La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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STEFANO MANELLI NON POTRA’ PIU’ RESTARE

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Il Servizio Informazione Religiosa (SIR), agenzia vicina alla Conferenza Episcopale Italiana, ha pubblicato il 2 febbraio 2016, Giornata della Vita Consacrata e chiusura dell’Anno dei Religiosi, un’intervista esclusiva al Cardinale Joao Braz de Aviz. (qui http://agensir.it/)

Più tardi la notizia è stata ripresa da altre testate a partire da Toscana Oggi. (http://www.toscanaoggi.it/)

Dopo il Papa il presule brasiliano è la massima autorità della Chiesa sui religiosi quale Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.

Il giornalista Riccardo Benotti, reagendo alle dichiarate preoccupazioni del Prefetto su alcune situazioni della vita religiosa nella Chiesa, ha chiesto a bruciapelo:

 “È il caso dei Francescani dell’Immacolata?

Molte persone sono turbate dalle notizie relative a patti vergati con il sangue, marchiature a fuoco…”

 Il Cardinale Braz de Aviz, ha risposto:

“Stiamo lavorando con tenacia (sui Francescani dell’Immacolata ndr), perché i disguidi sono seri. Il terribile voto nel sangue è stato sciolto da Papa Francesco. Stefano Manelli è stato allontanato. La questione economica è in mano alla magistratura italiana. La formazione è stata affidata alle Università Pontificie e ai centri riconosciuti. Ci sono tre commissari che stanno guidando l’Istituto in un percorso di normalizzazione.

Ciò avverrà soltanto se ci sarà un cambiamento: non tutti, però, sono d’accordo.

Abbiamo fiducia che qualcosa si muova.

Quel che è sicuro, è che Stefano Manelli non potrà più restare”.

Sono dichiarazioni chiare e forti.

La Chiesa riconosce “disguidi seri” nel governo di Padre Manelli, ma anche nell’apparato dottrinale che aveva elaborato per le sue fondazioni.

E’ nella volontà delle massime autorità vaticane che la sua presenza e la sua influenza verso gli Istituti da lui fondati sia ridimensionata fino all’interdizione.

Il problema della formazione dei seminaristi è stato risolto con il loro ingresso nelle Università Pontificie bocciando quindi i professori e lo studio interno del quale le ultime generazioni di Francescani dell’Immacolata si avvalevano per la formazione al sacerdozio.

I tre Commissari stanno rimettendo tutto al posto giusto benché incontrino resistenze da uno sparuto e spaurito numero di irriducibili religiosi fedeli al Fondatore a prescindere da tutto e da tutti.

C’è da chiedersi, tuttavia, se la fedeltà a oltranza non nasconda un patto, un legame familiare stretto o l’interesse personale di chi, senza grande spessore umano, una volta privo dell’appoggio del Fondatore, teme – da buon francescano – di essere privato del suo piccolo palcoscenico.

Oramai nell’immaginario collettivo il “caso dei Francescani dell’Immacolata” è diventato sinonimo di orrore e di errori riconducibili al Fondatore degli Istituti maschile e femminile quale effetto collaterale di chi ha voluto avocare a sé stesso ogni scelta di governo, di formazione e di gestione secondo il noto e pubblicizzato adagio: “… non c’è foglia che cada che Manelli non voglia…”.

Tutto questo per venticinque anni di ininterrotto superiorato!

Molti si chiedono fino a che punto siano responsabili delle aberrazioni anche alcuni frati, suore, familiari  e laici a lui vicini; resta il fatto che il Manelli abbia comunque “lasciato fare…”.

Altre testimonianze, invece, affermerebbero che è Padre Manelli che avrebbe “viziato” e compromesso persone a lui vicine per crearsi una sorta di “guardia pretoriana”.

Al 1998 risalgono le prime denunce insabbiate proprio in Vaticano e dal 2002 Manelli non poteva essere più superiore generale, ma ha « fatto le carte false », come si suol dire.

La Magistratura in ciò che le compete sta facendo i rilievi del caso e presto potrebbero esserci importanti novità che peserebbero come un macigno sul Padre Manelli oltre agli annunciati provvedimenti canonici per i quali sono interessati tre organismi vaticani e un pool di esperti.

Il Manelli stava ultimamente architettando una via di fuga con la creazione di una sorta di Repubblica di Salò grazie a un pugno di fedelissimi; in queste ultime ore ci giunge voce che il tentativo è miserevolmente fallito.

Manelli ha messo letteralmente in mezzo a una strada una trentina di uomini facendoli uscire dall’Istituto e promettendo loro mari e monti non senza ricorso a (sue) profezie.

