La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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FARO DI ROMA: LA LETTERA DI UNA EX SUORA INCHIODA PADRE MANELLI

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La lettera di una ex suora

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Pubblichiamo la lettera di una ex suora con nuove rivelazioni su vizi, debolezze e irregolarità presenti all’interno dell’Istituto di padre Stefano Manelli, da noi chiamato a ragion veduta il “boia di Frigento”.

“Non ho dormito serena per varie notti a causa di quelle che per me sono bugie e che dice per televisione l’avvocato di padre Manelli. Sono rimasta nell’Istituto per quasi quindici anni e poi sono uscita perché mi arrabbiai con madre Consiglia, lei mi disse: ‘o fai così o te ne vai a casa’. Io non la sopportavo più e andai via dal convento, fortunatamente dopo cinque anni mi sono sposata e ringrazio Dio per questo. Mio marito mi ha chiesto più volte se il Fondatore delle suore che uscivano per televisione mi apparteneva. All’inizio l’ho distratto, ma poi ho voluto dirgli la verità, e lui mi ha convinto ad aiutare la Polizia nelle indagini.

Lo dico: ‘E’ vero che padre Stefano Manelli faceva cose strane con le suore. Una volta facemmo una foto di gruppo e mi sentii toccare il sedere. Credevo che fosse lo scherzo brutto di una consorella, ma era la mano di Padre Manelli!’. Lo guardai storto e lui ritirò la mano dalle mie natiche come fanno i ragazzi a scuola, non chiese scusa, ma fece semplicemente finta di niente. Accanto a me però c’era Madre Francesca Perillo, e potrebbe darsi che il tocco del fondatore fosse per lei che era da sempre la prediletta. Quando si rinchiuse nel monastero di clausura di Città di Castello vedevamo Padre Manelli abbastanza depresso.

Quando vennero approvate le Clarisse dell’Immacolata la Madre Perillo si arrabbiò molto e la cercammo di calmare. Non so se è vero che è andata in Inghilterra dove si è spogliata e ha fondato un nuovo ordine non riconosciuto dal Vaticano prendendo il nome di Suor Elia. Così ho sentito dire. All’epoca dei fatti parlava male di Papa Francesco e voleva che anche noi seguivamo la sua idea. Se non eravamo d’accordo con lei ci prendeva in giro in refettorio davanti a tutte le altre. Pensava sempre ai conti e ai soldi ed era nervosa, ci trattava male e dava punizioni severe. Un’altra cosa che mi è dispiaciuta è quando si dice che i voti erano i quattro voti che noi scrivevamo con il sangue e niente più. Non è vero.

C’era sì questo ma esisteva veramente una formula di fedeltà a padre Stefano e a padre Gabriele il cofondatore con una intenzione speciale di offerta come vittima. Dovevamo in tutto seguire la formazione dei fondatori ed era un voto di obbedienza assoluta e incondizionata a loro. Padre Manelli aveva sempre paura che noi suore parlavamo con altri sacerdoti. Le superiore ci facevano mille domande e dovevamo dire tutto, anche cose della confessione. Quando non c’era il fondatore che non ce la faceva a seguire tutte, erano le madri che dovevano sapere tutto. Io mi vergognavo, non mi sembrava giusto. Alle volte padre Stefano dava anche degli schiaffi nella confessione e confermo che toccasse la medaglia al petto, quando sei donna tu ti accorgi se è una cosa innocente o meno ed a me faceva una brutta sensazione.

Dopo questi atti andai a confessarmi da don Nello Castello, un sacerdote di Rovigo amico di Padre Stefano perché pure lui era figlio spirituale di padre Pio e mi disse: “Padre Stefano è un santo. Se fa certe cose è perché è ispirato…” (da chi e da cosa ci piacerebbe saperlo). Per altre suore i comportamenti di padre Stefano dovevano essere compresi perché “aveva bisogno”. Io non capivo bene, ma credevo che tutto era normale. Come un papà o un nonno ci poteva toccare e qualche suora diceva che questo gli ricordava mamma Licia, la sua mamma. Ero confusa, ma non ci pensavo più di tanto perché quando stava in convento da noi eravamo tutte agitate e ognuna cercava di attirare la sua attenzione, anzi era un privilegio se lui mostrava interesse a qualcuna. Io stessa ho provato gelosia verso qualche consorella. Oggi mi rendo conto che erano sciocchezze, ma padre Manelli era tutto il nostro universo”.

Selezione sull’aspetto: le magre con padre Manelli, ha capito il confessore?

“Una volta ci fu come una selezione tra le suore più prosperose e quelle meno. Qualche superiora era preoccupata perché qualcuna incominciava a lamentarsi e allora cercavano di dividere la direzione spirituale tra padre Stefano e padre Gabriele. Quando vedeva suore più corpulente il fondatore si comportava in modo strano. Stava sempre con madre Perillo che era molto magra invece e una volta rimase anche una settimana con lei da solo nell’eremo di Monte Muto dove ci sono i Frati Minori. Si fece accompagnare solo da una postulante che preparava per loro. Io non ho mai pensato a male, ma ora che sono nella vita normale e sento cose brutte, mi pongo qualche domanda”.

La voglia di arricchimento, l’avarizia di Manelli

 

“Cambiava ogni due anni la macchina e riceveva sempre buste. Una famiglia mi ha detto che si è allontanata da padre Manelli perché i laici facevano a gara a chi dava più soldi”.

