La verità sul Commissariamento dei Frati Francescani dell'Immacolata

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VIA IL VESCOVO TRADIZIONALISTA CHE PROTEGGEVA PADRE MANELLI

 http://www.farodiroma.it/2017/02/03/via-vescovo-tradizionalista-proteggeva-manelli/
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LETTERA APERTA AL “GRAN MAESTRO” DI PADRE PAOLO SIANO FI

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Egregio Maestro Fabio Venzi o Chiarissimo professore, visto che lei non è un semplice maestro, ma un “grande maestro”, mi ha molto divertita su Corrispondenza Romana la “breve” risposta di P. Paolo M. Siano FI alla conferenza da lei tenuta  presso la Loggia Quatuor Coronati di Roma (GLRI) sul tema “Libera Muratoria e Chiesa Cattolica”.

Conosco P. Siano dal 2009 e cioè da quando mi avvicinai all’istituto religioso di cui fa parte, presa dalla curiosità sulla celebrazione secondo il Vetus Ordo.

Durante un breve periodo, inoltre, il p. Siano risiedeva proprio a Roma, dove ho avuto modo di conoscerlo ancora più da vicino.

Con le note vicissitudini dei Francescani dell’Immacolata dal 2013 in poi, la mia frequentazione di frati e suore è scemata, ma non per questo non ho continuato a interessarmi dei personaggi e dei fatti che li riguardavano.

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Dall’aspetto semianoressico il padre Siano rivelava, almeno all’epoca, uno stato di ansia paranoico accompagnato da gesti ossessivi che trasmettevano anche ad altri stress e paure.

Dal suo modo anche recente di scrivere e di elaborare un pensiero per dialettizzarsi, credo che non sia cambiato più di tanto.

Ho saputo che oggi è a Ferrara, nella Diocesi che l’uscente Mons. Luigi Negri ha trasformato nell’ultimo bastione del cesaropapismo ruin-berlusconiano attraverso gli squadristi “Amici del Timone” e i mantenuti de’ “La Nuova Bussola Quotidiana”: l’alleanza tra mignottocrati e clericocrati.

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Era proprio il caso, prof. Venzi, di attribuire a un povero fratacchione nerd la recrudescenza del dialogo – qualora fosse possibile – tra Chiesa e Libera Muratoria?

Un tempo nella campagna romana si diceva che lavare la testa all’asino significava sprecare acqua e sapone…

Perché poi a un massone debba tanto interessare avere diritto di cittadinanza nella Chiesa Cattolica, questo proprio non lo capisco…

Forse per la teoria gnostica degli opposti che coincidono?

Quanto a TV 2000, la CEI proprietaria dell’emittente credo che non c’entri proprio nulla sulla sporadica apparizione del Siano.

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Davide Murgia, lo speaker (come lo chiama lei ndr)  che definisce il Padre Siano lo specialista “numero uno” della Massoneria non si sbaglia solo se il Siano fosse l’unico studioso sulla faccia della terra.

Perditempo come questo prete francescano ce ne sono pochi dietro un soggetto che non interessa a nessuno, salvo lo sparuto numero di psicopatici complottisti, alla fine tutta gente col piatto a tavola assicurato che non ha altro a cui pensare.

Che i preti si occupino delle anime e i laici della propria famiglia e dei bisognosi!

Il caso si illumina ancora meglio quando apprendo che Davide Murgia è il figlio della sorella di Padre Stefano Manelli, il fondatore ex superiore del Siano, oramai imputato per truffa, falso ideologico e indagato per reati sessuali e violenze private (sic).

Deve averlo invitato il Murgia come ospite.

Davide Murgia mi incuriosì, non tanto per il tratto da autoctono di Tor Pignattara, quanto per il fatto di aver pubblicato sul suo profilo facebook che padre Fidenzio Volpi, il defunto commissario dei Frati Francescani dell’Immacolata, percepiva un compenso di 5300 € mensili.

Chiesi informazioni a due fonti attendibili e mi fu detto con fermezza che quel cappuccino nominato dal Vaticano percepiva solo un rimborso spese intorno ai 1000 € a trimestre.

Mi chiedo come possa un giornalista che lavora nell’emittente della Conferenza Episcopale Italiana, agire in maniera così deontologicamente disonesta anche se solo sul suo account personale.

Vade retro!

Inconfondibile con il profilo ventresco da fagiolaro, spero non incontrarlo alla stazione “Conca d’Oro” sulla linea della Metro C o sul 105 ATAC!

Mi hanno raccontato che in una cena col prossimo cardinale Mons. Joseph Tobin si incalzò sulla questione dei Francescani dell’Immacolata.

Il prelato fu molto abbottonato e glissò sull’argomento.

Dieci minuti dopo, a grande sorpresa disse fuori contesto: “Che cosa brutta quando arrivano in Dicastero lettere di religiosi contro confratelli più anziani. E’ la cosa che più  fa dispiacere”.

Ho saputo un anno dopo da un mio zio che lavora alla CIVCSVA che Padre Paolo Siano scrisse una lunga lettera contro un suo confratello sacerdote che viveva in Francia. Lo volle infangare per indebolire le accuse pertinenti e fondate che aveva sollevato all’epoca contro il Padre Stefano Manelli e il suo sistema mafioso.

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Accadde poco dopo che Mons. Tobin da Segretario della CIVCSVA fu nominato vescovo di Bloomington.

In questo promoveatur ut amoveatur dovette intervenire il Card. Raymond Leon Burke, all’epoca consultore della Congregazione per i Vescovi e successivamente rimosso da Papa Francesco da quell’incarico per l’ingerenza sulle nomine a favore della lobby.

Burke, infatti, è nemico giurato di questo pontificato, con faccia di bronzo non disdegna di raccontarlo in giro ed è molto legato ad ambienti dell’estrema destra repubblicana statunitense e persino filonazisti.

E’ vicinissimo al Padre Manelli al quale promise protezione in cambio di manovalanza dei suoi frati nell’utopia restaurazionista dei tradizionalisti sotto il pontificato di Benedetto XVI.

Non ci capii nulla all’epoca, ma venni delucidata un anno dopo da un domenicano americano all’Angelicum al quale un frate dell’Immacolata aveva rivelato che in uno Stato degli USA il card. Burke aveva offerto ai Francescani dell’Immacolata un grosso santuario.

