La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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L’ISTERISMO DI ALLCHRISTIAN

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“CONVENTO DEGLI ORRORI”: ALTRI DUE FRATI SONO STATI INDAGATI

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GIALLO ESCLUSIVO

Si allarga l’inchiesta sull’ordine religioso di Avellino al centro di una torbida vicenda: oltre a padre Manelli ci sono altri religiosi finiti sotto accusa

“CONVENTO DEGLI ORRORI”: ALTRI DUE FRATI SONO STATI INDAGATI

I frati Maurizio Abate e Pietro Luongo sono accusati di aver aiutato padre Stefano Manelli a impossessarsi in maniera illecita di un ingente patrimonio, quantificato in 30 milioni di euro
Frigento (Avellino) “Le indagini sull’impero patrimoniale riconducibile ai Frati Francescani dell’Immacolata di Frigento sono chiuse. Risultano indagati padre Stefano Manelli e altri due frati: Maurizio Abate e Pietro Luongo. I tre religiosi rischiano il processo per il reato di falso ideologico commesso in concorso tra loro, con una serie di aggravanti”.

E’ questo, in estrema sintesi, il contenuto dell’avviso di chiusura delle indagini recapitato nei giorni scorsi a padre Stefano Manelli e ai frati Maurizio Abate e Pietro Luongo. L’inchiesta, condotta dal pubblico ministero Fabio Massimo Del Mauro, della procura di Avellino, riguarda l’ingente patrimonio riconducibile alla congrega fondata da padre Manelli, il frate già indagato per maltrattamenti e violenza sessuale.

Si parla di un vero tesoro, del valore comprensivo di 30 milioni di euro, che, secondo gli inquirenti, padre Manelli avrebbe provato a sottrarre per poi affidarlo attraverso due associazioni travolte dall’inchiesta, a laici di sua conoscenza.

Questo tesoro, per cui padre Manelli rischia il processo, è costituito da 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radiofonico e cinematografico, cinque impianti fotovoltaici e 102 autovetture, nonché da ingenti disponibilità finanziarie.

Le ricchezze sarebbero state affidate a due Associazioni, i cui vertici sono riconducibili agli altri due sacerdoti coinvolti nella scandalosa inchiesta.

E’ opportuno ricordare che parallelamente a questa inchiesta, la Procura ha avviato un’altra indagine, che vede Stefano Manelli indagato, ma per reati diversi: maltrattamento e violenza sessuale perpetrati ai danni di suore e frati che operavano nel famigerato “convento degli orrori” di Frigento (Avellino). Una inchiesta molto delicata che riguarda anche alcune morti sospette. Ma di questo parleremo più avanti. Torniamo ora all’inchiesta sull’impero patrimoniale dei tre preti.

Scrive il giudice: “Stefano Manelli, Maurizio Abate e Pietro Luongo sono indagati in concorso tra loro poiché in esecuzione del medesimo disegno criminoso… Hanno commesso violazioni a più norme di legge, anche non impedendo un evento che avevano l’obbligo giuridico di impedire”. Padre Manelli, nel frattempo trasferito in un convento di Albenga, in provincia di Savona, e gli altri due indagati “dichiaravano falsamente” (lo scrive il magistrato) una serie di circostanze pur di accaparrarsi l’ingente patrimonio .

E’ in questo scenario che si inserisce la misteriosa morte di padre Fidenzio Volpi, nominato dall’allora Papa Benedetto xvi commissario Apostolico, affinché potesse mettere ordine nell’Istituto fondato da Manelli e fare chiarezza sull’ingente patrimonio di cui parlavamo.

TROVATO DEL VELENO SU BARBA E CAPELLI

Sulla morte del frate la Procura di Roma ha aperto una inchiesta dopo che i familiari del religioso scomparso hanno presentato una denuncia a seguito del rinvenimento, da parte del medico legale incaricato, di alcune particelle di Arsenico sulla barba e tra i capelli.

Questo lascerebbe pensare che padre Volpi sia stato ucciso e che non sia morto per cause naturali.

Ma questa non è l’unica morte sospetta avvenuta nel periodo in cui padre Manelli era a capo della congrega che aveva la sua direzione generale presso il convento di Frigento.

Un episodio misterioso su cui si stanno concentrando gli inquirenti riguarderebbe la morte di un altro sacerdote: il frate filippino Mattew Lim, 30 anni, originario di Quezon City. Sulla morte del frate aleggia l’ipotesi dell’omicidio. Lo dicono ex frati ed ex suore.

Fra Matteo morì la mattina del 22 luglio del 2002. Si trovava nell’orto insieme con altri confratelli, all’interno del convento di Frigento, quando precipitò in un pozzo morendo annegato. Le sue urla disperate le sentirono in molti, ma nessuno intervenne.

In merito a questo atipico incidente, la Procura ha in mano la testimonianza di una ex sorella, I.T., che disse: “Ho conosciuto personalmente Fra Matteo: era una persona sorridente, solare, molto allegra, giocherellona. Gli ho parlato prima che morisse e il frate mi rivelò con sgomento: “In questo Istituto ci sono troppe cose che non vanno e che non andrebbero fatte”.”

di Gian Pietro Fiore

Giallo settimanale – Anno IV – Num 35 – 31 agosto 2016

PADRE SERAFINO LANZETTA: “TEOLOGO” DELLA DISSIDENZA?

 

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E’ con piacere che rispondo all’invito di fornire una riflessione sulla polemica clerico-faziosa sorta in seguito alla pubblicazione  dell’Esortazione Apostolica “Amoris Laetitia di Papa Francesco.

Ho accettato di intervenire sullo spazio di un blog critico al Fondatore dei Francescani dell’Immacolata perché come teologo e figlio della Chiesa sento il dovere di difendere colei che ritengo mia madre, mia maestra, sposa di Cristo riscattata con il Sangue dell’Agnello.

I danni di padre Stefano Manelli alle anime e alla Chiesa sono infatti incalcolabili.

