La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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MANELLI METTE IN DIFFICOLTA’ IL VATICANO

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La vicenda degli abusi all’interno dell’Istituto delle Suore Francescane dell’Immacolata non è una novità.
Sin dal 1998, data dell’erezione pontificia che tolse al fondatore ogni “freno inibitorio”, fioccarono lettere di denuncia dirette in Vaticano.
Chi erano e chi sono i protettori del Manelli?
Sarà impossibile difendere le presunte tesi della difesa di un fondatore che ha « distrutto » la vita di centinaia di donne e di uomini con la compiacenza di qualche monsignore di curia.
Prima si chiude la vicenda, meglio sarà per tutti, ma soprattutto per lo stesso Manelli Stefano e le superiore delle suore.
Le vittime si manifestano sempre di più fornendo nelle opportune sedi documenti schiaccianti.
Lo Stato laico arriverà prima della santa Chiesa a sciogliere i nodi?
Le vittime chiedono verità e giustizia, oltre ai danni morali e materiali che il Manelli ha inferto alle singole persone e all’immagine delle sue religiose e degli Istituti dei Francescani dell’Immacolata.
Alla Chiesa si chiede dignità e coerenza nella tutela delle vittime.
I responsabili di Chiesa eviteranno denunce per complicità, collusione, corruzione e omissione di atti d’ufficio, sia in sede civile-penale che canonica?
Nuovo scandalo nello scandalo in vista?
LA TESTIMONIANZA
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Mi chiamo ——  —— e sono una ex suora Francescana dell’Immacolata, ho già scritto precedentemente alla vostra congregazione dei vari problemi e difficoltà che avevo con il fondatore, cioè padre Stefano Maria Manelli, e con le suore francescane dell’Immacolata.
In questa nuova vorrei accennare particolarmente al quinto voto privato, anche se nel passato ne avevo già parlato ma poiché in questi giorni ho proprio trovato la formula esatta ho pensato di inviarvela.
Vorrei anche accennare alcune cose che non ho scritto prima, cioè che di questo voto non se n’è parla ne durante il postulandato ne durante il noviziato. Sia postulanti che novizie sono completamente all’oscuro di questo quinto voto, viene detto solo al momento della prima professione semplice ed esattamente qualche settimana prima della professione semplice.  In genere le neoprofesse fanno voto la sera della prima professione semplice, oppure il giorno dopo, ma ovviamente a questa funzione partecipano soltanto le neoprofesse. Ricordo che quando lo feci io, insieme alle altre mie consorelle cioè che avevamo professato insieme, questo voto l’ho fatto solo nelle mani di padre Stefano M. Manelli, perché padre Gabriele Pellettieri non c’era. Comunque tengo a sottolineare che in realtà Padre Gabriele M. Pellettieri non conta molto nell’istituto.
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Come potete leggere nella formula che vi ho inviato,  questo voto si fa una sola volta e vale per tutta la vita, ma tuttavia c’è stato un eccezione perché un gruppo  di suore non aveva avuto l’occasione di fare questo voto insieme, ma l’hanno fatto separatamente, hanno chiesto a padre Stefano M. Manelli di rinnovare tutte insieme sia nelle mani di padre Stefano M. Manelli, sia nelle mani di padre Gabriele Pellettieri. Ma poiché era un periodo di tre giorni di studio le suore erano quasi tutte, infatti le suore hanno chiesto di rinnovare il voto  erano le neoprofesse, ma ricordo che alla segretaria giovane dell’Istituto Sr Maria Massimiliana venne in mente di chiedere se tutte le suore potevano rinnovare questo voto e così lo rinnovarono tutte insieme, anche se non è necessario poiché questo voto è per tutta la vita.
Comunque meglio sottolineare che le suore sono convinte che l’Immacolata  parla attraverso padre Stefano M Manelli e qualsiasi cosa dice è sempre la Madonna S.S. che parla attraverso padre Stefano M. Manelli anche se si tratta di qualcosa contraria al Codice di diritto canonico, ecc.
Un altro insegnamento di padre Stefano M. Manelli riguarda l’obbedienza cieca, lui vuole che le suore arrivino a questo punto, cioè senza più riflettere, anche se si tratta di qualcosa di poco chiaro, ricordo in particolare di una suora che mi disse “io tante cose non le capisco ma le faccio per obbedienza, poiché essendo legata da questo quinto voto non posso fare altrimenti“.
Infatti ricordo quando io dissi a padre Stefano M. Manelli che volevo uscire dall’Istituto delle suore francescane dell’Immacolata poiché non avevo più fiducia in lui, e non mi sentivo in realtà di stare in questa famiglia religiosa neanche per le suore, (ricordo che mi sentivo un pesce fuor d’acqua poiché non si vive in realtà in questo istituto la Carità evangelica). Ricordo che lui, cioè padre Stefano M. Manelli, mi disse che io ero disobbediente e che avrei dovuto obbedire e fare tutto ciò che avevo stabilito poiché avevo giurato per tutta la vita obbedienza ai fondatori.
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Vi chiedo la carità di aiutare queste suore, poiché sono annebbiate da padre Stefano M. Manelli e fanno tutto ciò che lui vuole e qualsiasi cosa devono fare chiedono sempre a padre Stefano M. Manelli, lo credono un santo e lui fa credere alle suore di essere un santo e che l’Immacolata parla da attraverso lui.
Cordiali saluti
Lettera firmata
LA FORMULA DEL VOTO PRIVATO A MANELLI
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CASA DELL’IMMACOLATA – DECRETO VATICANO – ARRIVA IL COMMISSARIO

