La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

Home » Posts tagged 'Francescani dell’Immacolata'

Tag Archives: Francescani dell’Immacolata

Annunci

UNA ‘VEGGENTE’ SI PRONUNCIA SUL CASO MANELLI

 

Mentre due domeniche fa mi trovavo all’ospedale della Misericordia di Albenga, mi è venuta a trovare una cara signora, un’anima di Dio alla quale attribuiscono doni particolari.

Mi ha fatto molto piacere la sua presenza di cortesia e la sua preghiera di guarigione con l’annuncio della mia uscita avvenuta di fatto dopo pochi giorni.

Conosce bene quella che è la mia sensibilità religiosa ma anche la mia preoccupazione di fronte ai falsi profeti e alle tante anomalie che esistono nella Chiesa.

Il governo di Mons. Oliveri in diocesi è stato a dir poco scandaloso benché qualche fanatico lo tacciasse di santo.

Mi infastidisce inoltre la presenza in città di quei preti con il colletto romano castigato, talare tutto punto e scarpino lindo e pinto con saturno e tricorno al capo impomatato.

Sembrano usciti dalla macchina del tempo o da qualche gay pride.

Marta (nome di fantasia ndr) mi ha rivelato anche di essere rimasta sorpresa del cattivo odore che ha sentito avvicinandosi al santuario di Pontelungo.

Conosce bene la mia storia e sa quanto disprezzi – anche per vicende personali – il religioso che lo occupa insieme ai suoi fedelissimi.

Si tratta naturalmente di  P. Stefano Maria Manelli, fondatore dei Francescani dell’Immacolata, deposto dal suo governo venticinquennale attraverso un regime commissariale voluto personalmente dal grande Papa Francesco.

Marta è un’anima particolare che il Signore ha dotato di ciò che comunemente definiremmo doni mistici.

Vive un profilo basso e con discrezione affronta il suo combattimento quotidiano con una malattia ultradecennale e incomprensibile.

Marta mi ha detto che non aveva mai avvertito prima di allora il puzzo nauseabondo segno per lei eloquente di presenza e attività diabolica nell’impostura e copertura di un santuario mariano.

L’ho pregata di farmi sapere dippiù e dopo essersi immersa nella preghiera la risposta non si è lasciata attendere dopo tre interminabili giorni.

Mi ha detto che Padre Manelli è un membro malato della Chiesa così orgoglioso da non riconoscere la sua malattia e i danni irreparabili che sta provocando a molte anime.

La giustizia divina è stata solo fermata dalla preghiera e dalla buona fede di alcune persone pie che pregano per lui ma la sua condotta è da Inferno se non ci sarà un ravvedimento.

Ha visto l’anima del Manelli priva di luce fornendomi orribili immagini che non riesco a ripetere. Piangeva durante il suo racconto e mi chiedeva se anche io sentissi un tanfo di terra marcia, di cimitero…

Continuava col dirmi che per colpa del Manelli tante anime stanno soffrendo e che il Papa attuale ha ricevuto e riceverà disprezzi per colpa sua.

La Madonna non è contenta di questo.

Marta mi ha detto che padre Manelli è un uomo pieno di odio che celebra indegnamente l’Eucarestia.

E’ anche pieno di orgoglio e di amor proprio e usa i beni materiali, i soldi, l’adulazione, il ricatto, la menzogna fino alla calunnia per accrescere il suo consenso.

Non riesce infatti a vivere senza poter comandare su qualcuno, senza sentirsi attenzionato ed essere indicato come il migliore.

Vive in un eterno passato ideale e immaginario convinto che sia l’erede di P. Pio, ma in realtà è stato già ripudiato come figlio degenerato e impostore.

Secondo la visione di Marta è come un terribile mostro a sette teste, i sette vizi capitali che possiede tutti, ostaggio del suo ego.

E’ diventato strumento del demonio per la divisione che ha prodotto nella sua famiglia religiosa e per i danni irreparabili ai laici.

Ha distrutto la vita a tanti giovani, uomini e donne e ha rovinato tante famiglie per la brama di piegarli al suo volere capriccioso, sotto le mentite spoglie di una santità oracolare.

Marta con decisione e fermezza ha detto che il Signore lo manterrà in vita per altri (…n…) anni, il tempo della sua conversione e che ci sarà presto una purificazione per lui e per chi lo sostiene.

Terribili sciagure si abbatteranno sulla sua famiglia e sui genitori ci sarà la sconfessione della Chiesa circa la loro presunta santità.

Si scoprirà che fu tutta una montatura in vista di creare prestigio e conseguente indotto finanziario per la posterità dei Manelli.

Di p. Stefano Manelli non resterà traccia su traccia, i suoi fedeli laici lo abbandoneranno, altri si disperderanno ed altri ancora avranno problemi con la giustizia terrena e con quella divina.

Quanto agli Istituti religiosi da lui fondati, le suore non esisteranno più mentre i frati saranno praticamente un nuovo istituto religioso che porterà per quindici anni il marchio della onta del fondatore prima di pacificarsi con la sua storia e produrre al suo interno anche figure di eminente santità.

C’è poi un secondo fondatore – diceva Marta – che vivrà e morirà condannato dal rimorso di non aver collaborato con la Chiesa e aver rinunciato ad assumere una posizione di salvataggio degli Istituti religiosi.

Non avrà il coraggio di dirlo apertamente, ma la coscienza – oltre che la storia –  glielo rimprovererà per sempre.

Le associazioni di fedeli, uomini e donne, che si riconoscono in Manelli, fra cinque anni saranno bandite dalla Chiesa e i loro componenti dispersi addirittura fuori dalla Chiesa Cattolica.

Ci saranno molti scandali nel loro interno e alcune donne diventeranno folli mentre altre saranno esposte per opera del demonio al pubblico ludibrio.

Padre Manelli fino alla morte continuerà ad incitare alla resistenza fornendo date profetiche sulla fine del mondo, la morte di Papa Francesco, interpretazioni personali sul Terzo Segreto di Fatima, dichiarazioni sul controllo della Massoneria sulla Chiesa, elezione divina e salvezza esclusiva per il suo raggruppamento di fedelissimi uomini e donne.

