La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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L’ISTERISMO DI ALLCHRISTIAN

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ATTACCO SURREALE

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Nuove pennellate dalle tinte fosche si sovrappongono ai colori del quadro surreale che immortala il dramma della vicenda di Stefano Manelli,  fondatore dei Francescani dell’Immacolata.

Sembra quasi che la tela si stia strappando dalla nervosa pressione dello strumento da disegno compromettendo un insieme nel quale non c’è più grazia; è uno scarabocchio dove manca pietà e dignità.

In veneranda età gli orizzonti alle volte si restringono, si sa.

Alle cataratte degli occhi si aggiungono – in alcuni – quelle dello spirito.

Quando la visione diventa ristretta non si va più indietro nel bilancio dei successi e dei fallimenti di una lunga esistenza e purtroppo non si va nemmeno più in avanti nella progettualità di una vita da rinnovare.

Gli orizzonti soprannaturali dovrebbero piuttosto amplificarsi al tramonto della propria storia come lo spettacolare calar del sole sul mare in estate.

Se non si è vissuti in maniera autenticamente spirituale, più si matura in età, più si diventa invece egoisti e cinici; più si invecchia e più si diventa… acidi.

Gli altri, allora, vengono odiati non tanto per il nome e cognome che portano, quanto per quello che rappresentano: il richiamo della coscienza.

Il 14 marzo 2015 la versione on line del quotidiano grillino “Il Fatto Quotidiano (senza riproduzione sul cartaceo) pubblica a firma di Thomas Mackinson un interessante pezzo sul quale viene reiterata la versione di padre Manelli: “Sesso, sangue e soldi? Complotto per accaparrarsi 30 milioni di beni (sic)”.

Vengono fatti solo alcuni dei nomi degli undici denunciati  che poi « aumentano” a quindici verso la fine dello stesso articolo:

Bruno

http://fidesetforma.blogspot.it/2016/02/rettifica-e-scuse-padre-alfonso-maria.html,

Calloni

https://www.facebook.com/profile.php?id=100004777485809&fref=nf

Lattanzi, Turturiello, Iovine.

Nulla di nuovo sotto il sole. Si spara nel mucchio per mostrare che si tratta di un fatto grosso, ma ci si concentra su pochi, per rendere più efficace l’intento distruttivo su questioni già trattate e ritrattate, personaggi già noti e soprattutto scomodi.

Ormai ci si venderebbe anche al Diavolo pur di galleggiare nella rete fognaria.

Solo nei grandi processi di Mafia l’indagato principe ha osato la mossa di denunciare in blocco tutti i suoi accusatori, a pochi mesi dall’inizio del Processo. Una mossa già conosciuta e registrata nella storia della Magistratura.

L’illecito nell’illecito: la tentata vendetta personale, il dossieraggio finalizzato ad inquinare le testimonianze reali delle vittime.

Sembra l’ultimo atto di una prolungata saga dove, in filigrana, il posizionamento disciplinare nei confronti della Chiesa potrebbe portare il Manelli a nefaste conseguenze sul piano canonico, oltre che civile – penale.

L’articolista, citando il legale di padre Manelli, l’avv. Enrico Tuccillo, parla di una denuncia depositata il 2 marzo 2016.

E’ possibile che il ricorso alla stampa sia l’espediente per fare pressione sulla Procura.

In essa “ipotizza un complotto di alcuni frati ai danni del Manelli e dell’ordine al fine di ‘impossessarsi dei beni dell’istituto’: sarebbero gli istigatori delle ricostruzioni ‘fantasiose’ che hanno demolito l’immagine del religioso, adoperandosi nel confezionare e diffondere il citatissimo ‘dossier’ che ha contribuito ad allargare le indagini dalla truffa alle violenze, sempre presunte”.

Su un comunicato ufficiale dell’Istituto religioso del 26 marzo 2015 così si leggeva: La quantità e l’identità dei beni sequestrati ci era in gran parte sconosciuta, il che conferma i dubbi sulla trasparenza della loro gestione”.

I frati quindi non sapevano nulla o quasi prima del commissariamento.

Lo stesso articolista riporta in riferimento al Manelli:gestione ‘arbitraria e personale’ di beni e risorse provenienti da lasciti e donazioni”.

A chi o a cosa credere?

Qualora dei frati avessero montato il caso per impossessarsi dei beni, cosa ne avrebbero fatto di quei trenta milioni di immobili?

Rimosso il Manelli dal governo, avrebbero i frati complottisti avuto la certezza di governare?

Non ci sono forse negli Istituti religiosi elezioni democratiche?

Come si svolgevano tali elezioni durante il governo Manelli?

Quanti erano gli elettori sui quattrocento frati ostentati sulla stampa?

Se pur avessero governato, il potere dei “complottisti” sarebbe stato permanente nel tempo e monocratico nella forma come quello del Manelli?

Viceversa, come ha potuto oziosamente e furtivamente  immobilizzare un tale patrimonio Stefano Manelli?

Sembra che alcuni autorevoli Frati Minori Conventuali testimonino oggi in varie ed opportune sedi di un rapporto poco trasparente con il denaro da parte del Manelli già durante il periodo nel quale militava nel loro Ordine. Si parla di oltre il miliardo delle vecchie lire.

Manelli fu Ministro Provinciale a Napoli dal 1982 al 1988.

Cosa spinse davvero il Manelli a separarsi dal suo Ordine di appartenenza?

Dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, intanto, informano che agli inizi degli Anni Novanta fu bocciata la proposta del Manelli del suo generalato a vita una volta fondato il nuovo Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata.

Come ha potuto allora quest’uomo rimanere al potere per quasi venticinque anni ininterrotti?