I controlli sui bisogni organici e le altre umiliazioni

“Le superiore, poi, ci seguivano nei bagni, dicevano di non tirare lo scarico per vedere se eravamo andate in bagno davvero per fare i nostri bisogni o meno. Una violenza folle. Mi sentivo umiliata. Si pensava sempre a male. Io sono disposta a testimoniare questo davanti a qualunque tribunale e le superiore devono avere il coraggio di dire che non è vero se non sono bugiarde. Io darò luogo, giorno, ora e particolari come testimonianza insieme ad altre suore che stanno ancora dentro. Quando una suora per fame mangiava anche un biscotto fuori dai pasti, doveva umiliarsi davanti a tutta la comunità e chiedere il perdono pubblico.

Quando si rompeva un bicchiere o un piatto dovevamo metterci i cocci al collo. Era un lager! Loro invece potevano e possono fare quello che vogliono. Ora non so più cosa stia esattamente succedendo dentro il convento, ma mi risulta che le superiore siano rimaste le stesse. Le suore sono compatte perché non c’è nessuna comunicazione con l’esterno. Ma è apparenza. Hanno paura. Non ci sono giornali, radio, televisione. Mancava l’affetto e se ci tenevano chiuse e isolate per evitare le tentazioni, bastava che vedevamo un uomo e subito eravamo tentate”.

 

Edoardo Izzo

http://www.farodiroma.it/2016/04/16/altre-rivelazioni-affondano-lorrido-padre-manelli-ennesima-lettera-di-una-ex-suora-lo-incastra/

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Frigento, lasciti sospetti al convento, si apre un nuovo filone di inchiesta

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Loredana Zarrella

Tra i nove corpi che riposano nella cripta del Santuario del Buon Consiglio, a Frigento, c’è anche quello della contessa Margherita degli Oddi, originaria di Perugia. Morì a Frigento dopo aver donato all’Istituto tutti i suoi beni. A nulla valse il tentativo dei nipoti della donna di opporsi a tale lascito. Il sospetto è che Padre Stefano, indagato ora dalla Procura, e su cui peserebbero anche severe sanzioni canoniche, abbia esercitato pressioni su altri anziani per accumulare somme di denaro e beni immobili, quali ville e appartamenti. SU IL MATTINO, ed.Avellino.
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Lo Scandalo. Verifiche sulle presunte pressioni esercitate su anziani facoltosi perché donassero tutto all’Istituto.
di Loredana Zarrella
Frigento. Nuovi scenari, sulla già complessa mappa delle indagini, potrebbero prendere forma a seguito del sopralluogo dei militari dell’Arma all’interno del convento dei Frati Francescani dell’Immacolata, in via Piano della Croce, nella frazione Pagliara. Sono scenari che si tingono di giallo, spazi di mistero racchiusi tra le intercapedini della struttura religiosa, ora al vaglio degli inquirenti.
Accanto al giallo sulla morte di fra’ Matteo, ritrovato esanime nel pozzo del convento nel luglio del 2002, sempre più seri sono i dubbi sulla liceità della sepoltura di nove corpi nella cripta del Santuario della Madonna del Buon Consiglio. Pare infatti che i carabinieri, guidati dal capitano della Compagnia di Mirabella Eclano Leonardo Madaro, si siano soffermati in modo particolare in questo spazio angusto, dove riposano i resti mortali di frati, suore e benefattrici. I militari avrebbero avuto da ridire su una simile sepoltura.
L’ispezione di giovedì mattina, fatta scattare dal pm Adriano Del Bene, era volta ad appurare anche questo aspetto, quello cioè relativo alle condizioni igienico sanitarie del luogo in cui, all’epoca della reggenza di Padre Stefano Manelli, si decise di portare i corpi di alcuni defunti vicini all’Istituto religioso. Una sepoltura inusuale agli albori del 2000. Nessun Santo se non i genitori del fondatore dell’Ordine, Settimio Manelli e Licia Gualandris, riconosciuti dalla chiesa come Servi di Dio, e per i quali è in corso il processo di canonizzazione. Sulla loro tomba si recano in pellegrinaggio le coppie sterili, considerato che i due coniugi procrearono ben 21 figli. Sarebbe stato proprio Stefano Manelli a volere lì i loro resti, in vista della creazione di una cittadella della fede intorno al Santuario.
Da qui la richiesta delle autorizzazioni per la realizzazione di una sorta di cimitero privato, dove riposa pure Mattew Lim, l’allora frate filippino, trentenne, su cui pare essersi riaperto il caso, nonostante gli accertamenti del 2002 stabilirono che si trattò di un incidente. Sono le nuove testimonianze a insinuare il dubbio. Cadde davvero nel pozzo durante normali lavori di manutenzione o accadde altro?
Tra i corpi che riposano nella cripta anche quello di Suor Gloria, la religiosa filippina che, racconta una sua ex consorella, non fu esentata dalle penitenze estreme della quaresima nonostante il pessimo stato di salute, per disposizione dell’allora superiora generale Madre Francesca Perillo, ora in Inghilterra. Su un’altra lapide spicca poi il nome della contessa Margherita degli Oddi, originaria di Perugia. Morì a Frigento dopo aver donato all’Istituto tutti i suoi beni. A nulla valse il tentativo dei nipoti della donna di opporsi a tale lascito. Il sospetto è che Padre Stefano, indagato ora dalla Procura, e su cui peserebbero anche severe sanzioni canoniche, abbia esercitato pressioni su altri anziani.

LETTERA DOLOROSA

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Scrive una ex suora con nuove rivelazioni su vizi, debolezze e irregolarità presenti all’interno dell’Istituto di Stefano Manelli

Non ho dormito serena per varie notti a causa di quelle che per me sono  bugie e che dice per televisione l’avvocato di padre Manelli.

