La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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MANELLI A GIUDIZIO IN NOVEMBRE

Lo scandalo del convento di Frigento, Manelli a giudizio a novembre

Scatta il giudizio su padre Manelli. Dopo due anni esatti dall’avvio dell’indagine della Procura di Avellino.

A novembre il giudizio per Padre Stefano Manelli, fondatore dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, per l’ex-economo Padre Bernardino Maria Abate, e per Padre Pietro Maria Luongo, in qualità di rappresentante legale dell’associazione “Missione dell’Immacolata” di Frigento, una delle due associazioni munite di personalità giuridica di diritto privato cui sono intestate le temporalità dell’Istituto.

Nell’inchiesta affidata alla Finanza, scandali a sfondo sessuale e testimonianze di ex-suore sulle devianze di Manelli descritto come un guru. Trenta milioni di euro, fra beni mobili e immobili, sarebbero stati sottratti alla Congregazione e trasferiti a soggetti non legittimati.

Domenica 9 Aprile 2017, 16:51 – Ultimo aggiornamento: 09-04-2017 17:15
http://www.ilmattino.it/avellino/manelli_giudizio_novembre-2370919.html
Frigento

MANELLI, A NOVEMBRE IL PROCESSO
SULLA MISSIONE IMMACOLATA

La gestione degli ingenti fondi e le presunte violenze sessuali in convento in aula ad Avellino

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Loredana Zarrella

FRIGENTO. Scatta il giudizio su padre Manelli. Dopo due anni esatti dall’avvio dell’indagine della Procura di Avellino.
A novembre il giudizio per Padre Stefano Manelli, fondatore dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, per l’ex economo Padre Bernardino Maria Abate, e per padre Pietro Maria Luongo, in qualità di rappresentante legale dell’associazione “Missione dell’Immacolata” di Frigento, una delle due associazioni munite di personalità giuridica di diritto privato cui sono intestate le temporalità dell’Istituto.
Nell’inchiesta affidata alla Finanza, scandali a sfondo sessuale e testimonianze di ex suore sulle devianze di Manelli descritto come un guru. Trenta milioni di euro, fra beni mobili e immobili, sarebbero stati sottratti alla Congregazione e trasferiti a soggetti non legittimati.
Il Gup Antonio Sicuranza ha accolto la richiesta avanzata dal Pm Fabio Massimo del Mauro, rinviando a giudizio i tre imputati, accusati di falso ideologico. Il processo dal 2 novembre prossimo, davanti al giudice monocratico del Tribunale di Avellino Francesco Spella. Nelle carte del Tribunale si parla di “disegno criminoso”, di Manelli “istigatore e determinatore dell’attività dei correi”. Il frate fondatore, 83 anni, difeso dall’avvocato Enrico Tuccillo, e due frati avrebbero tratto in inganno notai, e dunque la Prefettura, nel redigere l’atto modificativo dello statuto delle due associazioni, il tutto all’oscuro del Commissario apostolico Padre Fidenzio Volpi e con il fine ultimo, si presume, di sottrarre i beni al controllo dell’Istituto controllato ormai a vista dalla Santa Sede. Altre tre associati non sono stati convocati pur avendone diritto. Pesanti le modifiche agli statuti. Perché consentire l’ingresso di laici?
Il giudizio arriva dopo il rinvio dell’udienza preliminare del 22 dicembre scorso, mancando il difensore di Maurizio Abate, noto come Padre Bernardino Maria, di Atripalda, che è stato tesoriere dell’associazione. Manelli ritiene di aver trasferito le donazioni alle associazioni perché “l’Istituto deve vivere in povertà”- Se è vero che parte del denaro è stata destinata ai poveri e alle missioni, restano 59 fabbricati, 17 terreni, 5 impianti fotovoltaici, 102 autovetture, più numerosi conti bancari: erano il patrimonio delle associazioni di laici e religiosi ostili al Commissariamento.

«MANELLI SALE LE SCALE DEL TRIBUNALE. SLÀLOM GIGANTE: “È TUTTO UN COMPLOTTO CONTRO DI ME.”»

8-10-2016

I MISTERI DI FRIGENTO.

LA DIFESA DI PADRE MANELLI: “CONTRO DI ME UN COMPLOTTO”.

«Irrisor est, non poenitens.» Sant’Agostino

“E’ un complotto. Non so chi e perché abbia potuto ordirlo contro di me.”

