La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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“LA VITA (DI SUORE) IN DIRETTA”

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Rattrista il clamore popolare che sta accompagnando la vicenda dei Francescani dell’Immacolata.

Giovani vite di donne e di uomini che hanno creduto e credono in un ideale di vita consacrata, che cercano il Signore con cuore sincero, che si dedicano al servizio del prossimo e che amano la Chiesa, sono crocifisse per la messa alla gogna mediatica.

E’ un qualcosa che si sarebbe potuto evitare se p. Stefano Manelli, il loro fondatore ancora in vita, avesse accettato con umiltà e obbedienza soprannaturale le disposizioni della Santa Sede che gli contestava problematiche serie nello stile di governo, nei rapporti con le suore, nella liturgia, nella formazione, nell’amministrazione.

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Nella sua ostinazione, invece, si è servito di quelle correnti ecclesiali e politiche che attaccano l’attuale pontificato, le riforme del Vaticano II e che hanno invano e disperatamente cercato di trasmettere il messaggio di un “papa cattivo” che “perseguita dei bravi fraticelli”.

Questa “via crucis” ha un percorso e delle stazioni, forse più di quattordici, molto simili al recente ed omonimo libro di Gianluigi Nuzzi.

Non sappiamo se la finalità è la stessa, ma il risultato rimane l’attacco alla Chiesa.

Nell’immaginario collettivo è la vita religiosa nella sua bellezza, nella sua purezza che viene depauperata del suo valore e del suo splendore.

La gente comune non riesce quasi mai a distinguere il generale dal particolare e situare le responsabilità nei singoli.

Come per lo scandalo della pedofilia nel clero – a causa di qualche prete malato(ne) – come per le malversazioni finanziarie all’interno delle mura leonine – a causa di qualche prelato ambizioso – è la Chiesa una, santa, cattolica, apostolica e romana che viene gettata nel ghetto delle meretrici.

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Dopo il primo dossier-rivelazione del Corriere della Sera del 4 novembre 2015, il giorno dopo ne è seguito un altro riguardante la testimonianza di una  mamma, visibilmente disperata, che conferma le confessioni di due ex religiose appartenenti all’ordine fondato da p. Stefano Manelli.

Sono tra i video più gettonati di un’Italia indignata e che ancora il 5 novembre pomeriggio si è fermata al portone della casa generalizia delle Suore Francescane dell’Immacolata a Frattocchie di Roma, dietro le telecamere di RAI UNO per “La vita in diretta”.

La verità sull’intera vicenda sembra progressivamente aprirsi alla luce del giorno, contrariamente a quel portone conventuale che nelle ombre del crepuscolo romano rimaneva sbarrato, anzi “chiuso in faccia”, a chi faceva semplicemente il proprio lavoro al servizio della verità.

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Impacciato l’intervento in TV del legale di padre Manelli, l’avv. Enrico Tuccillo che non è entrato nel merito della questione scivolando piuttosto sulla controversia patrimoniale, quella dei trenta milioni di euro di beni che, per volontà del Fondatore, sono stati trasferiti a laici di sua fiducia.

Un anno dopo, con l’intervento della Magistratura, il patrimonio è stato sequestrato, più tardi dissequestrato e poi ancora rimesso al giudizio della Cassazione come l’andirivieni di un valzer.

L’avv. Tuccilo a difesa di p. Manelli dice che il suo cliente ha effettuato “l’operazione” per essere  “povero come S. Francesco”, spogliandosi di tutto.

Il problema è che lui ha disposto dello spogliamento unilateralmente per un Istituto religioso di Diritto Pontifico e che si è ricordato di S. Francesco solo dopo venticinque lunghi anni di ininterrotto governo, guarda caso appena un mese dopo il commissariamento, cioè quando ormai non era più il superiore – per la rimozione coatta dalla carica – e quindi non poteva più disporre dei beni come prima.

I fatti non depongono a suo favore.

Se proprio vuole imitare S. Francesco, perché p. Manelli non devolve ora quei beni alla Santa Sede? Perché non li destina ai poveri, alle missioni, alle opere dell’Istituto da lui stesso fondato?

Come mai i suoi amici e familiari laici si accaniscono nella detenzione di un cospicuo patrimonio frutto di devoluzioni decennali da parte di chi, in buona fede, voleva in questo modo fare un’ “opera di bene”?

Non è possibile da persone oneste inaugurare una pacifica trattativa e un’equa distribuzione di quei beni tra i frati e le suore affinché ne dispongano da uomini e donne di Dio, per il bene comune?

Con quale coscienza tre laici se ne assumono la titolarità?

Sono interrogativi intriganti e pressanti.

Ritorniamo ora alla vicenda degli abusi sulle suore.

Sembra che certe pratiche penitenziali estreme siano state inaugurate dalla comunità delle prime italiane appartenenti all’Istituto, quelle che sono state particolarmente attenzionate dal fondatore che trascorreva gaudente nei loro monasteri lunghi soggiorni, abitudine che si è ulteriormente protratta, fino a cristallizzarsi, con la sua presenza a San Giovanni Rotondo, sempre nel monastero delle suore, dal settembre del 2014.

E’ proprio laggiù che tre giorni fa si è notato un movimento di religiose, abbastanza sconvolte, che in massa, su di un pulmino, hanno lasciato frettolosamente quel monastero del Gargano.

In un paesino come San Giovanni Rotondo, cose del genere non passano inosservate.

Ieri e l’altro ieri una troupe delle RAI sostava in via del Nunzio.

Evidentemente non si voleva far scoprire quante fossero le suore che vanno a trovare, probabilmente a turno, magari a comunità intere, il fondatore.

Illuminante l’intervento della psicologa in studio che ha spiegato con rigore scientifico come il meccanismo educativo e formativo di p. Manelli crei dipendenza nei suoi confronti, desiderio di imitazione fino a farne un modello di vita e un riferimento esclusivo di disciplina e di norma.

Immaginiamo che sia stata almeno tentata un’intervista al Manelli assistito probabilmente dall’avvocato che ancora ieri in diretta si tradiva dicendo di essere stato in un convento di suore.

“Ridono, stanno bene, giocano a pallone… io stesso ho mangiato da loro, stanno in carne…”.

Chiede che frati e suore vengano interrogati sul fondatore.

