La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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IL VATICANO: PADRE MANELLI NON PUO’ RESTARE

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Frigento: La vicenda dell’istituto francescano

IL VATICANO: PADRE MANELLI NON PUO’ RESTARE

Il cardinale De Aviz interviene sul caso del frate accusato di gravi molestie

di Loredana Zarrella
Il Mattino – Irpinia – sab. 6 feb 2016, pag. 33

«Stefano Manelli non potrà più restare». E’ l’esternazione chiara, forte e inequivocabile, a cui si è lasciato andare il cardinale Joao Braz de Aviz, in occasione di un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa cattolica «Servizio Informazione Religiosa», conosciuta con l’acronimo «SIR» e vicina alla Conferenza episcopale italiana presieduta dal cardinal Angelo Bagnasco.

In quanto prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, il cardinale Braz de Aviz ha firmato diversi provvedimenti relativi all’Istituto dei Francescani dell’Immacolata fondato da Padre Stefano Manelli, controfirmati dall’Arcivescovo José Rodriguez Carballo.

L’11 luglio 2013 firma il decreto di commissariamento della Congregazione dei Frati Francescani dell’Immacolata, il 12 ottobre del 2015 il decreto di commissariamento dell’Istituto delle Suore Francescane dell’Immacolata, il 19 ottobre 2015 il decreto con cui si dispensano tutti i membri religiosi dei frati francescani dell’Immacolata e delle suore francescane dell’Immacolata, ed eventuali associati di questo istituto, dal voto privato (o promessa) di speciale obbedienza alla persona del fondatore.

«Stiamo lavorando con tenacia, perché i disguidi sono seri – ha dichiarato il Cardinale Joao Braz de Aviz – Il terribile voto nel sangue è stato sciolto da Papa Francesco. Stefano Manelli è stato allontanato. La questione economica è in mano alla magistratura italiana. La formazione è stata affidata alle Università Pontificie e ai centri riconosciuti. Ci sono tre commissari che stanno guidando l’Istituto in un percorso di normalizzazione. Ciò avverrà soltanto se ci sarà un cambiamento: non tutti, però, sono d’accordo. Abbiamo fiducia che qualcosa si muova. Quel che è sicuro, è che Stefano Manelli non potrà più restare».

Dichiarazioni che lasciano presagire seri provvedimenti da parte della Chiesa. Il prefetto della Congregazione dei religiosi omette, per ben due volte, l’appellativo di «Padre» a Stefano Manelli. Come mai? E’ nell’aria una sospensione a divinis o addirittura una riduzione a stato laicale?

Destituito intanto dalla Santa Sede dal suo ruolo di guida spirituale dell’Istituto da lui fondato, Padre Stefano Maria Manelli, 83 anni il prossimo 1 maggio, si trova attualmente a San Giovanni Rotondo, dove è tornato dopo una breve permanenza a Frigento, dal 21 novembre al 29 dicembre scorsi. Il trasferimento dal convento di Frigento alla cittadella della carità, dove si trova la «Casa Sollievo della Sofferenza», gli sarebbe stato momentaneamente accordato, da parte dei commissari apostolici, per motivi di salute.

Da tempo la formazione dei seminaristi è stata affidata alle università riconosciute dalla Santa Sede

Dalle parole del cardinale Joao Braz de Aviz è facile immaginare ora altri decreti in arrivo dal Vaticano. Atti a favore della Chiesa di Papa Francesco e contro le eventuali derive pericolose maturate nel governo dell’Istituto religioso fondato a Frigento da Padre Manelli. Si parla di derive lefebvriane, di fanatismo, esaltazione e plagio.

Gli inquirenti della Finanza e della Procura, da parte loro, dovranno accertare i reati di truffa aggravata e falso ideologico, oltre agli abusi e alle molestie che Padre Stefano avrebbe compiuto ai danni delle suore.

UNO SCOOP DEGNO DI UN ABATE

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I sedevacantisti di Radio Spada hanno avuto il merito dello scoop sulla chiusura della Casa Mariana di Teramo.

Da fonti ufficiali non emerge tale notizia non essendo di pubblico interesse e dominio.

Visti i dettagli forniti dai sedevacantisti è evidente immaginare sia il pubblico che ormai frequentava quell’ambiente teramano, sia l’origine  della fonte d’informazione che coincide con un membro della comunità locale nella persona dell’unico frate scontento per la chiusura della casa.

Come gli abati con il voto di stabilità, si era infatti ben sedentarizzato nella cittadina abruzzese cagionando non poche sofferenze ai suoi confratelli.

