La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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Tag Archives: Padre Angelo Gaeta

LA TECNICA DEL MATTO ANCHE A SANTA MARIA MAGGIORE? COME IN TURCHIA PER DON SANTORO E MONS PADOVESE

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L’aggressore di padre Angelo e padre Ralph a Santa Maria Maggiore, Renzo Cerro, benché determinato a colpire il suo obiettivo designato, cioè padre Angelo, il principale accusatore di padre Manelli, potrebbe essere stato scelto, “armato” e indirizzato verso la sua vittima, proprio per la sua evidente instabilità mentale e comportamentale. Come il 26enne turco Oguzhan Aydin, condannato nel 2006 a 18 anni e 10 mesi di prigione come assassino reo confesso di don Andrea Santoro, ma liberato quest’estate con più di 10 anni di anticipo rispetto alla scadenza della pena carceraria a lui comminata. Secondo le informazioni riportate dalla stampa turca, rilanciate dall’agenzia Fides, Aydin è uno delle decine di migliaia di detenuti scarcerati prima del tempo per liberare le celle necessarie alla detenzione delle migliaia di persone arrestate dopo il fallito colpo di stato dello scorso 15 luglio.

L’assassino, prima di colpire don Santoro, aveva urlato “Allahu Akbar” (“Allah è grande”). Quattro giorni dopo Aydin, a quel tempo minorenne, era stato arrestato e aveva confessato di essere l’autore dell’omicidio, giustificandolo con il “turbamento” che aveva destato in lui la vicenda delle vignette satiriche su Maometto, pubblicate mesi prima su un quotidiano danese.Fin dall’inizio molti osservatori espressero dubbi e perplessità sulle indagini frettolose che avevano “risolto il caso” con l’arresto di un quindicenne che, a motivo della sua giovane età, sarebbe stato condannato a una pena più lieve rispetto a quelle previste in vicende analoghe per le persone adulte.

Uno stato di alterazione mentale è stato invocato in Turchia anche per Murat Altun, il killer di monsignor Luigi Padovese, condannato nel 2013 a 15 anni di carcere. A decidere la sentenza è stato il tribunale di Adana da cui dipende Iskenderun, luogo dove è stato consumato il delitto, il 3 giugno 2010. Si concluse così una vicenda giudiziaria durata quasi tre anni e nella quale rimangono molti lati oscuri, primo fra tutti il movente che spinse Altun, all’epoca 26 anni, a uccidere il vescovo, che per anni aveva aiutato sia lui sia la sua famiglia.

Padovese fu ucciso mentre si trovava nella residenza estiva del vicariato apostolico dell’Anatolia. Il delitto produsse molto clamore in Turchia perché Altun, che da cinque anni lavorava per il vicario apostolico come autista, era una delle persone di cui il religioso si fidava maggiormente. L’assassino fu catturato preso poche ore dopo il delitto, confessando di aver ucciso monsignor Padovese perché rappresentava il diavolo. Da quel momento il giovane cambiò idea svariate volte, fino a dirsi «profondamente pentito del gesto» e definendo il vicario apostolico «l’ultima persona che poteva fargli del male». Il giovane ha sempre detto che al momento dell’omicidio non era nel pieno delle sue facoltà, ma esami tossicologici effettuato subito dopo il suo arresto lo avevano smentito e non avevano rilevato tracce né di alcol né di droga. Per non parlare di Alì Agca, l’attentatore di san Giovanni Paolo II. A quanto sembra quello di mandare un “matto” è una tecnica consolidata.

http://www.farodiroma.it/2017/01/09/la-tecnica-del-matto-anche-a-santa-maria-maggiore-come-in-turchia-per-don-santoro-e-monsignor-padovese/

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Santa Maria Maggiore: per Cerro chiesta perizia psichiatrica