Solo sul letto di morte chiederà perdono per viltà e otterrà la salvezza, ma non la santità.

Prendo questo racconto – che ho cercato di riprodurre il più fedelmente possibile – con beneficio d’inventario, ma dalla fiducia che ho in Marta, dalla sicurezza e dalla maniera disinteressata con la quale parlava, dalla sua vita integra nella sobrietà e nella devozione al Signore, le sue dichiarazioni sono degne di fiducia e se da un lato mi confermano nel negativo giudizio sulla vicenda Manelli, da un altro lato al posto dei protagonisti della vicenda e di chi li sostiene, non dormirei sonni tranquilli.

M.L.C.

Annunci

L’ENZIMA MANELLI. UN POSTGIUDIZIO SULLA PERSONA E I FATTI

Stefano Manelli è stato sempre un alchimista del politically correct ecclesiale.

Ha cercato di cavalcare tutte le opportunità che gli venivano presentate per ingrossare le fila delle sue risorse umane e finanziarie.

Aveva presentato a suore e frati un ideale di vita religiosa altissimo, che per primo non osservava, affinché avesse uomini e donne alla sua incondizionata sequela e militare obbedienza.

Aveva creato un sistema di chiusura alle diocesi e alle altre istituzioni religiose per evitare il confronto e far credere che la sua idea di convento era la migliore in un mondo e in una Chiesa sotto attacco di massoni, eretici, terroristi…

Quando qualcuna sollevava dubbi, sentenziava delle profezie con tanto di scadenza, magari trimestrale, nella speranza che novanta giorni gli sarebbero bastati per rovesciare gli oppositori con le solite manovre della corruzione presso ecclesiastici e magistrati.

Nel frattempo, secondo lui, era sempre possibile che il Papa decedesse e che, sempre secondo lui, gli avrebbe succeduto uno dei suoi candidati preferiti grazie al potere che il Manelli aveva persino sullo Spirito Santo essendosi fatto autoproclamare e chiamare il “Padre Comune”.

Quando nel 2007 iniziò la spinta restaurazionistica in opposizione al Vaticano II il Manelli se ne fece grande promotore.

Nel 2009 organizzò prima un convegno a un passo dal Vaticano sotto l’egida dottrinale del fu Brunero Gherardini e successivamente montò i carrozzoni del circo dei chierici più menestrelli che ministranti del rito “Tridentino”.

Gli sembrava di volare grazie alle vocazioni tradizionaliste che entravano in convento “a frotte” (quattro o cinque all’anno) ma che erano persone psichiatricamente e psicologicamente disturbate come più tardi i fatti rivelarono.

Si trattava di ragazzi provenienti da famiglie già condizionate e settorializzate da un punto di vista ecclesiale su posizioni lefebvriane di fatto o giovani impegnati politicamente che vedevano in una “certa sensibilità di chiesa” una contiguità con i loro ideologismi secolari.

Manelli era contento soprattutto per il fatto che si trattasse di europei, dei bianchi, avendo sempre disprezzato asiatici e africani eugenista com’era da un punto di vista ecclesiale.

In queste vocazioni non c’era la ricerca di Cristo e “dell’Immacolata”, ma la ricerca di un nemico da abbattere: la Chiesa.

In un’epoca di secolarismo che non stava risparmiando neanche gli uomini di Chiesa, questi giovani credevano di aver trovato una compagine di puri dove mostrare i muscoli in una purità morale e una forza dottrinale che nessuna entità nella Chiesa aveva posseduto fino a quel momento.

In altre occasioni e situazioni il Manelli condizionava i genitori, persone spesso mediocri e frustrate, sicuro che con la loro educazione da lui eterodiretta, avrebbero indotto i loro figli, ancor prima del raggiungimento della maggiore età, ad entrare nei suoi conventi di suore e frati.

Una volta entrati in convento i figli, avrebbe maggiormente legato a sé questi genitori riuscendosi ad accaparrare successivamente con più facilità l’eredità (materiale) loro spettante. Tutto giustificato per “la causa dell’Immacolata”.

Queste (pseudo) vocazioni avevano capito molto poco del cristianesimo e ancora meno di discernimento combattimento spirituale confondendo la vita religiosa con una sorta di lotta di classe all’interno di fazioni inesistenti nel Corpo Mistico.

Uno dopo l’altro questi giovani uscirono dal seminario convinti dalle parole del Manelli che avrebbero dovuto “salvare il mondo e la Chiesa in preda a un Papa eretico e alla vicina fine del mondo”.

Era l’unico espediente per coalizzare degli sprovveduti ed avere guadagno di causa nel mantenimento di una sorta di corte anacronistica e grottesca senza nessuna incidenza sul piano religioso e sociale fatta di pseudoasceti ipocriti che alla prima occasione, come dimostrarono, si rendevano oggetto di scandali pubblici che andavano dalla debolezza della carne alla concupiscenza degli occhi fino alla superbia della vita.

In occasione del quinto anniversario dell’elezione al soglio pontificale di Papa Francesco, non poteva mancare l’attacco alla sua persona da parte del solito club della mano morta.

“Mano” perché i leader si contano sulle dita di una sola mano, “morta” perché sono delle persone avulse dalla linfa vitale della Comunione dei Santi e della società; “mano morta” perché almeno il Manelli (nomen omen) il vizietto ce l’aveva secondo le numerose testimonianze di religiose ed ex religiose oggetto dell’attenzione dei suoi polpastrelli.

Manelli è stato nella storia della Chiesa come un enzima.

Come un catalizzatore biologico ha accelerato quella scomposizione sociale e politica già in corso di un mondo che con l’attuale pontificato è sconfitto e sta scomparendo: il perennalismo.

Non cessano le pubblicazioni contro Papa Francesco come gli scritti del commentatore americano Philip Lawler che passa dal  saggio “A call to serve” (una chiamata a servire) del 2013 al libello “Lost Shepherd” (pastore perso) del 2018.

Per il cambio di visione su Papa Francesco non sapremmo se definirlo un “mutante” o uno scrittore “in mutande” come i nostrani Tosatti e Socci per citarne solo due; gli altri sono ancor più insignificanti.

In mutande perché succede che tanti giornalisti risentano degli effetti della crisi e non disdegnino, anzi ricerchino le prebende del partito dell’opposizione ecclesiale con la sua potenza finanziaria.