“Non si capisce chi è il superiore…”, “non vedevamo l’ora di andare via…”,  “…ma possibile che debba avere un ufficio, computers, maneggiare soldi più del Superiore!…”

Erano questi gli sfoghi spontanei che i bravi religiosi della comunità non hanno nascosto a persone loro vicine.

Il loro malanimo spiega con ragion veduta i retroscena reali di una saggia decisione del Commissario Apostolico, meritevole di una grande operazione di purificazione e pulizia all’interno dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata.

Teramo è un ulteriore importante tassello.

La chiesa di San Domenico era da qualche anno nell’occhio del ciclone ed oggetto di polemiche.

Si erano allontanati molti fedeli negli ultimi quattro anni, soprattutto giovani, Scouts ed altri devoti, scontenti per l’imposizione del rito tridentino.

Malgrado il veto esteso ai sacerdoti  più fanatici dell’Istituto di celebrare nella Forma Extraordinaria, l’abate aveva avuto la brillante idea di radunare il gregge tradizionalista disperso dall’Appennino all’Adriatico e spalancare loro i portoni di una chiesa sempre più vuota.

L’operazione doveva rimpinguare le casse abbaziali e fornire gli spiccioli offerti a un prete esterno e straniero convocato per esercitarsi nella pronuncia del latino messianico in sacra ars celebrandi.

Ignoriamo ora la nuova destinazione dell’abate, ma cacciato dalla porta tenterà di rientrare dalla finestra.

E’ una certezza.

Sembra infatti che sia anche un esperto contabile soprannominato nel suo ambiente Padre Slot Machine per la rapidità nel conteggio di banconote e monete.

Si sarà fatto i suoi calcoli. Siamo sicuri che questa volta si sia però sbagliato.

Sono questi gli esempi fuorvianti di “fedeltà alla Tradizione”, alla “Povertà francescana” che fino a un recente passato hanno motivato l’uscita di molti giovani dall’Istituto governato dallo s- Fondatore.

E’ accertato che qualche novizio frate o suora possidente, oltre a soldi, gioielli, auto, offrisse come “biglietto di entrata” persino il suo appartamento di eredità all’Associazione “Fatebenemanelli” provocando contenziosi con il resto della famiglia.

L’insaziabile guru diceva puntualmente: ” ‘tu’ sei povera, devi farti santa, come San Francesco, Santa Chiara, devi spogliarti di tutto, hai capito? Bisogna aiutare le missioni, gli ospedali Fatebenemanelli. Dai tutto a me e non ti preoccupare!”

Sono i cambiamenti come la chiusura del convento di Teramo insieme alla condanna di certe malefatte, le azioni che rendono “normali”  figli del Serafico e non ipocriti pubblicani, i membri di una famiglia religiosa che sta mostrando una capacità rigenerativa non comune con il coraggio di prendere decisioni importanti che scontenteranno  due pie cariatidi che sostenevano l’architrave del governatorato dell’isola dei Pirati.

E’ così però che si edifica il Corpo Mistico che è la Chiesa, abbattendo ciò che è caduco e pericolante e cedendo il posto a ciò che è sano, vero e bello della vita religiosa francescana e mariana.

Il resto non è nemmeno gossip, ma come Radio Spada, solo fuffa.

ODORE DI SIMONIA ?

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Riceviamo e pubblichiamo:

«Questa mattina sono stata raggiunta da un’amica che mi chiedeva come fare per offrire ai missionari dei Francescani dell’Immacolata delle intenzioni di Messa.

Le ho detto di recarsi ad Albenga, al Santuario della Madonna di Pontelungo, dove i Frati lì presenti continuano la distribuzione della stampa della Casa Mariana Editrice.

Nelle ultime pagine del messalino trimestrale prodotto dalle Suore Francescane dell’Immacolata, avrebbe trovato le coordinate bancarie per assolvere a questo pio desiderio.

Dopo poche ore, vengo richiamata dalla cara amica che mi dice di non trovare una destinazione specifica per i sacerdoti che sono nelle missioni.

Poiché ho l’abbonamento al messalino, mi incuriosisco e scopro che dal secondo semestre del 2014, dal numero 3, la dicitura è cambiata.

Mentre fino a giugno 2014 viene scritto, “I Frati Francescani dell’Immacolata che operano in terra di missione sono disponibili a celebrare Sante Messe  per le anime dei tuoi cari, o per qualsiasi altra tua intenzione…”, da luglio 2014 si legge invece: “Se lo desideri puoi far celebrare Sante Messe per le anime dei tuoi cari e per qualsiasi altra tua intenzione …”

Siamo rimaste basite perché ci chiediamo a chi le suore vogliano destinare le intenzioni di Messa.