«Nolite errare, Deus non irridetur.» Gal 6,7

“Così Padre Stefano Manelli si è difeso ieri, presso la Procura di Avellino, durante un interrogatorio fiume durato circa tre ore e mezza davanti al pm Adriano del Bene.
Assistito dall’avvocato Enrico Tuccillo, il frate frondatore dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, che ha la sua casa madre a Frigento, è indagato dalla Procura per i reati di violenza sessuale e maltrattamenti.

Decine sarebbero le testimonianze che lo inchiodano. Ex suore fuoriuscite dalla Congregazione, in modo particolare, che hanno parlato di vessazioni, palpeggiamenti, di costrizioni e penitenze di medievale memoria. Addirittura, di induzione alla prostituzione con potenti benefattori, per assicurare al convento il denaro necessario a una “vita agiata, anzi agiatissima, per lui solo (Padre Manelli, ndr) e per la sua famiglia” – dicono le religiose che, solo dopo diversi anni, hanno trovato il coraggio di parlare. Racconti, questi, raccolti nel noto dossier depositato lo scorso anno presso la Procura.

Una mole non indifferente di testimonianze che ha fatto scattare l’inchiesta e le relative verifiche intorno al convento di Frigento e a quella presunta vita fatta di abusi, di vocazioni sacramentali usate come mezzo di ricatto, di costrizioni simili a quelle usate nelle organizzazioni mafiose, come quella di pungersi il dito per suggellare la propria assoluta fedeltà a Padre Manelli.”

Altresì Bergoglio era intervenuto, dissolvendo il voto di obbedienza.

“Il frate 83enne, sottoposto a interrogatorio dal pm Del Bene ha ieri rigettato tutte le accuse, ricalcando la stessa linea difensiva adottata in questi mesi, davanti agli organi di stampa, dal suo difensore. “E’ un complotto” aveva già detto l’avvocato Enrico Tuccillo. “Non so perché abbiano ordito questo complotto contro di me”, ha più volte ripetuto Padre Manelli durante le tre ore e mezza di interrogatorio […].”

I “carabinieri del comando di Mirabella Eclano […] dovranno ora verificare la corrispondenza di alcune dichiarazioni esternate da Manelli.

Come quella relativa alla cripta del convento di Frigento, dove riposano dieci corpi, compresi quelli dei genitori di Padre Stefano. Accanto a loro, in uno spazio angusto, anche quelli dei frati e delle suore morti, secondo alcune testimonianze, in circostanze misteriose. Chi e perché ha autorizzato una simile sepoltura? […].

Prosegue spedito intanto il filone d’inchiesta affidato al pm Fabio Massimo Del Mauro […].

Il Gup, che ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio di Padre Stefano e dei rappresentanti legali delle associazioni “Missione dell’Immacolata” e “Missione del Cuore Immacolato”, ha fissato la durata dell’udienza preliminare al 22 dicembre. Truffa e falso ideologico sono i reati di cui dovranno rispondere e che, uniti a quelli di abusi sessuali e maltrattamenti, per cui l’ultraottantenne è indagato e ieri sottoposto a interrogatorio, terranno ancora molto impegnati inquirenti e legali.” L. Zarrella

Il male, addirittura quello adombrato dietro al più insospettabile inganno o «firma» – vedi → P. Stefano Maria Manelli – finisce sempre per esser scoperto ed evidenziato alla fine; alle corde. Ecco il punto: l’uman volere, così orribile. Poiché giammai potrà cavarsela il colpevole che lo ha compiuto e cancellarla, la colpa in «calix», ossia in calce, senza il ricorso alla Divina Volontà che lo liberi dalla propria condanna. L’umiltà, questa in ultima istanza la Verità.

«Tutto è sereno per chi è sereno.» Adriana Pallotti

In fede.
Luciano Mirigliano

https://gloria.tv/article/34d2frmHZfVV3M1MUyxz2k4ds

MANELLI INTERROGATO DAL PM, A DICEMBRE L’UDIENZA PRELIMINARE SUGLI ABUSI SESSUALI

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I misteri di Frigento

LA DIFESA DI PADRE MANELLI: “CONTRO DI ME UN COMPLOTTO”

Il frate respinge le accuse di maltrattamenti e violenza sessuale, fissata per dicembre l’udienza preliminare sul secondo filone

di Loredana Zarrella
Il Mattino, ed Avellino 5 ottobre 2016

“E’ un complotto. Non so chi e perché abbia potuto ordirlo contro di me. Non so, soprattutto, perché questi frati e queste suore mi stanno accusando di maltrattamenti e abusi sessuali”. Così Padre Stefano Manelli si è difeso ieri, presso la Procura di Avellino, durante un interrogatorio fiume durato circa tre ore e mezza davanti al pm Adriano del Bene.
Assistito dall’avvocato Enrico Tuccillo, il frate frondatore dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, che ha la sua casa madre a Frigento, è indagato dalla Procura per i reati di violenza sessuale e maltrattamenti.