Anche per il ramo femminile, la sua prediletta, Suor Francesca Perillo ha trascinato nella stessa dinamica se stessa e un altro gruppetto di suore che hanno chiesto e ottenuto la dispensa dai voti per avvicinarsi al lefebvrianesimo in Inghilterra.

Una clarissa dell’Immacolata che faceva parte delle formatrici fino a poco tempo fa affermava addirittura: “i lefebvriani salveranno la Chiesa!”

Sembra che questa religiosa sia stata portata a più miti consigli dopo che la Santa Sede ha rifiutato di riconoscere, per le claustrali con la Regola di S. Chiara, l’origine fondazionale di Padre Manelli.

Nel ramo maschile, intanto, malgrado ogni macchinazione e giro di soldi corruttore a favore di terzomondiali, le periferie rimangono distanti da Padre Manelli e anche all’interno della compagine nazionale più calda affiorano crepe e… pentiti.

Scabrose nuove rivelazioni dallestero su aiuti a famiglie di frati poveri in cambio di sudditanza al Manelli.

Di pochi giorni fa l’ultima testimonianza pervenuta alla Santa Sede.

Il sistema ormai sta crollando sotto i piedi del « Califfo » .

Presto l’epilogo del « Califfato » .

“Homo faber ipsius fortunae” (ogni uomo è artefice del proprio destino)…

IL MATTINO: FRATI FRANCESCANI, NIENTE DISSEQUESTRO PER I BENI

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E’ stata respinta la richiesta presentata ai magistrati dai legali delle Associazioni

Loredana Zarrella

Frigento. A nulla è valsa l’istanza presentata al giudice del Riesame per il dissequestro dei 30 milioni di beni mobili e immobili di proprietà delle Associazioni «Missione dell’Immacolata» e «Missione del Cuore Immacolato», riconducibili all’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata fondato da Padre Stefano Maria Manelli.

Il provvedimento cautelativo, reso esecutivo lo scorso marzo dal Giudice per le indagini preliminari Fabrizio Ciccone, è stato riconfermato dal Tribunale del riesame dopo che era stata avanzata dalla parte offesa regolare richiesta di revoca del sequestro. L’istanza, presentata entro dieci giorni dal momento in cui sono scattati i sigilli della Finanza, così come la legge consente, ha prodotto come effetto la riconvalida dell’azione preventiva.

Il Tribunale competente in materia, dopo aver raccolto gli atti del Gip, ha ritenuto di rigettare la richiesta di revoca, legittimando così la custodia giudiziaria di 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radio-tv, 5 impianti fotovoltaici dislocati su tutto il territorio nazionale, 102 autovetture, oltre a saldi giacenti su numerosi rapporti di natura finanziaria. Beni mobili e immobili, e disponibilità finanziarie, che erano stati investiti dal decreto di sequestro preventivo «considerata l’elevata probabilità che le cospicue possidenze patrimoniali dei due Enti Religiosi (ndr vicini al fondatore Padre Stefano Manelli) possano essere oggetto di ulteriori atti di disposizione patrimoniale» e per evitare che «una nutrita movimentazione di denaro sia in entrata sia in uscita» venga registrata ancora negli estratti conto delle associazioni.

L’accusa resta sempre quella di falso ideologico e truffa. Il sospetto, maturato dopo aver accertato gli ingenti passaggi di proprietà dopo modifiche statutarie delle compagini associative, è che artifici e raggiri siano stati messi in atto per gonfiare le tasche di laici e soggetti non legittimati, con il conseguente danno patrimoniale per l’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, commissariato dalla Santa Sede nel 2013. Operazioni taciute al commissario apostolico Padre Fidenzio Volpi, deceduto il 7 giugno scorso e ora in procinto di essere sostituito dal Vaticano da una «terna» di cui non è ancora stata comunicata la composizione.

Il Mattino – Avellino, edizione del 27 giugno 2015

SI SPENGONO LE LUCI SUL PALCO DI PADRE MANELLI

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La vicenda del Fondatore dei Frati Francescani dell’Immacolata ricorda il romanzo pirandelliano dal titolo L’esclusa.

Nel testo una donna è scacciata dal marito perché accusata di tradimento quando lei è, invece, innocente. A questo punto la presunta colpevole resa raminga dal coniuge si fa ospitare in casa dall’uomo sospettato di essere il suo amante. Tra i due nasce davvero una relazione sentimentale. Il marito, riconosciuta, però, l’innocenza precedente della donna, la riaccoglie in casa quando davvero in seconda battuta la moglie si è macchiata della colpa.

