La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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Santa Maria Maggiore: per Cerro chiesta perizia psichiatrica

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Renzo Cerro, che era stato arrestato in flagranza e accusato di lesioni gravissime, ha confessato, ammettendo le sue responsabilità.  E mentre si aspetta di sapere se gli sarà concessa la perizia psichiatrica per ora resta in carcere. Intanto è rientrato negli alloggi dei frati, dopo l’operazione d’urgenza al Policlinico Umberto I, padre Angelo Gaeta, il sacrestano della Basilica papale che ha avuto la peggio durante la brutale aggressione. È uno degli accusatori di Padre Manelli, l’83enne frate fondatore dei francescani dell’Immacolata conosciuto dai nostri lettori come il “boia di Frigento” per l’efferatezza dei resti dei quali è stato incolpato. Tuttavia al momento nonnci sono prove di un coinvolgimento di padre Manelli o di uomino a lui legati.

Perché il 42enne, originario del Frusinate, si è avventato contro di lui e contro il giovane frate filippino Padre Gregorio Adolfo accorso in suo aiuto? “Per i carabinieri di piazza Dante – scrive il Mattino – è il gesto di un uomo con problemi psichici, un senzatetto con precedenti per piccoli reati contro il patrimonio. Ha agito però con lucidità, ben vestito, nonostante fosse senza fissa dimora, con l’esplicita intenzione di far male a Padre Angelo”.

“Sabato pomeriggio – continua il quotidiano – con la tagliente e rude arma di vetro nascosta sotto il giubbotto, si è diretto dritto verso la sacrestia, al di là della navata gremita di fedeli, eludendo tutte le misure di sicurezza anti-terrorismo predisposte intorno alla Basilica, compresi i metal-detector che, evidentemente, non sono pensati per rilevare il vetro”.

E ieri pomeriggio al Maggiore Lorenzo Iacobone, comandante della Compagnia dei carabinieri che hanno fermato la fuga di Cerro, Padre Angelo Gaeta ha affermato ancora una volta di non conoscere l’aggressore che, mentre gli sfregiava il volto, farneticava, dicendo di agire secondo gli ordini di una setta.

Padre Angelo, 52 anni, originario di Pellezzano, in provincia di Salerno, ha testimoniato contro l’azione di governo del frate fondatore dell’Ordine. Il religioso salernitano aggredito, che da diversi anni riceve il Papa nella Basilica liberiana prima e dopo i suoi viaggi apostolici, ha fatto il noviziato e parte degli studi a Frigento.

È stato segretario generale dell’Ordine e, in virtù di questa carica, ha fatto parte dell’Associazione Missione dell’Immacolata “ma – ricostruisce il Mattino – fu estromesso da questa, a sua insaputa, da Padre Manelli. È per questo, per il peso giuridico della sua deposizione, unito alle attese sanzioni canoniche nei confronti del frate 83enne, che l’aggressione è apparsa sospetta”. Ma i sostenitori di Padre Stefano non ci stanno e gridano, ancora una volta, al complotto ordito contro il fondatore: «È assurdo pensare a un collegamento caso Gaeta-caso Manelli; squallido insinuare che vi sia un mandante» replicano, a muso duro, attraverso i blog e i social network. Ma i fatti restano quelli che sono: il “matto” ha identificato e colpito padre Gaeta mentre nella Basilica c’erano almeno una ventina di altri  ecclesiastici e religiosi di diversi ordini.

http://www.farodiroma.it/2017/01/10/95095/

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FARODIROMA. L’OBIETTIVO ERA PADRE ANGELO, IL PRINCIPALE ACCUSATORE DI MANELLI

