La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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PADRE STEFANO MANELLI E I MANIFESTI ANTI PAPA A ROMA – Lettera Aperta

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LETTERA APERTA

Reverendo padre Stefano Manelli,

è da tempo che si è spento in me ogni sentimento di stima nei suoi confronti.

La credevo insieme ad altre consorelle un riformatore della Chiesa e della vita religiosa con un progetto di vita chiaro e sostenibile sull’esempio di San Massimiliano Maria Kolbe.

Dopo l’affissione abusiva di manifesti anti Papa Francesco a Roma, mi chiedo se sia possibile cadere più in basso dei committenti del vile gesto.

Lei ci ha voluto proporre l’eroismo, l’imitazione dell’Immacolata e di San Francesco, eppure nella sua condotta non c’è nulla che richiami ai santi ai quali ha voluto ispirarsi.

Non è stato capace di obbedire al Papa ed amarlo soprannaturalmente; non le è stato possibile vivere un’autentica povertà; non le è stato possibile testimoniare un’angelica castità da consacrato.

Purtroppo tutto riconduce alla sua persona come responsabilità ai dileggi in romanesco ai danni del Santo Padre.

Si vergogni!

Non è difficile intuire il nesso tra i Cavalieri di Malta e i Francescani dell’Immacolata quando è risaputo del profondo legame ideologico cha la unisce all’indegno porporato americano.

Cosa avrebbe fatto S. Francesco se il pontefice avesse orientato il suo apostolato o la sua azione di governo – che presto rimise nelle mani di altri frati – in una direzione diversa al suo primordiale e personale intento?

Manelli come può da religioso e da uomo sentirsi “decapitato” dopo venticinque anni di ininterrotto governo sui frati e sulle suore (!) rinnovati nella forma con elezioni fraudolente dal 2002?

Ha diviso i suoi figli creando mostri e inventando intrighi di corte per evitare di assumersi ogni responsabilità sul commissariamento.

Ha indossato la maschera della vittima per commuovere le sue figlie; ha fatto sentire importanti dei laici mediocri perché fossero loro a difendere quel patrimonio che è la risorsa dei corrotti.

Ha inventato la storiella delle Associazioni proprietarie dei beni e benefattrici di frati e suore quando poco prima – oltre che nelle Costituzioni di Frati e Suore – aveva scritto e commentato che i gestori e gli associati sono rispettivamente ed esclusivamente gli Economi generali e i religiosi Frati e Suore degli istituti da lei fondati.

Adesso che la Chiesa, dopo aver esercitato per lungo tempo misericordia e pazienza nei confronti suoi e dei suoi sodali le ha dato un ultimatum, sta nuovamente scatenando l’inferno sulla terra nella maniera più rozza: l’agitazione popolare a mezzo stampa elettronica e manifesti.

Ma che demonio è lei?

Altro che Immacolata!

Fa scrivere su uno dei tanti blog dei tradiprotestanti  che non può esserci pena senza colpa.

Il signor Giovanni Turco che ne è l’autore, non si vergogna delle sue asserzioni nei confronti di noi vittime?

Si parla di condanna senza processo…

L’opinione pubblica sa che lei, Stefano Manelli, si è già sottratto ad un incontro presso il promotore di giustizia ecclesiastico e il giudice del Tribunale civile di Avellino lo scorso 22 dicembre?

Se lei è innocente, di cosa ha paura?

Vuole che il procedimento vada in prescrizione per decorsi termini e poi far credere all’opinione pubblica che “il caso è chiuso”, che lei è innocente, che è stato “scagionato” come scrivono i suoi nipotini?

Crede che siamo tutte delle ingenue, tutte delle ignoranti, come quando ci ha tenute segregate in convento?

E’ vero Stefano Manelli che ci portava nella sua camera (all’interno della nostra clausura conventuale)  e ci tratteneva fino a notte fonda per motivi tutt’altro che religiosi?

E’ vero che ci palpeggiava il seno e le natiche, ci stringeva la vite e ci abbracciava, avvicinava le sue labbra alle nostre, metteva la nostra testa sulle sue ginocchia durante la confessione…

Vero o falso?

Ammetto che eravamo tutte contente di questo, estasiate di essere oggetto delle sue attenzioni, giustificate in nome della sua santità che si manifestava misticamente attraverso espressioni erotiche di cui nemmeno la Bibbia è esente…

Queste le sue spiegazioni, vero?

Le marchiature a fuoco sul petto, i patti di sangue dei quali andavamo fiere, le punture sulle dita per vergare col sangue la nostra offerta di obbedienza assoluta ai fondatori, è vero o falso?

La preferenza sul tipo di morte da martire di cui lei ci esaltava a modo di gioco: sbranata da leoni, bruciata viva, fatta a pezzi…

Vero o falso?

Oggi vederla così ostinato e incapace di accettare un minimo di disciplina dopo aver preteso da noi persino la morte di una giovane vita, mi disgusta.

Che le suore non fossero curate adeguatamente, che venissero isolate dal mondo, allontanate dai familiari, “i nemici della vocazione”, è vero o falso?

Mi chiedo se oggi le suore lontane dall’Italia Centrale sanno o meno che c’è stato il terremoto.

Come può la Chiesa nostra madre continuare a coprirla e a perpetuare impunemente questi abusi su delle consacrate?

Manelli, ha sempre mangiato cibi speciali, cucinati con cura, adottato un regime di vita personalizzato, fruito delle migliori cure e dei migliori specialisti medici, ha sempre viaggiato come, quando e dove voleva con una grossa berlina che cambiava ogni due anni e un autista personale.

E’ questa la povertà?

Noi soffrivamo la fame o dovevamo mangiare smisuratamente per sformarci, apparire più brutte; lei nel frattempo faceva quello che voleva…

Vero o falso?

E’ poi iniziata la favola degli extraterrestri, degli asteroidi che dovevano cadere sulla terra, della Terza Guerra Mondiale termonucleare imminente, del grande buio, della grande carestia e ne forniva persino le date!

Non ne ha azzeccata una, peggio dei Testimoni di Geova!