Osservo quest’uomo da diversi decenni e ritengo che con la sua superbia e testardaggine sia il  dominus del dissenso al governo commissariale dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata e quindi il responsabile intanto morale della morte di Padre Fidenzio Volpi, in attesa di ulteriori risultati d’indagine su un presunto omicidio.

Le sue frustrazioni e la sua rabbia bilosa vengono purtroppo amplificate dall’attivismo di suoi giovani religiosi, sedicenti teologi, vittime di un sistema illusorio e risibile, autoconfinato ai margini della Chiesa.

E’ il caso di Padre Serafino Lanzetta, anche lui da tempo attenzionato, non per la sua rappresentatività, ma per la strumentalizzazione di cui è oggetto in una pericolosa miscela ideologica da farlo sembrare un sovok.

In essa il sacrificio di un giovane fratacchione, da parte di fondamentalisti cattolici più anziani ed astuti, rientra nel cinico machiavellismo delle cordate di potere metaecclesiale.

Da una semplice indagine open source, il padre Lanzetta sarebbe poco meno che quarantenne. E’ originario della campagna di Salerno, di una zona celebre per il pomodoro. Qualche dittatore comunista come Pol Pot avrebbe potuto rimpiangere su di lui l’opportunità di incrementare le risorse umane nella categoria dei braccianti agricoli, ma per la collettività è comunque meno rischioso lo studio spericolato della teologia che la messa a frutto del suo diploma di geometra in una zona sismica come la Campania.

Dallo scorso anno Padre Lanzetta si è trasferito in Inghilterra, sembra dietro richiesta di esclaustrazione,  per assumere la cura pastorale del villaggio di Gosport.

Una mossa strategica per sottrarsi all’obbedienza e agire con autonomia in attesa dei tempi messianici profetizzati dal Padre Manelli.

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La stampa locale ne ha dato notizia manifestando la problematicità del prete italiano che celebra in latino forse per mascherare le sue lacune nella lingua anglosassone

Il 14 maggio 2016 Padre Serafino Lanzetta ha preso parte a un convegno su “matrimonio e famiglia” organizzato dai tradizionalisti inglesi per avversare in realtà il summenzionato documento magisteriale.

La compagine dei sedicenti esperti conferenzieri ci hanno però ricordato il celebre adagio che recita: “in un mondo di ciechi, il guercio diventa re”.

Il convegno è stato ininfluente come incidenza sull’opinione pubblica; un vero flop.

Anche le rare pubblicazioni di Padre Lanzetta rimangono ininfluenti nell’ambito della diffusione libraria e della libera circolazione ed incidenza del pensiero,  assoggettandosi piuttosto alla critica giusta delle riviste specializzate di teologia, punto di riferimento della ricerca accademica ed attento osservatorio contro l’eterodossia o i manifesti ideologici sull’impianto teologico. (Articolo recensione dalla rivista internazionale LATERANUM a cura della Facoltà Teologica della Pontificia Università Lateranense)

Last but not least,  come direbbero gli inglesi, all’inizio del mese di luglio circolava la notizia di un documento di critica ad “Amoris laetitia” rivolto ai cardinali e consegnato al Cardinale Angelo Sodano, Decano del Sacro Collegio. Sottoscritto da 45 tra teologi, filosofi, storici e pastori di anime, il testo chiedeva ai cardinali di rivolgersi al Papa per fare chiarezza e di «ripudiare gli errori presenti nel documento in modo definitivo e finale, e di dichiarare autorevolmente che non è necessario che i credenti credano a quanto affermato dall’Amoris laetitia» (sic).

Tra i 45 firmatari pubblicati dal National Catholic Reporter e poi rilanciati da altri blog del mondo “tradiprotestante”, risulta anche Padre Serafino Lanzetta addirittura con il millantato titolo di Dottore in Filosofia (PhD) e Professore di Dogmatica a Lugano.

Ci chiediamo come mai il Preside o il Decano di quella Facoltà “cattolica” non abbiano “solidarizzato” pubblicamente con lui…

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Solo viltà?

Nel considerare la delicata situazione dei Francescani dell’Immacolata e il loro attuale governo commissariale c’è da chiedersi se era il caso di esporsi in modo così spudorato.

Il modus facendi di Padre Lanzetta ci conferma che la classe e il buon senso non sono qualità universali…

Papa Francesco chinandosi con compassione sulle persone ferite dalla vita familiare si è riallacciato di fatto, con “Amoris Laetitia” a una vecchia tradizione romana di misericordia ecclesiale verso i peccatori. La Chiesa di Roma che fin dal II secolo aveva inaugurato la pratica della penitenza per i peccati commessi dopo il battesimo, nel III secolo fu lì per lì per provocare uno scisma da parte della Chiesa dell’Africa del Nord guidata da San Cipriano, perché questa non accettava la riconciliazione con i lapsi, cioè gli apostati durante le persecuzioni, purtroppo molto più numerosi dei martiri. Di fronte alla rigidità dei donatisti nel IV e V secolo, come più tardi di fronte a quella dei giansenisti, essa ha sempre rifiutato una “Chiesa di puri” a vantaggio del reticulum mixtum, cioè della “nassa composita” di giusti e di peccatori di cui parla sant’Agostino in Psalmus contra partem Donati.

Questo il Lanzetta sembra non averlo preso in considerazione per un limite non solo ideologico, ma anche culturale e pastorale: non è uno specialista in Patrologia e tampoco in Storia della Chiesa, non avendo gli strumenti personali di comprensione adeguata del greco e del latino. Come pastore, inoltre, apprendiamo che si è limitato alla cura della chiesa di Ognissanti a Firenze da lui trasformata in vetrina  per la presentazione dei libri di Brunero Gherardini e di Roberto De Mattei, sconosciuti al grande pubblico, ma ben noti nel mondo dell’estremismo tradizionalista cattolico filolefebvriano.

Padre Lanzetta non curava le pecorelle ferite, ma prediligeva probabilmente i signorotti pingui e opulenti che lo adulavano con il “fumo negli occhi e la polvere di stelle” presente non solo negli istrioni d’avanspettacolo, ma anche nei giovani chierici ambiziosi.