Sono rimasta nell’Istituto per quasi quindici anni e poi sono uscita perché mi arrabbiai con madre Consiglia.

Mi disse “o fai così o te ne vai a casa”.

Io non la sopportavo più e andai via dal convento.

Dopo cinque anni mi sono sposata per grazia di Dio.

Mio marito mi ha chiesto più volte se il Fondatore delle suore che uscivano per televisione mi apparteneva.

All’inizio l’ho distratto, ma poi ho voluto dirgli la verità.

Lui mi ha detto che devo dare il contributo alla Polizia e ho deciso di farlo.

E’ vero che padre Stefano Manelli faceva cose strane con le suore.

Una volta facemmo una foto di gruppo e mi sentii toccare il sedere. Credevo che fosse lo scherzo brutto di una consorella, ma era la mano di Padre Manelli!

Lo guardai storto e lui ritirò la mano dalle mie natiche come fanno i ragazzi a scuola.

Non chiese scusa e fece finta di niente.

Accanto a me però c’era Madre Francesca Perillo.

Può darsi che il tocco del fondatore fosse per lei che era da sempre la prediletta.

Quando si rinchiuse nel monastero di clausura di Città di Castello vedevamo Padre Manelli abbastanza depresso.

Quando vennero approvate le Clarisse dell’Immacolata la Madre Perillo si arrabbiò molto e la cercammo di calmare.

Non so se è vero che è andata in Inghilterra dove si è spogliata e ha fondato un nuovo ordine non riconosciuto dal Vaticano prendendo il nome di Suor Elia.

Così ho sentito dire.

Oggi sembrano persone strane sia lei che padre Manelli.

Madre Consiglia era per me insopportabile. Ha fatto uscire un sacco di suore.

Parlava male del Papa Francesco e voleva che anche noi seguivamo la sua idea. Se non eravamo d’accordo con lei ci prendeva in giro in refettorio davanti a tutte le altre.

Pensava sempre ai conti e ai soldi ed era nervosa, ci trattava male e dava punizioni severe.

E’ vero o no? Deve avere il coraggio di dirlo oppure deve tacere!

Se mi denuncia sono io che la denuncio per i danni sulla salute che ancora ho per colpa sua.

Cercarono di toglierla dall’incarico di economa generale, ma altre suore che stavano accanto a lei si stufarono perché era insopportabile e lei rimase a gestire da sola il patrimonio.

Non ci abbiamo mai capito nulla e faceva una vita particolare.

Un’altra cosa che mi è dispiaciuta è quando si dice che i voti erano i quattro voti che noi scrivevamo con il sangue e niente più.

Non è vero.

C’era sì questo ma esisteva veramente una formula di fedeltà a padre Stefano e a padre Gabriele il cofondatore con una intenzione speciale di offerta come vittima.

Dovevamo in tutto seguire la formazione dei fondatori ed era un voto di obbedienza assoluta e incondizionata a loro.

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Questo perché il fondatore aveva paura della Chiesa, cioè credeva che l’Abate di Montecassino poteva comandare sulle suore e non farlo lui.

Padre Manelli aveva sempre paura che noi suore parlavamo con altri sacerdoti.

Voleva solo lui fare la direzione spirituale.

Le superiore ci facevano mille domande e dovevamo dire tutto, anche cose della confessione.

Quando non c’era il fondatore che non ce la faceva a seguire tutte, erano le madri che dovevano sapere tutto. Io mi vergognavo, non mi sembrava giusto.

Poi ci fu la fissazione con il Rito Tridentino.
Dovevamo studiare latino. Ci dicevano che la S. Messa che non era in latino valeva di meno. Era la S. Messa studiata dai vescovi della massoneria.

Poi iniziammo anche la Liturgia delle Ore in Tridentino.

Non capivamo nulla e stavamo sempre a fare le prove di canto e su come fare gli inchini.

Era una preghiera lunghissima e la vita spirituale si indeboliva.

Padre Stefano diceva sempre che il Vaticano II era “tutte tenebre”.

Diceva questo come se fosse un segreto che solo pochi sapevano e diceva che lo aveva detto Padre Pio.

Io ho chiesto a due cappuccini e a un vescovo e mi hanno detto tutti e tre che è una calunnia contro Padre Pio!

Alle volte padre Stefano dava anche degli schiaffi nella confessione e confermo che toccasse la medaglia al petto.

Quando sei donna tu ti accorgi se è una cosa innocente o meno.

A me faceva una brutta sensazione.

Andai a confessarmi da don Nello Castello, un sacerdote di Rovigo amico di Padre Stefano perché pure lui era figlio spirituale di padre Pio e mi disse: “Padre Stefano è un santo. Se fa certe cose è perché è ispirato…”-

Quando dopo essere uscita dal convento mi sono fatta seguire da un sacerdote molto serio e bravo, mi ha detto di denunciare queste cose al Vaticano, ma io non me la sentivo, avevo paura e mi dispiaceva tornare ai ricordi passati.

Altre suore, poi, mi dicevano che “padre Stefano aveva bisogno” quando chiedevo certe spiegazioni.

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Io non capivo bene, ma credevo che tutto era normale.

Come un papà o un nonno ci poteva toccare e qualche suora diceva che questo gli ricordava mamma Licia, la sua mamma.

Ero confusa, ma non ci pensavo più di tanto perché quando stava in convento da noi eravamo tutte agitate e ognuna cercava di attirare la sua attenzione, anzi era un privilegio se lui mostrava interesse a qualcuna.

Io stessa ho provato gelosia verso qualche consorella. Oggi mi rendo conto che erano sciocchezze, ma padre Manelli era tutto il nostro universo.