Il Cardinale amerikano  Raymond Burke avrebbe tante cose da raccontarci.

E’ significativo come il mondo tradizionalista stia oggi attaccando il Papa anche sulla pulizia che sta operando nello IOR, panacea di traffici e lavatrice di denaro di cui anche il Manelli e i suoi uomini e soprattutto donne (la fuoriuscita Suor Consiglia al secolo Carmela De Luca) ne hanno abbondantemente fruito.

I reiterati e crescenti attacchi al Papa di padre Paolo Siano stanziato e sedentarizzato a Ferrara, provano la sconfitta ideologica del Manelli e della sua linea.

Ha sbagliato alleati, ha sbagliato forma di governo, ha stravolto un carisma, ha fallito.

Quelli del Siano sono scritti disperati, una sorta di appelli, grida di aiuto nei quali cerca di compattare i superstiti.

Pontifica sul Papa, parla a nome dell’Istituto, bacchetta tutti come un oracolo greco.

Non si rende conto della sofferenza che arreca a chi ama la Chiesa; non si rende conto dell’offesa che arreca alle vittime suore del Manelli e ai frati che hanno obbedito all’autorità.

Accusa coloro che vogliono sdoganarsi dal settarismo manelliano di professare l’infallibilismo bergogliano ma non si rende conto che in realtà sta dichiarando lui per se stesso e per chi la pensa come lui, che Stefano Manelli sia infallibile.

Con il primo lustro del pontificato di Bergoglio si sta chiudendo nella storia della Chiesa un’epoca tumultuosa, fatta del non riconoscimento della Provvidenza di Dio nella storia, in pratica un’eresia professata dai presunti (e presuntosi) “guardiani della fede” come Manelli e i suoi seguaci.

PAOLO SIANO “IL SIGNOR CENSORE”

In un misto di accuse, sofismi e paranoie, Stefano Manelli delega nuovamente il suo dissenso anti-bergogliano a una delle sue “vittime”.

Fra’ Paolo Siano, salernitano classe ‘70, incardinato a Ferrara,  si sfoga nuovamente su un blog tradipolemista denominato “Corrispondenza Romana”. E’ intanto ripreso da “Chiesa e Postconcilio” e da “Il Giornale” di Berlusconi in un infelice copia e incolla che potrebbe continuare all’interno degli stessi circoli da cinquanta lettori.

Grazie a Dio la facoltà di esprimersi da “libero pensatore” è la novità del regime commissariale.

Non si comprende perché il Siano contesti quindi i suoi superiori diretti e le autorità vaticane visto che  sotto il ventecinquennale ininterrotto governo di Stefano Manelli venivano violati i diritti fondamentali della persona.

Tranne che per la nomenklatura al resto della truppa di frati e di suore veniva aperta la corrispondenza privata, vietata la posta elettronica, l’uso personale del telefono cellulare.

Un frate mi ha detto che oggi il Manelli dispone di ben cinque diversi telefonini la cui scheda sim è intestata a parenti, amici e benefattori per ovviare, mi dicono, ad attività di spionaggio nei suoi confronti. E’ un fantasy!

Chissà quale segreto vaticano nasconda o quale omicidio (avvelenamento?) stia pianificando…

Per l’uso del cellulare, anzi dei cellulari, Manelli però non deve ringraziare il Commissario poiché da sempre la legge lui non l’ha mai seguita ed eseguita.

Oggi il fuorilegge Manelli incoraggia alla resistenza i suoi partigiani contro il nemico comune: la Chiesa. Da novello Voltaire grida rabbioso: “Ecrasez l’infame”!

Non tutti sanno che durante L’Ancien Regime manelliano era proprio il Siano ad esercitare il ruolo di “signor censore” dei Francescani dell’Immacolata, vigile ad eventuali “eresie” che riusciva a trovare dappertutto da far invidia a Tomas de Torquemada!

Avrebbe mandato tutti al rogo se non l’avesse trattenuto lo scrupolo – malattia spirituale di cui era afflitto – di concorso in omicidio.

Durante il suo insegnamento allo STIM, cioè lo studio interno che il Manelli aveva inventato per far diventare preti anche quelli con la terza media, ridevo a crepapelle per la sua ignoranza. Nemmeno ancora laureato in storia si improvvisava professore di filosofia. Un mito!

Era uno spasso sentirlo commentare il “pensiero debole” senza aver mai letto un rigo su Heidegger, Vattimo e Severino. In realtà la sua era la semplice lettura del libro di Battista Mondin.

Negli anni è maturato alzando la posta e la pretesa. Non più fraticelli da condannare ma il Papa da censurare!

Lui stesso scrive: “… sarebbe interessante sondare la posizione dei frati e vertici dei FI (i Commissari e CIVCSVA ndr)dinanzi al caso della Comunione concessa ai divorziati risposati che vivono “more uxorio”.

E’ fiero inoltre di affermare che “condivide invece i “dubia” dei 4 (ora 2) Cardinali e di tanti altri Pastori e sacerdoti più o meno noti (come lui ndr)”.

Durante le sue lezioni era uno spasso sentirlo parlare di Massoneria, la sua fissa di sempre.

Era così coraggioso e intrepido che anche in estate ci faceva chiudere porte e finestre (nella campagna!) affinché nessuno lo sentisse.

Una voce davvero coraggiosa.

Un cuor di leone o un pezzo di coglione ?

Da buon kapò di un tempo, nell’anniversario delle “Leggi Razziali” di Mussolini e del “Giorno della Memoria” ricorda, oltre alle sue origini ebree (Siano…) il sesto anniversario dell’incontro tra l’allora Consiglio Generale FI da un lato, e dall’altro 5 frati (due americani e tre italiani) contestatori della persona e del governo di padre Stefano Manelli, fondatore e Ministro generale.

Ero già uscito dall’Istituto benché la mia posizione canonica è stata solo più tardi regolarizzata, ma per l’amicizia che ho con tanti bravi ex confratelli, da subito ho saputo dettagli importanti sulla faccenda.

Le cose già alla fine degli anni Novanta, cioè dopo il riconoscimento pontificio, NON andavano bene nell’Istituto.