Da un ex frate ben informato, si è inoltre scoperto che padre Lanzetta, da reggente della chiesa di Ognissanti, fece smantellare e sparire dalla notte al giorno anche l’altare cattolico che permetteva la celebrazione del Santo Sacrificio secondo la riforma liturgica di Paolo VI. Lo emularono – ci dice stavolta un ex religiosa – le Suore Francescane dell’Immacolata a St. Mawgan in Cornovaglia, ma vennero intimate dalle autorità governative a ripristinare l’architettura della loro chiesetta sotto pena di quelle severe sanzioni che i più accomodanti italiani lasciano correre. Forse all’epoca Padre Serafino era anche legato al sindaco rampante di Firenze, Matteo Renzi, lo stesso che oggi viene criticato dal mondo cattolico per le “unioni civili”.

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Il Padre Lanzetta non percepisce che la Chiesa non è un club selettivo e chiuso, così come al contrario insegnava Padre Stefano Manelli arrogandosi il diritto di insultare tutti gli altri Istituti religiosi e credendosi “il Migliore”.

Lanzetta e gli altri 44 firmatari criticano alcuni punti e alcune espressioni del magistrale documento sulla “letizia dell’amore”. Non capiscono o fingono di non capire che l’obiettivo di Papa Francesco, rafforzato dal Magistero dei suoi due ultimi predecessori, è quello di “aiutare le anime” nella situazione concreta in cui il Signore le chiama.

Perdere la comprensione dei fondamenti della coppia e della famiglia significa voler procedere senza bussola, governati soltanto da una compassione affettiva condannata a cadere in un sentimentalismo irrealista. Per esempio, è una verità insuperabile che tutti i cristiani vivono sotto la legge di Cristo e che a tutti vada applicata l’indissolubilità del matrimonio. Non c’è dunque, così come molti dissidenti tradizionalisti contestano,  “gradualità della legge”, cioè una finalità morale che varierebbe a seconda delle situazioni del soggetto. Tuttavia non significa negare o relativizzare questa verità il fatto di chiedere a coloro che non riescono a seguire questo comandamento del Cristo di non aggiungere al peccato di infedeltà quello d’ingiustizia, per esempio non pagando l’assegno di mantenimento in seguito a un divorzio civile. Il fatto di compiere un peccato mortale non autorizza a farne due. Ecco dove si colloca la “legge della gradualità”, che invita le persone che, di fatto, non sono capaci di rompere di colpo con un peccato e uscire progressivamente dal male cominciando a fare la parte di bene, ancora insufficiente ma reale, di cui sono capaci. C’è una casistica che verte sul cosiddetto “esercizio progressivo del bene”. Essa non contraddice in nulla il principio secondo il quale specificamente la legge naturale e la legge di Cristo si applicano in uguale misura a tutti i cristiani.

Anche nell’interpretazione della vicenda dell’Istituto dei Francescani dell’Immacolata dove il Fondatore ha la pretesa di dire, “o con me o con nessuno”, come se trecento uomini e trecento donne consacrati a Dio fossero la sua proprietà privata, emerge un approccio riduttivo ed egoista: “il tutto o niente”.

Tale pastorale sembra più sicura ai teologi tuzioristi, ma porta inevitabilmente a una “Chiesa di puri”. Valorizzando, prima di tutto la perfezione formale come un fine in sé, si rischia disgraziatamente di coprire di fatto molti comportamenti ipocriti e farisiaci.

Di questo è stato vittima Padre Stefano Manelli con i suoi fedelissimi!

COMMEDIA

Papa Francesco ha saputo mettere il dito nella piaga di questo Fondatore che sembra deviato e deviante.

Il Papa, come un bravo medico, preferisce rischiare di far male piuttosto che lasciare che il male dell’orgoglio spirituale si nasconda sotto un bene formalmente virtuoso.

Padre Lanzetta quale firmatario del documento contestatore precisa: «non accusiamo il Papa di eresia, ma riteniamo che numerose proposizioni in “Amoris lætitia” possano essere interpretate come eretiche sulla base di una semplice lettura del testo. Ulteriori affermazioni ricadrebbero sotto altre censure teologiche precise, quali, fra l’altro, “scandalosa”, “erronea nella fede” e “ambigua”».

Capiamo il dramma personale (ma anche ricercato) di Padre Lanzetta, ma nella vita, anche nei momenti di prova, quelli nei quali si discerne la qualità umana e spirituale dei soggetti, non bisogna perdere lucidità e dignità come stanno facendo – ohibò – sia il Padre Manelli, sia il Padre Lanzetta: il primo con la divertente commedia televisiva a puntate con  il suo avvocato Tuccillo come teatrante principale; il secondo con la sua indecente esposizione al ludibrio di vescovi, studiosi e conoscenti.

Leggendo e studiando teologicamente e non ideologicamente l’Esortazione Apostolica post sinodale “Amoris Laetitia”, si è ben lontani dalle temute derive relativiste di cui parlano i firmatari come il Lanzetta.

Non compare, tuttavia, nessun nome di spicco.

Il discernimento penetrante del Papa sulla dinamica personale dei nostri atti umani non si può confondere banalmente con il relativismo. Sarebbe insensato confondere la “legge della gradualità” – che ha come scopo un esercizio progressivo e sempre finalizzato dell’atto libero verso la virtù – con il relativismo soggettivista di una “gradualità della legge”.

L’enciclica Veritatis splendor di San Giovanni Paolo II (criticato pure lui dall’ingrato Manelli) ha chiuso la porta a questo vicolo cieco. Ma ha lasciato aperto il cantiere dell’esercizio prudenziale dell’atto libero di un uomo peccatore che, salvo una grazia eccezionale, non si moralizza in un solo colpo. Si capisce bene la preoccupazione di San Giovanni Paolo II di fronte alla crescita dell’individualismo e del soggettivismo in materia morale, ambito della teologia nel quale sia il Manelli che il Lanzetta non sono specializzati.