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Frigento. L’indagine sull’Istituto francescano

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Alla superiora Maria Cozzolino subentra suor Noris Calzavara, verificherà la gestione finanziaria.

 

Loredana Zarrella
FRIGENTO. Un nuovo scossone ha investito la famiglia religiosa dei Francescani dell’Immacolata, il cui istituto di diritto pontificio ha la sua casa madre a Frigento, nella frazione Pagliara.
E’ il commissariamento del ramo femminile, provvedimento messo in atto dalla Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita Apostolica a seguito delle perplessità relative alla conduzione della vita interna delle Suore che osservano la regola di San Francesco d’Assisi e gli insegnamenti di San Massimiliano Maria Kolbe.
Il decreto, di cui si ha notizia certa ma che non è ancora stato diffuso pubblicamente, porta la firma del Prefetto João Braz Cardinale de Aviz e la controfirma dell’Arcivescovo Segretario José Rodrìguez Carballo.
Da fonti certe si conoscono anche i nomi delle suore che ricopriranno il ruolo di commissari dell’Istituto femminile, finora diretto da Suor Maria Michela Pia Cozzolino dalla casa generalizia a Frattocchie, vicino Roma. Alla Superiora generale, braccio destro del fondatore Padre Maria Stefano Manelli, pure destituito da tempo, subentreranno Suor Noris Calzavara delle Suore del Rosario coadiuvata, per quanto riguarda gli aspetti specifici della formazione e delle finanze, da Suor Paola Teresita Filippi delle Figlie della Misericordia e Suor Viviana Ballarin delle Suore Domenicane.
Una terna di religiose scelta dalla Santa Sede per fare chiarezza e dissipare i dubbi sorti in concomitanza del primo commissariamento, quello che ha investito nel 2013, la Congregazione dei Frati, e a cui ha fatto seguito l’inchiesta avviata congiuntamente dalla Procura e della Guardia di Finanza di Avellino per incongruenze relative alla gestione delle finanze.
Inchiesta che a fine giugno ha visto tuttavia il dissequestro di quei 30 milioni di beni mobili e immobili, oggetto di custodia cautelare pochi mesi prima, quando la magistratura ritenne di bloccarli per valutare i reati di falso ideologico e truffa di compagini associative laiche vicine all’Istituto, ossia delle associazioni “Missione dell’Immacolata” e “Missione del Cuore Immacolato”.
La questione, che ha avuto uno stop con lo sblocco dei beni, potrebbe tuttavia riavviarsi anche alla luce delle nuove richieste avanzate in sede civile dall’avvocato Giuseppe Sarno, il legale della gestione commissariale dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, pure questi ora vigilati da una terna di nomina vaticana – il salesiano don Sabino Ardito, il gesuita padre Gianfranco Ghirlanda e il cappuccino padre Carlo Calloni -, subentrati al commissario Padre Fidenzio Volpi, deceduto il 7 giugno scorso.
Il nuovo scossone, che parte direttamente dagli ambienti vaticani, destabilizza pure la comunità delle religiose, le cui Superiori erano già state protagoniste, insieme a Padre Manelli, del dossier reso noto da Il Mattino nel giugno scorso, e in cui novizie ed ex suore avevano raccontato di essere state oggetto di atti di prevaricazioni.
Il provvedimento non è un fulmine a ciel sereno dal momento che non ha destato stupore tra le fila dei sostenitori di Manelli, che lo temevano, sia tra chi appoggia da tempo le verifiche vaticane per i dissidi interni ma pure per i sospetti sulla gestione del patrimonio.

Il Mattino di Napoli – Avellino, Irpinia – ediz. del 28/10/2015 – pag. 30

LE NUOVE PERSECUZIONI

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In solidarietà ai cristiani che soffrono per mano dei fondamentalisti islamici in alcune regioni del mondo, anche nella nostra Italia ci sono cristiani che soffrono per mano di fondamentalisti cristiani.

