La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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L’ISTERISMO DI ALLCHRISTIAN

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IL RELATIVISMO STORICO DI ALLCHRISTIAN

2017-01-10_123729

Considerazioni di un “osservatore” sui “frutti” del manellismo ai danni dei poveri “Francescani dell’Immacolata” dopo aver letto un post di un blog minore.

(https://allchristian.it/2017/01/09/questa-e-la-verita-della-nostra-storia/)

C’è modo e modo di trattare una cosa.

Altro è trattare una cosa preziosa, altro trattare una cosa di poco conto. E’ ovvio che trattare una cosa preziosa esige un’attenzione e premura proporzionate alla preziosità della cosa: si potrebbe esigere, cioè, la presenza di uno “stile”, maggiore o superiore, che fa unità con la preziosità della cosa, che comporta di per sé cura, interesse e nobile salvaguardia davvero speciale…

Orbene, a riguardo di una cosa così preziosa e rara come un “carisma nuovo” di vita religiosa, – di Diritto Pontificio, approvato dal Papa San Giovanni Paolo II diciotto anni fa – c’era da augurarsi e da sperare che fosse trattato come una cosa preziosa da “maneggiare” con delicatezza.

Il Fondatore Padre Stefano Manelli, invece, l’ha trattato come se l’Istituto fosse la sua proprietà privata e come se le persone che lo componessero, uomini e donne, consacrati e laici, fossero manichini di cui usare e abusare a proprio capriccio.

Due cose ha saputo invece maneggiare bene: soldi e beni e petti e fondoschiena di suore.

Il Manelli, grande critico e oppositore del Vaticano II che fraudolosamente ha messo in bocca a P. Pio il giudizio delle 4T “tutte tenebre” su quell’importante assise della storia della Chiesa contemporanea, osa scrivere sul sito fondato dal sig. Claudio Circelli “All Christian”, che la sua idea fondazionale è stata ispirata e provocata dal Decreto conciliare “Perfectae Charitatis”.

Ai suoi confratelli Frati Minori Conventuali risulta che nel 1970 volle fare i propri comodi in una località isolata dove nessuno potesse controllarlo per sottrarsi all’obbedienza e inaugurare un percorso filo-tradizionalista con la complicità dell’allora padre Provinciale Antonio Di Monda molto vicino agli ambienti del movimento ultraconservatore TFP (tradizione, famiglia, proprietà).

Mons. Carlo Minchiatti allettato dallo charme e dai soldi della compaesana contessa Margherita degli Oddi – notoriamente invaghita del Manelli che la fece morire come una barbona – accettò l’accoglienza canonica di un Manelli in rottura con i Conventuali in un momento storico di forte indebitamento per la costruzione del nuovo seminario (oggi semivuoto) in cui una nobil dote avrebbe proprio fatto bene.

La spinta corruttrice incoraggiata dalla lobby curiale polacca portò dopo soli pochi anni all’approvazione pontificia sotto Giovanni Paolo II che Manelli ha sempre tacciato di eretico, modernista e … “rimbambito”, specie negli ultimi anni di pontificato e in refettorio davanti a tutti i suoi frati.

Sia il Manelli che il socio prestanome alla fondazione, P. Gabriele Pellettieri, non seppero crescere in umanità e spiritualità malgrado l’accompagnamento spirituale (lo dice il Manelli) di San Pio da Pietrelcina e don Dolindo Ruotolo.

Questo a conferma dell’ipocrisia del Manelli e della debolezza del Pellettieri.

A Napoli si vocifera addirittura che proprio l’ingerenza del Manelli nel processo di canonizzazione di don Dolindo Ruotolo ne stia bloccando la causa.

L’interesse del Manelli infatti è il business editoriale sulle opere del prete napoletano che purtroppo non è ancora servo di Dio (a causa del Manelli).

Bando alle chiacchiere scritte dal manelliano di turno e come sempre corrette dal Manelli stesso, facciamo un rapido excursus e vediamo come sono andate realmente le cose dall’inizio (agosto 2013) fino ad oggi.

  La Povertà “francescana”

 La Povertà francescana si è sempre caratterizzata e qualificata specificamente,

secondo la “Regola” di S. Francesco d’Assisi, “Bollata” dal Papa Onorio III nel 1223,  secondo la “Traccia mariana di vita francescana”, testo spirituale che il Manelli per valorizzarne il suo copyright volle far passare come “Institutum”, secondo lui intangibile come la Regola, ma non secondo i commissari e la Chiesa.

Il manelliano blogghista dichiara il carattere personale e soprattutto comunitario della povertà dei Francescani dell’Immacolata, alla quale tuttavia si era sottratto e si sottrae proprio il Fondatore e il suo clan di “estorsori”.

La difesa strenua di questa caratteristica ipocrita della povertà manelliana ha resistito dal 1970 fra ritornanti lotte e travagli, con la fioritura stupenda, tuttavia, della giustizia grazie al sacrificio di tanti santi fraticelli francescani dell’Immacolata, figli genuini del “Poverello” di Assisi, sparsi nei cinque continenti del pianeta-terra, malgrado l’indegnità del loro fondatore.

Orbene, tale ideale serafico è stato, e non poteva non essere, fin dall’inizio, un punto fermo del novello Istituto religioso dei Francescani dell’Immacolata, ossia è stato tale per i frati, fin dalla prima erezione canonica dell’Istituto religioso di Diritto Diocesano, nel 1990 (con i venti anni di continua preparazione–maturazione dal 1970 al 1990 nellaCasa Mariana” di Frigento-AV).

Peccato che il Fondatore avesse una vita doppia con la quale ha perso ogni credibilità facendo saltare tutto.

Subito dopo quell’erezione di Diritto diocesano, infatti, il fondatore ha fatto ultimamente credere ai più ingenui che si portò appunto a Roma presso la sede della Sacra Congregazione dei Religiosi (oggi CIVCSVA) per chiedere di poter affidare in proprietà alla Santa Sede, – secondo la prassi stabilita già dal Papa Innocenzo IV nel 1245 – tutti i beni che pervengono ai frati.

Il problema è che il fondatore avesse già la sua dote e il suo gruzzoletto.

Il Manelli ha fatto credere che un non identificato o già morto officiale della Congregazione dei Religiosi rispose subito che la Santa Sede non accettava più di diventare “intestataria-proprietaria” dei beni dei frati, dal momento che anche gli altri frati francescani (Minori e Cappuccini) nel 1967 avevano ripreso tutti i loro beni intestandoseli direttamente come proprietari, contentandosi soltanto della povertà personale e spirituale.

Dietro l’insistenza del Manelli di far credere che lui era davvero povero con tutto il suo Istituto, nacque l’idea  di erigere una incivile Associazione pubblica di diritto privato, che fosse la reale proprietaria dei beni.

Strana cosa essa era e poteva essere gestita solo da religiosi così come il suo statuto predicava fino al falso ideologico di fine agosto 2013, quando dopo il commissariamento e la defenestrazione del Manelli dalla sua reggia, si procedette alla reale depauperizzazione dell’Istituto.

Ingannando i notai, infatti, i beni passarono brutalmente ai laici e quali laici!

Noti figli spirituali del Manelli e suoi … familiari!

Il blogghiasta di Allchristian, mentendo, scrive che “all’inizio, per mancanza di soggetti laici adatti, erano alcuni frati e suore gli associati. Quando si sono trovati dei laici completamente affidabili e in grado di gestire l’Associazione, i frati e le suore sono stati gradualmente sostituiti da persone laiche, secondo il progetto iniziale del Fondatore”.

Falso!

I laici erano persone o imparentate al Manelli o che lo stesso conosceva e frequentava da quasi cinquant’anni!

Si è presto scoperto che questo passaggio ai laici dell’amministrazione dell’Associazione era la sottrazione alla disponibilità del legittimo governo commissariale dei beni dell’Istituto. Per questo il commissario P. Volpi pensò di risolvere la questione con una denuncia alla finanza ottenendo il sequestro cautelativo dei beni, con l’accusa di manovra fraudolenta e di truffa.

Si scoprì presto, infatti, che il Manelli facendosi raccomandare dal cardinale Francis Rodè, voleva fondare un nuovo Istituto sotto Ecclesia Dei e con i nipoti Settimio e Giovanni che fecero il giro d’Italia anche nel noviziato senza conquistare neppure la maglia rosa, raccolse con l’inganno le firme dei nuovi azionisti.

Vicenda dolorosa e amara che se non ci fosse stata, avrebbe potuto almeno salvare qualcosa di … più umano.

Si è trattato non solo di tradire la povertà francescana, rinnegando il Padre san Francesco d’Assisi e la sua “Regola”, ma di arrivare persino al crimine pur di garantirsi quel denaro corruttore capace di comprare  tutti, anche in ambito ecclesiale.