Una volta ci fu come una selezione tra le suore più prosperose e quelle meno.

Qualche superiora era preoccupata perché qualcuna incominciava a lamentarsi e allora cercavano di dividere la direzione spirituale tra padre Stefano e padre Gabriele.

Quando vedeva suore più corpulente il fondatore si comportava in modo strano.

Stava sempre con madre Perillo che era molto magra invece e una volta rimase anche una settimana con lei da solo nell’eremo di Monte Muto dove ci sono i Frati Minori. Si fece accompagnare solo da una postulante che preparava per loro.

Io non ho mai pensato a male, ma ora che sono nella vita normale e sento cose brutte, mi pongo qualche domanda.

Non si cercava il nostro bene.

Tutti erano cattivi per padre Stefano e le superiore, tutti eretici, modernisti e padre Stefano usava la parola rilassati per i religiosi di altri Ordini.

Criticava la povertà dei Conventuali e poi cosa ha fatto?

Cambiava ogni due anni la macchina e riceveva sempre buste.

Una famiglia mi ha detto che si è allontanata da padre Manelli perché i laici facevano a gara a chi dava più soldi.

Anche padre Massimiliano Maffei, un sacerdote paterno che prima era rappresentante di medicine faceva propaganda per dare i soldi.

Non critico a lui perché sono sicuro che era quello che padre Stefano voleva, cioè lui capiva che questo faceva piacere a padre Manelli e tutti volevano fare piacere a lui perché in verità il fondatore non era molto alla mano ma era molto complicato poter parlare con lui specie per i laici anche se aveva delle persone predilette con le quali stava sempre a telefono o a colloquio ore e ore.

Ho voluto dare questa testimonianza perché ho sentito tante cose non vere per televisione e delle testimonianze a favore di padre Stefano che dicono sempre le stesse cose.

A queste persone io direi perché non vanno a vivere loro in convento?

Cosa ne sanno loro di quello che abbiamo sofferto noi?

Fino a oggi mi sembra ancora di dover chiedere a qualcuno e cioè a mio marito il permesso di andare in bagno.

Le superiore, poi, ci seguivano nei bagni, dicevano di non tirare lo scarico per vedere se eravamo andate in bagno davvero per fare i nostri bisogni o meno.

Una violenza folle. Mi sentivo umiliata. Si pensava sempre a male.

Io sono disposta a testimoniare questo davanti a qualunque tribunale e le superiore devono avere il coraggio di dire che non è vero se non sono bugiarde.

Io darò luogo, giorno, ora e particolari come testimonianza insieme ad altre suore anche che stanno ancora dentro.

Hanno paura, ma non ce la fanno più. Una ha il telefonino e qualche altra riesce a mandare messaggi all’esterno con bigliettini e lettere che da ai benefattori.

Quando una suora per fame mangiava anche un biscotto fuori dai pasti, doveva umiliarsi davanti a tutta la comunità e chiedere il perdono pubblico.

Quando si rompeva un bicchiere o un piatto dovevamo metterci i cocci al collo.

Vero o falso? Me lo devono dire le superiore! Abbiano il coraggio delle loro responsabilità!

Era un lager! Loro invece potevano e possono fare quello che vogliono.

Io credevo che fosse questa la vita religiosa e per amore di Gesù sopportavo tutto.

Una volta mi fecero anche ingoiare il vomito perché stavo male e vomitavo spesso, credo per il nervosismo.

Ora non so più cosa stia esattamente succedendo dentro il convento, ma mi risulta che le superiore siano rimaste le stesse. Ci sono tre commissarie e spero e prego che riescano a scoprire e a capire cosa succede.

Le suore sono compatte perché non c’è nessuna comunicazione con l’esterno.

Ma è apparenza. Hanno paura.

Non ci sono giornali, radio, televisione.

Le superiore però dalla mattina alla sera su internet e stampavano gli articoli di siti che difendevano padre Manelli.

Poi ho scoperto il vostro sito e ho inviato il mio e-mail nei commenti per farmi contattare perché per me voglio salvare quelle che stanno ancora dentro.

Mancava l’affetto e se ci tenevano chiuse e isolate per evitare le tentazioni, bastava che vedevamo un uomo e subito eravamo tentate.

Poteva essere un frate o il medico o qualcuno che faceva i lavori da noi.

Se devo essere sincera mio marito è una brava persona ma io sono infelice perché non mi sono liberata dagli scrupoli.

Anche l’uso del sapone è per me uno scrupolo perché ci davano tutto calcolato.

Per due anni dopo l’uscita sono stata come una zombi, poi la mia famiglia mi ha molto aiutato e una amica medico mi ha fatto uscire piano piano dalle ansie e dalle paure.

Ho fino ad oggi problemi di stomaco perché mangiavamo cose scadute e poi per il nervoso verso le superiore la gastrite.

Loro dicono che sono tutte bugie, ma io mi farò pagare i danni e darò tutto ai poveri se insistono.

Scusa è l’aiuto alle missioni perché anche la storia degli orfanotrofi era partita bene, ma poi in Brasile sono rimaste solo sette ragazze quando ho lasciato l’Istituto e in Nigeria se non si facevano suore venivano mandate via appena si facevano grandi.

Se le suore non riescono a badare a se stesse, a crescere come maturità e come santità, come possono educare delle bambine e delle adolescenti?

Non è facile il compito e allora è meglio che non rovinino altre persone perché è meglio essere povere che essere schiave.

Prego l’Immacolata perché aiuti le brave suore che veramente hanno la vocazione e aiuti le commissarie. Che la Chiesa e la Legge facciano qualcosa!

Ave Maria!