Dal buon inizio degli anni Settanta suffragato dalla crescita di vocazioni ed opere nella comunità primitiva di Frigento, il potere illimitato che il “Padre Comune” Stefano Manelli si era autoattribuito negli anni Novanta con la Fondazione del nuovo Istituto, lo ha inesorabilmente e visibilmente corrotto.

Malgrado le inevitabili critiche e accuse degli inizi, quando le buone intenzioni facevano condonare sbavature umane, è oggi che «  ’adulterio” si consuma e cioè nel momento storico in cui il Fondatore si credeva intoccabile perché ritenuto da molti impeccabile grazie alla “fabbrica delle leggende” dell’immaginario popolare.

Nel citato romanzo di Pirandello, mentre per il lettore appare chiara l’oggettività della realtà, sono i personaggi dell’opera che, come marionette sul palco, risultano limitati e incapaci di coglierla.

Nella vicenda dei Francescani dell’Immacolata, mentre a tutti appare chiara la responsabilità morale e materiale del Fondatore, agli attori e alle attrici del dramma simil-kafkiano, rimane difficile l’adeguamento della ragione  ai fatti, condizione indispensabile per l’onestà di pensiero e l’affermazione della verità.

Il motivo si colloca su due livelli di precomprensione: la presunta santità di un religioso e l’interesse personale.

Il primo è più elevato, l’altro è decisamente più basso; esordisce un falso, il secondo è una verità dimostrabile.

Il chiasso mediatico che ha accompagnato un inoppugnabile provvedimento di commissariamento ai danni di un Fondatore prima esautorato e poi dalla Chiesa definitivamente dimesso dal governo del suo Istituto serviva per occultare i motivi che la Santa Sede aveva resi noti all’opinione pubblica in maniera pudicamente sintetica.

L’opportunità di una tale scelta rimanda ai posteri la valutazione.

Come la virtù non può essere nascosta sotto il moggio, anche i vizi presto o tardi si collocano sulla collina della pubblica opinione dove, crocifissa la menzogna, la verità si trasfigura in tutto il suo splendore.

Oggi è questa la riconquista del centro di un pensiero che ha diviso per ventuno mesi, come la data di un nuovo inizio di stagione, persino i  benpensanti imbarazzati tra garantismo e giustizialismo.

Lungi dal suo termine, il tormentone religioso si sposta dal pregiudizio al postgiudizio offrendo la chiave di lettura a coloro che si chiedevano almeno un perché.

Come  lo scandalo della pedofilia esplose in concomitanza con l’Anno della Vita Sacerdotale, così lo scandalo delle finanze esplode nell’Anno della Vita Consacrata e proprio ai danni dei Francescani.

La Provvidenza che agisce nella storia sopperisce alle carenze degli uomini e delle istituzioni riproponendo l’inversione della sussidiarietà: lo Stato che si sostituisce alla Chiesa nelle materie che sono l’oggetto della predicazione evangelica!

Mentre sulla ribalta si spengono le luci sul Fondatore, la Chiesa militante rimane per alcuni nell’arena delle eroiche persecuzioni dei tagliagole e per altri nel circo dei potentati curiali non sempre o per sempre capaci di assicurare protezioni ai corruttori…

Nello sperare che per Padre Manelli si tratti solo di soldi, terreni ed immobili, l’annunciato Anno della Misericordia sarà per qualcuno l’anno della giustizia: le due virtù sono coessenziali e sono il limite al Male.

LA FINANZA NEL CONVENTO FRANCESCANO – da Il Mattino cronaca di Avellino

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Trasferimenti immobiliari nel mirino della Finanza
INDAGINE SUI FRANCESCANI

Una rete intricata di passaggi di mano di beni immobili al centro dell’indagine avviata dalla Finanza sulla gestione del patrimonio dei frati francescani dell’Immacolata.

La comunità monastica che dimora nel convento della frazione Pagliara, ossia nella struttura attigua al santuario della Beata Vergine del Buon Consiglio. L’Istituto commissariato da tempo per problemi interni all’ordine.

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LA FINANZA NEL CONVENTO FRANCESCANO

Il trasferimento di proprietà di numerosi immobili ha fatto scattare l’inchiesta

Loredana Zarrella
Il Mattino – cronaca di Avellino – pag. 34

FRIGENTO. Una rete intricata di passaggi di mano di beni immobili al centrodell’indagine avviata dalla Finanza sulla gestione del patrimonio dei frati francescani dell’Immacolata.

