La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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L’ISTERISMO DI ALLCHRISTIAN

IL MATTINO: TESTIMONI CONTRO PADRE MANELLI, FERITI A ROMA

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Lo scandalo di Frigento

TESTIMONI CONTRO PADRE MANELLI, FERITI A ROMA

I due frati della Congregazione sotto inchiesta aggrediti da squilibrato a Santa Maria Maggiore

di Loredana Zarrella

Singolari coincidenze, legate a prevedibili e imminenti provvedimenti canonici nei confronti di Padre Stefano Manelli, fanno da sfondo all’aggressione avvenuta a Roma, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, ai danni di due frati francescani dell’Immacolata.

Padre Angelo Gaeta e padre Gregorio Adolfo, tra gli accusatori di Manelli, erano in sacrestia quando, sabato pomeriggio, verso le 18, un uomo di 42 anni si è diretto minaccioso verso di loro con un coccio di bottiglia, eludendo tutti gli apparati di sicurezza, gendarmeria vaticana e pattuglie dell’esercito. Li ha sfregiati al volto, farfugliando frasi come «la Chiesa non mi capisce», e poi è scappato via, fuori dalla Basilica papale situata sul Colle Esquilino, dove ha cercato di disfarsi dell’improvvisata arma di vetro.

Ma la sua fuga è durata poco. Fermato dai carabinieri, Renzo Cerro, questo il nome dell’aggressore, originario di Roccasecca, in provincia di Frosinone, è stato portato in caserma. Ancora da chiarire i motivi alla base del folle gesto che ha portato i due frati in ospedale, al Policlinico Umberto I, tra lo sgomento dei fedeli che, dopo aver sentito le urla provenire dalla sacrestia, hanno visto lo sconosciuto fuggire all’esterno.

Padre Angelo Gaeta, sacrestano della Basilica, e amico di Papa Francesco, è stato trasportato d’urgenza al pronto soccorso, in codice rosso, per una profonda ferita dallo zigomo al mento. Operato d’urgenza, ha fatto sapere ora di stare meglio. Più lievi le ferite riportate dall’altro religioso. Subito scongiurata la matrice terroristica del gesto, i carabinieri hanno chiarito che il movente, seppur ancora in corso di accertamento, è da rintracciare nei sentimenti di astio che Renzo Cerro, con precedenti per droga, nutre verso la Chiesa. Secondo la ricostruzione riferita ad «Avvenire» dal cardinale arciprete della basilica liberiana, Santos Abril y Castelló,

L’UOMO AL MOMENTO DELL’AGGRESSIONE AVREBBE AFFERMATO DI AGIRE «SECONDO GLI ORDINI DI UNA SETTA».

«Non ce l’avevo con loro due, ma sono un incompreso, la Chiesa non mi ha capito», ha detto in caserma. Si ipotizza che possa soffrire di disturbi psichici. Ma si ipotizza anche che il gesto sia legato alla delicata situazione che ruota intorno alla Congregazione fondata a Frigento da Padre Stefano Manelli, esautorato dal suo ruolo di guida dell’Ordine da Papa Francesco nel 2013 per presunti abusi di potere, sia nella gestione del patrimonio sia nel governo della vita dei frati e delle suore, diverse di cui hanno affermato di aver subito abusi sessuali.

L’aggressione del ciociaro contro i frati dell’Immacolata potrebbe essere letta, dunque, come un’intimidazione verso chi ha testimoniato contro l’operato di Padre Stefano Manelli. O come uno sfregio alla Chiesa di Papa Francesco, lo stesso che dispensò tutti i membri religiosi dal voto privato di speciale obbedienza alla persona del fondatore. Il riferimento, esplicito, era alla costrizione di suggellare, con il sangue, voti di fedeltà a Padre Manelli.

Padre Angelo Gaeta, che ha vissuto nel convento di Frigento fino ai primi anni ’90, ha di recente testimoniato nell’ambito del processo sulle irregolarità nella gestione dell’Associazione Missione dell’Immacolata. È stato infatti socio dell’associazione ma fu estromesso a sua insaputa da Manelli.

Sul frate fondatore pende ancora il reato di falso ideologico mentre ora il giallo sull’aggressione ai frati si aggiunge a quello sulle morti sospette del frate filippino trovato morto nel pozzo nel 2002, nel convento di Frigento, e di Padre Fidenzio Volpi, il commissario dell’Ordine deceduto nel 2015, sulla cui barba sono poi state rinvenute tracce di arsenico.

«STEFANO MANELLI A PROCESSO. RISCHIA IL CARCERE. → EVVIVA L’IMMACOLATA. LA SEMPRE VERGINE MARIA.»

“Chi mi onorerà anch’io l’onorerò, chi mi disprezzerà sarà oggetto di disprezzo.” 1 Sam 2,30

Finalmente richiesto il processo penale per Stefano Manelli. Da noi smascherato. Da Luciano e Adriana: due insignificanti e vilissime creature. Da due meravigliose nullità che sebbene valgan niente vivono però solo per la gloria della SS. Trinità e la sua Divina Volontà. Poiché di Essa, come due infanti insaziabili, si nutrono giorno e notte. Da tempo.

«Disegno criminoso: truffa e falso. In violazione di più norme di legge.»