L’idea non è male: potrebbero infatti confermarsi da un lato elementi probanti sulle sue esagerazioni e dall’altro conferme sul plagio grazie a chi lo difenderebbe a oltranza.

E’ facile oggi per il fondatore, profittando della sua canizie, presentarsi come un vecchio ammalato e perseguitato.

I fatti a lui contestati, tuttavia, sono pregressi, risalgono a trenta, venti anni fa e la sua capacità d’intendere e di volere, le sue resistenze, le sue manovre, le sue innumerevoli telefonate, i suoi incontri, i suoi messaggi, le false promesse ai commissari, la dicono lunga sulla sua continua regia, oramai distruttiva, nella gestione della situazione degli Istituti dei frati e delle suore.

Si compara P. Stefano Manelli a Padre Pio solo perché da bambino si sarà confessato qualche volta dal santo cappuccino come per centinaia di migliaia di altri fedeli dell’epoca.

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Ridicola, poi, l’intrusione di un ospite – inviato dalle suore – nel viale del monastero di Frattocchie.

Quel signore che appartiene a un gruppo di preghiera attesta che P. Stefano lo conosce bene e che “è un santo”.

Questa dichiarazione la dice lunga, non solo sul fanatismo che si è creato dietro il personaggio, ma anche sul profilo sociale, culturale e psicologico di chi, come nella trasmissione del 5 novembre, continuava ad affermare che “la colpa è degli altri” , dei “modernisti” nella Chiesa e che la vera Chiesa è quella di San Pio X (sic).

E’ la conferma in diretta di chi il Fondatore si era circondato e di chi oramai faceva parte dell’ambiente di frequentazione dei frati e delle suore.

Un’altra perla di pensiero è stata la teorizzazione in diretta, sempre di quel signore, del corpo inteso come “principale nemico” dell’anima e quindi “degno” di fustigazioni masochistiche, le stesse indotte alle povere vittime del Manelli che portano ancora le ferite di quel passato sul corpo e … nell’anima.

Come il solito prezzemolo è poi venuta fuori la storia dei genitori di p. Manelli servi di Dio con un processo di canonizzazione in corso.

Non ci si rende conto che tali affermazioni complicano la vita al p. Manelli e il giudizio sull’eternità dei suoi genitori.

Con il beneficio d’inventario, ricordiamo che nel dossier del libro di Nuzzi si parla anche di cause di canonizzazione “forzate” attraverso tangenti…

Molto probabilmente si indagherà o si sta già indagando anche su questo e sull’attendibilità dei documenti e delle testimonianze relative alla postulazione.

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L’avvocato Tuccillo giustificava infine la chiusura di quel portone del monastero-villetta di Frattocchie dicendo che “le suore stavano in ritiro e che la portinaia era una straniera e che non aveva capito”.

E’ il segno inequivocabile di come lo stesso loro difensore si fosse reso conto di quanto maldestro sia stato quel comportamento.

Cosa costava a quella portinaia straniera interpellare una suora italiana responsabile?

D’altra parte quelle religiose, da come è apparsa la portinaia, difficilmente potrebbero reggere un confronto o trovare argomenti per spiegare certe pratiche delle quali immaginiamo anche che non siano pienamente convinte lasciandosi semplicemente trascinare da ciò che fanno tutte.

Pericoloso scivolone finale il puntamento del dito di accusa sulla Chiesa indicandola come incauta e ingiusta per la  maniera in cui “trattò” Padre Pio e di come oggi sta trattando un santo (p. Manelli ndr).

Ciò che dalla storia impariamo è che i santi di fronte alle ingiuste persecuzioni agirono in un modo diverso dal p. Manelli.

Di fronte a uno scandalo che sta assumendo proporzioni nazionali, anche la persona non necessariamente santa, ma saggia, matura, dall’alto dei suoi ottanta anni di età, per la pace e il bene comune avrebbe fatto qualche passo indietro, si sarebbe ritirata in buon ordine e non avrebbe dato adito ad ulteriori attacchi, critiche, insinuazioni o… conferme probanti.

Che dal masochismo fisico si stia passando al masochismo spirituale?

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LE NUOVE PERSECUZIONI

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In solidarietà ai cristiani che soffrono per mano dei fondamentalisti islamici in alcune regioni del mondo, anche nella nostra Italia ci sono cristiani che soffrono per mano di fondamentalisti cristiani.

Il caso di padre Scozzaro.

Era da molto tempo che non si leggevano elucubrazioni e provocazioni sulla vicenda dei Francescani dell’Immacolata nella bolgia dei blog tradizionalisti.

Il silenzio reverenziale e speranzoso di chi credeva nel nuovo governo dell’Istituto di trovare ingenui e collusi alleati viene interrotto dall’ardito Paolo Deotto  che giustifica un attacco gratuito a padre Giulio Maria Scozzaro esprimendosi a modo di disclaimer per evitare – secondo lui – un’azione penale: “(…) mi permetto di chiedere la vostra attenzione, perché quanto vi esporrò riguarda anche argomenti che interessano tutti: la libertà di espressione, la libertà di cronaca, e anche un certo clima che si è ormai instaurato nel mondo cattolico, in cui non si usa più parlare, discutere, ammonire ove necessario. No, si ricorre alla carta bollata. Forse tutto ciò si inquadra perfettamente nella secolarizzazione drammatica che sta vivendo la Chiesa; tuttavia a me, uomo all’antica (anche per ragioni anagrafiche) questo comportamento appare un po’ singolare”.

Non entriamo nel merito della grammatica ma rileviamo quanto il ricorso ad internet per infangare un sacerdote degno e rispettabile sia difforme dall’auspicata sacralizzazione della Chiesa che il Deotto contrappone alla “drammatica secolarizzazione” in corso.

Si biasima la carta bollata ma non il francobollo alle autorità della Chiesa per creare un caso mirato a delegittimare un “collaboratore di giustizia”.

Per dovere di cronaca e servizio alla verità, cercheremo allora di fornire ai nostri stimati lettori degli argomenti che spiegano, senza tanti misteri, il perché dell’accanimento contro padre Scozzaro da parte di persone che non lo hanno mai conosciuto.

Padre Giulio Scozzaro negli anni Novanta, prima di essere ordinato sacerdote, già rivestiva l’incarico di “pro rettore dei postulanti” dei Frati Francescani dell’Immacolata.

