La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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FarodiRoma: Rinviato a giudizio Manelli. Ma le accuse per gli abusi sessuali restano prescritte.

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Una campagna orchestrata dai suoi difensori (ma alla quale hanno dato credito solo pochi media) ha creato una certa confusione riguardo al destino processuale di padre Stefano Manelli, da noi chiamato “Boia di Frigento” per l’efferatezza dei suoi comportamenti ai danni dei più indifesi tra i religiosi e le religiose che lo seguivano. Per lui la Procura di Avellino ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di truffa e falso insieme a Pietro Luongo (padre Pietro Maria), e Maurizio Abate (padre Bernardino Maria). Mentre continuano le indagini su presunti omicidi avvenuti nel convento di Frigento e per la morte del delegato pontificio padre Fidenzio Volpi, sul cui corpo sono state trovate tracce di arsenico.

Risultano invece prescritte (perché riguardano fatti avvenuti prima del 2009 e che prevedono pene non superiori ai  6 anni di detenzione) le accuse per gli abusi sessuali e maltrattamenti subiti da alcune suore in diversi conventi dell’Istituto commissariato dalla Santa Sede nel 2013, reati per i quali l’83enne padre Manelli, nato a Fiume, era stato iscritto nel registro degli indagati dal pm Adriano Del Bene. “L’archiviazione è una grande vittoria della giustizia e della Chiesa di Dio”, ha commentato l’avvocato difensore Enrico Tuccillo. Un’opinione francamente sconcertante, che merita una risposta molto semplice: se non ha compiuto molestie e stupri, padre Manelli rinunci alla prescrizione (tutti gli imputati hanno questa facoltà) e si faccia processare per dimostrare la sua innocenza.

Un anno e mezzo fa erano partite le indagini della Procura di Avellino che grazie al lavoro della Guardia di Finanza aveva compiuto sequestri nel marzo 2015 di trenta milioni di euro di proprietà delle due società. Si tratta di 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radio-tv, 5 impianti fotovoltaici dislocati su tutto il territorio nazionale, 102 autovetture, più saldi giacenti su numerosi rapporti di natura finanziaria.

Beni poi rimessi, si, in libertà ma sulla cui liceità di acquisizione e gestione è sempre pesato il dubbio degli inquirenti. Il gup ha accolto le richieste del pm Fabio Massimo Del Mauro, ed ora scatta il procedimento penale a carico degli indagati. I tre – come scrive Loredana Zarrella su Il Mattino – che ora sono imputati, dovranno rispondere dei reati di truffa e falso ideologico. Nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, notificato agli indagati nel luglio scorso, si parlava del “disegno criminoso, con più azioni commesse anche in tempi diversi in violazione di più norme di legge”.

Un disegno che sarebbe stato attuato per sottrarre beni all’Istituto religioso che ha sede a Frigento, in via Piano della Croce, in quel convento intorno a cui si sono concentrate anche altre indagini.. Ad oggi intanto sotto i riflettori sarà l’operato di padre Manelli  individuato dalla Procura come “istigatore e determinatore dell’attività dei correi”, ossia come l’orchestratore della truffa.

 

E. I.

Nella foto padre Stefano Manelli con il cardinale tradizionalista Raymond Leo Burke, uno dei 4 firmatari della lettera con i “dubia” sull’Amoris laetitia.
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Faro di Roma: I GIORNI DELLA VERITA’. RISCHIO CARCERE PER MANELLI, IL “BOIA DI FRIGENTO”

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La Procura di Avellino ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di truffa e falso sia per Padre Stefano Manelli da noi chiamato “Boia di Frigento”, sia per Pietro Luongo (padre Pietro Maria), sia per Maurizio Abate (padre Bernardino Maria). Un anno e mezzo fa erano partite le indagini della Procura di Avellino che grazie al lavoro della Guardia di Finanza aveva compiuto sequestri nel marzo 2015 di trenta milioni di euro di proprietà delle due società. Si tratta di 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radio-tv, 5 impianti fotovoltaici dislocati su tutto il territorio nazionale, 102 autovetture, più saldi giacenti su numerosi rapporti di natura finanziaria.