Decine sarebbero le testimonianze che lo inchiodano. Ex suore fuoriuscite dalla Congregazione, in modo particolare, che hanno parlato di vessazioni, palpeggiamenti, di costrizioni e penitenze di medievale memoria. Addirittura, di induzione alla prostituzione con potenti benefattori, per assicurare al convento il denaro necessario a una “vita agiata, anzi agiatissima, per lui solo (Padre Manelli, ndr) e per la sua famiglia” – dicono le religiose che, solo dopo diversi anni, hanno trovato il coraggio di parlare. Racconti, questi, raccolti nel noto dossier depositato lo scorso anno presso la Procura.

Una mole non indifferente di testimonianze che ha fatto scattare l’inchiesta e le relative verifiche intorno al convento di Frigento e a quella presunta vita fatta di abusi, di vocazioni sacramentali usate come mezzo di ricatto, di costrizioni simili a quelle usate nelle organizzazioni mafiose, come quella di pungersi il dito per suggellare la propria assoluta fedeltà a Padre Manelli.

Pure Papa Francesco era intervenuto, sciogliendo il voto di obbedienza.

Il frate 83enne, sottoposto a interrogatorio dal pm Del Bene ha ieri rigettato tutte le accuse, ricalcando la stessa linea difensiva adottata in questi mesi, davanti agli organi di stampa, dal suo difensore. “E’ un complotto” aveva già detto l’avvocato Enrico Tuccillo. “Non so perché abbiano ordito questo complotto contro di me”, ha più volte ripetuto Padre Manelli durante le tre ore e mezza di interrogatorio. Un tempo non esagerato considerando le tantissime accuse mosse al frate. Un tempo utile per fare chiarezza e per passare, ancora una volta il testimone ai carabinieri del comando di Mirabella Eclano che dovranno ora verificare la corrispondenza di alcune dichiarazioni esternate da Manelli.

Come quella relativa alla cripta del convento di Frigento, dove riposano dieci corpi, compresi quelli dei genitori di Padre Stefano. Accanto a loro, in uno spazio angusto, anche quelli dei frati e delle suore morti, secondo alcune testimonianze, in circostanze misteriose. Chi e perché ha autorizzato una simile sepoltura? L’aprile scorso il sopralluogo di quindici militari dell’arma, guidati dal capitano Leonardo Madaro. “Ho inviato tutte le comunicazioni agli organi competenti” si è limitato a dire Padre Manelli davanti al pm Del Bene.

Prosegue spedito intanto il filone d’inchiesta affidato al pm Fabio Massimo Del Mauro, relativo al danno patrimoniale che il frate avrebbe causato all’ Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolat. Il Gup, che ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio di Padre Stefano e dei rappresentanti legali delle associazioni “Missione dell’Immacolata” e “Missione del Cuore Immacolato”, ha fissato la durata dell’udienza preliminare al 22 dicembre. Truffa e falso ideologico sono i reati di cui dovranno rispondere e che, uniti a quelli di abusi sessuali e maltrattamenti, per cui l’ultraottantenne è indagato e ieri sottoposto a interrogatorio, terranno ancora molto impegnati inquirenti e legali.

IL FARO DI ROMA: Quando si usa la Giustizia per sottrarsi alle responsabilità. La contromossa di padre Manelli, il “boia di Frigento”

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Quando si usa la Giustizia per sottrarsi alle responsabilità.
La contromossa di padre Manelli, il “boia di Frigento”

19 mar 2016 by redazione

“Un complotto orchestrato con grande fantasia per mettere le mani sul patrimonio della congregazione dei Francescani dell’Immacolata”. Il quotidiano “Il Mattino” sintetizza così le motivazioni addotte da padre Stefano Manelli per la sua clamorosa mossa giudiziaria.

