La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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Qualche chiarimento del chiarimento di Messainlatino.it sul chiarimento del Prefetto dei Religiosi circa il chiarimento della vicenda dei Francescani dell’Immacolata

http://blog.messainlatino.it/2016/02/fi-qualche-chiarimento-in-merito.html#more

Messainlatino.it è un blog al quale vanno da sempre riconosciuti dei meriti.

Il primo a cui ci riferiamo riguarda l’interesse sulla vicenda dei Francescani dell’Immacolata (frati e suore).

Dai suoi post che ci ricordano tanto i post-it da bacheca per la tecnica impiegata del copia/incolla,  si è presto capito quanto elevata fosse la dottrina e la spiritualità di nuovi supporters che il prestigioso Mannelli, “il Silvan del francescanesimo”, ha tirato magicamente fuori dal suo cappuccio di “prestigiatore religioso” o “illusionista dello spirito”, per inserirli nella vita degli Istituti da lui (s)fondati.

E’ così che ha moltiplicato negli ultimi anni del suo venticinquennale generalato – oltre alle vocazioni – anche i benefattori e i fans voraci di gadgets quali la caramella già masticata, il capello rinvenuto sul cuscino e il fazzolettino di carta utilizzato nientepocodimeno che da Lui, il “Padre Comune che è sulla terra”, con tanto di certificazione della prova del DNA per proteggersi dalle contraffazioni.

Il suo, infatti, è un mercato fruttuoso con un indotto di tutto rispetto; altro che il commercio delle reliquie nel Medio Evo!

Mentre uomini e donne dal saio color turchino, dopo la crisi dei soliti dieci anni venivano espulse dal lager marchiatore aspirando a nozze, i soldi, gli appartamenti, i negozi e le ville elargiti dai “nuovi amici”, si accumulavano nell’ente di deposito di nuova fondazione: il “Fatebenemanelli”.

Tutto questo, naturalmente, per preservare frati e suore dell’Immacolata da contaminazioni con il mondo e quindi difendere la loro povertà, come quella di San Francesco, di cui l’emulo Manelli è voluto andare oltre: non sarà per i posteri il Poverello d’Assisi, ma il Poveraccio di Frigento!

Così come San Paolo caduto da cavallo fu illuminato dal Risorto, allo stesso modo la disalcionatura del generalissimo  ad appena un mese dal commissariamento ha fornito nuovi lumi.

Luce da luce e Padre Comune vero da Padre Comune finto, occasione troppo ghiotta si presentava al Nostro nello sfruttare anche la provincia ultratradizionalista dell’impero per farsi appoggiare nella sua ribellione contro il Kommissario.

Peccato che il Manelli abbia già detto alle Autorità inquirenti che a lui “della Messa Tridentina NON importa più nulla e che è stato ingannato da un officiale brasiliano di Ecclesia Dei”.

Vero o falsa l’affermazione?

Noi optiamo per la seconda ipotesi.

Sembra che non sia la prima volta che il Manelli menta e molli i suoi fedeli collaboratori.

Oggi la liturgia non è più il “cavallo vincente” per soldi e vocazioni ed è stata abbandonata sull’incalzare dei chiarimenti esatti dalla Santa Sede.

Nel frattempo, dopo aver ingannato chi stava all’interno delle Mura Leonine Oltretevere, si passa all’inganno di chi sta oltre le Mura Adriane Oltremanica: se l’euro scende, la sterlina sale…

Al generalissimo qualche colonnello non faceva più comodo? Era necessario sacrificare la parte per il tutto e dimostrare apertura al dialogo per guadagnare tempo sperando nella realizzazione della profezia escatologico-manellistica sulla prematura fine di papa Bergoglio.

“A’ generà! Te piacerebbe, vero?”

In cauda venenum”, sputa e spremi (dal flaconcino), alla fine come già successo per Volpi “il digitale” colpirà anche “l’uomo di Santa Marta”, così come rispettosamente è epitettato dai cattolicissimi Messainlatino.it e affini il Vicario di Cristo, il Papa.

Prima si uccide qualcuno della scorta e poi il magistrato.

I kommissari sono avvisati…

Anche Braz de Aviz e Carballo sono molto rispettati da chi è geloso del parrucchino o dell’albergo “Il Cantico” sulla Gregorio VII di Roma, visto che Manelli si è dovuto solo accontentare dell’Abbazia Hotel sul cucuzzolo di Frigento.

Non è una mancanza di rispetto al cardinale Braz de Aviz rilevare quanto poco le sue parole appaiano inspirate al senso della misericordia e della giustizia che dovrebbero contraddistinguere ogni cristiano (…) – scrive Messainlatino.it – anzi, oltre che di misericordia e di giustizia, l’intervento di Sua Eminenza manca anche, palesemente, di considerazione per la verità”.

E’ come dire: “Sua Eminenza è un bugiardo, altro che il Manelli !”

Oltre ad essere “il Padre Comune che è sulla terra” è anche “la Bocca della Verità”!

Anziché recarsi fino al Lungotevere Aventino, i terroni specialmente potranno risparmiare kilometri andando a San Giovanni Rotondo con la sola precauzione di fare attenzione ai morsi di denti in mezzo a lingua biforcuta.

“Quando il giornalista lo interroga sulle notizie relative a patti vergati con il sangue, marchiature a fuoco… – continua Messainlatino.it –  il cardinale non fa una piega e risponde come se queste notizie fossero verità accertate e motivi determinanti del commissariamento”. 

Quindi – leggete bene – non lo stile di governo, la formazione, i rapporti con le suore, la gestione economica, la comunione con la Chiesa, la Liturgia e la Dottrina, sono la causa del commissariamento, ma i “patti di sangue e le marchiature a fuoco”!

