La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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MANELLI A GIUDIZIO IN NOVEMBRE

Lo scandalo del convento di Frigento, Manelli a giudizio a novembre

Scatta il giudizio su padre Manelli. Dopo due anni esatti dall’avvio dell’indagine della Procura di Avellino.

A novembre il giudizio per Padre Stefano Manelli, fondatore dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, per l’ex-economo Padre Bernardino Maria Abate, e per Padre Pietro Maria Luongo, in qualità di rappresentante legale dell’associazione “Missione dell’Immacolata” di Frigento, una delle due associazioni munite di personalità giuridica di diritto privato cui sono intestate le temporalità dell’Istituto.

Nell’inchiesta affidata alla Finanza, scandali a sfondo sessuale e testimonianze di ex-suore sulle devianze di Manelli descritto come un guru. Trenta milioni di euro, fra beni mobili e immobili, sarebbero stati sottratti alla Congregazione e trasferiti a soggetti non legittimati.

Domenica 9 Aprile 2017, 16:51 – Ultimo aggiornamento: 09-04-2017 17:15
http://www.ilmattino.it/avellino/manelli_giudizio_novembre-2370919.html
Frigento

MANELLI, A NOVEMBRE IL PROCESSO
SULLA MISSIONE IMMACOLATA

La gestione degli ingenti fondi e le presunte violenze sessuali in convento in aula ad Avellino

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Loredana Zarrella

FRIGENTO. Scatta il giudizio su padre Manelli. Dopo due anni esatti dall’avvio dell’indagine della Procura di Avellino.
A novembre il giudizio per Padre Stefano Manelli, fondatore dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, per l’ex economo Padre Bernardino Maria Abate, e per padre Pietro Maria Luongo, in qualità di rappresentante legale dell’associazione “Missione dell’Immacolata” di Frigento, una delle due associazioni munite di personalità giuridica di diritto privato cui sono intestate le temporalità dell’Istituto.
Nell’inchiesta affidata alla Finanza, scandali a sfondo sessuale e testimonianze di ex suore sulle devianze di Manelli descritto come un guru. Trenta milioni di euro, fra beni mobili e immobili, sarebbero stati sottratti alla Congregazione e trasferiti a soggetti non legittimati.
Il Gup Antonio Sicuranza ha accolto la richiesta avanzata dal Pm Fabio Massimo del Mauro, rinviando a giudizio i tre imputati, accusati di falso ideologico. Il processo dal 2 novembre prossimo, davanti al giudice monocratico del Tribunale di Avellino Francesco Spella. Nelle carte del Tribunale si parla di “disegno criminoso”, di Manelli “istigatore e determinatore dell’attività dei correi”. Il frate fondatore, 83 anni, difeso dall’avvocato Enrico Tuccillo, e due frati avrebbero tratto in inganno notai, e dunque la Prefettura, nel redigere l’atto modificativo dello statuto delle due associazioni, il tutto all’oscuro del Commissario apostolico Padre Fidenzio Volpi e con il fine ultimo, si presume, di sottrarre i beni al controllo dell’Istituto controllato ormai a vista dalla Santa Sede. Altre tre associati non sono stati convocati pur avendone diritto. Pesanti le modifiche agli statuti. Perché consentire l’ingresso di laici?
Il giudizio arriva dopo il rinvio dell’udienza preliminare del 22 dicembre scorso, mancando il difensore di Maurizio Abate, noto come Padre Bernardino Maria, di Atripalda, che è stato tesoriere dell’associazione. Manelli ritiene di aver trasferito le donazioni alle associazioni perché “l’Istituto deve vivere in povertà”- Se è vero che parte del denaro è stata destinata ai poveri e alle missioni, restano 59 fabbricati, 17 terreni, 5 impianti fotovoltaici, 102 autovetture, più numerosi conti bancari: erano il patrimonio delle associazioni di laici e religiosi ostili al Commissariamento.

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IL MATTINO: MANELLI ESAUTORATO – MANIFESTI CONTRO IL PAPA

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DIETRO L’ATTACCO AL PAPA L’OMBRA DEI CONSERVATORI

Un evidente impasto di colla e astio verso l’operato di Papa Francesco scorre sotto i manifesti che hanno inondato Roma dalle prime ore di ieri mattina. «A France’, hai commissariato Congregazioni, rimosso sacerdoti, decapitato l’Ordine di Malta e i Francescani dell’Immacolata, ignorato Cardinali… ma n’do sta la tua misericordia?» è la scritta che campeggia sui poster anonimi affissi nelle bacheche della Capitale sormontate dalla sigla SPQR. Un attacco e uno scherno rivolti chiaramente al Pontefice, di cui si riporta un ritratto con un’espressione accigliata e lo sguardo da inquisitore. Comparsi a decine in tutta la città, e intorno alle mura vaticane, i manifesti hanno una chiara matrice antipapale.