Oltre al portafoglio ci sono zone d’ombra anche sullo scettro e cioè sulla legittimità canonica della sua lunga e prolungata autorità.

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Le virgolette sull’espressione “false accuse” dice tutto sulla lettura del Mackinson all’intera vicenda.

Troppe le incongruenze nella denuncia firmata – si legge – da dieci persone che rischiano a questo punto la querela della controquerela.

Tutto è tanto buffo quanto strano.

Emerge poi la volontà di “arginare” il Commissario Pontificio.

“Per i ‘manelliani’ – scrive il Mackinson – il 28 luglio 2013, si presentano al notaio i consiglieri delle associazioni francescane, modificano lo statuto facendo entrare nella compagine sociale due laici (solo due? ndr) che, non essendo soggetti al voto di obbedienza, potevano disporre dei beni allo scopo di tutelarli, impedendone il trasferimento dalla Congregazione dei religiosi alla Santa Sede” (sic).

In questo si capirebbe che i beni questionati, non sono della Chiesa, ma a uso e consumo del Manelli.

Il Fatto Quotidiano rivela inoltre che “non sono mancate proposte di transazione avanzate dai commissari della Santa Sede (e naufragate) per ottenere la dimissione degli amministratori laici delle associazioni e la devoluzione dei beni alla Chiesa stessa, con impegno a restituirli poi all’Istituto”.

Questo vuol dire che si è cercato di evitare al Manelli un’eventuale condanna, di “lavare i panni sporchi in famiglia…”.

Infatti, completa l’articolista, il Manelli e gli altri indagati avrebbero beneficiato della “rinuncia ad ogni azione giudiziale”.

E’ come dire: “restituisci il malloppo e facciamo finta che non è successo niente”.

“L’accordo sarebbe poi saltato per la professata ‘indifferenza alla patrimonialitàda parte del Manelli”.

Insomma: ci tiene o non ci tiene il Manelli ai beni?

E’ lui o non è lui che ha voluto le modifiche statutarie per il cambio della compagine associativa dai religiosi (frati e suore) ai laici suoi figli spirituali, familiari, amici e amici degli amici?

Come mai inoltre negli statuti “rivisti e corretti” delle Associazioni la finalità non è più propriamente l’aiuto ai poveri e alle missioni quanto piuttosto: “lo spirito di Padre Manelli?”

Nella Prefettura di Avellino sono consultabili gli atti.

Dulcis in fundo il giorno dopo la pubblicazione del post su’ “Il Fatto Quotidiano online”  a fagiuolo c’è una nuova puntata sul “Convento degli Orrori” su “La Vita in Diretta” di RAIUNO.

Forse Manelli dopo aver rovesciato il tavolo di ogni trattativa è convinto che il modo migliore per difendersi è attaccare?

Lo avrà innervosito il silenzio della Magistratura?

Ha bisogno di ritornare ai vecchi schemi del passato?

Deve cercare disperatamente di rifarsi l’immagine o creare un contraddittorio con gli stessi titoloni delle accuse infamanti rispedite a presunti mittenti?

Quanti soldoni in questa vicenda che girano!

L’avvocato brandisce in TV un foglio con i nomi dei querelati.

C’è nervosismo e poca lucidità.

Il caso Manelli, comunque, non è la stessa cosa del caso Michele Giordano e Giuseppe Rassello, lex arcivescovo cardinale di Napoli e il parroco della Sanità difesi entrambi dal Tuccillo.

Il 2016 non è il 1990; i Frati Minori Conventuali non sono le stesse vittime di oggi; quello che ha funzionato nel passato, non può valere sempre…

Alla fine dell’intervento su RAI UNO, l’invitata Barbara Alberti fa capire che non è giusto trincerarsi per il Manelli dietro Padre Pio o San Francesco.

I due santi sono stati “sfruttati” dal Manelli per crearsi lui, nell’immaginario collettivo, un aureola di santità che in realtà è solo un alone e niente più.

Untuosità e non unzione direbbe Papa Francesco.

I santi alla Chiesa obbediscono e avendo sofferto persecuzione e tribolazioni hanno sempre cantato la “Perfetta Letizia”.

Questa è la prova della santità, se cè.

Manelli ha preferito la strada degli avvocati. Padre Pio ironizzava a tal proposito con la battuta sul “diavolo protettore”.

Manelli, “scherza con i fanti, ma lascia stare i santi”!

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La tentazione di Sant’Antonio, quadro di Salvador Dalì

IL FATTO QUOTIDIANO: ORRORE IN CONVENTO: SANGUE, MOLESTIE E SOLDI SPARITI


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IL FATTO QUOTIDIANO del 23 giugno 2015

Cronaca

di » ANTONELLA MASCALI

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Orrore in convento : sangue, molestie e soldi spariti

Accuse Ex suore ed ex frati denunciano padre Stefano Manelli, fondatore della comunità Francescani dell’ Immacolata a Frigento. Indaga la procura irpina.