Indagato dalla Procura di Avellino per i reati di violenza sessuale e maltrattamento dopo essere stato completamente esautorato dalla Santa Sede, il frate ultraottantenne, su cui penderebbero anche gravi sanzioni canoniche, ha presentato il 2 marzo scorso, tramite il suo avvocato Enrico Tuccillo, una contro denuncia per associazione a delinquere, calunnia e diffamazione. A firmare l’esposto Manelli e altre nove persone. La denuncia è a carico di tre ex suore, di sei sacerdoti e due laici. Persone accusate di aver compiuto un golpe interno e di aver divulgato un “dossier anonimi dai contenuti falsi, testimonianze ripescate a distanza di anni in giro per il mondo allo scopo di destabilizzare tutta la fascia del vecchio ordine che era fedele alla regola di povertà”.

Il nostro quotidiano on line lo ha definito “il boia di Frigento” e la definizione resta appropriata

http://www.farodiroma.it/2016/03/19/quando-si-usa-la-giustizia-per-sottrarsi-alle-responsabilita-la-contromossa-di-padre-manelli-il-boia-di-frgento/

 

Il Mattino: Patto di sangue, accuse a padre Stefano. Una perizia grafologica attribuisce al frate la firma in calce al giuramento

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Patto di sangue, accuse a padre Stefano. Una perizia grafologica attribuisce al frate la firma in calce al giuramento

di Loredana Zarrella

«Padre Stefano Maria» : è la firma apposta con una penna a inchiostro blu sotto la lettera firmata con il sangue da una suora il 21 maggio 1993, come patto di fedeltà al Fondatore della Congregazione. “Una firmaa autografa del fondatore dei Frati Francescani dell’Immacolata” secondo la perizia grafologica richiesta dall’avvocato Giuseppe Sarno, il legale della gestione commissariale dell’Ordine.

“Dall’analisi dei documenti in nostro possesso – scrive il consulente grafologo Gianluca Capra – e dai riscontri tecnici effettuati si deduce con elevata probabilità che la firma in verifica, apposta sul documento allegato alla seguente relazione tecnico peritale… a nome di “P. Stefano Maria” è riconducibile alla stessa persona firmataria dei documenti comparativi…”.

La perizia di parte conferma così quanto sostenuto finora dalle tante ex suore fuoriuscite dall’Istituto commissariato dalla Santa Sede nel 2013. Testimonianze venute fuori nel giugno scorso, con il dossier scandalo su quei patti di fedeltà che le consorelle sarebbero state costrette a sottoscrivere con il sangue.

Voci a cui il frate ultraottantenne aveva replicato nel novembre scorso attraverso la tv, nel programma di Rai Uno “La vita in diretta”. “Costrizioni, violenze, persecuzioni – aveva detto Manelli, – Non esistono queste cose. Non ricordo nulla, né di aver messo mai firme. L’unica firma che io metto è quella sul registro delle professioni religiose che si fanno con le sante messe, le celebrazioni, ecc. Non ricordo nulla anche perché, effettivamente, sono cose di 23 anni fa, eccetera. Non credo proprio, quindi”.

Dossier – L’analisi sarà posta all’attenzione degli inquirenti che indagano sulla vicenda.

La perizia parla invece di altro. Parla di una controfirma veritiera di Padre Manelli al patto di sangue, che ricorda i riti di affiliazione in uso tra i clan mafiosi; controbatte, in modo oggettivo, almeno al momento, in attesa di ulteriori verifiche, quanto invece contestato e smentito dal frate. “Sono solo fantasie – aveva detto Manelli, – accuse inventate dalle fuoriuscite come una specie di rivalsa perché dimostrati non idonei alla vita religiosa”. Perché inventarsi di aver firmato allora patti di fedeltà a lui e al suo cofondatore Padre Gabriele Maria Pellettieri?

La perizia, che sarà messa a disposizione degli inquirenti, si aggiunge al già corposo fascicolo sul caso dei Frati Francescani dell’Immacolata. Come elementi comparativi utili al lavoro di consulenza tecnico – grafica sono state utilizzate altre cartoline firmate da Padre Stefano Manelli.

