La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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IL “DUCE”  LO AVEVATE PRIMA!

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RISPOSTA ALLA SEDICENTE RISCOSSA CRISTIANA (Fabio Cancelli link)

Poche volte ho letto un contributo  così modesto e privo di veri contenuti. Chi è Fabio Cancelli da mettersi continuamente a sindacare su quello che fa la Santa sede e soprattutto dalla posizione di Istituto indagato?  Che cosa vuole dire, in effetti con questa lettera?  Gli ricordiamo che più volte e su diversi blog o siti abbiamo già risposto a tutte quelle sue esternazioni che si fondano quasi sempre su impressioni soggettive, che abbandonano il  vigore e il rigore dei fatti concreti. Non si può stare sempre chiusi solo nel proprio orticello mentale. Internet, a ragione, può essere considerato un nuovo aeropago dell’evangelizzazione e quindi è doveroso navigarci dentro ed essere almeno informati..

1) Abbiamo già detto che per i fatti gravi della Nigeria non solo il “capo” che è stato sospeso a divinis, ma anche i suoi complici avrebbero dovuto finire – se ci fosse stata la denuncia –  addirittura in galera (cfr. sequestro di persona), per cui sembra ridicolo affermare che la sola sospensione a divinis sia grave. Vada a rileggere l’articolo “Mestieranti della disinformazione”: in Nigeria c’è stata una rivolta all’arma bianca: seminaristi manelliani ammutinati  (quelli normali non lo avrebbero mai fatto!); preso in ostaggio il superiore sottoposto a vessazioni e sequestrato, in rappresaglia contro la destituzione del precedente superiore (manelliano) che aveva commesso numerosi abusi e orchestrava la campagna di disprezzo e di ribellione contro le legittime autorità. In questa sommossa ci sono stati addirittura tafferugli tra i formandi, si è verificato l’intervento della polizia locale per sedare la rivolta. È dovuto intervenire anche il Vescovo locale, per ben otto ore nel convento, per placare gli animi”. Chi difende tutto questo o lo chiama una cosa da niente, si deve vergognare e non solo non è un vero frate ma neanche vero cattolico.

2) Manelli ha creato una mentalità da caserma in cui tutto era rigidamente controllato e una clima di terrorismo psicologico per cui tutti obbedivano e si dicevano contenti, così come nei vari regimi dittatoriali tutti si dicevano contenti. Nelle varie sètte è la stessa cosa: tutti dicono di essere felici, che c’è unità e il santone che li tiranneggia è visto come un benefattore. Di fronte alla fabbrica di burattini manelli e al  loro fanatismo, se non si affronta e si cura il DNA di base si perde tempo e non c’è una vera sanazione in radice. I manelliani che solo con manelli non vanno neanche a fare pipì se non chiedono permesso, invece con tutti gli altri sono insubordinati, tramano sotto banco, utilizzano l’inganno, fanno quello che vogliono e sparano veleno sul web contro il commissariamento, cosa che di per sé, già li qualifica di settarismo perché le procedure della Chiesa non si possono considerare come operate da nemici.

3) Le prove definitive la Santa Sede le dà a chi crede e quando crederà di darle, non certo al primo pinco pallino che le chiede. Ad un vero cattolico basta quanto già indicato in merito ai campi sotto inchiesta:

  1. a) Nel Decreto di nomima del Visitatore apostolico già emergono i problemi interni all’Istituto per i quali si procede all’indagine: “stato della comunità, vita di comunione fraterna, stile di governo del Superiore Generale, formazione dei giovani religiosi e dei candidati al sacerdozio, rapporti con la Congregazione delle Suore Francescane dell’Immacolata (cfr. Decreto, p. 2).
  2. b) Nel Decreto di nomina del Commissario Apostolico Padre Fidenzio Volpi sono aggiunti altre due aree su cui indagare: “l’organizzazione delle attività apostoliche; la corretta gestione dei beni temporali” (cfr. Decreto, 11 luglio 2013).
  3. c) I provvedimenti già presi, l’8 dicembre 2013, dal Commissario Apostolico, in piena sintonia con la Congregazione dei Religiosi e col Santo Padre data la loro gravità e serietà (Lettera, pp. 4-5), indicano con chiarezza la gravità e la serietà dei problemi esistenti in quell’Istituto. La gestione dispotica dell’Istituto, sintetizzata dal frate che ha rilasciato intervista a Radio Spada con la frase “non si muove foglia che manelli non voglia”, esprime bene la prima deviazione dell’Istituto; c’è poi la sua divinizzazione, il culto della personalità, il ritenerlo un “santone” visionario per cui da molti viene messo effettivamente “al di sopra della Chiesa e anche del Vangelo” per cui, anche se non ve ne accorgete nel vostro Istituto SI SEGUE LA PERSONA, NON IL CARISMA, così da avere un grottesco Istituto “ad personam”, come i partiti “ad personam”; ci sono poi gli abusi vari nella vita interna dell’Istituto, con le complicità in questi abusi dei componenti del decaduto – grazie a Dio – Consiglio Generale; e ci sono poi le tante altre contestazioni che in tanti articoli e testimonianze abbiamo già relazionato. “L’ideologizzazione del V.O. (non del V.O. in se stesso che noi stimiamo) ideologizzazione dovuta soprattutto alla Papessa Perillo e a Suor Consiglia; gli abusi e i soprusi compiuti nella vita ordinaria dell’Istituto (che non c’entrano niente con la S. Messa tridentina) e poi tanti altri buchi neri dei manelliani: il settarismo, il fariseismo, l’elitismo, il fondamentalismo, il culto abnorme della personalità del fondatore, il falso carismatismo, il controllo assoluto e nevrotico delle persone, le costrizioni puerili, l’uso dei ricatti, delle minacce, del terrorismo psicologico (si minaccia l’inferno ad ogni occasione), la polverizzazione dell’identità e la distruzione della personalità con la scusa di un’obbedienza spesso isterica e puntiforme, la segregazione dei discepoli, gli abusi col voto mariano strumentalizzato per i capricci e le geometrie individuali dei superiori, ecc.. Sono tanti i buchi neri da cui l’lstituto è minato, lacerato, disgregato e lesionato. Dovete ringraziare la Congregazione se non ha spiattellato in prima pagina a livello nazionale tutte le malefatte di manelli, dei suoi complici e delle sue false colonnelle”.

Ma se lei continua a leggere solo ciò che le fa comodo (come il libro di Carlo Manetti che è super di parte, se non proprio fazioso) ignorando le testimonianze che esprimono i punti negativi dell’Istituto, non vale neanche la pena che io perda tempo a riassumerli di nuovo.

4) In un solo articolo (“Difendersi dai lanciatori di coltelli”) abbiamo riassunto tutti gli stomachevoli attacchi velenosi che voi manelliani, sui vari vostri siti coalizzati, avete sparato contro la Santa Sede, il commissariamento e quindi il Papa che approva in pieno l’operato delle nuove autorità legittimamente nominate, calunniandoli e diffamandoli, mentre fingete di ignorare che il vostro manelli con tutto il consiglio direttivo precedente è stato esautorato e quindi sono tutti insieme ormai decaduti. Cosa di cui non volete ostinatamente farvene una ragione. In quell’articolo si faceva la rassegna stampa delle vostra “violenta guerriglia mediatica e non mediatica – in molti articoli – contro la Congregazione dei religiosi per impedire che faccia chiarezza dentro l’Istituto dei FI, i quali se sono veramente immacolati, non hanno nulla da temere da qualsiasi verifica e da diversi interventi. /…/ La carrellata manelliana che proponiamo assomiglia ad un rassegna degli orrori!”. È la Chiesa che valuta e giudica voi, non voi che potete valutare e giudicare la Chiesa. I comportamenti scorretti e disonesti assunti dai manelliani durante il commissariamento, CONTRO IL COMMISSARIAMENTO, la dicono lunga sul vero volto oscuro di questo Istituto e si aggiungono con autorevolezza alle tante testimonianze sui punti negativi dell’Istituto, giustificando in abbondanza non solo il commissariamento, ma anche eventuali altri provvedimenti forti. Padre Volpi e Padre Alfonso, anche a causa delle numerosissime testimonianze acquisite, sanno tantissime cose sulla vera identità dei manelliani e su quanto avviene effettivamente dietro la facciata perbenistica e perfettina del vostro Istituto. La vostra lettera dimostra che molte cose non le conoscete e parlate per immagini, non in verità.

