La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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I MANELLI: UN CASO CHE FA DISCUTERE (la nuova testimonianza di una ex suora)

La nuova testimonianza di una ex suora

Cerco di metabolizzare la mia uscita dal convento ricostruendo il mio presente sulle ceneri del mio passato.
Non avrei voluto liberare la mia memoria dai lucchetti che avevo chiusi, ma le recenti notizie di cronaca giudiziaria sulla vicenda di P. Stefano Manelli, il Fondatore dell’istituto religioso al quale appartenevo, hanno riaperto delle ferite profonde che come tali difficilmente si cicatrizzeranno.
Come il resto delle mie consorelle ero mantenuta nell’ignoranza.
“La scienza gonfia” ci dicevano, citando esempi della Bibbia e della vita dei santi.
Ho dovuto riprendere i miei studi cercando lavori estivi ed avventizi per mantenermi, ma alla fine mi avvicino intanto alla conclusione della Triennale.
Dopo enorme sofferenza fatta da quei pregiudizi indotti e falsi concetti inculcatimi nel convento, ho scoperto un nuovo orizzonte esistenziale che mi ha fatto sentire più libera e vera nei confronti del prossimo e della società.
Tanto hanno concorso alla mia evoluzione psicologica e sociale dei bravi sacerdoti che il P. Manelli avrebbe indicizzato di “eretici, modernisti e rilassati”.
Solo la verità libera.
Non che prima le cose andassero molto meglio, ma soprattutto dal periodo del commissariamento dei frati in poi è stato per me e per tutte noi un inferno sulla terra.
Ci imponevano preghiere, digiuni e penitenze estenuanti per il “povero” fondatore.


P. Manelli intanto stava dalla mattina alla sera a telefono con la mia superiora Madre Maria Grazia alla quale forniva delle direttive per tutta la Delegazione italiana.
Delle Filippine, del Brasile e dell’Africa, molto meno se ne importava. Le suore straniere per lui erano di categoria o “razza” inferiore.
Ho sentito spesso parole di disprezzo verso le suore straniere, sia da parte del fondatore che delle mie superiore.
La madre generale rimossa, Michela Cozzolino ci ha fatto tribolare.
Era un pupazzo nelle mani di P. Manelli. Parlava a “frasi preconfezionate” del fondatore senza nessuna personalità.
L’economa Generale, invece, Madre Consiglia De Luca ci diceva spesso di pregare per lei perché si sarebbe dannata…
“Troppi soldi” le diceva qualche consorella, “troppi soldi…”
Pure lei sempre incollata al telefono e a skype. Dalle suore però esigeva la perfetta osservanza…
Mantengo ancora furtivamente il contatto sia con qualche frate che con qualche consorella che è rimasta dentro.
Ho saputo così che si continua a disprezzare Papa Francesco sino ad arrivare a dire che sia un “massone” con la propria Loggia.
Era questa la “calunnia magica” con la quale sospendere ogni giudizio critico e dissipare ogni dubbio su accuse menzognere e peccaminose del fondatore e delle nostre superiore ai danni del Pontefice e di nostri ignari ed inermi confratelli, colpevoli di seguire il Papa come ogni buon cattolico.
Ricordo ancora quei ragionamenti striscianti e da ignoranti nei quali alla domanda sul discernimento della priorità di obbedienza al Papa o al Fondatore la superiora di turno sentenziava dicendo: “Bisogna prima obbedire al fondatore e poi al Papa!”
Ho chiesto e ottenuto la dispensa dai voti ma mi chiedo se io sia stata sin dall’inizio una vera religiosa. Mi chiedo oggi se i miei voti fossero validi.
Non mi è stato insegnato ad amare Gesù Cristo e la Chiesa, ma ad adorare P. Manelli.
La mattina a meditazione dovevamo meditare il suo “Libro della Santificazione”. A colazione in silenzio e in ginocchio dovevamo ascoltare le predicazioni dei suoi ritiri. Per la lettura spirituale dovevamo ancora sottoporci all’ascolto e alla lettura dei suoi libretti da pop religioso e per la direzione spirituale dovevamo andare o da lui o da P. Gabriele Pellettieri. Dal cofondatore appena citato non ricordo mai un incoraggiamento.
Alla richiesta di aiuto o di consiglio ricevevo solo bastonate o piegate di spalle con un comodo: “… e che ti debbo dire? Cosa vuoi che ti dica?”
La vita in convento era diventata insopportabile. Avevamo l’obbligo di spiarci e denunciarci alla superiorina di turno le une con le altre. Ci venne imposto a un dato momento di rivolgerci fra di noi con il “lei”.
Un vero e proprio attentato alla vita di comunione e di fraternità.
Qual pronome infatti, di per sé innocuo, era il risultato di una nuova dinamica comunitaria fatta di classismo e di ulteriore presa di distanza dalla gente, il vulgus.
Mi rincresce anche il trattamento diverso applicato ad ogni suora e subordinato alla capacità benefattrice della famiglia allargata più tardi all’impegno di militanza col fondatore nella battaglia contro i frati cosiddetti dissidenti o traditori, il commissario, la Congregazione per la vita consacrata.
Prime fra tutte, tra le favorite, figuravano e figurano le nipoti del P. Manelli alle quali tutto era ed è permesso.
Suor Stefania, una brava persona, è stata contenuta dalla stessa famiglia e pur essendosi lasciata andare a confidenze sulla “ragion di Stato” che la spinge ancora a rimanere dentro per non ternire l’immagine dello zio, Suor Costanza, la sorella più piccola, è invece convolata a nozze.
Mentre per le ex suore la strada del matrimonio era un peccato, un fallimento e una maledizione, per la nipote del Manelli si trattava di una benedizione. Si è giustificata la scelta in nome della scoperta della “vera sua vocazione” che meritava il coro delle suore alla cerimonia nuziale officiata dai nostri frati sacerdoti, quelli non traditori e dissidenti.
Compatisco invece Suor Cecilia per una difficile infanzia che ha dovuto vivere visto che aveva il vizio di allungare le mani e le dita sulle altre consorelle.
Aveva bisogno di consolazioni che cercava nel momento del bisogno nella cella della Madre Francesca Perillo.
Non credo che sia stato solo il cattivo esempio dello zio prete ma un orientamento affettivo deviato o da rigidismi o da deliri di onnipotenza che hanno portato alla corruzione.
Naturalmente le povere vittime che non stavano al giochetto saffico o le suore che la scoprivano, dovevano sparire, inghiottite nelle missioni lontane o tacciate per disobbedienti e invitate calorosamente ad uscire dall’Istituto da superiore complici.
Vorrei completare il terzetto di famiglia con le altre due nipotine, quelle più giovani, sulle quali lo zio nutre grandi speranze di mantenimento dell’asset fondazionale, frutto però non dei sacrifici della famiglia Manelli, ma dei risparmi della povera gente.
Due povere illuse, due povere recluse.