Confezionati ad arte per contestare, in modo particolare, il commissariamento dell’Ordine dei Frati Francescani dell’Immacolata e l’esautorazione di Padre Stefano Manelli dal suo ruolo di guida dell’Istituto da lui fondato a Frigento. Le foto dei taglienti fogli di carta indirizzati a papa Bergoglio hanno fatto presto il giro della rete. A rincarare la dose avvelenata, che già trasudava virulenta dai manifesti, i commenti sui social network dei sostenitori di Padre Manelli e degli anti-bergogliani. C’è anche chi, con tracotante esultanza, si è offerto di foraggiare la battaglia contro il Santo Padre.

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Sul fronte opposto i tanti che, da sempre, appoggiano Papa Francesco. Fedeli, ma non solo. Messaggi di vicinanza e affetto sono arrivati da parte di vaticanisti e più semplici osservatori. Gli oppositori di Manelli hanno, da parte loro, condannato con forza la vile rappresaglia affidata ad anonimi stracci di carta. C’è chi ricorda la vicinanza del Pontefice ai Frati dell’Immacolata, a cui nel 2014 diede un immobile per lo studentato in zona Tiburtina dopo lo sfratto dalla struttura di Boccea ad opera dell’associazione «Missione del Cuore Immacolato», la compagine finita sotto inchiesta per falso ideologico insieme all’associazione «Missione dell’Immacolata» di Frigento. I manifesti pro-Manelli arrivano alla scadenza dell’ultimatum dato al frate 83enne dalla Congregazione per gli Istituti di vita consacrata.

«Si fa obbligo a Padre Manelli di rimettere entro il limite di 15 giorni dalla consegna del presente decreto il patrimonio economico gestito dalle associazioni civili e ogni altra somma a sua disposizione nella piena disponibilità dei singoli istituti» è quanto riportato nel documento concordato in udienza con il Pontefice. Chi è stato il committente dei manifesti attaccati con colla e avversione anti-papale? Di chi la paternità dell’azione? C’è l’appoggio finanziario di qualche cardinale declassato? Mentre è scattata la caccia all’autore, riconducibile agli ambienti conservatori che sempre più manifestano la loro opposizione al magistero del Sommo Pontefice, c’è chi intanto ha assimilato il gesto alle cosiddette «pasquinate», ossia i biglietti satirici che i romani scontenti appendevano a Pasquino, la statua mutilata presso piazza Navona, per esprimere il loro dissenso.

Loredana Zarrella

Il Mattino ed Avellino, 5 febbraio 2017

Santa Maria Maggiore: per Cerro chiesta perizia psichiatrica

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Renzo Cerro, che era stato arrestato in flagranza e accusato di lesioni gravissime, ha confessato, ammettendo le sue responsabilità.  E mentre si aspetta di sapere se gli sarà concessa la perizia psichiatrica per ora resta in carcere. Intanto è rientrato negli alloggi dei frati, dopo l’operazione d’urgenza al Policlinico Umberto I, padre Angelo Gaeta, il sacrestano della Basilica papale che ha avuto la peggio durante la brutale aggressione. È uno degli accusatori di Padre Manelli, l’83enne frate fondatore dei francescani dell’Immacolata conosciuto dai nostri lettori come il “boia di Frigento” per l’efferatezza dei resti dei quali è stato incolpato. Tuttavia al momento nonnci sono prove di un coinvolgimento di padre Manelli o di uomino a lui legati.

Perché il 42enne, originario del Frusinate, si è avventato contro di lui e contro il giovane frate filippino Padre Gregorio Adolfo accorso in suo aiuto? “Per i carabinieri di piazza Dante – scrive il Mattino – è il gesto di un uomo con problemi psichici, un senzatetto con precedenti per piccoli reati contro il patrimonio. Ha agito però con lucidità, ben vestito, nonostante fosse senza fissa dimora, con l’esplicita intenzione di far male a Padre Angelo”.

“Sabato pomeriggio – continua il quotidiano – con la tagliente e rude arma di vetro nascosta sotto il giubbotto, si è diretto dritto verso la sacrestia, al di là della navata gremita di fedeli, eludendo tutte le misure di sicurezza anti-terrorismo predisposte intorno alla Basilica, compresi i metal-detector che, evidentemente, non sono pensati per rilevare il vetro”.