Ciò che ci è dispiaciuto, però, è la tariffa per la serie di Messe Gregoriane: 500 €!!!

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Ho chiesto spiegazioni al mio Don, che mi ha detto come la tariffa normale sia normalmente di 350 €.

Lui giustificava il “sovrapprezzo” forse per l’aiuto ai missionari nei Paesi poveri.

Adesso mi chiedo: “se le suore non aiutano più i loro missionari, perché devono continuare a chiedere una cifra esorbitante per le Messe Gregoriane?”

Non è questa una forma di commercio del sacro?

Un amico di mio marito che vive a Roma, mi ha detto di aver visto entrare in qualche residenza delle Suore Francescane dell’Immacolata dei preti giovani, molto eleganti, in talare nera.

Non è che i preti di riferimento delle Suore Francescane dell’Immacolata appartengono ai lefebvriani o a qualche raggruppamento di quei tradizionalisti ostili a Papa Francesco?

A questa mia spontanea deduzione, ho sentito la mia amica gridare uno spaventato “nooo!” e poi piangere!

 Nel riconfortarla, per quanto possibile, le ho detto di pregare per la conversione delle suore e di non fare più affidamento ai loro canali per offrire delle intenzioni di Messe.

Noi non dobbiamo essere infatti complici di una ribellione sostenendo anche economicamente religiose che stanno facendo la guerra contro tutti e specialmente fanno insultare volgarmente la Visitatrice inviata dal Vaticano senza battere ciglio e forse sfregandosi le mani e ridendoci su.

Ma dove siamo!

E’ bello vederle nelle loro foto, come i pupazzi del Presepe, ma non è questa la cosiddetta “mondanità spirituale”?

Sono sempre più convinta che urge aiutare piuttosto chi segue la Chiesa.

 Se si tratta dei loro Frati appoggio quelli che seguono il Commissario, cioè la Santa Sede, stupita di come, di fronte a simili scivoloni delle sorelle, non sia ancora intervenuta la Chiesa allontanando da loro il Fondatore che sicuramente le incoraggia nelle cattive azioni per difendere se stesso.

Confrontandomi con i padri domenicani, ecco la loro risposta: “quando succedono dei fatti del genere bisogna rimuovere quelle superiore che condizionano l’intero Istituto con un’autorità oppressiva e che – nel miglior dei casi – applicano sulle suddite una pedagogia che genera scrupoli e sensi di colpa suscitando nelle suorine  un atteggiamento di vittime perseguitate dalla… Madre Chiesa con disturbo paranoico e patologie psichiatriche, come quelle, da mia personale verifica, che sono state rispedite in famiglia ”».

L.C.

La gentilezza settoriale

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Padre Stefano Maria Manelli contraccambia gli auguri

La gentilezza settoriale permane una delle caratteristiche di padre Manelli.

La sollecitudine nei gesti di cortesia e nei ringraziamenti – per chi lo conosce da almeno un anno – è infatti direttamente proporzionale agli interessi pecuniari che crede ricavare dalla mungitura dei laici  e soprattutto dalle coppie feconde che induce a riprodursi nella speranza di aumentare le fila del suo fallito esercito di futuri fratini e suorine da  allevamento.

Abbiamo della pena per chi si è illuso di essersi affidato a un “Padre Pio” redivivo; Padre Manelli ne infanga solo il preteso titolo di figlio spirituale.

Il ravvedimento, tuttavia, anche se tardivo, è sempre salutare.

Alla gentilezza settoriale del Manelli non è risparmiata la replica agli auguri che il nostro blog gli ha formulati per il suo onomastico, visto il ritardo nella reazione e la miseria del contenuto.

Soldi e figli da continuare a offrirgli non ne abbiamo più, ma per il Nuovo Anno, dedicato alla Vita Consacrata, auguriamo ancora una volta al Padre Manelli conversione e guarigione, poiché di entrambe le cose ha urgente bisogno.

Chi gli vuole bene pregherà per lui, soffrirà per lui e continuerà a dirgli la verità; chi vuole trovare in lui un gancio appeso al cielo che di certo il Padre Manelli non è, continuerà invece ad adularlo col servile encomio e con la goffa e imbarazzata difesa blogghistica che somiglia al saltimbanco del circo.

Ci saremmo aspettati una replica che entrasse nel merito dei vari argomenti avanzati nella lettera augurale del 26 dicembre 2014, l’annus horribilis manelliano.