Il Mattino – Irpinia – ed. 6 gennaio 2016

FINE DELLE VIOLAZIONI ALLA REGOLA DI SAN FRANCESCO

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Il MATTINO DI AVELLINO Pagina 34 del 24 novembre 2015

Frigento. L’indagine sui Frati francescani

Loredana Zarrella

Frigento. Un ritorno quasi in sordina nella casa madre dei Frati Francescani dell’Immacolata, dopo la lunga permanenza nel convento di suore a San Giovanni Rotondo.È stato questo il rientro di Padre Stefano Maria Manelli a Frigento, nella frazione Pagliara, dove il Santuario della Madonna del Buon Consiglio è un tutt’uno con il convento dove abitano i Frati dall’abito grigio-celeste.

Nessuno fino a ieri si era accorto della sua presenza. Solo voci che si rincorrevano di casa in casa e che hanno portato pure il furgone della Rai davanti il piazzale del complesso religioso, per una trasmissione durante il programma «La vita in diretta». Dopotutto, avendo celebrato finora la messa soltanto in privato, solo qualcuno aveva potuto sapere, per averlo magari intravisto.

Padre Stefano è tornato lo scorso sabato mattina accompagnato da uno dei nuovi commissari dell’Ordine, che è poi andato via già in serata, lasciando il Fondatore dell’Ordine dei Francescani dell’Immacolata alla sua nuova dimora.

Era da tempo che i suoi Superiori richiedevano l’allontanamento da S.Giovanni Rotondo, dove non avrebbe potuto dimorare perché in aperta violazione della Regola di San Francesco secondo cui «i frati non devono entrare nel convento delle monache».

Così, dopo l’ennesimo rifiuto ad abbandonare il convento femminile per motivi di salute, Padre Manelli ha dovuto obbedire e tornare a Frigento, di certo più distante dalla «Casa Sollievo della Sofferenza» di Padre Pio, dove si recherebbe abitualmente per curarsi.

Frigento è un luogo troppo freddo per lui, che ha 82 anni, e che aveva chiesto di restare a San Giovanni Rotondo perché aveva l’ospedale vicino» ha detto ieri pomeriggio, a “La vita in diretta”, il programma di RaiUno, l’avvocato Enrico Tuccillo, che continua con forza a difendere, attraverso le vie legali e i media, il fondatore dell’Ordine commissariato dalla Santa Sede.

Intanto, a Frigento, Padre Manelli verrà ora accudito dai frati. I commissari – il salesiano don Sabino Ardito, il gesuita padre Gianfranco Ghirlanda e il cappuccino padre Carlo Calloni – gli avrebbero pure imposto il divieto di ricevere visite all’interno del convento, se non quelle dei suoi familiari. Non a caso, i festeggiamenti per il suo 60esimo sacerdozio sono stati ridimensionati drasticamente. Gli amici avevano organizzato per domenica scorsa, a mezzogiorno, una messa di accoglienza e benvenuto, e un pranzo, con tanto di persone che sarebbero dovute accorrere da fuori provincia con dei pullman. Festosi e grandiosi preparativi bloccati, però, dal commissario che ha consentito solo una messa a porte chiuse, e solo per amici e parenti.

CORRIERE TV: VITA DA SUORA, ANNI DI VESSAZIONI IN FORZA DI QUEL PATTO DI OBBEDIENZA SCRITTO COL SANGUE

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Vita da suora, anni di vessazioni in forza di quel patto di obbedienza scritto col sangue

Due documenti inediti: una lettera scritta col sangue e un marchio a fuoco. Violenza e sottomissione nell’inchiesta della procura di Avellino sull’istituto religioso dei frati dell’Immacolata: in un dossier storie di presunte vessazioni, abusi, strani giri di denaro e perfino istigazione alla prostituzione. – Amalia De Simone /Corriere TV

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Le macchie di sangue sono così intense che le frasi che tracciano sembrano ferite ancora aperte. Eppure sono passati ormai 22 anni. Ventidue anni da quella notte in cui alcune suore giurarono obbedienza in una cappella con un rito simile alla «pungiuta», usata dalla ‘ndrangheta per affiliare i membri del clan. È il racconto di una donna che è stata per 12 anni una suora e che insieme ad altre sue consorelle con quel rito dice di aver promesso devozione e fedeltà a padre Stefano Manelli, cofondatore dell’istituto religioso dei frati dell’Immacolata, istituto di diritto pontificio con sede principale a Frigento (Avellino) e con una costellazione di conventi in tutto il mondo. Un documento citato in un dossier sulle cui testimonianze indagano i pm della procura di Avellino e in cui si raccontano storie di presunte vessazioni, abusi, violenze, strani giri di denaro e perfino istigazione alla prostituzione.