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Renzo Cerro, che era stato arrestato in flagranza e accusato di lesioni gravissime, ha confessato, ammettendo le sue responsabilità.  E mentre si aspetta di sapere se gli sarà concessa la perizia psichiatrica per ora resta in carcere. Intanto è rientrato negli alloggi dei frati, dopo l’operazione d’urgenza al Policlinico Umberto I, padre Angelo Gaeta, il sacrestano della Basilica papale che ha avuto la peggio durante la brutale aggressione. È uno degli accusatori di Padre Manelli, l’83enne frate fondatore dei francescani dell’Immacolata conosciuto dai nostri lettori come il “boia di Frigento” per l’efferatezza dei resti dei quali è stato incolpato. Tuttavia al momento nonnci sono prove di un coinvolgimento di padre Manelli o di uomino a lui legati.

Perché il 42enne, originario del Frusinate, si è avventato contro di lui e contro il giovane frate filippino Padre Gregorio Adolfo accorso in suo aiuto? “Per i carabinieri di piazza Dante – scrive il Mattino – è il gesto di un uomo con problemi psichici, un senzatetto con precedenti per piccoli reati contro il patrimonio. Ha agito però con lucidità, ben vestito, nonostante fosse senza fissa dimora, con l’esplicita intenzione di far male a Padre Angelo”.

“Sabato pomeriggio – continua il quotidiano – con la tagliente e rude arma di vetro nascosta sotto il giubbotto, si è diretto dritto verso la sacrestia, al di là della navata gremita di fedeli, eludendo tutte le misure di sicurezza anti-terrorismo predisposte intorno alla Basilica, compresi i metal-detector che, evidentemente, non sono pensati per rilevare il vetro”.

E ieri pomeriggio al Maggiore Lorenzo Iacobone, comandante della Compagnia dei carabinieri che hanno fermato la fuga di Cerro, Padre Angelo Gaeta ha affermato ancora una volta di non conoscere l’aggressore che, mentre gli sfregiava il volto, farneticava, dicendo di agire secondo gli ordini di una setta.

Padre Angelo, 52 anni, originario di Pellezzano, in provincia di Salerno, ha testimoniato contro l’azione di governo del frate fondatore dell’Ordine. Il religioso salernitano aggredito, che da diversi anni riceve il Papa nella Basilica liberiana prima e dopo i suoi viaggi apostolici, ha fatto il noviziato e parte degli studi a Frigento.

È stato segretario generale dell’Ordine e, in virtù di questa carica, ha fatto parte dell’Associazione Missione dell’Immacolata “ma – ricostruisce il Mattino – fu estromesso da questa, a sua insaputa, da Padre Manelli. È per questo, per il peso giuridico della sua deposizione, unito alle attese sanzioni canoniche nei confronti del frate 83enne, che l’aggressione è apparsa sospetta”. Ma i sostenitori di Padre Stefano non ci stanno e gridano, ancora una volta, al complotto ordito contro il fondatore: «È assurdo pensare a un collegamento caso Gaeta-caso Manelli; squallido insinuare che vi sia un mandante» replicano, a muso duro, attraverso i blog e i social network. Ma i fatti restano quelli che sono: il “matto” ha identificato e colpito padre Gaeta mentre nella Basilica c’erano almeno una ventina di altri  ecclesiastici e religiosi di diversi ordini.

http://www.farodiroma.it/2017/01/10/95095/

IL MATTINO: RESTA IN CARCERE L’AGGRESSORE DEI DUE FRATI FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA

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dalla Prima Pagina de Il Mattino ed 10 gen. 2017

Frigento: il giallo dell’aggressione a Roma dei testi contro padre Manelli

“MI SENTIVO PERSEGUITATO”, IN CARCERE IL FERITORE DEI FRATI

“Mi sentivo perseguitato dai frati” ha detto ai carabinieri Renzo Cerro, il 42enne ciociaro che sabato pomeriggio ha aggredito, con un coccio di bottiglia, due religiosi a Roma. Processato ieri mattina per direttissima, ha confessato, ammettendo le sue responsabilità. Disposta la carcerazione. Gaeta aveva testimoniato contro Manelli. C’è un legame con l’aggressione? I sostenitori di padre Stefano non ci stanno e gridano al complotto contro il fondatore. “E’ assurdo pensare ad un collegamento caso Gaeta – caso Manelli; squallido insinuare che vi sia un mandante”.