5) Continuate a ripetere come un mantra che chiedete colloqui personali ma dimenticate due cose: a) i manelliani puri, preparati ad arte da manelli, intervistarti rispondono sempre come macchinette: “va tutto bene, è il migliore istituto che esiste, i superiori sono santi e perfetti, non esistono problemi, le critiche a noi rivolte sono solo calunnie”, ecc. chiusi dentro una muraglia cinese mentale; b) ci sono stati esposti sui punti negativi dell’Istituto fin dal 1998, poi altri nel 2001,2002,2003; già durante la Visita apostolica sono stati acquisite testimonianze significative al di là del questionario (a cui ha collaborato e dato la sua approvazione il vostro Apollonio, il quale è il principale complice e responsabile degli abusi manelliani); dal commissariamento in poi sono state centinaia le testimonianze rese direttamente al commissario o a voce o per iscritto. E ancora oggi continuano a pervenire.

6) Si esige da voi, per l’appartenenza vera alla Chiesa, che quando si parla del Commissario e del Segretario Generale dovete farlo ALMENO con lo stesso rispetto e obbedienza che avevate per il vecchio e decaduto Consiglio Generale. Sapete bene che in passato quando c’erano difficoltà a vivere le obbedienze il vostro manelli diceva sempre: “Obbedisci e basta”. Bene sia lui che voi, oggi dovete fare questo – se siete coerenti – con i nuovi superiori posti dalla Chiesa! Per essi si tratta di nomine ufficiali conferite dalla Santa Sede e approvate dal Papa che, in quanto tali, sono anche superiori ai vostri ex superiori. Se non c’è questo non siete credibili e il vostro parlare non ha alcun valore.

7) Non ascoltate nessuno, avete robusti paraocchi, non avete neanche l’umiltà di pensare: “Fammi leggere con attenzione queste critiche, può darsi che qualcosa di vero ci sia”. Scrivete queste lettere pubblicate dai vostri siti compiacenti solo per sostenere le vostre testarde posizioni e per parlare – in definitiva – a voi stessi di ……voi stessi e quindi ai manelliani come voi, in un circolo chiuso, per dire solo “NON CI DISTRURBATE” (parole già gravi rivolte alla Chiesa) non certo per aprirsi con sincerità alla legittima autorità. Per questo siete regrediti e nuotate nel vuoto.

8) Una cosa che apprezzo nella lettera è che sono state riportate con precisione le critiche che vengono rivolte a manelli e all’Istituto. Per il resto stante la povertà di questa lettera solo un’altra cosa approvo con decisione: l’espressione “il mio è un semplice tentativo d’indagine /…/ che può essere tranquillamente cestinato”. Ecco per il bene di entrambi sarebbe stato bene che una volta scritta, riletta, questa lettera fosse stata accompagnata dalla decisione molto saggia di cestinarla, perché, purtroppo, è priva di un reale spessore contenutistico.

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Hanno ucciso l’Uomo Ragno

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In risposta a: All Christian