E ieri pomeriggio al Maggiore Lorenzo Iacobone, comandante della Compagnia dei carabinieri che hanno fermato la fuga di Cerro, Padre Angelo Gaeta ha affermato ancora una volta di non conoscere l’aggressore che, mentre gli sfregiava il volto, farneticava, dicendo di agire secondo gli ordini di una setta.

Padre Angelo, 52 anni, originario di Pellezzano, in provincia di Salerno, ha testimoniato contro l’azione di governo del frate fondatore dell’Ordine. Il religioso salernitano aggredito, che da diversi anni riceve il Papa nella Basilica liberiana prima e dopo i suoi viaggi apostolici, ha fatto il noviziato e parte degli studi a Frigento.

È stato segretario generale dell’Ordine e, in virtù di questa carica, ha fatto parte dell’Associazione Missione dell’Immacolata “ma – ricostruisce il Mattino – fu estromesso da questa, a sua insaputa, da Padre Manelli. È per questo, per il peso giuridico della sua deposizione, unito alle attese sanzioni canoniche nei confronti del frate 83enne, che l’aggressione è apparsa sospetta”. Ma i sostenitori di Padre Stefano non ci stanno e gridano, ancora una volta, al complotto ordito contro il fondatore: «È assurdo pensare a un collegamento caso Gaeta-caso Manelli; squallido insinuare che vi sia un mandante» replicano, a muso duro, attraverso i blog e i social network. Ma i fatti restano quelli che sono: il “matto” ha identificato e colpito padre Gaeta mentre nella Basilica c’erano almeno una ventina di altri  ecclesiastici e religiosi di diversi ordini.

http://www.farodiroma.it/2017/01/10/95095/

FarodiRoma: Rinviato a giudizio Manelli. Ma le accuse per gli abusi sessuali restano prescritte.

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Una campagna orchestrata dai suoi difensori (ma alla quale hanno dato credito solo pochi media) ha creato una certa confusione riguardo al destino processuale di padre Stefano Manelli, da noi chiamato “Boia di Frigento” per l’efferatezza dei suoi comportamenti ai danni dei più indifesi tra i religiosi e le religiose che lo seguivano. Per lui la Procura di Avellino ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di truffa e falso insieme a Pietro Luongo (padre Pietro Maria), e Maurizio Abate (padre Bernardino Maria). Mentre continuano le indagini su presunti omicidi avvenuti nel convento di Frigento e per la morte del delegato pontificio padre Fidenzio Volpi, sul cui corpo sono state trovate tracce di arsenico.

Risultano invece prescritte (perché riguardano fatti avvenuti prima del 2009 e che prevedono pene non superiori ai  6 anni di detenzione) le accuse per gli abusi sessuali e maltrattamenti subiti da alcune suore in diversi conventi dell’Istituto commissariato dalla Santa Sede nel 2013, reati per i quali l’83enne padre Manelli, nato a Fiume, era stato iscritto nel registro degli indagati dal pm Adriano Del Bene. “L’archiviazione è una grande vittoria della giustizia e della Chiesa di Dio”, ha commentato l’avvocato difensore Enrico Tuccillo. Un’opinione francamente sconcertante, che merita una risposta molto semplice: se non ha compiuto molestie e stupri, padre Manelli rinunci alla prescrizione (tutti gli imputati hanno questa facoltà) e si faccia processare per dimostrare la sua innocenza.

Un anno e mezzo fa erano partite le indagini della Procura di Avellino che grazie al lavoro della Guardia di Finanza aveva compiuto sequestri nel marzo 2015 di trenta milioni di euro di proprietà delle due società. Si tratta di 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radio-tv, 5 impianti fotovoltaici dislocati su tutto il territorio nazionale, 102 autovetture, più saldi giacenti su numerosi rapporti di natura finanziaria.

Beni poi rimessi, si, in libertà ma sulla cui liceità di acquisizione e gestione è sempre pesato il dubbio degli inquirenti. Il gup ha accolto le richieste del pm Fabio Massimo Del Mauro, ed ora scatta il procedimento penale a carico degli indagati. I tre – come scrive Loredana Zarrella su Il Mattino – che ora sono imputati, dovranno rispondere dei reati di truffa e falso ideologico. Nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, notificato agli indagati nel luglio scorso, si parlava del “disegno criminoso, con più azioni commesse anche in tempi diversi in violazione di più norme di legge”.

Un disegno che sarebbe stato attuato per sottrarre beni all’Istituto religioso che ha sede a Frigento, in via Piano della Croce, in quel convento intorno a cui si sono concentrate anche altre indagini.. Ad oggi intanto sotto i riflettori sarà l’operato di padre Manelli  individuato dalla Procura come “istigatore e determinatore dell’attività dei correi”, ossia come l’orchestratore della truffa.