Sì, carissimi. Le menzogne hanno davvero il naso lungo, ma le gambe assai corte, ahimè. Poiché alla fine non arrivano lontano. Come “palloni gonfiati” precipitano tristemente al suolo, abbattuti dopo essersi librate per un poco nelle arie che si davano. Poveri bugiardi. Giacché è bastato solo un “piccolo” forellino. Anzi: “due”. E tutti giù per terra. Non a ridere, ma bensì a piangere di dolore per il danno incalcolabile provocato alle tante anime coinvolte da tal colossale scandalo, ecclesiastico, di dimensioni memorabili.

È il caso di dirlo. Sotto il vestito, niente?

Altroché: trenta milioni di euro.

E nonostante ciò il re è rimasto nudo stavolta, senza neanche le sottane. Però!

Sì, perché l’abito non faceva “lu frate”.

Piuttosto lo nascondeva ad arte, mentre cercava di calarsi nei panni perfetti, intimi direi del più scaltro benefattore o missionario religioso, camuffato e scovato in circolo; legato però da una cordicella “d’oro” ai voti di povertà, castità e obbedienza, cinta ai fianchi che ben stretta teneva.

Il poverello di Frigento senza più fumogeni.

Una fortuna procuratasi con le più ributtanti metodologie, ignobili. Una figura, infine, tanto ripugnante, quanto diabolica, che ha combattuto, visti i terribili risultati, non a favore, ma piuttosto contro la Chiesa Cattolica. Un anticristo appunto. Ma ciononostante è solo uno dei tanti oppositori di Gesù, il Signore. Un falso profeta.

“Il Gup ha accolto le richieste del pm Fabio Massimo Del Mauro, scatta il procedimento penale a carico degli indagati. I tre, che ora diventano imputati, dovranno rispondere dei reati di truffa e falso ideologico. Nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, notificato agli indagati nel luglio scorso, si parlava del «disegno criminoso, con più azioni commesse anche in tempi diversi in violazione di più norme di legge».” L. Zarrella

“L’83enne Padre Manelli, nato a Fiume, è stato iscritto nel registro degli indagati dal pm Adriano Del Bene […]. Individuato dalla Procura come “istigatore e determinatore dell’attività dei correi”, ossia come l’orchestratore della truffa.”

Dunque, è un terzetto. Stefano Manelli con Pietro Luongo e Maurizio Abate:

dell’Associazione Missione dell’Immacolata.

Ve la ricordate, l’Associazione usata per depredare la nostra piccola indifesa?! Spogliata di tutto e messa nel sacco [v. «SEQUESTRO ADRIANA PALLOTTI»].

È più facile che un cammello, grasso, passi attraverso la cruna dell’ago che vedere il Manelli entrare nel regno dei cieli. Quei poverelli di Frigento. Trastullo del demonio insieme a Gabriele Pellettieri [cfr. Mc 10,17-30].

L’unico miracolo, forse, che possano attendersi coloro i quali ancora lo difendono ad “oltranza” o nutrono vane speranze, è chiedere per esso la grazia di ottenere un suo clamoroso “mea culpa”.

Ma non sperino in altre fantasie costoro perché la verità rimane questa. Sebbene non piaccia affatto o risulti oltremodo difficile la conversione di un simile “ostinato”, tanto per usare un eufemismo.

A dire il vero sono in molti, nella Chiesa mondana degli ultimi tempi, i colpiti da questa antichissima e alacre epidemia, così nefasta, che si è propagata rapidamente ed ha infettato contemporaneamente un gran numero di persone: “l’avaritia”.

“Trenta i milioni di euro di proprietà delle due società, già sequestrati dalle Fiamme Gialle nel marzo del 2015. Si tratta di 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radio-tv, 5 impianti fotovoltaici dislocati su tutto il territorio nazionale, 102 autovetture, più saldi giacenti su numerosi rapporti di natura finanziaria.”

Tutto ciò è stato letteralmente possibile solo grazie al lancio della nostra bomba “intelligente”, che veramente ha travolto “molti”. Vale a dire dell’ormai nota petizione popolare esplosa a sostegno di quelle verità contenute nella scienza della Divina Volontà, le quali sempre più illumineranno il mondo, tutta la terra, a detta di San Pio da Pietrelcina [v. «PADRE PIO E LUISA PICCARRETA: LA GRANDE PROFEZIA.»]. Per l’avvento del Regno di Dio.

Verità assolutamente: “non negoziabili”.

Pubblicata per il 4 Marzo 2015 in onore della Serva di Dio e in difesa della figlia spirituale del santo profeta: Adriana Pallotti.

La nostra dolcissima piccola figlia del Divino Volere. Innamorata insieme al sottoscritto delle irrinunciabili utopie dell’Evangelo.

Ecco il punto. La fede. Quella praticata però da Padre Pio, per intenderci e i tre pastorelli a Fatima. Essa è il nostro vero baluardo contro tutti i nemici, fondamento e abbandono in Dio. Sicché essa durante la tempesta non è stata affatto un optional, ma piuttosto un salvavita. E continuerà ad esserlo, tuttavia. Pertanto abbiatene anche voi in abbondanza e nulla temere poiché il regno appartiene solo ai giusti del Signore non agli empi che, spavaldi, già vibrano della loro spaventosa sorte.

Davide aveva una fionda per attaccare Golia, l’energumeno. E lo ha sconfitto, ma solo perché ha “creduto”, vincendo così una incredibile lotta, sproporzionata. Ma noi non possediamo alcunché, neppure quell’arma in mano.

Ecco la domanda.