Con Papa Francesco i manelliano sbatterono contro il muro.

Seppure in curia c’era ancora qualche carrierista sempre morto di fame, alle più alte sfere c’era chi aveva le idee chiare e sapeva bene che il Manelli stava calpestando in tal modo il voto di povertà “f r a n c e s c a n a”.

Lo scandalo aumenta ancora se si riflette che il Manelli gettò nella mischia anche i cosiddetti laici “amici spirituali” (come li chiama san Francesco) che spudoratamente accettarono subito di gestire le “Associazioni”.

Si spera che vengano per onestà e giustizia denunciati al Tribunale penale, partecipi quindi del delitto manelliano e passibili, perciò, anche di eventuali condanne… Eppure si tratta di fedeli laici, sedicenti  “terziari francescani dell’Immacolata”, praticanti fedelmente la vita sacramentale, professionisti di valore (avvocati, ingegneri, insegnanti, …), da molti anni benefattori, cooperatori in tutte le opere missionarie.

Che vergogna e che fine che hanno fatto!

Nel corso dell’indagine portata avanti dalla Procura di Avellino, si è già proceduto al dissequestro dei beni in quanto non si è ravvisato il rischio di alienazione del patrimonio.

Peccato che nel frattempo i sedicenti benefattori come Alfonso Saviano abbiano voluto sfrattare i frati dai loro conventi.

Questo è stato molto importante per il recente discernimento della Magistratura.

Nonostante tutto, nonostante la Chiesa abbia chiesto al Manelli di devolvere tutto alla Santa Sede, così come ha fatto credere lui volesse fare all’inizio, nessuna speranza in vista.

Al contrario il Manelli e con lui i laici, si sono ancora di più attaccati ai beni.

Quando il futuro è incerto, serve mettere da parte per la pensione…

 Meno male che i tre nuovi Commissari stiano smascherando l’inganno affinché i beni ecclesiastici non siano sottratti alla Chiesa a cui appartengono.

E’ una bufala la povertà comunitaria come la intendeva il milionario proprietario di fatto Manelli.

 

Di crescita in crescita

Incredibile sapere che fino al 2013, ossia fino al Commissariamento, è stato fatto credere che l’Istituto, nelle sue comunità, vivesse in pienezza il suo carisma francescano-mariano ricco di una fecondità straordinaria di grazia, in armonia con le esigenze non comuni di una forma di vita serafica che ambiva e ambisce a rivivere secondo quelle fonti francescane che si chiamano Santa Maria degli Angeli, San Damiano, Rivotorto, Fontecolombo, Greccio, Monte della Verna …

Negli anni dal 1990 al 2013 si è avuta:

*   l’apertura di altre 30 Case Mariane e di nuove missioni con la chiusura però di molte altre: Pompei, Castelpetroso, Boneggio, Benevento – La Pace, Marino (Roma), Mistretta, Tivoli, Londra, Kazakistan, India…

*   l’istituzione discutibile a livello di riconoscimento canonico dello studio interno STIM con più di cinquanta giovani frati alla fine e con  docenti sempre frati che insegnavano anche al primo anno di Licenza!

*   l’apertura di una Casa di contemplazione in Italia (“Ritiro Mariano”) dove si mandavano – fatta qualche eccezione – frati con turbe psichiatriche e già giudicati anche dall’autorità governativa negli USA e nelle Filippine,

*   lo sviluppo dell’apostolato mass-mediale, con una stazione televisiva in Italia per promuovere il santone P. Emanuele D’Aulerio e 4 stazioni Radio: in Italia data dal Manelli alle suore, in Brasile comprata per un miliardo delle vecchie lire e in Africa e Brasile grazie al sacrificio dei missionari e dei filippini, le uniche tra l’altro qualitativamente più significative perché fuori dal controllo del Manelli, *   l’apostolato-stampa con una Casa Editrice Mariana (cha ha stampato e diffuso migliaia di copie di libri anche tradotti in più lingue, con diverse Riviste) che serviva per promuovere il Manelli e produrre materiale in vista di una agognata canonizzazione dopo la sua morte e un’indefessa lotta alla “Chiesa in uscita”,

*   l’apostolato culturale con volumi Teologia, Riviste di teologia, di spiritualità, di mariologia e francescanesimo, criticatissime dagli ambienti accademici per la loro povertà scientifica,

* l’apostolato degli annuali Simposi Internazionali di Teologia Mariana (in Italia, in Inghilterra, Scozia, America, Portogallo-Fatima, Frigento) dai quali non si è cavato un ragno dal buco,

* la pubblicazione di due grandi collane di studi teologici sulla Corredenzione Mariana (in Italia: 18 volumi; negli Stati Uniti: dieci volumi) che erano la raccolta di articoli redatti anche da suore con il terzo superiore.

La Missione dell’Immacolata Mediatrice (MIM)

             Non meno ricco e fecondo, poi, è stato, in questi venti anni, l’apostolato per i laici con l’erezione dell’Associazione pubblica dei fedeli chiamata “Missione dell’Immacolata Mediatrice” (in sigla: M.I.M.).

            Per imbrogliare le carte il Manelli fece inserire nel decreto di erezione pontificia dell’Istituto maschile la seguente espressione: “(i frati ) si propongono di realizzare la propria santificazione e la salvezza dei fratelli per mezzo dell’Immacolata, cercando in modo particolare di organizzare, guidare e diffondere il movimento “Missione dell’Immacolata Mediatrice”.

Questa NON è una omologazione canonica che compete al Pontificio Consiglio dei laici.

Lo scopo era evitare che un laico avesse piena autorità sul raggruppamento dei laici stessi e che soprattutto ci fosse un controllo diretto da parte della Chiesa istituzionale.

I commissari metteranno al posto giusto anche i laici dotandoli finalmente di uno statuto proprio con un riconoscimento canonico formale degno di questo nome e non il solito farfugliamento azzeccagarbugli manelliano.

La situazione attuale…

 Andiamo ad analizzare la situazione dopo tre anni di Commissariamento durante i quali sembra essersi abbattuto sull’Istituto un terremoto che ha fatto crollare i palazzi pericolanti, conservando i buoni per permettere ora l’opera di ricostruzione secondo i dettami della santa madre Chiesa:

– Istituto senza più studio interno risibile; oggi i seminaristi, i futuri sacerdoti, si formano in qualificate Università Pontificie con i professori più qualificati dell’Urbe e dell’Orbe;

Missioni che conoscono finalmente autonomia giuridico patrimoniale senza più chiedere dopo tanti anni ancora l’elemosina al governo centrale, vecchio metodo per tenerle sotto controllo, anche se Manelli, con tutti i suoi beni, cerca di corrompere le periferie;

apostolato della MIM completamente sbloccato dall’idolatria al Fondatore, con la creazione di Cenacoli rinnovati e incontri di formazione più qualificati;

riordino nella vita liturgica dopo la scimmiottatura della tridentinizzazione in esclusiva;

fine di frati trasferiti da una casa all’altra dopo poco tempo o in giro di qua e di là per sopperire al numero esiguo di sacerdoti che il Manelli collocava per ogni casa;

perdita di false vocazioni e abbandono dell’Istituto da parte di molti manelliani,

crisi amare anche di sacerdoti che avevano riposto tutto in Manelli e non in Gesù Cristo;

– atmosfera di armonia e serenità della vita comunitaria;

–punto di riferimento ecclesiale per i frati;

– soddisfazione e speranza in molti frati,

In più sono state chiuse già sotto il governo Manelli:

16 Case Mariane in Italia (su 27 con uno, due religiosi per parte);

5 Case Mariane all’estero;

– 4 Missioni: Tchad, Kazachistan, India, Australia;

Confermata sotto il governo comissariale

1 Casa di Noviziato internazionale (!) a Tarquinia (Italia);

– 1 Nuova Casa di postulandato in Sicilia (Italia).

 Questo è il quadro del travaglio doloroso, ma felice che dal 2013 ha fatto maturare l’intero Istituto e il suo “carisma speciale” che era stato vissuto da tutti i frati, tranne i raccomandati e rilassati manelliani in 25 anni di fioritura stupenda e di fecondità di grazie, che per merito di “alcuni più liberi e maturi, divenuti parecchi” – ora si è ridotto in frantumi il manellismo con il disfacimento e la devastazione di ogni traccia, personale e comunitaria; con la soddisfazione di aver salvaguardato l’ideale serafico vissuto nella “Casa Mariana” di Frigento già dal 1970 e, ancor più, dopo l’erezione canonica di Diritto Diocesano (nel 1990) e l’erezione di Diritto Pontificio (nel 1998), ma progressivamente offeso dalla condotta personale dei frati Fondatori e anche dei frati rimasti fedeli ai Fondatori; con l’offesa alla Chiesa, al Santo Padre e ai loro confratelli.

