La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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NUOVI COMMISSARI PER I FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA

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Nominati don Ardito, padre Ghirlanda e padre Calloni. Parenti e collaboratori di padre Fidenzio Volpi, il primo commissario recentemente scomparso, scrivono una lettera ai nuovi responsabili: «È stato calunniato, minacciato e osteggiato perché difendeva il magistero. Nell’Istituto c’è un dissenso dottrinale sulla concezione della messa»

 

ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO
18/07/2015

 

Dopo la morte del cappuccino Fidenzio Volpi, avvenuta lo scorso 7 giugno, la Santa Sede ha nominato tre nuovi commissari per i Francescani dell’Immacolata, l’istituto fondato da padre Stefano Manelli. Sono il salesiano don Sabino Ardito, il gesuita padre Gianfranco Ghirlanda e il cappuccino padre Carlo Calloni. I primi due sono canonisti, il terzo è postulatore generale del suo ordine.

 

 

La decisione di commissariare i Francescani dell’Immacolata era stata presa già alla fine del pontificato di Benedetto XVI, anche se l’atto formale da parte della Congregazione per i religiosi era arrivata quando già si era insediato Papa Francesco: la Santa Sede era stata chiamata in causa per dissidi interni all’istituto, dove una parte dei frati non approvava il cambiamento in senso tradizionalista e l’uso esclusivo del messale antico.

 

 

La vicenda torna alla ribalta in questi giorni a motivo di una lettera che i parenti e i collaboratori di padre Volpi (la nipote Loredana Volpi, Mario Pianesi e Mario Castellano) hanno inviato ai tre nuovi commissari. Ricordando le sofferenze di padre Volpi, i tre firmatari scrivono che egli «non ha purtroppo trovato in questa vita un Cireneo che lo aiutasse a portare la sua croce. Ciò ha contribuito alla sua solitudine, dolorosa e sofferta al punto di concorrere a causarne l’improvvisa e prematura dipartita».

 

 

Parlando della figura dello scomparso commissario apostolico, i firmatari della missiva ai suoi successori affermano che «è comunque improprio dire che egli non è stato capito», e che l’ostilità nei suoi confronti «risultava tanto più accanita quanto più fermo e deciso si dimostrava padre Volpi nel difendere, al punto di impersonarle, le grandi verità della nostra fede, riflesse nel magistero della Chiesa, espresso dai Sommi Pontefici e dai Concili».

 

 

Secondo i parenti e i collaboratori di padre Volpi, lo «scontro» tra il commissario e i i suoi «detrattori» all’interno dei Francescani dell’Immacolata come all’esterno, «risultava inevitabile», perché «esso traeva origine dal motivo stesso per cui la Santa Sede era stata indotta a nominare un commissario apostolico dell’Istituto».

 

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Da sinistra: Padre Carlo Calloni OFM Capp, Padre Gianfranco Ghirlanda SJ, Don Sabino Ardito SDB,

 

«Lo stesso Santo Padre – si legge ancora nella missiva – nel rescritto con cui ha accompagnato il decreto di nomina di Padre Volpi, ha fatto riferimento non tanto alla forma della celebrazione, quanto piuttosto alla stessa concezione della messa, del Sacramento dell’eucarestia posto a fondamento della nostra fede. Ed è precisamente il dissenso sulla concezione della messa, sul fatto cioè che essa debba coincidere o meno “ad substantiam” con la forma in cui viene celebrata, che ha causato le attuali divisioni nella Chiesa: tanto quella già pienamente consumata con i tradizionalisti non più in comunione con la Santa Sede, quanto quella che si è manifestata in modo strisciante, in particolare nell’Istituto cui padre Volpi era preposto».

 

 

«Quando si giunge a mettere in discussione la stessa validità della messa quale viene usualmente celebrata nella Chiesa cattolica, si mette con ciò stesso in discussione il fatto stesso che essa sia la vera Chiesa, l’autentica comunità dei credenti in Gesù Cristo». Dunque, dalla lettera inviata ai nuovi commissari, si evince che nei Francescani dell’Immacolata non ci sarebbe stata soltanto una sempre maggiore adesione alla forma extra-ordinaria del Rito romano, vale a dire la messa secondo il messale preconciliare. Si sarebbe messa anche in discussione la validità della messa nella forma scaturita dalla riforma liturgica post-conciliare.

 

 

I tre firmatari sottolineano che le divergenze erano dunque sul piano dottrinale, e non sul piano meramente giuridico. «Spostando la controversia sul terreno giuridico – scrivono parenti e collaboratori di padre Volpi – si è fatto, sia pure inconsapevolmente, il gioco della controparte, che aveva tutto l’interesse a nascondere – ampliando a dismisura per l’appunto il contenzioso giuridico – la propria eresia dottrinale… Non difendendo adeguatamente la persona e l’opera del commissario apostolico, nel nome della “terzietà” e della “imparzialità” proprie di chi doveva dirimere il contenzioso con i suoi detrattori, si è dunque finito per omettere la doverosa difesa precisamente del Magistero ecclesiale».

 

 

La nipote e i collaboratori del commissario scomparso il mese scorso ritengono che per completare il lavoro di padre Volpi sia necessario «il concorso di tre soggetti». La Congregazione per i religiosi, che «non dovrebbe limitarsi a valutare l’azione di governo cui si accingono i nuovi commissari apostolici soltanto in base alla sua formale aderenza alle norme del Diritto canonico, bensì in base alla adesione sostanziale dell’Istituto al Magistero del Papa e del Concilio».

 

 

Il secondo soggetto sono i vescovi, che talvolta, scrivono i tre firmatari, hanno «preteso di sostituirsi alla Santa Sede, dando torto a Padre Volpi nel contenzioso giuridico che lo opponeva a certi religiosi dell’Istituto» e in qualche altro caso stanno «ancora incoraggiando la disobbedienza, in forma collettiva ed organizzata, di parte dei componenti dell’Istituto». Il terzo soggetto «è rappresentato dal laicato dell’Istituto. Da parte di esso non si è mai espressa una parola di solidarietà, di sostegno o di apprezzamento verso la persona e l’opera di padre Volpi».

 

http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/francescani-immacolata-42425/

 

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ABERRANTI E GRAVI AFFERMAZIONI DELLA GUARINI

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Articolo originale a questo link.

Le osservazioni che faremo riguardano, in modo particolare due post pubblicati sul blog chiesa e post-concilio..

1) Il primo dal titolo pulcinellesco: “LE PANZANE DEI PERSECUTORI DEI FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA”, dove le uniche panzane si ritrovano negli argomenti  sgangherati (e in un caso gravissimi) snocciolati dalla Guarini. (cfr.http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2015/04/le-panzane-dei-persecutori-dei.html)

2) Il secondo dal titolo più annacquato: “Notazioni sulla vicenda dei Francescani dell’Immacolata alla luce degli ultimi eventi”, forse perché si è resa conto che per le esternazioni non controllate del primo articolo può essere anche perseguita. (cfr. http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2015/04/notazioni-sulla-vicenda-dei-francescani.html)

1) PRIMO  ARTICOLO

A) La signora spaccia per FONTI ATTENDIBILI solo quelle dei ribelli e disobbedienti al commissariamento con evidente disonestà giornalistica. Bisognerebbe catechizzarla sul fatto che SOLO la Santa Sede ha il diritto-dovere di riconoscere i carismi ma anche di fare verifiche sulla loro conformità a quanto da lei riconosciuto. Una volta posto in essere il Commissariamento i frati e le suore, se sono veri francescani, hanno il diritto-dovere (come ha indicato il Papa) di obbedire e rispettare il Commissario. La signora chiama i manelliani succubi di manelli: “i fedeli al carisma originario” disprezzando e infangando l’azione medicinale della Santa Sede.

B) Secondo il modo arbitrario e distorto di argomentare della Guarini, il commissariamento, l’azione della Congregazione e l’evidente appoggio del Papa a questa azione di giusta purificazione dalle deviazioni manelliane, sarebbe tutta una manipolazione della Santa Sede (azione “da parte di chi ha voluto tutto questo e persegue e prosegue la sua opera distruttrice”) sarebbe tutta una azione truffaldina, studiata a tavolino, messa in atto con   fredda e  cinica  determinazione, azione premeditata con cattiveria e realizzata con metodi camorristici. La PRIMA CONTRADDIZIONE seria la signora la impatta quando vorrebbe smentire il ricorso dei cinque frati che denunciarono l’imposizione  abusiva della messa e dell’ufficio tridentino, affermando che è impossibile che ci fosse questa imposizione perché l’istituto era bi ritualista. Ora a parte il fatto che Padre Calloni  e Padre Alfonso celebrano la messa tridentina, così come ALTRI che sono fedeli al Commissario, che fosse una imposizione lo riconosce anche la signora stessa quando dice: “chi non si fosse trovato d’accordo col fondatore, doveva uscire dall’ordine piuttosto che esautorarlo”.  Se l’ordine fosse stato veramente bi-ritualista e non ci fosse stata nessuna imposizione, chi non era d’accordo col fondatore  NON AVEVA NESSUNA RAGIONE DI USCIRE, poteva restare tranquillamente dentro e scegliere il rito che preferiva.  Invece dicendo chi non era d’accordo col fondatore doveva uscire” sta dicendo che il fondatore  voleva proprio l’imposizione a tutti del rito tridentino.

