavano sul davanzale della finestra della stanza del parto di Padre Manelli.

Ornithocheirus in flight

Ornithocheirus in flight

Questo è successo anche a mio nonno!

Qualora Padre Manelli avesse ricevuto le grazie di diventare un San Francesco redivivo, per il suo attuale comportamento le ha perse tutte.

Speriamo solo in una sincera conversione finché il venerando religioso è in vita.

Sta ancora in tempo.

Mostri obbedienza sincera e duratura, chieda perdono a frati, suore e laici per la divisione che ha provocato e restituisca i beni all’Istituto anziché incantare con le storielle quelle stesse persone semplici che iniziano ormai a porsi più di qualche dubbio sulla sua onestà e sincerità.

Se è davvero umile, la smetta di rilasciare interviste da autoesaltazione.

La gente davvero non se lo merita.

MANELLI METTE IN DIFFICOLTA’ IL VATICANO

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La vicenda degli abusi all’interno dell’Istituto delle Suore Francescane dell’Immacolata non è una novità.
Sin dal 1998, data dell’erezione pontificia che tolse al fondatore ogni “freno inibitorio”, fioccarono lettere di denuncia dirette in Vaticano.
Chi erano e chi sono i protettori del Manelli?
Sarà impossibile difendere le presunte tesi della difesa di un fondatore che ha « distrutto » la vita di centinaia di donne e di uomini con la compiacenza di qualche monsignore di curia.
Prima si chiude la vicenda, meglio sarà per tutti, ma soprattutto per lo stesso Manelli Stefano e le superiore delle suore.
Le vittime si manifestano sempre di più fornendo nelle opportune sedi documenti schiaccianti.
Lo Stato laico arriverà prima della santa Chiesa a sciogliere i nodi?
Le vittime chiedono verità e giustizia, oltre ai danni morali e materiali che il Manelli ha inferto alle singole persone e all’immagine delle sue religiose e degli Istituti dei Francescani dell’Immacolata.
Alla Chiesa si chiede dignità e coerenza nella tutela delle vittime.
I responsabili di Chiesa eviteranno denunce per complicità, collusione, corruzione e omissione di atti d’ufficio, sia in sede civile-penale che canonica?
Nuovo scandalo nello scandalo in vista?
LA TESTIMONIANZA
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Mi chiamo ——  —— e sono una ex suora Francescana dell’Immacolata, ho già scritto precedentemente alla vostra congregazione dei vari problemi e difficoltà che avevo con il fondatore, cioè padre Stefano Maria Manelli, e con le suore francescane dell’Immacolata.
In questa nuova vorrei accennare particolarmente al quinto voto privato, anche se nel passato ne avevo già parlato ma poiché in questi giorni ho proprio trovato la formula esatta ho pensato di inviarvela.
Vorrei anche accennare alcune cose che non ho scritto prima, cioè che di questo voto non se n’è parla ne durante il postulandato ne durante il noviziato. Sia postulanti che novizie sono completamente all’oscuro di questo quinto voto, viene detto solo al momento della prima professione semplice ed esattamente qualche settimana prima della professione semplice.  In genere le neoprofesse fanno voto la sera della prima professione semplice, oppure il giorno dopo, ma ovviamente a questa funzione partecipano soltanto le neoprofesse. Ricordo che quando lo feci io, insieme alle altre mie consorelle cioè che avevamo professato insieme, questo voto l’ho fatto solo nelle mani di padre Stefano M. Manelli, perché padre Gabriele Pellettieri non c’era. Comunque tengo a sottolineare che in realtà Padre Gabriele M. Pellettieri non conta molto nell’istituto.
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Come potete leggere nella formula che vi ho inviato,  questo voto si fa una sola volta e vale per tutta la vita, ma tuttavia c’è stato un eccezione perché un gruppo  di suore non aveva avuto l’occasione di fare questo voto insieme, ma l’hanno fatto separatamente, hanno chiesto a padre Stefano M. Manelli di rinnovare tutte insieme sia nelle mani di padre Stefano M. Manelli, sia nelle mani di padre Gabriele Pellettieri. Ma poiché era un periodo di tre giorni di studio le suore erano quasi tutte, infatti le suore hanno chiesto di rinnovare il voto  erano le neoprofesse, ma ricordo che alla segretaria giovane dell’Istituto Sr Maria Massimiliana venne in mente di chiedere se tutte le suore potevano rinnovare questo voto e così lo rinnovarono tutte insieme, anche se non è necessario poiché questo voto è per tutta la vita.
Comunque meglio sottolineare che le suore sono convinte che l’Immacolata  parla attraverso padre Stefano M Manelli e qualsiasi cosa dice è sempre la Madonna S.S. che parla attraverso padre Stefano M. Manelli anche se si tratta di qualcosa contraria al Codice di diritto canonico, ecc.
Un altro insegnamento di padre Stefano M. Manelli riguarda l’obbedienza cieca, lui vuole che le suore arrivino a questo punto, cioè senza più riflettere, anche se si tratta di qualcosa di poco chiaro, ricordo in particolare di una suora che mi disse “io tante cose non le capisco ma le faccio per obbedienza, poiché essendo legata da questo quinto voto non posso fare altrimenti“.
Infatti ricordo quando io dissi a padre Stefano M. Manelli che volevo uscire dall’Istituto delle suore francescane dell’Immacolata poiché non avevo più fiducia in lui, e non mi sentivo in realtà di stare in questa famiglia religiosa neanche per le suore, (ricordo che mi sentivo un pesce fuor d’acqua poiché non si vive in realtà in questo istituto la Carità evangelica). Ricordo che lui, cioè padre Stefano M. Manelli, mi disse che io ero disobbediente e che avrei dovuto obbedire e fare tutto ciò che avevo stabilito poiché avevo giurato per tutta la vita obbedienza ai fondatori.
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Vi chiedo la carità di aiutare queste suore, poiché sono annebbiate da padre Stefano M. Manelli e fanno tutto ciò che lui vuole e qualsiasi cosa devono fare chiedono sempre a padre Stefano M. Manelli, lo credono un santo e lui fa credere alle suore di essere un santo e che l’Immacolata parla da attraverso lui.
Cordiali saluti
Lettera firmata
LA FORMULA DEL VOTO PRIVATO A MANELLI
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FARO DI ROMA: LA LETTERA DI UNA EX SUORA INCHIODA PADRE MANELLI