Com’è possibile, pur tuttavia, tutto ciò, riscuotere tali straordinari risultati, però senza alcun mezzo materiale, mondano???

Nella prova “fermi e costanti” diceva il grande profeta del Gargano.

Sì. È cosa buona e giusta mettere a repentaglio la propria esistenza terrena per difendere a spada tratta e conquistare i valori assoluti della vera Vita. L’eternità dei cieli. Così come lo ha fatto anche padre Fidenzio Volpi prima di morire “perseguitato”, esercitando fino in fondo il coraggio alla verità, testimoniandola nella libertà dei figli di Dio.

Stasera, un anziano sacerdote amico di padre Pio ha celebrato la Santa Messa nel santuario della Madonna delle Grazie. Ha detto che quegli diverse volte ha cacciato dal proprio confessionale quei cattolici che si presentavano a lui indifferenti nelle questioni di fede, deboli del carattere di Cristo. Cioè dei rammolliti. E duramente li mortificava mandandoli via.

Ecco. La Verità, innanzitutto. Senza alcun compromesso col fumo di Satana.

Servi inutili.
Luciano Mirigliano e Adriana Pallotti

P.S. Questi “due” balbuzienti e piccolissimi fili d’erba, incapaci di tutto senza Gesù, continuano a reggere una grande prova. Orate pro nobis. Ad majorem Dei gloriam.

https://gloria.tv/article/XTTUzcwXD88N64vKBCa6UUsUA

“CONVENTO DEGLI ORRORI”: ALTRI DUE FRATI SONO STATI INDAGATI

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GIALLO ESCLUSIVO

Si allarga l’inchiesta sull’ordine religioso di Avellino al centro di una torbida vicenda: oltre a padre Manelli ci sono altri religiosi finiti sotto accusa

“CONVENTO DEGLI ORRORI”: ALTRI DUE FRATI SONO STATI INDAGATI

I frati Maurizio Abate e Pietro Luongo sono accusati di aver aiutato padre Stefano Manelli a impossessarsi in maniera illecita di un ingente patrimonio, quantificato in 30 milioni di euro
Frigento (Avellino) “Le indagini sull’impero patrimoniale riconducibile ai Frati Francescani dell’Immacolata di Frigento sono chiuse. Risultano indagati padre Stefano Manelli e altri due frati: Maurizio Abate e Pietro Luongo. I tre religiosi rischiano il processo per il reato di falso ideologico commesso in concorso tra loro, con una serie di aggravanti”.

E’ questo, in estrema sintesi, il contenuto dell’avviso di chiusura delle indagini recapitato nei giorni scorsi a padre Stefano Manelli e ai frati Maurizio Abate e Pietro Luongo. L’inchiesta, condotta dal pubblico ministero Fabio Massimo Del Mauro, della procura di Avellino, riguarda l’ingente patrimonio riconducibile alla congrega fondata da padre Manelli, il frate già indagato per maltrattamenti e violenza sessuale.

Si parla di un vero tesoro, del valore comprensivo di 30 milioni di euro, che, secondo gli inquirenti, padre Manelli avrebbe provato a sottrarre per poi affidarlo attraverso due associazioni travolte dall’inchiesta, a laici di sua conoscenza.

Questo tesoro, per cui padre Manelli rischia il processo, è costituito da 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radiofonico e cinematografico, cinque impianti fotovoltaici e 102 autovetture, nonché da ingenti disponibilità finanziarie.

Le ricchezze sarebbero state affidate a due Associazioni, i cui vertici sono riconducibili agli altri due sacerdoti coinvolti nella scandalosa inchiesta.

E’ opportuno ricordare che parallelamente a questa inchiesta, la Procura ha avviato un’altra indagine, che vede Stefano Manelli indagato, ma per reati diversi: maltrattamento e violenza sessuale perpetrati ai danni di suore e frati che operavano nel famigerato “convento degli orrori” di Frigento (Avellino). Una inchiesta molto delicata che riguarda anche alcune morti sospette. Ma di questo parleremo più avanti. Torniamo ora all’inchiesta sull’impero patrimoniale dei tre preti.

Scrive il giudice: “Stefano Manelli, Maurizio Abate e Pietro Luongo sono indagati in concorso tra loro poiché in esecuzione del medesimo disegno criminoso… Hanno commesso violazioni a più norme di legge, anche non impedendo un evento che avevano l’obbligo giuridico di impedire”. Padre Manelli, nel frattempo trasferito in un convento di Albenga, in provincia di Savona, e gli altri due indagati “dichiaravano falsamente” (lo scrive il magistrato) una serie di circostanze pur di accaparrarsi l’ingente patrimonio .

E’ in questo scenario che si inserisce la misteriosa morte di padre Fidenzio Volpi, nominato dall’allora Papa Benedetto xvi commissario Apostolico, affinché potesse mettere ordine nell’Istituto fondato da Manelli e fare chiarezza sull’ingente patrimonio di cui parlavamo.

TROVATO DEL VELENO SU BARBA E CAPELLI

Sulla morte del frate la Procura di Roma ha aperto una inchiesta dopo che i familiari del religioso scomparso hanno presentato una denuncia a seguito del rinvenimento, da parte del medico legale incaricato, di alcune particelle di Arsenico sulla barba e tra i capelli.

Questo lascerebbe pensare che padre Volpi sia stato ucciso e che non sia morto per cause naturali.