Si trattava di questioni serie che toccano la profondità delle persone, delle famiglie, della loro vita personale, spirituale, sociale, di quella dignità che esse posseggono e che invece il Padre Manelli sembra trascurare.

Il solito scugnizzo, che ci tiene alla carriera della figlia suora, ha invece trasmesso fedelmente ciò che sta davvero a cuore al Padre Manelli e che costui ha irrimediabilmente perduto: il potere.

E’ difficile capire infatti il nesso tra un’auspicata pace che può essere indotta dalla parola di un padre e il fatto che il Manelli sia oggi un “semplice frate”.

La sua autorevolezza era forse legata all’autorità canonica?

Stentiamo a crederci, ma ne prendiamo atto ancora una volta con riconfermato dolore.

Il Serafico Padre Francesco scelse la condizione che il Padre Manelli deplora e con la sua umiltà, docile all’azione dello Spirito Santo e fedele alla Chiesa, produsse un vero rinnovamento spirituale in una Chiesa e in un’epoca tormentata non meno dai problemi degli attuali difficili tempi.

Il Padre Manelli crede invece che solo come Generalissimo può rimettere la pace in una famiglia che ha incestuosamente violentato?

Ne siamo atterriti e abbiamo vergogna per lui!

Altro che uomo di studio e di preghiera!

Nella replica continua poi il preoccupante delirio paranoico nella grave affermazione di giudicare i Frati fedeli alla Chiesa e obbedienti al loro legittimo Superiore che è il Commissario Apostolico come “modernisti” e infedeli alla Regola di San Francesco e alla spiritualità kolbiana.

Da quale pulpito viene la predica?

Cristo in persona gli avrebbe apostrofato: “medico, cura te stesso!”

Padre Manelli, nell’indovinato epiteto di “fariseo del terzo Millennio”,  si è fatto credere per mesi “agli arresti domiciliari” a Casalucense, sede da lui prescelta per la vicinanza con la vicina clinica a cinque stelle dove si faceva curare fino a consumato scandalo…

Da quella sua base, abbiamo saputo che con la complicità del giovane e inerme superiore che ha rovinato, Padre Manelli faceva invece quello che voleva ricevendo chiunque e spostandosi ovunque.

Col nuovo e più sperimentato superiore, è facile immaginare che le “scarpe gli andavano più strette” e così si è recato a San Giovanni Rotondo con la scusa della sempiterna malattia che però non gli impediva di farsi riconfermare sempre supersuperiore ogni sessennio usque ad mortem.

Nel Gargano, sotto le buone cure delle suore e risiedendo nel loro convento femminile, contro la Regola da lui professata (o fatta professare solo agli altri) sembra che non voglia più spostarsi, in attesa di nuove sorprese alle quali il Padre Manelli ci ha oramai abituati nella sua sfrontata incoerenza.

Fedeltà, rigore, sono qualità pressoché sconosciute a lui e ai suoi pochi vittimizzati rimastigli fedeli.

A conferma ci viene in aiuto il cofondatore Padre Gabriele.

Un Religioso considerato da sempre fedele che però non esita a disobbedire al richiamo del Padre Manelli.

Qui non si tratta di condividere o meno i giudizi attribuitigli.

Se Dante lo avesse conosciuto, lo avrebbe messo in compagnia di “colui che per viltà fece il gran rifiuto…”.

Grave è il suo peccato di omissione. Quanto alle “meraviglie di Dio”, ognuno che vive coerentemente il Vangelo, prete, consacrata o laico che sia, ne avrebbe tante da raccontare; altro che le poesie manelliane!

Il Padre-padrone Manelli o il “Padre-Comune” si sostituisce al Padreterno e diventa lui Legge, metro di giudizio etico.

Il modernismo è proprio questo.

Adattare l’etica alle situazioni di convenienza, ai propri comodi, ai propri capricci e poi appellarsi alla “coscienza”, è quanto il Padre Manelli ha insegnato e praticato in una ininterrotta dinamica.

E’ stato il Machiavelli il suo ispiratore nel governo, non l’Immacolata, non san Francesco.

Sarebbe questo il Voto Mariano?

La nemesi storica è addolcita dal fatto che di originale il Padre Manelli abbia molto poco, tranne le sue doppiezze.

Il Voto Mariano fu un’intuizione di San Massimiliano Maria Kolbe che la Provvidenza di Dio ha evitato che il Padre Manelli stravolgesse e si attribuisse in modo esclusivo ed originale.

