La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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#COMMISSARIAMENTO : ALCUNE NOTE A MARGINE DI UNA STORIA POCO CHIARA

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#COMMISSARIAMENTO 
ALCUNE NOTE A MARGINE DI UNA STORIA POCO CHIARA

di ADOLFO MARINI

Occorre aggiungere che il ricorso dei cinque frati presso la Congregazione dei religiosi è seguito alla richiesta rivolta al Superiore Generale, con la quale i religiosi avevano portato alla sua attenzione diverse problematiche. Solo dopo essere rimasti senza soddisfazione presso il loro Superiore i cinque frati si sono decisi a ricorrere alla Congregazione, dove hanno denunciato diversi punti problematici nella vita della congregazione, richiedendo il ritorno al carisma originario.

 

I cinque religiosi hanno lamentato:

a) la “svolta tradizionalista” della congregazione, tanto nel seminario quanto nell’apostolato, e la vicinanza a esponenti del dissenso tradizionalista contestatori del Concilio Vaticano II;

b) l’implementazione autoritaria del Summorum Pontificum;

c) lo stile arbitrario nel governo dell’Istituto e la mancanza di meccanismi per affrontare il problema;

d) le ricadute di questi problemi sulla formazione interna dei religiosi;

e) l’influenza esercitata dall’ex-madre generale delle Suore Francescane dell’Immacolata sul Fondatore, nonché la sempre più marcata radicalizzazione delle suore.

 

Va anche detto che molti attribuiscono la fecondità delle vocazioni dei FFI a un proselitismo piuttosto superficiale in materia di discernimento vocazionale (almeno rispetto alla prassi di altri ordini religiosi). E non si può tralasciare, tra le cause della crisi dell’Istituto, la vera e propria guerra intestina scatenatasi al suo interno già all’indomani del commissariamento.

Ha dato impulso alla radicalizzazione del conflitto la mediatizzazione in chiave polemica della vicenda, alla quale hanno dato un massiccio contributo i circoli tradizionalisti vicini all’Istituto dei FFI (schierati dalla parte delle autorità decadute col commissariamento).

Questa ingerenza mediatica ha esasperato gli animi alimentando un clima di veleni e asprezze. Da questa temperie si è così originata una autentica «guerra civile» tra fazioni «pro» e «contro» il commissariamento; una faida che sembra avere eletto il web (siti e blog) e i social network come terreno di scontro.

A onor del vero padre Fidenzio Volpi, il commissario da poco deceduto, nell’esercizio delle sue funzioni ha sempre goduto dell’appoggio da parte della Congregazione dei Religiosi e del Papa.

L’ipotesi che una delle ragioni del commissariamento sia stata il favore con cui padre Manelli avrebbe guardato alla “messa antica” sembra essere stata fugata proprio dal Papa. Nel suo incontro coi giovani seminaristi e i formatori dei Frati Francescani dell’Immacolata (10 giugno 2014) papa Francesco ha motivato la sua decisione di demandare al commissario apostolico la facoltà di concedere il permesso di celebrare secondo il rito antico.

Il provvedimento si è reso necessario, ha detto il Pontefice, affinché nessuno credesse che fosse «obbligatorio fare (il Vetus Ordo)», in modo da «ripristinare la libertà».

Papa Bergoglio ha anche ricordato la funzione di garante dell’ortodossia assolta dal Successore di Pietro, che governa la vita della Chiesa anche attraverso i suoi delegati (non senza aggiungere che il principio dell’«obbedienza» è «il principio della cattolicità»). Infine, dopo aver assicurato di aver preso coscienza della situazione dell’Istituo promettendo di fare tutto il possibile per trovare una soluzione veloce, ha osservato che «quando qualcuno, per difendere il carisma, fa una divisione» non agisce secondo lo «spirito evangelico».

 

Articolo pubblicato: La Croce quotidiano ed. 10 luglio 2015

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LA NEGAZIONE DELL’EVIDENZA

susanna

Fino a quando può durare la difesa a oltranza dell’indifendibile?

Fino a quando si possono coprire decenni di abusi nel chiostro?

Perché illudersi sparando sui cadaveri, demolendo le macerie e non capire che “la guerra”, una volta persa, è ormai finita? 

 

Negli anni ’70 in Indonesia e nelle foreste delle Filippine c’erano dei soldati giapponesi nascosti che credevano che la Seconda Guerra Mondiale non fosse ancora finita.

Può sembrare pura follia, ma questi militari fedeli al rigido codice etico del Bushidō, che considerava profondamente disonorevole la resa al nemico, ritennero impensabile che l’Impero del Sol Levante si fosse arreso, arrivando a considerare come propaganda le varie comunicazioni che annunciavano la fine della guerra; altri, tagliati fuori dalle loro unità dopo le offensive degli Alleati, semplicemente non vennero mai a conoscenza della fine del conflitto, o, se ne vennero a conoscenza, scelsero di non rientrare in patria. Molti di loro continuarono ad attuare azioni di guerriglia contro l’esercito statunitense o contro altre forze locali (in particolare, l’esercito e le forze di polizia delle Filippine), ma altri scelsero di restare nascosti in zone inaccessibili o in appositi rifugi.

Si tratta di dinamiche psicologiche individuali o di gruppo alle quali stiamo assistendo in questi giorni nei quali le lunghe giornate di sole sembrano fare luce sulle tenebre che avvolgevano la vicenda dei Francescani dell’Immacolata.

Un episodio curioso di resistenza a oltranza nella difesa del Padre Manelli è ad esempio un anonimo post del 25 giugno 2015 pubblicato sul blog privato denominato “Libertà e Persona”.

Nell’assoluto rispetto della libertà di espressione e della dignità della persona ci permettiamo di criticarlo, forti del principio di reciprocità quale elemento di giustizia e di pace.

Ognuno ha il diritto di esprimere la propria opinione e non essere offeso dal reato di violenza privata.

L’esordio è davvero infelice poiché attacca indebitamente sia il defunto Padre Fidenzio Volpi, gloriosamente “caduto” nell’adempimento del dovere, sia dei frati qualificati come appartenenti a un “piccolo gruppo di ribelli”.

Non viene specificato il loro presunto esiguo numero, né il soggetto al quale si sarebbero ribellati.

Siamo certi, tuttavia, che sono fedeli al Papa, alla Chiesa e ai loro legittimi superiori; è quanto basta per essere dei religiosi obbedienti.

L’anonimo scrive che “i frati, ormai, sono stati distrutti con incriminazioni vaghe e indefinite, che hanno perso via via consistenza nel corso del tempo”.

In verità le accuse, almeno quelle della vera stampa, riguardano esclusivamente Padre Stefano Manelli.

Non entriamo nel merito del giudizio, ma lasciamo la Magistratura e la Chiesa fare il proprio dovere.

I fatti finora non depongono certo a favore del Fondatore.

Con il dovuto garantismo da parte nostra, Padre Manelli dovrà comunque giustificare ai giudici delle varie sedi: penale, civile, ecclesiastica, alcune sue responsabilità.

Inutile l’uso della vile cortina fumogena contro padre Volpi riesumando la questione dell’infelice mediazione con la famiglia Manelli su una presunta diffamazione ai loro danni.

Su questo inoriginale accadimento, in modo ampio e documentato, già ne parlammo all’epoca dei fatti (qui )

(qui

e rimandiamo i nostri lettori all’approfondimento.

Padre Manelli dovrà invece rispondere di alcune sue azioni quali l’immobilizzo e la gestione di un patrimonio da 30 milioni di euro, un flusso annuo di cospicua quantità di denaro, l’appropriazione e tentato sfratto ai danni di una nonnina nonuagenaria di San Giovanni Rotondo dopo la firma dell’atto di donazione del suo immobile, la diversa finalità e il cambio dei componenti delle Associazioni da lui volute per la gestione dei beni dell’Istituto che oggi sono sotto sequestro cautelativo… Ci fermiamo qui per non dilungarci.

In alcuni casi il venerando sacerdote non appare direttamente, è vero, ma la costante dinamica procedurale e le ingenue testimonianze dei soggetti interessati alle azioni, inducono a pensare che sia la mente organizzativa.

Esistono tuttavia altri fatti – suffragati da decine di testimonianze – nei quali Padre Manelli è direttamente ed esclusivamente coinvolto.

Tutto è da verificare, ma l’arco temporale largo e la diversità anagrafica e di origine topografica dei soggetti che gli hanno puntato il dito d’accusa fornendo dettagli convincenti, gli attribuiscono comportamenti moralmente indecenti.

Le Suore non sono “un nuovo privilegiato bersaglio” della stampa professionale e nazionale, ma le VITTIME di una situazione consumata e abusata.

Oltre agli atti di libidine per alcune, specie negli anni Novanta, le vessazioni di cui sono state oggetto in tempi più recenti non sono forse riconducibili personalmente al padre Manelli, ma sicuramente di sua conoscenza e attribuibili a quel piccolo gruppo di eterne Superiore prive di umanità, maternità e preparazione, promosse a un ruolo sociale che si sono cucito addosso in base alla loro indiscussa “fedeltà al Fondatore”.

Il genitore di una figlia offerta a Dio, dalla quale sa di non poter avere nipotini, piange lacrime amare miste a rabbia sanguigna nello scoprire che una persona reputata “santa” profitti della sua autorevolezza e della sua presunta impunità per toccarle parti intime o indurla a formulare voti di vittima e patti di omertà vergati a sangue.

L’opinione pubblica è indignata e invoca giustizia.

Il Libro 13 di Daniele ci parla di Susanna, sposa affettuosa ed irreprensibile di Joachim, come di Gesù sono spose tutte le consacrate e le Suore Francescane dell’Immacolata.

Due anziani magistrati si erano invaghiti di Susanna e architettarono lo sporco ricatto dell’accusa di adulterio con un fantomatico giovane qualora la casta giovane non avesse accondisceso alle loro pulsioni libidinose.

Si dicevano: « Chi le crederà? Siamo due rispettabili e insospettabili anziani! » 

Susanna preferì essere ingiustamente accusata e condannata alla lapidazione pur di non tradire il bravo marito.

A questo punto però la Bibbia ci racconta dell’irruzione nella scena di un giovinetto chiamato Daniele che significa dall’ebraico: “Dio è  il mio giudice”.

Interrogando separatamente i due libidinosi, Daniele smascherò la loro menzogna e i due vecchioni vennero condannati a morte secondo la legge di Mosè. 

Susanna salvò il suo onore, la sua dignità e la vita.

Vengono le lacrime agli occhi nel pensare alle tante giovani vite « rovinate” da padre Manelli: frati, suore, intere famiglie…

Riesce male la testimonianza dell’Anonimo blogghista che considera “virtù” la richiesta di cibo di un certo Padre Serafino alle cucine degli hotel fiorentini a cinque stelle nei pressi di Ognissanti che lui chiama « bar » .

Che nelle comunità che vivono poveramente si possano consumare cibi appena scaduti  non dovrebbe scandalizzare più di tanto, ma il problema sorge quando ci sono i danni sulla salute di alcune suore, magari celiache, così come quando c’è l’avido approvvigionamento di  sacchi di liofilizzati scaduti da anni o l’accumulo di riserve a quintali di ceci e fagioli in funzione di una profezia su “attacchi nucleari” o “asteroidi in rotta di collisione sulla terra” rivelata da padre Manelli.