Per i suoi fedelissimi è più santo di Padre Pio, per alcuni frati e tanti ex frati ed ex suore che sono fuggiti dall’ istituto dei Francescani dell’Immacolata (almeno 100 negli ultimi 10 anni) il fondatore della comunità religiosa, Padre Stefano Manelli è un traditore della Chiesa, artefice di terrorismo psicologico, atti di libidine, vessazioni e minacce ai danni di frati e suore. Ci sono un paio di testimonianze su suore che sarebbero state costrette a stare con uomini che pagavano l’Istituto, altre che parlano del divieto di curarsi, con gravi conseguenze per la salute : «  È contro la povertà prendere i medicinali”. Secondo una ex suora, padre Manelli avrebbe anche costretto delle consorelle a fare un giuramento di fedeltà assoluta con una lettera scritta con il sangue. 2015-06-24_040729

UNA MONTAGNA di soldi destinati alla carità, soprattutto alle missioni in Africa e in Brasile sono tornati in Italia e il sospetto è che avrebbero alimentato il conto corrente personale di Padre Manelli mentre le suore missionarie erano costrette a mangiare cibo avariato. Le denunce sulle presunte devianze nelle varie sedi di questo istituto, nato a Frigento, in Campania, sono cominciate nel ‘ 98 quando sette persone hanno scritto alla Congregazione dei religiosi, l’organismo in Vaticano che si occupa di indagare sul giusto operato delle comunità cattoliche. Hanno puntato il dito contro i vertici, gli unici artefici di presunti abusi a danno dei religiosi comuni. Ma tutto è rimasto nei cassetti fino a quando non è arrivato Papa Benedetto XVI, che ha mandato un visitatore apostolico.

La svolta c’è stata, però, con Papa Francesco che ha commissariato l’Istituto. In mano al Vaticano ci sono decine di testimonianze su quanto sarebbe accaduto nelle sedi dei Francescani dell’ Immacolata. Ora che i dossier, che Il Fatto ha potuto leggere, sono da un paio di settimane anche in mano alla Procura di Avellino che deve vagliare la loro veridicità e rilevanza penale. A consegnare la corposa documentazione, piena di racconti sconvolgenti, tutti da riscontrare, è stato l’ avvocato Giuseppe Sarno, legale dell’ Istituto e del commissario apostolico del Vaticano, padre Fidenzio Volpi, morto improvvisamente il 7 giugno scorso.

Ecco che cosa ha scritto un frate su padre Manelli, ascoltato da un parroco che ha raccolto diverse testimonianze all’ esame del Vaticano e ora anche dei magistrati : ” Erano evidenti i metodi di plagio sui ragazzi. Parlava di inferno e di dannazione se non fossero entrati nell’Istituto”. Il frate aveva già denunciato, inascoltato, a metà degli anni 90 i ” soprusi”. ” Oltre alle due lettere che inviai alla Congregazione, incontrai Padre… …mi rivelò con un dispiacere immenso che qualcuno non voleva che si mandasse il visitatore apostolico, anche se per lui era assolutamente urgente. Riporto qui solo alcuni insegnamenti – certamente suggeriti da lui diffusi da alcuni frati e suore: “Padre Manelli ha le stimmate invisibili; Padre Manelli ha ricevuto da Padre Pio tutti i suoi carismi e per questo scomparvero al Santo le stimmate alcuni giorni prima di morire.

Solo chi obbedisce ciecamente a Padre Manelli sta nella verità ”.

Un’ altra testimonianza : “Le suore hanno messo su, in modo arbitrario, un sistema lager. Madre per punizione fa pulire il pavimento strisciando con la lingua, cioè fa leccare la stanza”.

L’ ex suora che ha raccontato di giuramenti con il sangue ha scritto al Vaticano nel 2001 ma non è successo nulla. Il prefetto della Congregazione dei religiosi era il cardinale Eduardo Martinez Somalo.

QUANDO c’ è stato il commissariamento, nel 2013, ha testimoniato nuovamente su Manelli : quando si trovava a Montecassino, secondo la sua versione dei fatti, padre Manelli avrebbe chiesto obbedienza con il sangue a lei e a poche altre consorelle : ” Il Padre Abate di Montecassino era contrario alla presenza del Manelli nella vita delle suore, così ci fu riferito da Padre Stefano. La notte del nostro arrivo a Frattocchie il Manelli ci disse che avremmo dovuto scrivere una formula con il sangue con cui avremmo dovuto affermare la nostra obbedienza ai Padri Fondatori, specie a lui e di offrirci vittime per qualcuno. Io offrii la mia vita per lui. Tutto doveva essere svolto in gran segreto nella cappellina della baracca”.

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E ancora : “Finite le lezioni ci chiamava quasi tutti i giorni nella sua stanza da sole per fare direzione spirituale, così diceva lui. Una mattina, dopo la lezione, fui chiamata io, ma appena entrata si avvicinò a me con un atteggiamento per nulla spirituale e che mi fece ritrarre infastidita e confusa.

Cercò di tranquillizzarmi dicendomi che non dovevo vergognarmi ma che dovevo considerarlo come il mio sposo. A queste parole risposi in modo fermo e nauseato che il mio sposo era Gesù e Lui solo, e andai via sconvolta. A Pietrelcina per un ritiro spirituale, P. Stefano mi metteva la mano in petto e la muoveva in senso rotatorio, alla mia sorpresa a quel gesto insolito disse che poiché ero piena di Gesù e dell’ Immacolata nel mio cuore lui in quel modo li sentiva, era come accarezzare loro”.

Papa Francesco ha fatto chiudere anche il seminario interno dei frati francescani dell’ Immacolata, il cui rettore, Settimio Manelli, nipote del fondatore, ha proibito la partecipazione all’ insediamento del Pontefice il 19 marzo 2013. Nel seminario veniva persino censurata la lettura dell’Osservatore Romano, considerato “troppo di sinistra”.

 

AL PONTEFICE, il 30 agosto 2014, ha scritto il papà di una suora, tra coloro che presentarono denuncia già nel lontano ’98 : « Se queste ultime testimonianze hanno una valenza grave per la Chiesa e forse anche rilevante dal punto di vista penale, Santo Padre, in ginocchio, come un figlio, Le chiedo : perché l’efficace macchina da Lei messa in moto per far piena luce su questi fatti, sembra oggi che si sia in un certo modo quasi fermata?