Beni poi rimessi, si, in libertà ma sulla cui liceità di acquisizione e gestione è sempre pesato il dubbio degli inquirenti. Il gup ha accolto le richieste del pm Fabio Massimo Del Mauro, ed ora scatta il procedimento penale a carico degli indagati. I tre – come scrive Loredana Zarrella su Il Mattino – che ora diventano imputati, dovranno rispondere dei reati di truffa e falso ideologico. Nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, notificato agli indagati nel luglio scorso, si parlava del “disegno criminoso, con più azioni commesse anche in tempi diversi in violazione di più norme di legge”.

Un disegno che sarebbe stato attuato per sottrarre beni all’Istituto religioso che ha sede a Frigento, in via Piano della Croce, in quel convento intorno a cui si sono concentrate anche altre indagini. Ci sono infatti inchieste su presunti abusi sessuali e maltrattamenti subiti delle suore in diversi conventi dell’Istituto commissariato dalla Santa Sede nel 2013. Reati questi per cui l’83enne Padre Manelli, nato a Fiume, è stato iscritto nel registro degli indagati dal pm Adriano Del Bene. Ad oggi intanto sotto i riflettori sarà l’operato di padre Manelli, individuato dalla Procura come “istigatore e determinatore dell’attività dei correi”, ossia come l’orchestratore della truffa.

Edoardo Izzo

 

I giorni della verità. Rischio carcere per Padre Manelli, il “boia di Frigento”

GENTE: NEL CONVENTO DEGLI ORRORI SI SPALANCA LA CRIPTA NERA

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GENTE: Avellino. Perquisizione choc all’Istituto Francescano dell’Immacolata

Soldi, abusi. E ora l’indagine per una morte sospetta. Tre inchieste cercano di far luce su Stefano Manelli, padre padrone del monastero

NEL CONVENTO DEGLI ORRORI
SI SPALANCA LA CRIPTA NERA

da Frigento (Avellino) Loredana Zarrella

Una cripta misteriosa, un frate morto in circostanze poco chiare, un giro vertiginoso di soldi destinati ai poveri e invece rimasti lì, in appositi conti correnti. Nel mezzo, il sospetto di plagi e abusi sessuali ai danni di decine di suore. Tutti elementi che hanno costretto i carabinieri a un nuovo sopralluogo a Frigento, cuore della provincia di Avellino. E così l’attenzione sui Frati Francescani dell’Immacolata è di nuovo massima.

E’ una vicenda, a metà tra Il nome della rosa di Umberto Eco e i romanzi fantareligiosi di Dan Brown, che dura addirittura dal 1998 quella che vede protagonista il convento irpino. Con al centro un solo, ambiguo personaggio: padre Stefano Manelli, 83 anni il prossimo 1° maggio. Lui che, attualmente indagato dalla procura di Avellino per violenza sessuale e maltrattamento e destituito dal ruolo di guida dell’ordine dalla Santa Sede, si è ritirato in una comunità religiosa a San Giovanni Rotondo. Il paese di San Pio, il frate dei miracoli al quale padre Manelli per decenni ha detto di rifarsi autoproclamandosi addirittura, secondo alcune testimonianze, depositario delle sue sacre stimmate.

Eppure c’è lo sguardo vigile della Santa Sede, ma anche quello più palpabile della magistratura sulla sua opera ecclesiastica. Su quell’ordine religioso che conta circa 700 religiosi tra frati e suore, sparsi in tutto il mondo, già commissariato nel 2013. Ora un bliz dei carabinieri ha scosso la quiete del convento irpino, lì dove padre Manelli avviò a partire dagli anni 70 una nuova esperienza di vita francescana sulle orme di san Massimiliano Maria Kolbe. Un progetto di fede che, secondo decine di testimonianze, si è infranto a partire dal 1990, dopo cioé che la Chiesa riconobbe il nuovo istituto. A quel punto si sarebbe instaurato progressivamente un vero culto verso il fondatore, un controllo assoluto e dispotico sulla vita dei religiosi e una vigilanza morbosa sui movimenti delle suore.

