La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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Il Gip respinge la riapertura delle indagini sulla morte di padre Volpi. Ingiustizia è fatta (di Mario Castellano)

Ieri, 2 novembre, il defunto Padre Fidenzio Volpi non è stato certamente commemorato come avrebbe meritato per la sua santa vita di religioso, morto nel servizio alla Chiesa ed alla Persona del Santo Padre: il Giudice per le indagini Preliminari, Dottor Fabrizio Gentili, ha infatti respinto l’impugnazione da parte della Signora Loredana Volpi, nipote del Religioso, dell’istanza di archiviazione proposta dal Sostituto Procuratore, Dottor Attilio Pisani, riguardante le possibili responsabilità penali.
Questa decisione, su cui ci permettiamo, pur nel rispetto delle prerogative dell’Autorità Giudiziaria, di esprimere alcune valutazioni critiche, non chiude le vicende giudiziarie legate alla situazione in cui versa l’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata: nei procedimenti ancora in corso potrebbero infatti emergere elementi tali da determinare una riapertura delle indagini sulla morte del Commissario Apostolico.
In primo luogo, è in corso il processo per lesioni a carico dell’uomo che ai primi di quest’anno, dopo essere penetrato nella Basilica di santa Maria Maggiore, luogo tutelato dalla condizione di extraterritorialità in base al Trattato del 1929 tra l’Italia e la Santa Sede, ha tentato di sgozzare – per fortuna senza riuscirvi, ma riducendolo comunque quasi in fin di vita – Padre Angelo Maria Gaeta. Sulla personalità dell’attentatore occorrerà che i Giudici facciano piena luce, così come sui moventi del suo gesto criminale e sacrilego.

Non si deve dimenticare che Padre Gaeta aveva reso testimonianza, poco prima di essere aggredito, nel processo in corso presso il Tribunale Penale di Avellino a carico di Padre Stefano Maria Manelli, già Superiore Generale dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata e dei suoi ex Economi Padre Pietro Maria Luongo e Padre Bernardino Maria Abate, tutti e tre accusati di truffa aggravata (reato in seguito derubricato) e di falso ideologico per una vicenda connessa con la morte di Padre Fidenzio Volpi.
Poco dopo la nomina di quest’ultimo Religioso alla carica di Commissario Apostolico dell’Istituto, decisa dall’attuale Pontefice in considerazione delle risultanze acquisite dal Visitatore Apostolico inviato dall’anteriore Pontefice Benedetto XVI, gli Statuti delle due persone giuridiche di Diritto Privato cui era ed è tuttora attribuita la proprietà dei beni riferiti all’Istituto venero emendati per trasferire la loro Legale Rappresentanza dai Religiosi – soggetti al Voto di Obbedienza – ai laici.
Nel procedere frettolosamente a tale modifica, non vennero rispettate le norme stabilite a tal fine dagli stessi Statuti: di qui trae origine il procedimento penale tuttora in corso, così come un procedimento civile volto a fare dichiarare la nullità di quanto deliberato.
La Procura di Avellino ha anche disposto indagini in merito ad alcune morti sospette di Religiosi e di benefattrici laiche dell’Istituto, sepolti nella cripta del Convento di Frigento.
E’ comunque fondato il sospetto che il movente dell’aggressore di Padre Gaeta consista in una vendetta per la testimonianza resa in giudizio da questo Religioso a carico degli imputati.
Il commissariamento dell’Istituto si protrae comunque senza che i nuovi Commissari Apostolici siano riusciti a reintegrare l’Autorità dell’Istituto nella disponibilità dei beni ad esso riferiti, malgrado un intervento diretto del Santo Padre in questo senso.
La resistenza dei laici chiamati ad assumere la Legale Rappresentanza delle persone giuridiche titolari delle temporalità alle richieste provenienti dall’Autorità Ecclesiastica si spiega tanto con l’enorme valore dei beni in questione – tra cui figurano diversi parchi eolici e moltissimi immobili – quanto con l’origine delle donazioni, che potrebbero fare risultare l’Istituto quale prestanome della camorra.