E in concreto, si sa che ogni idea di “riconciliazione”, in questi quasi quattro anni (2013-2016), è stata sempre voluta con la concessione di guardianati anche ai manelliani, di dialogo, ma Nulla di nulla, malgrado l’impegno dei commissari. Mai un tavolo di studio o di ricerca o di confronto con i Commissari fra le due parti in contrasto. Alle riunioni con i commissari i manelliani erano in collegamento diretto con il fondatore e la sua cricca nepotista a mezzo di auricolari dei cellulari, gli strumenti che il manelli proibiva ai frati !

Nulla. Silenzio e ostilità: ostilità alimentata però, – e per di più – dagli articoli infami dei siti impegnati nel difendere i Fondatori e offendere il Papa, le autorità della CIVCSVA, i frati fedeli e obbedienti alla Chiesa per evitare lo sfacelo dissacratore di un fiorente Istituto religioso di Diritto Pontificio che ora sembra avercela fatta con la condanna intanto morlae del Fondatore: dalle stelle alla stalla!

           

Gli scandali   dei “media”                                                                 

Ci sono state oltre duemila pagine di una campagna vergognosa e scandalosa di calunnie e menzogne diffuse nel mondo intero attraverso i siti mediatici, attraverso televisioni nazionali e riviste di livello scandalistico contro i Padri Fondatori e i molti frati (e suore) con loro d’accordo.

Una montagna di verità riversata su di essi, senza finzione, nella soprannaturale speranza di riuscire a vincere la battaglia contro chi gli spiriti dell’aria,  le potenze infernali e i falsi profeti.

Nessuno è in grado di calcolare gli effetti devastanti di Manelli e dei suoi sodali così scandalosi e senza vergogna di cui non potranno essere riparati i danni se non dopo il doveroso pentimento davanti a Dio e agli uomini!

Ma l’Autorità ecclesiastica dinanzi a questo orribile ”scempio” manelliano e di fronte alle loro menzogne, i loro imbrogli , le loro bugie, le loro finte promesse, è rimasta paziente, ma con il suo surrettizio “silenzio” ha fatto ben capire di essersi schierata direttamente dalla parte dei frati obbedienti e fedeli al Papa, al Magistero, al francescanesimo…

Verso il finale decollo…

E adesso, con il continuum del Commissariamento, nel corso di un incontro tenuto a Roma con i frati del nuovo corso si è avuta la novità delle inaspettate “proposte” che, cercheranno finalmente, di salvare e far continuare il prezioso venticinquennio di grazia e di sviluppo mirabile del novello Istituto (1990-2015), grazie ai nuovi tre Commissari, che non vogliono altro che valorizzare il dono divino del carisma di padre Kolbe (non di Manelli!):

la P o v e r t à “francescana” (c o m u n i t a r i a)

la M a r i a n i t à “illimitata”, come quarto “Voto” come volle S. Massimiliano e lo stesso Manelli nella sua principalis intentiodel 1990;

l’ A s c e t i c a   francescana della penitenza

la M i s s i o n a r i e t à   a tutto campo dell’obbedienza per tutti

la P r e g h i e r a senza “doppi” riti.

Queste sono appunto le proposte per incamminarsi verso il finale decollo… ed è sintomatico e significativo che la Marianità sia stata la più difesa, insieme alla Povertà francescana, per noi frati francescani dell’Immacolata:

Francescani” = Povertà,

dell’Immacolata” = Marianità.

Che cosa resta, dunque, dell’identità più specifica dei Francescani dell’Immacolata, se si fosse lasciato il Manelli continuare a distruggere proprio questi due punti?

A suo tempo, negli anni ’80, il Cardinale Palazzini, eminente canonista della Lateranense, studiando e seguendo la pratica per l’erezione del novello Istituto di Diritto Diocesano, spiegò che senza il carisma della “Marianità” con il “Voto Mariano”, sarebbe stata impossibile la nuova fondazione poiché il nostro Istituto diventava soltanto un “bis in idem” con gli Istituti francescani dei Minori, dei Conventuali e dei Cappuccini. Questo lo capì molto bene il Manelli che parlava di Quaro Voto, Poi come al solito si lasciò sedurre dalle intemperanze teologiche di Suor Maria Francesca Perillo e dalle sporgenze di qualche altra suora e si allontano dalla teologia e dal diritto sulla vita religiosa che si costituisce in quanto tale innanzitutto per la professioen stabile dei consigli evangelici ai quali si aggiunge nella specificità del carisma, un voto specifico, ma che non può essere il primo voto come in seconda battuta fece Manelli.

Il Voto Mariano, infatti, che è il voto specifico dell’Istituto sui dei quattro Voti costitutivi della consacrazione religiosa a Dio.

L’Istituto, ha avuto adesso la sua effettiva “c a n c e l l a z i o n e” dell’eresia nella Professione religiosa sia semplice che solenne dei FFI (8 settembre 2016, a Firenze), e quindi la confusione sul Voto mariano di CONSACRAZIONE ILLIMITATA ALL’IMMACOLATA, così voluto dal Diritto Pontificio (1998), non sussiste più, anzi si chiarifica il dovere di andare in missione, secondo la consacrazione all’Immacolata.

Dove saranno più, ora, i manelliani? Con quale coraggio potranno rimanere nell’Istituto?

Settimio Manelli ha continuato il suo giro d’Italia edizione 2017 per raccogliere in paranoia delle firme, ma non ha ottenuto guadagno di causa.

Si sarà molto contenti di rieducarlo facendolo rimanere nell’istituto e manifestandogli misericordia.

 

Intanto, il 21 novembre 2016, Festa della Presentazione di Maria Bambina al Tempio di Gerusalemme, si è avuto un ulteriore inganno in stile manelliano:

DECRETO DI A R C H I V I A Z I O N E DEL PROCESSO PENALE A CARICO DEL FONDATORE PADRE STEFANO M. MANELLI.

 QUESTA A R C H I V I A Z I O N E  PER DECORSI TERMINI DI PROCEDIMENTO PENALE, LUNGI DALL’ A N N I E N T A R E   LE DUEMILA PAGINE MEDIATICHE DI PUDICHE ACCUSE E PROVE CONTRO STEFANO MANELLI CI INVITANO A CHIEDERGLI SE E’ UOMO E SE E’ CRISTIANO, DI FARSI PROCESSARE PER DIMOSTRARE LA SUA INNOCENZA SE EFFETTIVAMENTE ESSA SUSSISTE.

                                                                           *   *   *                  

  

 C O N C L U S I O N E

La nostra conclusione vuole essere soltanto una “supplica” dell’anima che s’innalza umile e ardente alla Misericordia di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, e alla pietà della Divina Madre sua e Madre nostra, Maria, con l’intercessione dei nostri Santi Patroni, San Francesco e Santa Chiara d’Assisi, San Massimiliano Maria Kolbe e San Pio da Pietrelcina.

La nostra “supplica” si presenta anzitutto con un ringraziamento, che vorrebbe essere interminabile, per tutte le grazie, le misericordie e le benedizioni divine che ci sono state concesse con i doni inestimabili della vita cristiana, della vocazione sacra, della consacrazione mariana, della Professione religiosa nella “forma di vita” consacrata come “Frati Francescani dell’Immacolata” nella Chiesa e per la Chiesa.

E’ vero, noi non possiamo non chiedere anche perdono delle nostre incorrispondenze e infedeltà alle grazie e ai doni dello Spirito Santo lungo l’intero cammino della nostra vita consacrata. Grande è stata la nostra responsabilità per il male fatto, per il bene omesso e per il bene fatto mediocremente, ma grande vuole essere, oggi, anche il nostro pentimento, la nostra penitenza e il nostro impegno senza riserve, nella corrispondenza e fedeltà all’Amore divino, all’Amore consacrato che ci vuole santi nel tempo e per l’eternità.

L’essenziale della nostra “supplica” vuole essere, perciò, soprattutto l’accoglienza della continuità di questo impegno di fedeltà totale al nostro santo carisma, ossia alla nostra “Professione religiosa” di Frati Francescani dell’Immacolata, fatta secondo la “Regola serafica e le Costituzioni riviste direttamente dalla santa madre Chiesa”, dopo l’approvazione della Chiesa con l’erezione di Diritto Pontificio il 1998 e che la totalità dell’Istituto ha avuto la grazia di vivere per 26 anni!

Nel 2013, con il Commissariamento è iniziata una riflessione rapida sulle incoerenze del fondatore.

Mai si è cibato di quello che si cibavano gli altri; mai ha osservato gli orari degli altri.

Sempre malato, ma non per questo rinunciava al giro del mondo, limitando il giro d’Italia al nipote-delfino.