Il legame Padre Gaeta, aggredito due giorni fa a Roma, con Papa Francesco. > Zarrella a pag. 30

 

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dall’edizione di Avellino, pag. 30

Frigento: lo scandalo dell’Istituto Francescano

RESTA IN CARCERE LO SQUILIBRATO CHE HA FERITO I FRATI

di Loredana Zarrella

«Mi sentivo perseguitato dai frati» ha detto ai carabinieri Renzo Cerro, il 42enne ciociaro che sabato pomeriggio ha aggredito, con un coccio di bottiglia, due religiosi dell’Ordine dei Francescani dell’Immacolata, nella sacrestia di Santa Maria Maggiore, a Roma. Processato ieri mattina per direttissima, dopo essere stato arrestato in flagranza e accusato di lesioni gravissime, ha confessato, ammettendo le sue responsabilità. Disposta la carcerazione.
Sta meglio ed è rientrato negli alloggi dei frati, dopo l’operazione d’urgenza al Policlinico Umberto I, Padre Angelo Gaeta, il sacrestano della Basilica papale che ha avuto la peggio durante la brutale aggressione. È uno degli accusatori di Padre Manelli, l’83enne frate fondatore dell’Ordine sospeso al doppio filo della giustizia, un processo canonico e uno avviato presso il Tribunale di Avellino, a sua volta doppio, penale e civile. A Padre Angelo, intimo amico di Papa Francesco, resta uno sfregio in viso, per la ferita profonda, dallo zigomo al mento, procurata da un collo di bottiglia usato come arma da Cerro, e un interrogativo destinato a rimanere senza risposta.

Perché il 42enne, originario del Frusinate, si è avventato contro di lui e contro il giovane frate filippino Padre Gregorio Adolfo accorso in suo aiuto? Per i carabinieri di piazza Dante, a Roma, è il gesto di un uomo con problemi psichici, un senzatetto con precedenti per piccoli reati contro il patrimonio. Ha agito però con lucidità, ben vestito, nonostante fosse senza fissa dimora, con l’esplicita intenzione di far male a Padre Angelo.

Così, sabato pomeriggio, con la tagliente e rude arma di vetro nascosta sotto il giubbotto, si è diretto dritto verso la sacrestia, al di là della navata gremita di fedeli, eludendo tutte le misure di sicurezza anti-terrorismo predisposte intorno alla Basilica, compresi i metal-detector che, evidentemente, non sono pensati per rilevare il vetro, ma solo il metallo.

Ascoltato ieri pomeriggio dal Maggiore Lorenzo Iacobone, comandante della Compagnia dei carabinieri che hanno fermato la fuga di Cerro, Padre Angelo Gaeta ha affermato ancora una volta di non conoscere l’aggressore che, mentre gli sfregiava il volto, farneticava, dicendo di agire secondo gli ordini di una setta. Gli inquirenti escludono ogni connessione con il ruolo di testimone che Padre Angelo Gaeta ha rivestito nel processo in cui è implicata l’Associazione Missione dell’Immacolata, con sede a Frigento, e che vede Padre Stefano Manelli al centro di una presunta fraudolenta gestione dei beni immobili, di proprietà dell’Istituto dei Frati.

Padre Angelo, 52 anni, originario di Pellezzano, in provincia di Salerno, ha testimoniato contro l’azione di governo del frate fondatore dell’Ordine. Il religioso salernitano aggredito, che da diversi anni riceve il Papa nella Basilica liberiana prima e dopo i suoi viaggi apostolici, ha fatto il noviziato e parte degli studi a Frigento.