La tarantola è un ragno tanto brutto, quanto innocuo per l’uomo.
Sui blog e social network capita spesso che ignari internauti vengano avviluppati dalla sua tela il cui morso però non è fatale.
E’ quanto sta succedendo sul famigerato caso dei Francescani dell’Immacolata.
Tanto chiasso, tanta cacofonia, ma poca sostanza per chi sperava in un “controgolpe” a favore di un governo legittimamente e provvidenzialmente rimosso la cui verità sulle malefatte viene a galla quale antidoto a ogni veleno di ragno.
Nel seguire i contenuti presenti nella giungla mediatica, non è difficile imbattersi in una sorta di variegata fauna di animali selvaggi e flora di piante carnivore e velenose.
E’ il caso di “All Christian” che “Tutto” è fuorché “Cristiano”.
In uno dei rari post, datato questa volta 15 ottobre 2014, c’è il lungo “commento alla risposta di Padre Alfonso ad un articolo apparso su Corrispondenza Romana”.
Senza precisare di quale articolo si tratti, segno dell’ozioso dilettantismo di chi scrive senza trame, né ordito, traspare la rabbia offensiva dalle frasi con cui l’anonimo autore bacchetta i Padri Bruno o Volpi di turno, confermando a suo sfavore come l’antipatia nei confronti di una persona non può dare fondamento a una critica rivolta contro tutta l’azione in cui questa persona è impegnata.
Ciò diciamo perché l’attività di governo svolta dal Commissario Apostolico non è soltanto frutto dei suoi orientamenti e delle sue decisioni, ma viene puntualmente concordata, attraverso la Congregazione competente, con la Santa Sede.
Per quanto riguarda le sanzioni, nessuna norma ha vigore se non le prevede e se non vengono applicate quando è necessario.
La sanzione ha naturalmente una funzione di rieducazione, “salutare” , ma la rieducazione richiede una collaborazione da parte dell’interessato e non ci pare che gli estensori dell’articolo siano animati da questo spirito.
Non c’è alcuna situazione repressiva nell’Istituto, e lo prova il fatto che nessuno è stato sanzionato per le sue opinioni, ma solo per casi estremi di indisciplina.
Si commenta da sola la giustificazione delle violenze avvenute in Nigeria: qui non c’entra lo spin doctor, bensì il fatto che l’uso della violenza non è mai accettabile.
L’avere trovato complicità fuori dall’istituto, dimostra che siamo precisamente davanti a un disegno di divisione della Chiesa
E’ un “capolavoro del Diritto” l’affermazione che “i provvedimenti ingiusti non sono validi”.
Chi ne stabilisce la giustizia e chi la validità?
Il Comitato dell’Immacolata?
Chi osa usare e accompagnare al nome della più sublime delle creature una nefanda azione divisoria nei confronti della Chiesa e di una famiglia religiosa?
E’ evidente che, sin dall’inizio del commissariamento, si è confrontati a “una trama ben congetturata” di agitazione mediatica, unico ed estremo ricorso a chi non ha la Ragione e il Diritto dalla sua parte, ma in realtà neanche la Fede, elemento che avrebbe ispirato propositi e azioni ben diverse di quelle che hanno scandalizzato i piccoli e per le quali qualcuno ne risponderà davanti a Dio.
Si parla di “frati contrari al Summorum Pontificum”, ma in realtà NESSUNO dei frati ne era contrario. Si era piuttosto contrari a uno stile di governo, a un’impostazione pedagogica ed ecclesiologica lacunosa, a un’economia (povertà) ipocrita e poco trasparente, problemi tutti emersi durante la Visita Apostolica.
Provvidenziale che nell’articolo si parli ancora della questione dei beni sottratti all’Istituto con l’ennesima apologia nei confronti dei “fratelli e sorelle” di Padre Manelli.
“Cicero pro domo sua”.
Con artificio mediatico, tramite avvocato, si è imposto a padre Volpi una rettifica, o meglio la specificazione del non coinvolgimento dei germani di Padre Stefano Manelli, cosa che il Commissario Apostolico non aveva mai dichiarato, riferendosi evidentemente ai “familiari del Fondatore” che si estendono naturalmente a quelli “acquisiti” come i cognati.
Essendo pubbliche le Associazioni a cui fanno capo i beni dei Francescani dell’Immacolata, si evince dal collegio degli associati che ne fanno parte un cognato e una cognata. E’ forse reato pubblicare un atto pubblico?
Quanto “ai genitori delle suore” è forse reato dichiarare che alcuni di esse sono associati degli Enti a cui fanno riferimento beni ed opere dell’istituto?
E’ chiara la volontà di servirsi di persone di fiducia o ricattabili, quali genitori di religiose che ci tengono al bene delle figlie, per consumare una truffa ai danni di una famiglia religiosa e beneficarne una nuova che si vorrebbe creare.
Quando si parla di frati che scappano dal convento per “l’equilibrio psichico a rischio” si dimentica che quei frati erano in comunità omogenee, formate da persone che condividevano la stessa sensibilità, seppur distorta e non allineata con l’Autorità vigente.