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La vittima designata dell’aggressione di sabato pomeriggio a Santa Maria Maggiore era padre Angelo Maria Gaeta, affrontato e minacciato da Renzo Cerro già nel pomeriggio dell’Epifania, il giorno prima di essere colpito e sfregiato dal 42enne originario del Frusinate con un collo di bottiglia all’interno della sagrestia della Basilica romana. Lo scrive il Messaggero che ha ricostruito l’episodio del giorno prima quando l’uomo, ben vestito con un giaccone blu, felpa e jeans nonostante sia un senzatetto, era entrato nella Basilica, si era diretto spedito verso l’ufficio a destra della navata centrale e aveva cominciato a urlare contro fra’ Angelo: “Voi frati mi avete rovinato”. Quindi era fuggito subito via, senza aggredirlo fisicamente e padre Angelo, 52 anni, salernitano, prossimo a un avvicendamento di ruolo, era rimasto molto scosso, spaventato, pur dicendo ai fedeli di non avere mai visto prima quel giovane.

Dunque il giorno dopo, sabato 7 gennaio, verso le 17.15, sempre nell’ora dei Vespri, Renzo Cerro è tornato nella Basilica papale, proprio per colpire uno dei principali accusatori di padre Stefano Manelli, il fondatore dei Francescani dell’Immacolata esautorato da Papa Francesco nel giugno 2013, a pochi mesi dalla sua elezione. Il quotidiano romano ricorda in proposito che Bergoglio ebbe modo di conoscere personalmente fra’ Angelo nella sua prima visita ufficiale da Pontefice nella Basilica romana il giorno dopo la sua elezione come vescovo di Roma.

E sabato scorso intenzionato a fare del male, Cerro si era organizzato bene armandosi del vetro tagliente, ben nascosto sotto il giubbotto, che è passato indenne ai controlli del metaldetector – che rilevano solo il metallo – all’ingresso presidiato dai poliziotti e dai militari in chiave anti-terrorismo. Dopo avere colpito prima padre Angelo e poi padre Adolfo Ralph, 37 anni, che era accorso in suo aiuto, ai carabinieri che lo hanno fermato mentre tentava di darsi alla fuga e di disfarsi del coccio insanguinato, ha ripetuto il suo mantra: “La Chiesa non mi aiuta”. Padre Angelo, il più grave, è stato medicato al Policlinico Umberto I, dove ha trascorso la notte in osservazione e ieri mattina è tornato negli alloggi dei frati Francescani dell’ Immacolata a Santa Maria Maggiore: il suo volto è sfigurato. Padre Adolfo, anche lui ferito, era stato già rimandato a casa in serata. Secondo il Messaggero, fra’ Angelo sarà ascoltato oggi dai carabinieri coordinati dal maggiore Lorenzo Iacobone. Cerro è accusato di lesioni gravissime e stamani sarà processato per direttissima. Ma che cosa ha scatenato tanto odio? Il 42enne ha precedenti per piccoli reati contro il patrimonio ed era uscito da poco da una comunità. A Roma non ha una fissa dimora, si aggirava nei dintorni della stazione Termini, frequentava la mensa della Caritas e andava a lavarsi e a farsi la barba nei bagni allestiti dal Papa a San Pietro per i senzatetto; manteneva una sua dignità. Forse non ce l’aveva con fra’ Angelo in particolare, ma chissà perché, nella sua testa, con i frati.

Avvenire, il quotidiano cattolico, riporta la testimonianza dell’ex arciprete della Basilica Santos Abril y Castellò per cui l’uomo al momento dell’aggressione avrebbe detto di agire secondo gli ordini di una setta, ipotesi su cui gli investigatori che non hanno potuto ancora interrogare Cerro, né sentire frate Angelo, vanno cauti. Non è escluso che Cerro possa essere sottoposto a una perizia psichiatrica. Padre Angelo fu uno degli accusatori del fondatore dei frati Francescani dell’Immacolata, padre Stefano Manelli, esautorato da Bergoglio nel 2013 e finito nella bufera per gravi abusi di potere, di gestione economica e sessuali. Può esserci qualche legame con l’aggressione a Santa Maria Maggiore? Risposte che Cerro, da una parte, padre Angelo, dall’altra, potranno dare oggi.

http://www.farodiroma.it/2017/01/09/lobiettivo-era-padre-angelo-il-principale-accusatore-di-manelli/

 

FarodiRoma: Rinviato a giudizio Manelli. Ma le accuse per gli abusi sessuali restano prescritte.