Perché non si fa piena giustizia a tante persone che hanno sofferto e soffrono e sono (o sono state) vittime dì tanti abusi e soprusi in quell’ Istituto? Solo per questo grido di dolore profondo, mi sono permesso di importunarla, per supplicarla di dare compiuta e rapida soluzione, oltre che risposta adeguata, alla gravità dei fatti, riferita, ormai, da centinaia di testimonianze ».

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LA SCHEDA:

LE TESTIMONIANZE dei presunti soprusi dei vertici dell’istituto dei Francescani dell’Immacolata, fondato da padre Stefano Manelli, in Campania, sono state consegnate alla procura di Avellino perché è lì che c’è un’indagine per truffa aggravata e falso ideologico che ha portato, il 26 marzo scorso, al sequestro di 30 milioni di euro a due associazioni legate all’istituto, Missione dell’Immacolata e Missione del Cuore Immacolato, a quanto pare gestite « allegramente » all’insaputa dei semplici frati e suore. Il provvedimento eseguito dalla Guardia di Finanza, che sta lavorando per verificare tutti i movimenti bancari, riguarda un canale radio televisivo, svariati immobili e conto correnti tra Avellino e altre città italiane, compresa Roma. 

 

L’INDAGINE E’ NATA grazie a un esposto presentato dall’avvocato Giuseppe Sarno, nel 2014, per conto del commissario apostolico del Vaticano, padre Fidenzio Volpi, nominato nel 2013, che ha sospeso il superiore Padre Stefano Manelli.

 

C’E’ SEMPRE STATO UN FEELING tra Manelli e i tradizionalisti anche filo lefebvriani, gli anti Papa Francesco. Dopo il commissariamento, su diversi blog di quell’area si scatenano gli insulti al Pontefice, al prefetto della congregazione dei Religiosi, cardinale Joao Braz de Aviz e al segretario, monsignor José Rodriguez Carballo, al commissario Volpi e a padre Alfonso Bruno, nominato da Volpi segretario generale dell’Istituto. Contro il commissariamento scrive anche “Il Foglio”. Su “Corrispondenza romana”, diretto da Roberto De Mattei, ex consigliere di Gianfranco Fini ed ex vicepresidente del Cnr, viene promossa una petizione elettronica, senza riscontro anagrafico, per rimuovere Volpi: ottiene solo 8 mila firme.

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LA SAGRA DEL “VIN-TAG”

Goldene Himbeere

“A San Martino ogni mosto è vino” recita il popolare adagio che accompagna nel mese di novembre l’assaggio del vino nuovo dopo la cessata fermentazione del mosto.

L’alzata di gomito fa sicuramente perdere di lucidità e non risparmia nessuna categoria sociale, giornalisti compresi; meglio ancora se “à la retraite”!

In vino veritas, nel vino è la verità, diceva Plino il Vecchio.

Che cosa non rivela l’ebbrezza?

Come scrive Orazio, “essa mostra le cose nascoste” e altrove scrive che i re “torturano con il vino colui che essi non sanno se sia degno di amicizia”.

Come lo rivelerebbe “il test del palloncino” c’è da supporre che sia questa la prova alla quale vengono sottoposti dai “farisei contemporanei” gli “scriba contemporanei” da assoldare per attaccare il Papa e la sua azione di governo.

Più che saga FFI sarebbe allora meglio parlare di sagra del vino!

Marco Tosatti aiuta a capire molto bene questo “spirito” e rivela come nella vicenda dei Francescani dell’Immacolata qualche giornalista caduto in disgrazia sia stato inserito su un libro paga.

Dopo la sottrazione dei beni ai Francescani dell’Immacolata per volontà del Fondatore molto generoso la scorsa estate verso i suoi figli e soprattutto le sue figlie spirituali, il montepremi da offrire agli scribacchini non scarseggia affatto.

E’ difficile infatti giustificare un costante interesse sullo stesso tema divenuto “vintage”.

La sindrome dei vent’anni sicuramente affliggeva il Padre Manelli se circa ogni due decenni doveva necessariamente affondare e poi fondare una nuova “corte dei miracoli”.

Ai cultori del disco vintage sarà sicuramente capitato il fenomeno del “disco incantato” visto che il Tosatti ripete sia il 16 che il 20 novembre 2014 le stesse cose: un copia e incolla!

–     “Come già notato sia su questo spazio che da altri, il Commissariamento dei Francescani dell’Immacolata si contraddistingue sia per la vaghezza delle motivazioni – in realtà non è mai stato detto per quali motivi concreti la Congregazione per i Religiosi abbia deciso il provvedimento, salvo un’accusa di deriva “criptolefebvrista” – sia per il grado di conflittualità interna che ha provocato, e la severità della reazione, di cui questo ultimo episodio è un’ulteriore conferma”.  

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       “Come già notato sia su questo spazio che da altri, il Commissariamento dei Francescani dell’Immacolata si contraddistingue sia per la vaghezza delle motivazioni – in realtà non è mai stato detto per quali motivi concreti la Congregazione per i Religiosi abbia deciso il provvedimento, salvo un’accusa di deriva “criptolefebvrista” – sia per il grado di conflittualità interna che ha provocato, e la severità della reazione, di cui questo ultimo episodio è un’ulteriore conferma”.