Questo, oltre ad evidenziare la fiducia di cui godeva presso il suo superiore, conferma tuttavia il pressapochismo e la precarietà che da sempre ha accompagnato l’azione pedagogica e formativa del padre Stefano Manelli verso i giovani frati e le sue “reclute”.

Fra esse non era raro trovare – secondo le annate – qualcuno dei nipoti facilmente riconoscibile, non solo dai tratti somatici, ma dal piglio autoritario e dalla debolezza voluttuaria che potrebbe confermare le teorie del Lombroso.

Accadde infatti che dal cassetto della stanza di Padre Manelli nel convento di Frigento sparirono delle banconote per un valore di tre milioni delle vecchie lire.

I sospetti caddero immediatamente sulle giovani reclute che popolavano la “Casa Mariana” e venne interpellato il loro “rettore”.

Nel profittare dell’andata a scuola dei puberi, Padre Giulio Scozzaro rinvenne con facilità le banconote proprio nella stanza del giovane nipote.

Si sarà anche trattato della sviolinata di un ragazzone quasi maggiorenne, ma osiamo credere che se l’autore del furto non fosse stato il nipote del Fondatore, difficilmente sarebbe rimasto nell’Istituto e ordinato sacerdote come poi successe con tutti gli annessi e connessi.

Il noto papà venne convocato con sua enorme vergogna nonché imbarazzo, ma l’allora fra Giulio M. Scozzaro, diventato più tardi Padre Giulio, fu un uomo di misericordia che sdrammatizzò la cosa per rispetto verso Padre Stefano, pur ponendosi seri interrogativi…

Come aveva infatti osato il nipote mettere le mani nel cassetto dello zio?

Era stata la prima volta? Ne aveva ricevuto altre volte l’autorizzazione? Aveva lo zio Fondatore dimenticato quella volta una concessione fatta al nipote? Cosa se ne faceva un giovinetto di una cifra da due stipendi mensili?

I dubbi rimasero…

Nel 1998 Padre Giulio Scozzaro si fece coraggio e denunciò padre Manelli per abusi di governo.

L’allora Sottosegretario per la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata, dichiarò: “Padre Manelli non si comporta da cristiano”.

Il rapporto di Padre Giulio col Fondatore si era dal momento del furto progressivamente deteriorato perché una testimonianza del genere gettava fango su una famiglia che aveva costruito sull’impeccabilità e l’immacolatezza la sua onorabilità.

“Questa è la mia famiglia” hanno messo in bocca a Padre Pio i Manelli.

Peccato che un tale giudizio non sia mai stato esclusivo ma veniva esteso dal santo cappuccino a tante altre famiglie e soggetti che lo frequentavano, così come appare nelle biografie autorevoli e meno autoreferenziali su padre Pio, dove mai è citato qualche componente della famiglia Manelli quale detentore di attenzioni speciali.

Padre Manelli non accettava inoltre che padre Giulio seguisse l’ispirazione di scrivere agiografie e libretti spirituali perché voleva l’assoluto monopolio sulle pubblicazioni, senza concorrenza.

Come Erode, padre Manelli si sentiva minacciato da un sacerdote in fasce.

Fu così che a padre Giulio, resagli la vita impossibile nei conventi dell’Istituto,  non restava che trovare rifugio nella sua Palermo.

Padre Manelli, secondo uno stile consolidato, ne doveva distruggere l’onore e la buona fama per coprire con la cortina fumogena della calunnia contro il suo accusatore, le malefatte che padre Giulio presentò alla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata in un periodo in cui, ottenuta l’approvazione pontificia, padre Manelli fece cadere i suoi freni inibitori nella guida dei frati e delle suore.

Padre Giulio venne accusato di “disobbedienza ostinata alle legittime disposizioni dei superiori in materia grave”.

Padre Giulio si rifiutava di essere trasferito in una comunità “tritacarne” dove il Fondatore avrebbe consumato la sua vendetta con il solito superiore-vessatore di turno.

Qui viene il bello.

Il Padre Manelli dal settembre del 2014 si trova per sua volontà nel convento delle Suore Francescane dell’Immacolata a San Giovanni Rotondo.

Qualcuno è ancora convinto della bufala degli “arresti domiciliari” alimentati dalle fantasie e dalla disonestà dei bloggers tradiprotestanti.

Dopo i noti fatti di cronaca, in attesa che la Magistratura e la Chiesa si pronuncino, non sarebbe stato più prudente sloggiare da San Giovanni Rotondo?

Padre Manelli sa invece bene che in un convento di frati sarebbe sotto il controllo di tutti e non potrebbe permettersi quella libertà di movimento tra visite e telefonate messe in opera per contrastare l’azione del commissario e dirigere le operazioni con i suoi cinque, sei avvocati.

Perché il Manelli si ostina a disobbedire “alle legittime disposizioni dei superiori in materia grave?”

Le leggi valgono solo per gli altri?

Immaginiamo già che si farà scudo dell’ennesimo certificato medico pur di sottrarsi agli interrogatori del Vaticano e non allontanarsi da una corte consolatrice.

Lo fece con il guaritore di Cassino e lo farà ancora sul Gargano.

Meglio per lui non esporsi all’indignazione dei frati, delle popolazioni non dappertutto favorevoli a lui e dei vescovi che potrebbero dichiararlo persona non grata nelle loro diocesi.

In Campania e nel Lazio non si parla che di lui quando si vuole attaccare la Chiesa.

Uno scandalo!

Padre Manelli non ha più il consenso della base e a seguirlo è oramai un gruppetto di laici da compatire e solo una trentina di sacerdoti, troppo pochi per un ribaltone di governo a favore dei suoi accoliti: dal vice-generale ai colonnelli.

Quanti danni e quante colpe in pensieri, parole, opere ed omissioni!

Il Deotto cerca poi di provocare Il neo Commissario Sabino Ardito con l’aiuto di Maria Guarini di Chiesa e Post Concilio.

In barba alla privacy ne pubblica la risposta e-mail con la sua richiesta del “sangue” di Padre Scozzaro che lui definisce “chiarimenti”.

Che interesse e che titolo ne può avere un semplice e sconosciuto laico come il Deotto se non l’induzione del Manelli e dei manelliani a utilizzarlo per sopprimere un testimone e  gabbare i commissari e la Congregazione per i Religiosi?

L’ultima porcata è che venne fatto credere a padre Scozzaro all’inizio degli anni Duemila che tutto sarebbe rientrato nell’ordine purché avesse ritirato il ricorso in Segnatura Apostolica.