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Gente num. 17-2016, prima di copertina – vedi in basso a sinistra

FRA’ MATTEO MORI’ CADENDO IN UN POZZO E FU SEPOLTO NELL’IPOGEO

E’ per vederci chiaro che la Procura di Avellino ha dunque predisposto il sopralluogo nel convento e nel vicino santuario della Madonna del Buon Consiglio. Quindici carabinieri hanno ispezionato in particolare la cripta, la dispensa e il luogo dove venne ritrovato cadavere, nel 2002, frate Mattew Lim, rinvenuto in un pozzo cisterna. E hanno verificato tra l’altro le condizioni igieniche dell’ipogeo, uno spazio angusto interrato dove dal 2000 sono stati sepolti nove corpi, tra cui i genitori di Manelli, Settimio e Licia, dichiarati Servi di Dio dalla Chiesa, suore, frati e benefattrici che alla loro morte hanno lasciato i beni all’istituto di padre Stefano. Beni non esigui: si parla di parecchi ettari di terre, di appartamenti, di ville e negozi tra Roma e Perugia. Sarebbe stato proprio il fondatore a volere questa sorta di cimitero privato, in vista della creazione di un movimento religioso intorno al Santuario.
Una decisione che suscita non poche perplessità: perché, ci si chiede ora, far riposare nella cripta i resti di consacrati e laici, senza aver avuto il visto della Diocesi che è l’ente proprietario della struttura? E le autorizzazioni rilasciate a suo tempo dall’Asl e dal Comune, ora in mano ai carabinieri, sono tutte regolari?

Sepolto laggiù c’è appunto anche il frate filippino Mattew Lim, originario di Quezon City, che a 30 anni, nel luglio 2002, fu trovato esanime nel pozzo del convento. Un incidente, secondo gli inquirenti di allora che non trovarono sul corpo del frate tracce di colluttazione. Qualcuno, timidamente, azzardò l’ipotesi del suicidio. Ma i confratelli lo esclusero perché fra’ Matteo, come veniva chiamato, era gioviale e gran lavoratore. Oggi, alla luce di nuove testimonianze e incongruenze, si fanno largo sospetti ben diversi. E’ per questo che la Procura ha deciso di riaprire il caso per escludere che possa essersi trattato invece di omicidio.

Quanto alla dispensa, i militari sono andati alla ricerca di cibi scaduti. Tra le accuse mosse a padre Stefano da alcuni religiosi, infatti, c’era la costrizione a mangiare alimenti avariati. In questo senso, però, nessuna traccia di anomalia è stata trovata dagli agenti. Del resto, sarebbe stato difficile a tre anni di distanza, dal momento che le accuse risalgono al periodo precedente al 2013, quando un decreto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata, firmato dal prefetto Joào Braz de Aviz e approvato da Papa Francesco, dispose il commissariamento dell’Istituto per disordini interni alla vita religiosa.

Accanto alle indagini della Santa Sede e della Procura di Avellino, c’è poi anche quella avviata dalla Guardia di Finanza. Perché questa è anche una storia di soldi e nel mirino è finita la gestione di un cospicuo patrimonio: 30 milioni tra denaro e beni immobili sequestrati a due associazioni legate all’istituto, con un’ipotesi di reato pesantissima per truffa e falso ideologico. Un filone anche penale, avviato dall’avvocato Giuseppe Sarno, legale della gestione commissariale dell’ordine con un dossier da brivido. Che passa anche da giuramenti dell’orrore.

UN’EX SUORA: “DURANTE UN RITIRO SPIRITUALE MI TOCCO’ IL PETTO, DISSE CHE ERA UN MODO PER ACCAREZZARE GESU’ “

Un’ex suora racconta: “Il Manelli nel convento di Frattocchie, vicino Roma, ci disse che avremmo dovuto scrivere una formula con il sangue con cui ci impegnavamo a obbedire ai Padri Fondatori, specie a lui”. Ci sono poi i presunti vizi del religioso. Un’altra ex suora ha rivelato: “In occasione di un ritiro a Pietralcina, in un casolare di campagna, padre Stefano mi metteva la mano in petto e la muoveva in senso rotatorio. Alla mia sorpresa a quel gesto insolito disse che, poiché ero piena di Gesù e dell’Immacolata nel mio cuore, lui in quel modo li sentiva, era come se li accarezzasse. Ha continuato anche in seguito e ho notato che faceva questa cosa anche ad altre suore”. C’è chi racconta di veri tentativi di approccio da parte del frate: “Non vergognarti, considerami il tuo sposo”. E qualcuno parla anche di induzione alla prostituzione di alcune suore nei confronti di sedicenti benefattori del convento.

Papa Francesco è intervenuto. Con un decreto del 19 ottobre 2015 si sono dispensati tutti i membri religiosi dal voto privato di speciale obbedienza alla persona del fondatore. Il quale si dichiara innocente, anzi vittima di una macchinzione. “E’ tutto un complotto”, sostiene attraverso l’avvocato Enrico Tuccillo, “un golpe ordito da alcuni frati per mettere le mani sui soldi dell’istituto”.