In ogni caso anche con la vergogna per il fondatore su un istituto approvato dal Papa San Giovanni Paolo II con il “Diritto Pontificio, i frati fedeli ai commissari e cioè alla Chiesa, non possono venir meno ad una fedeltà vissuta, in sostanza, per 45 anni (dal 1970), e non possono che volere, perciò, la continuità della loro fedeltà giurata nella “Professione religiosa”.

Accettare la fine dell’impostura significa accettare, di fatto, una “rifondazione” dell’Istituto con il vero carisma di un santo come P. Kolbe, che non è più quello di Manelli.

La “rifondazione” è necessaria per il gruppo che non accetta più Manelli, mentre nessuno può accettare che i manelliani violentino le coscienze dei frati fedeli alla Chiesa, al Papa, ai commissari, costringendoli a rinnegare la fedeltà giurata a Dio nella Professione e vissuta per 26 anni di crescita e fioritura dell’Istituto.

Ciò non vuol significare, però, che i manelliani non accettano le correzioni di natura tecnico-giuridica rilevate nelle Costituzioni: ad ogni scadenza per il Capitolo Generale infatti non si faceva questo lavoro di revisione, ritoccando soltanto alcuni punti marginali.

Ciò significa sforzarsi di migliorare sempre più la fedeltà alla Chiesa per scrivere i propri nomi nel  “Libro della santificazione” , adorando il Dio Uno e Trino e non il “Padre Comune” Manelli, vivendo in pienezza il dono del carisma kolbiano nella Chiesa e per la Chiesa. Ed è proprio per questo che deve essere incessante in noi la supplica alla Divina Madre e Mediatrice di ogni grazia, con la fiducia e il costante ricorso a Colei che è tutta «la ragione della nostra speranza» (San Bernardo) per riuscire a far convivere i frati con i manelliani e a dimostrare come essi vivessero nella poesia e nell’ipocrisia.

             Questa è la verità della storia, e non le migliaia di pagine disoneste e vergognose scritte anche al presente, come ALLCHRISTIAN dai Fondatori e i frati a lui fedeli.

2. I. 2017

Giacob De Maria     

IL LUPO E LE VITTIME

LUPO

Quando Padre Stefano Manelli scelse l’austero convento di Frigento in Irpinia per iniziare un’esperienza di rivalsa sui Conventuali, non poteva immaginare che il suo personaggio sarebbe stato associato un giorno all’animale che da’ il nome a quell’area geografica della Campania: il lupo.

Irpinia infatti deriva da hirpus che nella lingua osca significa lupo.

La regione fu interessata nel 1980 da un terribile terremoto che provocò distruzioni e migliaia di vittime.

Il “terremoto” Manelli ha prodotto forse distruzioni e rovine sulle anime più di quanto non lo abbia fatto il sisma sulle case.

Il nome di Frigento è oggi associato a storie di sesso, sangue e soldi.

Un comitato civico vorrebbe chiedere i danni materiali e morali al Padre Manelli.

Eppure in paese qualche casa malandata si stava vendendo a qualche napoletano che la comprava per stare “vicino” al suo padre spirituale Stefano Manelli: un vero affare!

Si voleva riqualificare un’area depressa e rurale e padre Manelli, da buon profeta del commercio religioso, pensò di comprare un albergo.

“Qui diventerà una seconda San Giovanni Rotondo” venne detto all’allora sindaco del paesino di montagna che accordò tanti permessi e licenze ai fraticelli, compresa quella della tomba dei coniugi Manelli nella cripta del santuario nella quale si aggiunsero presto i corpi di qualche frate e qualche suora vittime del sistema e soprattutto di qualche gentil signora in cambio di una firmetta sul testamento olografo: “Se mi dai tutto – diceva Padre Manelli –  ti seppelliamo nella cripta del santuario. Vedrai quante preghiere e Messe per la tua anima!”

Oggi il Manelli cerca disperato di farsi scrivere su un disperato blog http://www.allchristian.it/dinamico.asp?idsez=11&idssez=12

alcune testimonianze, temendo la sicura compromissione del suo processo di canonizzazione, al quale ci teneva tanto fino a mettere da parte i soldini per la causa alla Congregazione dei Santi, così come qualche zelante pensionato mette da parte i soldini per il suo funerale e il loculo cimiteriale (per chi non può permettersi un posto esclusivo nella cripta di un santuario).

Da questo stesso blog al quale mi rivolgo, La verità sul commissariamento dei Francescani dell’Immacolata, scopro che la proprietà del blog che fornisce tali testimonianze pro Manelli è di proprietà di un certo Claudio Circelli di Napoli. link

whoisallchristianIT

Ho interrogato qualche frate e qualche suora su questo Claudio Circelli e ho scoperto che è ben conosciuto da essi.

E’ colui al quale il Padre Manelli ha affidato durante il commissariamento la Casa Mariana Editrice confermando come da Fondatore considerasse beni e opere dell’Istituto come sua proprietà personale.

Il danno non è tuttavia molto grave poiché l’editrice è in fallimento: sempre gli stessi libri da decenni, mancanza di nuove idee e di progetti, assenza di vere collane, estemporanei plagi a firma di Stefano Manelli, così come si evince dal catalogo e così come mi è stato fatto rilevare da chi ne sa qualcosa in più.

Durante il governo commissariale, inoltre, sembra che si sia usata l’editrice per un’amministrazione parallela all’Istituto sotto la regia – dicono – di una tale suor Consiglia De Luca. Si parla di novecentomila euro in un anno con una dichiarazione ai fini fiscali di ventiquattromila.

Mi hanno detto che il sig. Circelli ha anche una figlia suora. Nel convento degli orrori?

Questo allora giustifica un certo linguaggio e una certa battaglia… personale a favore del Fondatore.

Le Suore Francescane dell’Immacolata, infatti, hanno un occhio di riguardo sulle figlie dei ricchi e sulle figlie degli attivisti.

In questo caso i loro genitori hanno la possibilità di vederle un po’ più spesso nel “convento degli orrori” e di stemperare una  vita frustrata.

MarcelloEP.Manelli

Arrivano lettere alla Santa Sede che sembrano come scritte da uno stesso pugno e dalle solite stesse persone che generano ilarità (risate) nelle autorità preposte al discernimento:

“Padre Stefano è una brava persona, non mi ha mai palpeggiata, mai guardata negli occhi, mai chiesto soldi, ville, macchine…”.

Solo grazie alla “mediocri-crazia”, cioè alla scelta in posti chiave dei manovrabili mediocri dal burattinaio Manelli, per una prima volta nella loro vita, ormai cinquantenni, delle persone qualunque si sono sentite importanti e hanno creduto di fare almeno un’opera buona nella loro vita: difendere un santo, anzi un santone: Stefano Manelli!

Non tutte le ciambelle però riescono col buco.

Più di qualcuna delle vittime inizia a parlare e a testimoniare con la stessa dinamica raccontata nel recente libro shock, Giulia e il Lupo.

Il libro ha rivelato molte affinità con la vicenda delle suore usate e abusate e spiega qualche perché dei silenzi prodotti fino a poco tempo fa.

Ecco cosa Giulia (nome fittizio) testimonia sulla sua esperienza con una riflessione di padre Hans Zollner, membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori, istituita da Papa Francesco per far luce sugli scandali sessuali e la pedofilia dentro alla chiesa.

La prima volta, lei aveva 14 anni. Lui, trenta di più.

“Mi ha fatto sdraiare sul suo grande letto. Io mi ci perdevo, ero magrissima ed esile. Lui aveva modi gentili e paterni. Mi ha invitato a slacciarmi i pantaloni e poi mi ha aiutato a sfilarli, ha fatto lo stesso con le mutandine. Io mi vergognavo, ero tesa e non sapevo come comportarmi…”

 Il “Lupo” è il nome usato da Papa Bergoglio nei suoi discorsi contro i preti pedofili.
La suora della testimonianza, oggi  quarantenne, vive in convento e non aveva mai rivelato le violenze subite dal sacerdote.

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“Il Lupo … aveva ottenuto quello che voleva, mentre io ero inerme”.
Un racconto feroce che la vittima ha trovato la forza di tirar fuori l’anno scorso, a 15 anni di distanza dai fatti, dopo aver ascoltato in Duomo a Milano, l’invito a denunciare gli abusi fatto dal vescovo di Boston O’Malley, chiamato a Milano dall’arcivescovo Angelo Scola perché raccontasse la sua battaglia contro i preti pedofili.