Padre Volpi, come è noto, durante il suo mandato fu colpito da una campagna sistematica di diffamazioni, minacce ed insulti orchestrata da innumerevoli pubblicazioni elettroniche facenti capo al tradizionalismo più estremo, questo per impedirgli di accertare la verità sull’effettiva origine dei beni riferiti ai Francescani dell’Immacolata e sull’impiego delle rendite da essi originate. Certamente il Religioso è stato vittima delle pressioni subite, sulle quali esiste una documentazione imponente.

La malattia che lo portò alla morte si manifestò subito dopo che Commissario Apostolico si era impegnato in un durissimo confronto con una ditta inglese, la “Baronius Press”, che pretendeva dall’Istituto un pagamento indebito, riferito ad una fornitura di libri non ordinati.
Se il decesso di Padre Volpi non risultasse dovuto a cause naturali, il movente degli uccisori consisterebbe nella necessità di fermarlo prima che giungesse a chiarire l’effettiva situazione economica dei Francescani dell’Immacolata e la relativa connessione con la malavita organizzata.

E’ naturale che i suoi esponenti esultino per la decisione adottata dal Giudice per le Indagini Preliminari di Roma, in quanto si allontana la possibilità di una indagine approfondita sui moventi di un omicidio la cui eventualità viene esclusa; l’Autorità Giudiziaria si è comunque preclusa la possibilità di indagare sul suo movente che potrebbe averlo determinato.
In merito all’atteggiamento tenuto dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata, ci limitiamo ad osservare che essa non solo evitò di sostenere Padre Volpi nel suo confronto con la “Baronius Press”, ma giunse a schierarsi apertamente con la sua controparte, intimando al Commissario Apostolico di effettuare un pagamento risultato assolutamente indebito.

Essendosi preclusa la possibilità di ulteriori accertamenti giudiziali sulla morte del Religioso, è anche escluso che la Magistratura possa acquisire la documentazione relativa alle divergenze insorte tra le Autorità della Congregazione e Padre Volpi: questo materiale probatorio avrebbe potuto aiutare la Giustizia a far luce sulle cause della morte del Religioso, ma anche sulle possibili pressioni esercitate su questo organo della Santa Sede da chi si opponeva all’opera da lui svolta.

Nel celebrare la Messa Esequiale in San Lorenzo in Verano, il Segretario della Congregazione fece espresso riferimento ad alcuni “errori” compiuti dal Commissario Apostolico: richiesto di un chiarimento sugli atti di governo dell’Istituto cui si era riferito, Monsignor José Rodriguez Carballo reiterò la sua valutazione, ma non chiarì a quali comportamenti di Padre Volpi si fosse riferito; tutto ciò è documentato nel libro che abbiamo dedicato alla vicenda.
Sul merito della decisione assunta dal Giudice per le Indagini Preliminari, va rilevato che l’istanza della Signora Loredana Volpi si basava sulla totale assenza di atti istruttori da parte del Sostituto Procuratore incaricato delle indagini, il quale non ha acquisito agli atti le cartelle cliniche relative al ricovero di Padre Volpi in tre diversi ospedali, il San Giovanni il Don Gnocchi ed il Policlinico Gemelli, né ha escusso alcun testimone – in particolare i Medici curanti – né soprattutto ha disposto l’esame necroscopico del corpo.
Solo eseguendo l’autopsia sarebbe stato possibile accertare od escludere l’avvelenamento da arsenico, che invece risulta possibile in base all’esame compiuto sui peli della barba prelevati a Padre Volpi da parte del Direttore dell’Istituto Tossicologico “Maugeri” dell’Università di Pavia, cioè dalla massima Autorità scientifica e dalla più prestigiosa Istituzione dedita alla ricerca in questo campo.