Un’altra persona che a me dava fastidio era il nipote P. Settimio.
Mi hanno detto che continua a scorrazzare nei nostri conventi e in quelli delle Clarisse dell’Immacolata pontificando e incoraggiando le fedelissime alla resistenza a oltranza.
Cammina con petizioni in tasca raccogliendo firme e consensi contro Papa Francesco e l’attuale Commissario Ardito Sabino.
E’ stato così vile da mettere il cognome della mamma (Sancioni) su una lettera congiunta antibergogliana resa pubblica dai soliti strumenti internet finanziati da gruppi ultratradizionalisti e denominata “Correzione filiale”, dove il corretto è il Papa!
Un religioso esemplare, tutto di un pezzo, non so di che materia…, come il nonno di cui porta il nome.
Una signora amica di Frigento mi ha detto che in paese i giovani scherzano sulla presunta santità dei genitori di Stefano Manelli dovuta alla numerosa prole dicendo: “se la loro santità era stare uno sopra all’altro allora a me dovrebbero farmi santo, altro che beato!”
Il P. Manelli voleva in realtà fare di Frigento una seconda San Giovanni Rotondo glorificando la propria famiglia.
Peccato per lui che a Frigento ci mancava sia P. Pio che il santo o i santi.
Ho saputo di testimonianze gonfiate fornite al processo di canonizzazione persino da persone che poco avevano avuto a che fare con i coniugi Settimio e Licia Manelli.
Come disse la Barbara d’Urso in una delle trasmissioni seriali sul P. Manelli, saranno state pure delle brave persone i coniugi Manelli, ma volerle santificare è eccessivo e per me un insulto alla serietà e alla santità della Chiesa.
Se l’albero si riconosce dai frutti, pensare al fondatore p. Stefano Manelli, ai suoi nipoti e agli antipaticoni invadenti della sua famiglia, non depone affatto a favore della loro qualità di vita cristiana.
Un frate mi ha detto che ad ogni festa il fratello Pio, marito di Annamaria, si trincava almeno tre bottiglie di vino.
Si tratta naturalmente di quelle feste organizzate per permettere ai genitori di vedere le figlie che non andavano mai a casa.
Mi rileggo e mi chiedo il perché di questo mio scritto così forte e così critico.
E’ il grido di una gioventù che non tornerà più, di anni di vita che mi sono stati rubati insieme ad ideali che non saranno più realizzati.


So di un P. Stefano Manelli che dalla sua Albenga dove dimora insieme all’arrogante e affaccendato nipote Settimio continua a dare degli ordini in un governo ombra o parallelo presente negli istituti di frati e suore francescane dell’Immacolata.
Se io sono uscita di mia volontà dal convento, attualmente è il P. Manelli ad incoraggiare l’uscita di convento e la richiesta di dispensa dai Voti alle mie ex consorelle.
Il motivo è duplice: Il fondatore vagheggia anche per le donne la ricomposizione di un nuovo Istituto partendo dalla pia associazione filippina eretta da Mons. Arguelles.
In seconda battuta il P. Manelli non riesce a non avere contatti con le donne della sua corte.
Poiché gli è stato fatto veto d’incontrare le Suore Francescane dell’Immacolata, deve assolutamente ridurle a laiche per ovviare al veto e raggirare l’ostacolo. Un vizioso.
Una cosa del genere è semplicemente mostruosa, ma non è stato forse chiamato il P. Manelli “il mostro di Frigento?”
Non so se troverò pace, ma riconciliarmi col passato significava anche denunciare questi misfatti non ancora terminati.
Francamente non ho molta fiducia negli uomini di Chiesa ingessati in un sistema di compromessi e di clientelismo.
Ne ho incontrati diversi a Roma e nella mia Diocesi, ma poi ho lasciato perdere. Qualcuno mi ha anche confidato degli appoggi politici di P. Manelli con la estrema Destra romana.
Non mi faccio molte illusioni sul giudizio dei tribunali penali, civili ed ecclesiastici, ma credo in Dio che con i fatti ha già condannato su questa terra un santone di cartone.
Donne ed uomini distrutti con le loro famiglie mentre P. Manelli che ne è la causa crede ancora di poter giocare sulle vite degli altri?
La storia non glielo ha concesso. Dio nella sua Misericordia ha messo tutto alla luce del sole.