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e ancora:

–        “Da profano, mi chiedo perché un religioso che non si sente più di continuare all’interno di una congregazione debba essere quasi costretto a rimanere, invece di portare il suo contributo di sacerdote in una diocesi, in un momento in cui le vocazioni non è che abbondino. Celiando, si potrebbe dire che sono rifugiati anche loro…E perché il Commissario Pontificio si rechi ad Assisi per dire “Attento…” a questo o quel vescovo”.     (16 novembre)

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       “Osservando la questione da un punto di vista laico e civile, non è facile capire perché un religioso che non si sente più di continuare all’interno di una congregazione debba essere quasi costretto a rimanere, o ad abbandonare totalmente il suo cammino spirituale, invece di rimodellare in una diocesi la sua vita, in un momento in cui le vocazioni, fra l’altro, sono scarse”.  (20 novembre)

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Ci viene subito in mente un’idea!

Perché non istituire un Razzie Awards per il giornalismo?

Marco Tosatti, anche se non ama seguire Papa Francesco,  potrebbe almeno imitarlo mettendo all’asta di beneficenza i “lamponi dorati” del trofeo senz’altro assegnatogli annualmente.

La tecnica di Tosatti ci ricorda tanto i dischi e i loro “incantatori” che hanno accompagnato le lotte operaie, le contestazioni del ’68, le feste degli anni ’70 … Poi quasi in contemporanea con il crollo del  Muro di Berlino è iniziato l’inesorabile declino di quell’epoca  ed il caro, vecchio 45 giri ne è stato la prima vittima.

Il Papa che abbatte i muri e costruisce i ponti, deve evidentemente dare fastidio ai venditori dei “dischi incantati” e una delle prime vittime deve essere stato qualche cultore del vintage, incappucciato grigio o con cappellina rossa che sia…

Addolora il plagio perpetrato ai danni di tanti ragazzi e ragazze che con la ripetitività del mantra e l’isolamento settario che fa vedere persino nella Chiesa “il nemico alle porte”, sono caduti nella rete del Padre Manelli.

Perché il Tosatti non intervista le vittime del Padre Manelli, visto che si chiede tanto quali siano i motivi del commissariamento?

Perché non intervista donne e uomini entrati poco più che minorenni nella vita religiosa e poi usciti quasi quarantenni, distrutti a causa del Padre Manelli?

Perché non intervista i loro anziani familiari?

Perché non verifica lo stile di vita tenuto fino ad oggi dal Padre Manelli e dai suoi accoliti?

Altro che fedele osservanza della vita religiosa!

Quella è tutta in quello che Tosatti chiama “nuovo corso FFI”!

Perché l’illustre vaticanista non fa un’inchiesta sulla destinazione dei beni dell’Istituto e il loro uso attuale?

Perché non interroga gli ex Superiori e confratelli Conventuali del Padre Manelli?

Perché non intervista vescovi e preti che hanno avuto a che fare in passato con il Padre Manelli?

Se non lo fa lui, altri professionisti seri di sicuro lo faranno…

Per essi si prepara piuttosto il Premio Pulitzer!

Il Razzie Awards sappiamo già a chi potrà essere assegnato…

L’atteggiamento a-professionale, fazioso, ripetitivo del Tosatti & Company si sta rivelando oramai la Waterloo del novello “Napoleone francescano”.

Il Padre Manelli ha sempre cinicamente ricattato i vescovi profittando delle loro poche forze di clero.

Come scritto sul blogghino San Pietro e dintorni, secondo lui in “un momento in cui le vocazioni sono scarse” i vescovi dovrebbero accogliere nelle loro diocesi chiunque.

Questo vale anche per coloro che sono ladri, eretici, donnaioli, arroganti, ignoranti,  pedofili e omosessuali, proprio come era successo nella Diocesi dell’amico vescovo di Albenga?

Bene ha fatto allora Monsignor Nunzio Galantino – se è vero – ad inviare una lettera circolare all’episcopato italiano.

Come Segretario CEI era suo dovere.

Monsignor Galantino non era nelle liste dei potentati curiali e Papa Francesco lo ha fatto eleggere proprio per questo.

E’ la stessa sorte che è toccata a chi oggi, nel nuovo corso FFI “impersonato  – sono le parole del Tosatti – dal segretario e portavoce, padre Alfonso Bruno” si trova ad essere diventato un eroe, suo malgrado.

Diversamente, l’importanza attribuitagli e gli attacchi infertigli, non si giustificano.

Poiché qualche prelato potrebbe lasciarsi commuovere dalla solita versione dei “frati perseguitati” e lasciarsi altrettanto commuovere dall’obolo di qualche “anima generosa” e amante del “vintage”, una di quelle che bussano con la punta di piedi e non con le nocche delle dita alla porte dei sacri palazzi, avendo le “mani occupate a tener fagotti e capponi”, era doveroso non piagare ulteriormente la Chiesa, anche nella sua dimensione locale e diocesana, con dei nuovi farisei.

Dopotutto, non sono essi che duemila anni fa hanno fatto condannare a morte Gesù Cristo?

Historia repetit…

“Peccatori sì, ma non corrotti” ci dice papa Francesco.

E sui blog continui pure la sagra del vintag!

Sulla giostra c’è posto per tutti!

TOSATTI STA INVECCHIANDO!

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In merito al nuovo articolo di Marco Tosatti sulla Stampa non è possibile non rilevare alcune sue evidenti contraddizioni.

STRANE  PRETESE

Tosatti quando era giovane si limitava a fornire informazioni e ad approfondire e ragguagliare i lettori su fatti e avvenimenti della Chiesa, senza pretendere di fare entrate a gamba tesa. Adesso che è vecchio sembrerebbe invece quasi pretendere che la Santa Sede chiedesse prima il suo parere per poi agire! O comunque che l’azione della Santa sede – non si sa per quale assurdo motivo – dovrebbe prima passare al vaglio del suo presunto discernimento addirittura anche per il normale esercizio della sua legittima autorità e nell’espletamento della sue ordinarie funzioni e compirti. Siano alla fantascienza!!