Fino a quando tra i Frati Francescani dell’Immacolata e tra i membri della MIM e del Terz’Ordine ci saranno uomini veri e non “quaquaraquà” e “ominicchi”, il carisma che Padre Stefano ha rubato e non donato alla Chiesa, continuerà a rifulgere nell’annum mirabilis quando nel corpo Mistico di Cristo, ferito dall’eresia manelliana, sarà debellato il virus dei santoni di cui la Chiesa non ha proprio bisogno…

TUTTI I NEMICI DEL PAPA (La Repubblica 3 gennaio 2015)

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I conservatori: Bergoglio troppo riformista

Tutti i nemici del Papa

Di Marco Ansaldo

Città del Vaticano. “L’Avvenire” scende in campo a difesa del Papa. Un Francesco che, a dispetto delle svolte, comincia ad essere attorniato dalle critiche e azzannato dai lupi. Con un editoriale del suo direttore, Marco Tarquinio, il quotidiano dei vescovi argina l’ultimo attacco. A pagina 22.

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Tutti i nemici di Papa Francesco

“Il riformismo turba i fedeli”

E scatta un appello in sua difesa

 Attacchi di Cardinali e Teocon. Ma le comunità di base raccolgono firme pro-Bergoglio “Lo sentono come un pericolo per la Chiesa, così gli hanno dichiarato guerra”.

Di Marco Ansaldo

Città del Vaticano. “L’Avvenire” scende in campo a difesa del Papa. Un Francesco che, a dispetto delle svolte, comincia ad essere attorniato dalle critiche e azzannato dai lupi. Con un editoriale del suo direttore, Marco Tarquinio, dal titolo «La barca di Pietro, i “contro rematori” e la fiducia in Francesco», il quotidiano dei vescovi argina l’ultimo attacco. «Belle le lettere sulla ruvida uscita prenatalizia contro il nostro Papa – scrive Tarquinio –. Un segno che merita risposta, anche se qui di solito polemiche così ineleganti e condotte in modo capzioso e deformante non trovano eco. In scena sono state le vere parole e i veri gesti di Francesco. Il Papa della Chiesa “povera per i poveri” e “ospedale da campo” del nostro mondo spesso feroce con i feriti e i più deboli».

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Il direttore del quotidiano cattolico Marco Tarquinio parla di “contro rematori”

Ma chi sono i “contro rematori”? Lo spiega uno dei lettori di Avvenire: «Chi fa pubblicità a favore di coloro che remano contro». L’attacco era arrivato il 24 dicembre sul Corriere della Sera, da parte dello scrittore Vittorio Messori. «Una mossa congeniata – scrive Tarquinio – per fare rumore con la pretesa di “segnare” il Natale». Messori si era infatti lanciato in una requisitoria contro Jorge Bergoglio, parlando in una «confessione che avrei volentieri rimandata, se non mi fosse stata richiesta», definendolo Francesco un papa «imprevedibile, tanto da far ricredere via via anche qualche cardinale che era stato con i suoi elettori». Nell’articolo aggiungeva: «imprevedibilità che continua turbando la tranquillità del cattolico medio».

Belle ma poche le lettere dei lettori pubblicate da Avvenire. Molte però le reazioni che arrivano adesso dalla base, da tutta Italia. Dal movimento “Noi siamo Chiesa” al Centro Studi “Edith Stein” di Lanciano, da “Una Chiesa a più Voci” di Ronco di Cossato Biella alla Comunità Le Piagge di Firenze, e poi il Coordinamento delle Teologhe Italiane, la Comunità Michea di Napoli, il Gruppo Impegno Missione di Casavatore (Napoli) con il missionario comboniano Alex Zanotelli, le Comunità Cristiane di Base-Italia, di S. Paolo-Roma, di O Regina-Genova, di Nord Milano, la rivista “Preti Operai”, il Centro Balducci – Zuiano (Undine).

Tutti a sostegno di una raccolta di firme riunita sotto l’indirizzo (firmiamo.it/fermiamo-gli-attacchi-a-papa-francesco). Tra i primi firmatari dell’appello, Don Luigi Ciotti rappresentante del gruppo Abele e Libera. Dice Vittorio Bellavite, coordinatore di “Noi siamo Chiesa”: «Questa presa di posizione va ben oltre la polemica con Messori. Riguardo alla situazione generale della Chiesa e le diffuse e quasi sempre silenziose ostilità nei confronti di Papa Francesco». Spiega Don Paolo Farinella, parroco della Chiesa di San Torpete, nei carruggi di Genova e autore dell’iniziativa: «L’attacco è mirato e frontale, “richiesto” una vera dichiarazione di guerra, minacciosa nella sostanza di un avvertimento di stampo mafioso: Il Papa è pericoloso. E’ tempo che torni a fare il Sommo Pontefice e lasci governare la Curia. L’autore non fa i nomi dei “mandanti”, ma si mette al sicuro dicendo che il suo intervento gli “è stato richiesto” »

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Apertura ai divorziati risposati, dialogo con i non credenti: per alcuni sono atti “destabilizzanti

 

Don Farinella argomenta, e individua nell’ «attacco frontale di cinque cardinali (Muller, Burke, Brandmuller, Caffarra e De Paolis)» ciò che ha rafforzato «il fronte degli avversari che vedono in Papa Francesco “un pericolo” che bisogna bloccare a tutti i costi».