La comunità monastica che dimorano nel convento della frazione Pagliara, ossia nella struttura attigua al santuario della Beata Vergine del Buon Consiglio.
L’Istituto, commissariato da tempo per problemi interni all’ordine religioso, è stato preso di mira dalle Fiamme Gialle per incongruenze relative all’affidamento di diverse strutture.
Mentre è scattata contemporaneamente anche un’inchiesta della Procura a seguito di alcune denunce per frodi e appropriazione indebita di fondi.
La Finanza dovrà capire il motivo del trasferimento di proprietà dei beni, che appartenevano all’Istituto, nelle mani di persone e associazioni estranee alla struttura religiosa.
Durante il commissariamento si è riscontrato in effetti un’anomalia di gestione.
Lotte interne all’Istituto avrebbero fatto scattare l’operazione di “salvataggio” dei beni. Si dovrà ossia capire se è vero che la fazione dei frati che è con il fondatore e contro il commissario avrebbe intestato a privati i beni acquisiti per evitare di metterli nelle mani del reggente.
L’inchiesta si aggiunge, gravando pesantemente sull’Istituto, a quella più generale operazione di sorveglianza, su più fronti, da parte della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica.
Sta di fatto che ora è emerso che i beni donati nel tempo all’Istituto dei frati francescani dell’Immacolata sono passati in mano ad altri, intestati a diverse associazioni o persone, in qualità, si presume, di prestanome.
La Santa Sede ha permesso il commissariamento anche per questo motivo, per appurare cioè i motivi di queste deviazioni.

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Il campanello di allarme è scattato proprio perché alcuni edifici donati all’Istituto sono stati ceduti a privati.
Come è possibile che una casa donata ai frati figuri poi intestata a parenti e amici del fondatore, padre Stefano?
Per la Chiesa è di certo inammissibile.
E lo è pure per la Finanza che ha appunto avviato un’indagine. Sotto i riflettori la gestione dei frati ma anche quella delle suore francescane dell’Immacolata che pure popolano numerosissime, a centinaia, il convento.
Un caso spicca fra i tanti: l’Abbazia è stata intestata alla società Mim che è un’associazione di fedeli laici, di professionisti, non di frati.
Perché? Già tempo fa, Don Vito Todisco, inviato dalla Curia di Avellino per un’ispezione, aveva denunciato le tante incongruenze riscontrate.
Oltre alle spaccature interne all’Istituto, pendono ora, come una spada di Damocle, pure l’indagine della Finanza, l’inchiesta della Procura e la bancarotta con cui ormai devono fare i conti i fraticelli.
Sulle indagini, complesse e delicate, non figurano ancora riscontri ufficiali,
disponibili solo a conclusione della contabilizzazione e quantificazione delle varie voci del registro dei beni dell’Istituto.

I FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA E LA BLOGOSFERA

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Riproduciamo e traduciamo in italiano l’interessante articolo – risposta apparso su www.maryvictrix.com/

Sulle recenti informazioni provenienti dalla Blogosfera sullo stato dei Frati Francescani dell’Immacolata

 

Pubblicato il 18 febbraio 2015 da P. Angelo M. Geiger

 

Il primo punto da fissare è che le fonti di recente “informazione” non sono Agenzie di stampa qualificate, ma i blogger che scrivono tutti, tranne uno, sotto pseudonimo o in anonimo. Essi non hanno fornito alcuna prova, cioè, hanno fatto affermazioni puramente per sentito dire, o comunque hanno affermato di avere “prove” da cui hanno citato estratti senza produrre il documento o il suo contesto. Tutte le fonti di queste “informazioni” sono chiaramente parziali nei confronti del Commissario e la Santa Sede e i blogger e le blogger in questione sono persone che lavorano di concerto (Rorate Caeli e Corrispondenza Romana, ad esempio, regolarmente ripetono e sostengono l’uno le informazioni dell’altro).

Anche in questo caso, nessuna “Fonte” di notizie stimabile ha assunto la responsabilità di tali “segnalazioni”. Per quanto ne sappia – almeno in lingua inglese – non vi è stata alcuna pubblicazione di “notizie responsabili”, ma sono state ripetute queste storie che emergono dalla blogosfera. Si prega di considerare che quando i veri giornalisti pubblicano informazioni provenienti da fonti anonime, l’autore si assume la responsabilità personale con il suo vero nome, e l’organizzazione tenta di confermare in modo probatorio le informazioni per segnalazione da fonti indipendenti. Niente di simile è mai stato tentato da questi blogger. Al contrario, come già accennato, vi è una relazione incestuosa tra i vari blogger e le loro fonti, e c’è stato anche il rifiuto abituale di accettare responsabilità personale per le informazioni dannose che sono state rilasciate.