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Il progetto di Padre Manelli, mi disse più tardi un altro frate tanto intelligente quanto informato, era quello di “confinare” tutti i frati – americani e non – che contestavano le sbandate di governo del Fondatore, proprio nel convento di Bloomington, essendo di proprietà di benefattori americani e quindi non alienabile facilmente dal Manelli che poco dopo il commissariamento agì – secondo il Pubblico Ministero – praticamente da ladro truffaldino sui beni dell’intero Istituto dei Frati.

Il novello vescovo Tobin, quale rimedio a casi estremi, avrebbe dovuto addirittura accogliere i cosiddetti “frati dissidenti” (dalla linea Manelli ndr) sempre americani e non, come associazione pubblica di fedeli, ripiego al quale più tardi ricorse invece il Manelli attraverso il traffichino vescovo filippino Mons. Ramon Arguelles per raccogliere un manipolo di giovani da lui fanatizzati.

Mi perdoni queste digressioni da bega interna, illustre professore Venzi, ma volevo semplicemente farle capire come il Siano sia solo un esecutore di ordini che vengono dall’alto. Prima di scriverle la lettera di risposta, quale scriba dalla mano veloce abituato a vili libelli e dossieraggi credo che avrà almeno telefonato a Stefano Manelli, come per il placet chiesto al capocosca, al “padrino”, poiché il Manelli “padre” non è per il suo comportamento verso frati e suore.

Non la lascia perplesso, inoltre, il ricorso a Corrispondenza Romana  e lo spazio accordatogli da questo blog del baroncino Roberto De Mattei?

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Dopo l’Amoris Laetitia stanno dando addosso a Papa Francesco per la visita ai luterani in Svezia.

Il Siano è ancora legato a questi ambienti?

C’è anche lui quindi dietro alla turbativa di Corrispondenza Romana all’azione del defunto Commissario?

Ha passato carte, documenti, abbozzato testi da solo o in compagnia di altri balordi?

Semel malus semper praesumitur esse malus in eodem genere ripeteva spesso il Manelli alle sue suore tra una palpatina e un’altra, mi ha rivelato una religiosa la scorsa estate.

Il Commissario, anzi i commissari, sanno di tutto questo?

Ma è una vergogna, uno scandalo che pesa sulla Chiesa!

In cauda venenum rimasi inorridita dalle circa cinquanta pagine che il Siano dedicò al compianto don Tonino Bello, servo di Dio, la cui causa già lo scorso anno ha conosciuto un ulteriore passo in avanti verso la beatificazione.

Altro che i genitori del Manelli! Che impostura! Quella sì che è “massoneria”!

In Fides Catholica, rivista oggi diretta da Corrado Gnerre che mi è sempre sembrato un fondamentalista di periferia, il Siano insulta il vescovo di Molfetta in odore di santità con il puzzo delle sue insinuazioni sulla moralità di don Tonino Bello.

Per me il Siano è problematico e forse ha turbe sessuali: “tale padre (fondatore), tale figlio”…

Insomma, egregio maestro professore, se un tempo si affermava che la frammassoneria è il nemico numero uno della Chiesa Cattolica, oggi c’è chi le fa agguerrita concorrenza nell’osteggiare l’azione del pontificato in nome della “sana tradizione”.

Quale, poi? L’eresia dei manelliani? Il manellismo?

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Non faccia del male al Siano che immagino tremare come una foglia.

Non dia ordini alla Santa Sede di castigarlo, così come lui teme e lo scrive!

Caspita!  Ma davvero ha questo potere la sua Loggia?

L’arsenico per eliminare i superiori e i commissari, è ormai un’esclusiva dei tradizionalisti.

Mica fa ancora queste cose la Massoneria!

Mi raccontavano divertiti dei frati che quando il Siano parlava di massoneria (cioè sempre) faceva chiudere porte e finestre anche in piena estate.

Se la Massoneria ha le sue Logge, il Siano ha il suo balcone poiché la sua scienza somiglia a quelle vecchie zie che osservano il passeggio in paese dal balcone, cioè dalla “loggia” di casa.

Guai a scendere in piazza e sentire l’odore delle pecore!

Alla luce di tutto questo crede proprio che valga la pena andare dietro agli istrioni da avanspettacolo?

La buffa risposta al suo indirizzo il Siano la conclude in maniera goffa e impertinente quando si autodefinisce, senza sbagliarsi, un povero frate al quale la Santa Sede non stenderà mai il tappeto rosso…

Gli piacerebbe? Si rosica per questo?

Peccato che proprio il Siano abbia invece sciolto la cappa magna rossa a cardinali paonazzi e pavoni come Burke e Rodé, tutti compari del Manelli e naturalmente nemici di Papa Francesco.

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Il popolo di Dio è già troppo scandalizzato per essere ulteriormente danneggiato da queste buffonate e da questi buffoni.

E basta!

Misericordia e pace! Amen.

IL LUPO E LE VITTIME

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Quando Padre Stefano Manelli scelse l’austero convento di Frigento in Irpinia per iniziare un’esperienza di rivalsa sui Conventuali, non poteva immaginare che il suo personaggio sarebbe stato associato un giorno all’animale che da’ il nome a quell’area geografica della Campania: il lupo.

Irpinia infatti deriva da hirpus che nella lingua osca significa lupo.

La regione fu interessata nel 1980 da un terribile terremoto che provocò distruzioni e migliaia di vittime.

Il “terremoto” Manelli ha prodotto forse distruzioni e rovine sulle anime più di quanto non lo abbia fatto il sisma sulle case.

Il nome di Frigento è oggi associato a storie di sesso, sangue e soldi.

Un comitato civico vorrebbe chiedere i danni materiali e morali al Padre Manelli.

Eppure in paese qualche casa malandata si stava vendendo a qualche napoletano che la comprava per stare “vicino” al suo padre spirituale Stefano Manelli: un vero affare!

Si voleva riqualificare un’area depressa e rurale e padre Manelli, da buon profeta del commercio religioso, pensò di comprare un albergo.

“Qui diventerà una seconda San Giovanni Rotondo” venne detto all’allora sindaco del paesino di montagna che accordò tanti permessi e licenze ai fraticelli, compresa quella della tomba dei coniugi Manelli nella cripta del santuario nella quale si aggiunsero presto i corpi di qualche frate e qualche suora vittime del sistema e soprattutto di qualche gentil signora in cambio di una firmetta sul testamento olografo: “Se mi dai tutto – diceva Padre Manelli –  ti seppelliamo nella cripta del santuario. Vedrai quante preghiere e Messe per la tua anima!”