Diversamente ci sarei rimasto!

Nel 2002 avrebbe dovuto il Manelli cedere lo scettro al Pellettieri, ma dichiarando falsamente alla CIVCSVA di essere stato eletto all’unanimità conservò il potere per altri undici anni.

I cinque frati contestatori di cui parla il Siano, adottando il Lagersprache, erano membri autorevoli dei Frati Minori Conventuali prima e dell’Istituto dei Francescani dell’Immacolata poi: ex Definitori Provinciali, Consiglieri Generali, Segretari Generali, Docenti Universitari, Chierici Episcopabili, Scrittori, Rettori, Parroci, Missionari… grandi lavoratori e figli devoti della Chiesa. Altro che Manelli e Siano messi insieme!

Avevano semplicemente chiesto di parlare con il loro Superiore e con il Consiglio Generale.

Quel giorno, il 21 Gennaio 2012, Stefano Manelli non si presentò, vile come sempre e incapace come sempre di dialettizzare e fornire spiegazioni alle sue follie decisionali.

Oltre al ragionier Siano, la versione fantozziana dell’Istituto, invitò invece dei giovani frati come il geometra Lanzetta e il nerd Gianlorenzo Polis per insultare dei religiosi più anziani, degni e rispettabili.

Anziché un confronto pacato e costruttivo, i cinque frati che avevano servito l’Istituto per venticinque anni e il Manelli dagli anni Settanta, si videro snobbati e disprezzati da rozzi post adolescenti.

Mi hanno raccontato che il trentenne Lanzetta bacchettò addirittura P. Pierdamiano Fehlner più che ottantenne e lo fece leggendo (anche male) un testo preconfezionato forse dal Manelli in persona.

Che uomo e che teologo ha fornito alla Chiesa e alla società la terra dei pomodori San Marzano! Una mutazione genetica!

Il Siano parla di veemenza di accuse velenose contro il fondatore senza però citarne una, forse per timore di rivelare la verità.

Uno dei cinque frati disprezzati dal Siano chiese le dimissioni di Stefano Manelli, cosa che avrebbe salvato l’Istituto da sicura deriva prima e dal commissariamento poi.

Gli oligarchi naturalmente si stracciarono le vesti perché sapevano che in un governo secondo la Chiesa, fatto di meritocrazia, turnazione di responsabilità e considerazione delle competenze, non avrebbero avuto più posto e … poltrona.

Perché il Siano non si chiede cosa sarebbe successo se il Manelli avesse umilmente accolto i suoi fedeli servitori, ascoltato le loro ragioni, seguito i loro consigli?

Avrebbe salvato l’Istituto!

Pochi giorni dopo due dei “contestatori” andarono a Casalucense a trovare il Manelli che non li lasciò nemmeno parlare dicendo a modo di mantra buddista: “Lo vuole il Papa, lo vuole il Papa, lo vuole il Papa, lo vuole il Papa…”.

Voleva il Papa cosa? La sua follia?

Quando i frati gli dissero che se non li avesse nemmeno ascoltati avrebbero fatto ricorso a un’autorità superiore, il Manelli rispose: “Fate, fate”!

Ci fu visita canonica prima e commissariamento poi. Quello sì che lo ha voluto il Papa!

Il Siano dice che contro il Manelli vennero mosse delle accuse inviate al Vaticano.

L’onestà intellettuale e la storia avrebbero dovuto fargli dire che fu lui invece a presentare contro i cinque frati un corposo dossier alla CIVCSVA sotto l’allora segretario Mons. Tobin.

Poiché il prelato della Congregazione per i religiosi non era un simpatizzante del Manelli, con l’aiuto del Card. Raymond Burke che all’epoca era consultore nelle nomine dei vescovi, Mons. Tobin venne rispedito negli USA a fare il vescovo di Bloomington dove il Manelli sperava di fare la “riserva indiana”, nello stato dell’Indiana, dei suoi frati contestatori.

Non è così?

Più tardi con la nomina di Mons. Carballo a successore di Tobin ci fu l’assalto alla baionetta di Manelli, Pellettieri e Apollonio che andarono a trovarlo alla nostra curia Generalizia di via Mediatrice a Roma per poi inviargli a Compostela, durante la sua consacrazione episcopale, un bel Rolex dalle venerate mani di un monsignore amico del Manelli, di Apollonio e del Lanzetta che all’epoca occupava incarichi apicali nel Governatorato Vaticano. Lo dicono gli stessi interessati!

Il Siano attacca Papa Francesco ma dimentica che la visita canonica fu effettuata sotto Papa Benedetto XVI e che solo la sua rinuncia (altro che Manelli!) ritardò il commissariamento al quale peraltro un Carballo novellino si mostrava all’epoca tentennante, specie quando guardava l’orario.

Sorprende che il Siano metta tra virgolette una sua ricostruzione personale. Ecco la perla: “In quell’incontro del 21-1-2012, quei tre frati italiani ci dissero, in sostanza, così (sono testimone): «Se non togliete il latino dal Seminario [di allora, Seminario Teologico dell’Immacolata Mediatrice – STIMvi denunciamo in Congregazione [CIVCSVA] dove sapete che ci sono «modernisti» [o «progressisti»] che vi faranno commissariare»”.

Dispiace ancora una volta la disonestà intellettuale del Siano perché avrebbe dovuto specificare che i “frati contestatori” mettevano in discussione l’uso esclusivo del latino in seminario secondo l’usus antiquior: Breviario e S. Messa.

Il nipote Rettore del Manelli voleva inoltre sbattere fuori dall’Istituto un bravo frate dell’Alto Adige che diceva di non poterne più del latino.

Il Cardinale Velasio De Paolis di venerata memoria raccontò a un mio confratello di aver consigliato vivamente al luogotenente del Manelli, il già citato fra Alessandro Apollonio, di soprassedere all’azione persecutoria verso i cinque frati e pro bono pacis mettere da parte la liturgia tridentina fino a un chiarimento interno, magari al nuovo Capitolo Generale osservando nel frattempo la ricezione del Motu Proprio nella Chiesa Universale.

Fu voce nel deserto.