Uno scoop!

Messainlatino.it, disponendo come fonte d’informazione del Fondatore stesso, (chi altri sennò?)  può con assoluta certezza affermare che: “Stefano Manelli non è mai stato interrogato dalle autorità competenti a proposito di questo immaginario patto di sangue: che una (solo? ndr) suora poco equilibrata (la nipote? ndr) voglia scrivere la sua formula di professione col sangue è una cosa, che padre Stefano Manelli l’abbia costretta, ovviamente, è un’altra… che comunque deve essere provata!”

E’ provata, infatti, la perizia grafologica della sottoscrizione al “patto di sangue” firmato da Stefano Manelli in persona!

Perché costringere le suore se gli pendevano dalle labbra?

Chiedeva loro: “per chi volete offrirvi vittime?”

Risposta:  “Per il Fondatore, il Padre Comune!”

Dopotutto le Costituzioni delle Suore non lo considerano l’Immacolata sulla terra?

La sua volontà è la Volontà di Dio. Ma scherziamo?!

Davanti alla porta della sua stanza personale nei monasteri femminili anche di clausura occorreva, persino in sua assenza, inchinarsi!

Ma chi siete voi per giudicare “il Padre Comune”?

Incalza ancora Messainlatino.it: “Come mai, invece, egli afferma (il Cardinale Braz de Aviz) che la questione economica è in mano alla magistratura italiana, mentre sa benissimo che la Corte di Cassazione ha reso un giudizio favorevole alle associazioni di laici formate durante il governo di padre Stefano per gestire i beni?”

Rispondiamo noi: “come mai Messainlatino.it non sa che la Cassazione si è solo pronunciata per l’istanza (onerosa) di dissequestro dei beni dell’Associazione “Missione del Cuore Immacolato” il cui contenzioso giudiziario è appena aperto?”

Mica il massimo Tribunale ha riconosciuto l’assenza della truffa aggravata, del falso ideologico e dell’Associazione (a delinquere) Fatebenemanelli!

Dopo Dottrina e bon ton, il Diritto, ce ne siamo accorti, non è il forte di Messainlatino.it

A questo tuttavia si può sempre ovviare con il “Galateo” voluto, riveduto e corretto dal Manelli per frati e suore.

Per un migliore uso della lingua italiana, invece, c’è pur sempre l’Università per Stranieri di Perugia a disposizione.

Vediamo, sempre Messainlatino.it, come se la cava con altri sofismi come questo: “Altre parole di Sua Eminenza che sanno terribilmente di giustizia rivoluzionaria (? sic) sono: “Ci sono tre commissari che stanno guidando l’Istituto in un percorso di normalizzazione. Che frase agghiacciante! Che vocabolario! Commissari, normalizzazione… Il peggio è che questa frase non ha nulla a che vedere con il contesto”.

Cosa avrebbe dovuto dire il Cardinale?

“Dobbiamo ridurre allo stato laicale il Manelli e sopprimere gli Istituti da lui (s)fondati”?!

A questo punto il Manelli potrebbe dire: “Che muoia Sansone con tutti i Filstei !”

La Chiesa, naturalmente, è madre e guarda più lontano…

La conclusione di Messainlatino.it è un capolavoro di esegesi, degna del calibro del biblista ufficiale FI, candidato per meriti di lignaggio al diritto di successione sullo zio.

Leggete questa: “Il commissariamento si basa unicamente su sentimenti di odio e di gelosia nei confronti dei Francescani e delle Francescane dell’Immacolata: odio e gelosia a nostro parere nutriti da una totale incapacità di comprendere le ragioni del successo dell’ordine. Perché ci si è totalmente dimenticati del senso della vita religiosa”. 

Infatti è stato un vero successo l’uscita in venticinque anni di duecento religiosi tra frati e suore e la crescita zero, ferma a trecento unità per ciascuno dei rami dal 1998, Anno Zero dell’approvazione pontifica, anno della recrudescenza delle follie fondazionali, anno delle prime denunce in Vaticano a dispetto di Messainlatino.it che osa scrivere: “Bisogna tuttavia ricordare che questi racconti, fatti da ex suore, sono apparsi solo di recente su media di dubbia fede; inoltre, che non sono stati presi in considerazione dalla Santa Sede per motivare i suoi interventi; e infine che l’avvocato di Padre Manelli ha sporto querela per diffamazione circa il loro contenuto”. 

Noi, rispondiamo:

A)   Le denunce esistevano almeno dal 1998;

B)   I media di dubbia fede sarebbero RAI UNO, RAI DUE, Canale 5, Retequattro, Il Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano, Huffington Post, Il Mattino, SIR

I media di sicura fede, quelli che non credono nel “Padre Nostro che è nei Cieli”, ma nel “Padre Comune che sta sulla terra”, ricordiamo che sono invece: Messailatino.it,Messainlatino.it, Messainlatino.it e così via e così sia…

C)   La Santa Sede NON ha bisogno del clamore mediatico per giustificare i suoi interventi; quello semmai – per confondere le acque – lo hanno cercato di fare da subito i manelliani con i blog tradizionalisti di “sicura affidabilità”;

D)   La querela dell’avvocato di Manelli alla stampa era un minimo di atto dovuto “para- lato – B”. Mica poteva dire: “Sì, è tutto vero!”

 

Oramai le numerose vittime non vedono l’ora di andare in Tribunale per guardare in faccia i loro carnefici (Fondatore e superiore?) e fornire quelle prove che purtroppo non sono solo impresse indelebilmente sulla carne…

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FINE DELLE VIOLAZIONI ALLA REGOLA DI SAN FRANCESCO

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Il MATTINO DI AVELLINO Pagina 34 del 24 novembre 2015

Frigento. L’indagine sui Frati francescani

Loredana Zarrella

Frigento. Un ritorno quasi in sordina nella casa madre dei Frati Francescani dell’Immacolata, dopo la lunga permanenza nel convento di suore a San Giovanni Rotondo.È stato questo il rientro di Padre Stefano Maria Manelli a Frigento, nella frazione Pagliara, dove il Santuario della Madonna del Buon Consiglio è un tutt’uno con il convento dove abitano i Frati dall’abito grigio-celeste.