 

Alcuni esempi

Durante lo scorso Avvento, Rorate Caeli ha pubblicato una di queste “informazioni” riguardante il Commissario che avrebbe vietato una novena di Messe, privando una delle nostre comunità contemplative dell’auto-sostegno finanziario. La denuncia era nata puramente per sentito dire, senza uno straccio di prova – ancora una volta da fonte anonima – postata su Internet da un blogger sotto pseudonimo. Io ho subito fornito i fatti in questione, che hanno mostrato come l’accusa fosse pura calunnia. Ma non è stata fatta alcuna ritrattazione, né il blogger in questione ha fornito un link per le informazioni che ho pubblicato.

Nelle ultime settimane un’altra “informazione”, pubblicata da Rorate Caeli, riguardante un video girato presso la nostra comunità del seminario. Ancora una volta, la fonte delle informazioni e le affermazioni fatte nei suoi confronti sono state tratte da una fonte anonima e pubblicate su Internet dalla stessa blogger sotto pseudonimo, naturalmente senza prove. Nel post, la blogger ha fatto tre false dichiarazioni: 1) che il video è stato girato nel giorno in cui il seminario è stato chiuso; 2) che le informazioni contenute nel video erano state soppresse dal Commissario; 3) che il video rappresenta “ciò che è stato”, e che la comunità “come era” è ora distrutta. Ho fornito prove reali  manifeste e verificabili, che queste accuse erano false. Anche in questo caso, nessuna ritrattazione e nessun link alla mia replica.

 

Nonostante questo, ho ricevuto messaggi e commenti che ignorano completamente i fatti evidenti, così mostrerò, ancora una volta, le prove. La chiusura del Seminario è stata ordinata dal Commissario l’8 dicembre 2013, ma i frati sono stati trasferiti qualche tempo dopo. Tutte le parti riguardanti la liturgia nel video sono di Celebrazioni in forma straordinaria, ma la celebrazione secondo il vetus ordo è cessata durante l’estate del 2013, circa tre o quattro mesi prima che il seminario fosse stato chiuso. Inoltre, ci sono più colori liturgici utilizzati, in modo che le varie celebrazioni liturgiche non avrebbero potuto essere riprese nello stesso giorno. Secondo i seminaristi con cui vivo, uno dei quali è il videografico autore del materiale, il video non è stato nemmeno girato interamente in seminario. Pertanto, sostenere che il video è stato girato nel seminario il giorno della chiusura del Seminario è falso.

In realtà, le varie parti del video sono state girate in molti giorni, e il seminarista che ha girato e prodotto un video da queste riprese, lo ha pubblicato circa tre mesi prima dell’ordine di chiusura del Seminario (si guardi il timestamp sul video di YouTube). Se si guarda il video originale, si può vedere che alcune parti dello stesso materiale compaiono in entrambi i video, e anche che il secondo video copia lo stile di presentazione del primo. Così l’affermazione secondo cui il Commissario ha soppresso l’informazione è una menzogna. Infine, non è stato fornito neppure uno straccio di prova per dimostrare che la nostra vita è notevolmente cambiata da quando il seminario è chiuso, a parte quello che è a tutti già noto fin dall’inizio della Commissione, vale a dire, che ci sono state imposte delle restrizioni riguardo all’uso della Forma straordinaria della liturgia, da Papa Francesco stesso.

Nonostante abbia fornito prove inconfutabili che almeno le prime due accuse sono false, nessuno di coloro che hanno diffuso queste menzogne ha, a mia conoscenza, tentato di confutarle.

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L’occasione per questa risposta

Ora c’è un’altra “informazione” proveniente da Rorate Caeli riguardante un presunto giudizio civile contro padre Volpi, il Commissario Apostolico di FI, che è stata diffusa da un’unica fonte: un blogger italiano sotto pseudonimo, Don Camillo, diffuso in Italia e all’estero attraverso diverse altre fonti sotto pseudonimo (il blog Chiesa e post concilio e Francesca Romana, lo pseudonimo che traduce di Rorate Caeli), e infine da uno pseudonimo blogger su Rorate Caeli. Anche in questo caso, i dati sono pure affermazioni senza prove senza alcuna evidenza e nessuno disposto a mettere il proprio vero nome a supporto delle tesi.

Ma rendendosi conto di dover fornire almeno l’apparenza di dati di conferma, Corrispondenza Romana, guidato da Roberto de Mattei, che collabora regolarmente con Rorate Caeli, ha pubblicato un articolo in cui si sostiene che il sito è in possesso di un documento del Tribunale dove si dimostra che padre Volpi ha ammesso:

 

il crimine [the felony] di diffamazione e la bugia [falsehood, anche: la menzogna] il 12 Febbraio 2015

e

come un equo indennizzo, [egli] dovrà pagare 20.000 euro alla famiglia Manelli, oltre a tutte le spese legali, la pubblicazione di pubbliche scuse su siti internet gestiti da lui, così come le lettere circolari a tutti i frati e le suore.