Il luogo privilegiato per tali rivelazioni era sempre il refettorio o il ristorante quando partecipava a qualche pellegrinaggio a Fatima o in Terra Santa del quale, per decenni, diceva sempre: “è l’ultimo”.

Si racconta dello stuolo di familiari e figlie spirituali che si commuovevano, disposte ad offrirsi vittime, a tributargli centinaia di « rosari » purché continuasse a viaggiare e… a riempire pullman e aerei per gli organizzatori.

Chiedere per credere.

Quanto ai cibi il problema sussiste a partire dal momento in cui sugli yogurt c’è la muffa, le scatole di pelati esplodono per la saturazione dei gas da putrefazione, mentre per il padre Manelli, il solito benefattore di turno, procura e magari prepara cibi di prima scelta e succulente leccornie.

Unonesta ospite dei conventi di suore sicuramente può testimoniare quanto esposto, così come qualche ospite dei frati può e deve confermare della “dieta speciale” di Padre Manelli, l’unico ammalato che da sempre aveva diritto a un trattamento di riguardo.

L’Anonimo del post continua: “Povertà, obbedienza, rinuncia a tv, beni e comodità varie… non sono facili da sopportare a lungo, senza una intensa vita spirituale”.

Ci chiediamo quale fosse nel passato e quale sia in questo momento la povertà, l’obbedienza, lo spirito di rinuncia (sic) di padre Manelli.

Cosa intende come « intensa vita spirituale? » 

Chi è il confessore e l’accompagnatore spirituale (se esiste) di padre Manelli?

Non era per lui impensabile avere denaro in cassa, conti correnti bancari (indipendentemente dal saldo), fare vacanze…?

Ovvio che le accuse c’erano sempre state e non stupiscono per chi lo conosce sufficientemente bene.

L’impostazione teologica, anzi ideologica di Padre Manelli non c’entra nulla con il dissenso e le accuse nei suoi confronti; sono fatti suoi e di chi lo seguiva dall’interno del convento.

Le famiglie piuttosto sono rimaste per troppo tempo ignare di cosa succedeva alle loro figlie e del perché, una volta rientrate in casa, abbandonato l’Ordine per disperazione, erano traumatizzate, avevano paura di parlare e di confidarsi persino con i genitori, incapaci – a distanza di anni – di stabilire una relazione serena anche col marito o di vivere in pace in un altro Istituto religioso…

Troppi fantasmi continuano ad inseguirle, tristi ricordi, scrupoli, forse ricatti da compromettenti compromessi, in una giovane vita sacrificata al “vitellone d’oro”.

Chi è rimasta dentro, come i « soldati invisibili » giapponesi, è totalmente all’oscuro di quello che succede fuori, privata pretestuosamente da ogni canale d’informazione che non sia la “propaganda politica” della sua superiora e l’induzione al vittimismo contro una Chiesa descritta come matrigna, un mondo cattivo e minaccioso e dei genitori sciagurati per la salvezza dei quali bisogna offrire le sofferenze del convento.

Ha la sensazione che « qualcosa non va », ma non ha il tempo, non ha gli strumenti per un corretto discernimento. Serrati sono i ritmi e gli orari di vita comunitaria. Mai adeguato spazio personale. Si fa di tutto per non lasciare pensare; si è sempre stanche, apatiche, insoddisfatte fino al crollo totale, la dispensa da alcuni atti comunitari, il tentativo di recupero e poi la spedizione a casa, quando incombe per le Superiore lo spettro del ricovero in psichiatria.
 
« Non raccontare nulla fuori se vuoi che ti facciamo uscire; i “modernisti”  ci vogliono distruggere… Solo noi abbiamo le vocazioni! Gli altri Istituti sono rilassati, sono invidiosi di noi… Se parli ne porterai tu la colpa… ».

Qui la durezza della Regola non c’entra nulla.

Il problema è la mollezza personale di chi ha fatto certe regole imponendo l’osservanza agli altri e non a se stesso.

In una sola parola: ipocrisia.

Miserere nobis.

ABERRANTI E GRAVI AFFERMAZIONI DELLA GUARINI

la-legge-e---uguale-per-tutti

Articolo originale a questo link.

Le osservazioni che faremo riguardano, in modo particolare due post pubblicati sul blog chiesa e post-concilio..

1) Il primo dal titolo pulcinellesco: “LE PANZANE DEI PERSECUTORI DEI FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA”, dove le uniche panzane si ritrovano negli argomenti  sgangherati (e in un caso gravissimi) snocciolati dalla Guarini. (cfr.http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2015/04/le-panzane-dei-persecutori-dei.html)

2) Il secondo dal titolo più annacquato: “Notazioni sulla vicenda dei Francescani dell’Immacolata alla luce degli ultimi eventi”, forse perché si è resa conto che per le esternazioni non controllate del primo articolo può essere anche perseguita. (cfr. http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2015/04/notazioni-sulla-vicenda-dei-francescani.html)

1) PRIMO  ARTICOLO

A) La signora spaccia per FONTI ATTENDIBILI solo quelle dei ribelli e disobbedienti al commissariamento con evidente disonestà giornalistica. Bisognerebbe catechizzarla sul fatto che SOLO la Santa Sede ha il diritto-dovere di riconoscere i carismi ma anche di fare verifiche sulla loro conformità a quanto da lei riconosciuto. Una volta posto in essere il Commissariamento i frati e le suore, se sono veri francescani, hanno il diritto-dovere (come ha indicato il Papa) di obbedire e rispettare il Commissario. La signora chiama i manelliani succubi di manelli: “i fedeli al carisma originario” disprezzando e infangando l’azione medicinale della Santa Sede.

B) Secondo il modo arbitrario e distorto di argomentare della Guarini, il commissariamento, l’azione della Congregazione e l’evidente appoggio del Papa a questa azione di giusta purificazione dalle deviazioni manelliane, sarebbe tutta una manipolazione della Santa Sede (azione “da parte di chi ha voluto tutto questo e persegue e prosegue la sua opera distruttrice”) sarebbe tutta una azione truffaldina, studiata a tavolino, messa in atto con   fredda e  cinica  determinazione, azione premeditata con cattiveria e realizzata con metodi camorristici. La PRIMA CONTRADDIZIONE seria la signora la impatta quando vorrebbe smentire il ricorso dei cinque frati che denunciarono l’imposizione  abusiva della messa e dell’ufficio tridentino, affermando che è impossibile che ci fosse questa imposizione perché l’istituto era bi ritualista. Ora a parte il fatto che Padre Calloni  e Padre Alfonso celebrano la messa tridentina, così come ALTRI che sono fedeli al Commissario, che fosse una imposizione lo riconosce anche la signora stessa quando dice: “chi non si fosse trovato d’accordo col fondatore, doveva uscire dall’ordine piuttosto che esautorarlo”.  Se l’ordine fosse stato veramente bi-ritualista e non ci fosse stata nessuna imposizione, chi non era d’accordo col fondatore  NON AVEVA NESSUNA RAGIONE DI USCIRE, poteva restare tranquillamente dentro e scegliere il rito che preferiva.  Invece dicendo chi non era d’accordo col fondatore doveva uscire” sta dicendo che il fondatore  voleva proprio l’imposizione a tutti del rito tridentino.

C) Le affermazioni della Guarini diventano gravissime e foriere di conseguenze (di vario tipo) quando si lascia andare – è difficile pensare che non se ne sia accorta – a giudizi che implicano accuse infamanti. “Non avendo peraltro trovato, per delegittimare padre manelli, alcun appiglio canonico che di fatto non esiste, hanno dapprima colpito la messa tridentina e qualunque afflato tradizionale, poi hanno tirato in ballo l’autoreferenzialità. successivamente hanno cercato di delegittimare definitivamente il fondatore usando la giustizia civile attraverso la vicenda dei beni=> consegna a pilato”. Si tratta di gravi affermazioni. La Guarini afferma, senza uno straccio di prova, che tutta l’azione della Santa Sede è solo un grande imbroglio, con la complicità ultimamente addirittura anche di un corrispondente imbroglio della magistratura.  Ci chiediamo: su quale pianeta vive? A quale Chiesa appartiene? Come può essere caduta in un tale pensiero settario? [Settario anche quando parla di “laici fedeli al Fondatore” che si oppongono e disobbediscono, facendo la lotta di classe contro il commissariamento]. In pratica la Chiesa Cattolica si sarebbe trasformata in una specie di “setta”  che perseguiterebbe i veri  credenti che sarebbero i manelliani e (se abbiamo compreso il suo pensiero in altri post) i  lefebvriani .  Ma la cosa ultra grave è quando – di fatto – dicendo che SANTA SEDE, MAGISTRATURA E FINANZA sarebbero stati d’accordo e complici nell’aver creato questo imbroglio li trasforma e li accusa di essere UNA SPECIE DI ASSOCIAZIONE A DELINQUERE. Crediamo che  l’affermazione è così grave e sballata che non sarebbe fuori luogo chiedersi se, per caso, a qualcuno, non è andato fuori di volta il cervello.

D) Poi c’è una lunga disamina per dimostrare che l’affidamento dei beni ad associazioni laiche sarebbe tutto regolare e che sarebbe adatto a preservare il voto di povertà. E qui c’è un’altra grossa e assurda  “Questi beni non sono mai stati usati per le spese correnti dei conventi e delle missioni”. “3. I conventi, per le spese e attività correnti, dunque, non sono mai stati finanziati col patrimonio costituito dai beni, ma con le elargizioni benefiche contingenti”.

In pratica le necessità di tutti i giorni dei conventi e delle missioni venivano ottemperate con le elargizioni dei benefattori, mentre questi  super- beni mobili e immobili, non sono stati mai usati per le spese correnti dei conventi e delle missioni. La domanda che sorge  spontanea è: A COSA SERVIVA  ALLORA  CONGELARE TUTTI QUESTI BENI IN QUESTE ASSOCIAZIONI, QUANDO QUESTI BENI NON VENIVANO UTILIZZATI PER LE NECESSITÀ E LE SPESE CORRENTI QUOTIDIANE DEI CONVENTI E DELLE MISSIONI? Qual è lo scopo di metterli in cassaforte? Per chi? Per quale scopo? A cosa servono tutti questi milioni apparentemente congelati? È COMPATIBILE CON LA POVERTÀ ACCUMULARE, ANCHE SE IN CASSAFORTE AD ALTRI, TUTTA QUESTA RISERVA DA PAPERON DEI PAPERONI? È ancora più illecito, a nostro avviso, questo accumulo quando esso non è finalizzato, come dovrebbe, al supporto della vita quotidiana dell’Istituto e delle sue necessità. È questo infatti il caso  abnorme e scandaloso della vecchia  gestione  F.I.!  Il vero povero è colui accoglie solo ciò che è necessario, ogni giorno per se,  per i poveri, per le necessità della vita comunitaria e vive ogni giorno solo di vera  provvidenza  e proprio perché vuole rimanere e vivere veramente da povero, rifiuta non solo accumuli  così scandalosi, ma qualsiasi tipo di capitale.