Nessuno fino a ieri si era accorto della sua presenza. Solo voci che si rincorrevano di casa in casa e che hanno portato pure il furgone della Rai davanti il piazzale del complesso religioso, per una trasmissione durante il programma «La vita in diretta». Dopotutto, avendo celebrato finora la messa soltanto in privato, solo qualcuno aveva potuto sapere, per averlo magari intravisto.

Padre Stefano è tornato lo scorso sabato mattina accompagnato da uno dei nuovi commissari dell’Ordine, che è poi andato via già in serata, lasciando il Fondatore dell’Ordine dei Francescani dell’Immacolata alla sua nuova dimora.

Era da tempo che i suoi Superiori richiedevano l’allontanamento da S.Giovanni Rotondo, dove non avrebbe potuto dimorare perché in aperta violazione della Regola di San Francesco secondo cui «i frati non devono entrare nel convento delle monache».

Così, dopo l’ennesimo rifiuto ad abbandonare il convento femminile per motivi di salute, Padre Manelli ha dovuto obbedire e tornare a Frigento, di certo più distante dalla «Casa Sollievo della Sofferenza» di Padre Pio, dove si recherebbe abitualmente per curarsi.

Frigento è un luogo troppo freddo per lui, che ha 82 anni, e che aveva chiesto di restare a San Giovanni Rotondo perché aveva l’ospedale vicino» ha detto ieri pomeriggio, a “La vita in diretta”, il programma di RaiUno, l’avvocato Enrico Tuccillo, che continua con forza a difendere, attraverso le vie legali e i media, il fondatore dell’Ordine commissariato dalla Santa Sede.

Intanto, a Frigento, Padre Manelli verrà ora accudito dai frati. I commissari – il salesiano don Sabino Ardito, il gesuita padre Gianfranco Ghirlanda e il cappuccino padre Carlo Calloni – gli avrebbero pure imposto il divieto di ricevere visite all’interno del convento, se non quelle dei suoi familiari. Non a caso, i festeggiamenti per il suo 60esimo sacerdozio sono stati ridimensionati drasticamente. Gli amici avevano organizzato per domenica scorsa, a mezzogiorno, una messa di accoglienza e benvenuto, e un pranzo, con tanto di persone che sarebbero dovute accorrere da fuori provincia con dei pullman. Festosi e grandiosi preparativi bloccati, però, dal commissario che ha consentito solo una messa a porte chiuse, e solo per amici e parenti.

L’AUTORIDICOLIZZAZIONE DI PADRE STEFANO MANELLI

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L’11 novembre 2015 Padre Stefano Manelli reitera il suo appello a Papa Francesco:  “Mi riceva subito, immediatamente!

Lo fa attraverso le telecamere di RAI UNO durante la trasmissione “La Vita in Diretta”, la stessa che pochi giorni prima aveva aperto sulla televisione nazionale la saga dell’autoridicolizzazione.

Voglio parlare con l’uomo più importante della terra, (…) chiarire tutto, (…) presentare il bene che vogliamo fare alla Chiesa e all’umanità…”

Questa volta è un messaggio che legge sul tavolino, accigliato, accanto al suo avvocato, alle suore, davanti a una troupe televisiva indignata e nella ressa esterna di curiosi abitanti del paese, sempre più scandalizzati e infastiditi da quella presenza forestiera.

Dichiara – il Manelli – che chi lo avrebbe dovuto aiutare, cioè la serie di cardinali e monsignori che finora lo hanno sponsorizzato, si è tirato indietro sul fargli incontrare il Papa.

P. Manelli, oramai, è fuori controllo, è troppo compromesso e compromettente.

Un appello al Papa davanti alle telecamere non è una difesa, ma un gesto popolano, indice di debolezza, la stessa dei superiori dei frati e delle suore che permettono simili show.

L’apparato difensivo del Manelli scricchiola visibilmente, diventa sempre meno convincente poiché non riesce a dare nessuna esauriente risposta alle accuse mossegli.

La gravità del momento è tale che P. Manelli rompe la consuetudine di agire dietro le quinte,  mandando avanti gli altri.

Ma non siamo alla resa. Vorrà morire sul campo. Le ha fatte talmente grosse che non ha più nulla da perdere. Non c’è decenza, non c’è dignità che freni.

Preferisce vedere gli Istituti morti piuttosto che vitali senza lui e le sue donne e i suoi uomini al governo.

Era prevedibile che il commissariamento delle sue suore avrebbe aperto un nuovo scenario.
Per i frati fu la fuga di documenti, gli insulti a Padre Volpi « il kommissario », le petizioni in rete…
 
La coreografia di quella casa è ben architettata. 
 
Madonne e statuine dappertutto, foto di rarissimi incontri con papa Giovanni Paolo II e la miracolosa e nuova apparizione del ritratto di Papa Francesco, colui che “era (precedentemente) bandito da conventi e sacrestie” così come ci ha confidato un anno fa una suora turchina ancora in attività.

P. Manelli stavolta scende nelle acque melmose e in un disperato tentativo di salvataggio della barca che sta affondando, chiama a farsi difendere dagli altri.

 Non entra nel merito delle vittime e dei casi specifici presentatigli.

Rincara la dose di insulti dicendo: “Le fuoriuscite escono con l’animo avvelenato perché non possono condividere la vita serafica”.