C) Le affermazioni della Guarini diventano gravissime e foriere di conseguenze (di vario tipo) quando si lascia andare – è difficile pensare che non se ne sia accorta – a giudizi che implicano accuse infamanti. “Non avendo peraltro trovato, per delegittimare padre manelli, alcun appiglio canonico che di fatto non esiste, hanno dapprima colpito la messa tridentina e qualunque afflato tradizionale, poi hanno tirato in ballo l’autoreferenzialità. successivamente hanno cercato di delegittimare definitivamente il fondatore usando la giustizia civile attraverso la vicenda dei beni=> consegna a pilato”. Si tratta di gravi affermazioni. La Guarini afferma, senza uno straccio di prova, che tutta l’azione della Santa Sede è solo un grande imbroglio, con la complicità ultimamente addirittura anche di un corrispondente imbroglio della magistratura.  Ci chiediamo: su quale pianeta vive? A quale Chiesa appartiene? Come può essere caduta in un tale pensiero settario? [Settario anche quando parla di “laici fedeli al Fondatore” che si oppongono e disobbediscono, facendo la lotta di classe contro il commissariamento]. In pratica la Chiesa Cattolica si sarebbe trasformata in una specie di “setta”  che perseguiterebbe i veri  credenti che sarebbero i manelliani e (se abbiamo compreso il suo pensiero in altri post) i  lefebvriani .  Ma la cosa ultra grave è quando – di fatto – dicendo che SANTA SEDE, MAGISTRATURA E FINANZA sarebbero stati d’accordo e complici nell’aver creato questo imbroglio li trasforma e li accusa di essere UNA SPECIE DI ASSOCIAZIONE A DELINQUERE. Crediamo che  l’affermazione è così grave e sballata che non sarebbe fuori luogo chiedersi se, per caso, a qualcuno, non è andato fuori di volta il cervello.

D) Poi c’è una lunga disamina per dimostrare che l’affidamento dei beni ad associazioni laiche sarebbe tutto regolare e che sarebbe adatto a preservare il voto di povertà. E qui c’è un’altra grossa e assurda  “Questi beni non sono mai stati usati per le spese correnti dei conventi e delle missioni”. “3. I conventi, per le spese e attività correnti, dunque, non sono mai stati finanziati col patrimonio costituito dai beni, ma con le elargizioni benefiche contingenti”.

In pratica le necessità di tutti i giorni dei conventi e delle missioni venivano ottemperate con le elargizioni dei benefattori, mentre questi  super- beni mobili e immobili, non sono stati mai usati per le spese correnti dei conventi e delle missioni. La domanda che sorge  spontanea è: A COSA SERVIVA  ALLORA  CONGELARE TUTTI QUESTI BENI IN QUESTE ASSOCIAZIONI, QUANDO QUESTI BENI NON VENIVANO UTILIZZATI PER LE NECESSITÀ E LE SPESE CORRENTI QUOTIDIANE DEI CONVENTI E DELLE MISSIONI? Qual è lo scopo di metterli in cassaforte? Per chi? Per quale scopo? A cosa servono tutti questi milioni apparentemente congelati? È COMPATIBILE CON LA POVERTÀ ACCUMULARE, ANCHE SE IN CASSAFORTE AD ALTRI, TUTTA QUESTA RISERVA DA PAPERON DEI PAPERONI? È ancora più illecito, a nostro avviso, questo accumulo quando esso non è finalizzato, come dovrebbe, al supporto della vita quotidiana dell’Istituto e delle sue necessità. È questo infatti il caso  abnorme e scandaloso della vecchia  gestione  F.I.!  Il vero povero è colui accoglie solo ciò che è necessario, ogni giorno per se,  per i poveri, per le necessità della vita comunitaria e vive ogni giorno solo di vera  provvidenza  e proprio perché vuole rimanere e vivere veramente da povero, rifiuta non solo accumuli  così scandalosi, ma qualsiasi tipo di capitale.

Ha ragione Vincenzo da Torino quando si domanda se è valido: “VIVERE DI ELEMOSINA SPICCIA PUR DISPONENDO DI CAPITALI ENORMI! /…/ Con tutte le necessità delle Missioni dei F.I ed altre…Come si fa a non vedervi un assurdo ed essere giustamente sospettosi?”. Ed ha ancora ragione quando si chiede: “CHE SENSO HA DARE OFFERTE E PROPRIETÀ A QUESTE CONDIZIONI? I F.I potevano disporre in qualche misura di esse? QUESTE ASSOCIAZIONI A CHI RENDICONTANO? Qui ci sono ben 30 milioni fermi! Ho l’impressione che ne vedremo delle belle! O meglio credo che PRESTO LE PENTOLE VERRANNO SCOPERCHIATE. Gravissima e sanzionabile poi è l’affermazione – dell’amica del cuore della Guerini, Luisa (e di un certo – come lei – improponibile Rr) secondo i quali  “questi beni avrebbero suscitato l’AVIDITÀ dei nuovi responsabili”, accusando falsamente la nuova direzione di agire solo per smodata sete di denaro e per arraffare beni, quando pare – siamo in attesa, come tutti,  dei prossimi interventi della magistratura  –  che invece questa smania di denaro (e di potere) era la caratteristica del vecchio governo.

E) La Guarini si sorprende “per il persistente silenzio, loro e dei frati, che pesa molto anche sui fedeli e sui sostenitori” e si chiede se “dipenda da una specifica scelta di cieca obbedienza o da un clima che – difficile da credere – appare intimidatorio e frutto di autoritarismo sganciato da ogni regola di diritto”.  A parte il fatto che il “duce” (non si muove foglia che manelli non voglia”) e il regime dittatoriale l’Istituto l’aveva prima del commissariamento e per tantissimi anni (cfr. https://veritacommissariamentoffi.wordpress.com/2014/10/23/il-duce-lo-avevate-prima-risposta-alla-sedicente-riscossa-cristiana-fabio-cancelli/) essi fanno finta di stare zitti in prima persona, ma hanno infangato e sputtanato la Santa Sede, il commissario, i visitatori, lo stesso Papa, attraverso un killeraggio mediatico ed una campagna di diffamazione e di calunnia – tipica del DNA dell’Istituto – chiunque non si sia prostrato dinanzi al falsario manelli e non si sia fatto rimbambire da lui. Inoltre stanno zitti perchè ci sono molti panni sporchi e imbrogli da occultare – più di quelli fin ora venuti fuori – e vogliono  solo evitare che un bel po’ di frati e suore spifferino tutte le malefatte che hanno visto o di cui sono stati complici e per evitare il vespaio di affrontare i fatti interni dell’Istituto, hanno scelto furbescamente il silenzio perché è più comodo (non hanno altro!) nascondersi dietro la facciata dei poveri veri cattolici ortodossi e puri, perseguitati per la loro fede tradizionale, strumentalizzando  anche la messa tridentina.

OER MURI IMBRATTATI

2) SECONDO ARTICOLO

Non sanno neanche mettersi d’accordo tra di loro ed entrano in contraddizione tra loro i vari  avvocati difensori di una causa  ormai persa. Infatti il primo articolo insiste fino alla noia che “Questi beni NON SONO MAI STATI USATI PER LE SPESE CORRENTI DEI CONVENTI E DELLE MISSIONI”; il secondo articolo – della fantomatica  Anna – sostiene invece a proposito delle associazioni laiche esattamente il contrario e cioè che esse sono “delle STRUTTURE ASSOCIATIVE che da sempre sono proprietarie dei beni donati dai fedeli E DA SEMPRE LI AMMINISTRANO IN FAVORE DELLE NECESSITÀ MATERIALI E MISSIONARIE DEI FI”. Più ridicoli di così!  Inoltre a proposito della menzogna che gli accertamenti sui beni non rientravano nella procedura canonica ispettiva e che sarebbero stati cooptati solo in un secondo momento per “trasformare delle vittime innocenti in malfattori spregevoli”, Annarella ha avuto una svista ciclopica. Si vada a leggere il Decreto di nomima del Commissario.  Nel Decreto di nomina del Commissario Apostolico Padre Fidenzio Volpi sono aggiunti – alle aree già indicate nel Decreto per Il Visitatore – altre due aree su cui indagare: “l’organizzazione delle attività apostoliche; LA CORRETTA GESTIONE  DEI  BENI  TEMPORALI” (cfr. Decreto, 11 luglio 2013).