Il Giudice ha rifiutato di prendere in considerazione tali risultanze adducendo il motivo che il prelievo del referto ed il relativo esame sarebbe avvenuto in modo irrituale: il modo in cui sono state condotte le indagini rivela però che qualora il referto fosse stato consegnato all’Autorità Giudiziaria, l’esame non si sarebbe svolto.
Esso inoltre comportava la distruzione del reperto, per cui non risulta possibile una sua ripetizione.
Solo l’esame degli organi interni del corpo di Padre Volpi potrebbe dissipare ogni dubbio sulla “causa mortis”, ma è quanto precisamente l’Autorità Giudiziaria ha rifiutata di disporre.
Desta però soprattutto meraviglia che nel testo del provvedimento adottato dal Giudice per le Indagini Preliminari non sia fatto alcun riferimento ad una circostanza non esposta né dal denunziante, né dalla parte lesa, bensì dai Medici dell’Ospedale Don Gnocchi e riferita dai Sanitari nella cartella clinica.
L’episodio, se fosse stato valutato adeguatamente e fatto oggetto delle indagini dovute, avrebbe potuto portare al chiarimento di alcune circostanze che qui ricordiamo
In primo luogo, si sarebbe scoperto chi si fosse introdotto nell’Ospedale Don Gnocchi e per quale motivo avesse agito.

In secondo luogo, sarebbe stata valutata la possibile connessione tra la somministrazione di un caffelatte, accertata dai Medici curanti e riferita nella cartella clinica, ed il successivo improvviso peggioramento delle condizioni di salute del paziente.
In terzo luogo, sarebbe risultata la connessione, se non la coincidenza, tra la persona del responsabile e quanti prima della sua malattia si trovavano quotidianamente a contatto con Padre Volpi, oltre alla loro eventuale connessione con ambienti dichiaratamente e violentemente ostili al Commissario Apostolico.
Purtroppo, la circostanza più rilevante ai fini delle indagini è stata trascurata dalle Autorità Giudiziarie che successivamente ne sono state incaricate, al punto di non essere neppure citata nelle loro conclusioni.

Ciò basta per motivare il nostro rispettoso ma fermo e convinto dissenso rispetto alle conclusioni cui sono pervenuti, almeno allo stato attuale, i Magistrati incaricati del caso.

Mario Castellano

http://www.farodiroma.it/gip-respinge-la-riapertura-delle-indagini-sulla-morte-padre-volpi-ingiustizia-fatta-mario-castellano/
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MANELLI A GIUDIZIO IN NOVEMBRE

Lo scandalo del convento di Frigento, Manelli a giudizio a novembre

Scatta il giudizio su padre Manelli. Dopo due anni esatti dall’avvio dell’indagine della Procura di Avellino.

A novembre il giudizio per Padre Stefano Manelli, fondatore dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, per l’ex-economo Padre Bernardino Maria Abate, e per Padre Pietro Maria Luongo, in qualità di rappresentante legale dell’associazione “Missione dell’Immacolata” di Frigento, una delle due associazioni munite di personalità giuridica di diritto privato cui sono intestate le temporalità dell’Istituto.

Nell’inchiesta affidata alla Finanza, scandali a sfondo sessuale e testimonianze di ex-suore sulle devianze di Manelli descritto come un guru. Trenta milioni di euro, fra beni mobili e immobili, sarebbero stati sottratti alla Congregazione e trasferiti a soggetti non legittimati.