Il Manelli ascoltava solo la voce di Marcella Perillo, all’epoca Suor Maria Francesca Perillo, della quale conosceva ogni centimetro… Pur di tenerla in Istituto assecondò ogni capriccio.

Il Siano accusa la Chiesa (sic) di snaturare il carisma FI ma dimentica come il Manelli, indotto dalla Perillo, stesse trasformando i Francescani dell’Immacolata in monaci pseudobenedettini sotto Ecclesia Dei. Un obbrobrio canonico e pneumatologico.

Raggiunge poi il ridicolo il Siano quando contesta l’assenza di citazioni sui fondatori all’interno del Calendario FI 2018.

Non si rende conto purtroppo che i frati si vergognano dei loro Fondatori, proprio come i Legionari di Cristo.

Manelli e Pellettieri avrebbero potuto risolvere meglio la questione. Sarebbe bastato obbedire alla Chiesa anziché creare una guerra civile. Da fondatori sono diventati sfondatori.

Il Pellettieri ha peccato di ignavia e di omissione, succube come sempre del Manelli, ma anche di se stesso alla fine. Mi hanno riferito che anche lui era sempre schiaffato dalle suore e cenava con loro.

Tutte mancanze affettive di persone entrate in seminario a nove anni…

Il Manelli ha ingaggiato una battaglia da assatanato che porterà se stesso e i suoi seguaci, uomini e donne, all’autodistruzione.

Il Siano si preoccupa della sua sorte.

Se vuole lo faccio entrare dai Frati Minori, che ho trovato più spirituali e francescani di tanti miei “santi” ex confratelli.

Paolo, anche alla luce del suo linguaggio un tempo inconcepibile, non capisce che deve oramai preoccuparsi di rimanere all’interno della Chiesa.

Parla di riprogrammazione dell’Istituto, non si capisce in che cosa e da chi, citando Rahner e Gutierrez di cui non ha mai letto un libro.

Qualcuno ha forse dogmatizzato questi due autori per la formazione dei Francescani dell’Immacolata? Ne ha imposto la linea dottrinale? Davvero non capiamo…

Non si rende conto Paolo che di tutto questo e delle sue rivendicazioni, elucubrazioni, mistificazioni, teorie del complotto… nessuno se ne frega niente?

Fra Paolo Siano accusa infine i commissari di aver riformulato o manipolato a tavolino il carisma, la storia, la formazione, il pensiero e la coscienza dell’Istituto.

Da buon storico, se lo è, ha mai pensato il Siano ai fondatori dei Cappuccini? Come mai non vengono mai citati e benché nati tre secoli dopo S. Francesco si riconducono direttamente a lui?

Non caddero forse anche quei fondatori nell’eresia accusando arrogantemente la Chiesa?

Non ha forse l’Ordine Cappuccino continuato la sua storia e prodotto innumerevoli santi – P. Pio compreso – a dispetto delle infedeltà dei fondatori?

Intanto proprio il Siano è la prova di come ognuno oggi sia libero anche di dissentire.

Prima c’era la dittatura del pensiero unico: quello del Manelli, il clonatore.

Paolo gioca a fare il tuttologo come ogni superbo.

Il Siano non capisce abbastanza di Diritto Canonico e Teologia della Vita Religiosa. La sua specializzazione è solo sulla Storia Ecclesiastica.

Dice che il Voto Mariano era un voto costitutivo?

Un voto specifico non può essere costitutivo poiché ciò che rende il religioso tale è la professione stabile dei tre consigli evangelici.

Quarto Voto è la denominazione che San Massimiliano dette al voto di Consacrazione illimitata all’Immacolata e Quarto Voto è quanto ha sempre affermato lo stesso Stefano Manelli alla nascita dell’Istituto fino a quando una religiosa – che poi lui stesso indusse ad uscire – preparò una tesi sul Voto Mariano per forzare la mano.

Paolo dimentica che anche la Traccia Mariana di Vita Francescana è sparita dalla formulazione dei Voti in quanto è un testo spirituale e non può avere applicabilità giuridica, come bene dicevano i Frati Minori Conventuali, traditi dal transfugo Manelli, dopo che si era però fregato dalla Provincia di Napoli quanto poteva.

La storia si ripete con la differenza che i tre miliardi di lire di allora sono diventati i trenta milioni di euro di oggi, vero fra Paolo Siano?

Il lupo (Manelli) perde il pelo ma non il vizio.

Si parla di settecentomila euro erogati all’avvocato!

Solo di parcella?

Serve per comprare chi? Ecclesiastici, Magistrati…?

Ah! Manelli! Manelli!

Ti dedico caro fra Paolo questa bella canzone nella quale nel soggetto ironizzato da Edoardo Bennato riconoscerai te stesso:

Signor Censore che fai lezioni di morale.
Tu che hai l’appalto per separare il bene e il male,
sei tu che dici quello che si deve e non si deve dire.

Signor Censore nessuno ormai ti fermerà,
e tu cancelli in nome della libertà
la tua crociata per il bene dell’Umanità. Ah!

Signor Censore da chi ricevi le istruzioni (Manelli ndr.)
per compilare gli elenchi dei cattivi e buoni?
Lo so è un segreto, Io so che non me lo puoi dire.

Signor Censore, Signor Censore,
Signor Censore, Signor Censore,
sei tu che dici quello che si deve e non si deve dire. Ah!

 

Ha! Ha ! Ha ! Ha!

Alla fine anche le tue, caro fra Paolo, sono solo canzonette.

S.P.