Ecco i fatti, tra i quali io ho incluso articoli, che ho parafrasato da una lettera di risposta di padre Volpi, pubblicata sul nostro sito ufficiale:

Nel momento in cui l’Istituto è stato commissariato dalla Santa Sede, i beni che l’Istituto possedeva sono stati sottratti dalla disponibilità dei Frati non essendo essi più inseriti tra gli associati. Ciò è stato fatto in favore degli ex superiori, al fine di privare la legittima autorità ecclesiastica all’interno dell’Istituto dell’utilizzo di questi mezzi per provvedere ai bisogni dei frati. In buona fede, padre Volpi ha informato di tutto questo i frati dell’Istituto con una lettera circolare, perché non aveva alcuna intenzione di farne una questione di dominio pubblico. Frati fedeli al Fondatore poi hanno subito fatto trapelare la lettera tramite i blog tradizionalisti, quindi padre Volpi è stato accusato dalla famiglia Manelli di diffamazione perché ha citato la famiglia del Fondatore tra i gestori dei beni alienati.

Si noti che la responsabilità di tutto il pubblico spettacolo e il danno alla reputazione, da tutti i punti di vista, appartiene agli attivisti tradizionalisti all’interno e all’esterno dell’Istituto, che hanno fatto  trapelare e hanno trasmesso le informazioni e hanno poi accusato padre Volpi di diffamare pubblicamente persone innocenti. C’è stato un tentativo, orchestrato fin dall’inizio del Commissariamento da parte di queste persone e delle loro organizzazioni, di travisare la volontà del Santo Padre nei riguardi dell’Istituto. Roberto de Mattei ha messo in evidenza che se l’Istituto non rimane come egli pensa dovrebbe essere, allora non dovrebbe più continuare ad esistere. Lui e tutti i suoi collaboratori anonimi si sono vincolati in questo progetto, e il loro ultimo sforzo è di tal fatta.

Secondo le attuali norme processuali civili italiane, qualsiasi azione giudiziaria che possa dar luogo ad una sentenza può avvenire solo dopo una tentata mediazione tra le parti. Pertanto, in tale mediazione con la famiglia Manelli – quindi non in un procedimento in Tribunale – pro bono pacis e nello spirito fraterno di San Francesco -, padre Volpi ha concordato una transazione, che non comporta un’ammissione di colpa o di un giudizio legale di colpa. Ha fatto questo accordo, al fine di evitare ulteriori procedimenti civili davanti al Tribunale di Roma e ulteriori costi per l’Istituto. Con l’accordo, ha acconsentito a chiarire la faccenda in questione sul sito ufficiale dell’Istituto.

Ma il blogger Don Camillo, che ha iniziato l’ultima ondata di propaganda, scrive:

Padre Volpi, dopo avere ammesso il suo reato di calunnie e menzogne, il 12 febbraio è stato condannato. (in italiano nel testo)

cioè:

Padre Volpi, dopo aver ammesso il suo reato di calunnia e menzogna, è stato condannato il 12 febbraio.

Fr. Volpi non è, infatti, stato condannato per alcun reato, né sottoposto a procedimenti penali; né ha mai – in tribunale o al di fuori –, ammesso di aver commesso un crimine, o pronunciato calunnie o bugie. Ma, dal momento che l’accordo pacifico, raggiunto in buona fede da padre Volpi, non è stato rispettato dalla controparte – al contrario, il procedimento di mediaconciliazione è stato da loro utilizzato come strumento per ulteriori tentativi di propaganda contro gli intenti di Papa Francesco per l’Istituto – padre Volpi considera l’accordo nullo e non ha alcuna intenzione di adempierlo.

Per favore, vi prego, si consideri il fatto – non una congettura, ma i fatti evidenti –, che non è stata fornita alcuna prova manifesta contro la presunta affermazione di padre Volpi su riportata. Tutto è per sentito dire, anche il “documento” di cui Corrispondenza Romana ha affermato di essere in possesso. Nulla è dimostrato, come invece sostiene Rorate Caeli. Onestamente mi chiedo se sappiano cosa significhi dimostrare qualcosa.

 

Il lebbroso Cattolico in Internet

Fratelli e sorelle, questo è lo stato dell’Internet cattolica. È una vergogna e uno scandalo per il mondo.

Imploro tutti quelli di buona volontà, non importa quanto si pieghino in reazione a quello che considerano ingiuste restrizioni sull’uso di Forma straordinaria, a guardare i fatti, che sono verificabili. Poi dare il beneficio del dubbio sulla base delle prove fornite da coloro che sono disposti a mettere in gioco la loro reputazione personale e il buon nome su quello che dicono in pubblico.