Oggi il Manelli cerca disperato di farsi scrivere su un disperato blog http://www.allchristian.it/dinamico.asp?idsez=11&idssez=12

alcune testimonianze, temendo la sicura compromissione del suo processo di canonizzazione, al quale ci teneva tanto fino a mettere da parte i soldini per la causa alla Congregazione dei Santi, così come qualche zelante pensionato mette da parte i soldini per il suo funerale e il loculo cimiteriale (per chi non può permettersi un posto esclusivo nella cripta di un santuario).

Da questo stesso blog al quale mi rivolgo, La verità sul commissariamento dei Francescani dell’Immacolata, scopro che la proprietà del blog che fornisce tali testimonianze pro Manelli è di proprietà di un certo Claudio Circelli di Napoli. link

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Ho interrogato qualche frate e qualche suora su questo Claudio Circelli e ho scoperto che è ben conosciuto da essi.

E’ colui al quale il Padre Manelli ha affidato durante il commissariamento la Casa Mariana Editrice confermando come da Fondatore considerasse beni e opere dell’Istituto come sua proprietà personale.

Il danno non è tuttavia molto grave poiché l’editrice è in fallimento: sempre gli stessi libri da decenni, mancanza di nuove idee e di progetti, assenza di vere collane, estemporanei plagi a firma di Stefano Manelli, così come si evince dal catalogo e così come mi è stato fatto rilevare da chi ne sa qualcosa in più.

Durante il governo commissariale, inoltre, sembra che si sia usata l’editrice per un’amministrazione parallela all’Istituto sotto la regia – dicono – di una tale suor Consiglia De Luca. Si parla di novecentomila euro in un anno con una dichiarazione ai fini fiscali di ventiquattromila.

Mi hanno detto che il sig. Circelli ha anche una figlia suora. Nel convento degli orrori?

Questo allora giustifica un certo linguaggio e una certa battaglia… personale a favore del Fondatore.

Le Suore Francescane dell’Immacolata, infatti, hanno un occhio di riguardo sulle figlie dei ricchi e sulle figlie degli attivisti.

In questo caso i loro genitori hanno la possibilità di vederle un po’ più spesso nel “convento degli orrori” e di stemperare una  vita frustrata.

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Arrivano lettere alla Santa Sede che sembrano come scritte da uno stesso pugno e dalle solite stesse persone che generano ilarità (risate) nelle autorità preposte al discernimento:

“Padre Stefano è una brava persona, non mi ha mai palpeggiata, mai guardata negli occhi, mai chiesto soldi, ville, macchine…”.

Solo grazie alla “mediocri-crazia”, cioè alla scelta in posti chiave dei manovrabili mediocri dal burattinaio Manelli, per una prima volta nella loro vita, ormai cinquantenni, delle persone qualunque si sono sentite importanti e hanno creduto di fare almeno un’opera buona nella loro vita: difendere un santo, anzi un santone: Stefano Manelli!

Non tutte le ciambelle però riescono col buco.

Più di qualcuna delle vittime inizia a parlare e a testimoniare con la stessa dinamica raccontata nel recente libro shock, Giulia e il Lupo.

Il libro ha rivelato molte affinità con la vicenda delle suore usate e abusate e spiega qualche perché dei silenzi prodotti fino a poco tempo fa.

Ecco cosa Giulia (nome fittizio) testimonia sulla sua esperienza con una riflessione di padre Hans Zollner, membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori, istituita da Papa Francesco per far luce sugli scandali sessuali e la pedofilia dentro alla chiesa.

La prima volta, lei aveva 14 anni. Lui, trenta di più.

“Mi ha fatto sdraiare sul suo grande letto. Io mi ci perdevo, ero magrissima ed esile. Lui aveva modi gentili e paterni. Mi ha invitato a slacciarmi i pantaloni e poi mi ha aiutato a sfilarli, ha fatto lo stesso con le mutandine. Io mi vergognavo, ero tesa e non sapevo come comportarmi…”

 Il “Lupo” è il nome usato da Papa Bergoglio nei suoi discorsi contro i preti pedofili.
La suora della testimonianza, oggi  quarantenne, vive in convento e non aveva mai rivelato le violenze subite dal sacerdote.

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“Il Lupo … aveva ottenuto quello che voleva, mentre io ero inerme”.
Un racconto feroce che la vittima ha trovato la forza di tirar fuori l’anno scorso, a 15 anni di distanza dai fatti, dopo aver ascoltato in Duomo a Milano, l’invito a denunciare gli abusi fatto dal vescovo di Boston O’Malley, chiamato a Milano dall’arcivescovo Angelo Scola perché raccontasse la sua battaglia contro i preti pedofili.

Come tutte le ragazze abusate da adulti, si sentiva “sporca”, incapace di opporsi al “don” dell’oratorio, il suo confessore: “Era la mia guida spirituale. Dovevo fidarmi. Mi aveva chiesto di più, avevo concesso di più. Di fronte a ogni sua richiesta non sapevo dire di no. Subito dopo, mi pentivo. Il Lupo no. Mi trovavo bloccata da quella confusione mortale. Percepivo che qualcosa di me era come morto, perché riusciva a fare di me e con me tutto quello che voleva”. Dopo anni, finalmente, il prete maniaco si allontana. Ma rimane un dolore sordo nella testa della ragazza, la fatica di vivere, la paura di ogni uomo, l’orrore per il proprio corpo. La decisione di prendere i voti, spiegata in mezzo a pagine che documentano il tormento psicologico, la difficoltà di trovare qualcuno disposto ad ascoltarla e a crederle. “Ora si trattava di pronunciare, una volta per tutte, il nome del mio carnefice, rivelare la sua identità. Non lo avevo mai detto, illudendomi così di proteggere me stessa, invece proteggevo lui. Non lo pronunciavo perché mi vergognavo di me stessa”, spiega la suora che, da adulta, ha avuto modo di incontrare ancora altre volte il suo persecutore. “Mi ha detto: ‘Io non ho mai dimenticato. Spero che tu mi abbia perdonato’.

Ho risposto d’impulso: “Certo, tanti anni fa”. E lui: ‘Questo per me è un grande sollievo'”.
Le conclusioni sono chiare: “Ho scoperto che il perdono non c’era mai stato, perché c’era la consapevolezza che non eravamo stati due amanti, bensì vittima e carnefice.

E la nostra relazione era un abuso e una violenza.

Il dossier Manelli, come il libro “Giulia e il Lupo”, mette alla prova le persone che ne vengono a conoscenza.

Chi potrebbe mai credere che succedano queste cose?

Chi vorrebbe confrontarsi con il fatto che un ministro di sacramenti, un pastore delle anime, un proclamatore della buona novella, possa con tanta insidia e perfezione maligna fare del male per tanti anni?