Ha ragione Vincenzo da Torino quando si domanda se è valido: “VIVERE DI ELEMOSINA SPICCIA PUR DISPONENDO DI CAPITALI ENORMI! /…/ Con tutte le necessità delle Missioni dei F.I ed altre…Come si fa a non vedervi un assurdo ed essere giustamente sospettosi?”. Ed ha ancora ragione quando si chiede: “CHE SENSO HA DARE OFFERTE E PROPRIETÀ A QUESTE CONDIZIONI? I F.I potevano disporre in qualche misura di esse? QUESTE ASSOCIAZIONI A CHI RENDICONTANO? Qui ci sono ben 30 milioni fermi! Ho l’impressione che ne vedremo delle belle! O meglio credo che PRESTO LE PENTOLE VERRANNO SCOPERCHIATE. Gravissima e sanzionabile poi è l’affermazione – dell’amica del cuore della Guerini, Luisa (e di un certo – come lei – improponibile Rr) secondo i quali  “questi beni avrebbero suscitato l’AVIDITÀ dei nuovi responsabili”, accusando falsamente la nuova direzione di agire solo per smodata sete di denaro e per arraffare beni, quando pare – siamo in attesa, come tutti,  dei prossimi interventi della magistratura  –  che invece questa smania di denaro (e di potere) era la caratteristica del vecchio governo.

E) La Guarini si sorprende “per il persistente silenzio, loro e dei frati, che pesa molto anche sui fedeli e sui sostenitori” e si chiede se “dipenda da una specifica scelta di cieca obbedienza o da un clima che – difficile da credere – appare intimidatorio e frutto di autoritarismo sganciato da ogni regola di diritto”.  A parte il fatto che il “duce” (non si muove foglia che manelli non voglia”) e il regime dittatoriale l’Istituto l’aveva prima del commissariamento e per tantissimi anni (cfr. https://veritacommissariamentoffi.wordpress.com/2014/10/23/il-duce-lo-avevate-prima-risposta-alla-sedicente-riscossa-cristiana-fabio-cancelli/) essi fanno finta di stare zitti in prima persona, ma hanno infangato e sputtanato la Santa Sede, il commissario, i visitatori, lo stesso Papa, attraverso un killeraggio mediatico ed una campagna di diffamazione e di calunnia – tipica del DNA dell’Istituto – chiunque non si sia prostrato dinanzi al falsario manelli e non si sia fatto rimbambire da lui. Inoltre stanno zitti perchè ci sono molti panni sporchi e imbrogli da occultare – più di quelli fin ora venuti fuori – e vogliono  solo evitare che un bel po’ di frati e suore spifferino tutte le malefatte che hanno visto o di cui sono stati complici e per evitare il vespaio di affrontare i fatti interni dell’Istituto, hanno scelto furbescamente il silenzio perché è più comodo (non hanno altro!) nascondersi dietro la facciata dei poveri veri cattolici ortodossi e puri, perseguitati per la loro fede tradizionale, strumentalizzando  anche la messa tridentina.

OER MURI IMBRATTATI

2) SECONDO ARTICOLO

Non sanno neanche mettersi d’accordo tra di loro ed entrano in contraddizione tra loro i vari  avvocati difensori di una causa  ormai persa. Infatti il primo articolo insiste fino alla noia che “Questi beni NON SONO MAI STATI USATI PER LE SPESE CORRENTI DEI CONVENTI E DELLE MISSIONI”; il secondo articolo – della fantomatica  Anna – sostiene invece a proposito delle associazioni laiche esattamente il contrario e cioè che esse sono “delle STRUTTURE ASSOCIATIVE che da sempre sono proprietarie dei beni donati dai fedeli E DA SEMPRE LI AMMINISTRANO IN FAVORE DELLE NECESSITÀ MATERIALI E MISSIONARIE DEI FI”. Più ridicoli di così!  Inoltre a proposito della menzogna che gli accertamenti sui beni non rientravano nella procedura canonica ispettiva e che sarebbero stati cooptati solo in un secondo momento per “trasformare delle vittime innocenti in malfattori spregevoli”, Annarella ha avuto una svista ciclopica. Si vada a leggere il Decreto di nomima del Commissario.  Nel Decreto di nomina del Commissario Apostolico Padre Fidenzio Volpi sono aggiunti – alle aree già indicate nel Decreto per Il Visitatore – altre due aree su cui indagare: “l’organizzazione delle attività apostoliche; LA CORRETTA GESTIONE  DEI  BENI  TEMPORALI” (cfr. Decreto, 11 luglio 2013).

CONCLUSIONE

Alla Guarini dico solo:

a) se anche Manelli fosse arrestato per  reati accertati dalla magistratura, se anche fosse condannato in terzo grado di giudizio, la tua fede dipende forse dalla sua storia personale? La tua fede è in ….  lui?  Sei così legata a quella particolare realizzazione personale da riporre fiducia nell’uomo al posto di Dio per entrare nella maledizione?  (Ger 17,5-8).

b) Se anche il tuo “adorato” Lanzetta fosse coinvolto (per il momento lo diciamo solo come domanda ipotetica e retorica) in qualche abuso commesso dal suo “santone e guru” e quindi  complice di qualche disonestà, non esistono forse più preti? Non esistono altri preti santi e dotti?  Credi che la Chiesa si sia – grottescamente – rifugiata solo nei manelliani o solo nei tuoi amici lefebvriani?  È proprio questa la mentalità settaria. Se, per ipotesi, ammettiamo che scomparissero del tutto i discepoli di P. Manelli e i lefebvriani, credi forse tu che scomparirebbe anche la Tradizione? Chi pensa questo, purtroppo per lui, è immerso fino al collo in pieno pensiero eretico. Il mistero della Chiesa è molto più grande non solo di ogni singolo gruppo, ma anche di tutti i gruppi messi insieme (cfr. Nota pastorale CEI . Le aggregazioni laicali nella Chiesa, n. 13).

——- Solo tre esempi eloquenti sulla vostra convinzione infantile che basta impiantare la messa tridentina per risolvere tutti i problemi della Chiesa (la infantile mono-soluzione!). La mia polemica non è contro la messa tridentina che amo, ma contro il fatto che per voi sarebbe la bacchetta magica, l’avete trasformata – abusivamente – in una bacchetta magica.

1) A San padre Pio, in una apparizione del 7 aprile 1913 Gesù gli fa vedere una grande  moltitudine di sacerdoti e tra le lacrime, con una espressione di disgusto,  grida: “Macellai!”   (Epistolario, vol. I, 1992, pp. 350-351). Nel 1913 c’era solo la messa tridentina nella Chiesa eppure Gesù si lamenta di un gran numero di preti che offendono Gesù  “con la loro indifferenza, col loro disprezzo, con la loro incredulità”.

2) La beata Madre Speranza (Collevalenza) il 21 marzo 1940 fa voto di vittima a Gesù in riparazione delle offese che gli sono arrecate dai sacerdoti del mondo intero (Diario, 18, 610). Il voto è rinnovato nel 1942 perché i sacerdoti in peccato che offendono Gesù, sono MOLTI (Diario 18, 794). Una volta Gesù le ha fatto vedere per quanti sacerdoti doveva soffrire per riparare i loro peccati e Madre speranza vide che era  molti, tantissimi. Il 31 marzo del 1952 Madre Speranza offre le sue sofferenze per i tanti troppi sacerdoti che celebrano la Messa in stato di peccato mortale abituale (Ruggero Ramella, Madre Speranza ai sacerdoti, Edizioni Amore Misericordioso, p. 36) .  Nel 1940-1942 e nel 1952 in tutta la Chiesa c’era solo la messa tridentina eppure Gesù fa vedere a Madre Speranza l’enorme numero di sacerdoti che vivono in peccato mortale.

3) Marcial Maciel Degollado – sicuramente dal 1944 al 1969 (quindi per almeno 15 anni) celebrava, come in tutta la Chiesa, SOLO la messa cosiddetta tridentina eppure viveva già da depravato e corrotto come è ormai definitivamente accertato (NEL 1944 L PADRE DI LUIS DE LA ISLA (UN SEMINARISTA MINORE LEGIONARIO) DENUNCIÒ MACIEL AL VESCOVO DI CUERNAVACA, Francisco Gonzales Arias (che era zio di Maciel), per aver abusato del ragazzo numerose volte. Ferreira Correa riporta i nomi di cinque studenti della scuola apostolica vittime dei continui abusi sessuali di Maciel dal 1944, tra cui Luis de la Isla, ma sottolinea che le vittime possono essere più numerose. Prosegue descrivendo lo stato di grave dipendenza dalla morfina in cui versava Maciel, che si applicava frequenti iniezioni e talvolta si procurava le dosi con false ricette e tramite gli stessi studenti della scuola apostolica. Ferreira Correa racconta del ruolo della droga nell’apparente carismaticità di Maciel  (“scrive Ferreira Correa che Maciel, sotto l’influsso della droga, dava conferenze atte a essere considerate «come “soprannaturali”, quando in realtà tutta la lucidità e il fervore con i quali parlava erano dovuti alla droga»).

Guarini, ascolta: prendi le distanze da coloro che credono che tutto si risolve solo con la messa tridentina e mettendo al braccio un manipolo o in testa un tricorno. Senza la vera santità di vita e l’obbedienza alla Chiesa anche la Messa (qualsiasi messa!) viene – ovviamente solo in noi – vanificata.

                                                                    Riccardo  Piccarreta

Originale al link: https://amicidellaverita.wordpress.com/2015/04/13/manelliani-30-aberranti-e-gravi-affermazioni-della-guarini/

“CASA MARIANA DI VETRO”

St. Chapelle des Paris vetrate istoriate

Con la testimonianza di un Frate Francescano dell’Immacolata inizia il tempo della coerenza, della trasparenza e della pulizia.

Il caso dei Francescani dell’Immacolata è stato montato ad arte da personaggi senza scrupoli ai quali, subito dopo il commissariamento, si sono rivolti coloro che non hanno accettato la loro rimozione dal governo.

A leggere questa testimonianza che merita tutto il nostro rispetto per il coraggio di un Religioso consapevole della sofferenza dei suoi confratelli, si resta agghiacciati e addolorati.

Un’azione particolare è stata svolta dall’ex Procuratore Generale Padre Alessandro Apollonio, attualmente a Fatima, ma molto attivo negli spostamenti e nell’occulatamento o “fuga” di documenti sensibili apparsi miracolosamente sui blog ultratradizionalisti.

Padre Apollonio, che da sempre minacciava il chiasso mediatico in caso d’intervento della Santa Sede, incontrava a Roma personaggi come Roberto De Mattei e Alessandro Gnocchi rivelatisi precursori delle accuse contro il Commissario Apostolico.

Padre Apollonio è molto vicino ai Cardinali Raymond Burke e Mauro Piacenza  e – insieme con il Padre Serafino Lanzetta – al Monsignore Giuseppe Sciacca.

P. Apollonio, oltre ad essere l’agente dei contatti a nome del Fondatore, Padre Stefano Manelli, avvicina molti Sacerdoti e Frati Francescani dell’Immacolata di cui fu per anni ed anni il Rettore, cercando di dissuaderli dal rimanere nell’Istituto.

Si vuole far credere infatti che senza il Fondatore l’Istituto non potrà sopravvivere e che la gestione Volpi-Bruno è fallimentare.