Ma questa non è l’unica morte sospetta avvenuta nel periodo in cui padre Manelli era a capo della congrega che aveva la sua direzione generale presso il convento di Frigento.

Un episodio misterioso su cui si stanno concentrando gli inquirenti riguarderebbe la morte di un altro sacerdote: il frate filippino Mattew Lim, 30 anni, originario di Quezon City. Sulla morte del frate aleggia l’ipotesi dell’omicidio. Lo dicono ex frati ed ex suore.

Fra Matteo morì la mattina del 22 luglio del 2002. Si trovava nell’orto insieme con altri confratelli, all’interno del convento di Frigento, quando precipitò in un pozzo morendo annegato. Le sue urla disperate le sentirono in molti, ma nessuno intervenne.

In merito a questo atipico incidente, la Procura ha in mano la testimonianza di una ex sorella, I.T., che disse: “Ho conosciuto personalmente Fra Matteo: era una persona sorridente, solare, molto allegra, giocherellona. Gli ho parlato prima che morisse e il frate mi rivelò con sgomento: “In questo Istituto ci sono troppe cose che non vanno e che non andrebbero fatte”.”

di Gian Pietro Fiore

Giallo settimanale – Anno IV – Num 35 – 31 agosto 2016

PADRE MANELLI INDAGATO PER TRUFFA – trasferito d’urgenza ad Albenga

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Frigento: Lo scandalo nel convento francescano

PADRE MANELLI INDAGATO PER TRUFFA

Il religioso è stato trasferito d’urgenza ad Albenga dalla Santa Sede
Gian Pietro Fiore

Nuovo capitolo dello scandalo che ha coinvolto padre Stefano Manelli, il fondatore della congregazione dei Frati Francescani dell’Immacolata: la Procura di Avellino lo ha scritto nel registro degli indagati per i reati di truffa e falso.
La notizia è stata anticipata dal settimanale “Giallo”, il periodico di Urbano Cairo che fa riferimento anche ad un provvedimento urgente della Santa Sede con cui è stato trasferito ad horas padre Manelli. Il religioso, ex direttore generale dell’ordine e fondatore, è stato trasferito d’urgenza presso una struttura religiosa ad Albenga, in provincia di Savona, a circa 1000 chilometri di distanza dal convento di Frigento, dove recentemente il frate era tornato a dimorare.
E’ opportuno ricordare che padre Stefano Manelli risulta indagato, sempre nell’ambito di una inchiesta avviata dalla Procura di Avellino, anche per i reati di violenza sessuale e maltrattamenti.
L’inchiesta di natura finanziaria, affidata al pubblico ministero Fabio Del Mauro, che ha coinvolto il frate riguarda l’ingente patrimonio della congrega: 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radiofonico e cinematografico, cinque impianti fotovoltaici e 102 autovetture per un valore di oltre 30 milioni di euro, nonché ingenti disponibilità finanziarie. Risorse affidate a due associazioni i cui vertici sono finiti sotto inchiesta insieme al frate.
L’indagine di natura economica e patrimoniale, avviata dalla procura della repubblica di Avellino, procede di pari passo con quella per i presunti abusi sessuali, coordinata dal pubblico ministero Adriano Del Bene, commessi dal Manelli sulle suore rinchiuse in clausura nei vari conventi sparsi sul territorio e in particolare quello di Frigento (Avellino) dove il frate aveva organizzato la direzione generale della congregazione riconosciuta dal Vaticano.
Guardia di Finanza e Carabinieri stanno sentendo nelle ultime settimane decine di persone prima che le due inchieste vengano chiuse. I guai per il fondatore dei francescani dell’Immacolata, esautorato dalla Congregazione vaticana per i religiosi nel 2013 con un provvedimento approvato prima da Benedetto XVI e poi da Papa Francesco, non finiscono qui. Sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti c’è la morte di fra Matteo, avvenuta in circostanze misteriose il 22 luglio del 2002. Il frate, da appena 10 giorni a Frigento, era precipitato in un pozzo oggi chiuso con un grande masso. Proprio la morte del frate filippino Mattew Lim, originario di Quezon City, di 30 anni è stata indicata da alcuni ex frati e ex suore come un probabile caso di omicidio.

IL LUPO E LE VITTIME

LUPO

Quando Padre Stefano Manelli scelse l’austero convento di Frigento in Irpinia per iniziare un’esperienza di rivalsa sui Conventuali, non poteva immaginare che il suo personaggio sarebbe stato associato un giorno all’animale che da’ il nome a quell’area geografica della Campania: il lupo.

Irpinia infatti deriva da hirpus che nella lingua osca significa lupo.

La regione fu interessata nel 1980 da un terribile terremoto che provocò distruzioni e migliaia di vittime.

Il “terremoto” Manelli ha prodotto forse distruzioni e rovine sulle anime più di quanto non lo abbia fatto il sisma sulle case.

Il nome di Frigento è oggi associato a storie di sesso, sangue e soldi.

Un comitato civico vorrebbe chiedere i danni materiali e morali al Padre Manelli.

Eppure in paese qualche casa malandata si stava vendendo a qualche napoletano che la comprava per stare “vicino” al suo padre spirituale Stefano Manelli: un vero affare!

Si voleva riqualificare un’area depressa e rurale e padre Manelli, da buon profeta del commercio religioso, pensò di comprare un albergo.