Al numero 52 di Amoris Laetitia leggiamo: “I precetti negativi della legge naturale sono universalmente validi: essi obbligano tutti e ciascuno, sempre e in ogni circostanza. Si tratta infatti di proibizioni che vietano una determinata azione semper et pro semper,  senza eccezioni”. San Tommaso infatti distingue le certezze e i metodi speculativi dalle certezze e dai metodi morali. Nelle cose speculative la verità non subisce nessuna eccezione, né nei casi particolari, né nei principi generali. La ragione pratica, cioè la morale, invece si occupa delle realtà contingenti. I principi generali sono sempre universali, ma più si affrontano le cose particolari, più si trovano eccezioni. Sempre nella Summa, di seguito, Tommaso afferma che ci possono essere modifiche alla legge naturale, in un determinato caso specifico e a titolo di eccezione, a motivo di certe cause speciali.

Chi determina le eccezioni? Quando si tratta di una legge universale e quando si tratta di una conclusione o di una applicazione? Sembra proprio che “non uccidere” sia una legge universale, ma il moralista afferma sempre che ci sono delle eccezioni in tempo di guerra, per legittima difesa, o la pena di morte, per esempio.
Anche se la madre degli ignoranti è sempre incinta, è mai possibile che il Lanzetta non lo sappia?

I principi morali che riguardano fini inerenti all’essere umano non sono scopi che ognuno si sceglie a piacere. Essi esprimono infatti finalità della vita umana che sono intermediarie rispetto al fine ultimo che è Dio stesso. La Chiesa li discerne in modo progressivo e omogeneo nello sviluppo della sua dottrina morale. Ma questa finalità raggiunge ogni uomo, sia in natura, sia in grazia, attirandolo verso Dio nella sua libertà personale. Ora, se tutti rispondessimo come la Vergine Maria – cosa che né il Manelli né il Lanzetta hanno mai fatto malgrado il “Voto Mariano”– la nostra vita non avrebbe nessun sbandamento dal percorso originario voluto da Dio. Avendo deviato dal percorso tracciato da Dio, invece, non si torna al punto di partenza ma si continua il percorso esistenziale a partire dalla situazione in cui ci troviamo. In altri termini, ogni volta che deviamo a causa del nostro peccato, Dio non ci chiede di tornare al nostro punto di partenza, perché la conversione biblica del cuore, la metànoia, non è un ritorno (epistrophé) platonico all’inizio. Dio ci riorienta verso di Lui.

La Provvidenza divina raggiunge l’uomo nel concreto della sua situazione personale, sia interna che esterna. Perdere di vista questo governo misericordioso di Dio nostro Padre significa disincarnare i fini morali in un corpus ideale di tipo platonico. Significa dimenticare che la morale che la Chiesa insegna è una saggezza pratica che fa vivere, non un fariseismo che si autogiustifica giudicando gli altri. Significa infine rischiare di apparire ai non credenti, anche a quelli di buona volontà, come una setta dalle convinzioni fanatiche.

Una delle accuse che sento sul Manelli, infatti, è quella di aver attirato uomini e donne a sé e non a Dio. Soggetti deboli e immaturi credono alle storielle accreditate come profezie attribuite al santo di cui il Manelli si fa da sempre scudo e cioè Padre Pio e sono disposti a mettere in gioco salute, cattolicità, famiglia, avvenire.

Ho saputo che in Inghilterra il Lanzetta ha formato una sorta di conventino dove sono convenuti dei religiosi esclaustrati o con i voti scaduti dell’Istituto. Una sorta di “Corte dei Miracoli” senza arte, né parte, dove dei giovani ingannati dal Manelli credono di poter rendersi utili alla società (quale?) alla Chiesa (quale?) senza rendersi conto che stanno perdendo anni preziosi nei quali alcuni potevano forse già essere sacerdoti da almeno due anni, mi disse all’epoca il Commissario Apostolico.

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Si scimmiotta la vita religiosa con un abito che fa da maschera, si gioca a fare gli uomini pii come le beghine d’antan seminando quella confusione che non viene da Dio nel popolo di Dio.

Dopo un Concilio come il Vaticano II si capisce bene la fase di assestamento – che non è una novità nella storia ecclesiastica – e si comprende l’esperienza forte frigentina voluta dal Manelli. Quello che conta, però, è la sostenibilità nel tempo e il buon esempio da parte degli stessi soggetti che la propongono.  Non ci sembra essere il caso sia di Manelli che di Lanzetta. Il discernimento e il commissariamento hanno fatto emergere dei tratti da correggere nell’esperienza cosiddetta frigentina perché il profetismo della testimonianza, spesso ammirevole e talvolta eroico, non venga surrettiziamente contagiato da motivazioni non evangeliche: interessi clanici, peculato, potere…

La cosa più grave del Lanzetta e del suo Fondatore al quale rimane infantilmente o opportunisticamente sottomesso, è quella di porsi come modello arrogante di vita religiosa per gli altri.

Facendo un parallelo anche le famiglie cosiddette “esemplari” giudicando “chi non riesce a fare come loro” rimangono incapaci di vedere e di accogliere la parte di bene che pure c’è nella vita di questi ultimi, senza aiutarli a portare il loro fardello come insegna S. Paolo ai Galati.

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Nella dottrina lanzettiana misuriamo come un certo giansenismo rischi di scivolare nei sostenitori di una “Chiesa di puri”, di “immacolati” .

Eppure è proprio il Manelli, indagato per truffa, falso ideologico, abusi sessuali su consacrate (!) che ci insegna come il peccato mortale non guasta totalmente il bene della natura. S. Tommaso afferma che persino l’infedele può fare una buona azione in ciò che non comporta l’infedeltà come un fine.

Questo permette di capire il paradosso dei buoni frutti dei Francescani dell’Immacolata, malgrado un Fondatore con dei problemi morali.

NON è la posizione più rigida e meno misericordiosa ad essere moralmente la più sicura.

Dal momento che gli atti umani per i quali si fanno le leggi consistono in casi singolari e contingenti, variabili all’infinito, è sempre stato impossibile istituire una regola legale che non fosse mai in difetto. Spetta al Sinodo e al Santo Padre dire fino a che punto la Chiesa può spingersi per aiutare casi particolari di naufraghi del matrimonio in una linea in cui l’equità diventa più chiaramente epieikeia nel suo significato neotestamentario di indulgenza e clemenza.