È stato Segretario generale dell’Ordine e, in virtù di questa carica, ha fatto parte dell’Associazione Missione dell’Immacolata ma fu estromesso da questa, a sua insaputa, da Padre Manelli. È per questo, per il peso giuridico della sua deposizione, unito alle attese sanzioni canoniche nei confronti del frate 83enne, che l’aggressione è apparsa sospetta. Ma i sostenitori di Padre Stefano non ci stanno e gridano, ancora una volta, al complotto ordito contro il fondatore: «È assurdo pensare a un collegamento caso Gaeta-caso Manelli; squallido insinuare che vi sia un mandante» replicano, a muso duro, attraverso i blog e i social network.

FARODIROMA. L’OBIETTIVO ERA PADRE ANGELO, IL PRINCIPALE ACCUSATORE DI MANELLI

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La vittima designata dell’aggressione di sabato pomeriggio a Santa Maria Maggiore era padre Angelo Maria Gaeta, affrontato e minacciato da Renzo Cerro già nel pomeriggio dell’Epifania, il giorno prima di essere colpito e sfregiato dal 42enne originario del Frusinate con un collo di bottiglia all’interno della sagrestia della Basilica romana. Lo scrive il Messaggero che ha ricostruito l’episodio del giorno prima quando l’uomo, ben vestito con un giaccone blu, felpa e jeans nonostante sia un senzatetto, era entrato nella Basilica, si era diretto spedito verso l’ufficio a destra della navata centrale e aveva cominciato a urlare contro fra’ Angelo: “Voi frati mi avete rovinato”. Quindi era fuggito subito via, senza aggredirlo fisicamente e padre Angelo, 52 anni, salernitano, prossimo a un avvicendamento di ruolo, era rimasto molto scosso, spaventato, pur dicendo ai fedeli di non avere mai visto prima quel giovane.

Dunque il giorno dopo, sabato 7 gennaio, verso le 17.15, sempre nell’ora dei Vespri, Renzo Cerro è tornato nella Basilica papale, proprio per colpire uno dei principali accusatori di padre Stefano Manelli, il fondatore dei Francescani dell’Immacolata esautorato da Papa Francesco nel giugno 2013, a pochi mesi dalla sua elezione. Il quotidiano romano ricorda in proposito che Bergoglio ebbe modo di conoscere personalmente fra’ Angelo nella sua prima visita ufficiale da Pontefice nella Basilica romana il giorno dopo la sua elezione come vescovo di Roma.

E sabato scorso intenzionato a fare del male, Cerro si era organizzato bene armandosi del vetro tagliente, ben nascosto sotto il giubbotto, che è passato indenne ai controlli del metaldetector – che rilevano solo il metallo – all’ingresso presidiato dai poliziotti e dai militari in chiave anti-terrorismo. Dopo avere colpito prima padre Angelo e poi padre Adolfo Ralph, 37 anni, che era accorso in suo aiuto, ai carabinieri che lo hanno fermato mentre tentava di darsi alla fuga e di disfarsi del coccio insanguinato, ha ripetuto il suo mantra: “La Chiesa non mi aiuta”. Padre Angelo, il più grave, è stato medicato al Policlinico Umberto I, dove ha trascorso la notte in osservazione e ieri mattina è tornato negli alloggi dei frati Francescani dell’ Immacolata a Santa Maria Maggiore: il suo volto è sfigurato. Padre Adolfo, anche lui ferito, era stato già rimandato a casa in serata. Secondo il Messaggero, fra’ Angelo sarà ascoltato oggi dai carabinieri coordinati dal maggiore Lorenzo Iacobone. Cerro è accusato di lesioni gravissime e stamani sarà processato per direttissima. Ma che cosa ha scatenato tanto odio? Il 42enne ha precedenti per piccoli reati contro il patrimonio ed era uscito da poco da una comunità. A Roma non ha una fissa dimora, si aggirava nei dintorni della stazione Termini, frequentava la mensa della Caritas e andava a lavarsi e a farsi la barba nei bagni allestiti dal Papa a San Pietro per i senzatetto; manteneva una sua dignità. Forse non ce l’aveva con fra’ Angelo in particolare, ma chissà perché, nella sua testa, con i frati.