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L’ISTERISMO DI ALLCHRISTIAN

IL MATTINO: TESTIMONI CONTRO PADRE MANELLI, FERITI A ROMA

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Lo scandalo di Frigento

TESTIMONI CONTRO PADRE MANELLI, FERITI A ROMA

I due frati della Congregazione sotto inchiesta aggrediti da squilibrato a Santa Maria Maggiore

di Loredana Zarrella

Singolari coincidenze, legate a prevedibili e imminenti provvedimenti canonici nei confronti di Padre Stefano Manelli, fanno da sfondo all’aggressione avvenuta a Roma, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, ai danni di due frati francescani dell’Immacolata.

Padre Angelo Gaeta e padre Gregorio Adolfo, tra gli accusatori di Manelli, erano in sacrestia quando, sabato pomeriggio, verso le 18, un uomo di 42 anni si è diretto minaccioso verso di loro con un coccio di bottiglia, eludendo tutti gli apparati di sicurezza, gendarmeria vaticana e pattuglie dell’esercito. Li ha sfregiati al volto, farfugliando frasi come «la Chiesa non mi capisce», e poi è scappato via, fuori dalla Basilica papale situata sul Colle Esquilino, dove ha cercato di disfarsi dell’improvvisata arma di vetro.

Ma la sua fuga è durata poco. Fermato dai carabinieri, Renzo Cerro, questo il nome dell’aggressore, originario di Roccasecca, in provincia di Frosinone, è stato portato in caserma. Ancora da chiarire i motivi alla base del folle gesto che ha portato i due frati in ospedale, al Policlinico Umberto I, tra lo sgomento dei fedeli che, dopo aver sentito le urla provenire dalla sacrestia, hanno visto lo sconosciuto fuggire all’esterno.

Padre Angelo Gaeta, sacrestano della Basilica, e amico di Papa Francesco, è stato trasportato d’urgenza al pronto soccorso, in codice rosso, per una profonda ferita dallo zigomo al mento. Operato d’urgenza, ha fatto sapere ora di stare meglio. Più lievi le ferite riportate dall’altro religioso. Subito scongiurata la matrice terroristica del gesto, i carabinieri hanno chiarito che il movente, seppur ancora in corso di accertamento, è da rintracciare nei sentimenti di astio che Renzo Cerro, con precedenti per droga, nutre verso la Chiesa. Secondo la ricostruzione riferita ad «Avvenire» dal cardinale arciprete della basilica liberiana, Santos Abril y Castelló,

L’UOMO AL MOMENTO DELL’AGGRESSIONE AVREBBE AFFERMATO DI AGIRE «SECONDO GLI ORDINI DI UNA SETTA».

«Non ce l’avevo con loro due, ma sono un incompreso, la Chiesa non mi ha capito», ha detto in caserma. Si ipotizza che possa soffrire di disturbi psichici. Ma si ipotizza anche che il gesto sia legato alla delicata situazione che ruota intorno alla Congregazione fondata a Frigento da Padre Stefano Manelli, esautorato dal suo ruolo di guida dell’Ordine da Papa Francesco nel 2013 per presunti abusi di potere, sia nella gestione del patrimonio sia nel governo della vita dei frati e delle suore, diverse di cui hanno affermato di aver subito abusi sessuali.

L’aggressione del ciociaro contro i frati dell’Immacolata potrebbe essere letta, dunque, come un’intimidazione verso chi ha testimoniato contro l’operato di Padre Stefano Manelli. O come uno sfregio alla Chiesa di Papa Francesco, lo stesso che dispensò tutti i membri religiosi dal voto privato di speciale obbedienza alla persona del fondatore. Il riferimento, esplicito, era alla costrizione di suggellare, con il sangue, voti di fedeltà a Padre Manelli.

Padre Angelo Gaeta, che ha vissuto nel convento di Frigento fino ai primi anni ’90, ha di recente testimoniato nell’ambito del processo sulle irregolarità nella gestione dell’Associazione Missione dell’Immacolata. È stato infatti socio dell’associazione ma fu estromesso a sua insaputa da Manelli.

Sul frate fondatore pende ancora il reato di falso ideologico mentre ora il giallo sull’aggressione ai frati si aggiunge a quello sulle morti sospette del frate filippino trovato morto nel pozzo nel 2002, nel convento di Frigento, e di Padre Fidenzio Volpi, il commissario dell’Ordine deceduto nel 2015, sulla cui barba sono poi state rinvenute tracce di arsenico.

«STEFANO MANELLI A PROCESSO. RISCHIA IL CARCERE. → EVVIVA L’IMMACOLATA. LA SEMPRE VERGINE MARIA.»

“Chi mi onorerà anch’io l’onorerò, chi mi disprezzerà sarà oggetto di disprezzo.” 1 Sam 2,30

Finalmente richiesto il processo penale per Stefano Manelli. Da noi smascherato. Da Luciano e Adriana: due insignificanti e vilissime creature. Da due meravigliose nullità che sebbene valgan niente vivono però solo per la gloria della SS. Trinità e la sua Divina Volontà. Poiché di Essa, come due infanti insaziabili, si nutrono giorno e notte. Da tempo.

«Disegno criminoso: truffa e falso. In violazione di più norme di legge.»

Sì, carissimi. Le menzogne hanno davvero il naso lungo, ma le gambe assai corte, ahimè. Poiché alla fine non arrivano lontano. Come “palloni gonfiati” precipitano tristemente al suolo, abbattuti dopo essersi librate per un poco nelle arie che si davano. Poveri bugiardi. Giacché è bastato solo un “piccolo” forellino. Anzi: “due”. E tutti giù per terra. Non a ridere, ma bensì a piangere di dolore per il danno incalcolabile provocato alle tante anime coinvolte da tal colossale scandalo, ecclesiastico, di dimensioni memorabili.

È il caso di dirlo. Sotto il vestito, niente?

Altroché: trenta milioni di euro.

E nonostante ciò il re è rimasto nudo stavolta, senza neanche le sottane. Però!

Sì, perché l’abito non faceva “lu frate”.