Mi dispiace che tante persone in buona fede continuano ad andarle dietro, pendere dalle sue labbra, considerarla un oracolo e obbedirle più che al Papa…

Cosa racconterà a San Pietro quando si ritroverà al Giudizio di Dio?

Ha trascinato tante persone dietro le sue follie e si è lasciato trascinare a sua volta da chi era più esaltato di lei.

Oggi sta invitando ad uscire dall’Istituto le mie consorelle per sottrarle all’obbedienza delle commissarie, sognare di creare una nuova corte in una chiesa dei sogni, delle fantasie, delle eresie.

Crede davvero che tutte seguiranno la Francesca Perillo o, come adesso si chiama, Suor Eliana?

Cos’è diventata questa donna? Una carmelitana, una benedettina, una domenicana, una francescana, una cattolica, una protestante, una lefebvriana, una teista?

Cos’è?

Credo che troppe persone hanno già troppo sofferto per questa storia, Stefano Manelli!

Si rende conto del dispiacere che sta dando al Santo Padre, insultato per causa sua pubblicamente e non solo dai manifesti di pochi giorni fa?

Si rende conto dello sbandamento di tante suore e di tanti frati e della vergogna che lei sta ingiustamente infliggendo loro per la sua aperta ribellione alla Chiesa e i suoi atti criminali?

Si rende conto di quante famiglie ha rovinato?

Si rende conto di quanto sia vile mandando sempre avanti gli altri, le suore, i frati plagiati, come ha sempre fatto?

Ha mai avuto coraggio?

Ha mai avuto fede e fiducia in Dio e nella Chiesa?

Ha mai avuto speranza nell’avvenire e nell’umanità redenta?

Ha mai amato con cuore sincero e oblativo il prossimo anziché amare solo e sempre il suo io?

Queste sono le domande pressanti che pongo a lei e delle quali ho già dato per lei la mia risposta nel segreto e nel dolore del mio cuore.

E’ ora di finire questa commedia che si è trasformata in dramma.

E’ ora di restituire la dignità strappata alle sue figlie e ai suoi figli.

E’ ora che la Chiesa faccia il suo corso e mostri le sue convinzioni sulla sua persona e le sue azioni, Stefano Manelli.

Se il Papa scioglie i voti privati vuol dire che essi esistevano e io stessa lo posso attestare senza remore in qualunque opportuna sede.

Se la Chiesa le proibisce di confessare le suore, riconosce che c’erano abusi e problematicità.

Se la Chiesa le chiede di non fare il giro d’Italia mentre si spaccia per malato, vuol dire che svolgeva un’azione destabilizzante all’interno di conventi e di monasteri.

Se la Chiesa le chiede di restituire i beni è perché li considera ecclesiastici e non la proprietà privata di Manelli dirottata a laici amici e familiari prestanome.

Bando ad Antigone e Creonte, nella tirannia dell’illusorio proposto a donne e a uomini che avevano diritto a una vita reale, a una vita consacrata sana, sono io che le chiedo: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?» (Gv 18,23).

Gesù Cristo tacciò di ipocriti i farisei; bene fa il Papa nell’averla spesso ricordata in una delle sue tanti espressioni che rivolge ad uomini (di Chiesa) come lei.

Le presento la lista che Marco Tosatti ha riportato copiandola da un blogger che rispetto a lui almeno lavora gratis e non al soldo di un cardinale corrotto e corruttore:

“Si dissimulano, si mimetizzano da brave persone: si presentano come nei santini, con gli occhi rivolti al cielo mentre pregano, dopo essersi accertati che siano visti: credono di essere migliori di altri, che disprezzano”.

Si chiamano Cristiani, si chiamano Cattolici, ma il loro comportamento rigido li allontana dalla Chiesa.

Orgogliosi, autoreferenziali, lontani dal popolo, intellettuali aristocratici, che chiudono le loro porte e resistono allo Spirito Santo!

Si credono immortali, immuni da colpa o indispensabili. Una Curia che non critica se stessa, che non si aggiorna, che non cerca di migliorarsi è un corpo malato.

Diventano spiritualmente e mentalmente induriti. E’ pericoloso perdere questa sensibilità umana che permette a ciascuno di piangere con quelli che piangono, e rallegrarsi con coloro che sono felici.

O ancora:

  • Vecchie comari
  • Fomentatori della coprofagia
  • Specialisti del Logos
  • Sgranarosari
  • Funzionari
  • Assorbiti da se stessi
  • Neo pelagiani
  • Prometeici
  • Restaurazionisti
  • Cristiani ideologici
  • Pelagiani
  • Signor e signora Piagnistei
  • Trionfalisti
  • Cristiani inflessibili
  • Moderni gnostici
  • Cristiani liquidi
  • Cristiani superficiali
  • Schiavi della superficialità
  • Mummie da museo
  • Facce da funerale
  • Gnostici
  • Autoritari
  • Elitari
  • Pessimisti queruli e disillusi
  • Cristiani tristi
  • Cristiani con la faccia da sottaceto
  • Infantili, timorosi di danzare, di gridare, paurosi di tutto
  • Che cercano certezza in ogni cosa
  • Cristiani chiusi, tristi, intrappolati, che non sono Cristiani liberi
  • Cristiani pagani
  • Piccoli mostri
  • Cristiani sconfitti
  • Cristiani senza speranza
  • Battitori da Inquisizione
  • Seminaristi che stringono i denti aspettando di finire gli studi, che seguono le regole e sorridono, e rivelano l’ipocrisia del clericalismo, uno dei mali peggiori
  • Ideologi dell’astratto
  • Fondamentalisti
  • Preti untuosi e idolatri
  • Adoratori del dio Narciso
  • Preti vanitosi e farfalloni
  • Preti che vendono gomme
  • Preti magnati
  • Religiosi che hanno il cuore amaro come l’aceto
  • Promotori del veleno dell’immanenza
  • Chiusi nella formalità di una preghiera gelida, avari
  • Sterili nel loro formalismo
  • Gente vecchia e nostalgica di strutture e usi che non vivificano più il mondo di oggi
  • Cristiani ipocriti interessati soli ai loro formalismi
  • Malati di accidia
  • Cristiani accidiosi
  • Persone senza luce, deprimenti
  • Egoisti
  • Autoreferenziali
  • Banderuole
  • Marci nel cuore
  • Deboli fino alla putredine
  • Dal cuore nero
  • Cristiani dal cuore debole
  • Cristiani nemici della Croce di Cristo
  • Cavillatori moralistici
  • Contemplativi distanti

In quale di queste categorie si riconosce, Stefano Manelli?