Il punto è che il nodo della Chiesa riformista di Bergoglio è arrivato al pettine. O lo si scioglie o si taglia. Dopo la clamorosa rinuncia del pontificato di Benedetto XVI, l’improvvisa comparsa di un Pontefice Argentino, con il nome impegnativo di Francesco, ha travolto i credenti e la Gerarchia. Le sue parole, le tante iniziative, persino i simboli adottati (scarpe da camminatore, borsa da lavoro nera, croce d’argento semplice) hanno conquistato i fedeli. Ma le relazioni nella Curia, soprattutto dopo le bacchettate di Bergoglio sulle 15 malattie che la infestano, sono le più diverse. Dalla Sala Clementina alcuni cardinali sono usciti l’altro giorno a testa bassa, con le orecchie che fischiavano e ora la lista dei nemici del Papa «venuto dalla fine del mondo» comincia a farsi fitta. Dapprima è cominciato il chiacchiericcio sul «Papa strano». Poi davanti al chiaro impeto riformista, al dialogo intessuto con i non credenti e atei, al Sinodo di ottobre con le aperture ai divorziati risposati e omosessuali, i dubbi dei conservatori su Bergoglio hanno finito per nutrire un dossier corposo. Una pratica che si irrobustisce negli ultimi giorni.

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Il 13 dicembre, nel complesso di S. Spirito in Sassia, s’è tenuto un convegno dal titolo “La crisi della famiglia e i Francescani dell’Immacolata”. Una riunione in cui la divisione dell’Istituto dei Frati dal saio azzurro, ora commissariati da Francesco, è apparsa compattare il fronte conservatore. Le relazioni parlavano di «processo di destabilizzazione entrato nella Chiesa, e il Sinodo dei Vescovi lo ha mostrato in modo evidente» (Claudio Circelli), o di «divorzio, aborto, eutanasia, tappe di questa inesorabile marcia antiumana, ci troviamo di fronte ad un piano di matrice totalitaria» (Elisabetta Frezza). Infine «dialogo accoglienza amore pace sono parole liquide mutate dalla modernità, che non significano assolutamente niente» (Piero Mainardi). Tutte puntate contro il Papa.

Commenta il professor Mario Castellano, cattolico e attento osservatore delle vicende dell’Istituto commissariato: «Il Tradizionalismo nelle sue varie espressioni, sia quelle ancora collocate nella Chiesa, sia quelle lefebvriane, che mettono in discussione il Magistero a partire dal Concilio, sia infine quelle sedi-vantiste, da cui viene negata l’autorità Papale, ha scelto come terreno di scontro la vicenda dei Frati Francescani dell’Immacolata con lo scopo di minare l’unità del cattolicesimo».

Antonio Socci lo ha definito “idolo dei media e dei membri del Parlamento Europeo”

 

E’ del 12 dicembre un articolo di Antonio Socci su “Libero” in cui si parla di Bergoglio come «Idolo dei media, dei Membri del Parlamento Europeo», ma soprattutto «della sinistra in occidente». E non è un caso che la copertina di “Le Nouvel Observateur” dell’ 11 dicembre fosse dedicata al Pontefice sotto il titolo: «Chi vuole la pelle di Francesco? ». Profetizza sul suo libro appena uscito in Francia (“Jusqu’où ira Francois?”) il vaticanista di Le Figaro, Jean-Marie Guénois: «Riuscirà Francesco? Da un certo punto di vista, questo Papa agitatore è già riuscito. Se tutto si fermasse domani, il calcio dato al formicaio lascerà una traccia duratura. D’ora in poi nulla sarà più come prima». Amen.

Buon Onomastico a Padre Stefano Maria Manelli

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Caro Padre Stefano, nel giorno del tuo onomastico, permettimi di sedere accanto a te, come un invitato inatteso che vuole partecipare alla tua festa e che suscita la sorpresa degli altri commensali e forse la solita stizza dei tuoi familiari. Non so se la mia presenza ti è gradita, ma ho pensato che, assottigliandosi sempre di più le fila di chi ti segue, aumentano quelle sedie vuote di cui ne voglio occupare solo una, proprio accanto a te. Anche se tu mi considerassi un nemico, voglio sussurrarti qualcosa, ricordandoti le gesta del Protomartire che spirò, pregando per i suoi nemici.