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La lettera di una ex suora

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Pubblichiamo la lettera di una ex suora con nuove rivelazioni su vizi, debolezze e irregolarità presenti all’interno dell’Istituto di padre Stefano Manelli, da noi chiamato a ragion veduta il “boia di Frigento”.

“Non ho dormito serena per varie notti a causa di quelle che per me sono bugie e che dice per televisione l’avvocato di padre Manelli. Sono rimasta nell’Istituto per quasi quindici anni e poi sono uscita perché mi arrabbiai con madre Consiglia, lei mi disse: ‘o fai così o te ne vai a casa’. Io non la sopportavo più e andai via dal convento, fortunatamente dopo cinque anni mi sono sposata e ringrazio Dio per questo. Mio marito mi ha chiesto più volte se il Fondatore delle suore che uscivano per televisione mi apparteneva. All’inizio l’ho distratto, ma poi ho voluto dirgli la verità, e lui mi ha convinto ad aiutare la Polizia nelle indagini.

Lo dico: ‘E’ vero che padre Stefano Manelli faceva cose strane con le suore. Una volta facemmo una foto di gruppo e mi sentii toccare il sedere. Credevo che fosse lo scherzo brutto di una consorella, ma era la mano di Padre Manelli!’. Lo guardai storto e lui ritirò la mano dalle mie natiche come fanno i ragazzi a scuola, non chiese scusa, ma fece semplicemente finta di niente. Accanto a me però c’era Madre Francesca Perillo, e potrebbe darsi che il tocco del fondatore fosse per lei che era da sempre la prediletta. Quando si rinchiuse nel monastero di clausura di Città di Castello vedevamo Padre Manelli abbastanza depresso.