PRASSI  ORDINARIA

Inoltre la vecchiaia gli fa dimenticare lo stesso diritto canonico della Chiesa.

Rinfreschiamo la memoria a Tosatti. I vescovi diocesani, di per sé, non avrebbero avuto neanche bisogno che Mons. Galantino, segretario generale della C.E.I., scrivesse quella lettera.  Essi, i vescovi diocesani, sanno che quando un religioso chiede di uscire dal suo Istituto per essere incardinato in diocesi, devono chiedere informazioni sul candidato all’Istituto di provenienza. Mons. Galantimo, quindi, con la sua lettera, HA SOLO RICORDATO AI VESCOVI DIOCESANI LA PRASSI ORDINARIA DELLA CHIESA. Trattandosi di un Istituto commissariato, in cui il superiore è il Commissario apostolico, è ovvio che le informazioni sul religioso che vuole trasferirsi, debbano esser chieste al Commissario!  Qual è il problema?  Perché Tosatti finge di cadere dalle nuvole?  Non era un giornalista corretto? E perché adesso fa da sponda allo spirito di disobbedienza dei manelliani?

SOLITO  TRUCCO?

Non si tratta forse solo di un trucco per riciclare e riproporre la solita tiritera dei soliti manelliani che forse lo hanno abbindolato?  L’Istituto è di diritto pontificio per cui la Santa Sede ha il diritto-dovere, in base alla documentazione e alle testimonianze in suo possesso, di AGIRE CON I MEZZI, I MODI E I TEMPI CHE RITIENE OPPORTUNO.

Inoltre la grande superficialità di base del “vecchio” Tosatti – a differenza del giovane – gli fa dimenticare una cosa importante: conta o non conta la vocazione?  Oppure è “acqua fresca”? Oppure è un elemento insignificante? Questi che vogliono andare nelle diocesi, infatti, fino ad un anno fa giuravano e spergiuravano che essi erano soltanto francescani, solo manelliani, che potevano vivere soltanto in quell’Istituto. All’improvviso la loro vocazione religiosa francescana, non conta più nulla è evaporata e svanita nel nulla:  vorrebbero correre tutti a fare i preti  diocesani! Delle due cose:  o non erano veri religiosi prima (e allora quando parlavano di carisma da difendere erano falsi) o non sono preti diocesani oggi (e allora bisogna impedire una nuova falsità). Tertium non datur!

TRASFORMISTI  E  CAMALEONTI

A mio avviso, allora, ha ragione padre Alfonso Bruno quando afferma che questo improvviso “esodo” verso le diocesi di questi religiosi “snaturati”  – per i quali non conta più niente quel tipico carisma francescano su cui fino a poco fa facevano invece tanto chiasso – è solo uno “STRATAGEMMA PER SOTTRARSI INTANTO ALL’AUTORITÀ DELLA CONGREGAZIONE PER GLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA E DELLO STESSO COMMISSARIO APOSTOLICO IN UNA FASE DI VERIFICA CANONICA, DOTTRINALE, DISCIPLINARE E FINANZIARIA”.

In questo caso si tratterebbe solo di un illusorio “GIOCO DI PRESTIGIO”, di uno SQUALLIDO TRASFORMISMO ECCLESIALE, di un DISONESTO MIMETISMO sul tipo di quello dei camaleonti!.

Riccardo Piccarreta

UN FUCILE BERETTA CONTRO LA METAFISICA DELL’IMMANENZA

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in risposta all’articolo a questo Link

A Galtrone Valtrompia di certo non mancano gli Ambrogio, compresi quelli che  portano il cognome della nota azienda di armi che nel XVI secolo ha trovato i natali in quel paesino lombardo.

Gardù lo chiamano in dialetto i bresciani, sicuramente avvezzi al riecheggiar degli spari per la prova di qualità dei fucili Beretta.

Le sparate davvero sono grosse se a premere il grilletto è un prete che si prepara alla “riscossa – cristiana” sul carroccio di Legnano.

All’arciprete don Ambrogio Beretta, nomen omen, viene concesso uno spazio siderale su un blogghino provinciale.

Il don Beretta le conosce tutte le porcellane dell’internet e le mette in fila per un esercizio di tiro al piattello: “Libertà e Persona”, “Riscossa Cristiana”, “All Christian“, “Chiesa e post Concilio”, “Corrispondenza Romana”, “Rorate Coeli”, “Unavox”.

Anche il Don si sente di pontificare sul caso dei Francescani dell’Immacolata diventato la novella Damasco o Baghdad per jihadisti cristiani.

C’è un limite alla sua lectio magistralis quando dichiara che “mancano dati fondamentali quali le dichiarazioni depositate presso la Santa Sede dai primi accusatori del governo di p. Stefano Manelli, fondatore dei FFI e la conoscenza della psiche, della moralità e della buona fede degli accusatori”.

La sua quindi “sarà un’analisi solo induttiva, che a partire dalle esperienze, cerca di desumere i principi generali”.

Peccato per il nostro don Beretta che la Santa Sede proceda invece per deduzione, poiché i dati che lui ignora e che non ha il diritto di sapere, nei Sacri Palazzi li conoscono, eccome!

Inizia quindi una lectio magistralis sulla metafisica dell’immanenza, simile a quelle lezioni autorevoli fornite molto probabilmente nello studio teologico interno degli FI, realtà soppressa come “atto dovuto”.

Don Beretta ne fu studente o professore?