Il Gip respinge la riapertura delle indagini sulla morte di padre Volpi. Ingiustizia è fatta (di Mario Castellano)

Ieri, 2 novembre, il defunto Padre Fidenzio Volpi non è stato certamente commemorato come avrebbe meritato per la sua santa vita di religioso, morto nel servizio alla Chiesa ed alla Persona del Santo Padre: il Giudice per le indagini Preliminari, Dottor Fabrizio Gentili, ha infatti respinto l’impugnazione da parte della Signora Loredana Volpi, nipote del Religioso, dell’istanza di archiviazione proposta dal Sostituto Procuratore, Dottor Attilio Pisani, riguardante le possibili responsabilità penali.
Questa decisione, su cui ci permettiamo, pur nel rispetto delle prerogative dell’Autorità Giudiziaria, di esprimere alcune valutazioni critiche, non chiude le vicende giudiziarie legate alla situazione in cui versa l’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata: nei procedimenti ancora in corso potrebbero infatti emergere elementi tali da determinare una riapertura delle indagini sulla morte del Commissario Apostolico.
In primo luogo, è in corso il processo per lesioni a carico dell’uomo che ai primi di quest’anno, dopo essere penetrato nella Basilica di santa Maria Maggiore, luogo tutelato dalla condizione di extraterritorialità in base al Trattato del 1929 tra l’Italia e la Santa Sede, ha tentato di sgozzare – per fortuna senza riuscirvi, ma riducendolo comunque quasi in fin di vita – Padre Angelo Maria Gaeta. Sulla personalità dell’attentatore occorrerà che i Giudici facciano piena luce, così come sui moventi del suo gesto criminale e sacrilego.

Non si deve dimenticare che Padre Gaeta aveva reso testimonianza, poco prima di essere aggredito, nel processo in corso presso il Tribunale Penale di Avellino a carico di Padre Stefano Maria Manelli, già Superiore Generale dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata e dei suoi ex Economi Padre Pietro Maria Luongo e Padre Bernardino Maria Abate, tutti e tre accusati di truffa aggravata (reato in seguito derubricato) e di falso ideologico per una vicenda connessa con la morte di Padre Fidenzio Volpi.
Poco dopo la nomina di quest’ultimo Religioso alla carica di Commissario Apostolico dell’Istituto, decisa dall’attuale Pontefice in considerazione delle risultanze acquisite dal Visitatore Apostolico inviato dall’anteriore Pontefice Benedetto XVI, gli Statuti delle due persone giuridiche di Diritto Privato cui era ed è tuttora attribuita la proprietà dei beni riferiti all’Istituto venero emendati per trasferire la loro Legale Rappresentanza dai Religiosi – soggetti al Voto di Obbedienza – ai laici.
Nel procedere frettolosamente a tale modifica, non vennero rispettate le norme stabilite a tal fine dagli stessi Statuti: di qui trae origine il procedimento penale tuttora in corso, così come un procedimento civile volto a fare dichiarare la nullità di quanto deliberato.
La Procura di Avellino ha anche disposto indagini in merito ad alcune morti sospette di Religiosi e di benefattrici laiche dell’Istituto, sepolti nella cripta del Convento di Frigento.
E’ comunque fondato il sospetto che il movente dell’aggressore di Padre Gaeta consista in una vendetta per la testimonianza resa in giudizio da questo Religioso a carico degli imputati.
Il commissariamento dell’Istituto si protrae comunque senza che i nuovi Commissari Apostolici siano riusciti a reintegrare l’Autorità dell’Istituto nella disponibilità dei beni ad esso riferiti, malgrado un intervento diretto del Santo Padre in questo senso.
La resistenza dei laici chiamati ad assumere la Legale Rappresentanza delle persone giuridiche titolari delle temporalità alle richieste provenienti dall’Autorità Ecclesiastica si spiega tanto con l’enorme valore dei beni in questione – tra cui figurano diversi parchi eolici e moltissimi immobili – quanto con l’origine delle donazioni, che potrebbero fare risultare l’Istituto quale prestanome della camorra.

Padre Volpi, come è noto, durante il suo mandato fu colpito da una campagna sistematica di diffamazioni, minacce ed insulti orchestrata da innumerevoli pubblicazioni elettroniche facenti capo al tradizionalismo più estremo, questo per impedirgli di accertare la verità sull’effettiva origine dei beni riferiti ai Francescani dell’Immacolata e sull’impiego delle rendite da essi originate. Certamente il Religioso è stato vittima delle pressioni subite, sulle quali esiste una documentazione imponente.

La malattia che lo portò alla morte si manifestò subito dopo che Commissario Apostolico si era impegnato in un durissimo confronto con una ditta inglese, la “Baronius Press”, che pretendeva dall’Istituto un pagamento indebito, riferito ad una fornitura di libri non ordinati.
Se il decesso di Padre Volpi non risultasse dovuto a cause naturali, il movente degli uccisori consisterebbe nella necessità di fermarlo prima che giungesse a chiarire l’effettiva situazione economica dei Francescani dell’Immacolata e la relativa connessione con la malavita organizzata.

E’ naturale che i suoi esponenti esultino per la decisione adottata dal Giudice per le Indagini Preliminari di Roma, in quanto si allontana la possibilità di una indagine approfondita sui moventi di un omicidio la cui eventualità viene esclusa; l’Autorità Giudiziaria si è comunque preclusa la possibilità di indagare sul suo movente che potrebbe averlo determinato.
In merito all’atteggiamento tenuto dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata, ci limitiamo ad osservare che essa non solo evitò di sostenere Padre Volpi nel suo confronto con la “Baronius Press”, ma giunse a schierarsi apertamente con la sua controparte, intimando al Commissario Apostolico di effettuare un pagamento risultato assolutamente indebito.

Essendosi preclusa la possibilità di ulteriori accertamenti giudiziali sulla morte del Religioso, è anche escluso che la Magistratura possa acquisire la documentazione relativa alle divergenze insorte tra le Autorità della Congregazione e Padre Volpi: questo materiale probatorio avrebbe potuto aiutare la Giustizia a far luce sulle cause della morte del Religioso, ma anche sulle possibili pressioni esercitate su questo organo della Santa Sede da chi si opponeva all’opera da lui svolta.

Nel celebrare la Messa Esequiale in San Lorenzo in Verano, il Segretario della Congregazione fece espresso riferimento ad alcuni “errori” compiuti dal Commissario Apostolico: richiesto di un chiarimento sugli atti di governo dell’Istituto cui si era riferito, Monsignor José Rodriguez Carballo reiterò la sua valutazione, ma non chiarì a quali comportamenti di Padre Volpi si fosse riferito; tutto ciò è documentato nel libro che abbiamo dedicato alla vicenda.
Sul merito della decisione assunta dal Giudice per le Indagini Preliminari, va rilevato che l’istanza della Signora Loredana Volpi si basava sulla totale assenza di atti istruttori da parte del Sostituto Procuratore incaricato delle indagini, il quale non ha acquisito agli atti le cartelle cliniche relative al ricovero di Padre Volpi in tre diversi ospedali, il San Giovanni il Don Gnocchi ed il Policlinico Gemelli, né ha escusso alcun testimone – in particolare i Medici curanti – né soprattutto ha disposto l’esame necroscopico del corpo.
Solo eseguendo l’autopsia sarebbe stato possibile accertare od escludere l’avvelenamento da arsenico, che invece risulta possibile in base all’esame compiuto sui peli della barba prelevati a Padre Volpi da parte del Direttore dell’Istituto Tossicologico “Maugeri” dell’Università di Pavia, cioè dalla massima Autorità scientifica e dalla più prestigiosa Istituzione dedita alla ricerca in questo campo.