CONCLUSIONE

Alla Guarini dico solo:

a) se anche Manelli fosse arrestato per  reati accertati dalla magistratura, se anche fosse condannato in terzo grado di giudizio, la tua fede dipende forse dalla sua storia personale? La tua fede è in ….  lui?  Sei così legata a quella particolare realizzazione personale da riporre fiducia nell’uomo al posto di Dio per entrare nella maledizione?  (Ger 17,5-8).

b) Se anche il tuo “adorato” Lanzetta fosse coinvolto (per il momento lo diciamo solo come domanda ipotetica e retorica) in qualche abuso commesso dal suo “santone e guru” e quindi  complice di qualche disonestà, non esistono forse più preti? Non esistono altri preti santi e dotti?  Credi che la Chiesa si sia – grottescamente – rifugiata solo nei manelliani o solo nei tuoi amici lefebvriani?  È proprio questa la mentalità settaria. Se, per ipotesi, ammettiamo che scomparissero del tutto i discepoli di P. Manelli e i lefebvriani, credi forse tu che scomparirebbe anche la Tradizione? Chi pensa questo, purtroppo per lui, è immerso fino al collo in pieno pensiero eretico. Il mistero della Chiesa è molto più grande non solo di ogni singolo gruppo, ma anche di tutti i gruppi messi insieme (cfr. Nota pastorale CEI . Le aggregazioni laicali nella Chiesa, n. 13).

——- Solo tre esempi eloquenti sulla vostra convinzione infantile che basta impiantare la messa tridentina per risolvere tutti i problemi della Chiesa (la infantile mono-soluzione!). La mia polemica non è contro la messa tridentina che amo, ma contro il fatto che per voi sarebbe la bacchetta magica, l’avete trasformata – abusivamente – in una bacchetta magica.

1) A San padre Pio, in una apparizione del 7 aprile 1913 Gesù gli fa vedere una grande  moltitudine di sacerdoti e tra le lacrime, con una espressione di disgusto,  grida: “Macellai!”   (Epistolario, vol. I, 1992, pp. 350-351). Nel 1913 c’era solo la messa tridentina nella Chiesa eppure Gesù si lamenta di un gran numero di preti che offendono Gesù  “con la loro indifferenza, col loro disprezzo, con la loro incredulità”.

2) La beata Madre Speranza (Collevalenza) il 21 marzo 1940 fa voto di vittima a Gesù in riparazione delle offese che gli sono arrecate dai sacerdoti del mondo intero (Diario, 18, 610). Il voto è rinnovato nel 1942 perché i sacerdoti in peccato che offendono Gesù, sono MOLTI (Diario 18, 794). Una volta Gesù le ha fatto vedere per quanti sacerdoti doveva soffrire per riparare i loro peccati e Madre speranza vide che era  molti, tantissimi. Il 31 marzo del 1952 Madre Speranza offre le sue sofferenze per i tanti troppi sacerdoti che celebrano la Messa in stato di peccato mortale abituale (Ruggero Ramella, Madre Speranza ai sacerdoti, Edizioni Amore Misericordioso, p. 36) .  Nel 1940-1942 e nel 1952 in tutta la Chiesa c’era solo la messa tridentina eppure Gesù fa vedere a Madre Speranza l’enorme numero di sacerdoti che vivono in peccato mortale.

3) Marcial Maciel Degollado – sicuramente dal 1944 al 1969 (quindi per almeno 15 anni) celebrava, come in tutta la Chiesa, SOLO la messa cosiddetta tridentina eppure viveva già da depravato e corrotto come è ormai definitivamente accertato (NEL 1944 L PADRE DI LUIS DE LA ISLA (UN SEMINARISTA MINORE LEGIONARIO) DENUNCIÒ MACIEL AL VESCOVO DI CUERNAVACA, Francisco Gonzales Arias (che era zio di Maciel), per aver abusato del ragazzo numerose volte. Ferreira Correa riporta i nomi di cinque studenti della scuola apostolica vittime dei continui abusi sessuali di Maciel dal 1944, tra cui Luis de la Isla, ma sottolinea che le vittime possono essere più numerose. Prosegue descrivendo lo stato di grave dipendenza dalla morfina in cui versava Maciel, che si applicava frequenti iniezioni e talvolta si procurava le dosi con false ricette e tramite gli stessi studenti della scuola apostolica. Ferreira Correa racconta del ruolo della droga nell’apparente carismaticità di Maciel  (“scrive Ferreira Correa che Maciel, sotto l’influsso della droga, dava conferenze atte a essere considerate «come “soprannaturali”, quando in realtà tutta la lucidità e il fervore con i quali parlava erano dovuti alla droga»).

Guarini, ascolta: prendi le distanze da coloro che credono che tutto si risolve solo con la messa tridentina e mettendo al braccio un manipolo o in testa un tricorno. Senza la vera santità di vita e l’obbedienza alla Chiesa anche la Messa (qualsiasi messa!) viene – ovviamente solo in noi – vanificata.

                                                                    Riccardo  Piccarreta

Originale al link: https://amicidellaverita.wordpress.com/2015/04/13/manelliani-30-aberranti-e-gravi-affermazioni-della-guarini/

TRAVOLTA DALLO SCANDALO LA BANDA MANELLI!

——-  DOVEROSE  CONSIDERAZIONI. ——–

 

1)     Tutto l’Istituto dei Francescani dell’Immacolata è stato strumentalizzato da manelli e dai suoi manichini (i cosiddetti superiori, sia frati che suore) per essere  utilizzato come un grande e furbesco paravento col quale  (e dietro al quale) rastrellare  molti beni (e non mi riferisco solo a quelli economici che oggi, finalmente, sono stati smascherati).   È evidente che l’odio e la violenza  scatenata  contro Padre Volpi e il Commissariamento (perfino la ridicola raccolta  firma per rimuovere il commissario – fingendo che il commissario voleva colpire la messa  tridentina)  avevano innanzitutto lo scopo di creare UNA CORTINA FUMOGENA, DI OCCULTARE QUANTO OGGI STA EMERGENDO e quindi DI IMPEDIRE E DI BLOCCARE CHE SI SMASCHERASSERO TUTTI  I PANNI SPORCHI  CHE SI NASCONDEVANO DIETRO LA FACCIATA PERBENISTICA, come più volte abbiano indicato.   Vedrete che dietro  al chiasso  mediatico fatto con la falsa scusa di difendere la messa tridentina, ci sono i complici e gli spalleggiatori di manelli in tutte queste operazioni finite nel mirino della Guardia di Finanza.  Ora si aprirà  finalmente l’indagine su come, con quali metodi, con quali complicità e, probabilmente, con quali truffe si è riusciti ad accumulare un “malloppo”  così grosso, ad accumulare tanto denaro, tanti  appartamenti e terreni, oltre alle operazioni bancarie e all’uso dei palazzi per guadagnare altro denaro, (“operazioni finanziarie e immobiliari spregiudicate”) invece di usare tutto solo per l’evangelizzazione e la missione in un regime di vera povertà. Anzi una parte degli stessi frati e suore venivano tenuti in un regime di grande miseria, diversa dalla povertà. Ha perfettamente ragione il Parroco di Frigento (Don Pietro Bonomo) quando afferma: “La comunità è indifferente e sconcertata allo stesso tempo. È sconcertata perché un Istituto che pratica la povertà si è trovato proprietario di tutto questo ben di Dio». Da tempo a Frigento si vociferava infatti di questi acquisti anomali, tra cui due alberghi («Abbazia» e il ristorante «Buonconsiglio», ora «Oasi di Padre Pio») e diverse case, messi in atto dall’Ordine monastico. /…/ : Dove sono andate a finire poi le offerte fatte dai cittadini? All’amarezza suscitata dalla notizia dell’appropriazione indebita di beni SI UNISCE IL DUBBIO DI ESSERE STATI TRUFFATI. Eppure dietro l’angolo ESISTEUN PARADOSSO: «I FRATI HANNO FATTO E FANNO UNA VITA DA CANI – FA NOTARE DON PIETRO – MANGIAVANO COSE SCADUTE E SI AMMALAVANO. È UNA DINAMICA INTERNA CHE COZZA MOLTO CON QUEL CHE POI È VENUTO FUORI DALLE INDAGINI. IN PRATICA, DELLA DONAZIONE DEI BENI SI SONO SERVITI SOLO ALCUNI».