Noi siamo con il Papa.

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Qualche chiarimento del chiarimento di Messainlatino.it sul chiarimento del Prefetto dei Religiosi circa il chiarimento della vicenda dei Francescani dell’Immacolata

http://blog.messainlatino.it/2016/02/fi-qualche-chiarimento-in-merito.html#more

Messainlatino.it è un blog al quale vanno da sempre riconosciuti dei meriti.

Il primo a cui ci riferiamo riguarda l’interesse sulla vicenda dei Francescani dell’Immacolata (frati e suore).

Dai suoi post che ci ricordano tanto i post-it da bacheca per la tecnica impiegata del copia/incolla,  si è presto capito quanto elevata fosse la dottrina e la spiritualità di nuovi supporters che il prestigioso Mannelli, “il Silvan del francescanesimo”, ha tirato magicamente fuori dal suo cappuccio di “prestigiatore religioso” o “illusionista dello spirito”, per inserirli nella vita degli Istituti da lui (s)fondati.

E’ così che ha moltiplicato negli ultimi anni del suo venticinquennale generalato – oltre alle vocazioni – anche i benefattori e i fans voraci di gadgets quali la caramella già masticata, il capello rinvenuto sul cuscino e il fazzolettino di carta utilizzato nientepocodimeno che da Lui, il “Padre Comune che è sulla terra”, con tanto di certificazione della prova del DNA per proteggersi dalle contraffazioni.

Il suo, infatti, è un mercato fruttuoso con un indotto di tutto rispetto; altro che il commercio delle reliquie nel Medio Evo!

Mentre uomini e donne dal saio color turchino, dopo la crisi dei soliti dieci anni venivano espulse dal lager marchiatore aspirando a nozze, i soldi, gli appartamenti, i negozi e le ville elargiti dai “nuovi amici”, si accumulavano nell’ente di deposito di nuova fondazione: il “Fatebenemanelli”.

Tutto questo, naturalmente, per preservare frati e suore dell’Immacolata da contaminazioni con il mondo e quindi difendere la loro povertà, come quella di San Francesco, di cui l’emulo Manelli è voluto andare oltre: non sarà per i posteri il Poverello d’Assisi, ma il Poveraccio di Frigento!

Così come San Paolo caduto da cavallo fu illuminato dal Risorto, allo stesso modo la disalcionatura del generalissimo  ad appena un mese dal commissariamento ha fornito nuovi lumi.

Luce da luce e Padre Comune vero da Padre Comune finto, occasione troppo ghiotta si presentava al Nostro nello sfruttare anche la provincia ultratradizionalista dell’impero per farsi appoggiare nella sua ribellione contro il Kommissario.

Peccato che il Manelli abbia già detto alle Autorità inquirenti che a lui “della Messa Tridentina NON importa più nulla e che è stato ingannato da un officiale brasiliano di Ecclesia Dei”.

Vero o falsa l’affermazione?

Noi optiamo per la seconda ipotesi.

Sembra che non sia la prima volta che il Manelli menta e molli i suoi fedeli collaboratori.

Oggi la liturgia non è più il “cavallo vincente” per soldi e vocazioni ed è stata abbandonata sull’incalzare dei chiarimenti esatti dalla Santa Sede.

Nel frattempo, dopo aver ingannato chi stava all’interno delle Mura Leonine Oltretevere, si passa all’inganno di chi sta oltre le Mura Adriane Oltremanica: se l’euro scende, la sterlina sale…

Al generalissimo qualche colonnello non faceva più comodo? Era necessario sacrificare la parte per il tutto e dimostrare apertura al dialogo per guadagnare tempo sperando nella realizzazione della profezia escatologico-manellistica sulla prematura fine di papa Bergoglio.

“A’ generà! Te piacerebbe, vero?”

In cauda venenum”, sputa e spremi (dal flaconcino), alla fine come già successo per Volpi “il digitale” colpirà anche “l’uomo di Santa Marta”, così come rispettosamente è epitettato dai cattolicissimi Messainlatino.it e affini il Vicario di Cristo, il Papa.

Prima si uccide qualcuno della scorta e poi il magistrato.

I kommissari sono avvisati…

Anche Braz de Aviz e Carballo sono molto rispettati da chi è geloso del parrucchino o dell’albergo “Il Cantico” sulla Gregorio VII di Roma, visto che Manelli si è dovuto solo accontentare dell’Abbazia Hotel sul cucuzzolo di Frigento.

Non è una mancanza di rispetto al cardinale Braz de Aviz rilevare quanto poco le sue parole appaiano inspirate al senso della misericordia e della giustizia che dovrebbero contraddistinguere ogni cristiano (…) – scrive Messainlatino.it – anzi, oltre che di misericordia e di giustizia, l’intervento di Sua Eminenza manca anche, palesemente, di considerazione per la verità”.

E’ come dire: “Sua Eminenza è un bugiardo, altro che il Manelli !”

Oltre ad essere “il Padre Comune che è sulla terra” è anche “la Bocca della Verità”!

Anziché recarsi fino al Lungotevere Aventino, i terroni specialmente potranno risparmiare kilometri andando a San Giovanni Rotondo con la sola precauzione di fare attenzione ai morsi di denti in mezzo a lingua biforcuta.

“Quando il giornalista lo interroga sulle notizie relative a patti vergati con il sangue, marchiature a fuoco… – continua Messainlatino.it –  il cardinale non fa una piega e risponde come se queste notizie fossero verità accertate e motivi determinanti del commissariamento”. 

Quindi – leggete bene – non lo stile di governo, la formazione, i rapporti con le suore, la gestione economica, la comunione con la Chiesa, la Liturgia e la Dottrina, sono la causa del commissariamento, ma i “patti di sangue e le marchiature a fuoco”!

Uno scoop!