Il caso di padre Scozzaro.

Era da molto tempo che non si leggevano elucubrazioni e provocazioni sulla vicenda dei Francescani dell’Immacolata nella bolgia dei blog tradizionalisti.

Il silenzio reverenziale e speranzoso di chi credeva nel nuovo governo dell’Istituto di trovare ingenui e collusi alleati viene interrotto dall’ardito Paolo Deotto  che giustifica un attacco gratuito a padre Giulio Maria Scozzaro esprimendosi a modo di disclaimer per evitare – secondo lui – un’azione penale: “(…) mi permetto di chiedere la vostra attenzione, perché quanto vi esporrò riguarda anche argomenti che interessano tutti: la libertà di espressione, la libertà di cronaca, e anche un certo clima che si è ormai instaurato nel mondo cattolico, in cui non si usa più parlare, discutere, ammonire ove necessario. No, si ricorre alla carta bollata. Forse tutto ciò si inquadra perfettamente nella secolarizzazione drammatica che sta vivendo la Chiesa; tuttavia a me, uomo all’antica (anche per ragioni anagrafiche) questo comportamento appare un po’ singolare”.

Non entriamo nel merito della grammatica ma rileviamo quanto il ricorso ad internet per infangare un sacerdote degno e rispettabile sia difforme dall’auspicata sacralizzazione della Chiesa che il Deotto contrappone alla “drammatica secolarizzazione” in corso.

Si biasima la carta bollata ma non il francobollo alle autorità della Chiesa per creare un caso mirato a delegittimare un “collaboratore di giustizia”.

Per dovere di cronaca e servizio alla verità, cercheremo allora di fornire ai nostri stimati lettori degli argomenti che spiegano, senza tanti misteri, il perché dell’accanimento contro padre Scozzaro da parte di persone che non lo hanno mai conosciuto.

Padre Giulio Scozzaro negli anni Novanta, prima di essere ordinato sacerdote, già rivestiva l’incarico di “pro rettore dei postulanti” dei Frati Francescani dell’Immacolata.

Questo, oltre ad evidenziare la fiducia di cui godeva presso il suo superiore, conferma tuttavia il pressapochismo e la precarietà che da sempre ha accompagnato l’azione pedagogica e formativa del padre Stefano Manelli verso i giovani frati e le sue “reclute”.

Fra esse non era raro trovare – secondo le annate – qualcuno dei nipoti facilmente riconoscibile, non solo dai tratti somatici, ma dal piglio autoritario e dalla debolezza voluttuaria che potrebbe confermare le teorie del Lombroso.

Accadde infatti che dal cassetto della stanza di Padre Manelli nel convento di Frigento sparirono delle banconote per un valore di tre milioni delle vecchie lire.

I sospetti caddero immediatamente sulle giovani reclute che popolavano la “Casa Mariana” e venne interpellato il loro “rettore”.

Nel profittare dell’andata a scuola dei puberi, Padre Giulio Scozzaro rinvenne con facilità le banconote proprio nella stanza del giovane nipote.

Si sarà anche trattato della sviolinata di un ragazzone quasi maggiorenne, ma osiamo credere che se l’autore del furto non fosse stato il nipote del Fondatore, difficilmente sarebbe rimasto nell’Istituto e ordinato sacerdote come poi successe con tutti gli annessi e connessi.

Il noto papà venne convocato con sua enorme vergogna nonché imbarazzo, ma l’allora fra Giulio M. Scozzaro, diventato più tardi Padre Giulio, fu un uomo di misericordia che sdrammatizzò la cosa per rispetto verso Padre Stefano, pur ponendosi seri interrogativi…

Come aveva infatti osato il nipote mettere le mani nel cassetto dello zio?

Era stata la prima volta? Ne aveva ricevuto altre volte l’autorizzazione? Aveva lo zio Fondatore dimenticato quella volta una concessione fatta al nipote? Cosa se ne faceva un giovinetto di una cifra da due stipendi mensili?

I dubbi rimasero…

Nel 1998 Padre Giulio Scozzaro si fece coraggio e denunciò padre Manelli per abusi di governo.

L’allora Sottosegretario per la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata, dichiarò: “Padre Manelli non si comporta da cristiano”.

Il rapporto di Padre Giulio col Fondatore si era dal momento del furto progressivamente deteriorato perché una testimonianza del genere gettava fango su una famiglia che aveva costruito sull’impeccabilità e l’immacolatezza la sua onorabilità.

“Questa è la mia famiglia” hanno messo in bocca a Padre Pio i Manelli.