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QUEI PATTI DI SANGUE. Uno dei giuramenti scritti con il sangue dalle suore. Il patto secondo le testimonianze era preteso da padre Manelli. Papa Francesco ha sciolto le religiose da ogni tipo di vincolo.

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LE ALTE SFERE VENIVANO PER LUI DAGLI STATI UNITI. Il cardinale americano Raymond Leo Burke, 88 anni, nel 2010 con padre Manelli e madre Michela Cozzolino, superiora delle suore francescane dell’Immacolata.

 

Loredana Zarrella
Gente, num. 17 – sett. 3/05/2016, pag. 37.

 

IL MATTINO. PADRE MANELLI, GESTITI BENI PER 30 MILIONI DI EURO

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Frigento: L’inchiesta sulla gestione dell’Istituto religioso

PADRE MANELLI, GESTITI BENI PER 30 MILIONI DI EURO

La Finanza verifica tutte le fonti del Patrimonio, per escludere ipotetiche provenienze illecite

Loredana Zarrella

Il denaro quale nervo della guerra tra la Santa Sede e la rete di associazioni vicine all’Istituto dei Francescani dell’Immacolata fondato a Frigento da Padre Stefano Maria Manelli. Trenta milioni di euro, sparsi in tutta Italia, tra beni mobili e immobili, nonché disponibilità finanziare giacenti su numerosi conti correnti, oggetto, in questi ultimi mesi, di ipotesi transattive naufragate. Così, tra accordi mancati e risposte taciute, l’inchiesta congiunta della Procura di Avellino e dalla Guardia di Finanza prosegue, sotto il filone diretto dal pm Fabio Del Mauro. Da dove provengono questi 30 milioni? Tutti lasciti dei benefattori? Un patrimonio gestito in buona fede da laici, subentrati ai religiosi nelle compagini associative per avvalorare il voto di povertà fatto dai frati e dal suo Fondatore? Proprio così, ha sempre sostenuto l’avvocato Enrico Tuccillo per conto di Padre Manelli, attualmente indagato per abusi sessuali e maltrattamento nei confronti delle suore. Il dubbio della Chiesa e dei paladini di questa battaglia, commissari e legali rappresentanti compresi, è che sotto questa parvenza di legalità e trasparenza vi sia invece una rete intricata, forse poco lecita, di passaggi di mano, di intestazioni fittizie e trasferimenti vari di denaro, anche tra l’estero e l’Italia. Tra il patrimonio delle associazioni finite sotto inchiesta, ossia l’«Associazione Missione dell’Immacolata» e l’«Associazione Missione del Cuore Immacolato», 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radio-tv, 5 impianti fotovoltaici, 102 autovetture. Beni sequestrati e poi rimessi in libertà. Due le proposte di transazione avanzate dalla Chiesa, tramite i commissari e l’avvocato Giuseppe Sarno, a Enrico Tuccillo, difensore di Padre Manelli. Una lo scorso settembre, l’altra poco più di un mese fa. Con la prima ipotesi transattiva si chiedeva, in sostanza, la dimissione degli amministratori laici delle tre associazioni (Missione dell’Immacolata, Missione del Cuore Immacolato e Casa Mariana Editrice) e il ritorno agli statuti originari. I beni delle tre compagini sarebbero stati devoluti alla Chiesa che li avrebbe ridistribuiti, secondo criteri di equità, in parte al ramo maschile in parte al ramo femminile dell’Istituto. Negativa la risposta dell’avvocato Tuccillo che aveva comunicato la già totale indifferenza alla patrimonialità da parte di Padre Manelli e di Suor Cozzolino, secondo la regola di San Francesco. Agli inquirenti risulta intanto l’assenza, dopo il 2012, di ogni scrittura contabile. Possibile che difronte a un patrimonio di 30 milioni di euro non vi fosse un bilancio ma solo un’amministrazione condotta alla buona da Suor Consiglia De Luca e Padre Bernardino Abate, tenuta nascosta agli altri religiosi? Ingente il giro di denaro. Tanto ingente da non lasciare la Chiesa e la Finanza indifferenti. Dati alla mano, riferiti agli immobili acquistati solo a Frigento, estrapolati dagli atti notarili di compravendita: 1.488.000,00, ad esempio, la cifra totale pagata, espressa in euro, per l’allora rinomato complesso alberghiero, anche pizzeria e ristorante per cerimonie denominato «Abbazia Park Hotel».