Cosa significano queste espressioni?

P. Manelli campiona delle suore più affidabili, svuota la comunità di San Giovanni Rotondo e vi inserisce a posticcio altre suore di diverse comunità per dare testimonianze a lui favorevoli.

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I filmati della RAI incastrano il Manelli; in giardino al gioco della palla, appare anche la seconda nipote, Suor Maria Cecilia Manelli. Un clan a difesa dello zio.

Le commissarie lo sanno?

Si contano sulle dita di una mano le suore turchine che “sanno leggere e scrivere” più delle altre.

Le laureate lo erano prima che entrassero, ma la stragrande maggioranza sono entrate adolescenti senza finire gli studi, come i figli dei romche devono andare a mendicare ai semafori.

Prima il Manelli si faceva difendere sui blog da mamme di suore, poi da nonne; adesso espone le suore stesse, consapevoli di mentire sapendo di mentire.

Ci spiegavano la restrizione mentale” ci ha confidato una suora tre mesi fa, una di quelle che sono ancora dentro ma che non è apparsa nel confronto televisivo costruito ad arte.

Chissà perché non lei e chi come lei…

Credono che sia moralmente lecito non dire la verità ridendo in faccia alla verità e negando gli striscialingua imposti dall’economa a qualche suora solo perché non è toccato a loro.

Rispondono: « noi non lo abbiamo mai fatto”

Certamente! Ma sanno che ad altre è stato imposto!

Ne abbiamo certezza testimoniale.

L’autoflagellazione, la disciplina, è pratica quotidiana, ma le suore negano tutto.

Falso? Ci querelino pure!

Al processo saremo una legione a testimoniare.

Poche fuoriuscite si sono inventato tutto?

Ma se in vent’anni l’Istituto ha perso più di cento membri!

Le suore sono convinte di quello che fanno? Sono convinte di quello che dicono?

Suor Myriam sembra recitare una pappardella a memoria con voce asettica e tono piatto; suor Stefania è più focosa e brandisce la sua laurea in Economia e Commercio conseguita prima di entrare in convento.

Si vanta del papà carabiniere.

Anni fa, quando i frati furono cacciati da mons. Serafino Sprovieri dal complesso “La Pace” di Benevento, ci fu un gruppetto di fans del Manelli che strombazzava sotto il vescovado e suonava rumorosamente pentole e coperchi per protestare.

Manelli ne ha fatti sempre di casini e ogni tanto qualche vescovo lo mandava via.

E’ facile verificare.

 Intervenne la forza pubblica e chi scoprì tra i manifestanti pro Manelli debitamente in borghese?

Il collega maresciallo dei carabinieri!

Tutti plagiati dai santoni!

L’avvocato Tuccillo afferma che un paese che “lui conosce bene” (sic) come San Giovanni Rotondo si sarebbe rivoltato contro p. Manelli se dalle suore o contro le suore fossero emersi degli abusi.

Eppure sono gli stessi abitanti di San Giovanni Rotondo che denunciano il sospetto movimento di religiose alla vigilia della trasmissione; sono sempre gli abitanti di san Giovanni Rotondo che segnalano qualche passeggiata di p. Manelli, sempre accompagnato dalle suore, di cui non riesce più a fare a meno, a descriverlo marciante a testa bassa, avaro nel saluto.

Uno psicoterapeuta che segue il caso ci dice che è l’atteggiamento tipico della superbia, quella che potrebbe essere alimentata da unnarcisismo patologico, lo stesso che lo avrebbe indotto  p. Manelli  ad accettare i voti privati nei suoi confronti ma anche la raccolta di peli e capelli dal letto, a modo di reliquia, nei frequenti pernottamenti nei conventi delle suore, fino a farne la propria dimora fissa.

Una ex suora dichiara persino di averli mangiati, quei capelli! (sic)

Il fondatore afferma di non ricordare nulla, ma si tradisce dicendo che i fatti risalgono a ventitrè anni fa.

Una precisione sorprendente, segno di chi invece sa bene, di chi ha studiato le carte e cerca di barcamenarsi per evitare risposte compromettenti.

E’ meglio, come gli imputati al processo, dichiarare: “non ricordo”.

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Ricorda bene, invece, di una cenetta con Adriana Pallotti, oggi novantasettenne, figlia spirituale di Padre Pio, alla quale, secondo la dichiarazione della vittima,  ha fatto sottrarre tutti i beni.

La vecchietta dice che lo perdona e commuove l’Italia.

P. Stefano invece sputa veleno contro le sue stesse vittime che oggi lo accusano.

Si ascolta in diretta la telefonata sofferta della mamma di due suore: « Sono plagiate, controllano le telefonate e le lettere; devono quindi dire che tutto va bene… non ho visto una figlia per dodici anni, l’altra è stata malata e mi hanno nascosto la diagnosi, poi l’hanno mandata in Africa… »

Padre Manelli nega, non si ricorda…

Subito dopo il servizio sul p. Manelli viene presentato il dossier sulla mamma presunta assassina del piccolo Loris.

Dopo mesi e mesi nei quali ha detto di aver accompagnato il figlio a scuola, cambia versione.

Per padre Manelli sarà necessariamente lo stesso.

La « farfallina che vola » ci ha detto che cambierà avvocato.

Affidiamo il Manelli alla Misericordia di Dio, ma alla giustizia degli uomini.

La vicenda non finirà qui e non finirà presto.

Siamo pronte ad andare non solo in TV, ma al Tribunale: civile ed ecclesiastico.

Ci siamo stancate e con noi la Chiesa, l’Italia, il Papa e i suoi Frati e Suore schifati.