Domenica 9 Aprile 2017, 16:51 – Ultimo aggiornamento: 09-04-2017 17:15
http://www.ilmattino.it/avellino/manelli_giudizio_novembre-2370919.html
Frigento

MANELLI, A NOVEMBRE IL PROCESSO
SULLA MISSIONE IMMACOLATA

La gestione degli ingenti fondi e le presunte violenze sessuali in convento in aula ad Avellino

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Loredana Zarrella

FRIGENTO. Scatta il giudizio su padre Manelli. Dopo due anni esatti dall’avvio dell’indagine della Procura di Avellino.
A novembre il giudizio per Padre Stefano Manelli, fondatore dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, per l’ex economo Padre Bernardino Maria Abate, e per padre Pietro Maria Luongo, in qualità di rappresentante legale dell’associazione “Missione dell’Immacolata” di Frigento, una delle due associazioni munite di personalità giuridica di diritto privato cui sono intestate le temporalità dell’Istituto.
Nell’inchiesta affidata alla Finanza, scandali a sfondo sessuale e testimonianze di ex suore sulle devianze di Manelli descritto come un guru. Trenta milioni di euro, fra beni mobili e immobili, sarebbero stati sottratti alla Congregazione e trasferiti a soggetti non legittimati.
Il Gup Antonio Sicuranza ha accolto la richiesta avanzata dal Pm Fabio Massimo del Mauro, rinviando a giudizio i tre imputati, accusati di falso ideologico. Il processo dal 2 novembre prossimo, davanti al giudice monocratico del Tribunale di Avellino Francesco Spella. Nelle carte del Tribunale si parla di “disegno criminoso”, di Manelli “istigatore e determinatore dell’attività dei correi”. Il frate fondatore, 83 anni, difeso dall’avvocato Enrico Tuccillo, e due frati avrebbero tratto in inganno notai, e dunque la Prefettura, nel redigere l’atto modificativo dello statuto delle due associazioni, il tutto all’oscuro del Commissario apostolico Padre Fidenzio Volpi e con il fine ultimo, si presume, di sottrarre i beni al controllo dell’Istituto controllato ormai a vista dalla Santa Sede. Altre tre associati non sono stati convocati pur avendone diritto. Pesanti le modifiche agli statuti. Perché consentire l’ingresso di laici?
Il giudizio arriva dopo il rinvio dell’udienza preliminare del 22 dicembre scorso, mancando il difensore di Maurizio Abate, noto come Padre Bernardino Maria, di Atripalda, che è stato tesoriere dell’associazione. Manelli ritiene di aver trasferito le donazioni alle associazioni perché “l’Istituto deve vivere in povertà”- Se è vero che parte del denaro è stata destinata ai poveri e alle missioni, restano 59 fabbricati, 17 terreni, 5 impianti fotovoltaici, 102 autovetture, più numerosi conti bancari: erano il patrimonio delle associazioni di laici e religiosi ostili al Commissariamento.

TESTIMONIANZA DI UNA RELIGIOSA MOLESTATA DAL BOIA DI FRIGENTO. “TUTTO QUESTO E’ VERO O FALSO? NON SI SOTTRAGGA AL PROCESSO, PADRE MANELLI”

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In foto: Tatuaggio prodotto da D. L. ex suora di padre Manelli per mascherare le marchiature a fuoco inflittegli nel “Colombaio” di Città di Castello (PG) sotto la spinta dell’ex superiora Francesca Perillo rifugiatasi in Inghilterra per fondare un nuovo raggruppamento religioso

 

“Ci palpeggiava il seno e le natiche, ci stringeva la vite e ci abbracciava, avvicinava le sue labbra alle nostre, metteva la nostra testa sulle sue ginocchia durante la confessione… Ammetto che eravamo tutte contente di questo, estasiate di essere oggetto delle sue attenzioni, giustificate in nome della sua santità che si manifestava misticamente attraverso espressioni erotiche di cui nemmeno la Bibbia è esente…”. Questa la testimonianza di una delle religiose vittime di padre Stefano Manelli, il boia di Frigento, pubblicata oggi dal sito “La verità sul commissariamento dei Francescani dell’Immacolata”.

 

Si tratta di una lettera aperta al religioso attualmente sottoposto per decisione di Papa Francesco ad un regime di rigida clausura. “Oggi – scrive la ex suora che ha trovato il coraggio di denunciare padre Manelli – vederla così ostinato e incapace di accettare un minimo di disciplina dopo aver preteso da noi persino la morte di una giovane vita, mi disgusta”.