IL VATICANO: PADRE MANELLI NON PUO’ RESTARE

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Frigento: La vicenda dell’istituto francescano

IL VATICANO: PADRE MANELLI NON PUO’ RESTARE

Il cardinale De Aviz interviene sul caso del frate accusato di gravi molestie

di Loredana Zarrella
Il Mattino – Irpinia – sab. 6 feb 2016, pag. 33

«Stefano Manelli non potrà più restare». E’ l’esternazione chiara, forte e inequivocabile, a cui si è lasciato andare il cardinale Joao Braz de Aviz, in occasione di un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa cattolica «Servizio Informazione Religiosa», conosciuta con l’acronimo «SIR» e vicina alla Conferenza episcopale italiana presieduta dal cardinal Angelo Bagnasco.

In quanto prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, il cardinale Braz de Aviz ha firmato diversi provvedimenti relativi all’Istituto dei Francescani dell’Immacolata fondato da Padre Stefano Manelli, controfirmati dall’Arcivescovo José Rodriguez Carballo.

L’11 luglio 2013 firma il decreto di commissariamento della Congregazione dei Frati Francescani dell’Immacolata, il 12 ottobre del 2015 il decreto di commissariamento dell’Istituto delle Suore Francescane dell’Immacolata, il 19 ottobre 2015 il decreto con cui si dispensano tutti i membri religiosi dei frati francescani dell’Immacolata e delle suore francescane dell’Immacolata, ed eventuali associati di questo istituto, dal voto privato (o promessa) di speciale obbedienza alla persona del fondatore.

«Stiamo lavorando con tenacia, perché i disguidi sono seri – ha dichiarato il Cardinale Joao Braz de Aviz – Il terribile voto nel sangue è stato sciolto da Papa Francesco. Stefano Manelli è stato allontanato. La questione economica è in mano alla magistratura italiana. La formazione è stata affidata alle Università Pontificie e ai centri riconosciuti. Ci sono tre commissari che stanno guidando l’Istituto in un percorso di normalizzazione. Ciò avverrà soltanto se ci sarà un cambiamento: non tutti, però, sono d’accordo. Abbiamo fiducia che qualcosa si muova. Quel che è sicuro, è che Stefano Manelli non potrà più restare».

Dichiarazioni che lasciano presagire seri provvedimenti da parte della Chiesa. Il prefetto della Congregazione dei religiosi omette, per ben due volte, l’appellativo di «Padre» a Stefano Manelli. Come mai? E’ nell’aria una sospensione a divinis o addirittura una riduzione a stato laicale?

Destituito intanto dalla Santa Sede dal suo ruolo di guida spirituale dell’Istituto da lui fondato, Padre Stefano Maria Manelli, 83 anni il prossimo 1 maggio, si trova attualmente a San Giovanni Rotondo, dove è tornato dopo una breve permanenza a Frigento, dal 21 novembre al 29 dicembre scorsi. Il trasferimento dal convento di Frigento alla cittadella della carità, dove si trova la «Casa Sollievo della Sofferenza», gli sarebbe stato momentaneamente accordato, da parte dei commissari apostolici, per motivi di salute.

Da tempo la formazione dei seminaristi è stata affidata alle università riconosciute dalla Santa Sede

Dalle parole del cardinale Joao Braz de Aviz è facile immaginare ora altri decreti in arrivo dal Vaticano. Atti a favore della Chiesa di Papa Francesco e contro le eventuali derive pericolose maturate nel governo dell’Istituto religioso fondato a Frigento da Padre Manelli. Si parla di derive lefebvriane, di fanatismo, esaltazione e plagio.

Gli inquirenti della Finanza e della Procura, da parte loro, dovranno accertare i reati di truffa aggravata e falso ideologico, oltre agli abusi e alle molestie che Padre Stefano avrebbe compiuto ai danni delle suore.

BLONDET TRA DISINFORMAZIONE E NEURODELIRIO

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Sul blog dell’opinionista Maurizio Blondet, appare un articolo di attacco al Papa, alla Congregazione dei Religiosi, ai Commissari dei Francescani dell’Immacolata: dalla malversazione alla malattia mentale, fino alla richiesta di esorcismo.

Ai lettori ogni commento:

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Sul palco della Woodstock virtuale allestito in occasione del commissariamento dei francescani dell’Immacolata, non manca l’esibizione di Maurizio Blondet.