“Qui diventerà una seconda San Giovanni Rotondo” venne detto all’allora sindaco del paesino di montagna che accordò tanti permessi e licenze ai fraticelli, compresa quella della tomba dei coniugi Manelli nella cripta del santuario nella quale si aggiunsero presto i corpi di qualche frate e qualche suora vittime del sistema e soprattutto di qualche gentil signora in cambio di una firmetta sul testamento olografo: “Se mi dai tutto – diceva Padre Manelli –  ti seppelliamo nella cripta del santuario. Vedrai quante preghiere e Messe per la tua anima!”

Oggi il Manelli cerca disperato di farsi scrivere su un disperato blog http://www.allchristian.it/dinamico.asp?idsez=11&idssez=12

alcune testimonianze, temendo la sicura compromissione del suo processo di canonizzazione, al quale ci teneva tanto fino a mettere da parte i soldini per la causa alla Congregazione dei Santi, così come qualche zelante pensionato mette da parte i soldini per il suo funerale e il loculo cimiteriale (per chi non può permettersi un posto esclusivo nella cripta di un santuario).

Da questo stesso blog al quale mi rivolgo, La verità sul commissariamento dei Francescani dell’Immacolata, scopro che la proprietà del blog che fornisce tali testimonianze pro Manelli è di proprietà di un certo Claudio Circelli di Napoli. link

whoisallchristianIT

Ho interrogato qualche frate e qualche suora su questo Claudio Circelli e ho scoperto che è ben conosciuto da essi.

E’ colui al quale il Padre Manelli ha affidato durante il commissariamento la Casa Mariana Editrice confermando come da Fondatore considerasse beni e opere dell’Istituto come sua proprietà personale.

Il danno non è tuttavia molto grave poiché l’editrice è in fallimento: sempre gli stessi libri da decenni, mancanza di nuove idee e di progetti, assenza di vere collane, estemporanei plagi a firma di Stefano Manelli, così come si evince dal catalogo e così come mi è stato fatto rilevare da chi ne sa qualcosa in più.

Durante il governo commissariale, inoltre, sembra che si sia usata l’editrice per un’amministrazione parallela all’Istituto sotto la regia – dicono – di una tale suor Consiglia De Luca. Si parla di novecentomila euro in un anno con una dichiarazione ai fini fiscali di ventiquattromila.

Mi hanno detto che il sig. Circelli ha anche una figlia suora. Nel convento degli orrori?

Questo allora giustifica un certo linguaggio e una certa battaglia… personale a favore del Fondatore.

Le Suore Francescane dell’Immacolata, infatti, hanno un occhio di riguardo sulle figlie dei ricchi e sulle figlie degli attivisti.

In questo caso i loro genitori hanno la possibilità di vederle un po’ più spesso nel “convento degli orrori” e di stemperare una  vita frustrata.

MarcelloEP.Manelli

Arrivano lettere alla Santa Sede che sembrano come scritte da uno stesso pugno e dalle solite stesse persone che generano ilarità (risate) nelle autorità preposte al discernimento:

“Padre Stefano è una brava persona, non mi ha mai palpeggiata, mai guardata negli occhi, mai chiesto soldi, ville, macchine…”.

Solo grazie alla “mediocri-crazia”, cioè alla scelta in posti chiave dei manovrabili mediocri dal burattinaio Manelli, per una prima volta nella loro vita, ormai cinquantenni, delle persone qualunque si sono sentite importanti e hanno creduto di fare almeno un’opera buona nella loro vita: difendere un santo, anzi un santone: Stefano Manelli!

Non tutte le ciambelle però riescono col buco.

Più di qualcuna delle vittime inizia a parlare e a testimoniare con la stessa dinamica raccontata nel recente libro shock, Giulia e il Lupo.

Il libro ha rivelato molte affinità con la vicenda delle suore usate e abusate e spiega qualche perché dei silenzi prodotti fino a poco tempo fa.

Ecco cosa Giulia (nome fittizio) testimonia sulla sua esperienza con una riflessione di padre Hans Zollner, membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori, istituita da Papa Francesco per far luce sugli scandali sessuali e la pedofilia dentro alla chiesa.

La prima volta, lei aveva 14 anni. Lui, trenta di più.

“Mi ha fatto sdraiare sul suo grande letto. Io mi ci perdevo, ero magrissima ed esile. Lui aveva modi gentili e paterni. Mi ha invitato a slacciarmi i pantaloni e poi mi ha aiutato a sfilarli, ha fatto lo stesso con le mutandine. Io mi vergognavo, ero tesa e non sapevo come comportarmi…”

 Il “Lupo” è il nome usato da Papa Bergoglio nei suoi discorsi contro i preti pedofili.
La suora della testimonianza, oggi  quarantenne, vive in convento e non aveva mai rivelato le violenze subite dal sacerdote.

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“Il Lupo … aveva ottenuto quello che voleva, mentre io ero inerme”.
Un racconto feroce che la vittima ha trovato la forza di tirar fuori l’anno scorso, a 15 anni di distanza dai fatti, dopo aver ascoltato in Duomo a Milano, l’invito a denunciare gli abusi fatto dal vescovo di Boston O’Malley, chiamato a Milano dall’arcivescovo Angelo Scola perché raccontasse la sua battaglia contro i preti pedofili.