Avvenire, il quotidiano cattolico, riporta la testimonianza dell’ex arciprete della Basilica Santos Abril y Castellò per cui l’uomo al momento dell’aggressione avrebbe detto di agire secondo gli ordini di una setta, ipotesi su cui gli investigatori che non hanno potuto ancora interrogare Cerro, né sentire frate Angelo, vanno cauti. Non è escluso che Cerro possa essere sottoposto a una perizia psichiatrica. Padre Angelo fu uno degli accusatori del fondatore dei frati Francescani dell’Immacolata, padre Stefano Manelli, esautorato da Bergoglio nel 2013 e finito nella bufera per gravi abusi di potere, di gestione economica e sessuali. Può esserci qualche legame con l’aggressione a Santa Maria Maggiore? Risposte che Cerro, da una parte, padre Angelo, dall’altra, potranno dare oggi.

http://www.farodiroma.it/2017/01/09/lobiettivo-era-padre-angelo-il-principale-accusatore-di-manelli/

 

IL MATTINO: TESTIMONI CONTRO PADRE MANELLI, FERITI A ROMA

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Lo scandalo di Frigento

TESTIMONI CONTRO PADRE MANELLI, FERITI A ROMA

I due frati della Congregazione sotto inchiesta aggrediti da squilibrato a Santa Maria Maggiore

di Loredana Zarrella

Singolari coincidenze, legate a prevedibili e imminenti provvedimenti canonici nei confronti di Padre Stefano Manelli, fanno da sfondo all’aggressione avvenuta a Roma, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, ai danni di due frati francescani dell’Immacolata.

Padre Angelo Gaeta e padre Gregorio Adolfo, tra gli accusatori di Manelli, erano in sacrestia quando, sabato pomeriggio, verso le 18, un uomo di 42 anni si è diretto minaccioso verso di loro con un coccio di bottiglia, eludendo tutti gli apparati di sicurezza, gendarmeria vaticana e pattuglie dell’esercito. Li ha sfregiati al volto, farfugliando frasi come «la Chiesa non mi capisce», e poi è scappato via, fuori dalla Basilica papale situata sul Colle Esquilino, dove ha cercato di disfarsi dell’improvvisata arma di vetro.

Ma la sua fuga è durata poco. Fermato dai carabinieri, Renzo Cerro, questo il nome dell’aggressore, originario di Roccasecca, in provincia di Frosinone, è stato portato in caserma. Ancora da chiarire i motivi alla base del folle gesto che ha portato i due frati in ospedale, al Policlinico Umberto I, tra lo sgomento dei fedeli che, dopo aver sentito le urla provenire dalla sacrestia, hanno visto lo sconosciuto fuggire all’esterno.

Padre Angelo Gaeta, sacrestano della Basilica, e amico di Papa Francesco, è stato trasportato d’urgenza al pronto soccorso, in codice rosso, per una profonda ferita dallo zigomo al mento. Operato d’urgenza, ha fatto sapere ora di stare meglio. Più lievi le ferite riportate dall’altro religioso. Subito scongiurata la matrice terroristica del gesto, i carabinieri hanno chiarito che il movente, seppur ancora in corso di accertamento, è da rintracciare nei sentimenti di astio che Renzo Cerro, con precedenti per droga, nutre verso la Chiesa. Secondo la ricostruzione riferita ad «Avvenire» dal cardinale arciprete della basilica liberiana, Santos Abril y Castelló,

L’UOMO AL MOMENTO DELL’AGGRESSIONE AVREBBE AFFERMATO DI AGIRE «SECONDO GLI ORDINI DI UNA SETTA».