Calunnie secondo Manelli, assistito dall’avvocato Enrico Tuccillo. Il dossier fu assemblato dal commissario apostolico del Vaticano, padre Fidenzio Volpi, nominato nel 2013 dopo la sospensione del superiore Padre Stefano Manelli. L’esposto che conteneva il documento, fu presentato all’autorità giudiziaria dal legale Giuseppe Sarno dopo l’improvvisa morte di monsignor Volpi, avvenuta lo scorso giugno. Nel documento ci sono numerose dichiarazioni di frati, suore e familiari di religiosi che tracciano un quadro cupissimo della gestione dell’istituto dedicato all’Immacolata. La promessa di obbedienza vergata col sangue che mostriamo insieme ad alcune testimonianze non è l’unico documento inedito: c’è anche la fotografia di una suora marchiata a fuoco. E questa volta a parlare non sono solo parole sulla carta: «Ho già testimoniato in Vaticano e sono disposta a far esaminare la lettera scritta col sangue e poi controfirmata da padre Stefano Manelli, dai periti della procura. Lo faccio perché ho il dovere di far emergere cosa accadeva in quei conventi lager, dove ci sono ancora nostre sorelle che soffrono».

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«Ti devi fare santa» era questa la parola d’ordine utilizzata secondo quei racconti, per convincere suore e frati a sopportare la sofferenza di malattie senza potersi curare, mangiare cibi scaduti e frustarsi: «Mangiavamo la cenere nei pasti e spesso lo facevamo in ginocchio – racconta un’altra ex suora che ora vive in sud America – La sera ci frustavamo con la disciplina, uno strumento con delle punte di ferro. Mentre lo facevamo dovevamo pregare e gli schizzi di sangue imbrattavano i muri. Portavamo anche un cuore fatto con dei chiodini. Lo mettevamo a contatto con la pelle. Io mi sono anche marchiata a fuoco due volte». Dichiarazioni su cui la pm Adriana Del Bene della procura di Avellino ha disposto indagini. Ma in procura non c’è un solo fascicolo: c’è infatti anche un’indagine per truffa aggravata e falso ideologico che ha portato al sequestro di 30 milioni di euro a due associazioni legate all’istituto. Il tribunale del riesame ha poi dissequestrato i beni ma la procura ha proposto ricorso in Cassazione e l’avvocato Sarno ha interpellato sul caso anche il tribunale civile.

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Le indagini del procuratore Rosario Cantelmo e del pm Fabio Del Mauro sono focalizzate su una serie di condotte fraudolente che sarebbero state attuate per poter mantenere il controllo sui cospicui patrimoni dell’istituto, così da impedire al commissario apostolico (nominato dalla Santa Sede) di governare l’ordine religioso. Pochi giorni fa la Santa Sede ha commissariato anche l’istituto religioso delle suore. I soldi sono un capitolo molto importante anche nel secondo fascicolo, quello sugli abusi. A parlare è ancora una volta la principale testimone della vicenda che lancia accuse gravissime di presunti casi di induzione alla prostituzione: «Ci mandavano da alcuni “benefattori” molto ricchi e ci chiedevano di essere accondiscendenti. Io mi sono tirata indietro. Anche Manelli aveva modi ambigui». Un atteggiamento raccontato anche nel dossier: «Stavo male quando facevo direzione spirituale con padre Manelli perché facendolo sembrare un fatto naturale spingeva la mia mano verso le sue parti intime».

Nelle pagine raccolte da monsignor Volpi ci sono anche altre descrizioni del genere. Enrico Tuccillo, avvocato di padre Manelli, parla del suo assistito come di un perseguitato e paragona la sua vicenda a quella di figure di Santi come quella di San Pio o San Francesco: «Padre Stefano Manelli desidera vivere in povertà, vuole vivere secondo l’ispirazione tradizionale della chiesa, tutto il resto sono delle strumentalizzazioni e sono delle non verità. Per quanto concerne la truffa credo che il tribunale del riesame abbia già chiarito con il rigetto che non esiste né truffatore né truffato. Poi c’è l’altro filone quello dei dossier delle suore costrette a leccare i pavimenti. È ridicolo e triste. Noi abbiamo già presentato tre denunce per calunnia alla Procura della Repubblica di Avellino».

http://video.corriere.it/vita-suora-anni-vessazioni-forza-quel-patto-obbedienza-scritto-col-sangue/c792f2e2-817b-11e5-8d6e-15298a7eb858