Come ho già sottolineato altrove, c’è qualcosa di terribilmente sbagliato in una gran parte dell’Internet cattolica e si insinua attraverso la blogosfera e oltre.

Da quando, in base agli standard cattolici, giudichiamo buono e giusto rovinare la reputazione degli uomini con i pettegolezzi mediante i mass media con fonti anonime e notizie non confermate? Da quando i soldati di Cristo hanno troppa paura di parlare alla luce del giorno di ciò che presumono  essere vero, troppo insensibili nel credere alla correttezza, e troppo razionalisti per aderire ai principi di giustizia di base.

Ho visto un numero di blog cattolici ripetere la stessa storia, da una fonte anonima, pubblicata da un blogger anonimo, distruttiva di reputazione, con la dichiarazione di non responsabilità con la dicitura “informazione non confermata”. Che suona così simile a quello che fanno nelle redazioni vere, ma in realtà è la cassa di risonanza virtuale di ciò che si desidera.

Il tragico difetto di molti, ma non tutti, i tradizionalisti è che credono alla giustezza della propria causa, alla pietà delle proprie intenzioni, alla propria reverenza di fronte a Dio, al proprio status di auto-applicata classe di perseguitati, all’urgenza della propria crisi santifica atti che nessun cristiano sano di mente, libero dalla costrizione, potrebbe mai giustificare, senza mai tentare di razionalizzare tutto ciò che fanno.

Ma il danno è fatto e quelli che soffrono di più sono i piccoli, legittimamente anonimi all’interno dell’Istituto, che vogliono solo vivere quanto promesso ed essere lasciati in pace.

Alcuni mi hanno criticato per il tono acuto e la modalità di seminare le mie argomentazioni. Ma il novantanove per cento di coloro che hanno di moltiplicare e pubblicizzare con così tanta urgenza le loro riflessioni sulla questione del nostro Istituto, non hanno alcuna – ossia zero – informazione diretta su di noi e non hanno neanche un bit – ossia uno iota – di investimento personale nella nostra comunità. Tutto quello che sanno è che hanno paura delle restrizioni imposte su di noi riguardo all’uso della liturgia, possano in futuro riguardarli, e a loro non piace e non hanno fiducia in Papa Francesco. Questi timori sono diventati il filtro attraverso il quale essi vedono tutto.

Dimenticate ciò che pensate del mio tono per un minuto. Mettete da parte i vostri pregiudizi per seguire le prove. La Chiesa è intervenuta nel nostro caso, perché l’Istituto e molti di coloro che ci sostengono avevano un problema reale.

UNA ICONA A TERAMO

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Risposta a un non anonimo CCC(P)

I tradizionalisti si costruiscono un eroe, martire, e “leader”: il tutto su misura.

Berchtold Brecht scrisse la famosa frase: “Beato il popolo che non ha bisogno di eroi”, volendo significare che quando le ragioni su cui si basa la sua convivenza sono veramente valide e condivise, non c’è bisogno di far morire nessuno per affermarle.

C’è sempre qualcuno, però, che negli eroi non vede l’incarnazione dei propri ideali e delle proprie virtù, ma piuttosto la prova della malvagità del nemico.

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Una volta spaventato da qualche demone, il popolo bue sarà tenuto compatto dalla paura, e risulterà facile manipolarlo.

Il martire sacrificato per la malvagità degli attuali responsabili dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata è stato reperito – “faute de mieux”, si dice in francese – in un oscuro frate già di stanza a Teramo, ed ora trasferito.

Quello dei trasferimenti, inflitti come sanzione vera o presunta, ovvero negati per la cattiveria dei superiori è un tema su cui si esercita per tradizione l’immaginario popolare italiano: basta entrare in un qualunque ufficio dell’Amministrazione Pubblica per notare qualche personaggio che guarda con cupo rancore il suo superiore, ed è pronto a sciorinare le proprie recriminazioni dinnanzi agli utenti.

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Spesso questo sentimento degenera addirittura in mania di persecuzione, identificando in un “fumus persecutionis” le disgrazie del povero impiegato, discriminato immancabilmente per le sue opinioni politiche.

A volte si assiste ad una sua degenerazione metafisica: conoscemmo un Segretario Provinciale che dichiarava di dubitare dell’esistenza di Dio perché non riusciva ad ottenere il trasferimento a Lecce.