IL CONVENTO DELLO SCANDALO. SUORE DISSIDENTI: CI HANNO VESSATE E CACCIATE

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Il convento dello scandalo (corretto)

Le suore dissidenti: Ci hanno vessate e cacciate

Una delle ex religiose: “Dopo anni mi hanno messa fuori dal convento, non ubbidivo mi dicevano”.

Loredana Zarrella
“Non sono ritorsioni ma sono accuse vere”. Non ci stanno le ex suore dell’Istituto delle Suore Francescane dell’Immacolata a esser tacciate da Padre Stefano Manelli come autrici di una azione di vendetta nei suoi confronti per essere state “mandate via dall’Ordine”. Solo pochi giorni fa il fondatore dell’Ordine dei Frati Francescani dell’Immacolata, che ha la sua casa madre a Frigento, aveva dichiarato, davanti alle telecamere di RaiDue, che le accuse a lui rivolte da suore e frati fuoriusciti, relative alle molestie sessuali e ai patti di sangue, erano “fantasie dettate dal desiderio di rivalsa per non essere stati ritenuti idonei alla vita religiosa”.
Così un’ex consorella, in particolare, ha affidato al “Mattino” una corrispondenza, risalente allo scorso anno, tra lei e Suor Maria Michela Pia Cozzolino, la Superiora destituita, lo scorso ottobre dalla Santa Sede dal suo ruolo di guida del ramo femminile dell’Istituto.
Mentre altre ex religiose hanno affermato di essere state costrette a restare per anni nell’Ordine pur volendo uscire, la nuova testimonianza racconta di una suora che non è stata ammessa al rinnovo dei voti perché, dice, si è ribellata ad “aggiunte” inserite arbitrariamente nella forma di vita dell’Istituto”.
Ad esempio quando la suora chiese di assistere una sorella ammalato o i fratelli piccoli fu richiamata più volte da casa. “Devo pensare – spiega la suora in una lettera indirizzata alla Superiora dopo aver ricevuto la comunicazione di non ammissione al rinnovo della professione religiosa – che questa vostra decisione sia frutto di una ritorsione nei confronti dei miei genitori, che apertamente da colloqui con lei medesima e con alcune altre madri (del consiglio e non), non sono ritenuti “fedeli seguaci” del Fondatore. Questo perché da terziari francescani dell’Immacolata hanno riconosciuto e seguono la legittima autorità del Commissario Apostolico”.
“Ho dovuto parlare a causa del modo con cui sono state trattate delle mie consorelle, alla serie di obbedienze date che hanno messo a dura prova la loro stabilità psichica e la loro vocazione – scrive ancora la suora -. Ho dovuto parlare perché non potevo continuare a vedere occhi rigati dalle lacrime, non potevo guardarle soffrire”.
La suora è stata dimessa dall’istituto lo scorso anno, dopo circa 12 anni di vita vissuta tra vari conventi, per “disagio nella vita religiosa, particolarmente a riguardo alla difficoltà di relazionarsi con le superiore”.
Queste le giustificazioni ufficiali, inviate dalla casa generalizia di Frattocchie, vicino Roma, firmate da Suor Maria Michela Pia Cozzolino, l’allora superiora.

Il caso
“Entrata da ragazzina in convento, chiesi di studiare musica e mi fu impedito”.

La suora spogliata del suo abito lamentava nella missiva di essere stata costretta a rinunciare pure agli studi: “Non ho proseguito gli studi accademici musicali, contrariamente a quanto garantito ai miei genitori nella lettera di consenso per l’ingresso nell’Istituto, in quanto minorenne. Ai miei genitori lei mi ha obbligato di dire che era mia volontà non continuare gli studi: praticamente una menzogna!”.
“Si mangiavano solo cibi scaduti, se c’era qualcosa di non scaduto era una benedizione. Questo perché si doveva essere poveri ma poi accumulavamo invece tutti quei soldi” conferma la ex religiosa al Mattino. “Molte ex consorelle sono distrutte psicologicamente” ha aggiunto.
“Io sono uscita spontaneamente – ha raccontato invece un’altra ex suora andata via dall’Istituto circa 5 anni fa, dopo 20 anni nell’Ordine -.
Altre consorelle “dissidenti” sono state convinte a uscire o mandate a casa con furbizia”.

Il Mattino, ed Avellino del 11/11/2015

IL SUORELEAKS

LIBERE
Dopo la versione II di Vatileaks, con le recenti rivelazioni del duo Fittipaldi-Nuzzi,  non poteva mancare la seconda versione del fratileaks grazie al commissariamento delle suore turchine che potremmo definire un appetibile tormentone autunnale dal nome di suoreleaks.
Se è indegna la fuga di documenti, così come ancora dichiarava il Papa all’Angelus dell’8 novembre, indegne figure di religiose stanno dando in pasto ai media i loro documenti riservati accelerando inesorabilmente il processo di decomposizione del marciume sepolto sotto lapidi imbiancate e nascoste da ipocrisia e veli azzurri.
La mancanza di lucidità, personalità, preparazione stanno generando gli stessi riflessi condizionati dei loro sciagurati confratelli che vilmente hanno insultato papa, prefetto e commissario.
Il Governo delle Suore Francescane dell’Immacolata, così come si evinceva dal loro sito appena autoscurato, era composto da Suor Maria Michela Cozzolino (madre generale), suor Maria Christine Bajo (vicari), suor Maria Immacolata Savanelli (segretaria) suor Maria Consiglia  De Luca (economa e assistente generale) e suor Maria Annunziata Orsi assistente generale e delegata per l’Italia.
E’ all’interno di questo pentapartito che va cercata la responsabilità della vergognosa fuga dei documenti.
Il decreto di commissariamento in rete!
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Una funzionaria della CIVCSVA mi ha inoltre confidato che le superiore non si sono nemmeno presentate al Dicastero per ricevere il decreto di commissariamento, intente come erano a continuare a svuotare le casse dell’Istituto e ad occultare documenti scottanti. Credevano evidentemente che senza la promulgazione non ci sarebbe stata la messa in opera del provvedimento.
Il documento, in ogni caso, in una maniere superdiplomatica, per evitare le ritorsioni che c’erano state per i frati, in quel « non sono estranei altri fattori »… sulle motivazioni del commissariamento la dice tutta su quello che emerge sulle reti nazionali.
Inutile, come ha fatto il solito messainlatino.it accusare carmelitani, camilliani e salesiani.
Che ciascuno pensi per se stesso, anzi, come dice S. Francesco, che ciascuno giudichi e disprezzi se stesso. 
Un conto sono i peccati dei singoli, appartenenti ad altri ordini ed istituti religiosi; un conto è un’impostazione di vita sregolata e sdottrinata in nome di pratiche estreme – finché dura – che spersonalizzano e disumanizzano forse per sempre.
Auguri alle nuove commissarie che, aiutate dallo Spirito, riporteranno nella fede, nella speranza e nella carità vera, tante oppresse a cui facevano idolatrare il vitellone d’oro sotto la sferza di poche italiane corrotte con l’abbonamento alla tirannia striscialingua finita su Striscia la Notizia.