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FRANCESCA PERILLO: VOLLE I MARCHI A FUOCO, ORA E’ IN INGHILTERRA

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VOLLE I MARCHI A FUOCO, MISSIONARIA IN INGHILTERRA

Madre Francesca Perillo introdusse la pratica, ora dirige un ordine monastico.

Loredana Zarrella

 

“Dal noviziato tra i conventi di Frigento e Fontanarosa, stretti intorno al Santuario della Madonna del Buon Consiglio, a Città di Castello, in provincia di Perugia, per ricoprire il ruolo di Madre delegata di tutti i Colombai del mondo, lì dove uno statuto rigidissimo avrebbe imposto regole che vanno ben oltre la regola di Santa Chiara osservata dalla monache clarisse.

È la storia di Madre Francesca Perillo, la suora attualmente in Inghilterra per fondare un nuovo Istituto, che diede inizio, verso il 2000, a una nuova esperienza di clausura, sostenuta da Padre Stefano Maria Manelli. A lei si attribuisce l’inaugurazione di pratiche di penitenza estreme come la marchiatura a fuoco con il cristogramma di San Bernardino «IHS».

«Pratiche non imposte», ammettono le suore fuoriuscite, ma in pratica necessarie per non essere messe in minoranza e considerate religiose a metà. «Quelle che non lo facevano erano stimate meno virtuose, oppure si diceva che non amavano Gesù – racconta un’ex suora – . Quando non si faceva, le Superiore dicevano che la suora non era pronta per fare la professione perpetua e non veniva ammessa». Perché poi imitare alla lettera Santa Veronica Giuliani e Beata Florida Cevoli dopo più di trecento anni?

Una deriva tradizionalista che, insieme ad altri elementi, ha fatto scattare mesi fa il commissariamento dell’Istituto delle Suore Francescane dell’Immacolata da parte della Santa Sede. Sotto i riflettori i Colombai in Italia e all’estero, ossia quelli di Alassio e Città di Castello, quelli di Lanherne in Cornovaglia e di Carmen nelle Filippine. Da uno degli Statuti dei Colombai, stampato nel 2006, si legge: «Ogni volta che s’incontra la Madre, le si faccia un inchino di testa…quando si passa davanti alla cella della Madre, si faccia un inchino. Quando però ci sono la Madre Comune o i Padri Fondatori ci si inchini solo davanti a loro e alle loro celle». E ancora: «Le suore che servono a tavola, prima di svolgere il loro servizio, bacino per terra, davanti al tavolo della Madre».

E in altre pagine: «Durante la visita dei familiari alle suore in parlatorio, vi sia sempre “l’angelo”, cioè la suora ascoltatrice (non vista) designata dalla Madre. È evidente che gli esterni (i visitatori, familiari, ecc) non devono sapere della presenza dell’angelo in parlatorio. L’ufficio dell’angelo (l’ascoltatrice) si usi anche per il telefono». Poi ancora: «Le lettere, come è di prassi, si consegneranno alla Madre aperte e si riceveranno aperte (eccetto quelle al oppure dal Padre spirituale, alla oppure dalla Madre Generale o alla oppure dalla Delegata per i Colombai)».

Sono forse questi una sorta di abusi codificati nei Colombai? O una nuova esperienza positiva di clausura, di gran lunga però più restrittiva della vita delle Clarisse dell’Immacolata? Sta di fatto che diversi genitori si sono appellati alla Santa Sede per avere risposte su questo controllo maniacale delle vite delle loro figlie”. .

 Il Mattino, edizione di Avellino – 17 gennaio 2016

DALLA PARTE DI MAMMA LOPEZ

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Articolo copiato da facebook.

DALLA PARTE DI MAMMA LOPEZ

Riceviamo e pubblichiamo questa testimonianza di una ex religiosa che fa luce sulle parole ingiuste verso mamma Lopez.

Care consorelle,

mi rivolgo a loro per esprimere la mia amarezza e il mio dolore su delle conferme che la recente testimonianza di suor Maria Eucaristica Lopez mi ha fornito.
Non osavo credere a certe dicerie, ma con la testa di una persona libera e razionale, che solo per miracolo non ha perduto la fede, debbo dare atto che il loro modo di fare è più “diabolico” (nel secondo il significato del termine) di quello che mi hanno testimoniato durante la mia permanenza in convento.
Premetto, questa volta per rispondere al Fondatore, che non sono un’inetta in quanto “fuoriuscita” e che ho realizzato la mia vita proprio da quando mi sono allontanata da persone meravigliose, ma totalmente plagiate dal Manelli (non merita il titolo di “padre”) e dal giogo di superiore come le suore Consiglia, Carmela e Annunziata.
Debbo innanzitutto attribuire al mio ex Istituto la regia dell’operazione di ricorso ai blog, all’infangamento mediatico e a certi giornalisti che non risparmiano gli attacchi al caro padre e Papa Francesco. La prova è l’approccio diretto a Marco Tosatti che si permette di dire che la vostra saga offende la Chiesa. Di questo ha sicuramente ragione, ma si renda conto lui di quante volte ha offeso il sentimento di tanti fedeli con le sue questioni di lana caprina.