Quando vennero approvate le Clarisse dell’Immacolata la Madre Perillo si arrabbiò molto e la cercammo di calmare. Non so se è vero che è andata in Inghilterra dove si è spogliata e ha fondato un nuovo ordine non riconosciuto dal Vaticano prendendo il nome di Suor Elia. Così ho sentito dire. All’epoca dei fatti parlava male di Papa Francesco e voleva che anche noi seguivamo la sua idea. Se non eravamo d’accordo con lei ci prendeva in giro in refettorio davanti a tutte le altre. Pensava sempre ai conti e ai soldi ed era nervosa, ci trattava male e dava punizioni severe. Un’altra cosa che mi è dispiaciuta è quando si dice che i voti erano i quattro voti che noi scrivevamo con il sangue e niente più. Non è vero.

C’era sì questo ma esisteva veramente una formula di fedeltà a padre Stefano e a padre Gabriele il cofondatore con una intenzione speciale di offerta come vittima. Dovevamo in tutto seguire la formazione dei fondatori ed era un voto di obbedienza assoluta e incondizionata a loro. Padre Manelli aveva sempre paura che noi suore parlavamo con altri sacerdoti. Le superiore ci facevano mille domande e dovevamo dire tutto, anche cose della confessione. Quando non c’era il fondatore che non ce la faceva a seguire tutte, erano le madri che dovevano sapere tutto. Io mi vergognavo, non mi sembrava giusto. Alle volte padre Stefano dava anche degli schiaffi nella confessione e confermo che toccasse la medaglia al petto, quando sei donna tu ti accorgi se è una cosa innocente o meno ed a me faceva una brutta sensazione.

Dopo questi atti andai a confessarmi da don Nello Castello, un sacerdote di Rovigo amico di Padre Stefano perché pure lui era figlio spirituale di padre Pio e mi disse: “Padre Stefano è un santo. Se fa certe cose è perché è ispirato…” (da chi e da cosa ci piacerebbe saperlo). Per altre suore i comportamenti di padre Stefano dovevano essere compresi perché “aveva bisogno”. Io non capivo bene, ma credevo che tutto era normale. Come un papà o un nonno ci poteva toccare e qualche suora diceva che questo gli ricordava mamma Licia, la sua mamma. Ero confusa, ma non ci pensavo più di tanto perché quando stava in convento da noi eravamo tutte agitate e ognuna cercava di attirare la sua attenzione, anzi era un privilegio se lui mostrava interesse a qualcuna. Io stessa ho provato gelosia verso qualche consorella. Oggi mi rendo conto che erano sciocchezze, ma padre Manelli era tutto il nostro universo”.

Selezione sull’aspetto: le magre con padre Manelli, ha capito il confessore?

“Una volta ci fu come una selezione tra le suore più prosperose e quelle meno. Qualche superiora era preoccupata perché qualcuna incominciava a lamentarsi e allora cercavano di dividere la direzione spirituale tra padre Stefano e padre Gabriele. Quando vedeva suore più corpulente il fondatore si comportava in modo strano. Stava sempre con madre Perillo che era molto magra invece e una volta rimase anche una settimana con lei da solo nell’eremo di Monte Muto dove ci sono i Frati Minori. Si fece accompagnare solo da una postulante che preparava per loro. Io non ho mai pensato a male, ma ora che sono nella vita normale e sento cose brutte, mi pongo qualche domanda”.

La voglia di arricchimento, l’avarizia di Manelli

 

“Cambiava ogni due anni la macchina e riceveva sempre buste. Una famiglia mi ha detto che si è allontanata da padre Manelli perché i laici facevano a gara a chi dava più soldi”.