“L’opinione pubblica sa che lei, Stefano Manelli, si è già sottratto ad un incontro presso il promotore di giustizia ecclesiastico e il giudice del Tribunale civile di Avellino lo scorso 22 dicembre? Vuole che il procedimento vada in prescrizione per decorsi termini e poi far credere all’opinione pubblica che il caso è chiuso’, che lei è innocente, che è stato ‘scagionato’ come scrivono i suoi nipotini? Crede che siamo tutte delle ingenue, tutte delle ignoranti, come quando ci ha tenute segregate in convento?”.

L’ex francescana dell’Immacolata elenca una serie di fatti, per poi chiedere a padre Manelli se “tutto questo è vero o falso” invitandolo – come ha già fatto questo giornale on line – a rinunciare alla prescrizione e a non sottrarsi alla giustizia.

“E’ vero – domanda la donna – Stefano Manelli che ci portava nella sua camera (all’interno della nostra clausura conventuale)  e ci tratteneva fino a notte fonda per motivi tutt’altro che religiosi? Le marchiature a fuoco sul petto, i patti di sangue dei quali andavamo fiere, le punture sulle dita per vergare col sangue la nostra offerta di obbedienza assoluta ai fondatori. La preferenza sul tipo di morte da martire di cui lei ci esaltava a modo di gioco: sbranata da leoni, bruciata viva, fatta a pezzi… Che le suore non fossero curate adeguatamente, che venissero isolate dal mondo, allontanate dai familiari, i nemici della vocazione, è vero o falso? Mi chiedo se oggi le suore lontane dall’Italia Centrale sanno o meno che c’è stato il terremoto. Come può la Chiesa nostra madre continuare a coprirla e a perpetuare impunemente questi abusi su delle consacrate?”

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Nella foto il giovane Manelli ancora Frate Minore Conventuale

“Manelli – rivela la sua ex adepta –  ha sempre mangiato cibi speciali, cucinati con cura, adottato un regime di vita personalizzato, fruito delle migliori cure e dei migliori specialisti medici, ha sempre viaggiato come, quando e dove voleva con una grossa berlina che cambiava ogni due anni e un autista personale. Noi soffrivamo la fame o dovevamo mangiare smisuratamente per sformarci, apparire più brutte; lei nel frattempo faceva quello che voleva…E’ poi iniziata la favola degli extraterrestri, degli asteroidi che dovevano cadere sulla terra, della Terza Guerra Mondiale termonucleare imminente, del grande buio, della grande carestia e ne forniva persino le date! Non ne ha azzeccata una, peggio dei Testimoni di Geova!”.

“Mi dispiace – conclude la vittima di padre Manelli – che tante persone in buona fede continuano ad andarle dietro, pendere dalle sue labbra, considerarla un oracolo e obbedirle più che al Papa… Cosa racconterà a San Pietro quando si ritroverà al Giudizio di Dio? Ha trascinato tante persone dietro le sue follie e si è lasciato trascinare a sua volta da chi era più esaltato di lei. Oggi sta invitando ad uscire dall’Istituto le mie consorelle per sottrarle all’obbedienza delle commissarie, sognare di creare una nuova corte in una chiesa dei sogni, delle fantasie, delle eresie”.

http://www.farodiroma.it/2017/02/11/la-testimonianza-religiosa-molestata-dal-boia-frigento-vero-falso-non-si-sottragga-al-processo-padre-manelli/

PROMEMORIA SUL BOIA DI FRIGENTO E I SUOI AMICI: Leggerlo prima di fare le spallucce davanti a certi manifesti

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http://www.farodiroma.it/2017/02/06/promemoria-sul-boia-frigento-suoi-amici-leggerlo-spallucce-davanti-certi-manifesti/

PAPA: QUANDO I FONDATORI SONO ABUSATORI E RESTAURAZIONISTI

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La pedofilia va combattuta nella Chiesa anche con la prevenzione. “Attenzione a ricevere in formazione candidati alla vita religiosa senza accertarsi bene della loro adeguata maturità affettiva. Per esempio: mai ricevere nella vita religiosa o in una diocesi candidati che sono stati respinti da un altro seminario o Istituto senza chiedere informazioni molto chiare e dettagliate sulle motivazioni dell’allontanamento”.