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Le “fughe in avanti” sono piuttosto strumentali al disegno divisorio e al ricongiungimento della prima testa di ponte nella lontana diocesi di Lipa nelle Filippine, lontano dagli sguardi indiscreti di Roma.
Peccato che nell’era del villaggio globale sappiamo che l’Ordinario del luogo è noto per eventi poco simpatici occorsogli, non ultimo tra i quali la contestazione popolare per un Mc Donald inserito nel comprensorio della storica cattedrale.
Finora si era parlato di 150 Religiosi che chiedevano la dispensa dai voti.
Oggi l’estensore dell’articolo, a nome del “Comitato dell’Immacolata”, parla di 35 sacerdoti.
Cosa è successo?
Chi ha dato i “numeri del Lotto”?
E se i sacerdoti anziché 35 fossero 25?
Si ritorna poi spesso sulla questione della Nigeria, non affrontando mai i delitti commessi dai formandi lì presenti e dai formatori istigatori.
L’articolista è così disinformato che scrive: “Cosa si aspetta a lasciarli liberi”?
Il problema è che i formandi non se ne volevano proprio andare e alla fine sono andati via con l’abito, cosa che non ha risparmiato loro di essere perseguiti dagli abitanti della zona e da una giustizia sommaria in un Paese provato dai continui attentati di Boko Haram.
L’autore dell’articolo deve avere la memoria dell’elefante ed essere soprattutto un tipetto vendicativo quando chiama ancora una volta in causa i dati del questionario del Visitatore Apostolico, attribuendone a Padre Bruno il taroccamento.
Sembra molto strano pubblicare dei dati su un sito ufficiale senza nessuna contestazione da parte delle Autorità competenti.
Peccato che il blogghista di All Christian dimentichi di quando Mons. José Carballo in persona, in qualità di Segretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata, fornì in una conferenza stampa di inizio 2014 una percentuale del 74% dei frati che avrebbero auspicato il commissariamento o il capitolo generale straordinario, segno inequivocabile, in entrambe le soluzioni, di un malessere diffuso e di una ferma volontà di rispedire a casa “gli uomini del potere”.
Il tentativo di formare un altro istituto da parte dei dissidenti FI, oramai chiamati “manelliani” se rientri o meno in una dinamica anti ecclesiale non lo stabilisce padre Bruno, ma la Chiesa stessa che si riserva il se e il quando della concessione della dispensa dai Voti, giudizio che non può spettare al sedicente Comitato dell’Immacolata.
Viene invocato il chirografo del Papa sulla non concessione della dispensa. E’ possibile che il Santo Padre si pronuncerà nel merito attraverso il Dicastero competente.
Se nei conventi “non si vive più come in famiglia e c’è diffidenza”, è perché un padre si è trasformato in Saturno e cerca a tutti i costi di distruggere quanto il Signore gli ha ispirato.
Non la tarantola, ma la “vedova nera” uccide i propri partner e i propri figli.
E’ questa la storia della giungla, non è certo questa la storia dei santi.
Più che scrivere le loro vite, occorre imitarli.
Se per gioco o necessità si dovesse ripartire da zero, in attesa che P. Alfonso risponda o meno all’ennesima provocazione, se io fossi frate o volessi diventarlo, seguirei chi sta col Papa e seguirei chi, non in Italia, ma in Africa è partito da zero suscitando numerose vocazioni.

Intimidazioni di “Anonimi”

Riposte Catholique

 

Non comprendiamo cosa c’entri il Diritto canonico con la risposta del Commissario, tecnica e rispettosa.

Le commissaire Volpi attaque Riposte Catholique | Riposte-catholique

http://www.riposte-catholique.fr/riposte-catholique-blog/documents/le-commissaire-volpi-attaque-riposte-catholique
www.riposte-catholique.fr

Saremo contenti di sapere finalmente chi si nasconde dietro l’anonimato.

Vi aspettiamo..

Profilo Facebook non riconosciuto

La pagina del social network Facebook denominata “In favore dei Francescani dell’Immacolata” e che appare così come da snapshot in calce, non è riconosciuta dal nostro Istituto Religioso che ne individua al contrario una piattaforma di agitazione e detrazione che non rende servizio nemmeno a coloro che presume difendere.

Oltre a confermare il carattere istituzionale del portale  www.immacolata.com, del FB ufficiale  e del twitter UCFFI, la nostra famiglia religiosa saluta l’iniziativa spontanea di altri luoghi di comunicazione ( 1 ; 2 e 3) che pur avendo un carattere indipendente – essendo amministrati da laici – forniscono informazioni che finora ci risultano veritiere e degne di nostra conferma.

Gruppo Facebook Non Riconosciuto dall’Istituto dei Francescani dell’Immacolata

Vestizioni e professioni in Benin

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Il 13 agosto 2014 al Santuario “Notre Dame de la Paix” di Bembereké (Repubblica del Benin) c’è stata la cerimonia di Vestizione e Prima Professione di sette giovani confratelli di nazionalità beninese, camerunese e togolese che hanno così terminato una tappa formativa di iniziazione alla vita religiosa nell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata.
Ai Frati Jean Marie Régis, Antonie Marie, Bonaventure Pio Marie, Jean Joseph Marie Gérard, François Henry Marie, Jean Parfait Marie e Fra Thomas Marie, assicuriamo la nostra preghiera fraterna e il nostro incoraggiamento in attesa che anche i nuovi novizi che ne hanno “occupato il posto” possano pervenire il prossimo anno alla professione dei Consigli Evangelici e del Voto Mariano.
Ad multos!