Piuttosto lo nascondeva ad arte, mentre cercava di calarsi nei panni perfetti, intimi direi del più scaltro benefattore o missionario religioso, camuffato e scovato in circolo; legato però da una cordicella “d’oro” ai voti di povertà, castità e obbedienza, cinta ai fianchi che ben stretta teneva.

Il poverello di Frigento senza più fumogeni.

Una fortuna procuratasi con le più ributtanti metodologie, ignobili. Una figura, infine, tanto ripugnante, quanto diabolica, che ha combattuto, visti i terribili risultati, non a favore, ma piuttosto contro la Chiesa Cattolica. Un anticristo appunto. Ma ciononostante è solo uno dei tanti oppositori di Gesù, il Signore. Un falso profeta.

“Il Gup ha accolto le richieste del pm Fabio Massimo Del Mauro, scatta il procedimento penale a carico degli indagati. I tre, che ora diventano imputati, dovranno rispondere dei reati di truffa e falso ideologico. Nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, notificato agli indagati nel luglio scorso, si parlava del «disegno criminoso, con più azioni commesse anche in tempi diversi in violazione di più norme di legge».” L. Zarrella

“L’83enne Padre Manelli, nato a Fiume, è stato iscritto nel registro degli indagati dal pm Adriano Del Bene […]. Individuato dalla Procura come “istigatore e determinatore dell’attività dei correi”, ossia come l’orchestratore della truffa.”

Dunque, è un terzetto. Stefano Manelli con Pietro Luongo e Maurizio Abate:

dell’Associazione Missione dell’Immacolata.

Ve la ricordate, l’Associazione usata per depredare la nostra piccola indifesa?! Spogliata di tutto e messa nel sacco [v. «SEQUESTRO ADRIANA PALLOTTI»].

È più facile che un cammello, grasso, passi attraverso la cruna dell’ago che vedere il Manelli entrare nel regno dei cieli. Quei poverelli di Frigento. Trastullo del demonio insieme a Gabriele Pellettieri [cfr. Mc 10,17-30].

L’unico miracolo, forse, che possano attendersi coloro i quali ancora lo difendono ad “oltranza” o nutrono vane speranze, è chiedere per esso la grazia di ottenere un suo clamoroso “mea culpa”.

Ma non sperino in altre fantasie costoro perché la verità rimane questa. Sebbene non piaccia affatto o risulti oltremodo difficile la conversione di un simile “ostinato”, tanto per usare un eufemismo.

A dire il vero sono in molti, nella Chiesa mondana degli ultimi tempi, i colpiti da questa antichissima e alacre epidemia, così nefasta, che si è propagata rapidamente ed ha infettato contemporaneamente un gran numero di persone: “l’avaritia”.

“Trenta i milioni di euro di proprietà delle due società, già sequestrati dalle Fiamme Gialle nel marzo del 2015. Si tratta di 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radio-tv, 5 impianti fotovoltaici dislocati su tutto il territorio nazionale, 102 autovetture, più saldi giacenti su numerosi rapporti di natura finanziaria.”

Tutto ciò è stato letteralmente possibile solo grazie al lancio della nostra bomba “intelligente”, che veramente ha travolto “molti”. Vale a dire dell’ormai nota petizione popolare esplosa a sostegno di quelle verità contenute nella scienza della Divina Volontà, le quali sempre più illumineranno il mondo, tutta la terra, a detta di San Pio da Pietrelcina [v. «PADRE PIO E LUISA PICCARRETA: LA GRANDE PROFEZIA.»]. Per l’avvento del Regno di Dio.

Verità assolutamente: “non negoziabili”.

Pubblicata per il 4 Marzo 2015 in onore della Serva di Dio e in difesa della figlia spirituale del santo profeta: Adriana Pallotti.

La nostra dolcissima piccola figlia del Divino Volere. Innamorata insieme al sottoscritto delle irrinunciabili utopie dell’Evangelo.

Ecco il punto. La fede. Quella praticata però da Padre Pio, per intenderci e i tre pastorelli a Fatima. Essa è il nostro vero baluardo contro tutti i nemici, fondamento e abbandono in Dio. Sicché essa durante la tempesta non è stata affatto un optional, ma piuttosto un salvavita. E continuerà ad esserlo, tuttavia. Pertanto abbiatene anche voi in abbondanza e nulla temere poiché il regno appartiene solo ai giusti del Signore non agli empi che, spavaldi, già vibrano della loro spaventosa sorte.

Davide aveva una fionda per attaccare Golia, l’energumeno. E lo ha sconfitto, ma solo perché ha “creduto”, vincendo così una incredibile lotta, sproporzionata. Ma noi non possediamo alcunché, neppure quell’arma in mano.

Ecco la domanda.

Com’è possibile, pur tuttavia, tutto ciò, riscuotere tali straordinari risultati, però senza alcun mezzo materiale, mondano???

Nella prova “fermi e costanti” diceva il grande profeta del Gargano.

Sì. È cosa buona e giusta mettere a repentaglio la propria esistenza terrena per difendere a spada tratta e conquistare i valori assoluti della vera Vita. L’eternità dei cieli. Così come lo ha fatto anche padre Fidenzio Volpi prima di morire “perseguitato”, esercitando fino in fondo il coraggio alla verità, testimoniandola nella libertà dei figli di Dio.

Stasera, un anziano sacerdote amico di padre Pio ha celebrato la Santa Messa nel santuario della Madonna delle Grazie. Ha detto che quegli diverse volte ha cacciato dal proprio confessionale quei cattolici che si presentavano a lui indifferenti nelle questioni di fede, deboli del carattere di Cristo. Cioè dei rammolliti. E duramente li mortificava mandandoli via.

Ecco. La Verità, innanzitutto. Senza alcun compromesso col fumo di Satana.