 

2)             Bisognerà anche fare  luce sullo “spirito di manelli” (coma ha giustamente sottolineato Loredana), su questa sua abilità tenebrosa a coinvolgere frati e suore e laici in queste attività truffaldine, sul plagio attraverso il quale ha fatto in modo che tanti diventassero sottomesse marionette di questa FABBRICA DI INGANNO, e anche su tutte le favole, le superstizioni e le falsificazioni della realtà e del carisma francescano inoculate nelle menti dei subalterni per trasformarli in docili esecutori di una mega truffa.   

3) Come abbiamo sempre sostenuto gli abusi, le deviazioni e oggi, (nella misura in cui verranno accertate) anche le truffe di manelli e dei manelliani, esistono da lungo tempo e sono presenti ancor prima ed indipendentemente dell‘adozione della S. Messa tridentina: essi  sono presenti, quasi fin dall’inizio e comunque in un periodo in cui non solo la S. Messa tridentina non c’era, ma anzi Manelli la vietava!Oggi  risulta molto più chiaro che il motivo del commissariamento e della rimozione di manelli non è mai stato la messa tridentina. La S. Messa tridentina è stata solo la maschera dietro la quale il santone ha cercato di mascherare i suoi imbrogli ed è stato lo “specchietto per le allodole” (o meglio per i … polli) con cui manelli ha cercato di manipolare l’esercito sprovveduto dei cosiddetti tradizionalisti, per utilizzarli nella difesa della sua  doppia vita, della sua  doppia  faccia  tosta, della sua molteplice  – non solo doppia – disonestà. Ed i tradizionalisti, soprattutto con grande dabbenaggine e ignoranza, ci sono caduti. 

 

4) Una buona parte di frati e suore NON SAPEVA NULLA o quasi nulla  DI QUESTE ATTIVITÀ FRAUDOLENTE, MENTRE GLI ATTUALI NUOVI SUPERIORI, NON SAPEVANO CHE fossero in gioco cifre  così ingenti: “l’operazione ci era in gran parte sconosciuta” .  Comunque la gravissima responsabilità dei BENI ACCUMULATI in modo disonesto RICADE SOLO SUGLI EX SUPERIORI RIMOSSI DALLA SANTA SEDE, e su quanti sono stati loro complici e  fiancheggiatori.  Ha ragione il Sindaco di Frigento (Luigi Famiglietti) quando afferma che: “NON sarebbe tuttavia giusto confondere la buona fede dei frati e delle suore con EVENTUALI RESPONSABILITÀ CHE RIGUARDEREBBERO ESCLUSIVAMENTE I LIVELLI GERARCHICI GIÀ ALLONTANATI DA TEMPO DALLA CHIESA». Questi beni mobili e immobili, sono stati ammassati dall’ex  governo e dalle  persone loro complici – e prestanome – I CUI NOMI VERRANNO PRESTO  RESI  PUBBLICI.  Chiaramente è coinvolto colui che ha mosso tutti i fili ed è stato rimosso dalla Santa Sede l’11 luglio 2013, cioè il santone da noi più volte indicato come la radice dei mali di quell’Istituto.  Non c’è dubbio che molti frati e suore erano solo “manovalanza”, altri erano esclusi dal  circolo e dai traffici della BANDA e tenuti lontani perché  mostravano resistenza a diventare complici. Questa pattuglia di “ingenui” andavano a costituire la facciata rassicurante che era utile per meglio  coprire le attività disoneste.

 

LO  SCANDALO DELLA BANDA  MANELLI

5) Non c’è dubbio che tutti i fanatici e ottusi manichini di manelli saranno trascinati dal loro santone-fallito in un disastro completo e in un baratro senza fondo che si allargherà sempre di più nella misura in cui continueranno cocciutamente a esserne schiavi (come fino ad ora) e a scambiare per “santo” un grande falsario e a farsi rovinare la vita e la vocazione da  questo tenebroso e disonesto figuro abituato a tramare nell’ombra e a nascondendosi dietro la veste rassicurante della Madre Chiesa,  che ora ha però ha detto “basta!”

 

6) Dove sono FINITE adesso LE DELIRANTI E RIDICOLE ACCUSE CONTRO LA Congregazione, contro il Commissario, contro i visitatori e anche contro il Papa Francesco, “sputate” senza ritegno dai vari De Mattei, dalla papessa Siccardi, dai cosiddetti riscossa cristiana, chiesa e postconcilio, messainlatino, con i loro farneticanti e odiosi proclami fatti solo di fumo e di “gravidanze isteriche”? Essi sono stati solo dei bravi “utili idioti” (forse solo qualcuno in buona fede) manipolati e pilotati dalla BANDA MANELLI per impedire con i loro usuali metodi violenti, che venissero denunciate tutte le malefatte e i traffici illeciti.

Ha aperto la guerra De Mattei cominciando subito  a costruire mostri e fantasmi fomentando, l’immagine di una Chiesa addirittura “sanguisuga” che intenderebbe assimilarsi ai regimi dittatoriali (sic!).. Ha blaterato a lungo chiedendo UNO STRACCIO DI PROVA, mentre ora che ci sono prove gigantesche, PROVE CHE STRACCIANO LORO, tace. De Mattei e i suoi coalizzati (noi abbiamo sempre sostenuto che essi erano aizzati da manelli e dalla banda manelli) per due anni hanno solo sputato veleno e coltelli contro la Santa Sede, pilotando a giorni alterni una  lotta di classe mirata, in qualche modo, a criminalizzarli, inventandosi “mostri, Kommissari, orchesse, aguzzini, ecc.” che esistono solo nella loro fantasia. Trascriviamo una sintesi degli orrori vomitati da questi fiancheggiatori allucinati dal santone-guru-fraudolento: 

De Mattei:  il decreto di commissariamento era un abuso di potere, un allarmante perdita della certezza del diritto. La Chiesa non è un soviet” (Il caso dei Frati FI (de Mattei) (Roberto de Mattei, Corrispondenza Romana, 30.07.2013). “Il provvedimento è una pulizia etnica /…/ un vero mandato con licenza d’uccidere” (messainlatino.it, 6/8/2013 – Trionfo e tragedia. Il Crepuscolo degli Ordini religiosi (PapalePapale) del 31.07.2013 – Il Mastino da PapalePapale del 31.07.2013).  Corrispondenza Romana raccoglie firme contro il decreto della Santa Sede, approvato dal Papa (9/8/2013).

La prima omelia di Padre Volpi ai frati (nella quale subito ben descrisse la  tragica dipendenza dal santone e la sua indebita divinizzazione), secondo la papessa Siccardi, sarebbe stato “una istigazione all’ammutinamento /…/ che proviene da una volontà matrigna” [L’invito di P. Volpi (Commissario) all’ammutinamento (Riscossa Cristiana,  di Cristina Siccardi) (29.08.2013)].

Padre Alfonso sarebbe il traditore o l’accusatore” [La testimonianza di F. Agnoli su p. Alfonso Bruno, nuovo segretario generale dell’Ordine FI, nominato dal Commissario p. Volpi (14.09.2013)] [cfr. anche Le calunnie contro p. Stefano Manelli FI (di Francesco Agnoli, da Libertà e Persona, ottobre 2013)].

De Mattei raccoglie firme per ottenere le dimissioni del Commissario Volpi accusato addirittura di ferocia (14/12/2013) e di regime tirannico [Iniziata la raccolta di firme per chiedere le dimissioni del commissario p. Volpi (Corrispondenza  Romana, Roberto de Mattei, 09.12.2013)]. [Cresce la pressione sulla S. Sede per far cessare la scandolosa persecuzione dei FFI: consegnate 8000 firme a Parolin, e ora è iniziata un’altra iniziativa (Corrispondenza Romana, del 08.02.2014)].  