Se dall’esterno è difficile gestire i sentimenti di ripudio, possiamo immaginare quanta più audacia, resilienza e forza interiore siano state necessarie alle vittime che hanno vissuto, che ha vissuto un abuso così grave sulla propria pelle.

“Tutte fandonie” ha ripetuto più volte l’avvocato Enrico Tuccillo, difensore di Padre Manelli; “hanno fallito nella vita serafica” incalza “il Lupo” contro le sue stesse vittime.

Accompagnare certe rivelazioni è un esercizio quasi fisicamente doloroso, e certamente una sfida psicologica e spirituale enorme.

È però necessario — e infine anche salutare — affrontare questa difficile prova: necessario, perché siamo chiamati ad assumerci la nostra responsabilità, a fare giustizia per coloro che hanno sofferto tanta ingiustizia e che sono stati feriti terribilmente; salutare, perché guardare in faccia i nostri peccati e le nostre mancanze nel commettere abusi e nel non fare tutto il possibile per evitarli è doloroso, ma ci apre anche gli occhi sulla nostra vera condizione umana e spirituale e, paradossalmente, ci prepara a ricevere l’effetto della redenzione gratuita che il Signore offre a coloro che si riconoscono peccatori e chiedono sinceramente il perdono.

Questo cammino, veramente cristiano, ci è stato esposto con autorevolezza unica dai Papi. Benedetto XVI ha incontrato vittime di abusi in molti suoi viaggi e ha enunciato la linea guida victims first: le vittime devono essere ascoltate, credute, protette, aiutate.

Papa Francesco approfondisce e amplia il processo di cambiamento che il suo predecessore aveva avviato. Lo ha fatto con un gesto forte e profetico quando ha invitato alcune vittime di violenza sessuale da parte di chierici; li ha invitati a Casa Santa Marta, dove egli vive, a pochi metri dalla basilica di San Pietro, dentro il Vaticano, cioè nel cuore della Chiesa cattolica. Il Papa, che ha dedicato tutta una mattinata ad ascoltare le vittime, rappresenta così un modello per tutti i vescovi e i responsabili nella Chiesa che incontrino una persona che abbia subito una ferita profonda da parte di un chierico. Il Papa si è voluto confrontare con la rabbia, la delusione, la solitudine, il buio, le ferite di cui le vittime gli hanno raccontato. Egli ha ascoltato queste persone molto più a lungo di quanto fosse previsto e i loro racconti lo hanno molto impressionato. In quei momenti tanto preziosi e densi è emerso anche quanto aggiunge alla gravità dell’abuso sessuale il fatto che esso sia commesso da un sacerdote: ciò mette radicalmente in dubbio nelle vittime la capacità di pregare e di credere in un Dio garante e protettore della vita. Nell’incontro con il Santo Padre, per le vittime è cambiato qualcosa di fondamentale: secondo la loro testimonianza, si è aperta una porta che per lungo tempo era rimasta chiusa. Le ansie, il rancore e il dolore stavano diminuendo; dove c’era la notte, era arrivata una luce di speranza: il processo di guarigione, e forse anche di riconciliazione, è possibile. Le biografie delle persone che sono state vittime di abuso sono uniche. Ci sono coloro che soffrono per tutta la vita per le conseguenze psichiche, relazionali e fisiologiche degli abusi subiti. Alcuni commettono suicidio, altri non si fidano più di nessuno e rimangono isolati, altri ancora diventano molto aspri e arrabbiati, mostrando la propria rabbia anche sui media. Ci sono vittime – non sappiamo realmente quante siano – che per «caso», per «fortuna» oppure per Provvidenza trovano le persone giuste nel momento giusto (terapeuti, mariti-mogli, partner, amici, eccetera) e le circostanze propizie.

Questo permette loro di intraprendere un cammino di comprensione e di lutto per il passato, di riorientamento del presente (liberato da questo macigno) e di possibile riconciliazione per un futuro più sereno.

A volte queste persone diventano testimoni della verità evangelica che le stimmate possono essere trasformate in uno spiraglio dal quale scorre la guarigione, che la morte con tutte le sue conseguenze è la via che conduce a una vita nuova. È impressionante incontrare queste persone che diffondono una umanità molto profonda e posseggono una sensibilità per la vita interiore che ovviamente le avvicina al mistero del Figlio di Dio il quale, assumendo tutto ciò che è umano, lo ha redento.

Una storia come quella di Giulia o delle vittime del Manelli ci ricorda che è solo il contatto immediato con la voce, il tremore, lo sguardo nel raccontare la propria verità di quelle donne offuscate elettronicamente nelle commoventi interviste televisive che ci permette di iniziare a intuire quanto profondamente siano state ferite.

Certo non è per nulla facile lasciarsi interpellare e provocare da tanto male e da tanto buio, soprattutto se uno sente di non essere personalmente responsabile per l’accaduto, però in quanto cristiani se seguiamo l’esempio di Gesù — che si piega verso i più deboli, gli ammalati, gli indifesi — siamo chiamati a imitare questo suo esempio.

In principio è una cosa molto semplice ascoltare ed essere presente con empatia e genuina comprensione; questo gesto semplice sembra invece essere molto difficile, per varie ragioni anche comprensibili.

La vergogna, l’insicurezza, l’incredulità giocano un ruolo importante in questo, e sono sentimenti che non possono essere negati. Quando tali sentimenti vengono affrontati si può sperimentare come alla fine questo sforzo non superi ciò che è nelle nostre possibilità; anzi, molte volte ci lascia con una ricchezza, perché siamo stati presenti alla sofferenza di una persona per la quale Gesù Cristo ha sofferto.

Narcisismo predatorio, megalomania, ignoranza pedagogica, avidità infantile, sono emersi come fattori del fallimento di un sistema di governo strutturato  sul modello dittatorial-manelliano.

In attesa del pronunciamento della Magistratura e della Chiesa, rimane la consolazione di aver smascherato uno dei più grandi fariseismi del Terzo Millennio.

Prendiamo esempio da Gesù quando dice «Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il Regno dei Cieli».