La sudditanza morale nei confronti di padre Apollonio continua ed è stata pompata in gran parte dal Fondatore stesso, benché recentemente, dopo averlo destituito da Rettore del Seminario Filosofico Teologico (STIM) per mandarlo a Roma, avesse affidato al nipote e “Delfino”, Padre Settimio Manelli, il controllo esclusivo e totale del Seminario stesso, fatto poi chiudere a inizio 2014 dal Santo Padre Francesco.

A modo di Polizia Politica l’arma utilizzata fino ad oggi è quella della detrazione di cui parla il Serafico Padre San Francesco in persona.

C’è da chiedersi, tuttavia,  se Padre Apollonio è una vittima, un sicario del Padre Manelli, oppure entrambe le cose.

C’è ancora da chiedersi se lo faccia per dipendenza dal Padre Manelli o per convenienza, in vista di riguadagnare la considerazione di prima …

Queste pagine aiuteranno a fare “un po’ e solo un po” di luce  su una vicenda che è stata volutamente oscurata con un polverone per strumentalizzarla a regola d’arte per attaccare il Papa e utilizzare dei poveri frati come cavie sulla capacità della Chiesa di contenere le disobbedienze, tensioni e ribellioni interne e fronteggiare un’eventuale delegittimazione del Pontefice a partire da raggruppamenti di religiosi.

 

Portae Inferi non praevalebunt!

“Credo che per essere capaci di sviluppare una retta ermeneutica del comportamenteo di alcuni nostri confratelli, non si possa prescindere, dal metodo e dal contenuto usato per contattare un cospicuo numero di frati, chiedendo loro, di lasciare l’Istituto.

I frati venivano avvicinati sia di prima persona che per telefono e il contenuto di base delle conversazioni era il seguente:

 

Inizio citazione –

P. Stefano dice che facciamo bene ad uscire per raggrupparci in piccole comunità[1]. I conventi del post-Concilio sono pieni di omosessuali, alcolizzati, pedofili, conviventi, donnaioli, tossicodipendenti. Questo è il livello medio della vita religiosa in occidente. Visto che vogliono portarci su questa china (chi?), pure a noi, abbiamo il dovere morale di reagire. Quello che abbiamo imparato Padre Volpi farà di tutto per distruggerlo. Padre Volpi è proprio il teorico della distruzione degli ordini religiosi, è il maestro di coro di chi sta conducendo la vita religiosa sui crinali della distruzione completa. Ci hanno mandato lui proprio per questo (chi?). Gli ordini religiosi oggi sono riconducibili a questa metafora: men che raro se fumano il sigaro in mutande e in canottiera davanti alla televisione.

Fine citazione.

 

Questi per il nostro confratello sono I Frati Minori in specie e gli altri ordini religiosi in generale. Quello di uscire dall’Istituto è un obbligo morale impellente.

 

Nuova citazione:

La Congregazione dei Religiosi è nelle mani di un pensiero massonico e relativista ed il primo di tutti è Braz De Aviz. Noi siamo adesso nelle mani dei peggiori prelati della Curia Romana. Braz De Aviz, Carballo, Volpi, sono I peggiori, sono notoriamente conosciuti come i più lassi, i più secolarizzati; sono i meno alti sotto il profilo morale e spirituale. Questa non è la Chiesa con la C maiuscola, questi vi stanno sputando (sopra?) e noi non possiamo collaborare al male.

Fine

 

È chiaro che una volta che poni e accetti delle simili premesse entri in una sorta di delirio mentale che, cronicizzato, ti crea un abito paranoico, che può solo terminare in un cortocircuito dell’intelligenza, che finirà per giustificare ogni mezzo, pur di raggiungere il fine.

In effetti, alcuni dei nostri confratelli, autoinvestendosi di un ruolo messianico (in relazione alla Chiesa), si sono sublimati in una categoria di santità “nuova” , dove i paramatri della virtù sono stati ri-formati e fondati in una teologia spirituale, dove la menzogna, la calunnia, la disubbidienza e le “ruberie” diventano degli ideali nei quali specchiarsi e riconoscersi.

Io stesso ebbi ‘l’onore’ di essere calunniato  addirittura da entrambi i Padri Fondatori.

Fui accusato, infatti, d’aver passato al giornalista Sandro Magister le prime notizie riguardanti il nostro commissariamento, mentre un altro sacerdote dell’ex Consiglio Generale, sulla medesima questione, si preoccupava d’infangare P. Angelo Gaeta.

Il 2 settembre 2013 decisi quindi, di scrivere al Cofondatore ed ex Vicario Generale, P. Gabriele Pellettieri, questo messaggio:

 

“Ho saputo, purtroppo, che anche Lei (P. Stefano già lo fa da molti giorni) mi sta accusando, falsamente, di essere all’origine di documenti passati ai giornalisti. Poichè credo che siamo nella specie morale della calunnia questa mattina ho informato della questione il Padre Commissario.

Vedere i miei due Padri Fondatori scadere in questo genere di gossip di terza categoria è francamente molto deprimente. Spero in un vostro sussulto di dignità e in un comportamento dove il soprannaturale torni ad essere una presenza stabile e l’amore per la verità un valore indisponibile”.

 

Io ho sempre parlato in modo molto chiaro e quando, purtroppo, ebbi ad accusare i miei confratelli non temetti mai di farlo, sia per iscritto, sia dinanzi ad un registratore.

L’11 maggio 2014 scrivevo a P. Alessandro Apollonio:

 

“Lei è da molto tempo che si barcamena tra bugie e restrizioni mentali. Questo non è il modo di fare di un frate. Questo è il comportamento oramai abituale di P. Stefano e dei suoi laici (basta vedere le menzogne dette sulla negazione del permesso ad andare sulla tomba dei genitori il 1 maggio. E’ una vergogna !)….

Posso scrivere un libro delle menzogne di questi mesi….

Le auguro di uscire presto dal suo delirio e di rientrare realmente nella Chiesa Cattolica…..

Auguri da un confratello veramente addolorato”.

 

Ancora…

Alla fine di luglio, dovendo accompagnare nel nostro convento di Casalucense (FR) il nuovo superiore, mi ritrovai ad assistere ad una sequenza di scene, tipo film poliziesco. Trovammo P. Stefano Manelli nel Santuario della Madonna delle Indulgenze che imponeva le mani ad un nostro ex frate[2] inginocchiato ai suoi piedi (un altro era lì accanto), vestiti entrambi (gli ex frati) con  un abito religioso, “abusivo”, che viola le norme della Chiesa cattolica e dello Stato italiano.

Quando ci videro cominciarono a scappare, chi da una parte chi dall’altra. Padre Stefano si chiuse nella sua stanza, i due frati uscirono correndo dalla Chiesa e raggiunsero un terzo, (ex nostro frate), il quale, avendoci visto, cercava di nascondersi dietro un furgone (uno Scudo della FIAT)[3], sul quale stava caricando, (di fatto rubando) dei cartoni di libri e di viveri che appartengono all’Istituto.

 Su ciò che accadde subito dopo, taccio, per pietà e per disgusto.

Questi sono dei piccoli esempi di fatti realmente accaduti, ma che potrebbero essere moltiplicati indefinitamente.

Ciò che sgomenta è che se tu parli con loro, non hanno mai disubbidito, mai mentito, mai calunniato o rubato; loro sono assolutamente puri, immacolati, ma soprattutto… perseguitati!

Il dramma è che nel loro delirio, hanno smarrito la relazione tra la realtà e l’oggettività, ritrovandosi a vivere nella finzione della loro mente dove un’immaginazione “tirannica” gli crea, inesorabilmente dei contenuti che li situano a vivere tra stati o momenti di esaltazione auto celebrativa, contrapposti a paranoie persecutorie.

Loro, in concreto, non vivono più nella Chiesa, ma nella loro idea di Chiesa; non obbediscono più al Papa reale, ma all’idea che ne hanno.

La liturgia?

È quella che vive nella loro mente, sganciata dalle necessità concrete dei frati e dei fedeli.  Tali esempi potrebbero essere moltiplicati a dismisura, poiché, ciò che veramente esiste è unicamente il loro delirio. Queste persone, oramai, si sono sostituite alla Chiesa cattolica e, nello stesso tempo, si credono i salvatori. Loro sono gli unici a sapere quello che si deve fare per “salvare la Chiesa”, in quanto, investiti dall’Immacolata stessa di una vocazione messianica; anzi, di più: loro sono la transustanziazione storica ed attuale dell’Immacolata.

Con queste premesse, che si deducono storicamente ed esperienzialmente, dai loro comportamenti concreti è chiaro che si preclude a priori ogni forma di dialogo o di mediazione.

È chiaro, per esempio, che non è sufficiente dire: io sono il Fondatore, poiché anch’egli, in quanto figlio della Chiesa è fondato e non certamente fondante. Ma questa Chiesa, per loro, che Chiesa è? E questo Papa, chi è realmente?

Quando Papa Francesco fu eletto ci sono stati momenti di panico e di “disperazione”.

Padre Stefano fu il primo a dire che  questo era il Papa gesuita che avrebbe distrutto il francescanesimo; questo Papa era una tragedia: il peggior Papa possibile. Da un altro ex nostro superiore fu chiaramente detto che con l’elezione di questo Papa non ci rimaneva che scappare tutti nel deserto. Non virgoletto queste frasi, perché , chiaramente, non le ricordo, particolareggiatamente, nei loro contenuti letterali, ma la sostanza è certamente questa.

Altri frati di diversa estrazione, età e nazionalità possono testimoniare lo stesso.

Mi fermo qui perché queste piccole “porzioni” di affermazioni sono più che sufficienti per farne comprendere la valenza e l’importanza. La conseguenza immediata di queste affermazioni portò alla proibizione per i nostri chierici di andare alla prima santa Messa di Papa Francesco il 19 marzo 2013.

Questa proibizione valse per altri frati; e quando alcuni confratelli chiesero spiegazione sulla ragione di questa decisione, fu detto loro: “per motivi logistici”. Semplicemente ridicolo. Ciò  che conta è che non ci furono gli FFI alla Santa Messa d’intronizzazione di Papa Francesco, poi se loro hanno voglia di negare; neghino!

Ma questo non fa che aumentare il senso del ridicolo.

 Posso aggiungere che P. Alessandro Apollonio era favorevole alla partecipazione dei frati ma fu il nipote del Fondatore e Rettore Unico di tutti I nostri seminaristi a impartire l’infelice ordine. Più tardi un Frate degli Stati Uniti, uno studente di filosofia, andò in crisi per questo e più tardi è uscito dall’Istituto.

A riprova di questa verità, dal nostro “Settimanale di Padre Pio”[4], diretto e redatto dalle Suore Francescane dell’Immacolata, per ben due mesi circa sparì la rubrica della catechesi settimanale fatta dal Papa, la quale fu poi reintrodotta solo per le proteste di alcuni lettori.

Accadde anche questo fatto spiacevolissimo, per un Istituto religioso.

Il Papa, fece visita alla basilica di Santa Maria Maggiore in Roma e, una volta in sacrestia, incontrò anche due nostri confratelli, i quali gli dissero che avrebbero pregato per Lui. Il Santo Padre li ghiacciò, dicendo loro: ‘Ma voi pregate per me o contro di me?’

Il Papa evidentemente era già venuto a conoscenza di quello che si diceva di lui nel nostro Istituto.