Messainlatino.it, disponendo come fonte d’informazione del Fondatore stesso, (chi altri sennò?)  può con assoluta certezza affermare che: “Stefano Manelli non è mai stato interrogato dalle autorità competenti a proposito di questo immaginario patto di sangue: che una (solo? ndr) suora poco equilibrata (la nipote? ndr) voglia scrivere la sua formula di professione col sangue è una cosa, che padre Stefano Manelli l’abbia costretta, ovviamente, è un’altra… che comunque deve essere provata!”

E’ provata, infatti, la perizia grafologica della sottoscrizione al “patto di sangue” firmato da Stefano Manelli in persona!

Perché costringere le suore se gli pendevano dalle labbra?

Chiedeva loro: “per chi volete offrirvi vittime?”

Risposta:  “Per il Fondatore, il Padre Comune!”

Dopotutto le Costituzioni delle Suore non lo considerano l’Immacolata sulla terra?

La sua volontà è la Volontà di Dio. Ma scherziamo?!

Davanti alla porta della sua stanza personale nei monasteri femminili anche di clausura occorreva, persino in sua assenza, inchinarsi!

Ma chi siete voi per giudicare “il Padre Comune”?

Incalza ancora Messainlatino.it: “Come mai, invece, egli afferma (il Cardinale Braz de Aviz) che la questione economica è in mano alla magistratura italiana, mentre sa benissimo che la Corte di Cassazione ha reso un giudizio favorevole alle associazioni di laici formate durante il governo di padre Stefano per gestire i beni?”

Rispondiamo noi: “come mai Messainlatino.it non sa che la Cassazione si è solo pronunciata per l’istanza (onerosa) di dissequestro dei beni dell’Associazione “Missione del Cuore Immacolato” il cui contenzioso giudiziario è appena aperto?”

Mica il massimo Tribunale ha riconosciuto l’assenza della truffa aggravata, del falso ideologico e dell’Associazione (a delinquere) Fatebenemanelli!

Dopo Dottrina e bon ton, il Diritto, ce ne siamo accorti, non è il forte di Messainlatino.it

A questo tuttavia si può sempre ovviare con il “Galateo” voluto, riveduto e corretto dal Manelli per frati e suore.

Per un migliore uso della lingua italiana, invece, c’è pur sempre l’Università per Stranieri di Perugia a disposizione.

Vediamo, sempre Messainlatino.it, come se la cava con altri sofismi come questo: “Altre parole di Sua Eminenza che sanno terribilmente di giustizia rivoluzionaria (? sic) sono: “Ci sono tre commissari che stanno guidando l’Istituto in un percorso di normalizzazione. Che frase agghiacciante! Che vocabolario! Commissari, normalizzazione… Il peggio è che questa frase non ha nulla a che vedere con il contesto”.

Cosa avrebbe dovuto dire il Cardinale?

“Dobbiamo ridurre allo stato laicale il Manelli e sopprimere gli Istituti da lui (s)fondati”?!

A questo punto il Manelli potrebbe dire: “Che muoia Sansone con tutti i Filstei !”

La Chiesa, naturalmente, è madre e guarda più lontano…

La conclusione di Messainlatino.it è un capolavoro di esegesi, degna del calibro del biblista ufficiale FI, candidato per meriti di lignaggio al diritto di successione sullo zio.

Leggete questa: “Il commissariamento si basa unicamente su sentimenti di odio e di gelosia nei confronti dei Francescani e delle Francescane dell’Immacolata: odio e gelosia a nostro parere nutriti da una totale incapacità di comprendere le ragioni del successo dell’ordine. Perché ci si è totalmente dimenticati del senso della vita religiosa”. 

Infatti è stato un vero successo l’uscita in venticinque anni di duecento religiosi tra frati e suore e la crescita zero, ferma a trecento unità per ciascuno dei rami dal 1998, Anno Zero dell’approvazione pontifica, anno della recrudescenza delle follie fondazionali, anno delle prime denunce in Vaticano a dispetto di Messainlatino.it che osa scrivere: “Bisogna tuttavia ricordare che questi racconti, fatti da ex suore, sono apparsi solo di recente su media di dubbia fede; inoltre, che non sono stati presi in considerazione dalla Santa Sede per motivare i suoi interventi; e infine che l’avvocato di Padre Manelli ha sporto querela per diffamazione circa il loro contenuto”. 

Noi, rispondiamo:

A)   Le denunce esistevano almeno dal 1998;

B)   I media di dubbia fede sarebbero RAI UNO, RAI DUE, Canale 5, Retequattro, Il Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano, Huffington Post, Il Mattino, SIR

I media di sicura fede, quelli che non credono nel “Padre Nostro che è nei Cieli”, ma nel “Padre Comune che sta sulla terra”, ricordiamo che sono invece: Messailatino.it,Messainlatino.it, Messainlatino.it e così via e così sia…

C)   La Santa Sede NON ha bisogno del clamore mediatico per giustificare i suoi interventi; quello semmai – per confondere le acque – lo hanno cercato di fare da subito i manelliani con i blog tradizionalisti di “sicura affidabilità”;

D)   La querela dell’avvocato di Manelli alla stampa era un minimo di atto dovuto “para- lato – B”. Mica poteva dire: “Sì, è tutto vero!”

 

Oramai le numerose vittime non vedono l’ora di andare in Tribunale per guardare in faccia i loro carnefici (Fondatore e superiore?) e fornire quelle prove che purtroppo non sono solo impresse indelebilmente sulla carne…

STEFANO MANELLI NON POTRA’ PIU’ RESTARE

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Il Servizio Informazione Religiosa (SIR), agenzia vicina alla Conferenza Episcopale Italiana, ha pubblicato il 2 febbraio 2016, Giornata della Vita Consacrata e chiusura dell’Anno dei Religiosi, un’intervista esclusiva al Cardinale Joao Braz de Aviz. (qui http://agensir.it/)

Più tardi la notizia è stata ripresa da altre testate a partire da Toscana Oggi. (http://www.toscanaoggi.it/)

Dopo il Papa il presule brasiliano è la massima autorità della Chiesa sui religiosi quale Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.

Il giornalista Riccardo Benotti, reagendo alle dichiarate preoccupazioni del Prefetto su alcune situazioni della vita religiosa nella Chiesa, ha chiesto a bruciapelo:

 “È il caso dei Francescani dell’Immacolata?