L’articolo di Radio Vaticana in lingua Francese

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Bénin: Vœux de 7 novices des Franciscains de l’immaculée

 

Sept novices de l’institut des frères Franciscains de l’Immaculée conception ont émis leurs premiers vœux et 5 postulants ont fait leur entrée au noviciat de l’institut. La cérémonie a eu lieu à Bembèrèkè, au nord du Bénin, dans le diocèse de N’Dali, le samedi 13 Septembre 2014. C’est le secrétaire Général de l’Institut, le Père Alfonso qui a présidé à la messe d’action de grâce en présence du vicaire général du diocèse de N’Dali, le Père Simplice, représentant Mgr Martin Adjou, empêché, de plusieurs prêtres du diocèse, des religieux et religieuses, des fidèles laïcs, des parents et amis des heureux du jour avec une mention spéciale aux membres de la Mission de l’Immaculée Médiatrice (MIM), tous venus nombreux les soutenir de leur prières et de leurs sympathies. Partant de l’image des chiffres 7 et 5 que représentent respectivement les novices et les postulants, puis les comparant aux 7 dons du Saint Esprit qui font évoquer également les 7 sacrements de l’Eglise, le Père Alphonso en a profité pour exhorter les 5 nouveaux novices à la charité et à l’union des 5 doigts de la main. Et le prédicateur de les exhorter tous à travailler pour l’égalité et la liberté véritable que seul le Christ Jésus peut garantir. Il les a surtout invités à rêver d’un monde de paix et de rapprochement des peuples en s’efforçant de jeter des ponts et non d’ériger des murs. Car a-t-il conclu : « les murs entre les peuples doivent être tous détruits ».

http://fr.radiovaticana.va/news/2014/09/17/bénin_vœux_de_7_novices_des_franciscains_de_l’immaculée/1106684

Diciotto giovani ricevono l’abito francescano nelle Filippine

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Da sinistra a destra:
Bro. Jeffrel, now Friar Peter Julian Maria
Bro. Ismael, now Friar Louis Maria
Bro. Oelry, now Friar Gabriele Maria
Bro. Marion, now Friar Raphael Maria
Bro. Marifel, now Friar Lawrence Maria
Bro. Jann Derick, now Friar Giovanni Maria
Bro. Drayan, now Friar Archangelo Maria
Bro. Paolo, now Friar Rufino Maria
Bro. Juniboy, now Friar Paul Maria
Bro. Jesryl, now Friar Jeremiah Maria
Bro. Dominic, now Friar Sebastianos Maria
(kneeling from left to right)
Bro. Jeff Joshua, now Friar John Maria of Jesus
Bro. John Michael, now Friar Daniel Maria
Bro. Jenno, now Friar Andrew Maria
Bro. Eugenio, now Friar Ambrose Maria
Bro. Airwind, now Friar Alexander Maria
Bro. Orland, now Friar Aloysius Maria
Bro. Allen, now Friar Nicholas Maria

Dio li guidi e l’Immacolata e S. Francesco intercedano per loro e li proteggano!

NOTA UFFICIALE DELL’ISTITUTO – Risposta a Fabio Cancelli*

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In riferimento all’articolo intitolato “La sospensione a divinis di sei Francescani dell’Immacolata. Risposta al comunicato di Padre Alfonso Maria Bruno”, pubblicato a firma di Fabio Cancelli sul piccolo blog “Riscossa Cristiana” il 7 ottobre scorso, si precisa quanto segue.

Secondo ciò che viene affermato nell’articolo, l’adozione di sanzioni nei confronti di chi trasgredisce il Voto di Obbedienza costituisce “il modo migliore per ottenere l’effetto contrario”.

In primo luogo, con tale asserzione l’Autore dimostra di ignorare un fondamentale principio giuridico: il Voto di Obbedienza costituisce un  Istituto del Diritto Canonico; di conseguenza – come avviene per ogni norma giuridica – l’osservanza del precetto viene garantita stabilendo una sanzione a carico dei trasgressori.