Peccato che un tale giudizio non sia mai stato esclusivo ma veniva esteso dal santo cappuccino a tante altre famiglie e soggetti che lo frequentavano, così come appare nelle biografie autorevoli e meno autoreferenziali su padre Pio, dove mai è citato qualche componente della famiglia Manelli quale detentore di attenzioni speciali.

Padre Manelli non accettava inoltre che padre Giulio seguisse l’ispirazione di scrivere agiografie e libretti spirituali perché voleva l’assoluto monopolio sulle pubblicazioni, senza concorrenza.

Come Erode, padre Manelli si sentiva minacciato da un sacerdote in fasce.

Fu così che a padre Giulio, resagli la vita impossibile nei conventi dell’Istituto,  non restava che trovare rifugio nella sua Palermo.

Padre Manelli, secondo uno stile consolidato, ne doveva distruggere l’onore e la buona fama per coprire con la cortina fumogena della calunnia contro il suo accusatore, le malefatte che padre Giulio presentò alla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata in un periodo in cui, ottenuta l’approvazione pontificia, padre Manelli fece cadere i suoi freni inibitori nella guida dei frati e delle suore.

Padre Giulio venne accusato di “disobbedienza ostinata alle legittime disposizioni dei superiori in materia grave”.

Padre Giulio si rifiutava di essere trasferito in una comunità “tritacarne” dove il Fondatore avrebbe consumato la sua vendetta con il solito superiore-vessatore di turno.

Qui viene il bello.

Il Padre Manelli dal settembre del 2014 si trova per sua volontà nel convento delle Suore Francescane dell’Immacolata a San Giovanni Rotondo.

Qualcuno è ancora convinto della bufala degli “arresti domiciliari” alimentati dalle fantasie e dalla disonestà dei bloggers tradiprotestanti.

Dopo i noti fatti di cronaca, in attesa che la Magistratura e la Chiesa si pronuncino, non sarebbe stato più prudente sloggiare da San Giovanni Rotondo?

Padre Manelli sa invece bene che in un convento di frati sarebbe sotto il controllo di tutti e non potrebbe permettersi quella libertà di movimento tra visite e telefonate messe in opera per contrastare l’azione del commissario e dirigere le operazioni con i suoi cinque, sei avvocati.

Perché il Manelli si ostina a disobbedire “alle legittime disposizioni dei superiori in materia grave?”

Le leggi valgono solo per gli altri?

Immaginiamo già che si farà scudo dell’ennesimo certificato medico pur di sottrarsi agli interrogatori del Vaticano e non allontanarsi da una corte consolatrice.

Lo fece con il guaritore di Cassino e lo farà ancora sul Gargano.

Meglio per lui non esporsi all’indignazione dei frati, delle popolazioni non dappertutto favorevoli a lui e dei vescovi che potrebbero dichiararlo persona non grata nelle loro diocesi.

In Campania e nel Lazio non si parla che di lui quando si vuole attaccare la Chiesa.

Uno scandalo!

Padre Manelli non ha più il consenso della base e a seguirlo è oramai un gruppetto di laici da compatire e solo una trentina di sacerdoti, troppo pochi per un ribaltone di governo a favore dei suoi accoliti: dal vice-generale ai colonnelli.

Quanti danni e quante colpe in pensieri, parole, opere ed omissioni!

Il Deotto cerca poi di provocare Il neo Commissario Sabino Ardito con l’aiuto di Maria Guarini di Chiesa e Post Concilio.

In barba alla privacy ne pubblica la risposta e-mail con la sua richiesta del “sangue” di Padre Scozzaro che lui definisce “chiarimenti”.

Che interesse e che titolo ne può avere un semplice e sconosciuto laico come il Deotto se non l’induzione del Manelli e dei manelliani a utilizzarlo per sopprimere un testimone e  gabbare i commissari e la Congregazione per i Religiosi?

L’ultima porcata è che venne fatto credere a padre Scozzaro all’inizio degli anni Duemila che tutto sarebbe rientrato nell’ordine purché avesse ritirato il ricorso in Segnatura Apostolica.

Nel frattempo, con il noto manovale padre Alessandro Apollonio, si cercarono cardinali e prelati che testimoniassero a favore di Padre Manelli ai giudici degli organismi preposti a giudicarlo sulla base delle denunce, mentre – con l’inganno – si chiedeva a Padre Scozzaro di ritirare le sue denunce.

Il resto della storia lo conosciamo, una storia infinita, una storia che si ripete, una storia che ha fin troppo scandalizzato i piccoli.

… Miserere nobis.

L’ESCLUSIVISMO

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Gli argomenti della nostra piattaforma relativizzano l’intervista alla mamma di Madre Gabriella Iannelli.

Che abbiano colto nel segno ce lo conferma Martone stesso con una nuova intervista alle SFI preconfezionata in modo sempre più esclusivo.