A lanciare questo monito è Papa Francesco che affronta anche il tema degli abusi sessuali compiuti da ecclesiastici nel colloquio con i 140 Superiori Generali di Ordini e Congregazioni religiose maschili, svoltosi il 25 novembre 2016 nell’Aula Paolo VI, trascritto e pubblicato da padre Antonio Spadaro sul numero 4mila della Civiltà Cattolica (anticipato in parte dal Corriere della Sera) per il numero 4000 della Civiltà Cattolica.

“Se sono coinvolti religiosi, è chiaro che è in azione la presenza del diavolo che rovina l’opera di Gesù tramite colui che doveva annunciare Gesù. Ma parliamoci chiaro: questa è una malattia. Se non siamo convinti che questa è una malattia, non si potrà risolvere bene il problema”, spiega Francesco che ricorda un dato molto inquietante “circa gli abusi sessuali: pare che su 4 persone che abusano, 2 siano state abusate a loro volta. Si semina l’abuso nel futuro: è devastante”.

“Personalmente – confida – ho molto a cuore il tema del discernimento. Il discernimento accomuna la questione della formazione dei giovani alla vita: di tutti i giovani, e in particolare, a maggior ragione, anche dei seminaristi e dei futuri pastori. Perché la formazione e l’accompagnamento al sacerdozio ha bisogno del discernimento. Al momento è uno dei problemi più grandi che abbiamo nella formazione sacerdotale. Nella formazione siamo abituati alle formule, ai bianchi e ai neri, ma non ai grigi della vita. E ciò che conta è la vita, non le formule. Dobbiamo crescere nel discernimento”.

Secondo Francesco, “la logica del bianco e nero può portare all’astrazione casuistica. Invece il discernimento è andare avanti nel grigio della vita secondo la volontà di Dio. E la volontà di Dio si cerca secondo la vera dottrina del Vangelo e non nel fissismo di una dottrina astratta”. Nella conversazione aperta tra Papa Francesco e i superiori generali degli istituti religiosi è affrontato il dramma della pedofilia all’interno di istituti, a partire da un dato di cronaca molto doloroso: i più promettenti tra i nuovi istituti, ad esempio i Legionari di Cristo e i Francescani dell’Immacolata, che il Papa non ha nominato esplicitamente, hanno visto i loro fondatori, padre Maciel e padre Manelli (nella foto), commissariati dal Vaticano a causa di numerosi abusi e altri reati da loro commessi.

“A volte – ha detto infatti il Papa – si scopre persino che dietro c’erano cose scandalose. Ci sono piccole fondazioni nuove che sono davvero buone e che fanno sul serio. Vedo che dietro queste buone fondazioni ci sono a volte anche gruppi di vescovi che accompagnano e garantiscono la loro crescita. Però ce ne sono altre che nascono non da un carisma dello Spirito Santo, ma da un carisma umano, da una persona carismatica che attira per le sue doti umane di fascinazione. Alcune sono, potrei dire, ‘restaurazioniste’: esse sembrano dare sicurezza e invece danno solo rigidità. Quando mi dicono che c’è una Congregazione che attira tante vocazioni, lo confesso, io mi preoccupo. Lo Spirito non funziona con la logica del successo umano: ha un altro modo. Ma mi dicono: ci sono tanti giovani decisi a tutto, che pregano tanto, che sono fedelissimi. E io mi dico: ‘Benissimo: vedremo se è il Signore!’. Alcuni poi sono pelagiani: vogliono tornare all’ascesi, fanno penitenze, sembrano soldati pronti a tutto per la difesa della fede e di buoni costumi? E poi scoppia lo scandalo del fondatore o della fondatrice. Noi sappiamo, vero? Lo stile di Gesù è un altro. Lo Spirito Santo ha fatto rumore il giorno della Pentecoste: era all’inizio. Ma di solito non fa tanto rumore, porta la croce. Lo Spirito Santo non è trionfalista”.