Lo ricordiamo per le sue figuracce nelle rare uscite in televisione, le denunce di antisemitismo e la paranoia complottista.

Ci ricorda da vicino quel frate  che vedemmo tempo fa su “Vade Retro”, trasmissione di TV2000 condotta da Davide Murgia, nipote di Padre Stefano Maria Manelli che lo presentò come “uno dei massimi esperti mondiali della massoneria”.

Il novello Nostradamus Blondet identificò addirittura in papa Wojtyla il distruttore della Chiesa a causa di sue presunte origini ebraiche.

Non poteva mancare la bacchettatura anche al Papa italo-argentino, semita in Adamo ed Eva e membro del club del complotto plutogiudaicobolscevicomassonico.

Scrisse sulle teorie sconcertanti e allettanti come quella dell’auto-attentato statunitense alle Twin Towers newyorkesi ad opera della CIA.

Peccato che i suoi libri-romanzo non si trovavano neanche in libreria.

Se ci fosse il Premio Nobel alla fantasia, il Blondet, anzi Blondett (per errore di trascrizione anagrafica) lo meriterebbe sin dall’età della ragione.

Ci riconfortano le sue imprecisioni sul dossier dei frati e suore dell’Immacolata poiché se per questioni di cabotaggio è così disinformato ed errante, immaginiamoci per i grandi sistemi!

Blondet parla di arresti al fondatore, sospensioni a divinis

Allo stato attuale, chiedere per credere, nessun sacerdote dei frati dell’Immacolata è sospeso a divinis, non solo, ma il fondatore, per sua scelta,  è da un anno e mezzo, forse senza permesso, nella casa delle suore turchine di San Giovanni Rotondo quasi gallus inter gallinas.

Pontifica poi sul diniego della Santa Sede di lasciare i frati dissidenti farsi preti diocesani, soluzione che invece (ritengono in molti) sarebbe ottima per la pace nell’Istituto maschile.

Il problema è che la Chiesa non vuole rovinare le comunità parrocchiali; bastano i disastri negli Ordini.

Tesse poi l’elogio del vescovo di Albenga, che, scrive il Blondett, “in questo deserto di vocazioni sacerdotali, di seminari vuoti o dove avvengono feste omosessuali ne aveva accolti tre”.

Il Nostradamus è poco informato poiché sembra che nella diocesi ligure ci sia il 40% di preti gay, di quelli xxx che si fanno fotografare le natiche al vento e le postano sul loro profilo facebook.

Il seminario di Albenga, soprannominato La Sodoma Ligure”, è stato invece chiuso grazie al nuovo vescovo plenipotenziario che ha preso in mano le redini del governo della diocesi, visto che Mariolino non ha voluto dare le dimissioni realizzandosi nei pontificali fatti con vesti di bisso, pizzo e merletti.

Il Blondet poi si dimostra disinformato persino sull’età di Padre Stefano Manelli.

Forse fa la finta per suscitare nel lettore distratto (tanto chi se lo legge il Blondet?) un certo compatimento.

 “E’ possibile che un novantenne abbia un tesoretto?”… “E’ possibile che un novantenne palpasse le sue suorine?” …

Rispondiamo noi: “è possibile che un ottantaduenne (non novantenne) venti, trenta anni fa abbia palpeggiato suore e affini”?

E’ possibile quindi che un cinquantenne, un sessantenne palpeggi una donna e possa avere ancora figli?

E’ possibile per un ottantenne o un novantenne accarezzare un gatto, prendere un pezzo di pane, schiacciare un telecomando?

Quanti vecchi milionari vanno ancora a spasso con le escort?

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Mica è un disabile il padre Manelli !

Quanto al tesoretto, più anziani si è, più esso servirà per godersi la pensione!

Molti vecchietti, si sa, sono avari e attaccati ai soldi, diventano egoisti, come tanti giornalisti che, andati in pensione, si vendono al miglior (cardinale) offerente.

Blondet poi afferma che la Magistratura obbedisce a certi ordini e che ha ordinato alla Finanza di sequestrare i beni dei religiosi.

Non sappiamo a chi obbedisca la Magistratura, intanto la Finanza (Guardia di Finanza ndr) non obbedisce di sicuro al Padre Manelli, non avendo per lui stipulato voti col sangue come per le povere suorine.