Anche Antonio Socci si è messo a denigrare e ad offendere il commissariamento. Nel suo articolo si parla, senza rispetto, di persecuzione e di “inquisitori sinistri”, ma viene citato solo il Card. Aviz (“che ha avuto trascorsi con la T.d.L.”) [In Vaticano c’è una nuova Inquisizione Catto-progressista. Perseguitano i Francescani dell’Immacolata perchè hanno fede e tante vocazioni. E’ una vergogna! Ma il Papa lo sa?   (di A. Socci, Libero, quotidiano nazionale, 05.01.2014)]. Un attacco ad personam veramente agghiacciante viene rivolto a P. Alfonso Bruno in un articolo che è uno dei peggiori e più impregnati di ostilità [Frati F.I: “perdonate se sono troppo autoreferenziale” così parla p. Bruno (da Libertà e Persona, il 1° feb 2014)] . Ci sono poi gli articoli contro Suor Fernanda Barbiero (28-5-2014 –cfr. http://pellegrininellaverita.wordpress.com/2014/06/05/de-mattei-e-il-falso-vento-da-pechino/); 16-6-2014 –http://www.corrispondenzaromana.it/notizie-dalla-rete/unamica-delle-francescane-dellimmacolata-ci-scrive/); (18-6-2014- http://www.corrispondenzaromana.it/la-nuova-teologia-di-suor-fernanda-barbiero/).

Insomma un vero KILLERAGGIO MEDIATICO “un infangamento e uno sputtanamento unico”. (chiesa e post concilio – articolo “Una risposta personale agli attacchi ad personam”, commento 30 luglio 2014 17:52).

Si è parlato del Commissario (con la K), che sarebbe modernista e non cattolico (!) (cfr. Radio Spada – L’ALTRA CAMPANA SUI FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA”., Silente on 25 luglio 2014 at 9:26 pm ) (chiesa e post concilio,  “Alcune chiose al frate FI nuovo corso intervistato da Radiospada”,  Silente, 25 luglio 2014 15:42).

I manelliani puri oltre ad essere  camorristicamente violenti, sono anche almeno scismatici, se non eretici nel fatto che, per loro, il vero papa sarebbe (tenetevi forte!)  nientemeno che …… manelli.

Da ricovero forzato sono infatti certe mafiosità di un personaggio almeno allucinato che afferma, purtroppo senza  vergogna: “Ehi, VDR (vescovo di Roma), tu che vieni dalla fine del mondo sei avvisato!!! Bada bene a quello che dici perché “Fedele Inquieto” ti rimette sull’aereo e ti ri-spedisce nella pampa. Invece di star lì a telefonare a questo e a quello, va di corsa alla clinica dove è ricoverato IL VERO PAPA, quel certo manelli che tu “perseguiti”.… che magari se sei fortunato e ti ritiene Cattolico (i suoi giudizi in materia sono molto selettivi) ti riceve in udienza, e non ti scordare di portargli le arance!” ((cfr. messainlatino.it ––Frati F.I.: lettera aperta al Papa da un lettore inquieto., Anonimo 28 gennaio 2014,  09:35). Qui siamo al delirio puro e se – corrispondesse alla sua vera posizione, saremmo fuori dalla vera fede!

Non parliamo poi addirittura delle incivili, cafonesche e aberranti minacce fisiche: “Sei figlio della codardia, quindi se padre Pio al suo figlio lo prese a schiaffi, a te ti faccio scegliere dove prenderti a calci senza nemmeno rimproverarti e poi sciacquati la bocca sia che parli di san pio che di p.stefano. non sono anonimo come te, sono giuseppe f……” (messainlatino.it, 23 giugno 2014, articolo Il Papa ha incontrato gli FI – A. Tornielli – Vatican Insider – 23-06-2014, – Pino, 24 giugno 2014, 22:37).

Alla luce dei fatti odierni non appaiono fortemente allucinati e deliranti le posizioni mentali e teologiche di questi  difensori del santone-falsario?

(per un resoconto documentato cfr.  Amici della verita, MANELLIANI – 8 – DIFENDERSI DAI LANCIATORI DI COLTELLI, https://amicidellaverita.wordpress.com/2014/08/05/72/).

 

 7) Adesso si può meglio capire “la verita’ su tutta la meschina operazione contro il commissario Volpi(cfr. Amici della Verità, Manelliani 25,https://amicidellaverita.wordpress.com/2015/02/19/manelliani-25-la-verita-sulla-meschina-operazione-contro-il-commissario-volpi/). Pensate che solo per una parolina fuori posto (“i parenti”) i componenti della famiglia manelli hanno fatto un sacco di storie e inscenato contro Padre Volpi un’infame campagna di denigrazione, fino a strombazzare un’azione legale, quando poi la BANDA MANELLI è coinvolta (e vedremo quanto e come) per una mega truffa e un falso che riguardano proprio – guarda caso – il trasferimento di quegli stessi beni che Padre Volpi aveva subito denunciato come un atto immorale. Che farisei ipocriti! Che spudorati mentitori e incalliti costruttori di falsità in libera uscita.

 

8) Dov’è finito adesso il tipetto  tradizionalista – che si spaccia per don Camillo – che infangava il Commissario Volpi, sempre sulla azione legale dei familiari manelli –  blaterando contro di lui di una presunta infrazione all’ottavo comandamento? Visto che sembrava avere uno zelo profondo per la pulizia. Adesso, dopo aver saputo della mega truffa scriverà forse un post sul suo blog dichiarandosi indignato e sconvolto per questa colossale disonestà degli amici che prima difendeva?

 

9) Non solo ma quando Padre Volpi, giustamente,  a suo tempo aveva denunciato quello stesso  trasferimento fraudolento PER IL QUALE OGGI  LA BANDA MANELLI è SOTTO INCHIESTA GIUDIZIARIA, i manelliani (compreso i dilettanti allo sbaraglio del blog “in difesa degli abusi di manelli”) avevano ribaltato la frittata insinuando che tutta l’azione  sarebbe stata motivata solo da una presunta sete di guadagno che spingeva la Congregazione a rapinare (!?) quei soldi e quei beni che la Banda manelli – oggi sappiamo dalla GdF – aveva fraudolentemente sequestrato.  Più diabolici di così!

 

10) Un solo invito che sta crescendo in tantri  man mano che la stampa anche nazionale, pubblica sempre di più o particolari di questa rivoltante vicenda: VERGOGNATEVI  E CONVERTITEVI.

 

Riccardo Piccarreta

Originale:  MANELLIANI 29 – TRAVOLTA  DALLO SCANDALO  LA BANDA MANELLI!

UN CALCIO AL FORMICAIO

formicaio
In una felice immagine il vaticanista di “La Repubblica” paragonava l’azione di Papa Bergoglio a un calcio inflitto contro un formicaio.
Esso è il paradigma di ogni società organizzata che come le formiche si coalizza in nome di segnali chimici per tutelare interessi di parte arrecando danno agli altri.
È cosi che potremmo definire gli ultratradizionalisti, formiche parassite che divorano le pianticelle appena collocate nel terreno, quelle nel nostro caso,  di un saggio agricoltore e pastore come Papa Francesco.
Non sappiamo se il riferimento si ispirasse al blog ” Formiche” avvezzo da qualche tempo a parlare dei Francescani dell’Immacolata a modo di fornicazione mentale e cioè in modo impuro ed inappropriato. Che la logica non fosse di casa presso gli ultrà di Lefebvre e compagni lo si era da tempo capito, anche con l’aiuto del delirante titolo inventato per il Convegno tradi-protestante di Santo Spirito in Sassia del 13 dicembre 2014.
carballo-manelli
Davvero funambolesca la giustapposizione tra il crac finanziario OFM e la questione FI. Interessante è invece la foto postata sul blog fornicatore che mostra un Carballo sereno e sorridente versus un Manelli accigliato e truce. Gli imbrogli del Manelli che tutto ha consegnato a familiari e laici scambiando l’Istituto per la proprietà della sua famiglia (naturale) fa emergere solo l’inopportunità di fidarsi incondizionatamente dei laici, anche e soprattutto per dei Francescani. Chi conosce un minimo di storia del francescanesimo sa bene del modo con il quale i figli del Poverello furono truffati e depauperati nel passato. È per questo che la figura del cosiddetto “amico spirituale” fu presto sostituita da quella del “frate economo”. Con l’esigenza di adeguare l’amministrazione e le temporalità alle esigenze organizzative e tributarie dello Stato moderno, anche i Francescani ne dovettero prendere atto in tutta semplicità. Cristallizzarsi sulla lettera della Regola, infatti, avrebbe significato privarsi anche dal toccare il denaro. Il Manelli, i nipoti e gli accoliti, di questo non se ne sono fatti mai uno scrupolo fino al massiccio impiego di conti correnti e carte di credito. Il problema è che la moneta virtuale il Manelli l’ha resa virtù non esitando ad aprirsi un conto corrente bancario in nome di Madonna Povertà. Chi ha avuto tra le mani la Traccia Mariana di Vita Francescana, legge che è impensabile avere un conto corrente persino per le Case religiose…
La Legge naturalmente vale sempre per gli altri, non per chi sugli altri aveva il diritto di vita e di morte e una sorta di” ius primae noctis“…
La questione di cronaca che sicuramente mette in causa Mons. Carballo fornirà alla Chiesa ulteriore giurisprudenza per condannare Padre Manelli, la sua tesoriera e il suo cassiere. Se non c’è  reato non c’è nulla da temere, ma se ci saranno avvisi di garanzia, i manelliani saranno in buona compagnia a spese purtroppo dello Stato, alla faccia degli “arresti domiciliari” e delle “persecuzioni” che si attribuiscono i vili e o codardi, non gli eroici religiosi e gli uomini probi e tutto di un pezzo.