Come tutte le ragazze abusate da adulti, si sentiva “sporca”, incapace di opporsi al “don” dell’oratorio, il suo confessore: “Era la mia guida spirituale. Dovevo fidarmi. Mi aveva chiesto di più, avevo concesso di più. Di fronte a ogni sua richiesta non sapevo dire di no. Subito dopo, mi pentivo. Il Lupo no. Mi trovavo bloccata da quella confusione mortale. Percepivo che qualcosa di me era come morto, perché riusciva a fare di me e con me tutto quello che voleva”. Dopo anni, finalmente, il prete maniaco si allontana. Ma rimane un dolore sordo nella testa della ragazza, la fatica di vivere, la paura di ogni uomo, l’orrore per il proprio corpo. La decisione di prendere i voti, spiegata in mezzo a pagine che documentano il tormento psicologico, la difficoltà di trovare qualcuno disposto ad ascoltarla e a crederle. “Ora si trattava di pronunciare, una volta per tutte, il nome del mio carnefice, rivelare la sua identità. Non lo avevo mai detto, illudendomi così di proteggere me stessa, invece proteggevo lui. Non lo pronunciavo perché mi vergognavo di me stessa”, spiega la suora che, da adulta, ha avuto modo di incontrare ancora altre volte il suo persecutore. “Mi ha detto: ‘Io non ho mai dimenticato. Spero che tu mi abbia perdonato’.

Ho risposto d’impulso: “Certo, tanti anni fa”. E lui: ‘Questo per me è un grande sollievo'”.
Le conclusioni sono chiare: “Ho scoperto che il perdono non c’era mai stato, perché c’era la consapevolezza che non eravamo stati due amanti, bensì vittima e carnefice.

E la nostra relazione era un abuso e una violenza.

Il dossier Manelli, come il libro “Giulia e il Lupo”, mette alla prova le persone che ne vengono a conoscenza.

Chi potrebbe mai credere che succedano queste cose?

Chi vorrebbe confrontarsi con il fatto che un ministro di sacramenti, un pastore delle anime, un proclamatore della buona novella, possa con tanta insidia e perfezione maligna fare del male per tanti anni?

Se dall’esterno è difficile gestire i sentimenti di ripudio, possiamo immaginare quanta più audacia, resilienza e forza interiore siano state necessarie alle vittime che hanno vissuto, che ha vissuto un abuso così grave sulla propria pelle.

“Tutte fandonie” ha ripetuto più volte l’avvocato Enrico Tuccillo, difensore di Padre Manelli; “hanno fallito nella vita serafica” incalza “il Lupo” contro le sue stesse vittime.

Accompagnare certe rivelazioni è un esercizio quasi fisicamente doloroso, e certamente una sfida psicologica e spirituale enorme.

È però necessario — e infine anche salutare — affrontare questa difficile prova: necessario, perché siamo chiamati ad assumerci la nostra responsabilità, a fare giustizia per coloro che hanno sofferto tanta ingiustizia e che sono stati feriti terribilmente; salutare, perché guardare in faccia i nostri peccati e le nostre mancanze nel commettere abusi e nel non fare tutto il possibile per evitarli è doloroso, ma ci apre anche gli occhi sulla nostra vera condizione umana e spirituale e, paradossalmente, ci prepara a ricevere l’effetto della redenzione gratuita che il Signore offre a coloro che si riconoscono peccatori e chiedono sinceramente il perdono.

Questo cammino, veramente cristiano, ci è stato esposto con autorevolezza unica dai Papi. Benedetto XVI ha incontrato vittime di abusi in molti suoi viaggi e ha enunciato la linea guida victims first: le vittime devono essere ascoltate, credute, protette, aiutate.

Papa Francesco approfondisce e amplia il processo di cambiamento che il suo predecessore aveva avviato. Lo ha fatto con un gesto forte e profetico quando ha invitato alcune vittime di violenza sessuale da parte di chierici; li ha invitati a Casa Santa Marta, dove egli vive, a pochi metri dalla basilica di San Pietro, dentro il Vaticano, cioè nel cuore della Chiesa cattolica. Il Papa, che ha dedicato tutta una mattinata ad ascoltare le vittime, rappresenta così un modello per tutti i vescovi e i responsabili nella Chiesa che incontrino una persona che abbia subito una ferita profonda da parte di un chierico. Il Papa si è voluto confrontare con la rabbia, la delusione, la solitudine, il buio, le ferite di cui le vittime gli hanno raccontato. Egli ha ascoltato queste persone molto più a lungo di quanto fosse previsto e i loro racconti lo hanno molto impressionato. In quei momenti tanto preziosi e densi è emerso anche quanto aggiunge alla gravità dell’abuso sessuale il fatto che esso sia commesso da un sacerdote: ciò mette radicalmente in dubbio nelle vittime la capacità di pregare e di credere in un Dio garante e protettore della vita. Nell’incontro con il Santo Padre, per le vittime è cambiato qualcosa di fondamentale: secondo la loro testimonianza, si è aperta una porta che per lungo tempo era rimasta chiusa. Le ansie, il rancore e il dolore stavano diminuendo; dove c’era la notte, era arrivata una luce di speranza: il processo di guarigione, e forse anche di riconciliazione, è possibile. Le biografie delle persone che sono state vittime di abuso sono uniche. Ci sono coloro che soffrono per tutta la vita per le conseguenze psichiche, relazionali e fisiologiche degli abusi subiti. Alcuni commettono suicidio, altri non si fidano più di nessuno e rimangono isolati, altri ancora diventano molto aspri e arrabbiati, mostrando la propria rabbia anche sui media. Ci sono vittime – non sappiamo realmente quante siano – che per «caso», per «fortuna» oppure per Provvidenza trovano le persone giuste nel momento giusto (terapeuti, mariti-mogli, partner, amici, eccetera) e le circostanze propizie.

Questo permette loro di intraprendere un cammino di comprensione e di lutto per il passato, di riorientamento del presente (liberato da questo macigno) e di possibile riconciliazione per un futuro più sereno.

A volte queste persone diventano testimoni della verità evangelica che le stimmate possono essere trasformate in uno spiraglio dal quale scorre la guarigione, che la morte con tutte le sue conseguenze è la via che conduce a una vita nuova. È impressionante incontrare queste persone che diffondono una umanità molto profonda e posseggono una sensibilità per la vita interiore che ovviamente le avvicina al mistero del Figlio di Dio il quale, assumendo tutto ciò che è umano, lo ha redento.

Una storia come quella di Giulia o delle vittime del Manelli ci ricorda che è solo il contatto immediato con la voce, il tremore, lo sguardo nel raccontare la propria verità di quelle donne offuscate elettronicamente nelle commoventi interviste televisive che ci permette di iniziare a intuire quanto profondamente siano state ferite.

Certo non è per nulla facile lasciarsi interpellare e provocare da tanto male e da tanto buio, soprattutto se uno sente di non essere personalmente responsabile per l’accaduto, però in quanto cristiani se seguiamo l’esempio di Gesù — che si piega verso i più deboli, gli ammalati, gli indifesi — siamo chiamati a imitare questo suo esempio.

In principio è una cosa molto semplice ascoltare ed essere presente con empatia e genuina comprensione; questo gesto semplice sembra invece essere molto difficile, per varie ragioni anche comprensibili.

La vergogna, l’insicurezza, l’incredulità giocano un ruolo importante in questo, e sono sentimenti che non possono essere negati. Quando tali sentimenti vengono affrontati si può sperimentare come alla fine questo sforzo non superi ciò che è nelle nostre possibilità; anzi, molte volte ci lascia con una ricchezza, perché siamo stati presenti alla sofferenza di una persona per la quale Gesù Cristo ha sofferto.

Narcisismo predatorio, megalomania, ignoranza pedagogica, avidità infantile, sono emersi come fattori del fallimento di un sistema di governo strutturato  sul modello dittatorial-manelliano.

In attesa del pronunciamento della Magistratura e della Chiesa, rimane la consolazione di aver smascherato uno dei più grandi fariseismi del Terzo Millennio.

Prendiamo esempio da Gesù quando dice «Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il Regno dei Cieli».

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CASO MANELLI: TESTIMONIANZA DI UNA LAICA

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Raccogliamo e pubblichiamo la testimonianza di una signora che seguiva il movimento di padre Stefano Manelli.

Guardo oramai quasi ogni sera la TV  nell’imbarazzo della scelta  tra RAI e Mediaset che si contendono gli spettatori attirati dalla vicenda di Padre Stefano Manelli.

E’ triste vedere un uomo già considerato per alcuni santo, essere giudicato da milioni d’italiani un “santone”.

Padre Manelli voleva ricostruire la Chiesa e sta invece diventando il serial killer della sua immagine; si considerava un “riformatore” della vita religiosa e invece sta scoraggiando vocazioni e deturpando la bellezza della vita consacrata.

Vere o false che siano le accuse contro di lui, benché sia convinta che deve aver pur commesso degli errori, lo scandalo c’è ed è pesante, tutto per causa sua.

Il suo accanimento a farsi difendere provoca purtroppo un effetto collaterale disastroso per la Chiesa oltre che per i suoi Istituti e per se stesso; basta leggere i titoloni e gli attributi con i quali viene definito.