Saputo di questo I nostri ex superiori cercarono di correre ai ripari organizzando, per una udienza del mercoledì, una presenza massiccia di frati e suore (ridicolo, perché  non hai neanche il “coraggio” della coerenza).

Ricordo che si parlava di una cinquantina di biglietti che già si possedevano (questo attraverso la nostra segreteria), ma si chiedeva ai frati di cercare di essere ancora più numerosi. Peccato che le udienze del mercoledì fossero già state sospese per la pausa estiva.

Negli ultimi anni, purtroppo, la critica al Papa era divenuta, per alcuni dei nostri frati un vissuto quotidiano. Da Giovanni XXIII a Paolo VI, senza farsi mancare Giovanni Paolo II, il santo che era diventato il “piccolo” santo, visto che non potevano più negarlo (c’era chi voleva attaccarlo sulla sua teologia di Dio, l’escatologia e, per qualcuno, la sua teologia del corpo era quasi insopportabile); anche Benedetto XVI veniva considerato, di fatto, un modernista e, se non fosse stato per il Summorum Pontificum, sarebbe rimasto nel novero dei novatores progressisti di Tubinga….

Desidero ora aprire una parentesi sul Papa Paolo VI, perché mi servirà per aprirne un’altra sulla figura di San Pio da Pietrelcina.

Il santo frate cappuccino è uno dei Protettori “speciali” del nostro Istituto.

La sua figura e i suoi insegnamenti sono, per così dire, “formativi” della spiritualità del frate francescano dell’Immacolata.

È da un pò di tempo però che sto riflettendo sempre di più sul fatto che noi FFI abbiamo una conoscenza ben poco aderente alla realtà del santo del Gargano, in quanto idealizzata e personalizzata, secondo le necessità e i gusti del nostro Padre Fondatore.

Mi spiego.

Parlandoci, per esempio, dell’Enciclica Humanae Vitae, P. Stefano Manelli ci ha sempre insegnato che fu il Santo del Gargano il “responsabile” della dottrina dell’intrinseca malizia degli atti contraccetivi, poiché Paolo VI nella sua Enciclica, in realtà, ne aveva condivisa la bontà, permettendone l’uso. Fu per l’intervento di San Pio, al quale il Santo Padre aveva inviato l’Enciclica, scritta di suo pugno che, quando gli fu restituita, la trovò modificata addirittura unicamente in quel punto specifico (l’intrinseca malizia della contraccezione), con la sua stessa calligrafia. Così Paolo VI, grazie ad un intervento divino, comprese il suo errore e riformò il suo giudizio erroneo sulla liceità della contraccezione.

Io ho creduto a questa sciocchezza per anni, raccontandola a molte persone, fino a quando, dovendo leggere l’Enciclica, per motivi di studio, mi resi conto che l’Humanae Vitae, era integralmente strutturata e finalizzata alla negazione della liceità della contraccezione = non sarebbe stato sufficiente modificarne una piccola parte, ma bisognava riscriverla radicalmente.

Inoltre, sin dall’annuncio della beatificazione di Paolo VI si è prodotta una mole enorme di testimonianze, sul nostro argomento, mettendo in evidenza come, per il novello beato, la negazione della contraccezione fosse una verità che il Papa riteneva espressione della sua stessa fede.

L’evidente menzona attribuita a San Pio da Pietrelcina sull’Humanae Vitae, si può estendere ad altre balle del Fondatore attribuite al Santo del Gargano.

Ad esempio, la famosa (per noi) questione delle “4 T” evocate da Padre Pio, cioè “TuTTo è Tenebra”.

Padre Manelli con estrema leggerezza poneva “le tenebre”  in relazione anche con il Concilio Vaticano II; la conseguenza era una disperazione che aumentava con il passare degli anni, creando un cortocircuito esistenziale dove ogni evento sia ecclesiale che “mondano”, veniva vissuto in modo drammatico. Altra balla era la storia “della palla di fuoco” dalla quale avremmo dovuto salvarci. Bisognava andare tutti a San Giovanni Rotondo e dintorni, perché quella zona – entro un raggio di 30 Km – era protetta da San Pio che ci avrebbe salvati.

La balla molto probabilmente serviva per giustificare l’imprudente costruzione di un albergo in zona di Monte Sant’Angelo.

Un modo per evitare il voto contrario di un Consiglio Generale comunque annichilito dai deliri e dall’autorità del Fondatore.

Sembra la “teologia” dei Testimoni di Geova. Scusate! Io sono parroco a Trieste e dovrei abbandonare i miei parrocchiani proprio nel momento del massimo bisogno, nel pericolo di una morte imminente? Siamo sacerdoti della Chiesa cattolica o pavidi conigli?

Vorrei chiedere al mio confratello, “piazzista” telefonico: ma un religioso così – pavido coniglio – come se lo immagina? Con le mutande o senza? Con il sigaro o ….? Faccia lui, poveretto.

Un altro fatto sgradevolissimo, accadde in concomitanza alla pubblicazione del Motu Proprio, Porta Fidei.

Sulla nostra rivista, Fides Catholica, apparve un editoriale dell’ex direttore, P. Serafino Lanzetta, nel quale si cercava di indurre il lettore ad una scorretta ed erronea interpretazione del reale pensiero del Pontefice.

All’inizio della pag. 7 si citano le parole di Benedetto XVI “Ho ritenuto che far iniziare l’Anno della Fede in coincidenza con il cinquantesimo anniversario del Concilio Vaticano II possa essere un’occasione propizia per comprendere che i testi lasciati in eredità dai Padri conciliari, secondo le parole del beato Giovanni Paolo II, “non perdano il loro valore né il loro smalto”. È necessario che vengano conosciuti e assimilate come testi qualificati e normativi del Magistero, all’interno della Tradizione della Chiesa”. Peccato che il nostro “teologo” introduca le parole del Santo Padre in questo modo: “Benedetto XVI ha espresso, inoltre, anche se molto velocemente, un legame tra l’Anno della Fede e il Vaticano II”.

Ma come molto velocemente? Ma ci rendiamo conto, che qui, l’aggettivo e l’avverbio vengono usati unicamente per indurre ad una comprensione erronea del testo? Ma non è finita! Immediatamente dopo venne citato un altro insegnamento del Papa cercando nuovamente di corromperne il retto significato: “Io pure intendo ribadire con forza quanto ebbi ad affermare a proposito del Concilio pochi mesi dopo la mia elezione a Successore di Pietro: “se lo leggiamo e recepiamo guidati da una giusta ermeneutica esso può essere e diventare sempre di più una grande forza per il sempre necessario rinnovamento della Chiesa”. Peccato che il nostro “teologo” introduca il pensiero di Benedetto XVI con un: “E subito dopo, in un modo meno esuberante del suo predecessore”.

Ma come meno esuberante!? Un Pontefice in un suo motu proprio,afferma “io pure intendo ribadire con forza”, e un “teologo” della Chiesa cattolica si permette di ridurre la potenza di una simile espressione con un ridicolo cappello introduttivo “in modo meno esuberante”?

C’è dell’altro: In puro stile tradi-progressista non vengono presentati gli insegnamenti del Motu proprio che sono centrali ai due sopra citati: “Sento più che mai il dovere di additare il Concilio, comela grande grazia di cui la Chiesa ha beneficiate nel secolo XX: in esso ci è offerta una sicura bussola per orientarci nel cammino del secolo che si apre”.

Caspita! Quanto avranno infastidito queste parole del Santo Padre per censurarle radicalmente!

Inoltre, a pag. 6, troviamo un’altra chicca del Nostro: “La Chiesa è chiamata perciò a recuperare la fede, secondo il canone del Simbolo Cristiano”.

Ma cose da pazzi!

La Chiesa che deve recuperare la fede secondo il canone del Simbolo cristiano. Perché? Forse l’aveva persa?

Stendiamo un velo pietoso…

Quanto tempo ed energie andate perdute, per un argomento impostato male ed erroneamente!

Lo stesso P. Alessandro Apollonio, dando per scontato che non ci fossero errori teologici formali negli insegnamenti conciliari, era soddisfattissimo che P. Stefano non avesse chiesto a lui questo genere di studi, proprio perché li riteneva inutili per la Chiesa, per la teologia, per il nostro Istituto, e per la causa francescana stessa. Secondo il suo pensiero, per il taglio  datogli, erano solo un inutile perdita di tempo.

Sempre nel 2011 sull’altra rivista Immaculata Mediatrix, a pag. 238, compare un articolo in due puntate di suor Maria Cecilia Manelli, nel quale, nella parte II, è talmente saturo di errori filosofici e teologici che non si capisce  come possa essere stato pubblicato da una rivista del nostro Istituto (oppure proprio per questo …).

Ecco alcune “perle” di saggezza filosofico-teologica presenti nell’articolo.

“Concepì poi nel grembo, divenendo Madre di Cristo e del suo Corpo Mistico, la Chiesa. Le due concezioni, se così le vogliamo chiamare, avvennero nello stesso istante, con una differenza: l’essere che diviene, si trasforma in qualcosa di diverso da sè, in un essere divenuto, ossia non più essere originario, pur mantenendo alcune proprie caratteristiche. L’essere di Maria non muta divenendoMadre: Ella è Vergine e al contempo Madre: il suo essere non diviene qualcosa di diverso da sé, ma rimane essere in sè (vergine) e altro da sé (madre)”.

La cosa meravigliosa è che la Nostra ci dà la chiave per interpretare correttamente il suo pensiero, dicendoci, alla nota 47: “Intendo come essere, ciò che costituisce l’essenza di Maria e non l’esserecome creatura”. Provate a leggere e a sostituire, il termine essere con il termine essenza – nello scritto sopra citato – e vedete cosa ne viene fuori. Una pazzia.

Ancora: “Ella dona al Verbo “l’essere e lo fa essere” dando a Lui tutta la sostanza umana”. “Maria santissima è colei che prepara la materia del sacrificio redentivo nel suo grembo verginale, nel quale “il Verbo Incarnato assumendo la natura umana di Maria …”.

Mi fermo qui perché gli errori dottrinali, nell’articolo, sono talmente tanti che…

Un altro “scivolone” letterario appare, nuovamente, sulla rivista Fides Catholica nel 2012. Si tratta di un articolo molto critico nei confronti di una figura, certamente controversa, della nostra Chiesa, il vescovo Tonino Bello che può essere criticato per alcune sue affermazioni teologiche, mariologiche, liturgiche, antropologiche, senza però mai “scadere”al livello dell’infangamento personale, soprattutto nella sua dimensione, chiamiamola “morale”. Bene, quindi, la critica sui contenuti filosofico-teologici del pensiero “belliano”; inqualificabile e ingiustificabile l’attacco alla moralità interiore e personale del presule salentino, del quale è totalmente impregnato l’articolo del nostro confratello, derubricato (l’articolo) a semplice ed immorale espositore di gossip. Non può essere questo il genere letterario proprio e specifico di una rivista teologica.