Nel frattempo, con il noto manovale padre Alessandro Apollonio, si cercarono cardinali e prelati che testimoniassero a favore di Padre Manelli ai giudici degli organismi preposti a giudicarlo sulla base delle denunce, mentre – con l’inganno – si chiedeva a Padre Scozzaro di ritirare le sue denunce.

Il resto della storia lo conosciamo, una storia infinita, una storia che si ripete, una storia che ha fin troppo scandalizzato i piccoli.

… Miserere nobis.

Il primo “punto chiave” della spiritualità

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Affannarsi a giustificare il proprio operato senza che sia richiesto può essere considerato l’indizio del fatto che si abbia qualcosa da nascondere.

E’ quanto sta accadendo alle Suore Francescane dell’Immacolata attraverso  recenti post immessi nel loro sito ufficiale.

E’ naturale che la loro gratuita sovraesposizione sul palcoscenico virtuale susciti spontanee indignazioni da parte di chi si è vista danneggiata dalla loro azione.

Le pseudo-argomentazioni delle Religiose dall’abito turchino decretano ulteriormente la loro  incapacità di fare comunione con il resto delle componenti ecclesiali (sensus ecclesiae) alle quali oramai sembra aggiungersi con ira funesta la compagine del ramo maschile colpevole – secondo loro – di “tradimento” nei confronti del Fondatore.

Ricordiamo che per verificati abusi di governo, formazione e amministrazione, il Padre Stefano Manelli – il Fondatore – è stato esautorato dalla Santa Sede dal governo dei suoi Religiosi, il che gratifica l’azione dell’esposto di cinque coraggiosi e saggi Frati prima ancora che l’ineccepibile inchiesta canonica ne confermasse tutte le ragioni.

La “divinizzazione” di cui era oggetto il Padre Manelli, malgrado un’auto fabbricata immunità a ogni critica non potrà più risparmiarlo dall’impunità del giudizio di Dio, del Tribunale civile ed ecclesiastico e della storia.

Dum excusare credis, accusas (“mentre credi di scusarti, ti accusi”) avvertiva San Girolamo anticipando e spiegando col celebre aforisma i meccanismi psicologici che sottintendono le reazioni avventate, imbarazzate e rivelatrici di problematiche profonde.

Il grande esegeta avrebbe consigliato alle Suore Francescane dell’Immacolata il mariano silenzio insieme ad una più profonda e sincera preghiera accompagnata dallo studio; come nella lettera a San Paolino avrebbe aggiunto: «Cerchiamo di imparare sulla terra quelle verità la cui consistenza persisterà anche nel cielo» (Ep. 53,10).

 

In un ampolloso post intitolato: “Quattro Punti Chiave della spiritualità delle Suore Francescane dell’Immacolata emergono tanti limiti formativi, ecclesiali, organizzativi e caratteriali di una giovane congregazione religiosa femminile che sta confessando spontaneamente la sua immaturità al riconoscimento pontificio attribuitogli con oggettiva e sospetta fretta (1993 – 1998 !) molto probabilmente grazie a conoscenze e prebende che mettono oggi in imbarazzo la stessa Santa Sede per la corruzione passata dei Sacri Palazzi, quella che Papa Francesco sta epurando con il metodo dei Vigili Urbani per il “testarossa” targato SCV in sosta vietata sulla poltrona curiale: la rimozione forzata.

 

Non è un caso se il primo punto chiave della spiritualità esaltato dalle Suore Francescane dell’Immacolata sia la “povertà serafica”.

Tra le “virgolette” troviamo una bella espressione, ma anche un impegno concreto.

Qualora esso non fosse vissuto anche dai vertici dell’Istituto – non dubitando che le suorine della base conducano una vita sobria e morigerata – il primo punto chiave o il primo pilastro delle Francescane dell’Immacolata diventerebbe piuttosto l’architrave debole che fa crollare stipite e soffitto mettendo a nudo solo i muri divisori che esistono tra la realtà e l’idealità.

L’idealizzato non praticato è come quella spiritualità messa sotto la naftalina e chiusa a chiave nel baule della bisnonna. Qualora ci fosse pure il punto chiave, per sbloccare la serratura arrugginita dovremmo adoperare lo Svitol spray.

Abbiamo infatti l’impressione che come per Cosa Nostra, anche le Religiose dall’abito turchino si cimentino a cementare tanti testimoni scomodi nei pilastri dell’ipocrisia inveterata.

Leggiamo dal loro sito il capolavoro della loro giustificazione sulla “povertà serafica”.

“I Francescani dell’Immacolata, Frati e Suore, su consiglio della Congregazione per gli Istituti religiosi che ha dichiarato l’impossibilità di intestare beni alla Santa Sede, hanno voluto ricorrere anch’essi ad amici spirituali, appoggiandosi ad Associazioni no profit”.

Che la Santa Sede non debba e non voglia occuparsi dell’amministrazione dei beni di qualsivoglia Istituto religioso, né assumersene la disponibilità finanziaria e patrimoniale è un fatto ovvio.

Il problema sorge sulla bugia di attribuire a un Dicastero tale consiglio, non essendo mai stata pubblicata in rete nessuna documentazione scritta in merito.

Quanto agli “amici spirituali” c’è da chiedersi perché fino al commissariamento essi erano un manipolo degli stessi frati e suore …

Circa il carattere no profit delle Associazioni, si parla – solo in Italia – di una cinquantina di immobili tra appartamenti, ville, terreni, negozi, alberghi e centinaia di autoveicoli oltre ai liquidi spalmati nelle banche dell’urbe e dell’orbe e nelle casse conventuali non di rado visitate da ladri.

I veli fluttuanti delle Suore turchine divenuti così familiari a bancari e impiegati della funzione pubblica, confermano la permanente maternità economica delle Religiose sui beni dell’Istituto: mater (boni Consilii) semper certa est.

La titolarità associativa stornata ai laici è l’ennesima fictio “non iuris”, per estromettere i legittimi e a loro scomodi Frati Francescani dell’Immacolata, sottrarre il tutto da un controllo canonico e assecondare il delirio del vaticinato nuovo Istituto che il Padre Manelli con il “prestanome” dell’ex frate di turno continua a sognare giorno e notte e per la qual cosa occorre la grana.