 

E. I.

Nella foto padre Stefano Manelli con il cardinale tradizionalista Raymond Leo Burke, uno dei 4 firmatari della lettera con i “dubia” sull’Amoris laetitia.

Faro di Roma: I GIORNI DELLA VERITA’. RISCHIO CARCERE PER MANELLI, IL “BOIA DI FRIGENTO”

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La Procura di Avellino ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di truffa e falso sia per Padre Stefano Manelli da noi chiamato “Boia di Frigento”, sia per Pietro Luongo (padre Pietro Maria), sia per Maurizio Abate (padre Bernardino Maria). Un anno e mezzo fa erano partite le indagini della Procura di Avellino che grazie al lavoro della Guardia di Finanza aveva compiuto sequestri nel marzo 2015 di trenta milioni di euro di proprietà delle due società. Si tratta di 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radio-tv, 5 impianti fotovoltaici dislocati su tutto il territorio nazionale, 102 autovetture, più saldi giacenti su numerosi rapporti di natura finanziaria.

Beni poi rimessi, si, in libertà ma sulla cui liceità di acquisizione e gestione è sempre pesato il dubbio degli inquirenti. Il gup ha accolto le richieste del pm Fabio Massimo Del Mauro, ed ora scatta il procedimento penale a carico degli indagati. I tre – come scrive Loredana Zarrella su Il Mattino – che ora diventano imputati, dovranno rispondere dei reati di truffa e falso ideologico. Nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, notificato agli indagati nel luglio scorso, si parlava del “disegno criminoso, con più azioni commesse anche in tempi diversi in violazione di più norme di legge”.

Un disegno che sarebbe stato attuato per sottrarre beni all’Istituto religioso che ha sede a Frigento, in via Piano della Croce, in quel convento intorno a cui si sono concentrate anche altre indagini. Ci sono infatti inchieste su presunti abusi sessuali e maltrattamenti subiti delle suore in diversi conventi dell’Istituto commissariato dalla Santa Sede nel 2013. Reati questi per cui l’83enne Padre Manelli, nato a Fiume, è stato iscritto nel registro degli indagati dal pm Adriano Del Bene. Ad oggi intanto sotto i riflettori sarà l’operato di padre Manelli, individuato dalla Procura come “istigatore e determinatore dell’attività dei correi”, ossia come l’orchestratore della truffa.

Edoardo Izzo

 

I giorni della verità. Rischio carcere per Padre Manelli, il “boia di Frigento”

PADRE MANELLI INDAGATO PER TRUFFA – trasferito d’urgenza ad Albenga

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Frigento: Lo scandalo nel convento francescano

PADRE MANELLI INDAGATO PER TRUFFA

Il religioso è stato trasferito d’urgenza ad Albenga dalla Santa Sede
Gian Pietro Fiore

Nuovo capitolo dello scandalo che ha coinvolto padre Stefano Manelli, il fondatore della congregazione dei Frati Francescani dell’Immacolata: la Procura di Avellino lo ha scritto nel registro degli indagati per i reati di truffa e falso.
La notizia è stata anticipata dal settimanale “Giallo”, il periodico di Urbano Cairo che fa riferimento anche ad un provvedimento urgente della Santa Sede con cui è stato trasferito ad horas padre Manelli. Il religioso, ex direttore generale dell’ordine e fondatore, è stato trasferito d’urgenza presso una struttura religiosa ad Albenga, in provincia di Savona, a circa 1000 chilometri di distanza dal convento di Frigento, dove recentemente il frate era tornato a dimorare.
E’ opportuno ricordare che padre Stefano Manelli risulta indagato, sempre nell’ambito di una inchiesta avviata dalla Procura di Avellino, anche per i reati di violenza sessuale e maltrattamenti.
L’inchiesta di natura finanziaria, affidata al pubblico ministero Fabio Del Mauro, che ha coinvolto il frate riguarda l’ingente patrimonio della congrega: 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radiofonico e cinematografico, cinque impianti fotovoltaici e 102 autovetture per un valore di oltre 30 milioni di euro, nonché ingenti disponibilità finanziarie. Risorse affidate a due associazioni i cui vertici sono finiti sotto inchiesta insieme al frate.
L’indagine di natura economica e patrimoniale, avviata dalla procura della repubblica di Avellino, procede di pari passo con quella per i presunti abusi sessuali, coordinata dal pubblico ministero Adriano Del Bene, commessi dal Manelli sulle suore rinchiuse in clausura nei vari conventi sparsi sul territorio e in particolare quello di Frigento (Avellino) dove il frate aveva organizzato la direzione generale della congregazione riconosciuta dal Vaticano.
Guardia di Finanza e Carabinieri stanno sentendo nelle ultime settimane decine di persone prima che le due inchieste vengano chiuse. I guai per il fondatore dei francescani dell’Immacolata, esautorato dalla Congregazione vaticana per i religiosi nel 2013 con un provvedimento approvato prima da Benedetto XVI e poi da Papa Francesco, non finiscono qui. Sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti c’è la morte di fra Matteo, avvenuta in circostanze misteriose il 22 luglio del 2002. Il frate, da appena 10 giorni a Frigento, era precipitato in un pozzo oggi chiuso con un grande masso. Proprio la morte del frate filippino Mattew Lim, originario di Quezon City, di 30 anni è stata indicata da alcuni ex frati e ex suore come un probabile caso di omicidio.