Cara suor Maria Eucaristica, mi rivolgo adesso a lei (eravamo obbligate a darci del lei) per dirle che nessuno ha mai creduto che si era “obbligate” a stare in convento. Ci stavamo tutto più o meno volentieri perché il fondatore ci parlava di cose belle, della vita dei santi, delle sante, del sacrificio per la salvezza del mondo. Ci sentivamo grandi, importanti, ci esaltavamo ed eravamo tutte contente di ascoltarlo, vederlo e stare con lui anche un solo minuto.
Si ricorda di quando il Manelli ci faceva mettere la testa sul petto, ci teneva la vita, ci diceva “quanto sei bella” e a un altra “quanto sei brutta” creando sentimenti contrastanti, gelosie, frustrazioni?
A me, quando mi inginocchiavo a terra per la confessione, mi metteva con la testa sulle sue ginocchia; altre volte, quando eravamo in auto mi diceva di stendermi sulle sue gambe come un cuscino. Diventava più serio solo quando c”era Madre Francesca Perillo, ma tutto questo perché ogni attenzione era per lei.
Si ricorda di quando le dette il libro “l”Eletta del Dragone?”

Col tempo ho visto tante incoerenze, trattamenti di favore, giochi di potere, isterismi.
Possibile che lei non sappia come Consiglia chiedesse di strisciare la lingua per terra alle sue suddite per punizione? Si ricordi di come, anche nella sua comunitá sembravamo delle deficienti con i cocci degli oggetti rotti appesi al collo per ricordarci che non bisognava rompere le cose? Si ricorda di quante volte si è lamentata con noi delle superiore? Il Manelli lo ha sempre difeso, è vero, ma delle superiore non ha mai risparmiato la critica quando era necessaria, cioè spesso. Mi fece paura quando lei rientrò dal Benin “pelle e ossa” mi sembrava un”anoressica con il vaiolo. Come fa a dire che sta bene e stava bene?

Lei dichiara che sente sua mamma per telefono una volta al mese. Infatti si possono chiamare i genitori solo una volta al mese. Mi è sembrato di capire, però, che sua madre si è lamentata più per sua sorella Teresina che non ha visto per dodici anni! Quando poi lei dice che è venuta spesso a casa e anche ultimamente, deve far attenzione.
Lei è venuta per calmare sua sorella in crisi ed accompagnarla a casa per non lasciarla da sola con i suoi. Nella sua debolezza sua mamma l”avrebbe convinta ad uscire da convento.
Non è coercizione questa? Le superiore le hanno fatto due volte in un anno il biglietto aereo per evitare che suor Teresina “si spogliasse” così come ha detto la mamma, cioè uscisse dalla vita religiosa.

Cosa ha da nascondere suor Teresina o cosa ha da rivelare? Insieme con sua sorella, così come era per me, lei era frutto di un imbroglio.

Ci fecero fare la professione perpetua subito dopo il noviziato, al quale fummo ammesse dopo pochi mesi di postulandato.

Temendo che l”abate di Montecassino, che ci eresse, avesse opposto obiezioni decidemmo di fare il patto di incondizionata fedeltà al fondatore qualora ci avessero interrogate sul”imbroglio. Eravamo giovani, entusiaste, bramavamo fare i voti perpetui.
Il Manelli poi si presentava sempre come vittima e noi scegliemmo di essere anime vittima per lui.
Scrivemmo col sangue la formula della professione ispirandoci a Santa Margherita Maria Alacoque, e poi aggiungemmo la formula di fedeltá incondizionata a lui nella formazione e nella conduzione dell”Istituto offendo sacrifici per una cosa particolare. Io scelsi le vocazioni perché il fondatore ci teneva tantissimo e lo feci naturalmente per fargli piacere. Ci pungevamo il dito a vicenda tre alla volta e scrivevamo con uno stuzzicadenti.
Per me, come per lei, il fondatore era un santo sulla terra, un oracolo. Quello che diceva aveva valore di “parola di Dio”, il “dio” Manelli.

Lei dice che nessuna superiora ha indicato la famiglia come demonio. È vero, ma sia il Manelli che le superiore, ci hanno sempre insegnato che i peggiori nemici della vocazione sono i familiari”. Lei si ricorda, naturalmente, oppure come il Manelli in TV non si ricorda di nulla? Mi hanno detto che in Cornovaglia, ma anche negli altri Colombai in Italia, sua sorella piangeva sempre.

Ma come mai Teresina è entrata in Colombaio?

La sua reazione verso la mamma non conferma il plagio? Dica la verità. Lei è stata contattata e ha elaborato la lettera utilizzando i luoghi comuni che sento e leggo da un pezzo. Non ne esce bene né lei, né il suo Istituto.

Quante volte è stato detto al Manelli e a suor Maria Consiglia che si esagerava con i messalini?
Una volta una povera signora ne voleva uno e le chiesero 4 euro. Che dite a fare che è un”offerta libera per aiutare le missioni? Quanto costa un messalino? 25 centesimi ? Voi a quanto lo vendete? A 4 o 5 euro? Non vi vergognate? E poi parlate dei beni, la prima preoccupazione del Manelli? Il primo atto dopo il commissariamento, mi hanno detto. O forse, come al solito, lo hanno indotto le suore, con la loro avidità a fare questo? Lei non ha difeso la posizione del Manelli.
Parla di Costituzioni approvate dalla Chiesa e di penitenze moderate in esse contenute.
È il libretto di “Usi e Tradizioni” dove lo mette? Il regolamento, gli statuti dei Colombai, dove li mette? È vero o no che per imitare santa Veronica e la beata Florida Cevoli ci marchiavamo a fuoco? Nessuna obbligazione, ma induzione e gratificazione morale che per delle frustrate valgono come un sorriso, quelli che avevamo dimenticato.
Sorella, mi dica la verità. Quante delle nostre sono in psichiatria? Ho saputo di casi proprio nella sua comunità. Non me lo neghi, per piacere. Lei dice di essere felice perché come facevano con me la stanno facendo sentire una pedina importante. Si salvi finché è in tempo e aiuti le sue consorelle anziché difendere artificiosamente chi le ha rovinate.