Finora, tuttavia, è stato trascurato un aspetto importante della vicenda.

Se frati e suore soffrono per la storia del loro fondatore, tutta la famiglia dei laici che ne seguiva le orme, risente fortemente della situazione di crisi.

Ho infatti simpatizzato per un certo periodo con la MIM, la Missione dell’Immacolata Mediatrice, il gruppo dei laici legato ai Francescani dell’Immacolata.

Ne apprezzavo la spiritualità, la vita di preghiera, il clima di famiglia, anche se notavo a tratti delle zone d’ombra.

Provvidenzialmente non sono mai riuscita a confessarmi da Padre Manelli ma col tempo scoprivo sempre più delle ambiguità nei suoi discorsi e nei suoi atteggiamenti: battute, sguardi, gesti.

Nessuno, tantomeno io, osava mettere in discussione apertamente le presunte qualità del fondatore ostentate e millantate dagli altri, specie dai parenti,  altrimenti ci sarebbe stata l’esclusione dal gruppo.

Qualcuno in Campania parlava di stimmate (invisibili?) di bilocazione, di guarigioni prodigiose, scrutazione dei cuori…

Mai notato nulla di tutto questo, ma all’epoca, dopo miei problemi di famiglia, me ne stavo zitta, non contestavo nulla, non alzavo il ditino perché avevo l’orrore di venire esclusa, messa da parte, isolata.

Oggi agirei diversamente; nelle condizioni di un tempo ero invece emotivamente ricattabile.

Il fondatore lo si vedeva per dei grandi avvenimenti, per il suo compleanno ed onomastico, tra applausi, pianti, poesie, regali, richieste di soldi, buste e bustarelle, concertini, torte e pasticcini e tutto finiva lì.

Sgomitate tra chi doveva parlargli con  dei soliti “raccomandati”  che avevano i “canali privilegiati”  per passare avanti.

Il mio vissuto quotidiano era condiviso fortunatamente più con i suoi frati che mi hanno invece sempre edificato anche se qualcuno aveva ultimamente assunto un atteggiamento arrogante e da fondamentalista.

Vorrei aggiungere che in ogni incontro col fondatore c’era un cordone opprimente di parenti, suoi ottimi promotori insieme a un pugnetto di pie donne napoletane che gli pendevano dalle labbra e ci raccontavano aneddoti sulle grazie ricevute attraverso “l’intercessione di padre Stefano”.

Non ho mai pensato a un atteggiamento settario, truffaldino, ma oggi sento il bisogno di rivedere il mio giudizio, poiché con il senno di poi riconosco che eravamo quasi tutte persone con difficoltà esistenziali o da poco convertite.

In alcune c’era l’eccesso di zelo, il fervore; in altre la paura, lo scrupolo e quindi la ricerca di sicurezze, di conferme che i pronunciamenti di padre Manelli, a modo di oracolo, ci fornivano.

Oggi tanti continuano ad andare ai festini, ma è solo per curiosità, creare confusione, spiare…

Il livello dei suoi seguaci e quello che è ed io ho preferito uscire dalla mischia.
Inutile prendere in giro delle persone o illudere un clan su un consenso che non c’è.
E’ la fine di un’epoca e di un personaggio.
 
Uno degli elementi che “mi ha aperto gli occhi” è stato il “porta a porta” di alcuni familiari di padre Stefano per convincermi a non seguire, anzi attaccare  il commissario appena eletto.

Era la fine dell’estate del 2013.

Abbiamo saputo poi che Padre Volpi è morto, sicuramente per lo stress e le sofferenze inflittegli.

Credo che padre Manelli e chi per lui e con lui, se lo porterà vergognosamente e colpevolmente sulla coscienza fino alla tomba.

Con telefonate incalzanti, incontri, petizioni, lettere da firmare, cattivi discorsi, sono stata sottoposta a un vero e proprio stalking.

Sembrava di dover partecipare a una battaglia per attaccare chissà quale furente nemico.

Ascoltavo critiche contro il Papa, insulti contro il Commissario, disprezzo e odio verso i frati…

Il colpo di grazia mi venne vibrato dalle suore.

Una delusione profondissima quando anche loro iniziarono a parlare a sproposito, tutte allo stesso modo, come se fossero state indottrinate da un insegnamento monotematico.

Dopo aver lasciato il gruppo dei laici legati all’Istituto ho cercato di saperne di più spigolando in rete, chiedendo a frati e suore e raccogliendo testimonianze presso vescovi, preti e religiosi di altri Istituti.

Nelle Marche la situazione non è molto confortante per il padre Manelli.

Ai suoi frati era stato contestato di aver creato nei pressi di Osimo un’isola di tradizionalisti con la creazione persino di una scuola che è stata poi chiusa da quando il superiore aveva preso le distanze dal Fondatore.

Il Cardinale di Ancona confidò a una mia conoscente,  suor Noemi, che il Papa gli disse: “ho tribolato tanto per ottenere da un istituto religioso una casa che serviva per un’altra famiglia religiosa che si trova in grave difficoltà!”

Si riferiva ai Frati Francescani dell’Immacolata!

Ho scoperto, infatti, che la proprietà del loro convento di Roma in via Boccea, era passata sotto il controllo di alcuni laici della MIM e che questi stavano facendo di tutto per mandare via i frati e affidare l’immobile a un nuovo istituto fondato da padre Manelli nelle Filippine.

Non so se ho capito bene e l’informazione è esatta, ma pochi mesi prima dell’estate del 2013 chi disponeva dell’immobile erano dei frati francescani dell’Immacolata.

Cosa è successo dopo?

Sembra che padre Stefano abbia suggerito un’azione truffaldina per cambiare i soci dell’associazione proprietaria, denominataAssociazione del Cuore Immacolato”.

Se prima i soci erano tutti religiosi, dal momento in cui padre Manelli non era più il loro superiore, quei beni sono stati affidati a dei nuovi soci, familiari e amici di padre Manelli, da lui controllabili e che sono gli stessi che vogliono cacciare i frati.

Fu per questo che il papa Francesco in persona ha cercato per l’Istituto una nuova casa in Roma individuandola in un immobile dell’ex APSA nei pressi della stazione Termini abitato però da oltre un secolo da un istituto religioso femminile.

I disagi creati dal Manelli a queste suore sono incalcolabili, così come al Vaticano per l’indennizzo da dare alle religiose che occupano ancora la metà dell’immobile.

Quando leggo su Vatican Insider che Alfonso Rocco (Saviano?) dichiara il caso chiuso, non capisco a cosa si riferisca se non è nemmeno iniziato il processo.

Si confonde il dissequestro confermato in Cassazione della sola associazione Missione del Cuore Immacolato con una sentenza di Cassazione sull’intera vicenda.

Ho saputo, inoltre, che i trenta milioni di euro di beni che erano stati sequestrati si riferiscono soprattutto all’altra Associazione proprietaria dei beni dei Francescani dell’Immacolata e denominata Associazione Missione dell’Immacolata.

Un gioco di scatole cinesi, una confusione voluta che tuttavia non fa perdere il bandolo della matassa e chi guarda i fatti con oggettività.

Tutti i beni, infatti, sono stati sempre nell’effettiva disponibilità di padre Manelli benché nominalmente il proprietario fosse una persona giuridica, un’associazione creata ad hoc e giustificata in nome della povertà comunitaria dei francescani.

Mi sono informata presso un cappuccino di Loreto che mi ha chiaramente spiegato che anche per la loro Provincia i beni non possono essere dati a terzi o ad Associazioni.

I beni dell’Ordine sono indisponibili, come i beni demaniali e si definiscono “beni ecclesiastici”.

Forse Padre Manelli ha voluto evitare da sempre il controllo della Santa Sede per operazioni di vendita e acquisto, sostanziose e spericolate.

L’avvocato Tuccillo, suo difensore, afferma in televisione di non sapere nulla sull’albergo acquistato dall’Istituto a Frigento e denominato “L’Abbazia”.

Il Parroco del paese di Frigento, sia sui giornali che in televisione aveva detto che tale acquisto indignò i frigentani.

Ho conosciuto quella struttura per le quale ci venne chiesto alcuni anni fa, tramite padre Stefano e padre Massimiliano Maffei, un generoso contributo economico.

Ci dicevano che dovevamo lasciare tutto e spogliarci di tutto, specialmente se saremo diventate terziarie.

Ho scoperto solo recentemente che il Terz’Ordine era addirittura una bufala poiché mai è stato riconosciuto dalla Chiesa.

Un’amica terziaria mi ha detto: “Ci facevano studiare, ci esaminavano, ci facevano emettere i voti e ci… mungevano!”