 

“LA VITA (DI SUORE) IN DIRETTA”

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Rattrista il clamore popolare che sta accompagnando la vicenda dei Francescani dell’Immacolata.

Giovani vite di donne e di uomini che hanno creduto e credono in un ideale di vita consacrata, che cercano il Signore con cuore sincero, che si dedicano al servizio del prossimo e che amano la Chiesa, sono crocifisse per la messa alla gogna mediatica.

E’ un qualcosa che si sarebbe potuto evitare se p. Stefano Manelli, il loro fondatore ancora in vita, avesse accettato con umiltà e obbedienza soprannaturale le disposizioni della Santa Sede che gli contestava problematiche serie nello stile di governo, nei rapporti con le suore, nella liturgia, nella formazione, nell’amministrazione.

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Nella sua ostinazione, invece, si è servito di quelle correnti ecclesiali e politiche che attaccano l’attuale pontificato, le riforme del Vaticano II e che hanno invano e disperatamente cercato di trasmettere il messaggio di un “papa cattivo” che “perseguita dei bravi fraticelli”.

Questa “via crucis” ha un percorso e delle stazioni, forse più di quattordici, molto simili al recente ed omonimo libro di Gianluigi Nuzzi.

Non sappiamo se la finalità è la stessa, ma il risultato rimane l’attacco alla Chiesa.

Nell’immaginario collettivo è la vita religiosa nella sua bellezza, nella sua purezza che viene depauperata del suo valore e del suo splendore.

La gente comune non riesce quasi mai a distinguere il generale dal particolare e situare le responsabilità nei singoli.

Come per lo scandalo della pedofilia nel clero – a causa di qualche prete malato(ne) – come per le malversazioni finanziarie all’interno delle mura leonine – a causa di qualche prelato ambizioso – è la Chiesa una, santa, cattolica, apostolica e romana che viene gettata nel ghetto delle meretrici.

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Dopo il primo dossier-rivelazione del Corriere della Sera del 4 novembre 2015, il giorno dopo ne è seguito un altro riguardante la testimonianza di una  mamma, visibilmente disperata, che conferma le confessioni di due ex religiose appartenenti all’ordine fondato da p. Stefano Manelli.

Sono tra i video più gettonati di un’Italia indignata e che ancora il 5 novembre pomeriggio si è fermata al portone della casa generalizia delle Suore Francescane dell’Immacolata a Frattocchie di Roma, dietro le telecamere di RAI UNO per “La vita in diretta”.

La verità sull’intera vicenda sembra progressivamente aprirsi alla luce del giorno, contrariamente a quel portone conventuale che nelle ombre del crepuscolo romano rimaneva sbarrato, anzi “chiuso in faccia”, a chi faceva semplicemente il proprio lavoro al servizio della verità.

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Impacciato l’intervento in TV del legale di padre Manelli, l’avv. Enrico Tuccillo che non è entrato nel merito della questione scivolando piuttosto sulla controversia patrimoniale, quella dei trenta milioni di euro di beni che, per volontà del Fondatore, sono stati trasferiti a laici di sua fiducia.

Un anno dopo, con l’intervento della Magistratura, il patrimonio è stato sequestrato, più tardi dissequestrato e poi ancora rimesso al giudizio della Cassazione come l’andirivieni di un valzer.

L’avv. Tuccilo a difesa di p. Manelli dice che il suo cliente ha effettuato “l’operazione” per essere  “povero come S. Francesco”, spogliandosi di tutto.

Il problema è che lui ha disposto dello spogliamento unilateralmente per un Istituto religioso di Diritto Pontifico e che si è ricordato di S. Francesco solo dopo venticinque lunghi anni di ininterrotto governo, guarda caso appena un mese dopo il commissariamento, cioè quando ormai non era più il superiore – per la rimozione coatta dalla carica – e quindi non poteva più disporre dei beni come prima.

I fatti non depongono a suo favore.

Se proprio vuole imitare S. Francesco, perché p. Manelli non devolve ora quei beni alla Santa Sede? Perché non li destina ai poveri, alle missioni, alle opere dell’Istituto da lui stesso fondato?

Come mai i suoi amici e familiari laici si accaniscono nella detenzione di un cospicuo patrimonio frutto di devoluzioni decennali da parte di chi, in buona fede, voleva in questo modo fare un’ “opera di bene”?