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Una campagna orchestrata dai suoi difensori (ma alla quale hanno dato credito solo pochi media) ha creato una certa confusione riguardo al destino processuale di padre Stefano Manelli, da noi chiamato “Boia di Frigento” per l’efferatezza dei suoi comportamenti ai danni dei più indifesi tra i religiosi e le religiose che lo seguivano. Per lui la Procura di Avellino ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di truffa e falso insieme a Pietro Luongo (padre Pietro Maria), e Maurizio Abate (padre Bernardino Maria). Mentre continuano le indagini su presunti omicidi avvenuti nel convento di Frigento e per la morte del delegato pontificio padre Fidenzio Volpi, sul cui corpo sono state trovate tracce di arsenico.

Risultano invece prescritte (perché riguardano fatti avvenuti prima del 2009 e che prevedono pene non superiori ai  6 anni di detenzione) le accuse per gli abusi sessuali e maltrattamenti subiti da alcune suore in diversi conventi dell’Istituto commissariato dalla Santa Sede nel 2013, reati per i quali l’83enne padre Manelli, nato a Fiume, era stato iscritto nel registro degli indagati dal pm Adriano Del Bene. “L’archiviazione è una grande vittoria della giustizia e della Chiesa di Dio”, ha commentato l’avvocato difensore Enrico Tuccillo. Un’opinione francamente sconcertante, che merita una risposta molto semplice: se non ha compiuto molestie e stupri, padre Manelli rinunci alla prescrizione (tutti gli imputati hanno questa facoltà) e si faccia processare per dimostrare la sua innocenza.

Un anno e mezzo fa erano partite le indagini della Procura di Avellino che grazie al lavoro della Guardia di Finanza aveva compiuto sequestri nel marzo 2015 di trenta milioni di euro di proprietà delle due società. Si tratta di 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radio-tv, 5 impianti fotovoltaici dislocati su tutto il territorio nazionale, 102 autovetture, più saldi giacenti su numerosi rapporti di natura finanziaria.

Beni poi rimessi, si, in libertà ma sulla cui liceità di acquisizione e gestione è sempre pesato il dubbio degli inquirenti. Il gup ha accolto le richieste del pm Fabio Massimo Del Mauro, ed ora scatta il procedimento penale a carico degli indagati. I tre – come scrive Loredana Zarrella su Il Mattino – che ora sono imputati, dovranno rispondere dei reati di truffa e falso ideologico. Nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, notificato agli indagati nel luglio scorso, si parlava del “disegno criminoso, con più azioni commesse anche in tempi diversi in violazione di più norme di legge”.

Un disegno che sarebbe stato attuato per sottrarre beni all’Istituto religioso che ha sede a Frigento, in via Piano della Croce, in quel convento intorno a cui si sono concentrate anche altre indagini.. Ad oggi intanto sotto i riflettori sarà l’operato di padre Manelli  individuato dalla Procura come “istigatore e determinatore dell’attività dei correi”, ossia come l’orchestratore della truffa.

 

E. I.

Nella foto padre Stefano Manelli con il cardinale tradizionalista Raymond Leo Burke, uno dei 4 firmatari della lettera con i “dubia” sull’Amoris laetitia.

Faro di Roma: I GIORNI DELLA VERITA’. RISCHIO CARCERE PER MANELLI, IL “BOIA DI FRIGENTO”

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La Procura di Avellino ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di truffa e falso sia per Padre Stefano Manelli da noi chiamato “Boia di Frigento”, sia per Pietro Luongo (padre Pietro Maria), sia per Maurizio Abate (padre Bernardino Maria). Un anno e mezzo fa erano partite le indagini della Procura di Avellino che grazie al lavoro della Guardia di Finanza aveva compiuto sequestri nel marzo 2015 di trenta milioni di euro di proprietà delle due società. Si tratta di 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radio-tv, 5 impianti fotovoltaici dislocati su tutto il territorio nazionale, 102 autovetture, più saldi giacenti su numerosi rapporti di natura finanziaria.