Servi inutili.
Luciano Mirigliano e Adriana Pallotti

P.S. Questi “due” balbuzienti e piccolissimi fili d’erba, incapaci di tutto senza Gesù, continuano a reggere una grande prova. Orate pro nobis. Ad majorem Dei gloriam.

https://gloria.tv/article/XTTUzcwXD88N64vKBCa6UUsUA

“CONVENTO DEGLI ORRORI”: ALTRI DUE FRATI SONO STATI INDAGATI

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GIALLO ESCLUSIVO

Si allarga l’inchiesta sull’ordine religioso di Avellino al centro di una torbida vicenda: oltre a padre Manelli ci sono altri religiosi finiti sotto accusa

“CONVENTO DEGLI ORRORI”: ALTRI DUE FRATI SONO STATI INDAGATI

I frati Maurizio Abate e Pietro Luongo sono accusati di aver aiutato padre Stefano Manelli a impossessarsi in maniera illecita di un ingente patrimonio, quantificato in 30 milioni di euro
Frigento (Avellino) “Le indagini sull’impero patrimoniale riconducibile ai Frati Francescani dell’Immacolata di Frigento sono chiuse. Risultano indagati padre Stefano Manelli e altri due frati: Maurizio Abate e Pietro Luongo. I tre religiosi rischiano il processo per il reato di falso ideologico commesso in concorso tra loro, con una serie di aggravanti”.

E’ questo, in estrema sintesi, il contenuto dell’avviso di chiusura delle indagini recapitato nei giorni scorsi a padre Stefano Manelli e ai frati Maurizio Abate e Pietro Luongo. L’inchiesta, condotta dal pubblico ministero Fabio Massimo Del Mauro, della procura di Avellino, riguarda l’ingente patrimonio riconducibile alla congrega fondata da padre Manelli, il frate già indagato per maltrattamenti e violenza sessuale.

Si parla di un vero tesoro, del valore comprensivo di 30 milioni di euro, che, secondo gli inquirenti, padre Manelli avrebbe provato a sottrarre per poi affidarlo attraverso due associazioni travolte dall’inchiesta, a laici di sua conoscenza.

Questo tesoro, per cui padre Manelli rischia il processo, è costituito da 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radiofonico e cinematografico, cinque impianti fotovoltaici e 102 autovetture, nonché da ingenti disponibilità finanziarie.

Le ricchezze sarebbero state affidate a due Associazioni, i cui vertici sono riconducibili agli altri due sacerdoti coinvolti nella scandalosa inchiesta.

E’ opportuno ricordare che parallelamente a questa inchiesta, la Procura ha avviato un’altra indagine, che vede Stefano Manelli indagato, ma per reati diversi: maltrattamento e violenza sessuale perpetrati ai danni di suore e frati che operavano nel famigerato “convento degli orrori” di Frigento (Avellino). Una inchiesta molto delicata che riguarda anche alcune morti sospette. Ma di questo parleremo più avanti. Torniamo ora all’inchiesta sull’impero patrimoniale dei tre preti.

Scrive il giudice: “Stefano Manelli, Maurizio Abate e Pietro Luongo sono indagati in concorso tra loro poiché in esecuzione del medesimo disegno criminoso… Hanno commesso violazioni a più norme di legge, anche non impedendo un evento che avevano l’obbligo giuridico di impedire”. Padre Manelli, nel frattempo trasferito in un convento di Albenga, in provincia di Savona, e gli altri due indagati “dichiaravano falsamente” (lo scrive il magistrato) una serie di circostanze pur di accaparrarsi l’ingente patrimonio .

E’ in questo scenario che si inserisce la misteriosa morte di padre Fidenzio Volpi, nominato dall’allora Papa Benedetto xvi commissario Apostolico, affinché potesse mettere ordine nell’Istituto fondato da Manelli e fare chiarezza sull’ingente patrimonio di cui parlavamo.

TROVATO DEL VELENO SU BARBA E CAPELLI

Sulla morte del frate la Procura di Roma ha aperto una inchiesta dopo che i familiari del religioso scomparso hanno presentato una denuncia a seguito del rinvenimento, da parte del medico legale incaricato, di alcune particelle di Arsenico sulla barba e tra i capelli.

Questo lascerebbe pensare che padre Volpi sia stato ucciso e che non sia morto per cause naturali.

Ma questa non è l’unica morte sospetta avvenuta nel periodo in cui padre Manelli era a capo della congrega che aveva la sua direzione generale presso il convento di Frigento.

Un episodio misterioso su cui si stanno concentrando gli inquirenti riguarderebbe la morte di un altro sacerdote: il frate filippino Mattew Lim, 30 anni, originario di Quezon City. Sulla morte del frate aleggia l’ipotesi dell’omicidio. Lo dicono ex frati ed ex suore.

Fra Matteo morì la mattina del 22 luglio del 2002. Si trovava nell’orto insieme con altri confratelli, all’interno del convento di Frigento, quando precipitò in un pozzo morendo annegato. Le sue urla disperate le sentirono in molti, ma nessuno intervenne.