La sua conclusione merita gratitudine e considerazione poiché don Beretta fa riferimento “per induzione” alle probabili cause della destituzione del Generale e dei suoi Feldmarescialli: “violenze, guerre, mancanze di rispetto della dignità della persona (e della sua libertà), diffamazioni, detrazioni, ricatti, a volte la stessa frenesia nell’agire e altro, perpetuati a livello sociale, o personale, dall’autorità competente – per abuso di potere – oppure dai privati” (sic).

Oltre alla “perfetta letizia” questa è “la metafisica dell’immanenza” brevettata berettiana.

Continua poi l’excursus di don Beretta che forse per la stanchezza inverte i ruoli quando dichiara “che coloro i quali sostengono il padre Fondatore dei FFI, P. Stefano Manelli” utilizzano toni pacati, mentre coloro “che sostengono il Commissario, e il suo Segretario, P. Alfonso Bruno, FFI (le virgole sono inserite così)” si distinguono “per le argomentazioni contraddittorie, l’acredine, la verbosità, per  quanto quest’ultima sia attribuita agli “avversari”.

Con il suo fucile, malgrado i grossi “pallini” (le grosse balle),  il don Beretta ha mancato il bersaglio.

Niente paura.

Il tempo di ricaricare il fucile e le grosse sparate possono continuare.

Dall’induzione si passa addirittura alla testimonianza diretta quando don Beretta fa riferimento alla “voce del popolo” alla riscossa… cristiana.

Per il don Beretta, le accuse mosse contro i dissidenti FFI sarebbero:

1  “Le domande di indulto, richieste da alcuni FFI alla Santa Sede, di poter uscire dal proprio Istituto;

2  Presunti provvedimenti disattesi, disposti dal Romano Pontefice (mai sottoscritti)”(sic).

Vabbé che la caccia è aperta, ma cosa spara don Beretta?

C’è poi il riferimento – niente poco di meno che – a Madre Teresa di Calcutta la quale  “ottenne l’indulto di dimissione dall’Istituto delle Suore di Loreto, di cui era membro, per fondare, assieme ad alcune sue ex allieve, le Missionarie della Carità”.

Per “deduzione” il don Beretta vuole affermare:

“Se il Padre Manelli è più ispirato di Madre Teresa di Calcutta, perché impedirgli di uscire dall’Istituto da lui fondato per fondarne o… affondarne un altro?”

Dopotutto il Conventuale Padre Manelli si fece FFI nel 1990!

Da una vita in nero passò al grigio.

Dopo altri nuovi vent’anni, perché non passare al bianco con una nuova tonaca?

E’come Gandalf, lo stregone buono, che da grigio diventa bianco.

Gli ex allievi, per transfert,  dovrebbero essere gli ex studenti randagi FFI?

E’ questa l’eccletticità o l’ecclesialità dei santi?

La dissertazione filosofica del don Beretta procede intanto con il passaggio dall’ontologia alla logica minor e gli esercizi di sillogismo circa l’infallibilità del Papa.

Dalla Pastor Aeternus del Vaticano I il don Beretta continua la sparatoria con un volo a un tiro di schioppo sull’ecclesiologia del Vaticano II collocandosi alla scuola di Severino Dianich, forse compagno di giochi del Padre Manelli essendo nato pure lui a Fiume appena un anno dopo.

Indovinata per i nativi friuliani – che nell’Istituto non mancavano – la citazione di Santa Caterina: “Io, se fussi in voi, temerei che il divino giudicio venisse sopra me”.

Come non ammirare, si chiede il don Beretta, l’appoggio al Fondatore da parte di alcuni frati?

E Santa Caterina che incalza: “Io, se fussi in voi, temerei che il divino giudicio venisse sopra me”!

Dalla “voce del popolo” (e delle loro famiglie angosciate) apprendiamo che diversi giovani sono in mezzo alla strada, contrariamente al Padre Manelli.

“Me lo ha detto Padre Stefano di uscire dall’Istituto, tanto presto ne nascerà uno nuovo. Un giorno papa Francesco non ci sarà più”.

Si chiede ancora il don Beretta: “ma il Papa lo sa”?

Dalla “voce del popolo” il Padre Manelli dagli arresti domiciliari di Casalucense, stanco di fare  per esercizio di virtù il “frate portinaio” che attende al flusso ininterrotto di secondini dissidenti, suore, amici, parenti e conoscenti, che lo sottopongono a continua visita fiscale, ha deciso di riconvertirsi al Vaticano II.

E’ infatti “ritornato alle origini” sistemandosi nella garganica terra della sua infanzia presso il convento delle velate donzelle nel ricordo arcano della “Dea Madre”.

Spera sempre nella “voce del popolo”, alla riscossa.

“Finché c’è guerra – e mi fingo vittima – c’è speranza” diresse e interpretò in una felice pellicola l’Alberto Sordi nel ruolo di trafficante di armi… Beretta!

Per il don Beretta, essi hanno già vinto…

E’ l’ultimo botto, l’ultima sparata.

Scopriremo più tardi che il premio è un viaggio nelle calde acque dello Stige, “il fiume del lamento”…

“Io, se fussi in voi, temerei che il divino giudicio venisse sopra me”!

FABIO CANCELLI, UN GRAFOMANE IN CERCA DI RECORD

 

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E’ un italiano: il primatista mondiale dello scrivere senza dire niente.

Il quindici è un numero magico per i continuatori del “Duce” in vena di esprimersi senza limiti di spazio e di tempo: parlò infatti per quindici ore filate l’Onorevole Almirante, impegnato a fare ostruzionismo alla Camera, meritandosi il soprannome di “Vescica d’acciaio”, dato che per tutto questo tempo non gli fu possibile andare in bagno.