Beni poi rimessi, si, in libertà ma sulla cui liceità di acquisizione e gestione è sempre pesato il dubbio degli inquirenti. Il gup ha accolto le richieste del pm Fabio Massimo Del Mauro, ed ora scatta il procedimento penale a carico degli indagati. I tre – come scrive Loredana Zarrella su Il Mattino – che ora diventano imputati, dovranno rispondere dei reati di truffa e falso ideologico. Nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, notificato agli indagati nel luglio scorso, si parlava del “disegno criminoso, con più azioni commesse anche in tempi diversi in violazione di più norme di legge”.

Un disegno che sarebbe stato attuato per sottrarre beni all’Istituto religioso che ha sede a Frigento, in via Piano della Croce, in quel convento intorno a cui si sono concentrate anche altre indagini. Ci sono infatti inchieste su presunti abusi sessuali e maltrattamenti subiti delle suore in diversi conventi dell’Istituto commissariato dalla Santa Sede nel 2013. Reati questi per cui l’83enne Padre Manelli, nato a Fiume, è stato iscritto nel registro degli indagati dal pm Adriano Del Bene. Ad oggi intanto sotto i riflettori sarà l’operato di padre Manelli, individuato dalla Procura come “istigatore e determinatore dell’attività dei correi”, ossia come l’orchestratore della truffa.

Edoardo Izzo

 

I giorni della verità. Rischio carcere per Padre Manelli, il “boia di Frigento”

Padre Manelli indagato per truffa, falso, violenza sessuale e maltrattamenti

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14 Lug 2016
by redazione

Padre Stefano Manelli, il fondatore della congregazione dei Frati Francescani dell’Immacolata è stato iscritto nel registro degli indagati della Procura di Avellino per i reati di truffa e falso. La notizia è stata pubblicata dal settimanale Giallo e ripresa dal Mattino, per il quale padre Manelli risulta indagato, sempre nell’ambito di una inchiesta avviata dalla Procura di Avellino, anche per i reati di violenza sessuale e maltrattamenti.
L’inchiesta di natura finanziaria, affidata al pubblico ministero Fabio Del Mauro, che ha coinvolto il frate riguarda l’ingente patrimonio della congregazione: 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radiofonico e cinematografico, cinque impianti fotovoltaici e 102 autovetture per un valore di oltre 30 milioni di euro, nonché ingenti disponibilità finanziarie. Risorse affidate a due associazioni i cui vertici sono finiti sotto inchiesta insieme al frate.

Procede anche l’indagine per i presunti abusi sessuali, coordinata dal pubblico ministero Adriano Del Bene. Vittime di Manelli le suore dei vari conventi sparsi sul territorio e in particolare quello di Frigento dove il frate era recentemente tornato a dimorare (ma gli attuali superiori lo hanno allontanato ed ora si troverebbe in un convento ad Albenga).
Guardia di Finanza e Carabinieri stanno sentendo nelle ultime settimane decine di persone prima che le due inchieste vengano chiuse, ma i guai per il fondatore dei francescani dell’Immacolata, esautorato dalla Santa Sede nel 2013 con un provvedimento approvato prima da Benedetto XVI e poi da Papa Francesco, non finiscono qui: gli inquirenti indagano anche sulla morte di fra Mattew Lim, filippino di appena 30 anni, il cui cadavere fu ritrovato in un pozzo.

Padre Manelli indagato per truffa, falso, violenza sessuale e maltrattamenti

PAPA FRANCESCO VS GLI ABUSI NELLE ISTITUZIONI DIOCESANE. MANELLI CERCAVA SPONDA NELLE FILIPPINE

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Papa Francesco ha deciso che i vescovi non possano più autorizzare in totale autonomia nuovi istituti religiosi nel territorio delle loro diocesi. Con un rescritto dettato al segretario di Stato Pietro Parolin, il Papa ha stabilito infatti che “sia da intendersi come necessaria ‘ad validitatem‘” una consultazione con la Santa Sede, “pena la nullità del decreto di erezione”.