In merito a questo atipico incidente, la Procura ha in mano la testimonianza di una ex sorella, I.T., che disse: “Ho conosciuto personalmente Fra Matteo: era una persona sorridente, solare, molto allegra, giocherellona. Gli ho parlato prima che morisse e il frate mi rivelò con sgomento: “In questo Istituto ci sono troppe cose che non vanno e che non andrebbero fatte”.”

di Gian Pietro Fiore

Giallo settimanale – Anno IV – Num 35 – 31 agosto 2016

PADRE MANELLI INDAGATO PER TRUFFA – trasferito d’urgenza ad Albenga

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Frigento: Lo scandalo nel convento francescano

PADRE MANELLI INDAGATO PER TRUFFA

Il religioso è stato trasferito d’urgenza ad Albenga dalla Santa Sede
Gian Pietro Fiore

Nuovo capitolo dello scandalo che ha coinvolto padre Stefano Manelli, il fondatore della congregazione dei Frati Francescani dell’Immacolata: la Procura di Avellino lo ha scritto nel registro degli indagati per i reati di truffa e falso.
La notizia è stata anticipata dal settimanale “Giallo”, il periodico di Urbano Cairo che fa riferimento anche ad un provvedimento urgente della Santa Sede con cui è stato trasferito ad horas padre Manelli. Il religioso, ex direttore generale dell’ordine e fondatore, è stato trasferito d’urgenza presso una struttura religiosa ad Albenga, in provincia di Savona, a circa 1000 chilometri di distanza dal convento di Frigento, dove recentemente il frate era tornato a dimorare.
E’ opportuno ricordare che padre Stefano Manelli risulta indagato, sempre nell’ambito di una inchiesta avviata dalla Procura di Avellino, anche per i reati di violenza sessuale e maltrattamenti.
L’inchiesta di natura finanziaria, affidata al pubblico ministero Fabio Del Mauro, che ha coinvolto il frate riguarda l’ingente patrimonio della congrega: 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radiofonico e cinematografico, cinque impianti fotovoltaici e 102 autovetture per un valore di oltre 30 milioni di euro, nonché ingenti disponibilità finanziarie. Risorse affidate a due associazioni i cui vertici sono finiti sotto inchiesta insieme al frate.
L’indagine di natura economica e patrimoniale, avviata dalla procura della repubblica di Avellino, procede di pari passo con quella per i presunti abusi sessuali, coordinata dal pubblico ministero Adriano Del Bene, commessi dal Manelli sulle suore rinchiuse in clausura nei vari conventi sparsi sul territorio e in particolare quello di Frigento (Avellino) dove il frate aveva organizzato la direzione generale della congregazione riconosciuta dal Vaticano.
Guardia di Finanza e Carabinieri stanno sentendo nelle ultime settimane decine di persone prima che le due inchieste vengano chiuse. I guai per il fondatore dei francescani dell’Immacolata, esautorato dalla Congregazione vaticana per i religiosi nel 2013 con un provvedimento approvato prima da Benedetto XVI e poi da Papa Francesco, non finiscono qui. Sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti c’è la morte di fra Matteo, avvenuta in circostanze misteriose il 22 luglio del 2002. Il frate, da appena 10 giorni a Frigento, era precipitato in un pozzo oggi chiuso con un grande masso. Proprio la morte del frate filippino Mattew Lim, originario di Quezon City, di 30 anni è stata indicata da alcuni ex frati e ex suore come un probabile caso di omicidio.

IL LUPO E LE VITTIME

LUPO

Quando Padre Stefano Manelli scelse l’austero convento di Frigento in Irpinia per iniziare un’esperienza di rivalsa sui Conventuali, non poteva immaginare che il suo personaggio sarebbe stato associato un giorno all’animale che da’ il nome a quell’area geografica della Campania: il lupo.

Irpinia infatti deriva da hirpus che nella lingua osca significa lupo.

La regione fu interessata nel 1980 da un terribile terremoto che provocò distruzioni e migliaia di vittime.

Il “terremoto” Manelli ha prodotto forse distruzioni e rovine sulle anime più di quanto non lo abbia fatto il sisma sulle case.

Il nome di Frigento è oggi associato a storie di sesso, sangue e soldi.

Un comitato civico vorrebbe chiedere i danni materiali e morali al Padre Manelli.

Eppure in paese qualche casa malandata si stava vendendo a qualche napoletano che la comprava per stare “vicino” al suo padre spirituale Stefano Manelli: un vero affare!

Si voleva riqualificare un’area depressa e rurale e padre Manelli, da buon profeta del commercio religioso, pensò di comprare un albergo.

“Qui diventerà una seconda San Giovanni Rotondo” venne detto all’allora sindaco del paesino di montagna che accordò tanti permessi e licenze ai fraticelli, compresa quella della tomba dei coniugi Manelli nella cripta del santuario nella quale si aggiunsero presto i corpi di qualche frate e qualche suora vittime del sistema e soprattutto di qualche gentil signora in cambio di una firmetta sul testamento olografo: “Se mi dai tutto – diceva Padre Manelli –  ti seppelliamo nella cripta del santuario. Vedrai quante preghiere e Messe per la tua anima!”

Oggi il Manelli cerca disperato di farsi scrivere su un disperato blog http://www.allchristian.it/dinamico.asp?idsez=11&idssez=12

alcune testimonianze, temendo la sicura compromissione del suo processo di canonizzazione, al quale ci teneva tanto fino a mettere da parte i soldini per la causa alla Congregazione dei Santi, così come qualche zelante pensionato mette da parte i soldini per il suo funerale e il loculo cimiteriale (per chi non può permettersi un posto esclusivo nella cripta di un santuario).

Da questo stesso blog al quale mi rivolgo, La verità sul commissariamento dei Francescani dell’Immacolata, scopro che la proprietà del blog che fornisce tali testimonianze pro Manelli è di proprietà di un certo Claudio Circelli di Napoli. link

whoisallchristianIT

Ho interrogato qualche frate e qualche suora su questo Claudio Circelli e ho scoperto che è ben conosciuto da essi.

E’ colui al quale il Padre Manelli ha affidato durante il commissariamento la Casa Mariana Editrice confermando come da Fondatore considerasse beni e opere dell’Istituto come sua proprietà personale.

Il danno non è tuttavia molto grave poiché l’editrice è in fallimento: sempre gli stessi libri da decenni, mancanza di nuove idee e di progetti, assenza di vere collane, estemporanei plagi a firma di Stefano Manelli, così come si evince dal catalogo e così come mi è stato fatto rilevare da chi ne sa qualcosa in più.