UN LIBELLO CONTRO LA CHIESA

Nella foto di Copertina: la Famiglia Manelli

Nella foto di copertina: la famiglia Manelli

I manelliani raccolgono in volume gli atti del loro convegno, e chiamano a raccolta i seguaci.

Un proverbio dice che la nostalgia è il sentimento dei falliti.

Chi coltiva un progetto, non si scoraggia quando le circostanze impediscono di realizzarlo; cerca piuttosto di capire quali errori hanno determinato il suo insuccesso, li corregge e riprende i suoi tentativi.

Il peggiore errore che può commettere consiste nel convincersi, o peggio ancora nel tentare di convincere gli altri, che non è stato lui a sbagliare, ma è viceversa sbagliata la realtà.

C’è poi chi afferma che è esistita una età dell’oro, in cui il consorzio umano era perfetto, ma poi una congiura delle forze del male ha distrutto l’ordine così costituito, gettando tutti nell’infelicità, nella corruzione e nella miseria.

I reazionari di ogni risma oscillano tra l’uno e l’altro atteggiamento: ve ne sono infatti che coltivano una utopia, e ve ne sono altri che si adoperano per restaurare la situazione da loro idealizzata e rimpianta.

I manelliani assumono un atteggiamento ondivago, ma ultimamente paiono avere imboccato la via di un impegno volto a riportare la Chiesa alle condizioni in cui si trovava prima del Concilio.

Ciò presuppone naturalmente che lo stesso Concilio venga presentato come il frutto di una congiura, ordita da forze esterne alla Chiesa, le quali però avrebbero trovato all’interno di essa  dei complici, disposti a fare entrare il cavallo di Troia dentro le mura.

Per imporre questa tesi, è necessario però escludere che la riflessione espressa dai Padri Conciliari, dai loro consultori e da tutti quanti hanno assecondato il loro impegno in ogni ambito ecclesiale sia espressione di una maturazione, di un dibattito, di un pensiero proprio del Cattolicesimo.

E qui si situa il primo e più importante punto debole delle proposizioni espresse dai tradizionalisti: essi non possono accettare che chi dissente dalle loro posizioni  possa essere considerato cattolico.

Ed allora arriviamo a quella che proprio Don Baget Bozzo, prima di quel riflusso su posizioni tradizionaliste per cui attualmente viene considerato un campione del pensiero manelliano, aveva definito pubblicamente come una “quaestio stantis vel cadentis Ecclesiae”: la libertà di discussione costituisce una base ineliminabile della convivenza nella comunità dei credenti.

 Questa, però – a ben guardare – non è una novità introdotta dal Concilio: già Sant’Agostino aveva affermato “in necessariis unitas, in dubiis libertas”.

Tutto sta a distinguere quanto è da ritenere “necessario” da quanto viceversa si considera “dubbio”, cioè opinabile.

E allora basta riflettere sulla storia della Chiesa per constatare come questo limite, questo confine, si sia spostato, anche prima del Concilio.

Durante il Risorgimento, il Papa giunse a scomunicare chi metteva in discussione il suo potere temporale; poi, però, i Patti Lateranensi segnarono la rinunzia a rivendicarlo.

Questo non comportò, beninteso, una condanna “a posteriori” del “non expedit”: né avrebbe dovuto comportarla, perché semplicemente si era determinata una evoluzione nella posizione della Chiesa.

E questa riflessione aveva portato il Papa stesso a concludere che il potere temporale era una superfetazione determinata dalla storia, senza nessun rapporto con le verità irrinunciabili della fede.

Se questa riflessione non fosse avvenuta, se non ci fosse stato un cambiamento nelle stesse proposizioni ufficiali del Magistero, saremmo rimasti fermi al “non possumus” di Pio IX.

La rabbia dei manelliani, e dei tradizionalisti in generale, trae origine precisamente dal superamento di altri “non possumus”, da parte del Concilio, ma anche da parte del successivo Magistero.

Ci pare che i manelliani cadano in due errori, e che non vi cadano – quanto è peggio – in buona fede.

Il primo errore consiste nel confondere la causa con l’effetto.

Il mutamento nei costumi sessuali non è stato provocato dalla Chiesa: l’Autorità Ecclesiastica ha dovuto prenderne atto, mantenendo fermi i principi morali, ma modificando l’atteggiamento verso chi questi comportamenti mette in pratica.

Nessun Vescovo e nessun Cardinale, né tanto meno il Papa, ha detto che un atto o un rapporto omosessuale smette di costituire un peccato: ciò non toglie che anche gli omosessuali possano esprimere dei valori spirituali e morali, e soprattutto che essi possano contribuire al bene comune.

Qui non c’è nessun incoraggiamento alla diffusione dell’omosessualità, ma c’è la constatazione della persistenza del bene anche in una società in cui questo comportamento si diffonde.

Non è comunque vero, anzi è assolutamente falso che la Chiesa propagandi i rapporti tra persone dello stesso sesso.

Il secondo errore consiste nel postulare l’esclusione del dialogo tra le fedi e tra le culture.

Qui i tradizionalisti colgono un cambiamento di atteggiamento tra il precedente pontificato e l’attuale.

In realtà, presso la Santa Sede ci sono degli organismi dediti al dialogo tra i Cattolici e gli altri Cristiani, tra i Cattolici e le altre religioni, sia quelle abramitiche, sia le altre, e addirittura tra i Cattolici ed i non credenti.

Dell’allora Cardinale Ratzinger ricordiamo un dibattito pubblico con lo studioso non credente Paolo Flores d’Arcais.

Che poi questo dibattito abbia chiarito punti di concordanza e di discordanza era logico ed inevitabile.

Può essere che le concordanze e  le discordanze si accrescano o diminuiscano a seconda degli interlocutori, ma esiste una alternativa al dialogo?

Non, non esiste, salvo che vogliamo ridurre la nostra esistenza collettiva ad un “bellum omnium contra omnes”: il che non è certamente auspicabile, né è confacente con i nostri principi cristiani: ricordiamoci l’evangelico “Pax in terra hominibus bonae voluntatis”, dove gli uomini di buona volontà non sono certamente soltanto i correligionari, né soltanto i credenti.

L’opposizione dei manelliani al dialogo si basa su di un sofisma piuttosto ipocrita: se l’essere cattolico significa l’adesione alle verità della nostra fede, mettersi a parlare con chi non la condivide risulta a seconda dei casi inutile, in quanto constata un inevitabile dissenso, o dannoso, in quanto ci porta a negare le verità stesse in cui crediamo.

Aggiungono i manelliani che nel momento stesso in cui ci si dispone a dialogare con i diversi, si accetta in linea di principio che essi hanno qualcosa di buono, di vero, di positivo, da proporci.

E ciò contraddice – secondo i tradizionalisti – l’assunto per cui noi possediamo tutta intera la verità.

Se si applicasse alla lettera questo principio, non sarebbe possibile nessuna convivenza, dato che la convivenza richiede delle regole condivise, e le regole condivise risultano da qualche forma di accordo, cioè di dialogo.

Non hanno mai riflettuto sul fatto che il dialogo ha dato prestigio a tutti i Cattolici che lo hanno praticato, a cominciare dai Papi (incluso, naturalmente, Benedetto XVI)?

Non hanno mai riflettuto sul fatto che la società nazionale, europea, mondiale, costituisce il risultato di apporti diversi, e che il rifiuto del contributo apportato da quanti sono diversi porta soltanto al fanatismo, alle guerre di religione, al terrorismo?

Se certi musulmani uccidono i Cristiani perché hanno una fede diversa, dovremmo forse metterci sul piano di costoro?

E comunque, ci pare che il rifiuto del dialogo abbia alla fine una sola origine: il fatto di non avere nulla da dire.

Questo atteggiamento, però, non è reazionario, ma è qualche cosa possibilmente peggiore: si chiama oscurantismo.