Il rescritto affidato da Papa Francesco al cardinale Pietro Parolin va certamente in controtendenza rispetto alle spinte verso una decentralizzazione impresse da Francesco ad esempio attraverso un potenziamento del Sinodo dei vescovi, ma è evidentemente dettato dalla necessità di evitare abusi, come quello che sembrava potesse consumarsi nelle Filippine dove un vescovo ha promesso di accogliere religiosi legati al padre Manelli, il fondatore dei Francescani dell’Immacolata che Papa Francesco (confermando una decisione già approvata da Benedetto XVI prima delle dimissioni) ha sollevato dalla guida del suo istituto.

Il documento riafferma che “ogni nuovo Istituto di vita consacrata, anche se viene alla luce e si sviluppa all’interno di una Chiesa particolare, e’ un dono fatto a tutta la Chiesa, vedendo la necessita’ di evitare che vengano eretti a livello diocesano dei nuovi Istituti senza il sufficiente discernimento che ne accerti l’originalità del carisma, che definisca i tratti specifici che in essi avrà la consacrazione mediante la professione dei consigli evangelici e che ne individui le reali possibilità di sviluppo, ha segnalato l’opportunità di meglio determinare la necessita’, stabilita dal Diritto Canonico, di richiedere il suo parere prima di procedere alla erezione di un nuovo Istituto diocesano”.

Il Santo Padre Francesco – spiega dunque il cardinale Parolin nel testo – nell’Udienza concessa al sottoscritto Segretario di Stato il 4 aprile 2016, ha stabilito che la previa consultazione della Santa Sede sia da intendersi come necessaria ad validitatem per l’erezione di un Istituto diocesano di vita consacrata, pena la nullità del decreto di erezione dell’Istituto stesso”.  Il Rescritto viene promulgato tramite pubblicazione sull’Osservatore Romano, ed entrerà in vigore il primo giugno 2016.

La nuova norma di Papa Francesco è ovviamente di carattere generale, ma certo lo spunto viene da casi particolari. Ad esempio – come abbiamo scritto – dal tentativo di monsignor Raymond Argüelles (nella foto), vescovo di Lipa nelle Filippine, che si era reso protagonista dell’erezione di un’associazione pubblica di fedeli denominata “Fratelli di San Francesco e dell’Immacolata” attraverso la quale ha dato asilo ad alcuni chierici fuggiaschi dei Francescani dell’Immacolata, fedeli a padre Stefano Manelli, chiamato dai media il boia di Frigento per i numerosi e gravi abusi da lui compiuti. Si parla anche di un monastero femminile fondato in Gran Bretagna da suore Francescane dell’Immacolata anch’esse in fuga (in questo caso anche dalle proprie responsabilità di complici del Manelli).

http://www.farodiroma.it/2016/05/20/francesco-ferma-possibili-abusi-nellistituzione-di-istituti-religiosi-di-diritto-diocesano-transfughi-ffi-cercavano-sponda-nelle-filippine/

FARODIROMA: IL QUINTO VOTO CHE ANNULLAVA LA DIGNITA’ DELLE FRANCESCANE DELL’IMMACOLATA

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Il quinto voto che annullava la dignità
delle Francescane dell’Immacolata

Dal sito “La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell’Immacolata” pubblichiamo una lettera indirizzata alla Congregazione dei religiosi da un’ex suora francescana dell’Immacolata che racconta del “quinto voto” imposto dal fondatore padre Stefano Maria Manelli, che sempre più si conferma “il boia di Frigento” per l’efferatezza dei suoi comportamenti. 