L’ultima domanda odora addirittura di minaccia e di reato di violenza privata.

Continueremo con determinazione e convinzione ad avvalerci della libertà di espressione e di opinione.

 

In estate nei paesi dell’entroterra ausonico si celebrano diverse sagre.

E’ un modo per aggregare durante il rientro per le vacanze i vari compaesani che l’ondata migratoria dello scorso secolo portò oltreoceano e oltralpe.

Gianluca Martone ci risparmia taralli e bucatini, ma ci offre indigeste “pizze piene”, tipica specialità beneventana, ritornando il 9 luglio 2015,   sempre su “La Croce”, sul caso di Padre Manelli e delle Suore Francescane dell’Immacolata con una nuova intervista “esclusiva”.

Tante cose sono esclusive: le impronte digitali, il DNA, il timbro della voce…

Quanto alla qualità dell’intervista, che il Martone definisce significativa, lasci pure ai lettori il giudizio, specie se anziché le VITTIME, vengono intervistate le DAME DI CORTE, essendoci stato riferito che Maria Grazia Palma è una superiora.

A furia di interviste “esclusive” ci convinciamo sempre di più che il Martone sia caduto nell’esclusivismo, cioè in uno dei difetti cronici del Padre Manelli.

L’esclusivismo, infatti, fa credere all’interessato, che solo il proprio modo di pensare e di giudicare sia giusto.

Entriamo nel merito analizzando le frasi più esclusive di Madre Maria Grazia Palma dell’Ordine SFI.

“La risonanza mediatica di una notizia non è assolutamente prova della sua veridicità”.

Siamo assolutamente d’accordo con lei perché sono infatti le testimonianze delle vittime di anni di abusi a costituire la prova che gli inquirenti, con il metodo del contraddittorio e la raccolta di prove, valuteranno nella loro oggettiva veridicità.

Non ci risulta intanto che la Palma abbia avuto accesso a tale documentazione.

La religiosa poi dichiara: “L’ho visto (il padre Manelli ndr) e sentito innumerevoli volte schermirsi davanti alle lodi, cambiare argomento e stornare abilmente l’attenzione dalla sua persona”.

Nell’assistere a dei filmati in rete sembra che il Manelli suscitasse invece le lodi verso se stesso attribuendosi un legame speciale con Padre Pio che lo confessò e comunicò in tenera età, così come faceva con altri bambini.

La monaca dice: “Padre Stefano non soffre di protagonismo, come alcuni vogliono far credere”.

Più di un prete racconta ancora che a Pompei, arrivato in ritardo per la celebrazione di un raduno, Padre Manelli si fece strada tra la ressa di folla dicendo: “Fatemi passare, sono io il figlio spirituale di padre Pio!”.

Ci risulta poi che padre Manelli ridicolizzasse gli altri, insultasse specialmente i Conventuali, l’Ordine che lo ha fatto frate e sacerdote, l’Ordine i cui Superiori hanno tanto sofferto per causa sua.

Tutti erano secondo il Manelli dei rilassati vecchietti e dei ricconi senza le vocazioni.

Avrebbe preso lui – diceva – i loro conventi per i frati e le suore turchine.

Chiedere per credere.

La Palma, poi, dichiara: “So per certo che, nell’ultimo Capitolo dei frati, tenutosi nel 2008, egli li ha pregati di non rieleggerlo, ma essi lo hanno riconfermato nella carica di ministro generale”.

Due sono le ipotesi della montatura: o le suore hanno accesso al Capitolo Generale dei Frati, cosa strana ed esclusiva, oppure qualcuno, magari Padre Manelli in persona, tradendo il segreto del Capitolo, ha riferito tale particolare.

Noi crediamo, molto più semplicemente, che si tratti di una nuova leggenda costruita ad arte per far credere il distacco di padre Manelli dal potere.

Da una nostra indagine, dopo le contestazioni del 2012 che portarono alla Visita Canonica, sappiamo per certo che Padre Manelli, quasi ottantenne, si preoccupava di non poter forse essere rieletto al Capitolo Generale del 2014.

Lo andava dicendo in giro.

Stava ovviando al problema preparando all’uopo la campagna elettorale per il nipote, sua protesi genealogica ed ideologica.

La Congregazione per la Vita Consacrata riferì, invece, che già nel Capitolo Generale del 2002 l’elezione di Padre Manelli doveva essere l’ultima.

Cosa sarà successo poi, lo sanno i suoi protettori.

Nel 2008 il Cardinale Prefetto era Francis Rodé e crediamo che proprio in quel periodo ordinò sacerdoti dei frati dell’Immacolata, particolare che si può seguire sul canale 81 di Tele Radio Buon Consiglio di Frigento.