Ora tale Fabio Cancelli dedica ben quindici pagine ad attaccare Padre Fidenzio Volpi e Padre Alfonso Bruno, senza negarsi qualche frecciata a Jorge Bergoglio, ridotto tuttavia nel suo sproloquio al ruolo marginale di comparsa.

Se però il Papa viene citato solo episodicamente nello scritto del Cancelli, egli domina la sua scena iniziale,  o meglio l’incipit della sceneggiatura.

L’ambientazione è misteriosa, “probabilmente in qualche importante sacrestia”, in cui il Papa ascolta “sorridente” Padre Alfonso Bruno.

Privo com’è del filmato del colloquio, Cancelli si trova nell’impossibilità di decifrare il labiale.

Ciò malgrado, il Nostro non si scoraggia, e redige un copione in cui il Papa – che evidentemente deve essere interpretato da una comparsa – rimane in silenzio, mentre parla Padre Alfonso Bruno, con un linguaggio degno di un “cattivo” dei film western: “Non preoccuparti, Francesco, ci sono io che ti difenderò da questo ammasso di blogghisti e dai miei confratelli malvagi e cripto-lefebvriani!”

A questo punto la scena viene tagliata, in modo che gli spettatori ignorino la risposta di Bergoglio, cosicché la “suspence” è assicurata.

Di qui in avanti, non si capisce assolutamente se quanto narrato nel seguito della pellicola sia da attribuire al Papa.

Questa tecnica narrativa è davvero degna di un grande regista: Sergio Leone inizia il racconto di “C’era una volta in America” con la visita del protagonista in una fumeria d’oppio, per cui lo spettatore non sa se il racconto successivo sia reale od onirico.

Qui, però, non c’entra la finzione scenica, quanto piuttosto l’intenzione subdola e maliziosa di insinuare che Padre Bruno sia candidato al Premio Nobel per gli ossimori nella raccolta dell’ampia letteratura epica dedicatagli da novelli scrittori alla Valerio Massimo Manfredi: malvagio/ vittima di un complotto; furbo/ ingenuo; genio/ limitato intellettualmente…

Giulio Cesare, Alessandro Magno e Napoleone, per citarne alcuni, sono solo degli autodidatti nei suoi confronti.

Padre Volpi è invece la reincarnazione di Marco d’Aviano. Tra Cappuccini ci si intende nella lotta contro i catto-talebani!
Il tale Fabio Cancelli alla fine scopre che dietro il Brown si cela un Burattinaio molto altolocato.

Degno da film di “Dan Bruno”: nomen omen!

Fabio Cancelli raccoglie la pistola fumante del gringo dello “spaghetti western”. E’ la prova che ha sparato lui!

Saltando alla conclusione delle quindici interminabili pagine redatte da Cancelli, come fanno i lettori impazienti dei romanzi gialli, non si scopre affatto che l’assassino è il maggiordomo, giacché il mistero permane, ed anzi si infittisce.

“Ma dov’è la logica – si domanda Cancelli – in tutto questo?”; ce lo domandiamo anche noi (n.d.r.).

 E conclude desolato: “Punto”.

Ci viene in mente il racconto di un corso tenuto alla Gregoriana da un insigne Professore di Teologia.

Il cattedratico iniziò la prima lezione con una domanda retorica: “Quid est Trinitas?”

Alla fine dell’ultima, riprese l’interrogativo iniziale: “Quid est Trinitas?”

E concluse dicendo: “Nescimus”.

La mancanza di una risposta plausibile affligge anche i malconsigliati che si avventurano nella lettura dello sproloquio di Cancelli.

L’unico filo logico consiste nella persecuzione cui Volpi e Bruno avrebbero sottoposto il malcapitato Manelli il cui merito è stato di vestire gli ignudi: 400 frati e 400 suore, persino nei parlatori!

Peccato che dal 1970 molti di più siano quelli e quelle già usciti prima del Commissariamento per farsi preti diocesani, entrare in altri Istituti, secolarizzarsi o sposarsi, con la “maledizione” del “Padre Comune” che è sulla terra (e non nei Cieli).

Sembra di udire il racconto delle asserite persecuzioni cui si dedicano i detenuti (tutti quanti – a loro dire – vittime di errori giudiziari).

La nota più illogica di queste narrazioni non consiste tanto nel negare le prove anche più evidenti, bensì nella mancanza di un motivo plausibile per cui poliziotti e magistrati si sarebbero dedicati a far condannare degli innocenti.

Qui si entra in quella forma specifica di paranoia che è il delirio di persecuzione.

Nel caso specifico, il perseguitato è indubbiamente Padre Manelli.

La reale identità del persecutore rimane invece sostanzialmente avvolta nel mistero.

Volpi e Bruno sono naturalmente dipinti come i Fouquier Tynville della situazione, ansiosi – nel loro delirio inquisitorio – di far cadere il maggior numero di teste.

Non si scorge invece l’identità del regista occulto, del Grande Vecchio (altra fissazione nazionale fin dal tempo delle Brigate Rosse) che manovra le “dramatis personae”.

Gli ingenui lettori, nei fumi dello sproloquio di Cancelli, esausti per un testo infarcito di oscure allusioni, di accuse sussunte, di denunzie tanto gravi quanto generiche, a questo punto sono letteralmente stremati, e nel loro sfinimento potrebbero credere addirittura che Volpi e Bruno hanno eliminato “Santokan” e i suoi tigrotti di Mompracem.

Cancelli preferisce però lasciare tutto nell’ombra, e svanirvi egli stesso come fanno teatralmente i presentatori dei programmi televisivi sui grandi misteri.

Il seguito alla prossima puntata.