Lanzetta, i firmatari e lo stesso Manelli sembrano avere lo spirito duro con un cuore arido e il cuore tenero con uno spirito morbido. Sono questi i due atteggiamenti che tendono oggi ad affrontarsi in una dialettica sterile.

Il formalismo idealista scollegato dalla vita e dalla sofferenza degli uomini non è il Vangelo di Gesù Cristo.

In conclusione, indignato, ma non preoccupato dall’ennesima menata manelliana di cui il Lanzetta è un illustre rappresentante, bisogna pregare il beato Paolo VI affinché i cattolici escano da dialettiche frutto di opposte paure per andare verso una saggezza integratrice e ordinatrice dove, come dice il salmo, amore e verità si incontrano.

Come direbbe Papa Francesco, la madre Chiesa non chiude la porta in faccia a nessuno, neppure al più peccatore, neppure al Lanzetta, al Manelli, a nessuno! La madre Chiesa spalanca le sue porte a tutti, perché è madre anche se c’è chi non centra lo spazio aperto delle ante e continua a sbattere contro il muro.

GIALLO: IL CONVENTO DEGLI ORRORI: TRACCE DI ARSENICO NEL CORPO DEL FRATE CHE INDAGAVA

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GIALLO ESCLUSIVO

C’è il sospetto che padre Volpi, il Commissario Apostolico che accertò gli abusi dei Francescani dell’Immacolata di Frigento (Avellino), sia stato ammazzato.

IL CONVENTO DEGLI ORRORI: TRACCE DI ARSENICO NEL CORPO DEL FRATE CHE INDAGAVA

I suoi Nipoti: “Nostro zio è stato ucciso: nei suoi capelli e nella sua barba sono state trovate tracce di questo potente veleno”. Ufficialmente il frate morì per un ictus causato dallo stress.

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Frigento (Avellino)

“Nostro zio è stato ucciso, sui capelli e sulla barba sono state riscontrate tracce di arsenico”. E’ questa in sintesi l’inquietante denuncia che i parenti di padre Fidenzio Volpi hanno presentato alla Procura della Repubblica di Roma.
Come molti di voi ricorderanno, il Commissario Apostolico fu nominato da papa Benedetto XVI nel giugno del 2013 per scoprire cosa accadeva all’interno del convento dei Frati Francescani dell’Immacolata di Frigento, ormai tristemente noto come “il convento degli orrori”. Padre Fidenzio Volpi, 75 anni, morì il 7 giugno 2015, ufficialmente a causa di un ictus causato dallo stress eccessivo. Padre Fidenzio, però, godeva di ottima salute: il suo improvviso decesso non convinse nessuno, a partire dai suoi parenti e dai suoi collaboratori. Ecco, come Giallo via ha svelato qualche mese fa, cosa aveva detto un collaboratore di padre Fidenzio Volpi: “Pochi giorni prima di morire misteriosamente, padre Fidenzio Volpi era molto nervoso. Mi aveva detto: “Se mi succede qualcosa, sai cosa fare del dossier scritto sull’Ordine dei Frati Francescani dell’Immacolata”.

CHI AVEVA INTERESSE AD UCCIDERLO?

Dunque, come avete appena letto, era lo stesso padre Volpi a temere che qualcuno potesse fargli del male. I suoi parenti e alcuni frati che lo conoscevano molto bene l’hanno sempre ripetuto: Padre Fidenzio potrebbe essere stato ucciso. Noi di Giallo siamo in grado di svelarvi un’esclusiva indiscrezione investigativa che potrebbe ora confermare questi sconvolgenti sospetti. Il timore, fondato su alcun confidenze raccolte da persone vicine al prete defunto, è che padre Volpi sia stato avvelenato lentamente con dosi giornaliere di una sostanza tossica. Tra i capelli e la barba di padre Fidenzio sono state infatti trovate alcune particelle di arsenico.
Se dovesse essere vero che padre Volpi è stato ucciso, chi potrebbe aver avuto questo terribile interesse? Questo, ancora, non è dato saperlo. Ma presto la Procura romana potrebbe fare chiarezza. L’inchiesta potrebbe partire proprio dal suo ultimo incarico, quello che con tanto di bolla papale gli era stato conferito da Papa Benedetto XVI: “In data 11 luglio 2013 con decreto 52741/2012 nomino Padre Fidenzio Volpi Commissario Apostolico dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata. Questo Istituto è retto dal suo fondatore: padre Stefano Manelli, eletto Superiore generale dell’Istituto la prima volta il 18 maggio 2002 e poi il 9 maggio 2008.
Come più volte abbiamo scritto su Giallo, padre Manelli è indagato dalla Procura di Avellino per violenza sessuale e maltrattamenti. In un dossier finito nelle mani del magistrato Adriano Del Bene, vengono descritti episodi di violenze, maltrattamenti e abusi subiti da alcuni religiosi dell’Ordine dei Francescani dell’Immacolata che sono tutt’ora al centro di approfondite indagini. In quelle carte, alcuni testimoni sentiti dai carabinieri parlano anche di morti sospette: almeno sei decessi “strani” sono avvenuti nei vari conventi diretti da padre Manelli.