Molte persone sono turbate dalle notizie relative a patti vergati con il sangue, marchiature a fuoco…”

 Il Cardinale Braz de Aviz, ha risposto:

“Stiamo lavorando con tenacia (sui Francescani dell’Immacolata ndr), perché i disguidi sono seri. Il terribile voto nel sangue è stato sciolto da Papa Francesco. Stefano Manelli è stato allontanato. La questione economica è in mano alla magistratura italiana. La formazione è stata affidata alle Università Pontificie e ai centri riconosciuti. Ci sono tre commissari che stanno guidando l’Istituto in un percorso di normalizzazione.

Ciò avverrà soltanto se ci sarà un cambiamento: non tutti, però, sono d’accordo.

Abbiamo fiducia che qualcosa si muova.

Quel che è sicuro, è che Stefano Manelli non potrà più restare”.

Sono dichiarazioni chiare e forti.

La Chiesa riconosce “disguidi seri” nel governo di Padre Manelli, ma anche nell’apparato dottrinale che aveva elaborato per le sue fondazioni.

E’ nella volontà delle massime autorità vaticane che la sua presenza e la sua influenza verso gli Istituti da lui fondati sia ridimensionata fino all’interdizione.

Il problema della formazione dei seminaristi è stato risolto con il loro ingresso nelle Università Pontificie bocciando quindi i professori e lo studio interno del quale le ultime generazioni di Francescani dell’Immacolata si avvalevano per la formazione al sacerdozio.

I tre Commissari stanno rimettendo tutto al posto giusto benché incontrino resistenze da uno sparuto e spaurito numero di irriducibili religiosi fedeli al Fondatore a prescindere da tutto e da tutti.

C’è da chiedersi, tuttavia, se la fedeltà a oltranza non nasconda un patto, un legame familiare stretto o l’interesse personale di chi, senza grande spessore umano, una volta privo dell’appoggio del Fondatore, teme – da buon francescano – di essere privato del suo piccolo palcoscenico.

Oramai nell’immaginario collettivo il “caso dei Francescani dell’Immacolata” è diventato sinonimo di orrore e di errori riconducibili al Fondatore degli Istituti maschile e femminile quale effetto collaterale di chi ha voluto avocare a sé stesso ogni scelta di governo, di formazione e di gestione secondo il noto e pubblicizzato adagio: “… non c’è foglia che cada che Manelli non voglia…”.

Tutto questo per venticinque anni di ininterrotto superiorato!

Molti si chiedono fino a che punto siano responsabili delle aberrazioni anche alcuni frati, suore, familiari  e laici a lui vicini; resta il fatto che il Manelli abbia comunque “lasciato fare…”.

Altre testimonianze, invece, affermerebbero che è Padre Manelli che avrebbe “viziato” e compromesso persone a lui vicine per crearsi una sorta di “guardia pretoriana”.

Al 1998 risalgono le prime denunce insabbiate proprio in Vaticano e dal 2002 Manelli non poteva essere più superiore generale, ma ha « fatto le carte false », come si suol dire.

La Magistratura in ciò che le compete sta facendo i rilievi del caso e presto potrebbero esserci importanti novità che peserebbero come un macigno sul Padre Manelli oltre agli annunciati provvedimenti canonici per i quali sono interessati tre organismi vaticani e un pool di esperti.

Il Manelli stava ultimamente architettando una via di fuga con la creazione di una sorta di Repubblica di Salò grazie a un pugno di fedelissimi; in queste ultime ore ci giunge voce che il tentativo è miserevolmente fallito.

Manelli ha messo letteralmente in mezzo a una strada una trentina di uomini facendoli uscire dall’Istituto e promettendo loro mari e monti non senza ricorso a (sue) profezie.

Anche per il ramo femminile, la sua prediletta, Suor Francesca Perillo ha trascinato nella stessa dinamica se stessa e un altro gruppetto di suore che hanno chiesto e ottenuto la dispensa dai voti per avvicinarsi al lefebvrianesimo in Inghilterra.

Una clarissa dell’Immacolata che faceva parte delle formatrici fino a poco tempo fa affermava addirittura: “i lefebvriani salveranno la Chiesa!”

Sembra che questa religiosa sia stata portata a più miti consigli dopo che la Santa Sede ha rifiutato di riconoscere, per le claustrali con la Regola di S. Chiara, l’origine fondazionale di Padre Manelli.

Nel ramo maschile, intanto, malgrado ogni macchinazione e giro di soldi corruttore a favore di terzomondiali, le periferie rimangono distanti da Padre Manelli e anche all’interno della compagine nazionale più calda affiorano crepe e… pentiti.

Scabrose nuove rivelazioni dallestero su aiuti a famiglie di frati poveri in cambio di sudditanza al Manelli.

Di pochi giorni fa l’ultima testimonianza pervenuta alla Santa Sede.

Il sistema ormai sta crollando sotto i piedi del « Califfo » .

Presto l’epilogo del « Califfato » .

“Homo faber ipsius fortunae” (ogni uomo è artefice del proprio destino)…

FINE DELLE VIOLAZIONI ALLA REGOLA DI SAN FRANCESCO

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Il MATTINO DI AVELLINO Pagina 34 del 24 novembre 2015

Frigento. L’indagine sui Frati francescani

Loredana Zarrella

Frigento. Un ritorno quasi in sordina nella casa madre dei Frati Francescani dell’Immacolata, dopo la lunga permanenza nel convento di suore a San Giovanni Rotondo.È stato questo il rientro di Padre Stefano Maria Manelli a Frigento, nella frazione Pagliara, dove il Santuario della Madonna del Buon Consiglio è un tutt’uno con il convento dove abitano i Frati dall’abito grigio-celeste.

Nessuno fino a ieri si era accorto della sua presenza. Solo voci che si rincorrevano di casa in casa e che hanno portato pure il furgone della Rai davanti il piazzale del complesso religioso, per una trasmissione durante il programma «La vita in diretta». Dopotutto, avendo celebrato finora la messa soltanto in privato, solo qualcuno aveva potuto sapere, per averlo magari intravisto.