I controlli sui bisogni organici e le altre umiliazioni

“Le superiore, poi, ci seguivano nei bagni, dicevano di non tirare lo scarico per vedere se eravamo andate in bagno davvero per fare i nostri bisogni o meno. Una violenza folle. Mi sentivo umiliata. Si pensava sempre a male. Io sono disposta a testimoniare questo davanti a qualunque tribunale e le superiore devono avere il coraggio di dire che non è vero se non sono bugiarde. Io darò luogo, giorno, ora e particolari come testimonianza insieme ad altre suore che stanno ancora dentro. Quando una suora per fame mangiava anche un biscotto fuori dai pasti, doveva umiliarsi davanti a tutta la comunità e chiedere il perdono pubblico.

Quando si rompeva un bicchiere o un piatto dovevamo metterci i cocci al collo. Era un lager! Loro invece potevano e possono fare quello che vogliono. Ora non so più cosa stia esattamente succedendo dentro il convento, ma mi risulta che le superiore siano rimaste le stesse. Le suore sono compatte perché non c’è nessuna comunicazione con l’esterno. Ma è apparenza. Hanno paura. Non ci sono giornali, radio, televisione. Mancava l’affetto e se ci tenevano chiuse e isolate per evitare le tentazioni, bastava che vedevamo un uomo e subito eravamo tentate”.

 

Edoardo Izzo

http://www.farodiroma.it/2016/04/16/altre-rivelazioni-affondano-lorrido-padre-manelli-ennesima-lettera-di-una-ex-suora-lo-incastra/

LETTERA DOLOROSA

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Scrive una ex suora con nuove rivelazioni su vizi, debolezze e irregolarità presenti all’interno dell’Istituto di Stefano Manelli

Non ho dormito serena per varie notti a causa di quelle che per me sono  bugie e che dice per televisione l’avvocato di padre Manelli.

Sono rimasta nell’Istituto per quasi quindici anni e poi sono uscita perché mi arrabbiai con madre Consiglia.

Mi disse “o fai così o te ne vai a casa”.

Io non la sopportavo più e andai via dal convento.

Dopo cinque anni mi sono sposata per grazia di Dio.

Mio marito mi ha chiesto più volte se il Fondatore delle suore che uscivano per televisione mi apparteneva.

All’inizio l’ho distratto, ma poi ho voluto dirgli la verità.

Lui mi ha detto che devo dare il contributo alla Polizia e ho deciso di farlo.

E’ vero che padre Stefano Manelli faceva cose strane con le suore.

Una volta facemmo una foto di gruppo e mi sentii toccare il sedere. Credevo che fosse lo scherzo brutto di una consorella, ma era la mano di Padre Manelli!

Lo guardai storto e lui ritirò la mano dalle mie natiche come fanno i ragazzi a scuola.

Non chiese scusa e fece finta di niente.

Accanto a me però c’era Madre Francesca Perillo.

Può darsi che il tocco del fondatore fosse per lei che era da sempre la prediletta.

Quando si rinchiuse nel monastero di clausura di Città di Castello vedevamo Padre Manelli abbastanza depresso.

Quando vennero approvate le Clarisse dell’Immacolata la Madre Perillo si arrabbiò molto e la cercammo di calmare.

Non so se è vero che è andata in Inghilterra dove si è spogliata e ha fondato un nuovo ordine non riconosciuto dal Vaticano prendendo il nome di Suor Elia.

Così ho sentito dire.

Oggi sembrano persone strane sia lei che padre Manelli.

Madre Consiglia era per me insopportabile. Ha fatto uscire un sacco di suore.

Parlava male del Papa Francesco e voleva che anche noi seguivamo la sua idea. Se non eravamo d’accordo con lei ci prendeva in giro in refettorio davanti a tutte le altre.

Pensava sempre ai conti e ai soldi ed era nervosa, ci trattava male e dava punizioni severe.

E’ vero o no? Deve avere il coraggio di dirlo oppure deve tacere!

Se mi denuncia sono io che la denuncio per i danni sulla salute che ancora ho per colpa sua.

Cercarono di toglierla dall’incarico di economa generale, ma altre suore che stavano accanto a lei si stufarono perché era insopportabile e lei rimase a gestire da sola il patrimonio.