Fabio Cancelli sembra tuttavia prevedere che costoro intendano persistere nella loro violazione della norma.

Se questo dovesse dimostrarsi vero, si confermerebbe l’esistenza di un disegno volto alla divisione dell’Istituto, la cui unità e disciplina, nell’obbedienza al Santo Padre, costituisce precisamente il bene tutelato dalle norme penali contenute nel Diritto Canonico a tutela del Voto di Obbedienza.

Se in Commissario Apostolico, per la prima volta dalla sua nomina, è stato costretto a sanzionare alcuni Religiosi, ciò è avvenuto perché la ribellione alla autorità conferitagli dalla Santa Sede si è fortemente aggravata.

Fino ad ora, infatti, si era dato il caso di Religiosi renitenti alle disposizioni emanate dall’Autorità dell’Istituto: tale comportamento aveva dato luogo ad ammonizioni, in alcuni casi reiterate ma mai sfociate in provvedimenti disciplinari, nella speranza che un maturo discernimento riconducesse all’obbedienza i renitenti.

Recentemente, però, si sono determinate situazioni in cui risultava altrimenti impossibile ristabilire la vigenza delle norme giuridiche.

Nel caso della Nigeria, si sono verificati episodi di grave violenza ai danni di un Padre Guardiano, oltre che tra gli stessi Religiosi.

L’articolista si domanda “Chi può dire come sono andate veramente le cose?”

Lo svolgimento dei fatti risulta dalla relazione di tre Religiosi mandati “in loco” dall’Autorità dell’Istituto per svolgere una approfondita inchiesta, le cui conclusioni sono state trasmesse integralmente alla competente Congregazione affinché le valuti e – se lo ritiene necessario  le verifichi.

Da esse risulta inoppugnabile la responsabilità del Religioso sanzionato nell’istigare la situazione di violenza.

Nel caso delle Filippine, un gruppo di Religiosi hanno abbandonato, nell’ambito di un disegno comune di disobbedienza all’Autorità dell’Istituto, le rispettive sedi per raggrupparsi presso una Archidiocesi in cui vengono illecitamente ospitati, malgrado i ripetuti richiami all’Obbedienza ad essi rivolti dal Commissario Apostolico.

Il carattere collettivo assunto dalla loro ribellione rivela un disegno comune di divisione dell’Istituto, e la complicità esterna offerta a costoro dall’Ordinario del luogo ne estende gli effetti proiettandoli sull’insieme della Chiesa.

In merito alla asserita violazione, nell’ambito della procedura seguita per comminare le sospensioni “ad divinis”, della norma stabilita dal Canone 1720 (“Se l’Ordinario ha ritenuto doversi procedere con decreto per via extragiudiziale renda note all’imputato l’accusa e le prove, dandogli possibilità di difendersi”), si rileva in primo luogo che la citazione risultava materialmente impossibile presso le Case Mariane cui gli imputati erano assegnati avendole essi abbandonate.

Ciò è provato dal fatto, certificato dagli atti del procedimento, che non è stato possibile notificare agli imputati le lettere ad essi indirizzate con cui, previamente all’applicazione della sanzione, venivano sollecitati ed ammoniti affinché rientrassero presso le Case Mariane di rispettiva appartenenza.

Peraltro, l’invio della citazione presso i domicili “de facto” dei Religiosi avrebbe potuto considerarsi – benché impropriamente – come approvazione implicita e sanatoria di una delle infrazioni per cui essi sono stati sanzionati.

Sia per quanto riguarda la motivazione nel merito delle sanzioni, sia per quanto riguarda l’osservanza delle norme procedurali seguite per la loro erogazione, l’Autorità dell’Istituto ha comunque reso puntualmente conto del proprio operato al Santo Padre e alla competente Congregazione, che fino al momento attuale nulla hanno eccepito in proposito.

Quanto espresso da Padre Alfonso Maria Bruno, nella sua duplice missione di Segretario Generale e di Portavoce Ufficiale, riflette naturalmente il pensiero e l’orientamento nel governo del Commissario Apostolico.

 

P. Fidenzio Volpi, ofmcap

Commissario Apostolico

 

Roma, 8 ottobre 2014

* Al momento presente non sappiamo se Fabio Cancelli sia una persona reale o uno pseudonimo. Siamo contenti d’invitarlo per un cordiale colloquio in Curia, dove potrà fornire  le fonti o la documentazione a suffragio di quanto asserisce.