Come tutte le ragazze abusate da adulti, si sentiva “sporca”, incapace di opporsi al “don” dell’oratorio, il suo confessore: “Era la mia guida spirituale. Dovevo fidarmi. Mi aveva chiesto di più, avevo concesso di più. Di fronte a ogni sua richiesta non sapevo dire di no. Subito dopo, mi pentivo. Il Lupo no. Mi trovavo bloccata da quella confusione mortale. Percepivo che qualcosa di me era come morto, perché riusciva a fare di me e con me tutto quello che voleva”. Dopo anni, finalmente, il prete maniaco si allontana. Ma rimane un dolore sordo nella testa della ragazza, la fatica di vivere, la paura di ogni uomo, l’orrore per il proprio corpo. La decisione di prendere i voti, spiegata in mezzo a pagine che documentano il tormento psicologico, la difficoltà di trovare qualcuno disposto ad ascoltarla e a crederle. “Ora si trattava di pronunciare, una volta per tutte, il nome del mio carnefice, rivelare la sua identità. Non lo avevo mai detto, illudendomi così di proteggere me stessa, invece proteggevo lui. Non lo pronunciavo perché mi vergognavo di me stessa”, spiega la suora che, da adulta, ha avuto modo di incontrare ancora altre volte il suo persecutore. “Mi ha detto: ‘Io non ho mai dimenticato. Spero che tu mi abbia perdonato’.

Ho risposto d’impulso: “Certo, tanti anni fa”. E lui: ‘Questo per me è un grande sollievo'”.
Le conclusioni sono chiare: “Ho scoperto che il perdono non c’era mai stato, perché c’era la consapevolezza che non eravamo stati due amanti, bensì vittima e carnefice.

E la nostra relazione era un abuso e una violenza.

Il dossier Manelli, come il libro “Giulia e il Lupo”, mette alla prova le persone che ne vengono a conoscenza.

Chi potrebbe mai credere che succedano queste cose?

Chi vorrebbe confrontarsi con il fatto che un ministro di sacramenti, un pastore delle anime, un proclamatore della buona novella, possa con tanta insidia e perfezione maligna fare del male per tanti anni?

Se dall’esterno è difficile gestire i sentimenti di ripudio, possiamo immaginare quanta più audacia, resilienza e forza interiore siano state necessarie alle vittime che hanno vissuto, che ha vissuto un abuso così grave sulla propria pelle.

“Tutte fandonie” ha ripetuto più volte l’avvocato Enrico Tuccillo, difensore di Padre Manelli; “hanno fallito nella vita serafica” incalza “il Lupo” contro le sue stesse vittime.

Accompagnare certe rivelazioni è un esercizio quasi fisicamente doloroso, e certamente una sfida psicologica e spirituale enorme.

È però necessario — e infine anche salutare — affrontare questa difficile prova: necessario, perché siamo chiamati ad assumerci la nostra responsabilità, a fare giustizia per coloro che hanno sofferto tanta ingiustizia e che sono stati feriti terribilmente; salutare, perché guardare in faccia i nostri peccati e le nostre mancanze nel commettere abusi e nel non fare tutto il possibile per evitarli è doloroso, ma ci apre anche gli occhi sulla nostra vera condizione umana e spirituale e, paradossalmente, ci prepara a ricevere l’effetto della redenzione gratuita che il Signore offre a coloro che si riconoscono peccatori e chiedono sinceramente il perdono.

Questo cammino, veramente cristiano, ci è stato esposto con autorevolezza unica dai Papi. Benedetto XVI ha incontrato vittime di abusi in molti suoi viaggi e ha enunciato la linea guida victims first: le vittime devono essere ascoltate, credute, protette, aiutate.

Papa Francesco approfondisce e amplia il processo di cambiamento che il suo predecessore aveva avviato. Lo ha fatto con un gesto forte e profetico quando ha invitato alcune vittime di violenza sessuale da parte di chierici; li ha invitati a Casa Santa Marta, dove egli vive, a pochi metri dalla basilica di San Pietro, dentro il Vaticano, cioè nel cuore della Chiesa cattolica. Il Papa, che ha dedicato tutta una mattinata ad ascoltare le vittime, rappresenta così un modello per tutti i vescovi e i responsabili nella Chiesa che incontrino una persona che abbia subito una ferita profonda da parte di un chierico. Il Papa si è voluto confrontare con la rabbia, la delusione, la solitudine, il buio, le ferite di cui le vittime gli hanno raccontato. Egli ha ascoltato queste persone molto più a lungo di quanto fosse previsto e i loro racconti lo hanno molto impressionato. In quei momenti tanto preziosi e densi è emerso anche quanto aggiunge alla gravità dell’abuso sessuale il fatto che esso sia commesso da un sacerdote: ciò mette radicalmente in dubbio nelle vittime la capacità di pregare e di credere in un Dio garante e protettore della vita. Nell’incontro con il Santo Padre, per le vittime è cambiato qualcosa di fondamentale: secondo la loro testimonianza, si è aperta una porta che per lungo tempo era rimasta chiusa. Le ansie, il rancore e il dolore stavano diminuendo; dove c’era la notte, era arrivata una luce di speranza: il processo di guarigione, e forse anche di riconciliazione, è possibile. Le biografie delle persone che sono state vittime di abuso sono uniche. Ci sono coloro che soffrono per tutta la vita per le conseguenze psichiche, relazionali e fisiologiche degli abusi subiti. Alcuni commettono suicidio, altri non si fidano più di nessuno e rimangono isolati, altri ancora diventano molto aspri e arrabbiati, mostrando la propria rabbia anche sui media. Ci sono vittime – non sappiamo realmente quante siano – che per «caso», per «fortuna» oppure per Provvidenza trovano le persone giuste nel momento giusto (terapeuti, mariti-mogli, partner, amici, eccetera) e le circostanze propizie.