Padre Stefano è tornato lo scorso sabato mattina accompagnato da uno dei nuovi commissari dell’Ordine, che è poi andato via già in serata, lasciando il Fondatore dell’Ordine dei Francescani dell’Immacolata alla sua nuova dimora.

Era da tempo che i suoi Superiori richiedevano l’allontanamento da S.Giovanni Rotondo, dove non avrebbe potuto dimorare perché in aperta violazione della Regola di San Francesco secondo cui «i frati non devono entrare nel convento delle monache».

Così, dopo l’ennesimo rifiuto ad abbandonare il convento femminile per motivi di salute, Padre Manelli ha dovuto obbedire e tornare a Frigento, di certo più distante dalla «Casa Sollievo della Sofferenza» di Padre Pio, dove si recherebbe abitualmente per curarsi.

Frigento è un luogo troppo freddo per lui, che ha 82 anni, e che aveva chiesto di restare a San Giovanni Rotondo perché aveva l’ospedale vicino» ha detto ieri pomeriggio, a “La vita in diretta”, il programma di RaiUno, l’avvocato Enrico Tuccillo, che continua con forza a difendere, attraverso le vie legali e i media, il fondatore dell’Ordine commissariato dalla Santa Sede.

Intanto, a Frigento, Padre Manelli verrà ora accudito dai frati. I commissari – il salesiano don Sabino Ardito, il gesuita padre Gianfranco Ghirlanda e il cappuccino padre Carlo Calloni – gli avrebbero pure imposto il divieto di ricevere visite all’interno del convento, se non quelle dei suoi familiari. Non a caso, i festeggiamenti per il suo 60esimo sacerdozio sono stati ridimensionati drasticamente. Gli amici avevano organizzato per domenica scorsa, a mezzogiorno, una messa di accoglienza e benvenuto, e un pranzo, con tanto di persone che sarebbero dovute accorrere da fuori provincia con dei pullman. Festosi e grandiosi preparativi bloccati, però, dal commissario che ha consentito solo una messa a porte chiuse, e solo per amici e parenti.

LETTERA DI UNA MAMMA

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Riceviamo e trasmettiamo questa testimonianza …

Cara Anna,

mi rivolgo a te in tono familiare, da mamma a mamma.

Ho letto la tua lettera – testimonianza 

e vorrei ora lasciarti la mia per una questione di dignità e di verità.

Non ha forse detto Nostro Signore: “Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il Regno dei Cieli” (Mt. 5, 10-11).

Meriti tutto il mio rispetto per la tua persona, per la tua malattia affrontata con serenità e per la tua fede.

Credo bene che tu sia stata aiutata dalle suore, che padre Stefano Manelli ti abbia affascinato e che tua figlia in convento sia per ora contenta.

Sento però il forte dovere verso di te e verso chi ci legge, di raccontare anche la mia esperienza che immetto nella rete come quei vecchi messaggi di speranza collocati nelle bottiglie per essere abbandonati in mare o come un foglietto arrotolato sulla zampetta di un piccione viaggiatore.

 

Ho conosciuto le Suore Francescane dell’Immacolata nel 2008.

 

Ho il mio negozio nei pressi di una parrocchia dove le suore francescane dell’Immacolata distribuivano i messalini.

In una domenica particolarmente fredda una suorina mi chiese di poter utilizzare il telefono.

Rimasi sorpresa e immaginai che il suo cellulare fosse scarico o avesse finito la ricarica.

Dalla conversazione, per quanto cercai di tenermi in disparte ed essere discreta, capii che la suora stava conversando con i familiari e che fosse disperata.

Parlava in lacrime e a singhiozzi sulla madre superiora che non ce la faceva più a sopportare.

Poiché la telefonata stava diventando sempre più accesa e mi metteva in grande imbarazzo, nel vedere un’altra suora che stava aspettando fuori intirizzita dal freddo, con un balzo la portai al bar accanto per farle bere una cioccolata calda.

Vidi nei suoi occhi tanta paura; era una straniera.

Mi disse che doveva chiedere alla suora più anziana, che ci voleva il permesso, ma mossa da pietà la convinsi ad accettare egualmente e subito dopo rientrai nel mio negozio con un altro bicchierone di bevanda calda.

La telefonata era terminata, ma la prima suora era sconvolta, in lacrime e tremava forse più per lo stress e qualche decimo di febbre che per il freddo.

Pensai che quella creatura che avevo di fronte poteva essere mia figlia e con molta delicatezza le sorrisi.

Solo così la suorina incominciò a parlarmi dei suoi problemi, della sua vita.

A ogni sua affermazione l’altra suora aggiungeva una sua esperienza personale e quella ancora di altre consorelle.

In quell’occasione la suora mi disse che sua mamma era stata rimproverata dalla superiora per aver telefonato in convento prima della dovuta scadenza.

I genitori infatti non possono chiamare in convento le figlie quando vogliono.

Quella povera mamma voleva solo dire che l’anziano papà stava poco bene e raccomandarsi alle preghiere della figlia in convento e delle suore.

La suora straniera, invece, mi disse che da oltre dieci anni non vedeva i genitori molto poveri e che ogni volta per sentirli doveva chiamare una vicina di casa, aspettare che andasse ad avvisarli e poi effettuare dopo pochi minuti una seconda chiamata. Questo infastidiva la madre superiora.

Mi parlò poi di una sua consorella che ricevette dall’estero la foto del funerale del papà. Le superiore non l’avevano nemmeno avvisata della triste notizia della morte e quella consorella rimase sconvolta e abbandonò la vocazione piena di indignazione verso il suo Istituto.

Avrei voluto rimanere in contatto con loro, ma mi pregarono di non chiamare mai in convento perché – mi dissero – le telefonate potevano essere spiate e poi la superiora non voleva, specie se non erano familiari.

Le dissi che potevo far chiamare il mio parroco per avere loro notizie.

Peggio di peggio!

Guai se le avesse chiamate un uomo, anche se prete.

Non credevo alle mie orecchie e chiesi allora se avessero un indirizzo e-mail.

Mi dissero che in convento era proibito avere internet e usarlo anche per la sola corrispondenza. Questo poteva farlo solo la superiora e raramente qualche suora incaricata.