Il Giudice ha rifiutato di prendere in considerazione tali risultanze adducendo il motivo che il prelievo del referto ed il relativo esame sarebbe avvenuto in modo irrituale: il modo in cui sono state condotte le indagini rivela però che qualora il referto fosse stato consegnato all’Autorità Giudiziaria, l’esame non si sarebbe svolto.
Esso inoltre comportava la distruzione del reperto, per cui non risulta possibile una sua ripetizione.
Solo l’esame degli organi interni del corpo di Padre Volpi potrebbe dissipare ogni dubbio sulla “causa mortis”, ma è quanto precisamente l’Autorità Giudiziaria ha rifiutata di disporre.
Desta però soprattutto meraviglia che nel testo del provvedimento adottato dal Giudice per le Indagini Preliminari non sia fatto alcun riferimento ad una circostanza non esposta né dal denunziante, né dalla parte lesa, bensì dai Medici dell’Ospedale Don Gnocchi e riferita dai Sanitari nella cartella clinica.
L’episodio, se fosse stato valutato adeguatamente e fatto oggetto delle indagini dovute, avrebbe potuto portare al chiarimento di alcune circostanze che qui ricordiamo
In primo luogo, si sarebbe scoperto chi si fosse introdotto nell’Ospedale Don Gnocchi e per quale motivo avesse agito.

In secondo luogo, sarebbe stata valutata la possibile connessione tra la somministrazione di un caffelatte, accertata dai Medici curanti e riferita nella cartella clinica, ed il successivo improvviso peggioramento delle condizioni di salute del paziente.
In terzo luogo, sarebbe risultata la connessione, se non la coincidenza, tra la persona del responsabile e quanti prima della sua malattia si trovavano quotidianamente a contatto con Padre Volpi, oltre alla loro eventuale connessione con ambienti dichiaratamente e violentemente ostili al Commissario Apostolico.
Purtroppo, la circostanza più rilevante ai fini delle indagini è stata trascurata dalle Autorità Giudiziarie che successivamente ne sono state incaricate, al punto di non essere neppure citata nelle loro conclusioni.

Ciò basta per motivare il nostro rispettoso ma fermo e convinto dissenso rispetto alle conclusioni cui sono pervenuti, almeno allo stato attuale, i Magistrati incaricati del caso.

Mario Castellano

http://www.farodiroma.it/gip-respinge-la-riapertura-delle-indagini-sulla-morte-padre-volpi-ingiustizia-fatta-mario-castellano/

MANELLI A GIUDIZIO IN NOVEMBRE

Lo scandalo del convento di Frigento, Manelli a giudizio a novembre

Scatta il giudizio su padre Manelli. Dopo due anni esatti dall’avvio dell’indagine della Procura di Avellino.

A novembre il giudizio per Padre Stefano Manelli, fondatore dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, per l’ex-economo Padre Bernardino Maria Abate, e per Padre Pietro Maria Luongo, in qualità di rappresentante legale dell’associazione “Missione dell’Immacolata” di Frigento, una delle due associazioni munite di personalità giuridica di diritto privato cui sono intestate le temporalità dell’Istituto.

Nell’inchiesta affidata alla Finanza, scandali a sfondo sessuale e testimonianze di ex-suore sulle devianze di Manelli descritto come un guru. Trenta milioni di euro, fra beni mobili e immobili, sarebbero stati sottratti alla Congregazione e trasferiti a soggetti non legittimati.

Domenica 9 Aprile 2017, 16:51 – Ultimo aggiornamento: 09-04-2017 17:15
http://www.ilmattino.it/avellino/manelli_giudizio_novembre-2370919.html
Frigento

MANELLI, A NOVEMBRE IL PROCESSO
SULLA MISSIONE IMMACOLATA

La gestione degli ingenti fondi e le presunte violenze sessuali in convento in aula ad Avellino

====
Loredana Zarrella

FRIGENTO. Scatta il giudizio su padre Manelli. Dopo due anni esatti dall’avvio dell’indagine della Procura di Avellino.
A novembre il giudizio per Padre Stefano Manelli, fondatore dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, per l’ex economo Padre Bernardino Maria Abate, e per padre Pietro Maria Luongo, in qualità di rappresentante legale dell’associazione “Missione dell’Immacolata” di Frigento, una delle due associazioni munite di personalità giuridica di diritto privato cui sono intestate le temporalità dell’Istituto.
Nell’inchiesta affidata alla Finanza, scandali a sfondo sessuale e testimonianze di ex suore sulle devianze di Manelli descritto come un guru. Trenta milioni di euro, fra beni mobili e immobili, sarebbero stati sottratti alla Congregazione e trasferiti a soggetti non legittimati.
Il Gup Antonio Sicuranza ha accolto la richiesta avanzata dal Pm Fabio Massimo del Mauro, rinviando a giudizio i tre imputati, accusati di falso ideologico. Il processo dal 2 novembre prossimo, davanti al giudice monocratico del Tribunale di Avellino Francesco Spella. Nelle carte del Tribunale si parla di “disegno criminoso”, di Manelli “istigatore e determinatore dell’attività dei correi”. Il frate fondatore, 83 anni, difeso dall’avvocato Enrico Tuccillo, e due frati avrebbero tratto in inganno notai, e dunque la Prefettura, nel redigere l’atto modificativo dello statuto delle due associazioni, il tutto all’oscuro del Commissario apostolico Padre Fidenzio Volpi e con il fine ultimo, si presume, di sottrarre i beni al controllo dell’Istituto controllato ormai a vista dalla Santa Sede. Altre tre associati non sono stati convocati pur avendone diritto. Pesanti le modifiche agli statuti. Perché consentire l’ingresso di laici?
Il giudizio arriva dopo il rinvio dell’udienza preliminare del 22 dicembre scorso, mancando il difensore di Maurizio Abate, noto come Padre Bernardino Maria, di Atripalda, che è stato tesoriere dell’associazione. Manelli ritiene di aver trasferito le donazioni alle associazioni perché “l’Istituto deve vivere in povertà”- Se è vero che parte del denaro è stata destinata ai poveri e alle missioni, restano 59 fabbricati, 17 terreni, 5 impianti fotovoltaici, 102 autovetture, più numerosi conti bancari: erano il patrimonio delle associazioni di laici e religiosi ostili al Commissariamento.