Di cosa si lamenta il Blondet, se poi afferma lui stesso che i beni non sono dell’Istituto?

Insomma, questi milioni di euro di patrimonio, di chi sono?

Sembra di capire – lo dice Maurizio (Blondett) –  che i beni siano di familiari e benefattori che spontaneamente mantengono i frati e le suore.

Sembra di capire anche che non è chiaro se quei beni mantengano i frati e le suore o se i frati e le suore con le loro offerte mantengano familiari e sbenefattori…

Mah!

Il Blondet poi, ricordandosi di Pol Pot,  passa all’attacco sul commissario, “colpevole” di essere stipendiato.

Purtroppo non tutti possono permettersi di lavorare “gratis” come Blondet.

Irresistibile per il nostro prolifico scrittore cadere nella tentazione di accusare Carballo e Braz de Aviz con i soliti insulti: “la speculazione sull’albergo romano Il Cantico, il convegno di Brasilia, la Teologia della Liberazione…”.

Questo lo sapevamo già. Cè dell’altro?

Sono storie cotte, stracotte e mangiate che non tolgono nulla alla legittimità e pertinenza del provvedimento di commissariamento del fondatore di due istituti religiosi.

Poiché “la curiosità è femmina” ho fatto la mia inchiesta incontrando qualche fraticello che ha rettificato i cinque punti che il Blondet elenca sull’incontro dei commissari con i frati a Roma il 28 settembre 2015.

Ecco come stanno i FATTI:

1) FALSO che i frati dissidenti potranno uscire dall’Ordine solo con la riduzione allo stato laicale o sposandosi.

La VERITA’ è che occorre aspettare la fine del commissariamento e disporre dell’incardinazione non solo ad experimentum  se davvero i vescovi e il loro clero ci tengono a tenersi degli ex frati santi come il fondatore;

2) FALSO che dovranno strapparsi la medaglia cucita sul saio. (La medaglia non è di stoffa, ma metallica…);

3) FALSO che i frati non potranno dormire con il ruvido saio della penitenza; rimane facoltativo, come da sempre;

4) FALSO che dovranno cancellare dai loro Statuti il Voto Mariano; esso è la caratteristica dellIstituto;

5) FALSO che è stato intimato di non parlare più e fare riferimento a S. Massimiliano Kolbe; oramai sarà lui ad essere riconosciuto con S. Francesco il « vero » fondatore al quale il Padre Manelli si è semplicemente ispirato.

 Aggiungiamo noi:

 6) VERO che la Santa Sede scioglie frati, suore e sodali da ogni voto e vincolo privato al fondatore e cofondatore.

 Blondet poi parla di Papa Francesco che vuole la soppressione dell’Istituto…

Balla colossale se proprio Francesco si prese la briga di sospendere tutte le udienze, quel 10 giugno 2014 e ricevere per una mattinata intera i frati fedeli alla Chiesa attraverso il suo Commissario.

L’incontro che si può seguire su youtube, rivela invece l’alta considerazione di Francesco verso questa famiglia religiosa che è consacrata all’Immacolata, ragion per cui osteggiata dal diavolo.

Non è nel linguaggio e nello stile di Braz de Aviz – ci siamo informati – chiedere sanzioni. Qualora ci dovessero pur essere, riguardano piuttosto il Fondatore, solo alcuni, o tutto lIstituto?

Blondet mescola le carte titolando il suo pezzo:

Involontaria ammissione di El Papa a quelli che perseguita

E perché?

Solo per il fatto che il Papa abbia “disciplinato” la Messa tridentina imposta dal general Manelli e i suoi colonnelli ai fedeli delle parrocchie del mondo e detto di aver voluto lui la chiusura del seminario?

Non era quel luogo la protesi genealogica del fondatore, attraverso “Er Derfino”, Manelli II come qualcuno dei suoi ex studenti lo motteggiava?

 Blondet, alla fine, non sapendo come concludere l’infelice e noioso pezzo, per riempire la pagina e darle di santa ragione al Papa, inserisce la bufala della diagnosi del dottor Fukushima, critica la richiesta di preghiera al raduno di Buenos Aires, invoca l’esorcismo…

E pensare che parli spesso dell’antipapa!

Che lo sia lui, visto come critica lattuale vero successore di San Pietro che è Papa Francesco?

Bhé, se proprio non è un posseduto, consigliamo al Blondet di prenotare con i suoi “Friends” una visita dal dottor Fukushima, specialista del cervello.