«Non ce l’avevo con loro due, ma sono un incompreso, la Chiesa non mi ha capito», ha detto in caserma. Si ipotizza che possa soffrire di disturbi psichici. Ma si ipotizza anche che il gesto sia legato alla delicata situazione che ruota intorno alla Congregazione fondata a Frigento da Padre Stefano Manelli, esautorato dal suo ruolo di guida dell’Ordine da Papa Francesco nel 2013 per presunti abusi di potere, sia nella gestione del patrimonio sia nel governo della vita dei frati e delle suore, diverse di cui hanno affermato di aver subito abusi sessuali.

L’aggressione del ciociaro contro i frati dell’Immacolata potrebbe essere letta, dunque, come un’intimidazione verso chi ha testimoniato contro l’operato di Padre Stefano Manelli. O come uno sfregio alla Chiesa di Papa Francesco, lo stesso che dispensò tutti i membri religiosi dal voto privato di speciale obbedienza alla persona del fondatore. Il riferimento, esplicito, era alla costrizione di suggellare, con il sangue, voti di fedeltà a Padre Manelli.

Padre Angelo Gaeta, che ha vissuto nel convento di Frigento fino ai primi anni ’90, ha di recente testimoniato nell’ambito del processo sulle irregolarità nella gestione dell’Associazione Missione dell’Immacolata. È stato infatti socio dell’associazione ma fu estromesso a sua insaputa da Manelli.

Sul frate fondatore pende ancora il reato di falso ideologico mentre ora il giallo sull’aggressione ai frati si aggiunge a quello sulle morti sospette del frate filippino trovato morto nel pozzo nel 2002, nel convento di Frigento, e di Padre Fidenzio Volpi, il commissario dell’Ordine deceduto nel 2015, sulla cui barba sono poi state rinvenute tracce di arsenico.

Rassegna: Aggressione Francescani dell’Immacolata a Santa Maria Maggiore

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Roma, sacerdoti sfregiati in basilica
l’escalation nelle chiese presidiate

di Alessia Marani
ROMA La mente dei duecento fedeli che ieri pomeriggio erano all’interno di Santa Maria Maggiore, una delle quattro basiliche papali di Roma, la preferita di Papa Francesco, è andata subito a padre Jacques Hamel, il sacerdote francese sgozzato nel luglio scorso in Francia. Ma stavolta l’Isis non c’entra.

Ad armare la mano di Renzo Cerro, un senzatetto di 42 anni originario della provincia di Frosinone, contro due sacerdoti sarebbe stato un raptus di follia: «La chiesa non mi capisce», ha detto ai carabinieri che lo hanno arrestato per lesioni gravissime. Un nuovo episodio di violenza che turba negli ultimi giorni una chiesa romana, nonostante il massiccio presidio di forze dell’ordine in chiave anti terrorismo, dopo il furto del bambinello da Santa Maria del Popolo. Cerro, armato di un collo di bottiglia, alle cinque e un quarto del pomeriggio è entrato spedito nella navata centrale della chiesa dell’Esquilino, in pieno centro, super-presidiata dai militari dell’Esercito e dalla forze dell’ordine fin dal Giubileo; si è diretto verso la sagrestia dove c’era padre Angelo Gaeta, 52 anni, d’origine salernitana.