Non è possibile da persone oneste inaugurare una pacifica trattativa e un’equa distribuzione di quei beni tra i frati e le suore affinché ne dispongano da uomini e donne di Dio, per il bene comune?

Con quale coscienza tre laici se ne assumono la titolarità?

Sono interrogativi intriganti e pressanti.

Ritorniamo ora alla vicenda degli abusi sulle suore.

Sembra che certe pratiche penitenziali estreme siano state inaugurate dalla comunità delle prime italiane appartenenti all’Istituto, quelle che sono state particolarmente attenzionate dal fondatore che trascorreva gaudente nei loro monasteri lunghi soggiorni, abitudine che si è ulteriormente protratta, fino a cristallizzarsi, con la sua presenza a San Giovanni Rotondo, sempre nel monastero delle suore, dal settembre del 2014.

E’ proprio laggiù che tre giorni fa si è notato un movimento di religiose, abbastanza sconvolte, che in massa, su di un pulmino, hanno lasciato frettolosamente quel monastero del Gargano.

In un paesino come San Giovanni Rotondo, cose del genere non passano inosservate.

Ieri e l’altro ieri una troupe delle RAI sostava in via del Nunzio.

Evidentemente non si voleva far scoprire quante fossero le suore che vanno a trovare, probabilmente a turno, magari a comunità intere, il fondatore.

Illuminante l’intervento della psicologa in studio che ha spiegato con rigore scientifico come il meccanismo educativo e formativo di p. Manelli crei dipendenza nei suoi confronti, desiderio di imitazione fino a farne un modello di vita e un riferimento esclusivo di disciplina e di norma.

Immaginiamo che sia stata almeno tentata un’intervista al Manelli assistito probabilmente dall’avvocato che ancora ieri in diretta si tradiva dicendo di essere stato in un convento di suore.

“Ridono, stanno bene, giocano a pallone… io stesso ho mangiato da loro, stanno in carne…”.

Chiede che frati e suore vengano interrogati sul fondatore.

L’idea non è male: potrebbero infatti confermarsi da un lato elementi probanti sulle sue esagerazioni e dall’altro conferme sul plagio grazie a chi lo difenderebbe a oltranza.

E’ facile oggi per il fondatore, profittando della sua canizie, presentarsi come un vecchio ammalato e perseguitato.

I fatti a lui contestati, tuttavia, sono pregressi, risalgono a trenta, venti anni fa e la sua capacità d’intendere e di volere, le sue resistenze, le sue manovre, le sue innumerevoli telefonate, i suoi incontri, i suoi messaggi, le false promesse ai commissari, la dicono lunga sulla sua continua regia, oramai distruttiva, nella gestione della situazione degli Istituti dei frati e delle suore.

Si compara P. Stefano Manelli a Padre Pio solo perché da bambino si sarà confessato qualche volta dal santo cappuccino come per centinaia di migliaia di altri fedeli dell’epoca.

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Ridicola, poi, l’intrusione di un ospite – inviato dalle suore – nel viale del monastero di Frattocchie.

Quel signore che appartiene a un gruppo di preghiera attesta che P. Stefano lo conosce bene e che “è un santo”.

Questa dichiarazione la dice lunga, non solo sul fanatismo che si è creato dietro il personaggio, ma anche sul profilo sociale, culturale e psicologico di chi, come nella trasmissione del 5 novembre, continuava ad affermare che “la colpa è degli altri” , dei “modernisti” nella Chiesa e che la vera Chiesa è quella di San Pio X (sic).

E’ la conferma in diretta di chi il Fondatore si era circondato e di chi oramai faceva parte dell’ambiente di frequentazione dei frati e delle suore.

Un’altra perla di pensiero è stata la teorizzazione in diretta, sempre di quel signore, del corpo inteso come “principale nemico” dell’anima e quindi “degno” di fustigazioni masochistiche, le stesse indotte alle povere vittime del Manelli che portano ancora le ferite di quel passato sul corpo e … nell’anima.

Come il solito prezzemolo è poi venuta fuori la storia dei genitori di p. Manelli servi di Dio con un processo di canonizzazione in corso.

Non ci si rende conto che tali affermazioni complicano la vita al p. Manelli e il giudizio sull’eternità dei suoi genitori.

Con il beneficio d’inventario, ricordiamo che nel dossier del libro di Nuzzi si parla anche di cause di canonizzazione “forzate” attraverso tangenti…

Molto probabilmente si indagherà o si sta già indagando anche su questo e sull’attendibilità dei documenti e delle testimonianze relative alla postulazione.

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L’avvocato Tuccillo giustificava infine la chiusura di quel portone del monastero-villetta di Frattocchie dicendo che “le suore stavano in ritiro e che la portinaia era una straniera e che non aveva capito”.

E’ il segno inequivocabile di come lo stesso loro difensore si fosse reso conto di quanto maldestro sia stato quel comportamento.

Cosa costava a quella portinaia straniera interpellare una suora italiana responsabile?

D’altra parte quelle religiose, da come è apparsa la portinaia, difficilmente potrebbero reggere un confronto o trovare argomenti per spiegare certe pratiche delle quali immaginiamo anche che non siano pienamente convinte lasciandosi semplicemente trascinare da ciò che fanno tutte.

Pericoloso scivolone finale il puntamento del dito di accusa sulla Chiesa indicandola come incauta e ingiusta per la  maniera in cui “trattò” Padre Pio e di come oggi sta trattando un santo (p. Manelli ndr).

Ciò che dalla storia impariamo è che i santi di fronte alle ingiuste persecuzioni agirono in un modo diverso dal p. Manelli.

Di fronte a uno scandalo che sta assumendo proporzioni nazionali, anche la persona non necessariamente santa, ma saggia, matura, dall’alto dei suoi ottanta anni di età, per la pace e il bene comune avrebbe fatto qualche passo indietro, si sarebbe ritirata in buon ordine e non avrebbe dato adito ad ulteriori attacchi, critiche, insinuazioni o… conferme probanti.