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MANELLI METTE IN DIFFICOLTA’ IL VATICANO

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La vicenda degli abusi all’interno dell’Istituto delle Suore Francescane dell’Immacolata non è una novità.
Sin dal 1998, data dell’erezione pontificia che tolse al fondatore ogni “freno inibitorio”, fioccarono lettere di denuncia dirette in Vaticano.
Chi erano e chi sono i protettori del Manelli?
Sarà impossibile difendere le presunte tesi della difesa di un fondatore che ha « distrutto » la vita di centinaia di donne e di uomini con la compiacenza di qualche monsignore di curia.
Prima si chiude la vicenda, meglio sarà per tutti, ma soprattutto per lo stesso Manelli Stefano e le superiore delle suore.
Le vittime si manifestano sempre di più fornendo nelle opportune sedi documenti schiaccianti.
Lo Stato laico arriverà prima della santa Chiesa a sciogliere i nodi?
Le vittime chiedono verità e giustizia, oltre ai danni morali e materiali che il Manelli ha inferto alle singole persone e all’immagine delle sue religiose e degli Istituti dei Francescani dell’Immacolata.
Alla Chiesa si chiede dignità e coerenza nella tutela delle vittime.
I responsabili di Chiesa eviteranno denunce per complicità, collusione, corruzione e omissione di atti d’ufficio, sia in sede civile-penale che canonica?
Nuovo scandalo nello scandalo in vista?
LA TESTIMONIANZA
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Mi chiamo ——  —— e sono una ex suora Francescana dell’Immacolata, ho già scritto precedentemente alla vostra congregazione dei vari problemi e difficoltà che avevo con il fondatore, cioè padre Stefano Maria Manelli, e con le suore francescane dell’Immacolata.
In questa nuova vorrei accennare particolarmente al quinto voto privato, anche se nel passato ne avevo già parlato ma poiché in questi giorni ho proprio trovato la formula esatta ho pensato di inviarvela.
Vorrei anche accennare alcune cose che non ho scritto prima, cioè che di questo voto non se n’è parla ne durante il postulandato ne durante il noviziato. Sia postulanti che novizie sono completamente all’oscuro di questo quinto voto, viene detto solo al momento della prima professione semplice ed esattamente qualche settimana prima della professione semplice.  In genere le neoprofesse fanno voto la sera della prima professione semplice, oppure il giorno dopo, ma ovviamente a questa funzione partecipano soltanto le neoprofesse. Ricordo che quando lo feci io, insieme alle altre mie consorelle cioè che avevamo professato insieme, questo voto l’ho fatto solo nelle mani di padre Stefano M. Manelli, perché padre Gabriele Pellettieri non c’era. Comunque tengo a sottolineare che in realtà Padre Gabriele M. Pellettieri non conta molto nell’istituto.
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Come potete leggere nella formula che vi ho inviato,  questo voto si fa una sola volta e vale per tutta la vita, ma tuttavia c’è stato un eccezione perché un gruppo  di suore non aveva avuto l’occasione di fare questo voto insieme, ma l’hanno fatto separatamente, hanno chiesto a padre Stefano M. Manelli di rinnovare tutte insieme sia nelle mani di padre Stefano M. Manelli, sia nelle mani di padre Gabriele Pellettieri. Ma poiché era un periodo di tre giorni di studio le suore erano quasi tutte, infatti le suore hanno chiesto di rinnovare il voto  erano le neoprofesse, ma ricordo che alla segretaria giovane dell’Istituto Sr Maria Massimiliana venne in mente di chiedere se tutte le suore potevano rinnovare questo voto e così lo rinnovarono tutte insieme, anche se non è necessario poiché questo voto è per tutta la vita.
Comunque meglio sottolineare che le suore sono convinte che l’Immacolata  parla attraverso padre Stefano M Manelli e qualsiasi cosa dice è sempre la Madonna S.S. che parla attraverso padre Stefano M. Manelli anche se si tratta di qualcosa contraria al Codice di diritto canonico, ecc.
Un altro insegnamento di padre Stefano M. Manelli riguarda l’obbedienza cieca, lui vuole che le suore arrivino a questo punto, cioè senza più riflettere, anche se si tratta di qualcosa di poco chiaro, ricordo in particolare di una suora che mi disse “io tante cose non le capisco ma le faccio per obbedienza, poiché essendo legata da questo quinto voto non posso fare altrimenti“.
Infatti ricordo quando io dissi a padre Stefano M. Manelli che volevo uscire dall’Istituto delle suore francescane dell’Immacolata poiché non avevo più fiducia in lui, e non mi sentivo in realtà di stare in questa famiglia religiosa neanche per le suore, (ricordo che mi sentivo un pesce fuor d’acqua poiché non si vive in realtà in questo istituto la Carità evangelica). Ricordo che lui, cioè padre Stefano M. Manelli, mi disse che io ero disobbediente e che avrei dovuto obbedire e fare tutto ciò che avevo stabilito poiché avevo giurato per tutta la vita obbedienza ai fondatori.
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Vi chiedo la carità di aiutare queste suore, poiché sono annebbiate da padre Stefano M. Manelli e fanno tutto ciò che lui vuole e qualsiasi cosa devono fare chiedono sempre a padre Stefano M. Manelli, lo credono un santo e lui fa credere alle suore di essere un santo e che l’Immacolata parla da attraverso lui.
Cordiali saluti
Lettera firmata
LA FORMULA DEL VOTO PRIVATO A MANELLI
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IL MATTINO. PADRE MANELLI, GESTITI BENI PER 30 MILIONI DI EURO

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Frigento: L’inchiesta sulla gestione dell’Istituto religioso

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La Finanza verifica tutte le fonti del Patrimonio, per escludere ipotetiche provenienze illecite