Ed è precisamente oscurando le opinioni altrui, negando agli altri la possibilità di esprimersi che si riesce subdolamente ad offrire del loro pensiero una immagine distorta, si prescinde anche dalla definizione del dissenso, si demonizzano le opinioni.

Il convegno di Santo Spirito ci ha offerto un ampio saggio di questo atteggiamento, presentando la misericordia verso gli omosessuali come propaganda per le loro tendenze.

Quanto i manelliani rimpiangono è un Seminario in cui si vietava di leggere “L’Osservatore Romano”: le persone intellettualmente oneste lo avrebbero consultato, e poi lo avrebbero discusso.

Così si fa tra persone civili.

Rifiutare il dialogo non significa dunque essere certi della bontà delle proprie convinzioni.

Chi rifiuta di confrontarle con quelle degli altri, non è in realtà convinto di ciò che afferma.

I TRADIZIONALISTI PASSANO IL RUBICONE DELLO SCISMA

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Non ci regge il cuore di darle in questo momento il titolo di Chiesa”.

I reazionari di ogni risma sono maestri nell’uso, anche subliminale, delle immagini: quando si celebra un raduno di razzisti, gli organizzatori hanno sempre cura di inserire nella foto di gruppo qualche personaggio di evidente origine extraeuropea.
Non sono sfuggiti a questo sapiente uso dei “mass media” i promotori dell’ennesima riunione consacrata al caso dei Francescani dell’Immacolata, assurto a simbolo – ed insieme a “casus belli” – del conflitto tra i tradizionalisti e la Santa Sede, che nella loro locandina diffusa elettronicamente quale copertina di una banale e stagionata raccolta di articoli, inseriscono in prima fila ben tre frati provenienti dal “Continente Nero” ; la loro esibizione viene però compensata dalla presenza in seconda e terza fila di quattro religiosi debitamente barbuti: non certo in un riferimento storico ai “barbudos” della rivoluzione cubana, quanto piuttosto a più rassicuranti reminiscenze francescane preconciliari: i Barbanti.
Si vuole fare dimenticare – tra l’altro – che Monsignor Lefèbvre si dimise da Arcivescovo di Dakar per protesta contro l’Indipendenza del Senegal: l’illustre prelato non intendeva infatti confrontarsi con dirigenti politici dotati di maggiore quantità di melanina.
Contrariamente a S. Paolo, “non si fece tutto a tutti”.
Ora però gli Africani – data l’evidente scarsità di vocazioni europee – vengono arruolati come milizie ausiliarie, e la loro condizione – a giudicare dai rassicuranti sorrisi che esibiscono – non deve essere tanto cattiva.
Torniamo però all’annunzio del raduno che segna lo sbarco nel Nord dei tradizionalisti manelliani.
Il Piemonte che eredita una gloriosa tradizione calcistica rinverdita dai recenti successi della Juventus, prima della trasferta di Roma, schiera sul terreno da gioco biellese “La Primavera”: Primazzoni in porta, Panero e Forno in difesa, Abramagams (deve trattarsi di uno straniero), Barbato e Dell’Aere a centro campo, mentre l’attacco – il modulo è a tre punte – è composto da Carmagnola, Marchi e Manetti; il quale ultimo – dati anche i precedenti coniugali con la Siccardi – è evidentemente il “capitano” della squadra.
Lo prova il fatto che l’omettone presenti un suo tomettino che si intitola “Un caso che fa discutere”, sottotitolo “I Francescani dell’Immacolata”, edito nientepocodimeno che da “Fede e Cultura”.
Capiamo la preoccupazione delle giacenze di magazzino degli invenduti e i danni alla carta dell’umidità invernale alimentata dalle recenti piogge, ma ci saremmo aspettati più dignità culturale e religiosa.
Il livello della Fede e della Cultura presente infatti nella raccolta di articoletti curata dal capitano, è alto quanto la statura di chi è afflitto dalla mutazione del gene FGFR3 al livello del cromosoma 4.
I propositi dei promotori risultano però particolarmente bellicosi, fin dal bando della Crociata che muove da Vegnasco Cerrione (in provincia di Biella) alla volta del Vaticano: “Non ci regge il cuore di darle in questo momento il titolo di Chiesa”.
Da questa frase trasuda il rincrescimento – chissà quanto sincero – di chi, sia pure “obtorto collo”, è costretto a pronunziare un sofferto “non possumus”.
In realtà, i promotori dell’evento devono essere ben lieti di proclamare all’inclito ed al colto che la Chiesa non è la Chiesa.
Da tale affermazione apodittica risultano infatti due conseguenze per essi particolarmente vantaggiosa: se un consorzio di persone è in realtà inesistente, “si può fare ciò che si vuole”.
Gli “squadristi” del capitano in effetti si collocano sulla scia ideologica di Hans Kung, sempre in prima linea su tutte le questioni controverse, compresa quella dell’infallibilità papale.
Manelliani e manettiani spingono la manetta oltre Kung. Forse più tardi si aggiungeranno anche i maomettani dell’IS per una cooperazione logistico-addestrativa a disparità di culto per celebrare in questo modo l’ecumenismo ideologico.
Mentre il teologo svizzero offriva la sua critica al cammino reazionario postconciliare della Chiesa (personificato da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI) i Nostri con ancor più veemenza lo estendono fino a Papa Francesco!
Partendo dai testi biblici e “dalla prospettiva dei primi discepoli”, Hans Kung si oppone a ciò che oggi la Chiesa istituzionale, con la sua gerarchia, rappresenta. Küng tuttavia vuole superare astrazioni dogmatiche e indica le verità storiche da cui ripartire per rifondare la Chiesa e il nostro presente.
I Manelliani e i manettiani hanno invece bisogno dell’ecumenismo verso Oriente solo per i bizantinismi di chi – come loro – dice: “Il Papa non è il Papa e la Chiesa non è la Chiesa“.

Questa è la nuova teologia negazionista suscitata dal novello Bernardo Ochino che si sognava di essere il novello Padre Pio: Padre Stefano Manelli.

Non tutti sanno, inoltre, che il Movimento Cristiano Lavoratori che ha patrocinato l’evento biellese del 6 dicembre 2014 nasce da una spaccatura all’interno delle “Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani” proprio per la stessa dinamica narcisistica, paranoica e autoreferenziale di chi circa ogni venti anni vuole “(af) fondare un nuovo Istituto religioso.
Oramai lo sanno tutti. Il primato è già nella leggenda!

Il bombato capitano di ventura, intanto, cerca di assoldare nella sua Crociata antiromana una nuova Armata Brancaleone presso i membri del MCL che trova fra i componenti revisionisti di destra chi è incline ad aderire a cause spiegate loro in maniera sommaria.
Saranno forse armati con spade di plastica prodotte nella premiata fabbrica del Manetti?
La vittoria è assicurata!

Spigolando in rete, ciò che sconcerta ancora è la vicinanza di certi ambienti che si dicono difensori del Manelli a Divino Otelma.

La questione è sempre più pasticciata e fa emergere risvolti inquietanti di settarismo criminesco nel quale è presente un identico modo di fare nel mondo dove divinizzazione e idolatria si baciano.

La crisi svuota anche gli spalti del calciospettacolo.
E’ un peccato se la partita nel semisconosciuto Vegnasco Cerrione, evento così ben organizzato, è stata ignorata sia dalle grandi catene televisive americane, sia da quelle arabe come “Al Jazeera” ed “Al Arabya”, le quali avrebbero potuto trarne spunto per dimostrare la crisi che affligge gli infedeli.

Basta infatti l’intestazione del convegno per negare al detestato Bergoglio la possibilità di cacciarli, così come la soddisfazione di ricevere una formale lettera di dimissioni.
Magdi Allam, al contrario, al cui movimento Manetti è iscritto non si è limitato a darle, ma è abituato a reiterarle ogni volta che il Papa dice qualcosa non di suo gradimento.
In questo selfie del Magistero, Manetti crede di essere stato più furbo.
Pur essendo il bomber iscritto anche al club de’ “Gli Amici del Timone”, alla prima rottura del governo della barca, l’inesperienza di skypper poco gli è valsa per salvarsi dal naufragio.
Le “cattive amicizie” non lo possono aiutare ad evitare lo schianto sugli scogli della risibilità istronica.
Altro che Amici del Timone! Si è loro rotto anche il manubrio della bicicletta!