A noi suore e a tanti laici – dichiara la monaca – ha insegnato che le nostre regole di vita si osservano non per obbligo o per timore di una punizione, ma per amore, e che i sacrifici hanno senso solo se li compiamo mossi dal nostro personale amore per Gesù”.

A noi poveri telespettatori e internauti, appare evidente che invece Padre Manelli parlasse spesso di Inferno e castighi, guerre, carestie, incutendo paure, scrupoli…

Il Terzo Segreto di Fatima per lui non era stato pienamente rivelato e la profezia sulle sciagure della Chiesa riguardava il Vaticano II, Concilio che entrò nellagenda del Padre Manelli in modo ossessivo per farlo criticare.

Organizzò  per questo un Convegno a Roma nel 2009  come testimonia mons. Marchetto che vide tra i partecipanti anche dei lefebvriani tonsurati.
Manelli mise in bocca a Padre Pio la frase « Tutte tenebre », le cosiddette quattro T ascrivibili al Vaticano II.
CharlieHebdo
 
Vero o falso?

Una famiglia residente in Campania, in quei paesini dove si vive la religiosità in maniera superstiziosa, fece provvista di candele, una cassa intera da far benedire a Padre Manelli.

Durante l’imminente “tre giorni di buio” che Padre Manelli aveva annunciato, solo chi possedeva tali candele avrebbe avuto in casa l’illuminazione.

Sono passati almeno quattro anni da allora!

Vero o falso?

Cosa dire, poi, di persone che dietro consiglio di un falegname di Bolzano , un altro personaggio legatissimo a padre Manelli, facevano provviste di ceci e altri legumi secchi, scatolami per un imminente attacco nucleare o fuoco dal cielo.

Questo signore utilizzava  gli stessi metodi del Manelli e si rifaceva alle sue profezie.

Organizzava per padre Manelli i viaggi a Fatima e mancò poco che non cadessimo anche noi nella trappola.

Tutte e tutti avevano la vocazione e ognuna doveva alleggerirsi dai beni di questa terra (soldi, macchine, case) e darli al Manelli « per le missioni ».

Vero o falso?

Esaltava la sua conoscenza con Padre Pio, amava esibirsi davanti alla corte dei miracoli e per aver vessato i figli che obbligò alla vita religiosa, tutti poi dei fuoriusciti dall’Ordine del Manelli, venne denunciato e subì un processo.

Vero o falso?

La dinamica è la stessa, così come il tipo di disturbo della psiche.

Padre Manelli si circondava di collaboratori che avevano le sue stesse caratteristiche di personalità.

Questo fattore, comunque, ci accomuna tutti, basta sfogliare l’elenco degli amici della pagina facebook di Gianluca Martone.

La Palma incalza: “Non so come si possa pensare che un Istituto religioso possa andare avanti con la forza motrice di ricatti e vessazioni”.

Esatto! Non sappiamo infatti se l’Istituto potrà ancora andare avanti così ancora per molto…

Ci ha insegnato – afferma la monaca – la prudenza nei rapporti con frati e sacerdoti e non ha mai approvato la familiarità che indulge ad atteggiamenti poco riservati”.

Anche i Farisei collocavano sugli altri dei pesi insopportabili e personalmente vivevano nella totale incoerenza.

Noi suore non abbiamo mai salutato Padre Stefano come si fa generalmente tra parenti o conoscenti, neppure se si trattava di fargli gli auguri per qualche festività, e alle donne che mostravano di volerlo salutare in modo affettuoso, non permetteva di baciargli se non la mano”.

E’ vero!

I parenti e conoscenti, infatti, non si prendono le licenze che vengono attribuite a padre Manelli che le giustificava dietro un falso misticismo: “fammi toccare il petto perché lì c’è Gesù… 

In risposta alla terza domanda dell’intervista, la Palma dichiara che le ex suore sono pochissime.

Alla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata ne risultano invece molte, anzi moltissime in soli venti anni di vita dellIstituto e ne abbiamo ricostruito almeno un centinaio poiché quelle di voti provvisori non vengono dichiarate al Vaticano quando escono.

Vero o falso?

Sappiamo di suore anche scappate, qualcuna incinta, altre unitesi in matrimonio con laici, una col medico del convento, altre con qualche ex frate.

Vero o falso?

Una suora americana scavalcò il muro del convento e si ruppe anche una gamba per evadere. Questo è successo fuori dall’Italia, in un monastero SFI di clausura in Cornovaglia.

Vero o falso?

Come vivevano in convento la gioia della vocazione?
 
Quale era il modello di vita religiosa che scaturiva dalla loro formazione?

La realtà è peggio dellimmaginazione!