Non ci abbiamo mai capito nulla e faceva una vita particolare.

Un’altra cosa che mi è dispiaciuta è quando si dice che i voti erano i quattro voti che noi scrivevamo con il sangue e niente più.

Non è vero.

C’era sì questo ma esisteva veramente una formula di fedeltà a padre Stefano e a padre Gabriele il cofondatore con una intenzione speciale di offerta come vittima.

Dovevamo in tutto seguire la formazione dei fondatori ed era un voto di obbedienza assoluta e incondizionata a loro.

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Questo perché il fondatore aveva paura della Chiesa, cioè credeva che l’Abate di Montecassino poteva comandare sulle suore e non farlo lui.

Padre Manelli aveva sempre paura che noi suore parlavamo con altri sacerdoti.

Voleva solo lui fare la direzione spirituale.

Le superiore ci facevano mille domande e dovevamo dire tutto, anche cose della confessione.

Quando non c’era il fondatore che non ce la faceva a seguire tutte, erano le madri che dovevano sapere tutto. Io mi vergognavo, non mi sembrava giusto.

Poi ci fu la fissazione con il Rito Tridentino.
Dovevamo studiare latino. Ci dicevano che la S. Messa che non era in latino valeva di meno. Era la S. Messa studiata dai vescovi della massoneria.

Poi iniziammo anche la Liturgia delle Ore in Tridentino.

Non capivamo nulla e stavamo sempre a fare le prove di canto e su come fare gli inchini.

Era una preghiera lunghissima e la vita spirituale si indeboliva.

Padre Stefano diceva sempre che il Vaticano II era “tutte tenebre”.

Diceva questo come se fosse un segreto che solo pochi sapevano e diceva che lo aveva detto Padre Pio.

Io ho chiesto a due cappuccini e a un vescovo e mi hanno detto tutti e tre che è una calunnia contro Padre Pio!

Alle volte padre Stefano dava anche degli schiaffi nella confessione e confermo che toccasse la medaglia al petto.

Quando sei donna tu ti accorgi se è una cosa innocente o meno.

A me faceva una brutta sensazione.

Andai a confessarmi da don Nello Castello, un sacerdote di Rovigo amico di Padre Stefano perché pure lui era figlio spirituale di padre Pio e mi disse: “Padre Stefano è un santo. Se fa certe cose è perché è ispirato…”-

Quando dopo essere uscita dal convento mi sono fatta seguire da un sacerdote molto serio e bravo, mi ha detto di denunciare queste cose al Vaticano, ma io non me la sentivo, avevo paura e mi dispiaceva tornare ai ricordi passati.

Altre suore, poi, mi dicevano che “padre Stefano aveva bisogno” quando chiedevo certe spiegazioni.

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Io non capivo bene, ma credevo che tutto era normale.

Come un papà o un nonno ci poteva toccare e qualche suora diceva che questo gli ricordava mamma Licia, la sua mamma.

Ero confusa, ma non ci pensavo più di tanto perché quando stava in convento da noi eravamo tutte agitate e ognuna cercava di attirare la sua attenzione, anzi era un privilegio se lui mostrava interesse a qualcuna.

Io stessa ho provato gelosia verso qualche consorella. Oggi mi rendo conto che erano sciocchezze, ma padre Manelli era tutto il nostro universo.

Una volta ci fu come una selezione tra le suore più prosperose e quelle meno.

Qualche superiora era preoccupata perché qualcuna incominciava a lamentarsi e allora cercavano di dividere la direzione spirituale tra padre Stefano e padre Gabriele.

Quando vedeva suore più corpulente il fondatore si comportava in modo strano.

Stava sempre con madre Perillo che era molto magra invece e una volta rimase anche una settimana con lei da solo nell’eremo di Monte Muto dove ci sono i Frati Minori. Si fece accompagnare solo da una postulante che preparava per loro.

Io non ho mai pensato a male, ma ora che sono nella vita normale e sento cose brutte, mi pongo qualche domanda.

Non si cercava il nostro bene.