Non ci ha pensato un attimo, lo ha colpito con un profondo fendente in pieno volto. Padre Adolfo Ralf, richiamato dalle urla, ha tentato di andare in soccorso dell’altro frate ma anche lui è stato colpito in viso.
Cerro si è dileguato, ma la fuga è durata davvero poco. I carabinieri che erano di pattuglia ai piedi della basilica lo hanno fermato appena scese le scale mentre cercava di disfarsi del vetro ancora insanguinato. Piccoli precedenti per reati contro il patrimonio e problemi di droga alle spalle, è stato arrestato per lesioni gravissime. I due sacerdoti sono stati trasportati in ambulanza al Policlinico Umberto I, dove padre Angelo – che a giorni avrebbe dovuto lasciare Santa Maria Maggiore per un normale avvicendamento – è tuttora ricoverato in gravi condizioni. Non è in pericolo di vita ma potrebbe riportate lesioni permanenti al volto. Padre Adolfo è stato invece dimesso in serata. «Ora sta riposando – dicevano ieri sera i frati francescani dell’Immacolata che dimorano nella basilica – è scosso ma sta meglio. Quando è successo il fattaccio era presente anche un nostro fedele. La sagrestia era un bagno di sangue».
Cerro avrebbe provato a entrare nella sagrestia anche il giorno precedente, alla Befana, ma sarebbe stato allontanato. Da chiarire se conoscesse padre Angelo. Pare che il 42enne frequentasse ambienti ecclesiali per essere assistito, per ricevere degli aiuti. Non è escluso che possa soffrire di disturbi psichici.

IL BAMBINELLO RUBATO
Martedì scorso un’altra chiesa centrale della Capitale, Santa Maria del Popolo, era stata violata. Il parroco si era accorto che davanti all’altare era sparito il Bambinello del presepe. Un furto strano, anomalo, che aveva destato preoccupazione nei fedeli. La chiesa è una delle più preziose a Roma, custodisce anche opere del Caravaggio e del Pinturicchio. A due passi da via del Corso e con affaccio su piazza del Popolo è altro obiettivo sensibile. Sono state poi le immagini delle videocamere interne a svelare il mistero: a introdursi nella luogo sacro e a dirigersi verso l’altare per rubare il Bambinello era stata una clochard, una dei tanti senzatetto, invisibili che vivono nel centro storico. A riconoscerla è stato il parroco stesso che non ha voluto sporgere denuncia.
Domenica 8 Gennaio 2017 – Ultimo aggiornamento: 11:45
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Copertura completa

Entra in Basilica di S. Maria Maggiore e con collo di bottiglia sfregia …

Rai News – ‎11 ore fa‎
Padre Angelo Gaeta e padre Adolfo Ralph sono infatti tra gli “accusatori” di padre Stefano Manelli, il fondatore dei Francescani dell’Immacolata esautorato nel 2013 da Papa Francesco a causa di presunti abusi di potere, di gestione economica e anche …

Due preti aggrediti nella Basilica di Santa Maria Maggiore

Avvenire.it – ‎20 ore fa‎
Le vittime sono due frati francescani dell’Immacolata che prestano servizio nella sagrestia della Basilica: padre Angelo Gaeta e padre Gregorio Adolfo. Sono stati entrambi portati al Policlinico Umberto I. Il primo, che ha subito una profonda ferita

«La Chiesa non capisce» E sfregia due sacerdoti

il Giornale – ‎8 ore fa‎
E nei prossimi giorni si potrà capire anche se l’aggressione di ieri sera è legata in qualche modo alle inchieste, una vaticana e l’altra della Procura di Avellino, contro padre Stefano Manelli, il fondatore dei Francescani dell’Immacolata che fu

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Il Messaggero – ‎7 ore fa‎
Padre Adolfo è stato invece dimesso in serata. «Ora sta riposando – dicevano ieri sera i frati francescani dell’Immacolata che dimorano nella basilica – è scosso ma sta meglio. Quando è successo il fattaccio era presente anche un nostro fedele. La

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Today – ‎10 ore fa‎
Uno dei due feriti, frate superiore dei Francescani dell’Immacolata, ha riportato una ferita al volto, giudicata di lieve entità. Più gravi, ma non tali da mettere in pericolo la vita dell’uomo, le condizioni dell’altro sacerdote che ha riportato una

Aggredisce due preti con una bottiglia rotta paura a Santa Maria …

Roma Fanpage – ‎7 ore fa‎
Uno dei due, frate superiore dei Francescani dell’Immacolata, ha riportato una lieve ferita al volto. Leggermente più gravi le condizioni dell’altro sacerdote, ricoverato in codice rosso al Policlinico con vistose ferite ad uno zigomo e al mento; l