“Solo l’amore crea, l’odio distrugge”. Quante volte l’avrai letto e meditato dagli Scritti di san Massimiliano, il quale ti ha ispirato.

E’ Natale quando, con la misericordia attiva, facciamo nascere dai semi del perdono nuovi apostoli: è la storia di Santo Stefano, è la storia di San Paolo, il vecchio Saulo. Forse ti sorprenderà il sentire rivolgerti il “tu”, ma è il modo con il quale mi rivolgo al Padre nostro che è nei Cieli. Riconosco che ti sei fatto “Padre comune che sei sulla terra” ma siamo accumunati dalla stessa figliolanza che ci fa grandi e miseri agli occhi di Dio e della storia. Quando meno ce lo aspettiamo, saremo entrambi nel buio e freddo sepolcro di morte che tutto e tutti riporta sullo stesso piano.

Lasciami scrutare nel passato e raccontare una di quelle storie che avrai sentito nel silenzio oscuro di un confessionale. C’era una volta un padre che aveva molti figli e molte figlie. Amava ciascuno a modo suo ed elargiva le sue ricchezze, più secondo la simpatia che la giustizia. Tutti si sarebbero aspettati che alla sua morte un gran chiasso ci sarebbe stato tra i fratelli e le sorelle. Fu così che questo padre ebbe l’idea, mentre era ancora in vita, di anticipare il caos tra i suoi figli. Facendosi credere minacciato, mise i fratelli contro le sorelle e le sorelle contro i fratelli. I suoi figli e le sue figlie, naturalmente, se le dettero per mesi e per anni di santa ragione, fino a quando, in punto di morte, il confessore impose a quel padre sciagurato di riportare la pace in famiglia. Fu così che, con qualche sua semplice affermazione, la tempesta degli animi si calmò, il sereno ritornò e vissero tutti felici e contenti.

Caro Padre, naturalmente, sei ancora così lucido da capire a chi e a che cosa tale storia faccia riferimento. Il cattivo padre della fiaba me ne ricorda un altro il quale raccontava sempre una storiella alla sua figlioletta. Stanco di dover ogni sera inventare una fiaba, questo padre regalò alla figlioletta un registratore con un’audiocassetta di racconti. Malgrado l’espediente, la bambina non si addormentava e quando il papà le disse: “Ma ti ho regalato un mangiacassette!”, la figlioletta gli rispose: “Ma il mangiacassette non mi può tenere in braccio!”.

Caro Padre Stefano, hai ricevuto da Dio il dono di un carisma; hai avuto uomini e donne, figli e figlie che ti hanno seguito e persino laici: nubili, celibi e coniugati.

Contrariamente al primo Dono e al primo Natale della storia nel quale il Padre ci ha dato il suo Unico Figlio hai voluto tenere per te questo dono. I tuoi scritti sono come un nastro registrato sul quale è inciso il solco che separa “il dire e il fare”. A nessuna e a nessuno hai fatto riposare sonni tranquilli, appoggiando i tuoi figli sulla sicurezza del tuo petto; semmai hai fatto il contrario… Ci sono madri, ci sono padri – quelli veri – angosciati per i loro figli e le loro figlie. Hai detto a dei poveri giovani che la Chiesa è perseguitata ma non hai detto loro che essa è ferita anche da quelle persone che si comportano come te, farisei del Terzo Millennio. Stai infrangendo i sogni e le speranze e stai distruggendo quel futuro che più non ti apparterrà di tanti giovani. Fai credere loro che sono dei martiri, ma in realtà sono solo i testimoni del tuo egoismo. Sì, caro Padre Stefano, sei un uomo che ama, ma ti sei innamorato di te stesso. I fumi dell’incenso dell’adulazione che la tua vanagloria ha sparso a mani larghe t’impedisce di scrutare il volto di ogni figlio di Dio e di capire fino a che punto lo hai sfigurato. I tuoi occhi sempre bassi, timorosi di rivelare i sordidi bassifondi della tua anima non si sono mai incrociati con le lacrime di ieri e di oggi di tanti genitori e con le lacrime di domani di tanti figli e figlie che hai condannato alla latitanza sino a quando il loro destino finale li consegnerà all’ergastolo esistenziale. Non so se Padre Pio si vergognerà di te ma sono sicuro che già nel presente molti figli si vergognano di te. Le loro madri e i loro padri non sanno dove li hai fatti rifugiare, nell’illusione di un fantomatico nuovo Istituto religioso che vorresti ancora inventare. Mi chiedo e ti chiedo se questi stessi giovani sanno da chi o da che cosa si stiano nascondendo. Vorrai fare lo stesso per le Suore?