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LA CRIPTA FU FATTA COSTRUIRE NEL 2002

Sarà presto la magistratura a chiarire ogni aspetto di queste morti anomale, compresa quella del frate filippino Matthew Lim, 30 anni, morto il 22 luglio del 2002 nel convento di Frigento. Tutti lo chiamavano Fra Matteo. La testimonianza ora nelle mani della Procura è di una suora che ha detto: “Fra Matteo era una persona sorridente, solare. Prima che morisse mi rivelò con sgomento: “Ci sono e si fanno cose che non vanno in questo Istituto”. Dopo qualche tempo il frate cadde in un pozzo. Il sospetto, dopo 14 anni, è che qualcuno lo abbia spinto lì dentro e che, nonostante le sue disperate richieste di aiuto, nessuno dei presenti lo abbia strappato dalla morte. Il frate da allora è seppellito nella cripta del convento di Frigento, fatta realizzare proprio nel 2002, nella quale sono sepolte almeno 12 persone: la Procura vuole chiarire le reali cause dei loro decessi. Per questo, la cripta recentemente è stata ispezionata durante un bliz dei carabinieri.
Ma torniamo a padre Volpi e al suo incarico di Commissario Apostolico per conto della Santa Sede. In diverse note giunte proprio in Vaticano si segnala che nel corso del commissariamento affidato a padre Fidenzio è stata fatta contro di lui “una sistematica azione di intimidazione, di diffamazione e di vilipendio, realizzata su una infinità di pubblicazioni, specie elettroniche, mentre i religiosi rimasti fedeli a padre Manelli impugnavano sistematicamente tutti i provvedimenti amministrativi da cui essi erano interessati”.
Inoltre, ecco cosa si legge in alcuni documenti arrivati in Vaticano: “Padre Manelli ha sempre incitato i frati a lui vicino alla disobbedienza e alla dimissione dall’Istituto. Lo stesso padre Manelli si è negato per mesi a un colloquio con il Commissario Volpi, del quale mai ne ha riconosciuto l’autorità, fino a febbraio del 2014 quando si limitò ad insultare e tentare di sabotare e far rimuovere i collaboratori di padre Fidenzio con ogni sorta di sprezzanti calunnie.”


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UN PATRIMONIO DA 30 MILIONI DI EURO

Il 26 marzo del 2015 il giudice del Tribunale di Avellino “accogliendo la tesi investigativa e ritenendo suffragata la condotta fraudolenta accertata” emetteva un provvedimento di sequestro preventivo di 54 immobili, 17 terreni, un impianto radiofonico e cinque impianti fotovoltaici, nominando nell’occasione come custode proprio padre Volpi.
Il commissario straordinario a cui il giudice affidò i beni sequestrati all’Istituto diretto da padre Manelli solo due mesi più tardi morì in circostanze misteriose. E tutti questi beni, con tanto di sentenza della Cassazione, finirono di nuovo nelle mani di Manelli e delle società costituite per la gestione dell’immenso patrimonio che supera i 30 milioni di euro.

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ARSENICO: PERCHE’ VIENE USATO NEI “DELITTI PERFETTI”

Qui sopra, una bottiglietta di arsenico, l’elemento chimico trovato nei capelli e nella barba di padre Volpi. L’intossicazione da arsenico può avvenire per inalazione, consumo di cibi e bevande contaminati o contatto con la pelle e l’accumulo nell’organismo di questo metallo pesante è tossico. La caratteristica dell’arsenico è quella di non presentare né odore, né sapore. Qualcuno, dunque, potrebbe berlo senza nemmeno accorgersene. Ecco perché, al cinema e in letteratura, viene spesso usato come “arma” nei delitti perfetti.

Foto p. Volpi
FU NOMINATO DAL VATICANO Frigento (Avellino). Padre Fidenzio Volpi, il Commissario Apostolico nominato dal Vaticano per indagare sui Francescani dell’Immacolata, morì il 7 giugno 2015. Come richiesto dalla Procura di Avellino, la sua salma è stata riesumata: tracce di arsenico sono state trovate nella barba e nei capelli.

di Gian Pietro Fiore

Sanzioni in arrivo per padre Manelli, il boia di Frigento

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Non si sgonfierà come una bolla di sapone il caso di padre Stefano Manelli, il fondatore dei francescani dell’Immacolata esautorato dalla Congregazione vaticana dei religiosi nel 2013, con un provvedimento approvato prima da Benedetto XVI e poi da Papa Francesco. Sono ora in arrivo, infatti, ulteriori sanzioni canoniche dopo le notizie (rilanciate anche da questo quotidiano on line) relative a patti vergati con il sangue, marchiature a fuoco e altre umiliazioni inflitte principalmente alle giovani più deboli tra le suore del ramo femminile dell’istituto che in alcuni casi avrebbero subito anche molestie e addirittura sarebbero state spinte a prostituirsi. “Boia di Frigento” lo abbiamo definito perché tutto questo manifesta una spaventosa propensione ad abusi di potere e di ogni genere.

La Santa Sede non lascerà senza giustizia le vittime di tali abusi. “Stiamo lavorando con tenacia – assicura il cardinale Joao Braz d’Aviz, prefetto della Congregazione vaticana in un’intervista al Servizio Informazione Religiosa – perché i disguidi sono seri. Il terribile voto nel sangue è stato sciolto da Papa Francesco. Stefano Manelli è stato allontanato. La questione economica è in mano alla magistratura italiana. La formazione è stata affidata alle Università Pontificie e ai centri riconosciuti. Ci sono tre commissari che stanno guidando l’Istituto in un percorso di normalizzazione. Ciò avverrà soltanto se ci sarà un cambiamento: non tutti, però, sono d’accordo. Abbiamo fiducia che qualcosa si muova. Quel che è sicuro, è che Stefano Manelli non potrà più restare”.

Ha distrutto tante anime: dal 1998 ad oggi quante denunce per padre Manelli

Al 1998 risalgono le prime denunce insabbiate proprio in Vaticano e dal 2002 Manelli non poteva essere più superiore generale, ma ha “fatto le carte false”, come si suol dire, per rimanere attaccato alla sua poltrona. Ma la storia di padre Stefano Manelli parte da più lontano. Il sacerdote è nato a Fiume\Rijeka (Hrvatska) il 1° maggio 1933, è stato membro dei frati conventuali, dai quali si era allontanato per seguire una vocazione connotata da un maggiore rigore di vita e da una più accentuata pietà mariana, sul modello di San Massimiliano Kolbe. Ma, col passare del tempo il sacerdote cambia atteggiamento tentando di imporre alla nuova Congregazione (con i metodi che il nostro quotidiano online ha descritto con vari pezzi supportati dalle indagini portate avanti da Papa Ratzinger) una “sterzata” in senso tradizionalista, con la richiesta di adottare la messa in latino come liturgia ordinaria ed esclusiva, cosa non possibile essendo l’Istituto nato dopo il Concilio. Una recente inchiesta della magistratura ha poi fatto emergere imponenti irregolarità amministrative. Intanto i “fedelissimi” di padre Manelli hanno lasciato le fraternità trovando accoglienza in due diocesi (una in Italia e l’altra nelle Filippine).