IL MATTINO: PADRE FIDENZIO, LA PROCURA INDAGA SULLA MORTE

IL MATTINO 5 MAGGIO 2016

Frigento L’inchiesta sul convento francescano

PADRE FIDENZIO, LA PROCURA INDAGA SULLA MORTE

Il Commissario apostolico inviato nell’istituto temeva per la sua vita. Si segue la pista dell’avvelenamento
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La Procura di Roma indaga sulle tracce di arsenico rinvenute sulla barba e sui capelli di Padre Fidenzio Volpi, il commissario apostolico nominato da Papa Benedetto XVI e inviato nel convento di Frigento. La notizia, pubblicata in esclusiva dal settimanale Giallo, è trapelata dagli ambienti giudiziari romani e se all’esito delle indagini dovesse essere confermata potrebbe portare ad una sconcertante verità: Padre Fidenzio potrebbe essere stato avvelenato.

La denuncia, sempre stando ad indiscrezioni, sarebbe stata presentata dai nipoti del religioso che per diversi mesi ha soggiornato a Frigento, nel convento balzato alla ribalta della cronaca per una triste storia di presunti maltrattamenti e violenze sulle quali sta indagando da tempo la Procura della Repubblica di Avellino. Il pubblico ministero Adriano Del Bene indaga per i reati di violenza sessuale e maltrattamenti padre Stefano Manelli, fondatore dei Frati Francescani dell’Immacolata.

LA TRACCIA I magistrati di Roma verificano la presenza di arsenico sui capelli.

La morte di padre Fidenzio non ha mai convinto mai nessuno, ad iniziare dai suoi più stretti collaboratori e amici. Questa testimonianza raccolta da Giallo a gennaio di quest’anno: “Pochi giorni prima di morire misteriosamente, padre Fidenzio Volpi era molto nervoso. Mi aveva detto: “Se mi succede qualcosa, sai cosa fare del dossier scritto sull’Ordine dei Frati Francescani dell’Immacolata”. Pertanto era lo stesso padre Volpi ad essere molto preoccupato per la sua sorte. Sospettava che qualcuno avrebbe potuto fargli del male, al punto di confidarlo a più di una persona. Ad una in particolare padre Volpi affidò un dossier, pregandolo di consegnarlo alla Procura se fosse morto all’improvviso. Così è stato. Due giorni dopo la sua morte un noto avvocato avellinese ha depositato alla procura di Avellino il dossier che gli era stato consegnato dal primo commissario apostolico. Ma chi, quindi, avrebbe potuto far del male a padre Fidenzio e soprattutto perché? Questo non è dato saperlo, saranno le indagini a chiarire ogni aspetto di questa torbida vicenda. Padre Fidenzio quando è morto aveva 75 anni e godeva di buona salute. Il commissario Apostoico nominato dal Papa nel giugno 2013, è morto ufficialmente il 7 giugno 2015 con un ictus di sovra stress. Il sospetto, fondato su alcu confidenze raccolte da persone vicino al prete defunto, è che sia stato avvelenato lentamente con dosi giornaliere. Il risontro di questa indiscrezione è spiegato nel ritrovamento tra i capelli e la barbadi padre Fidenzio di alcune particelle di arsenico.

C’è da dire che l’invio da parte del Papa del commissario apostolico non era stato accettato di buon grado lì nel convento di Frigento. In diverse note giunte proprio in Vaticano si segnala che nel corso del commissariamento scatena contro di lui “una sistematica azione di intimidazione di diffamazione e di vilipendio, realizzata su di una infinità di pubblicazioni, specie elettroniche, mentre i religiosi rimasti fedeli a Padre Manelli impugnavano sistematicamente tutti i provvedimenti amministrativi da cui essere erano interessati”.

f.p.g.