Un esempio: “Bellissima l’Eucaristia (siamo in Etiopia) e partecipata in modo straordinario. All’offertorio, la sorpresa dei doni e, soprattutto, della danza improvvisata da suor Celinia…Ho posato poi sull’altare un vasetto di profumatissimo unguento orientale (portato dalla Palestina). Ho colto al volo l’occasione per avvicinarmi a tutte le suore e ungerle con l’unguento, dicendo ad ognuna “Sii il buon profumo di Cristo”. Commento del nostro confratello Padre Paolo Siano: “Al vescovo salentino piace vedere e toccare”. E più avanti, verso la fine dell’articolo: “Il Presule salentino denota una fantasia morbosa, segno di una discutibile integrità morale”.

Mi spiace, ma tutto questo è inaccettabile; questa non è né filosofia né teologia, ma solo una vergognosa “macchina del fango”; la stessa che hanno creato quando si è trattato di infangare tutti coloro che hanno obbedito al Papa, alla Congragazione e al Commissario Apostolico. Io stesso chiesi all’articolista la ragione di quelle conclusioni, assolutamente indeducibili dalle premesse del testo e quindi volontariamente forzate; la risposta fu: “mi è stato detto da P. Stefano, P. Alessandro e P. Serafino che va bene così, perché dobbiamo muovere le acque”, (suppongo in opposizione ad una possibile canonizzazione di Don Tonino Bello che per me significa unicamente: il fine giustifica i mezzi).

Questi sono una piccola porzione di episodi, espressione di un clima, di un modo di essere e di porsi che sempre più tendeva a caratterizzare il nostro Istituto, deludendo e scontentando un numero sempre più crescente di frati, molti dei quali, purtroppo, finivano per uscire dall’Istituto. Si pensi che nell’anno 2011 lasciarono l’Istituto una decina di frati solo tra i sacerdoti; era oramai prassi quasi “quotidiana” sentire che qualche confratello avesse “lasciato”, nonostante i tentativi degli ex superiori di “silenziare” il tutto.

Altro che escono per il commissariamento!

Ciò che maggiormente scontentava un numero sempre più crescente di confratelli (si pensi che almeno l’85% dei frati e forse anche un po’ di più, nonostante le menzogne scritte sui blog è rimasto fedele al Papa, alla Chiesa cattolica e alle sue disposizioni), era il taglio sempre più “monastico”, impresso al nostro Istituto con l’introduzione della liturgia antica (del suo tentativo d’imporla, con metodologie differenti, ne parlerò più avanti) che sempre più ne metteva in pericolo l’originalità e la verità del carisma.

Io non ho alcun dubbio nel ritenere che fosse giunto il momento di ricorrere alla guida sapiente della Chiesa cattolica per dirimire una questione che non poteva più essere risolta, isolatamente, all’interno del nostro Istituto, poiché i nostri ex superiori si erano, oramai, talmente “avvitati” su se stessi, da non riuscire più, senza un aiuto esterno, a liberare l’Istituto da quel provincialismo settoriale, che tendeva a ridurre il Voto Mariano ad una grazia di “nicchia”, privandolo di quello “sbocco” universale che gli compete per natura. 

Un primo problema da affrontare urgentemente, sembrava dato dalla perdita, drammatica (da parte del nostro Padre Generale), della consapevolezza che la vocazione francescana fosse la più analogica tra tutte le “chiamate” alla vita religiosa, poiché desidera esprimere la vita di nostro Signore Gesù Cristo in tutta la sua molteplice ricchezza e complessità. Dalla mistica più sublime, all’eroicità missionaria; ai grandi speculativi e dottori di scienza e sapienza, fino all’umilissimo fratello religioso, che ti “scalda” il cuore con la sua semplicità serafica.

Comprese nella ricchezza di queste polarità distinte e omogenee tra loro e mai conflittuali, un grande uomo, veramente di Dio, avrebbe dovuto cercare di rendere coese tra loro le differenti personalità, con le rispettive tendenze, creando quell’humus vitale, fatto di condizioni e circostanze, dove ogni frate potesse esprimere in pienezza quella ricchezza della quale era portatore, per volontà di Dio ed in ragione della sua “chiamata”. Egli invece, ha cercato, artificiosamente (questa è la mia idea di fondo) di renderci tutti delle copie impersonali di una certa suora[5], che ha un nome ben preciso e che tutti conoscono. Una suora che fino a quando ha obbedito, poteva essere realmente utile alla causa francescana, ma che una volta “beatificata” e quasi idolatrata, ha potuto dare libero sfogo alla sua personalità “eccessivistica” che, svincolandosi dai sapienti confini-limiti dell’obbedienza, si è ubriacata di vaneggiamenti fondazionali, figli legittimi di una chiara immaturità psicologica.

Il primo che mi parlò di questo pericolo, fu proprio P. Alessandro Apollonio, il quale, molte volte, mi palesò la sua effettiva preoccupazione, riguardo al comportamento di questa suora e della sua effettiva mancanza di equilibrio. Ricordo chiaramente che di lei si parlava, tra noi frati, come di una cripto femminista mistica (la maggior parte di loro stanno dalla parte di coloro che hanno disobbedito al Papa e alla Chiesa) e una tale preoccupazione si fondava su alcuni suoi scritti o articoli, che i frati erano costretti, costantemente, a correggere, prima che fossero pubblicati sulle nostre riviste. A volte li si voleva correggere anche ulteriormente, ma arrivava il momento che non si poteva più. Il solo parlare di questa suora era tabù assoluto e chi si permetteva di farlo….

Il suo problema di fondo, francescanamente parlando, era dato, di fatto, da una comprensione dualistica e conflittuale tra la contemplazione e l’azione, che veniva problematizzata senza possibilità risolutiva. La vita religiosa per questa suora era riconducibile, in definitiva, alla sola dimensione contemplativa; l’altra dimensione, quella attiva, alla fine, finiva per essere solo sopportata (per analogia, come vedremo in seguito, questa visione conflittuale, fatta di esaltazione e sopportazione, la possiamo serenamente applicare al rapporto tra Vetus e Novus Ordo, così come veniva a configurarsi nel nostro Istituto).

Questo modo di pensare la vita religiosa francescana – di fatto, seppur con meno intensità, la si voleva applicare anche alla vita dei frati – portava alla disgregazione interna dell’essenza stessa della vocazione francescana, dove le due dimensioni (contemplativa e attiva), nella I Regola, costituiscono un binomio inscindibile, che esprime nella contemplazione, considerata in concreto e non in astratto, ossia in un Istituto reale o in un frate reale (in un supposito), un primato sull’azione, non di ordine ontologico, ma cronologico, poiché entrambe, sempre unite e mai separate, sono espressioni necessarie della medesima ed unica dimensione formale della vita francescana fondata sulla I Regola (si pensi a san Massimiliano Kolbe dispensato dal suo Padre Provinciale dal Breviario in ragione della grande attività che impregnava il suo vissuto quotidiano – si pensi a san Pio da Pietrelcina, anche lui dispensato dal Breviario, seppur per motivi diversi”… (continua)

 

Dal profilo facebook di P. Alessandro Maria Calloni

https://www.facebook.com/profile.php?id=100004777485809

PS: Il titolo, l’introduzione e le note  sono del blog « La Verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell’Immacolata ».
 
 
Preghiamo e sosteniamo i Frati Francescani dell’Immacolata in comunione con la Chiesa, fedeli al Papa e obbedienti al Commissario Apostolico!


[1] I frati “dissidenti” cercano vescovi per raggrupparsi sotto un’Associazione e poi, ad acque più tranquille e con un eventuale cambio del governo nella Chiesa, costituire un Istituto Religioso. Gli ex studenti si barcamenano come nomadi tra San Ginesio e Cupramuntana nelle Marche e finalmente la Palanzana di Viterbo all’insaputa delle stesse famiglie disperate, ma non delle autorità diocesane e religiose informate da “pentiti” che sono in mezzo a loro o laici che li aiutano per pietà, consapevoli però dei loro sbagli…

[2] Giovani che il Fondatore ha fatto mettere in mezzo alla strada illudendoli sulla nascita di un nuovo Istituto religioso e ponendo su di essi una tonaca grigio canna di fucile che da’ l’impressione che siano dei Religiosi.

[3] Uno dei veicoli sottratto ai Frati Francescani dell’Immacolata dal nuovo rappresentante legale dell’Associazione “Missione dell’Immacolata” dove il Fondatore ha fatto estromettere i Religiosi per inserire suoi amici laici e figli spirituali.

[4] P. Stefano Manelli continua a scrivere sulle riviste di « Casa Mariana Editrice » in disprezzo all’autorità del Commissario Apostolico che ne ha dato un divieto formale a tutti i Frati, Fondatore compreso.

[5] Madre Maria Francesca Perillo promossa Superiora Generale a soli ventisette anni per volontà di Padre Manelli e poi accontentata nel ruolo di “Fondatrice dei Colombai“, un’esperienza  di stretta clausura a Città di Castello (PG), Alassio (SV), Lanherne (Inghilterra) e Carmen – Cebu (Filippine) per Suore Francescane dell’Immacolata che professano la Regola del I Ordine Francescano.  A causa della sua originalità e continui cambi statutari con stravaganze come il « marchio » a fuoco sul petto del trigramma IHS, molte sono depresse, qualcuna è in crisi vocazionale e rimane a casa dei genitori aspettando la fine della Visita Apostolica o di un eventuale Commissariamento per “non dare nell’occhio »  con una richiesta di Dispensa dai Voti al Dicastero; una suora che stava lì dentro (la nipote del Fondatore?) è in attesa e presto si sposerà.

VIA LA MASCHERA!

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Ci si domandava da qualche tempo il senso e soprattutto la paternità di un blogghino denominato All Christian.

Se “dai frutti si riconosce l’albero” è altrettanto vero che un determinato albero produce determinati frutti…

Il mistero che si celava sugli anonimi redattori e amministratori di All Christian viene impietosamente svelato con il semplicissimo accorgimento della ricerca WHOIS, il sistema pubblico informatico che rivela i proprietari dei vari domini internet.

All Christian è stato registrato dal sig. Claudio Circelli residente a Napoli.

Aveva da tempo destato sospetto la nascita di un blog nel quale dietro appena quattro tematiche, “La voce del Santo Padre, Famiglia, Attualità e il caso Francescani dell’Immacolata, si volesse in realtà ed esclusivamente attaccare e offendere l’operato e la persona del Commissario Apostolico FFI.

Nella sezione dedicata al Santo Padre ci sono solo cinque post. Il più aggiornato risale al 21 luglio e con un giorno di ritardo riprende l’Angelus di Papa Francesco.

Circa la sezione famiglia le cose vanno peggio con soli quattro post di cui il più aggiornato è del 10 luglio 2014. Gli altri tre post sono dell’anno precedente, ma è solo una finzione informatica poiché il dominio di “All Christian” è stato registrato il 19 giugno 2014.

Lo stesso espediente è adottato per la sezione “Attualità”, in realtà poco aggiornata con i suoi cinque post di cui l’ultimo è una “lettera aperta al sindaco di Perugia” del 21 luglio 2014.

Sull’ultima sezione, “il caso Francescani dell’Immacolata”, ci sono invece quindici post.

Non si tratta di una prolifica produzione in ben cinque mesi di attività, ma appare evidente il disegno di creare uno spazio informatico – tra l’altro poco indicizzato – con una malcelata ed esclusiva mission: insulto e polemica.

Altra peculiarità del blog è l’inserimento di sarcasmi o invettive contro il Segretario Generale dell’Istituto, P. Alfonso Maria Bruno, presente in almeno sei post.