Avremmo letto volentieri il resto della presentazione del grande evento della provincia biellese, ma le pagine successive sono state oscurate per non meglio precisati “motivi tecnici”; dietro ai quali si cela certamente un complotto, in cui sono accomunati Musulmani, Ebrei, Massoni, Comunisti, Socialisti, Liberali e Modernisti, tutti uniti nel “caso che fa discutere: I Francescani dell’Immacolata”.
Il Fondatore, dal canto suo, per sottrarsi all’accerchiamento, ha chiesto asilo politico a San Giovanni Rotondo.
Qualcuno dei giovani da lui rovinati lo chiederà in Piemonte a casa Manetti?
Questo è dopotutto “il diritto divino dei re“!
Veramente brava gente la “Compagnia del (m)anello”…

La volpe e il pigmeo nella foresta del califfato tradi-protestante

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Riccardo Cascioli è da ormai un anno “in comunione con il commissariamento dei Frati Francescani dell’Immacolata”.

Più importune che opportune se ne è infatti occupato diverse volte.

La levatura dei suoi interventi, accompagnata dal profondo rispetto da lui manifestato verso la dignità delle persone per sua bontà coinvolte, gli ha dato il merito  di trasformare un caso in un casino, cioè in un caso piccolino, da tam tam pigmeo.

L’interessante popolo dell’Africa Equatoriale, noto per la piccola statura, crede tradizionalmente alla metempsicosi.

Qualora un pigmeo analizzasse le risposte del Cascioli al Commissario FFI, potrebbe allora già sperare – nomen omen – nella sua futura reincarnazione in un … Volpi-no!

Sorridiamo al pensiero  di una volpe, inseguita da un affamato cacciatore pigmeo, immaginando la sfida tra una portatore quotidiano di bussola e un esperto conoscitore della foresta pluviale.

Chissà chi vincerà!

La preda o il predatore?

A proposito dei misteri dell’Africa possiamo ancora paragonare il blog LNBQ agli zombi: quando risorge, è più aggressivo di prima!

Poiché il dialogo interreligioso è un must dell’ecclesiologia postconciliare, uno spazio informatico che si reclama cattolico non può mancare di fare riferimento alle Religioni Tradizionali Africane!

L’aggiornamento non finisce qui.

La LNBQ è anche un’Araba Fenice, essendo risorta dalle proprie ceneri.

Non vorremmo che con il piglio aggressivo da fondamentalisti che la caratterizza, conduca i lettori anche verso l’Islamic State!

Che il Cascioli, da califfo del giornalismo, trasformi le rettifiche in sempre nuove polemiche è un fatto accertato.

Questo aiuta a capire la psicologia del personaggio e, accanto alla linea editoriale, la linea ideologica.

Chi si avventura nella giungla mediatica, dove davvero è indispensabile una nuova bussola quotidiana che non è però la LNBQ, oltre a preoccuparsi dell’orientamento, deve stare attento anche a dove mette i piedi.

Anche i Pigmei lo sanno!

Cascioli, infatti, cade nelle sabbie mobili di quel fango provocato da chi, come lui, ha osato e abusato troppo parlare sulla dolorosa vicenda di un Istituto religioso.

Questa dinamica impropria presenta la Chiesa, madre e maestra, come una matrigna che ne sa di meno dei tanti “mercenari” dell’ortodossia cattolica, quelli che si paventano naturalmente più cattolici del Papa e dei pastori “che danno la vita per le pecore”.

Se l’IS si finanzia soprattutto grazie ai pozzi petroliferi occupati, il “califfato cattolico” al quale LNBQ da prova di appartenere, si alimenta pur sempre dai pozzi neri, non quelli del petrolio, bensì quelli del materiale da spurgo utilizzabile, una volta essiccato, come biocarburante.

La disonestà intellettuale è evidente nell’interpretazione del seguente passaggio che il Cascioli cita “Cicero pro domo sua”:

Lo scopo finale delle richieste d’incardinazione in Diocesi appare chiaro: è la costituzione di una piattaforma di lancio, magari off shore come quella dell’Arcidiocesi di Lipa nelle Filippine o in diocesi di minoranza cattolica come in Inghilterra, per raggruppare chierici ordinati in sacris ed ex seminaristi FFI nella speranza di un ribaltone nell’attuale governo della Chiesa universale (…)”.

Il testo del post, tuttavia continuava dicendo: “(… ) che può solo contare su miraggi mentali ai quali non si sottraggono polemisti come Antonio Socci nel suo recente e noiosissimo libro ‘Non è Francesco’”.

E’ chiaro che la capacità di ribaltone non può essere resa possibile da una ventina di disperati.

 “Chi di speranza muore” aspetta piuttosto dagli altri un ribaltone, come se al prossimo Conclave i Cardinali eleggessero un Raymond Burke o come se l’attuale Pontefice dovesse essere deposto dopodomani o diventare vittima di un attentato o di una morte improvvisa.

Sembra fantapolitica, ma in alcuni ambienti cosiddetti “manelliani” circola anche questa vergognosa profezia

Questo è il delirio che il Cascioli attribuisce a noi?

Non pubblicava Cascioli un articolo di Massimo Introvigne nel quale parlava di deriva «pelagiana» come di una rigidità fondata sul sogno di un ritorno a un passato che non può tornare, propria di certi ambienti ultra-conservatori?

Sempre il Cascioli, in tempi non sospetti lasciava parlare l’Introvigne dello scivolone dottrinale di alcuni FFI che, con riferimento a noti insegnamenti di Benedetto XVI, affermavano che tra i giovani frati, tra le suore dell’Immacolata e sulle loro riviste “teologiche” si fosse diffusa una «ermeneutica della discontinuità e della rottura» rispetto al Concilio Ecumenico Vaticano II, che ne leggeva alcuni documenti – i testi, non solo le loro interpretazioni postconciliari – come in contrasto radicale con il Magistero precedente. La stessa interpretazione di «discontinuità» era data alla riforma liturgica: non solo si celebrava la Messa antica, ma si considerava in qualche modo «inferiore» – in qualche caso, addirittura «sospetta» – la Messa nel rito ordinario successivo alla riforma, e questo particolarmente presso le suore.

Il sociologo torinese, esperto di sette, spezzava solo alla fine della sua analisi una lancia a favore della presunta fedeltà al Papa di Padre Manelli, cosa però che dopo soli pochi mesi dal Commissariamento si rivelava ormai inesistente.

Alla resa dei fatti anche la dichiarazione di “devota obbedienza” scomparsa alla chetichella dal sito ufficiale FFI è diventata una bufala che rimane solo in qualche espressione poetica di un instant book sul Papa preparato dal Padre Manelli per la visita al santuario mariano di Castelpetroso (IS) del 19 marzo 1995 di Giovanni Paolo II.

Un atto di vassallaggio rivelatosi ipocrita perché – da più testimonianze – risulta che il Padre Manelli abbia pubblicamente criticato Giovanni Paolo II specialmente durante il Giubileo del 2000.

Nel 2005, in  tempi non ancora al 100% sospetti, l’allora vescovo di Campobasso, Mons. Armando Dini, mandò giustamente via sia i frati che le suore Francescani dell’Immacolata da Castelpetroso

All’epoca subito ne prese le difese Unavox: un fidanzamento allora annunciato con gli FI, ma matrimonio rato e consumato col Commissariamento.

Di fronte a questi soli semplici esempi, quale vescovo accoglierebbe dei religiosi problematici e in rottura con il loro stesso Istituto?

Fughe dal convento, distrazioni di beni, disobbedienze formali, lettere aperte, insulti e calunnie, eresie materiali, formazione incompleta, sono solo alcuni dei peccati rilevati nei poveri “transfughi FI perseguitati” (TFIP).

Può bastare come “passaporto ecclesiale” il dichiararsi “fedeli al Fondatore” facendo – tra l’altro – confusione tra il carisma e la persona?

Non è proprio l’asserita fedeltà a un uomo problematico, idolatrato come un dio e seguito da alcuni più del Papa, il motivo di preoccupazione della Chiesa?

Sarebbero delle nostre sdrammatizzazioni sarcastiche i deliri di cui parla Cascioli?

Peccato che una persona che si espone al pubblico come il Direttore di LNBQ sembri incapace di trovare aspetti divertenti in ogni contesto del quotidiano e vivere una vita all’insegna dell’ottimismo e dello stare piacevolmente insieme agli altri.

Chi sa bene quali siano le proprie virtù e le proprie debolezze e le accetta, è anche colui che sa prendersi non troppo sul serio riuscendo a ironizzare su di sé.

Non era forse proprio questo ciò che mancava all’autoreferenziale Padre Manelli e ai suoi seguaci?

Ci dispiace ora per Riccardo Casciòli (o Càscioli?)

Avranno entrambi perso la bussola?

Alle profezie di sventura sinceramente preferiamo l’Evangelii gaudium di San Francesco e di Papa Francesco!