“Mi chiamo ——  —— e sono una ex suora Francescana dell’Immacolata, ho già scritto precedentemente alla vostra congregazione dei vari problemi e difficoltà che avevo con il fondatore, cioè padre Stefano Maria Manelli, e con le suore francescane dell’Immacolata.

In questa nuova vorrei accennare particolarmente al quinto voto privato, anche se nel passato ne avevo già parlato ma poiché in questi giorni ho proprio trovato la formula esatta ho pensato di inviarvela.

Vorrei anche accennare alcune cose che non ho scritto prima, cioè che di questo voto non se n’è parla ne durante il postulandato ne durante il noviziato. Sia postulanti che novizie sono completamente all’oscuro di questo quinto voto, viene detto solo al momento della prima professione semplice ed esattamente qualche settimana prima della professione semplice.  In genere le neoprofesse fanno voto la sera della prima professione semplice, oppure il giorno dopo, ma ovviamente a questa funzione partecipano soltanto le neoprofesse. Ricordo che quando lo feci io, insieme alle altre mie consorelle cioè che avevamo professato insieme, questo voto l’ho fatto solo nelle mani di padre Stefano M. Manelli, perché padre Gabriele Pellettieri non c’era. Comunque tengo a sottolineare che in realtà Padre Gabriele M. Pellettieri non conta molto nell’istituto.
Come potete leggere nella formula che vi ho inviato,  questo voto si fa una sola volta e vale per tutta la vita, ma tuttavia c’è stato un eccezione perché un gruppo  di suore non aveva avuto l’occasione di fare questo voto insieme, ma l’hanno fatto separatamente, hanno chiesto a padre Stefano M. Manelli di rinnovare tutte insieme sia nelle mani di padre Stefano M. Manelli, sia nelle mani di padre Gabriele Pellettieri. Ma poiché era un periodo di tre giorni di studio le suore erano quasi tutte, infatti le suore hanno chiesto di rinnovare il voto  erano le neoprofesse, ma ricordo che alla segretaria giovane dell’Istituto Sr Maria Massimiliana venne in mente di chiedere se tutte le suore potevano rinnovare questo voto e così lo rinnovarono tutte insieme, anche se non è necessario poiché questo voto è per tutta la vita.
Comunque meglio sottolineare che le suore sono convinte che l’Immacolata  parla attraverso padre Stefano M Manelli e qualsiasi cosa dice è sempre la Madonna S.S. che parla attraverso padre Stefano M. Manelli anche se si tratta di qualcosa contraria al Codice di diritto canonico, ecc.
Un altro insegnamento di padre Stefano M. Manelli riguarda l’obbedienza cieca, lui vuole che le suore arrivino a questo punto, cioè senza più riflettere, anche se si tratta di qualcosa di poco chiaro, ricordo in particolare di una suora che mi disse “io tante cose non le capisco ma le faccio per obbedienza, poiché essendo legata da questo quinto voto non posso fare altrimenti”.
Infatti ricordo quando io dissi a padre Stefano M. Manelli che volevo uscire dall’Istituto delle suore francescane dell’Immacolata poiché non avevo più fiducia in lui, e non mi sentivo in realtà di stare in questa famiglia religiosa neanche per le suore, (ricordo che mi sentivo un pesce fuor d’acqua poiché non si vive in realtà in questo istituto la Carità evangelica). Ricordo che lui, cioè padre Stefano M. Manelli, mi disse che io ero disobbediente e che avrei dovuto obbedire e fare tutto ciò che avevo stabilito poiché avevo giurato per tutta la vita obbedienza ai fondatori.
Vi chiedo la carità di aiutare queste suore, poiché sono annebbiate da padre Stefano M. Manelli e fanno tutto ciò che lui vuole e qualsiasi cosa devono fare chiedono sempre a padre Stefano M. Manelli, lo credono un santo e lui fa credere alle suore di essere un santo e che l’Immacolata parla da attraverso lui.

Cordiali saluti”

 

Lettera firmata

 

 Nella foto il testo autografo della lettera e quello del “quinto voto” come fu dettato alla giovane religiosa