Durante il governo commissariale, inoltre, sembra che si sia usata l’editrice per un’amministrazione parallela all’Istituto sotto la regia – dicono – di una tale suor Consiglia De Luca. Si parla di novecentomila euro in un anno con una dichiarazione ai fini fiscali di ventiquattromila.

Mi hanno detto che il sig. Circelli ha anche una figlia suora. Nel convento degli orrori?

Questo allora giustifica un certo linguaggio e una certa battaglia… personale a favore del Fondatore.

Le Suore Francescane dell’Immacolata, infatti, hanno un occhio di riguardo sulle figlie dei ricchi e sulle figlie degli attivisti.

In questo caso i loro genitori hanno la possibilità di vederle un po’ più spesso nel “convento degli orrori” e di stemperare una  vita frustrata.

MarcelloEP.Manelli

Arrivano lettere alla Santa Sede che sembrano come scritte da uno stesso pugno e dalle solite stesse persone che generano ilarità (risate) nelle autorità preposte al discernimento:

“Padre Stefano è una brava persona, non mi ha mai palpeggiata, mai guardata negli occhi, mai chiesto soldi, ville, macchine…”.

Solo grazie alla “mediocri-crazia”, cioè alla scelta in posti chiave dei manovrabili mediocri dal burattinaio Manelli, per una prima volta nella loro vita, ormai cinquantenni, delle persone qualunque si sono sentite importanti e hanno creduto di fare almeno un’opera buona nella loro vita: difendere un santo, anzi un santone: Stefano Manelli!

Non tutte le ciambelle però riescono col buco.

Più di qualcuna delle vittime inizia a parlare e a testimoniare con la stessa dinamica raccontata nel recente libro shock, Giulia e il Lupo.

Il libro ha rivelato molte affinità con la vicenda delle suore usate e abusate e spiega qualche perché dei silenzi prodotti fino a poco tempo fa.

Ecco cosa Giulia (nome fittizio) testimonia sulla sua esperienza con una riflessione di padre Hans Zollner, membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori, istituita da Papa Francesco per far luce sugli scandali sessuali e la pedofilia dentro alla chiesa.

La prima volta, lei aveva 14 anni. Lui, trenta di più.

“Mi ha fatto sdraiare sul suo grande letto. Io mi ci perdevo, ero magrissima ed esile. Lui aveva modi gentili e paterni. Mi ha invitato a slacciarmi i pantaloni e poi mi ha aiutato a sfilarli, ha fatto lo stesso con le mutandine. Io mi vergognavo, ero tesa e non sapevo come comportarmi…”

 Il “Lupo” è il nome usato da Papa Bergoglio nei suoi discorsi contro i preti pedofili.
La suora della testimonianza, oggi  quarantenne, vive in convento e non aveva mai rivelato le violenze subite dal sacerdote.

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“Il Lupo … aveva ottenuto quello che voleva, mentre io ero inerme”.
Un racconto feroce che la vittima ha trovato la forza di tirar fuori l’anno scorso, a 15 anni di distanza dai fatti, dopo aver ascoltato in Duomo a Milano, l’invito a denunciare gli abusi fatto dal vescovo di Boston O’Malley, chiamato a Milano dall’arcivescovo Angelo Scola perché raccontasse la sua battaglia contro i preti pedofili.

Come tutte le ragazze abusate da adulti, si sentiva “sporca”, incapace di opporsi al “don” dell’oratorio, il suo confessore: “Era la mia guida spirituale. Dovevo fidarmi. Mi aveva chiesto di più, avevo concesso di più. Di fronte a ogni sua richiesta non sapevo dire di no. Subito dopo, mi pentivo. Il Lupo no. Mi trovavo bloccata da quella confusione mortale. Percepivo che qualcosa di me era come morto, perché riusciva a fare di me e con me tutto quello che voleva”. Dopo anni, finalmente, il prete maniaco si allontana. Ma rimane un dolore sordo nella testa della ragazza, la fatica di vivere, la paura di ogni uomo, l’orrore per il proprio corpo. La decisione di prendere i voti, spiegata in mezzo a pagine che documentano il tormento psicologico, la difficoltà di trovare qualcuno disposto ad ascoltarla e a crederle. “Ora si trattava di pronunciare, una volta per tutte, il nome del mio carnefice, rivelare la sua identità. Non lo avevo mai detto, illudendomi così di proteggere me stessa, invece proteggevo lui. Non lo pronunciavo perché mi vergognavo di me stessa”, spiega la suora che, da adulta, ha avuto modo di incontrare ancora altre volte il suo persecutore. “Mi ha detto: ‘Io non ho mai dimenticato. Spero che tu mi abbia perdonato’.

Ho risposto d’impulso: “Certo, tanti anni fa”. E lui: ‘Questo per me è un grande sollievo'”.
Le conclusioni sono chiare: “Ho scoperto che il perdono non c’era mai stato, perché c’era la consapevolezza che non eravamo stati due amanti, bensì vittima e carnefice.

E la nostra relazione era un abuso e una violenza.

Il dossier Manelli, come il libro “Giulia e il Lupo”, mette alla prova le persone che ne vengono a conoscenza.

Chi potrebbe mai credere che succedano queste cose?

Chi vorrebbe confrontarsi con il fatto che un ministro di sacramenti, un pastore delle anime, un proclamatore della buona novella, possa con tanta insidia e perfezione maligna fare del male per tanti anni?

Se dall’esterno è difficile gestire i sentimenti di ripudio, possiamo immaginare quanta più audacia, resilienza e forza interiore siano state necessarie alle vittime che hanno vissuto, che ha vissuto un abuso così grave sulla propria pelle.