“Lo stile di Dio – ha concluso Francesco – è la croce che si porta avanti fino a che il Signore non dice ‘basta’. Il trionfalismo non va bene d’accordo con la vita consacrata. Dunque, non mettete la speranza nel fiorire improvviso e massiccio di questi Istituti. Cercate invece l’umile cammino di Gesù, quello della testimonianza evangelica. Benedetto XVI ce lo ha detto molto bene: la Chiesa non cresce per proselitismo, ma per attrazione”.

http://www.farodiroma.it/2017/02/09/papa-fondatori-abusatori-restaurazionisti/

IL MATTINO: MANELLI ESAUTORATO – MANIFESTI CONTRO IL PAPA

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DIETRO L’ATTACCO AL PAPA L’OMBRA DEI CONSERVATORI

Un evidente impasto di colla e astio verso l’operato di Papa Francesco scorre sotto i manifesti che hanno inondato Roma dalle prime ore di ieri mattina. «A France’, hai commissariato Congregazioni, rimosso sacerdoti, decapitato l’Ordine di Malta e i Francescani dell’Immacolata, ignorato Cardinali… ma n’do sta la tua misericordia?» è la scritta che campeggia sui poster anonimi affissi nelle bacheche della Capitale sormontate dalla sigla SPQR. Un attacco e uno scherno rivolti chiaramente al Pontefice, di cui si riporta un ritratto con un’espressione accigliata e lo sguardo da inquisitore. Comparsi a decine in tutta la città, e intorno alle mura vaticane, i manifesti hanno una chiara matrice antipapale.

Confezionati ad arte per contestare, in modo particolare, il commissariamento dell’Ordine dei Frati Francescani dell’Immacolata e l’esautorazione di Padre Stefano Manelli dal suo ruolo di guida dell’Istituto da lui fondato a Frigento. Le foto dei taglienti fogli di carta indirizzati a papa Bergoglio hanno fatto presto il giro della rete. A rincarare la dose avvelenata, che già trasudava virulenta dai manifesti, i commenti sui social network dei sostenitori di Padre Manelli e degli anti-bergogliani. C’è anche chi, con tracotante esultanza, si è offerto di foraggiare la battaglia contro il Santo Padre.

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Sul fronte opposto i tanti che, da sempre, appoggiano Papa Francesco. Fedeli, ma non solo. Messaggi di vicinanza e affetto sono arrivati da parte di vaticanisti e più semplici osservatori. Gli oppositori di Manelli hanno, da parte loro, condannato con forza la vile rappresaglia affidata ad anonimi stracci di carta. C’è chi ricorda la vicinanza del Pontefice ai Frati dell’Immacolata, a cui nel 2014 diede un immobile per lo studentato in zona Tiburtina dopo lo sfratto dalla struttura di Boccea ad opera dell’associazione «Missione del Cuore Immacolato», la compagine finita sotto inchiesta per falso ideologico insieme all’associazione «Missione dell’Immacolata» di Frigento. I manifesti pro-Manelli arrivano alla scadenza dell’ultimatum dato al frate 83enne dalla Congregazione per gli Istituti di vita consacrata.