Tra gli amici di Bergoglio, dopo quello di Maurizio Blondet, aspettiamo adesso il solito “pezzo capolavoro” di Antonio Socci.

Non vale la pena citare altri apprendisti stregoni. 

Scopriremo presto, però, chi le spara più grosse.

P.S.: Ultima ora! Ci è stato riferito che sulla foto di frati e suore postata dal Blondet e risalente agli anni Novanta, nemmeno il 20% dei presenti è rimasto nell’Istituto. Tutto un fuoco di paglia il metodo del Manelli.

CASA DELL’IMMACOLATA – DECRETO VATICANO – ARRIVA IL COMMISSARIO

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Frigento. L’indagine sull’Istituto francescano

Casa dell’Immacolata decreto del Vaticano arriva il commissario

Alla superiora Maria Cozzolino subentra suor Noris Calzavara, verificherà la gestione finanziaria.

 

Loredana Zarrella
FRIGENTO. Un nuovo scossone ha investito la famiglia religiosa dei Francescani dell’Immacolata, il cui istituto di diritto pontificio ha la sua casa madre a Frigento, nella frazione Pagliara.
E’ il commissariamento del ramo femminile, provvedimento messo in atto dalla Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita Apostolica a seguito delle perplessità relative alla conduzione della vita interna delle Suore che osservano la regola di San Francesco d’Assisi e gli insegnamenti di San Massimiliano Maria Kolbe.
Il decreto, di cui si ha notizia certa ma che non è ancora stato diffuso pubblicamente, porta la firma del Prefetto João Braz Cardinale de Aviz e la controfirma dell’Arcivescovo Segretario José Rodrìguez Carballo.
Da fonti certe si conoscono anche i nomi delle suore che ricopriranno il ruolo di commissari dell’Istituto femminile, finora diretto da Suor Maria Michela Pia Cozzolino dalla casa generalizia a Frattocchie, vicino Roma. Alla Superiora generale, braccio destro del fondatore Padre Maria Stefano Manelli, pure destituito da tempo, subentreranno Suor Noris Calzavara delle Suore del Rosario coadiuvata, per quanto riguarda gli aspetti specifici della formazione e delle finanze, da Suor Paola Teresita Filippi delle Figlie della Misericordia e Suor Viviana Ballarin delle Suore Domenicane.
Una terna di religiose scelta dalla Santa Sede per fare chiarezza e dissipare i dubbi sorti in concomitanza del primo commissariamento, quello che ha investito nel 2013, la Congregazione dei Frati, e a cui ha fatto seguito l’inchiesta avviata congiuntamente dalla Procura e della Guardia di Finanza di Avellino per incongruenze relative alla gestione delle finanze.
Inchiesta che a fine giugno ha visto tuttavia il dissequestro di quei 30 milioni di beni mobili e immobili, oggetto di custodia cautelare pochi mesi prima, quando la magistratura ritenne di bloccarli per valutare i reati di falso ideologico e truffa di compagini associative laiche vicine all’Istituto, ossia delle associazioni “Missione dell’Immacolata” e “Missione del Cuore Immacolato”.
La questione, che ha avuto uno stop con lo sblocco dei beni, potrebbe tuttavia riavviarsi anche alla luce delle nuove richieste avanzate in sede civile dall’avvocato Giuseppe Sarno, il legale della gestione commissariale dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, pure questi ora vigilati da una terna di nomina vaticana – il salesiano don Sabino Ardito, il gesuita padre Gianfranco Ghirlanda e il cappuccino padre Carlo Calloni -, subentrati al commissario Padre Fidenzio Volpi, deceduto il 7 giugno scorso.
Il nuovo scossone, che parte direttamente dagli ambienti vaticani, destabilizza pure la comunità delle religiose, le cui Superiori erano già state protagoniste, insieme a Padre Manelli, del dossier reso noto da Il Mattino nel giugno scorso, e in cui novizie ed ex suore avevano raccontato di essere state oggetto di atti di prevaricazioni.
Il provvedimento non è un fulmine a ciel sereno dal momento che non ha destato stupore tra le fila dei sostenitori di Manelli, che lo temevano, sia tra chi appoggia da tempo le verifiche vaticane per i dissidi interni ma pure per i sospetti sulla gestione del patrimonio.

Il Mattino di Napoli – Avellino, Irpinia – ediz. del 28/10/2015 – pag. 30