Tutti erano cattivi per padre Stefano e le superiore, tutti eretici, modernisti e padre Stefano usava la parola rilassati per i religiosi di altri Ordini.

Criticava la povertà dei Conventuali e poi cosa ha fatto?

Cambiava ogni due anni la macchina e riceveva sempre buste.

Una famiglia mi ha detto che si è allontanata da padre Manelli perché i laici facevano a gara a chi dava più soldi.

Anche padre Massimiliano Maffei, un sacerdote paterno che prima era rappresentante di medicine faceva propaganda per dare i soldi.

Non critico a lui perché sono sicuro che era quello che padre Stefano voleva, cioè lui capiva che questo faceva piacere a padre Manelli e tutti volevano fare piacere a lui perché in verità il fondatore non era molto alla mano ma era molto complicato poter parlare con lui specie per i laici anche se aveva delle persone predilette con le quali stava sempre a telefono o a colloquio ore e ore.

Ho voluto dare questa testimonianza perché ho sentito tante cose non vere per televisione e delle testimonianze a favore di padre Stefano che dicono sempre le stesse cose.

A queste persone io direi perché non vanno a vivere loro in convento?

Cosa ne sanno loro di quello che abbiamo sofferto noi?

Fino a oggi mi sembra ancora di dover chiedere a qualcuno e cioè a mio marito il permesso di andare in bagno.

Le superiore, poi, ci seguivano nei bagni, dicevano di non tirare lo scarico per vedere se eravamo andate in bagno davvero per fare i nostri bisogni o meno.

Una violenza folle. Mi sentivo umiliata. Si pensava sempre a male.

Io sono disposta a testimoniare questo davanti a qualunque tribunale e le superiore devono avere il coraggio di dire che non è vero se non sono bugiarde.

Io darò luogo, giorno, ora e particolari come testimonianza insieme ad altre suore anche che stanno ancora dentro.

Hanno paura, ma non ce la fanno più. Una ha il telefonino e qualche altra riesce a mandare messaggi all’esterno con bigliettini e lettere che da ai benefattori.

Quando una suora per fame mangiava anche un biscotto fuori dai pasti, doveva umiliarsi davanti a tutta la comunità e chiedere il perdono pubblico.

Quando si rompeva un bicchiere o un piatto dovevamo metterci i cocci al collo.

Vero o falso? Me lo devono dire le superiore! Abbiano il coraggio delle loro responsabilità!

Era un lager! Loro invece potevano e possono fare quello che vogliono.

Io credevo che fosse questa la vita religiosa e per amore di Gesù sopportavo tutto.

Una volta mi fecero anche ingoiare il vomito perché stavo male e vomitavo spesso, credo per il nervosismo.

Ora non so più cosa stia esattamente succedendo dentro il convento, ma mi risulta che le superiore siano rimaste le stesse. Ci sono tre commissarie e spero e prego che riescano a scoprire e a capire cosa succede.

Le suore sono compatte perché non c’è nessuna comunicazione con l’esterno.

Ma è apparenza. Hanno paura.

Non ci sono giornali, radio, televisione.

Le superiore però dalla mattina alla sera su internet e stampavano gli articoli di siti che difendevano padre Manelli.

Poi ho scoperto il vostro sito e ho inviato il mio e-mail nei commenti per farmi contattare perché per me voglio salvare quelle che stanno ancora dentro.

Mancava l’affetto e se ci tenevano chiuse e isolate per evitare le tentazioni, bastava che vedevamo un uomo e subito eravamo tentate.

Poteva essere un frate o il medico o qualcuno che faceva i lavori da noi.

Se devo essere sincera mio marito è una brava persona ma io sono infelice perché non mi sono liberata dagli scrupoli.

Anche l’uso del sapone è per me uno scrupolo perché ci davano tutto calcolato.

Per due anni dopo l’uscita sono stata come una zombi, poi la mia famiglia mi ha molto aiutato e una amica medico mi ha fatto uscire piano piano dalle ansie e dalle paure.