Per ora c’è solo un placebo nella Pia Associazione filippina denominata  “Fratelli dell’Immacolata e di San Francesco” eretta dal problematico Mons. Ramon Arguellas della Diocesi di Lipa per volontà di Padre Manelli stesso allo scopo di tenere buoni e caldi quei frati e giovani ex studenti che continua ad illudere sul ribaltone nella Chiesa, nell’Istituto e che senza la stimolazione ad extra della loro fantasia sarebbero già tornati a casa.

Viene detto loro, infatti, che sono “la speranza” della Chiesa, del francescanesimo, della vita religiosa.

Senza di essi il Corpo Mistico sarebbe finito e dato in pasto a un covo di serpenti ed impostori massoni, mercenari e rilassati.

Senza la loro fedeltà incondizionata al padre Manelli sarebbero presto “normalizzati” e ridotti come quei Frati Minori che stanno in cella in mutande e con la cannottiera (anche in inverno?), con il sigaro in bocca, donnaioli ed effemminati.

Il modello di fedeltà, ortodossia e moralità nella castità e virilità è naturalmente il clero di Albenga,  la diocesi più amata da Padre Manelli,  dove ha inviato – quando abusivamente non è dai suoi ex studenti ascolani – il deposto Rettore e cioè Manelli II, il Delfino di corte.

Alcuni dei rappresentanti della Pia unione scorrazzano l’Italia, si nascondono tra Ascoli Piceno e Viterbo, ma non indossano la “maglia rosa” del Giro d’Italia bensì vestono solo devozionalmente un proprio abito da postulanti di colore grigio canna di fucile, per chi è avvezzo al linguaggio dei pantoni dei carrozzieri di automobili oppure grigio antracite per chi come loro preferisce il linguaggio dei Carbonari, visto il carattere di “società segreta” della s-pia unione.

Usano infine una corda bianca, da Minori Conventuali, espressione fedele di  “un ritorno alle fonti” del Fondatore che continua ad “amare” i suoi fino alla – loro – fine.

Chi conosce il Padre Stefano Manelli dice di quanto sia capriccioso e come voglia – alla maniera degli adolescenti –  “tutto e subito”.

Meraviglia dunque la novitas del Padre Manelli di aver messo in esecuzione dopo addirittura ventitré anni, “ispirato” solo dal commissariamento e quindi dal fatto di non essere più il Superiore, il “progetto fondazionale originario” di estromettere dalle associazioni i Religiosi ed inserire laici che, ancor più curiosamente, sono esclusivamente suoi figli e figlie spirituali, genitori di suore e suoi familiari.

Se si spulcia in Prefettura o dai Notai lo statuto originario dell’Associazione “no profit” risulta invece che i laici non potevano farne parte … nel “progetto fondazionale originario”!

Non bisogna essere detectives per scoprire gli imbrogli.

Sono atti pubblici di pubblico dominio alla disposizione del cittadino.

Invitiamo ad accedere chiunque negli uffici della Prefettura di Avellino per l’“Associazione Missione dell’Immacolatao di Benevento per l’ “Associazione Missione del Cuore Immacolato”.  

Alla Camera di Commercio c’è poi quanto basta per saperne di più sulla “Casa Mariana Editrice”.  Al resto ci pensa l’Agenzia delle Entrate.

Veni et vidi.

Ci chiediamo poi se questi laici super possidenti dal 2013 siano “amici spirituali” dei veri Francescani dell’Immacolata, quelli riconosciuti tali dalla Santa Sede o dei dipendenti del Padre Manelli aliasFratelli dell’Immacolata e di San Francescoche non sono nemmeno un Istituto religioso con i voti pubblici...

In definitiva tutti i beni sono nella effettiva disponibilità ed elezione del Padre Manelli, il poverello da Frigento trasferitosi nel Gargano per gareggiare con la devozione che fedeli di tutto il mondo tributano a Padre Pio.

Fino al commissariamento del 2013 ci hanno detto che c’era totale confusione e commistione tra i beni dei Frati e delle Suore con l’impossibilità di capire dove iniziassero quelli dei primi e dove terminassero quelli delle seconde.

Un rebus da “La Settimana Enigmistica”!

Secondo indiscrezioni sembra che con la recente chiusura del conto IOR intestato abusivamente proprio all’Associazione privata “Missione dell’Immacolata”, alla quale appunto erano intestate quasi tutte le temporalità FI, lo stesso conto sia stato subito dopo rinominato “Suore Francescane dell’Immacolata” estromettendo i Frati.

Sorprendono oggi maldestri trasferimenti delle Francescane poverelle, assidue frequentatrici dello IOR che forse per la stessa “fiducia” che i Fondatori nutrono verso la Santa Sede, sembra preferiscano sempre più affidare i loro risparmi ai gruppi di potere sionista e massonico delle banche private in Italia e “all’estero”.

La loro versione ufficiale continua così: “sull’esempio di san Massimiliano M. Kolbe, le Suore Francescane dell’Immacolata limitano al minimo le loro esigenze personali…”.

Sappiamo con certezza che alcune religiose sono state così limitate dalle Superiore da tornare a casa ammalate, ma curate a spese della famiglia, anche se non ancora canonicamente dimesse.

A persone malate e non più utili le “Superiore a vita” hanno fatto firmare la richiesta di uscita e stipulato il patto aziendale di confidenzialità.

“Ti facciamo uscire, ma non devi parlare a nessuno dei fatti dell’Istituto! Sappiamo dove abiti e conosciamo la tua famiglia…”.

E’ sufficiente incontrare in un ospedale o in un paese d’Italia o delle Filippine un’ex Francescana dell’Immacolata o qualche suo parente e conoscente per essere confermati dalla verità di quest’affermazione.

Il Fondatore, invece, oltre alle cliniche private a cinque stelle, dove si curano cantanti e qualche volta vengono arrestati anche i camorristi, dispone di un conto corrente bancario personale e di una grande autovettura che cambiava ogni due anni.

Molto probabilmente la scelta era imposta dal risparmio in riparazioni e quindi il soccorso più generoso ai poveri.

I padri di famiglia potranno considerare questa possibilità di cambio auto biennale per il risparmio sul bilancio, optando tra il leasing o l’autonoleggio con la kasco.

Sempre sul sito cuoreimmacolato.com si legge: “(Le Suore) promuovono adozioni a distanza, provvedendo al mantenimento di “oltre un centinaio” (? ndr) di bambini adottati in Nigeria e Benin, dove da anni esistono delle loro stazioni missionarie”.