La malattia di padre Volpi

Un vero ginepraio, nel quale padre Volpi nel luglio 2013 si è trovato coinvolto. Il primo commissario apostolico nominato dalla Santa Sede, padre Fidenzio Volpi, scelto perché segretario del Cism, l’organismo rappresentativo dei religiosi in Italia non immaginava che il centro di Manelli fosse così compromesso alla radice, ed alla scoperta di una situazione davvero irrisolvibile decise comunque di accettare per: “per obbedienza al Santo Padre”. Lo stress di questa situazione difficile però non ha lasciato scampo al sacerdote. L’Ictus che ha colpito il cappuccino lo scorso 29 aprile è stato letale, due mesi di ospedale finiti in tragedia con la morte in giugno. “Nel giorno in cui la Chiesa celebrava il Corpus Domini, come il chicco di grano che muore nella terra, siamo sicuri – si legge nella nota dei Francescani dell’Immacolata (ovvero della maggioranza che è rimasta nell’Istituto ed applica il Concilio Vaticano II) – che simile sacrificio porterà abbondanza di frutti spirituali”.

I frati, non tutti sono colpevoli

I Francescani dell’Immacolata non sono certo come padre Stefano Manelli, anzi, molti di loro hanno cercato con il tempo di distanziarsi dal fondatore. I tre Commissari nominati dalla Santa Sede stanno rimettendo tutto al posto giusto benché incontrino resistenze da uno sparuto e spaurito numero di irriducibili religiosi fedeli al Fondatore a prescindere da tutto e da tutti. La volontà delle massime autorità vaticane è tagliare completamente il “cordone ombelicale” che lega gli istituti al fondatore. Questa grossissima resistenza di alcuni fa sorgere spontanee alcune domande: la fedeltà a oltranza nasconde un patto? Un legame familiare stretto o l’interesse personale di alcuni? L’idea che ci siamo fatti è che forse mancando lo spessore umano in molti di loro c’è paura a rimanere senza chi li ha protetti, anche perché nell’immaginario collettivo il “caso dei Francescani dell’Immacolata” è diventato sinonimo di orrore e di errori riconducibili al Fondatore degli Istituti maschile e femminile quale effetto collaterale di chi ha voluto avocare a sé stesso ogni scelta di governo, di formazione e di gestione secondo il noto e pubblicizzato adagio: “… non c’è foglia che cada che Manelli non voglia…”. Molti si chiedono fino a che punto siano responsabili delle aberrazioni anche alcuni frati, suore, familiari e laici a lui vicini; resta il fatto che il Manelli abbia comunque “lasciato fare…”, e comunque da ciò che abbiamo potuto apprendere da altre testimonianze (ed è l’ipotesi che a noi sembra più realistica) sarebbe stato padre Manelli a “viziare” e compromettere persone (trovate in un momento di debolezza) a lui vicine per crearsi una sorta di “guardia pretoriana”. Dopo le prime denunce del 1998 insabbiate purtroppo dal Vaticano, la magistratura italiana oggi ha aperto un’indagine, e facendo i rilievi del caso presto potrebbero esserci importanti novità che peserebbero come un macigno sul padre Manelli oltre agli annunciati provvedimenti canonici per i quali sono interessati tre organismi vaticani e un pool di esperti. Lo scaltro “boia” Manelli stava ultimamente architettando una via di fuga con la creazione di una sorta di Repubblica di Salò grazie a un pugno di fedelissimi; in queste ultime ore ci giunge voce che il tentativo è miserevolmente fallito. Scabrose nuove rivelazioni arrivano ogni giorno ed anche dall’estero su aiuti a famiglie di frati poveri in cambio di sudditanza al Manelli. Suor Francesca Perillo fu trascinata nell’oblio più profondo e lei come tanti altri frati e suore hanno chiesto e ottenuto la dispensa dai voti per avvicinarsi al lefebvrianesimo in Inghilterra. Una clarissa dell’Immacolata che faceva parte delle formatrici fino a poco tempo fa affermava addirittura: “i lefebvriani salveranno la Chiesa!”. A noi viene spontaneo riflettere e concludere l’ennesimo pezzo su questo “improponibile” sacerdote con una frase: “Homo faber ipsius fortunae” (ogni uomo è artefice del proprio destino)… E Manelli pagherà per la sofferenza inflitta.

 

Edoardo Izzo

Originale al link: http://www.farodiroma.it/2016/02/05/sanzioni-canoniche-in-arrivo-per-il-boia-di-frigento/

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IL MATTINO: FRATI FRANCESCANI, NIENTE DISSEQUESTRO PER I BENI

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E’ stata respinta la richiesta presentata ai magistrati dai legali delle Associazioni

Loredana Zarrella

Frigento. A nulla è valsa l’istanza presentata al giudice del Riesame per il dissequestro dei 30 milioni di beni mobili e immobili di proprietà delle Associazioni «Missione dell’Immacolata» e «Missione del Cuore Immacolato», riconducibili all’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata fondato da Padre Stefano Maria Manelli.

Il provvedimento cautelativo, reso esecutivo lo scorso marzo dal Giudice per le indagini preliminari Fabrizio Ciccone, è stato riconfermato dal Tribunale del riesame dopo che era stata avanzata dalla parte offesa regolare richiesta di revoca del sequestro. L’istanza, presentata entro dieci giorni dal momento in cui sono scattati i sigilli della Finanza, così come la legge consente, ha prodotto come effetto la riconvalida dell’azione preventiva.