Ho fino ad oggi problemi di stomaco perché mangiavamo cose scadute e poi per il nervoso verso le superiore la gastrite.

Loro dicono che sono tutte bugie, ma io mi farò pagare i danni e darò tutto ai poveri se insistono.

Scusa è l’aiuto alle missioni perché anche la storia degli orfanotrofi era partita bene, ma poi in Brasile sono rimaste solo sette ragazze quando ho lasciato l’Istituto e in Nigeria se non si facevano suore venivano mandate via appena si facevano grandi.

Se le suore non riescono a badare a se stesse, a crescere come maturità e come santità, come possono educare delle bambine e delle adolescenti?

Non è facile il compito e allora è meglio che non rovinino altre persone perché è meglio essere povere che essere schiave.

Prego l’Immacolata perché aiuti le brave suore che veramente hanno la vocazione e aiuti le commissarie. Che la Chiesa e la Legge facciano qualcosa!

Ave Maria!

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Il Mattino: Patto di sangue, accuse a padre Stefano. Una perizia grafologica attribuisce al frate la firma in calce al giuramento

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Patto di sangue, accuse a padre Stefano. Una perizia grafologica attribuisce al frate la firma in calce al giuramento

di Loredana Zarrella

«Padre Stefano Maria» : è la firma apposta con una penna a inchiostro blu sotto la lettera firmata con il sangue da una suora il 21 maggio 1993, come patto di fedeltà al Fondatore della Congregazione. “Una firmaa autografa del fondatore dei Frati Francescani dell’Immacolata” secondo la perizia grafologica richiesta dall’avvocato Giuseppe Sarno, il legale della gestione commissariale dell’Ordine.

“Dall’analisi dei documenti in nostro possesso – scrive il consulente grafologo Gianluca Capra – e dai riscontri tecnici effettuati si deduce con elevata probabilità che la firma in verifica, apposta sul documento allegato alla seguente relazione tecnico peritale… a nome di “P. Stefano Maria” è riconducibile alla stessa persona firmataria dei documenti comparativi…”.

La perizia di parte conferma così quanto sostenuto finora dalle tante ex suore fuoriuscite dall’Istituto commissariato dalla Santa Sede nel 2013. Testimonianze venute fuori nel giugno scorso, con il dossier scandalo su quei patti di fedeltà che le consorelle sarebbero state costrette a sottoscrivere con il sangue.

Voci a cui il frate ultraottantenne aveva replicato nel novembre scorso attraverso la tv, nel programma di Rai Uno “La vita in diretta”. “Costrizioni, violenze, persecuzioni – aveva detto Manelli, – Non esistono queste cose. Non ricordo nulla, né di aver messo mai firme. L’unica firma che io metto è quella sul registro delle professioni religiose che si fanno con le sante messe, le celebrazioni, ecc. Non ricordo nulla anche perché, effettivamente, sono cose di 23 anni fa, eccetera. Non credo proprio, quindi”.

Dossier – L’analisi sarà posta all’attenzione degli inquirenti che indagano sulla vicenda.

La perizia parla invece di altro. Parla di una controfirma veritiera di Padre Manelli al patto di sangue, che ricorda i riti di affiliazione in uso tra i clan mafiosi; controbatte, in modo oggettivo, almeno al momento, in attesa di ulteriori verifiche, quanto invece contestato e smentito dal frate. “Sono solo fantasie – aveva detto Manelli, – accuse inventate dalle fuoriuscite come una specie di rivalsa perché dimostrati non idonei alla vita religiosa”. Perché inventarsi di aver firmato allora patti di fedeltà a lui e al suo cofondatore Padre Gabriele Maria Pellettieri?

La perizia, che sarà messa a disposizione degli inquirenti, si aggiunge al già corposo fascicolo sul caso dei Frati Francescani dell’Immacolata. Come elementi comparativi utili al lavoro di consulenza tecnico – grafica sono state utilizzate altre cartoline firmate da Padre Stefano Manelli.

Il Mattino – Irpinia – ed. 6 gennaio 2016