Chiesi allora l’indirizzo postale: mi risposero che le lettere vengono consegnate dalla superiora già aperte.

Avevo tuttavia il desiderio di rivederle…

Mi suggerirono che si poteva profittare delle loro celebrazioni dei voti oppure partecipare alle feste del Fondatore a Frigento.

Non erano sicure, però, che proprio loro vi avrebbero sempre partecipato.

Tornata a casa non dissi nulla alle mie figlie che già non sono molto praticanti e rimasi così turbata da non riuscire a dormire.

Da quel giorno, consigliatami con il mio parroco, che già aveva sentito parlare male dal Vescovo di queste suore e del loro Fondatore, ho sentito il dovere di fare qualcosa.

Attraverso incontri rubati in tre, quattro occasioni l’anno, ho conservato l’amicizia con queste suore che mi hanno raccontato cose terribili.

Quando si recavano a distribuire i messalini in una città vicino alla mia, facevo in modo di lasciare in negozio mia cognata e scappavo da loro.

Le due poi sono state separate e sono rimasta in contatto solo con una di loro.

Le suore avevano l’obbedienza di spiarsi e riferire tutto alla madre superiora.

Quando una suora abbandonava la vita religiosa, le altre la consideravano una “peccatrice”.

Fu così che apostrofarono una suora che tornata nella vita civile chiese un giorno un aiuto materiale alle consorelle di un tempo, dove per anni aveva sgobbato.

Mi hanno riferito che la stessa suora che trattò l’ex consorella male è poi uscita di convento pochi anni dopo.

Vorrei citare, tra i tanti, alcuni fatti che mi sono stati raccontati e che mi sono rimasti particolarmente impressi.

Una suora che una mattina non ci vedeva più fu insultata e accusata di mentire e inscenare la cecità per non alzarsi dal letto.

Un’altra suora che aveva bisogno di una protesi dentaria rimase senza le dovute cure fino ad avere effetti invalidanti permanenti alla mandibola.

Un’altra suora ha avuto seri problemi gastro intestinali tra colite, gastrite ed ulcera.

E’ tornata a casa e non si sa come è andata per lei.

Tutte le suore per lavare il proprio vestito potevano farlo solo in determinati lassi di tempo e per lavarsi dovevano usare una specie di sale contro i cattivi odori.

Ultimamente non potevano nemmeno utilizzare gli assorbenti, ma carta assorbente e questo per la… “povertà”.

Le suore vedevano entrare tante offerte, ma non capivano dove andassero a finire.

Poi, alcuni mesi fa, la cruda verità con l’inchiesta sul patrimonio dell’Istituto affidato a laici amici e familiari del Fondatore.

Sono quindi venuti i tempi recenti del controllo della Santa Sede sull’istituto maschile e la visita ispettiva alle suore.

Mi hanno riferito di come in convento parlassero male del commissario, dei frati, della visitatrice.

Qualcuna chiese anche alla madre superiora se poteva pregare per la morte degli “avversari” del Fondatore.

Vengo da un percorso di fede e sinceramente sono sconvolta nel sentire cose del genere.

Cara Anna, non voglio impressionarti, ma se una delle mie figlie stesse in quell’Istituto io sinceramente non mi sentirei molto serena.

Ho poi chiesto solo oggi di te, per capire meglio chi tu fossi e chi fosse tua figlia.

Mi hanno riferito che sei molto legata a padre Stefano Manelli che vede in te una persona molto fedele a lui.

Non so se padre Manelli, così come tu scrivi, ha fatto solo del bene.

A te sicuramente sì, ad altri non ne sarei proprio sicura.

Sono sicura invece che sei una mamma e una moglie molto brava, ma ho saputo che tua figlia è entrata giovanissima in convento, a soli quattordici anni.

E’ mai possibile?

Cosa sta facendo ora questa ragazza? Sta studiando?

Cosa sarà di lei quando avrà trenta, quaranta, cinquanta anni?

Ho saputo della figlia di una devota di padre Manelli che è entrata giovanissima, senza vocazione, dietro le insistenze della mamma e che piangeva ogni giorno.

Forse per tua figlia è diverso, ma ho saputo anche di un’altra famiglia numerosa che dopo essere entrata in disgrazia col Fondatore si è vista rispedire la figlia a casa e oggi è laica.

Quella ragazza aveva quasi l’età di tua figlia quando è entrata in convento.

Ho saputo di suore maltrattate, destinate da decenni a fare le domestiche mentre le figlie dei “grandi” benefattori dell’Istituto ricevono un altro trattamento.

Ho chiesto alla suora: cosa aspettate a denunciare?

Mi ha detto che hanno paura e sono convinte che se lo fanno, andranno all’Inferno.

Aspettano che anche loro siano commissariate come i frati.

C’è chi prega per questo.

Di nascosto un gruppetto offre l’Adorazione quotidiana per questo.

Le suore vengono istruite dalle superiori su quello che devono rispondere alla visitatrice, su come devono comportarsi in caso di confronti.

Il Fondatore impone sempre chi deve essere la madre generale e chi la superiora.

Adesso corre la voce che la Chiesa vuole distruggere l’Istituto e che perseguita il Fondatore.

In una sorta di preoccupante delirio dicono addirittura che il Fondatore abbia voluto tale situazione per imitare Padre Pio e vedere chi davvero gli è fedele.

Tra le altre voci: “I tempi sono duri, la Chiesa è nell’apostasia e alla fine il Cuore Immacolato trionferà, tanto questo Papa non durerà molto…”.

Cara Anna, ti ho scritto con molta semplicità, ma in verità e coscienza.

Ti prego di non venire meno ai tuoi doveri di mamma e di sposa per coprire il tuo padre spirituale.

Forse ho scritto in maniera confusa, ma sono solo poche tessere di un mosaico che visto nella sua interezza sarebbe orribile.

Così come io ho compassione di queste suore, così abbine anche tu.

Pensa a quante mamme di suore non sono fortunate come te per il legame privilegiato col Fondatore.

Pensa a quante mamme vorrebbero le figlie vicine e non possono ottenerlo.

Pensa a quanti genitori di suore sarebbe egualmente giusto e forse più urgente dare aiuto.