Dulcis in fundo persino la povera nipote del Manelli è uscita lo scorso anno di convento e da quarantenne si è subito sposata, dopo venti anni e passa  (anche lei) di vita religiosa!

Vero o falso?

Lungi dal voler attaccare la vita consacrata, è nostra intenzione rispettarla e difenderla da ogni ipocrisia.

Lo scopo è preservare il bene che producono i religiosi e scremarlo da ogni impurità.

I soldi della povera gente che ieri servivano per i protettori, oggi servono per gli avvocati?

Le minacce di querela, denunce, ben vengano!

In sede processuale sfileranno vittime, atti e fatti.

Siamo pronte ad andare in televisione

La carta stampata non ci basta più se continuano a minacciarci o a farci leggere ed udire le solite balle per coprire chi e che cosa?

Noi siamo pronte a difenderci.

E’ la verità che ci farà liberi.

L’inchiesta sul convento, i consacrati: «Bugie» Contestato il dossier. I membri del Movimento Mariano difendono l’operato di padre Manelli

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pagina 34 Il Mattino – Avellino

Loredana Zarrella

Frigento. «Riteniamo pura follia e prive di ogni fondamento le notizie in circolazione e ci riserviamo di agire a tutela degli interessati» ha fatto sapere, attraverso una replica di Enrico Tuccillo, legale del fondatore dell’Ordine dei Francescani dell’Immacolata, Padre Stefano Manelli, e della Superiora dell’Ordine femminile, Suor Michela Cozzolino.

La contestazione del noto avvocato napoletano è scattata a seguito della pubblicazione, da parte de Il Mattino, del contenuto del dossier depositato alla Procura di Avellino, un insieme di testimonianze sui presunti abusi, atti di libidine e prevaricazioni che sarebbero stati commessi da Padre Manelli nei confronti delle suore e delle ex religiose della Congregazione, nel convento di Frigento e in altri.

«Si tratta di calunnie che non ci saremmo aspettati venissero veicolate in questo modo – tiene a precisare l’avvocato Tuccillo. Tutto è privo di qualunque fondamento. Se questo avvocato (ndr. Giuseppe Sarno) ha ritenuto di depositare questo dossier vedremo cosa c’è scritto, chi l’ha fatto e di chi sono le responsabilità.»
E’ scattata anche da parte dei consacrati al Movimento Mariano di padre Manelli un moto di difesa dell’attività del fondatore: «Padre Manelli – dice in una lettera al Mattino uno dei consacrati che chiede di rimanere anonimo – appare come un narcisista assetato di potere: è menzogna. La verità sta proprio nel contrario. Ricordo e faccio notare: siamo in migliaia di persone tutte fedeli a fonfatori, non una minoranza. Questo l’articolista non lo dice e non dice nemmeno fino ad ora i frati hanno rispettato in modo perfetto l’obbedienza, nonostante i perniciosi provvedimenti presi dal commissario. I fondatori hanno subito falsità e calunnie senza dire una parola».

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Nelle carte affidate agli inquirenti dal legale della gestione commissariale dell’Ordine religioso, tanti i dettagli scabrosi sulla vita conventuale di suore e novizie.
Oltre ai voti di obbedienza ai fondatori, padre Manelli e padre Gabriele Pellettieri, che le religiose erano costrette a vergare con il sangue e di cui esiste anche un campione, il dossier è ricco di altri inquietanti riferimenti, come quelli relativi alla costrizione per esse di mangiare alimenti scaduti dismessi dai supermercati e di consumare la pasta anche se celiache perché tutte le malattie erano viste, dicono, come un «fatto di testa, una fisima» anche perché «prendere medicinali è contro la povertà».

I testimoni dichiarano inoltre di essere stati addestrati al culto del fondatore e di essere stati costretti all’isolamento dal mondo. Vietato leggere i giornali e ascoltare la radio, restare in contatto con i genitori o parlare spesso tra consorelle.
Incentivata invece la caccia alle vocazioni e ai benefattori e l’adorazione di Manelli, sull’esempio di alcune suore, probabilmente plagiate, avvezze a raccogliere capelli e incellophanare biancheria intima destinata, secondo loro, a divenire un giorno reliquia del «Santo fondatore».

Gli incartamenti sono inoltre ricchi di riferimenti vari al giro di denaro. Oltre ai dubbi sulla destinazione dei soldi per le missioni, anche i racconti della presunta prassi di padre Manelli di esercitare pressioni sui benefattori per la donazione di ville e contanti, computer e beni vari.