La vita non è comoda per nessuno fino a quando vuoi gustare fino in fondo tutto il suo profumo. I fiori della giovinezza che avresti dovuto offrire all’Immacolata li stai sniffando, per drogarti nel tuo narcisismo.

Caro Padre Stefano se non l’avessi capito tu, vorrei aiutarti e fartelo capire io: hai perso dopo l’autorità anche la credibilità. Una sola cosa ti rimane ma la stai svendendo: è la tua dignità. L’augurio più bello allora, l’avrai capito, è quello di ricevere “nella Luce che rischiara le tenebre” la capacità di chiedere perdono a Dio e agli uomini. Non essere avido solo di doni e bustarelle che non potrai più destinare a quelle missioni che non ti appartengono. Smettila di illudere e di ingannare tante anime buone che ti hanno consegnato se stesse o ti hanno consegnato i propri figli. Fanno fatica anch’esse a credere che hanno sbagliato tutto, che hanno seguito un falso profeta, che hanno speso i loro risparmi per poter stare in quel luogo ameno di Frigento dove, in realtà, hai vissuto molto poco e che da decenni avevi trasformato in colonia di vacanza estiva per te e la tua famiglia naturale. Il Sole di Cristo può ancora insegnarti a non vivere di luce riflessa e a rubacchiare meriti che appartengono ad altri. Se al posto della leggerezza dell’elio insufflassimo nei palloncini delle feste il nostro alito pesante, anziché volare, prima o poi, scoppierebbero. I grandi si metterebbero a ridere ma i più piccoli piangerebbero di spavento. Meditate gente…

Un’ultima speranza ti resta ed è l’Immacolata. Affidati a Lei, non per piegarla ai tuoi capricci e alle tue utopie, ma per chiederle la forza che distingue i vili dagli eroi, i Santi dai santoni: l’umiltà. Con il tuo peso fisico e morale hai schiacciato il tuo scudiero, Padre Gabriele Maria Pellettieri. Lo hai tenuto sempre ai margini della corte, temendo che potesse essere corteggiato più di te. Quando si trattò di aprire le missioni in estremo Oriente, fu lui che spedisti in quelle terre lontane e quando ancora, con il passare degli anni, si profilava il cambio del Governo, hai voluto mantenere il potere, credendoti indispensabile più dello Spirito Santo.

Accetta allora questo mio scritto come modesto omaggio, anche se purtroppo non ha esattamente lo stesso stile dei tuoi libelli, camuffati di teologismo dove hai messo tutti in riga, al banco degli imputati.

Vedo anche la benedicente mano del Santo Padre, stesa verso di te per ricevere la tua bacchettatura. Non è solo quella di Papa Francesco che da sempre non ti è stato molto simpatico ma è ancora quella di san Giovanni Paolo II, del Beato Paolo VI, di san Giovanni XXIII e forse non avresti risparmiato nemmeno Albino Luciani se il primo vento della morte non lo avesse portato via dopo soli 33 giorni. Anche verso Joseph Ratzinger non sei stato generoso, criticandone la Mariologia e la Morale. Gli hai concesso il condono grazie al Summorum Pontificum che ti è servito a colorare la coda da pavone. Hai avuto il privilegio di correre fortissimo con il tuo Istituto, ma lo hai fatto con la retromarcia innestata. Se sono in grado di perdonarti gli uomini ancora di più lo farà Iddio, sicuri che l’Altissimo non applica a noi poveri uomini e donne di questa valle di lacrime lo stesso metro di giudizio di chi, come te, allergico a un salutare e spirituale esame di coscienza ha immolato sull’altare dell’idolatria narcisista il capro espiatorio di turno. Santo Stefano ha ricevuto le pietre della lapidazione; tu hai lanciato le pietre della lapidazione morale verso gli altri.

Tanti auguri a te, Padre Stefano, per un 2015 – anno della Vita Consacrata – che ti consegni alla Giustizia e alla Misericordia di Dio e degli uomini che odono il lamento e il pianto dei tuoi figli e delle tue figlie: frati, suore, ex frati, ex suore, genitori, nonni, zii, fidanzati, fidanzate insieme allo stupore indignato di Cardinali, Vescovi, preti e consacrate dell’Urbe e dell’Orbe.

Una persona che ti vuole bene