Qualcuno che abbia verificato, ha mai pensato di indirizzare un esposto alla Procura della Repubblica per truffa?

Non è mai troppo tardi.

I benefattori si sono mai accertati sull’identità delle bambine e sull’esclusività della loro adozione sullo stesso soggetto?

Cosa penserebbero se scoprissero che la stessa bambina è adottata da più persone?

Chi incassa la plusvalenza eventuale e perché?

C’è un distinguo nelle quote di sostentamento tra una bambina in età scolare e una under five?

Appare sempre sul sito ufficiale delle Suore la lettera di una certa Felicia A.

Una testimonianza bella, patetica, che però, oltre all’ennesima operazione d’immagine delle Suore, fa sorgere qualche perplessità.

Se le suore operano “da anni” a favore di “oltre un centinaio” di bisognosi, come maiuna sola persona scrive una lettera di ringraziamento che viene pubblicata solo adesso?

E’ proprio in Nigeria dove maggiormente sono state sfruttate diverse Suore, che hanno abbandonato la vita religiosa.

Era il “viaggio finale” verso le camere a gas del lager di chi si voleva eliminare, di chi ragionava con la sua dignità di persona, di chi faceva rilevare al Fondatore le sue incoerenze, di chi scopriva verità scomode

Molte di queste consacrate erano partite con spirito di fede, ma si erano rese conto di essere vittime di un’operazione pubblicitaria fatta sul loro sudore e sul loro sangue.

Altre Suore andate laggiù con i migliori auspici, hanno scoperto (a quarant’anni…) di avere un’altra vocazione, facendo la gioia dei loro ex fidanzati scapoloni o – in altri casi – dei sensali del meticciato globale.

Per conferma basta verificare e contattare coloro che sono uscite dall’Istituto negli ultimi quindici anni.

Ci vorrà pazienza perché sono davvero tante, ma ne vale la pena, con l’emozione e il dolore di nuove sorprese.

Da testimonianze affidabili risulta che il famoso lebbrosario che le Suore curano è un piccolo ghetto dove ci sono ex lebbrosi non più ammalati.

Dopo quasi quindici anni i poveri abitanti vivono lì ancora in condizioni subumane.

Non dispongono ancora nemmeno di acqua potabile!

Forse le generose Suore offrono solo Coca Cola e Sprite.

E’ accertato poi che le Francescane dell’Immacolata si stiano ricompattando chiudendo case per preparare “la via di fuga” in caso di commissariamento.

Mentre il Fondatore applicava nel passato il principio del divide et impera,  contento come sul gioco del Monopoli di mettere le bandierine sugli Stati e le città dove apriva conventi e alberghi, adesso dopo il cambio di governo fa procedere all’arroccamento.

Meno case, più controllo e influenza del governo centrale delle solite poche e sempreverdi superiore locali.

A questa dinamica della soppressione non è sfuggita la casa da dove le Suore si dedicavano all’apostolato dei lebbrosi, anzi si parla dello scandalo della statua della Madonna che sempre le Suore, chiudendo la casa, volevano portare via dal lebbrosario!

Anche in tempi non sospetti, comunque, le Francescane dell’Immacolata non hanno mai di fatto lavorato più di tanto nel lebbrosario e condiviso effettivamente le giornate con quei sofferenti come invece fanno diariamente le Missionarie della Carità fondate da una semplice beata, Madre Teresa di Calcutta e non da un “già santo sulla terra” come Padre Manelli.

Naturalmente direbbero: “le Suore dal sari bianco azzurro sono rilassate, sono impegnate troppo nel sociale, con infedeli indù puzzolenti e agonizzanti; noi dobbiamo preoccuparci di chi veramente si salverà, di chi ha il Paradiso assicurato, la gente seria che la pensa come noi sul Fondatore, sul Papa, sulla Liturgia, che ci aiuta così tanto… E’ dovere di giustizia! Le Missionarie della Carità fanno solo cinque ore di preghiera comunitaria al giorno, mentre noi rimaniamo sempre in cappella, anche per dormire, specie durante la meditazione. Le altre Suore, poi, pregano purtroppo in inglese, la lingua dei massoni, mica in latino, la lingua degli eletti, degli illuminati, che noi conosciamo così bene da parlarla fluentemente oltre che scriverla correntemente! Le Suore di Madre Teresa, inoltre, si danno fra di loro del ‘tu’… Questa è un’aberrazione, una mancanza di rispetto! Noi oramai abbiamo adottato rivolgerci alle consorelle con il ‘lei’, come si fa a casa con il fratellino e la sorellina. Le Suore di Madre Teresa si salutano scandalosamente stringendosi la mano e non baciano l’anello della Superiora! Si guardano negli occhi  Che mancanza di modestia! Noi invece  facciamo il gioco del battimano, cioè poggiamo le dita nel palmo dell’altra suora se più giovane di noi e facciamo viceversa se l’altra è più anziana di noi. E’ così bello, come lo scambio di pace nella Messa Tridentina che è il nostro fine ultimo. Questo ci aiuta a conoscerci meglio, perché così siamo costrette a chiedere alle Consorelle la data di Professione e persino di nascita, se ha fatto il Noviziato con no!. Questa si che è organizzazione della vita fraterna in comunità!”

Circa la cosiddetta “mensa del povero”, le suore preparavano soprattutto le polpette di aria fritta, cioè le balle!

Questa iniziativa lodevole, ma insostenibile praticamente, risale a quindici anni fa grazie al dinamismo di una brava Suora ex avvocato di Sessa Aurunca (CE),che poi ha lasciato l’Istituto indignata sulle mutuae relationes della compaesana detta “’Eletta del Dragone ». Più tardi ha preso la sua rivincita fondando un Monastero fiorente.

Da anni, sotto l’ammiccante denominazione di “mensa del povero”, si intende un sacchetto di viveri con il minimo indispensabile di riso, offerto settimanalmente.

Questo perché – dicono le Suore – “i lebbrosi devono lavorare con le proprie mani (senza le dita ndr) per guadagnarsi il cibo quotidiano!”

I poveri, anzi i miseri, al contrario dei fondatori di truffe, sono comunque contenti anche del poco, sono contenti lo stesso, anche se sapessero che sono gli specchietti per le allodole dei benefattori italiani.