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A volte, però, dando luogo ad un rovesciamento dei ruoli, sono gli utenti a sentirsi perseguitati in quanti privati di un loro punto di riferimento: questo, però, non avviene normalmente quando ad essere trasferito è il Direttore Didattico o il Maresciallo dei Carabinieri, personaggi che recano connaturata con la loro funzione una implicita condanna al nomadismo; succede invece quando sono destinati altrove i Religiosi.

I parrocchiani che si credono defraudati partono in processione per il capoluogo diocesano, oppure  scrivono petizioni corredate da centinaia di firme.

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In un caso si è arrivati a murare la porta della casa canonica affinché il prevosto – ridotto alla condizione del sepolto vivo – non potesse abbandonarla.

Nel Veneto, i fautori di un parroco trasferito si convertirono in massa all’Ortodossia, ed il prete inconforme con gli ordini del Vescovo divenne un pope (non sappiamo se munito o privo di barba), dividendo definitivamente la comunità in due confessioni contrapposte.

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Questa impresa viene ora tentata dai tradizionalisti di Teramo: se è vero che l’Abruzzo è forte e gentile, la minaccia dell’uso della forza smentisce, in questo caso, la tradizionale gentilezza di quelle genti.

Mancando di un eroe o di un martire adeguato, gli anticonciliari o lefebvriani o sedevacantisti di quella tranquilla città si sono improvvisamente accorti – guarda caso dopo la comunicazione del suo trasferimento ad altra sede – che un Francescano dell’Immacolata ivi residente riassumeva in sé tutte le doti del perfetto cristiano, anzi del perfetto pastore d’anime, per cui non ha dovuto attendere di passare a miglior vita – gli auguriamo naturalmente che ciò avvenga tra mille anni – per essere canonizzato a furor di popolo.

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In questi casi, si suole parlare per l’appunto di “odore di santità”.

Ecco la descrizione che ce ne forniscono i suoi “supporters”: grazie evidentemente al suo zelo pastorale, alla sua “sapientia cordis” ed alla sua inarrivabile dottrina, “le presenze (alla Messa domenicale, n.d.r.) aumentavano”): qui già si affaccia il disegno massonico, ebraico, islamico o quant’altro di ridurre la presenza al culto per annichilire il Cattolicesimo.

Andiamo avanti: “un numero sempre più grande di fedeli lo chiedevano (ci si riferisce al frate trasferito): novello Padre Pio, il Nostro attraeva masse di credenti, attratte dalla sua presunta santità.

Quale il motivo di questa affluenza verso Teramo di cotante masse?

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Il fatto che il frate costituisse un “esempio di ortodossia, obbedienza, mitezza e (per l’appunto) santità”.

Qui però iniziano le trame dei nemici della fede.

Poiché – come è noto – “nemo propheta in patria”, ecco scatenarsi la maldicenza, con i tentativi di “farlo passare come un maneggione di soldi, sempre in cerca di un modo per arricchirsi” fino “all’avvicinarlo al sedevacantismo”: se il diavolo è “colui che divide”, ecco il Maligno già all’opera per dividere la straripante comunità di fedeli attratti dal frate, definito dai sostenitori “cattolico, obbediente, rigoroso nella condotta morale, spirituale e liturgica, pastore di anime, insomma un santo uomo di Chiesa”.

Pensate a che punti può arrivare l’invidia e la calunnia!

L’obiettivo travalica però la persona del Religioso, coinvolgendo il destino stesso della Chiesa: si intende infatti abbattere “ciò che è caduco e pericolante, intendendo per tale la Fede bimillenaria”.

La battaglia di Teramo assume dunque le dimensioni  di uno scontro apocalittico, in cui la vittoria della “Fede bimillenaria” sarà garantita dalla renitenza del frate al trasferimento.

Ora, con tutto il rispetto per Teramo, città ospitale e popolata da gente laboriosa, questa trasformazione del centro abruzzese in una Armagheddon assomiglia troppo ad una trovata maldestra di qualche assessore al turismo o presidente della “pro loco” a corto di trovate pubblicitarie.

Immaginiamo già lo slogan: “Visitate Teramo, venite a vedere l’Apocalisse”.

I maligni potrebbero sospettare un patto segreto tra il frate e i titolari di esercizi pubblici.

Quanto al frate, sembra che non sia stato trasferito per effetto della chiusura del convento, essendo stato da tempo destinato altrove.

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Egli, però, è rimasto tenacemente “in loco”, facendo celebrare Messe tridentine per il giubilo dei tradizionalisti.

I quali lo considerano, con giusta ragione, uomo “obbediente”: dato però che non esegue gli ordini  dell’Autorità dell’Istituto, costui è da considerare “obbediente” a loro.

MANELLIANI IN EDIZIONE SPAGNOLA