Loredana Zarrella

Il denaro quale nervo della guerra tra la Santa Sede e la rete di associazioni vicine all’Istituto dei Francescani dell’Immacolata fondato a Frigento da Padre Stefano Maria Manelli. Trenta milioni di euro, sparsi in tutta Italia, tra beni mobili e immobili, nonché disponibilità finanziare giacenti su numerosi conti correnti, oggetto, in questi ultimi mesi, di ipotesi transattive naufragate. Così, tra accordi mancati e risposte taciute, l’inchiesta congiunta della Procura di Avellino e dalla Guardia di Finanza prosegue, sotto il filone diretto dal pm Fabio Del Mauro. Da dove provengono questi 30 milioni? Tutti lasciti dei benefattori? Un patrimonio gestito in buona fede da laici, subentrati ai religiosi nelle compagini associative per avvalorare il voto di povertà fatto dai frati e dal suo Fondatore? Proprio così, ha sempre sostenuto l’avvocato Enrico Tuccillo per conto di Padre Manelli, attualmente indagato per abusi sessuali e maltrattamento nei confronti delle suore. Il dubbio della Chiesa e dei paladini di questa battaglia, commissari e legali rappresentanti compresi, è che sotto questa parvenza di legalità e trasparenza vi sia invece una rete intricata, forse poco lecita, di passaggi di mano, di intestazioni fittizie e trasferimenti vari di denaro, anche tra l’estero e l’Italia. Tra il patrimonio delle associazioni finite sotto inchiesta, ossia l’«Associazione Missione dell’Immacolata» e l’«Associazione Missione del Cuore Immacolato», 59 fabbricati, 17 terreni, un impianto radio-tv, 5 impianti fotovoltaici, 102 autovetture. Beni sequestrati e poi rimessi in libertà. Due le proposte di transazione avanzate dalla Chiesa, tramite i commissari e l’avvocato Giuseppe Sarno, a Enrico Tuccillo, difensore di Padre Manelli. Una lo scorso settembre, l’altra poco più di un mese fa. Con la prima ipotesi transattiva si chiedeva, in sostanza, la dimissione degli amministratori laici delle tre associazioni (Missione dell’Immacolata, Missione del Cuore Immacolato e Casa Mariana Editrice) e il ritorno agli statuti originari. I beni delle tre compagini sarebbero stati devoluti alla Chiesa che li avrebbe ridistribuiti, secondo criteri di equità, in parte al ramo maschile in parte al ramo femminile dell’Istituto. Negativa la risposta dell’avvocato Tuccillo che aveva comunicato la già totale indifferenza alla patrimonialità da parte di Padre Manelli e di Suor Cozzolino, secondo la regola di San Francesco. Agli inquirenti risulta intanto l’assenza, dopo il 2012, di ogni scrittura contabile. Possibile che difronte a un patrimonio di 30 milioni di euro non vi fosse un bilancio ma solo un’amministrazione condotta alla buona da Suor Consiglia De Luca e Padre Bernardino Abate, tenuta nascosta agli altri religiosi? Ingente il giro di denaro. Tanto ingente da non lasciare la Chiesa e la Finanza indifferenti. Dati alla mano, riferiti agli immobili acquistati solo a Frigento, estrapolati dagli atti notarili di compravendita: 1.488.000,00, ad esempio, la cifra totale pagata, espressa in euro, per l’allora rinomato complesso alberghiero, anche pizzeria e ristorante per cerimonie denominato «Abbazia Park Hotel».

PADRE MANELLI INDAGATO PER ABUSI GRAZIE A RAI UNO (E NON SOLO)

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Padre Manelli indagato per abusi. Grazie a Rai Uno (e non solo)

“Padre Stefano Manelli, il fondatore dell’ordine dei frati Francescani dell’Immacolata, è indagato dalla Procura della repubblica di Avellino per i reati di violenza sessuale e di maltrattamento”. Lo scrive il Mattino, nella sua edizione di Avellino. Il pubblico ministero, Adriano Del Bene, dopo aver meticolosamente vagliato una serie di testimonianze raccolte dai carabinieri del comando provinciale di Avellino ha iscritto nel registro degli indagati il frate al centro dello scandalo, che ha interessato il convento di Frigento. La notizia era  stata anticipata in esclusiva dal settimanale Giallo, che riferisce anche che la Procura sta indagando su una serie di morti sospette, così come segnalato nel corposo dossier consegnato agli inquirenti lo scorso 15 giugno. Sarebbero almeno una decina i casi presi in considerazione dagli investigatori che hanno portato all’iscrizione del frate nel registro degli indagati. Ascoltate dai carabinieri le persone che nel dossier venivano indicate come le vittime di violenze e maltrattamenti, hanno confermato quanto subito nel corso degli anni.

Se tutto questo ora viene alla luce il merito va attribuito a Papa Francesco, senza dimenticare quanto fatto anche dal suo predecessore Joseph Ratzinger prima come Prefetto di Dottrina della Fede e poi come pontefice, specie nella lotta contro la pedofilia. La copertura sistematica da parte della diocesi americana degli abusi sessuali commessi su minori da oltre 70 sacerdoti locali risponde agli angosciosi interrogativi di qualunque uomo di fede su come si sia potuto arrivare solo oggi alla triste scoperta delle presunte malefatte di un fondatore di istituti religiosi. Padre Manelli (nella foto con il cardinale tradizionalista Burke) e la battaglia del nostro quotidiano online oltre che di Rai Uno che con “La Vita in Diretta” ha seriamente indagato sulla vicenda. Potremmo parlare di un nuovo caso nel quale grazie al nostro intervento ed a voi lettori la Chiesa potrà finalmente riformarsi e la giustizia potrà assicurarsi pericolosi criminali?

Da qui in poi una testimonianza riportata sul blog “La verità sul commissariamento dei frati Francescani dell’Immacolata”, quella di una donna ferita ancora oggi da padre Manelli:

“Mio marito che era accanto a me in poltrona mi ha tenuto la mano stretta per i tre quarti della proiezione e mi ha più volte sussurrato: ‘hai fatto bene ad uscire!’. In realtà sia il film che la puntata televisiva di ieri hanno riaperto in me profonde ferite con l’aggravante di quanto l’avvocato di Padre Manelli racconta in un mantra minimalista inganna – puerperi. Benché abbia ricostruito la mia esistenza affettiva e sociale, penso a chi è stata meno fortunata di me e a chi risiede ancora nei “conventi dell’orrore” – li cito al plurale – oppressa da sensi di colpa e avviluppata dai tentacoli del plagio all’interno di un sistema clanico e mafioso. Malgrado il camuffamento elettronico riesco a riconoscere le mie consorelle che testimoniano in TV e confermo tutto quello che dicono. Convocata presso la Compagnia dei Carabinieri su sollecitazione della Procura della Repubblica, ho deposto la mia testimonianza. Ho firmato il verbale assumendomene la totale responsabilità. Di quale complotto vuole parlare il dr. Tuccillo? Si parla di avidità verso gli almeno trenta milioni di beni degli Istituti. Chi ne era a conoscenza davvero, prima del sequestro della Guardia di Finanza? Non ha detto l’avvocato Sarno che si era proposta al Manelli una transazione con la devoluzione del tutto alla Santa Sede che avrebbe disposto dell’equa ripartizione tra frati e suore? Queste cose le sto seguendo! Come sta reagendo invece il Manelli? Con il malloppo perso teme di non disporre più del “nervo della guerra”? Gli orchi non sempre si vedono, sono fantasmi, sono traditori di Dio che assassinano anime innocenti. Anche se le ferite delle vittime possono rimarginarsi con il tempo, rimangono orribili cicatrici sull’epidermide dell’anima. Uno strano modo di fare giustizia… Persone hanno sofferto (e stanno soffrendo) e le mie ex consorelle – a detta del dr. Tuccillo – si permettono di ridicolizzare l’inviata Sara Verta con i soliti sketch infantili ai quali mi sono dovuta anche io spesso piegare per far piacere al Fondatore in visita ai nostri conventi? Mi rendo conto che la nostra era una recita in tutti i sensi, quella alla quale rimangono ancora salde sul palco le mie ex consorelle. Riconoscere per tante gli abusi del Manelli significherebbe riconoscere il proprio fallimento, la propria debolezza, la propria dipendenza da un uomo che da più giovane ha succhiato come attaccato a un seno, i nostri sogni di gioventù. Sono tante le maschere di questa vicenda cinica. La dichiarazione del cardinale Braz de Aviz su SIR, confermata pochi giorni dopo su Vatican Insider, rappresenta una speranza che forse mi farà ritrovare pace e restituirà credibilità all’istituzione Chiesa.  Chi ha coperto il Manelli in questi lunghi venti anni? Chi sono i suoi protettori? Se la partita non si chiude occorrerà scoprirli e colpirli! Sarebbe bastato per il Manelli accettare, non dico virtuosamente, ma in maniera disciplinata, il commissario e il commissariamento per evitare il rovesciamento del suo carro di letame. Fino a quando non ci sarà un giudizio chiaro, al quale la Magistratura rischia di pervenire prima di una Chiesa che “sapeva tutto”, continueremo ad essere moralmente abusate ogni giorno. Il dr. Tuccillo presenta il Manelli come l’ultraottuagenario da sedia a rotelle. L’espediente della malattia trentennale gli ha permesso di scavalcare sempre e ovunque l’austerità da lui stesso imposta nelle nostre comunità. Come nei più scandalosi e beceri luoghi del consumismo tutto era personalizzato per lui: dagli orari, all’alimentazione e persino il riposo. Quello che è mancato prima e quello che manca adesso è la dignità. Questo lo dico forte.

Nel film Spotlight la madre di una delle vittime non vuole chiedersi nessun perché, difende il prete, che ha sodomizzato il figlio, a prescindere da tutto. L’orco è come un dio al quale tutto è concesso, compreso il diritto di vita e di morte sui suoi sudditi. Se gli orchi di quella storia bostoniana sono ispirati dal più banale e pervertito desiderio di possesso sui corpi dei ragazzi, mi chiedo cosa soggiaccia alle ispirazioni del Manelli. Più volte si è parlato di disturbi della personalità, di delirio di onnipotenza, narcisismo patologico, megalomania, fino alle grottesche etichette di guitto e califfo.

Non sta a me giudicare, ma ne ho viste tante… Ci sono volute le dimissioni di Benedetto XVI per lanciare un sasso nello stagno di acqua putrefatta di un sistema curiale. Mi aspetto dalla Chiesa, insieme alle mie sorelle, discernimento nella sapienza del cuore e nella prudenza; giustizia nella verità e nella carità, ma mi aspetto soprattutto una decisione, anche se non necessariamente di condanna. Come successo per altri fondatori o altre figure carismatiche di cui lo stesso Manelli ci parlava con disprezzo, è giunta l’ora che lui stesso sia allontanato nel senso di non più interferire sulla vita dei Francescani dell’Immacolata, suore, frati e laici. Lo richiede il bene comune. Non sta a me trovare le formule canoniche o le soluzioni pratiche più adatte, ma la Chiesa non può più indugiare sul tempo. I cattolici scendono nel Circo Massimo contro la stepchild adoption del ddl Cirinnà e la Chiesa permette che si perpetui violenza contro due famiglie religiose scaraventate nel Circo mediatico propiziato da un uomo ancora lucido, vivo e vegeto, con impeto decisionista? Alla stampa chiedo certamente rispetto e non gossip, sia sulle vittime che sul carnefice e le complici. In questo senso sto apprezzando il lavoro di RAI Uno. C’è tanto clamore e tanto materiale da rendere inutili ipotesi romanzate. Questo favorirebbe solo il finale del thriller nel quale l’orco del film dell’orrore, vorrebbe la distruzione totale. So che esiste una parte ancora sana negli istituti, ma credo soprattutto nella redenzione, quella che auguro al Manelli, prima che sia troppo tardi. Fino all’ultimo respiro c’è ancora posto in Paradiso per il ladrone pentito…”.

Dopo aver pubblicato questa testimonianza credo di non dover aggiungere null’altro…

 

Edoardo Izzo

http://www.farodiroma.it/2016/02/26/dai-pedofili-di-boston-a-padre-manelli-linchiesta-di-rai-uno-e-non-solo-inchioda-il-male/

IL CASO MANELLI E LA STAMPA: UN NUOVO SPOTLIGHT ALL’ITALIANA?

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Sabato scorso, incuriosita dalla critica e sensibile al tema, mi sono recata al cinema per assistere alla prima visione di Spotlight nella mia città.

E’ un film che mi è piaciuto e del quale sento l’esigenza di condivisione dopo aver assistito ieri all’ennesimo intervento televisivo sul caso Manelli a “La Vita in Diretta” di RAI UNO.

Nel seguire con attenzione l’intera vicenda ho scoperto forti analogie con quanto è accaduto a Boston nel 2002.

Nel film l’istituzione ecclesiastica difende e protegge i predatori senza volto, senza coscienza, senza anima, è complice del loro spirito predatorio, e perde alla fine la battaglia di verità e di giustizia, contro l’omertà, dei valorosi investigatori del pool giornalistico denominato “Spotlight” .

Da allora credo che molte cose siano cambiate e non solo in America, nella conduzione del governo della Chiesa universale e locale, a benefico della trasparenza e dell’eredità storica nostrana di “Mani Pulite” anni Novanta.

Merito innegabile lo sta avendo Papa Francesco, senza dimenticare quanto il mio amato Papa Ratzinger abbia fatto prima come Prefetto di Dottrina della Fede e poi come pontefice, specie nella lotta contro la pedofilia.

La copertura sistematica da parte della diocesi americana degli abusi sessuali commessi su minori da oltre 70 sacerdoti locali risponde alle mie perplessità su come si sia potuto arrivare solo oggi alla triste scoperta delle presunte malefatte di un fondatore di istituti religiosi.

Mio marito che era accanto a me in poltrona mi ha tenuto la mano stretta per i tre quarti della proiezione e mi ha più volte sussurrato: “hai fatto bene ad uscire!”

In realtà sia il film che la puntata televisiva di ieri hanno riaperto in me profonde ferite con l’aggravante di quanto l’avvocato di Padre Manelli racconta in un mantra minimalista inganna – puerperi.