Non sono arrivata nel Terz’Ordine, ma mi chiedo se si possa prendere in giro il prossimo in questo modo.

In televisione, ultimamente, è apparso anche un accompagnatore dell’avvocato Tuccillo, il signor Claudio Circelli.

Costui si dichiara padre di una suora e si fa eco degli 800 genitori di suore che vedono le figlie serene.

Una monaca mi ha riferito che il numero complessivo delle Suore Francescane dell’Immacolata supera di poco le 300 unità e che con l’uscita dall’Istituto di Suor Maria Francesca Perillo e di alcune sue fedelissime portate in Inghilterra per fondare un nuovo Ordine, la cifra si è ulteriormente abbassata.

Il Signor Circelli dichiara che sua figlia è da cinque anni in convento ed è felice.

Credo che cinque anni siano troppo pochi per fare una valutazione vocazionale, tant’è vero che i voti definitivi si fanno molto dopo quel periodo.

Mi è stato riferito, sempre dall’amica terziaria, che questo signore ha avuto in passato un profilo basso e che solo dopo l’entrata in convento della figlia è diventato un attivista fedelissimo a padre Manelli.

Forse era un modo per accreditare la figlia; questo spiega perché la figlia stia bene in un istituto dove si commettono parzialità e dove – a quanto sembra – ci sono “figlie e figliastre”.

Il signor Circelli, inoltre, è il rappresentante legale della Casa Mariana Editrice che come le altre due associazioni si è vista sostituire i religiosi con dei laici.

Tutto sta su internet.

Come e perché ha assunto questo ruolo? E’ stipendiato? Ci sono degli introiti nell’editrice? Chi ci lavora? Solo le suore? Gratuitamente? Per conto di chi?

Io ci vedo solo confusione…

All’opinione pubblica poco interessa il populismo per scagionare padre Manelli il cui avvocato sta ottenendo l’effetto contrario a quanto sperato.

Nel mio gruppo di preghiera ci ha fatto ridere la storiella dell’avvocato che scrive col sangue la lettera d’amore alla sua fidanzatina francese. Credo che non sia vero, ma anche se così fosse, dimostra sicuramente squilibrio.

Mio marito non fece una cosa simile, ma ci siamo amati sempre e da sempre.

Che l’avvocato non sia sincero si scopre anche da altri dettagli delle sue narrazioni.

Le fandonie sono semmai sue.

Non mi risulta, anche dalle interviste televisive, che le suore che accusano padre Manelli siano solo due.

Il problema che non si vuol capire, è che se anche con UNA sola religiosa o ex religiosa il fondatore si è comportato male, il crimine resta.

Che forse un omicida, uno stupratore, un ladro o un truffatore può essere assolto solo che ammazza, stupra, ruba e imbroglia una intera città?

Peccato, per il padre Manelli e per la Chiesa, che le vittime accertate, siano ben più di due…

In televisione, dopo il caso Manelli, appariva padre Fortunato, ex confratello dei Minori Conventuali di padre Manelli che parlava con fierezza del Natale ad Assisi.

Per decenni padre Manelli ha sempre parlato male dei Conventuali dicendo che erano “rilassati” e lui si separò da loro per fondare il nuovo Ordine.

Peccato che oggi i ruoli si rovescino e i Conventuali diano una lezione di responsabilità e aiuto alla Chiesa ben diversa dal fallimento del padre Manelli rimosso, lo ricordiamo, non per raggiunti limiti di età, come nella bugia dice l’avvocato, ma per il fatto che è stato commissariato, così come mi hanno spiegato ad Osimo.

Capisco che ognuno fa il suo mestiere e deve difendere i generosi clienti, ma per le bugie ci è bastato e avanzato p. Manelli; il resto ci disgusta.

Prendete pure informazioni e saprete e capirete…

L’Italia (indignata) s’è desta.

SEQUESTRO O DISSEQUESTRO… NON E’ QUESTO IL PROBLEMA!

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Novità sulla vicenda dei Francescani dell’Immacolata, ma la sostanza rimane la stessa.
Il 1 luglio 2015 viene data la notizia del dissequestro dei beni delle Associazioni Missione dell’Immacolata e Missione del Cuore Immacolato.
Ricorderemo che il Pubblico Ministero prima e il Giudice delle indagini preliminari poi, ne avevano invece disposto il sequestro cautelativo.

La stampa, tuttavia, titola:

Restituiti beni Francescani Immacolata; Dissequestrati beni dei fedeli dei Francescani dell’Immacolata; Il tribunale di Avellino restituisce i beni sequestrati ai Francescani dell’Immacolata.

Questo fa capire che anche nell’immaginario collettivo si tratta di beni legati in qualche modo all’Istituto religioso.

Non si realizza infatti da dove saltino fuori dei laici che ne reclamino la paternità e l’uso assoluto ed indiscusso secondo una finalità estranea alla destinazione ecclesiastica dei beni e cioè: sostentamento clero, apostolato, carità, culto, missioni.

Da testimonianze, articoli e constatazioni di fatto, non un centesimo di euro infatti è stato erogato dal “nuovo corso delle Associazioni “ ai Frati Francescani dell’Immacolata.

Al contrario, sembra addirittura che i religiosi siano stati oggetto di vessazioni con richieste di sfratto da alcuni immobili e consegna di alcuni veicoli.

Fa specie, inoltre, il fatto che si ribadisca ora l’ammontare di 30 milioni di euro di valore sugli immobili dissequestrati, cosa che in precedenza i seguaci di padre Manelli avevano ridicolmente ridimensionato al ribasso.

Il problema, comunque non è il sequestro o il dissequestro, ma la perplessità che sorge su una serie di azioni condotte da Padre Manelli Fondatore e Priore Maggiore dei Frati Francescani dell’Immacolata fino al suo esautoramento voluto dalla Santa Sede con provvedimento speciale di Papa Francesco nel luglio del 2013.

Benché il pubblico più ignorante creda che Padre Manelli abbia “vinto la causa” (che non c’è stata ancora) oppure sia innocente dalle accuse che ci hanno scandalizzato nei giorni scorsi (non c’entrano nulla col dissequestro) il cittadino medio si chiede come mai Padre Manelli abbia voluto cumulare un patrimonio immobiliare ingente (senza parlare delle liquidità e dei titoli) mantenendo i religiosi, in base alle testimonianze acquisite, al di sotto della soglia di povertà e della dignità.

Se quei beni sparsi sotto il sole fossero stati investiti per le missioni o per le opere di apostolato, come si sarà millantato nelle operazioni di raccolta, non si riesce a capire il  loro immobilizzo pluridecennale.

A cosa servivano?

A chi erano destinati quei beni?

Chi occupava gli immobili?

Chi li amministrava?

Come mai, inoltre, i suoi frati e suore non ne sapevano nulla, come da subito evidenziato dai quotidiani nazionali?

Com’è possibile che in un istituto religioso solo in pochi sapessero di quanto esso dispone in mobili ed immobili?

Dove va a finire la povertà francescana e lo spirito di fraternità e fiducia basato sulla trasparenza di gestione?

Esisteva un consiglio economico, un controllo, un contraddittorio o qualunque operazione si riduceva alla conoscenza del Fondatore e alla manualità degli economi dei Frati e delle Suore?

Come mai Padre Manelli aveva optato per la costituzione di associazioni private pur governando un Istituto Religioso di Diritto Diocesano prima e di Diritto Pontificio poi?

Come mai ha voluto sottrarsi – agendo in questo modo – al controllo dei Vescovi prima e della Santa Sede poi?

Come mai gli statuti delle associazioni contemplavano la presenza esclusiva di religiosi Frati e Suore quali associati e solo dopo un mese dal commissariamento si cambia lo statuto – all’insaputa di alcuni titolari – per inserire esclusivamente dei laici di fiducia di Padre Manelli?

Come mai fra i nuovi associati compare un cognato, una cognata e una nipote?

Quell’Araba Fenice del quotidiano “ROMA” il 2 luglio 2015 cita almeno quattro avvocati difensori di laici vicini a Padre Manelli.

Sorprende un numero così nutrito di legali che non si ricordano nemmeno ai processi di Berlusconi.

Le conclusioni logiche, nella libertà di opinione e di espressione, sono due: il caso è spinoso e le risorse di cui Padre Manelli dispone sono tante.

Il “Roma” poi scrive sempre nel citato pezzo: “Con il dissequestro – afferma il presidente dell’editrice Casa Mariana Claudio Circelli – si può attuare coerentemente la regola della povertà prescritta per i religiosi Francescani” . (sic /ndr)

A noi sembrerebbe il contrario. Forse c’è un errore di stampa o di trascrizione.

Si parla in modo trionfalistico di migliaia di fedeli che seguono Padre Manelli.

Dalla visione dei filmati dei raduni in suo onore non si direbbe, tuttavia anche Mons. Milingo aveva una clientela mondiale.