Ci chiediamo se è così che si tratta la “carne di Cristo” di cui parla tanto Papa Francesco.

Andare a verificare per credere!

Con la stessa convinzione lo scritto delle suore incalza dichiarando:

“In Benin è ancora in corso di costruzione un’altra Casa di accoglienza-formazione per ragazze”.

E’ l’ennesima polpetta di aria fritta, cioè balla.

Da nostre ricerche risulta che la “casa della carità” venne inaugurata nel dicembre del 2013, che solo quest’anno le bambine l’hanno iniziata ad occupare e che la seconda casa in costruzione è in realtà il nuovo convento delle suore.

Un bravo fundraiser,  sa bene che spacciare un progetto di convento per uno pseudo-orfanotrofio frutta maggiormente.

E come la storia dei pozzi. A quest’ora il terreno dell’Africa dovrebbe essere un colabrodo!

Da tutto questo, quindi si capisce bene come il primo pilastro della “spiritualità” delle Suore Francescane dell’Immacolata sia la “povertà serafica”.

Quanto a tecniche di mendicità organizzata non le battono nemmeno gli zingari!

Alle « poverelle turchine e tridentine » noi preferiamo aiutare chi sta con la Chiesa, chi sente con la Chiesa, garante della vera « povertà serafica ».

La gentilezza settoriale

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Padre Stefano Maria Manelli contraccambia gli auguri

La gentilezza settoriale permane una delle caratteristiche di padre Manelli.

La sollecitudine nei gesti di cortesia e nei ringraziamenti – per chi lo conosce da almeno un anno – è infatti direttamente proporzionale agli interessi pecuniari che crede ricavare dalla mungitura dei laici  e soprattutto dalle coppie feconde che induce a riprodursi nella speranza di aumentare le fila del suo fallito esercito di futuri fratini e suorine da  allevamento.

Abbiamo della pena per chi si è illuso di essersi affidato a un “Padre Pio” redivivo; Padre Manelli ne infanga solo il preteso titolo di figlio spirituale.

Il ravvedimento, tuttavia, anche se tardivo, è sempre salutare.

Alla gentilezza settoriale del Manelli non è risparmiata la replica agli auguri che il nostro blog gli ha formulati per il suo onomastico, visto il ritardo nella reazione e la miseria del contenuto.

Soldi e figli da continuare a offrirgli non ne abbiamo più, ma per il Nuovo Anno, dedicato alla Vita Consacrata, auguriamo ancora una volta al Padre Manelli conversione e guarigione, poiché di entrambe le cose ha urgente bisogno.

Chi gli vuole bene pregherà per lui, soffrirà per lui e continuerà a dirgli la verità; chi vuole trovare in lui un gancio appeso al cielo che di certo il Padre Manelli non è, continuerà invece ad adularlo col servile encomio e con la goffa e imbarazzata difesa blogghistica che somiglia al saltimbanco del circo.

Ci saremmo aspettati una replica che entrasse nel merito dei vari argomenti avanzati nella lettera augurale del 26 dicembre 2014, l’annus horribilis manelliano.

Si trattava di questioni serie che toccano la profondità delle persone, delle famiglie, della loro vita personale, spirituale, sociale, di quella dignità che esse posseggono e che invece il Padre Manelli sembra trascurare.

Il solito scugnizzo, che ci tiene alla carriera della figlia suora, ha invece trasmesso fedelmente ciò che sta davvero a cuore al Padre Manelli e che costui ha irrimediabilmente perduto: il potere.

E’ difficile capire infatti il nesso tra un’auspicata pace che può essere indotta dalla parola di un padre e il fatto che il Manelli sia oggi un “semplice frate”.

La sua autorevolezza era forse legata all’autorità canonica?

Stentiamo a crederci, ma ne prendiamo atto ancora una volta con riconfermato dolore.

Il Serafico Padre Francesco scelse la condizione che il Padre Manelli deplora e con la sua umiltà, docile all’azione dello Spirito Santo e fedele alla Chiesa, produsse un vero rinnovamento spirituale in una Chiesa e in un’epoca tormentata non meno dai problemi degli attuali difficili tempi.

Il Padre Manelli crede invece che solo come Generalissimo può rimettere la pace in una famiglia che ha incestuosamente violentato?

Ne siamo atterriti e abbiamo vergogna per lui!

Altro che uomo di studio e di preghiera!

Nella replica continua poi il preoccupante delirio paranoico nella grave affermazione di giudicare i Frati fedeli alla Chiesa e obbedienti al loro legittimo Superiore che è il Commissario Apostolico come “modernisti” e infedeli alla Regola di San Francesco e alla spiritualità kolbiana.

Da quale pulpito viene la predica?

Cristo in persona gli avrebbe apostrofato: “medico, cura te stesso!”

Padre Manelli, nell’indovinato epiteto di “fariseo del terzo Millennio”,  si è fatto credere per mesi “agli arresti domiciliari” a Casalucense, sede da lui prescelta per la vicinanza con la vicina clinica a cinque stelle dove si faceva curare fino a consumato scandalo…

Da quella sua base, abbiamo saputo che con la complicità del giovane e inerme superiore che ha rovinato, Padre Manelli faceva invece quello che voleva ricevendo chiunque e spostandosi ovunque.

Col nuovo e più sperimentato superiore, è facile immaginare che le “scarpe gli andavano più strette” e così si è recato a San Giovanni Rotondo con la scusa della sempiterna malattia che però non gli impediva di farsi riconfermare sempre supersuperiore ogni sessennio usque ad mortem.

Nel Gargano, sotto le buone cure delle suore e risiedendo nel loro convento femminile, contro la Regola da lui professata (o fatta professare solo agli altri) sembra che non voglia più spostarsi, in attesa di nuove sorprese alle quali il Padre Manelli ci ha oramai abituati nella sua sfrontata incoerenza.

Fedeltà, rigore, sono qualità pressoché sconosciute a lui e ai suoi pochi vittimizzati rimastigli fedeli.

A conferma ci viene in aiuto il cofondatore Padre Gabriele.

Un Religioso considerato da sempre fedele che però non esita a disobbedire al richiamo del Padre Manelli.

Qui non si tratta di condividere o meno i giudizi attribuitigli.

Se Dante lo avesse conosciuto, lo avrebbe messo in compagnia di “colui che per viltà fece il gran rifiuto…”.