M. C.

 

UN’AUTOGIUSTIFICAZIONE CHE NON CONVINCE

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Un coagulo di sofismi e di argomentazioni che potrebbero iscriversi nella corrente del cosiddetto “pensiero debole” viene esposto a difesa di alcune scelte liturgiche e disciplinari nel governo delle Suore Francescane dell’Immacolata.

Distinguo!” avrebbe detto il buon Aristotele e con lui il realismo tomista di fronte all’evidente confusione tra l’assenza di sensus Ecclesiae e la predilezione della forma extraordinaria per la Santa Messa e il Breviario all’interno dell’Istituto femminile attualmente sub iudice.

In un imbarazzato e precipitoso comunicato presente sul Sito ufficiale delle Suore Francescane dell’Immacolata si corre a un disperato rimedio per fronteggiare le evidenze emerse durante la Visita apostolica ma conosciute e sofferte da chi viveva, frequentava o continua ad avere contatti con le religiose fondate dal Padre Manelli.

L’anonimo comunicato parla di un sondaggio condotto all’interno delle case religiose delle suore e che avrebbe fornito l’opzione pressoché esclusiva dell’uso liturgico del Vetus Ordo. Non entriamo solo nel merito dell’uso improprio della terminologia, ma sconfessiamo la metodologia di una votazione plebiscitaria orchestrata ad hoc, estranea alle tecniche e alle procedure della statistica a cui la formulazione e l’elaborazione dei dati di un sondaggio fa riferimento. Divide et impera è stato sempre il leitmotiv utilizzato dal Padre Manelli per avere il controllo sulle case religiose. In una piccola comunità – così come lo sono tutte le case dell’Istituto delle Suore Francescane dell’Immacolata tranne quelle di formazione –, appare evidente come sia impossibile nascondere la scelta preferenziale, espressa da una scheda preconfezionata dal Governo centrale. È un fatto acclarato che la scelta del Vetus Ordo era un modo con il quale compiacere da un lato il nostalgicismo del Fondatore e dall’altro l’archeologismo estetico del suo alter ego cioè Madre Francesca Perillo.

Dalla psicologia e pedagogia infantile – di cui l’attuale Madre Generale dovrebbe essere avvezza – si sa che facendo ripetere per diverse volte a un bambino che per mangiare occorre il cucchiaio, alla domanda: “Con che cosa mangi gli spaghetti?”, lo stesso bambino risponderà: “Col cucchiaio!”.

Nel momento in cui la Liturgia Tridentina era diventata l’oggetto dei colloqui fraterni, della ricreazione, della formazione, della preghiera, dell’apostolato, della ricreazione a tavola, il macigno del condizionamento psicologico e pedagogico del “privilegio tridentino” è ben che spiegato. Qualora qualche religiosa avesse sollevato obiezioni, due erano le soluzioni: un rincaro della tecnica del plagio oppure l’uscita dall’Istituto, preceduta dalle vessazioni, dalla messa alla gogna, dall’isolamento socio-comunitario che portava la vittima all’esasperazione. Le Superiore si risparmiavano, in questo modo, la responsabilità di dover procedere alla dimissione di una consorella scomoda.

Sappiamo che è in atto uno sciamare di uscite dall’Istituto senza una formalizzazione canonica che, in questo momento, non gioverebbe agli interessi e all’immagine dell’attuale Governo delle religiose. Alle Suore Francescane dell’Immacolata è sfuggito, tuttavia, il dettaglio importantissimo di trovarsi sotto la lente di ingrandimento Vaticana che fa poca fatica a setacciare errori, tutt’altro che microscopici.

Ragazze entrate poco più che adolescenti nella vita religiosa presso le Suore Francescane dell’Immacolata si ritrovano, loro malgrado, fuori dall’Istituto. Pur avendo riconosciuto e sperimentato l’insostenibilità della vita nel chiostro sono incapaci di oggettivizzare un qualunque giudizio critico per quell’opera di spersonalizzazione che l’insana formazione della loro Famiglia religiosa ha arrecato.

Dati statistici mostrano come nemmeno il 3% di tutti i membri dell’Istituto avesse una formazione scolastica di tipo classico-umanistico. Dall’ignoranza e dalla mancanza di padronanza del latino si sussume la scarsa qualità della preghiera che dalla classica formulazione del Catechismo, lungi dall’essere colloquio tra l’uomo e Dio, assurge ad ebete soliloquio mantrico. A chi afferma “tanto Dio capisce tutte le lingue” chiediamo perché non si possa allora pregare nella lingua stessa di Gesù che è l’aramaico oppure nella lingua liturgica di Gesù che è l’ebraico, oppure ancora nel greco della koiné, lingua diffusa nel bacino Mediterraneo ai tempi di Gesù e che venne utilizzata nella redazione dei Vangeli e nei commenti dei Padri.