Il Tribunale competente in materia, dopo aver raccolto gli atti del Gip, ha ritenuto di rigettare la richiesta di revoca, legittimando così la custodia giudiziaria di 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radio-tv, 5 impianti fotovoltaici dislocati su tutto il territorio nazionale, 102 autovetture, oltre a saldi giacenti su numerosi rapporti di natura finanziaria. Beni mobili e immobili, e disponibilità finanziarie, che erano stati investiti dal decreto di sequestro preventivo «considerata l’elevata probabilità che le cospicue possidenze patrimoniali dei due Enti Religiosi (ndr vicini al fondatore Padre Stefano Manelli) possano essere oggetto di ulteriori atti di disposizione patrimoniale» e per evitare che «una nutrita movimentazione di denaro sia in entrata sia in uscita» venga registrata ancora negli estratti conto delle associazioni.

L’accusa resta sempre quella di falso ideologico e truffa. Il sospetto, maturato dopo aver accertato gli ingenti passaggi di proprietà dopo modifiche statutarie delle compagini associative, è che artifici e raggiri siano stati messi in atto per gonfiare le tasche di laici e soggetti non legittimati, con il conseguente danno patrimoniale per l’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, commissariato dalla Santa Sede nel 2013. Operazioni taciute al commissario apostolico Padre Fidenzio Volpi, deceduto il 7 giugno scorso e ora in procinto di essere sostituito dal Vaticano da una «terna» di cui non è ancora stata comunicata la composizione.

Il Mattino – Avellino, edizione del 27 giugno 2015

L’inchiesta sul convento, i consacrati: «Bugie» Contestato il dossier. I membri del Movimento Mariano difendono l’operato di padre Manelli

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pagina 34 Il Mattino – Avellino

Loredana Zarrella

Frigento. «Riteniamo pura follia e prive di ogni fondamento le notizie in circolazione e ci riserviamo di agire a tutela degli interessati» ha fatto sapere, attraverso una replica di Enrico Tuccillo, legale del fondatore dell’Ordine dei Francescani dell’Immacolata, Padre Stefano Manelli, e della Superiora dell’Ordine femminile, Suor Michela Cozzolino.

La contestazione del noto avvocato napoletano è scattata a seguito della pubblicazione, da parte de Il Mattino, del contenuto del dossier depositato alla Procura di Avellino, un insieme di testimonianze sui presunti abusi, atti di libidine e prevaricazioni che sarebbero stati commessi da Padre Manelli nei confronti delle suore e delle ex religiose della Congregazione, nel convento di Frigento e in altri.

«Si tratta di calunnie che non ci saremmo aspettati venissero veicolate in questo modo – tiene a precisare l’avvocato Tuccillo. Tutto è privo di qualunque fondamento. Se questo avvocato (ndr. Giuseppe Sarno) ha ritenuto di depositare questo dossier vedremo cosa c’è scritto, chi l’ha fatto e di chi sono le responsabilità.»
E’ scattata anche da parte dei consacrati al Movimento Mariano di padre Manelli un moto di difesa dell’attività del fondatore: «Padre Manelli – dice in una lettera al Mattino uno dei consacrati che chiede di rimanere anonimo – appare come un narcisista assetato di potere: è menzogna. La verità sta proprio nel contrario. Ricordo e faccio notare: siamo in migliaia di persone tutte fedeli a fonfatori, non una minoranza. Questo l’articolista non lo dice e non dice nemmeno fino ad ora i frati hanno rispettato in modo perfetto l’obbedienza, nonostante i perniciosi provvedimenti presi dal commissario. I fondatori hanno subito falsità e calunnie senza dire una parola».

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Nelle carte affidate agli inquirenti dal legale della gestione commissariale dell’Ordine religioso, tanti i dettagli scabrosi sulla vita conventuale di suore e novizie.
Oltre ai voti di obbedienza ai fondatori, padre Manelli e padre Gabriele Pellettieri, che le religiose erano costrette a vergare con il sangue e di cui esiste anche un campione, il dossier è ricco di altri inquietanti riferimenti, come quelli relativi alla costrizione per esse di mangiare alimenti scaduti dismessi dai supermercati e di consumare la pasta anche se celiache perché tutte le malattie erano viste, dicono, come un «fatto di testa, una fisima» anche perché «prendere medicinali è contro la povertà».

I testimoni dichiarano inoltre di essere stati addestrati al culto del fondatore e di essere stati costretti all’isolamento dal mondo. Vietato leggere i giornali e ascoltare la radio, restare in contatto con i genitori o parlare spesso tra consorelle.
Incentivata invece la caccia alle vocazioni e ai benefattori e l’adorazione di Manelli, sull’esempio di alcune suore, probabilmente plagiate, avvezze a raccogliere capelli e incellophanare biancheria intima destinata, secondo loro, a divenire un giorno reliquia del «Santo fondatore».

Gli incartamenti sono inoltre ricchi di riferimenti vari al giro di denaro. Oltre ai dubbi sulla destinazione dei soldi per le missioni, anche i racconti della presunta prassi di padre Manelli di esercitare pressioni sui benefattori per la donazione di ville e contanti, computer e beni vari.

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Gli originali firmati dagli ex membri del Movimento, ora in mano alla Procura, coprono venti anni di vita dell’Istituto. Sono stati raccolti tra il 2012 e il 2013 e consegnati alla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata. Ne erano a conoscenza anche il Visitatore apostolico Don Vito Todisco, la Visitatrice apostolica Suor Fernanda Barbiero e il Commissario dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata Padre Fidenzio Volpi, nominato dalla Santa Sede nel 2013, e morto il 6 giugno scorso.

«Proprio mentre si è in attesa della nomina del nuovo Commissario della Congregazione – ha affermato l’avvocato Tuccillo – queste accuse assolutamente slegate da ogni realtà fanno nascere negli interessati il sospetto di un progetto criminoso, strumentale e diffamatorio».
A breve dovrebbe in effetti giungere la nomina vaticana del nuovo Commissario. Nel frattempo i beni sequestrati dalle Fiamme Gialle, per un valore di 30 milioni di euro, sono stati momentaneamente affidati dalla magistratura a Donato Cassese, Vicario generale della Diocesi di Sant’Angelo dei Lombardi, sotto cui ricade Frigento.