Grave è il suo peccato di omissione. Quanto alle “meraviglie di Dio”, ognuno che vive coerentemente il Vangelo, prete, consacrata o laico che sia, ne avrebbe tante da raccontare; altro che le poesie manelliane!

Il Padre-padrone Manelli o il “Padre-Comune” si sostituisce al Padreterno e diventa lui Legge, metro di giudizio etico.

Il modernismo è proprio questo.

Adattare l’etica alle situazioni di convenienza, ai propri comodi, ai propri capricci e poi appellarsi alla “coscienza”, è quanto il Padre Manelli ha insegnato e praticato in una ininterrotta dinamica.

E’ stato il Machiavelli il suo ispiratore nel governo, non l’Immacolata, non san Francesco.

Sarebbe questo il Voto Mariano?

La nemesi storica è addolcita dal fatto che di originale il Padre Manelli abbia molto poco, tranne le sue doppiezze.

Il Voto Mariano fu un’intuizione di San Massimiliano Maria Kolbe che la Provvidenza di Dio ha evitato che il Padre Manelli stravolgesse e si attribuisse in modo esclusivo ed originale.

Fino a quando tra i Frati Francescani dell’Immacolata e tra i membri della MIM e del Terz’Ordine ci saranno uomini veri e non “quaquaraquà” e “ominicchi”, il carisma che Padre Stefano ha rubato e non donato alla Chiesa, continuerà a rifulgere nell’annum mirabilis quando nel corpo Mistico di Cristo, ferito dall’eresia manelliana, sarà debellato il virus dei santoni di cui la Chiesa non ha proprio bisogno…

UNO SPORT NAZIONALE: LA MINACCIA

lettera

Il Sindaco di Milano afferma che la metà delle centinaia di lettere pervenute ogni settimana prospettano delle violenze.

Anche noi ci iscriviamo alla grande ideale Associazione dei “Minacciati d’Italia”.

Se perfino chi svolge un ruolo molto marginale trova altre persone disposte a formulare prospettive truculente di o quanto meno espressioni malauguranti, possiamo immaginare che cosa succede a chi esercita ruoli di responsabilità.

Il caso del Sindaco di Milano è al riguardo illuminante: metà dei Fratelli Ambrosiani che si rivolgono per lettera al Primo Cittadino, lo fanno per significare che lo odiano e vorrebbero vederlo al più presto sotto terra; anche se per fortuna non tutti sono disposti a far seguire i fatti alle parole.

Perfino il Colonnello Bernacca veniva minacciato da alcuni italiani superstiziosi, convinti che avesse il potere di causare eventi atmosferici negativi.

Né serve – per sottrarsi a tale malevolenza – fare di “pace e bene a tutti!” il proprio motto: anche Padre Mariano contava legioni di detrattori particolarmente agguerriti, pronti a mettere per iscritto il loro risentimento.

L’Italia è il Paese dei Guelfi e dei Ghibellini, la Nazione che vive lo sport come un perenne surrogato della guerra civile, il popolo che si diverte contemplando i politicanti intenti a insultarsi nei “talk shows”.

Né i “leaders” sembrano svolgere alcuna funzione educativa nei confronti delle masse: Togliatti voleva prendere De Gasperi a calci nel sedere, Fanfani considerava pederasti tutti i divorzisti, Berlusconi definiva “coglioni” gli oppositori, ed ora il focoso Landini ritiene disonesti tutti gli elettori di Renzi.

All’insulto si unisce, nel più puro stile mafioso, l’intimidazione: basta scrivere un articolo ed esce fuori chi intima di cancellarlo (miracoli dell’elettronica, al tempo della carta stampata questo non era possibile).

Quale è, però, il denominatore comune di questi milioni di offensori, intimidatori e iettatori sparsi  per l’italico suolo?

La risposta è semplice: l’intolleranza verso le opinioni degli altri, che discende dalla assoluta certezza di essere detentori esclusivi della Verità.

In alcuni casi, questi presuntuosi vengono isolati, ma a volte riescono a circonfondersi di un’aura di perfezione morale (che comporta inevitabilmente infallibilità del pensiero), ed ecco allora stringersi intorno al Capo una falange di cortigiani e di adulatori, pronti a denunziare l’altrui devianza pur di guadagnare la fiducia del “leader”.

A volte questo genere di persone si limita a fare prendere in braccio dal santone i propri bambini, ma a volte la degenerazione giunge al punto di interpretare paranoicamente tutta le realtà in riferimento alla persona del capo.

Secondo i seguaci di Padre Manelli, i Cardinali avrebbero eletto Papa Bergoglio “in odio alla S. Messa Tridentina” o perché coinvolti nel complotto sionistico-massonico che ha voluto mettere nella naftalina  Papa Ratzinger.

A noi risulterebbe vero il contrario, basta analizzare il caso Vatileaks, i mandanti e il perché di quel fenomeno di eversione all’interno delle Mura Leonine.

In quel caso, grande fu Benedetto XVI nel comprendere che, per il bene della Chiesa, avrebbe dovuto affidare a un altro soggetto le “Chiavi di San Pietro” non senza avergli rivelato i cospiratori dei Sacri Palazzi.

Papa Francesco li stimmatizzò sin dalle sue prime omelie tacciandoli di “testardi” e dopo averle tentate tutte, ha dovuto finalmente pervenire a quelle rimozioni alle quali stiamo assistendo e che non sono di certo finite.

Il Manelli – qualcuno dice – è stato deposto data l’invidia che nutrono nei suoi confronti e del suo Istituto, altre Congregazioni.: tra narcisismo e paranoia, si tratta dello stesso delirio di grandezza che induce certi pazzi a credersi Napoleone, o altri grandi personaggi della storia.

Oltre agli uomini, tutto il creato cade nella paranoia manelliana: il sole sarà oscurato, ed una palla di fuoco – dice il Fondatore  – si abbatterà sulla terra, risparmiando però San Giovanni Rotondo e dintorni: non già per rispetto della memoria di Padre Pio, ma per risparmiare il Fondatore, che vi si è rifugiato, e che – in attesa degli eventi apocalittici annunziati – viene nutrito con pesce fresco giunto appositamente dal Gargano.

Nell’imminenza della periodicamente annunziata fine del mondo, chi ci crede mangia, beve e si diverte; nel caso dei seguaci di Padre Manelli, ingannando l’attesa con minacce ed insulti rivolti a Padre Volpi.