«Si fa obbligo a Padre Manelli di rimettere entro il limite di 15 giorni dalla consegna del presente decreto il patrimonio economico gestito dalle associazioni civili e ogni altra somma a sua disposizione nella piena disponibilità dei singoli istituti» è quanto riportato nel documento concordato in udienza con il Pontefice. Chi è stato il committente dei manifesti attaccati con colla e avversione anti-papale? Di chi la paternità dell’azione? C’è l’appoggio finanziario di qualche cardinale declassato? Mentre è scattata la caccia all’autore, riconducibile agli ambienti conservatori che sempre più manifestano la loro opposizione al magistero del Sommo Pontefice, c’è chi intanto ha assimilato il gesto alle cosiddette «pasquinate», ossia i biglietti satirici che i romani scontenti appendevano a Pasquino, la statua mutilata presso piazza Navona, per esprimere il loro dissenso.

Loredana Zarrella

Il Mattino ed Avellino, 5 febbraio 2017

MANELLI DEVE RESTITUIRE 30 MILIONI ALLA CHIESA

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Loredana Zarrella

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Frigento. Nel convento di Albenga, dove ora risiede, ad oltre 800 chilometri di distanza da Frigento, Padre Manelli stringe tra le mani un nuovo documento, articolato in vari punti, tra cui l’intimazione di restituire tutti i beni alla Santa Sede.

È un decreto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata, firmato dal prefetto João Braz de Aviz, che gli è stato consegnato a mano direttamente dai commissari dell’Istituto dei Francescani dell’Immacolata, il salesiano don Sabino Ardito, per il ramo maschile, e Suor Noris Adriana Calzavara, per il ramo femminile.

È una carta riservata, non di pubblico dominio, di cui Il Mattino è venuto a conoscenza attraverso fonti attendibili. Indiscrezioni che trapelano tracciando nuovi capitoli nella storia della Congregazione fondata a Frigento da Padre Stefano Maria Manelli.

Sarebbero quindici i giorni di tempo entro cui il frate 83enne dovrebbe far restituire tutto alla Santa Sede.

Si tratta dei beni delle associazioni Missione dell’Immacolata di Frigento e della Missione del Cuore Immacolato di Benevento, per cui si è aperto un contenzioso anche presso il Tribunale di Avellino. Sotto accusa la sottrazione di beni ecclesiastici all’Istituto dei frati e delle suore dal saio grigio-celeste.

Beni mobili e immobili, per 30 milioni, sotto i riflettori delle Fiamme Gialle. In discussione il cambiamento di gestione del patrimonio, in un primo momento amministrato solo da religiosi, secondo la stessa volontà del frate fondatore.

Padre Manelli avrebbe poi fatto entrare laici di sua fiducia e familiari nel governo di questi averi, procurando un danno all’Istituto ormai commissariato. Nel decreto ingiuntivo consegnato a Manelli anche il divieto di confessare le suore e la richiesta di non fare ostruzionismo alle azioni del commissariamento.

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Per tre anni sarebbe stato posto, inoltre, il blocco dell’ammissione di nuove vocazioni alle suore per impreparazione delle formatrici.

L’indiscrezione sul nuovo documento giunto nella città ligure direttamente dal Vaticano viene rafforzata da quanto affermato da Marco Tosatti sul suo blog «Stilum Curiae» circa la volontà della Congregazione di chiudere a breve la questione legata ai Frati Francescani dell’Immacolata.

Dopo il ricorso alla Segnatura Apostolica, da parte di alcune suore contro il commissariamento- ricorso che aveva depotenziato l’autorità della commissaria e delle sue collaboratrici – adesso si profila una riformulazione del decreto di commissariamento a firma del Santo Padre stesso in modo che il provvedimento risulti inappellabile, come fu per i frati nel 2013.

Troppe, evidentemente, le inosservanze delle Superiori durante questo periodo di ricorso.

Le stesse Suore Superiori che molte ex suore hanno accusato di abuso di potere, con cui le sottoponevano ai marchi a fuoco, a penitenze disumane, a umiliazioni, costringendole all’idolatria del padre fondatore fino a un voto segreto di fedeltà, in alcuni casi vergato a sangue, abolito da Papa Francesco solo lo scorso anno.

Il Mattino, ed. Avellino 1/02/2017