Questo permette loro di intraprendere un cammino di comprensione e di lutto per il passato, di riorientamento del presente (liberato da questo macigno) e di possibile riconciliazione per un futuro più sereno.

A volte queste persone diventano testimoni della verità evangelica che le stimmate possono essere trasformate in uno spiraglio dal quale scorre la guarigione, che la morte con tutte le sue conseguenze è la via che conduce a una vita nuova. È impressionante incontrare queste persone che diffondono una umanità molto profonda e posseggono una sensibilità per la vita interiore che ovviamente le avvicina al mistero del Figlio di Dio il quale, assumendo tutto ciò che è umano, lo ha redento.

Una storia come quella di Giulia o delle vittime del Manelli ci ricorda che è solo il contatto immediato con la voce, il tremore, lo sguardo nel raccontare la propria verità di quelle donne offuscate elettronicamente nelle commoventi interviste televisive che ci permette di iniziare a intuire quanto profondamente siano state ferite.

Certo non è per nulla facile lasciarsi interpellare e provocare da tanto male e da tanto buio, soprattutto se uno sente di non essere personalmente responsabile per l’accaduto, però in quanto cristiani se seguiamo l’esempio di Gesù — che si piega verso i più deboli, gli ammalati, gli indifesi — siamo chiamati a imitare questo suo esempio.

In principio è una cosa molto semplice ascoltare ed essere presente con empatia e genuina comprensione; questo gesto semplice sembra invece essere molto difficile, per varie ragioni anche comprensibili.

La vergogna, l’insicurezza, l’incredulità giocano un ruolo importante in questo, e sono sentimenti che non possono essere negati. Quando tali sentimenti vengono affrontati si può sperimentare come alla fine questo sforzo non superi ciò che è nelle nostre possibilità; anzi, molte volte ci lascia con una ricchezza, perché siamo stati presenti alla sofferenza di una persona per la quale Gesù Cristo ha sofferto.

Narcisismo predatorio, megalomania, ignoranza pedagogica, avidità infantile, sono emersi come fattori del fallimento di un sistema di governo strutturato  sul modello dittatorial-manelliano.

In attesa del pronunciamento della Magistratura e della Chiesa, rimane la consolazione di aver smascherato uno dei più grandi fariseismi del Terzo Millennio.

Prendiamo esempio da Gesù quando dice «Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il Regno dei Cieli».

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GIALLO: IL CONVENTO DEGLI ORRORI: TRACCE DI ARSENICO NEL CORPO DEL FRATE CHE INDAGAVA

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GIALLO ESCLUSIVO

C’è il sospetto che padre Volpi, il Commissario Apostolico che accertò gli abusi dei Francescani dell’Immacolata di Frigento (Avellino), sia stato ammazzato.

IL CONVENTO DEGLI ORRORI: TRACCE DI ARSENICO NEL CORPO DEL FRATE CHE INDAGAVA

I suoi Nipoti: “Nostro zio è stato ucciso: nei suoi capelli e nella sua barba sono state trovate tracce di questo potente veleno”. Ufficialmente il frate morì per un ictus causato dallo stress.

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Frigento (Avellino)

“Nostro zio è stato ucciso, sui capelli e sulla barba sono state riscontrate tracce di arsenico”. E’ questa in sintesi l’inquietante denuncia che i parenti di padre Fidenzio Volpi hanno presentato alla Procura della Repubblica di Roma.
Come molti di voi ricorderanno, il Commissario Apostolico fu nominato da papa Benedetto XVI nel giugno del 2013 per scoprire cosa accadeva all’interno del convento dei Frati Francescani dell’Immacolata di Frigento, ormai tristemente noto come “il convento degli orrori”. Padre Fidenzio Volpi, 75 anni, morì il 7 giugno 2015, ufficialmente a causa di un ictus causato dallo stress eccessivo. Padre Fidenzio, però, godeva di ottima salute: il suo improvviso decesso non convinse nessuno, a partire dai suoi parenti e dai suoi collaboratori. Ecco, come Giallo via ha svelato qualche mese fa, cosa aveva detto un collaboratore di padre Fidenzio Volpi: “Pochi giorni prima di morire misteriosamente, padre Fidenzio Volpi era molto nervoso. Mi aveva detto: “Se mi succede qualcosa, sai cosa fare del dossier scritto sull’Ordine dei Frati Francescani dell’Immacolata”.

CHI AVEVA INTERESSE AD UCCIDERLO?