Cosa dire poi di Lady Gaga o di Beppe Grillo che affollano molto più di Padre Manelli le piazze e gli stadi?

Santi subito?

Come mai ritorna persino sul “Roma” la storia dei genitori di Padre Manelli Servi di Dio?

La santità si trasmette forse con il sangue?

Non è proprio il fatto di avere dei genitori potenzialmente canonizzabili, insieme a tanti eroici sconosciuti padri e madri di famiglia, che dovrebbe responsabilizzare maggiormente il Padre Manelli verso una più coerente testimonianza di virtù e docilità alla Chiesa?

E se continuando a farsene scudo sorgesse qualche dubbio e fosse passato al “riesame” anche il processo che li ha condotti ad essere Servi di Dio con la chiusura della fase diocesana al Vicariato di Roma proprio in concomitanza con la notifica del commissariamento?

Nulla avviene per caso…

“Tutto è provvidenza”, dicono i poveri; “tutto è dovuto”, dicono i ricchi.

RETTIFICA ALL’INTERVENTO DEL SIG. CLAUDIO CIRCELLI

Tratto dal sito ufficiale dei Francescani dell’Immacolata: Immacolata.com

Il 18 marzo 2015 a pagina 34 dell’edizione di Avellino del quotidiano “Il Mattino” appariva col titolo: “Frigento L’Indagine della Guardia di Finanza – Circelli: ‘I frati non hanno beni di proprietà’” una rettifica del Signor Circelli a un precedente articolo apparso l’11 marzo 2011 sempre sull’edizione di Avellino dello stesso quotidiano, a firma di Loredana Zarrella.

Tale posizione veniva reiterata sul blog allchristian di cui è amministratore lo stesso Signor Circelli.

PRECISIAMO QUANTO SEGUE:

Il Signor Claudio Circelli, pur qualificandosi come “presidente dell’Associazione Casa Mariana editrice”, si esprime in realtà, nella dichiarazione da lui resa a “Il Mattino” e riportata testualmente, come se egli avesse titolo per rappresentare il nostro Istituto: chiariamo che il Signor Claudio Circelli non ha alcun titolo per esprimersi a nome dei Frati Francescani dell’Immacolata.

In secondo luogo, se è vero che vige per il nostro Istituto il Voto di Povertà in comune, che ci proibisce di essere proprietari di alcun bene, è altrettanto vero che chi il Signor Circelli definisce “il reale proprietario” non ha diritto di sottrarci le temporalità necessarie per la nostra vita comunitaria e per il nostro apostolato.

Tale comportamento è espressamente vietato dalle norme canoniche e chi lo attua è passibile delle più gravi sanzioni, inclusa la scomunica.

L’attuale indagine, condotta con solerzia dalla Autorità di Polizia Giudiziaria, e in particolare dalla Guardia di Finanza di Avellino, è stata intrapresa ex officio,  e non in seguito ad una nostra denunzia: ciò esclude quanto il Signor Circelli definisce “il tentativo di pochi faziosi di appropriarsi dei beni” che comunque devono restare nella disponibilità nel nostro Istituto.

Quanto poi all’accusa di aver compiuto “dossieraggi, denigrazioni e ingiurie”, ci domandiamo perché il Signor Circelli – qualora ritenga si siano commessi da parte nostra dei reati – non sporga denuncia o querela, assumendo la conseguente responsabilità morale, civile e penale.

Consideriamo viceversa diffamatoria nei nostri confronti l’accusa di voler dare “una impostazione diversa alla vita e all’apostolato dell’Istituto”, in cui permane invece l’osservanza più stretta della Regola francescana e delle Costituzioni.

Noi non abbiamo rivendicato la proprietà dei beni, ma l’indagine di Polizia Giudiziaria verte sulla liceità di quanto avvenuto nell’ambito delle Associazioni cui essi sono intestati allorché se ne sono emendati gli Statuti e si sono sostituiti i Legali Rappresentanti.

Si è preteso conformare tale operazione, su cui attendiamo fiduciosamente la pronunzia dell’Autorità Giudiziaria, al cosiddetto“spirito di Padre Manelli”, sulla cui definizione il Signor Circelli potrebbe forse darci dei chiarimenti.

Facciamo soltanto presente che da quando non disponiamo più delle nostre temporalità, siamo stati costretti a ridurre le opere missionarie svolte dall’Istituto.

Ricordiamo che nell’Istituto permangono i 4/5 dei suoi componenti e ciò malgrado il Signor Circelli ci definisce “pochi faziosi” e “il gruppetto di frati”: ci pare che la faziosità sia dimostrata dai seguaci dell’ex superiore Generale, Padre Stefano Manelli.

L’Abbazia è usata dalle Suore Francescane dell’Immacolata come casa religiosa, ma anche come struttura ricettiva a pagamento: essa è intestata alla Associazione “Missione dell’Immacolata”, che ha lo stesso acronimo del nostro movimento laicale, cioè MIM; quanto dunque afferma al riguardo il Signor Circelli necessita di tale precisazione.

Monsignor Vito Todisco, infine, non è stato inviato presso l’Istituto dalla Curia di Avellino, bensì dalla Santa Sede quale Visitatore Apostolico.

 

LO STERCO DEL DIAVOLO

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Nota bene: Scrivono ancora “Editrice Cattolica dei Francescani dell’Immacolata”, per far credere che i proventi giungano anche ai frati

 

Una delle caratteristiche della propaganda politica sovietica era la lenta tempistica nelle repliche alle accuse della stampa straniera sulle malefatte del PCUS.

Il motivo era duplice: da un lato si sperava diluire con il passare dei giorni l’attenzione ai dettagli della vicenda; da un altro lato, la centralizzazione di governo dei Comunisti appesantiva oltremodo la macchina decisionale anche nella formulazione di semplici comunicati.

E’ sembrato rivivere quei tempi e quella dinamica nell’imbarazzato post del 2 febbraio 2015 collocato nel blog denominato Allchristian.

Il sempre anonimo autore stenta una difesa a favore delle Suore Francescane dell’Immacolata, senza mai riuscirvi.

Mancano infatti gli argomenti e quindi le prove convincenti.

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La memoria elettronica delle accuse non viene minimamente scalfita da qualche blanda giustificazione suffragata dalla clamorosa dichiarazione sulla Casa Mariana Editrice: “… non è neppure iscritta alla Camera di Commercio…”.

E’ difficile credere alla buona fede del vile autore del post che ci stimola ad approfondire le nostre ricerche e a sbugiardarlo.

Altrettanto difficile è credere all’escamotage della “lettera ricevuta da una persona…

Gli autori di Allchristian infatti, “se la cantano e se la suonano da soli…

Ci bastano appena 24 ore per scoprire che la Casa Mariana Editrice è iscritta eccome, alla Camera di Commercio!

Il 10 settembre 1997 veniva messa a repertorio economico amministrativo (REA) alla Camera di Commercio di Avellino con il Numero AV – 133549.

L’entità era stata costituita il 19 aprile 1996.

Altra particolarità è un passaggio – modificato dopo il commissariamento FI – sull’oggetto sociale: “ … tutte quelle attività che, secondo lo spirito di Padre Stefano Manelli, saranno ritenute opportune per realizzare lo scopo istituzionale…”

E’ questa l’ennesima prova di come il Fondatore si era appropriato delle opere dell’Istituto come se si trattassero della propria pelle.

L’infelice apologia del post rivela inoltre un altro dettaglio molto importante sugli abusi e gli imbrogli legati alle attività delle Suore.

L’anonimo dichiara “gratuitamente” a proposito della Casa Mariana Editrice: “Le sue entrate a volte non bastano neanche a coprire tutte le spese di stampa, ma si va avanti confidando unicamente nella Provvidenza, che mai viene meno”.

Se l’attività editoriale è rimasta prolifica malgrado le difficoltà che ingenuamente confermano “persone che ben conoscono la realtà delle Suore”, è lecito supporre che le offerte per le missioni venivano dirottate verso la stampa.

La carità verso i più poveri nelle missioni era evidentemente il pretesto per smuovere la generosità dei benefattori.

Altro che Provvidenza!

Purtroppo ogni difesa dell’indifendibile ci ricorda l’immagine dello sterco che quanto più viene maneggiato, tanto più emana fetore.

San Francesco non chiamava forse il denaro “lo sterco del Diavolo?”

Di tale fertilizzante la vicenda legata al Manelli sovrabbonda, così come liquidità milionarie e un patrimonio immobiliare da urlo, “secondo lo spirito di Padre Stefano Manelli”, come dichiarato nelle modifiche statutarie post commissariamento. La gestione e la disponibilità effettiva dei beni, naturalmente, è tutta nelle tasche delle Suore Francescane dell’Immacolata poverelle.