Circa l’argomento di offrire, attraverso il latino, una lingua comune di preghiera per quelle religiose che si recano in visita in territori di missione, possiamo candidamente rispondere che i pochi giorni delle rare visite di “mantenimento del regime” effettuate all’estero dalle Superiore non giustificano il disagio imposto diariamente a delle religiose e a delle aspiranti della vita religiosa che proprio non hanno dimestichezza con la lingua di Cicerone né con i suoi derivati. Qualche anno fa sembra che più di una decina di aspiranti alla vita religiosa siano andati via dal convento dei frati in Brasile a causa dell’introduzione – rivelatasi ben presto fallimentare – del Breviario tridentino. Se nella formazione delle Suore Francescane dell’Immacolata, così come nell’interpretazione del Magistero da esse proposto alle formande, ci sono delle eresie sarà compito dei Dicasteri preposti al giudizio e alla vigilanza esprimersi nel merito. Che Papa Francesco non rientri nelle grazie dell’attuale Governo delle suore del Padre Manelli è un fatto certo che difficilmente può essere celato attraverso sterili dichiarazioni di circostanza. Quanto alla giustapposizione tra l’impiego praticamente esclusivo del Vetus Ordo e del sensus Ecclesiae, le due problematiche sono interconnesse. La capacità di integrarsi nelle Diocesi e di rientrare nel loro progetto pastorale è dalle Suore Francescane dell’Immacolata pressoché sconosciuta. È già successo che alla nomina di un Vescovo o di un parroco che non fosse di loro gradimento le religiose del Manelli abbandonassero la missione assegnata loro, infischiandosene del Popolo di Dio spesso da loro stramunto e del cattivo esempio, a prova di una faccia di bronzo quasi sempre china sul suolo e nascosta dai “mistici veli”. L’indifferenza verso gli altri – a partire dalle proprie consorelle – è purtroppo una malattia cronica all’interno dell’Istituto. Papa Francesco – forse per questo poco simpatico alle Nostre – lo ha ricordato alla Curia Romana il 22 dicembre 2014 quando indicava, tra le malattie spirituali, l’egoismo e la perdita di sincerità e di calore nei rapporti umani. Un cuore pieno di Dio è un cuore felice che irradia e contagia con la gioia tutti coloro che sono intorno a sé: lo si vede subito! Nulla a che vedere con delle faccine funeree, burbere, arcigne e dipinte con quella stessa severità che è il metro di relazione verso gli altri. Le persone amabili non perdono occasione, anche dalle situazioni difficili, di fare auto-ironia; le Suore Francescane dell’Immacolata perdono ogni occasione per fare auto-critica e indignate si scagliano contro chiunque stigmatizzi le loro malattie spirituali, illudendosi di vincere la battaglia contro se stesse attraverso l’ausilio del legale di turno.

Un’altra malattia di cui le nostre religiose sembrano afflitte è la divinizzazione del Fondatore e delle Superiore. Con essa si onorano le persone e non Dio, segno di meschinità tipica di anime piccole che sperano di ottenere la benevolenza di chi le governa o viceversa ottenere la benevolenza delle suddite attraverso la tecnica dell’uso alternato del bastone e della carota. Quando si parla di sensus Ecclesiae viene subito in mente il giudizio negativo delle Suore Francescane dell’Immacolata su altri Istituti femminili contro i quali s’improvvisavano sarte dotate del metro al laser per quantificare la lunghezza della gonna al di sotto del ginocchio o peggio la lunghezza delle maniche dal gomito in giù, o peggio la lunghezza del velo copricapo. Ricordiamo che le Suore Francescane dell’Immacolata professano la Regola Bollata di san Francesco dove, al capitolo secondo, il Serafico Padre richiama al dovere della carità che impone di non giudicare gli altri ma di giudicare piuttosto se stessi. Questa è una lezione, già in epoca medioevale, sul vero sensus Ecclesiae che conduceva san Francesco a un’incondizionata stima verso tutti i sacerdoti, senza voler neanche giudicare la qualità della loro personale moralità.

Nella racconta antologica degli argomenti per i quali la stima della forma ordinaria della Liturgia è pari a quella extraordinaria, si legge la diffusione del Messalino trimestrale edito da Casa Mariana Editrice, ente sottratto al controllo dei Frati ma di fatto, nella disponibilità delle suore, malgrado lo stratagemma di aver affidato la rappresentanza legale al genitore di uno di esse. Con la stampa e la diffusione di tale Messalino, le suore riconoscono la pressoché totale adozione, sul territorio nazionale, della Santa Messa secondo il Messale del Beato Paolo VI. In una scala di valori sembra che il profitto materiale abbia il sopravvento sulla stessa ideologia. Oltre alla schizofrenia spirituale, la malattia dell’accumulare si presenta come ulteriore diagnosi delle Suore Francescane dell’Immacolata. L’accumulo di beni materiali di questi decenni è stato un modo per sentirsi al sicuro e respingere ogni eventuale attacco con la tecnica di Salomone più che di Davide. È ancora la malattia del “circolo chiuso” dove l’appartenenza al gruppo diventa più forte di quella al Corpo (Mistico) e, in alcune situazioni, a Cristo stesso. È la trasformazione del servizio in potere, in nome del profitto mondano. I mali che affliggono le Suore Francescane dell’Immacolata sono iniziati con delle buone intenzioni, ma le debolezze del Fondatore nei loro confronti, con il passare del tempo, sono diventati un cancro. Il capolavoro di ogni disgrazia che viene dal diavolo ma che inesorabilmente passa attraverso gli uomini – anche quelli che si reputano Santi – è la divisione che porta alla rovina. A donne libere e responsabili che dovevano essere “l’Immacolata l’una per l’altra” ha ceduto il posto lo sguardo truce e l’orecchio corrotto di chi accusa la propria sorella. Il calore che si respirava un tempo in ogni Casa dell’Immacolata diventa oggi una gelida “Caina” dove “glacei vultibus pectoribus et ventribus congelati” offrono la desolante immagine di una perduta vocazione e missione.

Possa dunque una benaugurata soluzione per siffatta situazione irrompere nel destino delle Suore Francescane dell’Immacolata prima che lo sguardo sospettoso e timoroso verso la Madre Chiesa le possa condurre a formalizzare quello scisma che tanto s’industriano a negare.

L’Immacolata aiuti!