E’ un odio personale contro il malcapitato o si agisce sotto commissione di un mandante che non ha neppure il coraggio di affrontare faccia a faccia le persone?

Forse anche altri post contengono gli stessi parossismi, ma occorrerebbe un’analisi più approfondita che ci risparmiamo soprattutto per la pallosità (in ambo i sensi) delle lettere aperte, rivolte addirittura al Papa!

E poi c’è chi dice(va) che “Francesco non sa(peva) nulla…”

Entriamo ora nel merito dell’ultimo post con calma ma con altrettanta rapidità e lucidità, quella che manca ai tanti blogghisti, polemisti ed ex giornalisti immischiatisi nel montato caso dei Francescani dell’Immacolata senza neppure conoscerli e averli mai visti, come Socci e Tosatti stessi affermano, da professionisti seri qual sono.

Su quanto scriviamo, se riusciremo anche a far divertire i lettori, oltre che interessarli, avremo messo in pratica anche la carità, oltre all’applicazione della verità.

La “carta da visita” del post e cioè il titolo, è un capolavoro di stile: Istituzione & carisma? Sì, ma con verità & carità”. La trappola

C’è la domanda, la risposta invitante e fuori virgolettato la chiave ermeneutica: la trappola.

Poiché le & sono due, l’estensore dell’articolo autoconfessa col simbolo && la valutazione a corto circuito (del suo pensiero), nota nel linguaggio dei programmatori informatici.

L’introito è una sorta di petitio principii che è come dire: “Che io abbia ragione e che dica il vero, lo dico io”.

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Nel penultimo post di All Christian, il redattore definendosi genitore di una suora francescana dell’Immacolata in un “nota bene” scrive: “Sinceramente siamo un po’ stanchi di rispondere alle solite reiterate accuse a molte delle quali già altri hanno più che sufficientemente ribattuto; per il futuro valuteremo l’opportunità di replicare solo ad eventuali nuove accuse. Il mancato possibile riscontro non dovrà essere interpretato come scarsezza di argomenti”.

Siamo sinceramente contenti di ritrovate energie e di nuovi argomenti che ci confermano, con  i lettori,  intanto del nervosismo del blogghista con la goffa animosità di cui è afflitto.

Sarebbe perlomeno più onesto nei confronti dei pochi lettori che ogni tanto lo leggono, sconsacrarlo con il nome di “No Christian”.

Siamo fieri di aiutare i Frati Francescani dell’Immacolata legittimamente governato dal degno confratello di S. Pio da Pietrelcina, il simpatico e preparato Padre Fidenzio Volpi coadiuvato dai 4/5 dell’Istituto a partire dal Segretario Generale, Padre Alfonso Maria Bruno, una persona che conosciamo, amiamo e stimiamo soprattutto per la sua capacità di abbracciare la Croce nell’aver speso una vita, ancora in consumazione,  nel servizio a un Fondatore che – secondo autorevoli testimonianze – parla solo male di lui a frati, suore, laici, autorità di Chiesa, senza però riuscire a scalfire minimamente la sua immagine e dignità di figlio di Dio, sacerdote e consacrato.

Questo atteggiamento di ostilità, decisamente lontano dalle virtù cristiane, oltre che dalla vita dei santi, è esteso a tutti i frati che sono obbedienti alla Chiesa, che seguono il Papa piuttosto che il Fondatore.

E’ questa la formazione di Padre Manelli?

Portare a Cristo o a se stesso?

L’Immacolata e San Francesco – a cui si richiama quale transustanziazione e reincarnazione – avrebbero agito così?

Si legge su un social network a firma dello pseudonimo Giusy Quaranta, melliflua ed educata penna, che Padre Stefano attualmente “in cura” a San Giovanni Rotondo, è stato con “estrema crudeltà privato del suo assistente personale ed ora ha addosso un bruniano che lo controlla a vista!”

Abbiamo chiesto informazioni, anziché scrivere e parlare a vanvera, scoprendo invece che:

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1)   Padre Stefano non è alla Casa Sollievo della Sofferenza ma – come d’abitudine – in ottemperanza al Capitolo XI della Regola Bollata di San Francesco, è all’interno del convento delle Suore Francescane dell’Immacolata di San Giovanni Rotondo (FG) dal 15 ottobre 2014 (sic). Ha effettuato visite e controlli in ospedale, ma attualmente non c’è nessuna cura o analisi diagnostica, che non possa effettuarsi in qualunque struttura sanitaria nazionale.

2)   Nessun “assistente personale” gli è stato brutalmente sottratto. Non è forse stato Padre Manelli ad invitare tanti frati a non rinnovare i Voti e uscire dall’Istituto in vista di uno nuovo? Possiamo credere che non abbia fatto lo stesso proprio con il suo ex infermiere, autista, cuoco, barbiere, lavandaio, etc ?

3)   Il Commissario Apostolico si è preoccupato di fornire a Padre Manelli un nuovo domestico full optional con tanto di  laurea ed abilitazione in medicina. Si tratta di un sacerdote degno e rispettabile di cui l’Istituto si priva per metterlo a disposizione del Fondatore a tempo pieno. Poiché il Padre e Dottor Agnello è “bruniano” – neologismo del Circelli per indicare chi come Padre Bruno non è un plagiato del Fondatore e segue “l’istituzione delle Chiesa e il carisma FI” –  Padre Stefano preferisce al medico e sacerdote “bruniano”  le cure delle Suore “all manelliane”, poiché anche nel loro interno ci sono varie gradazioni di fanatismo e idolatria: all, soft, cripto… -manelliane. Attualmente Padre Agnello occupa un appartamento attiguo al convento delle suore, uno dei tanti sparsi in Italia e ceduti in eredità alle suore da vecchiarelle nonuagenarie. Fa una vita da eremita, si mette a disposizione del Fondatore e il risultato è… il disprezzo?

L’autore-detrattore del post scrive poi:

“Una petizione vile e sotterranea è stata condotta contro P. Manelli e il suo governo verso il 2011, poco prima o poco dopo”.

L’indeterminatezza della collocazione spazio-temporale, nonché l’assenza dell’oggetto della petizione fanno scadere nell’insinuazione il blogghista.

In cosa consisteva la petizione?

Perché a gennaio 2012 Padre Manelli fece trattare “a pesci in faccia” i Padri Fehlner, Iorio, Zangheratti, Geiger, Santoro che da lontano erano venuti a Roma per parlargli sulla deriva dell’Istituto?

Come si è permesso Padre Manelli di farli chiamare “dissidenti”, termine che poi si è rivoltato contro i suoi Feldmarescialli e fanti?

La dose è rincarata da:

“ Durante la Visita apostolica e il presente Commissariamento i padri cospiratori hanno continuato a fare propaganda diffamante e calunniosa contro P. Manelli, superiori, seminario”

Ci chiediamo chi siano i “padri cospiratori” e cosa abbiano detto nella loro propaganda.

Seppur fosse vero,  dei Frati davvero convinti della bontà del vecchio governo, li avrebbero forse ascoltati? 

All Christian poi continua il suo cronico piglio accusatorio dichiarando: “Dopo la petizione pro-Ecclesia Dei, P. Alfonso Bruno e seguaci (Chi?) in Filippine e Africa si sono industriati per strappare (sic) ritrattazioni a suon di minacce del tipo: ‘Chi non ritratta è contro il Papa e contro la Chiesa e sarà cacciato dall’istituto o sospeso a divinis’… Eppure la petizione pro Ecclesia Dei era rivolta a Papa Francesco!”

Intanto sappiamo com’è andata a finire la storia sulla petizione e la considerazione di cui è stata oggetto, ma il nostro caro blogghista, che ogni tanto si firma in modo apersonale e comunista sotto il titolo del sedicente “Comitato dell’Immacolata”, da dove tira fuori le sue presunte conoscenze?

La fonte è Padre Manelli I, II o III ?

L’ultima chicca degli attori di Dinasty è la seguente: “Gira voce che qualche seminarista straniero, pur di non essere allontanato dagli studi, abbia accontentato la nuova leadership FFI firmando qualcosa contro qualche ex superiore manelliano… “

Crediamo di essere più onesti basandoci sui FATTI e non sul “gira voce…”

I Frati stranieri, comunque, erano i più insofferenti del regime Manelli e non si capisce cosa debbano aver firmato di fronte a delle evidenti devianze.

L’autore del post, poi, sembra un cultore della teologia apofatica poiché considera discorso su Dio e fedeltà a Cristo la negazione di critica al “neomodernismo” di Rahner, Martini e Kasper.

Sappiamo che il blogghista non è un teologo e che in vita sua non ha mai letto nulla sui tre autori appena citati, almeno per farne una critica scientifica.

Nella sua via negationis , quando cita il neomodernismo, ne conosce il significato?

I manelliani, infatti, non si rendono conto che, alla stregua della “sola scriptura” dei Protestanti, la loro “sola traditio” li pone sullo stesso livello di acattolicità.

Necessario dunque l’intervento – anche sul piano dottrinale – della Santa Sede se questa è la formazione impartita ai laici legati ai Francescani dell’Immacolata.

Contraddittorio poi il contestare il modulo da football americano 25+25 e poi attribuire uscita di dati confidenziali (sic) dalla Curia FFI.

Insomma sono 50 o 500 i membri della “guardia preto-manelliana”?
Quanto al nostro blog, così insieme ad altri veniva definito dalla pagina del sito ufficiale: 
“Oltre a confermare il carattere istituzionale del portale  www.immacolata.com, del FB ufficiale  e del twitter UCFFI, la nostra famiglia religiosa saluta l’iniziativa spontanea di altri luoghi di comunicazione ( 1 ; 2 e 3) che pur avendo un carattere indipendente – essendo amministrati da laici – forniscono informazioni che finora ci risultano veritiere e degne di nostra conferma”.
Speriamo di continuare a meritare questo elogio allora attribuito.
Da ricordare che quella dichiarazione si accompagnava allo « sconfesso »  di  un social network.
Questa azione avrà infastidito gli amici della signorina che lo gestisce.

Esiste tuttavia anche Misericordia e fair play nel mondo dei blog.

Su All Christian l’autore dell’articolo che nel precedente post si considerava “un intellettuale” e che si offendeva dall’essere chiamato “picciotto di Padre Manelli” – cosa che credevamo fosse per lui un onore – merita infatti le nostre scuse.

Nell’Onorata Società “Picciotto” è colui che ricopre solo il grado più basso della struttura.

Dopo la “prova di tirata” che forse è la creazione e manutenzione del blog, il secondo grado della Onorata Società è quello del cosiddetto “Camorrista”.

Last but not least, concordando pienamente col blogghista, Rappresentante legale della “Casa Mariana Editrice”, così come si evince dagli Atti Pubblici della Camera di Commercio ove appare in buona compagnia della cognata del Padre Manelli (Giusy Quaranta?) “la questione patrimoniale la lasciamo volentieri a giudici e avvocati”.

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Un “ghost buster” di eccezione: Marco Tosatti

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Il noto vaticanista sulle tracce degli ectoplasmi ecclesiastici.

Nelle librerie italiane si possono trovare molti titoli dedicati ai fantasmi che popolano il Bel Paese, che in fatto di ectoplasmi e presenze arcane non ha davvero nulla da invidiare alla Scozia.