TESTIMONIANZA DI UNA RELIGIOSA MOLESTATA DAL BOIA DI FRIGENTO. “TUTTO QUESTO E’ VERO O FALSO? NON SI SOTTRAGGA AL PROCESSO, PADRE MANELLI”

suora_tatuaggio

In foto: Tatuaggio prodotto da D. L. ex suora di padre Manelli per mascherare le marchiature a fuoco inflittegli nel “Colombaio” di Città di Castello (PG) sotto la spinta dell’ex superiora Francesca Perillo rifugiatasi in Inghilterra per fondare un nuovo raggruppamento religioso

 

“Ci palpeggiava il seno e le natiche, ci stringeva la vite e ci abbracciava, avvicinava le sue labbra alle nostre, metteva la nostra testa sulle sue ginocchia durante la confessione… Ammetto che eravamo tutte contente di questo, estasiate di essere oggetto delle sue attenzioni, giustificate in nome della sua santità che si manifestava misticamente attraverso espressioni erotiche di cui nemmeno la Bibbia è esente…”. Questa la testimonianza di una delle religiose vittime di padre Stefano Manelli, il boia di Frigento, pubblicata oggi dal sito “La verità sul commissariamento dei Francescani dell’Immacolata”.

 

Si tratta di una lettera aperta al religioso attualmente sottoposto per decisione di Papa Francesco ad un regime di rigida clausura. “Oggi – scrive la ex suora che ha trovato il coraggio di denunciare padre Manelli – vederla così ostinato e incapace di accettare un minimo di disciplina dopo aver preteso da noi persino la morte di una giovane vita, mi disgusta”.

“L’opinione pubblica sa che lei, Stefano Manelli, si è già sottratto ad un incontro presso il promotore di giustizia ecclesiastico e il giudice del Tribunale civile di Avellino lo scorso 22 dicembre? Vuole che il procedimento vada in prescrizione per decorsi termini e poi far credere all’opinione pubblica che il caso è chiuso’, che lei è innocente, che è stato ‘scagionato’ come scrivono i suoi nipotini? Crede che siamo tutte delle ingenue, tutte delle ignoranti, come quando ci ha tenute segregate in convento?”.

L’ex francescana dell’Immacolata elenca una serie di fatti, per poi chiedere a padre Manelli se “tutto questo è vero o falso” invitandolo – come ha già fatto questo giornale on line – a rinunciare alla prescrizione e a non sottrarsi alla giustizia.

“E’ vero – domanda la donna – Stefano Manelli che ci portava nella sua camera (all’interno della nostra clausura conventuale)  e ci tratteneva fino a notte fonda per motivi tutt’altro che religiosi? Le marchiature a fuoco sul petto, i patti di sangue dei quali andavamo fiere, le punture sulle dita per vergare col sangue la nostra offerta di obbedienza assoluta ai fondatori. La preferenza sul tipo di morte da martire di cui lei ci esaltava a modo di gioco: sbranata da leoni, bruciata viva, fatta a pezzi… Che le suore non fossero curate adeguatamente, che venissero isolate dal mondo, allontanate dai familiari, i nemici della vocazione, è vero o falso? Mi chiedo se oggi le suore lontane dall’Italia Centrale sanno o meno che c’è stato il terremoto. Come può la Chiesa nostra madre continuare a coprirla e a perpetuare impunemente questi abusi su delle consacrate?”

manelli-giovane-con-la-sorella

Nella foto il giovane Manelli ancora Frate Minore Conventuale

“Manelli – rivela la sua ex adepta –  ha sempre mangiato cibi speciali, cucinati con cura, adottato un regime di vita personalizzato, fruito delle migliori cure e dei migliori specialisti medici, ha sempre viaggiato come, quando e dove voleva con una grossa berlina che cambiava ogni due anni e un autista personale. Noi soffrivamo la fame o dovevamo mangiare smisuratamente per sformarci, apparire più brutte; lei nel frattempo faceva quello che voleva…E’ poi iniziata la favola degli extraterrestri, degli asteroidi che dovevano cadere sulla terra, della Terza Guerra Mondiale termonucleare imminente, del grande buio, della grande carestia e ne forniva persino le date! Non ne ha azzeccata una, peggio dei Testimoni di Geova!”.

“Mi dispiace – conclude la vittima di padre Manelli – che tante persone in buona fede continuano ad andarle dietro, pendere dalle sue labbra, considerarla un oracolo e obbedirle più che al Papa… Cosa racconterà a San Pietro quando si ritroverà al Giudizio di Dio? Ha trascinato tante persone dietro le sue follie e si è lasciato trascinare a sua volta da chi era più esaltato di lei. Oggi sta invitando ad uscire dall’Istituto le mie consorelle per sottrarle all’obbedienza delle commissarie, sognare di creare una nuova corte in una chiesa dei sogni, delle fantasie, delle eresie”.

http://www.farodiroma.it/2017/02/11/la-testimonianza-religiosa-molestata-dal-boia-frigento-vero-falso-non-si-sottragga-al-processo-padre-manelli/

PROMEMORIA SUL BOIA DI FRIGENTO E I SUOI AMICI: Leggerlo prima di fare le spallucce davanti a certi manifesti

burke_manelli

 

http://www.farodiroma.it/2017/02/06/promemoria-sul-boia-frigento-suoi-amici-leggerlo-spallucce-davanti-certi-manifesti/