Dunque, come avete appena letto, era lo stesso padre Volpi a temere che qualcuno potesse fargli del male. I suoi parenti e alcuni frati che lo conoscevano molto bene l’hanno sempre ripetuto: Padre Fidenzio potrebbe essere stato ucciso. Noi di Giallo siamo in grado di svelarvi un’esclusiva indiscrezione investigativa che potrebbe ora confermare questi sconvolgenti sospetti. Il timore, fondato su alcun confidenze raccolte da persone vicine al prete defunto, è che padre Volpi sia stato avvelenato lentamente con dosi giornaliere di una sostanza tossica. Tra i capelli e la barba di padre Fidenzio sono state infatti trovate alcune particelle di arsenico.
Se dovesse essere vero che padre Volpi è stato ucciso, chi potrebbe aver avuto questo terribile interesse? Questo, ancora, non è dato saperlo. Ma presto la Procura romana potrebbe fare chiarezza. L’inchiesta potrebbe partire proprio dal suo ultimo incarico, quello che con tanto di bolla papale gli era stato conferito da Papa Benedetto XVI: “In data 11 luglio 2013 con decreto 52741/2012 nomino Padre Fidenzio Volpi Commissario Apostolico dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata. Questo Istituto è retto dal suo fondatore: padre Stefano Manelli, eletto Superiore generale dell’Istituto la prima volta il 18 maggio 2002 e poi il 9 maggio 2008.
Come più volte abbiamo scritto su Giallo, padre Manelli è indagato dalla Procura di Avellino per violenza sessuale e maltrattamenti. In un dossier finito nelle mani del magistrato Adriano Del Bene, vengono descritti episodi di violenze, maltrattamenti e abusi subiti da alcuni religiosi dell’Ordine dei Francescani dell’Immacolata che sono tutt’ora al centro di approfondite indagini. In quelle carte, alcuni testimoni sentiti dai carabinieri parlano anche di morti sospette: almeno sei decessi “strani” sono avvenuti nei vari conventi diretti da padre Manelli.

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LA CRIPTA FU FATTA COSTRUIRE NEL 2002

Sarà presto la magistratura a chiarire ogni aspetto di queste morti anomale, compresa quella del frate filippino Matthew Lim, 30 anni, morto il 22 luglio del 2002 nel convento di Frigento. Tutti lo chiamavano Fra Matteo. La testimonianza ora nelle mani della Procura è di una suora che ha detto: “Fra Matteo era una persona sorridente, solare. Prima che morisse mi rivelò con sgomento: “Ci sono e si fanno cose che non vanno in questo Istituto”. Dopo qualche tempo il frate cadde in un pozzo. Il sospetto, dopo 14 anni, è che qualcuno lo abbia spinto lì dentro e che, nonostante le sue disperate richieste di aiuto, nessuno dei presenti lo abbia strappato dalla morte. Il frate da allora è seppellito nella cripta del convento di Frigento, fatta realizzare proprio nel 2002, nella quale sono sepolte almeno 12 persone: la Procura vuole chiarire le reali cause dei loro decessi. Per questo, la cripta recentemente è stata ispezionata durante un bliz dei carabinieri.
Ma torniamo a padre Volpi e al suo incarico di Commissario Apostolico per conto della Santa Sede. In diverse note giunte proprio in Vaticano si segnala che nel corso del commissariamento affidato a padre Fidenzio è stata fatta contro di lui “una sistematica azione di intimidazione, di diffamazione e di vilipendio, realizzata su una infinità di pubblicazioni, specie elettroniche, mentre i religiosi rimasti fedeli a padre Manelli impugnavano sistematicamente tutti i provvedimenti amministrativi da cui essi erano interessati”.
Inoltre, ecco cosa si legge in alcuni documenti arrivati in Vaticano: “Padre Manelli ha sempre incitato i frati a lui vicino alla disobbedienza e alla dimissione dall’Istituto. Lo stesso padre Manelli si è negato per mesi a un colloquio con il Commissario Volpi, del quale mai ne ha riconosciuto l’autorità, fino a febbraio del 2014 quando si limitò ad insultare e tentare di sabotare e far rimuovere i collaboratori di padre Fidenzio con ogni sorta di sprezzanti calunnie.”


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UN PATRIMONIO DA 30 MILIONI DI EURO

Il 26 marzo del 2015 il giudice del Tribunale di Avellino “accogliendo la tesi investigativa e ritenendo suffragata la condotta fraudolenta accertata” emetteva un provvedimento di sequestro preventivo di 54 immobili, 17 terreni, un impianto radiofonico e cinque impianti fotovoltaici, nominando nell’occasione come custode proprio padre Volpi.
Il commissario straordinario a cui il giudice affidò i beni sequestrati all’Istituto diretto da padre Manelli solo due mesi più tardi morì in circostanze misteriose. E tutti questi beni, con tanto di sentenza della Cassazione, finirono di nuovo nelle mani di Manelli e delle società costituite per la gestione dell’immenso patrimonio che supera i 30 milioni di euro.

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ARSENICO: PERCHE’ VIENE USATO NEI “DELITTI PERFETTI”

Qui sopra, una bottiglietta di arsenico, l’elemento chimico trovato nei capelli e nella barba di padre Volpi. L’intossicazione da arsenico può avvenire per inalazione, consumo di cibi e bevande contaminati o contatto con la pelle e l’accumulo nell’organismo di questo metallo pesante è tossico. La caratteristica dell’arsenico è quella di non presentare né odore, né sapore. Qualcuno, dunque, potrebbe berlo senza nemmeno accorgersene. Ecco perché, al cinema e in letteratura, viene spesso usato come “arma” nei delitti perfetti.

Foto p. Volpi
FU NOMINATO DAL VATICANO Frigento (Avellino). Padre Fidenzio Volpi, il Commissario Apostolico nominato dal Vaticano per indagare sui Francescani dell’Immacolata, morì il 7 giugno 2015. Come richiesto dalla Procura di Avellino, la sua salma è stata riesumata: tracce di arsenico sono state trovate nella barba e nei capelli.

di Gian Pietro Fiore