“Tutte fandonie” ha ripetuto più volte l’avvocato Enrico Tuccillo, difensore di Padre Manelli; “hanno fallito nella vita serafica” incalza “il Lupo” contro le sue stesse vittime.

Accompagnare certe rivelazioni è un esercizio quasi fisicamente doloroso, e certamente una sfida psicologica e spirituale enorme.

È però necessario — e infine anche salutare — affrontare questa difficile prova: necessario, perché siamo chiamati ad assumerci la nostra responsabilità, a fare giustizia per coloro che hanno sofferto tanta ingiustizia e che sono stati feriti terribilmente; salutare, perché guardare in faccia i nostri peccati e le nostre mancanze nel commettere abusi e nel non fare tutto il possibile per evitarli è doloroso, ma ci apre anche gli occhi sulla nostra vera condizione umana e spirituale e, paradossalmente, ci prepara a ricevere l’effetto della redenzione gratuita che il Signore offre a coloro che si riconoscono peccatori e chiedono sinceramente il perdono.

Questo cammino, veramente cristiano, ci è stato esposto con autorevolezza unica dai Papi. Benedetto XVI ha incontrato vittime di abusi in molti suoi viaggi e ha enunciato la linea guida victims first: le vittime devono essere ascoltate, credute, protette, aiutate.

Papa Francesco approfondisce e amplia il processo di cambiamento che il suo predecessore aveva avviato. Lo ha fatto con un gesto forte e profetico quando ha invitato alcune vittime di violenza sessuale da parte di chierici; li ha invitati a Casa Santa Marta, dove egli vive, a pochi metri dalla basilica di San Pietro, dentro il Vaticano, cioè nel cuore della Chiesa cattolica. Il Papa, che ha dedicato tutta una mattinata ad ascoltare le vittime, rappresenta così un modello per tutti i vescovi e i responsabili nella Chiesa che incontrino una persona che abbia subito una ferita profonda da parte di un chierico. Il Papa si è voluto confrontare con la rabbia, la delusione, la solitudine, il buio, le ferite di cui le vittime gli hanno raccontato. Egli ha ascoltato queste persone molto più a lungo di quanto fosse previsto e i loro racconti lo hanno molto impressionato. In quei momenti tanto preziosi e densi è emerso anche quanto aggiunge alla gravità dell’abuso sessuale il fatto che esso sia commesso da un sacerdote: ciò mette radicalmente in dubbio nelle vittime la capacità di pregare e di credere in un Dio garante e protettore della vita. Nell’incontro con il Santo Padre, per le vittime è cambiato qualcosa di fondamentale: secondo la loro testimonianza, si è aperta una porta che per lungo tempo era rimasta chiusa. Le ansie, il rancore e il dolore stavano diminuendo; dove c’era la notte, era arrivata una luce di speranza: il processo di guarigione, e forse anche di riconciliazione, è possibile. Le biografie delle persone che sono state vittime di abuso sono uniche. Ci sono coloro che soffrono per tutta la vita per le conseguenze psichiche, relazionali e fisiologiche degli abusi subiti. Alcuni commettono suicidio, altri non si fidano più di nessuno e rimangono isolati, altri ancora diventano molto aspri e arrabbiati, mostrando la propria rabbia anche sui media. Ci sono vittime – non sappiamo realmente quante siano – che per «caso», per «fortuna» oppure per Provvidenza trovano le persone giuste nel momento giusto (terapeuti, mariti-mogli, partner, amici, eccetera) e le circostanze propizie.

Questo permette loro di intraprendere un cammino di comprensione e di lutto per il passato, di riorientamento del presente (liberato da questo macigno) e di possibile riconciliazione per un futuro più sereno.

A volte queste persone diventano testimoni della verità evangelica che le stimmate possono essere trasformate in uno spiraglio dal quale scorre la guarigione, che la morte con tutte le sue conseguenze è la via che conduce a una vita nuova. È impressionante incontrare queste persone che diffondono una umanità molto profonda e posseggono una sensibilità per la vita interiore che ovviamente le avvicina al mistero del Figlio di Dio il quale, assumendo tutto ciò che è umano, lo ha redento.

Una storia come quella di Giulia o delle vittime del Manelli ci ricorda che è solo il contatto immediato con la voce, il tremore, lo sguardo nel raccontare la propria verità di quelle donne offuscate elettronicamente nelle commoventi interviste televisive che ci permette di iniziare a intuire quanto profondamente siano state ferite.

Certo non è per nulla facile lasciarsi interpellare e provocare da tanto male e da tanto buio, soprattutto se uno sente di non essere personalmente responsabile per l’accaduto, però in quanto cristiani se seguiamo l’esempio di Gesù — che si piega verso i più deboli, gli ammalati, gli indifesi — siamo chiamati a imitare questo suo esempio.

In principio è una cosa molto semplice ascoltare ed essere presente con empatia e genuina comprensione; questo gesto semplice sembra invece essere molto difficile, per varie ragioni anche comprensibili.

La vergogna, l’insicurezza, l’incredulità giocano un ruolo importante in questo, e sono sentimenti che non possono essere negati. Quando tali sentimenti vengono affrontati si può sperimentare come alla fine questo sforzo non superi ciò che è nelle nostre possibilità; anzi, molte volte ci lascia con una ricchezza, perché siamo stati presenti alla sofferenza di una persona per la quale Gesù Cristo ha sofferto.

Narcisismo predatorio, megalomania, ignoranza pedagogica, avidità infantile, sono emersi come fattori del fallimento di un sistema di governo strutturato  sul modello dittatorial-manelliano.

In attesa del pronunciamento della Magistratura e della Chiesa, rimane la consolazione di aver smascherato uno dei più grandi fariseismi del Terzo Millennio.

Prendiamo esempio da Gesù quando dice «Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il Regno dei Cieli».

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