Ritieniti fortunata, così come io mi ritengo fortunata del fatto che le mie figlie non abbiano conosciuto le Suore Francescane dell’Immacolata come tua figlia.

Non è perché sarebbero entrate in convento. Magari avessero la vocazione!

Il problema è che certe controtestimonianze fanno perdere persino la fede!

Questo mi preoccupa.

Non so come ho fatto a nascondere a loro questo mio legame con qualcuna delle suore, ma sono fiera, come mamma, di esserci riuscita.

Non ti dico di salvare tua figlia finché sei in tempo, ma dico a me stessa di aggiungerla alle mie preghiere offerte per le tante suore che oggi vedo sofferenti e in crisi.

 

M. L.

 

#COMMISSARIAMENTO : ALCUNE NOTE A MARGINE DI UNA STORIA POCO CHIARA

clicca per allargare e leggere il box di Marini

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#COMMISSARIAMENTO 
ALCUNE NOTE A MARGINE DI UNA STORIA POCO CHIARA

di ADOLFO MARINI

Occorre aggiungere che il ricorso dei cinque frati presso la Congregazione dei religiosi è seguito alla richiesta rivolta al Superiore Generale, con la quale i religiosi avevano portato alla sua attenzione diverse problematiche. Solo dopo essere rimasti senza soddisfazione presso il loro Superiore i cinque frati si sono decisi a ricorrere alla Congregazione, dove hanno denunciato diversi punti problematici nella vita della congregazione, richiedendo il ritorno al carisma originario.

 

I cinque religiosi hanno lamentato:

a) la “svolta tradizionalista” della congregazione, tanto nel seminario quanto nell’apostolato, e la vicinanza a esponenti del dissenso tradizionalista contestatori del Concilio Vaticano II;

b) l’implementazione autoritaria del Summorum Pontificum;

c) lo stile arbitrario nel governo dell’Istituto e la mancanza di meccanismi per affrontare il problema;

d) le ricadute di questi problemi sulla formazione interna dei religiosi;

e) l’influenza esercitata dall’ex-madre generale delle Suore Francescane dell’Immacolata sul Fondatore, nonché la sempre più marcata radicalizzazione delle suore.

 

Va anche detto che molti attribuiscono la fecondità delle vocazioni dei FFI a un proselitismo piuttosto superficiale in materia di discernimento vocazionale (almeno rispetto alla prassi di altri ordini religiosi). E non si può tralasciare, tra le cause della crisi dell’Istituto, la vera e propria guerra intestina scatenatasi al suo interno già all’indomani del commissariamento.

Ha dato impulso alla radicalizzazione del conflitto la mediatizzazione in chiave polemica della vicenda, alla quale hanno dato un massiccio contributo i circoli tradizionalisti vicini all’Istituto dei FFI (schierati dalla parte delle autorità decadute col commissariamento).

Questa ingerenza mediatica ha esasperato gli animi alimentando un clima di veleni e asprezze. Da questa temperie si è così originata una autentica «guerra civile» tra fazioni «pro» e «contro» il commissariamento; una faida che sembra avere eletto il web (siti e blog) e i social network come terreno di scontro.

A onor del vero padre Fidenzio Volpi, il commissario da poco deceduto, nell’esercizio delle sue funzioni ha sempre goduto dell’appoggio da parte della Congregazione dei Religiosi e del Papa.

L’ipotesi che una delle ragioni del commissariamento sia stata il favore con cui padre Manelli avrebbe guardato alla “messa antica” sembra essere stata fugata proprio dal Papa. Nel suo incontro coi giovani seminaristi e i formatori dei Frati Francescani dell’Immacolata (10 giugno 2014) papa Francesco ha motivato la sua decisione di demandare al commissario apostolico la facoltà di concedere il permesso di celebrare secondo il rito antico.

Il provvedimento si è reso necessario, ha detto il Pontefice, affinché nessuno credesse che fosse «obbligatorio fare (il Vetus Ordo)», in modo da «ripristinare la libertà».

Papa Bergoglio ha anche ricordato la funzione di garante dell’ortodossia assolta dal Successore di Pietro, che governa la vita della Chiesa anche attraverso i suoi delegati (non senza aggiungere che il principio dell’«obbedienza» è «il principio della cattolicità»). Infine, dopo aver assicurato di aver preso coscienza della situazione dell’Istituo promettendo di fare tutto il possibile per trovare una soluzione veloce, ha osservato che «quando qualcuno, per difendere il carisma, fa una divisione» non agisce secondo lo «spirito evangelico».

 

Articolo pubblicato: La Croce quotidiano ed. 10 luglio 2015

P. Fidenzio Volpi è tornato alla Casa del Padre – comunicato ufficiale FI

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L’ Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata annuncia con profondo dolore il ritorno alla Casa del Padre del Commissario Apostolico Padre Fidenzio Volpi O.F.M. Capp, avvenuto Domenica 7 Giugno 2015.

Padre Volpi è spirato serenamente nel Policlinico Gemelli di Roma, dove veniva amorosamente assistito dal personale sanitario, dai familiari e dai Confratelli, dopo essere stato colto il 29 Aprile scorso da un’emorragia cerebrale.

In questo momento di grande tristezza, il nostro Istituto si unisce al lutto dell’Ordine dei Frati Cappuccini, di tutta la famiglia francescana, della Conferenza Italiana dei Superiori Maggiori, autorevolmente guidata da Padre Volpi per oltre venti anni e della sua famiglia terrena.

Nel giorno in cui la Chiesa celebrava il Corpus Domini, come il chicco di grano che muore nella terra , siamo sicuri che simile sacrificio porterà abbondanza di frutti spirituali .

I Confratelli ed i fedeli potranno porgere l’estremo saluto al Commissario Apostolico Mercoledì 10 Giugno, alle ore 10, presso la Basilica di San Lorenzo al Verano in Roma.

Requiescat in Pace!
Padre Alfonso Maria Bruno F.I.
Segretario Generale dell’Istituto

Roma, 8 giugno 2015

http://www.immacolata.com/index.php/en/35-apostolato/ffi-news/326-notizia-della-morte-del-rev-mo-p-fidenzio-volpi