Benché abbia ricostruito la mia esistenza affettiva e sociale, penso a chi è stata meno fortunata di me e a chi risiede ancora nei “conventi dell’orrore” – li cito al plurale – oppressa da sensi di colpa e avviluppata dai tentacoli del plagio all’interno di un sistema clanico e mafioso.

Malgrado il camuffamento elettronico riesco a riconoscere le mie consorelle che testimoniano in TV e confermo tutto quello che dicono.

Convocata presso la Compagnia dei Carabinieri su sollecitazione della Procura della Repubblica, ho deposto la mia testimonianza.

Ho firmato il verbale assumendomene la totale responsabilità.

Di quale complotto vuole parlare il dr. Tuccillo?

Si parla di avidità verso gli almeno trenta milioni di beni degli Istituti.

Chi ne era a conoscenza davvero, prima del sequestro della Guardia di Finanza?

Non ha detto l’avvocato Sarno che si era proposta al Manelli una transazione con la devoluzione del tutto alla Santa Sede che avrebbe disposto dell’equa ripartizione tra frati e suore?

Queste cose le sto seguendo!

Come sta reagendo invece il Manelli?

Con il malloppo perso teme di non disporre più del “nervo della guerra” ?

Gli orchi non sempre si vedono, sono fantasmi, sono traditori di Dio che assassinano anime innocenti.

Anche se le ferite delle vittime possono rimarginarsi con il tempo, rimangono orribili cicatrici sull’epidermide dell’anima.

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Da cattolica inquieta e vittima,  ad ascoltare il difensore del Manelli, come nel film, non sono soddisfatta del circo mediatico-giudiziario con giornalisti semidei, che rovesciano la logica dell’insabbiamento delle notizie, procedono eroicamente e svergognano una trama di patteggiamenti tra vittime. Lancio tuttavia la mia accusa anche a quegli avvocati che nel film sopra il dolore privato e le violenze private di molti preti fanno un monte di soldi. 

Uno strano modo di fare giustizia…

Persone hanno sofferto (e stanno soffrendo) e le mie ex consorelle – a detta del dr. Tuccillo – si permettono di ridicolizzare l’inviata Sara Verta con i soliti sketch infantili ai quali mi sono dovuta anche io spesso piegare per far piacere al Fondatore in visita ai nostri conventi?

Mi rendo conto che la nostra era una recita in tutti i sensi, quella alla quale rimangono ancora salde sul palco le mie ex consorelle.

Riconoscere per tante gli abusi del Manelli significherebbe riconoscere il proprio fallimento, la propria debolezza, la propria dipendenza da un uomo che da più giovane ha succhiato come attaccato a un seno, i nostri sogni di gioventù.

Sono tante le maschere di questa vicenda cinica.

La dichiarazione del cardinale Braz de Aviz su SIR, confermata pochi giorni dopo su Vatican Insider, rappresenta una speranza che forse mi farà ritrovare pace e restituirà credibilità all’istituzione Chiesa.

Chi ha coperto il Manelli in questi lunghi venti anni?

Chi sono i suoi protettori?

Se la partita non si chiude occorrerà scoprirli e colpirli!

Sarebbe bastato per il Manelli accettare, non dico virtuosamente, ma in maniera disciplinata, il commissario e il commissariamento per evitare il rovesciamento del suo carro di letame.

Fino a quando non ci sarà un giudizio chiaro, al quale la Magistratura rischia di pervenire prima di una Chiesa che “sapeva tutto”, continueremo ad essere moralmente abusate ogni giorno.

Il dr. Tuccillo presenta il Manelli come l’ultraottuagenario da sedia a rotelle.

L’espediente della malattia trentennale gli ha permesso di scavalcare sempre e ovunque l’austerità da lui stesso imposta nelle nostre comunità.

Come nei più scandalosi e beceri luoghi del consumismo tutto era personalizzato per lui: dagli orari, all’alimentazione e persino il riposo.

Quello che è mancato prima e quello che manca adesso è la dignità.

Questo lo dico forte.

Nel film Spotlight la madre di una delle vittime non vuole chiedersi nessun perché, difende il prete, che ha sodomizzato il figlio, a prescindere da tutto.

L’orco è come un dio al quale tutto è concesso, compreso il diritto di vita e di morte sui suoi sudditi.

Se gli orchi di quella storia bostoniana sono ispirati dal più banale e pervertito desiderio di possesso sui corpi dei ragazzi,  mi chiedo cosa soggiaccia alle ispirazioni del Manelli.

Più volte si è parlato di disturbi della personalità, di delirio di onnipotenza, narcisismo patologico, megalomania, fino alle grottesche etichette di guitto e califfo.

Non sta a me giudicare, ma ne ho viste tante…

Ci sono volute le dimissioni di Benedetto XVI per lanciare un sasso nello stagno di acqua putrefatta di un sistema curiale.

Mi aspetto dalla Chiesa, insieme alle mie sorelle, discernimento nella sapienza del cuore e nella prudenza; giustizia nella verità e nella carità, ma mi aspetto soprattutto una decisione, anche se non necessariamente di condanna.

Come successo per altri fondatori o altre figure carismatiche di cui lo stesso Manelli ci parlava con disprezzo, è giunta l’ora che lui stesso sia allontanato nel senso di non più interferire sulla vita dei Francescani dellImmacolata, suore, frati e laici.

Lo richiede il bene comune.

Non sta a me trovare le formule canoniche o le soluzioni pratiche più adatte, ma la Chiesa non può più indugiare sul tempo.

I cattolici scendono nel Circo Massimo contro la stepchild adoption del ddl Cirinnà e la Chiesa permette che si perpetui violenza contro due famiglie religiose scaraventate nel Circo mediatico propiziato da un uomo ancora lucido, vivo e vegeto, con impeto decisionista?

Alla stampa chiedo certamente rispetto e non gossip, sia sulle vittime che sul carnefice e le complici.

In questo senso sto apprezzando il lavoro di RAI Uno più di altri banali rotocalchi scandalistici.

C’è tanto clamore e tanto materiale da rendere inutili ipotesi romanzate.

Questo favorirebbe solo il finale del thriller nel quale l’orco del film dell’orrore, vorrebbe la distruzione totale.

So che esiste una parte ancora sana negli istituti, ma credo soprattutto nella redenzione, quella che auguro al Manelli, prima che sia troppo tardi.

Fino all’ultimo respiro c’è ancora posto in Paradiso per il ladrone pentito…