Marco Tosatti ci avverte però di una differenza fondamentale tra l’Italia e la Caledonia: mentre nelle brume del Nord i fantasmi popolano i castelli, da noi è più facile trovarli in ambiente ecclesiastico.
Se Marx avvisava, nel suo “Manifesto dei Comunisti” che un fantasma si aggirava per l’Europa, Tosatti ammonisce che un suo collega si aggira nel più ristretto ambito dei corridoi della Conferenza Episcopale Italiana: tale presenza spiritica avrebbe le sembianze di Padre Fidenzio Volpi, Commissario dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata.
I lettori possono immaginare lo spavento dei Presuli, davanti ai quali il Volpi si materializzava mettendo in guardia ora questo ora quello dall’accogliere nelle loro diocesi i frati che volevano uscire dalla Congregazione affidata al suo governo.
E’ infatti tipico dei fantasmi ripetere ai malcapitati cui appaiono vuoi le colpe commesse durante la loro esistenza (di qui la denominazione di “anime in pena”), vuoi quelle compiute dai viventi.
Il fantasma di Padre Volpi ammonisce i Confratelli insigniti dell’Episcopato che le pene dell’inferno li attendono se cadono nella tentazione di accogliere qualche frate intento a fuggire dalle grinfie del Commissario Apostolico.
Il quale, come scrisse San Pietro “circuit tamen leo rugens, quaerens quem rapeat”.
Tosatti non precisa se le apparizioni di Volpi ad Assisi siano avvenute nottetempo, al fine di incutere maggior terrore ai malcapitati.
Nel racconto del vaticanista non manca nulla, comprese le leggende sulla vita terrena dell’ectoplasma, avvolta naturalmente nel mistero.
“In realtà – annota con un vago riferimento all’arcano – non è mai stato detto per quali motivi concreti la Congregazione per i Religiosi abbia deciso” il commissariamento: qui la pretesa leggenda decade in realtà ad un livello da opuscolo dell’Ente Turismo, dato che questi motivi non sono affatto misteriosi, o forse risultano tali solo ad un appassionato dell’occulto a buon mercato quale è appunto il Tosatti.
“Non ci sembra un bel clima – annota – quello che si respira attualmente.
Le guide turistiche non sarebbero guide turistiche se non ammonissero i visitatori: “Attenti al fantasma!”
Il mistero, comunque, si infittisce: “Il caso non sembra ancora trovare (…) una spiegazione chiara”.
Entrano dunque in scena le apparecchiature usate dai “ghost busters” per spiegare i fenomeni paranormali.
Il fenomeno, però, dilaga, ed i fantasmi divengono una torma, una legione, proprio come i demoni evocati da Dante Alighieri nell’Inferno:, dato che si aggirano per l’Italia, come anime in pena, un gruppo (25+25) di presbiteri ed ex studenti dei Frati Francescani dell’Immacolata”.
La misteriosa sigla “25+25”, che rievoca i 4+4 di Nora Orlandi al Festival di Sanremo, da un tocco di formula alchemica alla rappresentazione evocata da Tosatti.
Ci domandiamo come possano passere inosservati cinquanta (dicansi cinquanta!) fantasmi che trasmigrano in gruppo da una plaga all’altra dell’italico suolo, equamente divisi tra presbiteri e novizi.
Supponiamo che davanti a una simile apparizione dovrebbe mobilitarsi l’intero Congresso degli Esorcisti Italiani, dal Presidente Padre Amorth fino a quello dell’ultima Diocesi.
Immaginiamo un conflitto apocalittico, ed attendiamo una cronaca “horror” redatta da Tosatti.
Quale succulenta anticipazione, il vaticanista ci getta in pasto che i cinquanta fantasmi non cercano un castello, bensì una “piattaforma di lancio”, preferibilmente “off shore”, collocata nelle Filippine oppure in Inghilterra (in Scozia c’è troppa concorrenza).
Siamo dunque ai fantasmi in formato esportazione: dopo la “fuga dei cervelli”, mancava soltanto la “fuga delle anime”.
Per fortuna, ci ha pensato Padre Fidenzio Volpi.

Segno di contraddizione

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Papa Francesco chiede ai religiosi una testimonianza profetica

E a un convegno ecumenico indica la strada maestra dell’unità

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«È possibile vivere insieme come fratelli nella diversità»: lo testimonia oggi la scelta della vita consacrata, autentico «segno di contraddizione» in un mondo dominato da individualismo e soggettivismo. Nel rilanciare questa dimensione Papa Francesco ha chiesto ai partecipanti all’assemblea nazionale della conferenza italiana superiori maggiori — ricevuti la mattina di venerdì 7 novembre — di essere artefici della «vera profezia». Che, ha ricordato, «non è un confronto con le istituzioni » né un atteggiamento ideologico o alla moda, ma «coincide con la santità». E in questo modo fa circolare nella Chiesa e nella società «la linfa della fraternità», che presuppone la coscienza di essere peccatori e la capacità di chiedere e offrire il perdono.

Anche quando ci sono motivi di contrasto tra fratelli, ha aggiunto, è meglio finire «ai pugni» piuttosto che alimentare «il terrorismo delle chiacchiere».

Di fraternità come «segno luminoso e attraente della nostra fede in Cristo» il Pontefice ha parlato anche ai partecipanti al convegno ecumenico di vescovi amici del movimento dei Focolari, richiamando la «strada maestra » dell’unità come risposta «alle tante problematiche e ai drammi del nostro tempo».

L’Osservatore Romano PAGINE 7 E 8

8nov2014

 

Il Pontefice alla Conferenza italiana superiori maggiori

Meglio finire a pugni che alimentare il terrorismo delle chiacchiere

La vera profezia «non è mai ideologica» né risponde a una «moda», ma è sempre «un segno di contraddizione secondo il Vangelo, così come lo era Gesù». Lo ha ricordato il Papa all’assemblea nazionale della Conferenza italiana superiori maggiori, ricevuta nella Sala Clementina la mattina di venerdì 7 novembre. Ai religiosi Francesco ha chiesto testimonianza di fraternità, conversione, preghiera e adorazione.

Cari fratelli,

vi do il benvenuto e vi ringrazio per la vostra accoglienza, in particolare ringrazio il Padre Presidente per aver introdotto questo nostro incontro, che si pone al termine della vostra Assemblea nazionale. Alla luce di quello che ho sentito del vostro lavoro, vorrei condividere con voi alcuni punti di riferimento per il cammino.

Prima di tutto, la vita religiosa aiuta principalmente la Chiesa a realizzare quell’“attrazione” che la fa crescere, perché davanti alla testimonianza di un fratello e di una sorella che vive veramente la vita religiosa, la gente si domanda “che cosa c’è qui?”, “che cosa spinge questa persona oltre l’orizzonte mondano?”. Questa direi è la prima cosa: aiutare la Chiesa a crescere per via di attrazione. Senza preoccuparsi di fare proseliti: attrazione!

L’abbiamo sentito nel Vangelo di mercoledì scorso: se uno «non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo» (Lc14,33). Questa decisione, con forme diverse, è richiesta ad ogni cristiano. Ma noi religiosi siamo chiamati a darne una testimonianza di profezia. La testimonianza di una vita evangelica è ciò che distingue il discepolo missionario e in particolare chi segue il Signore nella via della vita consacrata. E la testimonianza profetica coincide con la santità. La vera profezia non è mai ideologica, non è in confronto con l’istituzione: è istituzione. La profezia è istituzionale. La vera profezia non è ideologica, non è “alla moda”, ma è sempre un segno di contraddizione secondo il Vangelo, così come lo era Gesù. Gesù, per esempio, fu un segno di contraddizione per le autorità religiose del suo tempo: capi dei farisei e dei sadducei, dottori della legge. E lo fu anche per altre opzioni e proposte: esseni, zeloti, ecc. Segno di contraddizione.

Vi ringrazio per il lavoro che avete fatto in questi giorni, come diceva il Padre Presidente: un lavoro che aiuta ad andare avanti nella strada tracciata da Evangelii Gaudium. Lui ha usato una bella espressione, ha detto: “non vogliamo combattere battaglie di retroguardia, di difesa, ma spenderci tra la gente”, nella certezza di fede che Dio sempre fa germogliare e maturare il suo Regno. Questo non è facile, non è scontato; richiede conversione; richiede anzitutto preghiera e adorazione. Mi raccomando, adorazione. E richiede condivisione con il popolo santo di Dio che vive nelle periferie della storia. Decentrarsi. Ogni carisma per vivere ed essere fecondo è chiamato a decentrarsi, perché al centro ci sia solo Gesù Cristo. Il carisma non va conservato come una bottiglia di acqua distillata, va fatto fruttificare con coraggio, mettendolo a confronto con la realtà presente, con le culture, con la storia, come ci insegnano i grandi missionari dei nostri istituti.

Un segno chiaro che la vita religiosa è chiamata a dare oggi è la vita fraterna. Per favore, che non ci sia fra voi il terrorismo delle chiacchiere! Cacciatelo via! Ci sia fraternità. E se tu hai qualcosa contro il fratello, lo dici in faccia… Alcune volte finirai ai pugni, non è un problema: è meglio questo che il terrorismo delle chiacchiere. Oggi la cultura dominante è individualista, centrata sui diritti soggettivi. E’ una cultura che corrode la società a partire dalla sua cellula primaria che è la famiglia. La vita consacrata può aiutare la Chiesa e la società intera dando testimonianza di fraternità, che è possibile vivere insieme come fratelli nella diversità: questo è importante! Perché nella comunità non ci si sceglie prima, ci si trova con persone diverse per carattere, età, formazione, sensibilità… eppure si cerca di vivere da fratelli. Non sempre si riesce, voi lo sapete bene. Tante volte si sbaglia, perché siamo tutti peccatori, però si riconosce di avere sbagliato, si chiede perdono e si offre il perdono. E questo fa bene alla Chiesa: fa circolare nel corpo della Chiesa la linfa della fraternità. E fa bene anche a tutta la società.

Ma questa fraternità presuppone la paternità di Dio e la maternità della Chiesa e della Madre, la Vergine Maria. Dobbiamo ogni giorno rimetterci in questa relazione, e lo possiamo fare con la preghiera, con l’Eucaristia, con l’adorazione, con il Rosario. Così noi rinnoviamo ogni giorno il nostro “stare” con Cristo e in Cristo, e così ci mettiamo nella relazione autentica con il Padre che è nei cieli e con la Madre Chiesa, la nostra Santa Madre Chiesa Gerarchica, e la Madre Maria. Se la nostra vita si colloca sempre nuovamente in queste relazioni fondamentali, allora siamo in grado di realizzare anche una fraternità autentica, una fraternità testimoniale, che attrae.

Cari fratelli, vi lascio queste semplici tracce, sulle quali state già camminando. Vi incoraggio ad andare avanti e vi accompagno in questa strada. Il Signore vi benedica e benedica tutte le vostre comunità, specialmente quelle più provate, più sofferenti. E vi ringrazio per la preghiera con cui voi accompagnate me e il mio servizio alla Chiesa. Grazie!

Discorso del Santo Padre Francesco ai partecipanti all’assemblea nazionale della Conferenza Italiana Superiori Maggiori (CISM) – Sala Clementina – Venerdì, 7 novembre 2014