“Sono incompreso”. E con una bottiglia rotta entra nella Basilica di …

http://www.molisedoc.it/ (Comunicati Stampa) – ‎7 ore fa‎
I due sacerdoti feriti, padre Angelo Gaeta e padre Adolfo Ralph sono tra gli accusatori di padre Stefano Mainelli, fondatore dei Francescani dell’Immacolata esautorato nel 2013 da Papa Francesco per presunti abusi di gestione economica e sessuali.

Roma, entra nella basilica di Santa Maria Maggiore e sfregia il …

News Mondo – ‎17 ore fa‎
L’altro sacerdote è stato anch’egli ricoverato in nosocomio, colpito al volto in maniera meno grave. I due frati feriti sono alcuni degli accusatori di padre Stefano Manelli, il fondatore dei Francescani dell’Immacolata, esautorato nel 2013 da Papa

FARODIROMA: I FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA FERITI SONO TRA GLI ACCUSATORI DI PADRE MANELLI, IL BOIA DI FRIGENTO

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Padre Angelo Gaeta e padre Adolfo Ralph, feriti a Santa Maria Maggiore, sono tra gli “accusatori” di padre Stefano Manelli (nella foto) il fondatore dei Francescani dell’Immacolata esautorato nel 2013 da Papa Francesco a causa di presunti abusi di potere, di gestione economica e anche sessuali. Lo scrive l’AGI.

Nell’inchiesta vaticana emersero molte circostanze che sono successivamente diventate oggetto di indagini della Procura di Avellino, in quanto la maggior parte dei fatti avvenne a Frigento e per questo il nostro quotidiano online lo ha definito il “boia di Frigento”. Alcuni reati risultarono poi prescritti. Tra l’altro nel dossier ci sono due morti le cui cause non sono state ancora chiarite: quella di un frate filippino e quella dello stesso commissario inviato dalla Santa Sede, padre Fidenzio Volpi che fu oggetto di una pesantissima campagna mediatica per delegittimarne l’azione di risanamento dell’istituto voluta dal Papa.

Un anno e mezzo fa erano partite le indagini della Procura di Avellino che grazie al lavoro della Guardia di Finanza aveva compiuto sequestri nel marzo 2015 di 30 milioni di euro di proprietà delle due società. Si tratta di 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radio-tv, 5 impianti fotovoltaici dislocati su tutto il territorio nazionale, 102 autovetture, più saldi giacenti su numerosi rapporti di natura finanziaria. Beni sulla cui liceità di acquisizione e gestione pesa il dubbio degli inquirenti che ipotizzano i reati di truffa e falso ideologico.

Nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, notificato agli indagati nel luglio scorso si parlava del “disegno criminoso con più azioni commesse anche in tempi diversi in violazione di più norme di legge”. Un disegno che sarebbe stato attuato per sottrarre beni all’Istituto religioso che ha sede a Frigento, in via Piano della Croce, in quel convento intorno a cui si sono concentrate anche altre indagini.

Padre Manelli fu individuato dalla Procura come “istigatore e determinatore dell’attività dei correi”, ossia come l’orchestratore della truffa. Risulterebbero invece prescritte (perché riguardano fatti avvenuti prima del 2009 e che prevedono pene non superiori ai 6 anni di detenzione) le accuse per gli abusi sessuali e maltrattamenti subiti da alcune suore in diversi conventi dell’Istituto commissariato dalla Santa Sede nel 2013, reati per i quali l’83enne padre Manelli, nato a Fiume, era stato iscritto nel registro degli indagati dal pm Adriano Del Bene.

http://www.farodiroma.it/2017/01/08/i-francescani-dellimmacolata-feriti-sono-tra-gli-accusatori-di-padre-manelli-il-boia-di-frigento/