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Gli originali firmati dagli ex membri del Movimento, ora in mano alla Procura, coprono venti anni di vita dell’Istituto. Sono stati raccolti tra il 2012 e il 2013 e consegnati alla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata. Ne erano a conoscenza anche il Visitatore apostolico Don Vito Todisco, la Visitatrice apostolica Suor Fernanda Barbiero e il Commissario dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata Padre Fidenzio Volpi, nominato dalla Santa Sede nel 2013, e morto il 6 giugno scorso.

«Proprio mentre si è in attesa della nomina del nuovo Commissario della Congregazione – ha affermato l’avvocato Tuccillo – queste accuse assolutamente slegate da ogni realtà fanno nascere negli interessati il sospetto di un progetto criminoso, strumentale e diffamatorio».
A breve dovrebbe in effetti giungere la nomina vaticana del nuovo Commissario. Nel frattempo i beni sequestrati dalle Fiamme Gialle, per un valore di 30 milioni di euro, sono stati momentaneamente affidati dalla magistratura a Donato Cassese, Vicario generale della Diocesi di Sant’Angelo dei Lombardi, sotto cui ricade Frigento.

LA FINANZA NEL CONVENTO FRANCESCANO – da Il Mattino cronaca di Avellino

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Trasferimenti immobiliari nel mirino della Finanza
INDAGINE SUI FRANCESCANI

Una rete intricata di passaggi di mano di beni immobili al centro dell’indagine avviata dalla Finanza sulla gestione del patrimonio dei frati francescani dell’Immacolata.

La comunità monastica che dimora nel convento della frazione Pagliara, ossia nella struttura attigua al santuario della Beata Vergine del Buon Consiglio. L’Istituto commissariato da tempo per problemi interni all’ordine.

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LA FINANZA NEL CONVENTO FRANCESCANO

Il trasferimento di proprietà di numerosi immobili ha fatto scattare l’inchiesta

Loredana Zarrella
Il Mattino – cronaca di Avellino – pag. 34

FRIGENTO. Una rete intricata di passaggi di mano di beni immobili al centrodell’indagine avviata dalla Finanza sulla gestione del patrimonio dei frati francescani dell’Immacolata.

La comunità monastica che dimorano nel convento della frazione Pagliara, ossia nella struttura attigua al santuario della Beata Vergine del Buon Consiglio.
L’Istituto, commissariato da tempo per problemi interni all’ordine religioso, è stato preso di mira dalle Fiamme Gialle per incongruenze relative all’affidamento di diverse strutture.
Mentre è scattata contemporaneamente anche un’inchiesta della Procura a seguito di alcune denunce per frodi e appropriazione indebita di fondi.
La Finanza dovrà capire il motivo del trasferimento di proprietà dei beni, che appartenevano all’Istituto, nelle mani di persone e associazioni estranee alla struttura religiosa.
Durante il commissariamento si è riscontrato in effetti un’anomalia di gestione.
Lotte interne all’Istituto avrebbero fatto scattare l’operazione di “salvataggio” dei beni. Si dovrà ossia capire se è vero che la fazione dei frati che è con il fondatore e contro il commissario avrebbe intestato a privati i beni acquisiti per evitare di metterli nelle mani del reggente.
L’inchiesta si aggiunge, gravando pesantemente sull’Istituto, a quella più generale operazione di sorveglianza, su più fronti, da parte della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica.
Sta di fatto che ora è emerso che i beni donati nel tempo all’Istituto dei frati francescani dell’Immacolata sono passati in mano ad altri, intestati a diverse associazioni o persone, in qualità, si presume, di prestanome.
La Santa Sede ha permesso il commissariamento anche per questo motivo, per appurare cioè i motivi di queste deviazioni.

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Il campanello di allarme è scattato proprio perché alcuni edifici donati all’Istituto sono stati ceduti a privati.
Come è possibile che una casa donata ai frati figuri poi intestata a parenti e amici del fondatore, padre Stefano?
Per la Chiesa è di certo inammissibile.
E lo è pure per la Finanza che ha appunto avviato un’indagine. Sotto i riflettori la gestione dei frati ma anche quella delle suore francescane dell’Immacolata che pure popolano numerosissime, a centinaia, il convento.
Un caso spicca fra i tanti: l’Abbazia è stata intestata alla società Mim che è un’associazione di fedeli laici, di professionisti, non di frati.
Perché? Già tempo fa, Don Vito Todisco, inviato dalla Curia di Avellino per un’ispezione, aveva denunciato le tante incongruenze riscontrate.
Oltre alle spaccature interne all’Istituto, pendono ora, come una spada di Damocle, pure l’indagine della Finanza, l’inchiesta della Procura e la bancarotta con cui ormai devono fare i conti i fraticelli.
Sulle indagini, complesse e delicate, non figurano ancora riscontri ufficiali,
disponibili solo a conclusione della contabilizzazione e quantificazione delle varie voci del registro dei beni dell’Istituto.