Che dal masochismo fisico si stia passando al masochismo spirituale?

DANNI ALLA CHIESA

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Il commissariamento delle Suore Francescane dell’Immacolata rappresenta un secondo pesante giudizio da parte della Chiesa sulla figura e l’operato del Fondatore, il Frate Stefano Manelli.

Immaginiamo che le motivazioni siano le stesse del ramo maschile con il quale condividono una legislazione zoppicante da un punto di vista canonico e parzialmente anche da un punto di vista teologico.

Un ideale alto e riformato di vita religiosa francescana proposto dal Manelli che cozza con l’ortoprassi della sua vita personale e non solo…

L’immaturità che alcuni frati hanno rivelato durante il commissariamento con fughe dal convento, richiesta di dispense dai voti, azioni amministrative truffaldine, false testimonianze, infangamenti mediatici, minimizzazione delle responsabilità e difesa a oltranza dell’indifendibile, la dicono lunga su una delle più gravi azioni di plagio di un gruppo religioso cattolico dal dopoguerra in poi.

Il problema è che la parte lesa da questa compagine di pii uomini e donne è proprio la Chiesa Cattolica.

Il Manelli dovrà rispondere anche per il danno all’immagine della Chiesa e degli Istituti, uno maschile e l’altro femminile,  da lui stesso fondati.

A causa sua si sono scatenati tutti i blog tradizionalisti per convergere in una sorta di Jihad antibergogliana.

Da mesi la Santa Sede sta esaminando inquietanti dossier e non è da escludere anche l’intervento della Rota Romana per la conduzione dei venticinque anni di ininterrotto governo del Manelli, mantenuto – a quanto sembra – da rielezioni discutibili sulla forma della votazione.

Sembra inoltre che Frate Manelli  avesse creato anche un gruppo di laici, una sorta di “Terz’Ordine senza nessuna omologazione della Santa Sede.

Molti degli attivisti legati al Fondatore provengono da quella compagine.

E’ verosimile che bisognerà procedere ad una riqualificazione e sanatoria del gruppo laicale per risollevare di persone di buona volontà che hanno creduto nella spiritualità kolbiana e si sono ritrovate, come i religiosi, a fare i conti con un padre discutibile.

Per il ramo maschile dei frati il Manelli ha cercato disperatamente di fondare un nuovo istituto dotandolo dei beni oggi sotto controversia giudiziaria.

Operazione fallita!

Non gli resta che studiare “la rimessa in sella” con un suo uomo quale superiore generale prestanome.

Si intuisce che esiste infatti un’area di finti moderati e negoziatori sotto l’ombra magari del cofondatore Frate Gabriele Pellettieri che in realtà, quale prima vittima del Manelli, ne rimane  sempre il fedele eco.

Anche lui si assumerà le sue responsabilità davanti a Dio e davanti alla storia.

Per le suore, prima che il loro commissariamento avvenisse, con la presunta complicità di porporati all’interno dei Sacri Palazzi, gli stessi che oggi cercano di sabotare papa Bergoglio, c’è stata una corsa all’uscita dall’Istituto per fondare l’ennesima associazione di voti privati come quella di Lipa: sede nelle Filippine, membri in Italia.

Cosa resta al Fondatore dopo l’ennesimo scandalo pubblicistico che lo riguarda?

Dopo la morte di Padre Volpi, all’annuncio del nuovo commissario c’è stato su di lui un arrembaggio studiato ad arte di sodali del Manelli legati al mondo salesiano e al Vicariato di Roma dove l’illustre commissario canonista Mons. Sabino Ardito lavorava. Il solito mantra sofistico: Manelli è un “santo”, i genitori sono santi, quindi i cattivi sono gli altri…

In almeno due Dicasteri Romani stanno circolando queste chiacchiere…

Non è da escludere anche il coinvolgimento di una cordata di pugliesi, conterranei del Commissario, a difesa del Manelli.

I giorni che seguono riveleranno la fondatezza o meno di tali accuse che gettano ombre sull’attuale conduzione di governo formata da una troika dove i Padri Ghirlanda e Calloni coadiuvano Mons. Ardito e si controllano a vicenda.

Chissà a quali e a quante pressioni la troika è sottoposta  da chi lavora dalla mattina alla sera per ottenere la riabilitazione del Manelli: morale e materiale.

Dove l’autorevolezza del fondatore Manelli è più debole è comunque nelle periferie dell’Istituto, nelle missioni.

Molti osservatori stanno a guardare i soggetti di future nomine e riorganizzazioni specie nelle terre lontane per carpire e denunciare eventuali parzialità dopo i malumori seguiti alla recente clamorosa vicenda della nomina di quattro religiosi rappresentanti della base, ma di chiara scelta manelliana.

Ad Oltretevere sono giunte diverse proteste in merito, così come ci è stato confidato da un prelato della Curia.

Sembra che il nuovo Commissario abbia fatto fare ai frati una votazione farsa, cioè  senza spoglio pubblico delle schede di votazione.
Frate Manelli intanto dal settembre 2014 permane in un convento femminile, quello di San Giovanni Rotondo, da dove può manovrare tutti i burattini e le burattine della sua giostra.

L’unica flebile sua speranza è il “controgolpe” al Capitolo Generale, dove spera di candidare ancora uno dei suoi colonnelli.

Tutto è fin troppo prevedibile, ma per il Manelli “tutti sono dei fessi”…

“Solo lui si salva…”

Dopotutto, tale formula,  è il paradigma della sua visione ecclesiale.

Non era forse anche questo il suo motto?

Extra Manelli nulla salus.